117) Il Signor Diavolo

Il biglietto da acquistare per “Il Signor Diavolo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Signor Diavolo ” è un film di Pupi Avati. Con Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Cesare Cremonini, Gabriel Lo Giudice, Massimo Bonetti. Drammatico, 86′. Italia 2019

Sinossi:

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarglisi davanti è complessa e sinistra, ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori.

Recensione:

Fin dalla notte dei tempi le forze del bene e quelle del male si sono contese il controllo sull’animo umano. I miti, la letteratura, la storia ci insegnano che nessuno è immune dalla tentazione del Diavolo, sommo mistificatore.

Dopo sei anni di assenza, Pupi Avati torna al cinema riprendendo in mano con esperienza e bravura l’amato genere horror/gotico. “Il Signor Diavolo”, trasposizione spiazzante dell’omonimo romanzo, è ambientato a Roma negli anni ’50.

Il film, più che paura, trasmette inquietudine, timore e senso di oppressione nell’osservare come molti temi caldi di oggi siano simili a quelli dell’Italia del dopoguerra, impegnata nella ricostruzione. Il “diverso”, in questo caso, è il giovane Emilio (Salvatori), marchiato come figlio del demonio, considerato pericoloso e cattivo.

Scena dopo scena, attraverso atmosfere splendidamente ricostruire e contraddizioni di una società bigotta, ci si rende conto che l’epoca raccontata da Avati, con il suo inconfondibile marchio, è lontana da noi soltanto sulla carta. continua su

“Il Signor Diavolo”: Pupi Avati riscrive il suo romanzo, tra horror e storia

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113) Crawl- Intrappolati

Il biglietto da acquistare per “Crawl – Intrappolati” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Crawl – Intrappolati” è Un film di Alexandre Aja. Con Kaya Scodelario, Barry Pepper, Ross Anderson, George Somner, Ami Metcalf. Azione, 87′. USA 2019

Sinossi:

Haley Keller non parla più con suo padre Dave, per anni anche suo allenatore di nuoto. I genitori si sono separati e papà è rimasto nella casa di famiglia in Florida, incapace di accettare che sua moglie ora abbia un altro. Haley, dal canto suo, continua a gareggiare e ad essere superata in velocità e destrezza dalle compagne, risentendo le parole del padre che la spingeva costantemente oltre i suoi limiti. Ma quando un potentissimo uragano colpisce la costa sud-est degli Stati Uniti, la ragazza decide di mettere da parte le ostilità e si reca alla sua casa, trovandolo intrappolato e ferito…

Recensione:

Capita spesso di paragonare i rapporti conflittuali o problematici con i genitori a delle vere e proprie calamità naturali. Eppure, ogni ostilità dovrebbe venire meno – e spesso è così! – davanti a situazioni di emergenza o pericolo.

Dopo “Piranha 3D” del 2010, Alexandre Aja torna a immergersi in acque torbide e pericolose con “Crawl – Intrappolati” (si noti la doppia valenza del titolo inglese, che allude sia al seminterrato che allo strisciare tipico dei coccodrilli), una pellicola che mescola in modo convincente horror e azione con dei buoni spunti drammatici e familiari.

La sceneggiatura è avvincente – anche se nella seconda parte perde terreno, con passaggi forzatamente epici e una tendenza eccessiva verso l’inverosimile. Il regista si dimostra capace di mantenere un discreto equilibrio narrativo, oltre che visivo, per tutta la durata della pellicola, coinvolgendo il pubblico e mantenendo viva la sua attenzione fino alla fine. continua su

“Crawl – Intrappolati”: tra azione e horror, claustrofobia e ossessione

109) Nevermind

“Nevermind” è un film di Eros Puglielli. Con Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio, Paolo Romano. Commedia, 110′. Italia 2018

Sinossi:

Uno psicologo investito una, due e tre volte da un carro attrezzi, un avvocato ossessionato dall’intimo, una babysitter senza bambino, un imprenditore senza capitale, un aspirante cuoco paranoico si incrociano per le strade di Roma. Vittime della follia del prossimo e dell’assurdità umana, a turno proveranno a fare fronte alle contingenze, fuggendole o sopportandole fino a soccombere.

Recensione :

Arriva nelle sale “Nevermind” di Eros Puglielli, uno dei film rivelazione della Festa del cinema di Roma 2018, intrigante, curioso, particolare, psichedelico, “quasi impossibile da definire”, stando alle parole dello stesso regista.

Film a episodi – tre -, formula per tradizione poco fortunata al box office di casa nostra ma che qui funziona alla perfezione, “Nevermind” spiazza a partire dalla sceneggiatura, potente, stralunata, bizzarra, cinica, feroce, dalla sua totale assenza di buonismo, dal desiderio di essere realistico piuttosto che politicamente corretto.

Al centro del racconto multiplo ci sono i meandri più nascosti e oscuri della mente umana, un’amara quanto sconvolgente indagine psicologica con sfumature tragicomiche sulla nostra società, personaggi surreali e grotteschi (magistralmente interpretati da un cast esperto e talentuoso). continua su

“Nevermind”: quando la commedia è sopra le righe, insensata, inattesa

108) Dolcissime

Il biglietto da acquistare per “Dolcissime” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Dolcissime” è un film di Francesco Ghiaccio. Con Giulia Barbuto, Alice Manfredi, Margherita De Francisco, Giulia Fiorellino, Licia Navarrini. Commedia, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Chiara, Letizia e Mariagrazia sono compagne di scuola e grandi amiche. Le tre sono anche accomunate da un altro dettaglio: la taglia oversize, che le rende oggetto di insulti da parte dei “normotaglia”. La madre di Mariagrazia, ex campionessa e ora allenatrice di nuoto sincronizzato, iscrive la figlia a un corso di aquagym, e Mary trascina le amiche del cuore nell’impresa. Nella stessa piscina si allena però la squadra di nuoto sincronizzato capitanata da Alice, la “vincente” della scuola nonché cocca della mamma di Mary…

Recensione:

Ci siamo talmente abituati a leggere sui giornali e a sentire raccontate in tv storie di bullismo, che si verificano soprattutto in ambito scolastico e sui social, da arrivare a considerarle quasi una sorta di passaggio di crescita obbligato per i giovani di oggi. Falso, falsissimo.

Il problema è che noi “adulti” difficilmente riusciamo a capire fino in fondo la portata distruttiva di un commento o di una foto postate online, e di quella violenza psicologica e verbale a cui sono esposti alcuni giovani, amplificata dalla diffusione social.

Francesco Ghiaccio, con il suo secondo film, “Dolcissime”, prova a colmare il gap generazionale e ad affrontare la questione con garbo e la giusta dose di ironia, attraverso una storia attuale e intensa con protagoniste tre ragazze “bullizzate”, Mariagrazia, Chiara e Letizia, e la bella ma stronza di turno, Alice.

L’intreccio narrativo è semplice, lineare, magari prevedibile e scontato in alcuni passaggi e poca approfondito e sviluppato in altri ma sicuramente capace di catturare lo spettatore, che segue con passione le vicende di queste tre outsider.

Giulia Barbuto, Margherita De Francisco e Giulia Fiorellino sono credibili, autentiche e talentuose nell’interpretare le tre protagoniste, dando loro la giusta profondità, umanità e forza ma mettendone anche in evidenza fragilità e contraddizioni. Alice Manfredi è la meno sicura davanti alla telecamera, ma ha dalla sua il fatto di essere un’esperta atleta di nuoto sincronizzato. continua su

“Dolcissime”: ironia e garbo per parlare di bullismo a scuola

116) Finale di Stagione 2019


Ci risiamo , è il 31 Luglio.
Sarebbe arrivato il momento di stilare le nostre temute classifiche e soprattutto di snocciolare i nostri numeri , sicuramente più precisi e puntuali di quelli forniti dal governo nazionale..
Ma una volta terminato con meticolosità ed impegno il noioso compito , il compianto Franco Califano ci ha ricordato come certi appuntamenti alla fine possono provocare una certa..

Chiedendo scusa al Maestro, tiriamo dritti per la nostra strada eccovi i numeri dello Spettatore Pagante di questi primi 7 mesi del 2019
Film : 82 , Libri : 33, programmi televisivi : 11

Lo so Marco, te l’abbiamo proprio tirata con i denti..
Inutile girarci intorno, il 2019 fino ad oggi è l’anno più “povero” da quando è nato lo “Spettatore Pagante” .
Molti sono già per strada intenti ad omaggiare Leonard Cohen

Ma a quei pochi e fidati lettori che continuano a leggerci oltre che sopportaci , lo diciamo chiaramente e convintamente : né io né Roberto Sapienza abbiamo intenzione di smobilitare.
Il 2019 è stato ed è un anno tribolato, difficile, complesso sul piano personale ed umano, ma la nostra passione e desiderio di raccontare, scrivere e condividere con voi rimane forte.
Non vogliamo tediarvi con spiegazioni o noiose giustificazioni.
Purtroppo al momento va così..
Ma a costo di inimicarci e perdere l’unico lettore di fede giallorossa..

Siamo qui e ci rimarremo ancora per molto..

Basta cianciare..
E’ tempo di fare il punto .
E’ tempo delle classifiche dello Spettatore Pagante:
Cinema
1) Ancora Un Giorno di Raul de la Fluente

“Ancora un giorno”: quando il film tratto dal libro è semplicemente bello


2) I Lost My Body di Jeremy Clapin ( Data d’uscita sconosciuta)

“I lost my body”: una pellicola d’animazione potente e avvolgente


3) Ex Equo La caduta dell’Impero Americano di Denys Arcand

“La caduta dell’impero americano”: un’incredibile storia vera


Sorry we missed you di Ken Loach ( Prossima Uscita in Italia)

“Sorry we missed you”: a tu per tu con la realtà dei nuovi precari

Libri:
1) Il Censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2019/03/19/44-il-censimento-dei-radical-chic-giacomo-papi/
2)La Logica della Lampara di Cristina Cassar Scalia
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2019/07/26/104-la-logica-della-lampara-cristina-cassar-scalia/
3)La Famiglia prima di tutto di Sophie Kinsella
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2019/04/06/58-la-famiglia-prima-di-tutto-sophie-kinsella/

Televisione:
1) La stagione della caccia di Roan Johnson

“La stagione della caccia”: storia siciliana di ieri e di oggi


2) Boys

“The boys”: una serie scifi che aggiorna l’immagine dei supereroi


3) Ex Equo Non Mentire di Gianluca Maria Tavarelli

“Non mentire”: al via la serie con Alessandro Preziosi e Greta Scarano


Buona sera Presidente

“Buonasera Presidente”: una docu-fiction seriale al via su Rai Storia


Per ulteriori chiarimenti, curiosità e rotture di p..e
Basta visitare i siti con cui con orgoglio e piacere collaboriamo da anni:

Home


http://www.nuoveedizionibohemien.it/
http://ilrumoredeilibri.blogspot.com/
https://www.radio.it/s/selfie
O in alternativa chiedete al serafico Marco Giallini alias Rocco Schiavone

102) Baby Gang

“Baby Gang” è un film di Stefano Calvagna. Con Daniele Lelli, Raffaele Sola, Gianluca Barone, Francesco Lisandrelli, Gianmarco Malizia. Drammatico, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Giorgio e Marco sono teenager e amici fraterni. Entrambi fanno parte di una baby gang, un gruppo di ragazzi dediti alla piccola delinquenza quotidiana – furti, rapine, spaccio, botte ai tifosi delle squadre opposte, consumo di alcool e droghe, e in generale tutti quelli che a Roma vengono definiti “impicci”. La gang di Giorgio e Marco decide di allargare il proprio raggio d’azione alla baby prostituzione, “avviando” le amiche coetanee e inventandosi loro protettori, così come alla clonazione delle carte di credito, approfittando del fatto che Giorgio lavora come cameriere in una trattoria. Completa il quadro l’acquisto di quei “ferri” che rendono ancora più pericoloso l’operato dei baby gangster, e servono a derubare i clienti delle baby prostitute.

Recensione:

Negli ultimi anni il piccolo e il grande schermo hanno in parte sdoganato le attività della criminalità organizzata, innalzando assassini e trafficanti di droga a figure carismatiche, potenti e fascinose – basti pensare a serie cult come “Romanzo criminale”, “Gomorra”, “Suburra”, solo per restare in Italia.

Questo cortocircuito narrativo e mediatico ha dato il là a infinite polemiche: è giusto che le grandi case di produzione investano su progetti come questi? Non si corre il rischio che il pubblico – soprattutto quello giovane – ne ricavi un messaggio sbagliato e fuorviante?

Non vogliamo gettare altra benzina sul fuoco, piuttosto evidenziare come il cinema e la tv non si limitino a prodotti di grandi dimensioni e grande appeal commerciale. Ci sono anche produzioni indipendenti più crude e realistiche che raccontano realtà criminali dove il male è male e difficilmente si possono trarre altre conclusioni. “Baby gang” di Stefano Calvagna è una di queste.

Il regista ha deciso di affrontare una tematica delicata quanto attuale come quella delle bande di giovani criminali, composte spesso da minorenni, che nel nostro Paese sono in forte aumento.

Il risultato è una pellicola cruda, realistica, amara sulle condizioni della periferia romana e sulle vite dei ragazzi di strada, che sognano di fare soldi e “svoltare” non tramite lo studio o un lavoro onesto, ma attraverso truffe, rapine, sfruttamento della baby prostituzione. continua su

“Baby gang”: un film crudo, realistico e amaro che racconta la criminalità

99) Wolf call -Minaccia in Alto Mare

Il biglietto da acquistare per “Wolf call – Minaccia in alto mare” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Wolf call- Minaccia in Alto Mare” è un film di Antonin Baudry. Con François Civil, Omar Sy, Reda Kateb, Mathieu Kassovitz, Paula Beer, Etienne Guillou-Kervern. Drammatico, 115′. Francia 2019

Sinossi:

L’analista acustico dall’udito eccezionale Chanteraide si ritrova, con il sottomarino su cui presta servizio, nel mezzo di un’operazione pericolosa al largo della Siria. Lo scopo della missione è recuperare un gruppo di soldati in attesa sulla spiaggia. Ma la tensione monta, le cose si complicano e Chanteraide commette un errore di cui dovrà rispondere davanti ai suoi superiori. Una serie di eventi catastrofici, che rischiano di spingere l’Europa in una guerra nucleare, lo obbligano però a risalire a bordo. E questa volta la missione è davvero impossibile.

Recensione:

Avviso ai naviganti (spettatori): se soffrite anche lievemente di claustrofobia o attacchi di panico pensateci bene, prima di vedere “Wolf call – Minaccia in alto mare”! Se invece amate le spy story, preparatevi a sorprendervi nello scoprire come i cugini francesi possano essere all’altezza dei maestri yankee del genere.

L’esordiente Antonin Baudry firma infatti una pellicola capace di stupire e appassionare lo spettatore fin dalle prime scene, trasportandolo in un’avventura tesa, avvolgente, scandita da continui colpi di scena.

Al thriller politico ambientato nel mondo dei sommergibili il film unisce una convincente componente umana ed emotiva, che si sviluppa nel focus sulle vite dei personaggi coinvolti.

Il regista offre anche, tra le righe, un’interessante quanto angosciante lezione di politica internazionale, mettendo in scena una storia adrenalinica ma credibile e realistica. Merito anche del cast, talentuoso e naturale continua su

“Wolf call – Minaccia in alto mare”: un’opera prima densa e immersiva

97) Nureyev – The white crow

Il biglietto da acquistare per “Nureyev – The white crow” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Nureyev -The White Crow” è un film di Ralph Fiennes. Con Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Chulpan Khamatova, Ralph Fiennes, Aleksey Morozov. Biopic, 122′. Gran Bretagna 2018

Sinossi:

Ballerino intrepido e fuori da ogni schema, Rudolf Nureyev cresce in tecnica e splendore. Avido di conoscenza, la tournée del 1961 a Parigi è la risposta ai suoi desideri e al bisogno di conoscere più da vicino la cultura e il balletto occidentali. Le lezioni di ingleseprese in Russia gli permettono di avvicinare i ballerini dell’Opéra, di comunicare con loro e di condividere i rispettivi punti di vista sulla danza e sul mondo. Incontenibile e ribelle, Nureyev sfora gli orari della ‘ricreazione’ e si attira i sospetti del KGB, che lo marca stretto. Le intemperanze hanno conseguenze drammatiche, il ballerino non andrà a Londra con la compagnia e deve essere immediatamente rimpatriato.

Recensione:

Anche se, come il sottoscritto, non nutrite per la danza classica una particolare passione, il nome di Rudolf Nureyev dovrebbe comunque farvi suonare qualche campanellino mentale, data la levatura del personaggio, paragonabile, nel suo campo, a una vera e propria rock star.

Il ballerino russo conquistò le luci della ribalta internazionale non solo per il suo indiscutibile talento, ma anche per il forte carisma, l’intelligenza, la caparbietà e il desiderio di elevarsi socialmente oltre che economicamente.

“Nureyev – The white crow” di Ralph Fiennes si concentra sulla vita complessa di Nureyev, articolata in diversi momenti temporali e scandita da diversi colpi di scena. La scelta di realizzare un unico film, però, non si rivela particolarmente felice. Forse una miniserie sarebbe stata meglio.

Nato su un treno nel 1938, proveniente da una famiglia di umili origini, Rudolf prese lezioni private prima di entrare a far parte della prestigiosa scuola di ballo del Teatro Kirov di Leningrado. Il soprannome il corvo bianco – che si ritrova anche nel titolo del film – era legato alla sua personalità bizzarra, particolare, unica.

Il cuore temporale e logistico del film di Fiennes è la Parigi del 1961, dove il giovane ballerino arrivò con la sua compagnia di danza. Qui strinse rapporti di amicizia con colleghi francesi e si rese conto di dover “tradire” il suo Paese, per poter essere davvero un professionista libero.

“Nureyev – The white crow” cerca di andare oltre il biopic tradizionale e di tenere insieme l’aspetto politico, personale e artistico della vicenda. Questo va a discapito dell’intreccio in quanto tale, che si riduce a un’accozzaglia di flashback sulla vita del protagonista. continua su

“Nureyev – The white crow”: un biopic romantico ma frammentato

96) Arrivederci Professore

Il biglietto da acquistare per “Arrivederci professore” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Arrivederci Professore” è un film di Wayne Roberts. Con Johnny Depp, Zoey Deutch, Danny Huston, Rosemarie DeWitt, Farrah Aviva, Odessa Young. Commedia, 90′. USA 2018

Sinossi:

Il cinquantenne Richard, professore di letteratura inglese in un college, scopre di avere un cancro ai polmoni in stato avanzato, con sei mesi o poco più ancora da vivere. Deciso a rifiutare le cure e a comunicare solo all’amico e collega Peter le sue condizioni, prima di morire Richard modifica drasticamente la sua vita: caccia dalle sue lezioni chiunque non sia interessato e spinge gli allievi rimasti a liberare la loro voce; scandalizza studenti e colleghi con atteggiamenti ribelli; beve fino a stordirsi; sperimenta nuove avventure sessuali; cerca di essere il più franco possibile con la moglie Veronica (che lo tradisce con il rettore del college) e di amare incondizionatamente la figlia Olivia. Per Richard sarà un lungo, liberatorio, terapeutico congedo dalla vita.

Recensione:

Troppo spesso tendiamo a enfatizzare o drammatizzare certi momenti o fasi della nostra vita, arrivando a considerarli come i più importanti e decisivi di sempre. Non ci rendiamo conto che l’unica componente davvero indispensabile per andare avanti è la salute.

Di fronte a una diagnosi che lascia poco spazio alla speranza, come vi comportereste? Lottereste con tutti i mezzi per vivere oppure “gettereste la spugna”, vivendo però al massimo il poco tempo che resta? È il dubbio amletico su cui si sviluppa “Arrivederci professore” di Wayne Roberts, con protagonista Johnny Depp.

Nelle intenzioni del regista il film sarebbe dovuto essere una versione moderna e politicamente scorretta di successi come “L’attimo fuggente”. Purtroppo il risultato finale è un’opera sostanzialmente fredda, molto costruita, incapace di trasmettere vere emozioni al pubblico.

Nella prima parte ci sono alcuni passaggi interessanti, che prendono di mira con ironia e sagacia la società americana contemporanea, divisa tra un nuovo puritanesimo e un tardivo – quanto ipocrita – femminismo. continua su

“Arrivederci professore”: un film incolore, che non osa abbastanza

95) Lucania – Terra sangue e Magia

“Lucania- Terra e Magia” è un film di Gigi Roccati. Con Giovanni Capalbo, Angela Fontana, Pippo Delbono, Maia Morgenstern, Christo Jivkov. Drammatico, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Lucania: è qui che vivono Rocco e Lucia, un padre severo, legato alla terra come un albero, e una ragazza selvatica, muta dalla morte della madre Argenzia, che ha il dono di vedere e di sentirne l’anima. Un giorno Rocco respinge l’offerta di Carmine, un autotrasportatore che gli chiede di seppellire materiali tossici nella sua terra in cambio di denaro e, scopertosi in grave pericolo, decide di fuggire a piedi per mettere in salvo la figlia.

Recensione:

Vivere nel Terzo millennio dovrebbe farci sentire felici e fortunati, trattandosi di un’epoca storica segnata da grandi conquiste sociali ed economiche, e da continue scoperte scientifiche e tecnologiche.

Peccato che osservando la realtà del nostro Paese viene spontaneo chiedersi se l’Italia partecipi o meno di questo clima. A un Nord industriale, ricco e modernizzato continua a contrapporsi un Sud ancorato a una vita rurale e tradizionale, e restio a qualsiasi forma di cambiamento.

Con il suo secondo film, “Lucania – Terra sangue e magia”, Gigi Roccati cerca di raccontare l’anima “agricola” dell’Italia, residuale ma quanto mai combattiva, con una storia ambientata nella bella e magica Basilicata.

La storia di Rocco e della figlia Lucia, per quanto ambientata ai nostri giorni, sembra sospesa nello spazio e nel tempo. Si percepisce fin da subito l’ambizione di mescolare tradizione e modernità, spiritualità e cultura popolare, inserendo nell’intreccio anche la tematica delicatissima dello smaltimento illegale dei rifiuti. continua su

“Lucania – Terra sangue e magia”: racconto di una realtà dimenticata