157. Lui è tornato (Timur Vermes)

hitler

“Lui è tornato” è un libro scritto da Timur Vermes e pubblicato in Italia dalla Bompiani nel 2013.
La nostalgia è canaglia.
La melanconia ti strugge.
Spesso si è compianti e considerati dopo la morte. Ci si ritira per anzianità, per stanchezza, per noia, per convenienza o anche perché si perde un guerra.
Il sequel sono di moda al cinema, i “ritorni” sulla scena d’attori e cantati garantiscono incassi ai botteghini. II ritorni dei politici invece al massimo l’orticaria all’elettore.
Quando “sono tornato” ho provocato nel mio piccolo scompiglio e nervosismo nel variopinto mondo dei Balocchi. Mi avevano cantato il “de profundis” e invece sono qui da 18 mesi a rompere e non ho nessuna intenzione di smettere.
Eppure ci sono dei Ritorni attesi e altri meno graditi. Per chi è credente si attende il ritorno di Dio e il risveglio dei nostri e la vita eterna. Se invece tornasse in vita, Adolf Hilter cosa succederebbe?
Sgomento? Paura? Incredulità? Rabbia?
Noi italiani ci siamo tolti il pensiero e abbiamo regolato i conti con Mussolini a Piazzale Loreto con una sbrigativa lapidazione, scoprendoci poi tutti allegramente antifascisti.
La storia ci insegna che in Germania, la fine del nazismo e della guerra è stato molto diverso.
Non sono mai stato in Germania e onestamente non saprei dire cosa pensi un tedesco di Adolf Hilter.
Ebbene leggere “Lui è tornato”mi ha aiutato a comprendere meglio un popolo e soprattutto il suo rapporto con la propria storia.
Come in una favola, forse un pò dark, Adolf Hilter si risveglia nelle campagne tedesche. Siamo nel 2011, il mondo è cambiato, eppure il “caro” Fuhrer è rimasto lo stesso. Dopo l’iniziale smarrimento e sgomento, il nostro Adolf con estrema lucidità e raziocino si cala nella nuova realtà. Comincia a studiare gli usi e costumi e a apprezzare e usare Internet e tutte le comodità della tecnologia
Non sa perché è tornato, ma non gli importa, la Provvidenza lo ha rimandato indietro per riportare in alto la Germania. Nonostante si renda conto che la guerra è finita e che il nazismo è stato messo al bando, Hitler non rinnega se stesso e le sue idee. Eppure chi lo avvicina è soltanto un brillante comico con una straordinaria somiglianza fisica . La sua oratoria e le sue idee estreme lo rendono rapidamente un personaggio televisivo popolare . Firma autografi, crea un sito internet e divide l’opinione pubblica mettendo alla berlina i politici d’oggi.
Hitler torna e fa sorridere il popolo tedesco con le sue inventive. L’interazione tra il Fuhrer e i vari personaggi a tratti possono apparire surreali nella loro comicità, ma in vero raccontano la realtà tedesca e soprattutto il modo di vivere e pensare. Nessuno crede davvero d’avere davanti il sanguinario dittatore. L’uomo tedesco comune , probabilmente, non ama confrontarsi con il suo”lato oscuro”. I tedeschi sono andati avanti e hanno in qualche maniera rimosso il passato nazista.
Vermes con il suo romanzo fa emergere con ironia e sarcasmo le contraddizioni di un popolo e di come sia stata vissuta e gestita dalle nuove generazioni il “fenomeno” Hiltler.
I monologhi e le riflessioni del “Ritornato” oscillano tra malinconia e folle coerenza ideologica. Il Dittatore non mostra rimorsi o pentimento, eppure il lettore non riesce a detestare il protagonista, anzi lo accompagna con curiosità in questa avventura, osservando il mondo e soprattutto la decadente società attraverso i suoi occhi.
Il tema tragico dell’Olocausto è trattato con delicatezza dall’autore. In un bel e intenso dialogo tra la giovane segretaria e Hilter,la prima gli chiede se non ha vergogna e imbarazzo a” interpretare” il responsabile di un genocidio. Secca e lapidaria è la riposta”No, ho fatto quello che era giusto fare per la Germania”
Il libro è ben scritto con un stile asciutto e diretto, ma non ha un ritmo costante. Se la prima parte è divertente, originale, coinvolgente, la seconda parte con Hitler personaggio televisivo perde mordente e ritmo, diventando quasi monocorde. Vermes si dimostra sicuramente uno scrittore di talento e di grande creatività e un ‘attento osservatore della sua società.
Adolf Hilter ha tragicamente segnato un’epoca e viene giustamente considerato un mostro e la personificazione del Male in terra, ma temo che se tornasse veramente, non sarebbero in pochi ad esserne contenti, aihme.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

“He is back” is a book written by Timur Vermes and published in Italy in 2013 by Bompiani.
Nostalgia is rogue.
Melancholia destroys you.
It has often been lamented and treated after death. We retired for length of service, to fatigue, boredom, for convenience or because you lose a war.
The sequel are in fashion at the cinema, the “returns” on the scene of actors and sung guarantee box office. II returns instead of the politicians at the highest voter hives.
When “I’m back” I brought in my own little confusion and nervousness in the colorful world of Toys. I had sung the “de profundis” and instead have been here for 18 months break and I have no intention of quitting.
Yet there are expected Returns and other less welcome. For those who are believers are waiting for the return of God and the awakening of ours and eternal life. If, however, came back to life, Adolf Hilter what would happen?
Dismay? Fear? Disbelief? Anger?
We Italians, we removed the thought and we settle accounts with Mussolini in Piazzale Loreto with a dismissive stoning, then discovering that all cheerfully anti-fascists.
History teaches us that in Germany, the end of Nazism and the war was very different.
I’ve never been in Germany and I honestly can not say what you think a German of Adolf Hilter.
Well read “He is back” helped me to better understand a people and especially its relationship with its own history.
As in a fairy tale, maybe a little dark, Adolf Hilter wakes up in the German countryside. We are in 2011, the world has changed, and yet the “dear” Fuhrer has remained the same. After the initial bewilderment and dismay, our Adolf with extreme clarity and raziocino plunges into the new reality. Begins to study the customs and traditions and to appreciate and use the Internet and all the amenities of technology
I do not know why he came back, but he does not care, Providence has sent back to bring in high Germany. Although we realize that the war is over and that Nazism was outlawed, not Hitler denies himself and his ideas. Yet those who approached him only a brilliant comedian with extraordinary physical resemblance. His oratory and his extreme ideas quickly make a popular television personality. Signing autographs, creating an internet site and divide public opinion putting to shame the politicians of today.
Hitler comes back and makes you smile the German people with its inventive. The interaction between the Fuhrer and the various characters may appear at times in their surreal comedy, but in telling the true German reality and especially the way we live and think. No one really believes to have in front of the bloody dictator. The common German man probably does not like to confront his “dark side”. The Germans have gone ahead and have somehow removed the Nazi past.
Vermes with his novel reveals with irony and sarcasm contradictions of a people and how it was experienced and managed by the younger generation the “phenomenon” Hiltler.
The monologues and reflections of “Returning” oscillate between melancholy and crazy ideological coherence. The Dictator shows no remorse or repentance, yet the reader is unable to hate the protagonist, even accompanies him with curiosity in this adventure, observing the world and especially the decadent society through his eyes.
  The tragic theme of the Holocaust is treated gently by the author. In a beautiful and intense dialogue between the young secretary and Hilter, the first asks him if he has no shame and embarrassment to “interpret” the charge of genocide. Dry and pithy answer is “No, I did do what was right for Germany”
The book is well written with a dry style and straightforward, but does not have a steady pace. If the first part is fun, original, addictive, the second part with Hitler television character loses bite and pace, becoming almost monotonous. Vermes it definitely shows a writer of great talent and creativity and a ‘keen observer of his society.
Adolf Hilter has tragically marked an era and is rightly considered a monster and the personification of evil on earth, but I am afraid that if he came back really, would not be just to be happy, Aihm.

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156. Quel momento imbarazzante

zac efron

Il biglietto d’acquistare per “Quel momento imbarazzante” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3) Di Pomeriggio 3) Ridotto 4)Sempre
“Quel momento imbarazzante” è un film del 2014 scritto e diretto da Tom Gormican con Zac Efron, Miles Teller, Michael B. Jordan, Imogen Poots, Mackenzie Davis, Jessica Lucas.
Cosa sarebbe un uomo senza una donna affianco?
Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna.
L’uomo è di base egoista, Peter Pan e mammone. Una coppia si basa su equilibri delicati e complessi, basta poco per rompere “l’incantesimo”.
Sicuramente la”dead line” di un rapporto è quando la donna fa le fatidiche domande al proprio compagno”Cosa siamo noi? Chi sono io per te? Che futuro abbiamo insieme?”
Il 90% degli uomini a queste domande, rispondono con un imbarazzato silenzio e con repentina fuga.
La paura dell’impegno e delle responsabilità crea ansia e paura, e si sa, i ragazzi d’oggi soffrono l’ansia da prestazione a tutti i livelli.
Il famigerato”Quindi” della donna è stato lo spunto per Gormican per costruire questo film intorno a tre cari amici trentenni Jason(Efron) Daniel(Teller) e Mikey (Jordan), belli e realizzati nel lavoro. Jason e Daniel sono single impenitenti e invece Mikey è,apparentemente, un marito felice.
Questo status quo crolla quando Vera (Lucas) la bella moglie molla Mikey perché lo considera noioso e prevedibile.
I due amici per consolarlo e sostenerlo gli propongono il patto di non fidanzarsi più e d’avere solo rapporti occasionali.
Il Patto amicale traballa quando l’Amore sfiora i protagonisti con le incantevoli forme di Ellie(Poots) e Chelsea (Davis) e con il ritorno di fiamma di Vera
I tre amici cercheranno di fingere a loro stessi fino all’ultimo che il “Lato Oscuro” dell’Amore gli abbia fatto suoi ,così per tutto il film il pubblico assiste a un alternanza di gag simil comiche e scene di dubbio gusto romantico.
Il film parte in maniera dignitosa, con ritmo accettabile riuscendo a strappare qualche sorriso allo spettatore, ma poi cade di tono e interesse diventando prevedibile, noioso e lento.
Se il tema iniziale del film era sicuramente interessante però nel svilupparlo lungo la sceneggiatura se ne perde ogni traccia, lasciando il campo a luoghi comuni e stereotipi.
I dialoghi sono solo in parte frizzanti e divertenti e soprattutto poco realistici.
Conoscevo solo di fama Zac Efron idolo di milioni di ragazze sparse per il mondo. Rispetto le fan e soprattutto l’oggetto del loro desiderio e mi permetto di suggerire a Mister Efron, dopo averlo recitare, di non fare mutui lunghi nella vita e d’affrettarsi a battere il ferro quando è caldo.
Non si hanno sempre 27 anni,i capelli e il ventre piatto e dopo sarà difficile guadagnarsi la pagnotta con le capacita artistiche e soprattutto espressive mostrate soprattutto nei lunghi piani sequenza di ieri sera.
Sono invece ufficialmente innamorato artisticamente ,e non solo, di Imogen Poots e Mackenzie Davis, sulle loro belle spalle si regge il film e almeno in parte lo rendono godibile e soprattutto digeribile.
La regia è senza infamia e senza lode, ma riesce a regalare degli begli squarci di New York anche grazie a una discreta fotografia.
“Quel Momento Imbarazzante” nasce nello spettatore alla fine della proezione, quando la sua donna sbadigliando gli chiederà”Quindi ?”

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

“That awkward moment” is a 2014 film written and directed by Tom Gormican with Zac Efron, Miles Teller, Michael B. Jordan, Imogen Poots, Mackenzie Davis, Jessica Lucas.
What would a man without a woman next door?
It is said that behind every great man there is always a large woman.
The man is basically selfish, Peter Pan and mammon. A couple is based on delicate balances and complex, it takes very little to break the “spell”.
Surely the “dead line” of a relationship is when the woman makes the fateful questions to his mate, “What are we? Who am I to you? What future do we have together? ”
90% of men to these questions, respond with an embarrassed silence and sudden flight.
The fear of commitment and responsibilities creates anxiety and fear, and you know, kids today suffer from performance anxiety at all levels.
The infamous “So,” the woman was the inspiration for Gormican to build this movie around three close friends in their thirties Jason (Efron), Daniel (Teller) and Mikey (Jordan), beautiful and made ​​in the work. Jason and Daniel are single unrepentant and instead Mikey is, apparently, a happy husband.
This status quo collapses when Vera (Lucas), his beautiful wife Mikey spring because it considers boring and predictable.
The two friends to comfort and support the proposed covenant not to get engaged more and to have only occasional reports.
The Pact of friendship wobbles when Love touches the stars with the beautiful forms of Ellie (Poots) and Chelsea (Davis) and with the return of flame Vera
The three friends try to pretend to themselves until the last that the “dark side” Love has done to her, so throughout the film the audience watches a gag-like alternation of comic and romantic scenes of questionable taste.
The film begins in a dignified manner, with acceptable pace managing to snatch a smile to the viewer, but then falls in tone and interest becoming predictable, boring and slow.
If the theme of the movie was definitely interesting, however, in developing it along the script if it loses every trace, leaving the field to clichés and stereotypes.
The dialogues are only partly fizzy and funny and mostly unrealistic.
I knew only by reputation Zac Efron idol of millions of girls around the world. Compared with the fans and especially the object of their desire, and I would suggest to Mr. Efron, after reciting, not to make loans in the long life and rushing to beat the iron while it is hot.
You do not always have 27 years old, the hair and the flat stomach and then it will be difficult to make the loaf with the skills and artistic expression shown above, especially in long shots last night.
Are officially in love artistically, and not only that, Imogen Poots and Mackenzie Davis, on their beautiful shoulders rests the film and at least in part make it enjoyable and above all to digest.
The direction is without infamy and without praise, but manages to give the beautiful glimpses of New York thanks to a good photograph.
“That Awkward Moment” was born in the viewer at the end of proezione when his woman yawning will ask “So?”

98. Ora Tocca A VOI

sordi

Sono un giovane anziano, ho la panza da cummenda, non ho amici “glamour” che mi nominano ,ma sono pò snob e molto rompicoglioni.

Cari amici lettori siete tutti nominati,quindi, mano al portafoglio.

La Sla  dovrà avere presto le ore contate.

Guardate e diffondete il mio personale #IceBuckettChallenge. Ora Tocca a Voi!

Basta l’Avaro di Moliere…

 

155. Cose che nessuno sa (Alessandro D’Avenia)

d'avenia

“Cose che nessuno sa” è un libro scritto da Alessandro D’Avenia e pubblicato nel 2011 da Mondadori.
Quando scopro un autore che mi piace, emoziona e che mi invita a riflettere, scatta subito in me il desiderio di leggere tutto ciò che scritto. Cosi è stato per il prof D’Avenia dopo “Bianca come il latte rossa come il sangue”. Ero curioso di sapere se dopo un esordio cosi bello, l’autore siciliano era capace di ripetersi.
Così ho approfittato del buono acquisto che mio fratello Piero mi ha regalato per il compleanno e ho scelto come lettura post Ferragostana “Cose che nessuno sa”.
Se nel primo libro D’Avenia ci racconta il mondo dei sedicenni, in questo secondo fa ancora un salto all’indietro nel tempo con le vicende Margherita, ragazzina di 14 anni al suo “esordio” al liceo scientifico.
Ancora una volta però la scuola e il mondo adolescenziale sono solo un “espediente letterario” per affrontare temi e sentimenti più profondi.
Margherita ama ed è molto legata al padre che, senza preavviso, abbandona la famiglia.
Il tema dell’abbandono e della solitudine sono presenti fin dalle prime pagine con la nostra protagonista incapace d’accettare il gesto paterno e alla ricerca di riposte.
Una famiglia che va in pezzi e una famiglia che non è mai esistita per l’orfano Giulio, altro personaggio della storia, ragazzo inquieto, ma soprattutto arrabbiato con il mondo.
Il libro è anche un omaggio all’Amore nelle sue varie sfumature:l’amore adolescenziale e puro che nasce tra Margherita e Giulio, l’amore complicato e incerto dei trentenni rappresentato dal professore sognatore e dalla libraria Stella, l’amore consumato e stanco dei genitori di Margherita e infine, forse, quello più bello tra nonna Teresa e il compianto marito Pietro, perché un amore vissuto fino in fondo senza barriere e sottointesi destinato a vivere e durare oltre la vita.
Il libro ha un buon ritmo e intensità nella prima parte, caratterizzato da un atmosfera melanconica,riflessiva e poetica non cadendo mai nello stucchevole e nella banalità.
Più onirica e di conseguenza meno intensa e ritmata è la seconda parte, dove sono evocati e descritti le emozioni e in particolare l’Amore tra i vari personaggi, lasciando però la sensazione al lettore di bel esercizio di stile dell’autore non completamente riuscito e coinvolgente
I personaggi sono ben descritti e sviluppati nel complesso, con una menzione particolare per la delicata figura di nonna Teresa.
E’ difficile ripetersi per un scrittore, forse D’Avenia non eguaglia la bellezza e i picchi emozionali dell’esordio, ma si conferma un autore capace di raccontare e descrivere l’animo umano e le sue emozioni con uno stile delicato ed elegante.
L’uomo si ciba e vive d’emozioni e sentimenti, anche se spesso non sono descrivibili a parole, ma in questo caso è una bella” ignoranza” da portare con sé e condividere con chi ti sta affianco.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

154. Liberaci dal male

diavolo

Il biglietto d’ acquistare per “Liberaci dal Male”: 1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di Pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Liberaci dal Male”è un film del 2014 diretto da Scott Derrickson, scritto da Paul Harris Boardman, Scott Derrickson, prodotto da Jerry Bruckheimer, con: Eric Bana,Edgar Ramirez,Olivia Munn,Joel Mc Hale, Sean Harris.
Quando ero piccolo, sentivo spesso dire dalle persone più grandi “Quando si invecchia anche i gusti cambiano”. Se ci si addormenta davanti alla Tv o al cinema, è il segno che l’ospizio non è solo un ipotesi di scuola.
Sto invecchiando male, ne sono consapevole. Ingrasso,perdo i capelli e divento sempre più rompicoglioni.
Quando ero giovane e spensierato amavo i film horror, mi piacevano quasi tutti. Ho un culto per Dario Argento. Adesso da “giovane vecchio” gli horror hanno su di me un effetto soporifero.
La nostra società sta scivolando verso l’ateismo, le chiese si svuotano, molti si convertono al buddismo , all’islam o chissà in cos’altro. Il cristianesimo è decisamente lento. Sono un credente e cristiano convinto, ma la domenica ho sempre qualcosa di meglio da fare piuttosto che andare alla Santa Messa. So bene che mi aspetterà il Purgatorio dall’altra parte.
Eppure il Male, il Diavolo e affini suscitano in tanti interesse, fascino, morbosa curiosità e perfino pericolose devozioni.
Sette, riti satanici e sacrifici sono realtà e non sono solo fonte d’ispirazione per scrittori e sceneggiatori.
Il Diavolo è, aihme, rock e riempie i cinema. Cosi ieri ho sfidato il sonno e ho deciso dare una chance al “Liberarci del Male” ispirato a spirato a eventi realmente accaduti, raccontati nel libro Beware the Night scritto dal poliziotto newyorkese Ralph Sarchie.
Il Male è ovunque ed ha origini lontane. Per i nostri cari e creativi sceneggiatori si trova anche in Iraq così durante una normale missione di marines in una misteriosa grotta avviene qualcosa che cambierà per sempre le loro esistenze.
Con un salto temporale di tre anni, lo spettatore è catapultato a New York, pensata e fotografata molto in stile Gotham city, dove opera il sergente Ralph Sarchie(Eric Bana) e il suo partner Butler(Mc Hale), specializzati in casi pericolosi e spesso cruenti. Sarchie è un ex cattolico praticante, ha una bella famiglia, ma il suo lavoro viene prima di tutto. Ogni giorno è costretto a confrontarsi con “la feccia” dell’umanità e con “il male” generato dall’uomo. Per una serie di coincidenze seguendo un caso si trova a collaborare con Padre Mendonza (Ramirez) su quanto è accaduto in Iraq tre anni prima.
Il film se ha all’inizio un discreto ritmo e un dignitoso pathos narrativo grazie alla discreta interpretazione di Eric Bana che porta “la croce” del film sulle spalle, ma ben presto diventa il campionario delle banalità e degli stereotipi del genere horror. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, diventando prevedibile e a tratti comica.
Padre Mendoza è la versione 3.0 di Padre Ralph di Ucceli di Rovo:beve, fuma e fa sesso e nei rittagli di tempo è un esorcista.
Eric Bana costretto a pagarsi una rata di mutuo, viene travolto dalla pochezza del film.
La regia è ben poca, scolastica e solo nella prima parte riesce a creare nello spettatore un po’ di coinvolgimento e interesse per la storia.
La scena clou dell’esorcismo è degna dell’EsorCiccio, con il dovuto rispetto per la magistrale interpretazione di Ciccio Ingrassia dell’epoca
Lo spettatore alla fine della proezione più che dal Male, vuole liberarsi dalla sonnolenza che il film gli ha prodotto. Film consigliato per chi soffre d’insonnia.

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153.La pelle di Elisa

la pelle di elisa

“La pelle di Elisa” è uno spettacolo teatrale di Carole Frechette, traduzione e regia di Salvo Gennuso con Elaine Bonsangue e Rino Rapisarda.

Cosa sarebbe l’uomo senza Amore? Una vita senza sentimenti e ricordi amorosi è una vita piena? Troppo spesso ci chiudiamo a riccio, impegnati a lottare nel quotidiano con scadenze e tasse  finendo per indossare armatura così diventando di fatto zombi.Questa è la storia Elisa(Elaine Bonsangue) giovane donna che vive a Bruxelles che passa la sua vita ad ascoltare e raccontare le vite altrui perché nel farlo è felice e soprattutto la sua pelle non aumenta  di spessore. Elisa è una ragazza spigliata, energica, combattiva che non si arrende alla sua “malattia”. La sua pelle è una barriera, un muro che vuole abbattere. Così quando un misterioso ragazzo(Rino Rapisarda) in un bar le svela che per risolvere il problema della pelle, deve vivere e “cibarsi” delle emozioni altrui, diventa un’osservatrice attenta e curiosa del mondo.Lo spettatore così nell’ora di spettacolo ascolta i racconti e gli aneddoti di Elisa e non  può non essere coinvolto dalla passione e dalla forza dei ricordi. Varie storie d’amore si alternano con vivacità e divertimento grazie al talento dell’attrice.Non conoscevo Elaine Bonasangue, sebbene sia un volto noto alla mia memoria di teledipendente, e devo dire che mi ha colpito molto. Ho apprezzato il suo talento e la capacità di reggere la scena con disinvoltura e naturalezza con una spiccata“una fisicità”teatrale. Mostra d’avere personalità e carisma riuscendo a dare anima e sostanza al suo monologo, senza mai annoiare il pubblico, nonostante il testo non sempre sia d’aiuto, avendo alcuni momenti di “sottoritmo” e di non facile comprensione.La regia è minimalista, ma efficace, riuscendo ad esaltare il talento e creatività della protagonista. La scenografia è scarna, ma adeguata e in sintonia con la storia e lo spirito dell’opera.Apprezzabile e orecchiabile la colonna sonora. Buona l’intesa tra Bonasangue e  Rapisarda nel doppio ruolo di voce narrante e del misterioso ragazzo. Il finale, a sorpresa, è divertente nell’invito allo spettatore ad aprirsi ai sentimenti e alla passione evitando di farsi sommergere dalla pelle.

In replica  stasera al Castello Ursino di Catania alle ore 21.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

152. Che ci importa del mondo (Selvaggia Lucarelli)

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“Che ci importa del mondo” è un libro scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato  nel aprile 2014 da Rizzoli. Sono una persona pigra, indolente, diversamente ignorante, teledipendente e alquanto snob.Conosco”televisivamente”Selvaggia Lucarelli da tempo. La sua”fisicità”dirompente e la sua eloquentia corrosiva sono sicuramente i “quid” che le hanno permesso d’emergere nel tubo catodico e soprattutto sul web. Confesso che prima di leggere il suo secondo romanzo, non conoscevo il “suo talento” come  scribacchina e nonostante l’eco del  successo del suo blog mi sia arrivata all’orecchio non mi ero mai soffermato a dare un’occhiata. Sono un uomo di destra, ma del giornale “Libero” guardo giusto i divertenti e irriverenti titoli. Così dovendo scegliere quale libro d’acquistare per trascorrere il mio ferragosto sotto l’ombrellone, ho voluto dare fiducia alla Lucarelli. La mia fiducia è stata fin da subito ben riposta, infatti ho  subito conosciuto il variopinto mondo di Viola Agen, giovane  donna di 38 anni, opinionista di un famoso e popolare show televisivo, madre di Orlando  maturo e posato bambino di otto anni e soprattutto mi sono divertito con la ingarbugliata e intensa vita sentimentale della donna. Ambientato  a Milano durante la campagna elettorale per il nuovo sindaco, Viola, suo malgrado, sarà coinvolta nell’agone politico divisa tra amori passati e futuri. Il lettore conosce il suo ex marito infantile e rancoroso Fabio, il gruppo Testuggine(Ilaria, Ivana, Anna) che con la protagonista si sostengono  e si consigliano a vicenda nelle loro rispettive disavventure amorose. Lo stile della Lucarelli è colloquiale, leggero, semplice e diretto. Non è certamente una lettura impegnata e probabilmente non vincerà il Nobel per la letteratura, ma il libro ha un discreto ritmo e si legge con piacere, anche se forse  nella parte finale “il brodo è stato allungato troppo”. Non so quanto ci sia di autobiografico nel libro e quante similitudini ci siano tra Viola e l’autrice, ma non si può non notare come Viola sia diventata madre, forse, senza averci riflettuto attentamente colpita da un “raptus romantico”. La protagonista si impegna costantemente e passione in questo “ruolo”. Cresce e matura insieme a suo figlio Orlando. Ogni giorno è una sfida e un’avventura che riesce , anche se a fatica, a superare. Viola è anche una donna però, nonostante un matrimonio lampo, un ex fidanzato importante che la nascondeva al mondo perché “impresentabile”, sogna l’amore e soprattutto d’innamorarsi.E’ un libro forse più rivolto al mondo femminile, ma comunque qualche informazione interessante la lascia al lettore maschile. Sono un terrone, “pratico” poco Milano e sicuramente non sono glamour quanto la protagonista, ma  mi permetto, sommessamente, di dare un suggerimento alla signora Lucarelli e a tutte le donne simili a Viola: Provate a scendere “la linea gotica” e a concedere  cinque minuti del vostro tempo anche ai “giovani anziani” con i capelli radi e con la pancia da cummenda, credetemi, scoprirete un mondo. Magari non avete una proposta di matrimonio immediata, ma almeno un  invito a pranzo è garantito e sicuramente vi sarà proposto con una telefonata, perché noi “giovani anziani” crediamo ancora al corteggiamento “old style”. Ho trascorso un bel Ferragosto anche per merito di Selvaggia Lucarelli e  per una “blogger appariscente” non è cosa da poco, almeno credo.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin” :http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

97. E la chiamano “Depressione”…

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Quando ieri notte,ho letto che l’attore Robin Williams era stato trovato morto nella sua casa per sospetto suicidio, davanti alla mia mente sono passate tante immagini di film che hanno accompagnato la mia vita e sul mio volto è apparso un sorriso amaro. Quando poi sono arrivate le prime agenzie di stampa in cui si diceva che Williams da tempo soffriva di”depressione”, ho scosso la testa, mi sono accesso un sigaro e ho pensato quante sciocchezze si sarebbero scritte nelle successive ore.L’uomo della strada pensa che “essere depresso” significhi stare chiuso in casa, nella propria camera a guardare il soffitto e magari non lavarsi e abbruttirsi. Magari fosse “solo” questo..La depressione è soprattutto una malattia dell’anima prima che di mente. L’anima, per chi crede, è la scintilla divina in noi. L’anima è fragile, piccola, ingenua di fronte al mondo. Nessuno sa come succeda, ma l’anima si ammala e raramente guarisce. La depressione è solo la conseguenza medica e psichiatrica di questo stato .La depressone è “comunista”, colpisce tutti senza guardare al ceto sociale. Quando l’anima si ammala, diventiamo lentamente zombi nella vita di tutti i giorni.
Lavoriamo, mangiamo, parliamo, magari facciamo l’amore, ma dentro di noi c’è il deserto. L’uomo della strada pensa che i soldi e la popolarità renda immuni dalla depressione e che un uomo ricco non abbia diritto ad essere infelice o triste. Il classismo sociale nell’infelicità è capovolto.
L’estate è la stagione peggiore per chi soffre di questo male, il dolore diventa insopportabile e fastidioso. Vedi il mondo sorridere e tu invece sei schiacciato dal dolore e dall’oppressione.
Io amo la vita, eppure per ben 2 volte sotto l’effetto di crisi psicotica ho tentato di chiudere la mia “fiction”.
Chi è innocente scagli la prima pietra. Possiamo convivere con questa malattia, ma è una “Bestia” subdola che riappare quando pensi d’averla sconfitta definitivamente
Nessun psichiatra per quanto bravo potrà mai capire e comprendere cosa prova e sente chi ha dentro di sè il vuoto.
Chi sceglie di porre fine alla propria vita, compie un gesto ,che personalmente non condivido perchè fatto mentre stai male, ma che ovviamente rispetto. Il libero arbitrio è anche questo.
Il suicidio è ‘l’ultimo disperato gesto per dire al mondo quanto una persona stia soffrendo.
Ogni giorno nel mondo migliaia di persone lottano per vivere e si iniettano veleno (chemioterapia) per uccidere il cancro.
I malati di cancro sono i veri amanti della vita e i più ottimisti che abbia mai conosciuto e mi hanno insegnato tanto, quando ho dovuto accompagnare mio padre nella sua via crucis nei vari reparti oncologici.
Non so dove sia adesso Robin Williams , ma spero di cuore che almeno sia tornato a sorridere e magari sta facendo uno show con gli altri suoi amici e colleghi che prima di lui hanno fatto compiuto questa drammatica scelta.
Buon Viaggio Robin. Nano Nano

Vittorio De Agro presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

151.Le ossa della Principessa (Alice Gazzola)

gazzola

“Le ossa della Principessa” è un libro scritto da Alessia Gazzola e pubblicato nel Gennaio del 2014 in Italia da Longanesi.

Pur essendo un testardo conservatore  nella vita di tutti giorni mi sforzo il più possibile d’ascoltare i consigli e di metterli in pratica. In campo letterario invece sono più recettivo. Riconosco la mia ignoranza e sono ben lieto di scoprire e leggere nuovi autori e generi. Così quando la mia amica Marliù mi parlo qualche mese fa della Dott.ssa Alessia Gazzola, mia conterranea, come di un talento interessante per il genere giallo in salsa italiana, rimasi incuriosito. Ho così colto l’occasione dell’acquisto per il terzo trimestre del club Mondo Libri per mettere alla prova il chirurgo messinese.La proprietaria della libreria nel vendermi “Le ossa della Principessa” mi disse “è il suo libro più riuscito.” Sul web i già numerosi fan e gli stessi critici definiscono Alessia Gazzola come la “Patricia Cornwell” italiana.Leggo da tempo i libri della scrittrice americana e sono un appassionato delle avventure di Kay Scarpetta e trovo poche similitudini tra le due autrici non solo nello stile, ma soprattutto nei contenuti e nel tratteggiare e sviluppare le personalità delle loro “eroine”. La protagonista dei libri della Dottssa Gazzola è Alice Allievi, giovane medico trentenne che si divide tra il lavoro  presso l’Istituto di Medicina legale di Roma e le sue incertezze amorose.Alice Allievi è maldestra sul lavoro, insicura, ma ha un grande intuito investigativo e una ragazza che sogna il principe azzuro.Kay Scarpetta anche agli inizi della “saga” era una donna determinata, decisa e molto competente nel suo lavoro e nonostante svariati e drammatici episodi, coerentemente innamorato di Benton e infine sua sposa. Il lettore con “Le ossa della Principessa” entra nel mondo di Alice  in maniera delicata e divertente. Riesce in poco a tempo ad affezionarsi e soprattutto immaginare i vari personaggi: della storia la collega Lara, la coinquilina Cordelia, l’ispettore Calligaris,l’inflessibile superiore Wally,il cagnolino Ichi e soprattutto i due uomini che fanno battere il cuore dell’Allevi:il  fascinoso Claudio Conforti e  il rimpianto ex Arthur. Il libro inizia con la misteriosa scomparsa dell’odiata collega e rivale in amore di Alice Ambra Negri Della Valle. Nessuno sa dove sia finita, le indagini della polizia battono,ovviamente, tutte le piste, incluso l’omicidio con l’ex Conforti maggiore indiziato. Ben presto però l’indagine si complica quando viene ritrovato in un campo  le ossa di una giovane donna, scomparsa anni prima, di nome Viviana Montosi. I due casi vengono unificati quando si viene a sapere l’amicizia che legava le due donne al liceo. Viviana Montosi era una archeologa  appassionata della Palestina e sostenitrice della causa. Così Alice con il consenso di Calligaris, comincia a leggere le email della sfortunata donna e così entra nel mondo degli scavi in Medio Oriente e soprattutto nella vita di campo fatta d’amore e anche d’invidie e gelosie. La storia viaggia in parallelo tra la lettura delle le email di  Viviana e la ricerca di Ambra da parte del buffo duo Calligaris-Allevi. Il romanzo,però non è solo  un thriller, anzi per molti aspetti è un romanzo rosa in cui  la nostra protagonista si divide tra l’amore per il freddo Arthur, figlio del suo direttore e l’attrazione per il fascinoso e infedele Claudio con cui ha avuto una notte di passione qualche mese prima a Taormina. Mistero, omicidio e amore sono i tre ingredienti ben mescolati del riuscito libro della Gazzola. Non mancano i colpi di scena e  i vari personaggi sono costruiti e introdotti sulla scena.Lo stile leggero, fresco e frizzante invita a leggere con curiosità e voglia le pagine. La trama è abbastanza convincente e coinvolgente, forse  nel finale cala il ritmo facendo scemare il pathos narrativo. Il lettore non può sorridere  della goffaggine della protagonista, seguirla con vivo interesse durante le indagini e partecipare alle sue pene d’amore. Alla fine del romanzo, il lettore ha due certezze: Alice Allevi è diventata  il suo medico preferito e soprattutto che Alice Gazzola è Alice Gazzola ,seppure siano lusinghieri certi paragoni, non rendono comunque il giusto merito al talento e alla creatività della scrittrice siciliana. Si evitino in futuro.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin” : http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

150. Più buio di mezzanotte

catania

Il biglietto d’acquistare per “Più buio di mezzanotte” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di Pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

“Più buio di mezzanotte” è un film del 2014 diretto da Sebastiano Riso, scritto da Sebastiano Riso,Stefano Grasso e Andrea Cedrola, con:Davide Capone, Vincenzo Amato, Pippo DelBono, Micaela Ramazzotti,Lucia Sardo.

Catania è una città complessa, umorale e particolare. Al suo interno vivono varie anime in eterna lotta: Tolleranza, perbenismo, machismo, razzismo, ignoranza, allegria e indolenza e ipocrisia.

Mio padre, nato negli trenta e vissuto all’epoca del “Bell’Antonio” di Vitaliano Brancati non diceva neanche la parola “gay”, ma preferiva gridarmi contro che ero”strano” “asociale” e che non avrebbe mai cresciuto un figlio “anormale”. Mio padre sceglieva le ragazze con cui dovevo stare e mi imponeva le feste e seppure non sia mai stato un uomo violento, un paio di volte mi schiaffeggiò perché rifiutavo d’accettare i suoi”consigli”.

La generazione di mio padre misurava la virilità di un uomo e la sua forza dal numero di donne che si corteggiavano.

Nonostante mio padre,  ho sempre amato le donne e la loro compagnia, ma chi ha altri inclinazioni come può reggere certi trattamenti?I padri e le famiglie siciliane del 2014 sono pronte ad accettare la diversità sessuale dei propri figli?

Catania famosa nel resto d’Italia per la sua movida notturna è davvero cambiata rispetto ai tempi del “Bell’Antonio”?

L’esordiente Riso prova a rispondere a queste domande, raccontandoci la storia di Davide(Capone), un quattordicenne inquieto e alla ricerca della sua identità. Vive a Catania con la sua famiglia piccolo borghese e soprattutto tradizionalista. Il regista ci porta fin dalle prime sequenze dentro una Catania diversa dalle cartoline e dalle pagine dei giornali. Lo spettatore osserva come Davide cerchi e trovi la compagnia dei  suoi “simili” e si trovi a vivere e poi sopravvivere per strada e nei giardini pubblici di Villa Bellini Si alternano scene molto crude e secche di un ambiente degradato, povero e dove la prostituzione  diventa l’unico modo per mangiare. Incontri fugaci e occasionali nei vicoli più malfamati della città o nei cinema porno scandiscono la giornata di questa comunità. Sullo schermo vengono presentati una  carrellata di personaggi, che se forse per un istante possono far nascere un sorriso allo spettatore, subito dopo non si può non provare malinconia e tristezza per la loro solitudine abbandonati da tutto e tutti. Davide preferisce la strada alla sua famiglia, dove il padre Massimo(Amato) bigotto e austero non  lo accetta e vuole “guarirlo” dal suo stato anche a costo di fargli iniezioni di ormoni e la madre Rita dolce e affettuosa,ma non in grado però d’aiutarlo e proteggerlo Così Davide per strada  ha la sua prima esperienza sessuale e dopo per fame, è costretto ad accettare “l’aiuto” di un pappone (DelBono). La sceneggiatura, seppure semplice e scarna, riesce  a descrivere con incisività ed efficacia la realtà e soprattutto i sentimenti del protagonista e le sfaccettature dei vari personaggi riuscendo a coinvolgere lo spettatore.La regia  seppure di taglio più televisivo che cinematografico, si dimostra comunque di talento e capace dimostrare il lato nascosto e più oscuro di  Catania grazie anche  una fotografia degna di menzione

Il limite del film è in un ritmo non costante, discreto nella prima parte, lento e discontinuo nella seconda parte. Il film si regge sull’intensa e convincente interpretazione di Davide Capone,  capace di dare un’anima al suo personaggio e di trasmettere al pubblico la varietà dei sentimenti. Una nomination ai prossimi David, ci auguriamo che non manchi. Belli e intensi sono i camei” della Ramazzotti e di DelBono.

Il finale anche se “aperto” è di buona intensità  regalando emozione e complicità allo spettatore, unendosi alla voglia di libertà e indipendenza di Davide in una città e in un famiglia ancora in piena  sindrome da”Bell’Antonio”.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2