38) Il Cacciatore 3 – Terza Stagione

“Il cacciatore ” è una serie ideata da Marcello Izzo, Silvia Ebreul e Alfonso Sabella. Con Francesco Montanari, Edoardo Pesce, Miriam Dalmazio, David Coco, Francesco Foti, Roberto Citran, Nicola Rignanese. Biopic, drammatico, poliziesco. Italia. 2018-in produzione

Recensione:

La paura è un sentimento naturale per l’uomo, inevitabile, potremmo dire in qualche modo anche positivo. Perché insegna a conoscere i propri limiti, ad agire con maggiore prudenza e responsabilità. Ma ci sono anche casi in cui può diventare il tuo peggior nemico, un nemico invisibile e subdolo.

Su questo tema si gioca la nuova stagione, la numero tre, della serie Rai “Il cacciatore” che ritorna su Rai2 a partire da mercoledì 20 ottobre, con otto nuovi episodi.

Fino a oggi abbiamo conosciuto il pm Saverio Barone (Montanari) come servitore instancabile e tutto d’un pezzo dello Stato nella lotta contro la mafia. La sua dedizione, unita talvolta a metodi poco ortodossi ma sicuramente efficaci, l’hanno portato ad arrestare Leoluca Bagarella (David Coco) prima, Giovanni Brusca (Edoardo Pesce) poi.

Ma nessuno può reggere a una pressione del genere, da uno contro tutti, per sempre. Ed ecco allora che nei nuovi episodi troviamo un Barone diverso. L’uomo che ha sfidato e sconfitto gli uomini più pericolosi di Cosa Nostra è vicino al punto di rottura. Per la prima volta ha paura, per sé e per la sua famiglia. Si sente fragile, impotente.

Barone è finito nel mirino del mafioso Vito Vitale (Ricca). Per questo da mesi vive rinchiuso in un bunker nella procura di Palermo, senza vedere né l’ex moglie Giada né la figlia Carlotta. Intanto continua a lavorare all’indagine segreta su Pietro Aglieri (Gaetano Bruno) e Bernardo Provenzano (Marcello Mazzarella) che gli ha affidato il suo capo. Ma ogni volta che sale in auto è vittima di attacchi di panico. Per quanto smanioso di riprendere la caccia, stavolta è il cacciatore a sentirsi accerchiato . continua su

37) Codice Karim

“Codice Karim” è un film del 2019 diretto da Federico Alotto, scritto da Federico Alotto e Massimo Galimberti, con : Mohamed Zouaoui, Valentina Cervi, Fabio Fulco, Stella Egitto, Aleksandros Memetaj, Aiman Machhour.
Sinossi:
Una spy story ambientata tra Siria e Italia, che spazia dall’action al thriller. Chi è Karim? Un foreign fighter stanco di guerra che vuole solo tornare a casa o è un doppiogiochista che inganna gli uni per servire gli altri? E come può sfuggire allo stretto controllo dei “fratelli” arabi? Gira intorno a lui la vicenda del gruppo terrorista che ha in mente un piano per colpire gli “infedeli”.
Recensione:
Le nostre vite sono cambiate radicalmente dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001
Ci siamo sentiti tutti più deboli, indifesi e potenzialmente vittime.
La divisione tra Occidente e Oriente si è allargata, la diffidenza verso il diverso è aumentata.
La “guerra” di religione che abbiamo studiato sui libri di storia ai tempi della scuola, è ritornata tragicamente attuale.
Gli Stati Uniti e l’intero Occidente si sono ritrovati a dover combattere contro un nemico pericoloso quanto invisibile.
La “guerra” contro il terrorismo islamico ha imposto ai servizi segreti un radicale cambio di registro nell’operazione di sicurezza e prevenzione.
Nel terzo millennio non esiste più uno Stato “canaglia” a cui poter dichiarare guerra, ma piuttosto bisogna stanare e colpire le cellule terroristiche “dormienti” dislocate nei luoghi più impensabili.
Nei telegiornali, nei talk show se parla poco o nulla, ma ogni giorno va in scena una “guerra invisibile” combattuta da coraggiosi agenti sotto copertura al rischio della loro stessa vita.
“Codice Karim” ci racconta questa guerra invisibile trascinando lo spettatore dentro una spy story inedita, avvolgente, carica di pathos e ricco di colpi di scena
Federico Alotto compie un coraggioso quanto innovativo salto qualitativo sul piano drammaturgico e registico facendoci vivere questa realtà da un punto di vista sorprendente e totalizzante.
“Codice Karim” è solo formalmente una spy story poiché nel dipanarsi della storia si coglie una lettura più articolata e un significato più profondo del progetto.
Seguiamo, partecipiamo al sofferto e travagliato viaggio interiore del protagonista (Karim), intrappolato da tempo tra due mondi, due vite, rischiando di perdersi fatalmente in questo limbo.
Pur avendo praticamente nessuna informazione su Karim, rimaniamo colpiti dalla tensione scenica e personalità tramessa al personaggio dal bravo e credibile Mohamed Zouaoui.
La sua è una performance volutamente nervosa, fisica, elettrica rendendo così chiaro e forte da una parte il disagio di Karim e dall’altra mantenendo costante tra pubblico il dubbio sulle sue reali intenzioni.
Zouaoui si cala con grande abilità e naturalezza nei panni di Karim, un uomo che per sopravvivere ha imparato a non fidarsi di nessuno.
L’unica eccezione a questo rigido schema di salvezza fisica e mentale, è rappresentato dall’incontro con la bella e sognatrice Iris (Stella Egitto), barista di professione, ma soprattutto amante dei giochi di ruolo.
Iris incarna la libertà, gioia di vivere, il voler dare fiducia al prossimo e soprattutto la semplicità nell’amarsi.
Stella Egitto è solare, buffa quanto sensuale , in altre parole una giovane donna desiderosa di viaggiare, scoprire ed innamorarsi.
Tutti sentimenti a cui Karim non ha “accesso” da tanto, troppo tempo.
Un incontro causale che ben presto diventa la scintilla di una passione breve quanto intesa.
Un momento di illusoria felicità e pace che la coppia rende magistralmente sulla scena.
“Codice Karim” rappresenta, a nostro modesto parere, una ventata di freschezza cinematografica in un panorama italiano all’insegna degli stereotipi e banalità.
“Codice Karim” ci mostra il fenomeno della conversione e radicalizzazione islamica di molti italiani pronti a compiere azioni terroristiche e come in questo “sotto bosco” di fanatismo prevalgono pregiudizi e sospetti tra gli stessi fratelli.
“Codice Karim” unisce con maestria più generi trovando il giusto equilibrio di racconto regalando un mix di emozioni forti e suscitando riflessioni socio politiche che solamente un film ben fatto è capace di donare allo spettatore.

36) The Guilty

Il biglietto d’acquistare per “The Guilty” : Di Pomeriggio

“The Guilty” è Un film di Antoine Fuqua. Con Jake Gyllenhaal, Paul Dano, Ethan Hawke, Peter Sarsgaard, Christina Vidal, Adrian Martinez. Poliziesco, 90′. USA 2021

Sinossi:

Joe Baylor è un agente di polizia di Los Angeles che lavora come operatore al numero per le emergenze 911. La sua vita personale è in crisi: si sta separando dalla moglie e cerca, appena può, di parlare con la figlia. Inoltre il giorno dopo dovrà andare in tribunale per un processo che lo vede coinvolto come imputato in cui si gioca la carriera. Quella sera, la polizia riceve molte richieste di aiuto anche a causa dei numerosi incendi che stanno devastando alcune aree della metropoli statunitense e della California. Tra le chiamate che riceve Joe, c’è quella di Emily, donna vittima di un rapimento. L’agente capisce subito che non c’è tempo da perdere e deve affidarsi alle sue capacità e alla sua intuizione per cercare di salvarla.

Recensione:

La corsa al remake – che si basa sulla convinzione, molte volte errata, che bastano solo maggiori risorse per ripetere o perfino superare il successo di un primo film – andrebbe in qualche modo regolamentata, almeno per quanto riguarda Hollywood.

Presentato in anteprima al Toronto Film Festival e adesso disponibile in streaming, il film fallisce nell’ambizioso obiettivo di superare o quanto meno eguagliare l’originale.

Se li avete visti entrambi potrete confermalo, il confronto è impietoso. Il “nuovo” Colpevole appare fin dalle prime scene solo una copia sbiadita, per quanto sfarzosa. Se invece non conoscete l’originale, la visione, pur non memorabile, vi risulterà intrigante, avvolgente.

La sceneggiatura di Nic Pizzolatto non è esplosiva, intensa o spiazzante come ci saremmo potuti aspettare vista la fama dell’autore. E nonostante Jake Gyllenhaal abbia convintamente sposato il progetto, ricoprendo il duplice ruolo di attore e produttore, sul versante recitativo ci ha convinto solo a tratti.

Negli anni abbiamo ammirato l’attore per il suo essere camaleontico e poliedrico, abile a plasmare corpo e personalità a seconda del personaggio. L’Academy lo ha colpevolmente ignorato a più riprese, ma dubito fortemente che sarà il ruolo di Joe Bayler a far cambiare idea a chi di dovere. continua su

35) Lovely Boy

Il biglietto d’acquistare per “Lovely Boy” è : Omaggio (Con Riserva)

“Lovely Boy” è un film di Francesco Lettieri. Con Andrea Carpenzano, Ludovica Martino, Enrico Borello, Daniele Del Plavignano, Riccardo De Filippis. Drammatico, 133′. Italia 2021

Sinossi:

Nic, in arte Lovely Boy, è l’astro nascente della scena musicale romana. Tatuaggi e talento puro, forma insieme all’amico Borneo la XXG, un duo lanciato verso il successo. Risucchiato in una spirale di autodistruzione, Nic è perso e trascinato dagli eventi che lo porteranno fino a un punto di rottura: potrà fare i conti con se stesso solo lontano da tutto quel rumore. In una comunità di recupero sulle Dolomiti che accoglie persone che come lui sono cadute nel baratro della droga, tenterà faticosamente di ritrovarsi, condividendo la grande solitudine che si porta dentro.

Recensione:

Gli appartenenti alla mia generazione, i nati tra fine anni ’70 e inizio anni ’80 diciamo, che si sono immedesimati nei personaggi di “Trainspotting” di Irvine Welsh, portati sullo schermo in modo indimenticabile da Danny Boyle, e hanno visto nel corso degli anni attori, cantanti, sportivi di ogni genere rovinarsi per colpa della droga potranno trovare qualcosa di interessante in “Lovely Boy”, film di chiusura delle Giornate degli autori?

Difficilmente – non me vogliano il regista Francesco Lettieri e il buon cast. Purtroppo il film è una minestra riscaldata, per un certo tipo di pubblico; una buona minestra, certo, ma già provata in così tante versioni da risultare giocoforza sciapa. E le due novità della storia – la musica trap e i social – cambiano poco o nulla in una trama prevedibile, già vista.

“Lovely Boy” si rivolge ai giovani, e su di loro ha buone chance di fare presa. Visto anche che punta quasi tutto sulla fisicità e il carisma di Andrea Carpenzano, attore romano in rapida ascesa, e di Ludovica Martino, che il pubblico ha imparato ad apprezzare prima di tutto nella serie cult “Skam”.

I due si ritrovano dopo aver recitato insieme nel film “Il campione” (qui la mia recensione). E confermano una buona intensa, alchimia e complementarità attoriale. La coppia piace e allo stesso tempo fa disperare, viste le dinamiche sentimentali che si sviluppano tra i loro personaggi. continua su

34)Luna Park

“Luna Park” è una miniserie ideata da Isabella Aguilar. Con Simona Tabasco, Lia Grieco, Guglielmo Poggi, Edoardo Coen, Alessio Lapice, Giulio Corso, Tommaso Ragno, Milvia Marigliano, Mario Sgueglia. Drammatico. Italia. 2021-in produzione

Recensione:

La parola Luna Park rievoca in me felici ricordi, legati alla mia infanzia e adolescenza e alla mia famiglia. I miei “poveri” genitori erano costretti a fermarsi in qualsiasi fiera con giostre esistente, per soddisfare i capricci di quel figlio che mal sopportava, invece, i musei e le città d’arte.

Per me, Luna Park significava gioia, stupore, divertimento, magia. Una meravigliosa pausa da una realtà spesso noiosa e ripetitiva. Da teledipendente, invece, mi vengono in mente i pre-serali di Rai1 degli anni ‘90, condotti da personaggi del calibro di Pippo Baudo e Mara Venier.

Questa personale divagazione era necessaria per rendervi partecipe de mio sincero rammarico da attempato recensore nel dover associare, da oggi, a questa bella parola anche un senso di noia e inutilità. Sono queste le sensazioni dominanti, dopo aver visto i sei episodi della miniserie ideata e scritta da Isabella Aguilar.

Dispiace vestire nuovamente i panni del guastafeste, criticando senza remore un progetto Netflix, e per giunta italiano, ma mi è oggettivamente impossibile elogiare qualcosa dove non ho compreso la linea narrativa, l’evoluzione dei personaggi, il senso.

“Luna Park” è una serie priva di riferimenti di genere, indicazioni stilistiche, identità. Sei ore di ibrido pasticciato. Thriller, dramma, melò si mescolano in una sceneggiatura priva di mordente, che lascia lo spettatore freddo e distaccato. E questo nonostante una vera e propria montagna russa di colpi di scena e cambi di registro.

La ricostruzione storica, quanto meno, è attenta, e lo sforzo produttivo importante si vede (l’Italia degli anni ’60 rivive nei costumi e nelle scenografie). continua su

33) I Bastardi di Pizzofalcone 3

“I Bastardi di PizzoFalcone” è una serie di Monica Vullo. Con Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Antonio Folletto,
Tosca d’Aquino, Massimiliano Gallo, Gianfelice Imparato, Simona Tabasco,
Gennaro Silvestro, Gioia Spaziani, Francesco Guzzo.
Poliziesco. Italia. 2017-in produzione

Recensione:

Ha preso il via ieri su Rai1 la terza stagione della serie “I Bastardi di Pizzofalcone”, ispirata ai romanzi di Maurizio De Giovanni. “Fuochi” è il primo dei sei nuovi episodi, che vedremo in onda ogni lunedì. 

La seconda stagione si era chiusa con la drammatica esplosione del ristorante Letizia, all’interno del quale i nostri anti-eroi erano intenti a festeggiare la riuscita missione sotto copertura dell’ispettore Lojacono (Gassman). Un boato e le fiamme avevano lasciato il pubblico incredulo e spiazzato, senza sapere cosa ne era stato dei protagonisti.

L’attesa si è conclusa ieri. I Bastardi sono vivi! Feriti, scossi e soprattutto arrabbiati perché sono caduti in un’imboscata ordita da un misterioso mandante, ma comunque vivi. Ma chi è che li vuole morti, e soprattutto perché?

Parte da qui la nuova stagione, che comunque non cambia lo status di “indesiderati” dai piani alti che accompagna da sempre i nostri eroi. Persino il loro status di vittime viene messo in discussione dai superiori, con l’avvio di un’inchiesta interna per accertare eventuali responsabilità.

“Fuochi” gira intorno al desiderio di giustizia dei Bastardi, che sebbene ufficialmente inoperosi perché sotto inchiesta, danno vita a un’indagine parallela scandita da colpi di scena e pathos. Ma tutti devono anche affrontare le conseguenze emotive e psicologiche di ciò che è successo, e le crisi e le difficoltà nella vita privata che ne sono conseguite. continua su

32) Sex Education 3

“Sex Education 3” è una serie ideata da Laurie Nunn. Con Asa Butterfield, Gillian Anderson, Ncuti Gatwa, Emma Mackey, Connor Swindells, Kedar Williams-Stirling, Alistair Petrie, Mimi Keene, Aimee Lou Wood. Commedia. Regno Unito. 2019-in produzione

Cogito ergo sum, sosteneva Cartesio tra Cinque e Seicento. Io preferisco declinare la frase come “Dubito, ergo sum”, in modo particolare quando mi ritrovo, dall’alto della mia “veneranda età”, a recensire un teen drama televisivo.

I commenti che leggo online sulla terza stagione di “Sex education”, disponibile su Netflix dal 17 settembre, sono quasi unanimi nella loro positività. Ma io, da teledipendente d’annata, mi sento di portare avanti un discorso un po’ meno di parte e più razionale.

“Sex education” è stata indubbiamente una serie innovativa, fresca e brillante nello sdoganare il tema tabù del sesso tra i giovani, attraverso una sceneggiatura adeguata e personaggi autentici e credibili.

La prima stagione è stata unica, uno spasso, un gioiellino sotto ogni aspetto. Il cast si è imposto agli occhi del mondo, conquistando l’attenzione della critica e l’amore dei fan.

La seconda stagione, per definizione complicata dopo un tale successo, è riuscita tutto sommato nella missione di mantenere alto il livello. Gli sceneggiatori hanno allargato la cornice narrativa, dando più spazio ai personaggi cosiddetti “minori”. Ci sono state più storie da seguire e a cui appassionarsi – come quella tra Lily (Tanya Reynolds) e Ola (Patricia Allison) – e più tematiche delicate.

Le aspettative per la terza stagione erano altissime, visto anche il finale aperto della precedente. Non vogliamo fare spoiler sulla trama, quindi mi limiterò ad alcune considerazioni generali, che magari risulteranno scomode, sicuramente alternative rispetto al panegirico dominante online. continua su

31) Schumacher

“Schumacher” è un film di Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker, Michael Wech. Documentario. USA 2021

Sinossi:

La forza di volontà e la lotta trionfale contro ogni avversità hanno portato Michael Schumacher al centro dell’attenzione internazionale. Il suo percorso iridato ha scatenato l’immaginazione di milioni di persone, ma non è stato solo l’automobilismo a contribuire al successo di quest’uomo estremamente riservato. C’è molto altro e non solo lo spirito competitivo e l’aspirazione alla perfezione che delineano la sua personalità: dubbi e incertezze completano il ritratto di un uomo sensibile e riflessivo. Al centro della storia di Michael ci sono i suoi genitori, i figli e Corinna Schumacher, amore dell’infanzia e donna della vita.

Recensione:

Chi vi scrive non è un grande appassionato di automobilismo, e in generale considera un Gran Premio di Formula1 uno spettacolo noioso. Le mie poche nozioni in materia sono un riflesso della passione paterna, che non mi ha mai contagiato.

Penso fosse una premessa necessaria per spiegarvi il mio approccio alla visione di “Schumacher”, il docu-film incentrato sulla figura del campione tedesco, disponibile su Netflix.

Il mio timore era trovarmi davanti un panegirico sull’uomo, sul campione e su quello che ha rappresentato per milioni di tifosi. Invece, inaspettatamente, si è rivelato una visione stimolante sul piano narrativo e avvolgente su quello emozionale.

Dopo Ayrton Senna, scomparso prematuramente nel 1994, Michael Schumacher è probabilmente il pilota di F1 più apprezzato, sicuramente il più vincente (insieme a Lewis Hamilton). A piacere, la sua capacità di mescolare talento e “sregolatezza” in pista con pragmatismo e serietà teutonica.

Cresciuto in mezzo ai motori, predestinato fin da ragazzino, Schumacher esordì in Formula1 il 24 agosto del 1991, all’età di 22 anni, nel Gran Premio del Belgio. Le sue capacità attirarono le attenzioni di Briatore, all’epoca manager della scuderia Benetton, che lo ingaggiò come primo pilota. continua su

120) Finale di Stagione 2021

Sempre, comunque e nonostante tutto. | Citazioni divertenti, Citazioni  snoopy, Citazioni scherzose

C’era molto fiducia per il 2021.
Eravamo convinti che il nuovo anno avrebbe spazzato via magicamente la pandemia, le restrizioni, il dolore.
Eravamo certi che il vaccino sarebbe stato la “panacea” di tutti i mali.
Eravamo pronti a dire addio alle mascherine, stracciare le autocertificazioni .
Eravate pronti a scatenarvi nuovamente sulle piste da sci e dentro le discoteche.
Invece…
https://www.youtube.com/watch?v=oya7h1R8a88
Il 2021 fino ad oggi si è rivelato invece sfortunatamente un diversamente 2020.
Abbiamo voluto fingere o peggio ancora illuderci che la pandemia fosse un lontano ricordo.
https://www.youtube.com/watch?v=3pW1d9RjqPY
Abbiamo “giocato” con i colori del semaforo :
https://www.youtube.com/watch?v=DYJpI_FUqpEù
La 7 Arte anche nel 2021 ha continuato a pagare un prezzo altissimo con le chiusure di cinema e cancellazioni d’eventi e/o festival svoltosi in streaming.
Qui non possiamo nè vogliamo attribuire responsabilità o colpe sulla conduzione sanitaria/politica volendo evitare di fare la figura del C…
https://www.youtube.com/watch?v=FULaiwb3cNU
Noi abbiamo continuato con le nostre attività guardando con vivo interesse e partecipazione l’evoluzione della situazione nel nostro Paese ed in generale in tutto il mondo
https://www.youtube.com/watch?v=bYdVoczs7wk

Siamo giunti nuovamente al temuto Finale di Stagione, con numeri inevitabilmente condizionati dal Covid 19, ma in fondo conta la qualità no?
https://www.youtube.com/watch?v=-gAlDOcXgyM

Ecco i nostri numeri di qualità: Film :69, Libri : 38, TV: 30.
Da questi nobili numeri “scaturiscono” le nostre consuete e temute classifiche:
Cinema:
1) Una Donna Promettente
https://www.paroleacolori.com/una-donna-promettente-un-film-dark-sovversivo-sorprendente/
2) The Father – Nulla è come sembra
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2021/06/17/52-father-nulla-e-come-sembra/
3)La Terra dei Figli
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2021/08/01/69-la-terra-dei-figli/
Commento :
https://www.youtube.com/watch?v=i0MiM7hTRk4

Libri
1) L’Uomo del Porto di Cristina Cassar Scalia
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2021/06/03/33-luomo-del-porto-cristina-cassar-scalia/
2)Figlia della Cenere di Ilaria Tuti
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2021/06/15/35-figlia-della-cenere-ilaria-tuti/
3) Ex Equo
Gli occhi di Sara di Maurizio de Giovanni
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2021/04/24/26-gli-occhi-di-sara-maurizio-de-giovanni/
e
AUTOBIOGRAFIA DI PETRA DELICADO di ALICIA GIMÉNEZ-BARTLETT)
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2021/01/24/5-autobiografia-di-petra-delicado-alicia-gimenez-bartlett/
Commento :
https://www.youtube.com/watch?v=VkznknDms4Y

Finito di leggere potete continuare a schiattare di caldo..
https://www.youtube.com/watch?v=fFhfrbefugU

30) Physical

“Physical” è una serie TV composta da 10 episodi creata da Annie Weisman , diretto da Craig Gillespie e disponibile dal 18 giugno Apple TV+.

Cast:
Rory Scovel: Danny Rubin
• Della Saba: Bunny

• Dierdre Friel: Greta
Lou Taylor Pucci: Tyler
• Paul Sparks: John Breem
• Ashley Liao: Simone
• Ian Gomez: Ernie
• Geoffrey Arend: Jerry
Sinossi:
Ci troviamo nella soleggiata San Diego degli anni Ottanta quando la nostra Sheila Rubin (Rose Byrne) capisce di vivere ormai da troppo tempo all’ombra del brillante marito. Così la donna decide di dare una svolta alla sua esistenza partendo proprio dalle mura domestiche, da sempre le uniche custodi della sua segreta e divertente visione della vita. Adesso Sheila è pronta a cambiare e a trasformarsi in una grande occasione economica.
Arriva infatti come un fulmine a ciel sereno la più improbabile delle soluzioni alla sua soffocante vita, ovvero dedicarsi al mondo dell’aerobica. Nata inizialmente come una semplice passione per l’esercizio fisico, Sheila trasforma il suo interesse in un viaggio verso l’emancipazione e l’avvio di un rivoluzionario business: diventare la prima life coach al femminile.
Recensione:
Una tempo, non troppo lontano, la “casalinga di Voghera” era vista , analizzata, studiata dai pubblicitari e responsabili dei palinsesti TV come punto di riferimento o se volete consumatore ultimo dei prodotti da consumare, vendere /vedere.
Qualsiasi prodotto pubblicizzato , programma televisivo doveva essere plasmato, adeguato ai gusti della casalinga di Voghera.
Solamente così avrebbe potuto sperare nel successo commerciale oltre che di pubblico
La figura della casalinga ha subito, fortunatamente, un ‘evoluzione positiva, un cambiamento di percezione, prospettiva anche in campo culturale, artistico passando da un ruolo passivo ad uno attivo, da protagonista.
Dalla “casalinga di Voghera” siamo passati al fortunato ciclo seriale de “Casalinghe disperate – i segreti di Wisteria Lane”” con cui abbiamo scoperto come i personaggi più sinistri e i segreti più insospettabili si possano nascondere sotto le sembianze della vicina di casa.
“Casalinghe Disperate” in otto anni stagioni ha conquistato il gradimento di pubblico e critica dando il via in campo televisivo al genere dramedy : un ibrido tra dramma e commedia.
Apple + ha deciso raccogliere la pesante eredità rilanciando genere e tematiche affidandosi alla talentuosa penna di Annie Weisman ed alla creativa regia di Craig Gillespie.
La serie “Physical” possiamo definirla come la versione 3.0 di “Casalinghe Disperate”, ma ambientata nella calda e sexy California nei primi e favolosi anni 80.
Abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima tutti i dieci episodi di “Physical” e volendo rispettare l’embargo stringente di Apple + eviteremo di diffondere spoiler e/o anticipazioni di trama limitandoci ad alcune breve considerazioni.
La prima è sulla protagonista: Rose Byrne.
L’attrice australiana nel ruolo di Sheila Rubin è stata davvero straordinaria, camaleontica, versatile , intensa, credibile.
L’intera serie si poggia quasi esclusivamente sulle spalle della Byrne che non ha mai mostrato nessun cedimento, titubanza recitativa, ma semmai annottando , episodio dopo episodio, un continuo salto qualitativo e psicologico del personaggio.
Sheila Rubin se da una parte è una casalinga disperata, una madre, una moglie trascurata , dall’altra ci appare come una donna stanca di rimanere bloccata , ripiegata su sé stessa che sta sfogando le proprie frustrazioni con il cibo.
Un cortocircuito emotivo /esistenziale che mina la psiche della donna , rappresentata dall’ abbuffata quotidiana che si consuma segretamente dentro una stanza di un albergo.
Sheila ha ripetuto per mesi questo schema da mesi prosciugando i risparmi della famiglia e mettendone in rischio il futuro dopo che il marito è stato licenziato dall’Università.
Shelia Rubin vive 3 esistenze: la prima da casalinga , la seconda interiore da “Grillo Parlante” cinico e cattivo ed infine la terza segreta da sognatrice .
Rose Byrne scompare dentro il personaggio di Sheila, dandole anima, corpo e soprattutto quella umanità indispensabile per alternare sulla scena miseria e nobiltà di una donna.
Una donna stanca di vivere all’ombra del marito e di dover accettare i clichè sociali dell’epoca.
Il secondo elemento che spicca in “Phiysical” è sicuramente la scrittura mai banale, provocatoria, cinica quanto ironica nel mostrare i limiti e contraddizioni della nascente era reaganiana.
I personaggi , anche se in questa prima stagione appiano ancora abbozzati sul piano narrativo , grazie alla bravura degli attori soprattutto femminili si rivelano funzionali alla storia e perfettamente complementari all’evoluzione psicofisico della protagonista.
La sceneggiatura unisce la cattiveria tipica della serie tv “Dr House” con il classico sogno americano d’essere imprenditori di successo, ma in questo caso con la donna nella veste di protagonista e l’aerobica come inedito strumento di crescita personale
Il corpo della donna non è visto come una mera merce di scambio, ma bensì inserito all’interno di una cornice drammaturgica in cui rinascita e riscatto rappresentano i caposaldi della storia
Il terzo elemento che colpisce positivamente è l’intelligente quanto convincente dosaggio dell’effetto amarcord /malinconia che attraversano i dieci episodi.
L’amarcord deriva dalla saggia scelta dei pezzi musicali che accompagnano, amplificano i sogni e monologhi interiori di Sheila.
Invece l’effetto malinconia è reso tangibile dalla scrupolosa ricostruzione scenografica, accentuata dall’attenzione posta nella scelta dei costumi e dalle acconciature che caratterizzano i singoli personaggi.
Infine “Physical” ci racconta come e quanto la pubblicità rivoluzionò la nostra società cambiando i modi di pensare ed agire. Dando così il via all’età consumistica di massa in cui l’aspetto esteriore e la cura del corpo prenderanno il sopravvento sulla cultura e senso civico.
Le care videocassette alias “vhs” tornano magicamente protagoniste, sono il “core business” dell’intreccio e lo strumento decisivo per il cambio di vita della nostra Sheila.
Nostalgia e femminismo si mescolano splendidamente in “Physical” emozionando e divertendo lo spettatore .
“Physical” ci obbliga a guardarci dentro ballando con la brava e bella Rosy Byrne interrogandoci sulla scelte fatte e quelle da compiere da una diversa e originale prospettiva.
Sheila Rubin vi aspetta su Apple + per dare un senso alla vostra vita o più modestamente a questa calda estate forse post covid.