74) Era Giovane e aveva gli occhi chiari

“Era giovane e aveva gli occhi chiari” è un film di Giovanni Mazzitelli. Con Mario Di Fonzo, Carola Santopaolo, Federica De Benedittis, Iole Casalini, Orazio Cerino. Commedia, 87′. Italia, 2016

Sinossi:

Come dovrebbe essere vissuta la vita, sempre al massimo oppure in una sobria medietà? Sarà il protagonista a porsi, fin da subito, il quesito, per poi ritrovarsi in un vortice di situazioni al limite del verosimile, fatto di giovani donne ebree, filosofi alieni forse immaginari, produttori cinematografici “a ribasso”, sogni lucidi, ninfomani, morti apparenti, partite di tennis con ultrasettantenni, odori che rievocano vecchi ricordi, anziane con il grilletto facile ed il souvenir di un amore non sepolto del tutto.

Recensione:

Fin dalla notte dei tempi la ricerca della verità si è tramutata per l’uomo in una pericolosa e opprimente ossessione. Non importa che siate atei o credenti, prima o dopo avrete provato la bruciante necessità di sapere, scoprire, vedere coi vostri occhi per credere.

“Era giovane e aveva gli occhi chiari” non è la classica commedia romantica, banale, buonista e sdolcinata come si potrebbe pensare vedendo solo il trailer. Tutt’altro.

Giovanni Mazzitelli, facendo leva su creatività, esperienza e ironia, si è divertito a mescolare generi cinematografici differenti, scrivendo una storia agrodolce sulla generazione più complicata di tutte: i trentenni di oggi.

Aveva ragione il Sommo Poeta quando scriveva che a tutti può capitare, a un certo punto della vita, di perdersi nella selva oscura. Se succede ci sono due possibilità: rassegnarsi e soccombere oppure reagire, magari dopo aver sofferto e incassato cocenti delusioni.

“Era giovane e aveva gli occhi chiari” è una toccante e divertente favola moderna che ha come protagonista un trentenne napoletano, X (Di Fonzo), che lo spettatore vede affranto e disperato sotto la pioggia nella scena di apertura. Perché tanta disperazione? Cosa gli è successo?

Lo spettatore troverà le risposte ripercorrendo, insieme a lui, le tappe che lo hanno portato fino a lì. Le tappe professionali – X è un brillante sceneggiatore e regista -, ma soprattutto sentimentali.

Alice (De Benedittis), Alessandra (Santapaolo) e Dina (Casalini) sono le donne che in modo diverso hanno condizionato la sua vita. La prima è l’inaspettato colpo di fulmine, un incontro fortuito, un sogno ad occhi aperti. La seconda è la donna del mistero, sensuale, sfuggente, capace di far perdere la testa a qualunque uomo. La terza, infine, è la ragazza della porta accanto.

Giovanni Mazzitelli si lancia coraggiosamente in una sorta di versione romantica de “Il canto di Natale” di Dickens, dimostrando intuito e creatività nell’inserire anche dei momenti comici, grazie alla spassosa e carismatica presenza di Alvin (Cerino), l’amico alieno del protagonista (talmente giusto che avremmo voluto vederlo più spesso). continua su

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73) Io c’è

Il biglietto da acquistare per “Io c’è” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Io c’è ” è un film di Alessandro Aronadio. Con Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Giulia Michelini, Massimiliano Bruno. Commedia, 100′. Italia, 2018

Sinossi:

Massimo Alberti (Leo) ha creduto nel miracolo italiano e poi si è imbattuto nella crisi: il suo bed & breakfast perde colpi (e denari) e la sorella Adriana (Buy) è convinta che sia incapace di fare alcunché di valido. È allora che Massimo si rende conto che le sue vicine, un gruppo di suorine tanto scaltre quanto pie, hanno trovato la soluzione per un business esentasse: affittare le stanze del convento a fronte di un’offerta volontaria, sulla quale l’Agenzia delle Entrate non può rivalersi perché il convento cade sotto la definizione legale di “luogo di culto”. Da lì all’inventarsi un culto che trasformi il bed & breakfast in luogo tax free, per Massimo il passo è breve.

Recensione :

Oggi, in Italia e nel mondo, risulterebbe più “strana” una persona che professa una granitica fede religiosa o un giovane imprenditore che, pur di evitare il fallimento e non pagare le tasse, decide di inventarsi una propria religione?

Per gli spettatori credenti il quesito potrebbe inizialmente apparire provocatorio se non blasfemo, ma chiunque, dotato di un minimo di ironia e di senso critico, sarà stimolato ad andare oltre le apparenze, e riflettere sulla questione.

Alessandro Aronadio, al suo terzo lungometraggio, decide di compiere una scelta rischiosa e azzardata, dando vita a una pellicola sulle religioni e la fede, senza pregiudizi, ma semplicemente con l’obiettivo di raccontare e accendere un dibattito costruttivo.

“Io c’è”, come ha precisato lo stesso regista in conferenza stampa, non è un film religioso ma si rivela inaspettatamente profondo e intenso.

La prima parte è brillante, divertente e nonostante l’impronta cinica e politicamente scorretta mai offensiva. La seconda, invece, si sposta su una dimensione più filosofica ed esistenziale, affrontando i temi della morte e della libertà di cura. Nel complesso, il film è equilibrato, dissacrante e provocatorio nei modi giusti. continua su

http://paroleacolori.com/io-c-e-commedia-ironica-e-dissacrante-ma-mai-volgare/

72) Ready Player One

Il biglietto d’acquistare per “Read Player One” è: Sempre (Con Riserva)

“Read Player One” è un film del 2018 diretto da Steven Spielberg, scritto da Zack Penn e Ernest Cline, basato sull’omonimo romanzo di Ernest Cline, con : Tye Sheridan, Olivia Cooke, Simon Pegg, Mark Rylance, Hannah John-Kamen, T.J. Miller, Ben Mendelsohn, Julia Nickson, Lena Waithe.

Sinossi:
Ready Player One, il film diretto da Steven Spielberg, è basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline. Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia.

Nel 2045 la terra è diventata un luogo inquinato, funestato da guerre, povertà e crisi energetica. Gli abitanti versano in condizioni precarie, stipati in grossi container spogli, senz’altra evasione che il nostalgico mondo virtuale di OASIS. L’universo ispirato ai ruggenti anni ottanta, creato dal milionario James Donovan Halliday (Mark Rylance), conta milioni di login al giorno per la facilità d’accesso (sono sufficienti un visore e un paio di guanti atipici) e gli scenari iperrealistici in cui sfuggire al mondo tetro e pericoloso. La notizia della morte di Halliday arriva insieme con l’ultima, stimolante sfida lanciata dall’eccentrico creatore: una caccia al tesoro da miliardi di dollari.
L’adolescente Wade (Tye Sheridan), da sempre affascinato dalla figura del programmatore, ha collezionato informazioni sulla sua vita e il suo lavoro. Attraverso l’avatar Parzival proverà ad aggiudicarsi il premio in palio, contro i potenti nemici di una malvagia multinazionale (la IOI) e un nutrito gruppo di concorrenti senza scrupoli.
Recensione:
Caro Spettatore del Terzo Millennio
Ti risulterebbe, senza dubbio, inutile e tedioso dover leggere un’ulteriore recensione sul nuovo e già acclamato film di Steven Spielberg, avendo già subito nelle ultime ore l’ordalia di parole scritte da numerosi critici più o meno autorevoli sull’argomento.
Sarai stanco di vedere come attempati cronisti o sfigati divenuti improvvisamente arroganti cool, ti dicano “Ragazzo che cosa ti sei perso a non aver vissuto nei favolosi anni 80 e 90!”
Ebbene il sottoscritto, vecchio ed ancora sfigato, si unisce alla tua Resistenza ed insofferenza contro questa folle rivalutazione del passato e dei ruoli.
Essere un nerd faceva schifo negli anni Ottanta quanto immagino sia terribile esserlo oggi. È sufficiente leggere nelle pagine della cronaca dei continui e tragici casi di bullismo
Negli anni ottanta, caro lettore, neanche sapevamo che cosa era il bullismo, noi nerd eravamo derisi senza alcuna possibilità di difesa.
Ergo, sei fortunato a vivere la tua adolescenza nel 2018 potendo contare su armi di difesa prima sconosciute.
Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di spingerti a vedere “Read Player One” per tre semplici e modesti motivi.
1) Steven Spielberg è un regista amato ed apprezzato in egual modo da differenti generazioni per il talento, sensibilità e semplicità dimostrate nel raccontare storie vere quanto di fantasia. Trovando il regista americano altresì il modo non soltanto di conquistare e strabiliare artisticamente e visivamente con uno stile di racconto e registico inconfondibili e unici, ma anche di trasmettere vivide e sincere emozioni. Steven Spielberg è un moderno cantastorie, capace di farti piangere, sorridere e riflettere con la stessa innata naturalezza e disarmante bravura. Chi ama il regista americano, non potrà sottrarsi alla visione di “Read Player One” perché come hanno scritto i veri critici “è una straordinaria e magnifica summa” del modo di fare e pensare cinema spielbergiana, evitando il facile rischio di apparire autoreferenziale, narcisista e supponente. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-51/

71) L’ultimo Viaggio

Il biglietto d’acquistare per “L’ultimo Viaggio” è : Sempre

“L’Ultimo Viaggio” è un film del 2018 scritto e diretto da Nick Baker-Monteys, con : Jürgen Prochnow, Petra Schmidt-Schaller, Suzanne Von Borsody, Tambet Tuisk, Artjom Gilz, Mariya Kochur, Yevgeni Sitokhin, Natalia Bobyleva.

Sinossi:
Eduard ha la barba bianca, il passo incerto e la schiena un po’ ricurva. Porta il peso dei suoi 92 anni, ma anche quello di un passato denso di ricordi ed emozioni che il suo volto segnato lasciano trasparire ma il suo atteggiamento scorbutico e distaccato non lasciano penetrare. Un passato che riemerge prepotente alla morte della moglie e di cui nè la figlia Uli, – una donna un po’ nevrotica che già pensa di metterlo in una casa di riposo-, nè tantomeno la nipote Adele, – una ragazza che vive alla giornata totalmente disinteressata alle storie del passato-, sembrano essere a conoscenza. Eduard, invece, a dispetto di tutti è una forza della natura: ora può finalmente ricomporre il puzzle del suo passato e mettere in ordine i ricordi che lo hanno accompagnato e tormentato per una vita intera. Con un cappello da cosacco estratto da un vecchio baule e una valigia con poche cose dentro, non esita a salire su un treno diretto a Kiev, in Ucraina, lasciando alla figlia Uli giusto un biglietto con un rapido saluto. Uli ha solo il tempo di allertare Adele, che lavora in un bar nei pressi della stazione, per farla correre alla ricerca del nonno e convincerlo a scendere dal treno. Ma il vecchio Eduard non ha alcuna intenzione di essere dissuaso dai suoi piani e Adele, si ritrova, suo malgrado, in partenza per un lungo viaggio nei ricordi personali del nonno, ma anche nella Storia. Un viaggio inaspettato e pieno di sorprese che, sullo sfondo della guerra civile Ucraina del 2014, porterà Eduard a riconciliarsi con il suo passato e Adele a capire quanto sia importante, per la propria identità, conoscere e accettare le proprie radici.
Recensione:
“Ci ho provato a chiudere a chiave i ricordi, il dolore, gli orrori della guerra dentro un baule, ho tentato di guardare avanti. ma non ci sono mai riuscito. Ma ho continuato a pensarci,..ogni singolo giorno della mia vita”
Sono queste le ultime toccanti, sofferte e commoventi parole pronunciate da un piangente e sfinito Eduard Leander (Prochnow) sorretto dalla nipote Adele ( Schaller), giunti ormai al termine del loro ultimo intenso, inaspettato e catartico viaggio.
Un monologo finale che racchiude pienamente l’essenza emotiva , narrativa, e storica di questa struggente e meravigliosa pellicola .
Ci auguriamo che “L’ultimo Viaggio” di Nick Baker Monteys , non solo possa essere visto ed apprezzato dal pubblico italiano, ma che venga considerato come uno dei miglior film dell’anno .
Come scrive lo stesso Monteys nelle sue note di regia “ L’Ultimo Viaggio non è la storia del viaggio di un eroe quanto piuttosto quello di un anti eroe. Del reso come potrebbe essere altrimenti quando il protagonista è un ex ufficiale della Wehrmacht?
Eduard Leander è uno degli ultimi della sua specie, è parte di una generazione che si sta estinguendo. Insieme alla nipote Adele inizia il viaggio, alla ricerca del suo grande amore. Ma la storia di Eduard, durante il viaggio attraverso l’Ucraina, si trasforma diventando la storia del futuro di Adele..”

L’espediente drammaturgico e registico del road movie non deve ingannare lo spettatore , pensando d’assistere a un tradizionale intreccio narrativo teso a un prevedibile chiarimento familiare nella fattispecie tra un nonno burbero ed anaffettivo e una nipote scapestrata.
Infatti Monteyes rielabora con talento e creatività la teoria vichiana “dei corsi e ricorsi della storia”, ambientando questo viaggio in Ucraina, durante il conflitto civile del 2014 che devastò il Paese.
Una guerra che divise e spacco molte famiglie: da una parte i separatisti ucraini e dall’altra i filo russi, i primi accusati d’essere dei fascisti, i secondi in traditori.

Un Paese diviso e dilaniato dall’odio, come lo fu durante la seconda guerra mondiale quando i sovietici fecero scattare la controffensiva imponendo la ritirata ai nazisti , trucidandone molti ed imprigionandone molti altri nei terribili gulag.
Ciò che molti non sanno però al fianco dei nazisti si schierò il popolo dei cosacchi, stanchi di subire il dominio sovietico, e certi che con i tedeschi avrebbero ottenuto l’agognata libertà. continua su

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70) Sorprendimi (Sophie Kinsella)

“Sorprendimi” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato nel febbraio 2018 da Mondadori Editore.

Sinossi:
Dan e Sylvie stanno insieme da dieci anni. Matrimonio felice, due splendide gemelle, una bella casa, una vita serena. Sono talmente in sintonia che quando uno dei due inizia a parlare l’altro finisce la frase… è come se si leggessero nel pensiero. Un giorno però, dopo una visita medica di routine, scoprono di essere così in forma che la loro aspettativa di vita è di altri sessantotto anni.
Ancora sessantotto anni insieme? Dan e Sylvie sono sconcertati. Non pensavano certo che “finché morte non ci separi” significasse stare insieme così a lungo! Dopo l’iniziale stupore, si instaura tra i due un certo disagio, seguito a ruota dal panico più totale. Decidono dunque di farsi delle “sorprese” per ravvivare fin da subito il loro matrimonio “infinito”, per non stufarsi mai l’uno dell’altra…
Ma si sa bene che non sempre le sorprese portano al risultato sperato… e in un batter d’occhio sorgono contrattempi poco graditi e malintesi che rischiano di minare le fondamenta della loro unione. E quando cominciano a emergere alcune verità taciute, Dan e Sylvie iniziano a domandarsi se dopo tutto… si conoscono davvero così bene.
Qual è la ricetta per un matrimonio felice e longevo? Quale sfida comporta un’unione profonda tra due persone?
In questo nuovo romanzo Sophie Kinsella racconta gioie e dolori del matrimonio con la sua voce sempre originale, ironica e sensibile.
Recensione:
Quanto conosciamo effettivamente il nostro partner?
Qual è il vero segreto per far durare un matrimonio?
È forse la routine , la vera tomba dell’amore?
Sophie Kinsella, con il suo consueto stile ironico e garbato, pone al lettore quesiti delicati, complessi e quanto mai scottanti.
“Sorprendimi” non è infatti solamente una commedia romance come potrebbe risultare ad una prima lettura superficiale e poca attenta, ma bensì porta a galla con sensibilità ed incisività le paure di qualunque giovane coppia di fronte alla prospettiva reale e concreta di dover condividere realmente un’intera vita insieme.
Sophie Kinsella, prendendo spunto, magare in parte, dalla propria esperienza personale come moglie, racconta in modo semplice, diretto e concreto come il matrimonio più solido e felice possa improvvisamente andare in crisi, quando si cade nell’errore di dare per scontato e rassicurante il proprio partner come fosse un libro aperto. .
Una coppia non dovrebbe mai mentirsi, sforzarsi di tenere sempre vivo il desiderio di costruire il proprio futuro crescendo insieme i propri figli.
Ma è davvero possibile oggi che un matrimonio possa sopravvivere alla totale e completa condivisione intellettuale, emotiva e fisica tra due coniugi?
La verità, come spesso accade, si trova nel mezzo e il lettore ne avrà ulteriore conferma leggendo e seguendo con un po’ d’invidia il racconto della protagonista Sylvie, nell’autocelebrazione della bellezza ed unicità del proprio matrimonio con Dan . E come i due coniugi abbiano raggiunto un tale livello d’affiatamento e conoscenza reciproca al punto d’anticiparsi i pensieri.
E come successivamente Sylvie, scopra sulla propria pelle, come possa risultare controproducente per una coppia , lanciarsi nell’ inopportuno progetto di “sorprese” coniugali.
“Sorprendimi” racconta invece nella seconda parte come le “sorprese” più personali ed intime possano sconvolgere le certezze e gli affetti di una vita.
Sylvie ha vissuto in modo traumatico e doloroso l’improvvisa perdita dell’amato padre, rimanendo prigioniera dei ricordi e del sentirsi ancora la “Principessa Sylvie”, nomignolo datole dal padre.
Sylvie, nonostante un matrimonio e due splendide figlie, non riesce a mettere il proprio marito come figura maschile di riferimento. Impedendo al suo matrimonio il vero e necessario salto di qualità.
“Sorprendimi” è un racconto emozionante e coinvolgente nello scoprire quanto un uomo innamorato possa davvero compiere, per anni ed in segreto, qualsiasi gesto per il bene e serenità della propria donna.
La seconda parte di “Sorprendimi” spiazza il lettore per il passaggio narrativo ed emozionale da commedia romantica e degli equivoci a dramma familiare con annessi dubbi morali e legali. Sophie Kinsella riesce ad alzare il pathos e ritmo narrativo senza mai perdere di vista credibilità e mantenendo uno stile semplice, avvolgente ed appassionato.
Dopo aver terminato la lettura di “Sorprendimi”, il lettore sarà sicuramente tentato di rivolgersi al proprio partener invitandolo a sorprenderlo in futuro, ma con molta prudenza e moderazione.

69) Oh mio Dio!

“Oh mio Dio !” è un film di Giorgio Amato. Con Carlo Caprioli, Anna Maria De Luca, Stefano Fregni, Giulia Gualano, Alessio De Persio. Commedia, 96′. Italia, 2018

Sinossi:

Nel giorno di Natale la santa messa viene bruscamente interrotta da un uomo con una tunica rossa che asserisce di essere il figlio di Dio, sceso nuovamente dal cielo per rimproverare l’umanità di aver disatteso il suo comandamento più importante: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”. Da quel momento questa figura cristica si aggirerà per la Roma del 2016 cercando i suoi apostoli, e li troverà nei luoghi più disparati. Non mancano l’incontro con un’aspirante ballerina di nome Maddalena e la testimonianza della madre dell’uomo, che racconta di come suo figlio fosse straordinario fin da piccolo. Il tutto viene filmato da due cameraman che non vedremo mai, ma che hanno il compito di documentare l’intera vicenda.

Recensione :

Il 2018 è senza dubbio l’anno dei grandi e inaspettati ritorni… quanto meno a livello cinematografico! A febbraio lo spettatore ha visto piovere dal cielo il Duce, Benito Mussolini, splendidamente interpretato da Massimo Popolizio; adesso è niente meno che Gesù Cristo a sfilare per le strade della Roma contemporanea.

“Oh mio Dio!” è il quarto lungometraggio del regista sardo Giorgio Amato, probabilmente il più povero dal punto di vista economico, ma il più ambizioso e provocatorio per sceneggiatura.

Se un uomo si presentasse come il Messia redivivo, lo prenderemmo semplicemente per pazzo e chiameremmo il 118? Eppure le Sacre Scritture stesse parlano del ritorno di Cristo (parusia), come sottolinea lo stesso Amato nelle note di regia.

“La curiosità sul tema è nata un po’ per caso, molti anni fa, durante un corso di sociologia delle religioni all’università. Era dai tempi del catechismo che non avevo a che fare con la religione. Prima di allora nessuno mi aveva mai parlato del possibile ritorno di Gesù. Eppure nei Vangeli se ne parla in diversi punti”.

Da qui il bisogno di sceneggiare questo originale e curioso mockumentary che non è un film religioso e, siamo certi, non lascerà il pubblico indifferente.

“Il mio intento non era quello di fare un film teologico e ortodosso sulla vita di Gesù – ha spiegato Amato in conferenza stampa -, piuttosto di mostrare come anche le persone che si professano credenti siano capaci di atti di violenza e intolleranza, magari proprio usando la religione come scusa”.

Un film che racconta con stile e linguaggio semplice ma profondo e attraverso una prospettiva autentica le contraddizioni e il decadimento morale della nostra società. Usando la nuova venuta di Gesù Cristo (Caprioli) a Roma.

Le figure femminili di Maria (De Luca) e della Maddalena (Gualano) risultano molto lontane da quelle classiche, modernizzate e capaci di impersonare i dubbi e le paure comuni a tante donne moderne. La prima deve affrontare l’arrivo di un figlio inatteso – evento che porterà alla fine del suo matrimonio -, la seconda le conseguenze di una relazione clandestina con un politico sposato. continua su

http://paroleacolori.com/oh-mio-dio-un-progetto-bizzarro-ma-efficace-nel-raccontare-litalia/

68) Una Festa Esagerata

Il biglietto da acquistare per “Una festa esagerata” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Una Festa Esagerata” è un film di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Massimiliano Gallo, Tosca D’Aquino, Iaia Forte, Nando Paone. Commedia, 90′. Italia, 2018

Sinossi:

Napoli. A casa Parascandolo fervono i preparativi per la festa per il diciottesimo compleanno di Mirea, figlia di Gennaro (Salemme), geometra e piccolo imprenditore, e dell’ambiziosa Teresa (D’Aq). La donna ha deciso di fare le cose in grande, e non ha badato a spese. Ma il giorno tanto atteso il signor Scamardella, l’anziano del piano di sotto, muore. Cosa fare adesso?

Recensione:

Può un onesto lavoratore, un uomo perbene, un padre e marito amorevole sopravvivere al diciottesimo compleanno della figlia, soprattutto se la moglie – ambiziosa e senza scrupoli – ha deciso di trasformarlo nell’evento dell’anno?

Vincenzo Salemme si pone la domanda, adattando per il grande schermo uno spettacolo teatrale di successo. Il risultato – “Una festa esagerata” – è una commedia agrodolce che racconta i limiti, i vizi e i paradossi non solo di Napoli ma di tutta la società italiana, dove spesso a soccombere sono i buoni e gli onesti.

Protagonista Gennaro Parascandolo (Salemme), piccolo imprenditore edile napoletano rispettoso della legge, novello Don Chisciotte all’interno della sua stessa famiglia dove la moglie Teresa (D’Aquino) ambisce al salto di qualità sociale e vede un’opportunità di farlo organizzando la festa della figlia Mirea (Del Vecchio).

Nonostante la riscrittura della sceneggiatura per il cinema, si avverte l’origine teatrale della storia, sia nella struttura che nell’intreccio. Quello che si perde, soprattutto, è il messaggio di fondo, ovvero la solitudine dell’uomo onesto nel mondo di oggi.

Nonostante Vicenzo Salemme e tutto il cast abbia dato prova di talento, esperienza, vis comica e naturalezza nel calarsi nei rispettivi personaggi, questi risultano talvolta caricaturali. continua su

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67) Pacific Rim- La Rivolta

Il biglietto da acquistare per “Pacific Rim – La rivolta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Pacific Rim -La Rivolta ” è un film di Steven S. DeKnight. Con John Boyega, Scott Eastwood, Tian Jing, Cailee Spaeny, Rinko Kikuchi, Burn Gorman. Azione, 111′. USA, 2018

Sinossi:

Ambientato alcuni anni dopo le vicende del primo film, in un mondo libero che non conosce i devastanti attacchi dei Kaiju. Jake Pentecost (Boyega), figlio del leggendario Stacker (Elba), che ha dato la vita per assicurare la vittoria dell’umanità contro i mostruosi extraterrestri, da promettente pilota è diventato un criminale. L’occasione per tornare sulla retta via gli viene offerta dalla sorella, da cui si è allontanato da tempo. Mako Mori (Kikuchi) è infatti a capo di una nuova generazione di piloti che si stanno preparando ad affrontare una minaccia che rischia di distruggere il mondo. Jake si unisce a loro, insieme a Lambert (Eastwood), Jules Reyes (Arjona) e la giovanissima hacker e costruttrice di Jaeger Amara (Spaeny). A loro si aggiungono gli eroi del Pan Pacific Defence Corps, trasformando il gruppo nella più potente forza di difesa della Terra.

Recensione:

Quattro anni fa Guillermo del Toro era già un regista visionario per milioni di fan, anche se i riconoscimenti dell’Academy erano ancora in là da venire. Il progetto “Pacific Rim” si è preannunciato sin dall’inizio come una scommessa difficile da vincere.

I mostri alieni intenzionati a distruggere il Giappone e il resto del mondo combattuti da robot con alla guida piloti umani non erano una novità per chi è cresciuto con anime come “Mazinga Z”, “Jeeg Robot”, “Goldrake”, ma l’idea di avvicinare il pubblico giovane alla storia, realizzando più di un film, era rischiosa.

Il primo “Pacific Rim”, uscito nel 2013 e diretto da del Toro, ottenne risultati al box office piuttosto modesti, tanto da spingere la Warner Bros. a tirarsi fuori dalla produzione e frenare l’entusiasmo del regista cileno, che avrebbe voluto proseguire con il capitolo due in breve tempo.

Genesi tormentata per “Pacific Rim – La rivolta”, insomma, che arriva al cinema quasi cinque anni dopo l’esordio della storia, prodotto da Legendary e Universal. Guillermo del Toro ha mantenuto il ruolo di co-producer, ma la regia è stata affida a Steven S. DeKnight, al debutto cinematografico dopo una vita in tv (ha sceneggiato “Buffy”, “Angel”, “Smallville”, “Spartacus”, “Daredevil”).

Il vostro cronista, dopo le sensazioni contrastanti trasmesse dal primo film, nutriva molte perplessità su questo sequel. Togliamoci subito il dente: “Pacific Rim – La rivolta” non è un capolavoro, ma bisogna dare atto al regista e agli sceneggiatori per aver creato un film nel complesso godibile e divertente, spettacolare e accattivante a livello visivo.

Ambientato dieci anni dopo l’attacco dei terribili Kaiju, respinto eroicamente dai piloti dei robot Jaeger, si concentra sulle “nuove leve”, in particolar modo Jake Pentecost (Boyega), figlio del leggendario Stacker (Elba), la sorellastra Mako Mori (Kikuchi), la giovanissima hacker e costruttrice di Jaeger Amara (Spaeny).

L’inedita e scoppiettante coppia composta da John Boyega (“Star Wars”) e da Cailee Spaeny conquista la scena, soprattutto per merito della seconda, che dimostra di possedere le potenzialità artistiche e la personalità per ritagliarsi un ruolo da protagonista nei prossimi anni. continua su

http://paroleacolori.com/pacific-rim-la-rivolta-sequel-del-film-del-2013/

66) Il Sole a Mezzanotte

Il biglietto da acquistare per “Il sole a mezzanotte” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Un sole a mezzanotte” è un film di Scott Speer. Con Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Suleka Mathew. Drammatico, 91′. USA, 2018

Sinossi:

Katie ha diciassette anni, adora la musica e ama profondamente suo padre, genitore, educatore, amico. Orfana di madre, Katie è affetta da Xeroderma Pigmentoso, una rara patologia genetica che causa ipersensibilità alla luce del sole. Costretta dalla culla a un’esistenza ritirata e oscurata dietro vetri speciali, Katie guarda passare la vita degli altri e prova a vivere la sua con l’aiuto di Morgan, l’amica del cuore. Sotto alla sua finestra scorrazza da sempre anche Charlie, il ragazzo con lo skate che le ha rubato il cuore alle elementari. Seduta in stazione a cantare una delle sue canzoni, una notte lo incontra e tra loro nasce qualcosa. Katie vorrebbe fuggire ma l’amore è come il sole, impossibile proteggersi.

Recensione:

Avviso ai lettori over18: “Il sole a mezzanotte” di Scott Speer difficilmente sarà un film adatto a voi, soprattutto se romanticismo e desiderio di realizzare i propri sogni sono concetti poco familiari.

Ma se avete amato le favole – in particolar modo le eroine Disney come Cenerentola – forse, oltre ad ammirare Bella Thorne (qui trovate l’intervista alla presentazione romana della pellicola), c’è materiale su cui lavorare.

Per tutti quei giovani, invece, che pensano ancora di poter cambiare il mondo, ma invece di agire preferiscono lamentarsi, chiusi tra le mura rassicuranti di casa, la visione del film è quanto mai urgente.

Essenzialmente per due motivi. Il primo è che “Il sole di mezzanotte” spinge a rivalutare la propria condizione, sentendosi fortunati per il semplice fatto di non essere malati (nel caso specifico, malati di Xeroderma pigmentoso, alias XP). Il secondo, che attraverso la storia e le scelte della protagonista Katie Prince (Thorne) invita al coraggio e all’azione.

Dopo questo piccolo esordio paternalistico, passiamo al film vero e proprio. “Il sole a mezzanotte” è sicuramente pensato per un pubblico di teenager, venuti su con storie come “Tutta colpa delle stelle” e “Noi siamo tutti”, dove amore e morte sono quasi due lati di una sola medaglia, quindi preparati e sensibili alle tematiche.

Purtroppo, guardando al piano drammaturgico, registico e in parte anche recitativo la speranza dei produttori di cavalcare l’onda del successo del genere appare poco realizzabile. È probabile che il “brand” Bella Thorne trascini il film al successo commerciale, ma che questo lasci qualche traccia sul pubblico…continua su

http://paroleacolori.com/il-sole-a-mezzanotte-teen-movie-con-bella-thorne/

65) Hostiles

Il biglietto da acquistare per “Hostiles – Ostili” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Hostiles” è un film di Scott Cooper. Con Christian Bale, Stephen Lang, Rosamund Pike, Wes Studi, Jesse Plemons, Ben Foster. Avventura, 127′. USA, 2017

Sinossi:

Il capitano Joe Blocker (Bale) è alla soglia della pensione quando, su richiesta del presidente degli Stati Uniti, gli viene ordinato di condurre fino al Montana il capo Cheyenne Falco Giallo, in fin di vita per una malattia terminale. Peccato che Joe abbia combattuto contro gli indiani fino a quel momento e abbia visto morire molti amici e commilitoni, alcuni proprio per mano di Falco Giallo. Al drappello si unisce anche Rosalie (Pike), una donna che ha visto trucidare la propria famiglia da una banda di ladri di cavalli Comanche.

Recensione:

Viviamo un’epoca storica in cui le divisioni, l’intolleranza, l’odio per chi è diverso sembrano diventate le basi fondanti della società. Lo straniero viene spesso identificato come il nemico, o almeno qualcuno da guardare con sospetto e diffidenza.

Paradossalmente più un Paese cerca di proporsi oggi come modello di democrazia e di libertà più, se analizzato approfonditamente, mostra di avere al suo interno, magari nel suo passato, tracce evidenti di razzismo.

Gli Stati Uniti sono l’esempio più lampante in questo senso, e il regista Scott Cooper, volendo rimarcare le contraddizioni sociali, politiche ed economiche che sta attraversando attualmente il suo Paese, si è servito della storia oltre che della propria creatività.

Il western “Hostiles – Ostili” ha aperto la 12° edizione della Festa del Cinema di Roma 2017 portando sul grande schermo l’ostilità tra indiani e bianchi, che ha prodotto nel corso del tempo carneficine e spargimenti di sangue, un conflitto ancora oggi non completamente sanato.

A dimostrare come né gli uni né gli altri si siano risparmiati in tal senso, basterebbero le prime due scene del film. La famiglia di Rosalie (Pike) viene aggredita e trucidata da una banda di indiani. Il capitano Jospeh J. Blocker (Bale) mette in atto una spietata retata contro una tribù innocente.

Da qui prende il via il film di Cooper, definito dallo stesso regista in conferenza stampa un atipico western dell’umanesimo. Lo spettatore deve prepararsi all’alternarsi di momenti di violenza inaudita e momenti di introspezione psicologica, spirituale ed esistenziale che probabilmente ai fan del genere potrebbero risultare un po’ indigesti. continua su

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