16) Rinascere – L’anno in cui ho ricominciato a vincere (Manuel Bortuzzo)

“Rinascere – l’anno in cui ho ricominciato a vincere” è un romanzo scritto da Manuel Bortuzzo e pubblicato da Rizzoli il 5 novembre 2019

Sinossi:

2 febbraio 2019. Sono passate le due di notte, pochi secondi che segnano al tempo stesso una fine e un nuovo inizio: alla periferia di Roma, vittima di uno scambio di persona, Manuel Bortuzzo, giovanissima promessa del nuoto in lizza per un posto alle Olimpiadi, viene colpito alla schiena da un proiettile. Le immagini, riprese da una telecamera di sorveglianza, le conosciamo tutti: il ragazzo si accascia a terra, la sua fidanzata, Martina, si china su di lui. Poi la corsa in ospedale, le operazioni e una volta scongiurato il pericolo di vita, la diagnosi – lesione midollare completa. Quindi la sedia a rotelle, la riabilitazione, il sorriso di Manuel, nonostante l’assurdità di quello che gli è accaduto, rilanciato da tv e giornali. Questo libro racconta ciò che di Manuel non sappiamo: la sofferenza, lo sconforto, la rabbia dopo “quella notte”, e sopra ogni altra cosa la forza che ha dovuto trovare dentro di sé, gli insegnamenti che ha saputo riconoscere anche in questa vicenda, la determinazione dello sportivo e del ragazzo speciale che ha dimostrato di essere. Con un solo obiettivo, ci dice Manuel: vivere al meglio la nuova condizione, lottando fino in fondo, con tutte le energie fisiche e mentali, per riprendersi quello che gli è stato tolto. Sono pagine di dolore e di gioia incontenibile: oggi Manuel Bortuzzo ci racconta una storia ancora da scrivere. Rinascere per lui significa questo: imparare di nuovo, da uomo nuovo, a camminare.

Recensione:

Ho recuperato “le memorie” di Manuel Bortuzzo grazie al gentile regalo  avuto durante la presentazione stampa del film tv “Rinascere” che stasera vedremo su Rai 1.

Ero un po’ scettico sul valore letterario e non ovviamente sull’aspetto umano ed esistenziale della storia.

Non è mai  semplice raccontare di sé, figurarsi dover descrivere una tragedia personale, un incidente che ti ha sconvolto l’esistenza per sempre.

Manuel Bortuzzo  non è uno scrittore, lo  scrive lui stesso nei ringraziamenti finali.

Fino alla disgraziata notte del 2 Febbraio del 2019, era una giovane promessa del nuoto, era un ragazzo di 20 anni pieno di sogni, speranze e felicemente innamorato della sua ragazza Martina.

Poi due colpi di pistola e la vita di Manuel è cambiata, anzi è ricominciata in modo diverso.

“Rinascere “ è difficile da  catalogare in preciso genere letterario.

E’  un “instant book”, un memoriale, un diario, ma personalmente mi piace pensarlo come una grande lavagna bianca su cui Manuel ha messo “nero su bianco” i propri pensieri, sentimenti, incubi , sogni e speranze.

È un flusso di parole, sensazioni, stati d’animo che si mescolano ed alternano sancendo un prima e dopo nella vita di Manuel.

Un prima e un dopo che nessuno di noi vorrebbe vivere e che in pochi sarebbero capaci di sopportare trovando il coraggio e forza pe ripartire.

Manuel Bortuzzo  ha trovato dentro di sé questa forza, deciso insieme al padre Franco di “riprendersi tutto”.

Manuel non si piegato all’ingiustizia, allo scoramento, alla rabbia, iniziando  così la sfida più difficile da  uomo e nuotatore.

Il libro è il racconto sincero, schietto, appassionante del  suo ritorno alla vita, scandito da intensi ed emozionanti passaggi: dalla presa di coscienza del suo nuovo status alla ferrea determinazione di sovvertire il pronostico medico.

“Rinascere” è un romanzo  lineare, semplice, forse in qualche passaggio eccessivamente sbrigativa, ma il lettore percependo   la“ vis pugnandi” e soprattutto voglia di vivere del protagonista,  si sente al termine della lettura più coraggioso e fiducioso immaginando Manuel fieramente in vasca a nuotare.

15) Sono felice, dove ho sbagliato? (Diego Da Silva)

“Sono Felice, dove ho sbagliato ?” è un romanzo scritto da Diego Da Silva e pubblicato il 15 Marzo 20022 da Einaudi .
Sinossi:
Vincenzo Malinconico è tornato ed è alle prese con un’ingiusta causa. D’amore. Già, c’è di mezzo l’amore anche stavolta, ma un tipo d’amore con cui Malinconico non ha avuto ancora a che fare, professionalmente parlando: l’amore impantanato, quello di chi pensa di avere diritto a un risarcimento per il dolore. Perché è proprio questo che gli chiedono gli Impantanati, sei donne e due uomini uniti in una strampalata associazione: di intentare una causa epocale per danni da sinistri sentimentali. E l’assurdo può sembrare a tratti possibile, al più eccentrico avvocato d’insuccesso di sempre.

L’amore può ingolfare una vita, metterla in attesa, in balia degli anni che passano. Tutti conosciamo coppie sfinite da rapporti senza futuro: amori dove i progetti, i desideri e persino i diritti ristagnano. A volte è proprio il legame, il problema. I rapporti di forza, il tempo sul groppone, il presente che dà dipendenza. Poi capita che una mattina la parte debole si svegli e decida che è venuto il momento di fare i conti. È quello che succede nella sesta avventura di Vincenzo Malinconico, l’avvocato delle cause perse ancor prima d’essere discusse, quando Veronica, la sua compagna, gli manda in studio una coppia di amici che gli chiedono d’intentare, con una class action, una causa epocale per l’infelicità di coppia. La pretesa dei due, apparentemente demenziale (ma Malinconico è avvezzo a questo genere di situazioni), si basa su un assunto neanche così sbagliato: se esiste un diritto privato, perché la sfera privata dei sentimenti non dovrebbe andare soggetta alla stessa legge che regola i rapporti patrimoniali? Fosse per Malinconico la chiuderebbe lì, anche perché ha altro di cui occuparsi (Alagia che sta per farlo diventare nonno, Alfredo in fibrillazione per il suo primo cortometraggio, uno strano figuro che lo pedina), ma finisce per cedere alle insistenze del suo socio Benny e si ritrova a partecipare con lui agli incontri degli Impantanati. E noi lo sappiamo bene: quando Malinconico si fa trascinare in una situazione che gli sta stretta, sbrocca ma riesce persino a divertirsi. Sicuramente a farci divertire come non mai, in questo che è uno dei romanzi più mossi e vivi di Diego De Silva. Fra risate, battibecchi, colpi di scena e ordinarie drammaturgie familiari, Malinconico riuscirà ad articolare una stralunata difesa. Ma di sé stesso, soprattutto.

Recensione:
Se la felicità è una chimera, l’infelicità sentimentale è invece qualcosa di tangibile, presente e sfortunatamente un dolore universale.
Tutti almeno una volta nella vita abbiamo sofferto per amore ed altresì abbiamo fatto soffrire.
L’amore è un sentimento potente quanto destabilizzante.
Vogliamo l’amore, un compagno, ma allo stesso modo evitiamo di caderci dentro questo pozzo senza fondo.
Le relazioni tossiche possono produrre danni enormi, ma sono quelle “in stallo” di cui dobbiamo realmente preoccupare.
Si può essere infelici vivendo una storia del genere?
La risposta è , purtroppo, un sì tragicomico.
L’infelicità può essere oggetto di disputa legale? Un gruppo di infelici innamorati potrebbe unirsi in una class action contro i propri partner alias carnefici
Quello che potrebbe apparire sulla carta come una “boutade” /provocazione per la penna creativa di Diego Da Silva è stato lo spunto narrativo vincente per scrivere una nuova e divertente avventura legale del nostro caro avvocato Vicenzo Malinconico.
In attesa di vedere in autunno su Rai l’attesa trasposizione televisiva, il lettore può gustarsi una storia davvero gustosa ed allo stesso tempo agrodolce .
Pietro Da Silva conferma pienamente le sue doti narrative e stilistiche firmando un intreccio brioso, ironico, divertente e mai banale.
Il lettore da una parte sorride amaro sull’infelicità amorosa del bizzarro gruppo che reclama giustizia in un tribunale e dall’altra partecipa allegramente invece alla condizione paradossale che si trova a vivere il nostro avvocato: è felice.
La sua vita privata e sentimentale procedono bene, tutti i pezzi del suo puzzle esistenziale si sono incastrati.
Malinconico fatica ad accettare questa condizione, ne è intimorito.
La felicità improvvisa e piena esiste davvero si chiede ad un certo punto Malinconico, immaginando nefasti colpi di coda.
Da Silva affronta il tema della felicità nei rapporti regalandoci spunti di riflessione e condivisione osservando i dialoghi dei protagonisti di questo romanzo.
Anche gli infelici cronici come Vincenzo Malinconico possono vivere un lieto fine.

14) Scompartimento 6 ( Rosa Liksom )

“Scompartimento n 6” è un romanzo scritto da Rosa Liksom e pubblicato da Iperborea il 24 Febbraio 2014
Sinossi:
Mosca, anni ’80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, due estranei si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall’inesauribile sete di vodka. Nell’intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, avvezzo al carcere, ma con l’irriducibile passione per la vita. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l’hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande nella terra che l’ha sedotta. È l’anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l’incontro tra due destini ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell’eterno sogno cechoviano “A Mosca! A Mosca!”.
Recensione:
All’ultimo Festival di Cannes, rimasi complessivamente tiepido alla trasposizione cinematografica di “Scompartimento 6” , mentre la maggioranza dei collegi critici applaudiva convintamente alla fine della proiezione.
Ovviamente non avendo letto il romanzo di Rosa Liksom, non possedevo gli elementi necessari per fare paragoni né per esprimere giudizi artistici definitivi.
Come ben sapete, cerco di colmare il prima possibile queste mie mancanze letterarie , leggendo il romanzo.
E generalmente la lettura dei romanzi mi apre un mondo, arricchendomi sul piano umano e creativo.
Stavolta dopo aver letto il romanzo di Rosa Liksom, mi sento obbligato a scusarmi con il regista finlandese Juho Kuosmanen per essere stato così tirato con il suo film,
La versione cinematografica va decisamente rivalutata, apprezzata sotto ogni aspetto.
Il regista ha compiuto un vero “miracolo “ narrativo e strutturale nel dare senso, verve, passione ad un romanzo prolisso, lento ed oltre modo ripetitivo.
dispiace per i numerosi fan dell’autrice Liksom, ma il romanzo, a nostro modesto pare, è un classico caso di bestseller letterario fondato sul nulla.
“Scompartimento 6” si è rivelata una lettura pesante, caotica , priva di mordente oltre che monocorde.
Se non fosse stato per il nostro spiccato senso del dovere misto al masochismo letterario saremmo saltati giù dalla Transiberiana molto prima della fine, annoiati e delusi da un racconto autoreferenziale ed inconcludente.

13) Una Settimana in giallo (Gimenèz Bartlett,Longo,Malvadi,Manzini,Piazzese,Recami,Robecchi,Savatteri,Simi, Stassi, Tanzini)

“Una settimana in giallo” è una raccolta di racconti scritti Gimenez -Bartlett,Longo, Malvadi,Manzini,Piazzese,Recami,Robecchi,Savatteri,Simi, Stassi,Tanzini e pubblicato nel novembre 2021 da Sellerio.

Sinossi:
La settimana dei nostri investigatori si divide tra misteri da risolvere e i problemi e le soddisfazioni della vita privata. Una doppia traccia, tra crimine e quotidianità, che contrassegna le storie di questa antologia gialla. I protagonisti in gran parte sono arcinoti, in molti casi dalle loro avventure sono state tratte delle serie televisive. C’è l’ispettrice Petra Delicado della polizia di Barcellona che vorrebbe per una volta occuparsi di «un delitto glamour», e finisce invece in una storia «deprimente e squallida». Al glamour ci pensa il trio di Alessandro Robecchi: Carlo Monterossi, Oscar Falcone e Agatina Cirrielli, i quali tempo una settimana devono riuscire a ripescare da dove è affondato l’erede ignoto di un multimilionario. Il flâneur dei piaceri e dei misteri di Palermo, il La Marca di Santo Piazzese, intenta una beffa per salvare un amico da una grottesca situazione mafiosa. Lo psicobibliologo Vince Corso è condotto, dal suo creatore Fabio Stassi, sulle tracce di una strage fantastica: sono scomparsi gli eroi dei grandi romanzi. Lamanna e Piccionello sono nati dalla penna di Gaetano Savatteri e vivono nella ridente Màkari, ai due «non va giù quando i salvatori degli ultimi dimenticano i penultimi». Dove va a finire Alice Martelli, vicequestore e compagna di Massimo del BarLume, per svelare un buffo omicidio? Nell’Orrido di Botri, in Garfagnana, lì dove nidifica l’aquila reale. Gelosia, avidità, elusività, inganno: sono categorie psicologiche in cui Dario Corbo, l’acuto e nevrotico ex giornalista di Giampaolo Simi, si muove per tirare le fila di un caso freddo. Nella Casa di Ringhiera, il palcoscenico degli equivoci inventato da Francesco Recami, una spirale infernale travolge i brutti sporchi e cattivi di quel condominio: le scommesse clandestine. Il vicequestore più famoso d’Italia, Rocco Schiavone, trova un cadavere sul Monte Bianco, frontiera franco-italiana: vorrebbe appiopparlo alla collega transalpina ma… In questa antologia compaiono anche per la prima volta, dopo l’esordio in romanzi, personaggi nuovi ben adatti a un brillante primo piano. Sono: Viola, la giornalista curiosa di Simona Tanzini, che nell’esplorazione di verità scabrose si aiuta con la facoltà non voluta di associare i colori alle persone; e Acanfora, il poliziotto soggetto delle trame di Andrej Longo: la sua indagine, su un assassinio da tinello, fende un’atmosfera che affianca ferocia e pietà, che un po’ ci ricorda Scerbanenco.
Recensione:
Dovrei essere arrabbiato, anzi indignato con la mia cara Sellerio.
Io, lettore cosi fedele dei suoi libri, sono stato vittima di cinica operazione di marketing acquistando una raccolta di romanzi “Natale in giallo” già letta e recensita nel 2017.
La nuova copertina mi ingannò con il decisivo supporto della mia preziosa libraria.
Sellerio non si fa! Non è da voi confondere il lettore per soldi!
Lo confesso ero nel mood di scrivere un post molto duro quanto critico , ma la rabbia e soprattutto la delusione sono fortunatamente sbollite leggendo la seconda raccolta , acquistata insieme alla copia fake.
“Una settimana in giallo” mi ha parzialmente risarcito del dolore letterario, offrendomi modo di passare le festività pasquali con un sorriso agrodolce.
In 7 giorni è stato creato il mondo, dice la Bibbia
In 7 giorni è garantita una dieta miracolosa
In 7 giorni gli autori della Sellerio invece hanno garantito la brillante soluzione del caso sia esso criminoso, amoroso, fantasioso o familiare.
“Una settimana in giallo” è una raccolta che spazia con leggerezza e creatività dal dramma alla commedia e ritorno non causando una caduta rovinosa del tono , ritmo e stile del racconto.
Ogni racconto è una micro storia scandita da giorni della settimana che ne rappresentano il timer temporale oltre che lo spunto narrativo.
Ogni lettore , inevitabilmente, amerà un racconto rispetto ad un altro, ma nessuno potrà dire che questa raccolta manchi verve, forza e profondità di spirito.
Personalmente mi hanno colpito nell’ordine : “Tutti vogliono essere belli” di Alicia Gimenez -Bartlett e “La Neve a Natale “ di Andrej Longo perché ci raccontano con gradualità ed intelligenza autoriale come la violenza e meschinità siano presenti all’interno di una famiglia e quanto sia ancora lunga la strada perché il maschilismo più becero venga sconfitto definitivamente dalla nostra civile ed aperta società.
Invece Gaetano Savatteri con “Per l’alto mare aperto” e Marco Malvadi con “Giovedì gnocchi” utilizzando la loro proverbiale ironia e leggerezza ci confermano invece quanto la singola vita umana possa valere poco o nulla se valutata da persone avide e spietate e che spesso anche la persona migliore in nome dell’amore è capace di mentire e financo ferire la propria amata.
Aleggia su tutti i racconti il ricordo, l’omaggio al Maestro Andrea Camilleri , ancora oggi un ‘assenza fortissima per noi lettori e per la Sellerio
Andrea Camilleri e le sue opere sono citati come filo rosso dell’intera racconta, diventandone l’anima ed il senso stesso del progetto.
“Una settimana in giallo” è una raccolta consigliata in qualsiasi momento dell’anno, ma visto che ci siamo adatta anche per una Pasquetta di riflessione e svago.

12) Il prigioniero dell’interno 7 (Marco Presta)

“Il prigioniero dell’Interno 7” è un romanzo scritto da Marco Presta e pubblicato il 25 Gennaio 2022 da Einaudi.
Sinossi:
«Continuare a cercare il lato comico della vita è una forma di resistenza».

Neanche rimanendo asserragliato nel suo appartamento, dietro una cortina di articoli satirici e di vita sbirciata dalla finestra, Vittorio riesce a ottenere l’unica cosa che gli sta davvero a cuore: non essere coinvolto da niente, mai, per nessun motivo. Anzi, nei giorni lenti del lockdown diventa suo malgrado il punto di riferimento di una comunità casuale e sgangherata: quella dei vicini di casa. Lui non lo sa ancora, ma è proprio mentre fuori infuria la tempesta che finalmente potrà imparare qualcosa del mondo e di se stesso.

«Floriana dice che sono uno sfigato di successo, e che prima o poi dovrò decidere quale di queste mie due inclinazioni assecondare».

Vittorio ha poco più di quarant’anni e per lavoro commenta notizie curiose su un quotidiano nazionale: un giorno scrive di granchi che scappano dai loro acquari, un altro di ricerche secondo cui l’universo odora di pancetta abbrustolita, o di piedi, o di lampone. Quando arriva, la pandemia lo prende in contropiede e in un attimo accartoccia la sua vita, proprio come succede a milioni di persone intorno a lui. Da un giorno all’altro Vittorio si ritrova a fare i conti con una realtà inaudita e il suo universo finisce per coincidere a poco a poco con i confini del condominio. Nessuno lo lascia in pace: la sua impegnativa quasi-fidanzata che gli si presenta sul pianerottolo con le valigie in mano, la vicina di casa filantropa che lo coinvolge nei suoi tentativi di aiutare il prossimo, l’anziano dirimpettaio che perde colpi, per non parlare degli agguati telefonici della madre che cerca di farlo sentire in colpa nei modi più fantasiosi. Forse è un uomo buono a sua insaputa, Vittorio, di certo preferisce nascondersi dietro all’umorismo e alle battute feroci. Ma mentre una dopo l’altra cadono le certezze di sempre, lui ne ricava di nuove: che durante una pandemia i cani si possono noleggiare, che Andy Warhol può colonizzare la mente di un architetto svampito e che pure una signora anziana può innamorarsi. E, forse, che può provare a essere felice persino lui.
Recensione:
Ci si può permettere d’essere depressi, infelici durante una pandemia?
Si poteva vivere una crisi sentimentale mentre dilagava la prima ondata del Covid?
Ed ancora una persona solitaria, schiva è diventata il punto di riferimento per il proprio bizzarro condominio?
Certo , caro lettore, la logica e soprattutto il ricordo di quei tragici momenti ci imporrebbe di rispondere negativamente con sdegno.
Eppure il compito dell’Arte ed in questo caso della letteratura è di saper trovare una prospettiva differente, ironica, agrodolce al fine di rileggere la maledetta primavera del 2020.
Marco Presta con il suo nuovo romanzo ha tentato con coraggio e creatività di rievocare le settimane del nostro primo lockdown, raccontando la vita , i pensieri e soprattutto i travagli interiori di Vittorio che potremmo definire come una versione “pandemica” de “I del giovane Werther” di Goethe.
“Il prigioniero dell’interno 7” si è rivelato nel complesso una lettura valida, sincera, divertente , acuta toccando le corde più profonde del lettore che ha vissuto la stessa esperienza.
Presta firma una storia agrodolce dove tragedia e commedia si alternano e mescolano con intelligenza e sensibilità, e nonostante qualche passaggio ripetitivo ed un ritmo non sempre costante , la lettura rimane fluida e piacevole.
Vittorio è un giornalista, un uomo innamorato , un figlio assente e soprattutto un vicino di casa.
Uno “status” che cambia a seconda degli occhi ed esigenze dell’interlocutore di turno, che cerca un sostegno, certezza, un sorriso in Vittorio, assai refrattario ad incarnare il punto di riferimento di una comunità.
Vittorio vive una crisi professionale e sentimentale mentre la pandemia divampa ovunque.
Un racconto dal taglio tragicomico che se da una parte mantiene il giusto rispetto per i fatti accaduti e dall’altra parte è riuscito l’intento autoriale di rivivere con più leggerezza un momento così difficile della nostra storia recente.

11) L’Effetto del Rosolio (Giancarlo Buzzi)

“L’effetto del rosolio” è un romanzo scritto da Giancarlo Buzzi e pubblicato il 5 gennaio 2022 da You can Print

Sinossi:
Luisa Fancelli, dopo trent’anni di lontananza, ritorna a Parsi – piccolo paese sul Lago Maggiore – per assistere la madre Maria che soffre di demenza senile, sperando anche di far luce sulla morte del fratello Maurizio che, stando alle voci di paese potrebbe essersi suicidato buttandosi dalla roccia più alta che sovrasta le rive del Lago, voci alle quali Luisa non ha mai creduto. La strada che porta alla verità, però, risulta essere più difficoltosa di quanto si aspettava, ma nessuno potrà fermarla nel suo proposito, nemmeno il Sindaco del paese che inizialmente cercherà di contrastarla. Il rapporto recuperato con la vicina di casa, da anni interrotto per problemi di confini di proprietà, aprirà nuove prospettive alle sue indagini che la condurranno ad inaspettate e clamorose rivelazioni.
Recensione:
Le belle storie, quelle che meritano d’essere raccontate, scritte, conosciute spesso sono poco conosciute ai più.
Aggiungo che molte di queste storie possono trasformarsi nelle mani di un bravo scrittore in originali spunti creativi e narrativi per scrivere un romanzo.
Giancarlo Buzzi essendo un ottimo scrittore, un attento osservatore oltre che una persona curiosa non si è lasciato scappare l’opportunità drammaturgica nascosta tra le vie del piccolo paese di Parsi.
Le piccole comunità rappresentano un altro quanto prezioso elemento nel costruire un intreccio ricco di sorprese e colpi di scena.
Un ulteriore tassello che non manca mai in una piccola comunità è il cosiddetto “pazzo / scemo del villaggio”, che in vero si rivela essere il custode di segreti o Grillo Parlante.
Ancora una volta Giancarlo Buzzi è stato abile nel mescolare tutti questi elementi, coniugando magistralmente realtà e finzione firmando un romanzo divertente, gustoso ed allo stesso tempo rispettoso della tradizione locale.
“L’Effetto del Rosolio” racchiude ed alterna ben armonizzati diversi generi: storico, thriller e commedia .
Buzzi conferma uno stile semplice, lineare , garbato capace d’inchiodare il lettore fino all’ultima pagina mantenendo costante ritmo e pathos.
“L’effetto del Rosolio” è una piccola grande storia che merita d’essere letta regalando sorrisi e sinceri emozioni.

10) L’Equazione del cuore (Maurizio De Giovanni)

“L’equazione del cuore” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato da Mondadori editore nel Febbraio 2022
Sinossi:
Dopo la morte della moglie, Massimo, professore di matematica in pensione, vive, introverso e taciturno, in una casa appartata su un’isola del golfo di Napoli. Pesca con metodo e maestria e si limita a scambiare rare e convenzionali telefonate con la figlia Cristina, che vive in una piccola città della ricca provincia padana. A interrompere il ritmo di tanto abitudinaria esistenza la notizia di un grave incidente stradale: la figlia e il genero sono morti, il piccolo Checco è in coma. Massimo deve assolvere i suoi doveri. Crede, una volta celebrata la cerimonia funebre, di poter tornare nella sua isola, e lasciare quel luogo freddo e inospitale. Non può. I sanitari lo vogliono presente accanto al ragazzino che giace incosciente. Controvoglia, il professore si dispone a raccontare al nipote, come può e come sa, la “sua” matematica, la fascinosa armonia dei numeri. Fuori dall’ospedale si sente addosso gli occhi della città, dove lo si addita, in quanto unico parente, come tutore del minore, potenziale erede di una impresa da cui dipende il benessere di molti. Da lì in poi quanto mistero è necessario attraversare? Quanto umano dolore bisogna patire? Per arrivare dove?
Maurizio de Giovanni scrive una delle storie che ha sempre sognato di raccontare. E ci consegna a un personaggio, tormentato e meravigliosamente umano, messo dinanzi al mistero del cuore.
Recensione:
Ci si può realmente isolare dalla vita, dagli affetti, dalle responsabilità?
La perdita dell’amato coniuge può giustificare una vita da eremita, rifiutandosi di parlare con la propria figlia e nipote?
Esiste un’equazione per calcolare il dolore, la sofferenza?
Invece l’amore si può definire, inserire in uno schema, quantificarlo?
L’Amore è folle, totale , destabilizzante da rendere impossibile un’analisi razionale o se preferite una rigorosa interpretazione matematica
Ho comprato il nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni sulla “fiducia”, non avendo idea di che cosa aspettarmi dalla lettura .
Il titolo del romanzo “l’equazione del cuore” sicuramente ha rappresentato un motivo di curiosità, volendo capire il “nesso” narrativo tra la matematica e la tragedia familiare annunciata dalla sinossi.
Altresì confesso che i primi capitoli del romanzo mi avevano lasciato piuttosto freddo , perplesso non comprendendo il filo rosso, l’idea di fondo decisa da De Giovanni.
La mia è stata una “lettura a vista” fino a metà del testo, temendo di dover scrivere un giudizio negativo sull’ultima opera di De Giovanni.
Fortunatamente da sincero fan, la svolta narrativa o mi piace definirla “illuminazione letteraria” è giunta negli ultimi capitoli consentendomi di rivalutare la parte iniziale e soprattutto apprezzare l’anima di un romanzo sospeso tra il genere noir emotivo e thriller psicologico in cui il cuore svolge il duplice ruolo di protagonista e carnefice.
L’amore muove e cambia il mondo si dice ed in questo caso Massimo, un nonno riluttante, chiuso , schivo sarà costretto da un tragico destino a riscoprire i propri doveri ed affetti “indagando” da matematico sulla morte della figlia.
“L’equazione del cuore” è una storia sull’amore, sulla paura d’amare e come senza amore non si possa né voglia vivere nonostante si goda di una condizione economica privilegiata.
Massimo ha scelto l’isolamento su unì isola dopo la morte della moglie. Massimo vive da eremita.
Il suo cuore è congelato alle emozioni, ma quando il Destino lo costringe a ritornare sulla “terraferma” della vita, dovrà scegliere tra il coraggio d’essere un nonno presente o fuggire via dalle responsabilità
La verità inseguita e trovata sull’incidente che ha provocato la morte della figlia e del genero segnerà per sempre il protagonista, rendendosi conto d’essere stato un padre assente ed anaffettivo.
“L’equazione del cuore” è una lettura stratificata, va sedimentata, meditata per coglierne la bellezza e lo struggente messaggio finale.
Un romanzo delicato, amaro, intenso con un inaspettato ed aperto finale come solamente l’amore può essere.

9) Crepacuore (Selvaggia Lucarelli)

“Crepacuore” è un romanzo scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato nel Novembre 2021 da Rizzoli.
Sinossi:
“Quando non eravamo insieme sentivo uno strano disordine emotivo, una specie di febbre, di sete che dovevo placare. Vivevo le mie giornate senza di lui come un intervallo, una pausa dell’esistenza. Mi spegnevo, in attesa di riaccendermi quando lo avrei rivisto. Ero appena diventata una giovane tossica, convinta, al contrario, di aver colmato quella zona irrimediabilmente cava della mia esistenza. “Così Selvaggia Lucarelli descrive gli esordi di una relazione durata ben quattro anni in cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, come un fungo infestante, ha intaccato tutto quello che la circondava. Perfino l’amore per suo figlio, che finisce trascurato tra decisioni imprudenti e un’asfissiante sindrome abbandonica: “Oggi, guardandomi indietro, faccio ancora fatica ad ammetterlo, ma la felicità di mio figlio, la sua sicurezza perfino, erano la cosa più importante solo in quei rari momenti in cui sentivo di aver messo la mia relazione al sicuro. L’unico pericolo che avvertivo come costante e incombente era quello che lui mi lasciasse per la mia evidente inadeguatezza”. Con coraggio, senza fare sconti soprattutto a sé stessa, racconta come un incontro tra un uomo che non vede nulla oltre sé stesso e una donna che non vede nulla oltre lui può trasformarsi in una devastante dipendenza affettiva da cui la protagonista uscirà solo dopo aver toccato il fondo. Solo dopo aver compreso cos’era quel vuoto da colmare e perché ha coltivato la speranza distruttiva che qualcuno potesse colmarlo: “Siamo stati, insieme, una profezia feroce che per avverarsi aveva bisogno delle ferite di entrambi”.
Recensione:
Le persone sagge o quelle che si sentono depositari delle verità sostengono che almeno una volta nella vita è necessario soffrire per amore.
Le delusioni d’amore servono a crescere aggiungono gli esperti.
“Ciò che non ti uccide, fortifica” rivendica un proverbio popolare.
Ma al di là della saggezza e lungimiranza acquisita, siamo davvero capaci di controllare il sentimento amoroso?
Siamo in grado di razionalizzare il colpo di fulmine?
Abbiamo la forza d’evitare la dipendenza affettiva?
Possiamo affermare sinceramente di non essere stati almeno un po’ zerbino di un partner?
Inutile girarci intorno, la risposta è no.
L’amore ci rende folli, coraggiosi quanto stupidi, inetti e l’ombra di noi stessi.
Come in tutte le malattie e momenti difficili della vita, riconoscere d’avere un problema e chiedere aiuto è il primo passo.
Un drogato deve smettere di farsi. Resistere alla tentazione iniziando un lungo e faticoso percorso di disintossicazione.
L’innamorato patologico o se preferite la dipendenza emotiva come ci spiega Selvaggia Lucarelli va paragonata al drogato in crisi d’astinenza.
“Crepacuore” è una confessione intensa, sincera, inaspettata che Selvaggia Lucarelli ha deciso di compiere con tutti noi.
Dopo il divertente e leggero “Casi Umani” del 2018 in cui la giornalista elencava le storie tragicomiche avute dopo la fine di una storia importante quanto devastante, con il nuovo romanzo firma una sorta di “prequel” letterario raccontandoci la genesi , evoluzione e dopo la via crucis di un amore tossico.
Una discesa agli inferi sul piano psicologico ed emotivo che la donna Selvaggia si auto impone con il piccolo figlio Leon, convinta che sia il “prezzo giusto” da pagare per poter vivere con il suo fidanzato importante che ben presto si rivelerà essere una versione più maniacale e sprezzante di Furio, celebre personaggio creato da Carlo Verdone.
Si rimane stupiti nel leggere l’elenco d’umiliazioni e dolorose vessazioni accettate silenziosamente dalla Lucarelli pur d’avere l’amore di Furio.
L’immagine pubblica e social della Lucarelli, donna forte, ironica e con la battuta sempre pronta è lontana anni luce dalla Selvaggia raccontata, descritta nei vari capitoli.
Essere coraggiosi è non solo la prova d’ affrontare situazioni pericolose e/o al limite della propria vita, ma soprattutto d’ ammettere e riconoscere le proprie debolezze e vizi.
Selvaggia Lucarelli si è rivelata una donna coraggiosa mettendo da parte il “personaggio” Lucarelli , facendo conoscere , apprezzare la sua essenza più intima e personale.
Nessuno è perfetto, nessuno è invincibile .
Tutti perdono, cadono, soffrono in amore.
Pochi lo riconoscono e chiedono aiuto.
“Crepacuore” è un romanzo, una testimonianza viva, sincera, coinvolgente che nonostante la tematica delicata ed i passaggi anche imbarazzanti non vengono mai l’ironia e l’onesta intellettuale.
Brava Selvaggia, il tuo “Crepacuore” è stato anche il nostro.

8) Per Niente al Mondo (Ken Follett)

“Per Niente al Mondo” è un romanzo scritto da Ken Follett e pubblicato in Italia da Mondadori nel novembre 2021

Sinossi:

Il nuovo romanzo di Ken Follett costituirà una sorpresa entusiasmante per i suoi milioni di lettori.
Per niente al mondo segna un cambio di rotta rispetto ai suoi famosissimi romanzi storici. Ambientato ai giorni nostri narra di una crisi globale che minaccia di sfociare nella terza guerra mondiale, lasciando il lettore nell’incertezza fino all’ultima pagina.
Più di un thriller, Per niente al mondo è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo.

Recensione:

Il mondo è purtroppo cambiato dal 25 Febbraio.

La guerra in Ucraina ha fatto “sparire” il Covid dalle prime pagine dei giornali e dai talk show.

Chi ha letto il nuovo romanzo di Ken Follett prima dell’invasione russa   ha avuto  una reazione mediamente /tiepida tendente alla delusione.

Alcuni dei fan più accaniti dell’autore gallese si sono spinti a definirlo  creativamente “bollito” ed il romanzo sul piano narrativo insulso quanto inverosimile.

Chi invece sta leggendo in questi giorni o lo leggerà al di la dei giudizi letterari non  potrà non avvertire un leggero brivido  lungo la schiena.

Ken Follett ha sostanzialmente dato rappresentazione, voce e soprattutto sentimento  alla madre di tutti gli incubi di questo Terzo Millennio: una guerra nucleare.

In questi giorni mi è capitato più volte di leggere, ascoltare la frase pronunciata da Albert Einstein sull’ipotesi di terza guerra mondiale

“Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con bastoni e pietre.” “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.”

“Per Niente al Mondo”  si  sviluppa inizialmente  come una classica storia di spionaggio e contro spionaggio tra Paesi stranieri in uno stato di conflitto più o meno dichiarato.

Avendo sullo sfondo la contesa tra  Cina e gli Usa per  supremazia politica ed economica mondiale.

Il lettore assiste ad una escalation di azioni e reazioni da parte delle rispettiva intelligence scatenando alla lunga un’impensabile quanta tragica svolta militare diretta.

La Corea del Nord è da sempre  uno stato fantoccio tenuto in “vita” dalla Cina , ritenenuta  strategicamente indispensabile  come baluardo all’espansione americana in Oriente.

La Corea del Nord  è governata dal folle quanto capriccioso Capo Supremo che gestisce l’atomica come strumento di pressione e minaccia, non pensando alle terribili conseguenze.

Il casus belli o se preferite  la miccia che può trascinare l’intera umanità all’auto distruzione nucleare è stata raccontata, descritta, rappresentata da molti autori e registi, ma sempre come pretesto drammaturgico per raccontare altro.

Ma in  questo caso Ken Follett  colloca lo spauracchio nucleare come fine ultimo del proprio racconto.

 Capitolo dopo capitolo siamo sempre più stupiti ed attoniti di fronte al precipitare degli ed al fallimento di  qualsiasi tentativo diplomatico , passando così da una sciagurata ipotesi di “scuola” all’assurda realtà.

Ken Follett certifica  l’incapacità o se preferite la  stupidità dei leader mondiali di capire che una volta intrapresa la strada della rappresaglia e ritorsioni,  non esiste modo di tornare indietro.

“Per Niente al Mondo” probabilmente non è  il romanzo migliore di Ken Follett presentando limiti strutturali, criticità narrative oltre ad  evidenziare una sostanziale banalità e superficialità in alcuni passaggi importanti.

La storia è  probabilmente eccessivamente lunga e prolissa rispetto alle esigenze reali, ciò nonostante nel lettore  un segno, un’emozione e soprattutto una sana paura per quello che non il futuro immaginario , ma  di come la cronaca  di questi ultimi giorni possa spazzare via una pace in Europa e nel mondo, ritenuta una certezza acquisita in modo definitivo ed assoluto.

7) Gli Ultimi giorni di John Lennon (James Patterson)

“Gli Ultimi Giorni di John Lennon” è un romanzo scritto da James Patterson e pubblicato da Longanesi il 23 settembre 2021.
Sinossi:
L’8 dicembre 1980 il cantante più famoso della storia della musica e un suo fan si incontrano. Uno morirà. L’altro finirà in carcere per il resto dei suoi giorni. È un thriller. Ma è anche una storia vera. Neanche nei suoi sogni più esaltanti, John Lennon aveva immaginato che i Beatles lo avrebbero trasformato in una superstar internazionale, in grado di scalare le vette delle classifiche, conquistare il pubblico americano, rivoluzionare la musica pop e influenzare intere generazioni di fan in tutto il mondo. Sembra un sogno, ma è tutto vero. Una parabola esaltante fatta di incontri casuali, vitalità dirompente e un immenso talento. I Beatles in pochi anni diventano la band più amata del pianeta. Riassumono un’epoca e insieme la plasmano. Nessuno li può toccare. Nessuno tranne un giovane fan, Mark David Chapman, così ossessionato da Lennon da volare fino a New York da Honolulu, per appostarsi nell’Upper West Side, davanti al palazzo dove vive il suo idolo, il Dakota Building. La sera di quel maledetto 8 dicembre del 1980, Lennon ha appena compiuto quarant’anni. Sta rientrando a casa dallo studio di registrazione, con la moglie Yoko, giusto in tempo per dare la buonanotte al figlio Sean, di cinque anni. Con cinque colpi di pistola l’anonimo Mark Chapman fredda la più grande leggenda della musica vivente, che morirà pochi minuti dopo all’ospedale. Che cosa lo ha spinto a compiere quel gesto? A cosa pensava? Arricchito da interviste esclusive ad amici e collaboratori di Lennon, fra cui Paul McCartney, questo documentatissimo libro narra l’incredibile storia vera di due uomini che con le loro azioni hanno cambiato il mondo.
Recensione:
Eviterò, almeno stavolta, di “rivendicare” la mia assoluta impreparazione musicale.
So chi sono i Beatles. So chi è John Lennon e della sua tragica morte
So quanto la musica dei Beatles ha influenzato , infiammato più di una generazione, assicurando onore e gloria imperitura ai componenti della band di Liverpool.
Quello che non mi aspettavo che il noto e bravo giallista come James Patterson potesse avere l’idea di raccontare le origini , l’ascesa, i trionfi e la fine della band come fosse un romanzo.
Ed ancora aggiungendo l’elemento thriller psicologico nel ricostruire l’omicidio di Lennon dalle due opposte prospettive : l’assassino e la vittima.
Il mio amico Don Paolo Tenaglia mi ha regalato il nuovo romanzo di James Patterson conoscendo bene i miei punti deboli: curiosità e storia.
“Gli ultimi giorni di John Lennon” sebbene sia presentato come un romanzo in vero si rivela sul piano narrativo -strutturale come una raccolta di episodi, passaggi, interviste ai protagonisti ed articoli creativamente rielaborati avendo da una parte un taglio thriller e dall’altra avendo l’obiettivo di far rivivere musicalmente i passaggi della nota band.
James Patterson si è posto l’ambizioso obiettivo autoriale di tenere insieme suspense e passione musicale sperando cosi d’invogliare alla lettura diverse tipologie di lettori.
Il risultato di questa complessa quanto affascinante operazione autoriale e commerciale è complessivamente riuscita anche se sinceramente ci saremmo aspettati un guizzo in più dal noto scrittore.
L’impianto narrativo è ben equilibrato alternando la storia del gruppo con quella privata e sentimentale di Lennon , ma il lettore “poco esperto” del fenomeno Beatles alla lunga fatica a seguire la dettagliata e corposa cronologia degli eventi.
Patterson cita date, rievoca concerti, fa conoscere nomi di manager, dischi volendo dare il più possibile forma e senso del mondo Beatles.
Ma questo flusso di notizie appare più nozionistico che necessario alla fluidità e verve del racconto.
Così la parte riguardante Lennon ed il suo assassino appare più intensa, viva, coinvolgente meno imprigionata dai freddi numeri e date, permettendo all’autore una maggiore libertà creativa.

Le 334 pagine del romanzo  sono sinceramente tante Alcuni passaggi , a nostro modesto parere, potevano essere ridotte o tolte, evitando così cadute di tensione narrativa e ritmo.

“Gli Ultimi giorni di John Lennon” è un romanzo /omaggio  scritto con passione  e  visione autoriale e nonostante alcune criticità  offre comunque un originale ed approfondita prospettiva sulla famosa band e sulla travagliata ed intensa vita di John Lennon.