139 ) Marguerite e Julien -La leggenda degli amanti impossibili

marguerite e julien la leggenda degli amanti impossibili

Il biglietto d’acquistare per “Marguerite e Julien- la leggenda degli amanti impossibili.” è : 1) Neanche regalato (con riserva) 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“Marguerite e Julien – la leggenda degli amanti impossibili” è un film del 2015 diretto da Valerie Donzelli, scritto da Valerio Donzelli e Jerèmie Elakim tratto da un’idea originale e dalla sceneggiatura scritta da Jean Grualt, con: Anais Demoustier e Jèrèmie Elkain.

Probabilmente sono la persona meno adatta a recensire questo film, essendo ormai un anziano e cinico nerd. Non amo il genere melò e ho un certo pregiudizio nei confronti della cinematografia francese. È un fatto però che ieri pomeriggio, alla fine della proiezione stampa, tra i volti di quasi tutti colleghi fosse comune un’espressione di perplessità e di malcelata insofferenza.
Può una storia d’amore incestuosa essere noiosa e priva di alcun coinvolgimento?
Sì, se raccontata e messa in scena come la storia vera e tragica dei fratelli Julien (Elkaim) e Marguerite (Demoustier) de Ravalet, vissuti in Francia nel ‘600 e travolti fin da bambini da un grande affetto che negli anni si è trasformato in travolgente e drammatica passione.
Se François Truffaut ha desistito dall’intento di realizzarne un film, probabilmente i problemi strutturali e narrativi erano davvero insormontabili.
Valerie Donzelli ha scelto invece di andare dritta per la sua strada, realizzando un progetto che mescola melò e fantasy non avendo però i pregi di nessuno dei due generi.
Lo spettatore osserva la storia d’amore impossibile tra i due fratelli e l’ostilità e il conseguente stupore e sdegno della società e della loro famiglia, senza riuscire a essere partecipe. La storia è fredda, scritta a tavolino e senz’anima.
La struttura narrativa scelta, a metà strada tra una piecè teatrale e un fotoromanzo, convince poco, soprattutto per via di un ritmo compassato, lento e pressoché statico.
La chiave registica usata dalla Donzelli per descrivere la passione e i sentimenti dei due personaggi è poco incisiva e solo in parte riesce a trasmettere pathos e calore allo spettatore. continua su

https://www.mygenerationweb.it/201605313135/articoli/palcoscenico/cinema/3135-marguerite-e-julien-soporifera-storia-d-amore-tra-fratelli

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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138) S is for Stanley

kubrick

Il biglietto d’acquistare per S is for Stanley è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“S is for Stanley” è un documentario scritto e diretto da Alex Infascelli, con : Alex Infascelli, Emilio D’Alessandro, Janette Woolmore.

L’amicizia è un sentimento puro e nobile che non conosce distinzione sociale.

Due persone possono essere legate da una profonda amicizia anche provenienti da due mondi diversi e trovando nella rispettiva compagnia: affetto, stima e un sostegno per il proprio lavoro e vita.

L’amicizia vera più dell’amore può durare una vita e superare anche il limite della morte.

Alex Infascelli nel 2008 intervistò la moglie di Stanley Kubrick e per caso la donna citò il nome di Emilio D’Alessandro, come uomo di fiducia del marito per oltre trent’anni. Infascelli incuriosito da questa rivelazione decise d’andare a cercare questo misterioso uomo italiano e di saperne di più.

La ricerca è stata breve perché D’Alessandro vive ormai da qualche tempo con la moglie inglese a Cassino.

Chi è dunque Emilio D’Alessandro? Un ragazzo che alla fine degli anni sessanta decide di andare in Inghilterra per fare fortuna e di trovare la sua strada. S’innamora e sposa un’inglese e avendo delle doti naturali per la guida sportiva aspira a diventare un pilota di Formula Uno. I sogni però non pagano le bollette e così per mantenere moglie e figli, incomincia a lavorare come autista per una ditta privata. Una notte da tregenda a Londra, nessun autista vuole rischiare con la macchina tranne Emilio che accetta, con coraggio, di fare una misteriosa e curiosa consegna.un “fallo” gigantesco.

D’Alessandro non immagina che il destinatario del fallo è niente meno che il regista Stanley Kubrick. Il quale colpito dal coraggio e abilità come pilota di Emilio decide di assumere come autista personale. E’ l’inizio ufficialmente di un rapporto di lavoro, ma che nel corso degli anni si trasforma in amicizia e profonda collaborazione. Emilio diventa il tuttofare di Kubrick e, di fatto, diventando l’osservatore privilegiato di come lavorasse e pensasse l’eccentrico e geniale regista americano.

Alex Infascelli ha costruito un documentario interessante, sincero, divertente e a tratti toccante lasciando la possibilità a Emilio D’Alessandro di scavare nella sua memoria rievocando diversi momenti del suo rapporto con Kubrick. Lo spettatore non può non rimanere stupito e incuriosito. continua su

S IS for Stanley

137) Miami Beach

miami beach

Il biglietto d’acquistare per “Miami Beach” è:1) Neanche regalato 2) Omaggio (ma con riserva perché, forse, per gli amanti di Vanzina pagare un biglietto pomeridiano non sarebbe dramma.) 3) Di Pomerggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Miami Beach” è un film del 2016 diretto da Carlo Vanzina, scritto da Enrico e Carlo Vanzina) con: Ricky Memphis, Paola Minaccioni, Max Tortora, Emanuele Propizio, Giampaolo Morelli.

I gusti cambiano, i costumi si modificano, lo stile si evolve, ma Carlo ed Enrico Vanzina restano un punto fermo del nostro cinema.

Da quarant’anni i fratelli Vanzina raccontano l’Italia e gli italiani descrivendone virtù e vizi costruendo commedie che sono diventate dei veri cult per i fan.

I critici spesso hanno storto il naso di fronte ai film di Vanzina accusandoli di volgarità, banalità, e maschilismo.

Probabilmente i Vanzina non vinceranno mai un Oscar né un festival di Cannes, eppure rappresentano una solida realtà nel nostro panorama. Potranno piacere o no, ma le commedie dei fratelli romani hanno regalato il sorriso a diverse generazioni di pubblico.

Il sottoscritto è un loro sincero fan, cresciuto con i loro film e confesso il conflitto d’interessi nello scrivere questa recensione.

“Miami beach” è la classica commedia leggera, fresca, senza pretese che ha lo scopo di donare allo spettatore un’ora e mezza di spensieratezza e allegria a buon mercato.

Carlo Vanzina nel suo 58 film mostra al pubblico la nuova moda degli italiani di trascorrere le proprie vacanze non più nel Bel Paese, ma a Miami diventata una succursale italiana.

Miami è la nuova Eldorado dove è possibile fare vacanze tutto l’anno, fare affari e studiare. Proprio lo studio dei figli è l’incipit della nuova storia quando conosciamo due genitori con i rispettivi figli universitari, all’aeroporto di Roma, in partenza per Miami: il romano Giovanni (Tortora) con il figlio Luca (Filippo Laganà) e la milanese Olivia (Minaccioni) con la sua Valentina (Tedeschi). Mentre Lorenzo (Memphis), padre separato, s’illude di trascorrere le vacanze in Bretagna con la figlia Giulia, invece quest’ultima, di nascosto, prende un aereo con le amiche per l’America.

Giovanni e Olivia, come da copione, si detestano al primo sguardo mentre i figli finiscono per innamorarsi. Invece il preoccupato Lorenzo decide di seguire la figlia in America per riportala sana e salva a casa.

Come hanno dichiarato i Vanzina in conferenza stampa: “Miami Beach mostra il difficile e complesso rapporto tra genitori e figli e di quanto sia difficile capirsi e comunicare”.

In effetti, l’intreccio narrativo è stato costruito sull’alternarsi delle differenti gag e avventure dei diversi personaggi riuscendo però solo in parte a dare alla storia un’incisiva e convincente vis comica.continua su

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136) Pelè

Pelè

Il biglietto d’acquistare per “Pelè” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“Pelé” è un film del 2016 scritto e diretto da Jeff e Michael Zimbalist, con Leonardo Lima Carvalho, Kevin de Paula, Diego Boneta, Rodrigo Santoro, Vincent D’Onofrio.

Se scrivessi Edson Arantes Do Nascimento, quale tipo di reazione avreste? Silenzio?
E se aggiungessi che sto per raccontarvi la storia di un calciatore soprannominato “Dico”, ancora nulla?
E se, infine, rilevassi che il calciatore ha anche un nome d’arte, del tipo, Pelé andrebbe meglio?
Per chi ama il calcio, e anche per chi lo considera uno sport da trogloditi e ormai solo business in mano agli sponsor, il nome di Pelé rimane, a tutte le latitudini, il sinonimo del campione per eccellenza. Pelè è il calcio, anche se a Napoli qualcuno avrà da ridire. Perché fare l’ennesimo biopic su un campione dello sport e, soprattutto, perché comprare un biglietto per vederlo? Semplicemente perché in questo caso non solo lo spettatore assisterà alla nascita del più grande calciatore di tutti tempi, ma potrà rendersi conto di quanto sia stata forte e intensa la simbiosi tra Pelè e il Brasile stesso. Il calcio in Brasile è una questione seria e, in alcuni casi, di vita o di morte. Quando nel 1950 il Brasile perse la finale mondiale con l’Uruguay al Maracanà non fu solo un dramma sportivo bensì la vera tragedia di un Paese. Fu come dover elaborare il lutto per la perdita di una persona cara. Una sconfitta che ebbe ripercussioni sociali, politiche e d’identità per un popolo che cominciò a sentirsi inferiore al resto del mondo. È in quest’atmosfera e situazione ambientale di frustrazione e umiliazione nazionale che Dico, un bambino di appena nove anni, dimostra in un torneo amatoriale calcistico le sue straordinarie doti e il talento unico quando ha un pallone tra i piedi. Al punto che il pubblico entusiasta lo osanna, a gran voce, con il nomignolo di “Pelé”. Un fenomeno che viene subito notato da un vecchio osservatore del Santos che vorrebbe portarlo con sé. La tragica e improvvisa morte di un amico d’infanzia di Dico blocca momentaneamente il trasferimento. Pelé cresce e, a quindici anni, vive con la sua povera e onesta famiglia nel piccolo e sperduto villaggio di Bauru. Dico ha davanti solo due possibilità: trascorrere la sua esistenza a pulire bagni o seguire il suo talento e sfruttare l’occasione per diventare un campione. Il padre, ex campione, è il primo a sostenerlo e dopo un iniziale scetticismo anche la madre si rende conto che il figlio merita questa chance. Dico giunge al Santos, nonostante le difficoltà, e riesce ben presto a imporsi dimostrando il suo immenso talento naturale. Una crescente fama lo porta all’inaspettata convocazione alla fase finale dei mondiali del ’58 in Svezia e a diventare, a sorpresa, il trascinatore del Brasile alla vittoria finale. “Pelé” non è solo un film adatto a chi ama il calcio, ma anche a chi apprezza il Brasile e ha a cuore la filosofia e lo spirito di questo popolo. continua su

https://www.mygenerationweb.it/201605283129/articoli/palcoscenico/cinema/3129-pele-nascita-e-ascesa-di-una-leggenda-del-calcio

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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135) Colonia

colonia film

Il biglietto da acquistare per “Colonia” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Le dittature rappresentano momenti drammatici nella storia di un Paese. Quando la democrazia viene sospesa e i militari decidono di assumere il potere con la forza, le conseguenze per la popolazione civile sono spesso tragiche.

La storia del Sud America è ricca, ahinoi, di pagine di questo tipo, grondati sangue e nefandezze.

Nel 1973, in Cile, con l’assassinio del Presidente socialista Salvator Allende, si aprì una guerra civile che portò il generale Pinochet al Governo e la nascita di una dittatura feroce e repressiva. Tutti gli avversari politici, e anche i semplici simpatizzanti della precedente amministrazione, furono perseguitati, arrestati, torturati.

Uno dei luoghi simbolo degli eccidi fu Colonia Dignitad, in apparenza una pacifica comunità religiosa guidata dal sacerdote laico Paul Schafer (Nyqvist), in realtà un luogo dove le violenze fisiche e psicologiche nei confronti dei prigionieri politici erano all’ordine del giorno.

Lo spettatore, ignaro come il sottoscritto, entra in questo spazio ameno ma al contempo dimenticato da Dio, seguendo le vicende di Lena (Watson), una giovane hostess tedesca che per amore del fidanzato Daniel (Brühl), attivista di Allende fatto prigioniero dai militari, decide di infiltrarsi nella comunità. Il violento e maschilista Schafer la gestisce con la forza e la manipolazione, imponendo regole rigide ai suoi adepti, drogati e vessati. continua su

Al cinema: Colonia

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134) Alice Attraverso lo specchio

alice attraverso lo specchio
Il biglietto d’acquistare per “Alice attraverso lo specchio” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto (con riserva) 5)Sempre

“Alice attraverso lo specchio” è un film del 2016 diretto da James Bobin, scritto da Linda Woolverton e tratto dal romanzo “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carroll, con : Mia Wasikowska, Johnny Depp,Helena Bonham Carter, Anne Hathaway,Michael Sheen, Sacha Baron Cohen, Richard Armitage, Alan Rickman, Rhys Ifans.

Essere diversamente ignoranti ha i suoi vantaggi. Se non hai letto nell’adolescenza i romanzi di formazione come quelli di Lewis Carroll e bensì hai ceduto al fascino della rosa Gazzetta, oggi puoi approcciarti alle trasposizioni cinematografiche senza il pregiudizio snob e culturale.

Non sono tra quelli che sei anni fa gridò al capolavoro per “Alice in Wonderland” di Tim Burton e non ero così in trepidante attesa per il sequel.
Sapete bene, cari lettori, quanto sia scettico, sulla possibilità di replicare un successo al cinema, avendo il pubblico, un palato esigente.
Ergo “Alice attraverso lo specchio” di James Bobin come deve essere considerato?
E’ subito evidente e netta la differenza tra lo stile registico di quest’ultimo con quella visionaria e creativa di Tim Burton. Il primo firma una regia di livello, ma senza scrivere una pagina memorabile di cinema.
Il film di Tim Burton puntava a stupire e a descrivere un mondo per molto tempo immaginato da tante generazioni e in maniera efficace e spettacolare, riuscì a soddisfare la fantasia del pubblico.
Osservare i personaggi tanto amati quanto il Cappellaio Matto interpretato da Johnny Deep, Mirana, la Regina Bianca da Anne Hathaway e la Regina di Cuori dall’istrionica Bonham Carter prendano vita in modo naturale e credibile non poteva non colpire l’immaginario dello spettatore.
La magnifica e ricca ideazione e costruzione del magico Mondo di Sotto ha stregato tutti per la capacità di rendere reali le parole di Carroll.
E soprattutto l’ingenua e sognatrice Alice magistralmente interpretata e rappresentata dalla bella ed espressiva Mia Wasikowska ha segnato un punto di forza della pellicola.
Sei anni dopo la sfida della sceneggiatrice Linda Woolverton era quella di inserire in un ambiente onirico, magico e splendente l’elemento di riflessione con una scrittura drammaturgica in cui fosse protagonista la dinamica del Tempo e di come esso incida sulla vita dell’uomo.
Il Tempo è personificato in modo magistrale e brillante dall’attore inglese Sacha Baron Cohen che diventa in questo sequel contemporaneamente avversario e alleato di Alice. La nostra protagonista è cresciuta diventando un valente e coraggioso capitano della nave “Wonderland”. Una volta tornata a Londra è costretta, però, a confrontarsi con la triste realtà di un mondo che non concede alla donna la possibilità di poter realizzare i propri sogni.
Così Alice torna nel Mondo di Sotto richiamata da Brucaliffo per salvare da una depressione mortale Cappellaio Matto afflitto dall’idea di non aver non potuto fare pace con proprio padre.
Si può cambiare il passato si chiede Alice? E’ davvero impossibile o come invece ci ricorda Carroll, è impossibile solo ciò che non è fatto?
“Alice attraverso lo specchio” è una versione favolistica del film cult“Ritorno al futuro” di Robert Zemeckis mancando però dello stesso fascino e incisività narrativa.
Il viaggio nel tempo di Alice ha un aspetto morale e un insegnamento sociologico ovvero che il Tempo è neutrale nella vita dell’uomo e sebbene possa apparire cinico e spietato gli concede la possibilità di trarre esperienza dai propri errori e di potersi comunque migliorare.
“Alice attraverso lo specchio” è sicuramente visivamente bella, accurato, grandioso nelle scenografie e ricco nei costumi. E’ invece più povero dal punto di vista narrativo, con una seconda parte più intensa e profonda come pathos e ritmo.
Il finale rientra nei dettami e filosofia della Disney rimarcando l’importanza della famiglia e dell’amicizia come valori immuni alla forza inesorabile del Tempo.

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133) La sposa bambina

la sposa bambina

Il biglietto d’acquistare per “La sposa bambina” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

Il matrimonio è la tomba dell’amore. Dati alla mano, in Italia aumentano le convivenze, calano i matrimoni e si divorzia dopo neanche un anno. Nello Yemen, invece, il matrimonio è un vero affare, al punto che anche le bambine sono date in matrimonio con una semplice stretta di mano tra il padre e l’aspirante marito.
Ci sarebbe da ridere, se non fosse una piaga sociale, assai diffusa, nelle tribù dello Yemen.
Non esistono né pubertà né adolescenza per le donne yemenite, costrette a passare da un padrone all’altro.
È una realtà drammatica e tragica che allo spettatore italiano potrebbe apparire lontana e distante ma, riflettendo con maggiore attenzione, le diversità tra le due società sono così tante?
“La sposa bambina” è la storia vera di Nojoom, bimba yemenita di dieci anni, che si presenta in tribunale chiedendo a un giudice il divorzio dal proprio marito.
La legge dello Yemen non vieta il matrimonio con i bambini, di fatto, dando il via libera a regole tribali che trasformano il matrimonio in un mero e becero contratto economico.
Le donne sono valutate come merce di scambio o, al massimo, quanto una mucca o un toro.
Nojoom è stata “venduta” dal padre, costretto dai debiti e dall’incapacità di poter sfamare la propria famiglia.
Più che un film, l’opera della regista Salami è un atto denuncia nei confronti della società yemenita basata su ignoranza e povertà.
“La sposa bambina” è un film povero, scarno, semplice, sia dal punta di vista della sceneggiatura che della regia, scuotendo comunque animo e cuore dello spettatore. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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The ticket purchase for “child bride” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always.

Marriage is the tomb of love. Data in hand, in Italy increased cohabitation, fall weddings and divorces after less than a year. In Yemen, however, marriage is a bargain, to the point that girls are given in marriage to a simple handshake between the father and the aspiring husband.
It would be funny if it were not a social evil, widespread, in Yemen’s tribes.
There is neither puberty or adolescence for Yemeni women, forced to move from one master.
It is a dramatic and tragic reality that the Italian viewer may appear remote and distant but, reflecting more closely, the differences between the two companies are so many?
“The child bride” is the true story of Nojoom, Yemeni girl of ten, that is presented in court asking a judge for divorce from her husband.
Yemeni law does not prohibit marriage with children, in fact, giving the green light to tribal rules that transform marriage into a mere and vulgar economic contract.
Women are valued as a bargaining chip or, at most, as a cow or a bull.
Nojoom was “sold” by the father, who was forced by debts and the inability to be able to feed his family.
More than a film, the work of director Salami is an act complaint against the Yemeni society based on ignorance and poverty.
“The child” bride is a poor film, thin, simple, both from the point of view of the script that the director, still shaking soul and heart of the viewer. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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132) Dov’è Mario?

guzzanti

Dov’è stato finora Corrado Guzzanti? Il teledipendente se lo chiede lungamente dopo aver appena assistito alla prima puntata dell’attesa miniserie “Dov’è Mario”, che segna il ritorno del comico in Tv su Sky Atlantic.
Guzzanti dimostra, ancora una volta, che basta poco per far ridere e costruire un prodotto brillante, efficace e incisivo.
Siamo un popolo noioso, ipocrita e senza nerbo? Sì, probabilmente se ci ostiniamo a vedere in Tv personaggi come il colto e snob prof Mario Bambea pontificare sul degrado morale della nostra società.
Mario Bambea (Guzzanti) sta tornando a casa da un convegno quando, causa un colpo di sonno, ha un brutto incidente stradale. Il noto opinionista amato dalla sinistra e dai salotti Tv va in coma.
Michele Santoro non esita ad andare al suo capezzale per stringersi all’addolorata moglie.
Fortunatamente Mario si sveglia, ma qualcosa è cambiato. Bambea si è sdoppiato come un novello Dr Jekill, solo che il suo Mr Hyde è un comico irriverente, politicamente scorretto e volgare.
Lo spettatore osserva divertito ed estasiato alla trasformazione di Guzzanti capace con un’ironia feroce e pungente di menare fendenti ai nostri politici e ai nuovi mostri che popolano il nostro quotidiano.
La prima puntata è costruita in maniera snella, veloce, brillante che si lascia vedere in modo piacevole e accattivante. La sceneggiatura è tagliente, diretta, semplice e senza peli sulla lingua.
Gli autori descrivano con sagacia uno spaccato del nostro Paese non salvando nessuno.
La regia è essenziale e nello stesso tempo creativa e ispirata.
L’infermiera Dragumira è la vera rivelazione della prima puntata,rivelandosi la riuscita spalla di Guzzanti.
“Dov’è Mario”colpisce ed entusiasma il pubblico che non può fare altro che aspettare Mercoledì prossimo per poter vedere la seconda puntata.

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131) Il Traduttore

il traduttore

Il biglietto d’acquistare per “Il Traduttore” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)

Sempre.

“Il Traduttore” è un film del 2016 diretto da Massimo Natale, scritto da Marie Giaramidaro, Nikolaus Mutschlechner, con: Claudia Gerini, Kamil Kula, Silvia Delfino, Anna Safroncik, Marcello Mazzarella, Piotr Rogucki

Sì, serve un traduttore, ma per comprendere davvero che cosa gli sceneggiatori abbiano voluto raccontarci con questa storia .Sebbene siano trascorsi alcune ore dalla proiezione del film e il vostro cronista continua a interrogarsi sul vero messaggio intrinseco che il regista stesso abbia voluto trasmettere.

“Il traduttore” è oggettivamente un brutto film, ma come spesso capita di vederne in giro. Al di là della scadente sceneggiatura, di una regia televisiva di basso livello e dì interpretazioni dignitose ma prive di nerbo, ciò che scoraggia la visione di questa pellicola è l’assenza di una precisa identità drammaturgica.

La storia s’incentra su giovane studente rumeno Andrei (Kula) che grazie a una borsa di studio può studiare Letterature Classiche all’Università di Trento, ma per sopravvivere è costretto a fare l’aiuto pizzaiolo di sera e soprattutto di fare il traduttore per la polizia.

La professoressa (Delfino) che segue Andrei nella stesura della tesi gli propone un lavoro come traduttore per l’amica Anna Ritter (Gerini).La quale, rimasta da poco vedova, desidera leggere un diario segreto del marito scritto in tedesco per conoscere segreti. Andrei, sebbene sia fidanzato con una bella ragazza moldova che vorrebbe raggiungerlo in Italia anche senza permesso di soggiorno, è affascinato da Anna e la traduzione del diario diventa “galeotta” per i due.

Ha cosi inizio una breve e intensa storia sessuale ampiamente rappresentata in tre e lunghe scene. Il film convince poco sia come noir e attrae poco lo spettatore dal punto di vista erotico nonostante l’impegno e la fisicità notevole di Claudia Gerini. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “The Translator” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5)

Always.

“The Translator” is a 2016 film directed by Massimo Claus, written by Marie Giaramidaro, Nikolaus Mutschlechner with: Claudia Gerini, Kamil Kula, Silvia Delfino, Anna Safroncik, Marcello Mazzarella, Piotr Rogucki

Yes, I need a translator, but to really understand what the writers wanted to tell this story .Although a few hours have elapsed from the screening of the film and your columnist continues to question the true intrinsic message that the director himself wanted to transmit.

“The translator” is objectively a bad movie, but how often we see around. Beyond the poor script, a television directing low-level and say decent interpretations but no backbone, that discourages the vision of this film is the absence of a precise dramatic identity.

The story centers on a young Romanian student Andrei (Kula) that thanks to a scholarship can study Classical Literature at the University of Trento, but to survive is forced to help pizza in the evening and especially of being a translator for police.

Professor (Delfino) following Andrei in the drafting of the thesis proposes a job as a translator for her friend Anna Ritter (Gerini) .The which remained recently widowed, want to read a secret diary written in German husband to know secrets. Andrei, although it is engaged to a beautiful girl that Moldova would join him in Italy even without a residence permit, is fascinated by Anna and the translation of the diary becomes “galley” for the two.

It thus began a short and intense sexual history and widely represented in three long scenes. The film very convincing as both noir and attracts the viewer by little erotic point of view despite the efforts and the remarkable physicality of Claudia Gerini. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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130) Fiore

fiore

Il biglietto da acquistare per “Fiore” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Claudio Giovannesi. Con Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Gessica Giulianelli, Valerio Mastrandrea. Drammatico, 110’. 2016

In uscita nelle sale italiane il 1 giugno.

Se pensiamo all’amore romantico per eccellenza molto probabilmente ci apparirà davanti agli occhi quello di Romeo e Giulietta, reso immortale dalla penna di William Shakespeare.

Si dice che l’amore non abbia limiti, che leghi le persone senza per questo tappargli le ali, che non esista al mondo sentimento più potente. Ma ci sono condizioni particolari che permettono all’amore di nascere? Cupido può scoccare la sua freccia in qualsiasi situazione e in qualsiasi luogo? E se il luogo in questione fosse un carcere minorile?

Claudio Giovannesi ha provato a rispondere a queste domande – semplici ma profonde – attraverso “Fiore”, presentato al Festival di Cannes nella sezione “Quinzaine” dove ha ottenuto buoni riscontri.

La storia non è ambientata a Verona ma a Roma, e la nostra Giulietta si chiama Dafne (Scoccia), per vivere rapina altri ragazzi in metro, rubando soprattutto cellulari, non ha una casa e il padre è un ex galeotto.

Le prospettive per la ragazza sembrano piuttosto limitate, e non è una sorpresa quando, durante un furto, viene arrestata e poi condannata a un anno di carcere minorile. continua su

Festival del cinema di Cannes | Anteprima | Fiore

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket to buy for “Flower” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A Branko Schmidt movies. With Daphne Scoccia, Josciua Algiers, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Gessica Giulianelli, Valerio Mastandrea. Drama, 110 ‘. 2016

Released in Italian cinemas on June 1.

If we think of romantic love par excellence it most likely will appear before the eyes of Romeo and Juliet, immortalized by William Shakespeare.

It is said that love has no limits, that links people without tappargli wings, which does not exist in the world more powerful feeling. But there are special conditions that allow the love to be born? Cupid can shoot his arrow in any situation and at any place? And if the place in question was a juvenile prison?

Branko Schmidt has tried to answer these questions – simple but profound – through “Flower”, presented at the Cannes Film Festival in the “Fortnight” section where he obtained good results.

The story is set in Verona but in Rome, and our Juliet is called Daphne (Scoccia), to live robbery other guys on the metro, especially stealing mobile phones, he has no home, and the father is an ex-con.

The outlook for the girl seem rather limited, and it is no surprise when, during a robbery, was arrested and later sentenced to a year in juvenile detention. continues on

Festival del cinema di Cannes | Anteprima | Fiore

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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