206) Hell Fest

Il biglietto da acquistare per “Hell Fest” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Hell Fest” è un film di Gregory Plotkin. Con Amy Forsyth, Reign Edwards, Bex Taylor-Klaus, Cristian James Abvincula, Matt Mercurio. Horror, 89′. USA 2018

Sinossi:

È Halloween e per l’occasione arriva in città l’Hell Fest, un festival itinerante a tema horror, con labirinti, giostre e attori mascherati che spaventano i visitatori. Natalie, Brooke e i loro amici partecipano alla serata per assaporare la paura e vivere l’adrenalina con altre migliaia di persone. Ma per una mente deviata l’Hell Fest non è solo un’attrazione: è l’opportunità di uccidere davanti agli occhi inebetiti dei visitatori, troppo presi dal macabro divertimento per capire che qualcosa di orribile sta succedendo davvero…

Recensione:

Qual è il migliore antidoto per combattere l’apatia giovanile, e spingere gli under30 a chiudere lo schermo del pc per qualche ora e andare al cinema? Secondo gli addetti ai lavori del mondo del cinema, spaventarsi a morte, magari avendo a che fare con un serial killer o con lo psicopatico di turno.

È quello che raccontano i tantissimi film di genere horror prodotti negli ultimi anni con il chiaro intento di attirare il pubblico giovane. Peccato che questo profluvio di produzioni abbia prodotto una triste involuzione nel genere, che ha perso le sue caratteristiche peculiari per diventare una sorta di ibrido che fa storcere la bocca ai puristi.

Ci sono state anche delle piacevoli eccezioni, come “Get out” di Jordan Peele, vincitore del Premio Oscar per la migliore sceneggiatura, ma in generale sono davvero poche le pellicole recenti degne di fregiarsi del titolo di horror.

Ho ritenuto necessaria questa premessa – lunga e forse noiosa – per spiegare che, nonostante il mio giudizio su “Hell Fest” di Gregory Plotkin sia complessivamente negativo non si può non evidenziare almeno la volontà da parte degli sceneggiatori e dei produttori di realizzare un horror semplice e classico. continua su

http://paroleacolori.com/hell-fest-horror-recensione/

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205) Il Presidente

Il biglietto da acquistare per “Il presidente” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Presidente” è un film di Santiago Mitre. Con Christian Slater, Elena Anaya, Ricardo Darín, Daniel Giménez Cacho, Paulina García. Drammatico, 114′. Argentina, Francia, Spagna 2017

Sinossi :

In un hotel isolato sulla cordigliera andina si tiene un vertice dei Capi di Stato latinoamericani destinato ad influenzare il futuro energetico di tutta l’area. Il presidente argentino Hernán Blanco raggiunge la riunione concentrato su una doppia problematica. Da un lato c’è il rischio che l’ex genero (la figlia è separata) faccia scoppiare uno scandalo su finanziamenti occulti alla sua parte politica. Dall’altro sono in atto grandi manovre a favore o contro l’ingresso degli Stati Uniti nell’accordo.

Recensione:

Sarebbe buona norma che un personaggio pubblico tenesse separata la vita privata dal lavoro. Perché se il personaggio in questione è un politico, il mescolamento dei due piani può avere ripercussioni sul futuro di un intero Paese.

“Il presidente” si potrebbe definire un thriller politico e familiare allo stesso tempo, una scelta drammaturgica voluta da Santiago Mitre e Marino Linas probabilmente per mettere in scena una versione argentina di “House of cards”, che alla lunga non risulta però del tutto riuscita.

Se infatti l’impianto narrativo inizialmente coinvolge lo spettatore, curioso di vedere come l’apparentemente timido Blanco sia capace di uscire dall’impasse familiare e politica, alla lunga il continuo alternarsi di privato e pubblico crea confusione e il focus della storia si perde.

La sfera politica è sicuramente quella più interessante, coinvolgente e ben costruita. Gli incontri tra i capi di stato evidenziano come, anche nei summit di alto livello, i veri accordi si realizzano nell’ombra e gli interessi economici, in molti casi anche privati, influenzano le scelte dei governanti. continua su

http://paroleacolori.com/il-presidente-mitre-e-le-declinazioni-della-politica/

204) Angel Face

Il biglietto da acquistare per “Angel face” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Angel Face” è un film di Vanessa Filho. Con Marion Cotillard, Alban Lenoir, Amélie Daure, Ayline Etaix. Drammatico, 109′. Francia 2018

Sinossi

Elli ha otto anni. Non ha mai conosciuto suo padre e vive con la madre, Marlene, in una cittadina francese sul mare. Marlene cerca di venire a patti con il suo ruolo di madre ma, al contempo, non riesce a controllare il suo bisogno di avere un uomo accanto. Quando pensa di avere trovato quello giusto si allontana dalla figlia che si ritrova da sola e cerca un adulto di cui potersi fidare.

Recensione:

Avviso agi spettatori: è vivamente sconsigliata la visione di “Angel face” a tutti quei figli o figlie che hanno avuto o hanno tutt’ora un rapporto travagliato e complesso con la propria madre. Vederlo, infatti, potrebbe rivelarsi come la classica goccia che fa traboccare il vaso o se volete la miccia che scatena la tempesta di fuoco.

Nonostante non possa definire un successo l’esordio alla regia di Vanessa Filho, si tratta sicuramente di una pellicola che non lascia indifferenti. La piccola Elli, la faccia d’angelo del titolo, e la madre Marlene (Cotillard) vivono due solitudini, diverse e terribili.

La bambina cerca un gesto d’affetto, una carezza, qualcuno che si prenda cura di lei – tanto da legarsi a Julio, giovane gestore di una giostra, fino al punto di convincersi che potrebbe essere il padre mai conosciuto. Marlene, dal canto suo, cerca qualcuno che la ami, un punto fermo.

“Angel face” aveva tutte le potenzialità per essere un progetto emotivamente e artisticamente di valore, ma purtroppo solamente in parte le buone premesse si concretizzano in fase di scrittura e messa in scena. continua su

http://paroleacolori.com/angel-face-due-solitudini-a-confronto/

203) La Donna dello Scrittore

“La Donna Dello Scrittore ” è un film di Christian Petzold. Con Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree. Drammatico, 101′. Francia 2018

Sinossi:

Le truppe germaniche hanno raggiunto Parigi e ora scendono verso il sud della Francia. Georg, un rifugiato tedesco, è riuscito a raggiungere Marsiglia. Ha con sé i documenti, un visto per l’ambasciata messicana e il manoscritto di un romanzo di Weidel, uno scrittore che si è suicidato temendo di essere catturato. Georg ha assunto la sua identità e ora è alla ricerca di un passaggio su una nave americana. Ma l’incontro con Marie, una giovane donna che è in cerca del marito scomparso e che nel frattempo si è legata a un medico, cambia i suoi progetti.

Recensione:

Anche in questa lunga stagione cinematografica al vostro inviato è capitato di imbattersi in una pellicola talmente particolare, raffinata, suggestiva e carica di significati emotivi e storici da trovarsi davanti un dubbio amletico: dare voce all’istinto da spettatore medio e diversamente ignorante o sforzarsi di far emergere la parte più razionale e colta?

Nel primo caso dovrei liquidare “La donna dello scrittore” di Christian Petzold come un maldestro e urticante tentativo di mescolare passato recente e presente, senza alcuna grazia ma provocando noia e confusione nel pubblico. Nel secondo, invece, dovrei sottolineare l’impegno civile oltre che artistico del regista nel ricordare come ideologie date per estinte stiano tristemente tornando di moda. E mettere in guarda, soprattutto i giovani.

La Marsiglia del 1942 raccontata nel romanzo “Transito” di Anne Seghers, a cui il film in parte si ispira, è non è purtroppo molto diversa da quella di oggi in cui Petzold ha deciso di spostare l’azione. Il cortocircuito narrativo e temporale può inizialmente spiazzare, ma serve poco tempo per entrare nel mood della storia e capirne le motivazioni.

“La donna dello scrittore” racconta una triplice storia d’amore: sentimentale, esistenziale e di protezione verso un bambino innocente. Il protagonista Georg (Rogowski), fuggiasco e dal passato discutibile, le vivrà tutte e tre, grazie a un tragicomico scambio di identità. continua su

http://paroleacolori.com/la-donna-dello-scrittore-quando-la-letteratura-si-fa-cinema/

202) Euforia

Il biglietto da acquistare per “Euforia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Euforia” è Un film di Valeria Golino. Con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Jasmine Trinca. Drammatico. Italia, 2018

Sinossi:

Matteo (Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore (Mastandrea) vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e dove insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell’ombra. La scoperta di una malattia grave che ha colpito Ettore (della quale lo si vuole tenere all’oscuro) spinge Matteo a tornare a frequentarlo e ad occuparsi di lui.

Recensione :

La morte fa parte del ciclo naturale della vita, eppure nessun momento dell’esistenza spaventa tanto l’uomo come quest’ultima. Sarà che la morte non guarda in faccia nessuno, non tratta, non concede condoni, rinvii o scorciatoie.

Se è vero che più si va avanti con l’età e più il pensiero diventa angosciante, quasi ossessivo, cosa preferireste, voi, potendo scegliere: una fine improvvisa, inaspettata, oppure annunciata (sotto forma di un male incurabile)?

Nel secondo caso, almeno, si ha modo di separarsi a dovere dalle persone amate – e per loro di dire addio… Si concentra su questa tematiche delicatissima Valeria Golino nel suo “Euforia”, presentato a Cannes 2018, opera seconda dopo il felice esordio di “Miele”, cinque anni fa.

Protagonisti due fratelli estremamente diversi: Matteo (Scamarcio), imprenditore brillante e libertino, ed Ettore, pacato professore di matematica. La malattia del secondo – che il primo non vuole rivelargli – sarà l’occasione per riavvicinarsi.

Alle parti drammatiche e intimistiche se ne alternano altre più divertenti e ironiche – che coincidono spesso con la presenza in scena degli eccentrici amici di Matteo.

Allo spettatore più attento certi passaggi potrebbero ricordare due film italiani del 2007 – “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek e “Mio fratello è figlio unico” di Daniele Lucchetti -, ma Valeria Golino e le altre due sceneggiatrici sono brave a costruire una storia tutto sommato originale. continua su

http://paroleacolori.com/euforia-valeria-golino/

201) L’Allieva 2- La Serie

“L’Allieva 2 “è una serie televisiva diretta da Fabrizio Costa, basata sui romanzi di Alice Gazzola, e sceneggiata da Peter Exacoustos, Fabrizia Midulla, Cecilia Calvi e Valerio D’Annunzio con la collaborazione della stessa Alessia Gazzola, Interpreti: Alessandra Mastronardi, Lino Guanciale, Giorgio Marchese, Dario Aita, Tullio Solenghi, Francesca Agostini, Michele Di Mauro, Emmanuele Aita, Claudia Gusmano, Anna Dalton, Pierpaolo Spollon, Giselda Volodi, Fabrizio Coniglio, Francesco Procopio, Jun Ichikawa, Chiara Ricci, Marzia Ubaldi, Martina Stella.

Foto di P. Bruni

L’attesa è quasi finita per milioni di trepidanti fan.

Dal 25 ottobre su Rai uno arriva la seconda stagione de “L’ Allieva” con protagonisti la romantica e buffa Dott.ssa Alice Allevi alias Sacrofano (Alessandra Mastronardi) e il detestabile quanto fascinoso CC ovvero Dott Claudio Conforti (Lino Guanciale). “L’Allieva” è stata due anni fa sorprendentemente (anche per lo stesso cast e produzione) uno dei maggiori successi di pubblico dell’anno, “obbligando” tutti a realizzare una seconda stagione. Da tardivo quanto convinto fan letterario dei libri di Alessia Gazzola, sommessamente, non ho condiviso il generale e travolgente entusiasmo per l’adattamento televisivo. Considerandola una brutta e sbiadita copia dell’originale sul piano recitativo e drammaturgico. Ma, da vecchio teledipendente, bisogna sempre accettare e rispettare il verdetto del “dio” Auditel. Ergo: W L’Allieva.! Che cosa dobbiamo dunque aspettarci dalla seconda stagione? Alice potrà finalmente coronare il proprio sogno d’amore con CC? Riuscirà Alice Allievi ad essere più puntale e meno pasticciona nel proprio lavoro evitando i rimproveri ed umiliazioni professionali dalla temuta ed odiosa Prof. ssa Boschi alias “La Wally” (Giselda Volodi)? CC smetterà di chiamare Sacrofano la sua migliore… allieva? Sarà meno s…cinico? Arthur Malcomess (Dario Aita) è davvero uscito di scena dalla vita di Alice, mettendo fine al triangolo amoroso più appassionante della TV negli ultimi anni? Marco (Spollon), il fratello di Alice, dopo la delusione amorosa con Yukino (Ichikawa), si sarà ripreso e soprattutto avrà messo la testa a posto? Sono queste soltanto alcune delle domande che sul web e social impazzano da mesi sia da parte dei fan e tra gli addetti ai lavori, incuriositi anche dalla notizia delle new entry nel cast.

Dopo aver visto in anteprima il primo episodio “Le ossa della Principessa” e volendo evitare qualsiasi tipo di spoiler, ci sembra saggio ed opportuno sintetizzare la seconda stagione dell’Allieva con questi brevi e speriamo interessanti flash: 1) Prestate massima attenzione oltre che curiosità al nuovo personaggio di Erika interpretato dall’attrice siciliana Claudio Gusmano (già apprezzata nel ruolo di Marina nella seconda stagione de “La mafia uccide solo d’estate”). Claudia Gusmano con il personaggio di Erika conferma il proprio talento e versatilità artistica conquistando, fin dalla prima scena, l’interesse e curiosità dello spettatore. Erika sarà, a nostro modesto avviso, la vera e piacevole sorpresa di questa seconda stagione. segue

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-con-la-fiction-lallieva-2/?fbclid=IwAR1shc5KIEjzKnxmF5yNUASjjKasEM8pWZubLh1vBAohaMmoejIvnaPp3TU

200) Fuoricampo

“Fuoricampo” è un film del “collettivo” Melkana. Documentario, 71′. Italia 2017

Sinossi:

Un gruppo di giovani rifugiati e richiedenti asilo vede nel calcio la possibilità di costruirsi una vita in Italia. C’è chi sogna di giocare nelle grandi squadre di Serie A, chi semplicemente cerca una professione per guadagnare un po’ di soldi. La Liberi Nantes Football Club riunisce in un’unica squadra queste promesse delle sport ma, sebbene partecipi regolarmente alle partite del campionato di terza categoria, non può competere per il titolo. Solo pochi dei migranti hanno infatti tutti i documenti in regola per soggiornare nel nostro paese.

Recensione:

È un’amara quanto curiosa coincidenza dover scrivere le mie riflessioni sul documentario sportivo/sociale “Fuoricampo” poco tempo dopo il caso di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

È triste dover scrivere una recensione su un film quando ti rendi conto che il tema dell’immigrazione si è trasformato nel nostro Paese in una grottesca riedizione della lotta tra guelfi e ghibellini, giocata sui social chiaramente, senza tenere in nessuna considerazione parole come “pietas”.

Un rifugiato o richiedente asilo medio si ritrova, da noi, a indossare da una parte i panni di novello Don Chisciotte per combattere contro la burocrazia italiana anziché con i mulini a vento, dall’altra quelli di uno spaesato Renzo Tramaglino, comprendendo poco e male la lingua.

“Fuoricampo”, scritto e diretto dal collettivo Melkana, mostra allo spettatore le contraddizioni del nostro sistema e i paradossi della burocrazia, utilizzando il calcio come strumento narrativo oltre che di comunicazione politica e sensibilizzazione sociale e culturale.

Lo spettatore vede e soprattutto ascolta le storie e le aspettative di tre giovani migranti (Attacco, Centrocampo, Difesa), aspiranti calciatori, che sognano di diventare stelle. In realtà sono costretti a scontrarsi con una realtà che li vede sospesi tra un passato tragico e doloroso e un futuro difficile da sondare. continua su

http://paroleacolori.com/fuoricampo-documentario-collettivo-melkana/

199) La Morte Legale

“La Morte Legale” è un film di Silvia Giulietti, Giotto Barbieri. Con Luigi Botta, Lorenzo Tibaldo. Documentario, 52′. Italia 2018

Sinossi:

La colonna sonora, “Here’s to you”, di Ennio Morricone e Joan Baez diventa simbolo di libertà e di difesa dei diritti umani, esaltando le coscienze dei giovani di tutto il mondo. A 90 anni dall’esecuzione e a 50 dalla riabilitazione, “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo rivede la luce in una versione restaurata. Ed è l’occasione per raccontare lo straordinario lavoro del regista.

Recensione:

Il cinema moderno conserva ancora una funzione sociale, politica, civile o è ormai divenuto esclusivamente un’industria commerciale, votata al mero profitto e alla creazione di effimeri eroi e vacui modelli?

Lo spettatore cinico non esiterà a rispondere la seconda, mostrando magari i risultati del box office. Eppure c’è stato un tempo in cui la settima arte aveva un ruolo, era parte integrante dei movimenti di protesta, faceva da megafono per messaggi rilevanti.

“La morte legale” di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri non è solamente un documentario sul backstage di una pellicola degli anni ’70 (Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo), ma anche il racconto di come quel film si rivelò decisivo per iniziare l’iter di riabilitazione dei due anarchici italiani ingiustamente arrestati nel 1920 negli Stati Uniti e condannati a morte.

“La morte legale” è un intenso, appassionato e vivido viaggio nella memoria cinematografica, produttiva e soprattutto umana, realizzato sotto forma d’intervista al maestro Giuliano Montaldo che rievoca con emozione e sincerità la genesi del suo film, fin dal primo contatto con la storia di Sacco e Vanzetti avvenuto per caso a Genova. continua su

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198) Johnny English Colpisce Ancora

Il biglietto da acquistare per “Johnny English colpisce ancora” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Johnny English colpisce ancora” è un film di David Kerr. Con Rowan Atkinson, Ben Miller, Olga Kurylenko, Jake Lacy, Emma Thompson, Eddie O’Connell. Azione, 88′. Gran Bretagna 2018

Sinossi:

Alla vigilia di un importante summit internazionale, un attacco informatico rivela l’identità di tutti gli agenti segreti britannici sotto copertura. L’unico rimasto sul campo è in pensione, non ha idea di cosa sia una App, e si chiama English, Johnny English. Riunito in team col suo fedele scudiero Bough, l’agente English, entusiasta di tornare al lavoro, dovrà vedersela con un’affascinante spia russa, con droghe sintetiche mai sperimentate e con un giovane e rampante nemico, re del digitale.

Recensione:

Gli antichi latini, tra le tante, ci hanno tramandato questa lezione valida tutt’oggi: una commedia ironica, brillante e leggera può rivelarsi strumento efficacissimo per evidenziare il mal costume della società, sferzare i limiti e l’incompetenza del governante di turno e soprattutto far riflettere l’opinione pubblica.

Anche se alla spettatore più colto e raffinato potrebbe apparire quasi blasfemo l’accostamento tra i classici del passato e il terzo episodio della saga di “Johnny English”, “Johnny English colpisce ancora”, chiediamo a tutti di sospendere il giudizio – e il pregiudizio. Almeno fino alla fine della pellicola.

Il film diretto da David Kerr è indubbiamente leggero, grottesco, senza pretese artistiche e stilistiche, eppure riesce a veicolare con abilità due messaggi chiari quanto significativi. Il primo, attenzione ad affidarsi totalmente a computer e rete, per la propria sicurezza. Il secondo, ancora oggi l’esperienza professionale dell’uomo non è un bene sostituibile né facile da duplicare in digitale.

“Johnny English colpisce ancora” affronta tematiche delicate quanto attuali, ma lo fa decidendo di giocare, prendendosi poco sul serio, e affidando al magistrale Rowan Atkinson il ruolo d’inconsapevole e goffo paladino dei vecchi sistemi di spionaggio. continua su

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197) La Strada dei Samouni

Il biglietto da acquistare per “La strada dei Samouni” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“La strada dei Samouni” è un film di Stefano Savona. Documentario, 128′. Italia, Francia 2018

Sinossi:

Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 la striscia di Gaza viene colpita da un violento attacco dell’esercito israeliano: la famiglia Samouni viene decimata, lasciando figli senza genitori. Stefano Savona si reca sul luogo della strage e vi fa ritorno un anno dopo, in occasione del matrimonio di uno dei superstiti della famiglia. I fatti di sangue vengono invece ricostruiti attraverso il contributo dell’animazione di Simone Massi e di una sceneggiatura, basata sulle testimonianze di chi c’era.

Recensione:

Alzi la mano chi, a costo di risultare cinico o insensibile, considera ormai quanto accade nella striscia di Gaza la “normalità”. Raid, rappresaglie, morti e feriti sono diventati “roba di tutti i giorni”, tanto che quando i media nostrani decidono di parlarne non suscitano in noi altro che un’alzata di spalle. Son cose che capitano…

Se da un lato è triste che un conflitto di questa portata susciti in noi emozioni tiepide, dall’altro lo è ancora di più il fatto che questo conflitto venga puntualmente strumentalizzata dai media e dalla politica. Ci sono i palestinesi sovversivi, e gli israeliani che si difendono. Ci sono i terroristi e i garantisti. Fosse sempre così facile catalogare le cose.

Quando ho visto il documentario di Stefano Savona nella famigerata lista del caporedattore Turillazzi per Cannes, ammetto di aver sudato freddo. Invece, inaspettatamente, “La strada dei Samouni” mi ha colpito sia dal punto di vista narrativo che registico. continua su

http://paroleacolori.com/la-strada-di-samouni-documentario-animazione/