131) Il Varco

Il biglietto da acquistare per “Il varco” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Varco” è un film di Federico Ferrone, Michele Manzolini. Drammatico, 70′. Italia 2019

Sinossi:

1941. Un soldato parte per il fronte russo: man mano che il treno avanza attraverso Ungheria e Ucraina, i ricordi della madre russa e della spedizione fascista in Africa gli invadono la mente, fantasmi di un passato impossibile da cancellare. Federico Ferrone e Michele Manzolini, già registi de “Il treno per Mosca”, ripropongono quell’esperimento con alcune variazioni.

Recensione:

La campagna di Russia rappresentò uno dei momento più drammatici della seconda guerra mondiale, decretando l’inizio della fine per l’alleanza nazi-fascista e spostando gli equilibri militari a favore degli Alleati. La convinzione tedesca di sconfiggere rapidamente l’Urss e arrivare fino a Mosca venne spazzata via dal Generale Inverno, fedele alleato da sempre dei russi.

“Il varco” si differenzia dai classici documentari sul conflitto mondiale grazie al talento e alla creatività degli autori – tra cui figura anche Wu Ming 2 -, capaci di firmare una sceneggiatura intensa, profonda, ricca di umanità, attingendo alle biografie e ai diari di alcuni soldati impegnati sul fronte russo.

Le memorie dei soldati mescolate e rielaborate con passione e sensibilità raccontano quasi in presa diretta il viaggio intrapreso nel 1941 dall’immaginario soldato, già veterano della campagna di Etiopia, e quindi toccato in prima persona dalla guerra.

I pensieri, i timori, i ricordi del soldato sono resi reali dalla voce di Emidio Clementi che unita alle immagini di repertorio crea una potente connessione emotiva con lo spettatore, proiettato drammaticamente nella steppa russa. Viviamo quasi in prima persona l’eccitazione della truppa, convinta di arrivare facilmente Mosca, seguita dallo scoramento e dalla disperazione. continua su

“Il varco”: immagini di repertorio per una potente narrazione di finzione

 

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130) Un Dolore Così Dolce ( David Nicholls)

“Un Dolore così dolce” è un romanzo scritto da David Nicholas e pubblicato da Neri Pozza nel settembre 2019

 

Sinossi:

È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa. Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia. Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare. Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.

Recensione:

Se ognuno di noi potesse tracciare un immaginario bilancio della propria vita evidenziandone quali passaggi, persone, emozioni l’hanno caratterizzata, influenzata e soprattutto segnata   probabilmente in tanti direbbero la fine del liceo e l’ultima estate prima del teorico  inizio dell’età adulta.

Altresì tutti non potrebbero non rievocare gli intesi, appassionanti e struggenti ricordi del primo grande amore e della scoperta del sesso.

Le prime volte di quale natura e genere plasmano l’animo e carattere di un giovane facendolo crescere e si spera maturare.

Le persone colte oltre che sensibili chiamano questo delicato, complesso, irripetibile momento con due parole: coming age.

Ma che cosa è il coming age se non altro il desiderio di vivere, d’emergere, voler essere felice levandosi di dosso le incertezze ed i dubbi di un ‘adolescenza vissuta nell’ombra e nella solitudine?

“Un ricordo così dolce” è il malinconico, tenero, buffo “coming age” immaginato, ideato e scritto dalla brillante e creativa penna di David Nicholls, trascinando il lettore indietro nel tempo fino al 1997 rendendolo partecipe dell’estate più importante e sconvolgente di Charlie Lewis, giovane protagonista di questa storia.

“Un dolce così dolce” è il racconto di diverse e differenti prime volte: Il sesso, l’amore,  la disgregazione della famiglia ed solidità della coppia genitoriale

Charlie Lewis è un ragazzo come tanti. Ha terminato il liceo e dovrebbe riflettere e  decidere che cosa fare del proprio futuro.

Charlie avrebbe un ‘estate per compiere le proprie scelte  se non fosse che le certezze della propria vita venissero improvvisamente meno: i suoi genitori si separano. Il padre, dopo il fallimento della sua attività commerciale, entra nel tunnel della depressione e dell’alcolismo.  La madre stanca di tale andazzo, decida di rifarsi una vita con un collega di lavoro, vedovo nonché padre di due gemelle.

Charlie rimarrà con il padre. La sorella più piccola con la madre vivranno dal nuovo compagno.

Charlie si sente abbandonato, sperduto, solo, se non fosse per il causale incontro con la bella e sfrontata Fran che gli aprirà le porte di un mondo sconosciuto: il teatro!

“Un dolore così dolce” è un coming age romantico, bizzarro, ironico raccontato dallo stesso Charlie, ormai adulto e felicemente fidanzato, costruito come una sorta di diario condiviso in cui si percepiscono sinceramente, le emozioni, lo stupore e soprattutto l’ingenuo innamoramento di un diciassettenne bisognoso d’affetto e soprattutto di una guida sicuro in un momento cruciale della propria esistenza.

“Un dolore così dolce “è l’espressione utilizzata dalla stessa Fran per descrivere il coinvolgente legame che lo unisce a Charlie.

Un legame profondo, autentico, leggero ma senza un vera prospettiva di futuro.

Il lettore si diverte, si commuove nell’osservare a quest’appassionata quanto fragile storia d’amore estiva destinata a concludersi con il freddo dell’inverno.

Charlie rivede sé stesso con gli occhi dell’uomo responsabile, posato e sicuro sul piano affettivo e lavorativo, ma ciò nonostante il suo rievocare è comunque incalzante, emozionante, coinvolgente e pieno di pathos e passione.

“Un dolore così dolce” è una storia semplice, forse scontata e prevedibile ma proprio in questa linearità narrativa si cela la forza e valore della scrittura di Nicholls di raccontare un’esperienza comune a tanti senza però cadere nel melenso e retorico.

“Un dolore così dolce” è un piacevole tuffo nel proprio passato da cui riemergiamo alla fine del romanzo con un ritrovato sorriso e senso di consapevolezza interiore e sentimentale che ci accomuna fortemente all’ex inquieto Charlie.

 

 

 

 

129) Gli Affamati e I Sazi (Timur Vermes)

“Gli Affamati e i Sazi” è un romanzo scritto da Timur Vermes e pubblicato il 4 settembre 2019 da Bompiani Editore.

Sinossi:
In un futuro non troppo lontano la Germania ha introdotto un tetto massimo per i richiedenti asilo, l’intera Europa è chiusa ben oltre l’Africa del Nord e al di là del Sahara nascono enormi lager in cui milioni di migranti aspettano. Aspettano così a lungo che se non significasse morte certa attraverserebbero il deserto a piedi pur di andarsene. Quando la famosa presentatrice tedesca Nadeche Hackenbusch visita il più grande di questi lager, il giovane Lionel intravede un’occasione unica per andarsene: insieme a 150mila migranti sfrutta l’attenzione del pubblico televisivo e si mette in marcia verso l’Europa. La bella presentatrice e i migranti diventano campioni di ascolti. E mentre l’emittente televisiva gioisce per la cronaca dal vivo, i record di telespettatori e le entrate milionarie della pubblicità, la politica tedesca volge lo sguardo altrove e aspetta. Ma più il corteo di migranti si avvicina, più il ministro dell’interno Leubl si trova davanti a una scelta: accoglierli o respingerli?
Recensione:
“…Tutto potrebbe accadere in un modo completamente diverso.
Tuttavia è improbabile”

Quello che avete appena letto è la conclusione della nota firmata dallo stesso Timur Vermes
Parole che assumeranno una differente prospettiva ai vostri occhi, emozione al cuore e soprattutto stimoleranno una sollecita ed inquietante riflessione al vostro intelletto alla fine del romanzo.
Timur Vermes è Tornato… a colpire, scuotere le coscienze dei lettori tedeschi ed internazionali immaginando una storia assurda, bizzarra, surreale quanto paradossalmente possibile, concreta e verosimile sulla controversa tematica dell’immigrazione.
Ci illudiamo che il “problema” dei migranti sia qualcosa di lontano, fastidioso e riconducibile esclusivamente alle strazianti e tragiche immagini di uomini, donne e bambini salvati in mezzo al mare dall’Ong di turno.
Pensiamo che schierarci nella folle quanto sterile diatriba tra accoglienza e fermezza sia sufficiente a far scomparire il problema e soprattutto far tacere le nostre coscienze.
Il vaso di Pandora è ormai rotto eppure ci ostiamo a vederlo integro o comunque riparabile.
Sbaglia chi sostiene che il flusso migratorio verso l’Europa possa tramutarsi in un’invasione etnica studiata e preparata da chissà quale forza oscura e minacciosa.
L’Africa è stata saccheggiata, impoverita, sfruttata dalle vecchie e nuove superpotenze, pronte ora ad erigere muri e fili spinati nel vano tentativo di fermare la marcia di milioni di disperati.
Timur Vermes ipotizza un futuro in cui la Germania ed il Resto dell’Europa non esiteranno a creare dei “lager legalizzati” dove rinchiudere tutti i migrati e consentendone un limato e controllato ingresso annuale
Una politica migratoria accettata e consolidata, che se realmente applicata, cozzerebbe oggi con qualsiasi principio di umanità ed accoglienza tanto reclamizzati.
Ma che cosa accadrebbe se questa massa di “prigionieri” decidesse di mettersi in marcia verso l’Europa potendo contare sull’aiuto di un’ambiziosa star della TV tedesca?
Sarebbe possibile marciare fino al cuore dell’Europa trasformando un’emergenza umanitaria in una sorta di Grande Fratello mondiale?
E se e come potrebbero reagire le cancelliere del Vecchio Continente?
“Gli affamati e I sazi” è il tragicomico affresco di come la nostra società potrebbe divenire perseverando nell’errore di non comprendere la “grandezza e gravità” del fenomeno migratorio, e continuando a dare credito alle scellerate politiche dei nostri governanti privi di una chiara e lungimirante visione politica.
Consideriamo “i migranti” come una massa informe, non pensante, gestibile allo strenuo di carne da macello, non ritenendoli capaci di potersi organizzare e strutturare.
Vermes “gioca” con l’arroganza e stupidità dei politici tedeschi mettendo in scena un melodramma inizialmente dai toni brillanti, ironici seppure conditi da una forte dose cinismo facendo credere al lettore che questa “favola” si possa concludere con lieto fine.
Uno stratagemma narrativo e creativo abilmente costruito che disvela tutta la propria efficacia e riuscita nell’inaspettato e tragico finale, in cui l’autore inchioda il lettore ad immaginare che cosa significhi chiudere le frontiere e respingere chi è in difficoltà.
Vermes non risparmia critiche e sarcasmo nei confronti dei media co- responsabili dell’attuale clima d’odio ed intolleranza diffusosi in tutta Europa –

“Gli affamati e i Sazi” è un romanzo apparentemente leggero, semplice, quasi frivolo, ma in vero nasconde diverse chiave di letture e notevoli spunti di riflessione.
Vermes veste nuovamente i panni dell’irriverente oracolo o se preferite creativo visionario, sperando che il suo appello letterario, umanitario non cada nel vuoto al punto di costringerlo a smentire sé stesso scrivendo come l’improbabile sia divenuto reale e concreto.

128) Il Sindaco del Rione Sanità

Il biglietto da acquistare per “Il sindaco del Rione Sanità” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Sindaco del Rione Sanità” è un film di Mario Martone. Con Francesco Di Leva, Roberto De Francesco, Massimiliano Gallo, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia. Drammatico, 118′. Italia 2019

Sinossi:

Antonio Barracano, uomo d’onore che sa distinguere tra gente per bene e gente carogna, è “Il Sindaco” del Rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Recensione:

Quando nel 1960 Eduardo De Filippo scrisse la drammaturgia del “Sindaco del Rione Sanità” e lo mise poi in scena non poteva ovviamente neanche immaginare che sarebbero state realizzate serie televisive e film amate da milioni i telespettatori con mafiosi e criminali come protagonisti.

Prima di “Gomorra” e affini, il Maestro aveva messo mano a un testo potente, crudo, realistico, che non perde la sua carica di attualità anche a distanza di decenni dalla sua composizione e continua a raccontare Napoli, i quartieri dove ieri come oggi regna la “legge della giungla”.

Mario Martone, dopo aver ottenuto un grande successo di pubblico e critica con lo spettacolo teatrale, ha deciso di realizzare anche un film, utilizzando lo stesso cast. Ma questo nuovo “Sindaco del Rione Sanità” ha anche le sue peculiarità, a cominciare dallo stile registico, di grande impatto.

Nonostante gli sforzi del regista di rendere questo adattamento cinematografico il meno teatrale possibile, l’impostazione originale permane sia nella messa in scena che nella recitazione dei bravissimi interpreti, talentuosi ed esperti. Possiamo parlare di film teatrale, complessivamente riuscito e avvolgente. continua su

“Il sindaco del Rione Sanità”: dal teatro di De Filippo alla Napoli di oggi

127) Il pianeta in mare

“Il Pianeta in mare”è un film di Andrea Segre. Documentario, 93′. Italia 2019

Sinossi:

Entrare nel pianeta industriale di Marghera, cuore meccanico della Laguna di Venezia, che da cento anni non smette di pulsare: è un mondo in bilico tra il suo ingombrante passato e il suo futuro incerto, dove lavorano operai di oltre sessanta nazionalità. Perdersi e stupirsi in luoghi quasi mai raggiunti prima, come il ventre d’acciaio delle navi in costruzione, le ombre dei bastioni abbandonati del Petrolchimico, gli altoforni e le ciminiere delle raffinerie, il nuovo mondo telematico di Vega o le centinaia di container che navi intercontinentali scaricano senza sosta ai bordi dell’immobile Laguna. Attraverso le vite di operai, manager, camionisti e della cuoca dell’ultima trattoria del Pianeta Marghera, le immagini ci aiutano a capire cosa è rimasto del grande sogno di progresso industriale del Pianeta Italia, oggi immerso, dopo le crisi e le ferite del recente passato, nel flusso globale dell’economia e delle migrazioni.

Recensione :

Non me ne vogliano il regista Andrea Segre e il co-sceneggiatore Gianfranco Bettin, ma la mia prima reazione al termine della proiezione di “Il pianeta in mare”, presentato Fuori concorso a Venezia 2019, è stata molto sicula quanto sincera: “Minchia, che noia!”.

Al centro del racconto, portato avanti con stile diretto, asciutto e persino crudo, la zona industriale di Marghera, costruita nel 1918 coprendo una parte della laguna veneziana e per anni uno dei poli più importanti del nostro Paese, e la sua atmosfera crepuscolare.

Il regista, con sguardo amaro quanto malinconico, porta il pubblico a conoscere “gli ultimi irriducibili” che ancora animano la zona, ormai in forte crisi. C’è spazio per le immagini dell’ultima trattoria ancora aperta, e della sua cuoca, e per i ricordi di chi, tra ciminiere e altiforni, ha combattuto aspre battaglie sindacali. continua su

“Il pianeta in mare”: un documentario racconta il declino di Marghera

126) Vivere

“Vivere” è un film di Francesca Archibugi. Con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan. Drammatico, 103′. Italia 2019

Sinossi:

La piccola Lucilla Attorre soffre di asma e appare subito evidente che sia un’affezione psicosomatica. La madre Susi, insegnante di danza a un gruppo di “culone che vogliono dimagrire”, è sempre di corsa, dimentica le proprie cose dappertutto e trascina qua e là la sua bambina come un carrello della spesa. Il padre Luca è un giornalista freelance “stronzo e sfigatello” con un debole recidivo per le donne. Il fratellastro Pierpaolo è il ricco e viziato erede, da parte di sua madre, di una dinastia di avvocati ammanicati con la politica. In questo quadretto disfunzionale si inserisce Mary Ann, una au pair irlandese cattolica che scardina definitivamente i già precari equilibri domestici. Testimone (quasi) silenzioso degli andirivieni della famiglia è il vicino Perind (soprannome che sta per perito industriale), un tipo inquietante dalle strane abitudini. Riusciranno gli Attorre a sopravvivere o il loro nucleo familiare esploderà definitivamente?

Recensione :

Nel campo della Settima Arte vige ancora la democrazia: tutti – o quasi – hanno il diritto di esprimere la propria opinione, di raccontare storie, di immaginare o mettere in scena la propria visione. Tutto è consentito.

Ecco, probabilmente sarebbe auspicabile – in modo democratico, ci mancherebbe! – un giro di vite sulle libertà concesse in questo senso ai registi e agli sceneggiatori, anche italiani. Non me ne vogliano la signora Archibugi e gli altri stimati autori di “Vivere”, ma è stato il loro lavoro a far nascere in me queste riflessioni.

Quale urgenza narrativa, creativa e umana li ha spinti a firmare questa sceneggiatura – un’improbabile mix tra “Mignon è partita” e “La finestra sul cortile” dove abbondano luoghi comuni e personaggi improbabili? Perché prendere un cast di talento ed esperienza e costringerlo a recitare dialoghi improbabili e quasi grotteschi? continua su

“Vivere”: un film banale e svilente, che spreca il cast talentuoso

125) Yesterday Il Film

Il biglietto da acquistare per “Yesterday” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Yesterday ” è un film di Danny Boyle. Con Himesh Patel, Lily James, Ana de Armas, Kate McKinnon, Lamorne Morris. Commedia. Gran Bretagna 2019

Sinossi:

Jack Malik è un musicista di scarso successo. In lui crede solo Ellie, manager, amica e forse qualcosa in più, benché inespresso. Finché una sera, dopo che ha deciso di smettere con la musica e cercare un lavoro più regolare, Jack ha un incidente e perde coscienza durante un blackout planetario. Quando si sveglia, scopre che il mondo è stato privato delle canzoni dei Beatles e che lui è rimasto il solo a ricordarle.

Recensione:

Tutti sognano di lasciare un segno indelebile del nostro passaggio in questo mondo – in ambito politico, economico, artistico. A riuscirci, però, sono soltanto in pochi…

Non importa quanto poco vi interessiate di musica, ci sono buone probabilità che conosciate almeno una canzone dei Beatles. Nonostante il gruppo sia stato attivo solo fino al 1970, i ragazzi di Liverpool hanno fatto la storia, e vengono ascoltati, suonati e cantati ancora oggi in tutto il mondo.

Ma cosa succederebbe se, in seguito a un blackout, venissero cancellati dalla memoria colletiva? E se a ricordarsi di loro e della loro musica fosse soltanto un giovane musicista inglese di scarso successo?

“Yesterday” di Danny Boyle, presentato in anteprima al 65° Taormina Film Festival, parte da qui per raccontare l’inaspettata quanto clamorosa ascesa di Jack Malik (Patel), che dopo essere stato coinvolto in un incidente e aver perso conoscenza, si risveglia e scopre di essere l’unico a ricordare le canzoni dei Beatles.

Richard Curtis firma una sceneggiatura originale, divertente, briosa quanto ironica, mescolando con creatività e talento generi come il fantasy, il musical e la commedia romantica, e trovando nel complesso un armonioso e convincente equilibrio narrativo.

Il regista Danny Boyle, contando su un solido script, mette in scena da una parte un’operazione nostalgia, facendo ballare e cantare il pubblico con canzoni indimenticabili. Dall’altra racconta in modo romantico, piacevole e coinvolgente la non-storia d’amore tra Jack ed Elle, che aspetta pazientemente che l’amico la veda sotto la giusta luce. continua su

“Yesterday”: i Beatles e la beatlemania raccontata da Danny Boyle

124) Diego Maradona

Il biglietto da acquistare per “Diego Maradona” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Diego Maradona” è Un film di Asif Kapadia. Con Diego Armando Maradona. Documentario, 130′. Gran Bretagna 2019

Sinossi:

Carriera, trionfi, vizi e caduta di Diego Armando Maradona, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, arrivato dal Barcellona al Napoli il 5 luglio 1984. I sei anni che Maradona passa in Italia lo trasformeranno in una figura leggendaria, inarrestabile sul campo (dove vincerà due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa, oltre naturalmente la Coppa del mondo in Messico nel 1986 con l’Argentina), idolatrato da un popolo, distrutto dai legami con la camorra e dalla dipendenza dalla cocaina.

Recensione:

Meglio Maradona o Pelé? A chi ama il calcio sarà capitato di rispondere almeno una volta a questa domanda, di prendere posizione. Perché sembra quasi impossibile pensare a un mondo del pallone senza dicotomie e “duelli” tra grandi – Lionel Messi e Cristiano Ronaldo vi dicono qualcosa?

Diego Armando Maradona, però, non è stato soltanto un campione sul campo da gioco ma anche un personaggio la cui fama, le cui cadute e i cui eccessi hanno spesso travalicato l’ambito sportivo. Fino al drammatico epilogo.

“Diego Maradona” è complessivamente un documentario godibile, avvincente quanto nostalgico, ma manca di qualsiasi guizzo o peculiarità. Il regista Asif Kapadia, dopo l’Oscar e il successo ottenuti nel 2015 con “Amy”, ripropone lo stesso impianto e lo stesso stile avvicinandosi alla biografia di un altro personaggio controverso.

Consapevole che di Maradona, anche in campo cinematografico, si è già parlato in lungo e in largo, Kapadia illude lo spettatore di aver realizzato qualcosa di inedito e nuovo grazie all’uso di materiale privato ed esclusivo che riguardano il calciatore. Purtroppo si tratta solo di un bluff. continua su

“Diego Maradona”: storia di un mito, di un campione, di un eroe caduto

123) Il Regno

Il biglietto da acquistare per “Il regno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Regno”è un film di Rodrigo Sorogoyen. Con Antonio de la Torre, Mónica López, Josep Maria Pou, Nacho Fresneda, Ana Wagener. Drammatico, 122′. Spagna 2018

Sinossi:

Manuel López-Vidal è un vicesegretario regionale prossimo al salto verso la politica nazionale. Con i compagni di partito gestisce un consolidato sistema di potere che mescola corruzione, favoritismi e benefit di lusso. Quando il giro di corruzione viene a galla e cominciano gli interrogatori, Manuel è lasciato solo sia dai capi di Madrid sia dagli ex amici. Espulso dal “regno”, braccato dalla stampa e indicato come principale responsabile dello scandalo, non esita a tentare ogni strada pur di salvare la reputazione e la sua stessa vita.

Recensione:

Mal comune mezzo gaudio, recita un vecchio detto. Ma vale anche quando si parla di politica? Sì perché dopo aver visto “Il regno” di Rodrigo Sorogoyen, mattatore ai premi Goya 2019, lo spettatore italiano potrebbe essere quasi tentato di giustificare l’incompetenza della nostra classe politica, paragonandola a quella spagnola.

Ispirato a fatti realmente accaduti ma talmente incredibili che difficilmente una sceneggiatura di fantasia avrebbe potuto far di meglio, il film è un giallo politico che si snoda tra corruzione, dissolutezza e potere, e offre un perfetto ritratto della decadenza della classe politica occidentale.

“Il regno” si divide in due parti: la prima, forse un po’ troppo lunga e verbosa, è resa digeribile da un montaggio serrato e da una colonna sonora incalzante. Ma è nella seconda, che il film cambia marcia, virando decisamente verso il crime e l’action e trasformandosi nel racconto di una fuga per la sopravvivenza da parte dell’ex politico intoccabile.

La pellicola di Sorogoyen nel complesso è godibile, per certi versi avvolgente, impreziosita dalla presenza di Antonio de la Torre, già apprezzato in “La vendetta di uomo tranquillo”, bravissimo nel dar vita a Manuel, tanto sprezzante e odioso all’inizio della storia quanto grottesco e ridicolo nella sua caduta. continua su

“Il regno”: un thriller tesissimo, sulla deriva di un ex politico rampante

122) Cinquanta in Blu ( Costa, Malvadi, Piazzese, Recami, Robecchi, Savatteri, Simi, Stassi)

“Cinquanta in Blu” è una raccolta di racconti scritti da Costa, Malvadi, Piazzese, Recami, Robecchi, Savatteri, Simi, Stasi e pubblicato da Sellerio Editore il 4 luglio 2019.

Sinossi:
Per i 50 anni della casa editrice alcuni autori Sellerio hanno tratto dallo scaffale un libro del catalogo per raccontarlo in una nuova avvincente trama. Ne sono nate otto avventure straordinarie.

Recensione:
Sebbene il numero di lettori, almeno in Italia, sia in costante e preoccupante calo è ancora indiscutibile come i bei romanzi possano lasciarci un segno profondo nell’animo e memoria.
Un particolare passaggio dell’intreccio, il carisma di personaggio possono incidere da trasformare un libro nella sensibilità del singolo lettore in una sorta di coperta di Linus di genere letterario.
Anche la persona più recalcitrante alla lettura dovrà ammettere d’avere un libro del cuore magari letto in un determinato quanto delicato momento della propria esistenza.
Sono gli stessi scrittori di successo a riconoscere questa debolezza/dipendenza letteraria ed in alcuni casi la lettura di quel romanzo li ha spinti ad intraprendere questa fortunata carriera.
La Sellerio Editore volendo festeggiare il cinquantesimo anniversario della propria nascita con i propri lettori, ha chiesto ad alcuni dei suoi più celebri autori di scrivere un racconto partendo dal romanzo che gli avesse maggiormente colpiti nella ricca collezione del catalogo della casa editrice palermitana
Se da una parte “Cinquanta in blu” rappresenta un meritato momento auto celebrativo della casa editrice palermitana, ma dall’altra evidenzia il talento e creatività di ogni autore nel creare una storia comunque intensa , toccante e ricca di pathos e colpi di scena.
Otto racconti diversi, variegati, alcuni anche grotteschi. ma accomunati dalla ricerca e desiderio autoriale di descrivere, mostrare, approfondire la vastità e contraddizioni dell’animo umano
Avidità, egoismo, amore, ingiustizia, cupidigia, cinismo, morte sono alcune delle tematiche magistralmente utilizzate dagli autori per firmare otto storie caratterizzate da uno stile semplice, lineare, leggero, ironico nonostante alcuni passaggi drammatici e financo tragici.
Otto racconti che rimarcano l’occhio creativo quanto illuminato della Sellerio nell’individuare storie capaci di conquistare negli anni l’attenzione e curiosità del lettore.
Otto racconti brillanti, avvincenti, commoventi che si dimostrano per Sellerio un bellissimo regalo di compleanno.
Il lettore non può che augurarsi altri cinquant’anni in blu targati Sellerio ormai divenuto un colore di famiglia e sinonimo di qualità letteraria e virtù umana.