36) Tredici Vite

Il biglietto d’acquistare per “Tredici Vite” è : Omaggio (Con Riserva)

“Tredici vite” è un film di Ron Howard. Con Colin Farrell, Viggo Mortensen, Joel Edgerton, Tom Bateman, Lewis Fitz-Gerald. Drammatico, 147′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

23 giugno 2018. Dodici ragazzi di una squadra di calcio restano intrappolati assieme al loro allenatore nella grotta thailandese di Tham Luang, che è stata allagata dall’arrivo dalle piogge monsoniche durante la loro visita. Per cercare di salvarli, vengono mobilitati i Navy Seals locali, oltre diecimila volontari provenienti da tutto il mondo e un team di esperti sommozzatori di cui fanno parte Richard Stanton e John Volanthen. Sono loro che dopo diversi giorni e una lunga immersione riescono a raggiungerli, trovandoli ancora vivi e, grazie anche all’aiuto dell’anestesista Richard Harris, portano a termine l’operazione il 10 luglio senza che ci sia nessuna vittima tra i dispersi.

Recensione:

Chi non è stato messo in guardia, da piccolo, sui pericoli che allontanarsi da casa o giocare in certi luoghi possono comportare? Purtroppo nemmeno il genitore più solerte può evitare il verificarsi di tragiche fatalità.

In questo senso, nel maggio 1981 l’Italia ha vissuto un momento di estrema drammaticità, quando il piccolo Alfredino Rampi è caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma. Gli sforzi per salvarlo, purtroppo, non hanno portato all’auspicabile lieto fine e il bambino è morto, dopo tre giorni di inutili tentativi di raggiungerlo. 

Nel 2018dodici giovani calciatori insieme con il loro allenatore sono rimasti intrappolati, a seguito di un’improvvisa alluvione, nella grotta di Tham Luang, in Thailandia. La mobilitazione del governo locale e di volontari provenienti da tutto il mondo è stata immediata.

Nonostante le condizioni climatiche e strutturali, e le enormi difficoltà di portare in salvo ben tredici persone, in questo caso l’esito dell’operazione è stato positivo. Tutti i dispersi sono stati tratti in salvo, dopo ben diciotto giorni di attesa. continua con

35) Prey

Il biglietto d’acquistare per “Prey” è : Sempre (Con Riserva)

“Prey” è un film di Dan Trachtenberg. Con Amber Midthunder, Dane DiLiegro, Dakota Beavers, Harlan Blayne Kytwayhat. Horror, ’99. USA 2022

Sinossi:

Nei territori Comanche del 1719, la giovane Naru cerca di dimostrarsi una cacciatrice al pari dei giovani maschi della comunità, guidati da suo fratello Taabe. Ha la sua occasione quando, seguendoli di soppiatto, si unisce a una spedizione di caccia al leone. Strada facendo incontra le tracce di un altro più pericoloso predatore, ma non riesce a convincere nessuno che non si tratti di un semplice orso. Giunto da un altro mondo, questo predatore invece è fin troppo reale, determinato a cercare sfide di caccia degne di sé e protetto da una tecnologia stealth che lo rende pressoché invisibile. La sua superiorità tecnologica sembra insuperabile non solo per i comanche, ma pure per un gruppo di spregevoli trapper francofoni…

Recensione:

Chi vi scrive non è mai stato un grande appassionato della saga di “Predator” (apertasi nel 1987) e dei cross-over con “Alien”, l’altro celebre e mostruoso alieno cinematografico, con cui è cresciuta la mia generazione, quella degli over40.

Partendo da questo presupposto, potete immaginare la mia gioia alla prospettiva di vedere e recensire “Prey” di Dan Trachtenberg, presentato come un prequel di “Predator” ambientato nei territori degli indiani Comanche nel 1719.

Ebbene, dopo aver visto il film ammetto di essermi sbagliato, ma anche la Disney dovrebbe recitare un bel mea culpa sul piano promozionale. “Pray” teoricamente sarà anche un prequel – oggettivamente l’alieno, nella seconda parte, compare in tutta la sua ferocia – ma nei fatti è molto più di questo. continua su

122) Finale di Stagione 2022

“Anno nuovo vita nuova” eravamo soliti dire speranzosi nella notte di San Silvestro, festeggiando l’arrivo dell’anno nuovo.

Ma gli ultimi anni hanno stravolto anche i proverbi più ottimisti e saggi.

Siamo paradossalmente costretti a pensare “Anno nuovo, quale calamità arriverà ?”

I primi 7 mesi del 2022 sono stati davvero “scoppiettanti” : guerra in Ucraina, siccità, inflazione galoppante, caduta dei governi Draghi e Johnson.

Con i primi giorni,  agosto si preannuncia già all’altezza con le tensioni sull’asse Cina – Usa e la rinnovata conflittualità tra Kosovo e Serbia.

In questo quadro internazionale, sociale ed economico è assai difficile parlare, scrivere di Arte, ma non  volevamo , non potevamo deludere i nostri due lettori

Così siamo  pronti  a rompervi l’anima  con  il nostro consueto Finale di Stagione.

Sono stati setti mesi  scanditi da cinema, Tv, libri e problemi fisici che ci hanno fatto capire come la vita sia

Ergo non perdiamo  tempo

I numeri del nostro Finale di Stagione sono:  61 film, 34 programmi Tv, 27 libri.

Alla luce di quanto visto e letto, beccatevi le nostre Classifiche:

Cinema ( aspettando l’uscita dei film di Cannes e Venezia,  evidenziamo come finora la 7 arte ci abbia regalato molte delusioni e pochi film degni di nota)

  1. After Love di Aleem Khan.
  • Io e Spotty
  • Black Phone

Commento:

Libri:

  1. Le madri non dormono mai di Lorenzo Marone
  • Come Vento cucito alla Terra (Ilaria Tuti)
  • La Carrozza della Santa (Cristina Cassar Scalia)

Commento:

 TV

  1. Clark
  • Physical 2
  • Cobra Kai 4

Commento:

Il dado è tratto…

Adesso tornate pure

buone Vacanze. Forse…

34)Don’t Make Me Go

Il biglietto d’acquistare per “Don’t Make Me Go” è : Ridotto

“Don’t Make Me Go” è un film del 2022 diretto da Hannah Marks, scritto da Vera Herbert, con : John Cho, Mia Isaac, Kaya Scodelario, Josh Thomson.
Sinossi:
Don’t Make Me Go, film diretto da Hannah Marks, racconta la storia di Max (John Cho), un padre single a cui viene diagnosticata una malattia terminale. Sapendo che gli resta poco tempo da trascorrere in compagnia di sua figlia, l’adolescente Wally (Mia Isaac), Max decide di dedicarsi completamente a lei. Con la scusa di darle lezioni di guida, l’uomo convince la ragazza ad accompagnarlo in un viaggio dalla California a New Orleans, per una rimpatriata con dei vecchi compagni del college in occasione dei vent’anni trascorsi dalla laurea.
In verità, Max sta cercando di fare il pieno di momenti in compagnia di Wally, dandole quel supporto e quell’amore che non potrà donarle in futuro. Inoltre, il viaggio fino a New Orleans è un’occasione per far sì che la figlia incontri e si ricongiunga con la madre, che ha abbandonato la famiglia diverso tempo prima.
Recensione:
Essere genitore è probabilmente il mestiere più difficile del mondo.
Crescere una figlia da padre single è quasi una sfida impossibile .
Ma l’amore genitoriale può trasformare un aspirante rockstar in un noioso assicuratore nonc padre responsabile e previdente.
Non è mai semplice convivere e crescere con una figlia adolescente.
Non esistono modelli e/o manuali da consultare, un genitore spera di fare sempre il meglio per il proprio figlio.

Ma ogni sforzo può essere vanificato da un destino beffardo quanto drammatico.
“Don’t Make me go” di Hannah Marks e scritto da Vera Herbert, presentato al Tribeca Festival e dal 15 luglio disponibile su Prime Video, è un piccolo gioiellino nel raccontare, incarnare il rapporto tra padre e figlia.
Nonostante il film presenti un plot narrativo di partenza piuttosto classico ovvero la scoperta di una male incurabile da parte di uno dei due protagonisti come “scusa” per iniziare un viaggio fisico oltre simbolico che cambierà la vita d’entrambi.
“Don’t Make me go” è un road movie esistenziale che si sviluppa su binari narrativi e stilistici già visti in altre pellicole in questi ultimi anni.
Il tema della morte e soprattutto la parola “cancro” è stata “sdoganata” e resa normale nel linguaggio comune tra i giovani dando vita ad sotto genere cinematografico.
Ma “Don’t Make me go” è riuscito brillantemente nell’obiettivo di distaccarsi dal rischio creativo del “copia e incolla”, trasmettendo un senso freschezza, brio, sincerità e creando connessione emotiva con il pubblico grazie alla bravura ed alchimia della coppia protagonista.

John Cho e Mia Isaac nei rispetti ruoli di Max e Wally , padre e figlia risultano credibili, affiatati, complementari e mai melensi anche nei passaggi più dolorosi drammatici.
John Cho incarna con misura ed efficacia le paure e soprattutto l’incubo peggio di un padre : dover lasciare una figlia adolescente.
Max è diventato una persona misurata, riflessiva, prudente per amore di Wally, chiudendo la porta ai suoi sogni di musicista.
Wally è una “normale” adolescente alle prese con i primi tormenti amorosi.
Max e Wally discutono, fanno pace e si sostengono l’uno con l’altro come solo una vera famiglia può fare.
Questo viaggio in auto attraversa l’America si rivelerà come l’occasione migliore per conoscersi veramente ed aprendo la propria anima e cuore all’altro.
“Don’t Make me go” è un film delicato, struggente sul piano emozionale , quanto lineare ed essenziale a livello strutturale e registico eppure capace di conquistare l’attenzione ed interesse dello spettatore fino all’inaspettato e tragico finale che ovviamente non sveleremo.
La perdita di una persona cara può rappresentare un dolore indicibile , ma allo stesso tempo ti fornisce lo stimolo necessario per cambiare mentalità ed approccio alla vita stessa.
Da un dolore immenso si può rinascere, ripartire avendo nel cuore e nella mente le lezioni ricevuti durante un indimenticabile on road tra padre e figlia.

33) Resident Evil -La Serie

“Resident Evil , la Serie” è composta da otto episodi disponibile dal 14 Luglio su Netflix,  creata da Andrew Dabb, basata sull’omonima serie di videogiochi.

Evelyn Marcus : Paola Nunez

  • Albert Wesker (stagione 1-in corso), interpretato da Lance Reddick[3]
  • Jade Wesker, interpretata da Ella Balinska[3]
  • Jade Wesker (da giovane), interpretata da Tamara Smart[3]
  • Billie Wesker , interpretata da Adeline Rudolph[3]
  • Billie Wesker (da giovane) (stagione 1-in corso), interpretata da Siena Agudong[3]
  • Arjun Batra , interpretato da Ahad Raza Mir[4]
  • Sinossi:
  • La serie si sviluppa attorno a due linee temporali: la prima di queste coinvolge due sorelle di 14 anni, Jade e Billie Wesker, che dopo essersi trasferite a New Raccoon City, si rendono conto che il loro padre potrebbe nascondere oscuri segreti che potrebbero distruggere il mondo; mentre la seconda sequenza temporale è ambientata quattordici anni dopo, quando sulla Terra sono rimasti solo 15 milioni di esseri umani, a causa del Virus T.[1][2]
  • Recensione:

Chi vi scrive, pur essendo stato  da ragazzo un grande appassionato di video giochi, ha ignorato totalmente  il fenomeno “Resident Evil”.

Da spettatore cinematografico si  è sorbito ls visione di qualche episodio della saga  cinematografica esclusivamente per stima ed amore nutrito nei riguardi della  bellissima protagonista: Milla Jovovich.

Ma al  netto della Jovovich, la  saga cinematografica composta da sei film e reboot  ha ampiamente stancato.

Così quando ho letto dell’uscita della serie su Netflix,  sono stato attraversato da un sinistro presentimento da  vecchio teledipendente.

Un timore che si è concretizzato  quando la direttora Turilazzi mi ha dato l’incarico di vederla e recensirla.

Non è stato semplice.

Vi dirò più, mai come in questo caso ho dovuto dare fondo al mio senso del dovere.

“Resident Evil” è una serie che aggiunge poco o nulla al fan del videogioco, se non addirittura provocargli   un sentimento negativo e trasmettendo invece un senso di noia al neofità.

La serie creata da  Andrew Dabb  sviluppata su  otto episodi dal minutaggio medio di 50 min non brilla per originalità, pathos e livello attoriale (fatto salvo èer   le due interpreti Tamara Smart e Siena Agudong[3], e Paola Nunez nel ruolo della cinica e spietata Evelyn Marcus capo dell’Umbrella)

Otto episodi appaiono oggettivamente troppi oltre che lunghi  aggiungendo ulteriore  prova  alla resistenza e pazienza dello spettatore.

Una struttura narrativa incentrata su linee temporali: passato e presente.

Un prima e dopo dell’evento apocalittico, come ormai sappiamo, ha cambiato per sempre il  mondo.

Una scelta narrativa  piuttosto classica , ma che in questo caso si dimostra “vecchia” quanto prevedibile. Dopo i primi episodi in cui lo spettatore volenteroso cerca di capire la mission degli autori e l’evoluzione interiore   e  il legame mutato  tra due  sorelle (Jade e Billie) tra le due linee di racconto,  fatica non poco nel proseguire con la visione

Jade e Billie adolescenti rappresentano la linea temporale del 2022,  appena trasferite a New Raccoon City, poiché il padre è il responsabile di un misterioso progetto dell’Umbrella Corporation

Invece  il mondo del 2036 è un mondo abitato da zombi, miliardi di morti e l’umanità “sana” si è ridotta solamente a  300 milioni.

In questa cornice tragica e desolante si muove la Jade adulta, scienziata oltre che guerriera disposta a tutto pur di trovare una cura al virus che ha sterminato l’umanità.

L’intento autoriale era quello di unire le due temporali  nell’ultimo episodio, fornendo risposte e generando il climax necessario per una seconda stagione lasciandoci con un finale aperto.

Ebbene la missione è decisamente fallita.

Gli ultimi episodi sono decisamente i più sconclusionati,  a tratti quasi comici o peggio ancora  grotteschi  sotto ogni aspetto.

“Resident Evil -la Serie” appare un progetto tardivo per il panorama seriale, dopo che il pubblico e critica sono stati conquistati  dalla saga “Walking Dead” e similari.

Il legame tra sorelle , funziona ed appassiona nei primi quattro episodi, per merito delle attrici giovani che interpretano i personaggi di Jade e Billie.

Lo spettatore segue con una certa curiosità ed apprensione le vicende delle due adolescenti “trascinate” in questa  città controllata dall’Umbrella.

Ma la tematica adolescenziale e la sorellanza in una città controllata dall’Umbrella  non sono sufficienti  per dare respiro e verve ad una storia decisamente fiacca e confusionaria.

“Resident Evil- la serie” mischia  più generi(horror, fantascienza, dispotico) senza trovare una propria  anima e stile registico.

In conclusione “Resident Evil -la serie” è un progetto “fuori tempo” , limitato sul piano narrativo e creativo e privo del quid indispensabile per  farsi amare e vedere da un fan seriale di Netflix.

32) Il Mostro dei Mari

Il biglietto da acquistare per “Il mostro dei mari” è:
 Di pomeriggio.

“Il Mostro dei Mari ” è un film di Chris Williams. Con Zaris-Angel Hator, Marianne Jean-Baptiste. Animazione, 105′. USA 2022

Sinossi:

In un’epoca in cui terrificanti creature popolano i mari, ai cacciatori di mostri è affidato il compito di inseguirli e predarli. Jacob Holland è il più leggendario e amato tra i cacciatori, considerato un vero eroe. Partito per una nuova avventura in acqua mai esplorate, Jacob scopre che sulla sua nave si nasconde un clandestino: la giovane orfana Maisie Brumble. Nonostante la sua presenza a bordo sconvolga la vita del cacciatore, Maisie si rivelerà un’alleata preziosa… 

Recensione:

È un assioma di cui nel corso degli anni e dei secoli ci sono state innumerevoli dimostrazioni: la storia viene scritta dai vincitori. Se a questo aggiungiamo la paura connaturata dell’uomo per ciò che è ignoto e “diverso” avrete un’idea delle premesse su cui si basa “Il mostro dei mari”, il nuovo film d’animazione Netflix diretto dal regista Premio Oscar Chris Williams.

continua su

31) Physical 2 – 2 Stagione

Physical 2”è una serie TV composta da 10 episodi creata da Annie Weisman  , diretto da Craig Gillespie e  disponibile dal 3 giugno Apple TV+.

Cast:

Rose Byrne: Sheila Rubin

Rory Scovel: Danny Rubin

       Lou Taylor Pucci: Tyler

  • Paul Sparks: John Breem
  • Ian Gomez: Ernie

Sinossi

Sheila Rubin è una casalinga silenziosamente tormentata nella San Diego degli anni ’80. A porte chiuse, combatte demoni personali estremi e una voce interiore viziosa. Ma le cose cambiano quando scopre l’aerobica, innescando un viaggio verso l’emancipazione  e il successo.

Recensione:

Un anno dopo  Sheila Rubin è tornata più carica, determinata che mai nel raccontarci, condividere il proprio complesso, contradittorio mondo interiore e le sue sfide professionali.

Un anno dopo Rose Byrne è ancora più cattiva, instabile, buffa, nevrotica , spiazzante, adorabile.

Se la prima stagione di “Physical “ ci aveva conquistato puntando sull’effetto amarcord e su una scrittura originale, questa seconda stagione possiamo definirla, senza alcun dubbio, come la definitiva consacrazione attoriale della Byrne.

“Physical 2” certifica la  completa immedesimazione  tra l’attrice ed il personaggio di Sheila, portando la seconda a rompere la quarta parete entrando direttamente nelle case dello spettatore.

La Byrne ha compiuto  un lavoro  sorprendente  , innalzando l’asticella attoriale rispetto alla prima stagione, rimanendo sempre credibile, pungente e politicamente scorretta.

Abbiamo avuto il privilegio di vedere in anteprima tutti i dieci episodi della seconda stagione , ma volendo rispettare  i rigidi embarghi imposti da Apple + al fine di non svelare allo spettatore la ricca trama di questa seconda stagione, ci limiteremo ad alcune brevi considerazioni e riflessioni

Dopo un finale di stagione in cui Sheila sembrava pronta a voltare pagina  condividendo un eccitante quanto inaspettato momento di auto erotismo con l’imprenditore John Breem , nel primo episodio della seconda stagione vediamo un ‘elegante Sheila darsi forza davanti allo specchio di un bagno mentre è in corso una festa.

Una festa in cui è tra gli ospiti d’onore per il lancio del suo vhs di aerobica distribuito dall’azienda di famiglia Stahl/Grunner.

Alla festa  è presente anche  Danny ( Rory Scovel ) ancora amareggiato per il flop all’elezione locale .

Il matrimonio è ancora formalmente in piedi, ma la crisi e poi l’implosione della coppia appaiono imminenti nonostante  il tentativo di Bunny di cambiare dopo una sfuriata di Sheila.

Sheila è un vulcano pronto ad esplodere.

Anche in questa seconda stagione,  la voce interiore di Sheila svolge un ruolo da Grillo Parlante , ma  sarebbe più corretto inserirla nella storia nella duplice veste di “pars destruens e construens”

Sheila vorrebbe tenere insieme tutto, ma allo stesso tempo vorrebbe eliminare ogni ostacolo che si pone davanti ai suoi obiettivi di carriera.

Sheila manipola, mente, sfrutta amici , amanti e familiari sentendosi  allo stesso tempo in guerra con sé stessa e demoni interiori


Sheila è  stanca della sua vita privata, odia suo marito.

 La nascente  carriera professionale non sta procedendo come si augurava.

Anche se il pubblico è al corrente dei pensieri di Sheila tramite il dispositivo della voce fuori campo, rimane sempre spiazzato dai sui cambiamenti e giravolte esistenziali e sentimentali. 

 I commenti negativi rivolti a sè stessa e a tutti coloro che la circondano sono sprezzanti, duri, eppure  autentici, rabbiosi.

In questa seconda stagione , il ruolo di Sheila come donna si muove narrativamente oltre che simbolicamente  come un elastico dal ruolo di vittima del mondo maschile degli anni 80 a quello estremo di carnefice e  cinica opportunistica sulle altre donne ed utilizzando l’arma della seduzione con gli uomini.

Non esistono mezze  misure nel mondo di Sheila, ciò nonostante il pubblico  rimane affascinato e soprattutto solidale con la protagonista.

Il controllo è un fattore così dominante  per  Sheila oscilla tra il sentirsi disancorata e aggrapparsi agli schemi per temperare il caos che le ruota intorno. 

“Physical 2” amplia meritoriamente gli spazi agli altri personaggi del cast, dando loro voce e possibilità di dimostrare il proprio  talento.

Sono quasi tutte relazioni tossiche e/o di dipendenza, quelle che  Sheila vive con gli altri personaggi come ad esempio con l’imprenditore Bremer o l’amica Greta.

Altri ancora come Bunny e Tyler covano vendetta, dopo il tradimento  avvenuto nella prima stagione. 

Un altro elemento di novità di seconda stagione, è il focus sui genitori di Sheila e come questo legame abbia condizionata molto la psiche della donna. 

 La new entry  Murray Bartlett nei panni dello stallone di aerobica Vinnie Green ha aggiunto  un  ingrediente frizzante al team ed alla storia.

 Vinnie ha tutto ciò che Sheila vuole: spot pubblicitari, merchandising e follower.

 Mentre Sheila è bloccata a vendere copie del suo VHS in supermercati, grandi magazzini e fiere statali. 

“Physical 2” è ancora di più un  continuo  vortice d’emozioni, sensazioni, sogni, desideri incanalati nel cuore, anima e mente di questa donna sospesa tra lo status casalinga disperata e quella di spregiudicata imprenditrice di sé stessa.

Con Sheila Rubin si ama, si odia, si piange e soprattutto si suda e balla tanto pensando sempre quale  sarà  la mossa successiva di questa donna alla ricerca delle luci della ribalta negli Usa di Ronald Reagan.

30) Spiderhead

Il biglietto d’acquistare per “Spiderhead” è : Omaggio (Con Riserva)

“SpiderHead” è un film del 2022 diretto da Joseph Kosinski, scritto da Joseph Kosinski,  Rhett Reese e Paul Wernick, basato sul racconto breve dispotico “Escape from Spiderhead” by George Saunders. E’ disponibile dal 17 giugno su Netflix.

Cast artistico:

TRAMA SPIDERHEAD

Spiderhead, film diretto da Joseph Kosinski, ambientato in un futuro prossimo, nel quale ai detenuti viene data la possibilità di fare del volontariato, prestandosi come soggetti medici e vedendo così la loro pena abbreviata. Due carcerati (Miles Teller e Jurnee Smollett) accettano di sottoporsi al trattamento del dottor Steve Abnesti (Chris Hemsworth), uno scienziato visionario che ha fondato il penitenziario dove si trovano al momento.
Abnesti inietta loro, durante la terapia sperimentale, un nuovo farmaco in grado di alterare la loro mente così da poterli manipolare e ottenere da loro risultati specifici. Nonostante nessuno sia costretto a prede parte alla “cura”, il dottore ha il totale controllo sulle loro menti, fino a quando uno dei detenuti non inizia a mettere in discussione ogni sua emozione, incerto se sia reale o meno.

  • Recensione:
  • Esiste un limite oltre che il quale la scienza non dovrebbe spingersi?
  • Uno scienziato, un medico che sfida le leggi della Natura  è un folle o un geniale visionario?
  • Ed ancora è eticamente ammissibile sottoporre a  detenuti a dei trial medici sperimentali come pena alternativa al carcere?
  • Negli ultimi due anni causa  il Covid-19 l’opinione pubblica ha “riscoperto” l’urgenza quanto importanza della ricerca medica al fine di salvare vite umane.
  • La ricerca medica è altresì costosa, lunga ed oggetto di roventi polemiche.
  • L’arte in generale ha dedicato molti spazio al sottile  confine tra scienza e morale ed al ruolo dello scienziato diversamente pazzo disposto a tutto pur di sovvertire l’ordine delle cose.
  • Film, libri, serie tv hanno creato un ampio genere di riferimento dando voce ad due opposti schieramenti: i sostenitori della scienza e dall’altra i complottisti duri e puri.
  • In questo quadro storico , sociologico e financo filosofico è inevitabile inserire e valutare “Spiderhead” di Joseph Kosinski come un tentativo complessivamente malriuscito di rinnovare il genere ed ampliare lo potenziale narrativo puntando sul tema dei farmaci come strumento commerciale e non curativo ed affidando.il ruolo dello “scienziato cinico quanto folle” a Chris Hemsworth  bellissimo quanto in questo caso monocorde a livello recitativo e credibilità del personaggio.
  • Lo script di “Spiderhead” partiva da alcune idee sulla carta molto interessanti : il controllo delle emozioni tramite farmaci e lo sfruttamento  del senso di colpa dei detenuti al fine di renderle docili e perfette cavie da laboratorio.
  • Si potevano prendere diverse strade narrative, decidendo quale aspetto approfondire rispetto ad altri, ma mantenendo un taglio introspettivo molto forte.
  • Invece gli sceneggiatori rinunciano quasi subito a quest’impostazione di racconto, optando per un’intreccio  piuttosto stereotipato e retorico e limitandosi  ad abbozzare caratterialmente e psicologicamente i personaggi.
  • “Spiderhead” si dimostra un grande incompiuta cinematografica sotto ogni aspetto, limitandosi all’intrattenimento dello spettatore specialmente femminile con il duo di bellocci  composto da Hemsworth e Teller
  • Non potendosi definire ne opera utopica tout court e ne una seria ed efficace critica  sul pericoloso cortocircuito tra medicina e business.
  • Le emozioni regolano e sovrastano la mente umana e finché questo potere sarà “libero”, per l’uomo  c’è speranza di redenzione e di provare sincero amore

29) Hustle

Il biglietto d’acquistare per “Hustle” è : Di pomeriggio

“Hustle” è un film del 2022 diretto da Jeremiah Zagar, scritto da Will Fetters, Taylor Materne

Attori e Personaggi:

  • Adam Sandler: Stanley Sugarman
  • Queen Latifah: Teresa Sugarman
  • Ben Foster: Vince Merrick
  • Robert Duvall: Rex Merrick
  • Juan Hernangómez: Bo Cruz
  • María Botto: Paola Cruz.
  • Sinossi:
  • Stanley Sugarman è un ex giocatore di pallacanestro, oggi importante osservatore per i Philadelphia 76ers che che sta vivendo una fase difficile della propria vita e della propria carriera. Con la scoperta di un talento tedesco, finalmente raggiunge il posto di coach, ma con l’improvvisa morte del Presidente della squadra, l’unica persona che lo stimasse veramente, viene messo all’angolo dalla nuova dirigenza presieduta dal figlio Vince Merrick (Ben Foster) che lo manda ancora alla ricerca di nuovi talenti. In Spagna, casualmente, viene a conoscenza di Bo Cruz, un ragazzo dal passato difficile, nel quale lui intravede un talento cristallino. Deciderà di scommettere tutto su di lui, tagliando i ponti con i 76ers per diventare il suo allenatore e procuratore personale. Lo scopo che Stanley si prefigge è allo stesso tempo ambizioso e arduo: farlo arrivare nell’NBA.
  • Recensione:
  • Gli sportivi, i tifosi e soprattutto i fan amano vedere, applaudire, “venerare” il proprio campione.
  • In qualunque sport  esistono pochi fuoriclasse, alcuni campioni e poi c’è il resto che fa contorno.
  • Ma pochi sanno che il campione ammirato è sovente il  frutto di un lungo, faticoso lavoro di osservazione compiuto da una figura fondamentale quanto  discreta al grande pubblico: il talent scout o se preferite osservatore.

L’osservatore  ha un solo compito: girare il mondo alla ricerca del nuovo Pelè o Maradona se vogliamo rimanere in termini calcistici.

Ma se nel calcio, questo tipo d’attività viene fatto  specialmente dai grandi club.

In  America dove lo sport professionistico macina miliardi di dollari, ogni squadra ha il proprio “team” di osservatori.

L’Nba, il Gotha del basket mondiale, fonda gran parte delle proprie fortune sullo scouting continuo e febbrile da parte di questi uomini praticamente tutto l’anno  in viaggio.

Negli ultimi vent’anni Il cinema americano ha approfondito il proprio interesse nei riguardi nel mondo del Nba, creando un vero e proprio genere.

Ricordiamo : Space Jam “con Micheal Jordan, la commedia romantica “Forget Paris”  con protagonista Billy Crystal  innamorato oltre che arbitro professionista  e  documentari come quello sui Chicago Bulls andato in onda 2 anni fa su Netflix.

Visto il grande successo ottenuto, il gigante dello streaming ha voluto produrre una nuova pellicola sportiva, dando stavolta visibilità al ruolo dell’osservatore.

Adam Sandler ha dimostrato nuovamente d’essere un attore completo,  versatile oltre che credibile in ruoli ben lontani da quelli abituali da commedie demenziali.

“Hustle” ci racconta il mondo del basket americano da una insolita prospettiva, quella di Stanley che viaggia , annota, guarda centinaia di partite seguendo il proprio istinto e passione.

Per Stanley non esistono ferie, feste o vacanze con l’amata famiglia. Tutta la sua esistenza ruota intorno al proprio lavoro di scouting e nel realizzare il sogno di  diventare un giorno allenatore capo

Fare l’osservatore è una missione, un lavoro duro sebbene si  possa contare sulle stanze più belle negli alberghi a 5 stelle.

L’osservatore è spinto dall’amore per questo sport e soprattutto deve avere il fiuto e visione del futuro.

Stanley Sugarman  possiede tutte queste caratteristiche e lo spettatore ne percepisce anche l’umanità e bontà  d’animo  mischiata alla sua ossessione professionale.

Stanley mentre si trova in Spagna per un tour di scouting scopre Bo Cruz in un campetto di periferia ed intuendone  le straordinarie potenzialità lo prende sotto la propria ala protettiva.

“Hustle” è il racconto di un rapporto sportivo, di un’amicizia, di un  legame tra mentore ed allievo, ma soprattutto del riscatto e consacrazione di due uomini che unendo le forze troveranno il modo di realizzare i rispettivi sogni.

“Hustle” ci racconta una nuova versione del “sogno americano” in chiave Nba, facendoci vivere un’esperienza  sportiva partendo dal basso.

Juan Hernangómez è fisicamente straripante, magnetico quando è in “azione”, quanto risulta abbastanza “bloccato” quando si tratta di recitare il ruolo del Cenerentolo sportivo.

Nonostante ciò,  è stato abile nel “seguire” l’esperto compagno di scena, adattandosi ai tempi e toni di Sandler.

“Hustle”  presenta un intreccio narrativo essenziale, lineare, a tratti  forse prevedibile e buonista, eppure  riesce comunque nell’obiettivo di conquistare l’attenzione ed interesse dello spettatore per tutto il film.

“Hustle” strizza l’occhio per un verso alla saga di Rocky e per un altro al genere “nascita di una stella”.

“Hustle” pur  essendo stato  pensato  e costruito  per il   pubblico americano maggiormente  addentro e coinvolto alle dinamiche tecniche /sportive del mondo Nba,  rimane un prodotto interessante e godibile anche quello “ignaro” o quasi di questo sport  miliardario , ma ancora capace d’emozionarti con piccole grandi storie di campioni degne del sogno americano.

28) The time traveler’s wife – La Serie – 1 Stagione

“The time traveler’s wife” è Una serie di David Nutter. Con Theo James, Rose Leslie, Desmin Borges, Natasha Lopez, Micheal Park. Drammatico, sentimentale. USA, Regno Unito. 2022-in produzione

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, recita il detto. Detto puntualmente ignorato da sceneggiatori e produttori, quando si mettono in testa di adattare per il piccolo o grande schermo un romanzo di successo, nonostante sia stato ampiamente dimostrato che è difficilissimo, produrre qualcosa di accettabile.

Gli esempi di trasposizioni deludenti si sprecano, tanto che persino l’imperturbabile e professionalissima direttora Turillazzi ha confessato di essere sempre piuttosto restia, a vedere un film o una serie tratti da un romanzo, specie se il romanzo in questione è stato molto apprezzato.

Potete immaginare il mio stato d’animo prima di lanciarmi nella visione di “The time traveler’s wife”, la serie HBO disponibile su Sky Serie e NOW a partire dal 13 giugno. continua su