73. Storia di una ladra di libri

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“Storia di una ladra di libri” è un film del 2013 diretto da Brian Percival, con protagonisti Sophie Nélisse, Geoffrey Rush , Emily Watson, Ben Schnetzer:e Nico Liersch .La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo La bambina che salvava i libri di Markus Zusak, scritto nel 2005.
Da“diversamente ignorante”, non avendo letto il libro, non posso fare un paragone tra la parola scritta e la versione cinematografica.
Posso solo raccontarvi cosa questo film, abbastanza lungo e lento, mi ha trasmesso.
La voce narrante di questa storia è la “curiosa” Morte che nonostante il suo”faticoso” lavoro, ogni tanto si concede”una vacanza” e così decide di seguire le vicende della giovane Liesel (Nelisse) in fuga con la madre e il fratello piccolo dalla Russia. La “Morte” sfiora sempre la nostra protagonista, fin da quando durante il viaggio “si prende” il fratellino e porta la madre ad abbandonarla a Hans e: Rosa Huberman (Rush e Watson), una coppia di tedeschi senza figli.
Il film è ambientato nella Germania nazista all’inizio della seconda guerra mondiale. Se Hans si mostra con Liesel fin da subito come un padre affettuoso ed attento, Rosa appare scorbutica, brontolona, insomma una vera matrigna.
Liesel non sa leggere e scrivere, a scuola viene derisa, ma trova subito l’affetto e l’amicizia del coetaneo Rudy (Nico Liersch).
Hans aiuterà la figlia a recuperare il tempo perduto, insegnandole a leggere e scrivere.
Nascerà dentro Liesel, il desiderio di leggere e conoscere nuove storie e diventerà “una ladra di libri”.
I Huberman nasconderanno per due anni l’ebreo Max(Ben Schnetzer) quando scatteranno le leggi razziali in Germania.
Liesel, con l’aiuto di Max, aprirà gli occhi sul vero volto della follia nazista.
La sceneggiatura poco originale e senza sussulti, risulta alla fine noiosa e prevedibile.
La regia senza lode e infamia, non riesce però a dare un ritmo ed intensità costante al film
I dialoghi risultano coinvolgenti ed intesi grazie alla bravura degli interpreti.
L’intero cast si dimostra valido e di talento, riuscendo a dare profondità e intensità a una storia di per sé piatta.
Menzone particolare per Emily Watson perfetta nel ruolo della matrigna brontolone, ma dal “cuore d’oro”
Bella e rappresentativa per il film la scena di Liesel e Rudy al lago dove i due ragazzi tra un sorriso e una riflessione urlano “Io odio Hiltler”.
Il finale è speranzoso ed ottimistico, nonostante sia la”Morte” a chiudere la scena, dando comunque allo spettatore il desiderio di leggere e l’augurio che “la curiosa Signora” non venga chiamata così spesso come fu nel secondo conflitto mondiale.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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72. Captain America- The Winter Soldier

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“Captain America: The Winter Soldier“è un film del 2014 diretto da Anthony e Joe Russo e scritto da Stephen McFeely, Christopher Markus. Con Chris Evans, Scarlett Johansson, Robert Redford, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie, Emily Van Camp.
Captain America, lo confesso, non è mai stato il mio personaggio preferito della galassia Marvel. Da bambino guardavo i cartoni animati non riuscendo a coinvolgermi nel soldato invincibile che incarnava gli ideali di patriottismo e coraggio dell’americano
Sono rimasto incantato, come tanti, da “The Avengers” che ha segnato la storia del cinema moderno.
Il primo episodio di Captain America, ricordo, mi lasciò freddo se non annoiato.
Chris Evans non rappresenta, sicuramente, il massimo esempio della capacità espressiva in un attore
La critica sta esaltando invece questo secondo episodio, definendolo il migliore fatto dalla Marvel
Diffidente e un po’ scettico ieri sera, nonostante la febbre, ho voluto dare una nuova chance a Steve Rogers.
Sono passati due anni dai fatti di The Avengers ed il Capitano è integrato, anche se a fatica, nella vita moderna e collabora con lo “S.H.I.E.L. D” e soprattutto con Nick Fury(Jackson).
Il film parte subito forte con grande intensità d’azione e scenica, ma alterna anche fasi di riflessione e di dubbi del protagonista di fronte alle ambigue attività e filosofia dello Shield.
Il film si muove su diversi piani narrativi:c’è l’azione, ci sono le battaglie, molto fisiche tra i protagonisti con pochi effetti speciali che coinvolgono ed esaltano lo spettatore. Ma c’è anche il piano etico e politico della storia che è ben rappresentato da Robert Redford con il personaggio di Alexander Pierce, segretario dello Shield.
E’ sottile il confine tra buoni e cattivi in Captain America.Sintetica la battuta di Rogers durante il film, quando il suo amico Falcon gli chiede chi siano i cattivi”Quelli che ci sparano addosso”.
Il terzo piano narrativo del film, non meno importante, è il tema del passato e dei valori che si sono persi. Il protagonista non si riconosce in questa società e si chiede per chi e soprattutto per cosa sia stia combattendo.
Captain America The Winter Soldier è un film di passaggio e va considerato in prospettiva. E’ un continuo rimando a nuove avventure .Il rischio è che lo spettatore si possa perdere o confondere nelle varie “sottostorie”
I due registi, con bravura, riescono a tenere i fili del racconto, mantenendo sempre alta l’intensità e l’attenzione per tutto il film.
La sceneggiatura ha la sua forza ed il suo limite strutturale nel raccontare tanto, forse troppo, rischiando di non spiegare chiaramente e in maniera incisiva alcuni passaggi.
I dialoghi, seppure retorici e a tratti banali, sono ben costruiti e contribuiscono alla riuscita del film.
Chris Evans rispetto al primo film, è “meno congelato”, cosi riuscendo a dare maggiore spessore al personaggio.
La coppia Evans-Johanson(Vedova Nera) funziona abbastanza, con l’attrice che esalta l’occhio dello spettatore con una fisicità notevole.
Solido e sicuro come sempre l’apporto di Samuel L Jackson.
Delude e molto,“The Winter Soldier”( Sebastian Stan,) amico d’infanzia del Capitano, quasi sempre muto, ma senza” il quid” fisico necessario per entusiasmare il pubblico.
Menzione particolare invece per Robert Redford, il “vero cattivo” della storia. Un cattivo fascinoso ed elegante che incanta il pubblico.
Il finale molto cinematografico e spettacolar è ovviamente aperto ed apre la strada alle nuove puntate della saga.
“Captain America , The Winter Soldier” non è un semplice blockbuster. Ha più frecce nel suo arco, quasi tutti andate a buon segno.
Lo spettatore, visti tutti i titoli di coda con attenzione, esce dalla sala con la voglia che i nuovi episodi della Marvel arrivino presto.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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71. Noi 4

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“Noi 4” è un film scritto e diretto da Francesco Bruni, prodotto da Beppe Caschetto e Rai Cinema e distribuito dalla 01 Distribution.
Il cast è composto da: Fabrizio Gifuni, Ksenia Rappoport, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci,Milena Vukotic e Raffaella Lebbroni.
Tutto cambia, tutto muta. Siamo sempre di corsa e alla continua ricerca di qualcosa.
Un tempo la famiglia era il porto dove potevamo attraccare sereni e riposare dopo le battaglie del quotidiano.
In famiglia si lavavano i panni sporchi e all’esterno si doveva mostrare solidità e serenità.
Un tempo c’era la famiglia del Mulino Bianco a rassicurarci.
Dopo la caduta del Muro di Berlino, la caduta più fragorosa è quella della Famiglia.
Ho avuto una famiglia tradizionale e per molti versi conservatrice e per altri “liberale”.
Ho fatto tanti pranzi e cene di famiglia, ma parlavamo pochissimo.
La mia è stata una famiglia incapace di comunicare e fondata sulla nevrosi di mio padre e sulle ansie e rigidità di mia madre.
Ormai la famiglia anni 80 è considerata un “clichè” superato e fastidioso dagli stessi pubblicitari ed autori.
Francesco Bruni, dopo “Scialla” con “Noi4” ci racconta la sua idea di Famiglia 2.0.
Seguiamo in calda giornata d’estate romana le vicende dei quattro protagonisti, divisi, ma legati dall’affetto.
Ettore(Gifuni) è un padre “lavativo” e felice d’esserlo. Lara(Rappoport) è una madre, ma anche una ingegnere stressata. Emma(Guidone) e Giacomo(Bracci) sono i due figli, la prima con il sogno d’essere attrice, il secondo alle prese con l’esame di terza media , ma soprattutto alla ricerca del coraggio necessario per dichiararsi al suo primo amore.
Funziona e convince la coppia “separata” Gifuni-Rappoport. Sono credibili e trasmettano con efficacia allo spettatore lo status di una coppia che pur amandosi ancora, non possono più coesistere.
Gifuni, per la prima volta, in un ruolo meno “gessato” riesce a dare profondità al personaggio ed avere tempi e dimensione cinematografica.
Bella e brava la Rappoport, piace e convince nel difficile ruolo di madre e lavoratrice. Bravo Bracci, da rivedere invece la Guidone.
Adeguati e all’altezza nei ruoli di sostegno la Vutokic e la Labbroni.
La sceneggiatura non convince fino in fondo, manca di mordente ed incisività.
I dialoghi sono spesso banali e ripetitivi. Bruni non riesce in questo seconda regia a mantenere la freschezza e l’originalità di Scialla.
Ancora una volta Roma è coprotagonista del film. Se nella “La Grande Bellezza,”però, era una Roma notturna, decadente, dormiente, qui è solare, caotica, viva. Un altro esempio di buona fotografia.
Il finale di “Noi 4” è amaro se visto con occhi tradizionalisti ed conservatori, ma se abbiamo accettato la fine del Mulino Bianco, possiamo anche accettare, con malinconia, che nel 2014 si può essere famiglia anche se distanti e lontani.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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70. Non buttiamoci giù

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“Non buttiamoci giù” è un film del 2014 diretto da Pascal Chaumeil, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Nick Hornby.
Gli interpreti principali del film sono Pierce Brosnan, Toni Collette, Aaron Paul e Imogen Poots.
Il film è stato presentato in anteprima mondiale il 10 febbraio 2014 nel corso della 64ª edizione del Festival di Berlino.
Probabilmente almeno una volta nel corso della vostra vita, il pensiero del suicidio vi ha sfiorato dopo un periodo molto negativo o a causa di un episodio molto doloroso
Un pensiero,ovviamente, subito rimosso con forza e siete riusciti ad andare avanti.
Ma per alcuni non è cosi facile. Siamo fragili e deboli contro la solitudine e il vuoto della vita
Spesso il dolore ci schiaccia e ci toglie ogni forza.
La “Bestia”, come lo ho chiamata io, ogni giorno succhia un po’ della nostra anima.
Il suicidio è un tema molto delicato ed controverso. Chi sceglie di porre fine alla propria vita è davvero consapevole del suo gesto oppure fa parte di patologia che va curata?
Personalmente ho tentato il suicidio mentre ero nel pieno di una crisi psicotica.
Amo la vita e non ho pensieri suicidari, eppure ho tentato di uccidermi nel 2011.
Non voglio aprire un dibattito “filosofico-esistenziale” sull’argomento, potremmo discuterne all’infinito, ognuno resterebbe della propria idea
Non ho letto il libro, pur amando molto lo stile di Nick Hornby, ma il film con alcuni limiti racconta abbastanza bene cosa spinge quattro estranei, con storie diverse alle spalle, a ritrovarsi nella notte di Capodanno sul tetto di un famoso palazzo londinese, pronti a fare il gesto estremo.
Si ritrovano nella solitudine e decidono di fare un patto tra loro, per darsi un ‘altra chance
La forza di “Non Buttiamoci giù” è sicuramente nella recitazione.
I quattro attori riescono a dare profondità e forza ai loro personaggi.
Pierce Brosnan è Martin Sharp, un famoso presentatore televisivo, travolto da uno scandalo sessuale. Come sempre fascinoso, trasmette con la consueta ironia, abbastanza bene con il personaggio allo spettatore l’idea di uomo vanesio, umiliato e ferito nell’orgoglio.
Toni Collette è Maureen Thompson, una madre stanca e sola, costretta ad accudire il figlio malato. Si conferma attrice capace d’alternare con talento dramma e comicità nei suoi ruoli.
Non conoscevo Aaron Paul, reso celebre dal serial Breaking Bad, ed Imogen Poots(di cui credo d’essermi innamorato al primo clip), ma anche loro si confermano all’altezza dei ruoli.
Il primo (JJ) è in lotta con un vuoto esistenziale, la seconda(Jesse) è poca amata e soprattutto non compresa dal padre.
La sceneggiatura ha il limite, di non raccontare le cause del drammatico tema del suicidio, rimanendo in superficie, volendo restare comunque una commedia, risultando così a tratti scontata e banale.
La regia anche se più televisiva che cinematografica, nella sua semplicità convince
Lo spettatore assiste e comunque si appassiona durante il film alle vicende dei quattro protagonisti.
Si dice chi ha tentato una volta il suicidio, lo rifarà una seconda volta. Nella scena più drammatica ed intensa del film, uno dei protagonisti convinto a farlo scoprirà che il vero “anticorpo” a questo istinto, è davanti ai suoi occhi, ovvero l’amicizia e l’affetto degli altri suoi compagni, ormai ex suicidi pentiti.
“Non buttiamoci giù” con bel cast regala comunque emozione e soprattutto speranza a chi si sente solo, nella quotidiana “battaglia” per raggiungere la felicità.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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69. Amici come noi

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“Amici come noi” è un film italiano del 2014 diretto da Enrico Lando, scritto da Pio D’Antini, Amedeo Grieco, Enrico Lando, prodotto dalla Taodue e distribuito dalla Medusa Film.
Il cast è composto da: Pio D’Antini, Amedeo Grieco,Alessandra Mastronardi e Massimo Popolizio
Fino a qualche mese non conoscevo neanche la coppia “Pio e Amedeo”. Quando lessi la notizia che stavano facendo il loro primo film prodotto da Pietro Valsecchi e diretto dal regista dei Soliti Idioti, confesso che ebbi un sussulto da snob cinematografico.
Così spinto dalla curiosità ho cominciato a “studiarli” durante le loro apparizioni al programma televisivo “Le Iene”. La critica tende ad accostare il loro stile comico a quello di Checco Zalone.
Pur avendo visto tutti i film Zalone, non sono un amante della comicità “grottesca e similcafonesca”, riconoscendole numeri alla mano, il successo ed consenso del pubblico.
Ebbene sgombriamo il campo dagli equivoci: Zalone è Zalone. Pio e Amedeo sono un’altra cosa.
Zalone buca lo schermo, irride tutto e tutti, con una volgarità disarmante. Il suo successo nasce da un perfetto mix di talento e capacità di rappresentare con ferocia ironia “il peggio” dell’italianità”.
Pio e Amedeo camminano sicuramente sulla strada battuta da Zalone, ma con meno capacità e forza d’impatto visiva e di linguaggio.
Fatta questa doverosa premessa, “Amici come noi” è un film che nella sua banalità e limiti cinematografici, risulta nel complesso un prodotto godibile.
Chi leggendo questa mia affermazione,inorridirà e comincerà a scuotere la testa, invito a ricordare quali e quanti film di attori e registi di “grido” sono passati in questi primi mesi dell’anno al cinema, con risultati davvero modesti.
“Amici come noi” è una sorta di road movie in salsa pugliese che i due protagonisti intraprendono dopo che Pio ha fatto saltare il matrimonio con la sua storica fidanzata Rosa(Mastronardi) a causa di un equivoco.
La sceneggiatura è abbastanza scontata, prevedibile e con rari picchi brillanti.
Il film ha una partenza lenta e noiosa, ma poi Pio e Amedeo riescono a dare un ritmo e vivacità ai dialoghi e lo spettatore in sala ride e si appassiona alle avventure dei due.
La regia, anche se semplice, riesce con abilità e bravura a sfruttare le qualità del cast.
Pio e Amedeo non sono sicuramente “Franco e Ciccio”, magari forse un giorno lo diventeranno, ma vanno comunque tenuti d’occhio.
La performance di Alessandra Mastronardi fino a tre quarti di film, è da considerare piatta e senza sussulti, sembra una”Cesaroni” in vacanza in Puglia con improbabile dialetto. Poi la sceneggiatura e il regista nel finale le regalano un ‘opportunità che l’attrice napoletana con un apprezzabile capacità espressiva coglie, riscattando cosi la prestazione, compiendo cosi un piccolo passo avanti per liberarsi del fastidioso ed ingombrante fantasma di Eva Cudini.
Apprezzabile e degno di menzione il cameo di Massimo Popolizio nel ruolo dello zio.
Menzione particolare per il “pappagallo Onofrio”, migliore interprete del film.
Divertente ed riuscito il cameo dei Modà nel finale.
Orecchiabile , come sempre, la canzone di Checco Zalone “Fuggi da Foggia”.
“Amici come noi” è stato prodotto senza il contributo statale, e già per questo va menzionato
Se per vedere film e fiction come “La Grande Bellezza”e “Squadra Antimafia” sono necessari film come “Amici come noi”, cari spettatori, turiamoci il naso e paghiamo il biglietto, magari quando costa meno.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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68. Inseguendo un’ombra(Andrea Camilleri)

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“Inseguendo un’ombra” è un libro di Andrea Camilleri e pubblicato dalla Sellerio Editore.
Ho scoperto Camilleri quattordici anni fa grazie a Flavia. Come tanti amo Montalbano e le sue indagini, ma Camilleri è molto altro. La sua verve creatività con il trascorrere degli anni non sembra subire alcun forma d’aridità. Delizia da tempo il lettore con saggi, romanzi e pamphlet sul teatro e sulla nostra società
Sono un fan accanito e mollo tutto quando in libreria vedo un suo libro. Li divoro quasi sempre in pochi giorni e con grande gusto.
So d’essere “diversamente ignorante” e che la mia maestra delle elementari è morta di freddo, ma con l’ aiuto del vocabolario al fianco, cerco di superare anche gli ostacoli della lingua italiana.
Confesso che “Inseguendo un’ombra” è difficile da raccontare e da collocare nella produzione di Camilleri.
Si potrebbe, forse, ritenere la versione camilleriana di”Uno, nessuno centomila”
L’autore fin subito ci tiene a sottolineare che non si tratta né di un romanzo storico, né d’ambiente, né di costume.
Il libro ambientato nel 1400 ha come protagonista un giovane ebreo Samuel Nissin Abul destinato a diventare per la sua intelligenza e carisma, un personaggio conteso tra il suo mondo e quello cattolico. Samuel ama il suo amico Hakmet e sa d’essere “diverso”. Una serie d’eventi lo spingono alla conversione ed a diventare un feroce persecutore del suo popolo attraverso la sua conclamata abilità dialettica. “Rinascerà” cristiano con il nome di Gugliemo Moncada.
Camilleri tra fantasia e realtà segue il protagonista nelle sue vicende, anche oscure e drammatiche. “Guglielmo”, in seguito a un delitto commesso, sarà costretto a scappare ed a cambiare nuovamente nome. Diventerà Flavio Mitridate, un insegnante, un umanista al servizio di uomini potenti, tra cui Pico della Mirandola. Si innamorerà follemente del giovane Lancillotto.
Nonostante la fuga e i travestimenti alla fine verrà riconosciuto, consegnato alla giustizia ed condotto in carcere, da dove poi non si avranno più notizie sulla sua sorte, avvolta nel mistero.
Onestamente non so quale sia il messaggio che l’autore voglia lanciarci con questo libro.
Forse è una critica da convinto laico all’abuso dei preti dell’epoca di tentare la conversione degli ebrei?
Vuole descrivere l’avidità e il sottobosco dei Sacri Palazzi?
Ho riletto due volte il libro e non sono riuscito a darmi una risposta. Stavolta Camilleri, pur con la solita abilità e talento, non coglie nel segno, a mio avviso.
Il lettore fatica a seguirlo nei suoi ragionamenti e riflessioni. Il libro ha poco ritmo ed a tratti è confuso e contorto.
Faccio mio un motto calcistico” Camilleri non si discute, si ama”,ma il lettore non può non chiedersi se questo inseguimento alla fine non lo abbia riportato al punto di partenza, senza nulla in mano.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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67. Un Medico in Famiglia

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La nostalgia è “una malattia,” si dice, che per lo più ti prende in vecchiaia.
La malinconia invece la “indossi” fin da giovane e con il passare del tempo diventa cinismo o nei casi più fortunati ironia decadente.
Un teledipendente , spesso, è nostalgico e malinconico oltre essere schematico ed abitudinario.
Quando si “innamora” di un programma non lo molla più,invecchia ed ingrassa con lui.
Ogni teledipendente ha i suoi programmi del cuore, a cui non rinuncerebbe mai, sebbene “il nuovismo” in Tv sia uno sciagurato padrone.
Nel mio caso, la mia copertina di Linus, sono spesso le fiction. Una di queste è sicuramente “Un Medico in famiglia”.
Ero giovane ,magro e con i capelli quando lo vidi per la prima volta su Rai uno nel lontano 1998.
Ho subito amato la famiglia Martini. Lele, Nonno Libero, Maria, Ciccio, Annuccia e Cettina sono diventati cari amici per milioni d’italiani.
Giulio Scarpati ed in particolare Lino Banfi sono diventati per tanti il papà e il nonno ideale d’Italia.
“Un Medico in famiglia” ha fatto conoscere tanti bravi attori come per esempio:Claudia Pandolfi, Ugo Dighero, Lunetta Savino. Enrico Brignano, Beatrice Fazi, Gabriele Cirilli, Sabrina Paravicini, Edy Angelilo.
La lista di guest star è davvero lunga e non voglio annoiarvi, ma in molti hanno sgomitato per fare almeno un’apparizione a casa Martini
Ha dato nuovo e meritato lustro ad attori di talento come:Milena Vukotic, Riccardo Garrone, Francesco Salvi;Kabir Bedi
Le storie della famiglia Martini sono anche le storie degli italiani.
Gli autori hanno accompagnato i cambiamenti del nostro Paese. La casa di produzione ,la Publispei, ha il merito d’aver aperto un nuovo filone della fiction italiana. Non a caso, è la stessa produzione dei Cesaroni.
Rai uno ha dato agli italiani, una casa e una famiglia con cui rispecchiarsi e soprattutto degli “amici” con cui “invecchiare” con il sorriso.
Quante storie d’amore abbiamo visto transitare a casa Martini, ne cito solo: Maria e Guido(Pietro Sermonti: e Margot Sikabonyi)
Lo spettatore negli anni , nonostante i tanti cambi nel cast e una sceneggiatura non sempre felice, è rimasto fedele.
L’idea di famiglia che “Un Medico in famiglia” trasmette piace e rassicura.
Domenica sera è iniziata la nona stagione, confesso d’averne vista solo pochi minuti nel finale.
Mi sono “rifatto” leggendo i commenti sui social network. Anche se non tutti positivi ed entusiasti il popolo del web ha promosso ancora una volta la fiction, come del resto i dati Auditel del giorno dopo, anche se in calo, rispetto alla precedente stagione.
Ho rivisto con piacere Maria(Margot Sikabony), ormai diventata una giovane e bella donna. È cresciuta con il suo personaggio. Ha talento, mi auguro che non diventi “nonna” con la fiction.
Ho notato nuovi personaggi, non ho avuto modo di “conoscerli”, prometto che farò i compiti a casa.
Lino Banfi è una garanzia, sono contento che stia raccogliendo i tributi che merita.
Nonno Libero ama dire”Una parola è poco, due sono troppe”. Mi fermo qui, dunque.
In fondo, caro amico teledipendente, se mi hai letto, colto da improvvisa nostalgia, ricorderai il tuo “martini moment” preferito.
Un Medico in Famiglia, ogni Domenica alle 21.15 su Rai uno.
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66. Her

her
“Her/Lei” è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze. Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde. “Her” ha vinto poche settimane fa l’Oscar come migliore sceneggiatura originale.
Lo Splendente per tre anni mi ha dato del “Madonnaro”. Secondo lui, ho amato le Donne della mia vita tenendole a distanza e non facendole mai entrare nel mia “Torre d’Avorio”.
Quando una donna ha provato a rompere lo schema (l’Aspirante e Claretta) sono crollato fino al punto d’avere due crisi psicotiche.
Per il Dottor Tranquilli devo imparare a gestire le emozioni che nascono da un vero rapporto.
Lo ammetto, ho amato intensamente, ma in maniera celebrale e platonica.
Sono un vecchio arnese che non vuole rinunciare alla sua libertà e spazi.
“Her” se vogliamo è il manifesto dell’uomo moderno, desideroso d’amare, ma allo stesso tempo incapace di manifestarlo e viverlo quando lo trova.
Theodore(Phoneix) come lavoro scrive belle ed intense lettere d’amore agli sconosciuti, ma è un uomo solo, con un doloroso divorzio che fatica ad accettare con il suo grande amore.
La sua vita scorre via giorno dopo giorno, senza un sussulto, fino a quando un giorno non “scopre”Samantha(Johansson) alias l’OS un nuovo sistema ” d’ intelligenza artificiale” con cui inizierà una particolare relazione. Tra Theodore e Samantha scatterà prima d’ogni cosa un’ intensa mentale che romperà ogni limite e pregiudizio. Samantha con la sola voce, riesce a colmare il vuoto emotivo ed esistenziale del protagonista.
La forza di “Her” è nelle parole più che nelle immagini, anche se in questo caso la fotografia è degna di menzione. Volutamente lento , il regista spinge lo spettatore a confortare “la relazione” di Theodore con Samantha, rispetto a quelle con le altre protagoniste del film.
“Her” è anche un affresco di quanto sia difficile formare e vivere in coppia.
I dialoghi ben scritti ed interpretati descrivono le “paturnie” e le “paure” dello stare insieme
Phoneix riesce con bravura ed intensità a raccontare l’inquietudine, ma soprattutto la solitudine in cui l’uomo spesso vive oggi.
Funziona “l’alchimia” con la voce della Johansson. Lo spettatore vive la loro storia, spesso immedesimandosi, tra il sorriso e la lacrima.
Il resto del cast è all’altezza e contribuisce a creare la giusta atmosfera al film.
Il finale lo possiamo definire amaro all’interno di un messaggio positivo di fondo.
“Innamorarsi è da pazzi. Una forma di follia socialmente accettabile. Amare è davvero un caso clinico, ” dice in una battuta Amy Adamas. Eppure non sappiamo rinunciarci ed il protagonista alla fine riscopre il gusto di vivere fino in fondo le proprie emozioni.
“Her” è una storia d’amore sui generis, ma è soprattutto la storia di ognuno di noi, anche per i vecchi arnesi, di quando,almeno una volta, siamo chiamati a fare i conti con quel rompicampo chiamato Amore.
Vittorio De Agrò presente “Essere Melvin”
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65. Supercondriaco- Il Sesto Senso

supercondriaco
Quando a scuola studiai“il sabato del villaggio” di Leopardi, più che il pessimismo cosmico dell’autore, ricordo che mi colpii l’avvertimento che c’era la righe del testo “Goditela finchè puoi, perché poi sarà tutto un sospirare e un ricordare”. Ma all’epoca ero giovane, magro e con i capelli ed il mio sabato era scandito dal pallone e dalle partite a Villa Borghese. La mia attesa settimanale era rivolta se fossi riuscito a trovare altri ragazzi con cui giocare.
Una volta terminato “il tempo delle mele”, il mio sabato si è trasformato nell’attesa del proprietario terriero: fare i conti della settimana e capire se le mie arance fossero di qualità e potessero interessare i commercianti.
Adesso il mio sabato è come quella della vecchietta, che guarda gli altri divertirsi, solo che io sono anche nevrotico e rompicoglioni.
Così ieri pomeriggio io e la mia panza da cummenda siamo andati a vedere “Supercondiacro” un film scritto, diretto ed interpretato da Dany Boon e con Kad Mérad.
La coppia d’oro del cinema francese Boon-Merad, si riunisce dopo sei anni il successo d”Benvenuti al Nord” con un risultati in chiaro oscuro.
Boon con bravura e ironia ci racconta con il suo personaggio “Romain Faubert”, quarantenne scapolo, la vita e le “fobie” di un ipocondriaco.
Lo spettatore nella prima parte del film ride e si appassiona e in parte si immedesima alla vicende del protagonista. Tutti noi, abbiamo almeno una mania o una fobia che ci condiziona la vita
La vita di Faubert è segnata dalle sue fobie. È’ un uomo solo e circondato dalle medicine.
Il suo medico curante ed unico amico Dimitri Zvenka(Merad) cerca in tutti i modi di scuoterlo e di fargli vivere una vita piena, magari trovando il vero amore.
I tentativi di Faubert di trovare una compagna, sono esilaranti e nello stesso tempo amari.
Le fobie sono spesso invalidanti e non ti permettono una vita di relazione.
Il film perde d’interesse e incisività quando con l’arrivo della sorella di Dimitri, Anna, giovane idealista impegnata in politica, vuole diventare una commedia romantica.
Per una serie di equivoci, Fuabert viene scambiato dalla polizia francese e da Anna per Anton Miroslav,leader dell’opposizione al regime del piccolo Tcherkistan.
La sceneggiatura è nel complesso confusa, banale e scontata. Il mix di romanticismo e pseudo azione non convince lo spettatore.
I dialoghi se nella prima parte sono frizzanti, nella seconda parte annoiano.
Il finale anche se scontato e prevedibile, dà una speranza a chi soffre di fobie e manie, se si ha il coraggio d’affrontarle si possono vincere ed avere una vita vera, anche grazie all’amore.
Tornato a casa, riflettendo se anche un vecchio arnese nevrotico possa trovare l’amore e la serenità ero rassegnato a vedere in TV Antonella Clerici e Maria De Filippi, quando per curiosità ho cominciato a guardare “il sesto senso” su Rai Tre. Un programma ideato e condotto dallo scrittore Donato Carrisi. Giunto alla terza puntata, sta già riscuotendo un ottimo consenso di critica e di pubblico specialmente sui social network.
Il programma punta a fare un viaggio nella”psiche” dell’uomo e di come la mente umana funzioni e come compia le sue scelte.
Carrisi si è rivelato , un ottimo conduttore. Il suo è uno stile asciutto, ma inteso e coinvolgente.
I testi sono bene scritti ed interessanti. La puntata di ieri, ad esempio, era incentrata sull’infedeltà e sulle donne serial killer. Gli autori mostrano d’avere talento e soprattutto creatività.
Mentre guardavo la puntata, da vecchio arnese romantico, ma orgogliosamente Signorino, riflettevo come le donne, siano più brave degli uomini, ma anche nel vendicarsi.
Starò anche più attento agli inviti a cena delle mie amiche.
Da ieri sera, dopo il sesto senso, fidanzarsi è un atto di coraggio e di follia più che d’amore.
Non so come Leopardi descriverebbe il sabato di un vecchio arnese nevrotico, ma sono certo che anche “un pessimista” rimarrebbe affascinato dal “Sesto Senso”, un programma che rende il tuo sabato sera, meno scontato e prevedibile.
il sesto senso
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
E-book :
http://www.lulu.com/content/e-book/essere-melvin—tra-finzione-e-realt%c3%a0/14432679
Cartaceo
http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/essere-melvin—tra-finzione-e-realt%c3%a0/14446842

64. Mr Peabody e Sherman

mr peabody
“Mr. Peabody e Sherman” è un film d’animazione del 2014 diretto da Rob Minkoff. Prodotto dalla DreamWorks Animation e distribuito dalla 20th Century Fox, si basa sui personaggi de “L’improbabile storia di Peabody”, segmento della serie d’animazione degli anni sessanta The Rocky and Bullwinkle Show. La voce italiana di Mr Peabody è di Massimo Lopez.
Il cane è il miglior amico dell’uomo. L’esempio sommo di fedeltà, è quella di un cane al suo padrone, ma avete mai pensato cosa succederebbe se un cane adottasse il suo padrone?
La Dream Works lo ha fatto ed ha creato questo film, per molti versi originale
Mr Peabody non è “solo” cane, ma è anche uno scienziato, vincitore del Premio Nobel ed un geniale inventore di una macchina del tempo”tornindietro”. Gli manca solo una cosa:una famiglia. Così decide d’adottare, Sherman, un neonato abbandonato dalla madre. Per Mr Peabody, essere padre è la materia più difficile che abbia mai studiato. Fa crescere Sherman tra “i grandi del passato”, grazie al “tornindietro”
Sherman è un bambino altrettanto geniale e legato a Mr Peabody, ma è preso di mira dagli altri compagni, perché adottato da “un cane”. Un litigio a scuola, metterà in discussione l’adozione di Mr Peabody da parte delle autorità.
Sherman per sentirsi importante, rivela a Penny, “odiata/amata” compagna di classe, il segreto del tornindietro.
Inizia così un ‘incredibile e divertente viaggio nella storia per i due ragazzi guidati da Mr Peabody.
Lo spettatore passa dall’antico Egitto alla Firenze di Leonardo da Vinci per finire alla “Guerra di Troia”.
Il film per quanto originale, a tratti è lento e dispersivo. Ha sicuramente una funzione educativa raccontando con semplicità ai ragazzi, momenti importanti della nostra storia.
Se però da una parte il film va”menzionato” per la sua funzione didattica, dall’altra ne segna un limite, non riuscendo totalmente a coinvolgere ed emozionare lo spettatore, come dovrebbe un film d’animazione.
E’ un film per bambini “adulti”, ‘c’è’ poco spazio per la fantasia.
I “disegni” sono semplici e ben fatti. Il film è un viaggio alla scoperta del nostro passato, ma soprattutto è la scoperta di un vero rapporto tra “padre e figlio”.
Il finale piacevole, particolare e divertente, è un invito ad ogni genitore a credere alle capacità dei propri figli.
“Mr Peadbody e Sherman”, dopo Lego Movie, è un altro film che racconta come dovrebbe essere un”corretto” rapporto” padre e figlio. I sentimenti e il modo d’esternali non si leggono sui libri. Questa è la vera”invenzione” che Mr Peadbody scopre nell’ ultima e bella scena.
Dopo questo film, guarderete con occhi diversi il vostro cane.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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