70) La Caduta dell’Impero Americano

Il biglietto da acquistare per “La caduta dell’impero americano” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“La caduta dell’Impero Americano” è un film di Denys Arcand. Con Alexandre Landry, Maripier Morin, Remy Girard, Louis Morissette, Maxim Roy. Commedia, 127′. Canada 2018

Sinossi:

Il trentaseienne Pierre-Paul ha un dottorato in filosofia e un’intelligenza superiore alla norma, ma deve lavorare come fattorino per avere uno stipendio. Un giorno, durante una consegna, si ritrova nel bel mezzo di una rapina finita nel sangue senza testimoni. Ad un passo da lui, giacciono incustoditi due borsoni pieni di banconote. Dopo averci riflettuto pochi secondi, Pierre-Paul ruba il malloppo, innescando una serie di reazioni a catena e un cambiamento radicale della propria vita e non solo.

Recensione:

Un’azione criminosa può mai essere giustificata? Si può essere nel giusto rubando o evadendo il giusto, ad esempio? E ancora: nella nostra società esiste ancora una qualche forma di meritocrazia o di giustizia sociale?

Quelle che potrebbero sembrarvi solo domande retoriche e provocatorie in realtà nascondono un’amara quanto profonda verità. Il capitalismo, il libero mercato e il denaro hanno finito per stravolgere qualsiasi logica, moralità e idealismo.

Tranquilli, cari lettori, non sono diventato improvvisamente un rivoluzionario, ho solo esposto in breve le riflessioni che il regista canadese Denys Arcand ha voluto comunicare attraverso il suo ultimo lavoro, “La caduta dell’impero americano”, che chiude la trilogia che gli ha dato la notorietà internazionale.

La pellicola può essere vista, con le dovute differenze, come una versione colta, raffinata e caustica di “Ocean’s Eleven” di Steven Sodebergh. In questo caso “la banda” è composta da tre persone: Pierre-Paul (Landry), cittadino modello, master in filosofia ma di professione fattorino, Aspasia/Camille (Morin), bella e sofisticata escort, e Sylvain (Girad), motociclista esperto di finanza appena uscito di galera.

“La caduta dell’impero americano” è un film agrodolce, in cui si alternano, in modo equilibrato, momenti drammatici e violenti e altri davvero esilaranti e romantici. continua su

“La caduta dell’impero americano”: un’incredibile storia vera

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69) L’Uomo che comprò La Luna

“L’uomo che comprò La Luna ” è un film di Paolo Zucca. Con Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski. Commedia, 105′. Italia 2018

Sinossi:

Una coppia di agenti segreti italiani riceve una telefonata concitata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. Il che, dal punto di vista degli americani, è inaccettabile, visto che i primi a metterci piede, e a piantarci la bandiera nazionale, sono stati loro. I due agenti reclutano dunque un soldato che, dietro lo pseudonimo di Kevin Pinelli e un marcato accento milanese, nasconde un’identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l’ha dentro. Per portarla in superficie i due agenti ingaggiano un formatore culturale sui generis che, da emigrato nostalgico, trasforma Gavino in un archetipo del vero maschio sardo.

Un uomo innamorato sarebbe capace di tutto pur di regalare un sorriso alla donna amata, persino di prometterle l’acquisto della Luna. Già la Luna, un pianeta tanto lontano quanto vicino, al punto che arrivarci è stata una delle impresa più memorabili della storia dell’umanità fino a oggi.

Recensione :

La Luna ha ispirato poeti, scrittori e artisti, ha permesso a marinari ed esploratori di orientarsi, ha suggellato l’amore di migliaia di coppie. Ma se improvvisamente venisse anche contesa tra un misterioso proprietario sardo e il governo americano?

“L’uomo che comprò la luna” è una divertente, romantica, surreale quanto poetica spy story ambientata in Sardegna, e intrisa di riferimenti “etnici”. Paolo Zucca, insieme alle due sceneggiatrici, firma una storia originale, brillante, ironica e allo stesso tempo malinconica, mescolando e giocando con diversi generi cinematogradici.

Il film è anche un atto d’amore verso la Sardegna, l’orgogliosa rivendicazione delle tradizioni e usanze del luogo, senza intenti retorici o autocelebrativi. Insieme al protagonista Kevin Pinelli/Gavino Zoccheddu il pubblico si diverte a vedere sconfessati cliché e luoghi comuni. continua su :

“L’uomo che comprò la luna”: tra farsa e poesia, una commedia stralunata

68) Bianco Letale ( Robert Galbraith)

“Bianco Letale” è un romanzo del 2018 scritto da Robert Galbraith (pseudonimo della scrittrice inglese J.K. Rowling) e pubblicato da Salani Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…
Recensione:
Può essere definito un “mezzo passo falso” letterario aver scritto un buon romanzo di una saga?
Sì, può essere delusi da fan sebbene l’intreccio narrativo sia ricco di colpi scena e caratterizzato sotto storie?
Insomma è legittimo storcere il naso di fronte al nuovo lavoro di Robert Galbraith alias J. K Rowling?
Consapevole di sfidare con queste mie parole l’ira di milioni di fan, non posso altresì esimermi dall’esprimere la mia delusione come fan della serie incentrata sull’ investigatore Cormoran Strike.
I miei due lettori sanno bene quanto abbia apprezzato i primi tre romanzi rendendo Onore all’abilità, creatività e soprattutto coraggio della Rowling di rimettersi in gioco con un genere ben lontano e diverso dai successi mondiali di Harry Potter.
“Bianco Letale” è, a mio modesto parere, paradossalmente si è rivelato deludente per colpa di una struttura narrativa ricca di spunti quanto dispersiva e poco amalgamata
La Rowling ha cercato di coniugare e mescolare insieme due linee narrative: la sfera personale ed intima dei due protagonisti (Strike e Robin) con quella professionale, ma ottenendo come risultato un romanzo privo di una chiara e precisa identità.
Una scelta autoriale coraggiosa quanto poco felice depotenziando entrambi gli aspetti e soprattutto impedendo al lettore di viverli appieno.
La continua alternanza tra le due sfere distrare e in parte infastidisce il lettore non ritrovando la fluidità e scorrevolezza di scrittura, rivelatesi vincenti e decisivi per la riuscita dei precedenti romanzi.
Il lettore ha la sensazione che l’autrice abbia voluto racchiudere due romanzi in uno, volendo soddisfare le richieste commerciali e quelle dei fan magari più interessati nello scoprire se e come il rapporto tra Strike e la sua fidata Robin potesse cambiare /evolvere dopo il sorprendente e romantico finale aperto de “La via del male”.
“Bianco Letale”, nonostante le criticità evidenziate, rimane comunque una lettura interessante e vibrante capace d’incuriosire ed appassionare il lettore fino all’ultima pagina.
J. K Rowling conferma nuovamente tutto il proprio talento e poliedricità creativa e narrativa raccontando un thriller credibile quanto feroce ambientato nell’élite politica e borghese inglese e designando in modo impeccabile ed accurato le personalità ed indole di ogni personaggio.
“Bianco Letale” è un romanzo consigliato per chi ama il genere thriller e soprattutto il fascino rude e magnetico di Cormoran Strike, ma con l’augurio che il prossimo episodio possa essere magari meno “ambizioso” ma possegga il “quid” che ha reso unica ed avvincente questa serie investigativa.

67) Cyrano mon amour

Il biglietto da acquistare per “Cyrano mon amour” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Cyrano mon amour” è un film di Alexis Michalik. Con Thomas Solivéres, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah. Commedia, 109′. Francia 2018

Sinossi:

Edmond Rostand, autore senza successo e senza un soldo, sogna di passare dall’ombra alla luce. Sostenuto da Rosemonde, la sua consorte, e da Sarah Bernhardt, l’attrice più celebre della Belle Époque, deve comporre in tre settimane una commedia per Monsieur Constant Coquelin, divo navigato che vorrebbe rilanciare la sua carriera. L’ispirazione ha il volto di Jeanne, costumista e amica di Léo, attore bello ma senza eloquenza. A prestargliela è Edmond, che avvia un fitto carteggio con Jeanne. Lettera dopo lettera trova le rime e il sentimento per nutrire la pièce e incarnare un guascone filosofo. Il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin andrà finalmente in scena “Cyrano de Bergerac”, il testo più recitato della storia del teatro francese.

Recensione:

Realizzare biopic su scrittori e scrittrici del passato è una delle mode cinematografiche del momento. Pensiamo a titoli come “Dickens – L’uomo che inventò il Natale” di Bharat Nalluri, “Mary Shelley” di Haifaa al-Mansour, “A quiet passion” di Terence Davies. Oppure all’attesa per l’uscita, il 10 maggio, di “Tolkien”.

I registi avvertono il desiderio e l’urgenza di raccontare le vite, spesso tormentate, di questi grandi personaggi, che hanno lasciato in dote ai posteri capolavori immortali. E il fatto che il pubblico sembri apprezzare, e che quindi i risultati al box office siano positivi, non guasta. Certo, spesso si tratta di pellicole drammatiche e angoscianti, poco adatte come momento di semplice evasione.

Ci ha pensato Alexis Michalik  a rompere questo impasse drammaturgico ed emotivo, realizzando una versione brillante, leggera e romantica della vita del poeta Edmond Rostand, autore del “Cyrano de Bergerac”, la storia d’amore più bella mai scritta in Francia.

Il film racconta la genesi del romanzo, tra incontri bizzarri, colpi di scena, momenti tragici e altri comici, gelosie. Dopo l’ultimo insuccesso a teatro, Rostand attraversa un periodo di crisi creativa ed economica, ma proprio questo gli permetterà di ritrovarsi come artista e come uomo.

Nato come spettacolo teatrale, “Cyrano mon amour” è un atto d’amore nei confronti del teatro, della sua capacità di emozionare, ma anche degli attori e dei tecnici che nonostante i guadagni inferiori rispetto al mondo del cinema mettono sul palco tutto loro. continua su

“Cyrano mon amour”: quando teatro e cinema si fondono in una storia bella

66) Il Ragazzo che diventerà Re

“Il Ragazzo che diventerà Re” è Un film di Joe Cornish. Con Louis Ashbourne Serkis, Dean Chaumoo, Tom Taylor, Rhianna Dorris, Angus Imrie. Avventura, 120′. Gran Bretagna 2019

Sinossi:

Alex, studente inglese di 12 anni, scopre per caso la mitica spada Excalibur e riesce come il giovane Re Artù a estrarla dalla roccia. Per lui, ragazzino timido e cresciuto solo con la madre, è l’inizio di un viaggio che lo porterà a difendere l’Inghilterra dall’invasione delle forze del male e dalla perfida fata Morgana, risvegliatasi dopo secoli di sonno sotto terra. Ad aiutare Alex, destinato a diventare “re in eterno”, ci sono i nuovi “cavalieri della tavola rotonda” (il suo migliore amico Bedders e i due ex bulli Lance e Kaye), un Mago Merlino dalle sembianze multiformi e, nel momento della battaglia finale, tutti gli altri studenti del suo college.

Recensione:

Riuscire a far appassionare i giovani alla storia e far loro comprendere quanto questa sia importante, tutt’altro che morta o superata, è sicuramente complicato. Negli ultimi anni ci ha provato anche il cinema – più per interessi economici che per senso civico, va detto! -, e i risultati sono stati altalenanti.

“Il ragazzo che diventerà re” di Joe Cornish, una riscrittura in chiave teen della celeberrima leggenda di re Artù, rientra nei progetti dalle buone intenzioni ma dalla deludente realizzazione.

La sceneggiatura è caotica, dispersiva, poco incisiva. Purtroppo cercando di adattare la materia ai tempi moderni gli autori hanno finito per svilirla parecchio. E non è andata meglio ai personaggi, che risultano molto caricaturali. continua su

“Il ragazzo che diventerà re”: una versione teen e aggiornata della leggenda di Artù

65) A spasso con Willy

Il biglietto da acquistare per “A Spasso con Willy” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“A spasso con Willy” è un film di Eric Tosti. Con Timothé Vom Dorp, Edouard Baer, Marie-Eugénie Maréchal, Guillaume Lebon, Barbara Tissier. Animazione, 90′. Francia 2019

Sinossi:

Il piccolo Willy viene separato dai genitori con cui viaggiava nello spazio. La sua capsula di salvataggio atterra su un pianeta selvaggio e inesplorato. Con l’aiuto di Buck, un robot di sopravvivenza, dovrà cavarsela fino all’arrivo dei soccorsi. Nel frattempo Willy, Buck e Flash, una creatura aliena con cui hanno stretto amicizia, scopriranno il pianeta, la sua fauna, la sua flora… ma anche i suoi pericoli.

Recensione:

Da bambini capita spesso di giocare a essere esploratori, astronauti o generici, intrepidi eroi, capaci di affrontare con successo qualsiasi pericolosa avventura. Altrettanto spesso desideriamo emulare il lavoro dei nostri genitori, sperando così di ottenere il loro apprezzamento e riconoscimento.

Ma che cosa accadrebbe se un bambino di 10 anni, figlio di esploratori, si ritrovasse davvero disperso su un pianeta sconosciuto, a seguito di un incidente? Riuscirebbe a cavarsela in attesa dei soccorsi?

Eric Tosti risponde alla domanda con “A spasso con Willy” un film d’animazione “spaziale” divertente, colorato e piacevole da vedere che unisce storia di sopravvivenza, di amicizia e di maturazione, il tutto raccontato con leggerezza e semplicità.

L’intreccio narrativo è ricco di riferimenti e omaggi a celebri pellicole del passato, da “Cast Away” di Robert Zemeckis e “Robinson Crusoe” (nelle sue varie versioni, non ultima quella animata) a “Lost in space” di Christopher Lennertz.

Nonostante il soggetto di partenza non sia particolarmente originale, Tosti e gli altri due sceneggiatori sono bravi a costruire una storia emozionante, delineando con intelligenza e sensibilità il personaggio di Willy e il legame di amicizia e reciproco sostegno che si instaura tra il bambino e il robot guardiano Buck (i loro dialoghi sono sicuramente i mometi più divertenti e riusciti del film) e soprattutto tra lui e Flash. continua su

“A spasso con Willy”: un film d’animazione per piccoli esploratori

64 ) La Llorona -le lacrime del male

Il biglietto da acquistare per “La Llorona – Le lacrime del male” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La Llorona -Le Lacrime del Male” è un film di Michael Chaves. Con Linda Cardellini, Raymond Cruz, Patricia Velasquez, Marisol Ramirez, Sean Patrick Thomas. Horror, 93′. USA 2019

Sinossi:

Negli anni ’70 a Los Angeles, la Llorona si aggira nella notte alla ricerca di bambini. Un’assistente sociale non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale. L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della Llorona potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male, dove la paura e la fede si incontrano.

Recensione:

C’era una volta la Llorona (che in italiano potremmo tradurre come “la piangente”)… No, non credo che sia giusto iniziare così la recensione del film di Michael Chaves per rendere l’idea di cosa rappreseti, nell’immaginario collettivo sudamericano, questa figura terrificante. Riproviamo.

C’era una volta, in Messico, una donna che tradita dal marito decise di vendicarsi, annegando i propri figli in un lago. Resasi conto delle sue azioni, la donna si tolse la vita. Da quel momento il suo spirito vaga sulla Terra, terrorizzando e uccidendo i bambini, nella speranza di ritrovare i propri.

Chaves, partendo dalla tradizione e dall’enorme potenziale narrativo di questa figura, decide di ambientare la storia nell’America degli anni ‘70, sperando di costruire un horror in cui coesistano fede, maternità e leggenda popolare. Il progetto, ambizioso, risulta però riuscito solo in parte.

“La Llorona – Le lacrime del male”, pur rientrando strutturalmente all’interno della saga “The Conjuring”, si sforza di avere una propria identità narrativa e forza attrattiva particolare, inserendo la leggenda popolare all’interno di un contesto “contemporaneo” – che si materializza in tematiche come le difficoltà, per un genitore single, di crescere dei figli.

Fin dalle prime scene, però, si ha la netta sensazione di trovarsi davanti agli occhi qualcosa di già visto, e l’idea non cambia nel proseguo della pellicola, dato l’intreccio abbastanza prevedibile e scontato. Un peccato, visto il notevole potenziale del personaggio. continua su

“La Llorona – Le lacrime del male”: un horror riuscito solo a tratti

63) Go Home – A Casa Loro

Il biglietto da acquistare per “Go home – A casa loro” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Luna Gualano. Con Antonio Bannò, Sidy Diop, Shiek Dauda, Cyril Dorand Nzeugang Domche, Pape Momar Diop, Annabella Calabrese. Horror, 85′. Italia 2018

Un gruppo di militanti di estrema destra si riunisce a Roma per protestare contro l’apertura di un centro d’accoglienza. Scoppia una rissa con i manifestanti a favore, ma quella che era nata come una semplice disputa si trasforma in un’apocalisse zombie. Nessuno sembra sopravvivere tranne Enrico che trova rifugio proprio presso i richiedenti asilo che voleva far sgomberare. All’inizio diffidente, mente sulle proprie convinzioni politiche per farsi aiutare. Alla fine dovrà cedere a cooperare con loro per tentare di rimanere in vita.

Oggi la nostra società appare drammaticamente contagiata dal virus dell’intolleranza e dell’odio nei confronti del diverso, come se fosse “l’altro” l’unico responsabile dei problemi che ci affliggono.

La caccia all’immigrato – visto come una sorta di ladro di lavoro e di futuro – si è scatenata prima sui social e poi per le strade, e spaventa vedere come vi abbiano aderito anche uomini e donne all’apparenza insospettabili, che hanno scelto però di seguire la massa spegnendo ogni forma di razionalità.

Se fossimo in un film, queste persone sarebbero dei perfetti zombi privi di cervello… Ed è con coraggio e vena provocatoria e ironica che Luna Gualano ha deciso di realizzare un horror, “Go home – A casa loro”, presentato ad Alice nella città nel 2018, ambientato in un quartiere popolare di Roma alla deriva…

Nel terrore dilagante provocato dall’apocalisse zombie l’unico luogo sicuro sembra essere una palazzina occupata – illegalmente – da un gruppo di immigrati clandestini. Ed è qui che trova rifugio un giovane facinoroso di estrema destra, salvato proprio da coloro che dovrebbero essere i nemici suoi e del popolo italiano.

Sulla carta “Go home” era un esperimento creativo e culturale interessante e con grande potenziale. Peccato però che nella messa in scena si perda larga parte della forza dell’idea e che il film finisca solo per risultare un banale film horror di serie B. continua su

“Go home – A casa loro”: un horror che all’intrattenimento unisce la satira

62) L’uomo fedele

Il biglietto da acquistare per “L’uomo fedele” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’uomo fedele” è un film di Louis Garrel. Con Laetitia Casta, Lily-Rose Depp, Joseph Engel, Louis Garrel. Drammatico, 75′. Francia 2018

Sinossi:

Marianne e Abel si amano e vivono insieme, almeno fino a quando Marianne non lascia Abel perché aspetta un figlio da Paul, il miglior amico di Abel. Marianne lo sposerà presto e lui deve andarsene, in fretta. Abel non oppone resistenza e se ne va come fosse niente ma non è niente. Nove anni dopo, il cuore di Paul si ferma. Abel e Marianne si rivedono al funerale. Gli ex amanti si riavvicinano ma Eve, sorella di Paul, uscita dall’adolescenza e innamorata da sempre dell’amico del fratello, vuole Abel e dichiara guerra a Marianne. A complicare tutto poi c’è Joseph, figlio di Marianne e Paul, appassionato di enigmi polizieschi e convinto che la madre abbia avvelenato il padre.

Recensione:

A dettare le regole del gioco sentimentale, a decidere se un uomo possa avere o meno qualche chance, dovrebbe essere sempre e solo la donna. Un dogma, purtroppo, spesso dimenticato e calpestato negli ultimi anni dal genere maschile, che millanta una vacua superiorità.

Fortunatamente ci pensa il mondo del cinema a mettere le cose nella giusta prospettiva. “L’uomo fedele” di Louis Garrel, alla seconda prova come regista, non è altro che una divertente, brillante e intelligente riaffermazione della superiorità femminile travestita da commedia romantica.

La storia è semplice, lineare, ma allo stesso tempo capace di stupire e coinvolgere il pubblico senza mai risultare banale o prevedibile. Anche solo la scena iniziale – dove assistiamo alla bizzarra quanto surreale fine del rapporto tra Abel e Marienne, fine voluta dalla donna – vale il prezzo del biglietto. continua su

“L’uomo fedele”: un thriller sentimentale pieno di sorprese

61) Wonder Park

Il biglietto da acquistare per “Wonder park” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Wonder Park” è un film di David Feiss. Con Luigi Esposito, Rosario Morra, Francesco Facchinetti, Mila Kunis, Jennifer Garner. Animazione, 85′. USA, Spagna 2019

Sinossi:

June, una ragazza piena d’immaginazione, scopre nel bosco un incredibile parco divertimenti – chiamato Wonderland. Nonostante sia pieno di fantastiche giostre e animali parlanti, il parco si trova in uno stato di grande caos. La ragazza scoprirà presto che Wonderland è frutto della sua immaginazione ed è lei l’unica in grado di riportare tutto all’ordine. Insieme a questi animali fantastici, June dovrà salvarlo, riportando la meraviglia in Wonderland.

Recensione:

Un bambino dovrebbe avere, nei primi anni di vita, la certezza che i suoi genitori lo amino incondizionatamente e che in futuro potrà ottenere tutto ciò che vuole. Se così non fosse il momento più felice e spensierato della vita sarebbe rovinato.

I bambini sono campioni nell’arte di immaginare. E proprio da questo presupposto prende il là “Wonder park”, un film d’animazione classico, semplice, lineare sul piano stilistico e narrativo, ma coraggioso e innovativo nel voler rimarcare la bellezza di vivere in una famiglia “tradizionale”, dove regnano amore, sensibilità e sostegno reciproco.

Ma la pellicola, per quanto colorata e leggera, cerca anche di spiegare, con delicatezza e sensibilità, agli spettatori più piccoli come anche gli adulti, i genitori, non siano immuni dalle malattie o dagli altri eventi negativi della vita. continua su:

http://paroleacolori.com/wonder-park-un-film-d-animazione-semplice-ma-emozionante/