216) Tutti pazzi in casa mia

tutti pazzi in casa mia

il biglietto d’acquistare per “Tutti pazzi in casa mia ” è :  1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

“Tutti pazzi in casa mia” è un film del 2015 diretto da Patrice Leconte, scritto da Florian Zeller, con: Cristian Claver, Carole Bouquet,Valerie Bonneton, Rossy de Palma, Stephane Groodt.

Un egocentrico ha diritto a poter godersi la tranquillità della propria casa?Può ascoltare senza essere disturbato un disco?
Teoricamente si, ma poi concretamente nessuno è davvero padrone a casa propria. I vicini e la famiglia possono essere delle vere mine vaganti.
Michel(Claver) è un distinto cinquantenne dentista francese che durante una visita a un mercato dell’antiquariato compra un raro disco jazz di cui è un gran appassionato.
Felice per l’acquisto corre a casa desideroso di aacoltarlo.
Ma i suoi piani vengono ben presto disattesi non appena giunto a destinazione.
La sua casa ben presto diventa un porto di mare tra vicini ingombranti, idraulici incapaci e una moglie depressa e annoiata che gli rivela un tradimento vecchio di trent’anni.
Un tradimento innocuo per Michel, essendo lui stesso fedifrago, se non fosse che ciò mette in dubbio la sua paternità con un figlio nullafacente.
Tratto da un “piece” teatrale il testo ne risente molto nel ritmo e nella struttura narrativa. il film è composto da singole gag di sé anche divertenti, ma risultando mal amalgati tra di loro.Manca un idea di fondo convincente che permetta al soggetto un vero respiro cinematografico. Un soggetto molto teatrale e di conseguenza assai statico e bloccato che sebbene punti sulla vivacità ,personalità e fisicità del protagonista alla lunga si ripete e annoia. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-tutti-pazzi-in-casa-mia/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

the ticket purchase for “Something in my house” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Something in my house” is a film of 2015 directed by Patrice Leconte, written by Florian Zeller, with: Cristian Claver, Carole Bouquet, Valerie Bonneton, Rossy de Palma, Stephane Groodt.

A self-centered has the right to be able to enjoy the tranquility of your own home? It can not be bothered to listen to a disc?
Theoretically yes, but then no one is actually really master at home. Neighbors and family can be real floating mines.
Michel (Claver) is a distinct fifties French dentist who during a visit to an antiques market buys a rare jazz record of which is a big fan.
Happy to purchase home runs eager to aacoltarlo.
But his plans were soon dismissed when reached its destination.
Her home soon became a seaport between neighboring bulky hydraulic unable depressed and bored and a wife who reveals a betrayal of thirty years old.
A betrayal harmless to Michel, himself faithless, except that it calls into question his paternity with a son-nothing.
Based on a “piece” theatrical text can be a disappointment in the pace and narrative structure. the film is made up of individual gags himself also fun, but resulting pain amalgati between loro.Manca a compelling idea that allows the subject a real breath film. A subject very theatrical and therefore very static and stuck that although points on vitality, personality and physicality of the protagonist in the long repeats and bored. continues on

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-tutti-pazzi-in-casa-mia/

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

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215) Io che amo solo te

bianchini

Il biglietto d’acquistare per “Io che amo solo te”” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Marco Ponti. Con Riccardo Scarmacio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone, Luciana Littizzetto, Eva Riccobono, Enzo Salvi, Dario Bandiera. Drammatico, 102′. 2015

Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini

Se dovessi scrivere il titolo per un articolo, invece della recensione del film Io che amo solo te, sarebbe “Sucidio creativo di Luca Bianchini”. Sottotitolo: “Otto anni dopo Ho voglia di te Chiatti e Scamarcio ci riprovano in Puglia”.

Credo che queste due frasi, da sole, possano già rendere bene l’idea della cifra artistica della pellicola di Marco Ponti.

Quest’estate in una fase da lettore più disimpegnata del solito ho scelto di dare fiducia allo scrittore Luca Bianchini e di leggere questo romanzo che ha avuto, al momento dell’uscia nel 2013, un buon successo. È stata una lettura fresca, divertente, semplice, perfetta per i mesi caldi.

Una storia d’amore tra passato e presente, ambientata nella splendida Polignano a Mare. Protagonisti due cinquantenni nostalgici, che non hanno mai vissuto la loro occasione, e si ritrovano oggi a divenire consuoceri perché i figli convolano – loro sì – a nozze.

Leggendo già vedevo nella mia mente la vicenda trasportata sul piccolo schermo, in uno di quei film tv da vedere su Rai 1 le domeniche d’inverno. Invece ecco il primo grave errore di questa produzione: fare di un testo televisivo una trasposizione cinematografica. Luca Bianchini è uomo di radio, ha un un linguaggio e uno stile basico, essenziale, che ha trasportato anche nei suoi romanzi. “Io che amo solo te” sarebbe potuto diventare un format per la televisione con poco sforzo. E invece…

Il secondo, tragico, errore è strutturale. Nel libro i veri protagonisti sono Ninella (Calzone) e Don Mimmi (Placido), amanti da ragazzi ma poi costretti dai casi della vita a sposare altre persone e amarsi solo da lontano. Nel film, invece, gli autori hanno scelto di spostare del tutto la prospettiva, puntando i riflettori per lo più sulla coppia giovane, formata da Damiano (Scamarcio) e Chiara (Chiatti), alle prese con i dubbi prematrimoniali. Decisione che riduce fascino e interesse della vicenda. Osservare la coppia Scarmarcio-Chiatti, otto anni dopo Moccia, sospirare per amore fa sbadigliare prima, e rende insofferenti poi.

Luca Bianchini ha costruito nel suo libro una struttura narrativa in tre parti, precise, snelle e gustose. C’è ritmo e ironia, e viene fuori un affresco credibile della realtà pugliese. Il film, invece, è composto da solo due parti, che mostrano limiti narrativi e di ritmo evidenti. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-io-che-amo-solo-te/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “that I love only you” “is: 1) Even given; 2) Tribute; 3) afternoon; 4) Reduced 5) Always.

A film by Mark Bridges. Riccardo Scarmacio Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone, Luciana Littizzetto, Eva Riccobono, Enzo Salvi, Dario Bandiera. Drama, 102 ‘. 2015

Based on the novel by Luca Bianchini

If I were to write the headline for an article, instead of the review of the film that I love only you, it would be “suicide any creative Luca Bianchini”. Subtitle: “Eight years later I want you Chiatti Scamarcio and tries again in Puglia”.

I believe these two sentences, alone, can already give a good idea of ​​the artistic figure of the film of Mark Bridges.

This summer, at a time as a reader more disengaged than usual I chose to trust the writer Luca Bianchini and read this novel I had, at the time dell’uscia in 2013, a success. It was a fresh reading, fun, simple, perfect for the warm months.

A love story between past and present, set in the beautiful Polignano a Mare. Starring two fifties nostalgic, who never lived their time, and are now members to become superlative convoluted because the children – their yes – wedding.

Reading already saw in my mind the story carried on the small screen, in one of those movies to see on TV RAI 1 Sunday in winter. However this is the first big mistake of this production: do a text a television film adaptation. Luca Bianchini is a man of radio, has a language and a style basic, essential, which carried even in his novels. “I just I love you” could have become a format for television with little effort. And instead…

The second, tragic error is structural. In the book, the real stars are Ninella (Calzone) and Don Mimmi (Placido), lovers of cake but then forced by the circumstances of life to marry other people and love each other from a distance. In the film, however, the authors have chosen to move all of the perspective, putting the spotlight mostly on the young couple formed by Damian (Scamarcio) and Chiara (Chiatti), struggling with doubts before marriage. Decision to reduce interest and beauty of the story. Observe the couple Scarmarcio-Chiatti, eight years after Moccia, sighing for love makes yawn before, and then makes impatient.

Luca Bianchini has built in his book, a narrative structure in three parts, precise, lean and tasty. There is rhythm and irony, and out comes a fresco credible reality Puglia. The film, however, is composed of only two parts, which show narrative limits and rhythm evident. continues on

http://paroleacolori.com/al-cinema-io-che-amo-solo-te/

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

214) Belli di Papà

gioli

Il biglietto d’acquistare per “Belli di papà” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“ Belli di Papà” è un film del 2015 diretto da Guido Chiesa, scritto da Guido Chiesa e Giovanni Bognetti, con : Diego Abatantuono, Francesco Facchinetti,Andrea Pisani, Antonio Catania, Matilde Gioli, Marco Zingaro, Barbara Tabita, Uccio De Santis, Niccolò Senni, Francesco Di Raimondo.

Avviso ai gli spettatori: Non guardate il trailer di questo film . E’ingannevole e incita alla snobismo e pregiudizio cinematografico.
E soprattutto evitate di pensare sul fatto che Francesco Facchinetti possa far parte del cast artistico
Sono le condizioni basilari affinchè possiate gustarvi una commedia italiana che, a sorpresa, diverte e convince dopo le recenti delusioni italiane come: Tutte lo Vogliono, Poli Oppostie Io che amo solo te docet.
Una settimana fa ho avuto la possibilità di assistere , durante la Festa del Cinema di Roma, a un incontro con i giovani interpreti:Matilde Gioli, Andrea Pisani e Francesco Di Raimondo.
I tre ragazzi si sono rivelati semplici, garbati e divertenti nel presentare il film e se stessi e dimostrando un’armonia di gruppo che mi ha convinto a dargli una chance.
“Belli di papà” stupisce per un testo pulito, ben scritto, fluido nella sua semplicità e immediatezza senza dover ricorrere a volgarità ed eccessi. Una commedia “old style” in cui è possibile raccontare delle verità anche scomode e imbarazzanti con il sorriso e l’ironia.

Verità italiane come quella tragicomica in cui la maggior parte dei figli sono dei “bamboccioni” e i padri sono incapaci di vedere davvero le loro potenzialità.
Un conflitto familiare e generazione ben costruito sulle spalle di Diego Abatantuono nel ruolo di Vincenzo, ricco imprenditore milanese di origine pugliese, vedovo e con tre figli lavativi e allergici alla parola sacrificio: Chiara(Gioli), Matteo(Pisani), Andrea (Di Raimondo). Chiara è la classica “pariolina”, dedita alle feste e alla moda e desiderosa di sposare il bell’imbusto Loris( Facchinetti) trascorrendo sei mesi di luna di miele alle Maldive. Andrea sogna invece di stupire il padre con un’idea imprenditoriale sui generis e Andrea parla per citazioni e ha una passione per le donne mature.
Vincenzo rendendosi conto che i figli stanno crescendo senza una vera spina dorsale decide di metterli alla prova facendogli credere che la finanza sta per realizzare un bliz e obbligandoli a una precipitosa fuga per evitare l’arresto.
E’ una fuga non in Svizzera, ma in Puglia, a Taranto, città d’origine di Vincenzo.
Qui i ragazzi sono costretti per la prima volta a guadagnarsi da vivere e lavorare e soprattutto dovendo contare sui propri talenti.
La bugia di Vincenzo diventa l’occasione per la famiglia per parlarsi come mai prima e per ogni singolo protagonista di crescere e maturare.
E’ un film corale in cui ogni attore svolge il proprio ruolo con talento e bravura dando un personale e decisivo contribuito alla riuscita del film.
Per Matilde Gioli è il terzo “indizio” che sa molto di prova che questa ragazza è destinata a diventare una vera Attrice. Matilde rivela doti comiche interessanti e poliedricità interpretative, doti rare nella maggiore parte dei suoi colleghi di maggior e presunta esperienza.
Matilde Gioli ha il dono di illuminare e conquistare la scena non solo con la bellezza, ma soprattutto con l’intensità e forza espressiva.
Non conoscevo artisticamente Andrea Pisani e Francesco Di Raimondo fino a ieri. Sono anche loro due piacevoli sorprese. Recitano in maniera naturale e credibile danno ai loro personaggi incisività e fornendo un giusto equilibrio tra comicità e realismo..
Gioli,Pisani, Di Raimondo sono nomi da segnare sull’agenda e da seguire con attenzione e curiosità.
Chiedo scusa a Francesco Facchinetti per il pregiudizio che mi sono trascinato dietro fin dentro la sala.Il suo esordio è più che decoroso. Svolge il compito con impegno e diligenza. Il suo Loris è un delizioso mascalzone.
Diego Abatantuono si carica il film sulle spalle con sacrifico e passione diventando il portatore d’acqua delle nuove leve riuscendo a creare un buon feeling e un team affiatato.
La regia di Chiesa è essenziale, diretta, di taglio televisivo e capace di costruire un prodotto gustoso, godibile magari non d’autore né da Oscar, ma che si lascia vedere..
Il finale è forse la parte più debole sia dal punto di vista della sceneggiatura e meno riuscita sul piano recitativo, ma in fondo lo spettatore non può non pensare che è sempre difficile e faticoso staccarsi dalla famiglia e diventare adulti e sorridere di come i nostri protagonisti ci siano riusciti in una favola made in Taranto.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “Beautiful Day” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Beautiful Dad” is a film of 2015 directed by Guido Chiesa, written by Guido Chiesa and John Bognetti, with: Diego Abatantuono, Francesco Facchinetti, Andrea Pisani, Antonio Catania, Matilde Gioli, Marco Zingaro, Barbara Tabita, Uccio De Santis, Niccolò Senni, Francesco Di Raimondo.

Note to viewers: Do not look at the trailer for this movie. E’ingannevole and incites snobbery and prejudice film.
And especially avoid thinking about the fact that Francesco Facchinetti will be part of the artistic cast
Are the basic conditions so that you can enjoy an Italian comedy which, surprisingly, fun and convincing after recent disappointments as Italian: All you want, Poli Oppostie that I love only you docet.
A week ago I had the opportunity to attend, at the Rome Film Festival, in a meeting with the young performers: Matilde Gioli, Andrea Pisani and Francesco Di Raimondo.
The three boys have proven simple, polite and fun to present the film and themselves and demonstrating a harmony group that convinced me to give it a chance.
“Beautiful Day” surprises for a clean text, well written, fluid in its simplicity and directness without resorting to vulgarity and excess. A play “old style” in which you can tell the truth even uncomfortable and awkward with a smile and irony.

Italian tragicomic truths like that where most of the children are “big babies” and fathers are unable to really see their potential.
A family conflict and well-generation built on the shoulders of Diego Abatantuono in the role of Vincent, wealthy Milanese businessman from Puglia, a widower with three children and drifters allergic to the word sacrifice: White (Gioli), Matthew (Pisani), Andrea (Di Raimondo ). Chiara is the classic “Parioli”, devoted to parties and fashionable and eager to marry bell’imbusto Loris (Facchinetti) spending six-month honeymoon in the Maldives. Andrea dreams instead to surprise his father with a business idea sui generis and Andrea speaks for citations and has a passion for mature women.
Vincent realized that the children are growing up without a real backbone decides to test them into believing that the finance is going to make a blitz and forcing a hurried flight to avoid arrest.
It ‘an escape not in Switzerland, but in Apulia, in Taranto, hometown of Vincenzo.
Here the boys are forced for the first time to make a living and work and especially having to rely on their talents.
The lie of Vincent becomes the occasion for the family to talk to each other like never before and for each character to grow and mature.
It ‘an ensemble piece in which each actor plays its role with skill and talent by giving a personal and decisive contribution to the success of the film.
For Matilde Gioli is the third “clue” who knows a lot of evidence that this girl is set to become a real Actress. Matilda reveals interesting comedic skills and versatility of interpretation, qualities rare in the greater part of most of his colleagues and alleged experience.
Matilde Gioli has the gift of light and capture the scene not only the beauty, but also with the intensity and expressive power.
I did not know artistically Andrea Pisani and Francesco Di Raimondo until yesterday. Two of them are also pleasant surprises. Recite in a natural and believable characters give their incisiveness and providing the right balance between comedy and realism ..
Gioli, Pisani, Di Raimondo names are to be scored on the agenda and to follow with attention and curiosity.
I apologize to Francesco Facchinetti for the prejudice that I dragged behind right into the sala.Il its debut is more than decent. It performs the task with commitment and diligence. His Loris is a delightful rascal.
Diego Abatantuono you load the film on his shoulders with sacrifice and passion to become the water carrier of the newcomers being able to create a good feeling and a good team.
The direction of the Church is essential, direct, cutting television and able to build a tasty, maybe not enjoyable copyright nor by Oscar, but that can be seen ..
The finish is perhaps the weakest part and from the point of view of the script and least successful in terms recitative, but in the end the viewer can not help but think that it is always difficult and tiring break away from the family and growing up and smile as our protagonists they succeeded in a fairy tale made in Taranto.

Vittorio De Agro presents “Being Melvin”

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213 ) Solitude Creek -Hard News (Jeffery Deaver )

Recensioni a cura di Lorenzo Dagnino :

SolitudeJeffery Deaver – Giugno 2015 – Rizzoli

Finalmente è tornata. L’agente speciale del California Bureau of Investigation Kathryn Dance è di nuovo sulle tracce di un pericoloso criminale.
Questa volta, Dance da la caccia ad un uomo molto astuto che le darà non poco filo da torcere durante tutta la durata dell’indagine.
Penisola di Monterey, stato della California. Durante un concerto al “Solitude Creek”, famoso locale della zona, qualcuno chiama Sam Cohen, il proprietario, avvisandolo della presenza di un incendio nelle cucine. Il fumo, intanto, si propaga in sala scatenando il panico tra i presenti. Il locale sovraffollato è ora in preda alla follia umana e molte persone, tentando la fuga, muoiono schiacciate nell’orribile calca perché le uscite di emergenza erano state bloccate da un camion, anomalamente parcheggiato all’esterno del locale.
L’agente Kathryn Dance, sollevata dal suo incarico si “agente speciale” dopo essersi lasciata sfuggire un pericoloso killer si trova sul luogo per controllare le varie assicurazioni in possesso di Cohen.
Spinta dalla naturale curiosità di detective, però, riesce a scoprire che in realtà l’incendio non è scoppiato nel locale, bensì è stato appositamente appiccato in un cassonetto dell’immondizia sotto i condotti di areazione all’esterno, in modo che il fumo potesse invadere la sala e propagare il panico tra la folla.
La polizia deduce immediatamente che si tratti di un attacco terroristico: dopo l’11 Settembre infatti la psicosi è dilagata.
Una lunga indagine, un’importante partita a scacchi a colpi di intuizione e rocambolesche fughe porteranno all’arresto di Antioch March, un uomo americano di origine greca che lavora per un sito umanitario.
Dietro il nobile obbiettivo del suo lavoro, però, si cela un malato e orrido mercato della morte, un vero e proprio compravendi voyeurista di vere immagini di omicidi, cadaveri e corpi martoriati.
La cattura del killer sarà la prima grande notizia per Kathryn, seguita poi dalla proposta di matrimonio da parte del suo collega e amico Michael O’Neil, che verrà da lei accettata e concluderà la trama.
Da un certo punto di vista, Solitude Creek è un libro atipico, considerati gli standard di uno scrittore come Deaver.
Certo, non mancano l’azione e l’adrenalina tipiche dei suoi migliori thriller ma, a differenza di molti altri suoi romanzi, in Solitude Creek l’assassino è noto al lettore.
Se, da una parte, ciò aiuta molto a entrare nelle dinamiche comportamentali e nelle parti più intime della mente dell’assassino, dall’altra riduce notevolmente la suspance e la possibilità di inserimento dei numerosissimi colpi di scena “Deaveriani”, comunque sostanziosamente presenti nel libro.
Solitude Creek conferma la grande maestria di Deaver nel gestire le sue storie. La ricchezza di dettagli, regalata però attraverso l’utilizzo di uno stile mai prolisso, permette al lettore di entrare con mente e cuore all’interno della storia, rendendo anche la lettura molto scorrevole, interessante e piacevole.
Nel complesso, Solitude Creek si pone come nuovo grande successo di Jeffery Deaver, pur essenso molto lontano da titoli ormai già divenuti classici dell’autore di Chicago, come “Il collezionista di ossa” o “La luna fredda”.
Sicuramente, in questo caso non si può parlare di libro consigliato a un lettore che non abbia mai toccato il genere thriller ma per noi amanti del giallo d’azione e di Jeffery Deaver, Solitude Creek è un libro che in nessun modo può mancare dalla nostra libreria.

VOTO SINTETICO: 7.5

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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hard news

HARD NEWS

Jeffery Deaver – Ottobre 2015- Rizzoli

Con il terzo e presumibilmente ultimo libro della “trilogia di Rune”, l’acclamato maestro del thriller Jeffery Deaver ci accompagna in un lungo, inquietante e, perché no, nostalgico tuffo nella New York e nel mondo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.
Decenni che ormai, come conferma durante l’intervista a Bookcity -Milano, sono lontani dalla mente e dal cuore delle persone un po’ come l’antica Roma.
Decenni fatti di VHS, di lunghi fili e grossi microfoni e, tratto condiviso anche coi nostri giorni, di giornalismo guidato da “volgari menzogne e pericolosi inganni”.
Rune, giovane reporter newyorkese del “Network” è alle prese con la sua movimentata e disorganizzata vita da giovane giornalista televisiva: tantissimo lavoro, qualche servizio di seconda categoria ogni tanto e una piccola casa condivisa con una donna e una bambina che lei ritiene di aver ospitato per ormai troppo tempo.
Una vita molto stressante ma, dopotutto, molto serena.
Finché tutto cambia.
Una lettera, recapitata sulla sua scrivania, la porterà sulle tracce di un caso che apparirà immediatamente una menzogna per coprire qualcuno.
Randy Boggs, occasionale venditore porta a porta e piccolo imprenditore del Maine caduto in rovina, viene arrestato e condannato a New York per omicidio.
La lettera che riceve Rune è proprio la disperata richiesta dell’uomo, che chiede a un’emittente televisiva di cercare di far si che lui venga scarcerato.
Rune prende subito a cuore questo caso ma i dubbi le saltano subito alla mente: perché proprio lei? Perché proprio il network?
La risposta arriva in men che non si dica dal suo capo, Piper Sutton, una donna il cui caratteraccio nasconde un ego immenso ma anche un grande cuore.
Perché Randy Boggs è accusato di aver ucciso Lance Hopper, ex capo del network. Aiutata da Bradford, giovane giornalista e da Lee Maisel, produttore esecutivo, Rune muoverà mari e monti per scoprire la verità e scagionare Randy Boggs.
Una volta completato, però, il servizio scompare e ogni traccia a esso collegata, compreso un testimone (che verrà trovato morto) svanisce nel nulla.
Rune ha perso la grande storia che le avrebbe permesso di diventare una giornalista famosa.
La ragazza, però, non si da per vinta e, dopo numerose peripezie, arriverà a scoprire che l’omicidio di Hopper è stato architettato dallo stesso Maisel, che Boggs è davvero innocente e che l’esecutore fisico è un ex mercenario di zone di guerra di nome Jack Nestor.
Hard News è un libro molto coraggioso che mette in luce alcune dinamiche di potere dei media decisamente sconosciute al grande pubblico.
Seppur ambientato negli anni ’90, questo romanzo ha una profonda attualizzazione soprattutto per quanto riguarda la guerra in medio oriente, che invito i lettori ad approfondire leggendo questo libro, che consiglio.
La lettura si presenta a volte un po’ lenta e macchinosa, con numerose descrizioni dettagliate e disquisizioni sulle dinamiche comportamentali e decisioni di Rune soprattutto all’inizio del libro, essendo questo non un vero e proprio thriller d’azione alla Deaver, bensì più un misterioso giallo di vecchia scuola inglese, alla Agatha Christie.
In generale si può considerare Hard News un libro assolutamente all’altezza del nome di Jeffery Deaver, anche se notevolmente inferiore ad altri titoli ben più fortunati dello stesso scrittore.
La (abbastanza) breve lunghezza (circa 300 pagine) compensa, comunque, la lettura a tritti molto impegnativa della prima metà del libro.

VOTO SINTETICO: 7

Jeffery Deaver – June 2015 – Rizzoli

Finally he returned. Special Agent of the California Bureau of Investigation Kathryn Dance is back on the trail of a dangerous criminal.
This time, Dance by hunting a very clever man who will give her more than a little hard time throughout the duration of the investigation.
Monterey Peninsula, the state of California. During a concert at the “Solitude Creek”, the famous local area, someone called Sam Cohen, the owner, informing him of the presence of a fire in the kitchen. The smoke, meanwhile, spreads in the hall sparking panic among those present. The place is overcrowded now prey to human folly and many people, trying to escape, die crushed in the horrible crowd because emergency exits had been blocked by a truck, abnormally parked outside the room.
The agent Kathryn Dance, relieved from his post is “Special Agent” after he let slip a dangerous killer is on site to control the various insurance holding Cohen.
Driven by natural curiosity detective, however, manages to discover that in fact the fire is not blown into the room, but was specifically set it in a dumpster in the ventilation ducts on the outside, so that the smoke could invade the room and spread panic among the crowd.
The police immediately deduced that it is a terrorist attack: after September 11 fact psychosis has spread.
A lengthy investigation, an important game of chess with strokes of intuition and daring escapes lead to the arrest of Antioch March, an American man of Greek origin who works for a humanitarian site.
Behind the noble goal of his work, however, lies a sick and horrible death of the market, a real compravendi voyeur of real images of killings, corpses and tortured bodies.
The capture of the killer will be the first great news for Kathryn, followed by the marriage proposal by his colleague and friend Michael O’Neil, who will be accepted by you and will end the storyline.
From one point of view, Solitude Creek is an atypical book, by the standards of a writer like Deaver.
Of course, no shortage of action and excitement typical of his best thriller but, unlike many of his novels, in Solitude Creek the murderess is known to the reader.
If, on the one hand, it helps a lot to get into the behavioral dynamics and in the most intimate parts of the mind of the killer, the other greatly reduces the suspense and the possibility of inclusion of the many twists “Deaveriani”, still present in sostanziosamente book.
Solitude Creek confirms the great skill of Deaver in managing his stories. The richness of detail, however, donated through the use of a style never wordy, allows the reader to enter with mind and heart in the story, making it even reading very smooth, interesting and enjoyable.
Overall, Solitude Creek to become the new success of Jeffery Deaver, while essenso far from securities now already become classics author of Chicago, as “The Bone Collector” or “The Cold Moon”.
Surely, in this case one can not speak of recommended book to a reader who has never touched the thriller genre but for us lovers of the yellow action and Jeffery Deaver, Solitude Creek is a book that in no way can be missing from our library.

VOTE SUMMARY: 7.5

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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HARD NEWS

Jeffery Deaver – October 2015- Rizzoli

With the third and presumably final book in the “trilogy of Runes”, the acclaimed master of Jeffery Deaver thriller takes us on a long, disturbing and, why not, nostalgic dip in New York and around the world at the turn of the 80s and ’90.
Decades now, as confirmed during the interview Bookcity-Milan, are far from the minds and hearts of people a bit ‘like ancient Rome.
Decades made of VHS, long wires and big microphones and, suddenly shared also with our days, journalism led by “vulgar lies and dangerous deceits”.
Runes, young New York reporter of “Network” is struggling with its wild and disorganized life as a young TV journalist: a lot of work, some second-class service every once and a small house shared with a woman and a little girl that she believes that it has It hosted for far too long.
A very stressful life but, after all, very serene.
As long as everything changes.
A letter, delivered on his desk, will take on the trail of a case that will instantly appear a lie to cover someone.
Randy Boggs, occasional door to door salesman and small business owner in Maine fallen into disrepair, was arrested and sentenced in New York to murder.
The letter he receives Rune is just the desperate man’s request, which asks a television broadcaster to try to ensure that he is released from prison.
Rune immediately take to heart this case but doubts the jump to mind: why her? Why the network?
The answer comes in next to no time by his boss, Piper Sutton, a woman whose temper conceals a huge ego but also a big heart.
Why Randy Boggs is accused of killing Lance Hopper, former head of the network. Aided by Bradford, a young journalist and Lee Maisel, executive producer, Rune move heaven and earth to uncover the truth and exonerate Randy Boggs.
Once completed, however, the service disappears, and all traces connected to it, including a witness (to be found dead) vanishes into thin air.
Rune has missed the big story that would allow her to become a famous journalist.
The girl, however, not to be won and, after many adventures, come to discover that the murder of Hopper was concocted by the Maisel, that Boggs is really innocent and that the physical performer is a former mercenary zones War named Jack Nestor.
Hard News is a very brave book that sheds light on some of the dynamics of power of the media much unknown to the general public.
Although set in the ’90s, this novel has a deep discounting especially regarding the war in the Middle East, which I invite readers to deepen by reading this book, which I recommend.
The reading appears at times a bit ‘slow and cumbersome, with many detailed descriptions and disquisitions on behavioral dynamics and decisions Rune especially at the beginning of the book, since this is not a real action thriller to Deaver, but more a mysterious yellow old English school, the Agatha Christie.
In general it can be considered a book Hard News absolutely up to the name of Jeffery Deaver, although significantly less than other titles far more fortunate of the writer himself.
The (relatively) short length (about 300 pages) compensates, however, the reading in tritti very demanding of the first half of the book.

VOTE SUMMARY: 7

212) Eva non dorme -Mustang

Eva non dorme

Una nazione si riconosce nei santi, negli eroi e nei simboli. Un popolo ha bisogno di un Leader che possa trascinarlo con coraggio e ottimismo verso il futuro. In Sud America accade spesso che gli uomini politici fondino parte del loro potere sul culto della personalità e sul carisma. Raramente avviene per una donna ma, se questa donna è Evita Peròn, la prospettiva cambia del tutto. Per gli Argentini Evita Peròn è una santa, un’icona, una protettrice, la donna che incarnò i desideri e i sogni della povera gente, diventandone il megafono. Evita fu solo la “First Lady” del Presidente Peròn ma, nei fatti, era lei a comandare e influenzare l’azione di governo. Quando morì a soli trentatre anni per un cancro, un intero Paese si fermò per rendere omaggio alla sua “eroina”. Anche adesso Evita esercita fascino e influenza sulla popolazione e, quando i vertici militari decisero di rovesciare il governo peronista nel 1955, compresero che anche il solo corpo della donna potesse provocare disordini e così decisero di occultarlo. “Eva non dorme”, del regista Pablo Aguero con Gaèl Garcia Bernal, è un mal riuscito ibrido di generi tra lo spionistico e lo storico.
Costruito, da una parte, con uno stile cupo e angosciante, per rendere chiaro ed esplicito allo spettatore il grave e tragico momento storico dell’epoca e, dall’altra, esasperati i toni e le reazioni dei personaggi con il desiderio di raccontare la venerazione di un popolo, il film si impantana fin da subito in una palude narrativa difficile da superare per il pubblico.
La scelta di suddividere la storia in tre piccoli atti, come se fosse una tragedia, invece di aumentare il pathos e il ritmo, la rende assai lenta e macchinosa. Non convince la cornice in cui si muovono i personaggi, anch’essi messi in scena in una chiave tra l’onirico e il surreale poco aderente alla realtà.
È possibile fare cinema con gli strumenti del teatro, ma non con questi modesti risultati.
L’idea di raccontare come il corpo di Evita Peròn sia stato trafugato e nascosto in Vaticano per decenni è assolutamente interessante e intrigante, ma poi la messa in scena di una regia opaca e statica porta lo spettatore lentamente alla noia, non avendo più chiaro il vero filo rosso della storia.
Dispiace scriverlo, ma anche alla Festa del cinema di Roma ho visto un film non meritevole di essere guardato.

mustang
Da una donna forte argentina come Evita Peròn, nel pomeriggio mi sono spostato in Turchia per conoscere e apprezzare cinque piccole donne, sorelle che, a modo loro, combattano per rivendicare libertà e indipendenza. Sto parlando dell’interessante film “Mustang” della regista franco-turca Deniz Gamze Erguven che già a Cannes ha riscosso consensi di critica e pubblico, vincendo un premio e che la Francia ha candidato agli Oscar come miglior film francese, meritevole, a mio parere, di un biglietto “Ridotto”.
La Turchia è stata colpita, pochi giorni fa, da un tragico attentato oltre ad essere da tempo criticata dai media stranieri per il mancato rispetto dei diritti civili e politici. Ed è soprattutto la condizione della donna in Turchia ad essere molto critica, vittima di un tentativo di ridurla ad oggetto dell’uomo.
“Mustang” è un magnifico e amaro affresco della società turca che racconta quale sia il pensiero dominante.
Lo spettatore conosce fin dalla prima scena le belle e spensierate Lale, Nur, Ece, Selma e Sonay, ragazze semplici che studiano e amano trascorrere ore in compagnia degli amici, fare una passeggiata al mare e tanto altro, ma ciò che ai nostri occhi appare “normale”, in Turchia e, in particolare a Inèbolu, paesino a 600 km da Istanbul, può diventare motivo di censura.
Le cinque sorelle, orfane di entrambi i genitori, vengono di fatto recluse in casa dalla nonna e dallo zio, preoccupati che la condotta “indecorosa” delle nipoti possa portare vergogna alla famiglia.
Le ragazze vengono “istruite” per diventare delle vere donne turche e quindi adatte al matrimonio.
Non importa che siano appena adolescenti o che magari abbiano sogni o amori propri, è la famiglia a stabilire chi sposare e quando.
In rapida successione, Lale e Nur vengono date in moglie, non prima di aver verificato, con una visita ginecologica, che siano ancora vergini. Lo spettatore osserva queste scene e non può non provare empatia e compassione per le ragazze, costrette a subire questa violenza psicologica e morale. Una violenza che Ece, la terza sorella destinata al matrimonio, rifiuta preferendo compiere un atto estremo.
In un clima di terrore e imposizione, è la piccola Sonay a rappresentare la ribellione e la voglia di emanciparsi e rifiutare il futuro scritto da altri. “Mustang” è un pugno nello stomaco e, nello stesso tempo, fa sentire lo spettatore partecipe e arrabbiato di fronte a certi scenari. Il testo è ben scritto, diretto, duro, tanto da rieuscire a trasmettere emozioni e sensazioni chiare e precise. Forse sarebbe stato più opportuno asciugare maggiormente il testo. Dopo una buona partenza vivace, le autrici, per rendere chiaro il messaggio, allungano troppo il brodo, facendo perdere incisività e pathos alla storia. “Mustang” ha il pregio di un impianto narrativo semplice e funzionale con delle scene costruite in maniera teatrale ma, se da una parte coinvolge lo spettatore, dall’altra incorre nel rischio della staticità narrativa e di far perdere quota al lato emotivo. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

A nation we recognize in the saints, in the heroes and symbols. A nation needs a leader who can drag it with courage and optimism towards the future. In South America it is common for politicians gray background: some of their power on the cult of personality and charisma. Rarely it happens to a woman, but if this woman is Evita Peron, the perspective changes completely. For Argentine Evita Peron is a saint, an icon, a patron, the woman who embodied the hopes and dreams of the poor, becoming the megaphone. Evita was only the “first lady” of President Peron but, in fact, she was in control and influence government action. When he died just thirty-three years for a cancer, a whole country stopped to pay tribute to his “heroine”. Even now Evita exerts fascination and influence on the population and, when military leaders decided to overthrow the Peronist government in 1955, they realized that the only woman’s body could cause unrest and so they decided to hide it. “Eva does not sleep”, director Pablo Aguero with Gael Garcia Bernal, is an unsuccessful hybrid of genres between the spy and the historian.
Built on the one hand, with a style dark and frightening, to make clear and explicit to the viewer the serious and tragic moment in history of the time and, on the other, exasperated tones and reactions of the characters with the desire to tell the veneration of a people, the film bogs down right away in a swamp narrative difficult to overcome for the public.
The decision to divide the story into three small acts, like it was a tragedy, instead of increasing pathos and pace, making it very slow and cumbersome. Does not convince the frame in which the characters move, also staged in a key between dream and surreal little relation to reality.
You can make movies with the tools of the theater, but not with these modest results.
The idea of ​​telling how the body of Evita Peron was stolen and hidden in the Vatican for decades is very interesting and intriguing, but then the staging of a directed dull and static takes the viewer slowly to boredom, not having clear real thread of history.
Sorry to write, but also to the Film Festival in Rome I saw a film worthy of being watched.
A strong woman as Argentine Evita Peron, in the afternoon I moved to Turkey to learn about and appreciate five small women, sisters, in their own way, fight for freedom and independence claim. I’m talking about the interesting film “Mustang” by French-Turkish Deniz Gamze Ergüven already in Cannes has received acclaim from critics and audiences, winning a prize and that France has nominated for an Oscar for best French film, worthy, in my opinion , a ticket “Reduced”.
Turkey has been hit, a few days ago, a tragic attack in addition to being long criticized foreign media for not respecting the civil and political rights. And it is especially the status of women in Turkey to be very critical, the victim of an attempt to reduce it to an object of man.
“Mustang” is a magnificent and bitter fresco of Turkish society that tells what the dominant thought.
The viewer knows from the very first scene of the beautiful and carefree Lale, Nur, Ece, Selma and Sonay, simple girls who study and love to spend hours in the company of friends, take a walk to the beach and much more, but what appears to our eyes “normal”, in Turkey, in particular in Inebolu, a village 600 km from Istanbul, may become a source of censorship.
The five sisters, orphans of both parents, are in fact recluse at home by his grandmother and uncle, concerned that the conduct “unbecoming” of grandchildren can bring shame to the family.
The girls are “educated” to become a real Turkish women and so good at marriage.
No matter that they are just teenagers or who may have dreams or their love, is the family to decide whom to marry and when.
In quick succession, Lale and Nur are given in marriage, not before checking with a gynecological examination, that they are still virgins. The viewer observes these scenes and can not but feel empathy and compassion for girls, forced to undergo psychological and moral violence. This violence Ece, the third sister destined for marriage, preferring to fulfill he rejects an extreme act.
In a climate of terror and imposition, it is the small Sonay to represent the rebellion and the desire to emancipate themselves and reject the future written by others. “Mustang” is a slap in the face and at the same time, makes the viewer feel participatory and angry when faced with certain scenarios. The text is well written, direct, hard, much to rieuscire to convey emotions and feelings clear and precise. Perhaps it would be better to dry more text. After a good start lively, the authors, to make clear the message, too lengthen the stock, losing sharpness and pathos to the story. “Mustang” has the advantage of a narrative simple and functional with scenes built in a theatrical manner but, on the one hand engages the viewer, the other incurs the risk of static and narrative to lose share to the emotional side.

211) Dobbiamo Parlare – Carol

Dobbiamo parlare

Quando una coppia incomincia a parlare è assai probabile che il rapporto entri in crisi. Se tale richiesta arriva da una donna, la catastrofe è imminente. Quali siano i segreti dello stare insieme, a prescindere se ci sia l’amore o la felicità, è il punto di partenza della nuova commedia ”Dobbiamo Parlare”, scritta, diretta e interpreta da Sergio Rubini e presentata alla Festa del Cinema di Roma. Un film diverso dal solito fin dall’ideazione e produzione poiché, come ha sottolineato Rubini in conferenza stampa, dopo la stesura del testo, scritto anche dallo scrittore Diego de Silva e da Carla Cavalluzzi e la scelta degli attori, Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese e Maria Pia Calzone, il produttore Carlo Degli Esposti ha accolto l’idea del regista di farne una prima “pièce” teatrale con sei repliche nelle Marche per saggiare le reazioni del pubblico in sala e, soprattutto, valutare la qualità dei contenuti. Un esperimento nuovo per l’Italia, che ci auguriamo possa essere replicato, pochè gli effetti positivi si sono visti nella messa in scena cinematografica. Girato in una stanza che sembra ricordare il film inglese ”Carnage”, anch’esso di origine teatrale, trova, dopo una partenza faticosa, una sua vivacità narrativa e fluidità scenica per merito degli interpreti, che dimostrano di aver creato un team affiatato e convincente. Due coppie agli antipodi che si ritrovano, una notte, a invertirsi i ruoli e a confrontarsi sullo stato del loro rapporto. Come fosse una “pièce teatrale”, nella prima parte guadagna il centro della scena la coppia in crisi più sguaiata e nevrotica, composta dal Prof (Bentivoglio) stimato chirurgo, ma rozzo e volgare nei modi e nel linguaggio e dalla moglie Costanza (Calzone), i quali si autoinvitano a casa degli amici Vanni (Rubini) e Linda (Ragonese), entrambi scrittori, per sfogarsi e accusarsi reciprocamente delle proprie infedeltà e soprattutto problematiche matrimoniali. Ma, più si urlano contro e minacciano di separarsi, più la coppia si avvicina, mostrando una solidità affettiva di fondo, al di là delle divergenze. Invece, la coppia Vanni-Linda, che si ritaglia all’inizio la parte di arbitro e di mediatore, in apparenza granitica e sicura di sé, incomincia a sgretolarsi e a porsi delle domande sulla propria relazione. Le urla di Costanza diventano i dubbi di Linda. Le mancanze del Prof si trasformano nei limiti e nelle passività di Vanni agli occhi della compagna. Un riuscito gioco di ruoli in cui nulla rimane stabile e fermo, confermando come la parola ferisca più di una spada. Fabrizio Bentivoglio, che ricorda, nella gestualità, nei toni e nella fisicità, il compianto Mario Brega, è perfettamente calato nel ruolo senza mai eccedere, dando al suo personaggio una cifra comica inaspettata e confermando il suo talento. Maria Pia Calzone regala una prestazione solida, in linea con il personaggio, un egoismo elegante e incisivo. Isabella Ragonese, dopo un inizio a fari spenti, si illumina nel finale, dando prova di spessore e di grande forza interpretativa. La regia di Rubini è pulita, forse un po’ statica e con ritmo narrativo a singhiozzo, ma convince nella direzione degli attori e riesce a mantenere fino alla fine un buon pathos narrativo, meritandosi un biglietto “Ridotto”.

Carol
Dopo la violenza delle parole della sera,la mattina successsiva lo scenario è cambiato completamente con il film “Carol” di Todd Haynes. Lodato allo scorso Festival di Cannes e premiata come miglior attrice Rooney Mara, ero molto curioso di vederlo. Basato sul romanzo Carol di Patricia Highsmith, il film è ambientato all’inizio degli anni cinquanta a New York. Racconta l’amore lesbo tra la raffinata e compita Carol(Blanchett) e la giovane e aspirante fotografa Therese (Mara). Due donne che si trovano causalmente in grande magazzino e fin dal primo incontro tra le due scocca una scintilla,una simpatia,un’attrazione che le porta lentamente a un legame forte e puro. Carol è una donna borghese, elegante, a un passo dal divorzio e con una figlia piccola. Non sappiamo molto di lei, ma lo spettatore coglie il desiderio della donna di liberarsi dalle catene sociali imposte per poter vivere appieno sua identità anche sessuale. Un’identità che ha provocato la rottura con il marito e rischia di farle perdere l’affidamento della figlia. Eppure Carol non vuole più fingere con se stessa e il mondo. Come l’ingenua Therese, che non ha ben chiaro il proprio futuro, sente di essere attratta da Carol e non rinuncia a seguire il suo istinto, Non vuole sposarsi come imporrebbe l’etichetta. È un inno al coraggio, alla libertà che qualsiasi donna dovrebbe e vorrebbe avere. La forza di dire “no” all’uomo e di poter affrancarsi. Temi forti resi in maniera egregia dalla coppia Blanchett-Mara che, con poche parole e tanti silenzi e sguardi, riescono a trasmettere una carica emotiva intensa e creano un ponte emotivo con il pubblico. Rooney Mara si conferma attrice in costante crescita artistica. Ciò però non basta a salvare il film da un’esasperante lentezza e staticità narrativa che rende la visione del film assai faticosa.. continua su

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Vittorio De Agrò  e Cavinato Editore presentano ” Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

When a couple begins to speak it is very likely that the relationship comes into crisis. If such a request comes from a woman, the catastrophe is imminent. What are the secrets of being together, regardless of whether there is love or happiness, it is the starting point of the new comedy “We need to talk”, written, directed and performed by Sergio Rubini and presented at the Rome Film Festival. A different kind of film production from the very beginning and since, as pointed out by Ruby at a press conference, after the drafting of the text, also written by writer Diego de Silva and Carla Cavalluzzi and the choice of actors, Fabrizio Bentivoglio, and Isabella Ragonese Maria Pia Calzone, producer Carlo Degli Esposti welcomed the idea of ​​the director to make an initial “play” play with six replicates in the Marche to test the reactions of the audience and, above all, assess the quality of content. A new experiment for Italy, which we hope will be replicated, poché the positive effects were seen in the staging film. Shot in a room that seems to remember the British film “Carnage”, also of theatrical origin, is, after a difficult start, his lively narrative and scenic fluidity for about interpreters, who can prove they created a harmonious team and convincing. Two couples who find themselves at odds, one night, to reverse the roles and to discuss the status of their relationship. Like a “play” in the first part gains center stage the couple in crisis more coarse and neurotic, composed by Prof (Bentivoglio) Estimated surgeon, but rude and vulgar manner and speech and his wife Constance (Calzone) , who invite themselves to the homes of friends Vanni (Rubini) and Linda (Ragonese), both writers, to romp and accuse each other of their infidelity and especially problematic marriage. But, the more you yell and threaten to secede, the more the pair approaching, showing a solid emotional base, beyond the differences. Instead, the couple Vanni-Linda, who carves out the early part of arbitrator and mediator, apparently granitic and confident, starts to crumble and ask themselves questions about their relationship. The screaming Constance become the doubts Linda. Deficiencies of Prof turn within the limits and liabilities of Vanni in the eyes of his partner. A successful game of roles in which nothing remains stable and firm, confirming that the word hurts more than a sword. Fabrizio Bentivoglio, reminiscent, in gestures, tones and physicality, the late Mario Brega, it fell perfectly into the role without exceeding, giving his character an unexpected comic figure and confirming his talent. Maria Pia Calzone gives a solid performance, in line with the character, selfishness elegant and incisive. Isabella Ragonese, after a start without headlights, lights in the final, giving proof of great strength and depth of interpretation. Directed by Rubini it is clean, maybe a bit ‘static and narrative rhythm in fits and starts, but convinces actors’ direction and is able to maintain until the end of a good narrative pathos, earning a ticket “Reduced”.
After the violence of the words of the evening, the morning successsiva the scenario has changed completely with the film “Carol” by Todd Haynes. Praised last Cannes Film Festival and awarded best actress Rooney Mara, I was very curious to see him. Based on the novel by Patricia Highsmith Carol, the film is set in the early fifties in New York. He tells the lesbian love between the refined and accomplished Carol (Blanchett) and the young and aspiring photographer Therese (Mara). Two women are causally in department store and from the first meeting between the two a spark, a sympathy, an attraction that slowly leads to a strong and pure. Carol is a middle-class woman, elegant, on the verge of divorce and a young daughter. We do not know much about her, but the viewer grasps the woman’s desire to break free from the chains of social tax to be able to fully enjoy his sexual identity also. An identity that has caused the rupture with her husband and threatens to make her lose custody of her daughter. Yet Carol does not want to pretend to herself and the world. As the naive Therese, who did not clear their own future, feels attracted to Carol and refused to follow his instincts, he does not want to get married as impose the label. It is a hymn to the courage, freedom, and that any woman would want to have. The strength to say “no” to the man and to be able to free themselves. Strong themes become so egregious by the couple Blanchett-Mara, with few words and many silences and glances, they manage to convey a strong emotional charge and create an emotional bridge with the public. Rooney Mara confirms actress in constant artistic growth. This is not enough to save the film from an exasperating slowness and static narrative that makes the movie very tiring .. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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210) Crimson Peak

crismon

Il biglietto d’acquistare per “Crimson Peak” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Crimson Peak” è un film diretto da Guillermo del Toro, scritto da : Guillermo del Toro, Matthew Robbins, Lucinda Coxon, con : Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston, Charlie Hunnam.

Confesso di essere andato oggi pomeriggio al cinema a spinto più dalla curiosità più che da una vera passione per il genere.
Sono uno estimatore di Guillermo Del Toro considerandolo un regista visionario come pochi e capace di regalare nel corso degli anni delle pellicole uniche.
Lo stesso cast era sulla carta di grande talento e di personalità che in precedenti performance avevano esaltato il mio esigente palato di spettatore pagante.
Insomma c’erano le condizioni per trascorrere un pomeriggio piacevole.
Eppure stasera sono davanti alla tastiera e ho difficoltà a scrivere questa recensione.
Mi sento come un amante deluso. Fiducioso e speranzoso di trascorrere un appuntamento con una bellissima donna invece mi sono ritrovato in compagnia di una ragazza intelligente, ma solo carina.
“Crimson Peak” ti avvolge nella sua atmosfera gotica, ti colpisce per i colori cupi, ti stupisce per la costosa e impotente scenografia e non puoi non ammirare i sontuosi costumi.
Ma fin dalle prime battute ti accorgi che la storia non decolla, risultando piatta e prevedibile.
Conosci la giovane Edith Cushing (Wasikowska) come voce narrante del film che si racconta al pubblico fin da quando bambina rimasta traumatizzata dalla morte della madre la vede apparire nelle notti insonne come fantasma profetico di sciagure Divenuta grande sogna di diventare scrittrice ,ma i suoi scritti sono rifiutati dall’editore perché non c’è amore tra le pagine.
L’amore che però presto conoscerà con le sembianze del tenebroso e fascinoso Sir Thomas Sharpe (Hiddleston) venuto dall’Inghilterra in cerca di finanziatori per le sue invenzioni in compagnia della glaciale lugubre sorella Lady Lucille Sharpe (Chastain). Due fratelli che emanano mistero e pericolo a solo vederli. Edith, dopo la tragica e sospetta morte del padre, decide di sposare Thomas e di trasferirsi nella sua tenuta a Crimson Peak.
Ben presto Edith si renderà conto di essere caduta in una mortale trappola e di essere prigioniera della diabolica coppia.
Un testo debole , avaro di creativitvà, che segue una linea retta senza mai cambiare passo rimanendo impantanato in un struttura narrativa statica e teatrale, ma poco incisiva e avvolgente.
Non è un horror, né un thriller, ma semmai è un riedizione dei libri di Edgar Allan Poe o se preferite un omaggio al genere noir senza però averne il tocco pungente e ipnotico
La regia sebbene talentuosa e come sempre visionaria non entusiasma fino in fondo. Capace di costruire scene visivamente intriganti e complesse, ma risultando slegate tra loro senza riuscire a delineare un vero filo rosso narrativo.
Gli attori presi singolarmente sono degni di menzione per capacità scenica, forza espressiva e talento, ma nell’insieme funzionano poco. Non fanno squadra.
Jessica Chastain nel ruolo di Lucille è assolutamente diabolica e fascinosa. Una performance intensa e ben calibrata sul piano psicologico. Una nomination agli Oscar non è da escludere.
Il finale rievoca la scena cult di “Shinning” con il folle Jack Nicholson nel giardino innevato, ma per quanto brava la Chastain non è ancora al livello dell’attore americano.
“Crismon Peak” è un film visionario e raffinato e la sua visione resta comunque un piatto prelibato per i buon gustai.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “Crimson Peak” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Crimson Peak” is a film directed by Guillermo del Toro, written by Guillermo del Toro, Matthew Robbins, Lucinda Coxon, with: Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston, Charlie Hunnam.

I confess I went this afternoon to the cinema to driven more by curiosity than by a real passion for the genre.
I am a fan of Guillermo Del Toro considering a visionary like few others and is able to offer over the years the films unique.
The same cast was on paper of great talent and personality that in previous performances had exalted my picky palate of paying spectator.
So there were the conditions to spend a pleasant afternoon.
Yet tonight are at the keyboard and I find it difficult to write this review.
I feel like a disappointed lover. Confident and hopeful to spend a date with a beautiful woman instead I found myself in the company of an intelligent girl, but pretty.
“Crimson Peak” wraps you in its gothic atmosphere, it hits you for dark colors, you wonder for the expensive and helpless scenery and you can not fail to admire the sumptuous costumes.
But right from the start you realize that the story does not take off, resulting in a flat and predictable.
Been to the young Edith Cushing (Wasikowska) as the narrator of the film that tells the public since a child was traumatized by the death of the mother sees her appear in sleepless nights as ghost prophetic calamities It became big dreams of becoming a writer, but his writings They are rejected by the editor because there is no love between the pages.
I love but soon will know with the appearance of dark and fascinating Sir Thomas Sharpe (Hiddleston) came from England in search of sponsors for his inventions in the company of glacial mournful sister Lady Lucille Sharpe (Chastain). Two brothers that emanate mystery and danger just to see them. Edith, after the tragic and suspicious death of his father, Thomas decides to marry and move to his estate in Crimson Peak.
Soon Edith realizes fallen into a deadly trap and being a prisoner of the evil pair.
A weak text, stingy creativitvà, following a straight line without changing step remaining mired in a narrative structure static and theatrical, but not very effective and enveloping.
It is not a horror film, or a thriller, but rather it is a new edition of the books of Edgar Allan Poe or if you prefer a homage to the noir genre but do not have the pungent touch and hypnotic
Directed although talented and visionary as always uninspiring way down. Capable of building scenes visually intriguing and complex, resulting unconnected unable to outline a real narrative thread.
Players individually are worthy of mention for capacity stage, expressive power and talent, but overall little work. Do not make the team.
Jessica Chastain in the role of Lucille is absolutely diabolical and fascinating. A performance intense and well-balanced on the psychological. An Oscar nomination is not to be excluded.
The final scene is reminiscent of the cult of “Shinning” with Jack Nicholson crowds in the snowy garden, but what good Chastain is not yet at the level of the American actor.
“Crismon Peak” is a film visionary, refined and his vision is still a delicacy for gourmets.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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209) La Bugia Bianca

 

la bugia bianca

Il biglietto d’acquistare per “La bugia bianca” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“La bugia bianca” è un film del 2015 diretto da Giovanni Virgilio, scritto da Giovanni Virgilio e Annalaura Ciervo, con: Francesca di Maggio, Federica De Benedittis,Carmen Giardina, Isabel Russinova, Alessio Vassallo, Ignazio Barcellona, Nela Lucic, Stefano Pesce, Jean-Michel Martial, Olga Durano, Gianluca Enria, Laura Rapicavoli, Carlo Colloca, Mattia D’Eredità.

Mentire è sbagliato. Le bugie hanno le gambe corte. Stai attento, se continui a dire bugie ti si allunga il naso come Pinocchio.
Eppure tutti almeno una volta hanno mentito a fin di bene. Una bugia bianca resta comunque una bugia. Ma a volte l’uomo per nascondere una verità dolorosa non ha alternative.
Vent’anni fa l’Europa fu spettatore silente e colpevole della guerra civile che si svolse nell’ex Jugoslavia, ma soprattutto girò la testa nei confronti del genocidio in atto.
Sì, fu quello che avvenne in Bosnia per mano dei serbi con quella terribile frase entrata tristemente nel nostro vocabolario come ”pulizia etnica”. Le donne bosniache furono stuprate a migliaia e costrette partorire i figli dell’odio e della violenza. Non furono risparmiate nessuna neanche le suore di clausura.
Giovanni Virgilio, vent’anni dopo, con questo film ci racconta le conseguenze di quell’orrore e di come le donne vittime dello stupro abbiano tentato di tornare a una vita normale.
Un film indipendente e low budget girato in Sicilia in cui p viene ricostruita la Bosnia portando lo spettatore a conoscere gli abitanti di un piccolo cittadina
Diverse storie di donne che si sfiorano e incrociano lunga la storia per evidenziare come certi traumi non possono essere dimenticati.
Lo spettatore fa la conoscenza di Veronika (Di Maggio) giovane studentessa universitaria e talentuosa suonatrice di violoncello. La vita della ragazza scorre tranquilla e serena tra le lezioni, le uscite con l’esuberante amica Katrina(De Benedittis) e le pressioni subite dell’apprensiva e rigida madre Maya (Russinova). Un’apparente vita tranquilla scossa quando l’università organizza una serie di incontri sulla guerra civile curati da un associazione no profit che vuole raccontare alle nuove generazioni l’orrore della guerra e le violenze subite dalle donne.
Katrina obbligata dalla madre(Rapicavoli) a seguirli chiede all’amica di accompagnarla rompendo così un muro di omertà e di segreti all’interno della comunità e della stessa famiglia di Veronika.
Oggi la Bosnia è stata ricostruita, Sarajevo è una città colorata e ricca, ma porta sul corpo pesanti ed evidenti cicatrici e le nuove generazioni sono la drammatica prova di cosa successe vent’anni fa come sono i casi di Veronika e Katrina
Un testo semplice, diretto , ben scritto che contiene temi che non possono non lasciare indifferenti lo spettatore. Una scrittura che punta a scuotere il pubblico e farlo riflettere di come le conseguenze della guerra possano durare ben oltre la fine del conflitto armato. Un film “povero” di mezzi, ma dotata di un’anima e di una forte capacità empatica. Dal punto di vista del ritmo manca dei veri cambi di velocità durante la proezione trasmettendo così una sensazione di lentezza narrativa .Una lentezza che incide alla lunga sulla tensione narrativa e sulla capacità di tenere alta l’attenzione del pubblico.
La regia è pulita, essenziale e di taglio televisivo. Manca magari il guizzo artistico per rendere il prodotto più avvolgente, ma rivela una mano ferma e con buone potenzialità.
L’intero cast è meritevole di un plauso per l’intensa e sentita partecipazione al progetto. Ma merita una menzione particolare, a nostro avviso, Federica De Benedittis per la capacità di potare in scena il suo personaggio di Katrina con forza scenica, personalità e umanità soprattutto nei momenti più drammatici e di svolta della storia.
Il finale sebbene forse troppo frettoloso comunque regala al pubblico un toccante momento di vicinanza con la protagonista Veronika e soprattutto di sostegno nella sua scelta di voler andare incontro al futuro senza che il passato possa ancora condizionarla.

Vittorio De Agrò e Cavinato editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket da’acquistare for “The white lie” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always
“The white lie” is a film of 2015 directed by John Virgil, written by John and Virgil Annalaura Ciervo, with Francesca May, Federica De Benedittis, Carmen Giardina, Isabel Russinova, Alessio Vassallo, Ignatius Barcelona, ​​Nela Lucic, Stefano Pesce Jean-Michel Martial, Olga Durano, Gianluca Enria, Laura Rapicavoli, Charles Place, Mattia D’Heritage.
Lying is wrong. Lies have short legs. Be careful, if you keep lying you will lengthen the nose like Pinocchio.
Yet everyone at least once lied to a good purpose. A white lie is still a lie. But sometimes the man to hide a painful truth has no alternative.
Twenty years ago Europe was silent spectator and guilty of the civil war that took place in the former Yugoslavia, but also turned his head towards the genocide taking place.
Yes, it was what happened in Bosnia at the hands of Serbs with that terrible phrase entered sadly in our vocabulary as “ethnic cleansing”. The Bosnian women were raped and thousands forced to give birth to children of hatred and violence. They were not even spared no cloistered nuns.
John Virgil, twenty years later, this film tells us about the consequences of that horror and how women victims of rape have attempted to return to a normal life.
A low budget independent film and shot in Sicily where p is reconstructed Bosnia bringing the viewer to know the inhabitants of a small town
Several women’s stories that touch and cross long history to highlight how certain traumas can not be forgotten.
The viewer is introduced to Veronika (DiMaggio) young university student and talented suonatrice cello. The girl’s life is slow and calm between lessons, the outputs with the exuberant friend Katrina (De Benedittis) and pressures suffered dell’apprensiva and rigid mother Maya (Russinova). An apparent calm life shaken when the university is organizing a series of meetings on the civil war cared for by a non-profit association that aims to tell the new generations the horror of war and violence suffered by women.
Katrina forced by her mother (Rapicavoli) asks her friend to accompany her to follow thus breaking a wall of silence and secrets within the community and the same family of Veronika.
Today, Bosnia has been reconstructed, Sarajevo is a town colorful and rich, but it brings the body heavy and obvious scars and new generations are dramatic evidence of what happened twenty years ago, as are the cases of Veronika and Katrina
A simple text, direct, well-written that contains subjects that can not leave the viewer indifferent. A writing that aims to shock the public and make them think of the consequences of the war will last well beyond the end of the armed conflict. A film “poor” means, but with a soul and a strong capacity for empathy. From the point of view of rhythm it lacks real speed changes during proezione thus transmitting a feeling of slow narrative .A slowness that affects the long run on the narrative tension and the ability to keep the attention of the public.
The direction is clean, basic and cutting television. Maybe missing the flicker art to make the product more enveloping, but reveals a steady hand and good potential.
The entire cast is worthy of praise for the intense and heartfelt participation in the project. But it deserves a special mention, in our opinion, Federica De Benedittis for the ability to prune the scene her character Katrina strongly stage, personality and humanity, especially in the most dramatic and turn of history.
The final although perhaps too hasty still gives the audience a touching moment of closeness with the star Veronika and especially support in his choice of wanting to go into the future without the past can still condition it.

208) Legend

legend

Ultimo giorno della Decima Festa del cinema Roma e, nonostante siamo quasi ai titoli di coda, il direttore Monda è riuscito ancora a far uscire dal suo cilindro un buon film come “Legend”, scritto e diretto da Brian Helgeland e con uno straordinario Tom Hardy.
“Legend” è la risposta inglese a “Black Mass” di Johnny Deep. Un’altra storia criminale portata sul grande schermo e ancora una volta la conferma che, in questo momento storico, il fascino del male attira il pubblico e incuriosisce scoprire il lato più “umano” e intimo di efferati assassini.
Ma se “Black Mass” ci aveva lasciati abbastanza tiepidi, pur essendo da apprezzare la discreta perfomance di Deep, “Legend” è tutta altra musica. Si sente fin dall’inizio un’energia diversa e più ritmo, brillano talento e carisma di Tom Hardy. Catapultato negli anni cinquanta, a Londra, lo spettatore fa conoscenza con i due fratelli gemelli Kray: Ronald e Reginald. Il primo è schizofrenico, gay e violento, il secondo è la mente, più “freddo” ed equilibrato. Hardy porta in scena entrambi i fratelli riuscendo a “sdoppiarsi” e a dare ai personaggi credibilità, forza e carattere. Un vero camaleonte della scena e una prova di poliedricità e fisicità che, a nostro avviso, l’anno prossimo non potrà non valergli una nomination agli Oscar. Un film costruito come un “one man show” che lascia solo le briciole al resto del cast, seppure di buon livello, ma di fatto rendendo l’intreccio narrativo troppo esile e povero di contenuti. La telecamera è più attenta ad esaltare le differenze di personalità tra i gemelli ed evidenziare le loro azioni e reazioni, tralasciando di costruire una struttura narrativa di spessore.
Hardy ha la forza di caricarsi sulle spalle il film e di dargli un’anima e la capacità di tenere incollato allo schermo lo spettatore quasi per tutto il tempo. Ma, da solo, non può bastare a giustificare l’eccessiva lunghezza e calo del ritmo narrativo nella seconda parte. Nel complesso rimane costante il pathos narrativo, soprattutto caratterizzato nel definire l’aspetto psicologico dei due protagonisti.
La regia è di buon livello, pulita, essenziale e capace di creare un ideale palcoscenico alla notevole performance di Hardy. Probabilmente, Helgeland avrebbe dovuto mettere maggiore impegno nel costruire una cornice più forte intorno all’attore per rendere il film interessante e avvincente fino in fondo. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510242724/articoli/palcoscenico/cinema/2724-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-legend-con-tom-hardy-e-considerazioni-finali

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Last day of the Tenth Festival of Cinema and Rome, although we are almost to the end credits, the director Monda still managed to get out of its cylinder a good movie like “Legend”, written and directed by Brian Helgeland and with an outstanding Tom Hardy .
“Legend” is the English response to “Black Mass” Johnny Deep. Another criminal history brought to the big screen and once again confirms that, at this historic moment, the fascination of evil attracts the audience and curious to find out the side more “human” and intimate heinous murderers.
But if “Black Mass” had left us quite warm, although to appreciate the decent performance of the Deep, “Legend” is all other music. She feels a different energy from the beginning and more rhythm, shine talent and charisma of Tom Hardy. Catapulted in the fifties, in London, the viewer gets to know the two brothers Kray twins Ronald and Reginald. The first is schizophrenic, gay and violent, the second is the mind, the most “cold” and balanced. Hardy brings to the stage both brothers managed to “doubling” and give the characters credibility, strength and character. A true chameleon of the scene and a test of versatility and physicality that, in our opinion, next year will not extending to him an Oscar nomination. A movie built as a “one man show” that leaves only crumbs to the rest of the cast, although of good quality, but in fact making the storyline too thin and lacking in content. The camera is more attentive to enhance the personality differences between the twins and highlight their actions and reactions, failing to build a narrative structure thickness.
Hardy has the strength to shoulder the film and give it a soul and the ability to keep the audience glued to the screen almost all the time. But, by itself, is not sufficient to justify the excessive length and decrease of narrative rhythm in the second half. Overall it remains constant pathos narrative, mainly characterized in defining the psychological aspect of the two protagonists.
The direction is good, clean, basic and capable of creating an ideal stage to the remarkable performance of Hardy. Probably, Helgeland would have to put more effort in building a stronger frame around the actor to make the film interesting and compelling to the end. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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207) Land of Mine

land of mine

Il biglietto d’acquistare per “Land of Mine” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Land of Mine” è un film del 2015 scritto e diretto da Martin Zandvliest, con: Roland Moller e Mikkel Boe Folsgaard.

La storia letta sui libri ci dice che i nazisti erano i cattivi, uomini tramutati in demoni, autori di atrocità e folli persecutori del popolo ebraico e che, se oggi viviamo in un mondo quasi libero e giusto ,lo dobbiamo alla sconfitta del nazifascismo nella seconda guerra mondiale.
Sappiamo però anche che la storia viene scritta dai vincitori e spesso questi ultimi hanno le mani macchiate di sangue. Quello che gli storici sono restii a raccontarci è cosa successe nell’immediato dopoguerra in un’Europa devastata dalla macerie e dall’orrore.
A volte il cinema si fa carico di colmare delle lacune e di divulgare delle verità sepolte.
“Land of Mine”, presentato martedì sera alla Festa del Cinema di Roma ne è un bellissimo esempio.
La Danimarca liberata nel 1945, dopo cinque anni di occupazione tedesca, aveva la necessità di “pulire” le sue coste dalle mine nascoste dai nazisti convinti che lo sbarco degli americani sarebbe avvenuto lì.
Un lavoro rischioso che nessun soldato danese voleva compiere. Così, i vertici militari, con il sostegno inglese, decisero di “arruolare” i prigionieri tedeschi per questo compito.
Furono divisi in diversi gruppi i 2 600 prigionieri, per la stragrande maggioranza ragazzi dai 15 ai 18 anni, e chiamati a togliere in sei mesi oltre 1.402.00 mine,
In sfregio alla Convenzione di Ginevra e a qualsiasi diritto, i prigionieri tedeschi vennero usati come cavie senza che avessero alcuna preparazione o abilità specifica nel campo.
Il film catapulta lo spettatore in una storia che, minuto dopo minuto, non può che lasciare stupiti e sgomenti. Si osservano i quattordici ragazzi tedeschi chiamati ad entrare nella squadra del sergente Rasmussen(Moller) e ad obbedire. Un sergente duro, avaro di parole, determinato a sminare le coste danesi e, in apparenza, amorevole solo il suo cane.
I ragazzi, sebbene consapevoli della rischiosa missione, accettano di compierla sperando che alla fine possano tornare in Germania.
Un film giocato sull’emozione e sull’angoscia vissuta da giovani protagonisti e sul rapporto che si instaura con il rude sergente. Lo spettatore entra fin da subito in empatia con i tedeschi e non può che tifare per loro e soffrire quando molti “cadono in missione”. Un film cupo, angosciante, straziante che però si svolge in pieno giorno, su bellissime spiagge davanti ad un mare che risplende. Bellezza e Orrore si scontrano e si alternano sulla scena, creando una convincente miscela di adrenalina, pathos e commozione.
Una sceneggiature asciutta, snella, diretta che ha il merito di aver dato visibilità a un aspetto oscuro e tragico del periodo post bellico. I rari dialoghi sono ben costruiti in tempi e ritmi tesi ad amplificare la tensione narrativa senza però eccedere o scadere nella retorica.
La regia è essenziale, lineare e, nello stesso tempo, esperta e capace di costruire un prodotto bellico davvero diverso dal solito e tenere inchiodato lo spettatore allo schermo fino alle fine. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510232721/articoli/palcoscenico/cinema/2721-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-land-of-mine-capolavoro-di-un-passato-post-bellico-che-fa-riflettere

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket purchase for “Land of Mine” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always

“Land of Mine” is a 2015 film written and directed by Martin Zandvliest, with: Roland Moller and Mikkel Følsgaard.

Read history books tells us that the Nazis were the bad guys, men turned into demons, perpetrators of atrocities and insane persecution of the Jewish people and that, if we live in a world almost free and fair, we owe it to the defeat of fascism in the second world War.
But we know also that history is written by the victors, and the latter often have their hands stained with blood. What historians are reluctant to tell you what happened after the war in a Europe devastated by rubble and horror.
Sometimes the film takes care to fill in gaps and to disclose the truth buried.
“Land of Mine”, presented Tuesday night at the Film Festival of Rome is a beautiful example.
Denmark freed in 1945, after five years of German occupation, had the need to “clean up” its shores by mines hidden by the Nazis convinced that the landing of the Americans would take place there.
A risky job that no Danish soldier wanted to perform. Thus, military leaders, with the support English, decided to “recruit” German prisoners for this task.
They were divided into several groups the 2,600 prisoners, the vast majority children aged 15 to 18 years, and asked to take over in six months 1.402.00 mines,
Scarring in the Geneva Convention and to any law, German prisoners were used as guinea pigs without any preparation or have specific skills in the field.
The film catapults the viewer into a story that, minute by minute, can only leave amazed and dismayed. They look at the fourteen German boys called to join the team of Sergeant Rasmussen (Moller) and to obey. A sergeant hard, stingy with words, determined to de-mine the Danish coast and, apparently, just loving his dog.
The boys, although aware of the risky mission, agree to carry it out, hoping that eventually could return to Germany.
A movie played on emotion and on anxiety experienced by the young protagonists and the relationship established with the rude sergeant. The viewer enters immediately empathize with the Germans and can only cheer them and suffer when many “fall on a mission.” A dark film, agonizing, excruciating but takes place in broad daylight, on the beautiful beaches in front of a sea that shines. Beauty and Horror collide and alternate on the scene, creating a convincing mixture of adrenaline, emotion and pathos.
A screenplays dry, lean, direct and has the merit of giving visibility to a dark and tragic aspect of the postwar period. The rare dialogues are well built in tempo and rhythm thesis to amplify the narrative tension without exceeding or falling into rhetoric.
The direction is essential, linear and, at the same time, experienced and capable of building a product war really different than usual and keep viewers riveted to the screen until the end. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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