172) Most Beautiful Island

Il biglietto da acquistare per “Most beautiful island” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Most beautiful island” è un film di Ana Asensio. Con Ana Asensio, Natasha Romanova, David Little, Nicholas Tucci, Larry Fessenden. Drammatico, 87′. USA 2017

Sinossi:

Luciana è una giovane immigrata spagnola a New York, che lotta per sopravvivere mentre prova a fuggire da un traumatico incidente del suo passato. Per sbarcare il lunario accetta lavori di ogni sorta: un giorno distribuisce volantini pubblicitari mascherata da pollo, un pomeriggio fa la babysitter, una sera si veste elegante per andare a una festa esclusiva, apparentemente solo per farsi guardare. Luciana dovrebbe sostituire una sua amica, che le promette “non devi far niente di ciò che non vuoi”, in cambio di duemila dollari solo per partecipare al party. Ma la serata prenderà ben presto una piega imprevista e pericolosa, e sarà troppo tardi per abbandonarla.

Recensione:

Gli Stati Uniti rappresentano da sempre, nell’immaginario collettivo, la terra delle opportunità, il luogo in cui realizzare i propri sogni e ricominciare, superando condizioni di partenza svantaggiate. Ancora oggi, milioni di persone cercano di ottenere la green card che permette di vivere regolarmente nel Paese.

New York, la città che non dorme mai, incarna perfettamente il bello e il brutto degli States: chiunque può trovare lavoro e tagliare i ponti col passato, ma il rischio di essere inghiottiti senza lasciare traccia del proprio passaggio è alta.

“Most beautiful island” di Ana Asensio, nonostante il titolo ingannevole, è un racconto doloroso, sorretto da una struttura narrativa precisa, lineare, semplice quanto accurata e avvolgente.

La prima parte può essere considerata preparatoria alla seconda. La vita della protagonista Luciana, mostrata con uno stile di racconto da docu-fiction, arriva fino alla tragica implosione che non lascia alla donna altra scelta se non quella di cambiare aria. Con il trasferimento a New York si cambia musica e registro.

Da questa sorta di “Alice nel Paese delle meraviglie” in chiave dark, cupa e angosciante si passa a una via di mezzo tra thriller e noir dal grande impatto emotivo, sensoriale e visivo. Le domande nella mente dello spettatore si moltiplicano: chi è Olga? Perché ha scelto Luciana? Chi sono gli ospiti della festa e perché la paga è così alta?

Ana Asensio firma una sceneggiatura in cui le parole e i dialoghi sono ridotti all’osso. Alle immagini e alla bravura degli attori è lasciato il compito di mostrare e trasmettere le emozioni. continua su

http://paroleacolori.com/most-beautiful-island-ana-asensio/

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171) Fiori sopra l’Inferno (Ilaria Tuti)


“ Fiori sopra l’Inferno” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato da Longanesi Editore nel Gennaio 2018.
Sinossi:
«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profilino, e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura».
Recensione:
“Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Da ragazzina volava fare la fotografa, ma ha studiato Economia.
. Ama i romanzi di Donato Carrisi…”

Generalmente le note biografiche dell’autore le leggo quando mi ritrovo a metà lettura dell’opera letteraria, per non farmi influenzare nel giudizio dal suo passato umano e professionale.
Ma Ilaria Tuti ha rappresentato la classica e proverbiale eccezione al mio consolidato e rigido schema, avendomi subito colpito alcuni passaggi e soprattutto il suo principale di riferimento letterario.
Il lettore leggendole può subito cogliere l’anima, creatività e versatilità dell’autrice e comprendere come queste doti abbiano decretato l’immediato e meritato successo di critica e pubblico di questo romanzo.
“ Fiori sopra l’inferno” è un romanzo capace di conquistare ed avvolgere il lettore fin dalle prime pagine trascinandolo dentro una storia in cui alternano costantemente orrore e bellezza, amore e morte all’interno di una chiusa e misteriosa comunità montanara.
Una comunità caratterizzata da terribili segreti, gelosie ed ipocrisie che rievocano nel lettore l’atmosfera e tensione del primo Twin Peaks.
“ Fiori sopra l’inferno” è un romanzo intenso, cupo, violento quanto delicato come soltanto pochi e talentuosi autori sono capaci di realizzare oltre che stimolare la fantasia e colpire cuore del lettore.
Ilaria Tuti si rivela una degna “allieva” di Donato Carrisi nel talento ed abilità di raccontare e descrivere i personaggi con uno stile chiaro, semplice, diretto oltre a firmare una struttura narrativa efficace quanto “cinematografica”.
Teresa Battaglia è uno dei quei personaggi letterari destinati a vivere ben oltre le pagine di un romanzo riscontrando l’apprezzamento, la simpatia ed affetto del lettore come è stato negli anni per il commissario Montalbano ed il vice questore Schiavone.
Teresa Battaglia è una donna ruvida, spigolosa essenziale quanto intuitiva nel proprio lavoro. E’ dotata di una sensibilità ed umanità che le permette di vedere la profondità dell’animo umano non temendone la parte più oscura e brutale.
Teresa Battaglia può essere considerata come l’alter ego femminile del vice questore Rocco Schiavone, anche se abbiamo trovato molte similitudini caratteriali e soprattutto emotive ed esistenziali con il ruvido quanto geniale Dottor House della serie tv.
Ilaria Tuti ha anche il merito d’aver dato vita a un personaggio femminile nuovo e diverso nel panorama letterario italiano, evitando fortunatamente qualsiasi tentazione romantica e sessuale assolutamente fuori luogo sul piano narrativo.
“ Fiori sopra l’inferno” è una lettura totalizzante e sconvolgente fino all’ultima pagina che non potrà non segnarvi nel profondo ed allo stesso tempo regalandovi una sincera ed amara commozione anche per il presunto carnefice, a sua volta vittima della follia umana di voler piegare, ai propri voleri, Madre Natura.

170) Shark- Il Primo Squalo

Il biglietto da acquistare per “Shark – Il primo squalo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Shark- Il Primo Squalo” è Un film di Jon Turteltaub. Con Jason Statham, Bingbing Li, Rainn Wilson, Ruby Rose, Winston Chao, Cliff Curtis. Azione, 113′. USA 2018

Sinossi:

Un sommergibile viene attaccato da un’imponente creatura che si riteneva estinta, uno squalo preistorico di quasi 23 metri conosciuto come Megalodon, e trascinato sul fondo della fossa più profonda del Pacifico con il suo equipaggio intrappolato all’interno. Per salvare gli uomini – e l’oceano – viene chiamato l’esperto di salvataggi subacquei Jonas Taylor (Statham).

Recensione:

Da isolano che ama la montagna e l’inverno più dell’estate potrei non essere il candidato più adatto a parlare di questo film, ma neppure io, nonostante le mie preferenze, ignoro il fascino che il mare ha esercitato da sempre su scrittori e registi.

Il buon Steven Spielberg, ad esempio, deve parte del suo successo alla fortunata saga de “Lo squalo” che ha conquistato intere generazioni di spettatori, più per l’ipnotica e avvolgente colonna che per la storia, tutto sommato ripetitiva.

Nel panorama contemporaneo, dove si punta alla riproposizione di spunti già visti piuttosto che alla creazione di altri ex novo, non sorprende più di tanto l’operazione messa in piedi dal regista Jon Turteltaub e dagli sceneggiatori di “Shark – Il primo squalo”.

Il film guarda al passato, addirittura alla preistoria, adattando per il grande schermo il romanzo “Meg” di Steve Allen, uscito nel 1997. Il megalodonte – squalo preistorico tre volte più grande del suo parente più stretto, il grande squalo bianco – è un soggetto dall’enorme potenziale.

Purtroppo “Shark – Il primo squalo” è imbarazzante sia nella costruzione dell’intreccio che in quello dei personaggi. I dialoghi sono stiracchiati, poco credibili, talvolta inutili. La sceneggiatura sembra tagliata con l’accetta, ogni scena sembra ideata, scritta e poi girata in modo frettoloso. continua su

http://paroleacolori.com/shark-il-primo-squalo-un-film-estivo-che-diverte-senza-colpire/

169) The End?L’inferno fuori

“The End ? L’inferno fuori” è un film di Daniele Misischia. Con Alessandro Roja, Euridice Axen, Claudio Camilli, Carolina Crescentini, Benedetta Cimatti. Horror, 100′. Italia 2018

Sinossi:

Claudio è un importante uomo d’affari, cinico e narcisista. Una mattina, dopo essere rimasto imbottigliato nel traffico di Roma, arriva in ufficio ma rimane bloccato da solo in ascensore. Peccato sia proprio il giorno in cui deve concludere un lavoro cruciale per la sua azienda. Ma questo inconveniente sarà solo il primo. Mentre cerca di non farsi sopraffare dalla disperazione per aver perso l’appuntamento, parlando con la moglie al telefono e leggendo le news realizza che sta succedendo qualcosa di terribile: la città è in preda al delirio, colpita da un virus letale che sta trasformando le persone in zombie. Bloccato nell’ascensore fermo tra due piani, Claudio dovrà affidarsi al suo istinto di sopravvivenza per affrontare l’apocalisse che travolge la città eterna.

Recensione:

Dicono che non sia mai troppo tardi per cambiare, per prendere atto dei propri errori e atteggiamenti da persona difficile, per non dire st***za, e cercare di porvi rimedio.

A innescare questa forma di “illuminazione interiore” alla Ebenezer Scrooge è solitamente un evento straordinario, drammatico. E cosa può esserci di più drammatico di ritrovarsi, una mattina romana come tante, prigioniero dentro un ascensore mentre intorno si sta scatenando un’apocalisse zombie?

“The end? L’infero fuori” di Daniele Misischia è sì una pellicola horror ambientata a Roma, ma la comparsa degli zombi, le devastazioni, il sangue sono solamente la cornice narrativa per raccontare allo spettatore come il protagonista Claudio viva la notte più sconvolgente e terribile della sua vita, e cambi.

Il pubblico condivide con lui, chiuso dentro l’angusto spazio dell’ascensore, angoscia e orrore, in un’immersione che non è solamente visiva ma uditiva (molto forte la sequenza dove Claudio ascolta le urla della moglie e dell’assistente al telefono).

“The End? L’inferno fuori” è nel complesso un progetto apprezzabile e coraggioso sia a livello produttivo (Manetti Bros.) che artistico, col suo rivendicare il diritto/dovere del cinema anche italiano di realizzare film di genere e d’autore. continua su

http://paroleacolori.com/the-end-inferno-fuori-alessandro-roja/

168) Il tuo Ex non muore mai

Il biglietto da acquistare per “Il tuo ex non muore mai” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Tuo Ex Non Muore Mai” è un film di Susanna Fogel. Con Mila Kunis, Kate McKinnon, Justin Theroux, Sam Heughan, Gillian Anderson. Commedia, 116′. USA 2018

Sinossi:

Audrey e Morgan, due amiche trentenni che vivono a Los Angeles, si ritrovano al centro di una cospirazione internazionale, quando l’ex fidanzato di Audrey si presenta nel loro appartamento per nascondersi da un gruppo di spietati assassini che lo stanno inseguendo. Incredule e stupite, le due saranno costrette a entrare in azione e trasformarsi in spie provette. Dovranno fare i conti con i killer e con un agente segreto britannico, misterioso e affascinante, mentre cercano di salvare il mondo… e la pelle.

Recensione:

Possiamo mai dire davvero di conoscere qualcuno, fosse anche il nostro partner? E se dopo un anno di felice convivenza questi dovesse lasciarci improvvisamente, tramite messaggio, sarebbe solo uno st**o senza possibilità di perdono o magari potrebbe avere un motivo per le sue azioni? Qualcosa che ci tiene, appunto, nascosto?

Sarà capitato a molti di porsi domande come questa, magari dopo la fine di una relazione sentimentale. Altrettanto spesso questi temi sono stati presi come spunto narrativo per realizzare commedie romantiche o drammi esistenziali strappalacrime.

Ebbene, caro spettatore, se pensi che “Il tuo ex non muore mai” di Susanna Fogel rientri in una delle due categorie rimarrai deluso. Il film parte da una rottura, è vero, quella tra Audrey (Kunis) e il fidanzato, ma poi si configura come una spy story tutta al femminile, incredibile quanto divertente.

A sequenze d’azione degne del miglior James Bond o di Mission Impossible se ne alternano fin da subito altre da commedia romantica. Cosa unisce le due anime, all’apparenza tanto diverse? Il personaggio di Drew (Theroux), ex di Audrey, che porterà le due amiche a essere coinvolte in un pericoloso intrigo internazionale.

Il fatto di giocare sulla mescolanza tra commedia e azione convince, ma solo fino a un certo punto. Alla lunga, infatti, “Il tuo ex non muore mai” risulta piuttosto pasticciato, un ibrido che non riesce ad assimilare il meglio né di un genere né di un altro. continua su

http://paroleacolori.com/il-tuo-ex-non-muore-mai-spy-story-e-commedia-romantica/

167) A Bocce Ferme ( Marco Malvadi)


“A Bocce Ferme” è un romanzo di Marco Malvadi, pubblicato da Sellerio Editore nel Luglio 2018.

Sinossi:
Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità. In questo giallo comico Marco Malvaldi coniuga una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.

Recensione:
Hai voglia d’assistere ad un memorabile ed infuocato dibattito politico, sociale e culturale?
Sei curioso di vedere degli estranei o magari alcuni tuoi cari amici litigare come non mai?
Ti sarà sufficiente pronunciare, scrivere od anche solamente rievocare il 1968 per dare vita a un putiferio senza precedenti in qualunque contesto pubblico, privato od anche solamente sui social network.
Il controverso e delicato dibattito sul 68 è, senza dubbio, la madre di tutti i dibattiti capace ancora oggi di dividere profondamente e nettamente l’opinione pubblica.
Gli scontri verbali e non solo tra gli ex sessantottini e chi li ha avversati, combattuti e denigrati fanno apparire come “semplice scaramucce” la guerra tra guelfi e ghibellini.
Molti scrittori, saggisti, poeti hanno scritto del 68, potendo contare su grandi e forti potenzialità e suggestioni drammaturgiche oltre che emotive.
Marco Malvadi, da persona intelligente oltre che scrittore esperto, pur inserendo la tematica 68 nel suo nuovo romanzo ha evitato con furbizia ogni trappola ideologica e sociale, trasformandolo in un efficace pretesto narrativo per dare allo spettatore una diversa e originale prospettiva di quel contestato e storico anno.
“A Bocce ferme” racconta come l’anno dell’illusoria rivoluzione culturale, sociale e politica, sia divenuto un perfetto alibi per nascondere uno spietato assassinio e traendone dei vantaggiosi benefici ereditari ed economici
Il 68 caratterizzato anche dalla libertà sessuale ed indipendenza femminile, offrì in vero a qualche insospettabile mascalzone l’opportunità di sedurre vigliaccamente ingenue studentesse.
Le “contradizioni “e “criticità” del 1968 riemergono con la clamorosa confessione omicida di Alberto Corradi allegata alle sue ultime volontà testamentarie.
Una confessione che sconvolge la quiete della Pineta riaprendo vecchie ferite e scaldando gli animi e ricordi degli amati vecchietti del Bar Lume, mai come questa volta protagonisti per la risoluzione del delicato e misterioso “Cold Case”
“A Bocce ferme” è una resa dei conti agrodolce ben scritta ed articolata da Malvadi nel costruire una storia in cui passato e presente si alternano sulla scena in modo armonioso e brillante regalando sincere ed intese emozioni al lettore.
“A Bocce Ferme” segna anche un significativo spartiacque nella vita personale e sentimentale del “barista” Massimo, finalmente persuaso nel formare una famiglia con la tosta fidanzata e vice questore Alice Martelli.
“A Bocce Ferme” conquisterà e divertirà ed appassionerà il lettore per i numerosi colpi di scena e nello scoprire scomode verità riguardo i protagonisti , trovando altresì ulteriore conferma come il 68 sia stata un ‘epoca unica, beffarda  e per alcuni aspetti anche dannata.

115) Finale di Stagione 2018 – Le Classifiche

Non possiamo, non vogliamo accostarci all’eleganza , stile e talento di Riccardo Garrone nel pronunciare la celebre e geniale battuta del film “Vacanze di Natale” del compianto Carlo Vanzina
Eppure , in qualche modo, ci sentiamo vicini alla modalità emotiva dell’indimenticabile Avvocato Giovanni Covelli, nell’esercitare il diritto/dovere di tediarvi con il nostro #FinaleDiStagione anche in questa caldissima estate 2018.
Si conclude oggi ufficialmente la stagione cinematografica 2017/2018 caratterizzata da qualche luce, poche sorprese , ma soprattutto da tante ombre e delusioni per il cinema italiano.
Inutile girarci intorno, il cinema italiano attende con ansia e speranza il ritorno del Re Mida Zalone per risollevarsi dall’ acuta e profonda crisi d’incassi in cui è sprofondato negli ultimi due anni. Sarà solo una coincidenza?


Noi dello Spettatore Pagante abbiamo cercato, come sempre, di seguire , scrivere, raccontarvi al meglio delle nostre possibilità e con passione gli eventi più glamour e prestigiosi della 7 Arte, della letteratura e della TV.
Probabilmente potevamo fare di più e magari qualche evento è stato affrontato con “meno furore” giornalistico rispetto al passato.

Siamo stanchi? Annoiati? Forse.
Indubbiamente speravamo di poter realizzare tanti progetti stupendo il mondo .
Non è stato possibile, al momento.
Viviamo un momento di riflessione e meditazione riguardo il nostro futuro produttivo e creativo.
Attenzione ,” una pausa di riflessione” non significa però abdicare dalle nostre ambizioni e sogni.
Il viaggio continua, state tranquilli. Nessuno molla nulla da queste parti.
Ringraziamo di cuore nuovamente: Roberta Turilazzi, Cristina Torrisi e Lidia Ottelli per la fiducia accordateci ogni anno nel rappresentare , orgogliosamente, le “loro creature” in giro per l’Italia e l’Europa.

I “numeri” dello Spettatore Pagante al 31 luglio confermano in egual modo la nostra feroce volontà . determinazione nel ricercare e scrivere ogni tipo di bellezza artistica e creativa: 112 film, 37 libri , 14 programmi televisivi, 1 spettacolo teatrale.

Ecco le nostre consuete e temute Classifiche.

Cinema:
1) Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson
http://paroleacolori.com/il-filo-nascosto-un-dramma-sorprendente-di-paul-thomas-anderson/
2) Ex Equo L’Ultimo Viaggio di Nick Baker -Monteyes
http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-50/
La Terra dell’Abbastanza dei fratelli D’Innocenzo
http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-65/

3) Ex Equo A Quiet Place di di John Krasinski
http://paroleacolori.com/a-quiet-place-un-posto-tranquillo-un-horror-dove-il-silenzio-fa-rumore/
Sofia di Meryem Benm’Barek
http://paroleacolori.com/sofia-unopera-prima-di-grande-spessore-sociale-politico-e-artistico/

Premio Rivelazione:
Parlami di Lucy
http://paroleacolori.com/parlami-di-lucy-una-struggente-e-devastante-opera-prima/
Colpo di Fulmine:
Tully di Jason Reitman
http://paroleacolori.com/tully-gioie-e-dolori-della-maternita-in-una-commedia-non-scontata/

Libri:
1)L’uomo del Labirinto di Donato Carrisi
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/01/12/7-luomo-del-labirinto-donato-carrisi/

2) Ex Equo L’Università del Crimine di Petros Markaris
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/05/27/120-luniversita-del-crimine-petros-markaris/
Il Metodo Catalanotti di Andrea Camilleri
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/06/18/137-il-metodo-catalanotti-andrea-camilleri/
3)Arabesque di Alessia Gazzola
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/03/11/53-arabesque-alessia-gazzola/

TV:
1)Il Cacciatore
http://paroleacolori.com/il-cacciatore-francesco-montanari-nella-serie-tv/

2) Ex Equo Il Commissario Montalbano: Amore
http://paroleacolori.com/il-commissario-montalbano-un-format-che-non-conosce-crisi/
La Mafia uccide solo d’estata Capitolo 2
http://paroleacolori.com/la-mafia-uccide-solo-destate-al-via-la-seconda-stagione/
3)La Linea Verticale
http://paroleacolori.com/la-linea-verticale-la-rai-innova-la-serie-tv-e-sfida-netflix/

166) Eleanor Oliphant sta benissimo (Gail Honeyman)

“Eleanor Oliphant sta benissimo” è un romanzo scritto da Gail Honeyman e pubblicato in Italia da Garzanti nel Maggio 2018.

Sinossi:
Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.
Gail Honeyman ha scritto un capolavoro. Un libro che secondo la stampa internazionale più autorevole rimarrà negli annali della letteratura. Un romanzo che per i librai è unico e raro come solo le grandi opere possono essere. In corso di pubblicazione in 35 paesi, è il romanzo d’esordio più venduto di sempre in Inghilterra, dove è da più di un anno in vetta alle classifiche. Ha vinto il Costa First Novel Award e presto diventerà un film. Una protagonista in cui tutti possono riconoscersi. Una storia di resilienza, di forza, di dolore, di speranza. Un grande romanzo con una grande anima.

Recensione:
Sono i piccoli, semplici ed apparentemente banali gesti d’affetto, gentili, amicali a poter cambiare e stravolgere l’esistenza di una persona schiva e solitaria.
Il sorriso e la costante presenza e disponibilità di un inaspettato amico può offrirti la possibilità di vedere e riconsiderare, da una diversa prospettiva, la tua schematica e rigida vita.
La mente umana è sofisticata, misteriosa, vasta quanto fragile.
Nessun psichiatra, neurologo, ad oggi, può permettersi l’ardire di conoscerne pienamente i meccanismi e tutte le funzionalità.
La mente è contemporaneamente il nostro miglior alleato quanto il nostro peggior nemico.
La sfera razionale e quella emotiva si parlano raramente, il più delle volte si affrontano in durissime battaglie pur ottenere la supremazia.
Eppure quando la sfera emotiva rischia di soccombere per colpa di un dolore o evento traumatico causato dal mondo esterno è la parte razionale ad aiutarla innalzando barriere di difesa e blocchi di memoria in difesa della prima.
È difficile stabilire, a posteriori, se le azioni compiute dalla sfera razionale siano state davvero giuste o meno.
In queste situazioni emergenziali la mente agisce per puro istinto di conservazione e protezione di sé stessa.
Chi “subisce” questo “trattamento” dalla propria mente, non nè  è ovviamente consapevole.
Anzi molto spesso la “vittima” prosegue, apparentemente serena e tranquilla, la propria quotidiniatà.
“Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman non è altro che il toccante, sincero, emozionante racconto di “una sopravvissuta” a questo cruciale e doloroso “trattamento” di conservazione, reso accessibile e comprensibile a tutti utilizzando l’efficace e magistrale “escamotage” del romanzo di finzione
Eleanor Oliphant è una giovane e carina donna di trent’anni, laureata in lingue straniere e lavora da nove anni come contabile in ufficio di design.
Eleanor vive nel suo mondo fatto di regole, schemi, silenzi e solitudine. È una sorta di “fantasma” per i colleghi ed il mondo esterno.
La protagonista non ha alcun amico, ama fare i cruciverba e leggere i classici della letteratura.
La sua vita è scandita da orari ed abitudini fisse, come quella di dover “subire” ogni mercoledì la telefonata dell’amata/temuta madre rinchiusa in una prigione.
Ma chi è veramente Eleanor? Perché è così succube della madre? Perché quest’ultima è in prigione?
Eleanor Oliphant pensa d’avere tutto sotto controllo, finché una sera mentre si trova, malvolentieri, a una festa di colleghi vede e si innamora perdutamente di un rude cantante che si sta esibendo sul palco.
Un’infatuazione tardo adolescenziale che impone ad Eleanor di rinunciare a consolidati schemi ed abitudini e soprattutto di modificare il suo modo di relazionarsi con il prossimo.
Eleanor rompe inconsapevolmente il muro che la separava dal resto del mondo venendo travolta dalla simpatia e calore di Raymond, semplice quanto bizzarro collega d’ufficio, che si rivelerà essere ben presto una preziosa risorsa e indispensabile sostegno per la nostra protagonista.
Raymond offre ad Eleanor l’opportunità di conoscere nuove persone, di vivere nuove esperienze e soprattutto di provare una sensazione mai provata prima: poter avere un amico su cui contare sempre.
“Eleanor Oliphant sta benissimo” è un romanzo particolare, intimo, profondo, per alcuni versi un noir psicologico, che rischia di provocare nel lettore all’inizio un possibile “rigetto” letterario.
Ma superata la lunga e forse troppo articolata prima parte, la lettura diventa più “leggera”, comprensibile, avvolgente e soprattutto il lettore entra finalmente in empatia con Eleanor ed in qualche modo si allinea e sorride di fronte alle sue uscite ed azioni spiazzanti quanto sincere e mai cattive.
Mentre leggevo le tragicomiche giornate di Eleanor Oliphant, è stato quasi naturale e spontaneo paragonala a Melvin, celebre personaggio del film “Qualcosa è cambiato” di James L Brroks
Melvin interpretato dal geniale Jack Nicholson, era uno scrittore misantropo, ossessivo e soprattutto emotivamente solo.
Per entrambi i personaggi è stato il sentimento amoroso a trascinarli fuori dalla loro sicura e silenziosa torre d’avorio.
“Eleanor Oliphant sta benissimo” trova la ragion d’essere a livello narrativo e creativo e giustificazione del meritato successo letterario nella terza e conclusiva parte, in cui il lettore accompagna Eleanor nel passaggio più difficile della propria vita: smettere di scappare dal proprio doloroso e tragico passato ed affrontarlo.
Scoprire la verità è sempre doloroso e fonte di sofferenze soprattutto se riguarda la tua famiglia.
Eleanor, con il determinate aiuto di una brava psicoterapeuta, incomincia ad aver gli strumenti necessari per conoscere sé stessa e soprattutto il coraggio d’affrontare e rompere la patologica dipendenza dalla madre.
Il finale giustamente “aperto”, malinconico, realistico quanto coraggioso lascia nel lettore la speranza che è possibile ancora trovare persone buone e gentili in un mondo contraddistinto da egoismo e superficialità e la quasi certezza che Eleanor Oliphant stia, finalmente, benissimo, nonostante tutto.

165) Io, Dio e Bin Laden

“Io, Dio e Bin Laden” è un film di Larry Charles. Con Nicolas Cage, Russell Brand, Wendi McLendon-Covey, Amer Chadha-Patel, Denis O’Hare. Avventura, 92′. USA 2016

Sinossi:

Gary Faulkner è disoccupato, ha alle spalle qualche condanna per reati minori e davanti a sé forse qualche birra di troppo, quando riceve la “chiamata” divina per una missione a cui non può sottrarsi: partire per il Pakistan e catturare Osama Bin Laden. Armato di una spada da samurai comprata tramite una televendita e della convinzione, risalente all’infanzia, di dover fare qualcosa di grande, Faulkner, malato di reni ma psichiatricamente dichiarato sano, lascia la donna che lo ama e lo sopporta per inseguire il suo destino.

Recensione:

Nella storia recente poche date hanno assunto l’importanza dell’11 settembre 2001. Quel giorno gli americani vennero colpiti al cuore, in casa loro, come non era mai successo prima. Quel giorno scoprirono di non essere invincibili.

Il nemico venne identificato in Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda. La caccia all’uomo condotta dalla CIA e dagli altri servizi segreti occidentali è andata avanti per dieci anni, tra fallimenti e depistaggi, tanto da diventare una sorta di mito – Bin Laden stesso sembrava un fantasma, un’ombra.

Almeno fino alla sera del 2 maggio 2011 quando il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò in diretta tv che Bin Laden era stato ucciso nel corso della cosiddetta Operation Neptune Spear.

Ma perché è stato necessario tanto tempo per portare a termine l’operazione? Dove si nascondeva Bin Laden? Certo un intervento divino avrebbe semplificato le cose… In effetti proprio un’apparizione spinse Gary Faulkner, eccentrico disoccupato americano, a partire per il Pakistan e mettersi sulle tracce del ricercato numero uno al mondo.

Non è uno scherzo, la storia è vera, per quanto stravagante, e raccontata in un articolo del 2010 a firma di Chris Heath che ha dato il là al film di Larry Charles “Io, Dio e Bin Laden” con protagonista Nicolas Cage.

Potremmo considerare la pellicola come una sorta di rilettura ironica, grottesca e surreale del “Don Chisciotte” di Miguel Cervantes, con una differenza: Faulkner non è stato dichiarato pazzo da nessuna perizia psichiatra a cui è stato sottoposto.

Lo spettatore è trascinato dentro una storia costantemente in bilico tra realtà e follia, una follia divertente, però, che non mette a disagio, ma piuttosto genera pathos. Merito del protagonista, un uomo buono, gentile, altruista, per quanto pieno di sé.

Nicolas Cage sfodera senza dubbio la miglior performance degli ultimi dieci anni. Il suo Gary è autentico, istrionico, sensibile, soprattutto mai caricaturale. Non sembra azzardato il paragone con il personaggio di James Franco nella commedia de “The disaster artist” (qui la recensione) che valse all’attore un meritato Golden Globe. continua su

http://paroleacolori.com/io-dio-e-bin-laden-don-chisciotte-moderno/

164) Ocean’s 8

Il biglietto da acquistare per “Ocean’s 8” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Ocean’s 8” è un film di Gary Ross. Con Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Mindy Kaling, Sarah Paulson. Azione, 110′. USA 2018

Sinossi

Debbie Ocean ha passato cinque anni in carcere a progettare un colpo del secolo degno delle imprese del fratello Danny, ormai dato per morto. Il piano di Debbie è ambizioso: rubare una collana di Cartier del valore di 150 milioni di dollari, e farlo durante il Gala annuale del Metropolitan Museum. Ma per portare a termine quel piano ha bisogno di alleate, tutte donne perché “un lui si nota e una lei si ignora”. La prima componente della banda è la sua partner storica nel crimine, la biker Louise. Seguono un’esperta di gioielli, una hacker, una borseggiatrice, una stilista di moda e una ricettatrice. Riusciranno le nostre antieroine a mettere a segno la grande truffa?

Recensione:

Dopo la trilogia diretta da Steven Soderbergh e prodotta da Jerry Weintraub, uscita tra il 2001 e il 2007, c’era davvero bisogno di tornare sul tema, proponendo un “Ocean’s 8”? Probabilmente no.

Viviamo però nella stagione del #MeToo e della ripresa dei movimenti femministi, per quanto beceri, e Hollywood, colpita al cuore e al portafoglio dagli scandali non può non cogliere al volo ogni occasione di pulirsi la coscienza e prendere posizione. Considerando poi la tendenza degli ultimi anni a produrre sequel, remake e reboot a ripetizione non sorprende il proliferare, nella programmazione dei prossimi mesi, di titoli tutti al femminile.

Togliamoci subito il dente: “Ocean’s 8” è complessivamente un film godibile, leggero, a tratti divertente, senza alcuna pretesa autoriale. Il classico film estivo, da vedere magari in un cinema sotto lo stelle con vista mare.

Il cast di stelle, però, può poco per salvare una pellicola che, sin dalle prime battute, si dimostra semplice e persino banale, con un intreccio solamente a tratti coinvolgente.

A unire il film alla celebre trilogia “maschile” che l’ha preceduto, il personaggio Debbie Ocean (Bullock), sorella di Danny (Clooney). Dopo aver scontato una pena per truffa, Debbie vuole riscattarsi realizzando un colpo storico. Mette quindi insieme una banda, tutta al femminile. continua su

http://paroleacolori.com/oceans-8-cast-di-stelle-per-un-reboot-tutto-al-femminile-della-saga/