36) Tredici Vite

Il biglietto d’acquistare per “Tredici Vite” è : Omaggio (Con Riserva)

“Tredici vite” è un film di Ron Howard. Con Colin Farrell, Viggo Mortensen, Joel Edgerton, Tom Bateman, Lewis Fitz-Gerald. Drammatico, 147′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

23 giugno 2018. Dodici ragazzi di una squadra di calcio restano intrappolati assieme al loro allenatore nella grotta thailandese di Tham Luang, che è stata allagata dall’arrivo dalle piogge monsoniche durante la loro visita. Per cercare di salvarli, vengono mobilitati i Navy Seals locali, oltre diecimila volontari provenienti da tutto il mondo e un team di esperti sommozzatori di cui fanno parte Richard Stanton e John Volanthen. Sono loro che dopo diversi giorni e una lunga immersione riescono a raggiungerli, trovandoli ancora vivi e, grazie anche all’aiuto dell’anestesista Richard Harris, portano a termine l’operazione il 10 luglio senza che ci sia nessuna vittima tra i dispersi.

Recensione:

Chi non è stato messo in guardia, da piccolo, sui pericoli che allontanarsi da casa o giocare in certi luoghi possono comportare? Purtroppo nemmeno il genitore più solerte può evitare il verificarsi di tragiche fatalità.

In questo senso, nel maggio 1981 l’Italia ha vissuto un momento di estrema drammaticità, quando il piccolo Alfredino Rampi è caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma. Gli sforzi per salvarlo, purtroppo, non hanno portato all’auspicabile lieto fine e il bambino è morto, dopo tre giorni di inutili tentativi di raggiungerlo. 

Nel 2018dodici giovani calciatori insieme con il loro allenatore sono rimasti intrappolati, a seguito di un’improvvisa alluvione, nella grotta di Tham Luang, in Thailandia. La mobilitazione del governo locale e di volontari provenienti da tutto il mondo è stata immediata.

Nonostante le condizioni climatiche e strutturali, e le enormi difficoltà di portare in salvo ben tredici persone, in questo caso l’esito dell’operazione è stato positivo. Tutti i dispersi sono stati tratti in salvo, dopo ben diciotto giorni di attesa. continua con

63) Nope

Il biglietto d’acquistare per “Nope” è : Neanche regalato (Con Riserva)

“Nope” è un film di Jordan Peele. Con Daniel Kaluuya, Keke Palmer, Steven Yeun, Michael Wincott, Brandon Perea. Horror, 130′. USA 2022

Sinossi:

OJ e Emerald Haywood, fratello e sorella, hanno ereditato un ranch ad Agua Dolce, non lontano da Hollywood, dopo la morte del padre Otis sr., avvenuta in circostanze difficili da spiegare scientificamente. L’attività di famiglia riguarda l’addestramento di cavalli selvaggi per l’industria del cinema, ma gli Haywood vantano origini ben più nobili e sostengono di discendere dal fantino bahamense immortalato da Eadweard Muybridge nella sequenza di fotografie del 1878, nota come la prima successione di immagini in movimento (in sostanza il primo film) mai girata. Mentre OJ cerca di vendere i propri cavalli a Jupiter, ex attore divenuto proprietario di un parco dei divertimenti western ad Agua Dolce, avvengono fatti sempre più strani e inspiegabili al ranch degli Haywood, tanto da far pensare a una presenza extraterrestre e ostile.

Recensione:

La nuova stagione televisiva e cinematografica non è ancora iniziata ufficialmente, ma già vediamo il ritorno di un motivo ricorrente: Vittorio De Agro contro il fior fiore della critica internazionale!

Neanche il tempo di riprendere fiato, sperando di concedermi qualche giorno di meritato riposo prima del tour de force veneziano, che il Premio Oscar Jordan Peele mi ha lanciato contro l’indigesto “Nope”.

Indigesto secondo me, perché manco a dirlo la stampa di tutto il mondo sta facendo a gara nello scrivere recensioni entusiastiche, scovando letture e interpretazioni della pellicola, e arrivando a scomodare mostri sacri come Steven Spielberg. continua su

35) Prey

Il biglietto d’acquistare per “Prey” è : Sempre (Con Riserva)

“Prey” è un film di Dan Trachtenberg. Con Amber Midthunder, Dane DiLiegro, Dakota Beavers, Harlan Blayne Kytwayhat. Horror, ’99. USA 2022

Sinossi:

Nei territori Comanche del 1719, la giovane Naru cerca di dimostrarsi una cacciatrice al pari dei giovani maschi della comunità, guidati da suo fratello Taabe. Ha la sua occasione quando, seguendoli di soppiatto, si unisce a una spedizione di caccia al leone. Strada facendo incontra le tracce di un altro più pericoloso predatore, ma non riesce a convincere nessuno che non si tratti di un semplice orso. Giunto da un altro mondo, questo predatore invece è fin troppo reale, determinato a cercare sfide di caccia degne di sé e protetto da una tecnologia stealth che lo rende pressoché invisibile. La sua superiorità tecnologica sembra insuperabile non solo per i comanche, ma pure per un gruppo di spregevoli trapper francofoni…

Recensione:

Chi vi scrive non è mai stato un grande appassionato della saga di “Predator” (apertasi nel 1987) e dei cross-over con “Alien”, l’altro celebre e mostruoso alieno cinematografico, con cui è cresciuta la mia generazione, quella degli over40.

Partendo da questo presupposto, potete immaginare la mia gioia alla prospettiva di vedere e recensire “Prey” di Dan Trachtenberg, presentato come un prequel di “Predator” ambientato nei territori degli indiani Comanche nel 1719.

Ebbene, dopo aver visto il film ammetto di essermi sbagliato, ma anche la Disney dovrebbe recitare un bel mea culpa sul piano promozionale. “Pray” teoricamente sarà anche un prequel – oggettivamente l’alieno, nella seconda parte, compare in tutta la sua ferocia – ma nei fatti è molto più di questo. continua su

27) Gli avversari (John Grisham)

“Gli avversari” è una raccolta di racconti scritti da John Grisham e pubblicato il 21 Giugno 2022 da Mondadori .
Sinossi:
Un ex avvocato in fuga, un condannato a morte a un passo dalla fine e due fratelli rivali eredi di un famoso studio legale sono i protagonisti di tre storie tra le migliori che John Grisham abbia mai raccontato, riunite in questa che è la sua prima raccolta di novelle in cui si alternano con efficacia suspense, emozione e divertimento.

In Ritorno a casa, l’avvocato Jake Brigance – già protagonista de Il momento di uccidere, L’ombra del sicomoro e Il tempo della clemenza – viene contattato da un vecchio amico, Mack Stafford, ex collega a Clanton, che chiede il suo aiuto. Tre anni prima Mack è fuggito dalla Ford County senza lasciare tracce con i soldi dei suoi clienti dopo aver dichiarato fallimento e divorziato dalla moglie, abbandonando le sue due figlie. Ora desidera ritornare a casa, ma le cose non vanno come aveva previsto.

In Luna di fragola, Cody Wallace, un condannato a morte di soli ventinove anni, di cui quattordici passati nel braccio della morte, è in attesa della sua esecuzione. Mancano soltanto tre ore, il suo avvocato non può salvarlo e la richiesta di clemenza non viene accolta dal governatore. Mentre il tempo sta per scadere Cody riceve una visita inaspettata ed esprime un ultimo, straziante desiderio.

Gli avversari sono i due fratelli Kirk e Rusty Malloy, avvocati di successo che hanno ereditato un importante e prosperoso studio legale fondato dal padre, da tempo in prigione per aver ucciso la moglie. Kirk e Rusty si detestano e si parlano solo quando è strettamente necessario e, pur condividendo l’ufficio, fanno di tutto per evitarsi. Gli affari iniziano ad andare male e tutto il peso ricade su Diantha Bradshaw, l’unica persona di cui i due soci si fidano. Diantha deve decidere se salvarli o, per la prima volta nella sua carriera, salvare sé stessa.
Recensione:
Può succedere anche ai migliori scrittori d’avere dei dubbi, perplessità su quale storia scrivere, se ampliare un’idea nata per caso, scrivere il sequel di un romanzo di successi.
Quando uno scrittore di fama è avvolto da dubbi creativi, da amletiche scelte narrative e non volendo buttare il proprio lavoro, decide di farne un’ inedita raccolta di racconti soddisfacendo contemporaneamente editore e lettore.
Il nostro autore avrà infatti realizzato un sondaggio letterario ed un investimento editoriale partendo da uno stallo creativo-
Se lo scrittore in difficoltà è John Grisham, allora quasi tutti gli scrittori del mondo posso tirare un sospiro di sollievo, sapendo che anche un Maestro può trovarsi in difficoltà.
“Gli avversari” racchiude chiaramente 3 ipotesi di lavoro su cui Grisham ha meditato di farne un romanzo.
Difficile stabilire quale dei tre godesse della maggiore preferenza del Maestro, ma personalmente ho avvertito un maggiore interesse /coinvolgimento emotivo con il secondo racconto “Luna di Fragola”, dove assistiamo al tragico “countdown” di un ragazzo condannato ingiustamente alla pena capitale
Tre racconti accomunanti dalla malagiustizia americana, dalle contraddizioni legali e razziali applicate quasi in modo naturale.
Tre storie in cui avidità, ingenuità e furbizia si mescolano ed alterano continuamente in un intreccio mai banale e piuttosto scorrevole, offrendo al lettore tre diversi tipologie di persone: l’avvocato imbroglione, il condannato a morte ideale (nero e senza soldi) e come una faida familiare possa trascinare tutti nell’abisso.
Tre tematiche drammaturgicamente non particolarmente originali, essendo stati già affrontanti e sviscerati dall’autore nel corso della sua lunga carriera in numerosi romanzi.
Tre racconti ben scritti, scorrevoli, carichi di pathos ed umanità, ma con un respiro letterario piuttosto “corto”.
In conclusione “Gli Avversari” è una lettura piacevole, a tratti avvolgente e godibile, ma senza mai raggiungere picchi di eccellenza.
In fondo il Maestro ha voluto condividere i propri dubbi con tre bozze di lavoro…
John Grisham può permetterselo, gli altri no.

62) “Minios 2 – Come Gru diventa Cattivissimo”

Il biglietto d’acquistare per “Minios 2 – Come Gru diventa Cattivissimo” è : Di pomeriggio (con Riserva)

“Minios 2 – Come Gru diventa Cattivissimo” è un

film di Kyle Balda, Brad Ableson, Jonathan del Val. Con Max Giusti, Steve Carell, Pierre Coffin, James Murray, Alan Arkin. Animazione, 90′. USA 2022

Sinossi:

Nella Los Angeles degli anni Settanta, Gru cresce in perfidia e sogna di entrare a far parte dei Malefici sei (Vicious Six), un team di super-cattivi che si è appena sbarazzato del suo leggendario capo. Dodicenne sotto il caschetto e dentro i jeans a zampa di elefante, partecipa senza successo al colloquio. Deriso per la taglia, troppo piccola per un’ambizione così grande, Gru si congeda rubando una potente pietra dello zodiaco e guadagnandosi sul campo il titolo di nemico giurato. Tra inseguimenti e rapimenti, Gru potrà contare su un esercito fedele di Minions e un complice inaspettato, Wild Knuckles, ex leader dei Malefici che reclama pietra e vendetta. 

Recensione:

Sette anni dopo il primo, trionfale spin-off della serie “Cattivissimo me”, i Minions tornano al cinema (in Italia dal 18 agosto) con una nuova avventura da solisti – anche se in questo caso la definizione non è totalmente calzante -, nella speranza di incontrare ancora una volta il favore del pubblico di tutte le età. 

Dopo aver raccontato le origini delle simpaticissime creature gialle con la salopette e la parlata quasi intelligibile, “Minions 2 – Come Gru diventa cattivissimo” amplia l’universo narrativo del franchise, raccontando gli albori della collaborazione tra i nostri piccoli eroi e il 12enne Gru. continua su

122) Finale di Stagione 2022

“Anno nuovo vita nuova” eravamo soliti dire speranzosi nella notte di San Silvestro, festeggiando l’arrivo dell’anno nuovo.

Ma gli ultimi anni hanno stravolto anche i proverbi più ottimisti e saggi.

Siamo paradossalmente costretti a pensare “Anno nuovo, quale calamità arriverà ?”

I primi 7 mesi del 2022 sono stati davvero “scoppiettanti” : guerra in Ucraina, siccità, inflazione galoppante, caduta dei governi Draghi e Johnson.

Con i primi giorni,  agosto si preannuncia già all’altezza con le tensioni sull’asse Cina – Usa e la rinnovata conflittualità tra Kosovo e Serbia.

In questo quadro internazionale, sociale ed economico è assai difficile parlare, scrivere di Arte, ma non  volevamo , non potevamo deludere i nostri due lettori

Così siamo  pronti  a rompervi l’anima  con  il nostro consueto Finale di Stagione.

Sono stati setti mesi  scanditi da cinema, Tv, libri e problemi fisici che ci hanno fatto capire come la vita sia

Ergo non perdiamo  tempo

I numeri del nostro Finale di Stagione sono:  61 film, 34 programmi Tv, 27 libri.

Alla luce di quanto visto e letto, beccatevi le nostre Classifiche:

Cinema ( aspettando l’uscita dei film di Cannes e Venezia,  evidenziamo come finora la 7 arte ci abbia regalato molte delusioni e pochi film degni di nota)

  1. After Love di Aleem Khan.
  • Io e Spotty
  • Black Phone

Commento:

Libri:

  1. Le madri non dormono mai di Lorenzo Marone
  • Come Vento cucito alla Terra (Ilaria Tuti)
  • La Carrozza della Santa (Cristina Cassar Scalia)

Commento:

 TV

  1. Clark
  • Physical 2
  • Cobra Kai 4

Commento:

Il dado è tratto…

Adesso tornate pure

buone Vacanze. Forse…

26) Contrappasso (Andrea Delogu)

“Contrappasso” è un romanzo scritto da Andrea Delogu  e pubblicato da HarperCollins Italia  il 24 Febbraio 2022.

Sinossi:

Nessuno si aspettava il Contrappasso. Eppure, in una giornata simile a tante altre, gli esseri umani avevano iniziato a morire in modi violenti e atroci. Per motivi sconosciuti uccidere un animale, che fosse un insetto, un mammifero, un pesce, significava condividerne, all’istante, la stessa sorte, e perdere la vita nello stesso modo.

Gli eventi di quel giorno sono ormai storia, e il mondo a suo modo si è adattato alla nuova normalità seguendo il Piano di Sopravvivenza, fra squadre di Arginatori, sacrifici al Dovere, punizioni al Ritmo Delta, isole fantasma e colonie di ribelli. Ma un’indagine portata avanti da protagonisti insospettabili li condurrà a scoprire la verità sulla neonata società e sul suo castello di potere e sangue, spostando in continuazione il confine fra ciò che è giusto e sbagliato, fra ciò che è opportuno e ciò che è sconveniente anche se utile a conservare un tratto di umanità.

Dopo aver raccontato la sua infanzia a San Patrignano e la sua esperienza con la dislessia, Andrea Delogu esordisce nella narrativa. Lo fa con un romanzo disturbante e avvincente, che tiene il lettore incollato alla pagina, popolato da personaggi e situazioni indimenticabili. Un libro che è al tempo stesso un grandioso parto della fantasia, e una riflessione attualissima sul rapporto degli umani con l’ambiente che li ospita, sulla ricchezza e lo spreco, sulle responsabilità e i limiti del potere.

Recensione:

Il principio del contrappasso è diventato “celebre”, “temuto” e soprattutto universalmente citato dall’uomo della strada  grazie al talento e creatività  del Sommo Poeta (Dante) che lo fece diventare il suo straordinario strumento di  vendetta politica in chiave poetica contro i propri nemici.

Subire “la legge del contrappasso” suona oggi come una beffa o se preferite il duro quanto giusto conto presentato dal Destino /Dio / Natura al singolo individuo  per gli errori commessi.

La pandemia ha riaperto, reso incandescente tra le varie polemiche anche lo scontro tra gli ambientalisti duri e puri ed i “negazionisti” del cambiamento climatico .

L’uomo è esente dalla collera della Natura?  Per quanto tempo la Terra, gli animali, Madre Natura accetteranno  silenziosamente questo scempio?

Secondo molti scienziati ed attivisti, il “timer” della resa dei conti è già partito da tempo e molto presto l’intera umanità  pagherà un conto salatissimo.

Ma se il tempo  rimane un “concetto” difficile da comprendere, assimilare soprattutto per i nostri governanti quanto “sfuggente e fastidioso” per noi tutti, ecco come il talento e fantasia  di una scrittrice può offrirci la possibilità di riflettere sull’ inquietante quanto  apocalittico scenario di un Contrappasso applicato dalla Natura ai danni dell’uomo.

Uno scenario assurdo, tragico, impensabile, mi direte con aria sfottente.

 Ma se  solamente nel gennaio del 2020 vi avessero detto che  due mesi dopo il mondo intero sarebbe stato costretto a fermarsi,  come  avreste reagito?

Ecco iniziate la lettura di questo romanzo, mettendo da parte stolti pregiudizi ed immergetevi in questa  storia con il “mood”:  nulla è escluso.

Andrea Delogu mi aveva conquistato con il suo  romanzo d’esordio “La Collina” , apprezzandone le doti di autrice e soprattutto il coraggio di una  giovane donna   nel raccontare, condividere la propria esperienza e quella della sua famiglia  presso la comunità di San Patrignano.

Non avrei però immaginato, sinceramente, che Andrea Delogu fosse capace di scrivere un romanzo così spiazzante, cupo, avvincente ed allo stesso tempo attuale e credibile nonostante fosse di  genere utopico /dispotico.

Chi vi scrive detesta il genere utopico in qualsiasi forma e declinazione dalla letteratura al cinema passando per la tv, riconoscendo ciò come un grave limite  personale oltre che culturale.

Ma proprio nell’ammettere questo mio limite, mi permetto di scrivere che Andrea Delogu è riuscita “quasi” completamente in un piccolo miracolo letterario: ho divorato il suo libro in appena tre giorni.

Non voglio svelarvi nulla della trama, né tantomeno sui personaggi perché  ogni lettore deve /dovrà farsi una propria idea sulla storia, sulle cause del Contrappasso e sulle motivazioni che spingono i protagonisti  in questa disperata quanto impari lotta contro il Potere (attenzione, incarnata da una donna capace di scalare i ruoli di comando, dimostrando sangue freddo e cinismo nei momenti giusti)

Il mio “quasi” è legato a due criticità, che cercherò di spiegarvi.

La prima critica riguarda l’elemento “romance” che Andrea Delogu ha inserito nell’intreccio facendolo diventare  alla fine il cuore della storia.

 Una scelta autoriale rispettabile , ma che  ho trovato  debole sul piano emozionale  e poco coerente sul  quello  narrativo rispetto alle altre tematiche emerse e magistralmente sviluppate con sapienza e visione.

La seconda criticità è sul finale aperto che è decisamente atipico quanto social.

La non scelta è già una scelta sostengono e scrivono persone più sagge del sottoscritto.

Immagino che Andrea Delogu avesse in mente il suo epilogo del romanzo e nonostante  le bozze, le nottate in bianco ed i numerosi  confronti con amici ed editor, l’autrice non si stata capace di  liberarsi del fantasma di Amleto.

Anche in questo caso comprendo la scelta fatta, oserei innovativa e stimolante potendo contare su un  meritato e nutrito gruppo di fan sulla Rete, ma avrei apprezzato  una chiusura più esplicita  da parte della Delogu.

“Contrappasso” è un libro vibrante, autentico, tragico, spiazzante che  vi costringerà inevitabilmente a modificare il vostro approccio alla Natura  e magari facendovi riflettere sulle  conseguenze possibili di un mondo stanco di subire  passivamente la nostra ottusa ferocia ed indifferenza.

34)Don’t Make Me Go

Il biglietto d’acquistare per “Don’t Make Me Go” è : Ridotto

“Don’t Make Me Go” è un film del 2022 diretto da Hannah Marks, scritto da Vera Herbert, con : John Cho, Mia Isaac, Kaya Scodelario, Josh Thomson.
Sinossi:
Don’t Make Me Go, film diretto da Hannah Marks, racconta la storia di Max (John Cho), un padre single a cui viene diagnosticata una malattia terminale. Sapendo che gli resta poco tempo da trascorrere in compagnia di sua figlia, l’adolescente Wally (Mia Isaac), Max decide di dedicarsi completamente a lei. Con la scusa di darle lezioni di guida, l’uomo convince la ragazza ad accompagnarlo in un viaggio dalla California a New Orleans, per una rimpatriata con dei vecchi compagni del college in occasione dei vent’anni trascorsi dalla laurea.
In verità, Max sta cercando di fare il pieno di momenti in compagnia di Wally, dandole quel supporto e quell’amore che non potrà donarle in futuro. Inoltre, il viaggio fino a New Orleans è un’occasione per far sì che la figlia incontri e si ricongiunga con la madre, che ha abbandonato la famiglia diverso tempo prima.
Recensione:
Essere genitore è probabilmente il mestiere più difficile del mondo.
Crescere una figlia da padre single è quasi una sfida impossibile .
Ma l’amore genitoriale può trasformare un aspirante rockstar in un noioso assicuratore nonc padre responsabile e previdente.
Non è mai semplice convivere e crescere con una figlia adolescente.
Non esistono modelli e/o manuali da consultare, un genitore spera di fare sempre il meglio per il proprio figlio.

Ma ogni sforzo può essere vanificato da un destino beffardo quanto drammatico.
“Don’t Make me go” di Hannah Marks e scritto da Vera Herbert, presentato al Tribeca Festival e dal 15 luglio disponibile su Prime Video, è un piccolo gioiellino nel raccontare, incarnare il rapporto tra padre e figlia.
Nonostante il film presenti un plot narrativo di partenza piuttosto classico ovvero la scoperta di una male incurabile da parte di uno dei due protagonisti come “scusa” per iniziare un viaggio fisico oltre simbolico che cambierà la vita d’entrambi.
“Don’t Make me go” è un road movie esistenziale che si sviluppa su binari narrativi e stilistici già visti in altre pellicole in questi ultimi anni.
Il tema della morte e soprattutto la parola “cancro” è stata “sdoganata” e resa normale nel linguaggio comune tra i giovani dando vita ad sotto genere cinematografico.
Ma “Don’t Make me go” è riuscito brillantemente nell’obiettivo di distaccarsi dal rischio creativo del “copia e incolla”, trasmettendo un senso freschezza, brio, sincerità e creando connessione emotiva con il pubblico grazie alla bravura ed alchimia della coppia protagonista.

John Cho e Mia Isaac nei rispetti ruoli di Max e Wally , padre e figlia risultano credibili, affiatati, complementari e mai melensi anche nei passaggi più dolorosi drammatici.
John Cho incarna con misura ed efficacia le paure e soprattutto l’incubo peggio di un padre : dover lasciare una figlia adolescente.
Max è diventato una persona misurata, riflessiva, prudente per amore di Wally, chiudendo la porta ai suoi sogni di musicista.
Wally è una “normale” adolescente alle prese con i primi tormenti amorosi.
Max e Wally discutono, fanno pace e si sostengono l’uno con l’altro come solo una vera famiglia può fare.
Questo viaggio in auto attraversa l’America si rivelerà come l’occasione migliore per conoscersi veramente ed aprendo la propria anima e cuore all’altro.
“Don’t Make me go” è un film delicato, struggente sul piano emozionale , quanto lineare ed essenziale a livello strutturale e registico eppure capace di conquistare l’attenzione ed interesse dello spettatore fino all’inaspettato e tragico finale che ovviamente non sveleremo.
La perdita di una persona cara può rappresentare un dolore indicibile , ma allo stesso tempo ti fornisce lo stimolo necessario per cambiare mentalità ed approccio alla vita stessa.
Da un dolore immenso si può rinascere, ripartire avendo nel cuore e nella mente le lezioni ricevuti durante un indimenticabile on road tra padre e figlia.

33) Resident Evil -La Serie

“Resident Evil , la Serie” è composta da otto episodi disponibile dal 14 Luglio su Netflix,  creata da Andrew Dabb, basata sull’omonima serie di videogiochi.

Evelyn Marcus : Paola Nunez

  • Albert Wesker (stagione 1-in corso), interpretato da Lance Reddick[3]
  • Jade Wesker, interpretata da Ella Balinska[3]
  • Jade Wesker (da giovane), interpretata da Tamara Smart[3]
  • Billie Wesker , interpretata da Adeline Rudolph[3]
  • Billie Wesker (da giovane) (stagione 1-in corso), interpretata da Siena Agudong[3]
  • Arjun Batra , interpretato da Ahad Raza Mir[4]
  • Sinossi:
  • La serie si sviluppa attorno a due linee temporali: la prima di queste coinvolge due sorelle di 14 anni, Jade e Billie Wesker, che dopo essersi trasferite a New Raccoon City, si rendono conto che il loro padre potrebbe nascondere oscuri segreti che potrebbero distruggere il mondo; mentre la seconda sequenza temporale è ambientata quattordici anni dopo, quando sulla Terra sono rimasti solo 15 milioni di esseri umani, a causa del Virus T.[1][2]
  • Recensione:

Chi vi scrive, pur essendo stato  da ragazzo un grande appassionato di video giochi, ha ignorato totalmente  il fenomeno “Resident Evil”.

Da spettatore cinematografico si  è sorbito ls visione di qualche episodio della saga  cinematografica esclusivamente per stima ed amore nutrito nei riguardi della  bellissima protagonista: Milla Jovovich.

Ma al  netto della Jovovich, la  saga cinematografica composta da sei film e reboot  ha ampiamente stancato.

Così quando ho letto dell’uscita della serie su Netflix,  sono stato attraversato da un sinistro presentimento da  vecchio teledipendente.

Un timore che si è concretizzato  quando la direttora Turilazzi mi ha dato l’incarico di vederla e recensirla.

Non è stato semplice.

Vi dirò più, mai come in questo caso ho dovuto dare fondo al mio senso del dovere.

“Resident Evil” è una serie che aggiunge poco o nulla al fan del videogioco, se non addirittura provocargli   un sentimento negativo e trasmettendo invece un senso di noia al neofità.

La serie creata da  Andrew Dabb  sviluppata su  otto episodi dal minutaggio medio di 50 min non brilla per originalità, pathos e livello attoriale (fatto salvo èer   le due interpreti Tamara Smart e Siena Agudong[3], e Paola Nunez nel ruolo della cinica e spietata Evelyn Marcus capo dell’Umbrella)

Otto episodi appaiono oggettivamente troppi oltre che lunghi  aggiungendo ulteriore  prova  alla resistenza e pazienza dello spettatore.

Una struttura narrativa incentrata su linee temporali: passato e presente.

Un prima e dopo dell’evento apocalittico, come ormai sappiamo, ha cambiato per sempre il  mondo.

Una scelta narrativa  piuttosto classica , ma che in questo caso si dimostra “vecchia” quanto prevedibile. Dopo i primi episodi in cui lo spettatore volenteroso cerca di capire la mission degli autori e l’evoluzione interiore   e  il legame mutato  tra due  sorelle (Jade e Billie) tra le due linee di racconto,  fatica non poco nel proseguire con la visione

Jade e Billie adolescenti rappresentano la linea temporale del 2022,  appena trasferite a New Raccoon City, poiché il padre è il responsabile di un misterioso progetto dell’Umbrella Corporation

Invece  il mondo del 2036 è un mondo abitato da zombi, miliardi di morti e l’umanità “sana” si è ridotta solamente a  300 milioni.

In questa cornice tragica e desolante si muove la Jade adulta, scienziata oltre che guerriera disposta a tutto pur di trovare una cura al virus che ha sterminato l’umanità.

L’intento autoriale era quello di unire le due temporali  nell’ultimo episodio, fornendo risposte e generando il climax necessario per una seconda stagione lasciandoci con un finale aperto.

Ebbene la missione è decisamente fallita.

Gli ultimi episodi sono decisamente i più sconclusionati,  a tratti quasi comici o peggio ancora  grotteschi  sotto ogni aspetto.

“Resident Evil -la Serie” appare un progetto tardivo per il panorama seriale, dopo che il pubblico e critica sono stati conquistati  dalla saga “Walking Dead” e similari.

Il legame tra sorelle , funziona ed appassiona nei primi quattro episodi, per merito delle attrici giovani che interpretano i personaggi di Jade e Billie.

Lo spettatore segue con una certa curiosità ed apprensione le vicende delle due adolescenti “trascinate” in questa  città controllata dall’Umbrella.

Ma la tematica adolescenziale e la sorellanza in una città controllata dall’Umbrella  non sono sufficienti  per dare respiro e verve ad una storia decisamente fiacca e confusionaria.

“Resident Evil- la serie” mischia  più generi(horror, fantascienza, dispotico) senza trovare una propria  anima e stile registico.

In conclusione “Resident Evil -la serie” è un progetto “fuori tempo” , limitato sul piano narrativo e creativo e privo del quid indispensabile per  farsi amare e vedere da un fan seriale di Netflix.

61) Shark Bait

“Shark Bait” è un film di James Nunn. Con Holly Earl, Manuel Cauchi. Thriller, 87′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

Un gruppo di amici – Nat e il fidanzato Tom, Milly, Tyler e Greg – sta trascorrendo una vacanza in una località marittima. Per divertirsi dopo una notte di baldoria, si impossessano di due moto d’acqua per una gita in mare aperto. Dopo essere sfrecciati lontano dalla riva, i giovani non trovano di meglio, per spassarsela, che puntare le moto d’acqua una contro l’altra a tutta velocità con la conseguenza di causare un incidente nel quale Greg si ferisce e l’unica moto rimasta a galla comunque non riparte. E se la situazione sembra brutta, peggiora quando compare sulla scena un famelico squalo bianco.

Recensione:

Gioca coi fanti ma lascia stare i santi, recita il detto. Che riadattato in chiave cinematografica potrebbe diventare: alcuni capolavori è meglio che restino unici, senza tentativi (spesso mediocri) di recupero in chiave moderna.