96. Finale di stagione

finale di stagione

Non amo l’estate, il mare mi rende più nevrotico del solito e agosto è il mese più brutto per uno #spettatorepagante. In Italia tutti vanno in vacanza, anche la Settima Arte chiude la saracinesca e tocca sorbirsi le repliche in TV o le arene per evitare d’andare in crisi d’astinenza.

Io e la mia panza da cummenda non andiamo in vacanza, voglio tranquillizzare i miei tre lettori, continueremo a scrivere sul blog le nostre minchiate in libertà anche nel mese più caldo dell’anno.

E’ comunque ,forzatamente, un “finale di stagione” e non posso non guardarmi indietro e fare un bilancio insieme a voi di quanto visto e scritto e soprattutto vissuto: 92 film,16 spettacoli teatrali, 23 programmi televisivi, 2 Festival, 29 libri. Numeri che forse per molti non diranno nulla, ma per il sottoscritto significano 7 mesi vissuti intensamente e soprattutto con serenità. Non posso non ringraziare chi ha continuato a leggermi quest’anno e con mia grande gioia si sono aggiunti molti altri.

La mia filosofia  rigorosamente ed esclusivamente da #spettatorepagante è stata , bontà vostra, gradita e condivisa. Ho visto cose belle, divertenti, commoventi,altre noiose e brutte.

Tutti voi siete soliti fare una classifica e io non posso esimermi da questa prassi, anche seci tengo a sottolineare che tutto ciò che ho visto,lo rivedrei tornando indietro, la Settima Arte va sempre e comunque sostenuta.

Cinema

La stagione cinematografica è stata finora discreta,  anche se finora non ho ancora visto il film che mi ha fatto gridare al “capolavoro”, ma alcuni titoli sono sicuramente degni di menzione rispetto ad altri.

Il mio podio:

1)Dallas Buyers Club(Usa)

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/02/09/33-dallas-buyers-club/.

 

2)Belle e Sebastien(Francia)

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/02/04/29-braccialetti-rossi-belle-e-sebastien/.

 

3) Ex equo:

Song  ‘ E Napule (Ita)

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/04/19/89-song-e-napule/.

 

Tango Libre(Belgio)

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/02/18/39-tango-libre/.

 

Se durante queste calde serate riuscite a regalarvi un paio d’ore libere  andate a vedere questi film meritano davvero.

Teatro

Sapete quanto sia “ignorante” in questo campo. Quest’anno ho  iniziato un percorso di conoscenza e posso dire d’essermi arricchito nell’anima vedendo alcuni spettacoli che spero possiate vedere nella prossima stagione.

1)Taddrarite

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/07/12/140-taddrarite/.

 

2)Ti ho sposato per allegria

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/01/29/25-ti-ho-sposato-per-allegria/.

 

3)Ex equo:

La misteriosa scomparsa di W

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/02/19/40-la-misteriosa-scomparsa-di-w/.

 

L’Amore e la Follia

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/03/12/62-lamore-e-la-follia/.

 

 TV

La mia fedele e amata compagna di vita quest’anno mi ha stupito per qualità e creatività.

Le sorprese dell’anno vengono dalla dinamica e “comunista” Rai tre del direttore Vianello e dalla neo Sky Atlantic. È un ulteriore conferma che si può fare buona TV e soprattutto senza grandi budget.

1)House of Cards

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/04/10/82-house-of-cards/.

 2) Nemico Pubblico

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/05/14/108-nemico-pubblico-chiambretti-supermarket/.

 

 3) Ex equo:

Hotel Sei Stelle

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/03/11/61-hotel-sei-stelle/.

 

Sconosciuti

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/02/12/35-boss-in-incognito-sconosciuti/.

 

 

Libri

Chissà se la mia cara maestra, morta di freddo anni fa, da lassù  sorride sapendo che il suo alunno più “ciuccio” ha imparato a leggere con gusto.

1)House of Cards

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/07/07/137-house-of-cards-michael-dobbs/.

 

2)La Sirena

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/04/29/96-la-sirena-camilla-lackberg/.

 

3)Ex quo:

Bianca come il latte rossa come il sangue

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/07/29/146-bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue-alessandro-davenia/.

 

Confessioni di una Sociopatica.

https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/05/11/106-segnali-di-fumo-andrea-camilleri-confessioni-di-una-sociopatica-m-e-thomas/.

 

Lo so,ovviamente non sarete d’accordo con le mie classifiche, ma mi sorprenderebbe il contrario.

Vi ho dato un argomento di discussione d’affrontare nei prossimi giorni sotto l’ombrellone, perché ricordate alla fine decidiamo noi, perché siamo gli #Spettatoripaganti.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin” :http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

 

Annunci

146. Bianca come il latte Rossa come il sangue (Alessandro D’Avenia)

d'avenia

“Bianca come il latte Rossa come il sangue” è un libro scritto da Alessandro D’Avenia e pubblicato nel 2010 dalla Mondadori.

L’adolescenza è nello stesso tempo un’epoca bella e drammatica. Tutte le emozioni sono vissute al massimo e non esistono le sfumature.  A sedici anni ci sentiamo  padroni del mondo e quasi invincibili. Siamo noi  soli contro il mondo. Personalmente i miei sedici anni non li rivivrei, troppo tempo inutile impegnato  a discutere con mio padre e a subire etichette dal resto del mondo. Sedici anni non sei più un bambino e neanche un uomo, eppure cominci a sentire le emozioni e farti delle domande di quest’ultimo. Quanti sociologi, psicologi in TV e sui giornali cercano di spiegarci cosa pensano e provano gli adolescenti e soprattutto come i genitori dovrebbero comportarsi con loro. Lo scorso anno ho visto il film tratto dal romanzo  perchè attratto dalla buona campagna pubblicitaria e dalla colonna sonora dei Modà, ma uscendo dalla sala onestamente ero rimasto poco colpito e coinvolto dalla trama e nel complesso abbastanza deluso, se si eccettua la buona prestazione dell’intensa e bella Aurora Ruffino nel ruolo di Silvia. Così quando qualche settimana fa la mia amica Marilù mi ha regalato il libro, ero un po’ dubbioso, ma come spesso capita se ti liberi del pregiudizio, puoi andare oltre e vedere l’essenza di qualunque cosa.

Dimenticatevi il film,il libro è davvero un’altra cosa non solo nella forma, ma soprattutto nello spirito.  D’Avenia ci porta nel mondo di Leo, sedicenne alle prese con il primo grande amore, ma soprattutto con la vita e come crescere e diventare un giovane uomo.Lo stesso protagonista ci racconta il suo anno scolastico scandito dalla cotta per l’eterea Beatrice dai bei e lucenti capelli rossi, dalla compagnia della dolce e paziente amica Silvia e dalle partite di calcetto con l’amico Niko e con la rituale e difficile comunicazione con i genitori. Leo è innamorato di Beatrice, un sentimento nuovo e forte che lo investe e lo trasforma.Beatrice è il centro del suo mondo, non sa come farsi notare, sogna d’essere osservato e ricambiato.  Leo non ama studiare come  quasi tutti gli adolescenti, ma una supplenza improvvisa lo porta a conoscere “Il Sognatore”, nuovo professore di storia e filosofia. Dopo l’iniziale diffidenza e antipatia, Leo trova nel Sognatore, una guida e soprattutto una spalla per comprendere la complessità della vita e  come tramutare i propri sogni in progetti. Leo è costretto a confrontarsi con il pensiero della Morte quando scopre che l’amata Beatrice è malata di cancro. Il libro se di primo impatto può sembrare diretto a un pubblico giovane per le tematiche trattate è in vero ben più profondo. Dio, la fede e l’’accettazione del proprio destino sono i veri temi del libro descritti magistralmente con la figura di Beatrice, una giovane ragazza costretta a maturare e diventare già donna per via della sua mortale malattia. Leo accompagna l’amata nelle ultime settimane di vita e grazie alla serenità e consapevolezza raggiunta da Beatrice,  Leo riuscirà a trovare la sua strada e soprattutto a  comprendere  quanto sia Silvia sia importante nella sua vita.E’si una storia d’amore  tra due giovani, ma anche tra il protagonista e la vita.Il bianco e rosso sono colori, ma anche due facce della stessa medaglia. Il bianco rappresenta la pagina bianca della vita che tutti dobbiamo avere il coraggio d’affrontare e di vivere scrivendo ogni giorno le nostre gesta con il sangue indelebile fatto di passioni e anche di dolore. D’Avenia dimostra , seppure all’esordio, la capacità d’emozionare e coinvolgere il lettore usando una storia semplice, ma nello stesso tempo ricca di contenuti e di pathos narrativa, con un stile diretto e informale. Tutti noi siamo stati Leo e tutti abbiamo avuto una  Beatrice e vissuto un epoca fatta di sogni e ribellione.Dopo avere letto questo libro, i più giovani , forse, troveranno alcune risposte alle loro infinite domande, i “vecchietti” come me  non potranno non ricordare con un sorriso melanconico  il tempo in cui si arrossiva anche solo vedendo passare la donna amata lungo i corridoi di scuola.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

145. Anarchia – la notte del giudizio

anarchia

Il biglietto d’acquistare per “Anarchia –la notte  del giudizio” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

Anarchia- la notte del giudizio” è un film del 2014 scritto e diretto da  James De Monaco, con Frank Grillo,Carmen Ejogo,Zach Gilford,,Kiele SanchezMichael K. Williams,Zoë Soul:

La violenza genera violenza? La brutalità, gli stinti omicidi sono insiti nell’uomo e basta un niente per scatenarli. Una società civile si basa sullo stato di diritto e sul rispetto della vita umana, ma cosa succederebbe se un giorno il nostro governo per combattere la criminalità istituisse una legge dove una per una sola notte tutti i crimini anche i più efferati fossero consentiti e dando libero sfogo a qualsiasi vendetta e sentimento di rivalsa? State anche per un secondo immaginando la scena e soprattutto quale vicino o capo ufficio sarebbero i vostri possibili obiettivi? Bene, questa “semplice” e “provocatoria” idea è alla base di “Anarchia”  sequel de “La notte del giudizio” uscito la scorsa estate con protagonista Ethan Hawke diventando ben presto in Usa un caso cinematografico. Ambientati entrambi in America, in futuro possibile, ma non troppo lontano, i nuovi “Padri fondatori” hanno stabilito “Lo Sfogo”, la notte in cui tutto  è concesso al popolo “per purificarsi”per diventare poi una società migliore, più giusta e senza crimini e disoccupazione  Se nel primo film, la storia era incentrata su come il protagonista e la sua famiglia, seppure fautori dello”Sfogo”, vengono coinvolti  nella drammatica notte dentro la loro stessa casa in un clima quasi claustrofobico, ma con un ritmo incessante e adrenalinico anche se lo spettatore deve usare l’immaginazione per capire cosa sia stia succedendo fuori dalla casa,.Invece in “Anarchia” la vera novità è il cambiamento della prospettiva. Lo spettatore viene portato per strada e può seguire minuto dopo minuto l’evolversi della notte. Osserva con crescente sgomento e partecipazione le vicende dei vari protagonisti che all’inizio della storia sono degli estranei e per una serie di coincidenze sono costretti a fare”squadra” per sopravvivere. Ciò che colpisce nel film non sono tanto le storie dei personaggi abbastanza scontati, semplici e prevedibili,ma piuttosto come l’autore ci dipinge una società  piena di violenza e di quanto gli uomini di qualunque stato sociale perdano ogni freno inibitorio e si trasformino in delle belve. Nello stesso tempo si può essere vittima e carnefice. La regia è sicuramente merita di menzione per la capacità di dare un ritmo costante e sostenuto coinvolgendo lo spettatore per tutto la proezione. La sceneggiatura è scarna , ben scritta e lineare nel ribadire l’idea originale. Il cast, totalmente rinnovato rispetto al precedente film, è composto per lo più da attori di fiction, ma si rivelano adeguati al compito e danno un discreto contributo alla riuscita del prodotto. Il finale,anche se eccessivamente retorico e buonista, nel complesso convince e induce lo spettatore a riflettere se la vera forza purificatrice non sia nel perdono.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

144. Le luci nelle case degli altri (Chiara Gamberale) – Leone,Donne e congiure (Beniamino Baldacci)

gamberale

“Le luci nelle case degli altri” è un libro scritto da Chiara Gamberale e pubblicato dalla Mondadori nel 2010
Il nostro è un Paese particolare, umorale, vecchio e in larga parte tradizionalista.
L’idea di famiglia ideale è cambiata, mutata nel corso degli anni. Il “dogma”: una famiglia è formata da papà mamma e figlio non esiste più.
Anche nel profondo Sud parole come:divorzio, convivenza, famiglia allargata sono entrati nel vocabolario comune dell’uomo della strada più bigotto.
“Le luci nelle case degli altri”è’ il secondo libro che leggo di Chiara Gamberale, volto noto di radio e giornali, ma fino allo scorso dicembre non ne conoscevo le doti di scrittrice e così dopo aver letto, incuriosito dal titolo, la sua ultima fatica letteraria”Per 10 minuti”,rimastone favorevolmente colpito ho voluto darle una seconda chance.
Chiara Gamberale si è confermata scrittrice interessante e stimolante con uno stile vivace, ma nello stesso riflessivo e malinconico.
Con questo romanzo l’autrice affronta il tema della famiglia e del rapporto con i genitori con delicatezza e profondità evitando di cadere nella retorica e dando al lettore una prospettiva nuova e soprattutto più adeguata alla società in cui viviamo. La protagonista della storia è la piccola Mandorla, bambina timida e riflessiva, rimasta orfana dopo l’improvvisa morte in un incidente stradale della madre Maria, amministratrice di un condominio a Roma.

Il futuro di Mandorla viene stabilito in una surreale e divertente riunione di condominio quando viene letta una lettera della madre, in cui rivela che il padre della bimba è uno degli inquilini dello stabile. Lo stupore e il panico ovviamente travolge tutti. Il timore di effettuare il test del DNA e di scoprire la verità spaventa e così spinge i condomini a sigillare uno “stravagante patto”: tutti insieme avrebbero cresciuto Mandorla e fattole da genitori.
Così la stessa Mandorla rinchiusa in cella, per una sconosciuta accusa, porta il lettore nel suo mondo raccontandoci la sua famiglia allargata.
Conosciamo al primo piano la vecchia maestra Tina Polidoro che per combattere la solitudine si intrattiene di sera con vecchi e cari amici immaginari.
Al secondo piano invece ci sono Samuele e Caterina Grò con il piccolo Lars. Il primo è un aspirante regista, la seconda un’avvocatessa divorzista. Una coppia che cerca di tenere insieme i cocci di un rapporto ogni giorno più logoro.
Al terzo piano invece scopriamo la coppia gay composta da Paolo e Michelangelo, innamorati e orgogliosi e desiderosi di essere considerarsi come una famiglia.
Al quarto piano invece abbiamo Lidia e Lorenzo con il cane Efexor, una coppia che dimostra il proprio amore litigando continuamente.
Infine al quinto piano il lettore fa la conoscenza della Famiglia Barilla:l’ingegnere, la signora Carmela e i figli Giulia e Matteo, molto vicina, in apparenza, alla Famiglia Mulino Bianco.
I vari personaggi sono ben descritti e raccontati con le loro sfumature e caratteri attraverso gli occhi ingenui e l’ironia della protagonista.
Mandorla così per 10 anni passa da un piano all’altro, crescendo, innamorandosi prima di Matteo e poi del rude Palomo, portando e crescendo con lei l’interrogativo sull’identità del padre, dopo che il segreto patto condominale è stato svelato causa un tradimento coniugale.
Durante la notte in cella, Mandorla si racconta e soprattutto prende coscienza di sé e di cosa sia veramente importante nella vita. Quanto non sia un esame del DNA a stabilire l’ affetto e la vera conoscenza dei genitori e come sia necessario prenderne le distanze per crescere e camminare con le proprie gambe.
Il finale è convincente ed emozionante e strappa anche un sorriso amaro quando sviene svelata l’identità del padre di Mandorla, con la voce della stessa madre che rievoca la famosa notte all’ex lavatoio.
“Le luci nelle case degli altri” è consigliato a chi ha ancora una visione “tradizionalista” della famiglia e e a quei figli che hanno un rapporto complesso e spesso conflittuale con i genitori, per entrambi è un opportunità per cambiare prospettiva.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

 

“Leone, Donne e congiure” è un libro scritto da Beniamino Baldacci e pubblicato lo scorso dicembre da “Il Cerchio-iniziative editoriali” e acquistabile su amazon, libreriauniversitaria e nelle librerie Arion.
Non amo molto, lo confesso, i libri di carattere storico, ancora di meno quelli di sfondo religioso con i Papi protagonisti. Pur essendo credente, nonostante il disappunto e i continui rimproveri della mia amica Flavia, io e il Vaticano siamo da anni lontani e sono solito passare le mie Domeniche in maniera più interessante che in una Chiesa.
Così quando ho avuto tra le mani il libro del Dottor Baldacci, stimato medico ed esordiente scrittore, ho avuto un iniziale smarrimento. Leggendo già il titolo, temevo di dovermi sorbire la storia di un Papa e affini. Invece iniziando a leggere i miei pregiudizi sono stati spazzati via velocemente. Se avete amato Dan Brown, questo libro non potrà mancare nelle vostre librerie.
Baldacci porta il lettore per mano dentro un’ epoca lontana e misteriosa, dove storie di religione,congiure e cavalieri si fondono e mescolano. I vari personaggi si alternano sulla scena trascinando il lettore in vari intrighi e in’emozionanti e incessanti cambi di scena.
L’autore si rivela per prima cosa un fine e appassionato storico, riuscendo a scrivere e descrivere con scrupolo e precisione l’ambiente in cui si muovono i protagonisti. Il suo stile non è mai didascalico o noioso, riuscendo a tenere sempre viva l’attenzione e l’interesse del lettore.
Le figure femminili sono , a sorpresa, centrali nel racconto, descritte come coraggiose e valorose guerriere pronte all’estremo sacrifico per difendere il loro Papa da pericolosi nemici che tramano nell’ ombra in una Roma affascinante e oscura.
Il lettore così si trova a leggere contemporaneamente un thriller, un romanzo storico e una spy story tutti ben mescolati e distribuiti nelle pagine.
L’esordio di Baldacci è sicuramente positivo e smentisce la vulgata per cui i medici possano solo aspirare a scrivere ricette e al massimo ricerche su riviste specializzate.

baldacci

143.Festival Internazionale del Cinema Povero – Giancarlo Buzzi

buzzi 2

Non sono scrittore, non sono un critico letterario e da piccolo non ho mai pensato di fare né il giornalista né il calciatore, sognavo al massimo d’essere Mike Bongiorno. L’ultima volta che ho “studiato” per preparare un intervista, ero ancora giovane, magro e avevo qualche capello in più. Era il 2007 e inseguì per mari e per monti l’Aspirante. Sapete tutti cosa successe nella notte di Rieti e come quell’intervista ha cambiato la mia vita. Molti al mio posto eviterebbero di riprovarci, ma io di natura amo rischiare. Quindi eccomi nelle vesti “giornalista per una notte”. Passo dall’”Aspirante Diva” al “Saggio Riluttante”. Non sorridete per favore, sono onorato di poter intervistare l’amico sceneggiatore Giancarlo Buzzi. Ci siamo conosciuti sul forum nazionale degli sceneggiatori nel Febbraio del 2013. È nata anche una preziosa collaborazione che sono certo che ci porterà presto a calcare i migliori red carpet, ma non sono i miei sogni all’ordine del giorno stasera.
Ci troviamo ad Ispra ,delizioso paesino sul Lago Maggiore in provincia di Varese, dove stasera è iniziato la prima edizione del “Festival del Cinema Povero” ideato e voluto proprio dal Signor Giancarlo.
Vi starete chiedendo cosa sia questo Festival e perché si svolga a Ispra. che starete cercando su google maps, dopo l’iniziale smarrimento. Iniziamo però dalle presentazioni come farebbe il “bravo giornalista”
Buona sera Sig Giancarlo, grazie per aver accettato il mio invito e le chiedo subito come descriverebbe ai miei 3 lettori Giancarlo Buzzi in 5 parole?
Persona ignorante con qualche idea
Io l’ho definita il Saggio Riluttante, a Ispra è considerata un’ istituzione, ha voluto fare questo Festival per diventare un celebrità nel resto della Lombardia?
Mi creda, a Ispra mi considerano un “povero pirlone” tranne i miei fedeli quattro amici che mi credono, mi aiutano, mi consolano e mi bastano. Celebrità??? è un titolo che assolutamente non mi appartiene, non lo desidero, anzi, le celebrità mi irritano. La “celebrità” è una condanna… io voglio essere libero, non chiuso in uno status.
Festival del Cinema Povero, il solo nome stride coni luoghi comuni di lusso e capricci che l’uomo della strada spara al bar sul mondo del cinema e dei suoi abitanti, perché il suo Festival è diverso e dovrebbe essere visitato dalle persone?
In realtà non è diverso dagli altri Festival… abbiamo solo cercato di valorizzare i film a costo ridotto, ma curati bene, dove si può vedere l’impegno di chi l’ha girato, fotografato, musicato, sonorizzato ed interpretato. Tutto qui e, infatti, sono arrivati piccoli capolavori da tutto il mondo, sopratutto da studenti di facoltà della comunicazione… alcuni addirittura al loro primo film… sono soddisfatto di questo. Noi non avremo mai il Red Carpet perchè preferiamo il Green Carpet, nel senso che il Festival si svolge su un prato da cui si vede un bellissimo scorcio del Lago Maggiore. Il nostro Festival è originale per questo, perchè vuole molto semplicemente mostrare dei capolavori senza le luci dei riflettori e gli inutili tappeti rossi… e vabbè, però se fa festival magari potrei comprare un pai di metri di passatoia rossa in ferramenta… vedrò.

Sig Giancarlo lei scrive storie per il teatro e per il cinema da anni, probabilmente è un sognatore, eppure ho notato una sua vena melanconica e romantica con sfumature di pessimismo. E’la mia demenza senile che avanza o mi sono avvicinato?
Quasi tutti quelli che scrivono o la maggior parte di essi scrivono in un momento di sconforto o di assoluto bisogno di esprimersi. Una situazione psicologica che indubbiamente si riflette anche sui contenuti. Sono situazioni che rimpiango. Diventando vecchio piano piano e senza accorgermene ho perso tutte queste emozioni forti e scatenanti; per questo da circa 3 anni non scrivo più.

Quale storia lo sceneggiatore Giancarlo gli piacerebbe scrivere?
Non lo so. Le storie nascono così, da un’idea improvvisa. Ho iniziato a scrivere tante storie partendo da idee strampalate e in quanto tali, assolutamente da buttare; ebbene, sono le trame che mi restano più in mente. Mi scorrono davanti lucide, anche se ho cancellato i manoscritti da anni: Un esempio: una gallina che un vecchio signore tiene nascosta sul terrazzo del condominio, lontano dagli occhi dell’amministratore, per avere l’uovo fresco tutti i giorni e, l’uovo che gli regala, ha il tuorlo nero… perchè?
Cosa vuole fare da grande Giancarlo Buzzi? Buzzi da grande vorrebbe fare esattamente quello che ha fatto fino adesso. Magari con qualche acciacco in meno.

Grazie del tempo che ci ha dedicato e magari ora mi faccio un giro a questo benedetto Festival.

Taormina ha il teatro greco come location, Ispra ha una scalinata con vista mozzafiato sul lago da far invidia a Piazza di Spagna. La serata condotta da Giancarlo Sammaritani e Pier Ley in maniera piacevole e informale , è stata caratterizzata comunque da calde emozioni. Sullo schermo sono passati documentari interessanti , istruttivi e nello stesso tempo curiosi. Amanti del caffè sapete l’origine della nostra amata bevanda? No? Ebbene in Etiopia e precisamente a Bonga. Se siete curiosi di saperne di più vi consiglio dare un occhiata a sito”inviaggioconilmercante” dove Sammaritani vi porta in giro per il mondo con la scusa di parlarvi di caffè. Ho apprezzato il talento delicato del portoghese Fernando da Santos che ha mostrato la forza della natura in una giornata di vento a Ispra e la bellezza mascherata di Venezia durante il Carnevale. Mi sono commosso con il film “La Visiita” del talentuoso Marco Bolla
Stasera e domenica si replica. Il cinema”povero” diventa protagonista e per quello che ho visto ieri sera come assaggio, sono certo che se deciderete di fare un salto tornerete a casa “più” ricchi.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

festival

142. Transformers 4-L’era dell’estinzione

transformers 4-2

Il biglietto d’acquistare per “Transformers 4 l’era dell’estinzione” è:1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di Pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

“Transformers 4-L’era dell’estinzione” è un film del 2014 di Michael Bay scritto da Ehren Kruger con: Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Kelsey Grammer, Titus Welliver.

Ho avuto un’infanzia serena ,con una stanza piena di giocattoli dove ho trascorso momenti divertenti con i miei fratelli e soprattutto magici e spensierati con la mia fantasia. Tutti noi abbiamo avuto dei giochi preferiti e confesso che sono stato sempre affascinato dal mondo dei Transformers .Oltre ad aver visto decine di volte i cartoni animati avevo tutti i robot in miniatura. Quante battaglie ho combattuto con i miei eroi di metallo. Essendo un fan non potevo non essere felice quando Bay decise di portare la saga dei Transformers al cinema anni fa. Confesso però che i primi tre episodi mi avevano convinto solo in parte. Se ovviamente gli effetti speciali e la scenografia erano stati sempre imponenti e grandiosi, la sceneggiatura si era sempre rivelata  debole e carente.
Così ieri ero un po’ scettico quando sono entrato al cinema per la quarta puntata della saga con il probabile rischio di vedere degli “Eroi” trasformati in figure ridicole e una bella storia diventare un polpettone. Ebbene dopo quasi tre ore di film posso dire che Bay ha vinto la scommessa sparigliando molto bene le carte.
Infatti “Transformers 4” non deve essere considerato come la quarta puntata della saga, ma bensì come un nuovo inizio della storia. Rinnovato completamente il cast, la storia riparte dopo la drammatica battaglia di Chicago di quattro anni fa con un mondo cambiato segnato dall’Evento dove gli uomini hanno un atteggiamento di diffidenza e ostilità nei confronti degli stessi Autobot costretti a nascondersi da un ‘oscura sezione della CIA comandata da Harold Attinger(Grammer) e da un spietato Cacciatore venuto dallo spazio mandato dai misteriosi Creatori Lo stesso Optimum Prime trova rifugio dal brillante e squattrinato ingegnere Cade Yeager (Wahlberg) e dalla sue bella figlia Tessa. Inizia così la fuga dei nostri eroi braccati e delusi dal voltafaccia dell’uomo. Lo sceneggiatore non sazio delle novità presenta un terzo “cattivo” nella storia presentando la figura dell’ingegnoso miliardario Joshua Joyce (Tucci) che sogna di costruire un Transformers con le tecnologie umane, ma si rivelerà un errore perchè permetterà la rinascita di Megatron con il nome di Galvatron.
Il “Parco giochi” di Bay ammalia lo spettatore trascinandolo nelle cruente e spettacolari battaglie tra i Transformers. Si rimane con il fiato sospeso per i continui inseguimenti e cambi di scena da una parte all’altra del pianeta dei protagonisti umani. Il connubio tra robot e uomini convince e diverte. La sceneggiatura è ricca di spunti anche se in alcuni momenti risulta confusa e caotica con troppi “fronti” aperti, ma riuscendo comunque a tenere una coerenza nello sviluppo narrativo ottenendo un buon pathos.. I dialoghi sono forse la parte più debole e meno convincente del film risultando nel complesso noiosi e scontati. Bay si dimostra ancora una volta all’altezza di questo genere di film riuscendo a gestire con bravura i vari fili del lungo racconto mantenendo costante il ritmo e l’attenzione dello spettatore, garantendo divertimento e spettacolarità
Il cast “umano” si dimostra adeguato e all’altezza del compito, dando un discreto contributo alla riuscita del film.
“Transformers 4” piacerà agli eterni e nostalgici Peter Pan e alle nuove generazioni con un Optimun Prime che nel convincente ed emozionante finale ci regala spunti di riflessione filosofica e intimistica senza risultare ridicolo e grottesco preparando l’estasiato pubblico alla nuova puntata della saga.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

141. Vacanze in giallo(Gimenèz-Bartlett,Malvadi,Manzini,Recami,Robecchi, Savatteri) – Odio l’amore…o forse no (Lidia Ottelli)

sellerio

“Vacanze in giallo” è una raccolta di racconti scritti da Gimenez-Barlet,Malvadi,Manzini,Recami, Robecchi e Savatteri e pubblicata lo scorso giugno dalla Sellerio Editore.
Ci sono editori che hanno nel cuore di lettore una preferenza particolare. Quando vedo un libro della Sellerio, mollo tutto e lo compro. Così ho fatto, per l’ormai tradizionale raccolta di racconti gialli per le feste. Chi ama i protagonisti creati da questi talentuosi scrittori non può a fare a meno di leggere e sapere come abbiano deciso di trascorrere le loro vacanze estive.
Come sempre ci sono racconti più divertenti e altri meno coinvolgenti, ma è comunque una lettura piacevole da fare sotto l’ombrellone.
Ho riso con Petra Delicado, nelle veste di “baby sitter” dei figli di suo marito Marcos che, sperando di fare una tranquilla vacanza, si trova coinvolta , suo malgrado, in un’ indagine sollecitata dagli stessi ragazzi incuriositi da una coppia di russi. Un’ indagine sui generis nato da un equivoco che coinvolgerà anche il vice ispettore Femin, che conferma il vecchio e saggio proverbio “l’abito non fa il monaco”.
Ho partecipato con attenzione, da abituale viaggiatore d’ aereo, alle peripezie del commissario Rocco durante il decollo del suo volo verso la Francia. Manzini riesce con maestria e ironia a raccontare le nevrosi del passeggero e come i ritardi aerei scatenino a volte il peggio dell’uomo, specie se sono dovuti ai privilegi immeritati del politico di turno.
Melanconico e amaro il “Lato fragile” di Savatteri che onestamente non avevo mai letto, ma che descrive la realtà siciliana e il rapporto delle istituzioni e dell’”intelligentia” con la mafia attraverso lo sguardo disilluso e a tratti sarcastico di Saverio, giornalista licenziato dal sottosegretario di turno, quale capro espiatorio di turno di una politica incapace di parlare chiaro.
Non poteva ovviamente mancare l’ironia graffiante e sagace di Malvadi con il suo barista Massimo e gli irriverenti vecchietti del Bar Lume ch,e se anche in vacanza, non riescono a fare” i tranquilli” pensionati e si trovano coinvolti in un omicidio frutto di una vendetta covata da tempo.
“Vacanze in giallo” si legge quasi di un fiato, scritto bene e con ritmo incalzante.
Ancora una volta la Sellerio e i suoi autori ci augurano buone vacanze in un modo avvincente e divertente.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

 

“Odio l’Amore …o forse no” è un libro di Lidia Ottelli , auto pubblicato dallo scorso primo luglio e disponibile sulla piattaforma amazon.
Quando leggo un libro di solito provo a immaginare nella mia mente le varie scene e i passaggi che coinvolgono i protagonisti della storia. Più un libro mi piace e mi coinvolge, più la mia fantasia galoppa. Forse è un limite, ma essendo un’appassionato di fiction cerco nei libri che leggo la possibilità di veder personaggi di nuovi amati serial.
Ho avuto modo di conoscere Lidia, da poco tempo, come brava e competente blogger, ma non avevo mai letto nulla di suo. Quando ho comprato il suo romanzo presentato come erotico e di genere “chick lit” confesso che ero titubante,temendo, come spesso mi accade, quando leggo questi tipi di romanzi di sbadigliare e annoiarmi. Ebbene mentre mi addentravo nella storia, scorrevano invece nella mia mente le immagini di serial come Sex and The City, Casalinghe Disperate, Ally Mc Beal, Melrose Place e di film come “Una Donna in carriera”,“Stregata dalla Luna”, “Gloria”.
Ambientato in Italia e precisamente a Milano, la protagonista della nostra storia è Samantha Testa,imprenditrice di successo, bella , amante della vita e del buon sesso senza complicazioni. Scritto in prima persona, il lettore entra nella vita di Samantha conoscendone pregi e virtù.
Vediamo sfilare sulla scena la cara amica Alessia, la mamma “Dracula” Carolina e soprattutto i vari amanti avuti dalla protagonista.
Lidia con questo libro sdogana senza censura e con talento e ironia la figura della donna nel 2014:
la determinata e simpatica Samantha che pensa e agisce come uomo. Sse dovessimo ancora credere al proverbio”L’anima dell’uomo è cacciatore”.
Samantha ama fare sesso, ma soprattutto divertirsi e la sua vita va a gonfie vele finchè non incontra o sarebbe meglio rivede Alessandro, fratello di Alessia.
Tra i due è passione immediata e coinvolgente e non solo a livello sessuale. Samantha prova a resistere, ma ben presto si scopre vittima di Cupido e fatalmente innamorata.
Samantha si scopre donna fragile e sognatrice finchè “il principe azzurro” Alessandro l’abbandona sul più bello per motivi personali.
Delusa e amareggiata la nostra eroina sembra avviata a una vita infelice e soprattutto senza sesso, ma troverà invece, a sorpresa, sostegno e confronto in Eduardo, amante di passaggio.
Di sé per la trama del libro non è originale, almeno per chi ha un”cultura da fiction”,ma Lidia ha il merito di raccontare questa storia con freschezza e garbo spingendo il lettore a leggere con interesse e simpatia l’intreccio senza avere mai cadute d’intensità e ritmo.
Personalmente le poche scene”hot” sono superflue, non aggiungo nulla alla buona qualità del romanzo, ma sono comunque descritte con eleganza e decoro senza dover far sussultare il bigotto di turno.
“Odio l’amore o forse no” è lettura che consiglio soprattutto ai colleghi uomini per comprendere, se possibile, il mondo femminile ogni giorno mutevole e diverso, ma che alla fine è alla ricerca del vero e sicuro amore come in ogni buona fiction.

lidia

140. Taddrarite

fringe vincitore

“Taddrarite-pipistrelli” è uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Luana Rondinelli con Claudia Gusmano, Anna Clara Giampino e Luana Rondinelli.
Ieri notte, da buon siciliano, mi sono sentito molto tedesco quando Davide Ambrogi direttore artistico del Roma Fringe Festival ha annunciato la vittoria di“Taddrarite”. La giura ha inoltre decretato Claudia Gusmano quale migliore attrice e conferito a Luana Rondinelli il premio come migliore drammaturgia
Ho pensato e fatto il mio motto teutonico”Sicilia uber alles”. Sapete quanto non sia un grande conoscitore di teatro e solo da poco mi sono avvicinato a questa nobile Arte anche grazie al Fringe. Quando ho visto per la prima volta “Taddrarite” martedì scorso, sono rimasto colpito dal bel testo e dal talento e intensità interpretativa delle attrici e con convinzione ho dato il massimo punteggio come spettatore pagante. Pensavo che fosse solo la mia modesta opinione, ma quando giovedì sera durante il divertente spettacolo di Giorgio Montanini(Nemico Pubblico) ho sentito il boato e gli applausi nell’altro palco,ho capito che “Taddrarite” aveva fatto breccia nel cuore del pubblico.
Mai come questa volta sono d’accordo con il giudizio della giuria.
“Taddrarite” è la storia di tre sorelle siciliane:Maria(Gusmano), Rosa(Giampino) e Franca(Rondinelli) che si trovano, come da antica tradizione, a rendere omaggio al defunto marito di Maria nell’ultima notte prima della sepoltura. Quello che dovrebbe che essere un momento di veglia e preghiera diventa invece l’occasione di confessione per le tre sorelle di quanto la loro vita coniugale sia stata difficile e dura. Hanno sposato uomini violenti e lavativi, ma sono diventati anche madri di tre belle bambine. Per amore delle figlie per tanto tempo hanno taciuto all’esterno sulle percosse fisiche e sulla violenze psicologiche subite. Le tre sorelle sono diverse,ma unite dal desiderio di lasciarsi alle spalle un passato di dolore e violenza:Maria, la più giovane, sogna una vita diversa, Franca ha avuto la forza di divorziare e si è risposata desiderando la bella vita, Rosa è invece la più riflessiva e posata. Sul palco le tre donne raccontano le loro esperienze e la loro solitudine. Illuse dall’amore si sono ritrovate prigioniere di un incubo,ma non si sono rassegnate a subire. Questa notte è l’occasione per ricominciare una nuova vita come donne e madri. “Taddrarite” racconta la Sicilia e soprattutto la filosofia dei siciliani divisi e combattuti tra tradizione e modernità. La donna siciliana è il cuore e perno della famiglia e troppo spesso diventa anche il “pungiball” per le frustrazioni del marito. La sceneggiatura davvero ben scritta regala intensità ed emozioni riuscendo a unire con una melanconica  e sottile  ironia sicula la problematica della violenza sulle donne  all’ incisiva e intelligente rappresentazione del mondo siciliano attuale. La regia nella sua semplicità ed essenzialità riesce a dare un crescente ritmo allo storia, coinvolgendo il pubblico e ad esaltare le notevoli qualità artistiche delle protagoniste.
Il premio come migliore attrice a Claudia Gusmano è davvero meritato. L’attrice marsalese è magistrale nel coniugare i momenti comici,drammatici e melanconici della “sua” Maria. Un’interpretazione fatta di cuore, pancia e nervi. Le lacrime versate da Claudia al momento di ricevere il premio, confermano ,se possibile, la spiccata sensibilità dell’attrice. Ma se la Gusmano merita il premio, non meno meritevoli d’encomio e di un convinto plauso sono le altre due protagoniste, davvero toccanti e profonde.
“Taddrarite” ti lascia dentro tante emozioni e nello stesso tempo ti fa riflettere. Per quel poco che ho capito di teatro, non è cosa da poco.
La Sicilia ha vinto, ma soprattutto con “Taddrarite” da ieri le donne hanno un’arma in più per fare sentire con forza la propria voce e ragioni.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

 

139. Mai così vicini

douglas

Il biglietto d’acquistare per “Mai così vicini” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre

“Mai così vicini” è un film del 2014 di Bob Reiner, scritto da Mark Andrus con Michael Douglas e Diane Keaton.
Da vecchi, se possibile, diventiamo ancora più scorbutici e insofferenti. Le regole del buon vicinato se da giovani si accettano a denti stretti, da anziani vengono violate e provano litigi furiosi e spesso sfociano anche in tragedie poi raccontate dai giornali. Il cinema e la letteratura hanno raccontato spesso la figura” mitologica” della vicina di casa bella, affascinante e disponibile. Personalmente ho sempre avuto dei vicini odiosi, vecchi e rompicoglioni. Le riunioni di condominio le vivo sempre con fastidio e come momento in cui il mio portafoglio soffre.
Rob Reiner, acclamato regista di commedie romantiche con “Mai così vicini” vuole regalarci la speranza o forse l’illusione che si può innamorare anche da vecchi e magari della vicina di casa glamour e radical chic.
Così durante la pellicolaconosciamo Oren Little (Douglas) agente immobiliare ormai prossimo alla pensione e vedovo da due anni. Sogna di vendere l’ultima casa e di ritirarsi in campagna. È scontroso e caustico con i suoi vicini, anche se è affascinato da Leah (Keaton), talentuosa cantante e anche lei vedova.
I progetti di pensione di Oren vengono stravolti quando il figlio con cui ha sempre avuto un turbolento rapporto, lo costringe ad occuparsi, inaspettatamente, della nipote.
Oren così di malavoglia è chiamato a “scoprirsi” nonno premuroso e a cambiare il suo atteggiamento nei confronti dei vicini anche grazie all’aiuto e all’affettuosa amicizia che si instaura con Leah.
L sceneggiatura non brilla sicuramente per creatività e originalità, ma scorre abbastanza bene ed è lineare.
I dialoghi anche se prevedibili melensi risultano godibili per la qualità degli interpreti.
La regia di Reiner è semplice e classica, ma nello stesso calda e rassicurante. Si nota la mano esperta del regista nel dirigere il cast e nel condurre la storia in porto senza scossoni, riuscendo a dare nel complesso un dscreto ritmo al film e regalando allo spettatore sensazioni piacevoli e una buona dose di sorrisi.
La coppia Douglas-Keaton funziona e mostra una buona alchimia. L’esperienza e il talento della coppia riesce a rendere credibili e simpatici i loro personaggi senza cadere nel ridicolo.
Il finale anche se prevedibile ed eccessivamente buonista, si salva grazie alla forza interpretativa dei protagonisti.
“Mai così vicini” è un film adatto al periodo estivo perché ti regala un ora e mezza di serenità e divertimento e soprattutto ti fa credere che è possibile trovare la persona giusta anche da vecchio,  tra “gli odiosi “ vicini.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:  http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

138. Babysitting

baby sitter

Il biglietto d’acquistare per “Babysitting” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Baby sitting” è un film del 2014 di Nicolas Benamou, Philippe Lacheau, scritto da: S Julien Arruti, Tarek Boudali, Pierre Lacheau, Philippe Lacheau Con Philippe Lacheau, Alice David, Vincent Desagnat, Tarek Boudali, Julien Arruti, Clotilde Courau, Gérard Jugnot.

Fare il baby sitter può essere un lavoro rischioso, complicato oltre che delicato. Nel nostro immaginario i baby sitter sono di solito donne mature ed esperte, ragazzine in cerca di qualche soldo, oppure zii o nonni che per amor del nipote si sottopongono alla “13 fatica di Ercole”.
“Baby sitting” presenta una variazione sul tema, anche se già vista nel cinema e in tv, ovvero quella dell’impiegato modello obbligato dal capo a fare da balia al proprio figlio ribelle.
Nello specifico il protagonista della nostra storia è Franck(Laceau), aspirante disegnatore di manga, ma al momento solo receptionista dell’importante Schaudel Edizioni. Così nel giorno del suo trentesimo compleanno invece di festeggiare con gli amici storici, accetta obtorto collo, di fare il baby sitter a Remi (Tomasini), sperando di mostrare i propri disegni al Signor Schaudel(Jugnot).
I coniugi Schaudel, convinti d’aver lasciato il proprio figlio in mani sicure,trascorrano serenamente la notte fuori. La mattina seguente l’imprevista telefonata della polizia, li costringe a ritornare in una casa devastata e con il figlio scomparso.
Preoccupati e increduli insieme con la polizia cominciano a vedere un video girato da Franck e dai suoi amici sulla notte appena trascorsa.
Cosi lo spettatore entra in un film dentro film scoprendo così cosa è successo ai protagonisti e soprattutto sulla loro movimentata e particolare notte.
La sceneggiatura anche se ben scritta e godibile risulta abbastanza scontata e prevedibile, nel tentativo di rielaborare il tema del film “Notte da Leoni” in chiave francese. I dialoghi non sono particolarmente memorabili e degni di menzione
La regia e la struttura narrativa del film appaiono più di carattere televisivo che cinematografico,ma il ritmo è nel complesso adeguato e lo spettatore segue vicende dei protagonisti fino in fondo con interesse e simpatia.
Il cast è nel complesso adeguato al compito assegnato e i personaggi strappano al pubblico più di un sorriso.
“Baby sitting” ,anche se con un finale ampiamente annunciato da libro cuore, per il panorama cinematografico estivo si rivela comunque una piacevole visone pomeridiana.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”

http://www.lulu.com/spotlight/melvin2