110) Per Tutta La Vita

Il biglietto d’acquistare per “Tutta La Vita” è : Omaggio (Con Riserva)

“Per Tutta La Vita” è un film del 2021 diretto da Paolo Costella, scritto da Paolo Costella, Antonella Lattanzi, Paolo Genovese, con : Ambra Angiolini (Sara), Luca Bizzarri (Edo), Carolina Crescentini (Giada), Claudia Gerini (Viola), Paolo Kessisoglu(Mark), Filippo Nigro (Andrea), Claudia Pandolfi(Paola), Fabio Volo(Vito), Euridice Axen(Delia)-

Sinossi:

Andrea e Paola sono innamoratissimi ma coltivano sogni diversi: lui un figlio, lei un trasferimento di lavoro a Copenhagen; Vito e Sara sono ex coniugi molto arrabbiati l’uno con l’altra, per il dispiacere del figlio Giulio; Edo e Marco sono amici fraterni e fanno tutto in quattro insieme alle rispettive mogli, Giada e Viola: ma Marco e Giada non sanno che Edo e Viola sono amanti. Quando viene dato l’annuncio che un gruppo di coppie, comprese quelle già citate, sono state sposate da un falso prete e dunque i loro matrimoni vengono annullati dalla Sacra Rota, a ognuno viene data la possibilità di rivalutare la promessa reciproca e “confermare o ribaltare il verdetto” emesso in chiesa.

Recensione:

“Con i se e  con i ma  la storia non si fa” recita un vecchio proverbio.

Almeno una volta   abbiamo sognato, desiderato di cambiare il nostro destino modificando  una scelta, decisione presa anni prima.

Tutti noi vorremo  provare l’ebbrezza di  uno Sliding  Doors magari in campo sentimentale, affettivo.

Tutte le coppie  che hanno deciso di sposarsi , anche solo per un breve momento,  hanno dubitato del solenne  giuramento fatto in Chiesa e/o in Comune.

E’ davvero possibile amarsi per tutta la vita, onorando giornalmente  gli impegni coniugali?

Se si potesse tornare indietro, quanti  rifarebbero la scelta matrimoniale?

Paolo Costella insieme agli altri due sceneggiatori Paolo Genovese ed Antonella  Lattanzi  hanno cercato di rispondere  a questi  delicati quesiti firmando una storia a metà strada tra la commedia romantica e la favola moderna , ispirandosi ad un  fatto di cronaca realmente accaduto.

La scoperta di un falso prete  con l’inevitabile annullamento di  tutte le celebrazioni compiute  scuote la serenità di un quartiere romano  mandando in crisi le certezze  di 3 coppie sposate più o meno felicemente e rovinando altresì  i piani di divorzio di una  quarta coppia  impegnata per    tre anni  con  feroci  litigi e ripicche in tribunale.

“Per tutta la vita” ci racconta le reazioni sentimentali, le  conseguenze emotive,  evoluzioni  caratteriali e psicologiche dei personaggi investiti da questa notizia alias possibilità di “resettare”.

Paolo Costella  volge l’attenzione del pubblico sulle dinamiche e rapporti di coppia e su  come e quanto  il doversi “risposare” costringa ogni coppia ad interrogarsi sullo stato del proprio matrimonio e se l’unione coniugale  rappresenti il  picco di  felicità raggiungibile.

La sceneggiatura tratteggia quattro modelli di matrimonio, quattro storie d’amore, amicizie e tradimenti che si alternano sulla scena senza mai toccarsi  dando vita ad una visione a tratti godibile, in altri momenti  un po’ stucchevole ed in altri ancora prevedibili e banali.

Costella conduce lo spettatore in questo viaggio sentimentale scandito da dubbi, ripensamenti, nostalgia , non avendo però come fine ultimo  lo svelamento del dubbio matrimoniale della singola coppia, ma far emergere la conflittualità ed il travaglio interiore.

Quattro coppie che allo scoppio della bomba , sono già in crisi od implodono dovendosi finalmente guardare negli occhi.

“Per Tutta La Vita” funziona a strappi, convincendo pienamente quando vediamo muoversi e confrontarsi sul proprio  futuro  la coppia composta da Claudia Pandolfi e Filippo Nigro, nuovamente nei ruoli moglie e marito  a distanza di 13 anni dal film “Amore, bugie e calcetto” di Luca Lucini .

Pandolfi-Nigro risultano credibili, affiatati , complementari artisticamente oltre che umanamente donando calore e profondità ai rispettivi personaggi.

Anche la coppia Volo-Angiolini risulta parzialmente credibile, realistica, autentica soprattutto nella seconda parte quando i due ex coniugi riscopro il desiderio , gusto di stare insieme dovendo crescere un figlio.

Invece è più debole quanto narrativamente banale la storia di tradimento coniugale ed amicale incarnate  dalle  due  coppie di sposi  rispettivamente  nei panni della Gerini e Paolo Kessisoglu e  quelli di  Luca Bizzarri e Carolina Crescentini.

La loro storia non decolla mai sul piano del pathos e ritmo  trasmettendo un senso di freddezza e noia in ogni passaggio.

Il messaggio del film  è che non si può applicare la legge /magia del “Sliding doors” al matrimonio, alla vita coniugale, essendo momenti unici quanto irripetibili.

Un matrimonio è un momento di passaggio, di svolta nella vita di due persone. Un  cambiamento dettato dalla felicità e dalla gioiosa  convinzione di poter trascorrere “tutta la vita” con il proprio compagno/a.

Una felicità così piena ed intensa che non si può scambiare con nessun altro momento.

109) A white, white Day -Segreti Nella Nebbia

Il biglietto d’acquistare per “A white, white Day – Segreti Nella Nebbia” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“A white, white Day – Segreti nella Nebbia” è un film di Hlynur Pàlmason. Con Ingvar Eggert Sigurðsson, Ída Mekkín Hlynsdóttir, Hilmir Snær Guðnason, Björn Ingi Hilmarsson, Elma Stefania Agustsdottir. Drammatico, 109′. Islanda, Danimarca 2019

Sinossi:

Ingimundur è un poliziotto di mezza età che vive in un paesino islandese. La morte della moglie in un incidente lo destabilizza, lasciandolo a elaborare il lutto come meglio può: concentrandosi sulla costruzione di una casa e soprattutto sulla cura della nipotina di otto anni, Salka. Sotto la superficie, però, ribolle un istinto che nessuna forma di terapia può tenere a bada. “Investigando” il passato della moglie, Ingimundur scopre tracce di infedeltà e risale all’identità dell’amante. L’ossessione diventa una nebbia fitta in cui è impossibile orientarsi.

Recensione:

È in programmazione da giovedì nelle nostre sale il film islandese “A White, White Day – Segreti nella nebbia”, che nel 2019 ha ben impressionato alla Semaine de la critique di Cannes e al Torino Fil Festival, dove è stato incoronato vincitore del concorso principale.

Indubbiamente la cinematografia nordica, negli ultimi anni, ha compiuto un considerevole salto di qualità, meritandosi l’attenzione della critica e il consenso del pubblico con thriller e noir eleganti e sofisticati.

L’asticella nei confronti di questi cineasti si è giocoforza alzata. Quindi, almeno per ciò che mi riguarda, è grande – e inaspettata – la delusione davanti a un film come quello di Hlynur Pàlmason. continua su

107) Halloween Kills

Il biglietto d’acquistare per “Halloween Kills” è : Neanche regalato

“Halloween Kills” è un film del 2021 diretto da David Gordon Green, scritto da David Gordon Green, Danny McBride, Scott Teems

Interpreti e Personaggi
Jamie Lee Curtis
Laurie Strode
Anthony Michael Hall
Tommy Doyle
Judy Greer
Karen
Kyle Richards
Lindsey Wallace
Andi Matichak
Allyson
Dylan Arnold
Cameron Elam

Nick Castle
Michael Myers
Sinossi
Halloween Kills, film diretto da David Gordon Green, riprende la storia da dove era rimasta nel capitolo precedente con Michael Myers intrappolato nella casa in fiamme, mentre Laurie Strode (Jamie Lee Curtis), sua figlia Karen (Judy Greer) e la nipote Allyson (Andi Matichak) scappano via a bordo di un’auto, dopo aver fatto l’autostop. Ma Michael è ancora vivo e lo scopriranno a loro spese i vigli del fuoco accorsi a spegnere l’incendio nell’edificio.
Nel frattempo Laurie viene portata d’urgenza in ospedale, a causa delle ferite da lama riportate, e, non sapendo cosa stia accadendo sul luogo dell’incendio, crede di aver finalmente ucciso il suo incubo di un’intera vita. Il suo sollievo, però, viene spazzato via dalla notizia che i pompieri sono tutti morti, ferocemente uccisi dal maniaco omicida.
Questa volta, però, Laurie è pronta a fermare il male per sempre, preparando tutta la cittadina di Haddonfield a dare la caccia a Michael. Le donne della famiglia Strode, insieme a un gruppo di sopravvissutati alla follia omicida dei Myers, mettono su un gruppo di vigilanti, che setacciano la città alla ricerca dell’uomo mascherato, determinati a farlo fuori definitivamente.

Recensione
Provo un sincero imbarazzo nel dover “stroncare” il secondo episodio dell’attesa trilogia di “Hallowen” che ha visto Jamie Lee Curtis rindossare i panni di Laurie Strode, proprio nel giorno in cui l’attrice americana riceverà il Leone d’oro alla Carriera.
Ma se il primo episodio presentato nel 2018 alla Festa del Cinema di Roma aveva complessivamente soddisfatto i nostalgici puristi della saga puntando tutto sul ritorno della Lee Curtis e del vecchio Michael.
Tre anni dopo a Venezia 2021, l’effetto amarcord non è più bastevole nel nascondere il “buco” narrativo di una storia inverosimile, inconsistente e caotica.
“Halloween Kills” tenta registicamente d’unire, mescolare scene e personaggi iconici del primo leggendario Halloween con il sequel che riparte come storia da dove ci eravamo lasciati.
Michael destinato a bruciare dentro la casa e Laurie ferita quasi mortalmente trasportata in ospedale dalla figlia e nipote.
Un’idea creativa potenzialmente interessante sebbene si punti ancora tutto o quasi sull’effetto revival.
Un “accanimento” emotivo che si rivela alla lunga ripetitivo, retorico quanto stucchevole.
“Halloween Kills” non ci prova neanche a formulare uno straccio d’idea nuova, fresco , originale.
Gli autori hanno preferito “infarcire” lo script di brutali omicidi, splatter e brutalità senza dargli un senso , un contesto narrativo e respiro cinematografico.
I due mantra ripetuti istericamente da tutti i personaggi sono: “il male va estinto oggi”.
“Michael Myers deve essere ucciso, fermato ad ogni costo dai cittadini , perché il sistema alias le forze dell’ordine hanno fallito”.
Due concetti che sulla carta evocano contrasto politico, crisi sociale, complessità politica, vengono invece articolati nello script in un modo stereotipato e retorico. Pii ulteriormente banalizzati e sviliti come fossero degli slogan quando recitati dagli interpreti.
Un disastro narrativo e registico a cui si unisce purtroppo anche quello recitativo in cui non si salva nessuno dalla “mattanza” non provocata dalla diabolica furia di Micheal.
“Halloween Kills” delude i fan , gli amanti del genere e provocando un fastidioso sbadiglio al resto del pubblico.
L’unico augurio possibile che con il terzo episodio si cambi radicalmente registro artistico perché la furia omicida di Michael potrebbe abbattersi sulla produzione e cast.

105) France

“France” è un film di Bruno Dumont. Con Léa Seydoux, Blanche Gardin, Benjamin Biolay, Emanuele Arioli, Juliane Köhler. Commedia, 134′. Francia, Germania, Italia, Belgio 2021

Sinossi:

France de Meurs è una stella del giornalismo che brilla su un canale di informazione e nei reportage sul Medioriente. Priva di scrupoli e di qualsiasi valore deontologico, gestisce la sua famiglia come la sua équipe, con cinismo e je-m’en-foutisme. Ma un giorno tampona Baptiste, un povero diavolo che fa consegne a domicilio, e il suo piccolo circo mediatico collassa. La depressione è dietro l’angolo, il congedo pure. France ripiega su una clinica privata e progetta la redenzione davanti alle montagne svizzere e tra le braccia di un amante occasionale.

Recensione:

La critica internazionale e soprattutto quella francese si è divisa a suo tempo su “France” di Bruno Dumont, presentato in concorso al Festival di Cannes.

La prima ha gradito il film, che con sguardo provocatorio, dissacrante quanto ironico prende di mira la società francese e in modo particolare l’involuzione del giornalismo. La seconda, probabilmente punta sul vivo, lo ha definito retorico, irritante, un insulto. La verità, come molto spesso succede, sta nel mezzo. continua su

37) Codice Karim

“Codice Karim” è un film del 2019 diretto da Federico Alotto, scritto da Federico Alotto e Massimo Galimberti, con : Mohamed Zouaoui, Valentina Cervi, Fabio Fulco, Stella Egitto, Aleksandros Memetaj, Aiman Machhour.
Sinossi:
Una spy story ambientata tra Siria e Italia, che spazia dall’action al thriller. Chi è Karim? Un foreign fighter stanco di guerra che vuole solo tornare a casa o è un doppiogiochista che inganna gli uni per servire gli altri? E come può sfuggire allo stretto controllo dei “fratelli” arabi? Gira intorno a lui la vicenda del gruppo terrorista che ha in mente un piano per colpire gli “infedeli”.
Recensione:
Le nostre vite sono cambiate radicalmente dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001
Ci siamo sentiti tutti più deboli, indifesi e potenzialmente vittime.
La divisione tra Occidente e Oriente si è allargata, la diffidenza verso il diverso è aumentata.
La “guerra” di religione che abbiamo studiato sui libri di storia ai tempi della scuola, è ritornata tragicamente attuale.
Gli Stati Uniti e l’intero Occidente si sono ritrovati a dover combattere contro un nemico pericoloso quanto invisibile.
La “guerra” contro il terrorismo islamico ha imposto ai servizi segreti un radicale cambio di registro nell’operazione di sicurezza e prevenzione.
Nel terzo millennio non esiste più uno Stato “canaglia” a cui poter dichiarare guerra, ma piuttosto bisogna stanare e colpire le cellule terroristiche “dormienti” dislocate nei luoghi più impensabili.
Nei telegiornali, nei talk show se parla poco o nulla, ma ogni giorno va in scena una “guerra invisibile” combattuta da coraggiosi agenti sotto copertura al rischio della loro stessa vita.
“Codice Karim” ci racconta questa guerra invisibile trascinando lo spettatore dentro una spy story inedita, avvolgente, carica di pathos e ricco di colpi di scena
Federico Alotto compie un coraggioso quanto innovativo salto qualitativo sul piano drammaturgico e registico facendoci vivere questa realtà da un punto di vista sorprendente e totalizzante.
“Codice Karim” è solo formalmente una spy story poiché nel dipanarsi della storia si coglie una lettura più articolata e un significato più profondo del progetto.
Seguiamo, partecipiamo al sofferto e travagliato viaggio interiore del protagonista (Karim), intrappolato da tempo tra due mondi, due vite, rischiando di perdersi fatalmente in questo limbo.
Pur avendo praticamente nessuna informazione su Karim, rimaniamo colpiti dalla tensione scenica e personalità tramessa al personaggio dal bravo e credibile Mohamed Zouaoui.
La sua è una performance volutamente nervosa, fisica, elettrica rendendo così chiaro e forte da una parte il disagio di Karim e dall’altra mantenendo costante tra pubblico il dubbio sulle sue reali intenzioni.
Zouaoui si cala con grande abilità e naturalezza nei panni di Karim, un uomo che per sopravvivere ha imparato a non fidarsi di nessuno.
L’unica eccezione a questo rigido schema di salvezza fisica e mentale, è rappresentato dall’incontro con la bella e sognatrice Iris (Stella Egitto), barista di professione, ma soprattutto amante dei giochi di ruolo.
Iris incarna la libertà, gioia di vivere, il voler dare fiducia al prossimo e soprattutto la semplicità nell’amarsi.
Stella Egitto è solare, buffa quanto sensuale , in altre parole una giovane donna desiderosa di viaggiare, scoprire ed innamorarsi.
Tutti sentimenti a cui Karim non ha “accesso” da tanto, troppo tempo.
Un incontro causale che ben presto diventa la scintilla di una passione breve quanto intesa.
Un momento di illusoria felicità e pace che la coppia rende magistralmente sulla scena.
“Codice Karim” rappresenta, a nostro modesto parere, una ventata di freschezza cinematografica in un panorama italiano all’insegna degli stereotipi e banalità.
“Codice Karim” ci mostra il fenomeno della conversione e radicalizzazione islamica di molti italiani pronti a compiere azioni terroristiche e come in questo “sotto bosco” di fanatismo prevalgono pregiudizi e sospetti tra gli stessi fratelli.
“Codice Karim” unisce con maestria più generi trovando il giusto equilibrio di racconto regalando un mix di emozioni forti e suscitando riflessioni socio politiche che solamente un film ben fatto è capace di donare allo spettatore.

92) Sulla Giostra

Il biglietto d’acquistare per ” Sulla Giostra” è : Omaggio (Con Riserva)

“Sulla Giostra” è un film di Giorgia Cecere. Con Claudia Gerini, Lucia Sardo, Alessio Vassallo, Paolo Sassanelli.
Drammatico, 90′. Italia 2021

Sinossi:

La signora Carla vuole vendere la sua villa salentina per dare una mano ai figli adulti in difficoltà economiche. Ma la governante Ada, che in quella casa ha trascorso molti anni, non se ne vuole andare, e trova ogni mezzo per continuare a soggiornare nella villa dopo che la proprietaria è tornata a Roma. Dalla Capitale Irene, figlia della signora Carla, torna in Salento per convincere Ada ad andarsene, ma la donna resiste ad ogni tentativo, e a poco a poco anche a Irene non dispiacerà trattenersi in quel luogo del passato, dove la raggiungeranno il figlio adolescente e una serie di persone che hanno (o assumeranno) un significato particolare nella sua vita.

Recensione:

Dover vendere la propria casa per esigenze economiche è sempre doloroso, perché alle stanze dove abbiamo vissuto sono giocoforza legati ricordi, memorie, abitudini.

Se oggi la figura della governante è quasi scomparsa, sostituita eventualmente da au pair e altre figure professionali, per chi se le può permettere, in un passato non troppo lontano (ovvero già quando ero piccolo io) questa donna rappresentava il cuore di una famiglia.

“Sulla giostra” di Giorgia Cecere racconta il bizzoso e malinconico addio della governante Ada (Sardo) alla casa a cui sono legati tanti ricordi e gran parte della sua esistenza. Quando la proprietaria decide di vendere, la donna mette in atto una sorta di occupazione, sfidando tutto e tutti.

Sul piano narrativo e commerciale, il film è il racconto di un confronto/scontro tra due personaggi e due modi di pensare. Da una parte abbiamo Irene (Gerini), donna in carriera e moderna, dall’altro Ada, rompiscatole nostalgica.

La trama di “Sulla giostra” è esile, essenziale. Quello che manca, probabilmente, è un climax vero e proprio, un punto di rottura. La visione è scorrevole, tranquilla, ma lascia lo spettatore alquanto distaccato. La regia è di taglio televisivo.

Lucia Sardo si cala con bravura, grazia e ironia nel ruolo della governante, risultando la protagonista incontrastata della pellicola e prendendosi le luci della ribalta. Ada è l’anima della casa, non accetta di essere liquidata, ha bisogno dei suoi tempi per accettare il difficile cambiamento. continua su

Sul piano narrativo e commerciale, il film è il racconto di un confronto/scontro tra due personaggi e due modi di pensare. Da una parte abbiamo Irene (Gerini), donna in carriera e moderna, dall’altro Ada, rompiscatole nostalgica.

La trama di “Sulla giostra” è esile, essenziale. Quello che manca, probabilmente, è un climax vero e proprio, un punto di rottura. La visione è scorrevole, tranquilla, ma lascia lo spettatore alquanto distaccato. La regia è di taglio televisivo.

Lucia Sardo si cala con bravura, grazia e ironia nel ruolo della governante, risultando la protagonista incontrastata della pellicola e prendendosi le luci della ribalta. Ada è l’anima della casa, non accetta di essere liquidata, ha bisogno dei suoi tempi per accettare il difficile cambiamento. continua su

89 ) Drive my car

Il biglietto d’acquistare per “Drive my car” è : Omaggio (Con Riserva)

“Drive my car” è un film di Ryûsuke Hamaguchi. Con Hidetoshi Nishijima, Toko Miura, Reika Kirishima, Masaki Okada, Perry Dizon. Drammatico, 179′. Giappone 2021

Sinossi:

Yûsuke Kafuku, un attore e regista che ha da poco perso la moglie per un’emorragia cerebrale, accetta di trasferirsi a Hiroshima per gestire un laboratorio teatrale. Qui, insieme a una compagnia di attori e attrici che parlano ciascuno la propria lingua (giapponese, cinese, filippino, anche il linguaggio dei segni), lavora all’allestimento dello “Zio Vanja” di Cechov. Abituato a memorizzare il testo durante lunghi viaggi in auto, Kafuku è costretto a condividere l’abitacolo con una giovane autista: inizialmente riluttante, poco alla volta entra in relazione con la ragazza e, tra confessioni e rielaborazione dei traumi (nel suo passato c’è anche la morte della figlia), troverà un modo nuovo di considerare se stesso, il proprio lavoro e il mondo che lo circonda.

Recensione:

Onestamente, devo confessarvi che durante il Festival di Cannes 2021 ho evitato volutamente di vedere “Drive my car” di Ryûsuke Hamaguchi. A frenarmi sono stati tre motivi: Paese di provenienza, lunghezza (eccessiva) e sinossi (poco convincente).

Manco a dirlo, il karma festivaliero mi ha punito, facendo vincere al film il premio per la migliore sceneggiatura. E ho dovuto quindi recuperarlo, all’anteprima italiana.

Nei commenti della stampa nostrana e internazionale ho riscontrato un’inusuale convergenza su un punto, che mi permetto di sintetizzare: “Drive my car” è lungo, dilatato nei tempi e soporifero in alcuni passaggi, ma è solo accettando questa sua lentezza che lo spettatore acquisisce l’indispensabile chiave di lettura per apprezzare la bellezza delle parole ed entrare in sintonia coi personaggi.

Non me vogliano gli illustri colleghi, ma “Drive my car” sarebbe, forse, stato un film perfetto da vedere in un mondo pre covid. Oggi chiedere allo spettatore un sacrificio di tre ore, dentro una sala, con la mascherina, nell’attesa dell’illuminazione sembra più che altro una provocazione.

La pellicola di Hamaguchi non è brutta, anzi presenta diversi elementi interessanti sul piano narrativo e stilistico, ma l’intreccio è oltremodo dilatato, bloccato nel tempo e nello spazio, e il senso dei dialoghi lo si capisce solo sul finale. Una bella gara di resistenza, per lo spettatore medio.

Mettete in conto di non capire, per una buona ora e mezzo, cosa provi il protagonista, un esperto di teatro che sembra impassibile davanti alle avversità, familiari o lavorative. Yûsuke Kafuku ha dedicato la vita a mettere in scena le emozioni umane eppure, nel privato, appare bloccato, paralizzato dal dolore e dai sensi di colpa. continua su

86) Space Jam – New Legends

Il biglietto d’acquistare per “Space Jam – New Legends” è : Omaggio

“Space Jam – New Legends” è un film di Malcolm D. Lee. Con LeBron James, Don Cheadle, Khris Davis, Sonequa Martin-Green, Cedric Joe. Animazione, 115′. USA 2021

Sinossi:

Quando LeBron e il figlio Dom vengono intrappolati in uno spazio digitale da una malvagia Intelligenza Artificiale, la star NBA dovrà fare di tutto per tornare a casa sani e salvi. Si metterà alla guida di Bugs, Lola Bunny e l’intera banda dei notoriamente indisciplinati Looney Tunes nella sfida contro i campioni digitalizzati dell’AI: una super-potente squadra di basket piena di professionisti all stars. Tunes contro Goons nella sfida con la posta in gioco più alta della sua vita, che ridefinirà il legame tra LeBron e suo figlio, mettendo in luce il potere di essere se stessi.

Recensione:

Èil caso di toglierci subito il dente e affrontare il punto cruciale: lo “Space Jam” del 1996 diretto da Joe Pytka, con protagonista Michael Jordan, era, è e resterà un unicum cinematografico. Al netto dei suoi limiti drammaturgici e delle criticità registiche, attenzione.

ilanciare lo stesso progetto, 25 anni dopo, puntando su un’altra leggenda del basket americano e disponendo di un importante budget si è rivelato un ingenuo quanto grave errore creativo.

Lo script di “Space Jam – New legends” è stato rimodulato e adatto all’evoluzione tecnologica e alle trasformazioni culturali della nostra società, almeno in teoria. Di fatto, però, la storia è rimasta più o meno la stessa, dando la sensazione di un remake – o se preferite di un reboot condito da costosi effetti speciali – piuttosto che di un film indipendente. continua su

84) Dune

Il biglietto d’acquistare per “Dune” è : Di pomeriggio

“Dune” è un film di Denis Villeneuve. Con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Zendaya, Dave Bautista, Stellan Skarsgård, Charlotte Rampling. Avventura, 155′. USA 2021

Sinossi:

In un lontano futuro, controllato da un impero interstellare, vige una sorta di feudalesimo e ogni feudo è governato da una casa nobiliare. Paul Atreides, giovane brillante e dotato di talento, si trasferisce sull’inospitale pianeta Arrakis, noto anche come Dune, insieme al padre, il Duca Leto, alla madre Lady Jessica e ad alcuni consiglieri. Il loro obiettivo è assicurare un futuro al loro popolo, ma il pianeta è nel mirino di tutte le forze dell’universo, per via di una delle sue risorse (una spezia capace di liberare tutte le potenzialità della mente umana)…

Recensione:

Probabilmente era scritto nelle stelle, è il mio karma o semplicemente il direttore Barbera sta cercando di vendicarsi per tutte le lettere aperte che gli ho indirizzato nel corso degli anni. Non si spiega, altrimenti, la concentrazione di film capaci di mettermi in crisi in concorso e fuori concorso a Venezia 2021.

“Dune”, che arriverà al cinema il 16 settembre (prima di due parti), è probabilmente una delle pellicole più attese dell’anno. E io, come spesso accade, non solo non amo particolarmente la fantascienza ma non ho né letto il romanzo omonimo di Frank Herbert né visto interamente il primo adattamento dello stesso, diretto da David Lynch nel 1984.

Insomma, potrete capire il mio imbarazzo e le mie difficoltà a cimentarmi con questa recensione, perché ognuna delle mie parole rischia di risultare inadeguata, leggera o incauta per chi ha una maggiore conoscenza di questo universo, di questa storia, di questi personaggi. Puristi e fan avvisati…continua su

83) Una Relazione

Il biglietto d’acquistare per “Una Relazione” è : di pomeriggio

“Una relazione” è un film di Stefano Sardo. Con Guido Caprino, Elena Radonicich, Thony, Freddy Drabble, Giacomo Mattia. Commedia, 110′. Italia 2021

Sinossi:

Tommaso e Alice, musicista lui, attrice lei, stanno insieme da quindici anni, con solo una breve pausa. Per gli amici sono una coppia più che solida e quindi tutti si sorprendono all’annuncio che hanno deciso di lasciarsi. Lo faranno gradualmente, non solo perché possiedono un appartamento in comune, comprato grazie a un mutuo, ma soprattutto perché vogliono conservare un rapporto di amicizia.

Recensione:

Gli over30 di oggi, al cinema e nella vita reale, sono quelli del lavoro precario, dell’indecisione sentimentale e del timore di farsi una famiglia. Più comodo e semplice interpretare il ruolo degli eterni Peter Pan che assumersi delle responsabilità.

I pochi “eroi” che scelgono la vita di coppia e la convivenza, si trovano a un certo punto davanti a un dubbio amletico: fare un figlio oppure lasciarsi. E l’indecisione, in questo caso, rischia di far saltare gli equilibri e le sicurezze anche dei più innamorati.

“Una relazione” di Stefano Sardo, presentato a Venezia nelle Giornate degli Autori, ci mostra il lento quanto straziante logorio della coppia formata da Tommaso (Caprino) e Alice (Radonicich). I due sembrano complici e uniti, gli amici li invidiano, ma in realtà insieme sono ormai infelici perché lei desidera un figlio e lui non è così convinto.

Il film parte dalla fine, ovvero dall’inaspettato annuncio fatto agli amici della loro volontà di lasciarsi. In modo graduale, però, senza strappi o sofferenze inutili, e impegnandosi a restare amici. Una dichiarazione di intenti che, per quanto lodevole, appare al pubblico come difficilmente attuabile…

“Una relazione” è una pellicola generazionale, attuale, moderna, sincera, intensa sul piano emozionale ma complessivamente prevedibile a livello drammaturgico. La trama sembra riprendere quella di altri film che potremmo definire “di genere”, incentrati su una generazione cronicamente incapace di essere felice ma bravissima a complicarsi la vita.

La sceneggiatura di Stefano Sardo e Valentina Gaia, che molto probabilmente attingono alle rispettive biografie, è agrodolce; i protagonisti ben caratterizzati sul piano emotivo e caratteriale. L’alternarsi sulla scena delle due prospettive funziona, e lo spettatore finisce per sentirsi vicino talvolta a Tommaso, talvolta ad Alice. continua su