186) Ora Dimmi di Te – Lettera a Matilda (Andrea Camilleri)

“Ora Dimmi di Te – Lettera a Matilda” è un romanzo di Andrea Camilleri, pubblicato da Bompiani il 30 Agosto 2018.

Sinossi:
Che cosa rimarrà di noi nella memoria di chi ci ha voluto bene? Come verrà raccontata la nostra vita ai nipoti che verranno?

«Matilda mia, ho imparato pochissime cose e te le dico»

Andrea Camilleri sta scrivendo quando la pronipote Matilda si intrufola a giocare sotto il tavolo, e lui pensa che non vuole che siano altri – quando lei sarà grande – a raccontarle di lui. Così nasce questa lettera, che ripercorre una vita intera con l’intelligenza del cuore: illuminando i momenti in base al peso che hanno avuto nel rendere Camilleri l’uomo che tutti amiamo. Uno spettacolo teatrale alla presenza del gerarca Pavolini e una strage di mafia a Porto Empedocle, una straordinaria lezione di regia all’Accademia Silvio D’Amico e le parole di un vecchio attore dopo le prove, l’incontro con la moglie Rosetta e quello con Elvira Sellerio… Ogni episodio è un modo per parlare di ciò che rende la vita degna di essere vissuta: le radici, l’amore, gli amici, la politica, la letteratura. Con il coraggio di raccontare gli errori e le disillusioni, con la commozione di un bisnonno che può solo immaginare il futuro e consegnare alla nipote la lanterna preziosa del dubbio.

Recensione:
Ho riflettuto lungamente se e che cosa scrivere sull’ultima fatica letteraria del Maestro. Chiedendomi quanto fosse lecito oltre che interessante “recensire” una lettera d’amore, di ricordi scritta da un bis nonno alla sua pro nipote.
Una lettera che profuma di malinconia, orgoglio e soddisfazione personale e professionale, tracciando cosi una sorta di testamento esistenziale del bis nonno più famoso ed amato d’Italia: Andrea Camilleri
Le mie tediose riflessioni sono state spazzate via dalla consapevolezza che il Maestro pur indirizzando ufficialmente questa lettera alla sua cara Matilda, di fatto si rivolga a tutti i nipoti e pro nipoti del nostro Paese.
Con la speranza che quest’ultimi, non soltanto abbiano “l’urgenza” di leggere gli scritti del Maestri per apprezzarne il talento e creatività, ma ne scoprano anche la passione e coerenza intellettuale e civile.
Non è la prima volta che il Maestro nei propri lavori scriva di sè e delle scelte compiute con coraggio e spesso in controtendenza rispetto ai tempi in cui viveva.
Eppure “Ora Dimmi di te” rappresenta qualcosa di diverso non soltanto a livello autobiografico e strutturale, ma soprattutto evidenzia una profonda e nuova necessità umana, affettiva e civile da parte del Maestro.
Ovvero trasmettere alle nuove generazioni quanto sia fondamentale poter esprimere liberamente le proprie idee e soprattutto difenderle e nel caso modificarle senza essere sottoposti a qualsiasi tipo di minaccia o violenza fisica o psicologica.
Essere capaci d’ascoltare e rispettare le altrui idee senza trincerarsi sciocchi pregiudizi ideologici, politici oltre che culturali.
Il Maestro invita tutte le Matilda a seguire i propri sogni ed ispirazioni con tenacia e testardaggine, ma studiando e lavorando sodo senza farsi tentare da scorciatoie fasulle quanto pericolose.
Camilleri si augura che la sua Matilda possa trovare un vero, romantico quanto solido amore incarnato dal compagno/a con cui vivere e costruire una vita insieme.
Il nonno Camilleri ha vissuto un’esistenza intensa, ricca e coerente e non può non augurarsi che quella della nipote sia altrettanto soddisfacente e stimolante.
Il Maestro scrivendo questa lettera racconta con passione e forza quali sono stati i suoi Maestri di vita, gli amici e le persone che gli hanno permesso d’essere oggi un bis nonno sereno quanto ancora battagliero.
L’ avanza età anagrafica impedirà al Maestro di vedere la pro nipote crescere, maturare, sbagliare ed infine diventare donna. Ma finché sarà possibile, le starà vicino con grande affetto e curiosità e pronto ad ascoltare le sue storie
Perché è tempo di Matilda e in generale delle nuove generazioni raccontarsi e farsi capire dal mondo.

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185) A Voce Alta – La forza della Parola

Il biglietto da acquistare per “A voce alta – La forza della parola” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“A Voce Alta – La Forza della Parola”  è un film di Stéphane de Freitas, Ladj Ly. Con Souleila Mahiddin, Eddy Moniot, Bertrand Périer. Documentario, 109′. Francia 2017

Sinossi

Ogni anno all’Università di Saint-Denis viene eletto il miglior oratore. Partecipano al concorso gli studenti di una classe multietnica, un professore li istruisce ai segreti del linguaggio e all’arte dell’espressione. In gioco c’è il piacere di prendere la parola, per esistere sulla scena del mondo ma anche per cambiarla con la potenza delle idee.

Recensione:

Appello a tutti gli italiani egocentrici, vanesi, presuntuosi: non potete mancare l’appuntamento al cinema con “A voce alta – La forza della parola”. Ma il film di Stéphane de Freitas e Ladj Ly è anche perfetto per chi non ne può più dei talent che spuntano come funghi in tv e premiano, paradossalmente, il non talento dei concorrenti.

Siamo dietro le quinte di una gara che si tiene dal 2012 a Parigi, all’Università di Saint-Denis. Né canto né ballo, però, qui la materia d’esame è l’eloquentia!

Si, avete letto bene. In un’epoca in cui l’apparenza prevale sulla sostanza e l’immagine sulla parola, ci sono ancora giovani che studiano e si allenano duramente per seguire le orme di Cicerone e Demostene. continua su

http://paroleacolori.com/a-voce-alta-la-forza-della-parola-film-folgorante-futuro-e-valore-educazione/

184) Piazza Vittorio

Il biglietto da acquistare per “Piazza Vittorio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Piazza Vittorio ” è un film di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Matteo Garrone. Documentario, 82′. Italia 2017

Sinossi:

Sede di un mercato storico della Capitale, Piazza Vittorio è oggi l’emblema di un’integrazione interetnica problematica ma possibile, in una posizione centralissima, tra palazzi storici affascinanti e l’inurbamento di una popolazione così multirazziale da ricordare a tratti a quella newyorkese. Con troupe ai minimi termini, Abel Ferrara intervista per strada residenti di lungo e breve corso, commercianti, homeless e migranti che transitano o bivaccano nei dintorni. In arrivo da Nigeria, Afghanistan, Burkina Faso, Guinea, Bosnia, Perù, Bangladesh, Moldavia, dalla badante al griot (cantastorie africano), dal macellaio egiziano alla ristoratrice cinese al lavoratore a giornata sudamericano.

Recensione

Caro Abel, mi permetto di scriverle queste poche righe in italiano, fiducioso che le possa comprendere, almeno in parte, dato che da qualche anno ha scelto di trasferirsi con la sua famiglia in Italia, diventando a tutti gli effetti un cittadino della città eterna.

Sebbene lei sia un uomo e un regista intelligente, attento, sensibile ai cambiamenti della società, ancora non ha compreso un aspetto fondamentale del suo nuovo Paese. Anche se costituzionalmente l’Italia è una soltanto, nei fatti gli italiani sono rimasti fermi ai tempi dei Comuni!

Non è tenuto a conoscere la nostra storia, ci mancherebbe, ma in questo modo il suo “Piazza Vittorio”, per quanto interessante e a tratti divertente, presenta un grande limite, fin dalla sua genesi.

Lo spettatore medio che vive sopra la linea gotica potrebbe non avere grande interesse a vedere un film incentrato su una realtà romana tanto circoscritta. Mi spingo oltre, anche se le sembrerò provocatorio: temo che anche un residente di Roma Nord possa avere qualche difficoltà a entusiasmarsi per il suo documentario, non perché non apprezzi il suo talento, ma piuttosto per il fastidio di vedere messa in luce una situazione che gli crea disagio.

Caro Abel, lei ha voluto raccontare con i suoi occhi di straniero innamorato di Roma come una delle più belle piazze cittadine sia cambiata nel corso degli anni, diventando il simbolo dell’integrazione e della convivenza tra etnie diverse. continua su

http://paroleacolori.com/piazza-vittorio-un-documentario-su-integrazione-e-diversita/

183) Separati ma non troppo

Il biglietto d’ acquistare per “Separati ma non troppo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Separati ma non troppo ” è un film di Dominique Farrugia. Con Gilles Lellouche, Louise Bourgoin, Manu Payet, Marilou Berry, Julien Boisselier. Commedia, 93′. Francia 2017

Sinossi:

Yvan e Delphine sono sposati da 15 anni e il loro rapporto è al capolinea. La donna decide di aprire la coppia ad altre relazioni, ma quando Yvan la prende alla lettera e nel giro di 24 ore ha un’avventura, lo caccia di casa e chiede il divorzio. Ma Yvan, procuratore calcistico con un solo potenziale cliente e una sfilza di grandi progetti mai portati fino in fondo, non sa dove alloggiare. Dopo un periodo passato a farsi ospitare dagli amici l’uomo propone un accordo all’ex moglie: poiché ha finanziato il 20% della casa in cui Delphine abita con i loro due figli, ha diritto a soggiornare presso di lei, nel 20% di spazio vitale che ha acquistato. Ma la convivenza forzata si rivela una pessima idea, e il rapporto fra gli ex coniugi si trasforma in un’escalation di dispetti e colpi bassi.

Recensione:

Ha ancora senso, per una coppia di oggi, sposarsi, mettere su casa insieme, fare dei figli? Nel 2018 “finché morte non ci separi” è una formula valida oppure ha perso la sua ragion d’essere? Ascoltando i racconti di amici e conoscenti e leggendo i dati su divorzi e separazioni in crescita verrebbe quasi da rispondere un convinto: no!

Il cinema, pur avendo raccontato nel corso del tempo, storie d’amore a lieto fine che hanno fatto sognare il pubblico sembra aver compreso la nuova piega presa dalla situazione. Basti pensare a successi come “Kramer contro Kramer” (1979), “La guerra dei Roses” (1989) e “Gli equilibristi” (2012), che certificano la crisi dell’istituzione matrimoniale e le conseguenze di ripicche e liti sul sentimento.

“Separati ma non troppo” di Dominique Farruggia, pur rientrando in questo “nuovo” genere, ha il merito di affrontare il tema in modo allegro, brioso e scanzonato anche nei passaggi decisamente più amari e malinconici sul piano emotivo.

La crisi matrimoniale si riflette anche sulla situazione economica di una coppia, e dire addio al partner quando in ballo c’è, ad esempio, una casa condivisa, è ancora più difficile, anche se ormai il sentimento si è spento e sembra rimasto solo il livore.

Il film della Farruggia è una commedia agrodolce, con un impianto narrativo semplice e lineare, ma anche scorrevole, intenso e brillante. La sceneggiatura – ispirata a una situazione vissuta oggi da molte coppie parigine – è equilibrata, autentica, profonda e allo stesso tempo ironica e provocatoria. Apprezzabile l’alternarsi di momenti drammatici e desolanti ad altri davvero comici ed esilaranti. continua su

http://paroleacolori.com/separati-ma-non-troppo/

182) Gotti – Il Primo Padrino

Le persone normali trovano forse un po’ di conforto dalle loro quotidiane delusioni e disgrazie pensando a quanta verità si nasconde dietro la frase: anche i ricchi piangono.

Applicando la citazione al Festival di Cannes 2018, potremmo dire che anche alle star di Hollywood, qui, può capitare un passaggio a vuoto, una giornata no dove vieni rimbalzato, ignorato persino, quasi come fossi solo l’ultimo degli inviati nerd.

Prendete la giornata di ieri. Direttamente da una galassia lontana lontana è atterrato sulla Croisette l’intero cast di “Solo: a Star Wars story”, in uscita nei cinema italiani il 24 aprile. Non solo il pubblico pagante ma anche i giornalisti sono impazziti per Emilia Clarke, Woody Harrelson, Chewbecca e le guardie imperiali – tutti presenti sul red carpet per la proiezione in anteprima del film.

Nessuno ha voluto perdersi la parata di stelle, la première, se possibile l’esclusivo party successivo. E dire che il programma di Cannes proponeva anche interessanti alternative… A chi mi riferisco? Prima di tutto a John Travolta.

L’attore americano, ormai del tutto plastificato a eccezione dei celebri occhi azzurri ancora giovanili e vispi, non poteva scegliere giorno e momento peggiore per presentare il nuovo film, “Gotti”.

Non mi pronuncio sui motivi che hanno spinto il delegato Thierry a “volerlo fortemente”, ma sulla mission impossible degli addetti alla sala, che hanno cercato in tutti i modi di trovare pubblico per non lasciare le poltroncine tristemente vuote, sì.

Io c’ero, in quella sala, forse uno dei pochi “giornalisti” a vedere una pellicola talmente brutta, mal scritta, mal diretta e mal interpretata da spingerti a rivalutare alcuni film tv trasmessi in estate delle nostre reti nazionali.

Ma se il buon Travolta mi chiedessi un’opinione su questa sua debacle festivaliera gli direi: “Animo, John, un giorno da nerd non ha mai ucciso nessuno“. Io lo so bene.

181) Sulla mia Pelle

Il biglietto da acquistare per “Sulla mia pelle” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Sulla Mia Pelle ” è un film di Alessio Cremonini. Con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano. Drammatico, 100′. Italia 2018

Sinossi:

L’ultima settimana nella vita di Stefano Cucchi è un’odissea fra caserme dei carabinieri e ospedali, un incubo in cui un giovane uomo di 31 anni entra sulle sue gambe ed esce come uno straccio sporco abbandonato su un tavolo di marmo. Alessio Cremonini ha scelto di raccontare una delle vicende più discusse dell’Italia contemporanea come una discesa agli inferi cui lo stesso Cucchi ha partecipato con quieta rassegnazione, sapendo bene che alzare la voce e raccontare la verità, all’interno di istituzioni talvolta più concentrate sulla propria autodifesa che sulla tutela dei diritti dei cittadini, sarebbe stato inutile e forse anche pericoloso.

Recensione:

Chi era Stefano Cucchi? Perché lo spettatore medio dovrebbe interessarsi alle cause della morte di un giovane detenuto, avvenuta il 22 ottobre 2009 nel reparto di medicina separata dell’Ospedale Pertini di Roma? E perché tanto clamore e attenzione mediatica hanno circondato le aule di tribunale dove si sono svolti i processi inerenti alla vicenda?

Perché, fino a prova contraria, l’Italia è uno Stato democratico oltre che di diritto e in quanto tale è sconcertante che un cittadino muoia “inspiegabilmente”, mentre si trova sotto tutela legale e giudiziaria.

Nel 2009 Stefano Cucchi è un 31enne con un diploma di geometra e una vita già segnata dalla tossicodipendenza. Probabilmente non l’immagine del bravo ragazzo da presentare ai parenti il giorno di Natale, eppure sta cercando di riprendere in mano la propria vita e lasciarsi alle spalle la droga.

La sera del 15 ottobre, viene fermato da una pattuglia dei carabinieri per sospetto spaccio di droga. Morirà in ospedale il 22 ottobre, vittima del sistema giudiziario ma anche delle sue reticenze, della mancata denuncia di quanto avvenuto sotto custodia.

“Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, che ha aperto la sezione Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia 2018, non è un film di denuncia fine a se stessa o di manichea distinzione tra buoni e cattivi, come temevo, piuttosto un disperato e accorato appello morale, sociale e creativo del regista affinché emerga in modo chiaro quanto successo a Cucchi quel giorno.

Il film traspone oltre 10.000 pagine di verbali, studiati, assimilati e vissuti emotivamente prima ancora che drammaturgicamente da Cremonini e Lisa Nur Sultan. La loro sceneggiatura è essenziale, semplice, diretta, ogni parola, gesto, movimento del corpo di ogni attore sulla scena è stato preparato prima a livello umano ed emotivo e solamente poi sul piano recitativo. continua su

http://paroleacolori.com/sulla-mia-pelle-la-storia-di-stefano-cucchi-una-discesa-agli-inferi/

180) Revenge

Il biglietto da acquistare per “Revenge” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Revenge” è un film di Coralie Fargeat. Con Matilda Anna Ingrid Lutz, Kevin Janssens, Avant Strangel, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède. Azione, 108′. USA 2017

Sinossi:

Jen è la giovane amante di Richard, un uomo di successo che la porta con sé per un weekend di sesso e relax in una sontuosa villa in mezzo al deserto. Le cose prendono una piega inattesa quando due amici di Richard, Stan e Dimitri, si presentano con un paio di giorni d’anticipo per la battuta di caccia che avevano organizzato. Il gruppo trascorre la sera insieme e Stan è profondamente eccitato da Jen, che del resto lo provoca. Il giorno dopo, in assenza di Richard, Stan violenta Jen mentre Dimitri non fa niente per impedirlo. Al ritorno di Richard lei vuole giustizia ma lui le offre solo un lavoro a Vancouver e quando Jen minaccia di raccontare della loro tresca alla moglie di Richard, lui non ci vede più…

Recensione:

Un film duro, pulp, truculento, brutale: questo in estrema sintesi “Revenge” di Coralie Fargeat con protagonista Matilda Anna Ingrid Lutz, che affronta il tema della violenza sulle donne in modo esplicito, anche dal punto di vista visivo.

La regista e sceneggiatrice francese, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie con coraggio di portare sul grande schermo una storia di violenza e vendetta in chiave femminile, dove la bella protagonista si trasforma in corso d’opera in un vendicatore inarrestabile – e incredibile, per molti versi.

Il modo con cui la storia è stata ideata e dopo messa in scena colpisce, anche se l’escalation di violenza e brutalità produce talvolta un effetto da parodia, alcuni passaggi risultano acerbi e molto superficiale la costruzione dei personaggi maschili, troppo macchiettistici. continua su

http://paroleacolori.com/revenge-una-storia-pulp-e-brutale-di-violenza-sulle-donne/

179) Mamma Mia! Ci risiamo

Il biglietto d’acquistare per “Mamma Mia! Ci risiamo” è : Di pomeriggio

“Mamma Mia! Ci risiamo “ è una commedia musicale scritta e diretta da Oli Parker, con : : Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters, Dominic Cooper, Amanda Seyfried, Christine Baranski, Lily James, Cher, Jeremy Irvine, Andy Garcia, Josh Dylan, Hugh Skinner, Alexa Davies.

Sinossi:
Preparatevi di nuovo a cantare e ballare, ridere ed amare! Dieci anni dopo Mamma Mia! il film che ha incassato oltre 600 milioni di dollari in tutto il mondo, siete invitati a tornare nella magica isola greca di Kalokairi in un nuovo ed originale musical basato sulle canzoni degli ABBA. Il film segna il ritorno del cast originale affiancato da nuovi membri tra cui Lily James. Riprendono i loro ruoli di Mamma Mia! Il film l’attrice premio Oscar® Meryl Streep nella parte di Donna; Julie Walters in quella di Rosie, e Christine Baranski in quella di Tanya. Amanda Seyfried e Dominic Cooper interpretano nuovamente Sophie e Sky, mentre Pierce Brosnan, Stellan Skarsgård e il premio Oscar® Colin Firth tornano nei ruoli dei tre possibili padri di Sophie: Sam, Bill e Harry. Il film, andando avanti e indietro nel tempo per mostrare come le relazioni forgiate nel passato risuonano nel presente, vede Lili James interpretare il ruolo di Donna da giovane. Rosie e Tanya da giovani invece sono ritratte rispettivamente da Alexa Davies (X+Y – A Brilliant Young Mind), e Jessica Keenan Wynn (Beautiful a Broadway). Il giovane Sam è interpretato da Jeremy Irvine, mentre il giovane Bill è Josh Dylan e il giovane Harry è Hugh Skinner.
Recensione :
Era davvero necessario realizzare il sequel di Mamma Mia, divenuto negli ultimi dieci anni un film cult unanimamente per pubblico e critica?
No, se dovessimo valutare l’operazione meramente sul piano creativo, artistico e narrativo.
Ma notoriamente dalle parti di Hollywood si utilizzano altri parametri per valutare l’opportunità o meno di proseguire in un progetto: soldi, soldi, amarcord, soldi e marketing.
I parametri “hollywoodiani” ben si applicano ovviamente al fenomeno “Mamma Mia!” , spingendo i produttori a rimettere su “la band” per celebrare in gran stile il decimo anniversario dall’uscita del primo film.
“Mamma mia1 Ci risiamo” è un sequel indubbiamente meno avvolgente, trascinante e brillante rispetto al precedente, lasciando lo spettatore contento ma non entusiasta per quanto visto.
Il successo planetario di “Mamma Mia!” si fondò su tre principali pilastri: La straordinaria colonna sonora degli Abba, l’eccelsa quanto scatenata interpretazione di Merly Streep ed un intreccio narrativo semplice quanto divertente e romantico.
“Mamma Mia! Ci Risiamo” non essendo stata ideato, scritto e poi realizzato, per motivi diversi, su questi necessari pilastri ha obbligato lo sceneggiatore e regista Oli Parker a snaturare, almeno in parte, l’anima del film.
Parker si aggrappa alla presenza dell’intero cast originale per far scattare l’effetto nostalgia nello spettatore sperandi così quest’ultimo noti il meno possibile le criticità e carenze strutturali e musicali
“Mamma Mia! Ci risiamo” può essere definita comunque come buona operazione amarcord capace di far emozionare, ballare e sorridere lo spettatore, nonostante le canzoni degli Abba siano davvero poche e l’atteso ritorno della Streep si riduca solamente ad una scena per quanto decisiva, toccante e memorabile per il film stesso.
Le new entry Lilly James e dell’intramontabile Cher rispettivamente nei ruoli di Donna da giovane e della vecchia e vanesia madre di Donna rappresentano un ventata di freschezza, bellezza , personalità e talento per la storia oltre ad arricchire ulteriormente il valore artistico ed umano del cast.
Lilly James ha dimostrato coraggio e forza nell’affrontare questo scomodo e difficile ruolo non temendo l’inevitabile paragone con la vera Donna. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-68/

178) Mission Impossible – Fallout

Il biglietto da acquistare per “Mission Impossible – Fallaout” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Mission Impossible – Fallout” è un film di Christopher McQuarrie. Con Tom Cruise, Henry Cavill, Simon Pegg, Rebecca Ferguson, Ving Rhames, Sean Harris. Azione, 147′. USA 2018

Sinossi:

Ethan Hunt riceve a Belfast l’ordine di una nuova missione impossibile: recuperare una valigia di plutonio e scovare i cattivi che immancabilmente vogliono metterci le mani sopra. Sulle tracce di John Lark, il misterioso finanziatore del rapimento di uno scienziato anarchico ed esperto in armi nucleari, ritrova a Berlino i compagni di sempre: Benji e Luther, a cui salva la pelle compromettendo la missione. E adesso tocca riparare, lanciandosi sul cielo di Parigi per (s)mascherare Lark e incontrare la Vedova Bianca, un’intermediaria sexy e letale. Come a ogni missione, niente andrà come previsto.

Recensione:

Questa volta – viste anche le recensioni entusiaste che potrete trovare un po’ da per tutto – voglio mettere le mani avanti: forse il fatto di avere visto le oltre due ore di “Mission: Impossible – Fallout” in una sala senza aria condizionata, nella torrida estate romana, potrebbe avere influenzato negativamente le mie percezioni.

“Mission Impossibile”, per me, è constatare come Tom Cruise, a 56 anni suonati, sembri aver stipulato un patto col diavolo o chi per lui, apparendo più bello, giovane e scattante che mai, e facendo sentire tutto il resto del pubblico maschile un rottame ambulante.

“Mission Impossible” è osservare come questo sesto capitolo della saga, per quanto spettacolare, mozzafiato e adrenalinico, abbia alla base una sceneggiatura povera di contenuti, confusa, inverosimile, banale.

“Mission Impossibile” è dover assistere, come di consueto, all’innamoramento facile dei personaggi femminili e ai rifiuti, in nome della ragione di Stato, del buon Tom. E il bello, in questa serie, è che i due di picche non provocano alcuna reazione nelle sventurate. Quando si dice essere sicure di sé.

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http://paroleacolori.com/mission-impossibile-fallout-torna-lagente-ethan-hunt-nel-6-film/

177) Un Marito a metà

Il biglietto da acquistare per “Un marito a metà” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Un marito a metà ” è un film di Alexandra Leclère. Con Didier Bourdon, Valérie Bonneton, Isabelle Carré, Hélène Vincent, Laurent Stocker. Commedia, 104. Francia 2017

Sinossi:

Dopo 15 anni di matrimonio e due figli, la violinista Sandrine scopre che il marito Jean la tradisce con Virginie, proprietaria single di una libreria. Inizialmente Sandrine invita Jean a lasciare Virginie, cosa che l’uomo fa immediatamente, terrorizzato di perdere la famiglia. Ma quando Sandrine si accorge che Jean è disperato per l’assenza di Virginie, decide di proporre alla rivale una sorta di affido congiunto che vede protagonista non i figli ma il marito fedifrago, che trascorrerà una settimana con la moglie e una con l’amante.

Recensione :

Quali motivi spingono un marito a tradire la moglie? Noia? Calo della libido? Crisi di mezza età? Una coppia sposata da 15 anni può uscire indenne dalla scoperta di un tradimento? E come dovrebbe reagire una moglie, cacciando il fedifrago di casa oppure provando a perdonarlo?

La fedeltà, il tradimento, la gestione di una o più amanti sono tematiche assai utilizzate – se non abusate – in ambito cinematografico, ieri come oggi, tra commedie, gialli, drammi. Attraverso queste registi e sceneggiatori hanno cercato di raccontare l’evoluzione dei rapporti umani, e della società nel suo complesso.

“Un marito a metà” di Alexandra Leclère, nonostante tematicamente vanti una bella serie di precedenti, è comunque una pellicola inedita, divertente e brillante, capace di offrire allo spettatore una prospettiva diversa e numerosi spunti di riflessione.

A suo favore gioca prima di tutto il fatto di evitare luoghi comuni e pregiudizi, scegliendo di muoversi sul filo del paradossale e dell’inverosimile nel mettere in scena la crisi attraversata da Jean (Bourdon) e Sandrine (Bonneton).

I due formano la più classica delle coppie borghesi: professore universitario alla Sorbona lui, insegnante di violino lei. La loro quotidianità, dopo quindici anni di matrimonio e due figli, viene sconvolta dalla scoperta della prolungata infedeltà di lui.

“Un marito a metà” rilegge in modo ironico, garbato ma anche provocatorio il tema del triangolo amoroso, magistralmente affrontato da mostri sacri del cinema come François Truffaut (Jules e Jim) e Bernardo Bertolucci (The Dreamers). continua su

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