254) The Final Girls

The final Girls

Il biglietto d’acquistare per “The Final Girls” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“The Final Girls” è un film del 2015 diretto da Todd Strauss-Schulson, scritto da M.A. Fortin, Joshua John Miller, con : Taissa Farmiga e Malin Åkerman; Alexander Ludwig,Thomas Middleditch, Alia Shawkat, Adam DeVine, Nina Dobrev e Chloe Bridges.

Lo confesso, avevo perso quasi completamente la speranza di poter dare, durante il Festival di Torino, un biglietto pieno a un film presente nel programma. Nonostante la varietà di titoli provenienti da tutto il mondo, fino a ieri sera nulla mi aveva convinto fino in fondo.
Non credevo possibile che un film horror, scelto all’ultimo momento, potesse invece regalarmi una serata piacevole e sorprendente.
Ebbene, “The Final Girls”, presentato nella sezione ”After Hours”, ha sorpreso in positivo il vostro cronista per natura e struttura del film.
Presentato come un horror, invero la pellicola si rivela come una commedia con venature splatter in cui su quest’ultima prevale l’ironia. Alcuni critici hanno voluto accostare questo film alla saga di “Scary movie” o comunque alla categoria ‘parodia di genere’.
Personalmente, non sono d’accordo con questa classificazione poiché “The Final girls” ha un suo potenziale narrativo e comico personale e originale che merita di essere evidenziati.
Nell’abc dell’horror con la parola “Final girl” si identifica la giovane ragazza che, sopravvissuta alla follia omicida del maniaco, si trova nella scena madre finale a doverlo combattere a costo della propria vita.
Il titolo stesso del film è un omaggio/parodia del genere, facendo capire da subito come gli autori abbiano deciso di muoversi ironizzando su molti luoghi comuni dei film horror e giocando con la storia del cinema.
L’incipit è molto classico: la giovane protagonista Max (Farmiga) perde l’amata madre Amanda (Akerman), attrice di horror cult di seri B, in un incidente stradale. Anni dopo Max, ancora traumatizzata dall’incidente e addolorata per la perdita, accetta di partecipare con alcuni amici alla proiezione di un vecchio film della madre in un cinema. A causa di un accidentale incendio, i ragazzi, per sfuggire alle fiamme, cercano rifugio dietro lo schermo e, inspiegabilmente, si trovano proiettati all’interno del film. Un film dentro il film ,come nel più classico metacinema, ma con la differenza che i ragazzi, sapendo come agisce l’assassinio, decidono di difendersi e di non commettere gli errori tipici dei personaggi di un film horror, come ad esempio ”Niente sesso”.. Il testo è brillante, ben scritto, fluido e regalan risate al divertito e coinvolto pubblico. Si assiste a una commedia nera in cui ogni personaggio è ben caratterizzato e costruito per prendere in giro i luoghi comuni dei personaggi horror, dimostrando come sia possibile divertire con poco. L’intreccio narrativo è agile, funzionale al progetto, ben sostenuto da una fotografia di qualità e in sintonia con l’idea del film, alternando colori intensi al bianco e nero.
La regia di Schulson è una delle note più positive per ispirazione artistica e per il talento dimostrato nel mettere in scena un film fresco, diverso e ironico, riuscendo a dargli un buon ritmo e pathos narrativo nei giusti momenti. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201511292799/articoli/palcoscenico/cinema/2799-torino-film-festival-the-final-girls

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “The Final Girls” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.

“The Final Girls” is a film of 2015 directed by Todd Strauss-Schulson, written by MA Fortin, Joshua John Miller, with: Taissa Farmiga and Malin Åkerman; Alexander Ludwig, Thomas Middleditch, Alia Shawkat, Adam DeVine, Nina Dobrev and Chloe Bridges.

I confess, I had almost completely lost hope of being able to give, during the Festival of Turin, a full ticket to a movie in the program. Despite the variety of titles from around the world, until last night nothing he had convinced me to the end.
I did not believe it possible that a horror movie, chose at the last minute, could instead give me a pleasant evening and surprising.
Well, “The Final Girls” presented in the “After Hours”, surprised positively your reporter for nature and structure of the film.
Billed as a horror, indeed the film is revealed as a comedy with streaks splatter when the latter prevails over the irony. Some critics have wanted to approach this film to the saga of “Scary Movie” or at least to the category ‘gender parody’.
Personally, I disagree with this classification as “The Final Girls” has its narrative potential and comedian personal and original that deserves to be highlighted.
In the ABC horror with the word “final girl” identifies the young girl who survived the killing spree of the maniac, is in the final stage mother to have to fight at the cost of his own life.
The title of the film is an homage / parody of the genre, making it clear from the start as the authors have decided to move ironic take on many clichés of horror movies and playing with the history of cinema.
The beginning is very classic: the young protagonist Max (Farmiga) loses his beloved mother Amanda (Akerman), actress of cult horror of serious B, in a car accident. Years after Max, still traumatized by the incident and saddened by the loss, agrees to participate with some friends to the screening of an old movie mother in a movie theater. Due to an accidental fire, the boys, to escape the flames, seeking refuge behind the screen and, inexplicably, are shown in the film. A film within the film, as in the classic metacinema, but with the difference that the kids, knowing how to act the murder, they decide to defend themselves and not make the mistakes typical of the characters in a horror movie, such as “No sex “.. The text is brilliant, well written, fluid and regalan laughter and the fun involved public. We are witnessing a black comedy in which every character is well characterized and built to make fun of the clichés of the horror characters, showing how you can have fun with little. The storyline is agile, functional design, well supported by a quality photography and in tune with the idea of the film, alternating between intense colors to black and white.
Directed by Schulson is one of the most positive for artistic inspiration and talent demonstrated in staging a film fresh, different and ironic, managing to give him a good rhythm and narrative pathos in the right moments. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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253) Blade Runner-High Rise- Keeper

Essere libero è un lusso per pochi. Un lusso che presto la nostra società non si potrà più permettere.
Dite che ho letto troppi romanzi dispostici? Forse, ma sicuramente sarete d’accordo con me che una donna ti dice ‘fai tu’ significa comunemente l’opposto.
La mia cara e bella caporedattrice Emma Di Lorenzo in questi primi giorni di Festival aveva adottato un approccio ‘zen’ lasciandomi libertà artistica nei film da recensire. Finché non è uscito il lato organizzatore di ogni donna e la Di Lorenzo, dando una rapida occhiata al programma mi ha ‘invitato’ a vedere “Blade runner –original cut” e poi “High Rise”.
E si sa, quando il capo redattore invita, è scortese declinare.
Sono un anziano cinico e disilluso della vita e dell’uomo e confesso di non avere una particolare attrazione e simpatia nei confronti del film e romanzi di genere ‘dispotico’.

blade runner
Blade Runner

So di essere stato uno dei pochi fino a ieri a non aver mai visto per intero “Blade Runner”. Leggendo sul web, ho appreso che questa pellicola cult uscita per la prima volta al cinema nel 1982, per poi essere distribuita nel corso degli anni in diverse versioni, per la felicità dei fan e dei puristi.
Sarebbe sciocco fare una recensione di un film considerato un punto saldo della cinematografia del genere, rischiando di essere banale o irriverente.
Cosa dunque posso aggiungere alla discussione su “Blade Runner” che già non si stata detta o scritta?
Nulla, semmai posso condividere con voi il mio personale apprezzamento per la grandiosità e stupefacente creatività messa in campo dal regista Ridley Scott. Sebbene sia un film ‘datato’, Blade Runner” conserva una forza narrativa e scenica di grande impatto e incisività. Lo spettatore rimane incantato dalle ambientazioni e dalla sorprendente e visionaria rappresentazione del futuro, oggi solo futuro prossimo. Il testo è essenziale, asciutto e nello stesso tempo ricco di contenuti e spunti esistenziali e filosofici. Un film che mantiene ancora oggi intatto il suo fascino sia nello stile sia nella struttura narrativa. L’atmosfera cupa, l’effetto pioggia costanze, come la scelta di girare scene solo notturne, amplificano nello spettatore l’effetto angosciante e di apocalisse imminente per l’umanità. Un’umanità che è ormai quasi essente nell’uomo e che invece è agognata dai Replicanti. Come ci suggerisce l’intenso ed epico finale, se l’uomo smette di interrogarsi su se stesso e la natura delle proprie azioni e sentimenti, rischia di diventare assai simile a una macchina. Il cast, capitanato da Harrison Ford, è assolutamente perfetto nei rispettivi ruoli, giustamente rimasti impressi nella memoria e nel cuore dei fan di diverse generazioni. “Blade Runner” ha segnato un’epoca diventando un punto di riferimento per il cinema di genere e ispirando i registi nel voler immaginare come la nostra società rischi di diventare, se non saremo in grado di porre un freno all’egoismo e all’avidità che sembrano diventate le “Muse” del vivere oggi.

high rise
High Rise

Se il sottoscritto è colpevole di aver guardato solo in questi giorni “Blade Runner”, temo che il regista inglese Ben Wheatley non l’abbia proprio visto, convinto, come sembra, di saper realizzare un film dispotico.

Ebbene, si è sbagliato e anche di molto. Il suo “High Rise”, tratto dal romanzo “Condominio” di James Ballard, è una ”incommensurabile cagata pazzesca”, sperando che il buon Paolo Villaggio non me ne voglia per la citazione. Nonostante la presenza di un cast davvero notevole, tra cui Tom Hiddleston, Siena Miller e Jeremy Irons, il film è davvero brutto, lungo, insensato e caotico. Lo spettatore esce provato nel fisico e nella mente dopo la visione, non avendo trovato un appiglio cui aggrapparsi per non essere travolto da uno tsunami di parole e immagini messe in scena senza alcun raziocino e idea di storia.

Rappresentare la società come fosse un grande e alto grattacielo diviso in piani in base allo stato sociale ed economico degli inquilini, non brilla per originalità. È chiaro come il messaggio principale del film voglia essere comunicare quanto questa impostazione della società rigida e piramidale possa crollare su stessa, creando al suo interno tensioni e conflitti. E, in una società senza regole e schemi, l’uomo non è capace di vivere e di relazionarsi dando ascolto ai suoi istinti più primitivi e feroci. Vedere “High Rise” dopo Blade runner è davvero qualcosa di faticoso e offensivo, persino per l’estetica. Dispiace per il talentuoso cast impiegato male e gettato nella mischia come fosse autogestito. L’unica consolazione è per le fan di Tom Hiddleston di poterlo ammirare in diverse scene come “mamma l’ha fatto”, ma ciò non salva il film da un biglietto “neanche regalato”.

keeper

Keeper

Nella giornata mondiale del ”No alla violenza contro le donne”, sempre la cara Emma mi aveva invitato a cercare nella programmazione odierna del Festival qualche film che potesse dare voce ai diritti della donna.
Ho voluto così dare fiducia al film belga “Keeper” dell’esordente regista Guillaume Senez che racconta in maniera delicata e fresca come sia ancora bello e semplice l’amore in età adolescenziale. Ci si ama teneramente e magari con candore, eppure oggi non è più l’epoca di film come “Il tempo delle mele”, oggi i ragazzi scoprono il sesso subito e spesso ne pagano anche le conseguenze. Nonostante l’uso di preservativi, pillole e programmi divulgativi. sono in aumento le gravidanze tra le giovanissime. La giovane coppia protagonista della nostra storia è composta da due quindicenni. Si voglio bene, come lo spettatore nota fin dalla scena quando osserva i due baciarsi. Il ragazzo sogna di diventare un calciatore professionista e spera di superare il provino in un importante club francese. Un sogno che è spazzato via quando la fidanzatina gli rivela di essere rimasta incinta. Per la coppia è ovviamente uno shock enorme. Eppure, messi da parte timori e dubbi, i due decidono di tenere il bimbo, trovando invece l’ostilità e il pregiudizio dei genitori. Un film semplice, diretto che però ha un forte impatto emotivo e trasmette calore e intensità allo spettatore per merito dei due giovani attori, davvero bravi e credibili nel ruolo. Entrambi riescono con naturalezza e semplicità a trasmettere il coraggio dei due protagonisti, decisi a sfidare anche il mondo perché certi del loro amore. Nella coppia il personaggio forte è ovviamente la ragazza, che decide di portare avanti la gravidanza, nonostante il parere contrario della madre, e poi di saper mantenere lucidità e raziocino anche nei momenti più difficili. Un film che parla d’amore e di coraggio tra i giovani, valori quasi assenti nella nostra generazione. Un prodotto forse più televisivo che cinematografico ma capace di regalare sincere emozioni che, con il malinconico finale, ci ricorda che purtroppo oggi non c’è spazio per il lieto fine, nonostante l’amore.
“Keeper” merita comunque un biglietto “Di pomeriggio”.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

To be free is a luxury for the few. A luxury that soon our society can no longer afford.
You say that I read too many novels dispostici? Perhaps, but surely you will agree with me that a woman says ‘you do’ commonly means the opposite.
My dear and lovely managing editor Emma Di Lorenzo in these early days of the Festival had adopted an approach ‘zen’ leaving me artistic freedom in film to review. Until it came out the side organizer of every woman and Di Lorenzo, giving a quick look at the program I was ‘invited’ to see “Blade Runner -Original cut” and then “High Rise”.
And you know, when the chief editor calls, rude decline.
Am a senior cynical and disillusioned of life and man, and I confess that I have a special attraction and sympathy of the film and genre novels ‘despotic’.
blade Runner

I know I was one of the few until recently never to have seen the entire “Blade Runner”. Reading on the web, I learned that this cult film output for the first time at the cinema in 1982, only to be distributed over the years in several versions, to the delight of fans and purists.
It would be foolish to do a review of a film considered a solid point of mainstream filmmaking, the risk of being trite or flippant.
So what I can add to the discussion of “Blade Runner” already not been said or written?
Nothing, if anything I can share with you my personal appreciation for the grandeur and amazing creativity fielded by director Ridley Scott. Although a film ‘dated’, Blade Runner “retains a strong narrative and scenic high-impact and effectiveness. The viewer is enchanted by the scenery and the amazing and visionary representation of the future, today only the near future. The text is essential, dry and at the same time rich in content and ideas and existential philosophy. A film that still retains its charm both in style and in the narrative structure. The gloomy atmosphere, the rain effect stances, such as the choice to shoot night scenes only, amplifying the viewer the effect distressing and impending apocalypse for humanity. A humanity that is now almost-being in humans and that instead it is coveted by Replicants. As suggests the intense and epic final, if man ceases to question himself and the nature of their actions and feelings, it is likely to become very similar to a machine. The cast, led by Harrison Ford, is absolutely perfect in their roles, rightly stuck in my memory and in the hearts of fans of different generations. “Blade Runner” an era becoming a benchmark for the genre films and inspiring filmmakers in wanting to imagine how our society risks becoming, if not we will be able to curb the selfishness and greed that seem to have become the “Muse” of living today.
High Rise

If yours is guilty of only watched these days “Blade Runner”, I fear that the British director Ben Wheatley has not just seen, convinced, as it seems, to be able to make a film despotic.

Well, he is wrong and also by much. His “High Rise”, based on the novel “block” James Ballard, is an “immeasurable crazy shit,” hoping that the good Paolo Villaggio I do not want to quote. Despite the presence of a truly remarkable cast, including Tom Hiddleston, Sienna Miller and Jeremy Irons, the film is really bad, long, senseless and chaotic. The viewer comes tried in body and mind after watching, but did not find a foothold to cling will be swept away by a tsunami of words and images staged without raziocino and story idea.

Representing the company as if it were a big and tall skyscraper divided into plans based on the social and economic status of tenants, not shine for originality. It is clear as the main message of the film wants to be to communicate what this company setting rigid pyramid will collapse on itself, creating tensions and conflicts within it. And, in a society without rules and patterns, man is not capable of living and relating by listening to his most primitive instincts and fierce. See “High Rise” after Blade Runner really is something tiresome and offensive, even for aesthetics. Sorry for the talented cast used badly and thrown into the fray as if it were self-administered. The only consolation is for fans of Tom Hiddleston enough to admire in several scenes as “mom did it,” but that does not save the film from a business “not given”.

Keeper

In the global day of “No to violence against women”, always dear Emma invited me to look in the programming of the Festival today some films that could give voice to women’s rights.
I so wanted to give confidence to the Belgian film “Keeper” dell’esordente director Guillaume Senez who said in a delicate and fresh as it is still nice and simple love in adolescence. We love dearly and perhaps naively, yet today is no longer the era of movies like “The Party”, today the boys discover the sex early and often are paying the consequences. Even if the use of condoms, pills and educational programs. pregnancies are on the rise among young women. The young couple protagonist of our story has two olds. They love you, as the viewer known since the scene when observing the two kissing. The boy dreams of becoming a soccer player professional and hopes to pass the audition in an important French club. A dream is wiped out when the girlfriend tells him she was pregnant. For the couple is obviously a huge shock. Yet, put aside fears and doubts, they decide to keep babies, finding instead the hostility and prejudice of the parents. A simple film, directed but has a strong emotional impact and conveys warmth and intensity to the viewer about the two young actors, really good and believable in the role. Both can naturally and easily to convey the courage of the two protagonists, I determined to challenge even the world because some of their love. In the couple’s character he is obviously the strong girl, who decides to continue the pregnancy, against the advice of his mother, and then to be able to maintain clarity and raziocino even in difficult times. A film about love and courage among young people, values ​​almost absent in our generation. A product perhaps more film and television but capable of giving sincere emotions, with the melancholy end, reminds us that unfortunately there is no room for happy endings, despite the love.
“Keeper” deserves a ticket “afternoon”.

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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252) Kilo Two Bravo, Borsalino City, Lo Scambio

La vita è bella perché varia e soprattutto complessa. Nell’arco di un’esistenza viviamo momenti, sentimenti, azioni anche contrarie e antitetiche. L’uomo è artefice del proprio destino e molto spesso vittima di se stesso e della sua stupidità.
Il Torino Film, come ogni buon festival, si sforza di mostrare e raccontare le diverse sfumature della vita e dell’uomo. Negli ultimi due giorni il vostro cronista ha visto un modo sciocco e amaro di morire, ha apprezzato l’eleganza e la moda italiana e, infine, ha osservato come anche i mafiosi abbiano sentimenti e crisi di coscienza. Ed eccone i risultati…

kilo two bravo

Kilo Two Bravo

L’uomo non riesce a stare in pace, sentendo il costante bisogno di farsi del male.
La guerra è sicuramente più vantaggiosa dal punto di vista economico. Non si spiega in altro modo il fatto che le truppe Nato siano ancora in Afganistan.
Non si sa più chi sia il nemico da combattere, eppure non passa un giorno che non ci sia la morte di un militare. Quanto sangue versato, in nome di cosa e di chi?
Forse sembrerò cinico, ma si può morire lontani da casa per colpa di una mina messa chissà da chi?
Il paradosso delle missioni di pace.
Il film inglese dell’esordiente Paul Katis (sezione “After Hours” del festival) ci racconta un fatto realmente accaduto a un plotone di militari inglesi in Afghanistan nel 2006. Un conflitto di quindici anni che non sembra avere mai una fine. Tanti, troppi militari di diversa nazionalità hanno perso la vita e non sempre durante un conflitto a fuoco. Sì, perche tutto il territorio afghano è pieno di mine antiuomo, posizionate ai tempi dell’invasione sovietica negli anni Ottanta. Anche una semplice operazione di controllo del territorio può essere fatale. Esattamente quello che successe al plotone inglese quando finì bloccato in una sperduta vallata. I militari non si accorsero delle mine e ben presto molti di loro furono feriti quasi mortalmente. Se non fosse un fatto tragicamente vero, si potrebbe affermare che lo spettatore stia assistendo a una vicenda tra il kafkiano e il fantozziano, all’interno di una banale e ordinaria giornata di un conflitto permanente. I soldati inglesi cadono uno dopo l’altro, non per mano nemica, bensì per qualche forza militare straniera che ha scelto di rendere inaccessibile questo luogo sperduto. Lo spettatore assiste alla lenta agonia dei feriti, costretti ad attendere ansiosamente e lungamente i soccorsi e all’eroico impegno dell’ufficiale medico di curarli e rincuorarli con i pochi mezzi a disposizione. È un film bellico, eppure non c’è azione, movimento. Tutta la storia si svolge in pochi metri come se fossimo su un palcoscenico teatrale. Il film è paradossalmente claustrofobico, sebbene da una parte la scena sia limitata e quasi soffocante, dall’altra gli occhi dello spettatore non possono non notare lo sconfinato deserto afghano e le maestose montagne che lo circondano. Una struttura scenica e narrativa che evoca il teatro, ma non ne ha la forza comunicativa ed espressiva. Nonostante le vicende drammatiche, il film non trasmette pathos e coinvolgimento emotivo. La regia, seppure volenterosa e scrupolosa nel ricostruire al meglio le vicende, non è stata capace di dare un’anima al film. Il risultato è un prodotto magari dignitoso artisticamente, ma lento nel ritmo e noioso da vedere. Alla lunga Il cast risulta privo di mordente e carisma interpretativo. Una storia vera e tragica che sicuramente meritava di essere raccontata, ma purtroppo il film non va oltre un biglietto “Omaggio”.

borsalino city

Borsalino City

Noi italiani siamo dei grandi imprenditori. Il “made in italy” è uno dei marchi più richiesti e invidiati al mondo.
Spesso, però, ce ne dimentichiamo, come se i demeriti fossero superiori ai nostri talenti.
A chi avesse questa convinzione si consiglia caldamente di dare un’occhiata all’interessante documentario “Borsalino City” di Enrica Viola, presentato al Festival di Torino nella sezione “Festa Mobile”.
Oggi sono pochi quelli che amano indossare il cappello, un accessorio che fino a qualche decennio fa era per l’uomo non solo necessario, ma indispensabile. Il tipo di cappello raccontava chi fosse l’uomo e a quale categoria sociale appartenesse.
Quello che forse pochi sanno è che la migliore azienda al mondo di cappelli è italiana. È la Borsalino, fondata nel 1857 ad Alessandria da Giuseppe Borsalino, di umili origini, che ha il fiuto di comprendere che coprire la testa dell’uomo sarebbe potuto diventare un grande business. Così, dopo essere emigrato in Francia per apprendere le tecniche dai migliori cappellai d’Europa, Giuseppe sceglie di fondare la sua ditta e di aggredire letteralmente il mercato. La Borsalino, in poco tempo, si impone come azienda leader del settore e, quando nel 1900 all’Esposizione Universale riceve il premio come miglior cappellaio, è l’azione decisiva per farsi conoscere e apprezzare in tutto il mondo. Si sono succeduti con successo e profitto alla guida dell’azienda, dopo la morte di Giuseppe, il figlio Terencio e poi il nipote Nino, espandendo il nome Borsalino e legandolo in maniera forte e incontrovertibile alle parole moda, eleganza e glamour. I cappelli Borsalino sono stati indossati da uomini di Stato, imperatori, scrittori e, soprattutto, attori. Il connubio Borsalino – cinema risale all’inizio degli anni venti, ancor prima della nascita di Hollywood. Non c’era un personaggio, sia esso buono o cattivo, che non indossava come completamento della sua personalità un cappello dell’azienda di Alessandria. Il documentario inizia proprio con l’omaggio dell’attore americano Robert Redford alla Borsalino, che rivela il suo amore per i cappelli al punto di essere andato in “pellegrinaggio” fino ad Alessandria per acquistare il suo cappello preferito. La città di Alessandria vive da sempre in simbiosi con l’azienda. Negli anni d’oro dei cappelli la maggioranza degli abitanti aveva un lavoro nella fabbrica.
Oggi la “Borsalino” non è più in mano agli eredi di Giuseppe e i numeri di vendita sono drasticamente calati dopo che, dagli anni sessanta, la società è profondamente cambiata. Eppure, Borsalino continua a esserci e resta un marchio di qualità e orgoglio italico davanti al quale il mondo non può far altro che togliersi il cappello.

Lo scambio

Lo scambio

Siamo soliti pensare che gli uomini e le donne di mafia non abbiano sentimenti e non sappiano cosa sia la crisi di coscienza.
Nel corso degli anni il cinema e la TV hanno provato a raccontare e a mettere in scena la realtà, mafiosa cercando di spiegarne soprattutto la mentalità. È difficile però comprendere fino in fondo qualcosa che ben poco ha di umano nello spirito.
“Lo scambio”, film dell’esordiente Salvo Cuccia, cerca di raccontare non la solita storia di mafia, bensì di costruire un noir psicologico e onirico, mettendo al centro della scena una serie di personaggi che solo con lo scorrere delle scene riusciamo a collocare nella giusta prospettiva e dimensione morale e umana. Non è facile mettere a fuoco chi siano i buoni, chi i cattivi, come se il regista avesse deciso di “giocare” con lo spettatore, invitandolo a seguire le storie che più volte cambiano direzione narrativa e soprattutto evidenziando l’assenza di un vero filo rosso narrativo. Il “gioco” pirandelliano, però, finisce per penalizzare il film, rendendo altalenanti le strutture e confuso l’intreccio narrativo. Si fatica a capire il messaggio finale del film e cosa il regista speri che lo spettatore colga. C’è una donna (Barbara Tabitta) ossessionata dal rapimento del piccolo Matteo e fatalmente schiacciata dalla “colpa” di un fratello collaboratore di giustizia. Abbiamo un commissario (Filippo Luna), che poi scopriamo non essere tale, che cerca delle risposte a qualsiasi costo, arrivando perfino a torturare e uccidere un ragazzo qualunque (Maziar Firouzi) perché erroneamente considerato una fonte da spremere. Si possono formulare tante ipotesi senza però trovare un appiglio concreto cui aggrapparsi per definire il film e dargli un valore. Dispiace per un cast preparato, professionale e, nel complesso, discreto nell’interpretare i personaggi, ma penalizzato e travolto dai gravi limiti della sceneggiatura..continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Life is beautiful because various and especially complex. Over the course of a life we ​​live moments, feelings, actions and even antithetical to the contrary. Man is master of its own destiny, and very often a victim of himself and of his stupidity.
The Turin Film, like any good festival, strives to show and tell the different shades of life and man. In the last two days, your reporter saw a silly way and bitter death, he appreciated the elegance and Italian fashion and, finally, it looked like the mobsters also have feelings and crises of conscience. And here are the results …

Two Kilo Bravo

The man can not be at peace, feeling the constant need to get hurt.
The war is definitely more advantageous from the economic point of view. It can not be explained in any other way the fact that NATO troops are still in Afghanistan.
You no longer know who the enemy to fight, but not a day goes by that there is not the death of a soldier. How much blood shed in the name of what and whom?
Perhaps it will seem cynical, but you can die away from home because of a mine placed by who knows who?
The paradox of peace missions.
The British film debutant Paul Katis (the “After Hours” of the festival) tells a true story of a platoon of British soldiers in Afghanistan in 2006. A fifteen-year conflict that seems to have no end. Too many soldiers of different nationalities lost their lives and not always during a firefight. Yes, because all the Afghan territory is full of landmines, positioned at the time of the Soviet invasion in the eighties. Even a simple control of the territory can be fatal. Exactly what happened to the English squad when he finished locked in a remote valley. The military did not notice mine and soon many of them were wounded almost mortally. Were it not a fact tragically true, it could be argued that the viewer is witnessing a Kafkaesque affair between and Fantozzi, in a banal and ordinary day of a permanent conflict. British soldiers fall one after another, not to enemy hands, but for some foreign military force that has chosen to make this remote place inaccessible. The viewer watches the slow agony of the wounded, forced to wait anxiously and long relief and heroic efforts by the medical officer to treat them and cheer them up with the few resources available. It is a war film, but there is no action, movement. The whole story takes place in a few meters like we were on a theater stage. The film is paradoxically claustrophobic, although on the one hand the scene is limited and almost suffocating, the other eye of the viewer can not help but notice the endless Afghan desert and the majestic mountains that surround it. A stage structure and narrative that evokes the theater, but he has the power of communication and expression. Despite the dramatic events, the film does not convey pathos and emotional involvement. Directed, although willing and scrupulous in reconstructing the most of the events, has not been able to give a soul to the film. The result is a product maybe decent artistically, but slow in pace and boring to watch. The long cast comes without the bite and charisma of interpretation. A true story and tragic that definitely deserved to be told, but unfortunately the film goes beyond a ticket “Tribute”.

Borsalino City

We Italians are of great entrepreneurs. The “Made in Italy” is one of the most popular brands and envied in the world.
But often we forget, as if the demerits outweigh our talents.
Who we had this conviction is advised that you take a look to the interesting documentary “Borsalino City” Enrica Viola, presented at the Turin Film Festival in “A Moveable Feast.”
Today there are few who love to wear the hat, an accessory that until a few years ago was for a man not only necessary but essential. The type of hat told who the man was and what social category belonged.
What perhaps few know is that the best company in the world of hats is Italian. Is Borsalino, founded in 1857 in Alexandria by Giuseppe Borsalino, of humble origins, who has the flair to understand that cover the man’s head could have become a big business. So, after going to France to learn the techniques from the best haters of Europe, Joseph decided to found his firm and literally attack the market. Borsalino, in a short time established itself as an industry leader and, when in 1900 at the Universal he receives the award for best hatter, is decisive action to be known and appreciated worldwide. They have followed successfully and profitably running the company after the death of Joseph, the son Terencio and then his nephew Nino, expanding the name Borsalino and tying it in a strong and incontrovertible words fashion, elegance and glamor. Borsalino hats were worn by men of State, emperors, writers, and especially actors. The union Borsalino – film goes back to the twenties, even before the birth of Hollywood. There was a character, whether it be good or bad, who was not wearing as completion of his personality a hat company in Alexandria. The documentary begins with a tribute to the American actor Robert Redford Borsalino, which reveals his love of hats to the point of going on a “pilgrimage” to Alexandria to buy his favorite hat. The city of Alexandria has always lived in symbiosis with the company. In the golden years of the hats the majority of people had a job in the factory.
Today the “Borsalino” is no longer in the hands of the heirs of Joseph and sales numbers are down dramatically after that, the sixties, the company has changed dramatically. Yet, Borsalino continues to be and remains a quality brand and Italian pride before whom the world can not help but take off his hat.

Exchange

We used to think that men and women of the Mafia have no feelings and does not know what the crisis of conscience.
Over the years, film and television have tried to tell and to stage the reality, especially mafia trying to explain the mentality. It is however difficult to fully comprehend something which has little of the human spirit.
“The Crossing”, films by first-time Salvo Cuccia, tries to tell not the usual story of the Mafia, but to build a psychological noir and dreamlike, putting at center stage a series of characters that only with the passing of the scenes we can place in perspective and moral and human dimension. It is not easy to focus on who the good, who the bad guys, as if the director had decided to “play” with the viewer, inviting him to follow the stories that repeatedly change direction fiction and especially highlighting the lack of a true pro Red narrative. The “game” Pirandello, however, penalizing the film, making erratic structures and confused the storyline. It is hard to figure out the final message of the film and what the director hope that the viewer will seize. There is a woman (Barbara Tabitta) obsessed by the kidnapping of little Matthew and fatally crushed by the “guilt” of a brother associate justice. We have a commissioner (Philip Moon), that we find out not to be such, that is looking for answers to any cost, going so far as to torture and kill an ordinary boy (Maziar Firouzi) because it erroneously considered to be a squeeze. You can make many hypotheses without finding a foothold concrete hold on to define the film and give it a value. Sorry for a cast prepared, professional and, overall, discreet in interpreting the characters, but penalized and overwhelmed by severe limits on sceneggiatura..continua

http://www.mygenerationweb.it/201511282797/articoli/palcoscenico/cinema/2797-torino-film-festival-kilo-two-bravo-borsalino-city-lo-scambio

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

251) A bigger Splash

guadagnino

Il biglietto d’acquistare per “A bigger splash ” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.
“A bigger splash” è un film del 2015 di Luca Guadagnino scritto da David Kajganich, con: Tilda Swinton, Raplh Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti.

Il vero e più grande splash lo compie lo spettatore quando alla fine proiezione corre verso il bagno bisognoso di sciacquarsi il volto per svegliarsi dal sonno e dal senso di nausea.
Sì, perché Luca Guadagnino è riuscito nel “capolavoro” di realizzare un brutto e insulso film e di screditare anche l’originale da cui si è ispirato.
Non ho visto la “la piscina” del 1969, ma dopo questa versione dubito che nessuno degli spettatori presenti ieri in sala ne avrà il desiderio.
Dispiace per Guadagnino, un giovane e talentuoso regista, ma avendo a disposizione una Ferrari si è dimostrata inadatto e probabilmente destinato a guidare solo utilitarie.
Il film è senza capo né coda. Né carne né pesce. Non si riesce a comprendere cosa l’autore voglia raccontarci. Un thriller?Noioso. Un noir? Debole e Prevedibile Un erotico? Forse la presenza di Dakota Johnson nel cast ha spinto il regista a immaginare un terzo tempo dell’inutile “Cinquanta sfumature di grigio”. Vorrei raccontarvi il filo rosso del film. L’intreccio narrativo è confuso, il pathos assente e il ritmo assai blando. Vorrei, ma non posso. Semplicemente perché manca una vera e chiara idea di cinema Quando, un autore è autoreferenziale e il regista si compiace di sé anche di più di Narciso il film non può che deragliare.
Vorrei dirvi che almeno l’isola di Pantelleria in cui è ambientato il film è meravigliosa e certi scorci tolgono il fiato. Eppure se fossi l’assessore al Turismo dell’isola dopo aver visto codesto scempio, proverei imbarazzo e chiederei i danni alla produzione per aver legato una bellezza a un orrore artistico.
Vorrei dirvi che Tilda Swinton e Ralph Fiennes, nonostante tutto, abbiano confermato il loro talento e professionalità evitando che lo spettatore con diversi attori avrebbe abbandonato la sala a metà spettacolo e invece si ha la sensazione di un gruppo di persone che si gode una vacanza gratuita e catapultata su un set senza una precisa direttiva.
Non si può non esprimere viva solidarietà a Corrado Guzzanti costretto a interpretare un personaggio che definirla grottesca e fastidiosa è solo un eufemismo.
Dopo aver visto questo film allo spettatore, gli resta solo la voglia d’estate e i brividi per un brutto film.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “A bigger splash” is: 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.
“A bigger splash” is a film of 2015 by Luca Guadagnino written by David Kajganich, with Tilda Swinton, Raplh Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti.

The real and biggest splash when it makes the viewer at the end projection runs to the bathroom in need to rinse the face to wake up from sleep and nausea.
Yes, because Luca Guadagnino has succeeded in “masterpiece” of making a bad and silly films and also to discredit the original from which it was inspired.
I did not see the “pool” of 1969, but after this version I doubt that any of the spectators in the hall yesterday it will have the desire.
Sorry for Guadagnino, a young and talented director, but when they have a Ferrari has proved unsuitable, which is likely to lead only small.
The film is without rhyme or reason. Neither meat nor fish. I can not understand what the author wants to tell us. A thriller? Boring. A noir? Weak and Predictable A erotic? Perhaps the presence of the cast Dakota Johnson drove the director to imagine a third time the useless “Fifty Shades of Grey”. I would like to tell you about the red thread of the film. The storyline is confused, absent the pathos and the pace very bland. I would but I can not. Simply because there is no real clear idea of ​​cinema When an author is self-referential and the director is pleased with himself even more of Narcissus that the film can not derail.
I would like to tell you that at least the island of Pantelleria where the film is set is wonderful and some breathtaking views. Yet if I were the Councillor for Tourism of the island after seeing Codest havoc, I would try embarrassment and ask for the damage to production linked to a horror artistic beauty.
I would tell you that Tilda Swinton and Ralph Fiennes, despite everything, have confirmed their talent and professionalism preventing the viewer with different actors would leave the room in half and show instead you have the feeling of a group of people that you can enjoy a free vacation and catapulted on a set without a clear directive.
One can not but express my deep solidarity with Corrado Guzzanti forced to play a character that define the grotesque and annoying is only a euphemism.
After seeing this film, the viewer, the left with the desire of summer and chills for a bad movie.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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250) Il viaggio di Arlo

il viaggio di arlo

Il biglietto d’acquistare per “Il viaggio di Arlo” è :1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Il viaggio di Arlo” è un film d’animazione del 2015 di Pete Sohn, scritto da Meg LeFauve.

Non avremmo voluto essere nei panni dl regista e dello sceneggiatore Pixar chiamati a doversi confrontare con il campione d’incassi “Inside out”. Eppure Pete Sohn e LeFauve sono riusciti con “il viaggio di Arlo”, ha firmare un altro gioiellino della galassia Disney. E se volete, paradossalmente, vincono la sfida abbassando l’asticella dei contenuti e la complessità della scrittura che aveva reso “Inside Out” un film poco adatto ai bambini.

“Il viaggio di Arlo” si muove all’interno del solco narrativo dei film Disney più classici avendo chiaramente “Il Re Leone” come punto di riferimento.

Arlo è un dinosauro, il terzo figlio di una famiglia di apatosauri contadini impegnati nel duro lavoro dei campi.

Arlo non ha ancora trovato la sua strada, un’identità precisa e soffre nel non poter reggere il confronto con i fratelli e di non essere un figlio degno di stima per il padre Papo. Un padre che in vero è certo del valore del figlio e cerca in tutti i modi di spronarlo e scuoterlo fino al giorno in cui perderà la vita mentre sono sulle tracce di un predatore che gli deruba delle loro riserve di grano. Un atipico predatore avendo le sembianze di un bambino delle caverne che dopo un’iniziale diffidenza stringe da parte di Argo ritenendolo responsabile della morte di suo padre, diventerà il suo compagno nel viaggio che il nostro protagonista compierà per tornare a casa.

Attenzione però alla parola “viaggio” che nel nostro caso ha una doppia valenza: letterale e morale. La prima permette allo spettatore di seguire le avventure della simpatica coppia e agli incontri che faranno con i diversi personaggi che abitano il pianeta dai dinosauri allevatori ai predoni e infine agli sciacalli. Ciò che però piace e commuove di più è il viaggio interiore che compie Arlo. Lo spettatore lo accompagna nel passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta. Un percorso lungo il quale riesce a prendere coscienza delle proprie potenzialità, togliendosi di dosso le proprie sicurezze e soprattutto può guardare in faccia le proprie paure e andare oltre.

Ci sentiamo tutti un po’ Arlo e lo siamo stati in momenti diversi delle nostre vite e magari in formule diverse abbiamo affrontato lo stesso viaggio. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-il-viaggio-di-arlo/

The ticket purchase for “The journey of Arlo” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The journey of Arlo” is an animated film of 2015 Pete Sohn, written by Meg LeFauve.

We would not have wanted to be in the shoes dl director and screenwriter called Pixar to have to deal with the blockbuster “Inside Out”. Yet Pete Sohn LeFauve and managed with “the journey of Arlo,” he sign another gem Galaxy Disney. And if you want, paradoxically, they win the challenge by lowering the bar of content and complexity of writing that made “Inside Out” film unsuitable for children.

“The Good Dinosaur”” moves within the groove of the narrative Disney film classic having clearly “The Lion King” as a reference point.

Arlo is a dinosaur, the third son of a family of apatosauri farmers engaged in the hard work of the fields.

Arlo has not found its way, a precise identity and suffers in that it can not hold a candle to the brothers and not a son worthy of esteem for his father Papo. A father who is certainly true of the value of the child and tries in every way to encourage it and shake it until the day he loses his life while they are on the trail of a predator that robs their grain reserves. An unusual predator having the appearance of a child of the caves that after initial suspicion tightens by Argo holding him responsible for the death of his father, would become her partner in the journey that our protagonist will perform to return home.

But be careful with the word “trip” which in our case has a double meaning: the literal and moral. The first allows the viewer to follow the adventures of the friendly couple and the meetings that they will do with the different characters that inhabit the planet from dinosaurs breeders to the robbers and finally to the jackals. But what like and moves the most is the inner journey that makes Arlo. The viewer accompanies him in the transition from adolescence to adulthood. A path along which manages to become aware of their own potential, taking off their safeties and above can look in the face their fears and go beyond.

We all feel a bit ‘Arlo and we have been at different times of our lives and maybe in different formulas we faced the same trip. continues on

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249) Hunger Games -Il Canto della Rivolta- Parte Seconda

hunger games

Il biglietto d’acquistare per “Hunger Games, il Canto della Rivolta- Parte Seconda” è : 1) neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) ridotto 5) Sempre

“Hunger Games, il Canto della Rivolta, Parte Seconda” è un film del 2015  diretto da Francis Lawrence, scritto da Danny Strong, Peter Craig, con : Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Willow Shields, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Paula Malcomson, Natalie Dormer, Evan Ross.

Recensione a cura di Lorenzo Dagnino

Voglio essere assolutamente sincero con chiunque leggerà questo pezzo.
Scrivere una recensione sul capitolo conclusivo della saga di Hunger Games, per me, è un compito assai arduo.
Proprio mentre scrivo queste righe per la prima volta, infatti, (davanti al PC e con una tazza di the bollente in mano) sono preda di un estenuante conflitto interiore che potrebbe portarmi alla stesura di due recensioni profondamente diverse.
Da una parte, infatti, vorrei scrivere la recensione di un fan accanito della saga che, entusiasta ed emozionato, ha visto concludersi una delle produzioni cinematografiche tratte da libri più emozionanti dopo Harry Potter e politicamente impegnate dopo 1984, capolavoro di George Orwell.
D’altra parte, invece, vorrei scrivere una recensione più distaccata e obiettiva, che vedrebbe il film in questione come un, comunque, discreto lavoro di un regista affermato come Francis Lawrence ma, sicuramente, non all’altezza ne di alcuni lavori precedenti dello stesso regista ne, tanto meno, delle aspettative di appassionati della serie e non.
Per il beneficio di coloro che in questi giorni, al cinema, hanno avuto il loro primissimo incontro con “The Hunger Games” completamente ignari dell’esistenza di altri 3 film e altrettanti libri, vorrei prima di tutto ricapitolare brevemente l’intera trama della serie.
The Hunger Games, serie di libri scritta da Suzanne Collins, è ambientata in un imprecisato futuro post apocalittico di chiaro stampo orwelliano, dove guerre e radicali cambiamenti climatici hanno irreversibilmente mutato il pianeta terra e la stessa civiltà umana.
Sulle rovine di quello che un giorno fu il grande Nord America sorge “Panem” (probabilmente da panem et circenses), un’enorme nazione divisa in 13 regioni (qui chiamate distretti) dove una potente élite che risiede a Capitol City, la maestosa e iper tecnologica città capitale, la fa da padrona.
A Panem la vita non è semplice. Mentre Capitol City è una città ricca e raffinata, dove il cibo abbonda e le persone possono concedersi ogni sorta possibile di lusso e stravaganza, tutti i distretti sono costretti a vivere nella povertà più totale, schiavi di un sistema oligarchico totalitario (che vede la sua apoteosi nella figura del crudele presidente Coriolanus Snow) che li fa lavorare per ciò che serve a Capitol e che li controlla tramite un sistema di sorveglianza totale e un brutale e spietato corpo di polizia (i “Pacificatori”), non molto dissimile dalle SS della Germania nazista.
E’ proprio in questo contesto che si svolgono gli “Hunger Games”, mortali giochi annuali di sopravvivenza e combattimento in cui ogni distretto è costretto a inviare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni (i cosiddetti “tributi”) che dovranno sfidarsi fino alla morte, fino a quando un unico “vincitore” verrà ricoperto per sempre di gloria, fama e ricchezza.
Un tempo ideati come punizione ai distretti per una ribellione passata, dopo 74 anni dalla prima edizione gli Hunger Games sono molto più di un semplice pegno da pagare: sono un vero e proprio evento mediatico e culturale, vengono trasmessi in tutta la nazione a mo’ di reality show odierno dove i tributi sono degli idoli, dei VIP per cui fare il tifo e su cui scommettere, un po’ come potrebbero essere gli sportivi e i cantanti oggi, e non dei ragazzi che marciano verso un destino tanto disumano da essere quasi inconcepibile.
Paura e speranza, terrore e divertimento. Questo è il tremendo binomio grazie al quale Capitol City tiene sotto scacco tutti i distretti e consolida il proprio potere assoluto.
Poco prima dell’inizio dei 74esimi Hunger Games, però, una ragazza di nome Katniss Everdeen, offrendosi volontaria alla partecipazione ai giochi al posto della sorella minore, darà il via suo malgrado all’attuazione di un complotto ordito da anni che porterà al rovesciamento totale del sistema e alla liberazione della sua patria dalla tirannia e disumanità dell’élite di Capitol, al termine di un’estenuante guerra civile.
In “Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2” assistiamo alle fasi finali di questa storia. Il sistema è già stato spezzato e l’élite di Panem sta disperatamente lottando per mantenere il controllo e cercare di sconfiggere i ribelli.
Nonostante sia stata psicologicamente devastata da ben 2 partecipazioni agli Hunger Games, una Katniss Everdeen ormai guidata da un fortissimo senso di libertà e giustizia, vuole combattere in prima linea nella guerra che lei stessa ha contribuito a causare.
La ragazza, una sorta di leader simbolico della rivoluzione che serpeggia tra le genti di Panem, non vuole farsi sfuggire un’occasione che da tempo immemore l’intera nazione aspetta: uccidere il tirannico presidente Snow e porre così fine al terribile regime di Capitol.
Il film verte molto sulla parte “bellica” della trama, con grande piacere degli spettatori più “maturi”, perdendo però notevolmente la componente estremamente emotiva e commovente che era stata il leitmotiv dell’intera serie. Esempio: le morti dei personaggi non sono più enfatizzate e spettacolarizzate ma vengono quasi “inglobate” dallo scorrere degli eventi. Questo, se da una parte aiuta notevolmente a rendere l’idea della guerra, dell’impossibilità di fermarsi a contemplare la perdita di un amico, pena, la propria morte, dall’altra va chiaramente a intaccare l’intera connotazione epica che fin dall’inizio aveva costituito parte fondamentale della saga.
Nota interamente positiva: la colonna sonora. Con buona pace di chi, anni addietro, confondeva la colonna sonora del film con la musica originale scritta per il film, James Newton Howard si conferma ancora abile e sapiente giocoliere delle emozioni degli spettatori. Con temi che abbiamo già imparato ad amare negli scorsi capitoli e altri nuovi o rimaneggiati, il compositore americano non fallisce mai un colpo.
In generale, il film si presenta diverso dai precedenti: più votato ad un’atmosfera vicina alla realtà odierna che non ad un’ambientazione futuristica, più votato all’enfatizzazione della guerra che non alla realtà emotivo-psicologica dei personaggi.
Un film, insomma, più adulto ma, a tratti, non capace di emozionare come i suoi predecessori.
Resta, comunque, un ottimo lavoro di Francis Lawrence e di tutto il cast, capitolo conclusivo di una delle migliori saghe degli ultimi vent’anni e, chissà, magari un giorno grande classico da studiare a scuola.

The ticket to buy for “Hunger Games, the Song of tedding Part Two” is: 1) even gave 2) Tribute 3) afternoon 4) reduced 5) Always
“Hunger Games, the Song of Revolt, Part Two” is a film of 2015 directed by Francis Lawrence, written by Danny Strong, Peter Craig, with Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Willow Shields, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Paula Malcomson, Natalie Dormer, Evan Ross.
Review by Lorenzo Dagnino
I want to be absolutely honest with anyone who will read this piece.
Write a review on the final chapter in the saga of The Hunger Games, for me, it is a very difficult task.
Even as I write these lines for the first time, in fact, (in front of the PC and with a cup of hot tea in hand) are caught in a grueling conflict that could bring me to the writing of two very different reviews.
On the one hand, in fact, I would like to write a review of an avid fan of the saga, enthusiastic and excited, she saw the conclusion of one of the film productions from books more exciting after Harry Potter and politically engaged after 1984 masterpiece by George Orwell.
On the other hand, however, I would write a review and more detached and objective, which would see the film in question as one, however, a decent job of director Francis Lawrence as stated but, certainly, it does not live up to some of the previous work the director will, much less, the expectations of fans of the series and not.
For the benefit of those who in these days, to the movies, had their first encounter with “The Hunger Games” completely unaware of the existence of other 3 movies and many books, first I would like to briefly summarize the whole plot of the series .
The Hunger Games, a series of books written by Suzanne Collins, is set in an unspecified future post apocalyptic clear Orwellian, where wars and radical climate change have irreversibly altered the planet earth and human civilization itself.
On the ruins of what one day was the great North America is “Panem” (probably by bread and circuses), a huge nation divided into 13 regions (here called districts) where a powerful elite that lives in Capitol City, the majestic and hyper technological capital city, is the host.
A Panem life is not simple. While Capitol City is a city rich and refined, where food is abundant and people can enjoy all sorts of possible luxury and extravagance, all districts are forced to live in utter poverty, slaves of a totalitarian oligarchic system (which sees its apotheosis in the figure of the cruel President Coriolanus Snow) that makes them work for you need to Capitol and who controls them through a system of total surveillance and a brutal and ruthless police force (the “Peacekeepers”), not very different from the SS Nazi Germany.
E ‘in this context that take place the “Hunger Games”, annual deadly games of survival and combat in which each district is forced to send one boy and one girl between 12 and 18 years (the so-called “taxes”) that will challenge to the death, until one “winner” will be forever covered with glory, fame and wealth.
Once conceived as a punishment to the districts for a past rebellion, after 74 years since the first edition of the Hunger Games are much more than just a pledge to pay: is a real media event and cultural, are broadcast across the nation by way ‘ reality shows today where the taxes are the idols, the VIP for which to cheer and bet on, a little ‘how could they be sportsmen and singers today, and not the guys who are working toward a destiny so inhuman as to be almost inconceivable .
Fear and hope, fear and fun. This is the terrible combination whereby Capitol City holds in check all districts and consolidated its absolute power.
Shortly before the start of 74esimi Hunger Games, however, a girl named Katniss Everdeen, offering the voluntary participation in the Games in place of her younger sister, he will start against his implementation of a plot for years that lead to the toppling total system and the liberation of his country from tyranny and inhumanity elite Capitol, at the end of an exhausting civil war.
In “The Hunger Games: The song of the uprising – Part 2” are witnessing the final stages of this story. The system has already been broken and the elite of Panem is desperately struggling to maintain control and try to defeat the rebels.
Despite being psychologically devastated by two well-sharing Hunger Games, Katniss Everdeen one now led by a strong sense of freedom and justice, want to fight on the front line in the war that she herself helped to cause.
The girl, a kind of symbolic leader of the revolution that winds among the people of Panem, does not want to miss an opportunity that from time immemorial the entire nation waits: kill the tyrannical President Snow and put an end to the terrible regime Capitol.
The film focuses much on the “war” of the plot, to the great delight of the spectators more “mature”, but lost considerably component extremely emotional and moving that was the leitmotiv of the entire series. Example: the deaths of the characters are no longer emphasized and a spectacle but are almost “incorporated” by the flow of events. This, on one hand helps greatly to make the idea of ​​war, the inability to stop and contemplate the loss of a friend, punishment, his own death, the other is clearly to undermine the entire epic connotation from the outset ‘start had constituted a fundamental part of the saga.
Note entirely positive: the soundtrack. With respect to those who, years ago, confused the soundtrack of the film with original music written for the film, James Newton Howard is confirmed yet skillful and clever juggling of the emotions of the audience. With themes that we have come to love in previous chapters and other new or reworked, the American composer never fails a shot.
In general, the film looks different from previous ones: the most votes in an atmosphere closer to reality today than to a futuristic setting, most voted for emphasizing the war than to the emotional and psychological reality of the characters.
A film, in short, more adult but, at times, not able to move like its predecessors.
It remains, however, a great job by Francis Lawrence and the cast, the final chapter of one of the best sagas of the last twenty years and, who knows, maybe one day classic from studying at school.

248) Boo Boom -Moon Man – Extreme Football

bu bum

La TV, come è giusto che sia, ha come utenti soprattutto i bambini, vale a dire utenti sempre più esigenti e critici nel giudicare la qualità dei programmi.

Rispetto alla mia generazione sono aumentati in maniera esponenziale i canali televisivi a uso e consumo dei ragazzi: l’offerta è quindi estremamente varia e, per quello che ha potuto osservare al Roma Fiction Fest, la qualità dei programmi e dei contenuti è sicuramente alta.

Il vostro cronista, che lo stesso Peter Pan non esiterebbe “infantile” si è perciò concesso una giornata da bimbo!

La mattinata è cominciata con la serie italiana televisiva Bu Bum.Scritta e diretta da Maurizio Forestieri non può non essere definita coraggiosa e innovativa per i contenuti e l’ambientazione: il giovane spettatore è infatti chiamato a confrontarsi con uno dei momenti più tragici e oscuri dell’umanità, la guerra. In particolare ci troviamo in Italia nell’inverno del 1944 e il nostro Paese è diviso in due: Il Sud è stato, infatti, già liberato dagli Alleati mentre al Centro e al Nord si combatte ancora. Il protagonista della nostra storia è un simpatico bambino abbandonato dai genitori durante un raid aereo tedesco; traumatizzato, non riesce più a parlare, ed è capace di pronunciare solo la parola “Bu Bum”. Fortunatamente Bu Bum viene soccorso da Boldsteed, un forte destriero siciliano dal cuore generoso, Jack, un cane militare americano, Aurelia una gatta romana e Cristopher un gallo chiacchierone della Toscana. Questa variopinta ed eccentrica compagnia si impegna a far ritrovare i genitori al piccolo Bu Bum; un ricongiungimento non facile, costellato da una serie di avventure e peripezie. La serie ha senz’altro il merito di raccontare ai più piccoli una parte di storia delicata in maniera semplice, e nello stesso tempo, senza indorare troppo la pillola; inoltre, la vicenda è ottimamente costruita e anche dal punto di vista artistico i risultati sono eccellenti. Per tutti questi motivi, Bu Bum merita di essere vista anche dai più grandi.

moon man

Se la storia è importante, lo è altrettanto comprendere l’importanza della vera amicizia e di possedere una casa cui fare ritorno. Ecco perché è consigliabile il gradevole film d’animazione francese Moon Man.

na favola moderna che, in qualche modo, rende omaggio al film cult E.T. L’Extra-terrestre, anche se nel nostro caso l’alieno è l’Uomo della Luna. Stanco di stare da solo ha scelto di dare un’occhiata alla Terra e ai suoi abitanti. Egli è ingenuo, curioso e desideroso di esplorare il nostro pianeta e di fare nuove conoscenze. Non immagina che l’ambizioso Presidente della Terra punti a estendere il suo dominio anche sulla Luna, obbligando lo scienziato più brillante del pianeta a costruirgli un razzo. L’Uomo della Luna può contare sull’amore dei bambini, che senza di lui non si sentono più al sicuro e non riescono più ad addormentarsi, e sullo stesso scienziato che, resosi conto dell’ambizione del Presidente, ha deciso di aiutarlo a tornare a casa. Un film forse più adatto a un pubblico più adulto per le diverse citazioni cinematografiche e per un testo che, sebbene ben scritto, risulta a volte un po’ criptico e filosofico. La visione non è inoltre facilitata da un ritmo a tratti eccessivamente lento: sono forse un po’troppi i novantacinque minuti di pellicola che appesantiscono la forza narrativa e poetica della storia. Resta comunque al giovane spettatore la certezza di guardare con occhi diversi la prossima Luna.

extreme football

Per chiudere in bellezza la giornata da bambino non poteva mancare un cartone animato sul calcio.

Ebbene dimenticate i cari Holly e Benj, con Extreme Football sarete di fronte a una nuova frontiera: non basta infatti dare un calcio a un pallone e dimostrare di essere un bravo attaccante o portiere. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201511272794/articoli/nerdzone/nessuna-delle-precedenti/2794-bu-bum-moon-man-e-extreme-football-ritorniamo-bambini

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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TV, as it should be, has as its users especially children, ie users increasingly demanding and critical in judging the quality of programs.

Compared to my generation they have increased exponentially TV channels for use and consumption of the boys: the offer is therefore extremely varied and, for what it could look at the Roma Fiction Fest, program quality and content is certainly high.

Your reporter, that the Peter Pan would not hesitate “child” was therefore granted a day to baby!

The morning began with the Italian television series Bu Bum.Scritta and directed by Maurizio Forestieri can not be called courageous and innovative content and the setting: the young viewer is called upon to deal with one of the most tragic and dark humanity, war. In particular, we are in Italy in the winter of 1944, and our country is divided into two: The South was, in fact, already liberated by the Allies while the center and north are still struggling. The hero of our story is a cute baby abandoned by his parents during a German air raid; traumatized, no longer able to speak, and is able to pronounce only the word “Bu Bum”. Fortunately Bum Bu is rescued by Boldsteed, a strong steed Sicilian generous heart, Jack, a US military dog, a cat Aurelia Roman Christopher and a rooster chatty Tuscany. This colorful and eccentric company undertakes to find the parents of the small Bu Bum; a reunion not easy, dotted with a series of adventures and misadventures. The series has certainly merit to tell the smallest part of a fairy tale in a simple, and at the same time, not too gild the pill; Moreover, the story is excellently built and also from the artistic point of view the results are excellent. For all these reasons, Bum Bu deserves to be seen even by the greatest.

If the story is important, it is equally important to understand the importance of true friendship and to own a home to come back to. That’s why we recommend the pleasant French animated film Moon Man.

na modern fairy tale that, in some way, pays homage to the cult film ET The Extra-Terrestrial, although in our case the alien is the Man in the Moon. Tired of being alone has chosen to look at the Earth and its inhabitants. He is naive, curious and eager to explore our planet and to make new friends. Do not imagine that the ambitious president of the Earth points to extend its dominion even to the moon, forcing the most brilliant scientist in the world to build him a rocket. The Man in the Moon can count on the love of children, that without him they no longer feel safe and are no longer able to sleep, and on the same scientist who, realizing the ambition of the President, decided to help him return at home. A film perhaps more suited to an older audience for the film and for different quotes a text which, although well written, it is sometimes a bit ‘cryptic and philosophical. The vision is also facilitated by a pace too slow at times: they are perhaps a po’troppi the ninety-five minutes of film that weigh down the narrative force and poetic history. It remains the young spectator the certainty of a different look next Moon.

To round off the day a child could not miss a cartoon football.

Well forget the dear Holly and Benj, with Extreme Football will be facing a new frontier: not enough to kick a ball, and prove to be a good striker or goalkeeper. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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247) La felicità è un sistema complesso

felicità

Il biglietto da acquistare per “La felicità è un sistema complesso” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gianni Zanasi. Con Valerio Mastandrea, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Filippo De Carli, Camilla Martini. Commedia, 117′. 2015

Nel mondo dell’altra finanza e degli affari non c’è spazio per i buoni sentimenti, solo i più forti e determinati si impongono. C’è chi si arricchisce speculando in borsa, chi ha fatto del talento di saper dire e fare la cosa giusta al momento opportuno una professione.

In un universo perfetto, però, le aziende dovrebbero sì guadagnare ma anche avere a cuore il benessere dei propri impiegati. Oggi invece, appena si sentono avvisaglie di crisi, i primi a pagare e a essere mandati a casa sono i lavoratori semplici, gli operai, le persone meno tutelate. Nel 2015 chi ha un lavoro, anche sottopagato, può dirsi fortunato.

Enrico Giusti (Mastandrea) è l’uomo incaricato da un’avida lobby di convincere gli imprenditori in difficoltà a cedere le azioni delle proprie aziende prima che queste falliscano. Enrico è capace di diventare l’amico del cuore, il confidente, sa ascoltare e dare l’impressione di capire i tuoi problemi. Enrico è davvero bravo nel suo lavoro, un lavoro che svolge con impegno e professionalità anche per riscattare la figura del padre, fuggito all’estero anni prima dopo una bancarotta.

L’uomo non ha mai messo in dubbio la sua professione. Questo fino a che non è chiamato a occuparsi del gruppo Lievi. I vertici dell’azienda sono morti in un incidente, lasciando le responsabilità sulle spalle dei due figli, Filippo e Camilla.

Ma per i due ragazzi non c’è spazio per il dolore né per le lacrime, perché la società per cui lavora Giusti li ha già puntati come obiettivo. Filippo e Camilla devono cedere le quote della società, prima di compiere azioni economiche avventate e non in linea con i dettami del mercato.

Enrico, chiamato a occuparsi del caso, si rende conto che i due ragazzi, sebbene giovanissimi, hanno veramente a cuore il benessere degli impiegati. E questo lo porta a vivere una vera crisi di coscienza, che si somma all’incontro con la giovane israeliana Achrinoam (Yaron), ex fidanzata del fratello minore Matteo.

Se l’idea di portare sul grande schermo il mondo dell’economia e i molti squali che nuotano dentro questo mare era ed è interessante, non si può dire che nello sviluppo narrativo Gianni Zanasi abbia fatto un lavoro impeccabile. “La felicità è un sistema complesso”, infatti, è un film farraginoso e confuso. Guardandolo non si riesce a capire quale sia il fil rouge della storia né cosa gli autori abbiano voluto veramente raccontare.

La struttura narrativa non convince per nulla, essendo frastagliata e poco lineare. Il personaggio di Achrinoam, ad esempio, è come un corpo estraneo nella storia, del tutto slegato degli altri personaggi. Anche la storia d’amore, appena accennata, tra lei ed Enrico sembra forzata e priva di logica – tra parentesi tra i due attori non scatta nessuna alchimia e questo incide pesantemente sulle emozioni che sono in grado (o non in grado) di trasmettere al pubblico. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “essere melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket to buy for “Happiness is a complex system” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

A film by Gianni Zanasi. Valerio Mastandrea, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Filippo De Carli, Camilla Martini. Comedy, 117 ‘. 2015

In the world of the other finance and business there is no room for the good feelings, only the strongest and most determined are necessary. There are those who enriches speculating on the stock market, who did the talent of being able to say and do the right thing at the right time a profession.

In a perfect universe, however, companies should earn yes but also to care about the welfare of their employees. But today, just feel signs of crisis, the first to pay and be sent home are simple workers, the workers, the less protected. In 2015 those who have a job, even underpaid, can be lucky.

Enrico Giusti (Mastandrea) is the man in charge of a greedy lobby to convince business owners struggling to sell the shares of their companies before they fail. Henry is able to become the best friend, confidant, he knows how to listen and give the impression to understand your problems. Henry is really good at his job, a job that plays with commitment and professionalism also to redeem the father figure, he fled abroad years before after a bankruptcy.

Man has never questioned his profession. This until it is called to take care of the group are slight. The head of the company died in an accident, leaving the responsibility on the shoulders of the two sons, Phillip and Camilla.

But for the two boys there is no room for pain or for tears, because the company he works for Giusti them already pointed target. Philip and Camilla are to sell the shares of the company, before the age of economic actions reckless and not in line with the dictates of the market.

Henry, called to take up the case, he realizes that the two boys, although very young, they really care about the welfare of employees. And this leads him to live a real crisis of conscience, which is added to the meeting with the young Israeli Achrinoam (Yaron), former girlfriend of his younger brother Matthew.

If the idea of ​​bringing to the big screen the world economy and the many sharks that swim in this sea was and is interesting, it can not be said that the development narrative Gianni Zanasi has done an impeccable job. “Happiness is a complex system,” in fact, is a film muddled and confused. Looking at it you can not understand what the common thread of the story or what the authors have really wanted to tell.

The narrative structure is not convincing at all, being rugged and very linear. The character of Achrinoam, for example, is like a foreign body in history, completely unrelated to the other characters. Even the love story, barely visible, between her and Henry seems forced and illogical – in brackets between the two actors not fire any alchemy and this weighs heavily on the emotions that are able (or not able) to supply to public. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “be melvin”

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246) Burnt – Il sapore del successo

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Il biglietto d’acquistare per “Burnt, il sapore del successo” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di John Wells. Con Bradley Cooper, Sienna Miller, Omar Sy, Daniel Brühl, Matthew Rhys, Uma Thurman, Emma Thompson, Alicia Vikander. Commedia, 107′. 2015

Saturazione. Rigetto. Nausea. Scusate, non voglio rovinarvi il pranzo, cena o colazione che sia, ma il vostro cronista non può fare a meno di provare questi stati fisici ed emotivi dopo aver visto l’ennesimo film sulla cucina e su uno chef bello e dannato.

Il sottoscritto non sa cucinare neanche un uovo sodo e detesta quasi tutti i programmi di cucina che invece vanno oggi tanto di moda. Capisco anche che il cinema debba seguire i trend del momento e inventarsi il genere commedia alimentare-culinaria può essere stata una buona idea, ma ormai si sta davvero raschiando il fondo del barile.

Le cucine creative degli autori devono essere davvero tristi e vuote se ormai da anni ripropongono lo stesso schema. Se prima gli eroi delle storie erano musicisti, scrittori o cantanti, oggi sono cuochi. E naturalmente i cuochi in questione devono essere attraenti e interessanti, non dei pancioni privi di fascino.

In “Il sapore del successo” lo chef interpretato da Bradley Cooper si chiama Adam Jones e, oltre a destreggiarsi dietro ai fornelli, ha anche lo spirito tormentato di una rock star. Ha alle spalle un passato di alcolista e drogato e questo l’ha spinto ad abbandonare all’improvviso amici e carriera parigino per rifugiarsi in Louisiana a pulire vongole per due anni.

Scontata la pena, Adam decide di rimettersi in gioco e conquistare la terza stella Michelin. Così mette insieme un gruppo di vecchi amici con cui aprire un ristorante. Fanno parte del team il direttore di sala Tony (Bruhl), capace e innamorato da sempre di Adam, e alcune promesse della cucina come la bella Helene (Miller).

Per chi non avesse mai visto una punta di Hell’s kitchen, sappiate che la vita in cucina può trasformarsi in un vero inferno, se lo chef ha la luna storta. Lo chef, d’altra parte, è come il comandante di una nave: il suo compito è quello di tenere unito l’equipaggio e portare a termine la traversata, ovvero soddisfare i clienti, al meglio.

Molto spesso i cuochi, come tutti gli artisti, sono egocentrici e un po’ pazzi e non badano troppo alle buone maniere, quando si tratta di cucina. Per Adam ciò che conta è solo conquistare la terza stella.

Come in ogni commedia che si rispetti non mancano amori, disastri e litigi prima di arrivare al prevedibile e immancabile lieto finale.

Il film sa tanto di minestra riscaldata dal punto di vista narrativo, anche se lo sceneggiatore ha cercato di confondere le acque, aggiungendo qualche spunto che però si rivela poco incisivo.

La regia è pulita, semplice come un piatto di pasta al pomodoro, ma il sugo è di quelli comprati al supermercato, manca del tutto un tocco personale.

Il cast è dignitoso, professionale, ma più adatto alla cucina di una mensa che a quella di un ristorante stellato. Al massimo Daniel Bruhl, grazie alla sua interpretazione fresca, riesce ad apparire allo spettatore come un buon sorbetto digestivo. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket purchase for “Burnt, the taste of success” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by John Wells. With Bradley Cooper, Sienna Miller, Omar Sy, Daniel Brühl, Matthew Rhys, Uma Thurman, Emma Thompson, Alicia Vikander. Comedy, 107 ‘. 2015

Saturation. Rejection. Nausea. Sorry, I will not spoil the lunch, dinner or breakfast that is, but your reporter can not help but feel these were physical and emotional after seeing yet another film about the kitchen and a chef beautiful and damned.

The undersigned can not cook even a boiled egg and hates almost all the cooking shows that instead are so fashionable today. I also understand that the cinema should follow the current trends and invent the genre comedy food-cooking can be a good idea, but now you’re really scraping the bottom of the barrel.

Kitchens creative authors should be really sad and empty if for years now reproduce the same pattern. If before the heroes of the stories were musicians, writers or singers today are cooks. And of course the chefs are to be attractive and interesting, not the bellies without charm.

In “The taste of success” the chef played by Bradley Cooper is called Adam Jones and, in addition to juggle behind the stoves, also the tormented spirit of a rock star. He looks back on a history of alcoholic and drug addict, and this prompted him to abandon suddenly friends and career Parisian refuge in Louisiana to clean clams for two years.

After serving his sentence, Adam decides to bounce back and win the third Michelin star. So he puts together a group of old friends with which to open a restaurant. They are part of the team room manager Tony (Bruhl), capable and always love Adam, and some promises of the kitchen as the beautiful Helene (Miller).

For those who had never seen a bit of Hell’s Kitchen, know that life in the kitchen can turn into a living hell, if the chef has a bad day. The chef, on the other hand, is like the captain of a ship: its task is to keep the crew together and complete the crossing, or satisfy customers, the better.

Very often the cooks, like all artists, are self-centered and a bit ‘crazy and do not care too good manners when it comes to cooking. To Adam what matters is only to conquer the third star.

As with any comedy that respects no shortage of love, disasters and disputes before reaching the predictable and inevitable happy ending.

The film seems so much heated soup in terms of narrative, even if the writer has tried to muddy the waters, adding some ideas but proves very incisive.

The direction is clean, simple as a plate of pasta with tomato sauce, but the sauce is of those bought at the supermarket, it is completely lacking a personal touch.

The cast is decent, professional, but more suited to the kitchen of a canteen to that of a starred restaurant. At best, Daniel Bruhl, thanks to its fresh interpretation, fails to appear to the viewer as a good digestive sherbet. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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245) Zio Gianni – 2 Stagione

zio gianni

Non poteva mancare in questa edizione del Roma fiction Fest il ritorno in grande stile di Zio Gianni e dei suoi strampalati ed eccentrici coinquilini. Una seconda stagione che, partendo dalla conferma del talentuoso e affiatato cast guidato da Paolo Calabresi, punta ad allargare il suo consenso con più episodi e con contenuti diversi come ha dichiarato il regista Daniele Grassetti in conferenza stampa.

Un format collaudato e divertente che lo scorso anno ha fatto regitrare ottimi risultati su Rai2 e che nella nuova stagione porterà lo spettatore a seguire le surreali avventure di Gianni Coletti, prossimo al divorzio con la moglie, trovatosi a cinquant’anni disoccupato e costretto a convivere con dei terribili ventenni. Gianni è uno sfigato consapevole, ma, come ha sottolineato lo stesso Calabresi, a differenza della maggior parte degli italiani il suo personaggio è un uomo che accetta i suoi limiti e si accontenta di vivere con quello che passa il convento.

Nel corso della nuova stagione gli autori oseranno di più dal punto narrativo spostando il focus dell’azione anche al di fuori della casa e facendo diventare Gianni protagonista di situazioni paradossali e grottesche. Sono presenti diversi omaggi a film cult con la messa in scena di riuscite parodie come nel caso di Memento e altri tributi alla tradizione indiana, contornati da danze divertenti e colorate. Nei nuovi episodi il cast risulta, se possibile, ancora più ispirato e stralunato, quindi perfettamente in linea coi personaggi rappresentati.

Zio Gianni andrà in onda dal 21 Dicembre su Rai2 con un episodio di otto minuti a sera e in un futuro magari non troppo lontano, potremmo perfino vederlo sul grande schermo come ha annunciato sorniona il direttore di Rai Fiction Andreatta.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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He could not miss in this edition of the Rome Fiction Fest the comeback of Uncle Gianni and his bizarre and eccentric roommates. A second season, starting from the confirmation of the close-knit and talented cast led by Paolo Calabresi, aims to broaden its agreement with more episodes and with different contents as stated by the director Daniele Grassetti conference.

A proven format and fun that last year did regitrare excellent results on RAI-2 and that the new season will bring the viewer to follow the surreal adventures of Gianni Coletti, next to the divorce with his wife, found itself at fifty unemployed and forced to live with the terrible teens. Gianni is a loser aware, but, as he himself pointed out Calabresi, unlike most of its Italian character is a man who accepts his limitations and is content to live with what passes the monastery.

In the course of the new season the authors dare more narrative from the point by moving the focus of the action even outside the house and doing become Gianni star of paradoxical situations and grotesque. There are several tributes to the cult film with the staging of successful parodies such as Memento and other tributes to the Indian tradition, surrounded by fun and colorful dances. In the new episodes the cast is, if anything, even more inspired and bewildered, so perfectly in line with the characters represented.

Uncle Gianni will be aired from 21 December on RAI-2 with an episode of eight minutes in the evening and maybe a future not too far away, we could even see it on the big screen as announced sly director of Rai Fiction Andreatta.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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