179. La Buca

la buca

Il biglietto d’acquistare per “La Buca” è:1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre
“La Buca” è un film del 2014 diretto da Daniele Ciprì, scritto da Daniele Ciprì, Massimo Gaudioso, Alessandra Acciai, con: Sergio Castellito, Rocco Papaleo, Valeria Bruni Tedeschi.
Esiste la giustizia giusta, rapida, efficace e poi esiste la giustizia all’italiana dove ingiustizie, errori e sciatteria sono all’ordine del giorno nell’aule dei tribunali
Chi entra nel girone dantesco della giustizia italica magari con un rinvio a giudizio, rischia di perdere il senno oltre che il portafoglio.
Le rivoluzioni politiche e sociali in Italia oltre che con le marce su Roma, sono state fatte dai giudici con le indagini di”Mani pulite.”
Per sapere quale opinione abbia l’italiano della figura dell’avvocato, non si può non rileggere le pagine scritte da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi sull’Azzeccagarbugli.
L’Italia è il paese dell’inciucio, del compresso e del “fatta la legge trovato l’inganno”.
Daniele Ciprì con “La Buca” ci racconta la sua visione dell’Italia e soprattutto della nostra idea di giustizia con una favola surreale,malinconica,fuori dal tempo e dallo spazio.
Lo spettatore segue le vicende di Armando (Papaleo) uomo mite, ingenuo, malinconico appena uscito di galera dopo 27 anni per un’ingiusta condanna d’omicidio. Armando viene allontanato dalla sua stessa famiglia e neanche riconosciuto dalla madre vittima di un ictus.
Sulla sua strada della solitudine trova la compagnia del cane vagabondo “Internazionale” e l’interessata amicizia dell’avvocato Oscar (Castellitto), uomo misantropo, cinico, truffatore e dedito solo ai suoi imbrogli lavorativi.
Due uomini completamente diversi e distanti che decidono di unire le forze per far riaprire il processo dell’ex galeotto. Armando desidera avere una sentenza d’innocenza e Oscar invece brama di ottenere un mega risarcimento e diventare ricco come se lo augura anche l’avida famiglia del protagonista
Iniziano così le divertenti e grottesche indagini del tandem per ricostruire la sera dell’omicidio e cercare nuovi testimoni. Nelle loro ricerche i due uomini sono aiutati e sostenuti dalla delicata e innamorata barista Carmen(Tedeschi).
Il film ha un taglio visivo molto particolare grazie anche una fotografia delicata e lieve, che permette allo spettatore d’entrare in una storia senza età riuscendo a calarsi nel climax della storia.
L’onestà malinconica di Armando e l’avida furbizia di Oscar si completano e si fondono rappresentando in maniera ironica e garbata le contraddizioni dell’italiano medio.
La sceneggiatura seppure semplice e senza particolari guizzi creativi si rivela ben scritta, scorrevole e fluida scadendo bene i tempi della storia con buon pathos narrativo.
La regia è sicuramente di valore e degna di menzione per aver dato alla pellicola una valenza surreale e grottesca senza mai eccedere riuscendo a coinvolgere ed emozionare lo spettatore con i suoi variopinti personaggi. Forse il film non ha ritmo non è incalzante e ha alcune pause di troppo, ma nel complesso risulta godibile.
Castellitto e Papaleo si confermano attori di valore e dotati di grande versatilità nell’interpretare personaggi diversi. Sono credibili nei rispettivi ruoli, riuscendo a darvi un’anima e una personalità e mostrando pregi e limiti dell’uomo. Lo spettatore ride e si commuove con loro.
L’interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi è delicata, quasi in punta di piedi, ma adeguatamente di supporto alla coppia.
Il finale agro dolce è coerente con lo spirito del film confermando allo spettatore due punti fermi:La giustizia italiana non sempre premia l’innocente onesto e che le buche per strada oltre a rappresentare la cattiva gestione della pubblica, possono essere buone occasioni per ottenere un risarcimento se hai il bravo Azzeccagarbugli.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin” :http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket purchase for “La Buca” is: 1) gave Tribute 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“La Buca” is a 2014 film directed by Daniel Cyprus, written by Daniel Cyprus, Massimo Gaudioso, Alessandra Steels with: Sergio Castellito, Rocco Papaleo, Valeria Bruni Tedeschi.
There is justice fair, rapid, effective, and then there is the Italian justice where injustice, mistakes and sloppiness are on the agenda of the courts nell’aule
Who enters the Dantesque justice Italic perhaps with an indictment, is likely to lose his mind as well as your wallet.
The political and social revolutions in Italy as well as with the marches on Rome, were made by the judges with the investigation of “clean hands.”
To know which opinion has the figure of the Italian lawyer, you can not re-read the pages written by Alessandro Manzoni’s The Betrothed sull’Azzeccagarbugli.
Italy is the country dell’inciucio, the compressed and “made ​​the law find the loophole.”
Daniel Cyprus with “La Buca” tells us about his vision of Italy, and especially of our idea of ​​justice with a surreal fairy tale, wistful, out of time and space.
The viewer follows the story of Armando (Papaleo) meek​​, naive, melancholy just been released from jail after 27 years for an unjust conviction of murder. Armando is moved away from his own family and even acknowledged by his mother suffered a stroke.
On his way loneliness is the company of the dog Tramp “International” and the interested friendship lawyer Oscar (Castellitto), a man misanthropic, cynical con man and devoted only to his cheating business.
Two completely different and distant who decide to join forces to reopen the trial of former convict. Armando wants to have a judgment of innocence and longing Oscar instead of getting a mega compensation and become rich as if it also hopes the greedy family of the protagonist
Thus begins the humorous and grotesque investigations tandem to reconstruct the night of the murder and seek new witnesses. In their research, the two men are helped and supported by a delicate and tender love with Carmen (Germans).
The film has a very particular visual cut through a photograph delicate and mild, which allows the viewer to enter into a story without age being able to immerse themselves in the climax of the story.
Honesty melancholy of Armando and greedy cunning of Oscar complement and blend representing ironically polite and contradictions of the average.
The screenplay albeit simple and no special flashes creative proves well-written, smooth and fluid running out of good times with good drama story narrative.
The director is certainly valuable and worthy of mention for giving the film a valence surreal and grotesque without ever managing to exceed engage and excite the viewer with its colorful characters. Perhaps the film has no pace and he is not chasing too few breaks, but overall it is enjoyable.
Castellitto and Papaleo confirmed actors with great value and versatility in different characters. Are believable in their respective roles, managing to give a soul and a personality and showing the strengths and weaknesses of man. The audience laughs and moves with them.
The interpretation of Valeria Bruni Tedeschi is delicate, almost on tiptoe, but adequate support to the couple.
The final sour sweet is consistent with the spirit of the film, confirming the viewer two points: The Italian justice system does not always reward the innocent and honest that the potholes in the street as well as representing the mismanagement of the public, may be good chances to get a compensation if you have a good Azzeccagarbugli.

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178. Lucy

besson

Il biglietto d’acquistare per “Lucy” è .1)Manco Regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Lucy” è un film del 2014 scritto e diretto da Luc Besson con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-sik Choi.
Quanto conosciamo di noi stessi?
Quali sono i nostri limiti?
La conoscenza è potere?
La mente umana è ancora oggi un mistero, nonostante i grandi passi avanti compiuti dalla psichiatria e dalle neuroscienze. Basta poco per rompere il precario equilibrio che regola il delicato funzionamento del nostro cervello.
La mente umana è solo composto da cellule e neuroni?
L’uomo ha raggiunto davvero il massimo delle sue potenzialità intellettive?
Potrei andare avanti con questi quesiti e difficilmente si potrebbero avere delle risposte chiare e definitive.
Luc Besson regista creativo, visionario e coraggioso ancora una volta per rispondere a queste domande universali e filosofiche costruisce una favola ibrida tra il fantasy e psicologico.
La protagonista della nostra storia è Lucy(Scarlett Johanssoon), ragazza qualunque, studentessa , amante della vita e con intelligenza “normale”. A causa degli affari discutibili del fidanzato si ritrova coinvolta in un traffico di droga organizzato dallo spietato Kang (Choi) che rapisce e obbliga innocenti stranieri a trasportare dentro i loro stomaci la pericolosa sostanza. Una droga diversa dalle altre, ideata e realizzata sulle sostanze che la madre trasmette al figlio durante i 9 mesi di gravidanza. L’organismo di Lucy a causa di un pestaggio ne assorbe grandi quantità, sbloccando la sua mente e donandole poteri infiniti.
Un dono prezioso e nello stesso tempo inquietante e misterioso che la stessa Lucy si rende conto di quanto possa essere pericoloso nelle mani sbagliate e parte alla ricerca degli altri corrieri, inseguita dai sanguinari nemici. La ragazza consapevole che la sua “ progressiva evoluzione” mentale sancirà però la fine della sua vita terrena, contatta il famoso neuro scienzato Prof. Samuel Norman(Freeman) affinchè il suo caso possa essere studiato e il suo sacrificio possa essere utile per il progresso dell’uomo.
Un film che fin dall’inizio ha un ritmo avvolgente e adrenalinico coniugando in maniera efficace azione e pensiero. Lo spettatore è chiamato a pensare e meravigliasi nello stesso tempo attraverso gli straordinari poteri di Lucy e quali effetti spettacolari abbia sugli uomini “normali”.
Besson si serve della storia dell’uomo lungo i secoli per raccontare i progressi e l’evoluzione, lasciando alla fantasia e immaginazione dello spettatore cosa la mente potrebbe fare se ulteriormente sollecitata.
La sceneggiatura è di per sè scarna e semplice nella struttura e sviluppo. Un action movie arricchito di considerazioni filosofiche e spirituali.
“Lucy” potrebbe essere visto come la quarta puntata di Matrix, con l’ambizione di rendere la filosofia qualcosa di divertente e intenso con uso limitato dei dialoghi a differenza della trilogia, lasciando per lo più spazio alle immagini, vero punto cardine del film
Besson si conferma regista di talento, un francese dalla mentalità americana che riesce a creare il gusto mix tra generi diversi e complessi senza mai annoiare o cadere nel ridicolo.
Forse il limite del film risiede nella sua stessa essenza. Evoca, fa immaginare piuttosto che raccontare .Lo spettatore ha la sensazione d’essere in bel video gioco soprattutto nella seconda parte, cosi tende a distrarsi e a perdere il vero filo rosso della storia.
Scarlett Johansson si conferma un’attrice in costante crescita artistica e soprattutto poliedrica. Riesce ad essere credibile con un personaggio boderline con il rischio di risultare grottesca ed eccessiva. Ha il merito di scandire i tempi del racconto e del conseguente pathos attraverso una recitazione intensa e creando una buona alchimia con il pubblico con la spiccata espressività e fisicità.
Come quasi tutti i film del regista francese la donna è la vera protagonista della storia e centro del mondo, lasciano agli uomini a ruoli comprimari come nel caso di Freeman.
Il finale delude un po’ le aspettative con alto tasso di retorica e banalità nonostante i grandi effetti speciali svilendo un po’ lo spirito del film, ma lasciando però inevasa la domanda principe al pensieroso spettatore:l’uomo con la sua limitata mente è davvero il centro dell’universo?

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket purchase for “Lucy” is .1) Gave Gifted 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Lucy” is a 2014 film written and directed by Luc Besson, starring Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-sik Choi.
Than we know about ourselves?
What are our limits?
Knowledge is power?
The human mind is still a mystery, despite the great strides made ​​by psychiatry and neuroscience. All it takes to break the precarious balance that regulates the delicate functioning of our brain.
The human mind is only composed of cells and neurons?
The man really has reached the maximum of its intellectual potential?
I could go on with these questions and you could hardly get answers clear and definitive.
Director Luc Besson creative, visionary and courageous once again to answer these questions, universal and philosophical constructs a fable hybrid between fantasy and psychological.
The protagonist of our story is Lucy (Scarlett Johanssoon), any girl, a student, a lover of life and intelligence “normal.” Because of the questionable business of her boyfriend finds himself involved in a drug trafficking organized by the ruthless Kang (Choi) who kidnaps and forces innocent foreigners to carry in their stomachs the dangerous substance. A drug unlike any other, designed and built on substances that the mother transmits to his son during the 9 months of pregnancy. The body of Lucy because of a beating absorbs large quantities, unlocking his mind and giving infinite powers.
A precious gift and at the same time disturbing and mysterious that the same Lucy realizes that it may be dangerous in the wrong hands and goes in search of the other couriers, chased by bloodthirsty enemies. The girl knows that his “progressive evolution” mental sanction, however, the end of his earthly life, please contact the famous neuro scientist Prof. Samuel Norman (Freeman), so that his case can be studied and his sacrifice will be useful for the progress of ‘man.
A film that from the beginning has a rhythm enveloping and adrenaline effectively combining action and thought. The spectator is asked to think and meravigliasi at the same time through the extraordinary powers of Lucy and what effect it has on men spectacular “normal.”
Besson uses of human history through the centuries to tell the progress and evolution, leaving the fantasy and imagination of the viewer’s mind what could be done if further stressed.
The script itself is thin and simple in structure and development. An action movie enriched with spiritual and philosophical considerations.
“Lucy” could be seen as the fourth installment of the Matrix, with the ambition of making the philosophy something fun and intense, with limited use of dialogue as opposed to the trilogy, leaving more space for the images, real cornerstone of the film
Besson confirms talented director, a Frenchman by the American mentality that fails to create the taste and complex mix of different genres without ever boring or ridiculous.
Perhaps the limit of the film lies in its very essence. Summons, does imagining rather than telling .The viewer has the feeling of being in nice video game especially in the second half, so it tends to get distracted and lose the true thread of the story.
Scarlett Johansson is an actress confirmed in constant artistic growth and above all versatile. Manages to be believable character with a boderline with the risk of being grotesque and excessive. It has the merit to mark the times of the story and the resulting pathos through an intense acting and creating a good chemistry with the audience with remarkable expressiveness and physicality.
Like almost all the films of the French director the woman is the true protagonist of the story and the center of the world, leaving the men to leading roles as in the case of Freeman.
The ending is a bit disappointing ‘expectations with high rate of rhetoric and platitudes despite the great special effects and degrades a bit’ the spirit of the film, but while leaving unanswered the question to the prince pensive spectator: the man with his limited mind is really the center of the universe ?.

177. Anime Nere

anime nere

Il biglietto d’acquistare per “Anime Nere” è:1)Manco Regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Anime Nere” è un film del 2014 diretto da Francesco Munzi, in concorso alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, scritto da Francesco Munzi, Fabrizio Ruggirello, Maurizio Braucci, con:Marco Leonardi,Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Giuseppe Fumo, Barbora Bobulova.
L’Italia è una e una sola. Unita dalle Alpi alla Sicilia grazie al genio politico di Cavour e al coraggio e intraprendenza di Garibaldi. Così recitano la nostra Costituzione e i libri di storia, eppure siamo stati anche il paese dei Comuni, delle Repubbliche Marinare e abbiamo oggi in Parlamento la Lega Nord per l’indipendenza della Padania. L’Italia racchiude in sé varie anime e vari micro paesi. Nord e Sud si guardano, si scrutano e si detestano. La stessa criminalità è diversa tra le varie regioni.
Dopo il fenomeno televisivo di Gomorra la Serie, parlare di mafia è diventato quasi glamour. Lo spettatore ha fame e curiosità il “piccolo mondo mafioso” e i personaggi che lo popolano.
Un mondo per un verso senza spazio e tempo, dove si vive con altre regole e modi pensare, con lo Stato assente o ridotto a mero comprimario.
La Calabria è una regione particolare, ricca e nello stesso tempo povera e arretrata. Il ruvido Aspromonte e il cristallino mare sono i simboli di un luogo meraviglioso e impervio
Da molti viene definita”Calabria Saudita” perché la sua popolazione ha una mentalità segnata da una parte dall’influsso mafioso e dall’altra parte dall’assenza dello Stato.
Esistono diversi livelli di mafia, come una struttura piramidale, eppure l’origine di tutto è in un piccolo e sconosciuto paesino del hinterland.
“Anime Nere” è nello stesso tempo una storia di mafia, di una famiglia, ma soprattutto racconta l’anima di un popolo, quello calabrese.
Lo spettatore in rapida successione conosce i tre fratelli protagonisti della storia:Luigi (Marco Leonardi) trafficante di droga d’alto livello, spaccone e ambizioso, Rocco (Peppino Mazzotta), imprenditore edile, colto e posato, Luciano(Fabrizio Ferracane) allevatore di capre, taciturno e schivo.
Vivono la loro vita lontani e distanti, ma comunque uniti da un filo rosso che è il loro paese d’origine e un storia di famiglia legata alla Ndrangheta.
Quando Leo(Giuseppe Fumo) figlio ribelle e violento di Luciano per vendicarsi di uno sgarbo subito distrugge un bar nel paese, il precario equilibrio mafioso viene a cadere scatenando di fatto una guerra. Luigi poco incline al dialogo e al compromesso viene assassinato in un agguato appena ritornato in paese, gettando nello sconforto e nel dolore gli altri due fratelli. Rocco, milanese d’adozione con la bella moglie Valeria(Bobulova) e la figlia, ritorna in paese per organizzare la vendetta. Il paese si troverà diviso tra le due fazioni e gli eventi drammaticamente precipiteranno anche a causa dell’irruenza di Leo smanioso di dimostrare il suo “valore” sul campo.
Il film ha buona partenza e buon ritmo, riuscendo a fare entrare lo spettatore nella dinamica del racconto e l’agile struttura narrativa permette di cogliere le varie sfumature dei personaggi e soprattutto i vari cerchi che compongono il film. Però nella seconda parte il film muta, si entra come in una bolla di sapone, tutto rallenta. La Calabria diventa il luogo dove si svolge l’azione cambiando lo stile, il linguaggio e la dinamica della storia. Le parole sfumano, i dialoghi diventano scarni. Prevalgono i silenzi, gli sguardi e ogni singolo gesto ha un valore e un gesto.
La cultura e tradizione del Meridione si riversa nella pellicola .I personaggi perdono i contorni nazionali.
Se da una parte tutto questo può affascinare e incuriosire lo spettatore dall’altra lo fa smarrire in una mentalità e atmosfera cripta e misteriosa.
Un film più adatto alle corde di un uomo del Sud piuttosto che di Bergamo Alta.
Se non si è nati in un certo ambiente e realtà è difficile cogliere alcuni messaggi e sfumature del film.
Il regista con coraggio ha raccontato una storia ricca di significati e d’atmosfere con una sceneggiatura ben scritta , semplice e intensa, ma non rivolta tutti. Il limite del film è nella sua non universalità. Storia e personaggi descrivano una realtà troppo particolare e unica che ancora oggi esiste nel nostro meridione.
Il cast è d’assoluto valore artistico. Tutti meritevoli di plauso per il talento dimostrato nel dare anima e sangue ai vari personaggi senza mai cadere nel ridicolo o grottesco.
Il finale tragico, ben costruito e sviluppato, non può non scuotere lo spettatore lasciandolo nell’amara consapevolezza che nell’Italia unita e repubblicana esistono luoghi dove uomini e donne vivono con altre leggi e che sono destinati a una vita lontana dalla legalità e speranza.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket buy for “Black Souls” is: 1) Gave Gifted 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Black Souls” is a 2014 film directed by Francis Munzi, in competition at the 71st Venice International Film Festival in Venice, loosely based on the novel by Gioacchino Criaco, written by Francesco Munzi, Fabrizio Ruggiero, Maurizio Braucci with: Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Ferracane Fabrizio, Giuseppe Smoking, Barbora Bobulova.
Italy is one and only one. United from the Alps to Sicily thanks to the political genius of Cavour and Garibaldi to the courage and resourcefulness. So recite our Constitution and history books, yet we were also the country of Commons, of the Maritime Republics, and we have today in Parliament, the Northern League for the Independence of Padania. Italy encompasses various anime and various micro countries. North and South you look, scrutinize and hate. The same crime is different in the various regions.
After the television phenomenon of Gomorrah Series, talk about mafia has become almost glamorous. The viewer has the hunger and curiosity “small world mafia” and the characters that populate it.
A world on the one hand without space and time, where he lives with other rules and ways of thinking, with the State absent or reduced to a mere actor.
Calabria is a region particularly rich and poor and backward at the same time. The rugged Aspromonte and the crystal clear sea are the symbols of a wonderful place and impervious
Is defined by many “Calabria Arabia” because its population has a mentality marked by a part of the mafia and the influence on the other side by the absence of the state.
There are different levels of the Mafia, such as a pyramid structure, yet the origin of everything is in a small and unknown village in the hinterland.
“Black Souls” is at the same time a history of the Mafia, a family, but mainly tells the soul of a people, the Calabrian.
The viewer knows in quick succession the three brothers protagonists of the story: Luigi (Marco Leonardi) high-level drug trafficker, bully and ambitious, Rocco (Peppino Mazzotta), a building contractor, cultured and poised, Luciano (Fabrizio Ferracane) breeder goats, taciturn and reserved.
They live their lives far away and distant, but nonetheless united by a common thread is their country of origin and a family history linked to the Ndrangheta.
When Leo (Giuseppe Smoke), the son of Luciano rebellious and violent revenge for a snub immediately destroys a bar in the country, the precarious balance Mafia is in fact falling triggering a war. Luigi disinclined to dialogue and compromise is assassinated in an ambush just returned to the country, throwing into turmoil and pain in the other two brothers. Rocco, adopted by Milan with his beautiful wife Valeria (Bobulova) and daughter, returns to the village to organize revenge. The country will be divided between the two factions and events also will fall dramatically due to the impetuousness of Leo eager to demonstrate its “value” in the field.
The film has good start and good pace, managing to make the spectator enter into the dynamic of the story and the agile narrative structure allows us to understand the various nuances of the characters and especially the various circles that make up the film. But in the second part of the silent film, as you enter into a soap bubble, everything slows down. Calabria is the place where the action takes place by changing the style, the language and the dynamics of history. The words fade, the dialogues become skinny. Outweigh the silences, the looks and every gesture has a value and a gesture.
The culture and tradition of the South poured into the film .I characters lose their national boundaries.
While all this may fascinate and intrigue the viewer on the other hand it does lose mentality and atmosphere in a crypt and mysterious.
A film more suited to the strings of a man of the South rather than Bergamo Alta.
If you are not born in a certain environment and reality is difficult to grasp some of the messages and nuances of the film.
The director boldly told a story rich in meaning and in atmospheres with a well written script, simple and intense, but not all revolt. The limit of the film is not in its universality. Story and characters describing a reality too special and unique that still exists in our South.
The cast is of absolute artistic value. All deserving of praise for the talent demonstrated in giving blood and blood to the various characters without ever falling into the ridiculous or grotesque.
The tragic ending, well built and developed, can not shake the viewer leaving him in the bitter knowledge that in the united Republican and there are places where men and women live with other laws and which are destined to a life away from the law and hope.

176. Non buttiamoci giù (Nick Hornby)

hornby

“Non buttiamoci giù “ è un libro scritto da Nick Hornby e pubblicato in Italia nel 2005 da Guanaa Editore.
Pochi mesi fa l’attore Robin Williams scelse di togliersi la vita. Il suo gesto sconvolse e commosse il mondo aprendo una serie di dibattiti sulla depressione e soprattutto sul suicidio.
Il suicidio è un argomento difficile da affrontare. Per un cattolico è un peccato contro Dio, per un ateo è una scelta intima e personale, per un malato è soprattutto una liberazione.
Tutti sono punti di vista legittimi e nello stesso tempo contestabili. La scelta di calare il sipario sulla propria vita terrena da parte di un individuo nasce da una sofferenza, disagio e soprattutto da una profonda e dolorosa solitudine.
E’ possibile riflettere sorridendo del suicidio? Sì se lo fa uno scrittore come Nick Hornby.
Mesi fa vidi l’adattamento cinematografico e nel complesso non mi dispiacque soprattutto per la bravura degli attori. Così ho deciso di affrontare il libro e conoscerne meglio lo spirito.
L’ultimo dell’anno è forse il giorno più difficile da affrontare per chi è solo. Vedi tutti festeggiare, baciarsi, scherzare e tu invece ti specchi nella tua tristezza e solitudine. Il pensiero di farla finita suicidandosi diventa l’unica strada possibile.
Succede questo ai quattro protagonisti della nostra storia:Martin, Maureen, Jess, JJ. Loro stessi si raccontano direttamente al lettore ,alternandosi nel racconto, spiegandoci perché hanno deciso di fare questa drammatica scelta.
Ognuno di loro è arrivato a un bivio della loro esistenza. Si sentono soli e soprattutto non amati.
Martin è un importante presentatore televisivo, travolto da un imbarazzante scandalo sessuale. Maureen è una madre cinquantenne, costretta a badare il figli diversamente abile da sempre. Jess è una ragazza ribelle e poca amata dai genitori scossi per l’improvvisa scomparsa della figlia maggiore. JJ è un rockettaro fallito che oltre la musica non ha nessun progetto o prospettiva.
Si trovano sul tetto di un importante palazzo di Londra decisi a buttarsi, ma spinti dalla reciproca curiosità nasce una solidarietà che li porta a fare un patto di mutuo soccorso rinviando il gesto estremo fino a S. Valentino. Il lettore così segue i protagonisti nelle settimane successive al patto e nel loro tentativo di rimettersi in piedi con l’aiuto anche di amici e parenti. Decidono di regalarsi una vacanza a Tenerife e cinque minuti di popolarità con la stampa definendosi i Quattro del Tetto salvati dall’Angelo. Il Patto viene rinnovato nuovamente a San Valentino sullo stesso tetto, quando i quattro “aspiranti suicidari” assistono impotenti al gesto estremo di uno sconosciuto.
Il D-Day viene fissato per il 31 marzo, ma con il trascorrere delle settimane, i protagonisti scoprono un motivo per vivere e per riprendere in mano la propria vita.
Il Patto li ha portati ad essere una “band” come dice lo stesso JJ o se vogliamo una famiglia pronta a sostenersi e aiutarsi. Diverse solitudini si sono trovate,incontrate e si sono unite per fare un percorso verso un nuovo inizio.
Hornby riesce con ironia e leggerezza a raccontare anche i momenti più tristi e imbarazzanti dei quattro protagonisti, diversi tra di loro, ma nello stesso tempo uniti dalla sensazione d’essere rifiutati o comunque di troppo in questa vita. Una sensazione d’inutilità e di vuoto che colpisce uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri.
Il libro si legge nel complesso con piacere e interesse, anche se ha alcuni momenti di staticità e lentezza narrativa, restando il pathos comunque alto e coinvolgente fino alla fine.
Hornby non esprime un giudizio sul suicidio in sé, ma invita il lettore a riflettere sulle emozioni che nutre l’aspirante suicida e su come certi istinti possano essere vinti e superati anche grazie all’aiuto di perfetti sconosciuti. Essere ascoltati, compresi e amati è l’unica medicina in un mondo dove l’indifferenza e la solitudine nella moltitudine si allargano a macchia d’olio e “Non Buttiamoci giù” deve diventare non solo un auspicio, ma una reale e forte convinzione.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

“Do not Throw Down” is a book written by Nick Hornby and published in Italy in 2005 by Guanaa Publisher.
A few months ago the actor Robin Williams chose to end his life. His act shocked and moved the world by opening a series of debates on depression and suicide especially.
Suicide is a difficult topic to address. For a Catholic is a sin against God, an atheist is an intimate and personal choice, especially for a patient is a liberation.
All points of view are legitimate and at the same time questionable. The decision to drop the curtain on his earthly life by an individual is born from suffering, discomfort, and especially from a deep and painful loneliness.
E ‘possible to think of smiling suicide? Yes if it does as a writer Nick Hornby.
Months ago I saw the film adaptation and overall I was not sorry especially for the skill of the actors. So I decided to tackle the book and become better acquainted with the spirit.
The last day of the year is perhaps the most difficult to deal with for those who are alone. See all celebrate, kiss, laugh, and you will instead mirrors in your sadness and loneliness. The thought of it quits suicide becomes the only possible way.
It happens that the four protagonists of our story: Martin, Maureen, Jess, JJ. They themselves tell their stories directly to the reader, taking turns in the story, explaining why they decided to make this dramatic choice.
Each of them has arrived at a crossroads in their lives. They feel alone and mostly unloved.
Martin is a major television presenter, swept away by an embarrassing sex scandal. Maureen is a fifty year old mother, forced to look after the children with a disability ever since. Jess is a rebellious girl loved by parents and little shaken by the sudden death of his eldest daughter. JJ is a failed rocker over the music that has no project or perspective.
They are located on the roof of an important palace in London I decided to jump, but driven by mutual curiosity comes a solidarity that leads them to make a pact of mutual aid deferring the ultimate gesture until Valentine’s Day. The reader then follows the protagonists in the weeks following the agreement and in their attempt to get to his feet with the help also of friends and relatives. They decide to treat yourself to a holiday in Tenerife and five minutes of popularity with the press calling themselves the Four saved from the Angel of the roof. The Covenant is renewed again on Valentine’s Day on the same roof, when the four “aspiring suicidal” powerless to extreme act of a stranger.
The D-Day is set for March 31, but with the passing of the weeks, the protagonists discover a reason to live and to take back their lives.
The Pact has led them to be a “band” as the same JJ or if we want a family ready to support and help each other. Several solitudes are found, met and joined together to make a path towards a new beginning.
Hornby manages with humor and lightness to tell even the saddest moments and embarrassing the four protagonists, different from each other, but at the same time united by the feeling of being rejected or at least too much in this life. A feeling of futility and emptiness that affects men and women, young and old, rich and poor.
The book is written in complex with pleasure and interest, although it has a few moments of stillness and slowness fiction, prejudice still high pathos and engaging to the end.
Hornby does not express an opinion on the suicide itself, but invites the reader to reflect on the emotions that nourishes the suicidal and how certain instincts can be conquered and overcome with the help of perfect strangers. Being heard, understood and loved is the only medicine in a world where indifference and loneliness in the crowd spread out like wildfire and “Do not Jump in down” to become not only a wish, but a real and strong conviction.

175. Tartarughe Ninja

tartarughe

Il biglietto d’acquistare per “Tartarughe Ninja” è: 1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Tartarughe Ninja” è un film del 2014 diretto da Jonathan Liebesman, scritto da Josh Appelbaum, André Nemec, Evan Daugherty e basato sui fumetti delle Tartarughe Ninja di Kevin Eastman e Peter Laird. Con:Megan Fox, William Fichtner, Whoopi Goldberg, Tohoru Masamune, Will Arnett.

Quando si è ragazzi ci sono degli appuntamenti giornalieri che scandiscono le tue giornate. I cartoni animati e i telefilm li consideri le più alte forme d’Arte. Le puntate con le amate tartarughe erano per me e i miei fratelli un appuntamento fisso.
Chi almeno una volta non ha sognato d’essere un ninja e di saper usare la katana?
Così armato del mio spirito di combattente ho affrontato la visione di questo remake sperando che la malinconia del passato non fosse più forte.
Più che la malinconia però durante la visione è stato il sentimento di noia a prevalere.
Se le tartarughe e il saggio sensei Splinter sono simpatici da vedere e incantano lo spettatore tornato bambino per l’occasione è la storia nel suo complesso a non decollare ed entusiasmare.
L’incipit della storia si basa sulle “forme plastiche” di Megan Fox nel ruolo di April O Neil giovane e ambiziosa giornalista che sogna di scrivere la storia che li cambi la carriera.
L’opportunità le viene servita quando dei misteriosi giustizieri decidono d’opporsi ai piani criminali su New York da parte del Clan del Piede guidato dal pericoloso samurai Shredder(Masamune).
L’iniziale sorpresa e scoop giornalistico di scoprire che i giustizieri siano delle tartarughe mutanti per April diventa ben presto la possibilità di svelare la vera causa della morte del padre, importante scienziato, in un misterioso incendio in un laboratorio anni prima.
Le tartarughe portano dentro di sé il segreto genetico per creare un antidoto contro un virus letale che Shredder e il suo allievo Eric Sacks(Fichtner), ambiguo e avido magnate, vorrebbero lanciare sulla città.
Inizia così una lotta contro il tempo delle tartarughe e di April per fermare l’orribile piano tra inseguimenti e combattimenti all’ultimo colpo di katana.
Il film è visivamente bello e interessante, ricco d’effetti speciali, ma non riesce a coinvolgere fino in fondo lo spettatore. La povertà della sceneggiatura si riflette sulla qualità e struttura narrativa del film. La storia procede a strappi, sono le tartarughe a portare la croce del film, ma non sono sufficienti. Megan Fox e il resto del cast sono ben poca cosa e non riescono dare un contributo concreto per far fare al film il salto di qualità. Manca il “quid” per diventare “rock” e scaldare fino in fondo il cuore dello spettatore.
Non bastano i soldi e gli effetti speciali per rendere un film grandioso se non c’è un progetto dietro.
Il box office sta premiando il film ed è già annunciato il sequel, ma l’operazione revival viene meno, lasciando lo spettatore alla fine la malinconica sensazione che neanche un colpo di katana servirebbe a piegare la brama famelica del business.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”: http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket purchase for “Ninja Turtles” is: 1) gave Tribute  2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Ninja Turtles” is a 2014 film directed by Jonathan Liebesman, written by Josh Appelbaum, André Nemec, Evan Daugherty and based on the comic book of the Ninja Turtles by Kevin Eastman and Peter Laird. With: Megan Fox, William Fichtner, Whoopi Goldberg, Tohoru Masamune, Will Arnett.

When you are young there are of daily appointments that mark your day. The cartoons and TV shows, as he considers the highest forms of art. The episodes with the love turtles were for me and my brothers a fixture.
Who has not at least once dreamed of being a ninja and know how to use a katana?
So armed with my fighting spirit and I dealt with the vision of this remake, hoping that the sadness of the past were no longer strong.
More than the melancholy but while watching it was the feeling of boredom prevail.
If the turtles and the wise sensei Splinter are nice to see and enchant the viewer a child again for the occasion is the story as a whole does not take off and excite.
The beginning of the story is based on the “plastic forms” of Megan Fox in the role of April O Neil young and ambitious journalist who dreams of writing the story that will change your career.
The opportunity is served when the mysterious avengers decide to oppose the plans of criminals of New York by the Foot Clan led by the dangerous samurai Shredder (Masamune).
The initial surprise and journalistic scoop to find out who are the executioners of the mutant turtles for April soon became the opportunity to reveal the true cause of the death of his father, a leading scientist, in a mysterious fire in a lab years ago.
Turtles carry within them the genetic secret to create an antidote to a deadly virus that Shredder and his student Eric Sacks (Fichtner), ambiguous and greedy tycoon, would throw the city.
So begins a race against time turtles and April to stop the horrible plan of chases and fights to the last round of katana.
The film is visually beautiful and interesting, full of special effects, but fails to involve the way the viewer. Poverty is reflected in the quality of the script and narrative structure of the film. The story proceeds in fits and starts, are the turtles to carry the cross of the film, but are not sufficient. Megan Fox and the rest of the cast are nothing and can not make a real contribution to make the leap to film. Missing the “quid” to become a “rock” and warm up at the bottom of the heart of the viewer.
Not enough money and special effects to make a great film if there is a plan behind it.
The box office is rewarding the film and has already announced the sequel, but the operation is less revival, leaving the viewer at the end of the melancholic feeling that not even a stroke of the katana would serve to bend the ravenous greed of the business.

174. Un ragazzo d’oro

scamarcio

Il biglietto d’acquistare per “Un ragazzo d’oro” è:1)Manco regalato 2)Omaggio 3) Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Un ragazzo d’oro” è un film del 2014 scritto e diretto da Pupi Avati, prodotto da Rai Cinema con:Riccardo Scamarcio, Sharon Stone,Cristiana Capotondi, Giovanna Ralli.
Molti sognano di scrivere, molti si credono scrittori e pochi in vero leggono.
Spesso il rapporto  padre – figlio è segnato da liti, gelosie e incomprensioni.
La vulgata racconta dell’amore infinito di un genitore per un figlio, ma dove può arrivare l’amore filiale?
Pupi Avati con “Un ragazzo d’oro” si discosta dal suo tradizionale genere cinematografico per raccontarci una storia d’amore universale, intensa e delicata: quella tra un padre e figlio.
Così lo spettatore conosce Davide Bias (Scamarcio) aspirante scrittore affetto della sindrome ossessiva compulsiva e nella vita di tutti i giorni creativo a Milano in un’agenzia di pubblicità e impegnato in una problematica storia con la bella e insicura Silvia(Capotondi).
Davide è costretto a tornare a Roma chiamato dalla madre, per l’improvvisa morte del padre Achille, modesto sceneggiatore di film, in un incidente stradale Le indagini ben presto accerteranno il suicidio di Achille. Davide ha avuto un pessimo rapporto con il padre. Lo considera un fallito , un pessimo marito e genitore. Durante il funerale conosce Ludovica Stern(Sharon Stone) editrice affascinante e ultimo oggetto del desiderio del defunto padre.
Ludovica rivela a Davide che il padre stava scrivendo un libro di memorie che avrebbe dato all’autore la celebrità negata e perciò lo invita a cercarlo tra le carte dello sceneggiatore.
Davide inizia un viaggio nella memoria e di conoscenza del padre leggendone gli scritti.
La figura paterna che ne esce fuori è completamente diversa da quella che il figlio si era creata negli anni. Così Davide decide di scrivere il romanzo,in realtà mai scritto, per conto del padre. Diventando di fatto un’unica persona
Scrivere questo romanzo per il protagonista diventa un’ossessione, facendo scivolare la sua mente nella spirale senza ritorno delle compulsioni e rituali, avendo smesso di prendere i farmaci per liberare la creatività.
Il romanzo si rivela un caso letterario con la vittoria al Premio Strega, ma Davide crolla mentalmente e viene richiuso in una clinica psichiatrica.
La sceneggiatura è ben scritta, lineare, asciutta, ma comunque carica d’intense emozioni.
Il pathos narrativo e soprattutto introspettivo si sente e si tocca lungo tutto il film, avvolgendo il pubblico. I dialoghi anche se abbastanza scontati e prevedibili non sviliscono la qualità del film.
La regia di Pupi Avati è “old style”, senza particolari guizzi creativi, solida e nello stesso tempo semplice. Conduce la nave in porto con esperienza e sicurezza. Il film anche se ha nel complesso un discreto ritmo narrativo, in alcuni momenti dà la sensazione di staticità e lentezza che non permette allo spettatore di gustarsi fino in fondo la storia.
Sorpresa Scamarcio:Davvero intensa, bella e coinvolgente la sua interpretazione. Il suo Davide è credibile nelle varie fasi del film, riuscendo a far scattare la simbiosi con lo spettatore.
E’ probabilmente la sua migliore prova d’attore, rivelando una inaspettato e notevole scatto artistico.
E’intensa quanto forte Giovanna Ralli nel ruolo della madre. La classe e il talento non hanno età.
Sharon Stone è elegante, fascinosa, ma nello stesso tempo sobria nel ruolo. Entra nel personaggio in punta di piedi e lo rende credibile e con i giusti toni.
Senza lodi e senza infamia la presenza di Cristiana Capotondi.
Il finale del film è molto toccante e forse melenso come può essere una storia d’amore, ma senza cadere nel retorico e ridondante, lasciando al commosso spettatore la sensazione che non è mai troppo tardi per far pace con il proprio padre.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket purchase for “A golden boy” is: 1) gave Tributr 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“A golden boy” is a 2014 film written and directed by Pupi Avati, produced by Rai Cinema: Riccardo Scamarcio, Sharon Stone, Christian Capotondi, Giovanna Ralli.
Many people dream of writing, many writers believe in true and just read.
Often the father – son relationship is marked by quarrels, jealousies and misunderstandings.
The Vulgate tells of the infinite love of a parent for a child, but how far can the filial love?
Pupi Avati with “A golden boy” departs from its traditional film genre to tell a universal story of love, intense and delicate: the one between a father and son.
So the viewer knows David Bias (Scamarcio) aspiring writer affection of obsessive compulsive syndrome and the everyday life of a creative advertising agency in Milan and engaged in a problematic history with the beautiful and insecure Silvia (Capotondi).
David is forced to return to Rome called by the mother, because of the sudden death of his father Achilles, modest writer of the film, in a road accident investigations soon will ensure the suicide of Achilles. David has had a bad relationship with his father. He considers it a failure and a bad husband and parent. During the funeral knows Ludovica Stern (Sharon Stone) publishing fascinating and last object of desire of the deceased father.
Ludovica reveals to David that his father was writing a memoir that would have given the author the celebrity denied and therefore invites him to look through the papers of the writer.
David begins a journey into memory and knowledge of his father by reading his writings.
The father figure that comes out is completely different from what the child had been created over the years. So David decided to write the novel, which was never actually written on behalf of his father. By becoming a de facto single person
Writing this novel the protagonist becomes an obsession, slipping his mind into a spiral with no return of compulsions and rituals, having stopped taking the drugs to unleash creativity.
The novel reveals a literary event with the Premio Strega, but David collapses mentally and is closed in a psychiatric clinic.
The screenplay is well-written, straightforward, dry, but still laden with intense emotions.
The pathos and especially introspective narrative feels and touches throughout the film, wrapping the audience. The dialogues though fairly obvious and predictable does not diminish the quality of the film.
Directed by Pupi Avati’s “old style”, with no special flashes creative, robust and simple at the same time. Leads the ship into port with experience and confidence. The film even though it has a fairly complex narrative rhythm, at times gives the feeling of stillness and slowness that does not allow the viewer to enjoy to the full story.
Surprise Scamarcio: Really intense, beautiful and engaging its interpretation. His David is credible in the various stages of the film, which manages to capture the symbiotic relationship with the viewer.
It ‘probably his best test of an actor, revealing an unexpected and remarkable artistic shot.
E’intensa how strong Giovanna Ralli in the role of the mother. The class and talent have no age.
Sharon Stone is elegant, charming, but at the same time understated in the role. Enter the character on tiptoe and makes it believable and with the right tone.
Without infamy and without praise the presence of Christian Hour.
The ending of the film is very touching and perhaps silly as it may be a love affair, but without falling into the rhetorical and redundant, leaving the viewer with the feeling that emotion is never too late to make peace with his father.

99.Le parole che non ti ho detto

parole
Ci sono lettere che non vorresti scrivere, ci sono incontri che non vorresti fare, ci sono persone che vorresti evitare. Se non comprendiamo e accettiamo il nostro passato, non saremo mai capaci di vivere il presente e soprattutto non vedremo mai il nostro futuro.
Da ieri sera sto riflettendo su come le emozioni non abbiano scadenza e siano sempre pronti a travolgerti anche in pubblico.
Quando nel dicembre del 2012 decisi di “tornare” non immaginavo che Melvin potesse essere per alcune persone ancora fonte di sentimenti forti e contrastanti.
Melvin è morto il 31 luglio del 2009, eppure ancora oggi “sovrasta” Vittorio De Agrò.
Per quanto possa dire, fare, scrivere, espiare per poche persone, sono e resto “un pazzo” da evitare.
Tutto questo comunque non avrebbe importanza, se non fosse che Melvin ha ferito e cambiato anche la vita di Ginevra.
Mi dispiace veramente Ginevra.
Mi dispiace di non averti protetto da me stesso fino in fondo
Mi dispiace di non essere stato la persona che pensavi che fossi.
Mi dispiace che tu abbia ancora dentro di te tanta rabbia.
Mi dispiace che non sia serena e felice come meriti
Mi dispiace che non mi abbia voluto stringere la mano.
Mi dispiace di non averti potuto chiederti scusa.
Mi dispiace di non averti potuto dire che sei diventata una bella giovane donna.
Mi dispiace di non aver potuto discutere delle tue doti artistiche.
Mi dispiace che ritornare per te, significhi problemi e fastidio.
Mi dispiace che tu dica alla tua amica”Lo conosco”, quando non è così.
Mi dispiace di non essere stato un amico all’altezza.
Mi dispiace se anche per un giorno sul tuo bel viso per colpa mia sia scomparso il sorriso e scesa una lacrima.
Mi dispiace d’aver ricevuto il tuo sguardo carico d’emozioni.
Mi dispiace di non poter tornare indietro e rimediare.
Mi dispiace Ginevra, ma sono tornato e continuo il mio viaggio.
Non sono sicuramente Kevin Kostner e magari un giorno invece tu sarai come Robin Wright, ma mi voglio comunque illudere queste mie parole in qualche modo ti arrivino.
Il tempo è Galantuomo Ginevra, non dimenticarlo mai.

173.Il Bosco

michelini

Lo confesso, tornare a scrivere di fiction italiana dopo aver visto True Detective è complicato.
Mi sento come Icaro, come un angelo caduto dal cielo o se volete come un bambino a cui hanno tolto improvvisamente un bel giocattolo.
Il genere giallo e la Tv italiana hanno bei trascorsi insieme:Gino Cervi con Maigret, Ubaldo Lay con il tenente Sheridan e oggi Zingaretti con Montalbano.
Oggi i gusti del teledipendente sono cambiati, diventano più esigenti e complicati.
Scrivere un giallo non è da tutti. Inchiodare lo spettatore davanti alla TV è ancora più difficile.
Ormai si tende a mescolare più generi, non esiste più il thriller classico.
Pietro Valsecchi e la Taodue hanno lanciato la sfida con “Il Bosco” mini serie in 4 puntate presentata ieri sera in anteprima al Roma Fiction Fest con protagonista Giulia Michelini.
Giulia Michelini è Nina Ferrari una giovane professoressa di psicologia che dopo aver studiato all’estero decide di tornare a casa per insegnare e soprattutto sperando di risolvere il mistero della scomparsa della madre Cecilia avvenuta anni prima.
Un evento che condiziona fortemente la ragazza, causandole crisi d’ansia che la costringono a prendere continuamente psicofarmaci.
La fiction parte subito in “quarta” con la scena di una drammatica fuga nel bosco di una ragazza inseguita da un misterioso uomo mascherato con un coltello(se avete visto il film “Scream”, potete farvi un’ idea del cattivo”) sotto gli occhi sconvolti di Nina.
La ragazza di nome Samantha si scoprirà essere una studentessa del campus universitario. Nina intuisce che dietro quella fuga, si nasconde un mistero e si offre d’aiutare la ragazza, ma che verrà brutalmente uccisa prima che si possano incontrare.
Le indagini sono condotte dall’ispettore Damiani (Andrea Sartoretti) che non sottovaluta l’ipotesi omicidio avanzata da Nina.
I primi sospetti ricadono su Alex Corso(Claudio Gioè), ex galeotto condannato per l’omicidio della fidanzata vent’anni prima e ritornato in paese con sete di rivincita.
Ninna si scontra da una parte con la realtà del campus, luogo di misteri e segreti e dall’altra con un problematico rapporto con il padre Pietro , ricco industriale(Marescotti) deciso a risposarsi con l’ambigua e avida Sandra Ceccarelli.
Il Bosco ha l’ambizione d’essere contemporaneamente thriller e paranormale, ma il mix almeno nella prima puntata non è risultato convincente. La sceneggiatura presenta dei limiti nell’intreccio e non sempre i dialoghi appaiano credibili e realistici.
Lo spettatore dovrebbe subito entrare, secondo le aspettative degli autori, in pieno pathos narrativo e coinvolto dai personaggi e dall’atmosfera tra il noir e dark, ma ciò non avviene.
I personaggi sono sovra caricati determinando così una tensione narrativa eccessiva nei toni e nello sviluppo.
Giulia Michelini si cimenta in un ruolo difficile, buttandosi nella storia con talento e intensità attraverso la sua usuale recitazione “nervosa” e di pancia, ma non sempre riesce a convincere e far nascere il coinvolgimento con il pubblico.
Nina è un personaggio tormentato dal passato e dalla perdita della madre, ci vuole “freddezza”e distacco per renderlo credibile e l’attrice romana, seppure di valore, tende in alcune a sovraccaricare la recitazione.
E’ancora la prima puntata, probabilmente il personaggio subirà evoluzioni, limitandoci a quello che abbiamo visto, possiamo dire che Giulia Michelini è promossa con riserva.
Il resto del cast composto da apprezzati professionisti è sicuramente di qualità, ma è presto per esprimere un giudizio definitivo, ma al momento presentano più luci che ombre.
Alla fine della prima puntata lo spettatore magari non sarà rimasto incantato, ma probabilmente continuerà a seguirlo anche solo per sapere che fine faccia la nostra protagonista dispersa nel “bosco”.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

I confess, I go back to writing fiction Italian after seeing True Detective is complicated.
I feel like Icarus, as a fallen angel from heaven, or if you like a child who has suddenly taken a nice toy.
The yellow kind and have beautiful Italian Tv spent together: Maigret with Gino Cervi, Ubaldo Lay with Lieutenant Sheridan and today Zingaretti with Montalbano.
Today couch potato tastes have changed, become more demanding and complicated.
Write a yellow is not for everyone. Nailing the viewer in front of the TV is even more difficult.
Now we tend to mix genres, there is no longer the classic thriller.
Pietro Valsecchi and Taodue have laid down the gauntlet with “Il Bosco” mini series in 4 episodes presented yesterday evening premiere at the Rome Fiction Fest starring Giulia Michelini.
Giulia Michelini Nina Ferrari is a young psychology professor who, after having studied abroad he decided to return home to teach and especially hoping to solve the mystery of the death of his mother Cecilia took place years earlier.
An event which strongly influences the girl, causing anxiety crisis that forced her to take drugs continuously.
The drama starts immediately in the “fourth” with the scene of a dramatic escape in the woods of a girl being chased by a mysterious masked man with a knife (if you have seen the movie “Scream”, you can make a ‘bad idea’) under the horrified eyes of Nina.
The girl named Samantha turns out to be a student of the university campus. Nina realizes that behind the escape, hides a mystery and offers of help the girl, but to be brutally murdered before they can meet.
The surveys are conducted by the inspector Damiani (Andrea Sartoretti) that does not underestimate the murder hypothesis advanced by Nina.
The first suspicion falls on Alex Corso (Claudio Joey), a former convict sentenced for the murder of his girlfriend twenty years earlier and returned to town with a thirst for revenge.
Ninna collides with reality on one side of the campus, a place of mysteries and secrets and the other with a problematic relationship with his father Peter, a rich industrialist (Marescotti) decided to remarry with the ambiguous and greedy Sandra Ceccarelli.
The Bosco has the ambition to be at the same time and paranormal thriller, but the mix at least in the first episode was not convincing. The script has its limitations and is not always in the interweaving dialogues appear credible and realistic.
The viewer should immediately get in, according to the expectations of the authors, in full pathos narrative and the characters involved and the atmosphere between noir and dark, but it does not.
The characters are over-loaded thus causing excessive tension in tone and narrative development.
Giulia Michelini engages in a difficult role, throwing himself into history with talent and strength through his usual acting “nervous” and belly, but not always able to persuade and give birth to her involvement with the public.
Nina is a character haunted by the past and the loss of his mother, it takes “coldness” and detachment to make it believable and the Roman actress, although of value, it tends to overload in some acting.
It is still the first episode, the character probably will undergo changes, limiting ourselves to what we have seen, we can say that Giulia Michelini is promoted conditionally.
The rest of the cast consists of esteemed professionals is definitely quality, but it is early to make a definitive judgment, but at the moment have more lights than shadows.
At the end of the first episode the viewer is left enchanted maybe not, but it probably will continue to follow him even to know that the end face of our hero lost in the “forest”

172. True Detective – Orange is the new black -Hannibal

true dective

Sono orgoglioso d’essere italiano. Siamo un grande Paese e noi italiani siamo stati capaci di grandi imprese in qualsiasi disciplina.. Eppure ci sono giorni in cui il mio orgoglio nazionale soffre e prende atto che in certi campi siamo, aihme ,ahimé, un Paese da ricostruire. La qualità dei programmi televisivi trasmessi spesso rispecchia la società in cui si vive con pregi e difetti. Ieri sera al Roma Fiction Fest, ancora una volta ho compreso l’enorme distanza che ci separa dall’America, anche dal punto di vista culturale e creativo oltre che come possibilità economiche.
“La fiction fa oggi ciò che il cinema non riesce più a fare. La fiction osa, crea, stupisce. Aspetto con più ansia l’uscita di (una) nuova fiction piuttosto che di un film”. No, queste parole non sono state dette da un qualsiasi teledipendente, ma dal Premio Oscar Bernando Bertolucci intervistato da Carlo Freccero per presentare la serata evento su “True Dective”.finalmente arrivata in Italia dopo aver incantato critica e pubblico in America.
Ero davvero curioso di vedere all’opera i due protagonisti il neo Premio Oscar Matthew McConaughey eWoody Harrelson, nel ruolo di una coppia d’investigatori alla ricerca di un serial killer che nel gennaio del 1995 uccide una giovane donna, facendo ritrovare il corpo con una metodologia e rituali da setta satanica.
Il ritrovamento del corpo è solo l’incipit della storia che ha fin da subito due piani di racconto temporale diversi. Lo spettatore infatti vede i due poliziotti Rust Cohle(McConaughey) e Marty Hart(Harrelson) intervistati separatamente da altri due colleghi nel 2012 sul caso del 95.
Marty e Rust sono cambiati nel corpo e nell’anima dopo quel caso, non sono più una coppia e hanno rotto i rapporti per uno sconosciuto litigio.
Le due interviste fungono da voce narrante all’interno della ricostruzione storica dell’indagine, ma è anche il mezzo per conoscere e comprendere le personalità dei due personaggi.
Ogni puntata è ricca di spunti visivi e mentali, carica di suggestioni e soprattutto caratterizzata da un’atmosfera decadente e nichilista
True Dective è un viaggio profondo e sottile nella psiche dei personaggi diversi tra loro,ma nello stesso tempo complementari.
Rust è un nichilista, visionario, drogato, ma è anche un attento e scrupoloso osservatore delle scene del crimine. La sua vita è stata segnata dalla tragica morte della figlia in un incidente e dal successivo divorzio dalla moglie.
Marty è quadrato, rude, ha una bella famiglia, ma si concede qualche “svago” extraconiugale.
Ambientato in Louisiana, i paesaggi e gli scenari sono parte integrante del racconto e del suo spirito. E’ difficile catalogare “True Dective” in un genere già esistente. E’ come una matrioska, ad ogni puntata si scopre un nuovo ingrediente, un nuovo spunto d’analisi e di riflessione.
La sceneggiatura di Nic Pizzolatto è già di per sé particolare, forte, avvolgente, originale, intrigante. Ogni parola ha un suo peso e scelta con cura. I dialoghi tra i due protagonisti raggiungono vette altissime dal punto di vista filosofico e introspettivo.
La regia di Cary Joji Fukunaga segna un punto di rottura e discontinuità con le regie finora viste. Riesce a tenere alta e costante l’attenzione dello spettatore nonostante la complessità della struttura narrativa e creare con disarmante semplicità un pathos narrativo non comune.
Perfetta l’alchimia tra i due attori che rendono con grande efficacia interprativa ed emotiva le due diverse fasi della storia.
Forse l’unico limite di “True Dective” è la sua impegnativa complessità, volare alto non sempre è facile e non tutti sono capaci di seguirti con la stessa velocità e intensità.

orange

Uscito dalla sala, con la mente e il cuore carichi d’emozioni e sensazioni, ho continuato il mio viaggio nell’eccellenza con” Orange Is the New Black”, fiction tutta al femminile, ambientata in un carcere.
Confesso d’aver visto solo l’ultima mezz’ora, ma è stata sufficiente per capirne le potenzialità
A metà strada tra commedia e dramma, lo spettatore segue le vicende di Piper Chapman(Taylor Schilling) giovane donna rinchiusa nel carcere di Litchfield per 15 mesi con l’accusa di essere il corriere di un pericoloso trafficante di droga. In vero Piper è stata incastrata dalla sua compagna Alex e così si trova a vivere questa esperienza da detenuta. La prima puntata è e servita di fatto a presentare i diversi personaggi alias le altre detenute. Diverse tra loro e tutte particolari , chi violenta, chi ossessiva, chi logorroica, chi invadente, chi maleducata. La vita carceraria vista dal punto d vista femminile con efficace dose d’ironia
Lo spettatore non può non seguire con curiosità le vicende di Piper e delle sue colleghe in un mondo così piccolo ,ma ricco di vita comunque.

hannibal

Uscito stavolta dalla sala con il sorriso sulle labbra, ma sempre estasiato, ho deciso di chiudere il viaggio nel mondo dell’oscurità e di rivedere un vecchio amico:Hannibal Lecter.
Per tutti Hannibal Lecter ha il volto di Sir Antony Hopkins.
E’difficile, se non impossibile, superare l’interpretazione dell’attore inglese nel rappresentare l’eleganza e il fascino del male.
Eppure la serie Hannibal giunta alla seconda stagione, ha sicuramente aggiunto alcuni elementi innovativi e originali nella storia.
Chi era Hannibal Lecter prima d’essere il più pericoloso cannibale della storia?
Una risposta in apparenza semplice, ma in vero assai complessa, quando bisogna raccontare le origini del male, ma gli autori ci sono andati molto vicino.
Hannibal Lecter è Mads Mikkelsen, davvero adeguato per il ruolo. Ha dimostrato di saper reggere il difficile confronto con Hopkins, riuscendo a dare al suo personaggio, spessore e profondità con un volto imperturbabile e scevro d’emotività e con una gestualità minima.
Lo spettatore entra nel mondo di Hannibal, eccellente psichiatra, abile cuoco e affascinante. Ma sono gli sguardi di Mikkelsen che raccontano cosa ci celi dietro l’apparenza:un mostro senza coscienza.
Una serie visionaria, a tratti truculenta, onirica ,caratterizzata più dalle immagini e silenzi che dai i dialoghi.
Il cast è all’altezza del compito, riuscendo a fare da sfondo alla “nascita” del Cannibale ed è curioso, nel limite del possibile, come uno psicopatico possa avere anche amici ed stimatori.
Una sera che ha lasciato il segno nel mio cuore e soprattutto nel mio immaginario, dimostrando ancora una volta che saranno pure yankee e cowboy, ma sanno raccontare e descrivere i sogni e soprattutto gli incubi dell’uomo come nessun altro.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

I’m proud to be Italian. We are a great country and we Italians were capable of large enterprises in any discipline .. Yet there are days when my national pride suffers and acknowledges that in certain areas we are, Aihm, alas, a country to rebuild. The quality of broadcast television programs often reflect the society in which we live with its strengths and weaknesses. Last night at the Roma Fiction Fest, once I realized the enormous distance that separates us from America, from the point of view of the cultural and creative as well as economic opportunities.
“The fiction is today what the film is no longer able to do. The fiction dares, creates surprising. I look more forward to the release of (a) new fiction rather than a movie. “No, these words were not spoken by any couch potato, but by Oscar-winner Bernardo Bertolucci interviewed by Carlo Freccero to present an evening event on “True dective” .Finally arrived in Italy after having charmed critics and audiences in America.
I was really curious to see the work of the two protagonists of the neo Oscar Matthew McConaughey eWoody Harrelson in the role of a pair of detectives searching for a serial killer who in January 1995 kills a young woman, by finding the body with a methodology and ritual satanic cult.
The discovery of the body is only the beginning of the story that has since undergone two different plans story time. In fact, the viewer sees the two policemen Rust Cohle (McConaughey) and Marty Hart (Harrelson) interviewed separately by two other colleagues in 2012 on the case of 95.
Marty and Rust are changed into the body and soul after the event, are no longer a couple, and they broke off relations for an unknown argument.
The two interviews serve as the narrator in the historical reconstruction of the investigation, but it is also the means to know and understand the personalities of the two characters.
Each episode is full of visual ideas and mental, full of suggestions and especially a stylish, decadent and nihilistic
True dective is a profound and subtle journey into the psyche of the characters different, but at the same time complementary.
Rust is a nihilist, visionary, drug addict, but it is also a careful and scrupulous observer of the scene of the crime. His life was marked by the tragic death of his daughter in a car accident and subsequent divorce from his wife.
Marty is square, rude, has a beautiful family, but it gives some “fun” affair.
Set in Louisiana, landscapes and scenarios are an integral part of the story and its spirit. It ‘difficult to categorize “True dective” in a genre already exists. It ‘s like a Russian doll, each episode we discover a new ingredient, a new starting point for analysis and reflection.
The screenplay by Nic Pizzolatto is already particularly strong, fascinating, original, intriguing. Every word has its own weight and carefully chosen. The dialogue between the two protagonists reach great heights in terms of philosophical and introspective.
Directed by Cary Joji Fukunaga marks a point of rupture and discontinuity with the royal views so far. He manages to keep high and constant attention of the viewer, despite the complexity of the narrative structure and with disarming simplicity to create a narrative pathos uncommon.
The perfect chemistry between the two actors that make it a highly effective and emotional interprativa the two different phases of history.
Perhaps the only drawback of “True dective” is its challenging complexity, fly high is not always easy, and not everyone is able to follow with the same speed and intensity
Out of the room, his mind and heart laden with emotions and feelings, I continued my journey in excellence with “Orange Is the New Black”, all female fiction, set in a prison.
I confess that he had only seen the last half hour, but it was enough to understand its potential
Halfway between comedy and drama, the viewer follows the adventures of Piper Chapman (Taylor Schilling), a young woman imprisoned in the prison of Litchfield for 15 months on charges of being the carrier of a dangerous drug dealer. In real Piper was stuck by his girlfriend Alex and so is living this experience held. The first episode is done and served to introduce the different characters aka the other inmates. Different and all unique, some violent, some haunting, some talkative, some pushy, rude people. The view of prison life from the point of view of women with effective dose of irony
The viewer can not help but follow with interest the story of Piper and her colleagues in a world so small, but rich in life anyway.
This time out of the room with a smile on his lips, but always ecstatic, I decided to close the journey into the world of darkness and seeing an old friend: Hannibal Lecter ..
For all Hannibal Lecter has the face of Sir Antony Hopkins.
It is difficult, if not impossible, to overcome the English actor’s performance in representing the elegance and charm of evil.
Yet the Hannibal series now in its second season, has definitely added some innovative and original in the story.
Who was Hannibal Lecter before he was the most dangerous cannibal in history?
An answer apparently simple, but in true very complex when you have to tell the origins of evil, but the authors have gone there very close.
Hannibal Lecter is Mads Mikkelsen, really suitable for the role. He has demonstrated the ability to withstand the difficult comparison with Hopkins, managing to give his character depth and complexity with a stolid face and devoid of emotions and gestures with a minimum
The viewer enters the world of Hannibal, excellent psychiatrist, a skilled cook and charming. But they are the eyes of Mikkelsen who tell us what lies behind appearance: a monster without a conscience.
A series visionary, sometimes truculent, dreamlike, characterized more by the images and silences the dialogue.
The cast is up to the task, failing to make the background to the “birth” of the Cannibal and it is curious, to the extent possible, as a psychopath can also have friends and estimators.
One evening that has left a mark in my heart, and above all in my imagination, once again demonstrating that they will be well yankee and cowboy, but can recount and describe the dreams and especially nightmares man like no other

171.Ragion di Stato – Si alza il vento

ragion di stato

Al cuore non si comanda,ma spesso la ragione deve prevalere sui sentimenti.
Non esiste una sola verità, ma diverse prospettive di un fatto.
Machiavelli secoli fa ci ha raccontato come la politica non sia adatta ai verginelli.
A volte è necessario sporcarsi le mani per un bene superiore. Se è lo Stato stesso a superare il limite della legalità per garantire la sicurezza dei propri cittadini, ci viene detto che è stato fatto per “Ragion di Stato”.
Nell’immaginario comune gli uomini e le donne dei servizi segreti sono personaggi dotati di grandi capacità intellettive, fisiche e soprattutto degli eroi in incognito.
Lavorano nell’ombra e ogni giorno danno il loro contributo per garantire la pace nel mondo.
Ma cosa succede realmente nelle segrete stanze? Chi sono i nostri agenti segreti? Esistono come in ogni posti di lavoro invidie e gelosie?
A queste domande risponde la mini serie “Ragion di Stato” prodotta dalla Cattleya e diretta da Marco Pontecorvo e presentata ieri sera in anteprima al Roma Fiction Fest.
È una fiction sicuramente diversa e particolare nel panorama televisivo italiano. Lo spettatore viene catapultato da una parte in una spy story ricca d’intrecci internazionali e dall’altra si emoziona e commuove con una storia d’amore.
Il capitano Andrea detto il Rosso (Luca Argentero), protagonista della storia,durante una missione in Afghanistan è vittima con il collega e amico Fontana (Andrea Tidona)di un raid talebano che si conclude con il drammatico rapimento dell’amico.
Inizia così un affannoso e segreto pano di recupero organizzato dall’AmmiraglioMassa(Colangeli) e dal suo staff: il maggiore Stell a(Foglietta) e il suo vice Ranieri (Bruschetta).
Il Rosso morde il freno e vaglia ogni possibilità operativa mentre lo scaltro ed esperto Massa chiede aiuto al trafficante d’armi libanese Rashida, che in cambio ottiene di curare a Roma la figlia Fatima malata accompagnata dalla bella moglie Rania(Aksoy).
Così il Rosso, obtorto collo, fa da guardia del corp a Rania e figlia, ma ben presto tra i due scatta la passione e poi l’amore.
I tentativi di salvare l’amico Fontana falliscono tragicamente e il Rosso cercherà in tutti i modi di vendicare l’amico e di salvare Rania dalle mani di un marito violento e possessivo.
Marco Pontecorvo si conferma un regista di grande talento e capacità creative riuscendo a coniugare e mescolare diversi generi senza mai perdere il filo rosso del racconto.
Riesce con maestria ed efficacia a dare un ritmo costante alla storia, non facendo mai calare di tono l’attenzione dello spettatore
La struttura narrativa funziona solo parzialmente. Se l’elemento spy story avvolge e convince, la parte romance stenta a decollare e emozionare.
Giorgio Colangeli, Anna Foglietta e Ninni Bruschetta nei rispettivi ruoli sono convincenti e riescono a trasmettere allo spettatore le diverse sfumature che convivono all’interno dei servizi segreti.
Colangeli è il leale servitore dello Stato, Foglietta è l’agente fedele ma con un’anima, Bruschetta è l’uomo delle carte e per tutte le stagioni.
La coppia Argentero – Aksoy solo in parte trasmette quel calore necessario per raccontare un colpo di fulmine forte e travolgente. Argentero è apprezzabile per l’impegno profuso, ma di James Bond purtroppo c’è ne solo uno e si chiama Sean Connery.
La sceneggiatura e i dialoghi forse hanno risentito del forzoso montaggio di ieri, ma al momento presentano alcune criticità.
Il finale cerca di coniugare il lieto fine all’interno di una spy story, lasciando allo spettatore l’amara sensazione che per “Ragion di Stato”, non sempre la soluzione coincide con la cosa giusta da fare.

At the heart can not control, but often the reason must prevail over feelings.
There is only one truth, but different perspectives of a fact.
Machiavelli centuries ago told us how the policy is not suitable for Verginelli.
Sometimes you need to get your hands dirty for the greater good. If it is the state itself to overcome the limits of legality to ensure the safety of its citizens, we are told that it was done for “reasons of state.”
In the common men and women of the intelligence services are characters with great intellectual ability, physical and above all the heroes in disguise.
They work in the shadows and every day make their contribution to ensuring peace in the world.
But what really happens in the secret rooms? Who are our secret agents? Are there any jobs such as in envy and jealousy?
These questions are answered by the mini series “reason of state” produced by Cattleya and directed by Marco Pontecorvo and presented last night premiered at Roma Fiction Fest.
It is a fiction certainly different and special in Italian television. The viewer is catapulted from a part in a spy story full of twists International and the other gets excited and moves with a love story.
The captain said Andrea Rosso (Luke Argentero), the protagonist of the story, during a mission in Afghanistan is a victim with his colleague and friend Fontana (Andrea Tidona) of a Taliban raid that ends with the dramatic kidnapping of his friend.
Thus began a labored and secret recovery pano organized dall’AmmiraglioMassa (Colangeli) and his staff: Major Stell at (Foglietta) and his deputy Ranieri (Bruschetta).
The Red bites the brake and money every operational capability while the wily and experienced Massa asks for help to Rashida Lebanese arms dealer, who in turn gets to take care of his daughter Fatima sick to Rome accompanied by his lovely wife Rania (Aksoy).
So the Red, unwillingly, is the guard corp to Rania and daughter, but soon the passion between the two clicks and then love.
Attempts to save his friend and the Red Fountain fail tragically tries in every way to avenge his friend and save Rania from the hands of an abusive husband and possessive.
Marco Pontecorvo remains a director of great talent and creative skills managing to combine and mix different genres without ever losing the thread of the story.
He manages with skill and efficiency to give a steady pace to the story, never doing drop tone the viewer’s attention
The narrative structure works only partially. If the item spy story wraps and convincing, the romance and thrill to be sluggish.
Giorgio Colangeli, Anna Foglietta and Ninni Bruschetta are convincing in their respective roles and are able to convey to the viewer the various nuances that coexist within the secret services.
Colangeli is the loyal servant of the state, the agent Foglietta is true but with a soul, Bruschetta is the man of the cards and for all seasons.
The couple Argentero – Aksoy only partially transmits the heat necessary to tell a thunderbolt strong and overwhelming. Argentero be appreciated for their efforts, but to James Bond Unfortunately, there is only one and it is called Sean Connery.
The screenplay and dialogues may have been affected by the forced assembly yesterday, but at the moment have some problems.
The ending tries to combine the happy ending in a spy story, leaving the viewer with the bitter feeling that by “reason of state”, not always the same as the right thing to do

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin” :http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

si alza il vento

Il biglietto d’acquistare per “Si alza il vento” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre

“Si alza il vento ” è un film d’animazione del 2013  scritto e diretto da Hayao Miyazaki

Chi ti ha detto che il film era noioso?” ho chiesto ad una carissima amica a fine proiezione e uno spettatore accanto a me, voce del popolo voce di Dio, non si è trattenuto ed è sbottato “un coglione!”.
“Si alza il vento” è un capolavoro. Veramente molto poco da aggiungere.
Meraviglioso per le immagini, la colonna sonora, i dialoghi, la poetica, l’affresco di un epoca e di una nazione e contemporaneamente il messaggio senza tempo e senza confini. Questa opera è fatta della materia dei sogni, è ricolma dello slancio della passione e dello sguardo incantato sulla tecnologia.
Franco Battiato in una sua canzone di tanti anni fa dichiarava di stare aspettando “un’ottima occasione per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta”, ebbene Miyazaki queste ali meravigliose a forme di spina di sgombro le ha trovate e le regala allo spettatore. Quando le luci si riaccendono e si è schiacciati di nuovo sulla Terra si soffre terribilmente, come quando ci si risveglia al termine di un sogno meraviglioso.
Confesso che ho pianto a più riprese. Sono un grande fan dell’autore giapponese ma era dai tempi di “il mio vicino Totoro” che un suo film non mi commuoveva cosi nel profondo. Il suo ultimo film vince tutti i precedenti. Capisco bene che non voglia girarne un’altro. Non è un fatto d’età. Come notava un amico ieri sera dopo avere creato un opera d’arte di questa portata è dura cimentarsi di nuovo con la consapevolezza di quanto si sia alzata l’asticella.
Mi provoca rabbia, grande rabbia pensare che l’ultima opera di un genio come Miyazaki sia rimasto nelle sale solo 4 giorni mentre nel multisala accanto a me era piena di orrendi film stipati di spettatori che invece di innalzare lo spirito si imbarbarivano sempre di più come tribu di suburbani.
Insomma non basta che Kurzweil si sbrighi a regalarci la trascendenza il più presto possibile per fare si che Miazaki abbia tutto il tempo di provare a superarsi ma dobbiamo pure sperare che la primavera torni ad ingentilire questi tempi nei quali viviamo. Se nel film il protagonista si abbottona la giacca prima di essere presentato alla moglie di un conoscente e quando gli fanno la proposta della vita risponde, dopo aver meditato, “mi concedo di accettare”, oggi noi siamo immersi in folle che vanno a vedere il Roma Fiction Festival invece come storditi da prodotti di brutta produzione e altissimo consumo. Ma “Le vent se lève!… il faut tenter de vivre” (Paul Valery). Non ci arrendiamo.

Massimo Daniele Sapienza

The ticket purchase for “The wind rises” is: 1) gave  Tribute 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The wind rises” is an animated film of 2013, written and directed by Hayao Miyazaki

Who told you that the movie was boring? “I asked a dear friend of mine at the end of the projection and a spectator next to me, the voice of the people, voice of God, did not hold back and blurted out” a jerk. ”
“The wind rises” is a masterpiece. Really very little to add.
Wonderful for the images, the soundtrack, the dialogue, the poetic, the fresco of an era and a nation and at the same time the message timeless and boundless. This work is made ​​of the stuff of dreams, is filled with the passion and enthusiasm of the enchanted gaze on technology.
Franco Battiato in a song many years ago claimed to be waiting for “a fantastic opportunity to buy a pair of wings and leave the planet,” Well Miyazaki wings these wonderful forms of spina mackerel found them and gives it to the viewer. When the lights come back on and was crushed again on Earth will suffer terribly, like when you wake up at the end of a wonderful dream.
I confess that I cried several times. I’m a big fan of the author Japanese but it was the time of “My Neighbor Totoro” that his film is not moved me so deeply. His last film won all the previous ones. I understand he does not want girarne another. It is not a matter of age. As noted by a friend yesterday evening after creating a work of art of this magnitude is hard to grapple again with the knowledge of what has raised the bar.
I provoke anger, great rage to think that the last work of a genius as Miyazaki has remained in the halls only 4 days while in the multiplex next to me was full of horrible movie packed with spectators who instead of raising the spirit imbarbarivano more and more like of suburban tribe.
In short, it is not enough that Kurzweil hurry to give us the transcendence as soon as possible to make sure that Miazaki have plenty of time to try to outdo but we also hope that spring back to refine these times in which we live. If the protagonist in the film he buttoned his jacket before being presented to the wife of an acquaintance, and when they do respond to the proposal of life, after meditating, “I allow myself to accept,” today we are immersed in the crowds who go to see the Roma Fiction Festival instead stunned by how bad the production of products and high consumption. But “Le vent if lève! … Il faut tenter de vivre” (Paul Valery). We will not surrender