18. L’insostenibile leggerezza della Stupidità – Parte II

– Pensi che sia colpa di Ambrosia se ti sei inventato queste minchiate?
– No ovviamente, Dottore. Ambrosia non c’entra nulla. Fu solo il colpo di grazia. Sono mesi che cerco una risposta logica a questa domanda. Ricordo che ero nel salotto di mia nonna. Era ormai notte. Non so cosa scattò nella mia mente. Forse volevo crearmi una via d’uscita “teatrale” dal forum, cercando di dare ascolto in qualche maniera al Melvin “serio”. Probabilmente il peso della solitudine era diventato insopportabile. Avvertivo il bisogno di essere al centro dell’attenzione. Forse mi inventai quella storia perché mi sentivo morto dentro. Il linfoma non-Hodgkin era l’unico modo per esprimere questo disagio. Forse perché, considerandomi inutile e senza uno straccio di futuro, avvertivo più che mai l’assenza di mio padre. Forse lo dissi senza riflettere sulle conseguenze, come un vero cretino. Mi creda, potrei stare qui una settimana nel vano tentativo di fornirle una spiegazione plausibile, ma non la troverei. Non sono una persona cattiva. Ricordo che quella sera feci la rivelazione all’Oscuro e al Lumacone. Entrambi ne rimasero colpiti. All’inizio mi chiesero se stessi scherzando. Io tenni il punto e li pregai di tenere “segreto” il mio stato di salute. Li invitai a comportarsi come se niente fosse. Dovevano trattarmi come una persona sana. Non volevo che l’Aspirante venisse a sapere della  mia “malattia”. L’Oscuro disse che apprezzava il mio coraggio. Entrambi mi promisero il riserbo. Grazie ai ragazzi del forum le mie giornate erano più allegre e spensierate. Quella sera non mi resi conto completamente della gravità delle mie parole. Il mio malessere mi aveva spinto a esternare in quel modo il mio dolore. Non so cosa dirle. È successo così. È stata la minchiata più schifosa della mia vita di bugiardo. So bene cosa significa avere in casa una persona cara che muore di cancro. So bene cosa è un reparto oncologico. So cosa significa iniettarsi veleno nelle vene per avere anche un giorno in più di vita. Quando rivedo quella scena nella mia mente vorrei sparire per la vergogna. Ricordo mio padre nel fondo di un letto. Mi creda, Dottore, non so cosa dire di più. Non cercavo pietà. Ero stanco di tutto. Guardandomi indietro vedevo il fallimento di una vita. La campagna non mi dava soddisfazioni. I miei inquilini mi martellavano ogni giorno. Avevo inseguito e coltivato l’illusione di Ambrosia per sette anni. Era finito tutto. La mente resuscitò un argomento che conoscevo. Stavo riaprendo una ferita mai rimarginata completamente.
Lo Splendente mi guarda a lungo, poi annota qualcosa sul quaderno e dice:
– E la minchiata della professione?
– Nel corso della mia vita tante volte ad amici ed estranei ho millantato i miei studi e il mio titolo. Mi vergognavo di quel che ero. Avevo paura di essere giudicato per le scelte che avevo fatto. Non volevo raccontare cosa mi aveva spinto a rinunciare allo studio. Già mia madre ogni giorno me lo faceva pesare. Sapevo che non mi avrebbero capito. Il rifiuto di Flavia e la morte di mio padre mi hanno cambiato, Dottore. Non ero più lo stesso. Non ho avuto la forza di reagire. Mi sono chiuso. Il mondo mi aveva già dato la patente di strano. Cominciai a inventare una vita per non sentire le critiche. Mentivo sapendo di mentire. Ma era l’unico modo che conoscevo per difendermi. Inventandomi di avere il cancro ho superato un limite, ne sono consapevole. Quella sera non pensai. Fu tanto stupido ed infantile.
– Tuo padre ti voleva playboy, tua madre avvocato. Ti hanno messo sulle spalle grandi attese. Pochi avrebbero retto a questa pressione. Il giudizio degli altri incide sul tuo senso d’inadeguatezza. Ne riparleremo, Mel. Cosa successe dopo?
– Vorrei tanto dirle che non successe nulla, Dottore. Ma avevo iniziato la discesa e non mi sarei più fermato.
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17. L’insostenibile leggerezza della Stupidità – Parte I

Ho trent’anni e mi sento un fallito.
Cosa ho fatto della mia vita?
Cosa ho realizzato di buono?
Non so darmi una risposta.
Mi guardo indietro e arrossisco d’imbarazzo.
Nulla è andato come doveva.
Mamma mi martella:
Reddito laurea, stabilità.
Flavia, Caterina Ambrosia sono andate via.
Sono solo.
Combatto con l’umidità  di una bottega.
Litigo con gli inquilini morosi.
Mia zia un giorno mi disse “Mel, apriti una palestra se non studi, con la sola campagna non si può campare”.
Mia madre ci mette il carico: “La campagna non ti piace. Un giorno lo capirai, e poi cosa farai? I tuoi fratelli non ti chiedono nulla. Ma la campagna è anche loro”.
Ambrosia: “Sei venuto fino a Barcellona per litigare?”.
“No, Ambrosia, io sono venuto per stare con te”.
Per me le cose possono rimanere così.
Ho trent’anni e non sento niente.
Sono strano, senza laurea e senza futuro.
Mi resta un forum e le minchiate che dico.
Vorrei urlare ma non ci riesco.
Ho trent’anni e non so chi sono.
Ho trent’anni e inseguo l’Aspirante.
Ho trent’anni e sto scivolando.
Credevo di aver perso tutto.
Ma mi sbagliavo.
Il buio sarebbe sceso poco dopo.
Che bello avere trent’anni!
Le bugie hanno le gambe corte.
Un bugiardo ha vita breve.
Quando pensi di aver visto tutto, ecco che ti travolge la stupidità.
La stupidità non ha cittadinanza nel mondo.
Non si può guarire dalla stupidità.
Sono vittima di me se stesso.
Non posso invocare l’infermità mentale, sarebbe troppo comodo.
Rivedo tutto nella mia mente: è come essere al cinema.
Vedo e rivedo le stesse scene, non riesco a fermare la mente.
– Ehi Melvin, sei tra noi? Ti ho chiamato più volte.
– Scusi Dottore, ripensavo a una scena del film dell’orrore.
– Invece di pensarci, raccontamela.
– Ero tornato da Barcellona dopo la cena di compleanno infausta con Ambrosia per i miei trent’anni. Mi sentivo davvero solo e amareggiato. Era caduta l’ultima illusione. Ambrosia dopo sette anni mi aveva voltato le spalle. Tornai in Sicilia con la morte nel cuore.
– Aspetta Mel, chi è Ambrosia?
– Dottore, è una storia lunga, è stata una persona importante. Ci siamo conosciuti nell’estate del 2000 mentre eravamo su un traghetto per la Grecia. Ambrosia è sudamericana. Ha significato il cambiamento per me. Ci siamo scritti tante email per due anni. Ho attraversato l’oceano per lei, nel 2002. Ho conosciuto un mondo. Ambrosia è una ragazza forte, indipendente, riservata, rigida per alcuni aspetti. Non sono riuscito a convincerla che potevamo avere un futuro insieme. Il nostro rapporto nel maggio 2007 prese una brutta piega. La vidi per l’ultima volta in Spagna. Speravo in un finale diverso. Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Lo Splendente scrive qualcosa e dice:
– Amavi questa Ambrosia?
– Era diversa dalle altre ragazze che avevo conosciuto. Ambrosia colpì la mia curiosità. Eravamo diversi. Ho immaginato per un periodo di vivere in Sud America. Le ho provate tutte. Ambrosia mi ha sempre visto come un amico. A Barcellona cadde l’ultima illusione.
– Credo di capire, Mel. Continua.
– Mi sentivo triste, avvilito. Ripresi il mio lavoro in campagna ma avvertivo un senso di vuoto. Mi sentivo abbandonato. Una sera ero veramente giù di morale, era stata una giornata infernale di lavoro in campagna. mamma da Roma mi tormento più del solito sui soliti problemi. Mi sentivo la testa esplodere. Ero sempre sul forum e una voce dentro di me diceva: “Ma cosa cavolo perdi tempo qui? Hai trent’anni e sprechi il tuo tempo a fare il fan di un attricetta? Basta Melvin, devi finirla qui”.
– Aspetta, spiegati meglio, cosa significa che sentivi una voce?
– Dottore, scherzando con i miei amici ho sempre sostenuto di avere sette personalità. Semplicemente, sentivo la mia parte “seria” parecchio disgustata.
– Ok, cosa successe quella sera?
– Stavo parlando con l’Oscuro di cazzate, mi lamentavo della mia vita e di come presto tutto sarebbe finito. Lui cercò di capire cosa volessi dire, visto che spesso nei miei post alludevo a una mia presunta vecchiaia e al fatto che nella vita precedente era stato altro. Be’, Dottore, dopo un po’ me ne uscii con la storia che ero un ex avvocato ritiratosi dall’attività per colpa di una brutta malattia, un linfoma non-Hodgkin all’ultimo stadio.
– Fammi capire, eri depresso e solo e ti sei inventato di essere malato terminale di cancro? Lasciamo poi perdere la minchiata della professione. Onestamente questa cosa me la devi spiegare meglio.
Ecco arrivare la nausea e la vergogna. Lo guardo e poi dico:
– Temevo questo momento, Dottore.

16. Come Cristoforo Colombo – Parte II

– Il mondo della fiction è come una piccola grande famiglia, Dottore. Lavorando dalle dodici alle sedici ore al giorno insieme, le differenze sociali e professionali si annullano. Attori e tecnici vivono in simbiosi. Nascono simpatie, gelosie, amori. Fin dal primo giorno trovai più interessante la vita del set che le scene girate. Ero percepito come una persona stravagante, ma ai miei occhi erano loro gli strani. Iniziò una sorta di gioco di ruolo. Mi divertivo, cominciai ad accentuare le mie stranezze. Ma mi creda, Dottore, non volevo mancare di rispetto a nessuno. Ero un ospite in quel mondo. L’essere accettato e non solo sopportato mi sorprese. Non avevo previsto che l’aspetto umano e affettivo potesse travolgermi. Furono tre giorni emotivamente intensi ma anche molto stancanti. Facevo fatica a dormire per l’eccitazione. L’insonnia nel corso del tempo sarebbe diventata devastante. Essere dentro una fiction televisiva, capire come venisse costruita e progettata, mi eccitava. Chiedevo spiegazioni. Li osservavo lavorare. È come una catena di montaggio, Dottore. Tutto funziona se ognuno fa la propria parte. Deve essere tutto sincronizzato.
– Ecco, Mel, cosa sto cercando di spiegarti da settimane. All’interno del file Aspirante se ne aprono altri. La tua sfera emotiva comincia a sovraccaricarsi. Il Mondo dei Balocchi diventa più interessante dell’Aspirante stessa. Sei attirato dal Nuovo mondo.
– Non credo che Cristoforo Colombo si sia mai pentito delle sue scoperte. Io non sono riuscito più a fermarmi, una volta dentro.
– Mel, ti sentivi libero. Eri dentro un film. Non potevi fermarti.
– Già, Dottore, dentro un film dell’orrore. Vedo nella mia mente tutte le sequenze, ormai, e vorrei girare la testa altrove. Ho disgusto di me stesso.
– Mel, poche persone avrebbero fatto quello che hai fatto tu. Entri dentro la televisione. Abbatti la barriera che c’è tra immaginario e realtà. Reciti una parte attiva. Sei eccitato e curioso. Sei entrato in un mondo che ti piace e ti stimola fin da piccolo.
– Dottore, io vedo solo una persona che spara minchiate e si copre di ridicolo.
– Mel, eri entrato in una fase patologica. Lascia perdere il giudizio morale.
– Non ci riesco, Dottore. Tutti i giorni sento una vocina dentro la mia testa che ripete continuamente: “Come hai potuto, Mel? Cosa hai fatto? Sei un cretino!”.
Lo Splendente scuote la testa:
– Ti ostini a vedere la situazione solo dal tuo punto di vista. Ci sono altre prospettive, Mel.
– Forse, Dottore. Ma io al momento mi sento sotto processo per cretineria acuta. Neanche Perry Mason mi salverebbe.
– Attraversavi una fase di passaggio. Per un uomo i trent’anni sono un’età simbolica.
Sospiro e guardo fuori dalla finestra. Poi mormoro:
– Già Dottore, trent’anni, vorrei non parlarne.
– Anche quel momento segna la tua storia, dobbiamo affrontarla.
– Lo immaginavo, Dottore. Non ci facciamo mancare nulla.

15. Come Cristoforo Colombo – Parte I

Sono sempre stato attratto dalle novità.
Ho sempre cercato le risposte alle mie curiosità.
Sono una persona pigra e indolente, ma quando mi metto in moto non mi fermo più.
Scoprire luoghi nuovi.
Conoscere persone diverse da me.
Ora ho perso pure questo slancio.
Vedo sfilare la gente sotto il mio naso e sento montare l’indifferenza.
Rivoglio la mia vita. Sono stanco dell’Aspirante. Ecco la porta aprirsi.
– Ciao, Mel. Come va?
– Stanco, Dottore. Non ho entusiasmo per niente e nessuno. Sono un morto che cammina.
– Quando hai finito di lamentarti dimmelo. Sei tu che generi queste emozioni, Mel. Devi voltare pagina.
– Come se fosse facile! Mi sento dentro un pozzo.
– Raccontami il Mondo dei Balocchi. Come ci sei entrato?
– Ad aprile, come ampiamente annunciato, iniziarono le riprese della seconda stagione. Tramite il forum venni a sapere che giravano alcune scene a Roma. Avendo molto tempo libero mi offrii come osservatore-fotografo nella speranza di poter incontrare l’Aspirante. Qui, Dottore, scatta un’altra stranezza della storia. Decisi di andare sul set con un bastone da passeggio. Il mio mal di schiena cronico per una volta mi sarebbe stato d’aiuto. Immaginai che la sicurezza del set non mi avrebbe fatto troppe storie se fossi rimasto a guardare. In effetti il trucco funzionò e nei successivi tre giorni, nonostante il caos e le orde di fan scatenati che cingevano d’assedio il set, mi fu consentito d’avvicinarmi senza problemi. Intendiamoci, Dottore, mi mettevo in un angolo e non fiatavo per ore intere. In quei primi tre giorni non vidi l’Aspirante, ma non me ne feci un cruccio, anzi. Ebbi modo di vedere all’opera gli altri protagonisti della storia. Osservavo come le maestranze lavorassero duramente e con impegno per preparare le scene. Stavo scoprendo un mondo nuovo, il famoso “dietro le quinte” dei grandi show. Feci amicizia con molti tecnici e in particolare con l’aiuto scenografa, l’altruista Tiziana. Mi creda, Dottore, era una ragazza molto dolce e paziente oltre che bella. Aveva degli occhi azzurri bellissimi e un sorriso caloroso. Ricordo che mi attaccai a lei come un’ombra per scoprire i trucchi della scenografia. Io domandavo e lei mi rispondeva paziente. Pino, alias il Gigante Buono, responsabile della sicurezza, mi guardava con i suoi occhi attenti e benevoli e mi lasciava fare. Alla fine dei tre giorni ero entusiasta più che se avessi visto l’Aspirante. Sul forum descrivevo le mie emozioni, raccontavo le scene viste, postavo le foto sfocate (lo confesso, non sono bravo), ma all’inizio l’Oscuro e compagnia bella non sembravano interessati. Non so come spiegarlo, Dottore, ma mi sembrava di vivere nel Mondo dei Balocchi. C’era un clima di euforia tra i fan. Molti cercavano il contatto con l’attore. Volevano una foto. A me interessava altro. Ricordo che, per preparare una scena, il regista aveva chiamato attorno a sé gli attori principali: l’Esimio, il Comandante e l’Eclettico. Iniziò uno scambio di opinioni. Cercavo di capire, da lontano. Finalmente i tre iniziarono lo show. Invece di seguire il copione e quanto concordato con il regista, girarono la scena all’impronta, improvvisazione pura. Mi creda, avevo le lacrime agli occhi per quanto ridevo. Mi sentivo un privilegiato ad assistere a questi momenti di alta recitazione. Altro che Aspirante, pensavo, se i giovinastri potessero vedere…
Lo Splendente sorride e dice:
– Sei entrato dentro la fiction, Mel. La realtà supera la fantasia.
– Mi sembrava di vivere un sogno, Dottore. Mi sentivo come Cristoforo Colombo nel Nuovo mondo.

14. Nuove Conoscenze

Ho scelto di fare il medico come missione di vita.
Ascoltare per curare.
So di essere bravo. Troppi colleghi fanno questo lavoro per profitto.
Io mi appassiono ai pazienti.
Quando ascolto un paziente cerco di capire i passaggi mentali che lo portano a certe scelte.
Melvin è diverso.
Questo ragazzo vive nel suo mondo fantastico.
Ogni volta che mi racconta la sua vita, mi sembra di essere dentro un film.
Ogni seduta è una sorpresa.
Ogni volta devo tranquillizzarlo.
È sempre immerso nei suoi pensieri prima di entrare.
Non riesce a rilassarsi.

– Ciao Mel, bentornato. Hai passato una buona settimana?
– Salve, Dottore. Nulla di nuovo.
– Mi sembravi pensieroso prima. A cosa pensavi?
– Cercavo di ripassare cosa dirle oggi. Durante la settimana mi faccio uno schema.
– Bene. Cosa prevede oggi lo schema? Il Mondo dei Balocchi?
– Pensavo al forum e a come mi comportavo là dentro.
– Dimmi, Mel. Ti ascolto.
– Nel corso delle settimane, leggendo i post dei vari utenti, cominciai a sfornare i soprannomi. Sulle prime, i ragazzi pensarono di trovarsi di fronte a un demente con cui divertirsi. Giocavo a fare lo sprovveduto. La prima regola di sopravvivenza sul forum era neutralizzare l’ironia con l’autoironia. Pensando di essere il più vecchio della compagnia, li schernivo definendoli giovinastri lavativi. Ma presto mi resi conto che c’erano altri vecchi arnesi. Come il Lumacone, considerato il saggio del gruppo ma in vero un gran pettegolo e  amante della musica.  Mr. Pillola blu, mago dell’informatica, maniaco del sesso. Il Presidente, ragazzo salace e netto nel parlare, era semplicemente il Leader. Silvio, padre di famiglia e all’epoca senza lavoro, il Giovinastro casalingo. Il discepolo, anche lui siciliano, era l’Uomo inutile. Mi rendo conto che è difficile comprendere l’atmosfera del forum senza leggere i post. Ma mi sentivo a mio agio con loro. Mi facevano compagnia. Non conoscevo neanche i loro nomi, come potevo considerarli degli amici? Non lo so, Dottore, entravo lì e smettevo di pensare. Le mie giornate erano scandite dal lavoro e dal forum. Quando si collegava l’Aspirante o chi per lei con il suo nickname, gli utenti impazzivano di gioia. Bramavano un gesto, una parola. Mi sforzavo d’immaginare cosa potesse provare una ragazza così giovane a essere al centro di tanto affetto delirante. Questi pensieri mi accompagnavano nelle mie passeggiate. Riflettevo e mi ritrovavo sotto casa sua. Credo di averlo fatto cinque o sei volte. Lo so, era un comportamento molto inquietante. Io stesso ne rimanevo sconvolto e fuggivo via. Non so se ero preda di un’ossessione o di una fantasia. Mi comportavo come un adolescente invaghito di un’attrice. Era forse il mio modo di affrontare l’arrivo dei trent’anni? Non lo so Dottore, ancora oggi non riesco a trovare tutte le riposte.
– Mel, ti sentivi solo. Tu da una parte ami il centro della scena, dall’altra ti piace osservare. Il forum ti permetteva entrambe le possibilità. Eri dentro un file. Chi non ha fatto cose strane per una donna?
– Forse, Dottore. Ma le mie stranezze diventarono ogni giorno più forti. Fino a diventare incontrollabili.

13. Navigando qua e là – Parte II

Lo Splendente scrive qualcosa e poi dice:
– Mel, a volte i genitori sbagliano. Ti avranno detto spesso che lo fanno per troppo amore. Sicuramente con te sono state usate parole pesanti. Non sentirsi stimati dai genitori può rendere un figlio insicuro. Il tuo senso d’inadeguatezza viene da lontano. Che rapporti avevi con tuo padre?
– Mio padre era una persona complessa. È difficile descriverlo in poche parole. Parlarne adesso che non c’è più non mi piace molto. Ha avuto un’infanzia difficile. Ha perso padre e fratello in meno di due mesi. Sua madre era molto rigida e, mi dicono, bigotta. Si è sposato due volte. Voleva vedere i suoi figli già grandi. Corteggiare una donna, uscirci insieme era per lui segno di virilità e maturità. Era impaziente. Non ha mai compreso la mia timidezza. Non accettava la mia diversità. Secondo lui uscire con gli amici maschi era una perdita di tempo. Non sa quanti litigi e urla ci sono stati in casa, Dottore. Mio padre era buono, generoso, altruista ma non accettava di essere contraddetto. Non era capace di ammettere un errore.
– Tua madre non interveniva?
– Raramente. Considerava gli eccessi di mio padre squalificanti per lui. Ma non credeva che le sue parole potessero avere questi effetti sulla mia personalità. Per lei era fondamentale che studiassi. Mi aiutava a fare i compiti. Mi diceva sempre: “Mel, se non studi non potrai avere un futuro per te e la tua famiglia”. Ero tra due fuochi, Dottore.
Lo Splendente scuote la testa. Poi dice:
– Ne riparleremo, Mel. Continua a raccontarmi del forum.
– Nel forum dominava l’ironia feroce, e in alcuni casi l’autoironia. Cominciai a farmi una prima idea di quel mondo. La chat fu un trionfo. Tutti gli utenti rimasero soddisfatti e lo staff festeggiava per il successo. In quel momento, Dottore, potevo andarmene e chiudere i contatti con quella gente, ma decisi di rimanere e di conoscerli meglio. Mi sentivo attratto dall’atmosfera spensierata. Giocavo, scherzavo, litigavo con i vari utenti. Con l’Oscuro, in particolare, furono subito scintille. Si sentiva il leader carismatico, onnisciente. Giocava a fare il misterioso e pretendeva di avere sempre l’ultima parola su tutto. Mi divertivo a provocarlo con simpatia. Correggeva i miei post e io lo bollavo come la “maestrina dalla penna rossa”. Non so come iniziò, ma lo ribattezzai l’Oscuro Signore. Capii che non amava il sarcasmo e le critiche ironiche. Fu l’inizio di un rapporto forte. Non so se sia un dono o semplicemente un vezzo, Dottore, ma sono solito dare un soprannome alle persone che conosco e frequento. Una parola per descrivere un carattere o un modo di fare. Tutti all’inizio reagiscono un po’ male, pensando che sia un modo per prenderli in giro. Poi comprendono la mia buona fede e lo accettano. Fu così anche sul forum. Cercavo di adattarmi all’ambiente. Indossavo una maschera e improvvisavo, come a teatro. Non li prendevo in giro, mi creda. Accentuavo solo le me stranezze.
– Entrano in gioco altri coprotagonisti di questo file, mi sembra di capire. Il tuo approccio, almeno all’inizio, è prudente. Sei spinto dalla voglia di avere notizie sull’Aspirante e nello stesso tempo un mondo nuovo si apre davanti a te. In un periodo della tua vita in cui tante porte si stanno chiudendo, ecco aprirsi il “portone” del web.
– Sì, Dottore. Ma non sapevo che dietro quel portone avrei trovato il mondo dei balocchi.
– Il mondo dei balocchi?
– Proprio così. Sarei diventato il novello Pinocchio.

12. Navigando qua e là – Parte I

La conoscenza è potere.
La legge non ammette ignoranza.
Beata ignoranza.
Io cerco la mia strada dopo essermi perso.
Non so perché ho fatto certe cose.
Mi dispero per la mia stupidità.
Vorrei andare sulla Luna.
Ormai questa sala d’aspetto mi è familiare.
Vedo i volti delle persone e mi sforzo di capire quali problemi abbiano.
Ma c’è una cura per la stupidità?
Si apre la porta e ancora una volta quei pochi metri mi sembrano interminabili.
– Ciao Mel, come stai?.
– Dottore, facciamo un accordo per favore? Non me lo chieda più. Se vengo qui è perché mi sento una merda.
– Come vanno i file?
– Sono sempre presenti. Non mi mollano mai. La mia mente non si spegne mai.
– Mel, sei tu che evochi i file. Devi spegnerli tu. Ci vuole volontà ed esercizio mentale.
– Dottore, non è vero. Se la mia mente libera gli stessi ricordi da settimane c’è qualcosa che non va. Sono bloccato.
– Ok, Mel. Riprendiamo il tuo film. Cosa succede dopo il teatro?
– Come le ho detto nella prima seduta, ero bramoso di notizie sull’Aspirante e navigando su Internet venni a sapere di una chat organizzata da un fan club. Era la prima volta che mi iscrivevo in un forum. Non sapevo cosa aspettarmi. Rispettoso del regolamento e del bon ton posto la mia presentazione e vengo subito accolto dagli altri utenti: sono tutti molto cordiali e, ovviamente, mi instradano su come comportarmi e soprattutto su cosa non fare in questo sito. Qui, Dottore, è necessario fare una premessa. Non so quale sia la sua esperienza su tale argomento, ma sul web generalmente si cerca di garantire la propria privacy e si sceglie un nickname fantasioso per muoversi in un forum. Tutti giocano a fare il personaggio. Così inizio a fare conoscenza con dei nomi. Scopro un mondo diverso, particolare e unico. Cerco di capire dove sono finito. Sono felice. Allo stesso tempo posso avere notizie sull’Aspirante e condividere la mia passione televisiva con tanti ragazzi.
– Ti senti meno solo, Mel?
– Sì, meno solo. Mi illudo di aver trovato delle persone che parlano la mia stessa lingua. A casa questa mia passione non viene capita. Mia mamma dice che perdo tempo. La fiction è una forma d’arte secondo me. I miei  interessi sono spesso considerati “strani” o oggetto di critica. Nel forum non mi sentivo giudicato. Ero libero. Ero solo me stesso.
– Mel, parli spesso di libertà e di comprensione. Perché ti preme tanto il giudizio degli altri?
– Dottore, mi sono sentito sempre giudicato nella mia vita. Molti hanno visto la mia diversità come una patologia. Mia madre stessa fatica ad accettare le mie “stranezze”. Secondo lei non aver continuato gli studi era “inusuale”. Dovevo andare dallo psicologo per “guarire”. Non riusciva a comprendere il dolore che provavo. Mio padre mi diceva che ero “anormale” perché non corteggiavo le ragazze. Mi imponeva le sue scelte. Ricordo che in un momento di nervi mi disse: “Non cresco un figlio anormale. Come ti ho creato, ti distruggo”. Io so che i miei genitori mi hanno voluto un gran bene. Non mi hanno mai fatto mancare nulla. Ma ho percepito la loro delusione, non li ho resi orgogliosi. Cosa ci può essere di peggio per un figlio? Ho portato questo peso per tanto tempo. Ecco perché mi sono iscritto a quel forum. Ero solo Melvin, nulla di più. Un semplice utente. Lo trova strano, Dottore?

11. Senza pace – Parte II

Ero convinto all’inizio che fosse solo un “capriccio mentale”. Invece, giorno dopo giorno, prendeva sempre più forza nella mia mente. Non riuscivo a cacciarla via. Lo ripeterò fino alla nausea, non c’era nulla di morboso o sconcio nei miei pensieri. Rividi una seconda volta la prima stagione della serie Tv. Ero come in astinenza. Invero, queste sensazioni mi turbavano un po’. Non riuscivo a controllarle e soprattutto non mi era mai capitata una cosa del genere. Desideravo vederla dal vivo, per capire se tutto questo fosse frutto solo della mia immaginazione. Sapevo che stavo vivendo un momento particolare, ero alla ricerca di qualcosa. L’aspirante rappresentava l’evasione dalla realtà. Ero molto sciocco ma non sapevo ancora quanto. La sera del teatro, come le ho raccontato nella nostra prima seduta, fu strana. Ero nervoso, eccitato, curioso. Volevo vederla dal vivo. Volevo capire quanto le mie fantasie fossero reali. Fu una serata imprevedibile. Non la dimenticherò mai.
Lo Splendente  annota qualcosa sul quaderno e dice:
– Allora, cosa successe?
– Iniziò un “terzo tempo” imprevisto. Una ragazza qualunque era diventata improvvisamente oggetto del desiderio. Si ricorda quando le ho detto che i fan, all’uscita del teatro, la assediavano? L’Aspirante ruppe l’assedio dicendo: “Ma non avete fame?”. Con mia somma sorpresa se li trascinò tutti in pizzeria insieme a due sue amiche. Io rimasi lì a guardarli finché non si persero nella notte romana. Ricordo che tornai a casa con una sensazione piacevole. L’Aspirante non era più un’immagine televisiva. Il giorno dopo, preso dall’entusiasmo per la serata, decisi di scriverle una lettera d’elogi accompagnata da un mazzo di fiori e feci recapitare il tutto in teatro. Non ho mai saputo se la lettera o i fiori siano stati graditi, mi sono sempre vergognato a chiederlo. Immaginavo d’incontrare l’Aspirante al supermercato. Avevo la sensazione che potessimo avere  qualcosa in comune. La sentivo vicina. So bene che era stupido, ma mi sentivo trascinato dagli eventi.
– Mandi spesso fiori?
– Sì, Dottore. Lo reputo un gesto di educazione e di attenzione. Ho avuto la fortuna di conoscere nell’arco della mia vita donne meritevoli di questi gesti. Quello che provo non so dirlo con le parole. Preferisco farlo con i fiori. Raramente con le rose, non mi piacciono.
Lo Splendente sorride e dice:
– Sembri un uomo d’altri tempi, Mel.
– Non lo so, Dottore. Certi gesti mi vengono spontanei. Le donne sono il centro dell’universo. Vederle sorridere mi scalda il cuore. Le dirò, non sempre hanno gradito i miei fiori. Ma è una storia lunga. Con l’Aspirante, dopo quello che avevo visto in teatro, mi sembrò normale omaggiarla. Sapevo che sarei stato uno dei tanti, ma non mi importava. Quella sera a teatro avevo visto la donna prima dell’attrice. La mia curiosità sarebbe diventata ancora più forte.
Lo Splendente mi osserva cercando di riordinare le informazioni ricevute e la butta lì:
– Cosa intendi per preso dall’entusiasmo?
– Significa, Dottore, che l’iniziale attrazione e la cotta adolescenziale si trasformarono in vera e propria curiosità per la ragazza. Decisi di vedere una seconda volta lo spettacolo, stavolta in prima fila, per avere modo di osservare meglio l’Aspirante. Poi altre sere mi feci trovare all’uscita del teatro, sperando in un fortuito incontro. Lo so, sembravo ossessionato, ma mi creda, ero spinto da buone intenzioni. Non le avrei mai fatto del male. Sapevo che le mie azioni erano discutibili, tuttavia non riuscivo a vederci nulla di grave. Lei era costantemente nei miei pensieri. Ero quasi contento di scendere in Sicilia per lavoro. Mi sentivo scombussolato da un sentimento che non riuscivo a definire. Speravo che la campagna e gli impegni siciliani potessero distrarmi dall’Aspirante. Ma non avevo fatto i conti con “l’amica Tv”. Era sempre presente sugli schermi, per via di una campagna pubblicitaria. Mi turbava vedere la sua immagine. Continuavo a cercare sue notizie su internet. Avevo scoperto che abitava a Roma con la sua famiglia. Mi vergogno a raccontarle i dettagli, ma riuscii a ottenere il suo indirizzo di casa. Qui un fan normale probabilmente avrebbe mandato un mazzo di fiori, io ovviamente decisi per una variante originale e le spedii una cassetta d’arance. Mi creda, Dottore, ero stupito da me stesso, non riuscivo a pormi un freno. Gli stessi amici mi prendevano in giro: “Mel, ma tu le cose semplici mai? Avere una relazione normale ti annoia? Pensi davvero d’incontrare l’Aspirante per strada?”. Avevano ragione, ma sentivo il bisogno di un po’ di leggerezza.
– Le arance?
– Sì, Dottore, per dieci anni grazie all’idea di mio fratello Francesco avevamo creato un sito internet per spedire le arance in tutta Italia. Fummo tra i primi nel settore. Ho chiuso il sito poche settimane fa, non era più redditizio. Volevo stupire l’Aspirante con qualcosa di diverso.
– Mi sembra evidente che la noia della quotidianità ti opprime e ti spinge lontano. Senti il bisogno di cambiare stile di vita. L’Aspirante è anche questo. Metterti in discussione. Il tuo senso di inadeguatezza diventa sempre più forte e pressante. Ma ne riparleremo, Mel. Per oggi basta così.
– Già, basta così, Dottore. Oggi mi sento veramente un adolescente inquieto.

10. Senza Pace

Aspettare la seduta e non sapere cosa fare.
Passeggio per casa senza sosta.
Non riesco più a vedere la mia amata Tv.
Ho paura di vedere l’Aspirante.
I file mi stanno uccidendo.
La mente non smette di farmi le stesse domande: “Perché Mel? Come hai potuto?”.
Piango senza riuscire a sfogarmi. Mi vergogno.
Non ho voglia di fare nulla.
Sono un automa.
Lo Splendente dice che non ho fatto un cazzo. Allora perché mi sento cosi?
Vedo il sorriso dell’Altruista.
Mi rivedo con il bastone sul set.
Vorrei distruggere tutto.
È come se rivedessi su uno schermo bianco, all’infinito, le stesse scene. Sono i file. Non mi lasciano in pace.
Mi sento indegno anche come arbitro.
Il mio mondo è finito.
Mamma cerca di consolarmi. Ma chi consola lei?
Mi sento sprofondare.
Esco con gli amici ma con la mente sono altrove.
Sono stato stupido e ridicolo? Come posso perdonarmi?
Ora capisco come si sentiva il Dottor Banner.
Provo una rabbia enorme.
Ma non posso fare nulla.
Sono impotente.
Sono inquieto.
Meno male che domani c’e la seduta.
Quando si diventa adulti? Quando si smette di essere un sognatore? Quando si capisce quali sono le cose importanti e serie nella vita?
L’infatuazione fa parte dell’adolescenza, così dicono.
“Quando maturerà la tua testa, Mel?”, mi dice sempre mia madre.
Perché, fantasticare è sbagliato? La diversità dev’essere vista per forza come una stranezza da curare?
“Vai dallo psicologo, non può essere che non studi”.
Quante volte me lo sono sentito dire.
Ora sto aspettando che si apra la porta dello Splendente
Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno, ma io mi sento un cretino.
Ho trentadue anni ma mi sento come un adolescente ferito a morte.
Lo Splendente mi sorride e mi fa cenno d’entrare.
– Dottore oggi non ho proprio voglia di parlare. In casa mi danno il tormento. Mia madre si sforza di capirmi. Mi è vicina come non mai ma fatica a comprendere il mio travaglio. Francesco pensa che siano tutte minchiate. Piero non dice nulla ma percepisco il suo scetticismo.
– Mel, ognuno di noi ha una propria sensibilità. Tua madre vede un figlio in difficoltà e soffre tanto. Possiamo anche rimanere in silenzio se vuoi. Puoi contare su di me. Stiamo insieme su questa barca.
– Dottore, è una vita che mi sento additato. Tutti pensano di darmi il giusto consiglio. Tutti pensano di farmi da guida. Sono “lo strano”, quello da correggere. Quello che va aiutato. Quello che non segue la diritta via. Ora saranno tutti contenti sono  davanti a Lei.
– Non dire stupidaggini Mel. Chi ti ha giudicato e messo un’etichetta ha sbagliato. Ma chi ti vuole bene non è certo felice vederti in questa situazione.
– Dottore io mi vergogno. Cosa direbbe mio padre?
– Qualunque padre ti avrebbe ascoltato, compreso e abbracciato, Mel. Basta fare il “mea culpa”, è inutile. Raccontami il tuo primo incontro con l’Aspirante.

9. Un nuovo file – Parte II

– Era solo la scelta di Francesco a turbarti?
– No, ovviamente no, Dottore. Stavo per compiere trent’anni. Ero in una fase di riflessione sulla mia vita, tutto era in discussione. Il mio lavoro in campagna mi stava sempre più stretto. Per anni avevo cercato di fare del mio meglio, ma non riuscivo a vedermi per sempre in mezzo alla natura. Non avevo un piano alternativo. Non ho continuato gli studi, Dottore. Non ho qualifiche specifiche. Anche il mio hobby arbitrale stava cambiando. Sapevo che avrei smesso per problemi fisici. E le donne della mia vita mi stavano abbandonando per farsi la loro vita. Mi sentivo bloccato, senza via d’uscita.
Lo Splendente annota qualcosa e dice:
– In un momento d’incertezza trovi conforto nell’immaginario. La Tv è la compagna ideale per te. Giusto, Mel?
– Quando vidi per la prima volta l’Aspirante in Tv qualcosa mi colpì. Avevo bisogno di tornare adolescente. Non lo so, Dottore. Io sono una persona curiosa: le sfide mi piacciono. Cercavo notizie sui giornali e sul web, volevo sapere tutto di lei, chi fosse nella vita reale. Ero davvero preso come un ragazzino, perso dietro a un’immagine televisiva. Mi era già capitato che mi piacessero delle attrici: Robin Wright Penn all’inizio della sua carriera, quando faceva la bella Bottondoro in Una storia fantastica. Liv Tyler: eterea, leggera e meravigliosa in Io ballo da sola. Quando la vidi a Cannes rimasi folgorato. Poi Alexis Bledel di Una mamma per amica. Di tutte dicevo: “Se la incontro per strada, me la sposo”. Ma con l’Aspirante era diverso. Settimana dopo settimana, l’interesse cresceva. Sapevo che era una stupidata, ma faticavo a controllarla. Nel corso della giornata, anche quando ero in Sicilia, mi capitava di pensare a lei. Non era attrazione fisica: ero incuriosito dalla ragazza, e mi trasmetteva delle sensazioni positive. L’aspirante arrivò in un momento di solitudine e di vuoto. Era la novità, e la mia curiosità si scatenò. Sarebbe stato un binomio letale.
Lo Splendente annota qualcosa sul quaderno e dice:
– L’Aspirante entra in scena quando il tuo mondo sta evolvendo. La tua fantasia trova terreno fertile per una nuova sfida. Getti le basi per mischiare realtà e immaginario. E’ l’ inizio di nuovo file
– Dottore, non so cosa dirle. Ho tanta confusione in testa. Vorrei tanto tornare indietro ma non posso. Non mi resta che sconfiggere i fantasmi.