199) La Morte Legale

“La Morte Legale” è un film di Silvia Giulietti, Giotto Barbieri. Con Luigi Botta, Lorenzo Tibaldo. Documentario, 52′. Italia 2018

Sinossi:

La colonna sonora, “Here’s to you”, di Ennio Morricone e Joan Baez diventa simbolo di libertà e di difesa dei diritti umani, esaltando le coscienze dei giovani di tutto il mondo. A 90 anni dall’esecuzione e a 50 dalla riabilitazione, “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo rivede la luce in una versione restaurata. Ed è l’occasione per raccontare lo straordinario lavoro del regista.

Recensione:

Il cinema moderno conserva ancora una funzione sociale, politica, civile o è ormai divenuto esclusivamente un’industria commerciale, votata al mero profitto e alla creazione di effimeri eroi e vacui modelli?

Lo spettatore cinico non esiterà a rispondere la seconda, mostrando magari i risultati del box office. Eppure c’è stato un tempo in cui la settima arte aveva un ruolo, era parte integrante dei movimenti di protesta, faceva da megafono per messaggi rilevanti.

“La morte legale” di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri non è solamente un documentario sul backstage di una pellicola degli anni ’70 (Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo), ma anche il racconto di come quel film si rivelò decisivo per iniziare l’iter di riabilitazione dei due anarchici italiani ingiustamente arrestati nel 1920 negli Stati Uniti e condannati a morte.

“La morte legale” è un intenso, appassionato e vivido viaggio nella memoria cinematografica, produttiva e soprattutto umana, realizzato sotto forma d’intervista al maestro Giuliano Montaldo che rievoca con emozione e sincerità la genesi del suo film, fin dal primo contatto con la storia di Sacco e Vanzetti avvenuto per caso a Genova. continua su

http://paroleacolori.com/la-morte-legale-nel-backstage-del-film-sacco-e-vanzetti/

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198) Johnny English Colpisce Ancora

Il biglietto da acquistare per “Johnny English colpisce ancora” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Johnny English colpisce ancora” è un film di David Kerr. Con Rowan Atkinson, Ben Miller, Olga Kurylenko, Jake Lacy, Emma Thompson, Eddie O’Connell. Azione, 88′. Gran Bretagna 2018

Sinossi:

Alla vigilia di un importante summit internazionale, un attacco informatico rivela l’identità di tutti gli agenti segreti britannici sotto copertura. L’unico rimasto sul campo è in pensione, non ha idea di cosa sia una App, e si chiama English, Johnny English. Riunito in team col suo fedele scudiero Bough, l’agente English, entusiasta di tornare al lavoro, dovrà vedersela con un’affascinante spia russa, con droghe sintetiche mai sperimentate e con un giovane e rampante nemico, re del digitale.

Recensione:

Gli antichi latini, tra le tante, ci hanno tramandato questa lezione valida tutt’oggi: una commedia ironica, brillante e leggera può rivelarsi strumento efficacissimo per evidenziare il mal costume della società, sferzare i limiti e l’incompetenza del governante di turno e soprattutto far riflettere l’opinione pubblica.

Anche se alla spettatore più colto e raffinato potrebbe apparire quasi blasfemo l’accostamento tra i classici del passato e il terzo episodio della saga di “Johnny English”, “Johnny English colpisce ancora”, chiediamo a tutti di sospendere il giudizio – e il pregiudizio. Almeno fino alla fine della pellicola.

Il film diretto da David Kerr è indubbiamente leggero, grottesco, senza pretese artistiche e stilistiche, eppure riesce a veicolare con abilità due messaggi chiari quanto significativi. Il primo, attenzione ad affidarsi totalmente a computer e rete, per la propria sicurezza. Il secondo, ancora oggi l’esperienza professionale dell’uomo non è un bene sostituibile né facile da duplicare in digitale.

“Johnny English colpisce ancora” affronta tematiche delicate quanto attuali, ma lo fa decidendo di giocare, prendendosi poco sul serio, e affidando al magistrale Rowan Atkinson il ruolo d’inconsapevole e goffo paladino dei vecchi sistemi di spionaggio. continua su

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197) La Strada dei Samouni

Il biglietto da acquistare per “La strada dei Samouni” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“La strada dei Samouni” è un film di Stefano Savona. Documentario, 128′. Italia, Francia 2018

Sinossi:

Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 la striscia di Gaza viene colpita da un violento attacco dell’esercito israeliano: la famiglia Samouni viene decimata, lasciando figli senza genitori. Stefano Savona si reca sul luogo della strage e vi fa ritorno un anno dopo, in occasione del matrimonio di uno dei superstiti della famiglia. I fatti di sangue vengono invece ricostruiti attraverso il contributo dell’animazione di Simone Massi e di una sceneggiatura, basata sulle testimonianze di chi c’era.

Recensione:

Alzi la mano chi, a costo di risultare cinico o insensibile, considera ormai quanto accade nella striscia di Gaza la “normalità”. Raid, rappresaglie, morti e feriti sono diventati “roba di tutti i giorni”, tanto che quando i media nostrani decidono di parlarne non suscitano in noi altro che un’alzata di spalle. Son cose che capitano…

Se da un lato è triste che un conflitto di questa portata susciti in noi emozioni tiepide, dall’altro lo è ancora di più il fatto che questo conflitto venga puntualmente strumentalizzata dai media e dalla politica. Ci sono i palestinesi sovversivi, e gli israeliani che si difendono. Ci sono i terroristi e i garantisti. Fosse sempre così facile catalogare le cose.

Quando ho visto il documentario di Stefano Savona nella famigerata lista del caporedattore Turillazzi per Cannes, ammetto di aver sudato freddo. Invece, inaspettatamente, “La strada dei Samouni” mi ha colpito sia dal punto di vista narrativo che registico. continua su

http://paroleacolori.com/la-strada-di-samouni-documentario-animazione/

196) La Ladra di Ricordi (Barbara Bellomo)

“La Ladra di Ricordi” è un romanzo scritto da Barbara Bellomo e pubblicato da Salani Editore nell’Aprile 2016.

Sinossi:
Cosa accomuna l’omicidio, ai giorni nostri, di una dolce, vecchia signora dalla vita irreprensibile e i grandi protagonisti dell’età repubblicana – Cesare, Lepido, Cicerone, Marco Antonio, la crudele moglie Fulvia e la piccola Clodia? È quello che dovrà scoprire un terzetto stranamente assortito, chiamato in causa per l’occasione. Isabella De Clio, giovane archeologa siciliana specializzata in arte antica, è bella, volitiva, preparatissima, ma ha un motivo particolare per temere la polizia. E il fatto che l’affascinante Mauro Caccia, l’uomo che la affianca nelle indagini, sia un commissario non l’aiuta più di tanto. Con loro c’è anche Giacomo Nardi, depresso professore di museologia e beni culturali… È l’inizio di una storia che intreccia la Roma del I secolo a.C. e l’Italia contemporanea, gli antichi intrighi politici e i mediocri baroni universitari dei nostri tempi, la violenza che si nasconde tra le mura di casa e la precarietà in cui i ragazzi di oggi, anche i migliori, sono costretti a crescere e a diventare adulti. Un romanzo fresco e ricco d’atmosfera, che si muove con agilità tra passato e presente, per un esordio che non passa inosservato.
Recensione:
“Meglio tardi che mai” recita un vecchio proverbio quanto mai valido ed applicabile oggi alla contradittoria e frenetica vita dell’uomo moderno.
Un proverbio che, da lettore, ho fortunatamente pronunciato sovente dopo aver terminato un romanzo di un autore sfuggito precedentemente alla mia attenzione.
“La ladra di ricordi “di Barbara Bellomo si è infatti rivelata una piacevole ed interessante lettura facendomi scoprire il talento, passione e creatività di una scrittrice siciliana.
“La Ladra di ricordi”, pubblicato nel 2016, ha rappresentato l’esordio della Dott.ssa Bellomo come autrice di romanzi, avendo già al suo attivo pubblicazioni scientifiche, ma conquistando, fin da subito, un meritato ed ampio consenso di critica e pubblico.
Leggendo i commenti sul web, sono sempre più numerosi e convinti coloro che paragonano la penna della Bellomo e la bella e tenace archeologa Isabella De Clio, protagonista dei suoi romanzi, alla fortunata e popolare saga letteraria ed ora televisiva de “L’Allieva” nata dalla penna della Dott.ssa Alice Gazzola.
La stessa Gazzola non ha esitato ad apprezzare pubblicamente il lavoro della collega, confermando una certa affinità elettiva oltre che letteraria tra queste due giovani e toste “eroine” impegnate in ambiti professionali prevalentemente maschili ed ottusi.
“La Ladra di Ricordi” è un thriller che profuma di storia, antichità ed allo stesso tempo di modernità, capace di coinvolgere con bravura il lettore fin dalle prime pagine anche grazie all’uso sapiente e calibrato di “flash back” originali ed efficaci.
“La Ladra di Ricordi” ha una struttura narrativa lineare, semplice, ma mai banale o prevedibile, riuscendo a mantenere alto l’interesse e curiosità del lettore con un costante ritmo e pathos narrativo fino all’ultima pagina del romanzo.
“Scoprire” Barbara Bellomo è stata una bella e preziosa sorpresa letteraria oltre ad offrire ad un lettore poco incline agli studi archeologici e storici di trovare nell’umanità e personalità di Isabella De Clio, un valido motivo e stimolo per riprendere tra le mani anche testi più impegnativi per approfondire alcune tematiche e colmare molte lacune scolastiche.

195) I Bastardi di Pizzofalcone -Seconda Stagione

“I bastardi di PizzoFalcone 2” è una serie diretta da Alessandro D’Alatri, Carlo Carlei. Con Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Tosca d’Aquino, Antonio Folletto, Gianfelice Imparato, Simona Tabasco, Gennaro Silvestro, Gioia Spaziani, Serena Iansiti. Italia. 2017-in produzione

Recensione:

Tornano a partire da questa sera, lunedì 8 ottobre, in prima serata su Rai 1 i bravi quanto reietti protagonisti de “I bastardi di Pizzofalcone”, con l’attesa seconda stagione della serie tv, composta da sei episodi.

La libera trasposizione dei romanzi di Maurizio De Giovanni, editi da Einaudi, ha conquistato critica e pubblico, facendo breccia anche per il suo modo accattivante e innovativo di raccontare Napoli. La città in cui i Bastardi si muovono, indagano e vivono, infatti, ha un volto molto diverso da quello presentato da serie come “Gomorra”.

Eppure anche in questa Napoli bella e gaudente è presente un’anima nera e malvagia, che si materializza in omicidi, efferatezze e crimini vari su cui è chiamata a indagare la squadra di outsider capitanata dall’ispettore Lojacono (Gassman).

Ma cosa dobbiamo aspettarci da questa seconda stagione della serie? Quanto di buono visto lo scorso anno verrà confermato? Dopo aver visto in anteprima su Raiplay il primo episodio, “Cuccioli” , posso fugare ogni dubbio su un possibile calo qualitativo. I Bastardi si confermano serie di spessore, ben strutturata, girata e interpretata.

Non volendo rovinarvi la visione con incauti spoiler mi limiterà a qualche considerazione generale. “Cuccioli” rappresenta indubbiamente un inizio col botto. Il caso di puntata è l’uccisione di una giovane ucraina e dell’abbandono della sua bambina di fronte al commissariato, che nel corso dell’indagine assumerà i contorni di una storia di egoismo e cinismo con protagonista la cosiddetta società civile cittadina. continua su

http://paroleacolori.com/i-bastardi-di-pizzofalcone-al-via-su-rai-1-la-seconda-stagione/

194) Opera senza autore

Il biglietto da acquistare per “Opera senza autore” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Opera senza autore ” è un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci. Drammatico, 188′. Germania 2018

Sinossi:

Dresda, 1938. Kurt Barnert ha pochi anni e una passione segreta per la zia Elizabeth, una fanciulla sensibile con cui frequenta i musei, fa lunghe passeggiate e suona il piano. Prodigiosa ma fragile, nella Germania nazista non c’è più spazio per le persone come lei. Ricoverata in un ospedale psichiatrico fa appello al cuore del Professor Carl Seeband perché non la sterilizzi ma il suo destino sarà più crudele e preludio di uno sterminio abominevole. Sopravvissuto al bombardamento di Dresda e cresciuto nel blocco dell’Est, Kurt ha un talento per il disegno e apprende gli studi classici imposti dal realismo socialista. Ma l’incontro con Ellie, figlia del ginecologo nazista che ha condannato sua zia, e il passaggio all’Ovest, cambieranno il suo destino artistico e faranno riemergere il rimosso.

Recensione:

È un tragico paradosso che il Novecento sia stato caratterizzato da un continuo alternarsi di atti di orrore estremo e di altri di estrema bellezza, dimostrazione di come l’uomo possa elevarsi verso le vette più alte, e precipitare in quelle più basse. Ne sono un emblema l’ascesa del nazismo in Germania e il parallelo sviluppo dell’arte.

Orrore e bellezza, odio e amore, rigidità e creatività, dittatura e libertà: potrei andare avanti a lungo a elencare le emozioni e gli spunti di riflessione che mi ha trasmesso la visione del nuovo film di Florian Henckel von Donnersmarck.

“Opera senza autore”, pur presentandosi con il poco invitante biglietto da visita di 188 minuti complessivi di durata, si rivela una visione fluida, interessante, godibile e coinvolgente in molti passaggi, che forse non passerà alla storia come un capolavoro ma quanto meno ha evitato il premio per il film più urticante della Biennale di Venezia 2018.

Durante la visione si ha la sensazione che il regista avesse pensato il film, in origine, come progetto televisivo o miniserie, e forse in un contesto diverso l’idea di raccontare un lungo quanto delicato periodo della Germania moderna avrebbe avuto maggiore efficacia e incisività, e alcuni passaggi, trattati qui in modo troppo rapido, avrebbero potuto avere il giusto spazio. continua su

http://paroleacolori.com/opera-senza-autore-film-politico-senza-tabu/

193) Una Cosa sull’Amore (Jeffrey Eugenides)

“Una cosa sull’Amore” è una raccolta di racconti scritta da Jeffrey Eugenides e pubblicata da Mondadori nell’agosto 2018.

Sinossi:
La scoperta della propria sessualità, il tumulto dell’adolescenza, l’amore dentro e fuori la famiglia: sono i temi che hanno fatto la fortuna dei romanzi di Jeffrey Eugenides e che ora tornano in questa prima, straordinaria raccolta di racconti. Una cosa sull’amore ha per protagonisti uomini e donne nel mezzo di una crisi personale o del mondo che li circonda, del loro paese. Un poeta fallito e roso dall’invidia che si trasforma in abile truffatore negli anni della bolla immobiliare. Un suonatore di clavicordo costretto ad accantonare la sua passione per l’arte in nome della moglie e dei figli; il docente universitario piuttosto confuso sulla sua identità sessuale e la studentessa indiana che, per sfuggire alle imposizioni della sua famiglia, arriva a compromettere la vita privata e la carriera di un professore di mezza età.
Con una forza narrativa dirompente e una straordinaria bravura nel creare personaggi memorabili, questi racconti mostrano il percorso e l’enorme talento di uno dei più grandi scrittori americani.
Recensione:
Per uno scrittore è, da sempre, una sfida rischiosa scrivere del e sull’ Amore avendo la presunzione di spiegare in che modo questo sentimento eserciti nell’uomo una costante e fatale attrazione.
Almeno una volta ci siamo imbattuti nella lettura di un romanzo, raccolta di racconti o saggio di un famoso autore, curiosi di conoscere le sue acute e profonde riflessioni su questa tematica , trovando magari anche l’ispirazione per non esserne più dipendenti.
Non avevo mai letto un rigo dell’apprezzato e pluripremiato scrittore americano Jeffrey Eugenides, e volendo colmare questa mia lacuna letteraria ho ceduto al gentile e deciso consiglio di una competente libraria.
Ma dopo aver terminato l’ultima fatica letteraria di Eugenides, sento l’urgenza e bisogno di condividere con voi alcune “cose”:
1) Ribadisco quanto sia prezioso poter contare sulla competenza, gentilezza e passione di librario/a quando ti giri sperduto ed indeciso tra i reparti di una libreria non sapendo che cosa sia meritevole del tuo tempo ed attenzione.
Ma ricorda, caro lettore, i consigli vanno sempre ascoltati, ma soprattutto in campo letterario evita di farti condizionare dall’altrui gusto.
Perché è alto il rischio di trovarti tra le mani un “macigno” ben scritto ed acuto, ma pur sempre un bel macigno da smaltire.
Non vergognati mai delle tue lacune letterarie più o meno gravi, perché per quanto ignorante hai strutturato un tuo personale ed efficace metro di giudizio che raramente ti ha tradito.
2) Sebbene la maggioranza dei lettori e della critica snobbi i racconti ritendendoli ingiustamente “opere minore”, non abbiate timore di leggerli . È possibile scovare dei veri tesori nascosti.
Altresì se i racconti presenti nella raccolta del rinomato autore sono temporalmente datati, siate consapevoli di potervi imbattere anche in  “fondi di magazzino”.
3) “Una rondine non fa primavera” recita un saggio ed antico proverbio che sento di fare mio per i racconti di Eugenides.
Personalmente considero “Una cosa sull’Amore” un elegante, forbito ed impegnato esercizio di stile, linguaggio e creatività, ma teso più a compiacere l’autore piuttosto che ad emozionare e coinvolgere il lettore.
“Una cosa sull’amore” è una lettura complessivamente fredda, priva di pathos e dell’auspicabile calore e autenticità, necessari per dei racconti incentrati sulle molteplici e contraddittorie sfumature dell’Amore.
“Una cosa sull’amore” è in sintesi una lettura che lascia ben poco in eredità al lettore se non l’amara sensazione che neanche il buon Eugenides sia stato capace di risolvere l’affascinante mistero dell’Amore.

192) Il Bene Mio

“Il Bene mio” è un film di Pippo Mezzapesa. Con Sergio Rubini, Sonya Mellah, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Michele Sinisi. Drammatico, 94’. Italia 2018

Sinossi:

Elia è l’ultimo abitante di Provvidenza, un paese fantasma nella campagna pugliese i cui abitanti, dopo un devastante terremoto, si sono trasferiti al paese nuovo. Ma Elia non molla: “Questa è casa mia”, ripete ostinatamente, e si strugge nel ricordo della moglie Maria, la maestrina di Provvidenza deceduta a causa del terremoto. I suoi unici contatti umani sono con il migliore amico Gesualdo, che gestisce un’agenzia di viaggi, e con Rita, ex collega di Maria, che porta ad Elia viveri e notizie. Il sindaco di Provvidenza Nuova, che è anche suo cognato, è il più deciso ad allontanare Elia dal paese vecchio, al punto da richiedere l’intervento della forza pubblica e far edificare un muro intorno all’abitato, con tanto di filo spinato. Ma proprio quando Elia sta per essere circondato, all’interno di Provvidenza Vecchia comincia ad avvertire una presenza: sarà il fantasma di Maria, venuto a riprendersi il suo cocciuto marito?

Recensione:

Le parole pronunciate dovrebbero avere un valore, un senso, un significato, rispettare ciò che diciamo e promettiamo essere un impegno quasi sacro. Invece sempre più spesso, diventano relative, transitorie, quasi insignificanti.

È che è molto semplice, a caldo, prendere posizione e fare proclami, servendosi di termini eclatanti. Difficile, se mai, è confermare coi fatti quanto millantato a parole – il caso del crollo del ponte Morandi a Genova è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo.

“Il bene mio” di Pippo Mezzapesa, presentato nelle Giornate degli autori alla Mostra del cinema di Venezia, è la piccola grande storia di resistenza o se preferite di resilienza di un uomo semplice davanti all’amnesia collettiva e alla sciagurata tendenza italica di non esigere la realizzazione degli impegni da parte del politico di turno.

Elia, uno straordinario e intenso Sergio Rubini, è rimasto l’unico abitante di Provvidenza, piccolo centro pugliese devastato anni prima da un terremoto in cui hanno perso la vita tanti innocenti. Tra le vittime, anche la moglie dell’uomo insieme agli alunni della sua classe. continua su

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191) La Libertà non deve morire in mare

“La Libertà non deve finire in mare ” è un film di Alfredo Lo Piero. Docu-fiction, 77′. Italia 2018

Sinossi:

Il film vuole far luce sull’orrore che spinge i migranti a rischiare la loro vita in mare per approdare sulle coste Europee e far capire la grandezza d’animo che, chi vive a Lampedusa, dimostra ogni giorno venendo in aiuto di queste persone.

Recensione:

Il tema dell’immigrazione, nel nostro Paese, si è trasformato in uno scontro becero tra due schieramenti animati più dal desiderio di insultare e delegittimare l’altra parte che di esprimere posizioni ragionate. Il tutto “giocando” sulla pelle di uomini, donne e bambini colpevoli solo di scappare dall’orrore e dalla morte.

La maggioranza degli italiani è davvero composta da razzisti? Da quando abbiamo smesso di pensare, limitandoci a voler difendere il nostro piccolo orticello? Esiste un’altra Italia, persone capaci di riflettere e soprattutto relazionarsi con l’immigrato utilizzando ragione e cuore anziché istinti primordiali?

La docu-fiction di Alfredo Lo Piero “La libertà non deve morire in mare” offre allo spettatore l’opportunità di riscoprire e apprezzare una minoranza silenziosa di italiani, che vive e lavora sull’isola di Lampedusa, cuore del Mediterraneo, da oltre vent’anni avamposto della tragica emergenza migratoria e umanitaria. “La pietas italica si è fermata a Lampedusa”, parafrasando amaramente il titolo del romanzo di Carlo Levi.

Il viaggio catartico voluto da Lo Piero inizia fin dalla struttura della docu-fiction, dove non ci sono attori che recitano ma solo gli abitanti dell’isola, che raccontano la loro esperienza. Sono testimonianze sincere, autentiche, toccanti pronunciate da persone comuni che pur trovandosi nel pieno di una tragedia umanitaria non hanno esitato un momento nel disperato tentativo di salvare più vite possibili.

Le parole, la commozione, i turbamenti sono più efficaci per lo spettatore di qualsiasi accurata, e costosa, ricostruzione cinematografica. Eppure il regista, volendo dare il colpo di grazia alle coscienze opache e ai cuori induristi degli spettatori, inserisce alcune riprese di salvataggi compiuti dalla Guarda Costiera, che lasciano straziati e ammutoliti. continua su

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190) La Scomparsa di Josef Mengele ( Olivier Guez)

“La scomparsa di Josef Mengele” è un romanzo scritto da Olivier Guez e pubblicato nel Marzo 2018 da Neri Pozza Editore.
Sinossi:
Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Sono emigranti, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l’uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, o Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il doganiere ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia più piccola: siringhe, quaderni di appunti e di schizzi anatomici, campioni di sangue, vetrini di cellule. Strano, per un meccanico. Chiama il medico di porto, che accorre prontamente. Il meccanico dice di essere un biologo dilettante e il medico, che ha voglia di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. Così l’uomo raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni lontanissimi dalla sua vita passata. L’uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall’acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali, guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell’uomo nuovo, si aspettava dopo la guerra di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era… l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele.
Recensione:
8 Maggio 1945: La Germania nazista firma la resa incondizionata agli Alleati. La Seconda Guerra Mondiale è ufficialmente conclusa in Europa.
Resterà aperto il fronte Orientale e solamente l’utilizzo di 2 bombe atomiche saranno risolutive per costringere alla resa anche il Giappone.
I criminali nazisti saranno processati e condannati nel celebre processo di Norimberga.
Ma realmente le forze Alleate fecero tutto quello che era in loro potere per consegnare tutti gli alti ufficiali nazisti alla giustizia?
L’amara quanto angosciante risposta negativa arriva per il lettore terminando la sconvolgente lettura del romanzo di Olivier Guez.
Il Terzo Reich crollò, la Germania fu divisa in due, Adolf Hitler preferì il suicidio piuttosto che finire nelle mani dei sovietici, ma tanti, troppi gerarchi nazisti, responsabili di terribili e mostruosi crimini contro l’umanità, riuscirono a scappare in Sud America tra l’aprile e Maggio 1945 facendo sparire le proprie tracce.
“La scomparsa di Josef Mengele” è probabilmente il più chiaro, duro e dirompente atto d’accusa mai scritto e reso pubblico sulla lunga, colpevole ed articolata complicità dell’Argentina peronista nei riguardi dei criminali tedeschi.
Il governo peronista accolse, a braccia aperte, migliaia di nazisti in fuga, garantendogli immunità, protezione e false identità, convinto che con l’inizio della Guerra Fredda tra Usa e Urss, i “talenti” del Terzo Reich sarebbero risultati nuovamente utili ed indispensabili.
Una pagina di storia, se possibile, che rende ancora più grave ed evidente anche le responsabilità politiche degli Alleati, che un minuto dopo la vittoria, preferirono voltare la testa dall’altra pagina piuttosto che stabilire le verità sugli orrori compiuti dal nazismo nei campi di concentramento.
Josef Mengele alias l’Angelo della Morte o se preferite la vera nemesi di Ippocrate, fu nell’inferno di Auschwitz il responsabile d’ atroci e sconcertanti esperimenti su donne e bambine vaneggiando importanti scoperte scientifiche indispensabili al raggiungimento della pura razza ariana.
Josef Mengele scomparve nel nulla, diventando una sorta di fantasma o macabro Godot, apparentemente ad un passo dall’essere catturato per poi fuggire inspiegabilmente.
Olivier Guez utilizzando con talento e sapienza l’escamotage del romanzo racconta e mostra al lettore in che modo un macellaio travestito da medico riuscì ad evitare qualsiasi responsabilità financo  vivere una vita “quasi” normale” in Sudamerica, potendo contare sulla ricchezza della sua famiglia e sul fattivo aiuto ed omertà di seguaci nazisti in loco.
“La scomparsa di Josef Mengele” è un diario di una fuga vissuto nei panni dello stesso carnefice, costantemente sull’allerta, timoroso di poter essere tradito e consegnato alle autorità. Mengele nutre rancore e rabbia per la sconfitta del Terzo Reich non mostrando mai alcun segno di pentimento o colpa per quanto fatto ad Auschwitz.
Si è autoconvinto nel suo delirio narcisista d’aver agito in nome della scienza e della Germania. Semmai Mengele si rammarica d’aver dovuto interrompere bruscamente i propri importanti studi e come la nuova Germania abbia tradito gli ideali nazisti in nome dello sviluppo economico e come sia possibile che alti gerarchi del regime siano diventati ora pilastri del nuovo corso e lui invece sia ridotto ad un misero fuggiasco
“La scomparsa di Josef Mengele” è un romanzo intenso, duro, spietato che provoca nel lettore un misto d’intense e contrastanti emozioni e soprattutto sollecitandogli una severa e profonda riflessione sulla gestione post bellica da parte degli Alleati.
Olivier Guez con questo suo lavoro, davvero necessario, urgente ed utile, offre l’opportunità soprattutto alle nuove generazioni, colpevolmente disinformate e manipolabili, di leggere e sentire quanto il male impersonificato dai nazisti fosse spaventoso oltre che banale.