13) Il Primo Re

“Il Primo Re” è un film del 2019 diretto da Matteo Rovere, scritto da Matteo Rovere, Filippo Gravino, Francesca Manieri, con : Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Tania Garribba, Massimiliano Rossi, Michael Schermi, Vincenzo Crea, Max Malatesta, Vincenzo Pirrotta, Lorenzo Gleijeses, Antonio Orlando, Florenzo Mattu, Martinus Tocchi.
Sinossi:
Il Primo Re, il film di Matteo Rovere, vede protagonisti Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore.
Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri – dai crudeli guerrieri di Alba Longa.
Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce.
Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici. E dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

Recensione:
Matteo Rovere è indubbiamente una persona “coraggiosa” nell’intraprendere costantemente nuovo sfide produttive ed artistiche scontrandosi contro le logiche commerciali dominanti.
Se poi al coraggio dell’uomo uniamo la creatività autoriale e lungimiranza produttiva allora è “quasi” scontato sottolineare come Matteo Rovere abbia vinto pienamente la sua scommessa realizzando “Il Primo Re”.
Ma qualè metro di giudizio e paragone dobbiamo utilizzare per questa pellicola? .
E’ indispensabile fare questa premessa, a nostro parere, donde evitare equivoci intellettuali e soprattutto “alimentando” vane e fuorvianti attese nello spettatore.
Se dovessimo valutare “Il Primo Re” nell’esclusivo quanto limitante panorama cinematografico italiano , il nostro giudizio sarebbe davvero semplice quanto immediato :
“ Il Primo Re è uno straordinario colpo di vitalità del cinema italiano nel dimostrare come sia ancora possibile realizzare un film di “genere” .
Oltre a stupire e sconvolgere positivamente lo spettatore con numerose scene di combattimento davvero credibili quanto efferate.
Gli sceneggiatori del “Il Primo Re” sono stati abili quanto bravi nell’ unire, mescolare tematiche così difficili quanto opposte : il mito, azione e religione . Firmando una sceneggiatura potente, solida, suggestiva e permettendo allo spettatore diverse quanto corrette letture ed interpretazioni su quanto visto, sentito e percepito.
La stessa “ardita” scelta d’utilizzare” il “protolatino” come strumento di comunicazione e dialogo tra gli attori imponendo un duplice e gravoso sforzo recitativo e professionale agli interpreti e soprattutto lo sforzo allo spettatore di dover leggere sottotitoli per oltre due ore, è complessivamente “vinta” oltre a garantire un salto di qualità e profondità narrativa al progetto stesso.
“Il Primo Re” non soltanto conferma il talento e poliedricità recitativa di Alessandro Borgi nel ruolo del rude, potente e carismatico Remo, ma accende meritamente i riflettori sugli altri due interpreti principali: Alessio Lapice (Romolo) e Tania Garibba (la mistica quanto fascinosa vestale Satnei), altrettanto credibili, valorosi , talentuosi e dotati di una significativa presenza scenica.
Matteo Rovere riadatta con il proprio stile ed idea di cinema tre film “cult” del calibro di “Apocalypto” di Mel Gibson, “Revenant” di Inarritu ed infine “Silence” di Martin Scorsese, mettendo in scena un film che complessivamente non “sfigura” con questi tre “mostri sacri” del cinema internazionale.
Ma se volessimo “superare” il perimetro italico e valutare “Il Primo Re” , come giustamente merita, inserendolo in una cornice internazionale?
Allora, caro lettore, qualche problema e criticità sono opportune oltre che doverose evidenziarle.
“Il Primo Re” è un film visivamente bello (davvero magistrale la fotografia del Maestro Daniele Ciprì) quanto però freddo e solamente a tratti davvero coinvolgente ed avvolgente.
“Il Primo Re” appare drammaturgicamente come una “fusione fredda” di più generi avendo voluto soddisfare esigenze autoriale ed interessi commerciali, alla lunga difficilmente compatibili.
L’impianto narrativo risulta così diviso in due netti e chiari tronconi:

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-73/?fbclid=IwAR2sVh55655kraGM-3o5jNOH6sZguZooESxYx-K0P2X6fantZXu_j5pAKt4

Annunci

12) Green Book

Il biglietto da acquistare per “Green book” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Green Book” è un film di Peter Farrelly. Con Viggo Mortensen, Linda Cardellini, Mahershala Ali, Don Stark, Sebastian Maniscalco. Commedia, 130′. USA 2018

Sinossi:

New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississippi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.

Recensione:

Quali solo le condizioni per cui, tra due persone che più diverse non si potrebbe, possa nascere una duratura amicizia? La mia domanda potrebbe sembravi, apparentemente, sciocca quanto provocatoria ma provate a immaginare questa storia in un preciso contesto storico.

Siamo nel 1962 e il mondo guarda con ottimismo e speranza alla presidenza Kennedy, nonostante negli Stati Uniti ci siano alberghi, servizi igienici e mezzi di trasporto divisi tra bianchi e neri. Il razzismo, la ghettizzazione e l’intolleranza sono evidenti soprattutto negli Stati del Sud, tanto che è difficile pensare che ci troviamo così avanti nel tempo.

Ebbene è proprio in questo contesto che si conoscono e diventano amici Tony Lip (Mortesnsen) e il dottor Donald Shirley (Ali), un ex boxer italoamericano di umili origini e un raffinato e talentuoso pianista di colore.

Se avete applaudito pellicole come “Quasi amici” e soprattutto “A spasso con Daisy”, allora non potrete non amare “Green book” di Peter Farrelly, una sorta di rivisitazione che inverte i ruoli, mantenendo sempre identità, anima e pathos. continua su

http://paroleacolori.com/green-book-road-movie-spassoso/

11 ) Il Giorno dei Lord (Michael Dobbs)

“Il Giorno dei Lord” è un romanzo scritto da Michael Dobbs e pubblicato nel Giugno 2018 da Fazi Editore.

Sinossi:
Una volta all’anno, le persone più importanti d’Inghilterra si riuniscono tutte insieme in una stanza. La regina Elisabetta e il principe ereditario Carlo, il primo ministro, giudici, vescovi, leader spirituali e temporali. Non mancano le nuove generazioni: sono presenti il figlio del primo ministro britannico e il figlio della presidente USA. L’occasione è quella della cerimonia d’apertura del Parlamento, la cerimonia di Stato più importante dell’anno, un evento «strappato alle fornaci della storia britannica». Quattrocento anni prima, nella stessa occasione, Guy Fawkes aveva cercato di far saltare in aria tutti quanti. Ora tocca a un nuovo gruppo di congiurati, stavolta stranieri, prendere d’assalto la Camera dei Lord. Per un giorno, ventiquattr’ore di pura tensione in cui le crisi politico-diplomatiche si mischiano a quelle personali, verranno tutti presi in ostaggio: i terroristi terranno sotto scacco una nazione e il mondo intero, il tutto in diretta TV. Ma dovranno vedersela con Harry Jones, parlamentare ed ex militare pluridecorato in piena crisi matrimoniale, noto sia per il suo coraggio che per la sua capacità di indisporre i superiori per eccesso di intraprendenza. La parabola angosciante di uno scenario spaventosamente verosimile, che si conclude con uno sbalorditivo colpo di scena.
Recensione:
“Dio Salvi La Regina” …soprattutto se si dovesse verificare un attacco terroristico nel momento più formale e solenne della politica inglese ovvero il discorso annuale tenuto dalla sovrana Elisabetta II alla Camera dei Lord.
Che cosa accadrebbe se in questo tradizionale quanto formale appuntamento politico un gruppo di estremisti islamici riuscisse a sequestrare in un solo colpo le massime autorità istituzionali e governative inglesi, leader stranieri e drammaticamente anche il figlio unico della prima donna presidente degli Stati Uniti, minacciando una mattanza in diretta TV?
La storica e solida alleanza anglo americana sarebbe capace di reggere a questa sciagurata ipotesi?
È forse eccessivo ritenere che il terrorismo islamico si sia tragicamente diffuso anche e soprattutto per le responsabilità dei governi occidentali “guidati” dalla brama egemone degli Usa?
Michael Dobbs ritorna, dopo il successo letterario e poi televisivo di “House of Cards”, a stupire ed inquietare il lettore con “il Giorno dei Lord”, avendo l’ambizione letteraria, editoriale che sia il primo di una serie con protagonista Harry Jones, ex militare e politico inglese. Sperando di farne una figura alternativa , credibile ed amata al pari di James Bond creato dalla magistrale penna di Ian Fleming.
Michael Dobbs si lancia coraggiosamente nella riscrittura del genere spy story cercando d’unire la propria esperienza e cinismo di ex politico al talento dello scrittore.
“Il Giorno dei Lord” si colloca narrativamente a metà strada tra “House Of Cards” ed i romanzi di Ian Fleming, ma riuscendo, solamente in parte, ad avere una propria identità, forza e fascino rispetto alle due prestigiose fonti d’ispirazione.
“Il Giorno dei Lord” piace, intriga convince quando Dobbs “gioca” nel proprio abituale campo ovvero quello segreto e pericoloso della politica, rendendo il lettore testimone delle infuocate riunioni d’emergenza della task force presiedute dall’ambiziosa Tricia Willcocks, ministra degli interni e premier “pro tempore.
Osserviamo la cinica e subdola battaglia di potere in corso tra le parti, dove la ministra tenterà d’ottenere il massimo vantaggio politico dalla grave crisi scaricando sull’intelligence, militari e financo sugli americani le responsabilità del mancato salvataggio della Regina e degli altri ostaggi.
Ma a differenza di “House of Cards”, i protagonisti politici di questa storia pur apparendo forti e determinati, si dimostrano deboli quanto impotenti sul versante familiare e come i figli o la loro assenza possano rappresentarne “il tallone d’Achille”
“Il Giorno dei Lord” è altresì un romanzo prevedibile ed a tratti inverosimile nella parte più “action” e “spionistica” dove si evidenziano i limiti o se preferite la presunzione autoriale di Dobbs di poter gestire e raccontare in egual modo un genere finora mai utilizzato nei suoi precedenti scritti.
Harry Jones incarna pienamente il bello e brutto di questa storia, rivelandosi un personaggio funzionale, preciso, vincente quando “lavora” d’ esperienza, carisma e furbizia sfidando sfacciatamente la ministra Willcocks sul piano politico e decisionale , invece apparendo caricaturale nel ruolo d’eroe coraggioso con annessi problemi matrimoniali nell’atto d’entrare in azione nella Camera dei Lord.
Dobbs si dimostra acuto, sensibile quanto geniale nell’inserire alcuni teneri e toccanti dialoghi tra Elisabetta II ed il principe Carlo durante il comune sequestro terroristico, mettendo in luce il complesso e sofferto rapporto madre -figlio e quanto i loro rispettivi ed istituzionali ruoli gli abbiano reso difficile un vero e sincero rapporto d’affetto e reciproco sostegno.
“Il Giorno dei Lord” pur presentando alcune criticità strutturali e debolezze narrative rimane complessivamente una lettura gustosa, avvincente, piena di sorprese oltre a fornire riflessioni umane e considerazioni politiche universali.
Tematiche e spunti che solamente un valente ed autorevole autore Michael Dobbs è capace di maneggiare e domare scatenando il desidero del lettore di leggere quanto prima il sequel.

10) Il Mio Capolavoro

Il biglietto da acquistare per “Il mio capolavoro” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre

“Il mio Capolavoro” è un film di Gastón Duprat. Con Guillermo Francella, Luis Brandoni, Raúl Arévalo, Andrea Frigerio, María Soldi. Commedia, 100′. Spagna, Argentina 2018

Sinossi:

“Vendo opere d’arte, e il mio segreto è che sono un assassino”. Così si presenta a noi Arturo Silva, gallerista e commerciante d’arte contemporanea innamorato della sua Buenos Aires, prima di raccontarci a ritroso la sua storia. L’amico del cuore di Arturo è Renzo Nervi, un pittore che negli anni Ottanta aveva raggiunto un grande successo, ma ora è caduto in disgrazia per via del suo carattere impossibile. Renzo è un ubriacone e un donnaiolo, vive nel degrado e nella sporcizia, non si interessa al denaro e campa di espedienti, togliendosi il gusto di insultare chiunque non gli vada a genio – cioè praticamente tutti. Ma come Buenos Aires, sono i suoi difetti a renderlo amabile agli occhi di Arturo. Quando però un incidente confina Renzo in ospedale privandolo temporaneamente della memoria, il pittore chiede all’amico di toglierlo perpetuamente dalla sua miseria esistenziale. Quale decisione prenderà il gallerista?

Recensione:

Che cos’è esattamente un capolavoro? Secondo l’enciclopedia Treccani è “la migliore in una serie di opere di un artista, di uno scrittore oppure di un’età, di una scuola”.

Quante volte, caro lettore, hai letto, ascoltato, usato tu stesso questa parola per esprimere un giudizio positivo o negativo su un’opera d’arte o magari una delle mie recensioni? Ma il termine si può applicare anche a situazioni diverse, a una profonda amicizia, per esempio.

Gastón Duprat dopo il meritato successo del “Cittadino illustre” (Premio Goya per il miglior film latino-americano nel 2017) torna a divertire e stupire con una brillante e dissacrante commedia che prende nuovamente spunto dal mondo dell’arte, nello specifico da quello della pittura.

“Il mio capolavoro” è pensato, scritto e messo in scena per celebrare la bellezza e l’importanza dell’amicizia, valutata alla stregua di un capolavoro, portando avanti anche, con efficacia, una satira graffiante all’effimero mondo della pittura contemporanea che si regge sui capricci dell’artista del momento, sui gusti, discutibili, dei clienti e su un’oggettiva perdita di obiettività nella valutazione delle opere.

L’artista “duro e puro” oggi ha vita dura: se vuole sopravvivere e pagare le bollette a fine mese è costretto a piegarsi alle esigenze di mercato. Il talento e l’ispirazione contano meno della moda e delle capacità di sapersi vendere, anche attraverso i social. Eppure anche in un quadro così desolante, c’è spazio ancora per la nobiltà d’animo e la lealtà verso un amico in difficoltà. continua su

http://paroleacolori.com/il-mio-capolavoro-tra-commedia-e-thriller/

9) Figli del Destino

“Figli Del Destino” è Un film di Francesco Miccichè, Marco Spagnoli. Con Chiara Bono, Niccolò Cancellieri, Emiliano Coltorti, Catello Di Vuolo, Tullio Foà. Biopic, 92′. Italia 2019

Sinossi:

È il 5 settembre 1938 quando Re Vittorio Emanuale III firma le leggi razziali e in Italia, da un giorno all’altro, cambia tutto. Vittime dell’orrore e della vergogna sono anche quattro bambini italiani ebrei (Liliana Segre, Lia Levi, Tullio Foà e Guido Cava), costretti a non andare più a scuola, a nascondersi, fuggire, lottare per la vita, senza che prima di allora abbiano mai avuto un’idea ben precisa di cosa volesse dire, per loro, essere ebrei.

Recensione:

Nel nostro Paese sembra essere in atto da tempo un processo studiato quanto odioso di revisionismo storico, teso a rivalutare il regime fascista e la figura di Benito Mussolini e a sminuire in qualche modo le responsabilità che la dittatura ebbe nella divulgazione e nell’applicazione delle leggi razziali in Italia.

Ma i fatti non possono essere riletti o cambiati a piacimento. Il 5 settembre 1938 Vittorio Emanuele III firmò nella tenuta di San Rossore a Pisa un corpus di leggi che macchiò irrimediabilmente il prestigio di casa Savoia oltre a consegnare il monarca a un’infamia perenne.

Altrettanto indegno fu il comportamento della maggioranza degli italiani, che restarano colpevolmente passivi di fronte a queste leggi. Si tratta di una delle pagine più vergognose della nostra storia, la negazione della nostra cultura, sensibilità, intelligenza e fede cattolica.

Intere famiglie si ritrovarono dall’oggi al domani spogliate di ogni diritto civile e politico, impossibilitate a proseguire un’esistenza normale. Giocoforza questo sconvolgimento investì anche i bambini..continua su

http://paroleacolori.com/figli-del-destino-su-rai-1-il-docufilm-sulle-leggi-razziali-e-la-shoa-in-italia/

8) Chi Scriverà la nostra Storia

Il biglietto da acquistare per “Chi scriverà la nostra storia?”:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Chi scriverà la nostra storia ” è un film di Roberta Grossman. Con Joan Allen, Adrien Brody, Jowita Budnik, Piotr Glowacki, Karolina Gruszka. Documentario, 95’. USA 2018

Sinossi:

Sessantamila pagine di diari, manifesti, fotografie e oggetti costituiscono il lascito dell’Oyneg Shabbes Archive (“La gioia del Sabbath”). Raccolti dal Dottor Emanuel Ringelblum nella Varsavia ebraica prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazista e fino alla rivolta del ghetto, sono stati studiati dal dottor Samuel Kassow. Questa docu-fiction è ispirata al suo libro e ne riporta anche la testimonianza diretta.

Recensione:

Da studenti siamo stati quasi obbligati a studiare la storia sui libri, memorizzando date, luoghi e avvenimenti per superare compiti e interrogazioni e dimenticandoli poco dopo. Perché a cosa serve, nella vita di tutti i giorni, la storia?

Ce lo siamo chiesti tutti almeno una volta e continuano a chiederselo le nuove generazioni di studenti, contribuendo con una colpevole ignoranza a consolidare l’idea che la cultura e l’informazione si possano trovare semplicemente sui social network e sul web. Eppure il proliferare di fake news dovrebbe farci suonare qualche campanello di allarme.

“Chi scriverà la nostra storia?” è la storia di eroismo, forza e dignità con protagonisti sessanta intellettuali ebrei durante l’occupazione nazista della Polonia. Un gruppo segreto conosciuto con il nome di “Oyneh Shabes”, guidato dallo storico Emanuel Ringelblum, che non ha compiuto azioni militari ma ha lasciato un resoconto dettagliato della vita nel Ghetto di Varsavia, per evitare che se ne perdesse memoria o che la trasmissione fosse affidata a qualcuno che ne avrebbe potuto distorcere l’essenza.

Ringelblum decise di non scappare dalla Polonia al momento dell’occupazione nazista e rimase, fornendo un aiuto concreto agli altri ebrei. Lo storico comprese anche quanto fosse necessario documentare quel momento tanto drammatico della storia. Radunò quindi le migliori menti ebraiche del Paese, per mettere nero su bianco l’orrore nazista, le privazioni e le umiliazioni vissute dagli ebrei.

“Chi scriverà la nostra storia?” permette al grande pubblico di conoscere una pagina di storia poco nota, e lo fa attraverso una modalità e uno stile di racconto efficaci, incisivi e adeguati alla mission. continua su

http://paroleacolori.com/chi-scrivera-la-nostra-storia-una-storia-di-coraggio-e-resistenza/

7) Mathera

Il biglietto da acquistare per “Mathera” è:
Nemmeno regalto. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Mathera” è un film di Francesco Invernizzi. Documentario, 90′. USA 2019

Sinossi:

Matera è una città senza tempo, dove gli insediamenti del Paleolitico convivono con le nuove strutture adibite a iniziative culturali, in una stratificazione che è un esempio di compresenza e resistenza. Nell’anno in cui è insignita del ruolo di Capitale europea della cultura, Francesco Invernizzi ci racconta Matera dalle sue origini alla sua decadenza, fino a quella rinascita che l’ha resa meta turistica di grande richiamo e polo di attrazione per artisti e intellettuali.

Recensione:

Decidere, nel 2019, di trascorrere qualche giorno a Matera non è solo normale ma molto in. Nell’anno in cui la città della Basilicata riveste il ruolo di capitale europea della cultura, farsi “un selfie tra i sassi” potrebbe diventare il nuovo must.

Sbaglia però chi pensa che per Matera i tempi siano sempre stati lieti. Prima di diventare meta turistica di spessore ed essere riconosciuta come patrimonio dell’umanità dell’Unesco, infatti, la città da dovuto affrontare momenti difficili e subire dolorose umiliazioni.

Il primo a gettare luce sullo stato di estrema poverà e di abbandono in cui versavano la città e i suoi abitanti fu Carlo Levi, nel 1945, con la pubblicazione del suo romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”.

Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie. […] Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. […] Sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste.

Nel 1952, l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, dopo una visita a Matera, la definì “la vergogna nazionale”, elevandola a simbolo negativo dell’arretratezza di tutto il Mezzogiorno. E per anni il marchio di “Cenerentola d’Italia”, arretrata, rozza, quasi incivile, l’ha perseguitata. Ma Matera, una delle città più antiche al mondo insieme ad Aleppo e Gerico, meritava davvero questa fine? continua su ..

http://paroleacolori.com/mathera-dal-degrado-alla-rinascita-nel-segno-dei-sassi-e-della-cultura/

6) L’Agenzia dei Bugiardi

“L’Agenzia dei Bugiardi” è un film di Volfango De Biasi. Con Giampaolo Morelli, Massimo Ghini, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Carla Signoris. Commedia, 102′. Italia 2019

Sinossi:

Il seducente Fred, l’esperto di tecnologia Diego e l’apprendista narcolettico Paolosono i componenti di una diabolica e geniale agenzia che fornisce alibi ai propri clienti e il cui motto è “Meglio una bella bugia che una brutta verità”. Fred si innamora di Clio, paladina della sincerità a tutti i costi, alla quale quindi non può svelare qual è il suo vero lavoro. La situazione si complica quando Fred scopre che il padre di Clio, Alberto, è un suo cliente, che si è rivolto all’agenzia per nascondere alla moglie Irene un viaggio con la sua giovane amante Cinzia proprio nel giorno dell’anniversario di matrimonio.

Recensione:

Se esiste un Dio del cinema spero che possa benedire al box office “L’agenzia Dei bugiardi” di Volfango De Biasi! Dopo tante delusioni e tradimenti cinematografici lo spettatore potrà finalmente godersi una vera commedia all’italiana, seppure abilmente adattata agli usi e costumi di oggi.

Come ha giustamente sottolineato in conferenza stampa il bravo e convincente Massimo Ghini, dall’alto della sua lunga esperienza: “Con questo film il cinema italiano ha dimostrato di saper osare, mettendo da parte buonismo e politically correct per mostrare le imperfezioni e le ipocrisie della nostra società”.

Più di una fresca, originale e divertente commedia degli equivoci, il film è un’accurata, intensa e scrupolosa indagine sull’animo umano che mette in evidenza con grande efficacia a quali tentazioni un uomo rischi di soccombere mentre è impegnato in una relazione o in un matrimonio.

Utilizzando il fantasioso escamotage dell’agenzia che fornisce alibi ai clienti bisognosi, i due ispirati e creativi sceneggiatori hanno magistralmente centrato sia l’obiettivo artistico che quello pedagogico.

“L’agenzia dei bugiardi” è indubbiamente il miglior film italiano di questo inizio di 2019 e tutto il cast mostra di essere in uno stato di grazia, regalando divertimento e sincere emozioni al pubblico.

È assai difficile stilare una classifica di merito in una rosa di interpreti di questa caratura, ma se proprio dobbiamo la nostra nota va alla coppia formata da Giampaolo Morelli e Alessandra Mastronardi, credibili e affiatati. Si capisce subito che sul set, tra i due, deve essere scattata una bella alchimia umana oltre che artistica. continua su..

http://paroleacolori.com/l-agenzia-dei-bugiardi-quando-il-cinema-italiano-da-il-meglio-di-se/

5) Maria Regina di Scozia

Il biglietto d’acquistare per “Maria Regina di Scozia” è: Omaggio (Con Riserva)

“Maria Regina di Scozia” è un film del 2018 diretto da Josie Rourke , scritto da Beau Willimon, con : Margot Robbie, Saoirse Ronan, Jack Lowden, David Tennant, Gemma Chan, Guy Pearce, Brendan Coyle, Martin Compston.

Sinossi:
Maria Regina di Scozia, film diretto da Josie Rourke, esplora la turbolenta vita della carismatica Mary Stuart (Saoirse Ronan).
Regina di Francia a 16 anni e vedova a 18, Mary sfida le pressioni politiche che vorrebbero si risposasse.
Fa ritorno invece nella sua natia Scozia per reclamare il suo trono legittimo. Ma la Scozia e l’Inghilterra finiscono per essere governate da sua cugina Elisabetta I(Margot Robbie). Ciascuna delle due giovani regine percepisce la “sorella” come una minaccia ma, allo stesso tempo, ne subisce il fascino.
Rivali per il potere e in amore, e reggenti in un mondo maschile, le due dovranno decidere tra il matrimonio e l’indipendenza.
Determinata a regnare non solo in senso figurato, Mary reclama il trono inglese, minacciando la sovranità di Elisabetta. Tradimento, ribellione e cospirazioni all’interno di ogni corte metteranno in pericolo entrambi i troni e cambieranno il corso della storia.
Recensione:
Numerose volte in passato il cinema ha voluto omaggiare, raccontare, affrontare la delicata, controversa e travagliata storia di Maria Stuarda, tragicamente giustiziata perchè “colpevole” d’essere legittimamente destinata a sedersi sul trono della protestante Inghilterra benché fosse di fede cattolica.
Maria Regina di Scozia fu fatta giustiziare su ordine di Elisabetta I, sua cugina nonché regina d’Inghilterra e di fede protestante.
L’esecuzione di Maria Stuarda non fu soltanto un passaggio decisivo, fondamentale quanto tragico del Regno Unito, ma soprattutto racconta la “disfida” morale, esistenziale e religiosa che si fu tra due donne coraggiose, indipendenti e scaltre ben lontane dall’accettare passivamente il ruolo di donna ubbidiente che la società maschilista dell’epoca imponeva al genere femminile.
“Maria Regina di Scozia” è stata ideata, scritta e messa in scena come una rilettura di questa pagina di storia mettendo al centro le due donne nonché Regine evidenziandone le opposte personalità, differenti visioni politiche e religiose ed in particolar modo il loro essere donna in quella società.
Lo spettatore quasi subito dimentica di vedere, osservare un’elegante, accurata ricostruzione storica dell’Inghilterra del 500 e di partecipare alle diatribe ed inganni delle due Corti reali, trovandosi piuttosto colpito e coinvolto dal travaglio emotivo ed intimo che Maria ed Elisabetta che si trovarono ad affrontare avendo nella controparte la propria nemica nonché nemesi. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-72/?fbclid=IwAR1D6w56m0zqQDkuqzVsb7BIGQps5TUeNgGiUOp9U5odsYnBrZibRFk1VnY

4) La Donna Elettrica

Il biglietto da acquistare per “La donna elettrica” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“La Donna Elettrica” è un film di Benedikt Erlingsson. Con Halldóra Geirharðsdóttir, Jóhann Sigurðarson, Davíð Þór Jónsson, Magnu´s Trygvason Eliasen, O´mar Guðjo´nsson. Commedia, 101′. Francia, Islanda, Ucraina 2018

Sinossi:

Halla è una donna single di circa cinquant’anni che dirige un piccolo coro nella verde ed educata Islanda. La sua esistenza quotidiana e insospettabile nasconde un segreto: Halla è infatti anche l’ecoterrorista a cui il governo e la stampa danno la caccia da mesi, per i ripetuti sabotaggi che ha compiuto contro le multinazionali siderurgiche che stanno attentando alla sua splendida terra. Halla, insomma, non resta in casa a farsi bombardare dalle notizie e dalle immagini catastrofiche che arrivano dalla televisione, esce, agisce e punta in alto, a salvare il mondo. Punta letteralmente in alto, scagliando le sue frecce contro l’industria nazionale per cercare di fare breccia nelle coscienze di politici e conterranei.

Recensione:

Come si riconosce un ambientalista? È una persona che fa con costanza la raccolta differenziata? Qualcuno che sostiene Green peace e magari vota Verdi alle elezioni? Oppure, oggi, l’unico modo per salvare il Pianeta e ottenere risultati è diventare un “terrorista ecologista”, e darsi a veri e propri attacchi contro le multinazionali?

Sono i quesiti provocatori e paradossali alla base di “La donna elettrica” di Benedikt Erlingsson, presentato al Festival di Cannes 2018, una brillante e dissacrante spy story ecologista in salsa islandese. Una storia originale, divertente, a tratti grottesca, che affronta tematiche ambientaliste ma anche esistenziali.

Il film può essere visto come una fiaba moderna e realista ricca di spunti comici e surreali, nel corso della quale la protagonista Halla vivrà una vera e propria evoluzione. La sua storia sarà attraversata da una serie di cambiamenti e scelte, splendidamente amplificate dalla suggestiva colonna sonora, che prende letteralmente vita sullo schermo grazie ai compositori e a tre valenti coriste ucraine.

“La donna elettrica” trasmette sincere, genuine e intese emozioni, oltre che convinti sorrisi, per merito della straordinaria performance dell’attrice protagonista, Halldóra Geirharðsdóttir, capace di reggere il peso dell’intero film con bravura, esperienza e passione e persino di sdoppiarsi, interpretando Halla ma anche Asa, la sorella gemella maestra di yoga. continua su

http://paroleacolori.com/la-donna-elettrica-unanticommedia-della-contemporaneita/