58) Il Talento del Cappellano (Cristina Cassar Scalia)

“Il Talento del Cappellano” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato il 2 Novembre 2021 da Einaudi Editore.
Sinossi:
Comincia tutto in una notte di neve, sull’Etna. Il custode di un vecchio albergo in ristrutturazione chiama la Mobile di Catania: nel salone c’è una donna morta. Quando però i poliziotti arrivano sul posto, del corpo non vi è più traccia. Ventiquattr’ore dopo viene ritrovato nel cimitero di Santo Stefano, proprio il paese dove abita la Guarrasi. Al suo fianco è disteso un uomo, un sacerdote, anzi un monsignore, assai conosciuto e stimato; entrambi sono stati uccisi. Intorno a loro qualcuno ha disposto fiori, lumini, addobbi. Il mistero si dimostra parecchio complesso, oltre che delicato, perché i conti, in questa storia, non vogliono mai tornare, un po’ come nella vita di Vanina. L’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè può risultare al solito determinante. Quell’uomo possiede un intuito davvero speciale, ma ha il vizio di non riguardarsi. Una cattiva abitudine che, alla sua età, rischia di essere pericolosa.

  • Dottoressa, il signor Lisa è il custode del cimitero. È lui che trovò i due cadaveri. L’uomo si alzò in piedi, accennò una specie di riverenza. Vanina indicò la cappella. – Là dentro sono? Il custode annuí. – Sí. Sopra il loculo al centro. Addobbato ca pare ‘na bancarella natalizia. Spanò intercettò la perplessità del vicequestore. – Venga, dottoressa, le faccio vedere -. La precedette dentro la cappella. Il loculo centrale, come l’aveva chiamato il signor Lisa, era l’unico scavato a terra. Al centro, davanti a un altarino, come in posizione privilegiata rispetto agli altri, tutti inseriti nelle pareti. Adagiati sul coperchio di marmo un uomo e una donna, uniti da un nastro rosso, largo, annodato come un fiocco all’altezza della vita. Sopra le teste, una composizione di rametti di vischio e accanto due stelle di natale. Una doppia corona di lumini aggiungeva alla scena un che di sinistro. Vanina s’avvicinò facendosi strada tra gli addobbi.
    Recensione:
    Neanche le festività natalizie sono più quelle di una volta. Non ci può distrarre un momento magari concedendosi una breve vacanza in famiglia che un duplice omicidio ti arriva tra capo e collo.
    Se poi questo duplice omicidio è “acclarato” dentro una cappella di un cimitero nel paesino in cui vive il protagonista della saga letteraria, allora il cenone di San Silvestro è già fallito.
    Cristina Cassar Scalia ci regala un Natale letterario scoppiettante firmando un nuovo quanto appassionante indagine /rompicapo che la vice questore Vannina Guarrasi con il suo affiatato gruppo saranno chiamati a risolvere.
    Un’ indagine partita dalla curiosa denuncia di un eccentrico custode di un vecchio albergo , ben presto si tramuterà in un intrigato caso drammaturgicamente in bilico tra malasanità, vendetta mafiosa e raptus di gelosia.
    Ancora una volta Cristina Cassar Scalia conferma la propria vastità creativa ed unicità autoriale mettendo in piedi un intreccio narrativo complesso , intenso, mai banale capace di conquistare il lettore trascinandolo dentro una storia in cui ogni certezza investigativa cambia dopo ogni capitolo.
    “Il Talento del Cappellano” è un giallo in cui non esistono certezze né piste sicure, imponendo alla nostra Vannina un supplemento di tenacia e determinazione nella risoluzione di un caso che sulla carta appare già scritto nel movente e nei mandati
    Nulla è come sembra invece ed ancora una volta Catania, stavolta in versione natalizia, svolge il ruolo di coprotagonista , alternando paesaggi montanari a quelli cittadini facendo respirare e vivere al lettore l’atmosfera ed anima di una città unica nel suo genere.
    Scalia riesce con abilità e semplicità ad alternare e mescolare l’elemento giallo con la sfera personale ed intima di Vannina e degli altri personaggi , dando in questo caso risalto e la giusta tensione alle condizioni di salute del vecchio quanto scaltro commissario Biagio Patanè.
    “Il Talento del Cappellano” si rivela una lettura briosa, avvincente, piena di colpi di scena, carica di pathos e sorretta da un ritmo crescente come pochi autori italiani sono capaci di realizzare.
    Cristina Cassar Scalia è una certezza letteraria assodata non sbagliando mai un colpo e semmai alzando ogni volta il livello qualitativo e narrativo del suo lavoro.
    “Il Talento del Cappellano” è un altro gioiello di scrittura e costruzione di thriller in salsa catanese che gli amanti del genere e l’ormai nutrita schiera di fan della Scalia non potranno non leggere regalandosi un Natale all’insegna del mistero .

57) Una Vita Nuova (Fabio Volo)

Una vita nuova

“Una vita nuova” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato il 2 novembre 2021 da Mondadori editore

Sinossi:

Due amici su un’auto rossa attraversano l’Italia: musica da cantare, il vento tra i capelli, la mano fuori dal finestrino a giocare con l’aria. Hanno una quarantina d’anni e una vita incagliata. Andrea aspetta un verdetto da cui dipende la sua vita sentimentale. Paolo è in crisi: di coppia, di identità, di mezza età. O forse è solamente bisogno di leggerezza. L’auto su cui viaggiano è una vecchia Fiat 850 spider. Il padre di Paolo l’aveva dovuta vendere per far spazio alla famiglia, e ancora la rimpiange. Così Paolo ha deciso di recuperarla e fargli una sorpresa. Mentre risalgono dalla Puglia a Milano, Paolo e Andrea parlano tra loro con la spietatezza che ci si può concedere solo fra amici: l’amore, il lavoro, i genitori… E quelli che sembravano problemi insolubili si sgonfiano alla luce di una leggera ironia. Sarà un viaggio pieno di divertentissimi imprevisti e di scoperte, delle bellezze che a volte non si vedono mentre siamo concentrati a fare quello che gli altri si aspettano da noi. Un viaggio che condurrà Paolo dal dovere al volere, dal pensare al sentire, dal pudore alla tenerezza.

Recensione:

“..Il mio 2020 letterario si è aperto negativamente leggendo il nuovo romanzo di Fabio Volo.
Per i critici duri e puri ed ancora di più per i “lettori “talebani, nonostante l’acquisito successo editoriale, rimane offensivo associare la parola “scrittore” a Fabio Volo.
Da lettore “diversamente ignorante” ho sempre avuto un “approccio” più aperto sforzandomi di fare una valutazione al termine della lettura .
Chi segue questo blog potrà verificare come ogni autore o presunto tale è stato sempre affrontato con serenità e obiettività.
I romanzi d Fabio Volo vendono tanto , moltissimo quanto dividono ferocemente critica e pubblico.
Fabio Volo non sarà l’ autore che i nostri figli, nipoti studieranno a scuola, ma sicuramente non è la peggiore sciagura della letteratura moderna italiana.
Partendo da questa personale convinzione, mi sento di poter affermare come “Una grande voglia di vivere” sia sfortunatamente uno dei più brutti e sciapi romanzi scritti dall’autore bresciano.
“Una grande voglia di vivere” vorrebbe raccontare, mostrare la crisi di un coppia con un figlio piccolo trasmettendo sentimenti veri, credibili al lettore ,  finendo invece per farne una fredda e banale rappresentazione..” https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2020/01/06/4-una-grande-voglia-di-vivere-fabio-volo/

Non ricordavo cosa avevo  scritto due anni fa sull’ultimo romanzo di Fabio Volo, così  “rivendendo” i miei appunti mi   è emerso chiaramente come “Una Vita Nuova” non   sia  altro che il sequel di “Una grande voglia di vivere”.

Anche se tardivamente sono stato colpito  da un  fastidioso  déjà-vu,  spazzando  via gran parte  delle  sensazioni e giudizi positivi  emersi  durante la lettura di “Una vita nuova”

Ma non me voglia il caro Fabio Volo, ma era proprio necessario ripartire da una  storia complessivamente brutta?

 Non aveva lo scrittore bresciano   un’ idea più nuova, fresca per scrivere  questo  nuovo romanzo?

Invece il lettore si ritrova   di fronte  al plot letterario ed esistenziale della coppia in crisi  con un  figlio piccolo da gestire.

Ancora una  volta il protagonista è prigioniero della propria routine familiare e lavorativa, incapace di comunicare e soprattutto di decidere sul suo futuro.

Paolo, protagonista del nuovo romanzo, “subisce”  il momento più difficile della sua vita.   È preda di dubbi, ansie e paure. Non sa  se  risolvere  i nodi con sua moglie Alice o piuttosto lasciarla  prima di rovinare ogni cosa.

Ma  l’intreccio narrativo di “Una vita nuova” si differenzia creativamente dal precedente romanzo, poiché   la crisi coniugale  rappresenta solo la punta dell’iceberg   di una crisi più profonda e intima  che sta avvolgendo il protagonista .

Una crisi che si è allargata diventando angosciante   quando l’uomo  si è reso  conto che i propri genitori stanno invecchiando ed   in particolare  suo padre.

Paolo vorrebbe regalargli un sorriso , un motivo di felicità, sperando altresì di recuperare  un legame   che nel corso degli anni è stato caratterizzato  da silenzi e distanza più  da abbracci e gesti d’affetto.

Paolo   compie  questo viaggio con la vecchia Fiat 850 spider in compagnia del fraterno amico Andrea, confrontandosi sulle rispettive vite e situazioni sentimentali   

Un viaggio studiato  nei minimi dettagli da Paolo,  fiducioso che riportando  l’auto paterna  a “ casa”,  anche il tempo possa tornare indietro a tempi felici.

“Una Vita nuova” racconta la crisi generazionale o l’andropausa   come scrive ironicamente lo stesso autore  di ultra quarantenni sospesi tra le responsabilità familiari ed il bisogno di cambiare uno schema di vita noioso quanto soffocante.

 Il titolo  del romanzo racchiude contemporaneamente il desiderio, volontà ed in qualche il destino che porterà il protagonista a prendere delle inaspettate decisioni per finalmente  intraprendere  “Una Vita nuova”  e non una generica e scontata “nuova vita”.

Fabio Volo se da una parte ha il torto d’aver ripreso gli stessi  personaggi,  la medesima storia e criticità, dall’altra nonostante  abbiamo dimostrato poca originalità narrativa, ha comunque confermato di possedere quella  sensibilità ed umanità , come doti indispensabili,  nel donare autenticità ed intensità a storie semplici quanto universali.

Le storie di Fabio Volo, forse, saranno  prevedibili, banali, stereotipate , ma  comunque capaci di strapparti un sorriso ed in qualche caso una lacrima filiale nel toccante finale.

56) Giuda (Amos Oz)

“Giuda” è un romanzo scritto da Amos Oz e pubblicato in Italia da Feltrinelli Editore nell’ottobre 2014.
Sinossi:
Gerusalemme, l’inverno tra la fine del 1959 e l’inizio del 1960. Shemuel Asch decide di rinunciare agli studi universitari, e in particolare alla sua ricerca intitolata Gesù visto dagli ebrei, a causa dell’improvviso dissesto economico che colpisce la sua famiglia e del contemporaneo abbandono da parte della sua ragazza, Yardena. Shemuel è sul punto di lasciare Gerusalemme quando vede un annuncio nella caffetteria dell’università. Vengono offerti alloggio gratis e un modesto stipendio a uno studente di materie umanistiche che sia disposto a tenere compagnia, il pomeriggio, a un anziano disabile di grande cultura. Quando si reca all’indirizzo riportato nell’annuncio, Shemuel trova una grande casa abitata da un colto settantenne, Gershom Wald, e da una giovane donna misteriosa e attraente, Atalia Abrabanel. Si trasferisce nella mansarda e inizia a condurre una vita solitaria e ritirata, intervallata dai pomeriggi trascorsi nello studio di Gershom Wald. Chi è veramente Atalia? Cosa la lega a Gershom? Di chi è la casa dove vivono? Quali storie sono racchiuse tra quelle mura? Shemuel Asch troverà la risposta nel concetto di tradimento, non inteso in senso tradizionale, bensì ancorato all’idea che si ritrova nei Vangeli gnostici, dove emerge che il tradimento di Giuda, aver consegnato Gesù alle autorità e a Ponzio Pilato, non fu altro che l’esecuzione di un ordine di Gesù stesso per portare a termine il suo disegno.
Recensione:
Non era previsto che leggessi Amos Oz dopo avergli dato, qualche anno fa, “una chance” da lettore.
So che questa mia affermazione da “diversamente ignorante” farà inorridire i lettori colti, radical e puri. Ma lo stile di Amos Oz non mi ha mai convinto né toccato l’anima.
Ma “Il Destino letterario” incarnato dall’amico e collega Luigi Noera, ha voluto diversamente. Così mi sono ritrovato tra le mani, come dono, il romanzo “Guida” e di conseguenza nella posizione di rinnovare la mia capacità intellettiva con un testo di Amos Oz.
“Guida” mi ha sorpreso , lo confesso, rivelandosi una lettura originale, sfaccettata, appassionante e mai banale.
Amos Oz è stato bravo nell’unire insieme finzione, politica e testi sacri dando cosi vita ad una storia sospesa tra le vicende personali e sentimentali del giovane protagonista Shemuel Asch e la situazione politica e sociale d’Israele del 1959 rimasta pressoché invariata a quella d’oggi.
Il tocco creativo di Amos Oz però si è concretizzato nell’aver inserito in questa cornice narrativa anche la complessa quanto controversa figura di Giuda Iscariota considerato il traditore per eccellenza.
Siamo davvero certi che Giuda tradì Gesù? Siamo davvero convinti che Giuda, ricco ebreo, accettò la condanna eterna per trenta denari?
Amos Oz si pone questi legittimi dubbi ribaltando certezze secolari tramite l’escamotage narrativo dello studente Shemuel di voler scrivere una tesi originale su Giuda partendo dai testi conosciuti ed analizzando quelli più scomodi e poco noti.
“Giuda” si è rivelata una lettura affascinante, stimolante ed al tempo stesso malinconica, sfuggente. Oz si è preso tutto il tempo necessario per dare al testo una propria identità e filo narrativo senza però mai annoiare il lettore medio.
L’intreccio narrativo pur presentando alcuni passaggi prolissi ed altri un po’ noiosi, conserva un livello costante di pathos ed empatia incuriosendo il lettore fino all’ultima pagina.
Il finale forse è la parte meno riuscita e meno coerente, in cui si evidenzia una certa fretta o se preferite l’indecisione autoriale su come con in modo armonico e chiaro le diverse storie ed in particolare l’elemento romantico caratterizzato dalla simpatia tra protagonista e la bella quarantenne Atalia Abrabanel, che scopriremo essere vedova nonché ex nuora del vecchio Wad.
In ultima analisi “Giuda” è un romanzo, un saggio politico e religioso scritto in modo semplice , lineare trovando così il modo di allargare la platea di lettori potenziali e nel mio caso di rivedere positivamente il giudizio su Amos Oz.
“Giuda” è una storia d’amore, tradimento e seconda possibilità che merita d’essere letta, vissuta e conosciuta.

55) Attenti all’Intrusa ( Sophie Kinsella)

“Attenti all’Intrusa” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato da Mondadori Editore nell’ottobre 2021

Sinossi:
È passato un anno e mezzo da quando i genitori di Effie hanno divorziato e lei, che credeva fossero una coppia felice, ancora non si capacita che sia potuto succedere. Da allora ha progressivamente preso le distanze da suo padre che sta con una donna molto più giovane di lui, Krista, postando foto imbarazzanti su Instagram con hashtag del tipo: #sessoasessantanni e #vivailviagra!. Quando poi Effie scopre che i due hanno venduto la vecchia e stravagante casa di famiglia dove lei è cresciuta e, come se non bastasse, hanno organizzato un party esclusivo per l’occasione, è davvero furiosa. Sua sorella e suo fratello accettano l’invito – quei traditori! – ma lei non intende andarci, finché non le viene in mente che, nascoste sopra un camino, ci sono ancora le sue preziose bambole russe: Effie deve assolutamente trovare il modo di recuperarle senza farsi vedere durante la festa. Sembra un gioco da ragazzi, ma non lo è. Le matrioske sono introvabili e mentre lei le cerca affannosamente, nascondendosi di volta in volta in posti improbabili, si ritrova a tu per tu con Joe, l’ex fidanzato di cui è ancora innamorata, e ascolta suo malgrado conversazioni private scoprendo verità sconcertanti sulla sua famiglia… Nel corso del weekend più rocambolesco della sua vita, Effie inizia a vedere le cose sotto una nuova luce e capisce che deve fare i conti con il suo passato. “Attenti all’intrusa!” è la nuova irresistibile commedia di Sophie Kinsella, che con innato senso dell’umorismo e grande spirito di osservazione racconta le incomprensioni e i delicati meccanismi che regolano i rapporti familiari in tono divertito e toccante al tempo stesso.
Recensione:
Non è un novembre fortunato, almeno in campo letterario, per il sottoscritto . Dopo Chiara Gamberale, anche l’amata Sophie Kinsella mi ha “regalato” una cocente delusione.
Come per Chiara Gamberale, ho sempre sostenuto, apprezzato la creatività , poliedricità e negli ultimi anni la tenacia autoriale della Kinsella di voler scrivere romanzi di diverso genere e pubblico volendosi definitivamente “affrancare” dalla saga di “I Love Shopping”.
Mentre blogger e critici di fama criticavano i tentativi della Kinsella di imporsi come scrittrice a tutto tondo, in questo piccolo spazio ho sempre trovato il modo, piacere e soprattutto l’onestà critica di trovare degli aspetti positivi e/od interessanti.
La stessa onestà e sincerità da fan che oggi mi spingono a dire con somma amarezza che “Attenti all’intrusa” debba essere catalogato come uno dei più brutti e noiosi romanzi mai scritti da Sophie Kinsella,
“Attenti all’Intrusa” appare drammaturgicamente come una “minestra riscaldata” di idee e personaggi già usati dall’autrice inglese in precedenti romanzi e qui rielaborati in modo poco originale , sviluppando una storia inverosimile sotto ogni aspetto.
Leggendo “Attenti all’intrusa” si ha una crescente quanto fastidiosa sensazione di vivere un dejà vu letterario , trovandosi di fronte ad un intreccio ibrido che si muove tra “I Love Shopping” e commedia familiare mal armonizzata.
Sophie Kinsella probabilmente ci ha abituati molto bene e di conseguenza abbiamo aspettative molto alte, ma mai come questa volta abbiamo provato un sentimento di noia mista ad insofferenza nella lettura.
La protagonista Effie e la sua famiglia non bucano le pagine, entrano raramente in empatia con il lettore e semmai offrendo un senso di incompiutezza narrativa e di approssimazione psicologica.
“Attenti all’intrusa” è un grave passo falso nella gloriosa carriera della Kinsella , che siamo certi riscatterà prontamente.

54)Il Grembo paterno (Chiara Gamberale)

Il grembo paterno

“Il grembo paterno” è un romanzo scritto da Chiara Gamberale e pubblicato da Feltrinelli Editore il 28 ottobre 2021

Sinossi:
Dov’è che impariamo ad amare? Com’è che ci s’ammala dentro, com’è che si guarisce? Ci sono persone che, quando le incontriamo, “ci bussano al sangue”: e Adele, quando incontra Nicola, è certa di avere trovato la persona con cui sentirsi finalmente intera. Ma Nicola è legato da un patto antico a un’altra donna, con lei ha due figli, mentre Adele cresce sua figlia da sola, dopo una vita di sfide e fughe che pare incastrarla in un’eterna adolescenza. Quando l’intesa con Nicola comincia a vacillare, proprio quell’adolescenza le chiede, prepotente, ascolto. Così, in una notte fatale, che segnerà per sempre il destino dell’umanità, Adele torna come in sogno al paese dove è nata, marchiata da un soprannome, Senzaniente, che è pesato sulla sua famiglia perfino dopo che il padre, Rocco, ha sfidato la miseria e conquistato il benessere. La storia fra Adele e Nicola s’intreccia allora alla storia di Adele e suo padre, in una spola sempre più serrata fra passato e presente, dove quello che ci è stato tolto quand’eravamo bambini rischia di diventare l’unica misura di quello che il mondo ci potrà offrire. Fra medici che dovrebbero curare e invece mettono in pericolo, una donna che guarda dalla finestra il capodanno degli altri e un’altra che danza con uno straccio, nessuno degli indimenticabili personaggi di questo romanzo riesce a tenere stretto quello che è convinto di desiderare, mentre l’intrinseca violenza delle relazioni si mescola alla loro intrinseca dolcezza. E una televisione sempre accesa si prende gioco dello sforzo di tutti di credere alla propria esistenza.
Recensione:
Sono davvero dispiaciuto nel dover scrivere una recensione negativa sull’ultimo romanzo di Chiara Gamberale.
Chi “frequenta” questo blog sa bene la viva stima manifestata nei riguardi dell’autrice Gamberale ed allo stesso modo l’esplicita e sincera simpatia nei confronti di Chiara come donna
Sono diventato, con grave ritardo, un suo fedele lettore, ma fin dai primi romanzi letti ho riconosciuto lo stile, il talento e soprattutto la sensibilità ed umanità di Chiara Gamberale nell’affrontare le piccole /grandi tematiche della vita.
Ho apprezzato la semplicità, chiarezza della sua scrittura consentendo al lettore un ‘immediata empatia con i personaggi di ogni singolo romanzo.
Semplicità narrativa e Immedesimazione emotiva sono stati, almeno per il sottoscritto, due caposaldi per i romanzi di Chiara Gamberale.
Ho sempre trovato con facilità la chiave di lettura, compreso l’urgenza dell’autrice di voler scrivere quel libro in quel preciso momento storico oltre che personale.
Ebbene queste mie certezze, sicurezze letterarie sono venute meno leggendo “Il Grembo paterno”.
“Il Grembo paterno” che si è rivelato povero, sbiadito, ripetitivo nella struttura e soprattutto “inconcludente” nel pathos.
Cresce pagina dopo pagina la sensazione di leggere un bignami malriuscito del pensiero letterario e di vita di Chiara Gamberale.
“Il Grembo materno” sembra scritto da due persone diverse o come se il romanzo sia stato iniziato prima della maternità della Gamberale e poi ripreso dopo la nascita della figlia Vita.
Due vite diverse fuse, mescolate in un romanzo inaspettatamente caotico , banale e pieno di cliché.
“Il Grembo materno” si rivela una lettura faticosa oltre che fredda che il lettore porta avanti confidando in un cambio di marcia nella scrittura e soprattutto in un colpo di scena che renda chiaro il senso di questo racconto.
Chiara Gamberale rimane ovviamente una scrittrice talentuoso, punto di riferimento letterario e generazionale, ma oggi va purtroppo evidenziato questo passo falso creativo.
È stato troppo semplicistico e banale ridurre il ruolo di una madre single dentro una storia d’amore clandestina ed appassionata, ma destinata comunque al fallimento.
Chiara Gamberale sa fare di meglio, l’ha ampiamente dimostrato.
“Il Grembo materno” siamo convinti che rimarrà solo “un incidente di percorso” di una carriera brillante e ricca di soddisfazioni.

53) Chi è Peccato – The Dry ( Jane Harper)

“Chi è senza peccato – The Dry” è un romanzo scritto da Jane Harper e pubblicato da Bompiani Editore  nel Febbraio 2018.

Sinossi:

«Il corpo nella radura era il più fresco. Le mosche impiegarono più tempo per scoprire i due cadaveri in casa, anche se la porta mossa dal vento sembrava un invito. Quelle che si avventuravano oltre l’offerta iniziale erano premiate con un altro cadavere in camera da letto. Più piccolo, ma anche meno assediato dalla concorrenza». L’agente federale Aaron Falk è tornato da Melbourne a Kiewarra, nell’outback australiano, per i funerali del suo vecchio amico Luke Hadler, della moglie e del figlio: un omicidio-suicidio che ha risparmiato solo Charlotte, la più piccola della famiglia. La comunità è scossa; il padre di Luke chiede a Falk di indagare, ma la sua non è una richiesta, è una minaccia legata al mistero di un’altra morte violenta avvenuta anni prima, quella di Ellie Deacon, sedici anni, occhi e capelli scuri, una breve vita densa di cose non dette. Così Falk, seppure a malincuore, rimane in quel piccolo paese in cui la siccità sembra aver inaridito insieme ai campi le coscienze e tutti hanno qualcosa da nascondere. L’alleanza con Raco, il giovane, ingegnoso poliziotto locale, dà presto i suoi frutti, disseminando dubbi sulla versione ufficiale del caso e riaprendo vecchie ferite. E quando i segreti tornano a galla nessuno può più chiudere gli occhi.

Recensione:

Dopo aver visto in anteprima stampa  l’adattamento cinematografico di “The Dry”,  ho avuto la curiosità di  leggere il romanzo per cogliere le differenze , scovare le  similitudini e soprattutto evidenziare  gli stravolgimenti  tra i due impianti drammaturgici.

Non conoscevo l’autrice Jane Harper , ma mi  è bastato  leggere poche pagine per comprendere i motivi del successo editoriale  con l’inevitabile  passaggio sul grande schermo.

“The Dry” è da una parte  un thriller classico  impostato sull’improvviso quanto tragico “ritorno a casa” del protagonista  e con    l’aspetto investigativo declinato   nell’alternanza e mescolamento tra passato e presente dei vari personaggi.

Jane Harper  sul piano creativo  non ha “inventato nulla”  eppure si è  rivelata brava ed abile nel costruire un intreccio narrativo solido, asciutto, intenso sul piano emozionale e del ritmo narrativo.

“The Dry” si  dimostra  giallo dentro giallo si rivela ”, in cui   bugie, omissioni e segreti  e soprattutto il senso di colpa  rappresentano  gli elementi fondati di un testo complessivamente ben  scritto ed efficace nel trascinare il lettore dentro questo caso di coscienza oltre che poliziesco.

Una struttura narrativa giocata sul dubbio, sulla guerra dei nervi e sul pregiudizio che inizialmente porta l’agente Falk e lo sceriffo Raco a guardare le prove da una sbagliata prospettiva.

Un ‘indagine che vive di fiammate, di rilanci, stop e correzioni in corsa poiché la posta in gioco non è soltanto la verità giudiziaria, ma anche la pacificazione  di un’intera comunità.

La piccola comunità di Kiewarra  ci piace vederlo la versione australiana di Twin Peaks.   Assistiamo  ad una sorta di  vaso di pandora pronto ad esplodere in  nessun cittadino può ritenersi innocente e/o immune da un oscuro passato collettivo.

Jane Harper  avrebbe dovuto asciugare qualche passaggio, togliere qualche flashback e magari approfondire il ruolo ed aspetto caratteriale delle vittime dei due casi creando così un maggiore empatia con il lettore.

“The Dry” è una storia di dolore, fuga, rimorso e riscatto magistralmente ambientato nella torrida Australia , in cui la siccità climatica si estende a quella esistenziale.

“The Dry” è una lettura consigliata per gli amanti del genere e per chi ha dovuto affrontare e vincere i propri demoni personali.

52) L’Arminuta ( Donatella Di Pietrantonio)

“L’Arminuta” è un romanzo scritto da Donatella Di Pietrantonio e pubblicato da Einaudi Editore il 14 Febbraio 2017.
Sinossi:
Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a sé stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.
Recensione:
Leggere il romanzo di Donatella Di Pietrantonio è stato un recupero letterario necessario dopo che lo scorso week end ho visto il bellissimo quanto toccante adattamento cinematografico di Giuseppe Bonito.
Ero curioso di confrontare il romanzo con la sceneggiatura elaborata dagli autori . Pronto ad evidenziane le differenze nell’intreccio e sottolinearne gli sconvolgimenti creativi e psicologi sui personaggi.
Raramente mi è capitato di constatare un adattamento cinematografico così rigoroso, attento e creativamente “rispettoso” del testo originale.
“L’Arminuta” cinematografica si è rivelata infatti una fedele , convincente rappresentazione di quella letteraria , dando corpo, voce ed anima ai protagonisti, all’ambiente e soprattutto ai sentimenti di una storia unica quanto allo stesso tempo universale
Già perché “L’Arminuta” è una storia di sentimenti provati, nascosti, ripudiati ed infine riscoperti che Donatella Di Pietrantonio ha costruito con talento, empatia e sensibilità.
L’Arminuta è un romanzo duro, amaro, disarmante quanto doloroso nel descrivere una parte d’Italia, della nostra società in cui “la vendita di un figlio rappresentava ed ancora oggi rappresenta, purtroppo, l’unico modo per sopravvivere oltre che garantire un futuro migliore alla creatura stessa.
Figli scambiati, prestati e ritornati indietro come “pacchi postali” per un verso fanno emergere una pratica illegale giocata sulla pelle di bambini innocenti e dall’altra ci fa comprendere quanto la miseria possa spingere una madre all’atto più doloroso ovvero privarsi del proprio figlio.
“L’Arminuta” affronta il tema della maternità da una prospettiva diversa quanto controversa mettendo a confronto due tipologie di donne.
“L’Arminuta” ha due madri: quella biologica e chi l’ha cresciuta. La prima appare anaffettiva, distante, dura. La seconda invece sempre disponibile e pronta ad aiutarla e sostenerla anche economicamente.
Inevitabilmente siamo portati a nutrire antipatia per la prima e stima per la seconda, condividendo i disperati tentativi della protagonista nel convincere la madre 2 a riprendersela.
Ma come ci insegna il passaggio biblico di “Re Salomone” sulla maternità, il vero e sincero istinto materno si svela nella necessità più estrema.
“L’Arminuta” dovrà affrontare e superare un doppio rifiuto( dalla madre biologica e poi il rifiuto della matrigna) senza aver ricevuto alcuna spiegazione .La ragazza si sente come un’ ” aliena” in una casa, una famiglia completamente diversi rispetto a dove è stata cresciuta , amata e protetta .
Donatella Di Pietrantonio firma una storia toccante, poetica, coinvolgente in cui non mancano colpi di scena e passaggi davvero drammatici inchiodando il lettore alla lettura fino all’ultima pagina.
“L’Arminuta” è anche il racconto d’emancipazione e nuova consapevolezza femminile in cui sono sottolineati l’importanza dello studio e l’obbligo scolastico funzionali al riscatto sociale e come la bellezza e ricchezza dell’anima siano più preziosi di qualsiasi retta mensile ricevuta da una matrigna succube di un marito deposta.

51) Angeli (Maurizio De Giovanni)

“Angeli” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato nell’ ottobre 2021 da Einaudi Editore

Sinossi:

Angeli. Angeli che aiutano, angeli che proteggono. Angeli che assistono, angeli che perdonano. Angeli che vendicano. Aveva mani magiche, Nando Iaccarino, capaci di mettere a punto qualsiasi motore. Fuori della sua officina, pulita e ordinata più di una stanza d’ospedale, facevano la fila gli appassionati di auto e moto d’epoca, perché quello che gli altri avrebbero buttato, lui lo riparava, sempre. Sapeva prendersi cura delle cose, Iaccarino. Ora lo hanno ucciso, e tocca ai Bastardi di Pizzofalcone scoprire chi è stato. Anche se ciascuno di loro sta vivendo un momento difficile, anche se ognuno ha le sue angosce, i suoi dolori, i suoi segreti. Anche se i grandi capi della questura, che proprio non li sopportano, sperano ancora di vederli cadere. Come succede perfino agli angeli.

Recensione:

Il Bene ed il Male possono coesistere? Il Bene può esistere il senza il male?

Gli Angeli come  i Diavoli fanno parte di un più grande piano divino?

Satana alias Lucifero, l’angelo preferito di Dio, perché  l’ha tradito diventandone la  nemesi?

Un Angelo può amare quanto odiare allo stesso tempo ?

Tranquillo, caro lettore, non hai sbagliato recensione né click, ma questi interrogativi emergono dall’inaspettato incipit del romanzo quando ci gustiamo l’ intenso confronto durante l’ora di religione  tra uno studente e la sua insegnante sull’esistenza delle creature celesti e sulla loro funzione nel mondo.

Maurizio De Giovanni  è riuscito nuovamente nella  talentuosa impresa di sorprendere il lettore firmando un intreccio delicato,  profondo , originale sul piano narrativo quanto emozionante  come pathos ed avvolgente nel ritmo.

La disputa “teologica”  incarnata dal tenace bambino  è funzionale per De Giovanni per poter  declinare la propria  creativa e poetica visione del bene e quanto il sentimento amoroso possa trasformare, cambiare una persona.

“Angeli” ci  svela un De Giovanni più intimistico, spirituale rispetto ai precedenti romanzi sviluppando una storia in cui anima e materia si scontrano, si alternano sulla scena.

Il lettore entra in una storia in cui è difficile stabilire con certezza chi siano buoni e chi i cattivi.

“Angeli” rinnova    la “condanna” per  i  Bastardi  nel dover  dimostrare il proprio valore,  avendo sempre viva la minaccia  di chiusura del commissariato.

Ma stavolta le indagini si giocano sulle sensazioni, emozioni, intuizioni piuttosto che sulle prove scientifiche.

“Angeli” è un giallo “spirituale” in cui la sottile linea tra bene e male, tra istinto di protezione ed egoismo  è superata più volte dai personaggi provocando dolorose quanto inevitabili conseguenze.

“Angeli” racconta la vastità  dell’animo umano in cui convivono bellezza ed orrore, amore gelosia,  segreti e tradimenti.

Una persona può essere un angelo se elevato dall’amore verso il prossimo o come in questo  caso mosso dal proprio tornaconto personale.

 Probabilmente gli Angeli veramente ci proteggono, osservano seguendo il volere divino.

 Ma è altresì vero che se non ci fossero persone nel mondo  come i “Bastardi” di  Pizzo Falcone sempre pronti ad intervenire, i diavoli travestiti da angeli avrebbero sicuramente una vita più  agevole.

Gli Angeli possono assume varie forme, ma come ci  insegna De Giovanni,  alla fine conta  proteggere gli indifesi  anche a costo d’essere scambiati  per supereroi stile Marvel.

50) Non ti Voglio (Marco Zenone)

NON TI VOGLIO – edizionieffedi.it

“Non ti Voglio” è un romanzo scritto da Marco Zenone e pubblicato il 30 Dicembre 2020 da Edizioni Effedi .
Sinossi:
Enzo, neo adulto deluso e spaesato, trascorre le sue giornate in una comfort zone ritagliata su misura e popolata da troppi polli e poche aquile, angosciato dalla quotidiana convivenza con il diabete di tipo 1, malattia di cui soffre da quando era bambino. La sua fragilità mette in risalto le inquietudini e le sofferenze che il diabete tipo 1 può riservare a persone particolarmente sensibili, tribolazioni interiori spesso sottovalutate che travalicano i sacrifici imposti dalla terapia medica. Tra chi ignora i suoi affanni c’è purtroppo anche la bella Arianna, entrata nella sua vita in una elettrizzante notte di primavera e della quale lui si innamora. Sospeso tra personaggi eccessivi che gli rubano la scena, il protagonista affronta il peso delle insicurezze con l’unica arma che possiede, l’autoironia, grazie alla quale riesce a rendere comiche le molte sfaccettature della malattia, anche quelle più scomode e dolorose.
Recensione:
Sono una persona golosa. Amo i dolci, le patatine , la carne rossa , il parmigiano reggiano e la mozzarella di bufala.
La mia bevanda preferita è la Coca Cola.
Sono cresciuto felice seguendo scrupolosamente questa “dieta”, vantandomi del mio metabolismo ed andando fiero del mio “stomaco di ferro”.
Una vanteria spazzata via qualche anno fa dall’amara scoperta dei “ trigliceridi” e quanto essi se “eccessivamente” presenti nel sangue possano provocare guai seri (vedi infarto ecc.)
Il mio caro medico di famiglia fu lapidario quanto secco:” O cambi radicalmente registro alimentare o ti prescrivo la pillola”
Ovviamente la mia volontà di “burro “ ha decretato l’ingresso di un’ ulteriore pillola nella mia già numerosa galassia di farmaci da dover assumere quotidianamente.
Inoltre ogni sera se non bevo almeno due tisane, il mio stomaco non riesce a digerire nulla.
Questa personale digressione medica era necessaria per farvi capire quanto la lettura del romanzo d’esordio di Marco Zenone mi abbia colpito oltre che divertito.
Marco Zenone scrivendo “Non ti voglio” consente al lettore di conoscere, scoprire e soprattutto comprendere sul piano umano, emotivo ed esistenziale cosa comporti per una persona dover “convivere” con il diabete.
Il diabete è una malattia universalmente conosciuta, ma nei fatti quanto sappiamo di questa malattia? Chi soffre di questa patologia come vive? Quali limitazioni subisce ?Quanto il Diabete può condizionare la qualità di vita di un individuo?
Ed ancora sapevate che esistono due tipologie di Diabete? No? Neanche io, prima di leggere “Non ti Voglio”.
Marco Zenone ha attinto alla sua esperienza personale come spunto narrativo per scrivere un romanzo di finzione avendo però un importante aspetto scientifico e divulgativo.
Marco ha voluto raccontare la “diversa” normalità di una persona affetta da Diabete 1 utilizzando uno stile leggero, ironico diretto.
Regalando in modo creativo e brillante al lettore il personaggio di Enzo Mercano che si autodefinisce “non sono bello, sono un tipo. Un tipo unico, anzi un tipo “uno”.
Enzo Mercano è un “non “ giovane alle prese con la vita dovendo fare i conti con il suo scomodo compagno di viaggio.
Enzo ci prova, si forza di vivere “normalmente”, eppure agli occhi degli altri il diabete resta un mistero, un ostacolo. Lui invece un malato da scartare a priori.
Si può amare, desiderare di formarsi una famiglia se si ha il diabete?
La risposta è ovviamente si, se fossimo in una società normale e consapevole.
Ma la nostra società è intrisa di pregiudizi, ignoranza, qualunquismo. Insomma siamo ben lontani dalla normalità.
La medicina, i progressi scientifici vengono discussi, irrisi sui social network, immaginate come possa essere etichettata, vista una persona costretta alla cernita dei ristoranti e locali volendo evitare “intoppi glicemici”
“Non ti voglio” è un racconto sincero, salvifico, liberatorio con cui Marco Zenone si toglie qualche sassolino dalla scarpa vedi la delusione d’amore vissuta con Arianna e soprattutto ribadendo il diritto di tutti alla vita, all’amore e financo al cazzeggio.
“Non ti voglio” è una lettura assolutamente consigliata in special modo per tutti quelli che per indole si arrendono alla prima quanto banale avversità.

49) La Casa degli Sguardi (Daniele Mencarelli)

“La Casa degli Sguardi” è un romanzo scritto da Daniele Mencarelli e pubblicato il 13 Febbraio 2018 da Mondadori Editore.

Sinossi:

Daniele è un giovane poeta oppresso da un affanno sconosciuto, “una malattia invisibile all’altezza del cuore, o del cervello”. Si rifiuta di obbedire automaticamente ai riti cui sembra sottostare l’umanità: trovare un lavoro, farsi una famiglia… la sua vita è attratta piuttosto dal gorgo del vuoto, e da quattro anni è in caduta “precisa come un tuffo da olimpionico”. Non ha più nemmeno la forza di scrivere, e la sua esistenza sembra priva di uno scopo. È per i suoi genitori che Daniele prova a chiedere aiuto, deve riuscire a sopravvivere, lo farà attraverso il lavoro. Il 3 marzo del 1999 firma un contratto con una cooperativa legata all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. In questa “casa” speciale, abitata dai bambini segnati dalla malattia, sono molti gli sguardi che incontra e che via via lo spingeranno a porsi una domanda scomoda: perché, se la sofferenza pare essere l’unica legge che governa il mondo, vale comunque la pena di vivere e provare a costruire qualcosa? Le risposte arriveranno, al di là di qualsiasi retorica e con deflagrante potenza, dall’esperienza quotidiana di fatica e solidarietà tra compagni di lavoro, in un luogo come il Bambino Gesù, in cui l’essenza della vita si mostra in tutta la sua brutalità e negli squarci di inattesa bellezza. Qui Daniele sentirà dentro di sé un invito sempre più imperioso a non chiudere gli occhi, e lo accoglierà come un dono. Con la lingua precisa e affilata del poeta, Daniele Mencarelli ci offre con grazia cruda il racconto coraggioso del rifugio cercato nell’alcol, della spirale di solitudine, prostrazione e vergogna di quegli anni bui, e della progressiva liberazione dalla sofferenza fino alla straordinaria rinascita.

Recensione:

Ci insegnano le persone più sagge e/o quelle che hanno vissuto prima di noi certe esperienze che “si può risalire la china solamente quando si tocca il fondo”.

Il malessere interiore, il disagio mentale o più semplicemente il “mal di vivere” è qualcosa d’invisibile,  ancora oggi poco noto dalla scienza e solo in parte curabile con i farmaci.

Quando un ‘anima si spezza è assai complicato ricomporla, curarne le ferite.

La via crucis da percorrere è personale, faticosa, impervia scandita da momenti buoni e da altri no. Le ricadute sono improvvise quanto rovinose.

Ancora oggi,  fortunatamente in rari casi,  gli psichiatri utilizzano l’elettroshock come strumento di “cura” per i pazienti più  “resistenti” alle cure.

Chi vi scrive conosce sulla propria pelle quanto sia difficile vincere sui propri demoni interiori.

La psicoterapia , la chimica svolgono un ruolo importante, ma è tutto inutile   se il paziente non ci mette davvero cuore e volontà.

Paradossalmente più di qualsiasi terapia o farmaco, la cura più giusta si trova nell’affrontare, vivere  la realtà, scoprendo l’esistenza di  altri “gironi  infernali” nel quotidiano come ad esempio un ospedale per bambini.

L’elettroshock del quotidiano può scuotere una persona afflitta dai fantasmi della mente o schiava dalle dipendenze .

Ho recuperato il primo libro di Daniele Mencarelli,  apprezzandone il sincero e crudo racconto della propria sofferenza interiore e condividendo con il lettore  il  percorso autodistruttivo provocato dall’alcolismo.

Una “discesa agli inferi” scritta  “senza filtri” o “ finti pudori” che ci trascina  dentro una storia personale ed allo stesso tempo universale.

Chi soffre  inevitabilmente trascina con sé nel baratro  tutti gli affetti più cari.

Daniele  da tempo  vive  “un non vita” in cui l’angoscia , l’ansia e l’insofferenza  sono  “silenziati” dall’abuso di alcool e psicofarmaci.

Uno stordimento voluto per non soffrire,  fuggire alle proprie responsabilità.

Daniele è un poeta, un’ anima fragile quanto sensibile, incapace di reggere, sopportare la brutalità del quotidiano, consegnandosi  ad un tragico destino.

Quando tutto sembra perduto e con la stessa famiglia ormai rabbiosamente rassegnata, ecco giungere l’inaspettata chiamata di lavoro presso una cooperativa di pulizia al Bambino Gesù di Roma.

Un lavoro umile, faticoso che per molti può apparire repellente , per Daniele diventa la salvezza.

Entrare a far parte di una comunità, di un gruppo, avere degli orari e soprattutto uno scopo rompe la spirale negativa.  Daniele riscopre il “piacere” del quotidiano, la bellezza della routine, della fatica in un luogo di dolore e morte.

Vedere nei reparti  la sofferenza di piccoli innocenti che lottano per sopravvivere  fa comprendere a Daniele come il proprio dolore, disagio debba essere  visto e vissuto  da una diversa prospettiva.

“La Casa degli sguardi” è un racconto intenso, vivido, lucido, spietato in cui l’autore svela tutte le sue fragilità e contraddizioni esistenziali.

Si dice  spesso che la bellezza possa salvare il mondo, ma nel caso di Daniele e   di molti altri la salvezza passa invece  dal toccare , vedere, sentire  il dolore ed orrore altrui e magari dandogli conforto e voce

Daniele Mencarelli  ha ricominciato la “risalita” quando  comprende  questo semplice quanto decisivo passaggio mettendo così   a disposizione il proprio talento come megafono di dolore e soprattutto  della volontà di non arrendersi al tragico Destino  da parte di questi  bambini chiusi dentro un reparto ospedaliero.

“La Casa degli Sguardi” è la storia di una rinascita  dopo aver visto l’inferno ed averlo fatto vivere anche alla propria famiglia.

Un riscatto esistenziale frutto della “sveglia” data dalla realtà e dalla ritrovata  dignità  che ha permesso a Daniele di riprendere in mano la propria vita anche come poeta.