25) Italiani Volta Gabbana (Bruno Vespa)

vespa

“Italiani Volta Gabbana” è un libro di Bruno Vespa e pubblicato nel novembre del 2014 da Mondadori.

“Chi non cambia mai idea è un cretino” recita un vecchio detto.

Un tempo si diceva che nella vita si può cambiare anche moglie eccetto che la fede calcistica, sfortunatamente oggi anche questo “dogma” è venuto meno.

Noi italiani siamo volubili, agiamo spesso di pancia e soprattutto per interessi di bottega.

Bruno Vespa non è amato, anzi odiato e dileggiato da molti perché ritenuto ipocrita, falso e servitore del potente di turno, eppure i suoi libri ogni anno vendono tanto e il suo talk show “Porta a Porta”, riconosciuta come “La terza camera della Repubblica”, dal 1996 continua ad essere uno dei programmi dei più seguiti su Rai uno.

Chi è da criticare? Vespa che lavora con professionalità o chi di nascosto lo legge e vede da anni e in pubblico scaglia la pietra senza alcuna vergogna ? Non credo che esista una letteratura di Serie A e una di serie B. Semplicemente esiste buoni libri e libri sciatti e noiosi.

Personalmente non ho problemi ad ammettere che leggo Bruno Vespa ogni anno e che, pur non essendo il mio scrittore preferito, nel complesso il suo stile mi convince e mi piace osservare e riflettere i mutamenti della nostra società dalla prospettiva offerta da un importante cerimoniere che ha attraversato le nostre tre Repubbliche sempre indenne.

Vespa può non piacere, ma è un professionista e come tale ci racconta in questo libro come la coerenza e l’onestà intellettuale non siano proprio i primi segni di riconoscimento e di distinzione del nostro popolo.

Nel suo ultimo libro ci racconta come, fin dalle guerre d’indipendenza, per riuscire a ottenere la creazione del Regno D’Italia e una forma di unità continua su

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“Gabbana Italian Volta “is a book by Bruno Vespa and published in November 2014 by Mondadori.

“Who never changes idea is an idiot,” goes the old saying.

People used to say that in life you can even change his wife except that the faith football, unfortunately even today this “dogma” has failed.

We Italians are fickle, often act belly and especially for shop-interest.

Bruno Vespa is not loved, even hated and derided by many because it was considered hypocritical, false and servant of the powers that be, and yet his books sell so much every year and his talk show “Porta a Porta”, recognized as “The third chamber Republic “, from 1996 continues to be one of the most watched programs on Rai Uno.

Who is to criticize? Vespa who works professionally or who secretly reads it and sees in public for years and throws the stone without any shame? I do not think that there is a literature of Series A and Series B. Simply there good books and books sloppy and boring.

Personally I have no problem admitting that I read Bruno Vespa each year and that, while not my favorite writer, overall his style convinces me and I like to observe and reflect the changes in our society from the perspective offered by a major ceremonies which crossed our three republics always harmless.

Vespa may not like it, but it’s a professional and as such tells in this book as the consistency and intellectual honesty are not just the first signs of recognition and distinction of our people.

In his latest book tells us how, since the wars of independence, to be able to achieve the creation of the Kingdom of Italy and a form of unit continues on

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24. Still Alice

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Il biglietto d’acquistare per “Still Alice” è: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

Un film di Richard Glatzere  Wash Westmoreland. Con Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Alec Baldwin. Drammatico, ’99. 2015

Cosa sarebbe la nostra vita senza ricordi? La memoria e l’esperienza sono i due capisaldi dell’esistenza di ognuno di noi, ciò che ci rende forti e vivi. La memoria è il nostro tesoro, il porto in ci rifugiamo quando la realtà appare sgradevole e ostile.

Eppure esiste una malattia atroce che va a toccare, disintegrandola poco a poco, la consapevolezza di ciò che abbiamo vissuto, l’Alzheimer. Una parola brutta, anche dal solo punto di vista fonetico, per un male che trasforma, lentamente e inesorabilmente, un essere umano in un vegetale, in uno zombie.

L’Alzheimer è considerato un’emergenza nazionale negli Stati Uniti; nel nostro paese, invece, le costose cure per chi soffre di questo morbo sono a carico dei familiari. Generalmente colpisce le persone anziane, ma i casi di pazienti “giovani” sono in forte aumento. Una malattia misteriosa per molti aspetti, difficile da prevenire.

“Still Alice”è la cruda e amara storia di Alice (Moore), bella e atletica cinquantenne, stimata professoressa di Lingue in una prestigiosa Università, che improvvisamente si scopre malata di Alzheimer. Alice è una donna realizzata nel lavoro e felice nella vita privata. Ha infatti un marito, medico affermato, e tre bei figli.Alice intuisce che qualcosa non va nella sua mente quando durante una conferenza non ricorda le parole da pronunciare in un discorso o come durante una abituale corsa non riesce più a capire dove si trova. Allarmata consulta un neurologo che dopo gli approfonditi esami emette la drammatica sentenza: Alzheimer precoce e di origine genetica, una variazione del morbo se possibile ancora più devastante e veloce nello svilupparsi. La notizia ovviamente stravolge la vita di Alice e della sua famiglia. John (Baldwin) marito devoto cerca in tutti i modi di starle vicino e sostenerla e gli stessi figli seppure preoccupati di aver ereditato il morbo si stringono intorno alla madre. Per Alice, donna forte ed energetica che ha fatto della proprietà del linguaggio e delle parole l’essenza stessa della sua vita soffrire di Alzhimer è come subire la pena del contrapasso dantesco.La donna lotta con tutte le sue forze per evitare di perdersi e nello stesso tempo predispone un accurato piano qualora le tenebre calassero su di lei. Una malattia che se da una parte spegne Alice, dall’altra le permette di capire e soprattutto di appianare i conflitti con la ribelle e inquieta figlia Lydia(Stewart) che sogna di fare l’attrice piuttosto che il college preoccupando non poco la madre per il suo futuro.
La sceneggiatura è asciutta, semplice, diretta e personalmente la ritengo precisa e rigorosa nel descrivere l’inizio della malattia e di come essa cambi non solo la vita del malato, ma anche quella dei familiari. Quando si racconta una malattia e le sofferenze di un malato di solito un testo tende a scivolare nel melenso e soprattutto alla lacrima facile. Qui invece gli autori hanno il pregio di portare il lettore per mano nella drammatica conoscenza di questa malattia senza far ricorso a scene eccessivamente caricate e forti per indurlo alla facile e scontata commozione. Il testo ti spinge a vedere il mondo dalla prospettiva di Alice e di fa comprendere quanto sia terribile e angoscioso perdere dopo giorno una parte di te. Gli stessi dialoghi sono sobri, credibili e comunque molto intesi e avvolgenti.
La regia è di taglio televisivo, ma un prodotto televisivo di buona qualità e attento a raccontare una storia con delicatezza ed eleganza riuscendo a creare un ponte emotivo tra lo schermo e il pubblico in sala garantendo un ritmo costante . Uno stile pulito e caloroso che esalta il già talentuoso cast.
Se dovessimo dare retta ai rumors e ai premi assegnati dalla critica nelle ultime settimane il prossimo 25 febbraio Julianne Moore dovrebbe vincere l’Oscar come migliore attrice senza se e senza ma. Sappiamo bene pero che la storia degli Oscar è ricca di colpi scena e di clamorosi e discutibili verdetti. Julianne Moore avrebbe meritato di vincere per la sua lunga e brillante carriera già da tempo un paio di Oscar, eppure è ancora a mani vuote. La Sua Alice è davvero toccante, vera, forte, empatica, elegante e umana. Lo spettatore partecipa al suo drammatico e veloce declino. Si unisce alla sua lotta pur sapendo di essere una battaglia persa.Moore è un Attrice completa e talentuosa negli anni ci hanno ridere e commuovere con i suoi personaggi riuscendo sempre ad essere credibile. Quest’anno le concorrenti per l’Oscar sono davvero agguerrite e altrettanto di valore. Probabilmente quella della Mooore ,pur essendo un performance intensa e degna di un forte plauso,non è la sua migliore in assoluto. Ma comunque ben venga l’Oscar per una delle poche attrici complete che ci sono attualmente in circolazione e che mostra con orgoglio la sua età senza vergogna e desiderio di alcun ritocco estetico.
Menzione particolare per Kristen Stewart all’interno di cast solido e adeguato alla storia,la giovane “vampira” sta crescendo artisticamente e con tenacia e talento si sta togliendo gli abiti scomodi del personaggio d “Bella”e sta facendo conoscere allo spettatore il valore dell’attrice Kristen.
La sua Lydia a metà strada tra voglia di ribellione e affetto filiale convince e piace mostrando una forte e incisiva personalità.
Il finale del film toccate e drammatico evita di mostrarci la “caduta” definitiva della protagonista preferendo mostrare al pubblico che l’alzheimer può togliere tutto alla persona ,lasciandolo “nudo “di fronte a tutti, ma non potrà mai privarlo dell’amore dei suoi cari.

 

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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The ticket purchase for “Still Alice” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

A film by Richard Glatzere Wash Westmoreland. With Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Alec Baldwin. Drama, ’99. 2015

What would our life without memories? The memory and experience are the two cornerstones of the existence of each of us, what makes us strong and alive. Memory is our treasure, we take refuge in the harbor when the reality is unpleasant and hostile.

Yet there is a terrible disease that touches, disintegrating gradually, the awareness of what we experienced, Alzheimer’s. A bad word, even by only aurally, for a disease that turns, slowly and inexorably, a human being into a vegetable, in a zombie.

Alzheimer’s is considered a national emergency in the United States; in our country, however, the costly care for those suffering from this disease are borne by the family. Generally affects older people, but cases of patients “young” are rising fast. A mysterious disease in many respects, difficult to prevent.

“Still Alice” is the raw and bitter story of Alice (Moore), a beautiful and athletic fifties, esteemed professor of languages at a prestigious university, who suddenly discovers suffering from Alzheimer’s. Alice is a woman made in the work and happy in private life. Indeed has a husband, a doctor said, and three beautiful children .Alice realizes that something is wrong in his mind when, during a conference does not remember the words to say in a speech or as usual during a race is not able to figure out where it is. Alarmed consult a neurologist who after thorough examinations emits the dramatic sentence: early Alzheimer’s and of genetic origin, a variation of the disease if it can be even more devastating in developing and fast. The news obviously disrupts the lives of Alice and her family. John (Baldwin) devoted husband tries in every way to be near her and support her own children and even worried that he has inherited the disease huddle around the mother. For Alice, strong woman and energy that made the property of language and words the essence of his life suffer Alzhimer is like to suffer the penalty of counterpoise dantesco.La woman fight with all his might to avoid getting lost and in same time prepare a thorough plan when darkness calassero on her. A disease that if one part off Alice, on the other hand allows her to understand and especially to address conflicts with the rebellious and restless daughter Lydia (Stewart) who dreams of becoming an actress rather than college worrying not just for the mother its future.
The screenplay is dry, simple, direct and personally I feel precise and rigorous in describing the onset of the disease and how it changes not only the patient’s life, but also that of their families. When you tell a disease and suffering of a sick usually a text tends to slide in dull and especially to tear easily. Here, however, the authors have the advantage of bringing the reader by the hand in the dramatic knowledge of this disease without resorting to overly loaded scenes and strong to induce him to the easy and obvious emotion. The text makes you see the world from the perspective of Alice and makes you realize how terrible and agonizing days after losing a part of yourself. The same dialogues are sober, credible and however much understood and enveloping.
Directed by cutting television, but a television product of good quality and careful to tell a story with delicacy and elegance managing to create an emotional bridge between the screen and the audience ensuring a steady pace. A clean and warm that enhances the already talented cast.
If we were to listen to rumors and prizes awarded by critics in recent weeks next February 25 Julianne Moore should win the Oscar for best actress without ifs and buts. We know, however, that the history of the Oscars is full of shots of the scene and sensational and controversial verdicts. Julianne Moore deserved to win for his long and distinguished career for some time a couple of Oscar, yet it is still empty-handed. His Alice is really touching, true, strong, empathetic, elegant and human. The audience participates in his dramatic and rapid decline. Joins his struggle despite knowing that she is a battle persa.Moore Actress complete and talented in the years we have laughed and moved with his characters always managing to be credible. This year’s competitors for the Oscars are really aggressive and equally valuable. Probably one of Mooore, despite being a performance worthy of a strong and intense applause, not its absolute best. But however well be the Oscar for one of the few actresses complete that there are currently in circulation and proudly displaying his age without shame and desire of any aesthetic touch.
Special mention for Kristen Stewart in cast solid and appropriate to the story, the young “vampire” is growing artistically and with tenacity and talent you are removing the clothes uncomfortable character of “Beautiful” and is making the viewer know the value of ‘actress Kristen.
Its Lydia halfway between desire for rebellion and filial affection and convinces like showing a strong and incisive personality.
The film’s final dramatic touch and avoids to show the “fall” of the protagonist ultimately preferring to show the public that Alzheimer’s can take away everything to the person, leaving it “naked” in front of everyone, but it will never deprive him of his love dear.

http://paroleacolori.com/al-cinema-still-alice/

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”

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23) Noi (David Nicholls)

noi
“Noi”è un libro scritto da David Nicholls e pubblicato in Italia da Neri Pozza nel novembre 2014.
Da bambini ci hanno letto le fiabe in cui il principe azzurro baciava , salvava la sua bella per voi vivere felici e contenti, magari mentre cavalcavano il lucente cavallo bianco verso l’orizzonte al tramonto.
Tutti sognano l’amore, l’anima gemella, eppure oggi i divorzi sono in forte aumento e la voglia di fare famiglia cresce quanto il Pil italico: 0,..
Esistono ancora le belle storie d’amore o ormaipossiamo solo leggerle nei libri?
Il matrimonio è la tomba dell’Amore o il suo coronamento?
Difficile dare delle risposte senza apparire sdolcinatamente romantici o amaramente cinici.
David Nicholls ama scrivere e descrivere l’amore , probabilmente essendo uno dei pochi che crede ancora a questo nobile e sciagurato sentimento.
Ho conosciuto lo scrittore inglese due anni fa quando mi sono “innamorato” della storia tra Dexter e Emma raccontata nel romanzo “Un giorno”. Un Amore inseguito e desiderato per vent’anni che ha scaldato milioni di cuori nonchè il mio vecchio e stanco.. Un amore coronato e poi tragicamente concluso prima del tempo. Dal libro , come spesso accade ,è nato il film interpretato dal Premio Oscar Anne Hathaway, ma che personalmente non ho ritenuto all’altezza delle belle e commoventi pagine.
Aperta la strada, Nicholls ha scelto di proseguire su questa tema raccontandoci come l’amore evolve e muta in una coppia dopo aver deciso di compiere il fatidico passo .
La voce che accompagna il lettore in questa storia è quella di Douglas Petersen, attempato e distinto biochimico inglese di cinquantadue anni, sposato da venticinque anni con la deliziosa e colta Connie, la quale improvvisamente una notte d’estate gli comunica il suo desiderio di voler divorziare dopo che avranno trascorso l’ultima vacanza con il figlio Albie prima della sua partenza per il college.
Per Douglas la notizia è il più classico del “fulmine a cielo sereno”, essendo lui un uomo preciso, quadrato, schematico e nel complesso noioso, ma soprattutto ancora innamorato della moglie.
Così il nostro protagonista determinato a salvare il proprio matrimonio decide che il Tour per le capitali europee debba essere l’occasione per riaccendere l’antiche passioni in Connie e regalare ad Albie un bel momento con i suoi genitori.
Il libro ha due piani di racconto: presente e passato. Un passato per Douglas denso di bei ricordi di vita trascorsi con Connie: dal loro primo buffo incontro a casa di sua sorella Karen per passare poi ai loro primi appuntamenti , alla consapevolezza di amarsi seppure nelle diversità e differenze caratteriali e familiari e per arrivare alla decisione di sposarsi e di crearsi una famiglia scandita prima dalla tragica e prematura morte della primogenita e poi dalla gioia per la nascita di Albie.
Un presente che invece è avventura, scoperta delle bellezze naturali e artistiche dell’Europa e soprattutto i maldestri tentativi di Douglas di essere la guida perfetta per la sua famiglia.
Il lettore segue con affetto e con il sorriso le vicende,le discussioni e le peripezie della vicenda Petersen, perché in qualcuno mondo non può non identificarsi. I litigi e le incomprensioni tra padre e figlio e il lento e inarrestabile logoramento e conclusione di rapporto di coppia dopo una storia d’amore durata tanto tempo, potrebbero anzi sono anche le nostre storie.
Lo stile di Nicholls è come sempre ironico, malinconico e nello stesso tempo caldo, avvolgente e accogliente. Forse il ritmo della storia non è sempre costante e in alcuni momenti si ha la sensazione che l’autore si sia perso in troppi dettagli magari superflui, ma la lettura rimane comunque godibile e scorrevole.
Il lettore non può non tifare per Douglas e sperare che il suo piano di salvataggio si realizzi e nello stesso tempo comprende come non sempre è possibile il lieto fine.
Un tempo le favole servivano a farci sognare e a credere che il bene trionfi sempre sul male. Oggi purtroppo le favole vengono riscritte in chiave dark perché considerate se no “poco rock”.
L’amore è bello finchè dura e dopo aver letto questo romanzo prenderemo atto che in fondo ci può ovviamente dispiacere per la fine di una storia, ma se lo si è vissuto con intensità nel nostro cuore rimarrà sempre vivo e in fondo come per Douglas non è detto che non ci possa essere magari un altro “Noi”..

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“We” is a book written by David Nicholls and published in Italy by Blacks Pozza in November 2014.
As children we read fairy tales in which the prince kissed her, saved her beautiful for you to live happily ever after, even as they rode the gleaming white horse to the horizon at sunset.
Everyone dreams love, soul mate, yet today divorces are rising fast and the desire to do what the family grows GDP italics: 0 ..
There are still beautiful love stories or ormaipossiamo only read in books?
Marriage is the tomb of love or his crown?
Difficult to give answers without appearing sdolcinatamente romantic or bitterly cynical.
David Nicholls loves to write and describe love, probably being one of the few who still believe in this noble and unfortunate feeling.
I met the British writer two years ago when I “love” of the history between Dexter and Emma told in the novel “One day”. A Love chased and desired for twenty years that has warmed the hearts of millions as well as my old and tired .. A love crowned and then tragically ended prematurely. From the book, as often happens, was born from the film starring Academy Award winner Anne Hathaway, but personally I did not feel up to the beautiful and moving pages.
Open the road, Nicholls has chosen to continue on this theme by telling us how love evolves and mutates into a pair after deciding to take the fateful step.
The voice that takes the reader in this story is that of Douglas Petersen, elderly and distinguished English biochemist of fifty-two, married for twenty-five years with the delicious and cultured Connie, which suddenly a summer night tells him his desire to divorce after they have spent the last holiday with his son Albie before he left for college.
For Douglas the news is the most classic of the “bolt from the blue”, because he is a man precise, square, schematic and overall boring, but above all, still in love with his wife.
So our hero determined to save their marriage decides that the tour for the European capitals should be an opportunity to rekindle old passions in Connie and give to Albie a good time with his parents.
The book has two floors of the story: past and present. A past Douglas dense memories of life spent with Connie: from their first encounter funny home of his sister Karen then move on to their first appointments, to the awareness of love even in the diversity and differences of character and family and to get to the decision to marry and start a family before punctuated by the tragic and untimely death of the firstborn and then joy for the birth of Albie.
A mind that is instead adventure, discovering the natural and artistic beauty of Europe and especially the clumsy attempts of Douglas to be the perfect guide for his family.
The reader follows with affection and with a smile the events, discussions and the vicissitudes of the story Petersen, why in the world someone can not identify. The quarrels and misunderstandings between father and son and the slow and relentless attrition and conclusion of the couple’s relationship after a romance lasting so long, could indeed are our stories.
The style of Nicholls is as always ironic, melancholy and yet warm, snug and cozy. Perhaps the pace of the story is not always constant and at times one has the feeling that the author has been lost in too much detail maybe unnecessary, but the reading is still enjoyable and smooth.
The reader can not help but cheer for Douglas and hope that his rescue plan is realized at the same time understand how you can not always a happy ending.
Once the tales served to make us dream and believe that good always triumphs over evil. Today, unfortunately, the tales are rewritten in the dark because they are considered key if no “little rock”.
Love is nice while it lasts, and after reading this novel take note that in the end we can obviously regret at the end of a story, but if you lived with intensity in our hearts will always remain alive and basically how to Douglas it is said that there can be maybe another “we” …

22) Il nome del figlio.

comencini
Il biglietto d’acquistare per “Il nome del figlio” è :1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre
“Il nome del figlio” è un film del 2014 diretto da Francesca Archibugi, scritto da Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, tratto dalla piece teatrale francese “ Le prénom” di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte ,con: Alessandro Gassman, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Micaela Ramazzotti e Rocco Papaleo.
Uscire, andare al cinema o cenare da solo è triste oltre che da sfigati e invece mangiare in compagnia degli amici allunga la vita sostengono dicono gli uomini di mondo
Personalmente ritengo che chi ha elaborato queste massime di vita probabilmente sia stato in vero un misantropo che prima di passare a migliore vita abbia voluto regalare al mondo l’ultimo velenoso regalo.
Una cena in famiglia nove volte su dieci finisce in tragedia e quella tra amici non è mai una passeggiata dove spesso basta anche solo un innocuo pretesto per incrinare e distruggere rapporti durati anni.
Come avviene durante la cena organizzata a casa di Betta (Golino) e di suo marito Sandro(Lo Cascio) per festeggiare la futura nascita del figlio della coppia composta dal Paolo (Gassman) e Simona(Ramazzotti).
Una cena in cui si ritrovano amici di lunga data come Betta, Paolo, Sandro e Claudio (Papaleo), legati da reciproco affetto e da ricordi di gioventù, ma che le scelte di vita e di lavoro hanno posto su posizioni politiche e di vita diverse. Betta e Paolo sono fratelli e provengono da una importante e storica famiglia ebraica con convinte idee di sinistra. La prima è un insegnante delle medie e il secondo è un affermato agente immobiliare. Sandro è un stimato professore universitario e twitter dipendente e invece Claudio è un talentuoso musicista, anche loro di sinistra.
Paolo, nonostante le origini e le tradizioni di famiglia, ha uno stile di vita e di pensare meno “ortodosso” e più liberal, provocando il disappunto e le critiche dei suoi vecchi amici.
Disappunto che si tramuta in stupore e rabbia quando Paolo annuncia di voler chiamare, d’accordo con la moglie scrittrice di successo e distante dall’ambiente e ideali di sinistra, il proprio figlio Benito.
Un nome che suscita negli altri conviviali e soprattutto in Sandro una scontata e forte vis polemica dando così il via a una serata caratterizzata da reciproche rivelazioni, accuse e scambi polemici, dove ognuno si sentirà libero di sfogarsi e di togliersi tutti i sassolini dalle scarpe.
La cena diventa in qualche modo una sorta di terapia di gruppo in cui ogni amico racconta di sé e di come è stato considerato e compreso erroneamente dagli altri nel corso degli altri.
Sebbene il testo sia di origine teatrale e ci sia già stata una versione cinematografica, il testo “italico” non va considerato una mera opera di traduzione e di copia e incolla.
Gli autori hanno inserito degli elementi diversi e soprattutto modellato la struttura narrativa seguendo lo spirito e soprattutto il modus operandi di noi italiani. Il risultato è un riuscito mix tra parola e azione che rende la storia vivace e frizzante e soprattutto credibile.
Un testo ben scritto, fluido e ricco di suggestioni e iperboli verbali che rispecchia in modo efficace come la nostra società sia mutata e come gli stessi salotti “buoni ed elitari” del nostro Paese non siano più come quelli di un tempo.
Nel caso specifico gli autori descrivono allo spettatore un salotto romano, ma che in vero potrebbero osservare e vedere ogni parte d’Italia caratterizzati da diversi e variopinti personaggi come nel film, che se vogliamo con una punta di cinica ironia definire nuovi mostri “nostalgici”.
I personaggi sono ben tratteggiati e le loro contraddizioni e frustrazioni vengono ben evidenziate grazie a dei dialoghi e monologhi intesi e ben ideati e costruiti.
La regia piace e convince soprattutto per la capacità e abilità di aver dato al film un ritmo costante e avvolgente rispetto alla versione francese che risultava troppo statica e lenta.
Francesca Archibugi ha il merito di costruire una storia pensando ai gusti del pubblico locale inserendo così l’elemento fisico nella recitazione degli attori rendendola cosi godibile e divertente.
E’ una versione più “caciarona”, probabilmente, ma ciò evita cali di attenzione e soprattutto noia da parte dello spettatore.
“Il nome del figlio” è un bello esempio di come dovrebbe essere sempre fatto e interpretato un film corale. Il cast si muove sulla scena nei modi e nei tempi giusti. Ogni personaggio è costruito in maniera efficace e significativa. La coppia Gassman-Lo Cascio , dopo il riuscito e intenso lavoro in “I nostri ragazzi” come fratelli, qui come cognati si conferma perfetta nel completarsi a vicenda. Il primo scuro di sé e l’altro forte dei suoi ideali. Due uomini diversi e personalità differenti che con classe e bravura attraggono e coinvolgono il pubblico durante i loro sentiti e divertenti scambi di opinioni sulla vita e politica.
Papaleo interpreta il suo Claudio in punta di fioretto, ma sa quando dare la giusta stoccata comica colpendo il cuore e la mente del pubblico.
Forse il testo premia di più le figure femminili con dei monologhi molto vibranti e sentiti nella seconda parte in cui non sfigurano né la Golino né la Ramazzotti, anche se la personale preferenza va a quest’ultima anche per la capacità di bucare lo schermo e tenere la scena.
Il finale , forse, forzatamente a lieto fine invita lo spettatore a riflettere che in un mondo anche se solo sulla carta ancora legato a simboli e principi, l’amicizia e l’amore restano comunque solide e indissolubili realtà a cui a credere e appoggiarsi.

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The ticket purchase for “The name of the child” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“The name of the child” is a film of 2014 directed by Francesca Archibugi, written by Francesca Archibugi and Francesco Piccolo, taken from the French theatrical piece “Le prénom” Alexandre de La Patellière and Matthieu Delaporte, with: Alessandro Gassman, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Micaela Ramazzotti and Rocco Papaleo.
Get out, go to the movies or dinner alone is sad as well as losers and instead eat with friends prolongs life support men say of the world
I personally think that those who drew up these maxims of life probably was true in a misanthrope who before moving to a better life has wanted to give to the world the last poisonous gift.
A family dinner nine times out of ten ends in tragedy and that between friends is never a walk where often required only a harmless pretext to disrupt and destroy relationships lasted years.
As occurs during the dinner organized at the home of Betta (Golino) and her husband Sandro (Lo Cascio) to celebrate the forthcoming birth of the child of the couple composed of Paolo (Gassman) and Simona (Ramazzotti).
A dinner where you can find long-time friends as Betta, Paolo, Sandro and Claudio (Papaleo), linked by mutual affection and memories of youth, but the choices of life and work have placed on political positions and different life . Betta and Paul are brothers and come from an important and historic Jewish family convinced with leftist ideas. The first is a middle school teacher and the second is a successful real estate agent. Sandro is an esteemed university professor and twitter dependent and instead Claudio is a talented musician, they too left.
Paul, despite the origins and traditions of the family, has a way of life and thinking less “orthodox” and more liberal, causing disappointment and criticism of his old friends.
Disappointment that turns into astonishment and anger when Paul announces that he wants to call, along with his wife, a successful writer and distant from the environment and the ideals of the left, his son Benito.
A name that inspires in others convivial and especially Sandro in a predictable and strong polemic thereby starting an evening characterized by mutual revelations, accusations and polemical exchanges, where everyone will feel free to let off steam and to remove all the pebbles from shoes.
Dinner somehow becomes a sort of group therapy in which every friend tells about herself and how was considered and understood incorrectly by others over the other.
Although the text is original theatrical and there has already been a film version, the text “Italic” should not be considered a mere work of translation and copy and paste.
The authors have included several of the elements and especially shaped the narrative structure following the spirit and especially the modus operandi of the Italians. The result is a successful mix between word and action that makes the story lively and sparkling and above all credible.
A well-written text, fluid and full of suggestions and verbal hyperbole that effectively reflects how our society has changed and how the same salons “good and elite” of our country are not more like those of the past.
In this case the authors describe the viewer a Roman salon, but in true could observe and see every part of Italy characterized by different and colorful characters like in the movie, that if we want a bit of cynical irony define new monsters “nostalgic” .
The characters are well sketched and their contradictions and frustrations are well highlighted through dialogues and monologues understood and well designed and constructed.
Directed like and lies in its capacity and ability to have given the film a steady pace and enveloping than the French version that was too static and slow.
Francesca Archibugi has the merit of building a story in mind the tastes of the local audience, thus bringing the physical element in the acting of the actors making it so enjoyable and fun.
It ‘a more “caciarona”, probably, but it significantly boosts attention and especially boredom by the viewer.
“The name of the child” is a beautiful example of how it should always be done by and starring an ensemble film. The cast moves on the scene in the manner and at the right time. Each character is built in an effective and meaningful. The pair Gassman-Lo Cascio, after successful and intensive work in “Our boys” like brothers, in-laws here as it is confirmed in the perfect complement each other. The first dark of self and other strong of its ideals. Two different men and different personalities that with class and talent attract and involve the public during their felt and funny exchanges of views on life and politics.
Papaleo plays her Claudio in the tip of foil, but knows when to give the right jab comic hitting the hearts and minds of the public.
Perhaps the text rewards more female figures with monologues very vibrant and felt in the second half in which not disfigure nor Golino nor Ramazzotti, although personal preference is the latter also for the ability to puncture the screen and keep the scene.
The final, perhaps, forced happy ending invites the viewer to think that in a world even if only on paper still attached to symbols and principles, friendship and love are still solid and indissoluble reality that believe and lean.

21) Penso che un Sogno così

fiorello

Uno spettacolo teatrale scritto da Giuseppe Fiorello e Vittorio Moroni, regia di Giampiero Solari. Con Giuseppe Fiorello. Musiche eseguite dal vivo da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma.

Quando siamo bambini può capitare di avere amici immaginari che ci tengono compagnia durante i giochi e la vita di tutti i giorni. Nei romanzi, nei fumetti e nei cartoni troviamo poi personaggi che innalziamo al grado di nostri eroi e guide morali. Per molti, però, il primo campione è il padre. Lo si vede come un uomo invincibile, immortale e onnisciente. Certo poi si cresce e il papà-eroe diventa avversario da sconfiggere, e questa lotta giornaliera è un passaggio fondamentale per diventare adulti, a nostra volta genitori.

L’infanzia la si può vivere in molti modi, ciò che vale per tutti è che questa stagione segna la vita futura di una persona. I ricordi di quel tempo ci accompagno per sempre.

Giuseppe Fiorello in questo spettacolo teatrale – o forse sarebbe meglio dire “one man show” -, all’Ambra Jovinelli di Roma fino al 16 febbraio, ci racconta quali sono stati i due eroi della sua infanzia: il padre e, indirettamente, Domenico Modugno… continua su

http://paroleacolori.com/a-teatro-penso-che-un-sogno-cosi-di-fiorello/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”

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A play written by Giuseppe Fiorello and Vittorio Moroni, directed by Giampiero Solari. With Giuseppe Fiorello. Music performed live by Daniele Bonaviri and Fabrizio Palma.

When we are children may happen to have imaginary friends that keep us company during the games, and the life of every day. In the novels, in comic books and cartoon characters then we find that we raise the level of our heroes and moral guides. For many, however, the first sample is the father. He is seen as a man invincible, immortal and all-knowing. Of course then you grow up and the father-hero becomes opponent to defeat, and this daily struggle is a critical step to become adults, in turn parents.

The childhood you can live in many ways, what is true of all is that this season marks the future life of a person. The memories of that time accompany us forever.

Giuseppe Fiorello in this theater – or perhaps I should say “one man show” -, Ambra Jovinelli Rome until February 16, tells us what were the two heroes of his childhood: his father and, indirectly, Domenico Modugno continues on

http://paroleacolori.com/a-teatro-penso-che-un-sogno-cosi-di-fiorello/

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”

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20) Il Ratto delle Sabine

il ratto delle sabine “Il Ratto delle Sabine” è uno spettacolo teatrale in due atti di Franz Von Schontan, con l’adattamento di Pippo Pattavina e Orazio Torrisi, diretto da Pippo Pattavina, con: Pippo Pattavina, Agostino Zumbo, Olivia Spigarelli, Evelyn Famà, Ramona Polizzi, Riccardo Maria Tarci, Carlo Ferreri, Raffaella Bella. La maggior parte di noi ha un proprio libro scritto nel cassetto e sogna di diventare uno scrittore regista. Altri sognano di essere attore, altri registi e infine c’è chi si diletta a scrivere sceneggiature consapevole che le luci della ribalta magari non potranno arrivare direttamente. Così ecco nascere compagnie amatoriali che popolano i teatri minori delle nostre città e soprattutto i piccoli paesi con la segreta speranza e per lo più illusione che un famoso produttore passi da quelle parti. Il teatro è vita dicono e quando arriva magari in un piccolo centro una nuova compagnia teatrale per presentare i propri spettacoli si accende la curiosità dei locali. Immaginate cosa può succedere in un non precisato e tranquillo paesino della Sicilia del secolo scorso quando si sente per le strade la voce squillante e gaia del Capocomico Nicolino Trombone(Pattivina) che annuncia l’arrivo della propria compagnia. I sogni repressi artistici del professore Scandurra(Zumbo) che si diletta a scrivere di teatro, in segreto della moglie Federica(Spigarelli), si destano e sollecitato anche dal genero Alberto(Tarci), medico del paese, decida cosi di affidare il proprio testo sul “Il Ratto delle Sabine” al capocomico Trombone e di finanziarne la messa in scena. Una scelta che ben presto si rivela sciagurata per l’incompetenza e ignoranza conclamata di Trombone e della sua compagnia in cui recita Emilio Grandi(Ferreri) vecchio amico e collega di Università di Alberto che con il suo desiderio di rievocare i bei tempi della gioventù e delle loro avventure amorose provoca la furente gelosia di Marianna(Famà), moglie di Alberto, dando vita a una serie di equivoci e gag sul discutibile passato del medico. Uno spettacolo allegro, brioso e brillante che si regge in larga parte sulla vervè e forza di un “giovanotto” di 77 anni di nome Pattavina che dimostra, ove se fosse necessario, come il talento non si disperda con l’età. Un testo semplice, pulito, diretto costruito sul filo del grottesco e del “nonsense” eppure senza mai debordare o risultare eccessivo. I dialoghi sono frizzanti, mai volgari e ben costruiti che scatenano nello spettatore ilarità e un immediato coinvolgimento. La regia è lineare, curata ed esperta, capace di modulare ealternare con precisione e attenzione i tempi comici e narrativi e soprattutto di mantenere alto e nel complesso costante il ritmo e l’attenzione del pubblico. Se Pattavina è l’indiscusso mattatore dello show, non si può non sottolineare le prestazioni convincenti e riuscite del resto del cast maschile, capaci di rendere credibili ed reali personaggi “farseschi” riuscendo a dargli anima e sostanza delineandone con bravura la personalità. Sebbene il testo , almeno sulla carta,mette in risalto le figure maschili, le tre attrici(Spigarelli, Famà e Bella) riescono comunque a ritagliarsi un loro spazio e dare con efficacia e talento un notevole contributo alla riuscita dello spettacolo. Il finale chiassoso, rumoroso e forse un po’ caotico nel complesso piace e convince lasciando nel divertito spettatore la consapevolezza che, a volte, è meglio lasciare nel cassetto i propri scritti se non si vuole rischiare di andare incontro a brutte figure seppure divertenti da raccontare. Fino al 1 Febbraio al Teatro Brancati di Catania Vittorio De Agrò e Cavinato Editore Internatonal presentano “Essere Melvin” http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1422190767&sr=1-1&keywords=essere+melvin “The Rape of the Sabine Women” is a play in two acts by Franz Von Schontan, with the adaptation of Pippo Pattavina and Orazio Torrisi, directed by Pippo Pattavina, with: Pippo Pattavina, Agostino Zumbo, Olivia Spigarelli, Evelyn Famà, Ramona Polizzi Riccardo Maria Tarci, Carlo Ferreri, Raffaella Bella. Most of us have their own book written in the drawer and dreams of becoming a writer director. Others dream of being an actor, other directors and finally there who enjoys writing screenplays aware that the spotlight may not be able to reach directly. So here come amateur companies that populate the smaller theaters of our city and especially the small countries with the secret hope and mostly illusion that a famous producer steps there. The theater is life and say when he arrives in a small town maybe a new theater company to present their performances will light the curiosity of the locals. Imagine what can happen in an unspecified, quiet village of Sicily of the last century when you hear on the streets and the shrill voice of the gay comedian Nicolino Trombone (Pattivina) that announces the arrival of their company. The dreams of repressed artistic professor Scandurra (Zumbo) who enjoys writing about theater, in secret wife Federica (Spigarelli), awaken and also urged by his son Alberto (Tarci), the village doctor, so decides to entrust your own text on “the Rape of the Sabine Women” to actor-Trombone and finance the staging. A choice that soon proves disastrous for the incompetence and ignorance of overt Trombone and his company in which he stars Emilio Large (Ferreri) old friend and colleague from the University of Alberto that with his desire to recall the good times of youth and their amorous adventures causes the furious jealousy of Marianna (Fama), wife of Albert, giving rise to a series of misunderstandings and gags on questionable past the doctor. A show cheerful, lively and brilliant that is based largely on the verve and strength of a “young man” of 77 years named Pattavina that shows where if it was necessary, as the talent is not lost with age. A simple text, clean, direct built on the edge of the grotesque and the “nonsense” and yet never overflow or be excessive. The dialogues are crisp, never vulgar and well built that trigger in the viewer hilarity and immediate involvement. The direction is linear, organized and experienced, capable of modulating ealternare with precision and attention to the comic timing and narrative and above all to keep up the pace and overall constant and public attention. If Pattavina is the undisputed protagonist of the show, you can not fail to highlight the compelling performance and successful of the rest of the male cast, able to make credible and real characters “farcical” managing to give soul and substance outlining with bravura personality. Although the text, at least on paper, highlights the male figures, the three actresses (Spigarelli, Famà and Bella) manage to carve out their own space and give an efficient and talented a significant contribution to the success of the show. The final boisterous, noisy and perhaps a little ‘chaotic overall like and convinces leaving amused spectator in the knowledge that, at times, is best left in the drawer their writing if you do not want to risk of experiencing a bad impression even fun to tell . Until 1 February to Brancati Theater of Catania

19) Sei mai stata sulla Luna?

genoveseIl biglietto d’acquistare per “Sei mai stata sulla Luna” è:1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre
“Sei mai stata sulla Luna” è un film del 2015 diretto da Paolo Genovese, scritto da Paolo Genovese, Pietro Calderoni,Gualtiero Rosella, con: Raoul Bova, Liz Solari, Dino Abbrescia, Nino Frassica, Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè, Giulia Michelini, Rolando Ravello, Sergio Rubini, Paolo Sassanelli, Pietro Sermonti, Emilio Solfrizzi.
Si vive meglio in città o in campagna? E’ più sana la vita campagnola o una vissuta pienamente anche nel caos della frenetica città ?Eterno dilemma che molti di noi si sono posti mentre sono stati bloccati nel traffico o compressi in metropolitana. Quale è davvero il luogo giusto per vivere, ma soprattutto dove possiamo trovare la nostra anima gemella?
Paolo Genevose con il suo nuovo film ci porta nell’effimero e vacuo mondo della moda dove lavora come giornalista la bella e professionale Guia(Solari) determinata a fare carriera nell’alta moda francese. Guia impegnata insieme alla sua amica ed efficiente collaboratrice Carlotta(Michelini) nella frenetica settimana della moda di Milano riceve improvvisamente la tragica notizia della scomparsa del padre e di aver ricevuto in eredità la sua masseria situata a Nardò in Puglia. Per Guia è ovviamente un fastidioso contrattempo che desidera risolvere vendendo la proprietà subito non appena arrivata in loco per i funerali paterni. I piani della ragazza però si scontrano con la presenza nella masseria del bel fattore vedovo Renzo(Bova) e del figlio e per l’ostilità dei variopinti locali. Tra Guia e Renzo scocca immediatamente la passione sebbene entrambi siano fidanzanti, la prima con Marco(Sermonti) commercialista con cuore e mente impegnate solo a elaborare modi per frodare il fisco. Guia ,seppure sia una donna di città, decide di gestire la masseria dopo l’abbandono di Renzo e così inizia a collaborare e soprattutto conoscere “la fauna” locale composta da: Delfo(Rubini) e Felice(Solfrizzi) gestori dei due bar del paese in eterno conflitto, Mara( Impacciatore) sorella di Delfo che sogna l’amore fuori da Nardò cercando l’anima gemella sul web e Pino (Marcorè) ,suo cugino, un bambino imprigionato nel corpo di uomo.
Due mondi opposti si annusano, si studiano e si fondono portando sulla scena i loro rispettivi limiti e soprattutto qualità. Guia trova a Nardò non solo una bella eredità, ma soprattutto degli amici e finalmente se stessa.
La sceneggiatura aveva delle potenzialità per poter dar vita a un progetto interessante. La scelta però degli autori di focalizzare l’attenzione dello spettatore e di conseguenza i riflettori sulla storia d’amore tra i personaggi di Guia e Renzo è risultata infelice. La storia d’amore non convince, appare fin dalle prime scene scialba e insapore. Si sarebbe potuto raccontare qualcosa di più intrigante e brillante se si fosse data fiducia e maggiore respiro alle storie minori.
Storie “minori” invece cheri sultano divertenti, fresche e soprattutto regalano emozioni al pubblico soprattutto per merito dei talentuosi interpreti davvero in vena.
Gli autori sono voluti andare “sul sicuro” costruendo una favola su due giovani belli e affascinanti e cosi facendo hanno trascurato o usato solo in parte l’enorme potenziale disposizione, portando a casa un testo nel complesso scontato e prevedibile.
La regia di Genovese è pulita, semplice e di taglio prettamente televisivo, non ci sono particolari guizzi creativi, ma ha il merito di dare libertà di movimento ed espressione agli attori riuscendo così a tirare fuori da ognuno il meglio.
E’ apprezzabile e degna di nota la fotografia
Liz Solari e Raoul Bouva sono giovani, belli, affascinati e anche simpatici, ma purtroppo formano una brutta coppia artistica e nello spettatore non suscitano alcuna empatia.
E’ lodevole l’impegno e la professionalità mostrata, ma sinceramente la loro presenza ha paradossalmente danneggiato il film.
Se la coppia Solari- Bova non lascerà segnali negli annali del cinema, invece meritano attenzione e un posto di riguardo le altre due “coppie”: Solfrizzi-Impacciatore e Rubini-Michelini.
Sono loro che regalano calore, simpatia ed emozione allo spettatore durante lo loro scene.
Sono due coppie credibili e nello stesso tempo comiche che confermano come una bella storia d’amore per essere tale non ha necessità di avere come protagonisti personaggi fisicamente aitanti e prestanti.
Giulia Michelini se per trequarti di film recita in punta di piedi passando quasi inosservata, grazie a un passaggio brillante del testo, il suo personaggio cambia prospettiva e sostanza facendo uscire fuori il talento dell’attrice in maniera forte e significativa commuovendo e coinvolgendo il pubblico.
Molto bella e toccante la scena tra Carlotta e Pino al calar del sole in cui Neri Marcorè da prova di Attore risultando all’altezza di essere definito senza essere eccessivo come “il Rain Man” italiano.
Il resto del cast è meritevole di encomio e di un convinto applauso
Il finale seppure scontato e prevedibile regala comunque il sorriso al pubblico perché in fondo conferma che quando ci innamora non conta dove vivere, ma con chi trascorrere questa bella esperienza.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “Have you ever been to the Moon” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Have you ever been to the Moon” is a film of 2015 directed by Paolo Genovese, written by Paolo Genovese, Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella, with: Raoul Bova, Liz Solari, Dino Abbrescia, Nino Frassica, Sabrina Impacciatore, Blacks Marcorè, Giulia Michelini Rolando Ravello, Sergio Rubini, Sassanelli Paul, Peter Dale, Emilio Solfrizzi.
People live better in cities or in the countryside? And ‘more healthy country life or a fully lived even in the chaos of the busy city? Eternal dilemma that many of us have set while they were stuck in traffic or compressed in underground. Which is really the right place to live, but especially where we can find our soul mate?
Paul Genevose with his new film takes us in the ephemeral and empty world of fashion where he works as a journalist and the beautiful professional Guia (Solari) determined to make a career in high fashion French. Guia engaged with her friend, efficient collaborator Carlotta (Michelini) in frenetic fashion week in Milan suddenly receives the tragic news of the death of his father and that he had inherited his farm located in Nardo in Puglia. Guia is obviously an annoying mishap that want to solve by selling the property suffered not just arrived on site for funerals paternal. The story of the girl, however, collide with the presence in the farm of the nice factor widower Renzo (Bova), and of the son and the hostility of the colorful locals. Between Guia and Renzo body immediately passion although both are fidanzanti, the first with Marco (Dale) accountant with heart and mind engaged only to develop ways to defraud the IRS. Guia, although it is a city woman, decides to manage the farm after the abandonment of Renzo and so began to work and above all to know “fauna” Local comprising: Delphi (Rubies) and Happy (Solfrizzi) managers of two bars country in eternal conflict, Mara (Impacciatore) sister of Delphi who dreams of love outside Nardo looking soul mate on the web and Pino (Marcorè), his cousin, a child trapped in the body of man.
Two opposing worlds sniff, we study and blend on the scene bringing their respective limits and above all quality. Guia located in Nardo not only a beautiful heritage, but most of the friends and finally herself.
The script had the potential to create an interesting project. However, the choice of the authors to focus the viewer’s attention and consequently the spotlight on the love story between the characters of Guia and Renzo was unhappy. The love story is unconvincing, it appears from the very first scenes bland and tasteless. You could tell something more intriguing and brilliant if you were given confidence and more breadth to stories minors.
Stories “minor” instead cheri Sultan fun, fresh and above all provide an experience to the public mainly thanks to talented performers really in the mood.
The authors took to go “play it safe” by building a tale of two young beautiful and fascinating, and in doing so have neglected or used only in part the enormous potential available, bringing home a text overall discounted and predictable.
Directed by Genovese is clean, simple and cutting purely television, there are no special flashes creative, but it has the merit of giving freedom of movement and expression to the actors allowing them to bring out the best from each.
And ‘commendable and noteworthy photography
Liz Solari and Raoul Bouva are young, beautiful, fascinating and even funny, but unfortunately a bad couple artistic form and the viewer does not arouse any empathy.
And ‘commendable commitment and professionalism shown, but frankly their presence has paradoxically damaged the film.
If the couple solar-Bova will not leave signals in the annals of cinema, instead deserve attention and a special place for the other two “couples”: Solfrizzi-Impacciatore and Rubini-Michelini.
They are the ones that give warmth, sympathy and emotion to the audience during their scenes.
Are two pairs credible and at the same time comic confirming that a beautiful love story to be that it does not need to have as protagonists characters physically stalwart and performing.
Giulia Michelini if trocar movie reads tiptoed passing almost unnoticed, thanks to a brilliant passage of the text, his character changes perspective and substance by dumping out the talent of the actress in a strong and significant commuovendo and involving the public.
Very beautiful and touching scene between Charlotte and Pino at sunset where Blacks Marcorè proof Actor resulting from the height to be defined without being too much like “Rain Man” Italian.
The rest of the cast is worthy of commendation and a staunch applause
The final albeit obvious and predictable nonetheless gives a smile to the public because basically confirms that when we fall in love no matter where you live, but with those who enjoy this wonderful experience.

18) Asterix e il Regno degli Dei

asterix 2 Il biglietto d’acquistare per “Asterix e il Regno degli Dei” è:1)Neanche regalato 2)Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre “Asterix e il Regno degli Dei” è un film d’animazione del 2014 diretto da Alexandre Astier, Louis Clichy, scritto da Alexandre Astier, ispirato e adattato dal fumetto del 1971 scritto e disegnato da René Goscinny e Albert Uderzo Se un nemico non puoi sconfiggerlo fattelo amico. I greci persero la guerra con i Romani, ma di fatto li colonizzarono con la loro cultura. La civiltà e la modernità possono essere armi più incisive e risolutive delle spade, almeno così la pensa l’imperatore Giulio Cesare che da tempo cerca di sottomettere al dominio di Roma l’irriducibile villaggio gallico in Armonica guidato dal prode Asterix e da Obelix, gigante buono. Essendo fallite tutte le spedizioni militari, Cesare decide di “inglobare “ i galli all’interno della civiltà romana mandando in Gallia il suo miglior architetto affinchè costruisca “Il Regno dei Dei”: l’ideale e moderna città romana Una città che possa invogliare i romani a trasferirsi in Gallia e gli stessi galli a lasciare il villaggio. Tra questi due mondi così lontani e diversi scatta un impensabile e divertente alchimia portando i due popoli a mescolarsi e scambiarsi le rispettive abitudini e costumi. Una fusione che da vita a una serie di gag divertenti e esilaranti grazie alle quali lo spettatore osserva come il concetto di civiltà sia molto soggettivo e di come in fondo si può dominare un popolo ,ma non cambiarne la mentalità e abitudini. Il piano di Cesare ,a un passo dal realizzarsi, trova in Asterix e Obelix , poco inclini al fascino di Roma e delle sue comodità,orgogliosi baluardi dell’identità gallica La sceneggiatura è ben scritta, semplice, pulita e nonostante sia un film d’animazione affronta con garbo ed eleganza temi “caldi” e attuali come l’integrazione e convivenza tra diverse etnie e se modernità significhi vera civiltà. Il pubblico ride dei Romani padroni del mondo, ma impauriti di fronte ai galli e di come gli schiavi e gli stessi i prodi legionari possano diventare abili sindacalisti per discutere dei propri diritti con i loro capi. Il testo è più brillante e incisivo nella prima parte diventando più lenta e confusa nella seconda provocando negli spettatori più giovani un momento di sconforto, come è capitato a mio nipote, quando i Romani sembrano avere la meglio sui i Galli. I dialoghi sono ironici , pungenti e sarcastici. L’animazione grafica è di buon livello e colpisce e incuriosisce il pubblico anche grazie a una regia di talento ed esperta. Dopo aver visto questo film sarà arduo stabilire se siano più pazzi i Romani o i Galli, ma in fondo la civiltà cosa è se non una forma di pazzia legalizzata? Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin” http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1421927798&sr=1-1&keywords=essere+melvin The ticket purchase for “Asterix and the Kingdom of the Gods” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always “Asterix and the Kingdom of the Gods” is an animated film of 2014 directed by Alexandre Astier, Louis Clichy, written by Alexandre Astier, inspired and adapted from the comic book of 1971 written and illustrated by René Goscinny and Albert Uderzo If you can not defeat an enemy Do it friend. The Greeks lost the war with the Romans, but in fact they colonized with their culture. The civilization and modern weapons can be more incisive and decisive swords, at least so thinks the emperor Julius Caesar that time trying to submit to the dominion of Rome the irreducible Gallic village in Harmonic led by brave Asterix and Obelix, giant good. Having failed all military expeditions, Caesar decided to “incorporate” the cocks inside of Roman civilization in Gaul sending his best architect for you to build “The Kingdom of the Gods”: the ideal and modern Roman city A city that can entice Roman Gaul and to move to the same roosters to leave the village. Between these two worlds so distant and different takes an unthinkable and fun alchemy bringing the two peoples to mingle and exchange their habits and customs. A merger that gives life to a series of gags and hilarious thanks to which the viewer observes how the concept of civilization is very subjective and how basically you can dominate a people, but do not change the mentality and habits. The plan of Caesar, a step away from being realized, located in Asterix and obeli, disinclined to the charm of Rome and its convenience, proud bastions of identity Gallic The script is well written, simple, clean, and although it is an animated film deals with grace and elegance “hot” issues and current as the integration and coexistence of different ethnic groups and if modernity means true civilization. The audience laughs Roman masters of the world, but afraid of the face of roosters and how the slaves and the same the valiant legionaries can become skilled trade unionists to discuss their rights with their leaders. The text is the most brilliant and incisive in the first part becoming slow and confused in the second resulting in younger viewers a moment of despair, as happened to my nephew, when the Romans seem to have the better of the Gauls. The dialogues are ironic, biting and sarcastic. The graphic animation is of a good standard and strikes and intrigues the audience thanks to a talented director and expert. After seeing this film will be difficult to establish where they are more crazy the Romans or the Gauls, but basically what civilization is but a form of legalized madness?

17) Exodus, Dei e Re

exodus
Il biglietto d’acquistare per “Exodus-Dei e Re “ è: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3) Di Pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre
“Exodus- Dei e Re” è un film del 2014 diretto da Ridley Scott, scritto da Bill Collage, Adam Cooper, Steven Zaillian, con : Christian Bale, Joel Edgerton, Sigourney Weaver, Ben Kingsley, John Turturro, Aaron Paul, María Valverde.
Sebbene abbia un passato chierichetto e abbia avuto una educazione cattolica abbastanza “liberal” confesso di aver sfogliato raramente la Bibbia, testo più letto e tradotto al mondo.
Da teledipendente e grande appassionato di cinema ho sempre immaginato che i personaggi biblici oltre ad avere una valenza religiosa e storica fossero tutte delle potenziali star di kolossal cinematografici.
Su tutti i Profeti e Santi la figura di Mosè ha sempre avuto una forza e un impatto emotivo prima sul lettore e poi sullo spettatore non indifferente.
Nel 1956 Cecile De Mille con il remake dei suoi “Dieci Comandamenti” anche grazie alle magistrali e memorabili interpretazioni di Charlton Heston e Yul Brynner come Mosè e Ramses scrisse una pagina di cinema irripetibile riuscendo a coniugare con bravura e talento fede, storia e effetti speciali.
Un film che a distanza di 59 anni conserva tutta la sua la grandezza scenica,il pathos narrativo ed epico e soprattutto emoziona e colpisce chi lo rivede.
Era possibile fare meglio? Difficile. Era possibile fare peggio? Probabile Era possibile rovinare una opera d’arte? Purtroppo si, cosi è stato grazie al remake e rivisitazione di questo passo biblico da parte di Ridley Scott.
Scott è un regista che amo e stimo, ma dopo il flop di un anno fa con “Il procuratore” conferma di essere entrato in cono negativo di ispirazione e creatività, aihmè, preoccupante.
Se il Mosè di DeMille metteva in risalto il tema religioso, evocando e mettendo in scena la sofferenza del popolo ebraico e di quale fu il travaglio interiore e spirituale di Mosè incarnato da un grandioso Heston e di come diventi una guida morale e spirituale dopo la rivelazione divina, in “Exodus il Mosè di Bale è un brillante generale e tale rimane anche dopo il “contatto” divino.
La scelta degli autori di raccontare un Mose guerriero che addestra militarmente il suo popolo non convince fino in fondo. La parte religiosa appare secondaria, sfumata e senza alcuna climax narrativo incisivo. Se il “Dio” di De Mille non appare mai,ma udiamo solo la Sua Voce forte e asciutta, in “Exodus” appare un bambino che forse dovrebbe rappresentare la purezza e il candore, ma che agli occhi dello spettatore risulta essere solo capriccioso e cattivo. C’è poca analisi e approfondimento della figura di Dio del Vecchio Testamento, forte, vendicativo e inflessibile.
Gli effetti speciali di “Exodus” sono spettacolari, visivamente perfetti e grandiosi tali da rendere molto vivide sia le scene di battaglia come le 7 piaghe che sconvolsero l’Egitto, eppure non scaldano più di tanto lo spettatore. Sono sicuramente tecnicamente da manuale, ma anche in questo caso gli effetti dei “I Dieci Comandamenti” hanno segnato un epoca. La scena più forte e coinvolgente dell’Esodo ebraico è senz’altro l’attraversamento del Mar Rosso diviso in due dall’annuncio tonante di Heston ha fatto storia, invece in “Exodus” il mare si prosciuga senza avere in Bale un altrettanto e forte coprotagonista.
La regia di Ridley Scott non incanta, non lascia il segno, nonostante le enormi risorse a disposizione da la sensazione di guidare una Ferrari come se fosse una cinquecento.
Christian Bale pur essendo un talentuoso attore non è Heston e probabilmente nel ruolo più difficile della sua carriera ne paga lo scotto. Il suo Mose non ha il carisma, la forza e la personalità di hestoniana memoria. Un Mosè pallido e sbiadito che tradisce le aspettative.
Se Bale arranca, il Ramses di Joel Edgerton è talmente insipido che lo spettatore solo dopo qualche scena inizia con la memoria un nostalgico e amaro ricordo dell’intramontabile figura di Yul Brynner.
“I Dieci Comandamenti” di DeMille hanno segnato un’epoca e scritto una parte importante della storia del cinema e ho più di perplessità che ciò avvenga per “Exodus” di Ridley Scott .
Dopo averlo visto lo spettatore di una certa età non nè avrà alcun dubbio, per i più giovani può essere invece l’opportunità.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore Internatonal presentano “Essere Melvin”

http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1421762937&sr=1-1&keywords=essere+melvin

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The ticket purchase for “Exodus-Gods and Kings” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) Afternoon 4) Reduced 5) Always
“Exodus- Gods and Kings” is a 2014 film directed by Ridley Scott, written by Bill Collage, Adam Cooper, Steven Zaillian, with: Christian Bale, Joel Edgerton, Sigourney Weaver, Ben Kingsley, John Turturro, Aaron Paul, María Valverde .
Although he has a past altar boy and had a Catholic upbringing quite “liberal” confess I rarely peeled the Bible text most widely read and translated to the world.
From couch potato and big movie fan I have always imagined that the biblical characters as well as having a religious and historical were all of the potential star of the blockbuster film.
Of all the prophets and saints, the figure of Moses has always had a strength and an emotional impact on the reader first and then on the viewer is not indifferent.
Cecile De Mille in 1956 with the remake of his “Ten Commandments” also thanks to the masterful and memorable performances by Charlton Heston and Yul Brynner as Ramses and Moses wrote a page of film unrepeatable managing to combine faith with skill and talent, story and special effects .
A film that after 59 years retains all its scenic grandeur, pathos and epic narrative and especially affects those who excites and revise it.
It was possible to do better? Difficult. It was possible to do worse? It was likely can ruin a work of art? Unfortunately, so it was thanks to the remake and review of this passage by Ridley Scott.
Scott is a director who I love and I respect, but after the flop than a year ago with “The prosecutor” confirmation of being in negative cone of inspiration and creativity, Aihm, worrying.
If DeMille’s Moses emphasized the religious theme, evoking and staging the suffering of the Jewish people and what was the inner struggle and spiritual Moses embodied by a grandiose Heston and how to become a moral and spiritual guidance after the revelation God, in “Exodus Moses Bale is a brilliant general and remains so even after the” contact “divine.
The choice of the authors to tell a Mose warrior who trains his people militarily unconvincing way down. The religious part is secondary, nuanced and without any incisive narrative climax. If the “God” of De Mille never appears, but only hear His voice strong and dry, “Exodus” is a child who perhaps should represent purity and innocence, but that in the eyes of the viewer appears to be only capricious and bad. There is little analysis and study of the figure of God of the Old Testament, strong, vindictive and inflexible.
The special effects of “Exodus” are spectacular, visually perfect and grandiose such as to make it very vivid battle scenes as the seven plagues that ravaged Egypt, yet they do not heat that much the viewer. Are certainly technically textbook, but in this case the effects of “The Ten Commandments” have marked an era. The scene stronger and engaging Jewish Exodus is certainly the crossing of the Red Sea split in two by the announcement thundering Heston made history instead in “Exodus” the sea dries up without an equally strong in Bale co-star.
Directed by Ridley Scott does not enchant, leaves no sign, despite the enormous resources available to the feeling of driving a Ferrari like a five hundred.
Christian Bale despite being a talented actor is not Heston and probably in the most difficult role of his career, he pays the price. His Mose does not have the charisma, strength and personality of hestoniana memory. A Moses pale and faded that betray the expectations.
If Bale limps, the Ramses Joel Edgerton is so bland that the viewer only after a scene starts with a nostalgic memory and bitter reminder of the eternal figure of Yul Brynner.
“The Ten Commandments” of DeMille marked an era and wrote an important part of the history of cinema and I have doubts that this is done for the “Exodus” by Ridley Scott.
After seeing the viewer of a certain age do not and will not have any doubt, for the younger ones can be rather an opportunity to discover and understand how modernity does not always mean efficiency and positivity.

16)Hungry Hearts

saverio costanzo
Il biglietto d’acquistare per “Hungry Hearts” è: 1) Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre
“Hungry Hearts” è un film del 2014 scritto e diretto da Saverio Costanzo, tratto da libro “Il bambino Indaco di Marco Franzoso, con: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell.
Vegano, Vegetariano,salutismo, spesa a km zero, ecosistema, yoga sono parole e status che personalmente mi fanno venire l’orticaria. Mangio da sempre carne,latticini e dolci e la mia panza da cummenda ringrazia di cuore . Chi stabilisce cosa sia più sano mangiare e come sia pìù corretto fare crescere un figlio?
Le mode salutiste e alimentari spesso fanno rima con un atteggiamento e pensiero radical chic vacuo e insulso.
Una madre è sempre e comunque la persona più adeguata per accudire il proprio figlio?
E’ spesso molto sottile il confine tra psicosi ed errate convinzioni ,un confine che, se attraversato, può risultare tragico.

Saverio Costanzo al suo terzo film ci racconta una storia che racchiude in sé molte fasi della vita di un individuo:amore, famiglia, figli e la loro crescita e disagio mentale.
Una storia ambientata in America, a New York, di cui sono protagonisti Jude (Driver) e Mina (Rohrwacher), rispettivamente ingegnere e addetta all’ambasciata, che in maniera comica e causale si conoscono poichè bloccati in un bagno di un ristorante. L’atipico galeotto incontro presto si trasforma in amore e in matrimonio quando Mina si scopre in dolce attesa. Un evento felice che però, ben presto, cambia e sconvolge gli equilibri della coppia. Mina vive la gravidanza in maniera sofferta e travagliata. Rifiuta qualsiasi medicina e cura che a suo giudizio possano “corrompere” suo figlio che, secondo una medium, è destinato a essere “L’Indaco”. Mina mangia poco e male e così i medici sono costretti a mettere il bambino appena nato nella incubatrice. Un inizio così difficile non fa mutare le convinzioni vegetariane di Jude e Mina; anzi in quest’ultima,se possibile, le fa accentuare sicchè nutre il figlio in maniera assolutamente inadeguata .

La coppia si isola dal mondo e dai parenti. Mina vuole proteggere il piccolo dai pericoli e soprattutto impurità del mondo.

Jude , sebbene innamorato della moglie, comprende i pericoli per il figlio e si dissocia da questa “filosofia” e di nascosto lo porta dal pediatra e soprattutto gli fa mangiare carne e proteine indispensabili.

Mina scivola in un psicosi senza ritorno basata sull’ossessioni alimentari e igieniche del figlio tali da spingere uno spaventato e preoccupato Jude a chiedere aiuto sia a sua madre Anne(Maxell) e poi a un avvocato per allontanare il figlio dalla madre.
Il disagio mentale di Mina diventa così nello stesso tempo causa di frattura nella coppia e soprattutto di pericolo per la salute del figlio.
Il film iniziato come commedia assume contemporaneamente una valenza psicologica e drammatica, ponendo la scelta all’angosciato e partecipe pubblico chi sia la vittima e chi il carnefice all’interno della coppia e se il figlio debba essere strappato, seppure amato, a questa coppia per il suo bene.
La sceneggiatura è asciutta, diretta, semplice riuscendo comunque con efficacia e forza a descrivere i due protagonisti e le loro personalità. La struttura narrativa è nel complesso ben sviluppata e convince come l’autore faccia cambiare pelle pìù volte al film nel corso della proezione, senza far perdere incisività e credibilità al pathos narrativo, nonostante l’atmosfera sempre più cupa e angosciosa. E’ ben descritto il rapporto di coppia che lentamente sfocia nella patologia e introduce con delicatezza e nello stesso tempo brutalità il tema di quale sia il più giusto e sano modello per crescere un figlio.
La regia di Costanzo è pulita, interessante, avvolgente e di livello. Piace la scelta dei continui primi piani sugli attori per rendere ancora più forte ed esplicita il dramma emozionale dei personaggi. E’ stata, a mio avviso,azzeccata la scelta di ambientare la vicenda in America. Le tematiche del film sono di respiro più internazionale che italico. Forse il limite del film sta in un ritmo troppo compassato che tende alla lentezza, ma comunque l’attenzione e l’interesse dello spettatore ne risente solo in parte .
E’ interessante e degna di menzione la fotografia che rende la grande New York volutamente piccola e a misura d’uomo in linea con il film.
La coppia Driver –Rorhwacher funziona, convince ed emoziona. Se Venezia li ha premiati entrambi con la Coppa Volpi, non potrà la giuria dei David di Donatello non nominarli. Le loro interpretazioni sono pieni di spessore umano, intensità e calore. Si crea empatia fin da subito con il pubblico che segue con coinvolgimento e sgomento le loro vicende. Mina e Jude sono due ragazzi, 2 giovani genitori e la loro storia potrebbe essere tranquillamente la nostra.
Meritevole di un convinto plauso è anche Roberta Maxwell nel ruolo di Anne che porta sulla scena un altro intensa e forte figura di madre.
Il finale drammatico e forse un po’ frettoloso è nel complesso apprezzabile riuscendo a dare spunti allo spettatore per amare riflessioni su cosa sia l’amore materno e cosa ti possa spingere a fare per il bene di un figlio.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano: Essere Melvin

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The ticket purchase for “Hungry Hearts” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Hungry Hearts” is a 2014 film written and directed by Saverio Costanzo, taken from the book “The Indigo child of Mark Franzoso, with: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell.
Vegan, vegetarian, health consciousness, spending zero km, ecosystem, yoga and status are words that I personally make me hives. I always eat meat, dairy products and sweets and my belly from cumm grateful heart. Who determines what is healthier eating and how it is more correct to raise a child?
Salutiste fashions and food often rhyme with an attitude and thought radical chic vacuous and vapid.
A mother is always the most appropriate person to care for their child?
E ‘often very thin the line between psychosis and misconceptions, if crossed a border that can be tragic. Saverio Costanzo in his third film tells a story that encompasses many aspects of an individual’s life: love, family, children and their growth and mental distress.
A story set in America, in New York, where the protagonists are Jude (Driver) and Mina (Rohrwacher), respectively engineer and officer at the embassy, which in a comic and causal known as locked in a bathroom of a restaurant. The atypical convict meeting soon turns into love and marriage when Mina discovers pregnant. A happy event but soon changes and upsets the balance of the couple. Mina lives pregnancy in a painful and difficult. Refuses any medical care and that in his opinion could “bribe” his son a second medium is intended to be “The Indigo”. Mina eats little and badly and so the doctors are forced to put the newborn baby in the incubator. A beginning is not so difficult to change beliefs vegetarian Jude and Mina, in fact if it is possible to accentuate the feeding her son in an absolutely inadequate .The pair is isolated from the world and from relatives. Mina wants to protect us from danger and especially small impurities of the world. Jude although love with his wife, including the dangers for the child and dissociates itself from this “philosophy” and secretly takes him to the pediatrician and especially does eat meat and protein are essential. Mina slips into a psychosis without return based sull’ossessioni food and hygiene of the son that would drive one scared and worried Jude for help both his mother Anne (Maxell) and then to a lawyer to remove the child from the mother.
The mental distress of Mina becomes at the same time due to fracture in the couple and especially of danger to the health of the child.
The film began as a comedy takes a psychological value and dramatic at the same time placing all’angosciato and sympathetic audience who is the victim and who the perpetrator within the couple and if the child is to be torn, even loved, to this couple for its own good .
The screenplay is dry, direct, simple but still managed effectively and strength to describe the two main characters and their personalities. The narrative structure is overall well developed and convincing as the author face skin change several times during the film proezione without losing incisiveness and credibility to Pahos narrative despite the atmosphere increasingly gloomy and anxious. And ‘well described the couple’s relationship that slowly empties into the disease and introduced gently and at the same time the theme of brutality which is the most just and healthy model for raising a child.
Directed by Costanzo is clean, interesting, fascinating and level. Like the choice of the constant ups on the actors to make it even stronger and more explicit the emotional drama of the characters. It ‘was, in my opinion, spot on the decision to set the story in America. The themes of the film are more international than italics. Perhaps the limit of the film lies in a rhythm too staid that tends to slow, but the attention and interest of the viewer is affected only in part.
And ‘interesting and worthy of mention the photograph that makes the big New York deliberately small and human scale in line with the film.
The couple Driver -Rorhwacher works, convinces and excites. If Venice has rewarded both with the Volpi Cup, will the jury of the David di Donatello not name them. Their interpretations are full of human depth, intensity and warmth. It creates empathy with the audience immediately following ch involvement with dismay and their stories. Mina and Jude are two guys, two young parents and their story could easily be ours.
Deserving of praise is also a firm believer in the role of Roberta Maxwell Anne that brings on the scene another intense and strong mother figure.
The final dramatic and perhaps a bit ‘hasty overall is appreciable failing to give cues to the viewer for loving thoughts on what maternal love and what you can push to do for the good of a child.