33)Un cuore nero inchiostro- Le indagini di Cormoran Strike( Robert Galbraith)

“Un cuore nero inchiostro” è un romanzo scritto da Robert Galbraith e pubblicato da Salani Editore il 25 ottobre 2022.

Sinossi:

L’agenzia di Cormoran Strike e Robin Ellacott – detective privati, soci in affari e autoproclamatisi ‘migliori amici’ – non è certo a corto di clienti. Così, quando una giovane donna dall’aria stravolta si presenta in ufficio, la segretaria la rispedirebbe volentieri indietro, ma l’intuito di Robin le dice di ascoltarla. Mentre stringe la sua costosissima borsa macchiata di inchiostro, Edie Ledwell si presenta come la coautrice di una serie animata di culto che sta per sbarcare su Netflix e implora Robin di aiutarla a scoprire l’identità di una misteriosa figura che la perseguita online. Robin le consiglia di rivolgersi ad altre agenzie specializzate in reati informatici, ma rimane turbata da quell’incontro. E ancora di più la sconvolgerà leggere dell’assassinio di Edie Ledwell poco tempo dopo. Una nuova indagine sta per avvolgere Strike e Robin in una rete invisibile, pericolosa e oscura, in cui le identità si moltiplicano e si nascondono, la verità è più sfuggente che mai e il successo diventa un gioco crudele col destino. Un ingranaggio perfetto, una narrazione trascinante, un altro capitolo irrinunciabile della storia di Robin e Strike.

Recensione:

È sottile quanto importante la linea di demarcazione tra l’essere fan di un attore /serie tv e lo scivolare nel fanatismo , diventando  responsabile di azioni illegali o peggio ancora criminose.

Se da una parte il web ed ancora di più i social network hanno permesso al pubblico di ’”avvicinarsi” al proprio beniamino, dall’altra hanno scoperchiato il vaso di Pandora sulle stranezze e pulsioni più inspiegabili dell’animo umano.

Il fan medio “fatica” a distinguere il personaggio dall’interprete, sovrapponendo la sfera pubblica con quella privata creando così le condizioni per un pericoloso cortocircuito.

Chi  segue questo blog fin dalla nascita  sa bene quanto siamo stati “ coinvolti” da questo scomodo argomento e quali pesanti conseguenze abbiamo giustamente pagato.

Leggendo il sesto libro  di Robert Galbraith,  è quasi inevitabile immaginare  quanto ci sia dentro di personale della J.k Rowling  nell’intreccio narrativo.

Una storia che inizialmente si divide , alterna  tra il  mondo del web  e quello reale, per poi tragicamente intrecciarsi.

 J.K Rowling,  nonostante sia l’ideatrice di Harry Potter, negli ultimi anni  è stata  oggetto di feroci  e violente campagne d’odio sui social per le sue posizioni sui diritti civili non “allineate” al pensiero dominante.

La  scrittrice Rowling  intuendo il potenziale creativo di tutto questo odio, si è presa una geniale quanto perfida vendetta sui propri haters costruendo un giallo appassionante , pieno di colpi di scena, originale ed allo stesso tempo evidenziando i rischi ed i pericoli di un web senza regole e controlli.

Far diventare concreta , reale, una minaccia nata da un blog  di fan non era semplice , trovando un credibile motivo per “scomodare”  l’ormai celebre coppia investigativa composta da Strike e Robin.

L’aggressione e la morte di uno degli ideatori ha permesso il legame narrativo tra i due mondi  dando vita ad un racconto mai banale, spiazzante quanto incisivo nei contenuti.

“Un cuore nero inchiostro” è un giallo in cui nulla è come sembra e soprattutto fa emergere  gli aspetti peggiori ed oscuri del web: manipolazione psicologica, solitudine e mania del controllo .

“Un cuore nero inchiostro” si rivela una partita a scacchi giocata dalla coppia investigativa contro un avversario invisibile capace di ogni mossa pur di piegare la realtà al suo pericoloso mondo immaginario.

Chi è Anomia?

Quanti di voi ne hanno incontrato uno nella vostra esperienza con il web?

Dopo aver letto questo  romanzo, magari sarete più accorti nel dare fiducia a qualcuno nascosto da un nickname.

31) Le Guarigioni (Kim Rossi Stuart)

“Le Guarigioni” è una raccolta di racconti scritta da Kim Rossi Stuart e pubblicata il 24 Gennaio 2019 da” La Nave di Teseo”

Sinossi:

Un padre dal carattere volubile e un bambino silenzioso lasciano la città per aprire un maneggio tra il fango e la solitudine della campagna; uno scrittore cerca ripetutamente di innamorarsi davvero, per capire ogni volta di volere tutt’altro e in tutt’altro modo; un piccolo e morigerato imprenditore viene travolto dall’arrivo di una donna tanto appassionata quanto ingestibile; una moglie scettica, indipendente e sicura di sé sospetta di essere stata scelta per una rivelazione mistica; un prete ribelle combatte contro la pressoché totale scomparsa del Male nel mondo. Curiosi, burberi, inafferrabili, irrisolti e romantici, oppure fragili, buffi, egoisti e testardi, i personaggi di Kim Rossi Stuart si muovono nelle loro storie con l’andamento irregolare e imprevedibile di una vita che sposta i cartelli e confonde le direzioni, per irriderli e confonderli ogni volta. Uomini (e donne) che combattono contro gli eventi e le loro stesse idiosincrasie, per provare a trovare, se non le risposte, almeno le domande giuste da porsi, lungo un filo comune ma ben dissimulato che raccoglie assieme questi cinque racconti: microcosmi di amore, lotta, impazzimenti e visioni.

Recensione:

Chi mai mi guarirà dalla lettura dei 5 racconti scritti da Kim Rossi Stuart?

Quale farmaco potrà togliermi la sensazione d’aver letto almeno tre racconti degni della supercazzola ?

Chi o cosa potrà guarirmi dalla consapevolezza che Elisabetta Sgarbi direttrice e fondatrice della casa editrice de “La Nave di Teseo” abbia pubblicato il  quaderno degli “appunti” del popolare e bravo attore pensando comunque di farne un successo editoriale?

Sono volutamente sarcastico e pungente  nell’esporre il mio giudizio sulle “Le Guarigioni”, ma questo mio atteggiamento è frutto della delusione letteraria.

Non avrei probabilmente mai letto “Le Guarigioni”, se non avessi visto tre anni dopo il film “Bardo” diretto dallo stesso Kim Rossi Stuart ispirato liberamente dal primo racconto .

Sul magazine  “Parole a colori”  avendo espresso  un parere complessivamente positivo sul film (https://www.paroleacolori.com/brado-un-western-esistenziale-che-prova-a-spiegare-il-senso-della-vita/=),  nutrivo discrete aspettative anche il libro.

Invece, caro lettore /spettatore, mai dire mai anche in campo letterario, dovendo evidenziare purtroppo che il Kim Rossi Stuart in versione scrittore è  caotico, dispersivo, autoreferenziale e poco incisivo.

“Le Guarigioni”  composta da 5 racconti, si sono rivelati un esercizio letterario dell’uomo Kim   con lo scopo d’esorcizzare forse i propri demoni interiori ed ossessioni, ma troppo lontani dal “sentire comune” del lettore medio.

5 racconti  in cui fobie, angosce, rapporti conflittuali tra padre e figlio e marito e moglie sono declinati  con un intento narrativo ed introspettivo apprezzabile da  un pubblico colto e dotato di una grande pazienza letteraria.

Non sono riuscito a trovare, un mio limite, un filo rosso capace di unire i racconti e darmi un senso all’intera operazione dell’autore.

“Le Guarigioni” in conclusione sono state necessarie per l’uomo Kim , ma sicuramente indispensabili per  l’artista Kim Rossi Stuart nel suo processo di elaborazione creativa visto poi il film.

Ed al lettore tardivo come il sottoscritto, non resta  altro che guarire dalla noia.

30) La Mala Erba (Antonio Manzini)

“La Mala erba” è un romanzo scritto da Antonio Manzini e pubblicato da Sellerio il 27 Settembre 2022.

Sinossi:

Nella cameretta di Samantha spicca appeso al muro il poster di una donna lupo, «capelli lunghi, occhi gialli, un corpo da mozzare il fiato, gli artigli al posto delle unghie», una donna che non si arrende davanti a nulla e sa difendersi e tirare fuori i denti. Samantha invece, a 17 anni, ha raccolto nella vita solo tristezze e non ha un futuro davanti a sé. Non è solo la povertà della famiglia; è che la gente come lei non ha più un posto che possa chiamare suo nell’ordine dell’universo. Lo stesso vale per tutti gli abitanti di Colle San Martino: vite a perdere, individui che, pur gomito a gomito, trascinano le loro esistenze in solitudine totale, ognuno con i suoi sordidi segreti, senza mai un momento di vita collettiva, senza niente che sia una cosa comune. Sul paese dominano, rispettivamente dall’alto del palazzo padronale e dal campanile della chiesa, Cicci Bellè, «proprietario di tutto», e un prete reazionario, padre Graziano. I due si odiano e si combattono; opprimono e sfruttano, impongono ricatti e condizionamenti. Cicci Bellè prova un solo affetto, per il figlio Mariuccio, un ragazzone di 32 anni con il cervello di un bambino di 5; padre Graziano porta sempre con sé il nipote Faustino, bambino viziato, accudito da una russa silenziosa, Ljuba. Samantha non ha conforto nel ragazzo con cui è fidanzata, nemmeno nei conformisti compagni di scuola; riesce a comunicare solo con l’amica Nadia. Tra squallide vicende che si intrecciano dentro le mura delle case, le sfide dei due prepotenti e i capricci di un destino tragico prima abbattono la protagonista, dopo le permettono di vendicarsi della sua vita con un colpo spregiudicato, proprio come una vera donna lupo; un incidente, un grave lutto, un atto di follia, sono le ironie della vita di cui la piccola Samantha riesce ad approfittare. La penna di Antonio Manzini, che ha descritto un personaggio scolpito nella memoria dei lettori come Rocco Schiavone, raffigura individui e storie di vivido e impietoso realismo in un noir senza delitto, un romanzo di una ragazza sola e insieme il racconto corale di un piccolo paese. Una specie di lieto fine trasforma tutto in una fiaba acida. Ma dietro quest’apparenza, il ghigno finale della donna lupo fa capire che La mala erba è anche altro: è un romanzo sul cupio dissolvi di due uomini prepotenti, sulla vendetta che non ripristina giustizia, sul ciclo inesorabile e ripetitivo dell’oppressione di una provincia emarginata che non è altro che l’immensa, isolata provincia in cui tutti viviamo

Recensione:

“La mala erba non muore mai” recita un popolare proverbio che Antonio Manzini ha voluto utilizzare come titolo del suo nuovo romanzo anticipando  da subito il tema narrativo della storia: le declinazioni /sfumature della meschinità umana.

“La mala erba” è una storia di piccoli soprusi, dolori, tradimenti, ipocrisie e violenze  incarnate dalla piccola comunità di Colle San Martino.

Antonio Manzini pennella con intelligenza, sensibilità e feroce realismo una società  in cui i soldi e l’arroganza del più forte schiacciano ogni possibilità di riscatto e futuro.

Niente si muove e niente si decide senza il permesso di Cicci Belle padre padrone di Colle San Martino,  rievocando un’atmosfera da età feudale o se preferite una versione grottesca di Don Rodrigo.

I  ragazzi sembrano destinati a seguire le orme  fallimentari dei genitori, prigionieri di sogni infranti e di un declino economico collettivo.

La diciasettenne Samantha  che avrebbe dovuto incarnare l’’alternativa diversa e positiva del paesino, invece  diventerà, suo malgrado, parte del sistema scalzando dal “trono” Cicci Belle, vittima della sua superbia e cattiveria.

 All’inizio del racconto l’autore sottolinea  una divisione tra buoni e cattivi, vittime e carnefice, portando il lettore a provare simpatia per gli “ultimi”, ma con il dipanarsi dell’intreccio, pieno di tragici ed inaspettati colpi di scena, tutto cambia.

Nessuno è esente da colpe e responsabilità ,  ogni personaggio pensa al proprio tornaconto personale.

“La mala erba”  è un romanzo amaro, cupo, crudo portando in superfice gli aspetti peggiori dell’animo umano.

È una lettura sociale, culturale, intimistica del nostro Paese che non lascerà indifferenti e soprattutto imponendoci un disincantato e preoccupante monito  sulle future generazioni.

29) Mussolini Il Capobanda (Aldo Cazzullo)

“Mussolini il capo banda” è un saggio scritto da Aldo Cazzullo e pubblicato il 13 settembre da Mondadori Editore.

Sinossi:

«Cent’anni fa, in questi stessi giorni, la nostra patria cadeva nelle mani di una banda di delinquenti, guidata da un uomo spietato e cattivo. Un uomo capace di tutto; persino di far chiudere e morire in manicomio il proprio figlio, e la donna che l’aveva messo al mondo». Comincia così il racconto di Aldo Cazzullo su Mussolini. Una figura di cui la maggioranza degli italiani si è fatta un’idea sbagliata: uno statista che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte; peccato l’alleanza con Hitler, le leggi razziali, la guerra. Cazzullo ricorda che prima del ’38 Mussolini aveva provocato la morte dei principali oppositori: Matteotti, Gobetti, Gramsci, Amendola, don Minzoni, Carlo e Nello Rosselli. Aveva conquistato il potere con la violenza – non solo manganelli e olio di ricino ma bombe e mitragliatrici –, facendo centinaia di vittime. Fin dal 1922 si era preso la rivincita sulle città che gli avevano resistito, con avversari gettati dalle finestre di San Lorenzo a Roma, o legati ai camion e trascinati nelle vie di Torino. Aveva imposto una cappa di piombo: Tribunale speciale, polizia segreta, confino, tassa sul celibato, esclusione delle donne da molti posti di lavoro. Aveva commesso crimini in Libia – 40 mila morti tra i civili –, in Etiopia – dall’iprite al massacro dei monaci cristiani –, in Spagna. Aveva usato gli italiani come cavie per cure sbagliate contro la malaria e per vaccini letali. Era stato crudele con tanti: a cominciare da Ida Dalser e dal loro figlio Benitino. La guerra non fu un impazzimento del Duce, ma lo sbocco logico del fascismo, che sostiene la sopraffazione di uno Stato sull’altro e di una razza sull’altra. Idee che purtroppo non sono morte con Mussolini. Anche se Cazzullo demolisce un altro luogo comune: non è vero che tutti gli italiani sono stati fascisti. E l’antifascismo dovrebbe essere un valore comune a tutti i partiti e a tutti gli italiani.

Recensione:

Chi è stato veramente Benito Mussolini?

L’uomo della Provvidenza ? Il Duce d’Italia? Un dittatore? L’uomo che ha trascinato l’Italia alla tragedia della seconda guerra mondiale?

Se la  Storia ha espresso il proprio giudizio chiaro e netto sul fascismo e sull’opera di Benito Mussolini,  è ben diversa la percezione che oggi noi italiani abbiamo del ventennio fascista.

Il tempo ha indubbiamente lenito molte ferite, affievolito le contrapposizioni ideologiche e soprattutto il mondo è cambiato.

La figura di Benito Mussolini e le gravi colpe del fascismo in questi ultimi anni hanno subito una sorta di “pacifico revisionismo”  da parte nell’opinione pubblica, facendo  passare l’idea che l’antifascismo su cui si basa la nostra Costituzione , sia  qualcosa di superato e non più un valore vincolante.

La memoria nazionale è  un tesoro da preservare e custodire al fine di ripetere gli errori del passato.

Aldo Cazzullo con  questo saggio compie un lodevole quanto importante compito di “promemoria” e soprattutto di monito  alle nuove generazioni.

“Mussolini, il capobanda”  si è rivelata un’operazione attenta , scrupolosa e dettagliata nello  smontare tutte “le fake news” e “ narrazioni errate” sul ventennio veicolate “ad arte” da alcuni media e dai social con lo scopo di rivalutare il Duce ed il fascismo.

Cazzullo ripercorre tutte le tappe del fascismo dall’origine del movimento fino all’epilogo truculento di Piazzale Loreto in cui il corpo di Mussolini fu esposto a testa in giù.

I fatti contano e purtroppo i fatti  riportati da Aldo Cazzullo  certificano le violenze, gli abusi, il sangue ed i crimini commessi dal fascismo in ogni fase della propria storia.

Essere di destra (come è il sottoscritto) significa anche avere consapevolezza di quello è stato il fascismo e di  quali responsabilità morali, umane e politiche si macchiò Benito Mussolini: il capobanda .

28) La Costanza è un’eccezione (Alessia Gazzola)

“La Costanza è un’eccezione” è un romanzo scritto da Alessia Gazzola e pubblicato da Longanesi il 30 agosto 2022.

Sinossi:

Facciamo il punto. Costanza, dopo la laurea in medicina, è stata costretta a lasciare la sua amata e luminosa Sicilia per trasferirsi nel freddo e malinconico Nord. A tenere in caldo i cuori, però, ci pensa Marco, incantevole padre della sua incantevole Flora che Costy, non senza qualche incertezza, ha deciso di portare nella vita della figlia. Dopo varie tribolazioni, Marco ha praticamente lasciato la storica (e decisamente perfetta) fidanzata all’altare. Costanza (seppur decisamente imperfetta) credeva che l’avesse fatto per lei, ma non ne è più così sicura considerato che Marco prende tempo e si comporta in modo piuttosto ambiguo. Come sempre, però, nella vita di Costanza non c’è spazio per la riflessione: lei è una madre lavoratrice e precaria che al momento si sta autoconvincendo di aver compiuto la scelta giusta decidendo di lasciare l’Istituto di Paleopatologia di Verona per un impiego da anatomopatologa a Venezia. Come se la situazione non fosse abbastanza complicata, gli ex colleghi la richiamano per un incarico dal lauto compenso: l’ultima discendente di un’antica famiglia veneziana, gli Almazàn, desidera scoperchiare le tombe dei suoi antenati per scoprire cosa c’è di vero nelle dicerie calunniose che da secoli ammantano di mistero il casato. Costanza non vorrebbe accettare, ma questa storia a tinte fosche solletica la sua curiosità… e poi scopre che nell’operazione è coinvolto anche Marco. Che il cantiere possa rappresentare un’occasione d’oro per trovare un equilibrio vita-lavoro? O, per meglio dire: che il cantiere possa rappresentare un’occasione d’oro per cercare di capire cosa c’è davvero tra lei e Marco? Con coraggio, determinazione e tanta, tanta costanza, questa eroina dai capelli rossi affronterà nuove sfide, svelerà antiche trame mentre proverà a comprendere il suo cuore.

Recensione:

Dispiace molto dover dire arrivederci alla Dott.ssa Costanza Macallè  scrivendo una recensione non positiva.

Ma il popolare proverbio “Non c’è due senza il tre” non  posso   applicarlo al terzo ed ultimo romanzo della saga.

“La Costanza è un’Eccezione” è, a mio modesto parere, un notevole quanto inaspettato “passo indietro” rispetto ai precedenti episodi.

Ci troviamo davanti ad una storia stiracchiata  sul piano narrativo e forzata sul versante sentimentale.

La volontà di Alessia Gazzola di chiudere con questo personaggio ha paradossalmente bruciato quanto di buono “seminato” in precedenza.

La fretta autoriale di  mettere un punto alle dis-avventure professionali e sentimentali della nostra Costanza,  ha generato “cortocircuito” sull’intera saga.

Ci può stare, ovviamente, che un autore decida di chiudere un cerchio  ritenendo esaurita la vena creativa, ma non in questo modo.

Mi dispiace molto dover sottolineare il passo falso della Dott.ssa Gazzola, ma così è.

Costanza Macallè meritava un’uscita di scena più coerente, plausibile e soprattutto in linea con quanto raccontato, trasmesso in precedenza.

Invece la lettura di “La Costanza è un’eccezione” trasmette una fretta, desiderio di chiusura che cozza  drasticamente quanto negativamente con il desiderio di lettore di vedere realizzata e felice la nostra “eroina”.

La mia personale sensazione è che Alessia Gazzola abbia voluto evitare “l’effetto Allieva” , rimanendo così bloccata per anni su un personaggio.

Alessia Gazzola pur costruendo il terzo libro sulla “falsa riga” dei primi due, ovvero alternando  presente e passato, ma stavolta  l’intreccio non scorre fluido e brillante.

Gazzola conferma d’avere una buona padronanza della parte storica, ma stavolta risulta meno avvincente e funzionale rispetto alla  vita di Costanza.

I problemi di cuore di Costanza , il  suo “tira e molla” con Marco, padre della dolce Flora, appaiono slegati e fuori contesto.

“La Costanza è un’ eccezione”  è un buon libro, ma non è sicuramente un romanzo  all’altezza della fama e valore del brand ”Gazzola”.

Il mio auspicio che Alessia Gazzola ci ripensi e decida di scrivere un finale diverso, più adeguato e meritevole per Costanza Macalle.

Lo merita il personaggio, lo meritiamo noi e soprattutto non possiamo, non vogliamo ricordare un’incostanza letteraria di Alessia Gazzola.

27) Gli avversari (John Grisham)

“Gli avversari” è una raccolta di racconti scritti da John Grisham e pubblicato il 21 Giugno 2022 da Mondadori .
Sinossi:
Un ex avvocato in fuga, un condannato a morte a un passo dalla fine e due fratelli rivali eredi di un famoso studio legale sono i protagonisti di tre storie tra le migliori che John Grisham abbia mai raccontato, riunite in questa che è la sua prima raccolta di novelle in cui si alternano con efficacia suspense, emozione e divertimento.

In Ritorno a casa, l’avvocato Jake Brigance – già protagonista de Il momento di uccidere, L’ombra del sicomoro e Il tempo della clemenza – viene contattato da un vecchio amico, Mack Stafford, ex collega a Clanton, che chiede il suo aiuto. Tre anni prima Mack è fuggito dalla Ford County senza lasciare tracce con i soldi dei suoi clienti dopo aver dichiarato fallimento e divorziato dalla moglie, abbandonando le sue due figlie. Ora desidera ritornare a casa, ma le cose non vanno come aveva previsto.

In Luna di fragola, Cody Wallace, un condannato a morte di soli ventinove anni, di cui quattordici passati nel braccio della morte, è in attesa della sua esecuzione. Mancano soltanto tre ore, il suo avvocato non può salvarlo e la richiesta di clemenza non viene accolta dal governatore. Mentre il tempo sta per scadere Cody riceve una visita inaspettata ed esprime un ultimo, straziante desiderio.

Gli avversari sono i due fratelli Kirk e Rusty Malloy, avvocati di successo che hanno ereditato un importante e prosperoso studio legale fondato dal padre, da tempo in prigione per aver ucciso la moglie. Kirk e Rusty si detestano e si parlano solo quando è strettamente necessario e, pur condividendo l’ufficio, fanno di tutto per evitarsi. Gli affari iniziano ad andare male e tutto il peso ricade su Diantha Bradshaw, l’unica persona di cui i due soci si fidano. Diantha deve decidere se salvarli o, per la prima volta nella sua carriera, salvare sé stessa.
Recensione:
Può succedere anche ai migliori scrittori d’avere dei dubbi, perplessità su quale storia scrivere, se ampliare un’idea nata per caso, scrivere il sequel di un romanzo di successi.
Quando uno scrittore di fama è avvolto da dubbi creativi, da amletiche scelte narrative e non volendo buttare il proprio lavoro, decide di farne un’ inedita raccolta di racconti soddisfacendo contemporaneamente editore e lettore.
Il nostro autore avrà infatti realizzato un sondaggio letterario ed un investimento editoriale partendo da uno stallo creativo-
Se lo scrittore in difficoltà è John Grisham, allora quasi tutti gli scrittori del mondo posso tirare un sospiro di sollievo, sapendo che anche un Maestro può trovarsi in difficoltà.
“Gli avversari” racchiude chiaramente 3 ipotesi di lavoro su cui Grisham ha meditato di farne un romanzo.
Difficile stabilire quale dei tre godesse della maggiore preferenza del Maestro, ma personalmente ho avvertito un maggiore interesse /coinvolgimento emotivo con il secondo racconto “Luna di Fragola”, dove assistiamo al tragico “countdown” di un ragazzo condannato ingiustamente alla pena capitale
Tre racconti accomunanti dalla malagiustizia americana, dalle contraddizioni legali e razziali applicate quasi in modo naturale.
Tre storie in cui avidità, ingenuità e furbizia si mescolano ed alterano continuamente in un intreccio mai banale e piuttosto scorrevole, offrendo al lettore tre diversi tipologie di persone: l’avvocato imbroglione, il condannato a morte ideale (nero e senza soldi) e come una faida familiare possa trascinare tutti nell’abisso.
Tre tematiche drammaturgicamente non particolarmente originali, essendo stati già affrontanti e sviscerati dall’autore nel corso della sua lunga carriera in numerosi romanzi.
Tre racconti ben scritti, scorrevoli, carichi di pathos ed umanità, ma con un respiro letterario piuttosto “corto”.
In conclusione “Gli Avversari” è una lettura piacevole, a tratti avvolgente e godibile, ma senza mai raggiungere picchi di eccellenza.
In fondo il Maestro ha voluto condividere i propri dubbi con tre bozze di lavoro…
John Grisham può permetterselo, gli altri no.

122) Finale di Stagione 2022

“Anno nuovo vita nuova” eravamo soliti dire speranzosi nella notte di San Silvestro, festeggiando l’arrivo dell’anno nuovo.

Ma gli ultimi anni hanno stravolto anche i proverbi più ottimisti e saggi.

Siamo paradossalmente costretti a pensare “Anno nuovo, quale calamità arriverà ?”

I primi 7 mesi del 2022 sono stati davvero “scoppiettanti” : guerra in Ucraina, siccità, inflazione galoppante, caduta dei governi Draghi e Johnson.

Con i primi giorni,  agosto si preannuncia già all’altezza con le tensioni sull’asse Cina – Usa e la rinnovata conflittualità tra Kosovo e Serbia.

In questo quadro internazionale, sociale ed economico è assai difficile parlare, scrivere di Arte, ma non  volevamo , non potevamo deludere i nostri due lettori

Così siamo  pronti  a rompervi l’anima  con  il nostro consueto Finale di Stagione.

Sono stati setti mesi  scanditi da cinema, Tv, libri e problemi fisici che ci hanno fatto capire come la vita sia

Ergo non perdiamo  tempo

I numeri del nostro Finale di Stagione sono:  61 film, 34 programmi Tv, 27 libri.

Alla luce di quanto visto e letto, beccatevi le nostre Classifiche:

Cinema ( aspettando l’uscita dei film di Cannes e Venezia,  evidenziamo come finora la 7 arte ci abbia regalato molte delusioni e pochi film degni di nota)

  1. After Love di Aleem Khan.
  • Io e Spotty
  • Black Phone

Commento:

Libri:

  1. Le madri non dormono mai di Lorenzo Marone
  • Come Vento cucito alla Terra (Ilaria Tuti)
  • La Carrozza della Santa (Cristina Cassar Scalia)

Commento:

 TV

  1. Clark
  • Physical 2
  • Cobra Kai 4

Commento:

Il dado è tratto…

Adesso tornate pure

buone Vacanze. Forse…

26) Contrappasso (Andrea Delogu)

“Contrappasso” è un romanzo scritto da Andrea Delogu  e pubblicato da HarperCollins Italia  il 24 Febbraio 2022.

Sinossi:

Nessuno si aspettava il Contrappasso. Eppure, in una giornata simile a tante altre, gli esseri umani avevano iniziato a morire in modi violenti e atroci. Per motivi sconosciuti uccidere un animale, che fosse un insetto, un mammifero, un pesce, significava condividerne, all’istante, la stessa sorte, e perdere la vita nello stesso modo.

Gli eventi di quel giorno sono ormai storia, e il mondo a suo modo si è adattato alla nuova normalità seguendo il Piano di Sopravvivenza, fra squadre di Arginatori, sacrifici al Dovere, punizioni al Ritmo Delta, isole fantasma e colonie di ribelli. Ma un’indagine portata avanti da protagonisti insospettabili li condurrà a scoprire la verità sulla neonata società e sul suo castello di potere e sangue, spostando in continuazione il confine fra ciò che è giusto e sbagliato, fra ciò che è opportuno e ciò che è sconveniente anche se utile a conservare un tratto di umanità.

Dopo aver raccontato la sua infanzia a San Patrignano e la sua esperienza con la dislessia, Andrea Delogu esordisce nella narrativa. Lo fa con un romanzo disturbante e avvincente, che tiene il lettore incollato alla pagina, popolato da personaggi e situazioni indimenticabili. Un libro che è al tempo stesso un grandioso parto della fantasia, e una riflessione attualissima sul rapporto degli umani con l’ambiente che li ospita, sulla ricchezza e lo spreco, sulle responsabilità e i limiti del potere.

Recensione:

Il principio del contrappasso è diventato “celebre”, “temuto” e soprattutto universalmente citato dall’uomo della strada  grazie al talento e creatività  del Sommo Poeta (Dante) che lo fece diventare il suo straordinario strumento di  vendetta politica in chiave poetica contro i propri nemici.

Subire “la legge del contrappasso” suona oggi come una beffa o se preferite il duro quanto giusto conto presentato dal Destino /Dio / Natura al singolo individuo  per gli errori commessi.

La pandemia ha riaperto, reso incandescente tra le varie polemiche anche lo scontro tra gli ambientalisti duri e puri ed i “negazionisti” del cambiamento climatico .

L’uomo è esente dalla collera della Natura?  Per quanto tempo la Terra, gli animali, Madre Natura accetteranno  silenziosamente questo scempio?

Secondo molti scienziati ed attivisti, il “timer” della resa dei conti è già partito da tempo e molto presto l’intera umanità  pagherà un conto salatissimo.

Ma se il tempo  rimane un “concetto” difficile da comprendere, assimilare soprattutto per i nostri governanti quanto “sfuggente e fastidioso” per noi tutti, ecco come il talento e fantasia  di una scrittrice può offrirci la possibilità di riflettere sull’ inquietante quanto  apocalittico scenario di un Contrappasso applicato dalla Natura ai danni dell’uomo.

Uno scenario assurdo, tragico, impensabile, mi direte con aria sfottente.

 Ma se  solamente nel gennaio del 2020 vi avessero detto che  due mesi dopo il mondo intero sarebbe stato costretto a fermarsi,  come  avreste reagito?

Ecco iniziate la lettura di questo romanzo, mettendo da parte stolti pregiudizi ed immergetevi in questa  storia con il “mood”:  nulla è escluso.

Andrea Delogu mi aveva conquistato con il suo  romanzo d’esordio “La Collina” , apprezzandone le doti di autrice e soprattutto il coraggio di una  giovane donna   nel raccontare, condividere la propria esperienza e quella della sua famiglia  presso la comunità di San Patrignano.

Non avrei però immaginato, sinceramente, che Andrea Delogu fosse capace di scrivere un romanzo così spiazzante, cupo, avvincente ed allo stesso tempo attuale e credibile nonostante fosse di  genere utopico /dispotico.

Chi vi scrive detesta il genere utopico in qualsiasi forma e declinazione dalla letteratura al cinema passando per la tv, riconoscendo ciò come un grave limite  personale oltre che culturale.

Ma proprio nell’ammettere questo mio limite, mi permetto di scrivere che Andrea Delogu è riuscita “quasi” completamente in un piccolo miracolo letterario: ho divorato il suo libro in appena tre giorni.

Non voglio svelarvi nulla della trama, né tantomeno sui personaggi perché  ogni lettore deve /dovrà farsi una propria idea sulla storia, sulle cause del Contrappasso e sulle motivazioni che spingono i protagonisti  in questa disperata quanto impari lotta contro il Potere (attenzione, incarnata da una donna capace di scalare i ruoli di comando, dimostrando sangue freddo e cinismo nei momenti giusti)

Il mio “quasi” è legato a due criticità, che cercherò di spiegarvi.

La prima critica riguarda l’elemento “romance” che Andrea Delogu ha inserito nell’intreccio facendolo diventare  alla fine il cuore della storia.

 Una scelta autoriale rispettabile , ma che  ho trovato  debole sul piano emozionale  e poco coerente sul  quello  narrativo rispetto alle altre tematiche emerse e magistralmente sviluppate con sapienza e visione.

La seconda criticità è sul finale aperto che è decisamente atipico quanto social.

La non scelta è già una scelta sostengono e scrivono persone più sagge del sottoscritto.

Immagino che Andrea Delogu avesse in mente il suo epilogo del romanzo e nonostante  le bozze, le nottate in bianco ed i numerosi  confronti con amici ed editor, l’autrice non si stata capace di  liberarsi del fantasma di Amleto.

Anche in questo caso comprendo la scelta fatta, oserei innovativa e stimolante potendo contare su un  meritato e nutrito gruppo di fan sulla Rete, ma avrei apprezzato  una chiusura più esplicita  da parte della Delogu.

“Contrappasso” è un libro vibrante, autentico, tragico, spiazzante che  vi costringerà inevitabilmente a modificare il vostro approccio alla Natura  e magari facendovi riflettere sulle  conseguenze possibili di un mondo stanco di subire  passivamente la nostra ottusa ferocia ed indifferenza.

25) Come Vento cucito alla Terra ( Ilaria Tuti)

“Come vento cucito alla Terra” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato  il 7 Giugno 2022 da Longanesi.

Sinossi:

«Le mie mani non tremano mai. Sono una chirurga, ma alle donne non è consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dell’indecisione della mia terra natia in questa guerra che già miete vite su vite.

Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me. Flora e Louisa sono medici, e più di chiunque altro hanno il coraggio e l’immaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione e uguaglianza oltre ogni confine.

L’invito che mi rivolgono è un sortilegio, e come tutti i sortilegi è fatto anche d’ombra. Partire con loro per aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne è un’impresa folle e necessaria. È per me un’autentica trasformazione, ma ogni trasformazione porta con sé almeno un tradimento. Di noi stessi, di chi ci ama, di cosa siamo chiamati a essere.

A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.»

Recensione:

La penna di Ilaria Tuti è diventata con merito  l’indispensabile e prezioso strumento nel  far riemergere dal  passato storie di donne coraggiose e valorose di cui oggi il mondo ha un disperato bisogno.

In un mondo in cui i giovani affollano i cinema per inneggiare ai supereroi targati Marvel, Ilaria Tuti con pazienza e tenacia negli ultimi due anni si è ritagliata il nobile ruolo di “cacciatrice di eroine” realmente vissute dando loro  una meritata e toccante visibilità.

Ilaria Tuti è diventata il megafono di storie sepolte e sconosciute firmando romanzi che definire solamente “storici” sarebbe davvero riduttivo.

La pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza della scienza e la professionalità dei medici ed infermieri.

Uomini e donne che hanno giurato  di curare , prendersi cura dei pazienti come scopo di vita oltre che come lavoro.

Ilaria Tuti è una scrittrice creativa, talentuosa, ma è anche una donna dotata di uno spiccato “senso civico”, sensibilità ed umanità.

Quest’ultime doti le hanno permesso di dare vita al genere letterario   “Tuti” ovvero romanzi di coscienza, sensibilizzazione e soprattutto di coraggio con protagoniste donne che hanno deciso  di sfidare il sistema, i pregiudizi e ribaltando le ottuse certezze di un  mondo maschilista quanto gretto.

Se oggi tante donne indossano con merito ed orgoglio “ il “camice bianco” , lo devono anche  alla caparbietà di queste dottoresse che durante la prima guerra mondiale  sfidando  pericoli , insidie ed ostilità decisero d’aprire un ospedale .

“Come vento cucito alla terra” è una storia di coraggio, orgoglio, competenza e professionalità messa al servizio dei soldati  impegnati al fronte.

Ilaria Tuti  partendo da un lungo e scrupoloso lavoro di ricerca, ha costruito un impianto narrativo avvincente, credibile, incalzante in cui pathos e  ritmo crescono pagina dopo pagina.

“Come vento cucito alla terra”  è il riconoscimento del talento, conoscenza, affidabilità e professionalità delle prime donne medico  in una situazione di grave emergenza come la prima guerra mondiale

Altresì Ilaria Tuti  ha reso  il lettore partecipe dell’evoluzione del paziente alias soldato dall’iniziale diffidenza all’affidarsi serenamente  alla competenza e cura di un medico donna.

Assistiamo così con grande trasporto ed emozione ribaltamento dei ruoli tra uomo e donna ,  ad una rivoluzione culturale oltre che medica  realizzatasi  concretamente  tra i letti di un ospedale , dove il dolore e la sofferenza non consentono ogni forma di misoginia e stupidità.

“Come vento cucito alla terra” è ancora un racconto d’amore , di protezione verso  quei ragazzi costretti ad imbracciare un fucile, violentando la loro vera natura.

Infine il romanzo ci mostra come possano esistere “cure alternative” per alleviare una mente, un’anima devastata dall’orrore della guerra come ad esempio: l’arte del cucito.

Non vogliamo svelarvi altro della trama, invitandovi con sincera convinzione alla lettura di un libro  in dove eroismo e medicina si sono unite in modo magistrale ed emozionante.

24) Le madri non dormono mai (Lorenzo Marone)

“Le madri non dormono mai” è un romanzo scritto da Lorenzo Marone e pubblicato il 10 Maggio 2022 da Einaudi.

Sinossi:

Un bambino, sua madre. Due vite fragili tra altre vite fragili: donne e uomini che passano sulla terra troppo leggeri per lasciare traccia. Intorno, a contenerle, un luogo che non dovrebbe esistere, eppure per qualcuno è perfino meglio di casa.

Lorenzo Marone scrive uno struggente romanzo corale, un cantico degli ultimi che si interroga, e ci interroga, su cosa significhi davvero essere liberi o prigionieri.


Diego ha nove anni ed è un animale senza artigli, troppo buono per il quartiere di Napoli in cui è cresciuto. I suoi coetanei lo hanno sempre preso in giro perché ha i piedi piatti, gli occhiali, la pancia. Ma adesso la cosa non ha più importanza. Sua madre, Miriam, è stata arrestata e mandata assieme a lui in un Icam, un istituto a custodia attenuata per detenute madri. Lì, in modo imprevedibile, il ragazzino acquista sicurezza in sé stesso. Si fa degli amici; trova una sorella nella dolce Melina, che trascorre il tempo riportando su un quaderno le «parole belle»; guardie e volontari gli vogliono bene; migliora addirittura il proprio aspetto. Anche l’indomabile Miriam si accorge con commozione dei cambiamenti del figlio e, trascinata dal suo entusiasmo, si apre a lui e all’umanità sconfitta che la circonda. Diego, però, non ha l’età per rimanere a lungo nell’Icam, deve tornare fuori. E nel quartiere essere più forte, più pronto, potrebbe non bastare.

«Miriam tornò ai suoi panni, e tolse l’aria dai polmoni con uno sbuffo. Il sole mattutino s’affaccendava a portare un po’ di calore, permetteva ai bambini di restare fuori a giocare, ma proiettava l’ombra delle sbarre sulla parete alla sua destra, sezionava il muro come fosse una scacchiera. S’appese alle spranghe e allungò l’esile collo, come a voler uscire da lì, lei così minuta, e si ritrovò sulle punte senza volerlo, da dietro pareva un puma pronto a spiccare il balzo. Pensò di andarsi a riprendere quel figlio cretino che a quasi dieci anni si lasciava sfottere da un moccio setta e manco lo capiva. Invece vide qualcosa d’inaspettato, vide la bambina ridere ancora per le parole del suo Diego, e però subito dopo vide anche il viso di lui aprirsi in un gioioso sorriso, e poi in una fragorosa risata che liberò farfalle, una risata per lungo tempo attesa, che le tolse l’ombra dalla faccia e la spinse a donare al cielo, alle nuvole dense che soffocavano quel carcere tra i monti, un moto appena percettibile di labbra».

Recensione:

Avviso al lettore:  Non aprite questo romanzo se avete deciso di trascorrere un’estate tranquilla o comunque “scevra” da forti ed indelebili  emozioni .

Lorenzo Marone supera sé stesso  firmando, a mio modesto parere, il  libro più bello, straziante e poetico della propria carriera.

“Le madri non dormono mai”  è un romanzo volutamente   “infingardo”   illudendo il    lettore di leggere un racconto di  donne , madri detenute insieme ai loro figli e come questa condizione possa condizionare  o magari salvare le vite dei secondi.

L’ intreccio narrativo /esistenziale   scritto da Marone si dimostra fin dall’inizio :  solido,  profondo,  sincero , quanto sofferto.

L’Icam rappresenta un mondo assestante quanto delicato  rispetto alla realtà carceraria tradizionale, che Lorenzo Marone   ha descritto e mostrato   in modo   asciutto ed  essenziale  ed    allo stesso tempo con una modalità di racconto capace d’emozionare e coinvolgere

 Il lettore entra in punta di piedi in questo microcosmo in cui  queste  donne si scrutano, litigano, fanno amicizia,  avendo  la sola certezza di non poter apparire nè   deboli o insicure.

La maternità porta con sé una  forza, coraggio e  ferocia determinazione impensabili di possedere prima.

Non si smette d’essere madri in carcere . Se possibile, l’istinto materno di protezione aumenta  quando si ritrova  in queste  difficili condizioni.

Il lettore  è testimone delle vite e soprattutto degli errori commessi da queste donne provenienti da culture lontane e realtà diverse, ma accomunate dalla paura comune di non poter più proteggere il proprio figlio.

L’incubo peggiore di ogni madre si concretizza legalmente nei centri Icam, quando il minore compie 10 anni  venendo  affidato ai parenti o conoscente della detenuta.

Si respira   l’  angosciante attesa  vissuta dentro l’Icam da    ogni detenuta che  vede  il tempo    paradossalmente come  un nemico e non un alleato come in altri casi.

 Lorenzo Marone  ha dato vita ad un impianto narrativo  che per  tre quarti   alterna    passaggi teneri ed introspettivi  ad altri più duri ed amari  creando le condizioni per una forte ed intensa connessione emotiva tra il  lettore e protagoniste.

Ma la  parte finale  è sorprendente , straziante  cancellando ogni tenue  illusione di lieto fine   sulle vite   di Miriam e Diego,  riportando il lettore alla cruda realtà di certi quartieri napoletani in cui fatalità e tragedia si mescolano sempre più spesso.

“Le madri non dormono mai” è una lettura che ti tocca, colpisce, scuote in ogni aspetto come solo un grande romanzo  di un bravo scrittore è capace di compiere .