26) Sleepless – Il Giustiziere

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Il Biglietto d’acquistare per “Speeless – Il Giustiere” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Sleepless/ Il Giustiere” è un film del 2017 diretto da Baran Bo Odar, scritto da Andrea Berloff, basato sul film “Nuit Blanche”, scritto da Frèdèeric Jardin, Nicolas Saada e Oliver Douyèere, con : Jamie Foxx, Michelle Monaghan, Dermot Mulroney, Gabrielle Union, Scoot McNairy, T.I., David Harbour.

È possibile realizzare un noir ispirandosi a pellicole del tipo “Una Notte da Leoni” Paura e Delirio a Las Vegas”?
I puristi del noir ovviamente risponderanno negativamente con forza, pronti anche scoccare una querela per lesa maestà.
Ebbene, cari lettori, Baran Bo Odar e lo sceneggiatore Andrea Berloff hanno voluto sfidare questo dogma, volendo scrivere le regole del noir con il film “Sleepless” che la distribuzione italiana Notorius ha modificato, a mio avviso in modo fuorviante, con il titolo “Il Giustiziere”.
Il film si apre con una fulminante e drammatica sparatoria nella notte di Las Vegas tra criminali per un carico di droga, finita in un bagno di sangue.
Uno dei criminali è Vincent Downs (Jamie Fox) che nella scena successiva scopriamo essere un poliziotto come lo è il suo complice nella sparatoria.
Lo spettatore pensa di trovarsi di fronte al classico plot narrativo in cui dovrebbe aspettarsi il duello tra il poliziotto corrotto e la detective bella e onesta di nome Jane Bryant (Monaghan) determinata a scovare il marcio nella polizia.
La prima vera sorpresa drammaturgica arriva invece quando il figlio quattordicenne di Downs è rapito da Gregory Rubino(Mulroney), proprietario di un lussuoso casinò e socio d’affari dello spietato Novak, promettendo di liberarlo solo dopo la restituzione della cocaina. Vincent inizierà così una corsa contro il tempo per salvarlo. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-sleepless-il-giustiziere/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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25) Split

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Il biglietto da acquistare per “Split” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di M. Night Shyamalan. Con James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Jessica Sula, Haley Lu Richardson. Thriller, 147’. 2017

Lo aveva già affermato Luigi Pirandello nel 1925, con il celebre romanzo “Uno, nessuno e centomila”: la mente umana è un terreno sconfinato, dove è estremamente semplice smarrirsi.

Siamo abituati a pensare che ciò che distingue le persone le une dalle altre è la personalità, ma siamo davvero sicuri di averne soltanto una? La psicologia e i manuali raccontano di casi di personalità multiple, di persone in cui convivono molteplici anime, talvolta in contrasto.

“Split” del regista e sceneggiatore M. Night Shyamalan, presentato in anteprima all’ultima Festa del cinema di Roma, parte da questo inquietante interrogativo: siamo davvero certi di sapere chi siamo?

Kevin (McAvoy) ha mostrato ben 23 personalità alla sua psichiatra, la dottoressa Fletcher (Buckley), eppure ne rimane ancora una nascosta, che attende solo di materializzarsi e dominare tutte le altre.

Il rapimento di tre adolescenti, tra cui Casey (Taylor-Joy), ragazza molto attenta e ostinata, da il là a una duplice lotta per la sopravvivenza: nella mente di Kevin, tra tutte le personalità che vi convivono, e intorno a lui.

Split” sulla carta ha tutti gli ingredienti per essere un thriller psicologico avvincente, cupo e originale.

Purtroppo le buone premesse non vengono mantenute. Shyamalan, cercando di stupire ad ogni costo, finisce per creare un prodotto ibrido e pasticciato, che manca di una chiara identità narrativa e confonde lo spettatore più che comunicargli qualcosa. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

24) Il Viaggio di Fanny

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Il biglietto da acquistare per “Il viaggio di Fanny” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Lola Doillon. Con Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Cecile De France, Juliane Lepoureau. Drammatico, 94′. 2016. In sala il 26 e 27 gennaio

Tratto dall’omonimo romanzo di Fanny Ben-Amy.

Il volto del male è molteplice, e nel corso della storia dell’uomo abbiamo assistito a diverse forme e declinazioni dei termini ‘barbarie’ e ‘atrocità’.

Una delle pagine più buie del nostro passato è senza dubbio la Seconda guerra mondiale, durante la quale il mondo sprofondò in una spirale di morte e violenza senza fine, punteggiata da piani diabolici, leggi criminali, epurazioni.

Se sulle colpe della Germania nazista tutti puntano il dito, quello che molti ignorano – o fingono di ignorare – è che anche la Francia collaborazionista di Vichy aderì attivamente alla cosiddetta “Soluzione finale”, rastrellando gli ebrei presenti nel Paese per destinarli ai lager.

“Il viaggio di Fanny” di Lola Doillon racconta la storia vera della tredicenne Fanny Ben-Ami e delle sue sorelle. Lasciate dai genitori in una delle colonie francesi create per proteggere i minori dai rischi della guerra, furono costrette alla fuga, insieme ad altri coetanei, per salvarsi la vita.

Un viaggio pericoloso, il loro, verso il confine Svizzero e la salvezza. Un viaggio durante il quale dovettero fare i conti con la fame, il freddo, l’odio, ma potettero fare affidamento su persone di buon cuore, disposte anche a rischiare la vita per loro.

Le drammatiche avventure di Fanny e dei suoi amici, che nonostante la giovane età non si lasciarono abbattere, arrivando a dimostrare un coraggio e una forza rari in molti adulti, toccano il cuore di chi guarda. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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23) Austerilz

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Il biglietto d’acquistare per “Austerliz” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5)Sempre.

“Austerliz” è un documentario del 2016 diretto da Sergei Loznitsa, presentato nel 2016 fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Il 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria. E’ una ricorrenza internazionale di ogni anno nata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria[1]. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto[2].
Un giorno per ricordare le vittime della guerra e soprattutto per riflettere su come e quanto l’umanità sia stata capace di compiere atti mostruosi e indelebili.
La scelta del film della settimana da recensire per il sito è caduta sul documentario “Austerlitz” del regista ucraino Sergei Loznitsa perché pone allo spettatore una diversa e importante prospettiva su luoghi in cui fu compiuto l’Olocausto.
Infatti il regista ha scelto di costruire un documentario come se fosse un Grande Fratello per immortalare le reazioni dei visitatori durante un giorno qualsiasi nel museo di Sachsenhausen, allestito a all’interno di un campo di concentramento, in cui le uniche voci che ascoltiamo appartengono alle guide turistiche che spiegano le torture inflitte nel campo dalle SS e dalla Gestapo.
Un film in bianco nero, in cui i soli rumori di sottofondo sono le voci delle guida e i rapidi commenti dei visitatori, per lo più intenti a fotografare che a guardare e capire che cosa ci sia di fronte a loro.
Il titolo si rifà al romanzo omonimo di W.G. Sebald, riflessione sulla memoria dei fatti dell’Olocausto, che Loznitsa utilizza in chiave di ispirazione per il “suo” Austerlitz.
Lo spettatore accompagna e osserva il giro “turistico” dei visitatori all’interno dell’orrore, ma avvertendo in loro una vaga empatia e commozione per i luoghi. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

22) C’eravamo tanto amati (Bruno Vespa)

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“C’eravamo tanto amati” è un romanzo di Bruno Vespa, pubblicato da Mondadori nel novembre 2016.

Questa recensione per esperienza passata sarà ignorata o derisa da molti, perché per quest’ultimi leggere e recensire un libro di Bruno Vespa è molto peggio di un sacrilegio o di un’offesa al pubblico decoro.
Pur rispettando il parere altrui, francamente me infischio.

Bruno Vespa avrà tutti i suoi limiti e la sua trasmissione “Porta a Porta” spesso ha derive giornalistiche che non condivido, ma personalmente apprezzo il professionista Vespa.
Lo scrittore Vespa per quanto possa valere la mia opinione, è un autore che si lascia leggere con facilità e discreto interesse.
Vespa ha uno stile semplice, lineare, diretto che porta il lettore dentro la storia senza astrusi artifici letterari andando diretto al nocciolo e al cuore della storia da voler divulgare.
“C’eravamo tanto amati” il cui titolo è un omaggio al celebre film di Ettore Scola, non è altro che l’amaro e malinconico racconto di come l’Italia sia riuscita a diventare grande e rispettata nel mondo grazie al talento, ingegno e creativa dei suoi artisti, imprenditori, cuochi, scrittori e come oggi tutto questo sembra essersi perso nelle sabbie mobili di una crisi senza fine, non solamente economica, ma soprattutto d’identità nazionale.
Vespa ricorda a sé stesso e soprattutto ai lettori più giovani come il nostro Paese sia stato capace di rialzarsi dal disastro della seconda guerra mondiale, vivendo un vero boom economico negli Anni 50 e 60 garantendo benessere e sviluppo a tutta la popolazione.
Un benessere che nel corso dei decenni ha cambiato gli usi e costumi degli italiani a cominciare dall’arte del corteggiamento caratterizzato dall’uso della lettera per tramutarsi oggi nello smodato utilizzo di what’sup.
Gli italiani un tempo attendevano con ansia e trepidazione lo squillo del telefono di casa e se erano fuori facevano scorte di gettoni prima e poi di schede telefoniche.
Oggi invece è un alieno chi non possiede almeno un cellulare per essere contatto in qualsiasi momento.
La TV è cambiata profondamente, da mezzo capace di unire il Paese dalle Alpi alla Sicilia con trasmissioni cult come “Lascia o Raddoppia”, per evolvere oggi in una miriade di proposte tra il digitale terreste e satellitare.

Bruno Vespa nel suo descrivere l’evoluzione e trasformazione della nostra società da una parte esalta le capacità degli italiani e dall’altra punta il dito su un presente in cui sembrano essere perduti i talenti e soprattutto il coraggio di fare, segni distintivi del popolo italiano.
“C’eravamo tanto amati” è un libro che merita di essere letto per conoscere il nostro passato e soprattutto per riscoprire le capacità e potenzialità utili per risollevarci da una depressione creativa prima ancora che economica.

21) La La Land

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Il biglietto da acquistare per “La La Land” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva).

Un film di Damien Chazelle. Con Emma Stone, Ryan Gosling, J. K. Simmons, Finn Wittrock, Sonoya Mizuno. Commedia, 126’. 2016.

Dopo il gelo di un anno fa con “Everest”, il direttore artistico Alberto Barbera ha deciso di cambiare rotta e aprire la 73 Mostra del cinema di Venezia con un film che fa danzare e sognare a ritmo di jazz.

L’enfant prodige Damien Chazelle, dopo aver stupito pubblico e critica all’esordio con “Whiplash”, si conferma un talento da tenere d’occhio per il futuro, oltre che un grande conoscitore di musica. Se nel suo primo film aveva puntato tutto sulla fisicità e il talento degli interpreti, stavolta cambia registro costruendo una pellicola d’effetto, visivamente impegnativa, che lascia agli attori un ruolo quasi secondario.

“La La Land” è un musical hollywoodiano in stile anni ‘30 e ‘40, periodo in cui Fred Astaire e Ginger Rogers dominavano la scena danzando in coppia. Per i giovani di oggi, che non hanno avuto modo e forse desiderio di vedere alcune delle loro pellicole in bianco e nero, il film di Chazelle è un ottimo modo di avvicinarsi a un genere cinematografico particolare, che solitamente o si ama o si odia.

Al centro del racconto la storia d’amore tra due giovani sognatori, interpretati da Ryan Gosling ed Emma Stone. Come spesso avviene, il primo incontro tra i due è burrascoso, durante un gigantesco ingorgo in tangenziale a Los Angeles. Siamo nella città dei sogni, e invece che con urla e parolacce Chazelle sceglie di aprire il suo film con una grandiosa scena di ballo in cui gli automobilisti cantano e danzano, uscendo dalle vetture.

Mia (Stone) lavora come cameriera di un caffè negli studios della Warner e sogna di diventare un’attrice; Sebastian(Gosling) è un talentuoso pianista che spera un giorno di aprire un suo locale jazz. Cupido li fa incontrare, portandoli poi a vivere una storia scandita dalle stagioni e dai successi musicali.

È la musica, infatti, a scandire i passaggi più importanti delle vite dei due protagonisti, trascinando lo spettatore in un sogno colorato, magico e intenso. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

20) Dopo l’amore

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Il biglietto da acquistare per “Dopo l’amore” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Joachim Lafosse. Con Bérénice Bejo, Marthe Keller, Cédric Kahn, Catherine Salée, Tibo Vandenborre. Drammatico, 100’. 2016

L’amore è eterno… finché dura, finché non si consuma nel suo stesso fuoco oppure non ci innamoriamo di un’altra persona.

Oggi sono sempre meno numerose le coppie che decidono di sposarsi, e di contro, spesso, chi decide di dire “sì” dopo pochi anni è di fronte al giudice per ottenere la separazione.

Le coppie capaci di resistere alle crisi – del secondo anno e del settimo, provocate dai problemi economici, dallo stress, da incompatibilità caratteriali grandi e piccole – sono davvero poche.

Spesso andarsene e voltare pagina sembra l’unica scelta possibile, ma cosa fare quando si vuole lasciare il coniuge ma non la casa, acquistata insieme con sudore e fatica?

Dopo 15 anni e due bambine, il matrimonio di Marie (Bejo) e Boris (Kahn) è giunto al capolinea e i due decidono di lasciarsi. Boris, però, non può permettersi un’altra casa e questo apre la strada a una serie di complicazioni. Nessuno è infatti disposto a liberare il campo e la coppia, in attesa del divorzio, continua, nonostante tutto, a vivere insieme e a litigare.

Marie non ama più Boris, anzi lo detesta. Ogni cosa che fa l’uomo la infastidisce, ed è anche stanca di mantenerlo. Marie vorrebbe solo voltare pagina. Di contro Boris, architetto disoccupato senza un soldo, non intende lasciare la casa senza ricevere una giusta liquidazione per i lavori di ristrutturazione che a suo tempo vi ha fatto e che ne hanno raddoppiato il valore. Riusciranno a risolvere la disputa?

Lo spettatore si prepari a un film che si pone a metà strada tra “La guerra dei Roses” di Danny De Vito e “La separazione” di Asghar Farhadi, mantenendo però una sua identità e uno spirito “francese” ben definito. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

19) Nebbia in Agosto

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Il biglietto da acquistare per “Nebbia in agosto” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Kai Wessel. Con Ivo Pietzcker, Sebastian Koch, Fritzi Haberlandt, Jule Hermann, Henriette Confurius. Drammatico, 126’. 2016

Tratto dall’omonimo romanzo di Robert Domes.

L’orrore della Seconda guerra mondiale e le deliranti atrocità che sono avvenute in Europa non possono e non devono essere nascoste o dimenticate. Mai. Il compito di storici, insegnanti, genitori è tramandare i tragici fatti alle nuove generazioni; quello dei giovani di assimilarli, nella speranza che certi errori non vengano commessi di nuovo.

Dal 2005 il 27 gennaio di celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Ma se di sterminio, leggi razziali e orrori si sente parlare spesso, non solo in concomitanza della ricorrenza, ci sono fatti che ancora oggi restano poco noti.

Uno di questi è la capillare operazione di sterminio che il regime nazista mise in atto nei confronti di tutti quelli individui giudicati non idonei al bene e allo sviluppo dello Stato ben prima della Soluzione finale del 1940.

Il 14 luglio 1933 un Adolf Hitler da poco tempo eletto cancelliere varò la legge sulla Prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie. Come conseguenza circa 400.000 persone furono sterilizzate tra il 1934 e il 1939.

Il primo settembre 1939 il Fuhrer firmò invece il cosiddetto decreto “Eutanasia” che diede inizio all’operazione T4 e alla morte, da lì al 24 agosto 1941, di 70.000 persone malate di mente.

Terminato ufficialmente nell’agosto ‘41, il programma T4 proseguì invece in forma ufficiosa nei singoli reparti psichiatrici, ad opera di medici e infermieri, fino a quaranta giorni dopo la resa incondizionata del Terzo Reich.

“Nebbia in agosto” di Kai Wessel porta lo spettatore nel sud della Germania all’inizio degli anni ‘40.

Ernest (Pietzcker) è un ragazzo orfano di madre, molto intelligente ma ribelle e solitario. Giudicato “ineducabile” da tutte le strutture e le famiglie che lo hanno ospitato, viene rinchiuso in un’unità psichiatra.

Qui ben presto si accorge che i piccoli pazienti, invece che curati, vengono uccisi sotto la supervisione del dottor Veithausen (Koch), un medico dall’apparenza gentile, ma in realtà convinto seguace delle teorie eugenetiche sostenute dal Fuhrer. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

 

 

 

 

 

 

 

18) L’Ora Legale

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Il biglietto d’acquistare per “L’Ora Legale è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto (Con Riserva) 5) Sempre

“L’Ora Legale” è un film del 2017 diretto da Salvatore Ficarra, Valentino Picone, scritto da Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Fabrizio Testini, con : Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Vincenzo Amato, Leo Gullotta, Antonio Catania, Tony Sperandeo, Sergio Friscia, Eleonora De Luca, Ersilia Lombardo, Alessia D’Anna, Francesco Benigno, Marcello Mordino, Paride Benassai, Gaetano Bruno, Alessandro Roja.

Cari Italiani e Italiane
L’Italia è un grande Paese. Noi italiani siamo un popolo capace di grande imprese, dotato di talenti ed ingegno.
L’Italia è soprattutto una Repubblica Gattopardiana e il caro Tomasi di Lampedusa lo aveva capito decenni fa scrivendo il suo celebre romanzo.
L’Onestà non è più un valore, un segno distintivo, ma è diventato ormai un mero argomento di propaganda politica.
Guardiamoci allo specchio e ammettiamolo tra noi: l’onestà va anche bene, ma guai se ci toccano il nostro caro orticello.
Esagero? Forse, ma come diceva Giulio Andreotti: “a pensare male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca”.
“L’Ora Legale” di Ficarra e Picone unisce in modo magistrale il cinismo e il disincanto raccontando il volto e l’anima dell’italiano, e non esclusivamente della borbonica Sicilia.
In un paese della Sicilia, Pietrammare, puntuale come l’ora legale, arriva il momento delle elezioni per la scelta del nuovo sindaco. Da anni imperversa sul paese Gaetano Patanè (Tony Sperandeo), lo storico sindaco del piccolo centro siciliano. Un sindaco maneggione e pronto ad usare tutte le armi della politica per creare consenso attorno a sé. A lui si oppone Pierpaolo Natoli (Amato), un professore cinquantenne, sceso nell’agone politico per la prima volta, sostenuto da una lista civica e da uno sparuto gruppo di attivisti per offrire alla figlia diciottenne, Betti, un’alternativa in occasione del suo primo voto. Salvo e Valentino sono schierati su fronti opposti: il furbo Salvo(Ficarra), manco a dirlo, offre i suoi servigi a Patanè, dato vincente in tutti i sondaggi; mentre il candido Valentino (Picone scende in campo a fianco dell’outsider Natoli a cui è legato, come peraltro Salvo, da un vincolo di parentela in quanto cognato. Al di là della rivalità, però, entrambi mirano ad ottenere un “favore” che potrebbe cambiare la loro vita: un gazebo che permetterebbe di ampliare la clientela, e quindi gli incassi, del piccolo chiosco di bibite posto nella piazza principale del paese.
Il vento del cambiamento che, a fasi alterne, sembra invadere il nostro Paese spingendo gli elettori a votare pensando più al futuro e non al presente, facendo sorridere anche il saggio Giambattista Vico. Corsi e ricorsi della storia e vedendo il film del duo comico siciliano non può venire in mente la storica frase del Presidente del Consiglio Massimo D’Azeglio “Fatta l’Italia, ora si tratta di fare gli italiani”.
Noi italiani non ragionano da comunità, bensì siamo dei micro cosmi che agiamo per il proprio conto personale.
“L’Ora Legale” è un film di denuncia se volerlo essere, evidenziando i limiti e contraddizioni della nostra società.
Lo spettatore ride, sorride di fronte alla rivolta degli abitanti di Pietrammare che stanchi della dolorosa e difficile onestà preferiscono tornare al quieto vivere del clientelismo e corruzione
L’Ora legale è un film corale, godibile, ben scritto e diretto, seppure di taglio televisivo, in modo efficace e lineare.
Paradossalmente le scene in cui sono protagonisti Ficarra e Picone sono probabilmente le meno convincenti e brillanti sul piano del ritmo e pathos narrativo
L’Ora Legale è un film inaspettato che stupisce per forza, ironia e critica dimostrando che il cinema italiano dopo mesi di buio, può tornare a sperare.
Il Finale tragico comico se da una parte piace e convince dall’altra lascia allo spettatore l’amara considerazione che il Gattopardo è un romanzo evergreen.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

17) L’informatore( John Grisham)

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“La legge è uguale per tutti ” Recita così la scritta presente in caratteri cubitali in ogni aula di tribunale. Un giudice è chiamato a far rispettare ed osservare le norme e applicando con onestà e giudizio i codici affinché qualsiasi cittadino possa avere un equo processo e una giustizia giusta. Che cosa succede però se tali e scontate riflessioni e dogma laico venissero meno? Che cosa ne sarebbe della Giustizia se un giudice non fosse più imparziale diventando parte integrante di un sistema criminoso e svolgendo il proprio lavoro seguendo non più la legge, ma gli interessi di una parte?

Sarebbe il Far West ovviamente. Ma sarebbe forse più giusto leggendo le cronache giudiziarie italiane e non, che tale condizione si verifica fatalmente, assai spesso. La corruzione dilaga a qualsiasi livello mettendo amaramente in evidenza come l’avidità e cupidigia siano assai presenti nell’animo umano. Non tutti però sono disposti ad accettare questo stato di cose, combattendo dall’interno per mettere fine a questa piaga e togliere le mele marce.

John Grisham con il suo nuovo legal thriller porta il suo lettore in Florida facendoci conoscere la coppia di avvocati investigatori della commissione CDG: Lacy Stoltz e Hugo, che come lavoro hanno il compito di verificare eventuali casi di corruzione da parte di un giudice. Sono in Florida per raccogliere la testimonianza di un misterioso ed eccentrico personaggio di nome Greg Myers, ex avvocato radiato dall’albo perché colpevole di alcune truffe passate. Myers gli rivela un caso di corruzione enorme in cui è coinvolta il giudice Claudia McDover legata a doppio filo alla cosiddetta Mafia delle paludi. continua su

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