132) Ritratto di Famiglia con Tempesta

Il biglietto d’acquistare per “Ritratto di Famiglia con Tempesta” è : di pomeriggio

“ Ritratto di Famiglia con Tempesta” è un film del 2016 scritto e diretto da Kore-eda Hirokazu, con Abe Hiroski, Maki Yoko, YoshizavaTaiyo, Kiki Kilin.

Il regista giapponese Kore-Eda Hirokazu chiude la sua personale e sentita trilogia sulla “Famiglia”, dopo le acclamate ed emozionati pellicole “Father and son “ e “The Sister”, forse con il meno riuscito ed empatico “Ritratto di Famiglia con Tempesta”.
Nei precedenti film Kore-Eda aveva affrontato con sensibilità, profondità ed incisività il tema della paternità e del legame di sangue e l’accettazione della famiglia allargata, stavolta invece propone allo spettatore la malinconica e realistica conclusione di una storia d’amore, oltre che la fine di un matrimonio.
Il protagonista della nostra storia è Ryota, cui presta irresistibile e spavalda goffaggine l’Abe Hiroshi ( Thermae Romae),è un loser che sembra uscito dalla penna di Svevo: promessa (non mantenuta) della letteratura, giocatore d’azzardo, investigatore privato per tenersi a galla, ex marito di un’ex moglie Shiraishi(Yoko) che ha esaurito le ingentissime scorte di fiducia, padre maldestro di un bambino che conosce poco, figlio fragile di un’anziana madre amorevole ((Kiki “Signora Toku” Kilin), rimasta vedova dopo cinquant’anni di matrimonio, e fratello considerato dall’unica sorella come un fallito e scroccone come il padre . Ryota è un anti eroe, che ha sognato e sperato d’essere altro, invece si ritrova ad essere una via di mezzo tra un Peter Pan e la copia carbone di suo padre, da cui non ha mai ottenuto alcun attestato di stima.
Continua ad amare la sua ex moglie , sperando di poterla riconquistare. Quando una notte complice una minacciosa tempesta, obbliga Ryota e la sua famiglia a condividere con la madre gli stessi metri quadrati fino all’alba, diventa, per il nostro protogansta,l’opportunità o sarebbe meglio dire il modo per un necessario e amaro percorso di crescita e presa di coscienza.
Sebbene il tema del divorzio e le difficoltà di doversi occupare di un figlio per un padre single sono oggi tematiche molto universali a tante persone,rispetto alle precedenti pellicole, le scelte drammaturgiche decise da Kore -Eda non convincono fino in fondo. Volendo prediligere uno stile e soprattutto un taglio realistico e anche autobiografico in alcuni aspetti, la storia fatica a decollare ed avere un ritmo e pathos narrativo solo in parte incisivi e brillanti. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-ritratto-di-famiglia-con-tempesta/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

131) 7 minuti dopo mezzanotte

Il biglietto da acquistare per “Sette minuti dopo la mezzanotte” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di Juan Antonio Bayona. Con Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Toby Kebbell, Ben Moor. Drammatico, 108’. USA, Spagna, 2016

Basato sull’omonimo romanzo di Patrick Ness

La perdita prematura di un genitore per malattia è un evento doloroso e traumatico per un figlio, specie se questo non è ancora adulto.

Su quale sia il modo migliore per elaborare un lutto tanto grande si discute e si scrive molto, ma prima della perdita c’è una fase forse ancora più dura, stare accanto a mamma o papà mentre lentamente ed inesorabilmente si spegne.

E allora capita – come vi potrà confermare chiunque ci è passato – di sperare che la fine arrivi quanto prima. Per far finire tutto questo dolore.

“Sette minuti dopo la mezzanotte” di Juan Antonio Bayona è un racconto delicato, commovente, straziante sotto forma di fantasy. continua su

http://paroleacolori.com/sette-minuti-dopo-la-mezzanotte-una-fiaba-gotica-ricca-di-pathos/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

130) Get Out

Il biglietto da acquistare per “Scappa – Get out” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

Un film di Jordan Peele. Con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root. Horror, 103’. USA, 2016

Cari amici uomini, se siete al punto della vostra relazione sentimentale in cui, davanti alla prospettiva di conoscere i suoceri, iniziate a sudare freddo e cercare una qualunque scusa per declinare l’invito… “Scappa – Get out” di Jordan Peele è il film giusto per voi.

Campione d’incassi negli Stati Uniti, non è né un horror né un thriller, è molto di più.

Preparatevi a vedere la madre di tutti gli incubi del fidanzato: incontrare suoceri all’apparenza perfetti per poi ritrovarsi dentro un inquietante romanzo di Frank Kafka.

Non volendo fare spoiler, per non rovinarvi la visione, ci limiteremo a qualche indicazione di massima così, per trasportarvi a pieno nell’afmosfera del film.

Chris (Kaluuya), giovane afro-americano, sebbene preoccupato che il colore della sua pelle possa rappresentare un problema, si lascia convincere dalla fidanzata Rose (Williams) a trascorrere un weekend con la famiglia di lei.

In un primo momento, Chris interpreta il comportamento fin troppo accomodante dei suoceri come un tentativo di gestire l’imbarazzo per la relazione della figlia, ma poco a poco gli aspetti più inquietanti dei coniugi emergeranno…

Nella tenuta di famiglia ci sono anche altre persone di colore, che lavorano come domestici, ma attenzione, “Scappa – Get out” non è un film razzista, o almeno non lo è nel senso più semplice del termine.

Jordan Peele mescola con sapienza le paure e gli istinti più primitivi degli americani, mettendo in scena un film che strizza l’occhio allo stesso tempo a commedie come “Indovina chi viene a cena” e a thriller psicologici come “Inception” di Christopher Nolan. continua su

http://paroleacolori.com/scappa-get-un-film-che-unisce-horror-e-thriller-con-originalita/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=amiamoci+nonostante+tutto

129) La notte che mia madre ammazzò mio padre

Il biglietto da acquistare per “La notte che mia madre ammazzò mio padre” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Inés Paris. Con Belén Rueda, Eduard Fernández, Diego Peretti, Maria Pujalte, Fele Martinez, Patricia Montero. Commedia, 94′. Spagna 2017

Quando ci si ritrova a cena con la ex e l’attuale compagna, per quanto i rapporti sembrino essere cordiali e civili, non si sa mai cosa può succedere.

E che dire se i convitati appartengono tutti al mondo del cinema e sono pronti a tutto pur di avere successo e realizzare il film della vita? Di certo non mancheranno i colpi di scena.

Nel film “La notte che mia madre ammazzò mio padre” di Inés Paris, acclamato come la migliore commedia spagnolo dell’anno, accade tutto dal tramonto all’alba.

Isabel (Rueda) si propone di organizzare la cena di lavoro che suo marito Angel (Fernández) e la sua ex moglie Susana (Pujalte) hanno in agenda con un famoso attore argentino, Diego Peretti, per convincerlo a essere il protagonista del loro prossimo film.

Se Peretti dicesse sì mancherebbe soltanto la coprotagonista e Isabel, attrice in cerca di un’occasione, sente che questo è il suo momento per convincere gli altri del suo talento.

Durante la serata fa la sua comparsa anche Carlos (Martinez), ex di Isabel, in compagnia della vistosa fidanzata Alex (Monter), per parlare con la donna.

Ma quando quest’ultimo accusa un fatale malore dopo aver mangiato un dolce fatto in casa, ecco che proprio Isabel assume i tratti della spietata assassina agli occhi di tutti gli altri convitati.

Il film della Paris è una commedia nera, un giallo deduttivo o ad enigma che rende omaggio ai grandi classici della suspense di Agatha Christie.

Come nei romanzi della scrittrice inglese, tutto si basa su un delitto che ha luogo in uno spazio determinato, chiuso, e l’assassino va cercato all’interno di una ristretta cerchia di personaggi.

Personaggi che però cambiano atteggiamento e pelle durante la pellicola, rendendo difficile raccapezzarsi e trovare il colpevole. Niente è come sembra in questa storia dall’impianto narrativo teatrale, che spazia tra surreale e grottesco senza però eccedere mai.

I dialoghi sono frizzanti, ironici, volutamente sopra le righe.

Le criticità del film sono principalmente due. La prima è la regia, che per quanto pulita, fresca e precisa non si accorda perfettamente con lo spirito del film, risultando più televisiva che teatrale. continua su

http://paroleacolori.com/la-notte-che-mia-madre-ammazzo-mio-padre-black-comedy-alla-spagnola/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

128) Orecchie

Il biglietto da acquistare per “Orecchie” è: Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di Alessandro Aronadio. Con Daniele Parisi, Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertumller. Commedia, 90′. Italia 2016

Succede spesso, al mattino, di alzarsi stanchi, depressi, magari con dolorosi acciacchi che il giorno prima non c’erano. Almeno, è quello che succede a un laureato in filosofia (Parisi), che si sveglia un giorno con un fastidioso ronzio a un orecchio. L’uomo, supplente precario, è legato sentimentalmente alla dentista Alice (D’Amico).

La sua vita, però, non è affatto simile a quella che aveva immaginato da studente. È una vita in bianco e nero… o almeno così la immagina il regista Alessandro Aronadio, costruendo una commedia surreale, grottesca e nello stesso tempo intimistica e allegorica.

Lo spettatore segue la giornata dell’uomo, scandita delle improbabili visite mediche cui si sottopone per capire la causa del ronzio all’orecchio, dai dialoghi con il suo studente, dal pranzo con l’eccentrica madre e il suo amante e dal goffo tentativo di regalare delle rose ad Alice.

Mentre si assiste alle disavventure del protagonista, non si può non pensare, anche se per motivi diversi, a “Una giornata particolare” e “Un giorno di ordinaria follia”. Ciò che accomuna le tre pellicole è l’attenzione per l’anima dell’uomo, malata per l’assenza di felicità, persa in mezzo alla moltitudine. continua su

http://paroleacolori.com/orecchie-una-commedia-in-bianco-e-nero/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

127) I Peggiori

Il biglietto d’acquistare per “I Peggiori ” è: Sempre (Con riserva)

“I Peggiori “è un film del 2017 diretto da Vincenzo Alfieri, scritto da Vincenzo Alfieri, Alessandro Aronadio, Renato Sannio, Giorgio Caruso, con la collaborazione di Raffaele Verzillo, con Lino Guanciale, Vincenzo Alfieri, Antonella Attili, Tommaso Ragno, Miriam Candurro, Sara Tancredi, Biagio Izzo, Ernesto Mahieux, Francesco Paolantoni.
Chi sono gli eroi oggi? Ha ancora un senso questa parola?
Se in America prima con i fumetti e ora con i film Marvel, i super eroi sembrano vivere una seconda giovinezza, trovando nuovi ed appassionati fan, nel nostro Paese assistiamo a una fase nichilista non solo sul piano etico, ma soprattutto a livello d’entusiasmo e di partecipazione specialmente tra i giovani.
Ci stiamo abituando a una società in cui l’assenza di legalità e senso civico sono ormai in via d’estinzione.
Napoli rappresenta, malgrado gli sforzi e l’impegno degli ultimi amministratori e soprattutto dei cittadini, amaramente il modello di questo declino culturale e civico del nostro Paese.
Se ci trovassimo all’interno un fumetto, Napoli potrebbe essere considerata la perfetta Gotham city, meno gotica e violenza rispetto a quella originale, ma semmai caotica, rumorosa ed indolente, in cui la criminalità prospera a causa della dilagante ignavia.
In una situazione ambientale del genere che genere di eroe potrebbe uscire dal nulla e salvare la città dall’abisso?
Batman? No. Claudio Santamaria in versione Jeeg Robot? Decisamente no.
Lo spettatore con “I Peggiori” si prepari comunque a gustarsi una storia di eroi, di coraggio e di ribellione civile di fronte all’arroganza del potente di turno.
Solamente che nel nostro caso gli eroi diventano tali per necessità dovendo pagare l’affitto di casa al burbero proprietario di casa (Mahieux)
Conosciamo così Massimo (Lino Guanciale) e Fabrizio (Vincenzo Alfieri) Miele, due fratelli squattrinati e senza prospettive che si barcamenano come possono nella speranza di garantire un futuro migliore alla sorella tredicenne Chiara (Sara Tancredi), dopo che la madre è fuggita via dopo un crack economico, lasciandoli soli e senza soldi.
ll tutto, in una città che non gli appartiene e di cui faticano ad accettarne usi e costumi, Napoli. Massimo ha trovato lavoro come manovale in un cantiere gestito da Durim Basha (Tommaso Ragno), un losco figuro albanese che sfrutta i propri dipendenti, per lo più extracomunitari, a volte non pagandoli anche per mesi. Fabrizio invece, laureato in legge, è impiegato all’archivio del tribunale. Il lavoro sarebbe piuttosto monotono se non fosse per la compagnia di Arturo (Francesco Paolantoni), ex gloria dei tribunali indolente e nichilista.
Quando l’affitto arretrato si fa più pesante e quando Chiara viene sospesa da scuola a causa di una rissa ripresa da un cellulare diventata virale su Internet, ecco che per i fratelli Miele, è la fine.
La dolce e tosta assistente sociale Serena(Candurro) gli avvisa che rischiano di perdere l’affidamento della sorella, se dovessero essere sfrattati.
I due fratelli devono trovare i soldi e devono farlo al più presto. Lo scanzonato Massimo deciso ad incassare gli stipendi negati da Durim ed immaginando che possa averli nascosti nel suo ufficio, propone al ligio ed incredulo Fabrizio d’organizzare una rapina. Ma quella che era partita come una rapina strampalata, si trasforma in qualcosa di inaspettato: al posto dei soldi infatti i fratelli trovano i passaporti sequestrati ai dipendenti extracomunitari. Quando la polizia arriva sul posto, poco dopo che Massimo e Fabrizio sono scappati, trovano i passaporti e quello che era partito come un atto criminale, si trasforma in un gesto di grande eroismo cittadino. I social impazziscono, tutti vorrebbero sputtanare qualcuno e loro sembrano le persone giuste. È così che, con l’aiuto di Chiara, danno inizio alla singolare attività: armati di maschere e micro-camere demolisco pubblicamente l’identità dei vari “furbetti del quartierino” che infestano il Bel Paese, trasformandosi in due improbabili “eroi a pagamento”.
Napoli diventa pazza per “I Demolitori” e lo spettatore pure ridendo delle loro disavventure e soprattutto goffaggine eroica.
Vicenzo Alfieri, personalmente scoperto ed apprezzato già come autore, regista ed interprete della web serie “Forse sono io”, al suo esordio nel lungometraggio, dimostra tutto il suo talento, ironia, creatività, nello scrivere, insieme al team degli sceneggiatori una storia originale, divertente, garbata, fresca, semplice, diretta e allo stesso tempo efficace nel denunziare il malcostume e i vizi della nostra società.
“I peggiori” come nelle migliori tradizioni della commedia all’italiana coniuga in modo efficace divertimento e riflessione, usando con sapienza ed esperienza anche toni e stili eccessivi e grotteschi, senza mai però perdere di credibilità ed incisività.
La sceneggiatura dei “Peggiori” è uno splendido esempio di scrittura a più mani, in cui ogni personaggio è stato magistralmente ideato, pensato costruito, bucando lo schermo e creando empatia con il pubblico. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-i-peggiori/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

126) Tutto quello che vuoi

Il biglietto d’acquistare per “Tutto quello che vuoi” è: Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

Un film di Francesco Bruni. Con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Antonio Gerardi, Donatella Finocchiaro, Emanuele Propizio, Carolina Pavone, Riccardo Vitiello. Commedia, 106′. Italia 2017

Liberamente ispirato al romanzo “Poco più di niente” di Cosimo Calamini edito da Garzanti

In Italia e nel mondo i lettori stanno diventando un po’ come i panda, una specie in via d’estinzione. In questa categoria sempre più esigua, poi, quanti leggono poesie?

I giovani sembrano oggi vivere un’esistenza vuota, privi di interessi e senza alcun desiderio di conoscere, studiare o leggere per motivi che non siano prettamente scolastici.

La scena iniziale del nuovo film di Francesco Bruni, “Tutto quello che vuoi”, fotografa alla perfezione l’amara realtà.

Alessandro (Carpenzano) e gli amici Riccardo (Bruni), Tommi (Propizio) e Leo (Vitiello) passano le giornate al tavolino di un bar del quartiere Trastevere, a bere e parlare di videogiochi, vacanze e senza avere alcuna intenzione di trovarsi un lavoro.

Su pressione del padre (Gerardi), con cui ha un rapporto conflittuale, il ragazzo accetta di fare da accompagnatore a Giorgio, anziano poeta malato di Alzheimer, finendo per essere coinvolto nella vita e nei ricordi confusi dell’uomo.

L’eleganza, educazione e cultura di Giorgio scuotono il mondo apatico di Alessandro, dove l’unica emozione sincera è data dalla relazione clandestina con Claudia (Finocchiaro), madre di Riccardo.

Nel corso delle loro passeggiate, il giovane ascolta con curiosità i ricordi del poeta sul secondo conflitto mondiale e su come alcuni soldati americani l’abbiano salvato da morte certa, regalandogli un prezioso tesoro. Un tesoro forse non di valore economico, ma così importante per Giorgio da spingerlo a nasconderlo.

Capito quanto è importante per l’uomo ritrovarlo, Alessandro coinvolgerà gli amici in un divertente piano di recupero che cambierà per sempre tutti loro. continua su

http://paroleacolori.com/tutto-quello-che-vuoi/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

125) Qualcosa di troppo

Il biglietto da acquistare per “Qualcosa di troppo” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di Audrey Dana. Con Audrey Dana, Christian Clavier, Eric Elmosino, Alice Belaïdi, Antoine Gouy. Commedia, 98’. Francia 2017

Quante volte, cari amici, vi siete sentiti accusare da mogli, compagne, amiche o parenti di agire spesso, in quanto maschi, non usando la testa ma gli attributi?

Vecchio ritornello: l’uomo pensa sempre al sesso, non perde occasione per guardare il lato b o il davanzale delle altre, non conosce la gentilezza post-rapporto.

Eppure siamo davvero sicuri che, se a ritrovarsi improvvisamente con il pene fosse una donna, le cose andrebbero diversamente? Insomma, questo benedetto attributo condiziona la personalità oppure no?

Non state leggendo le fantasie un po’ perverse di un vecchietto, ma il presupposto da cui parte la regista francese Audrey Dana per il suo secondo film, “Qualcosa di troppo”.

Jeanne (Dana) ha 38 anni, di mestiere fa l’architetto, e spera ancora di salvare il proprio matrimonio dopo una pausa di riflessione di due mesi.

Le sue speranze crollano come un castello di carte quando il marito le comunica di avere già una nuova compagna, per giunta in dolce attesa. Jeanne si ritrova così divorziata, con due bambini da crescere e il cuore a pezzi.

Delusa dal genere maschile, incapace, nonostante il talento, di farsi strada sul lavoro, dopo una notte di passione con il collega Merlin (Elmosino), sposato ma presunto latin lover, la protagonista sente di essere finita in un vicolo cieco.

Durante un temporale, Jeanne giura di non avere più a che fare con gli uomini in futuro. Al risveglio avverte l’urgenza di fare pipì… e si ritrova con “qualcosa di troppo” là sotto.

Ha inizio così una favola surreale, grottesca ma altresì divertente dove Jeanne passa dallo sconcerto alle cuore del dottor Pace (Clavier), suo ginecologo di fiducia, fino alla decisione di sfruttare questo suo nuovo status per cambiare prospettiva sulla propria vita. continua su

http://paroleacolori.com/qualcosa-di-troppo-e-se-fosse-il-pene-il-segreto-per-la-parita-di-genere/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

124) Genius

“Genius” è una serie con Geoffrey Rush, Emily Watson, Johnny Flynn, Samantha Colley, Richard Topol, Michael McElhatton. Biografico, drammatico, storico. USA, 2017-in produzione

1 stagione – 10 episodi (43’/62′)

Se vi dico E = mc² voi a chi pensate? Oltre alla professoressa di matematica e fisica del liceo, che ha reso i vostri anni migliori un inferno, intendo.

Complimenti a chi ha avuto l’idea vincente. Questa formula semplice ma al contempo rivoluzionaria si deve ad Albert Einstein, una delle menti più straordinarie della storia, ideatore tra le altre cose della teoria della relatività.

Uno scienziato insolitamente rock per la sua epoca, un vero Genio.

La vita di Einstein è stata ricca di episodi e colpi di scena anche a livello personale, tra matrimoni, due, e tradimenti. Sono in pochi a conoscere questa parte della storia, però, ed è questo che ha spinto la Fox e National Geographic Chanel a realizzare la serie tv in dieci episodi “Genius”, concentrandosi sulla vita privata del fisico premio Nobel.

Basata sull’acclamato best-seller di Walter Isaacson, “Einstein: His Life and Universe”, e adattato per il piccolo schermo dallo scrittore Noah Pink, la serie segue Einstein tra alti e bassi, dal mancato ottenimento del dottorato allo sviluppo della teoria generale della relatività.

Il primo episodio, diretto da Ron Howard, andrà in onda questa sera, 11 maggio, su National Geographic Channel e Fox. Un evento globale, trasmesso in contemporanea in 171 paesi, per raccontare la vita della mente più brillante del XX secolo.

Il cast comprende stelle del calibro di Geoffrey Rush (“La vita segreta di Peter Sellers”), nei panni del vecchio Einstein, Emily Watson, Johnny Flynn.

Ieri sera all’Auditorium parco della musica di Roma è stato presentato in anteprima la prima puntata, alla presenza di numerose star del piccolo e del grande schermo. Tra il pubblico di vip c’era anche il vostro cronista per caso, che si sente molto genio incompreso.

Insomma, spoiler a parte, cosa dobbiamo aspettarci dalla serie “Genius”?

La sua è una mission divulgativa e culturale più che d’intrattenimento, quindi non aspettatevi, nonostante la presenza dei premi Oscar Howard e Rush, un prodotto stupefacente sul piano dell’estetica e della recitazione.

“Genius”, in effetti, è una serie piuttosto classica, lineare, compassata. L’impianto strutturale è quello tipico del biopic, con l’alternanza di momenti del presente, con Einstein affermato professore, e del passato, quando era solo un giovane che voleva fare la differenza. continua su

http://paroleacolori.com/genius-vita-di-uno-scienziato-di-un-latin-lover-di-un-uomo/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=essere+melvin

123) Song to Song

Il biglietto da acquistare per “Song to song” è: Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Terence Malick. Con Ryan Glosling, Rooney Mara, Natalie Portman, Michael Fassbender, Cate Blanchett. Drammatico, 129. USA 2017

Poche città riescono, come Austin, a solleticare la fantasia degli aspiranti musicisti, che vi si recano in massa inseguendo il sogno di una vita nel segno dell’arte, e della libertà, a prescindere dal genere praticato.

Austin, città di musica, artisti, produttori, è sede, tra gli altri, del South by Southwest Festival (SXSW), uno dei più grandi festival musicali degli Stati Uniti.

È in questa città texana dalle molte anime, sullo sfondo del Festival, che il regista Terence Malick ha scelto di ambientare il suo “Song to song”, pellicola dei sentimenti a metà strada tra cinema e documentario.

BV (Gosling), musicista e cantautore, conosce Faye (Mara) ad una festa nella villa di Cook (Fassbender), giovane e ricco produttore che gioca con i suoni e con le persone.

BV non sa che la ragazza e Cook hanno avuto una relazione, che non è ancora del tutto conclusa. Durante un viaggio insieme, cresce l’amore tra BV e Faye, l’amicizia con Cook, il ricatto del non detto.

Il triangolo si complica quando entra in scena Rhonda (Portman), una cameriera, e Cook la sposa, condannandola all’infelicità.

A fare da sfondo – o forse sarebbe meglio dire, da coprotagonista – all’oscillare sentimentale dei quattro, la città di Austin, magistralmente descritta dagli sceneggiatori nella sua essenza liberal e sfrenata, e resa viva e reale dall’incisiva fotografia di Emmanuel Lubezki.

I primi 40 dei 129 minuti di “Song to song” sono sicuramente i più riusciti e convincenti nel trasmettere sincere emozioni al pubblico, coinvolgendolo in una storia che però, lentamente, diventa fumosa, dispersiva e priva di una precisa identità drammaturgica.

L’entrata in scena di Natalie Portman nel ruolo di Rhonda, che trasforma il triangolo amoroso in un quadrato, non solo non aggiunge qualitativamente nulla alla storia, ma paradossalmente la appesantisce. E che dire poi dell’amore lesbo tra Faye e una modella spuntata dal nulla… continua su

http://paroleacolori.com/song-to-song-triangoli-amorosi-sulla-scena-musicale-di-austin/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”