21) Confidenza (Domenico Starnone)

“Confidenza” è un romanzo scritto da Domenico Starnone e pubblicato il 17 Novembre 2021 da Einaudi Editore.

Sinossi:

Pietro vive con Teresa un amore tempestoso. Dopo l’ennesimo litigio, a lei viene un’idea: raccontami qualcosa che non hai mai detto a nessuno – gli propone -, raccontami la cosa di cui ti vergogni di più, e io farò altrettanto. Così rimarremo uniti per sempre. Si lasceranno, naturalmente, poco dopo. Ma una relazione finita è spesso la miccia per quella successiva, soprattutto per chi ha bisogno di conferme. Così, quando Pietro incontra Nadia, s’innamora all’istante della sua ritrosia, della sua morbidezza dopo tanti spigoli. Pochi giorni prima delle nozze, però, Teresa magicamente ricompare. E con lei l’ombra di quello che si sono confessati a vicenda, quasi un avvertimento: «Attento a te». Da quel momento in poi la confidenza che si sono scambiati lo seguirà minacciosa: la buona volontà poggia sulla cattiva coscienza, e Pietro non potrà mai più dimenticarlo. Anche perché Teresa si riaffaccia sempre, puntualmente, davanti a ogni bivio esistenziale. O è lui che continua a cercarla? Dopo “Lacci e Scherzetto”, Domenico Starnone prosegue il suo lavoro di scavo sull’ambivalenza delle persone e delle relazioni. Con uno sguardo insieme complice e distaccato, ci racconta di un uomo inadeguato a sé stesso e alle proprie ambizioni. Ma in realtà ci racconta di noi, di quanto sismico sia il terreno su cui si regge la costruzione della nostra identità.

Recensione:

Ho deciso di leggere il romanzo di Domenico Starnone, dopo aver visto al cinema l’adattamento cinematografico firmato da Daniele Luchetti e Francesco Piccolo.

“Confidenza” di Daniele Luchetti è diventato un positivo “caso cinematografico” anche grazie alle convincenti interpretazioni del cast artistico, in particolar modo di Federica Rosellini nel ruolo di Teresa.

Ero curioso di capire le differenze tra il romanzo e la sceneggiatura del film, le differenze nell’intreccio narrativo e stilistico compiute dal regista pur non snaturando il valore simbolico e soprattutto psicologico della storia.

È naturale che esistano differenze tra il romanzo ed il film, ma in questo caso il secondo non sfigura rispetto al primo.

Domenico Starnone costruisce la storia alternando Pietro e Teresa nelle vesti di narratore, con l’intento di dividere e confondere il lettore in due schieramenti.

Leggendo “Confidenza”, il lettore inizia a porsi degli interrogativi non solo sui due protagonisti, ma anche su stesso e sulla stretta cerchia di amici e familiari a cui affiderebbe una confidenza potenzialmente devastante per la propria reputazione.

Chi ha ragione tra due protagonisti? Chi è la vittima e chi il carnefice?

Esistono davvero dei segreti che una volta rivelati distruggerebbero la carriera e soprattutto onorabilità di un individuo?

“Confidenza” è drammaturgicamente quasi “banale” nell’evoluzione di una coppia che si è amata tanto, prima di scoppiare fragorosamente per colpa di un segreto rivelato. La vera storia, scintilla narrativa inizia dopo la rottura, il tira e molla tra i due non sul rimpianto di un amore finito, ma bensì sul potere e capacità di manipolare la vita dell’altro decidendo di rispettare o meno la consegna del silenzio.

La guerra dei nervi sulla lunga distanza vede Teresa vincente su Pietro, perché il secondo rimane schiacciato da un senso di colpa/vergogna probabilmente esagerato rispetto al reale impatto della confidenza custodita dalla prima.

Domenico Starnone è abile, convincente, talentuoso nell’evidenziare come una persona sotto “ricatto” o meglio convinta d’esserlo, perda la necessaria lucidità, consegnandosi inevitabilmente ai propri peggiori incubi e demoni.

“Confidenza” è una lettura incalzante, angosciante, carica di pathos in cui il “non detto” è il motore narrativo di una storia che lascia al singolo lettore di valutare, condividere e semmai condannare la paura della verità.

Gesù ci ha insegnato che “…La verità vi renderà liberi”, ma nella mente di Pietro, nella nostra ipocrita società, la verità e libertà raramente vanno a braccetto.

23) Il mio Posto è qui

#IlMioPostoèqui è un film del 2024 scritto e diretto da Cristiano Bortone, Daniela Porto, tratto dall’omonimo romanzo di Daniela Porto, con: Ludovica Martino e Marco Leonardi.

Sinossi:

Il mio posto è qui, film diretto da Cristiano Bortone e Daniela Porto, è ambientato all’indomani del Secondo conflitto mondiale in un paesino in Calabria. Racconta l’amicizia nata tra Marta e Lorenzo (Ludovica Martino e Marco Leonardi): lei è una ragazza madre, che è stata promessa in moglie a un uomo di cui non è innamorata; lui, invece, è un uomo gay, noto per “organizzare i matrimoni” degli altri.

Il loro incontro porterà alla nascita di un forte legame, che permetterà a entrambi di lottare contro i pregiudizi della piccola e bigotta comunità in cui vivono e a Marta di cercare il proprio posto nel mondo in qualità di donna.

Recensione:

La libertà è un diritto, una volontà, uno status che ognuno di noi dovrebbe possedere fin dalla nascita.

Ma sfortunatamente spesso non è così, il destino, l’epoca storica, l’ambiente familiare in cui si nasce e le relative condizioni economiche -culturali influenzano e segnano l’esistenza di un individuo.

Nel sud d’Italia, ad esempio in Calabria una donna era destinata ad essere madre, moglie sottomessa ai desideri e volontà del marito.

Solo con la caduta del regime fascista ed il referendum del 1946 tra monarchia e repubblica diede per la prima volta alle donne il diritto di voto.

Ancora peggiore, se fosse possibile, sarebbe il trattamento ricevuto da chi “era diverso” agli occhi della bigotta ed ipocrita società: gli omosessuali erano chiamati “finocchi”, “invertebrati”, meritevoli di disprezzo e giustamente mandati “al confine” dal regime fascista.

Un Paese si può definire veramente civile e moderno, quando una persona è artefice del proprio destino, anche di sbagliare per amore.

#IlMioPostoèqui di Daniela Porto e Cristiano Bortone, presentato in anteprima assoluta al Bifest 2024 e dal 9 Maggio in uscita al cinema è prima di tutto una storia di libertà, riscatto e resilienza dei due protagonisti allo status quo ed alla “dittatura” del perbenismo dell’epoca.

Marta interpretata da una bravissima ed intensa Ludovica Martino, è stata messa all’indice perché colpevole d’essere rimasta incinta del suo ragazzo poi tragicamente morto in guerra.

Era impensabile ed inconcepibile che ci potesse essere una ragazza madre negli anni 40 in Calabria.

Marta ha “disonorato” tutta la famiglia, facendoli diventare lo “zimbello” del piccolo paesino.

Marta deve pertanto solo obbedire agli ordini dei genitori, accettando un “matrimonio riparatore” con un vedovo, già padre di due figli, mettendo da parte ogni sogno e velleità di lavoro.

Ma Marta è uno spirito libero, indipendente, desiderosa di imparare e migliorare che si rifiuta d’accettare un destino scritto da altri.

Così è inevitabile che l’incontro con Lorenzo (un ottimo e carismatico Marco Leonardi), il “finocchio” per paese oltre che l’uomo dei matrimoni, si riveli decisivo e salvifico per entrambi.

Lorenzo che ha vissuto a Milano in gioventù ed ha assaggiato il giusto della libertà, a cui ha rinunciato per amore di un compagno che ha poi preferito la vita queta da uomo sposato, rivede sé stesso nei sogni di Marta.

Un incontro che si tramuta in amicizia, un rapporto sincero e solidale che coinvolge, appassiona ed emoziona lo spettatore.

Marta e Lorenzo incarnano i volti, i pensieri e le storie di tante donne e uomini costrette al silenzio nel corso dei decenni in una realtà calabrese restia accettare il cambiamento, figurarsi le voci “fuori” dal coro.

#IlMioPostoèqui presenta una scrittura lineare, mai banale e/o retorica, ben sviluppata e centrata nel periodo storico.  Tutti i personaggi sono ben delineati anche sul piano caratteriale e psicologico, e resi credibili sulla scena da un cast artistico solido e di spessore.

#IlPostoèqui è una storia d’amicizia, d’amore e libertà che coincida con il primo voto esteso donne.  E’ una visione appassionante, pura quanto simbolica che trasmette fiducia e speranze alle nuove generazioni di combattere e credere per la libertà di scelta e d’osare.

Lorenzo e Marta avevamo bisogno di trovarsi, per scoprirsi uguali nelle diversità di vita, ma accomunati da uno indomito spirito libero di cui lo spettatore farà tesoro.

20)Recensione romanzo “Etica dell’Acquario” di Ilaria Gaspari: Amore, morte e pressione universitaria

“Etica dell’Acquario” è un romanzo scritto da Ilaria Gaspari e pubblicato il 3 settembre del 2015 da Voland editore.

Sinossi:

Gaia è bella, egocentrica e infelice. Un giorno di novembre torna nella città in cui ha studiato, dopo un’assenza di dieci anni. A Pisa niente sembra cambiato, invece è cambiato tutto. Gaia ritrova gli amici di una volta e il suo amore dei tempi dell’università; ma a dividerli ci sono, ora, gli anni passati lontani e la morte di una compagna di studi, Virginia, avvenuta in circostanze oscure. L’inchiesta sul misterioso suicidio si snoda fra le vie della città e i collegi della Scuola Normale, fra ricordi sepolti e ossessioni che vengono alla luce.

Recensione:

Ci si può dimenticare d’aver letto un libro? 

Si, certamente può accadere, direte voi.

Ma ci si può dimenticare d’aver letto ed apprezzato un libro?

 Si, è più difficile ma può ancora accadere, direte ancora.

Ma ci si può dimenticare letto ed apprezzato un libro, avendo altresì il ricordo di averne scritto la recensione?

Una certezza svanita, dopo aver vanamente cercato, tra le centinaia scritte nel tuo blog negli ultimi 10 anni .

Ecco in questo caso, forse mi dareste ragione per tranquillizzarmi, mentre telefonate al mio psichiatra.

Mettendo da parte “il caso clinico”, vorrei piuttosto soffermarmi sulla mia probabile “mancanza letteraria” riguardo il brillante e convincente romanzo d’esordio di Ilaria Gaspari.

Ilaria Gaspari fin dal suo esordio si è rivelata una scrittrice coraggiosa oltre che di talento  con un romanzo in cui mescola ed alterna con bravura diversi generi letterari (thriller, psicologico, coming age), dando vita ad un intreccio avvincente, incalzante e pieno di colpi di scena.

Si dice che l’età inquieta di una persona coincida con gli anni del liceo, passaggio cruciale, prima d’affrontare le sfide universitarie e poi della vita. da adulto

Nulla di più sbagliato o se preferite superficiale nel sostenere questa tesi.

Molto spesso l’università rappresenta uno scoglio difficile da vivere ed affrontare per la maggioranza dei ragazzi, impreparati al diverso e più impegnativo tipologia di studio e soprattutto non abbastanza forti nel reggere la pressione di un futuro da scrivere attraverso sacrificio e determinazione.

Ci si può sentire soli, vessati, bullizzati anche all’università, specialmente se selezionati alla prestigiosa Normale di Pisa.

Ilaria conduce il lettore dentro il microcosmo della Normale, in cui ogni gesto, parola e relazione umana è rivolta al raggiungimento dell’obiettivo.

La pressione psicologica su ogni studente è fortissima al punto che il fallimento è vissuto come una tragedia interiore e personale oltre che come studente.

“Etica dell’acquario” è una storia delicata, complessa, sottile come la mente, capace di compiere grandi imprese ed allo stesso tempo di implodere trascinando la persona in un buco nero anche mortale.

“Etica dell’acquario” ci racconta i legami d’amicizia, d’amore, invidia, gelosia e financo ossessione che condizionano la vita di Gaia e dei suoi amici e colleghi di corso.

Sono legami forti, intesi quanto pesanti e soffocanti da rendere “anormale” la loro vita negli anni della Normale ed anche fuori da Pisa.

Amore e morte si alternano in una storia destabilizzante, soffocante e spiazzante fino all’ultima pagina.

In conclusione l’esordio di Ilaria Gaspari era, è un appuntamento da non perdere per scoprire il lato oscuro dell’università, anticipazione della vita reale.

19)La lettura felice. Conversazioni con Marcel Proust sull’arte di leggere (Guido Vitiello)

“La lettura felice. Conversazioni con Marcel Proust sull’arte di leggere” è un saggio scritto da Guido Vitiello e pubblicato il 19 Marzo 2024 da Il Saggiatore Edizione.

Sinossi:

Siamo creature strane, noi lettori. Passiamo ore e ore immersi dentro parallelepipedi di carta, respirando vite che non sono la nostra, soffrendo e gioendo per le emozioni di estranei immaginari. Eppure, come per un incantesimo, quelle vite e quelle emozioni misteriosamente ci appartengono. La lettura è l’«Apriti, sesamo» che ci dà accesso a una caverna traboccante di tesori. Meglio di ogni altro lo aveva capito Marcel Proust. Nei primi anni del Novecento cominciò a tracciare del lettore, e del proprio essere lettore, un ritratto nuovo. Chi ha appreso l’arte di leggere non la eserciterà solo sulla carta, ma anche sul mondo – sulle persone, sugli amori, sui casi della vita. Si esporrà così a tutte le gioie, ma anche a tutti i rischi insiti nell’«atto psichico originale chiamato lettura»: le incomprensioni, gli equivoci, le interpretazioni deliranti, le palpitazioni della suspense. L’incantesimo della lettura felice può trasformarsi allora in un tormentoso sortilegio. Più di un secolo dopo, partendo dalle Giornate di lettura proustiane, Guido Vitiello torna a riflettere sul mestiere a tempo pieno del lettore. In un dialogo fittissimo con il suo fantasmatico interlocutore – che spesso interrompe, incalza e contraddice – cerca di rispondere a una domanda che lo assilla, e che ci assilla tutti: che ne sarà della lettura in un’epoca in cui tutto cospira a distrarci dalle pagine?

Una recensione per chi non hai mai letto una riga di Marcel Proust:

Recensire un saggio è di per sé un compito improbo.

Recensire un saggio sulle opere (mai lette) di Marcel Proust sarebbe sciocco oltre che inutile.

Recensire il saggio scritto da un caro amico incarna, probabilmente, il peggior incubo di qualsiasi critico letterario degno di tale definizione.

Il sottoscritto ama le sfide impossibili, è diversamente ignorante e per un amico si butterebbe nel fuoco.

Ecco spiegato perché vi ritrovate a leggere queste poche e deliranti righe su “La lettura felice” di Guido Vitiello.

Parafrasando il titolo, è davvero una lettura felice oltre che una preziosa opportunità, acquistare l’ultima fatica letterario del nostro caro Guido.

Lo scrivo con convinzione, pur ammettendo d’aver compreso poco o nulla del teso, scritto con uno stile chiaro, semplice e divertente.

Si, avete letto bene, questo saggio è: divertente, spumeggiante, commovente, intimo al punto da farti dimenticare che si celebra Marcel Proust e la bellezza della lettura e l’importanza della conoscenza.

Guido Vitiello è   capace di rendere magico ed avvolgente un testo ricco di dotte citazioni, analisi del pensiero proustiano, invogliando anche il lettore più ignorante e refrattario a divorare questo saggio.

Guido Vitiello oltre che come persona è anche uno scrittore cortese e paziente, stimolando il lettore ad ampliare le proprie conoscenze dopo aver trascorso tanti anni a leggere soltanto la Gazzetta dello Sport.

“Provare per credere” diceva lo slogan di un celebre spot degli anni 80, lo faccio mio aggiungendo una “Una lettura felice, ogni tanto, è necessaria oltre che bella”

18) Fuga dalle Rovine (Nicola F. Leonzio)

“Fuga dalle Rovine” è un romanzo scritto da Nicola F. Leonzio e pubblicato da Bertoni Editore il 2 marzo 2024.

Sinossi:

Un uomo e una donna si incontrano per caso in una notte d’inverno, non lontano da Padova, sotto un furibondo temporale. L’incontro, in realtà, è solo apparentemente fortuito: l’uomo scopre che la donna è un capitano dei carabinieri e crede che voglia raccogliere informazioni sul suo conto per riaprire un processo, svoltosi anni prima, in cui egli era imputato per strage; ma ben presto si accorge che non è così. Tra i due nasce uno strano rapporto: l’uomo, fortemente attratto dai misteri che la donna custodisce e dalla sua bellezza, decide di raccontarle la propria infanzia, segnata da una sindrome neuropatologica causata dal mercurio contenuto in un vaccino, e altri accadimenti della sua vita, ivi compresi quelli relativi alla strage per cui fu processato. Ne emerge un quadro inquietante di cui è protagonista un’organizzazione internazionale che si è macchiata di delitti spaventosi.

Recensione:

Quando ho iniziato a leggere il muovo romanzo di Nicola F. Leonzio, non avrei mai immaginato che   al termine della lettura di dover attribuire a “Fuga dalle Rovine” diversi livelli di lettura e prospettiva: simbolico, introspettivo, storico, politico.

Non perché l’autore non sia capace di farlo, tutt’altro, ma perché mi sono approcciato alla lettura,” ingannato” da un titolo volutamente “fuorviante”, essendo allo stesso esplicito e chiaro manifesto di una storia intrigante, avvincente e spiazzante.

“Fuga dalle rovine” racchiude diversi generi letterari nella sua struttura narrativa, magistralmente mescolati ed armonizzati dalla penna esperta e talentuosa di Nicola Leonzio.

“Fughe dalle Rovine” è contemporaneamente una spy story, una storia d’amore e di resilienza fisica e riscatto personale da parte del protagonista dopo che ha subito le dolorose conseguenze di un falso vaccino messo in vendita dalle fameliche case farmaceutiche.

“Fughe dalle Rovine” altresì ci racconta le attività criminose e pericolose di un’organizzazione misteriosa e potente composta da uomini e donne insospettabili, messe ai vertici di aziende e fondazioni nate formalmente per proteggere gli ultimi e garantire i diritti dei più deboli.

In conclusione “Fughe dalle Rovine” pur essendo un romanzo di finzione lascia nel lettore la sensazione di aver letto e scoperto di una società non troppo distante da quella in cui drammaticamente viviamo.

22)Il caso Josette

#IlCasoJosette è un film del 2024 diretto da Fred Cavayé, sceneggiatura di Fred Cavayé, Nicolas Slomka, Matthieu Rumani, con : Dany Boon, Jérôme Commandeur, Marie-Anne Chazel, Claire Chust, Alexandre Desrousseaux, Grégory Gadebois, Bun-hay Mean, Philippe Richardin, Emmanuelle Schaaff.

Sinossi:

#IlCasoJosette si svolge in Francia nel 1640. Un avvocato di pessima fama, Maitre Pompignac (Dany Boon), si trova davanti un caso davvero particolare.

Un giorno arriva da lui una giovane donna che lo prega di difendere Josette

Josette ha undici anni ed è accusata di aver ucciso un maresciallo di Francia. Maitre Pompignac accetta ma quando scopre che Josette in realtà è una capra rimane interdetto.

La sua carriera è una fatta di cause perse, di clienti che hanno fatto sempre una brutta fine, ma una capra non gli era mai capitata (in quell’epoca, infatti, anche gli animali alla pari delle persone, potevano essere sottoposti a processo e condannati).

E così, superato lo stupore e la perplessità iniziali, Maitre Pompignac decide di procedere con la causa. E questa volta ha tutta l’intenzione di vincerla, perché non si dica di lui che non sia capace di difendere nemmeno una capra!

Recensione:

Tutti hanno diritto ad un equo processo  potendo contare su un avvocato difensore.

Quando tutti, intendo anche gli animali. Eh sì, perché caro spettatore, nella Francia del 1640 anche gli animali erano accusati, processati e giustiziati per crimini assurdi visti con gli occhi dell’attualità.

Ma chi mai potrebbe difendere un animale accusato, niente meno che accusato della morte di un alto ufficiale francese?

#IlCasoJosette basato su una storia quasi vera, racconta con tono ironico e grottesco come la giustizia, in qualsiasi epoca storica, sia obbligata dalla politica ad emettere sentenze inique per la “superiore” ragion di Stato.

#IlCasoJosette è inizialmente una commedia degli equivoci, quando l’avvocato più scarso e deriso di Parigi accetta di difendere Josette, convinto che si tratti della povera sorella della giovane pastora venuta ad assumerlo.

Scoperto l’equivoco per l’avvocato Maitre Pompignac (un bravissimo Dany Boon), povero e spaventato dall’ira della moglie, non gli resta altro che proseguire l’incarico difendo la capra Josette contro il suo rivale, il borioso e sempre vincente avvocato parigino Maitre Valvert (un istrionico e credibile Jérôme Commandeur)

#IlCasoJosette non è più soltanto un caso giudiziario e politico, ma si trasforma in una contesa verbale e scenica tra i due avvocati, pronti a tutto di prevalere sull’altro.

#IlCasoJosette costruito come un legal thriller, ha fin da subito un taglio parodistico e caricaturale, ma conservando comunque quella sottile quanto efficace critica alle contraddizioni del sistema giudiziario francese e di un Paese pre rivoluzione  in cui l’unica giustizia riconosciuta era quella dei nobili e dei potenti.

Fred Cavayé dirige un film complessivamente godibile, brioso, divertente, anche se presente qualche passaggio narrativo ripetitivo e ridondante.

#IlCasoJosette ci invita a seguire la propria natura ed ispirazione come capirà il nipote di Maitre Pompignac, all’epoca praticante avvocato e da vecchio, voce narrante e testimone dei fatti.

Tutti hanno diritto ad essere difesi ed ogni avvocato ha il diritto di trovare il suo giusto settore di competenza diventando così il difensore di tutte le Josette del mondo…

17) One Life : la vera storia di come Nicholas Winton ha salvato centinaia di bambini ( Barbara Winton)

One Life: la vera storia di Nicholas Winton ha salvato centinaia di bambini è la biografia scritta da Barbara Winton edito in Italia da Garzanti il 5 dicembre 2023.

Sinossi:

È il 1988. Lo studio del celebre programma That’s Life! della BBC è gremito. Tra il pubblico, siede Nicholas Winton: ha quasi ottant’anni, indossa uno dei suoi completi migliori e la cravatta di seta. Quello che non sa è che sta per incontrare alcuni dei bambini, ormai adulti, che ha salvato nel 1939. Per la precisione, 669 bambini cecoslovacchi che, senza il suo aiuto, sarebbero finiti nei vagoni diretti ai campi di concentramento e che, invece, hanno trovato rifugio su treni con destinazione la Gran Bretagna. Una storia vera della Seconda guerra mondiale che ha commosso tutti, ma che sarebbe caduta nell’oblio se Barbara Winton non avesse ritrovato per caso i nomi dei bambini salvati nei diari del padre. Una storia iniziata con una richiesta d’aiuto da parte del Comitato per i rifugiati inglese, che invitò Nicholas a visitare la Cecoslovacchia anziché partire per le vacanze; all’epoca nemmeno trentenne, Winton non esitò un secondo a recarsi in Europa, consapevole del dilagante antisemitismo del partito nazista. Sapeva di doversi muovere in fretta per salvare più vite possibili e organizzò così una vasta operazione – chiamata Kindertransport – senza arrendersi davanti alle difficoltà e seguendo il principio: «Se una cosa non è impossibile, allora c’è sempre un modo per realizzarla». Una storia vera di coraggio, resilienza, umiltà. Una storia commovente da cui ora è stato tratto un film interpretato da Anthony Hopkins e Helena Bonham Carter. Una storia che racconta l’impresa di un uomo straordinario che non ha esitato a mettere a rischio la propria vita per salvarne centinaia. La storia di un eroe che per anni è rimasto in silenzio, perché ha sempre pensato di non aver fatto nulla di speciale, e che merita oggi di essere riscoperta perché l’orrore non si ripeta.

Recensione:

Quando sarebbe stato più semplice, comodo, opportuno seguire la corrente, omologarsi al pensiero unico imposto da un regime autoritario e spietato, ecco “apparire” sulla scena uomini e donne pronti a rischiare la propria vita pur di opporsi alla folle e feroce progetto di sterminio del regime di turno.

Uomini e donne divenuti eroi silenziosi e schivi. nonostante siano stati autori di azioni coraggiose quanto straordinarie.

Questo è il caso di Nicholas Winton, un mite bancario che comprese prima dei politici inglesi, quanto fosse pericolosa e tragica l’avanzata nazista in Europa.

Nicholas Winton insieme ad altri coraggiosi compagni salvò la vita di 669 bambini affidandoli alla cura di famiglie inglesi.

Un’ operazione temeraria quanto complessa che solamente nel 1988 fu riportata alla luce grazie ad un programma televisivo inglese, facendo conoscere il volto dello Schindler “inglese”.

Ma chi era veramente Nicholas Winton? Perché decise di compiere questa operazione di salvataggio? Cosa lo spinse ad agire?

Sono solo alcune delle legittime domande che il sottoscritto come tanti altri spettatori si saranno posti vedendo, lo scorso dicembre il film” con protagonisti Sir Anthony Hopkins e Helena Bonham Carter.

Così spinto dalla curiosità ho deciso di leggere la biografia scritta dalla figlia Barbara.

Barbara Winton ci racconta la vita del padre ed in più generale la storia della sua famiglia utilizzando uno stile complessivamente scorrevole, interessante e coinvolgente, cadendo nel retorico / buonismo solamente in pochi passaggi ma giustificati dal fatto di maneggiare una vita davvero intensa e piena di cambiamenti per una persona “normale”.

Barbara Winton ha intervistato più volte il padre ed i suoi amici per costruire una cornica storica e narrativa coerente alternando il racconto dell’organizzazione dei treni per Londra alla storia di suo padre partendo dalle origini della famiglia.

“One Life” è l’opportunità di conoscere il carattere, la personalità e soprattutto l’indole di un uomo “ordinario” ma dalla volontà e umanità straordinaria.

In conclusione “One Life” è una lettura emozionante, sincera, unica meritevole dell’attenzione del lettore, perché il mondo d’oggi avrebbe un disperato bisogno di poter contare su altri Nicholas Winton.

21) Cattiverie a Domicilio

#CattiverieAdomicilio è un film del 2023 diretto da Thea Sharrock, sceneggiatura di Jonny Sweet, con :

Olivia Colman, Jessie Buckley, Alisha Weir, Timothy Spall, Gemma Jones, Joanna Scanlan, Eileen Atkins, Lolly Adefope, Hugh Skinner, Anjana Vasan, Malachi Kirby.

Sinossi:

#CattiverieaDomicilio, si svolge nel 1922 e racconta di come le abitanti del piccolo paesino di Littlehampton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, si ritrovino da un giorno all’altro a ricevere lettere scandalose e oscene.

In breve tempo si diffonde nella comunità la voce secondo cui dietro la misteriosa identità del mittente possa celarsi l’intraprendente e single Rose Gooding (#JessieBuckley). La vicina di casa della donna, Edith Swan (#OliviaColman), profondamente conservatrice, organizza una protesta che crea scandalo a livello nazionale.

A causa delle accuse, però, Rose rischia di perdere la custodia di sua figlia, ma prima che ciò possa accadere un gruppo di donne, guidate dalla poliziotta Gladys Moss (Anjana Vasan), si propone di investigare per risolvere il mistero.

Recensione:

La maggior parte delle cause civili /penali che ingolfano i nostri tribunali, sono scatenati da liti tra condomini o vicini di casa.

Non c’è mai un limite all’invidia e cattiveria che può albergare dentro l’anima di una persona.

“L’abito non fa il monaco” recita un vecchio proverbio. Oggi lo straniero, la persona nuova dalla comunità è giudicata negativamente e pregiudizievole senza che ci sia una fondata motivazione.

Arriva domani nelle nostre sale #CattiverieaDomicilio, commedia dell’anno in Inghilterra, che presenta due grandi interpreti come protagoniste: Il Premio Oscar Olivia Colman e Jessie Buckley.

Le due attrici portano in scena due tipologie di donne decisamente opposte, la nemesi dell’altra potremmo dire.

Olivia Colman interpreta il ruolo di Edith, donna devota, conservatrice, ma soprattutto sottomessa alla rigida e maschilista visione paterna sulla famiglia e società.

Mentre Jessie Buckley si cala nei panni di Rose, uno spirito libero, indipendente e forte, nonostante si trovi ad essere una madre single irlandese in una piccola cittadina dell’Inghilterra.

Ma come spesso accade, “i poli opposti si attraggono”. Così inizialmente Edith e Rose diventano amiche, si fanno compagnia a vicenda e dando a Edith una forza inaspettata e maggiore consapevolezza di sé.

L’amicizia però viene meno bruscamente perché il padre di Edith (un ottimo Timothy Spall) gli impone di troncare i rapporti, perché la figlia non può farsi vedere in compagnia con una donna “dai modi e costumi assai discutibili).

Dopo la fine dell’amicizia tra le due donne, la comunità è scossa dalla ricezione di misteriose lettere piene di insulti e giudizi sferzanti su ogni componente del paese.

L’indignazione puritana e l’imbarazzo per verità scomode messe nero su bianco, hanno bisogno di un colpevole e di un processo per far tacere questo “scandalo”

Per la polizia non può che ritenere che l’irlandese Rose la persona più giusta da accusare e processare come mittente delle lettere.

La lingua sciolta e carattere indomito della donna sono le prove della sua colpevolezza.

#Cattiverieadomicilio non mira soltanto a rievocare la storia di un caso giudiziario strampalato oltre che ingiusto, quanto semmai d’evidenziare l’ipocrisia di una società perbenista e come le donne dell’epoca fossero costrette al silenzio, “recitando” un copione deciso dagli uomini siano essi padri o mariti.

Rose è la voce fuori dal coro, la donna che ha scelto di vivere una vita fuori dagli schemi, pagandone un prezzo.

Lo spettatore rimane coinvolto in una storia solamente formalmente bizzarra e leggera, ma che vive dei passaggi narrativi intensi e delicati grazie ad una scrittura ispirata ed ironica oltre che ben rappresentata sulla scena dalle due attrici protagoniste e dal resto del cast artistico di analogo valore e credibilità.

In conclusione #CattiverieaDomicilio è un film divertente, “politicamente scorretto”, liberatorio, scanzonato ed allo stesso tempo capace di trasmetterci sensazioni agrodolci su quale il comportamento più giusto e onesto nell’esprimere la nostra vera indole.

16) Day (Michael Cunningham)

“Day” è un romanzo scritto da Michael Cunningham e pubblicato il 30 Gennaio 2024 da “La nave di Teseo”.

Sinossi:

5 aprile 2019. In un’accogliente casa in mattoni di Brooklyn, la patina di felicità domestica di Dan e Isabel comincia a incrinarsi. Marito e moglie si stanno lentamente allontanando, attratti entrambi, a quanto pare, da Robbie, il fratello minore di Isabel, l’anima ribelle della famiglia che abita nel loro attico. La partenza di Robbie minaccia di rompere il fragile equilibrio della famiglia, mentre la piccola Violet finge di non vedere la distanza tra i genitori, e il fratello Nathan sperimenta i primi passi verso l’indipendenza. 5 aprile 2020. Quando il mondo intero si chiude in lockdown, Dan e Isabel si sentono sempre più in prigione, tra piccoli inganni e frustrazioni reciproche. Anche Robbie è bloccato, in una baita di montagna in Islanda, solo con i suoi pensieri e una seconda vita segreta su Instagram. 5 aprile 2021. La tempesta è passata, Dan e Isabel devono fare i conti con quello che hanno imparato, con le ferite che hanno sofferto, con la nuova realtà che li aspetta. Michael Cunningham – vincitore del premio Pulitzer con “Le ore” – torna al romanzo dopo dieci anni per raccontare una coppia attraverso tre giorni decisivi, che abbracciano una vita intera. Un romanzo sui cambiamenti imprevedibili delle nostre esistenze, sull’amore e la perdita, sulla forza inesauribile dei legami familiari.

Recensione:

È quasi semplice, naturale rimanere insieme in coppia quando c’è l’amore, la salute e la spensieratezza della gioventù.

I matrimoni, i legami solidi si misurano nelle difficoltà, nella gestione del quotidiano e nel crescere insieme dei figli.

Il tempo è contemporaneamente curatrice delle ferite più dolorose dell’anima e portatore del “virus” del logoramento di un rapporto quando sono cessati i sentimenti che tenevamo insieme un rapporto.

Anche il Destino rappresenta una variante impazzita, mettendo la coppia di fronte ad una crisi irreversibile.

Non avevo mai nulla di Michael Cunningham , mi sono approcciato alla lettura del suo nuovo romanzo “Day” con la fiducia e curiosità del neofita.

Lungi da me scrivere che “Day” sia un brutto romanzo, anzi, ma la prima sensazione provata alla fine del romanzo è stata quella di lettura priva di mordente e soprattutto di quel carattere universale che consente anche al lettore meno “colto” d’empatizzare con storia e personaggi.

“Day” appare piuttosto il racconto di un triangolo esistenziale tra marito, moglie e suo fratello, difficile da “esportare” fuori da una cornice borghese e un po’ radical.

Un matrimonio tenuto in piede dalla presenza di Robbie, fratello minore di Isabel, che svolge anche il ruolo di zio affettuoso per i due figli.

Uno status quo che non poteva durare all’infinito, visto la piccola casa in cui vive la famiglia.

La separazione tra Robbie ed il resto della famiglia, diviene tragica con lo scoppio della pandemia, isolando il primo nella lontana Islanda mentre era in vacanza.

Il lockdown fa esplodere il malcontento di Isabel, le paure dei figli e fa illudere Dan di poter avere una seconda chance da rock star di serie b.

Il covid semina distanza ed incomprensione tra marito e moglie e una frattura con i figli costretti a vivere una situazione stressante e poco comprensibile.

L’assenza di Robbie diventa paradossalmente la goccia che esplodere il Vaso di Pandora di una famiglia sui generis.

Lo stesso Robbie vivrà l’isolamento con sofferenza e paura, specialmente quando scoprirà d’essersi ammalato di Covid. Una solitudine amara per un uomo desideroso invece d’essere amato, e  mai fortunato con l’amore.

Il “ritorno alla normalità” nel 2021 forse si è realizzato per il mondo, ma non per Dan ed Isabel che hanno deciso di divorziare mettendo fine ad un matrimonio ormai finito da tempo.

La “nuova normalità” per i nostri protagonisti è segnato da un doloroso cambiamento a cui nessuno era pronto, apparendo più dei reduci sofferenti piuttosto che persone felici di riprendere a vivere dopo le restrizioni imposte dalla pandemia.

“Day” è in conclusione una storia di solitudine sia fisica che simbolica che può rompere il precario equilibrio di una famiglia, lasciando ogni componente più solo e senza avere più uno zio come valvola di sfogo e sostegno.

15) Tutti i particolari in cronaca (Antonio Manzini)

“Tutti i particolari in cronaca” è un romanzo scritto da Antonio Manzini e pubblicato il 9 Gennaio 2024 da Mondadori Editore.

Sinossi:

La corsa all’alba, la colazione al bar, poi nove ore di lavoro all’archivio del tribunale, una cena piena di silenzi e la luce spenta alle dieci: Carlo Cappai è l’incarnazione della metodicità, della solitudine. Dell’ordinarietà. Nessuno sospetta che ai suoi occhi quel labirinto di scatole, schede e cartelle non sia affatto carta morta. Tutto il contrario: quei faldoni parlano, a volte gridano la loro verità inascoltata, la loro richiesta di giustizia. Sono i casi in cui, infatti, il tribunale ha fallito, e i colpevoli sono stati assolti “per non aver commesso il fatto” – in realtà per i soliti, meschini imbrogli di potere. Cappai, semplicemente, porta la Giustizia dove la Legge non è riuscita ad arrivare – sempre nell’attesa, ormai da quarant’anni, di punire una colpa che gli ha segnato la vita. Walter Andretti è invece un giornalista precipitato dallo Sport, dove si trovava benissimo, alla Cronaca, dove si trova malissimo. Quando il capo gli scarica addosso la copertura di due recenti omicidi, Andretti suo malgrado indaga, e dopo iniziali goffaggini e passi falsi comincia a intuire che in quelle morti c’è qualcosa di strano. Un legame. Forse la stessa mano… Antonio Manzini, il creatore dell’indimenticabile vicequestore Schiavone, entra nel catalogo del Giallo Mondadori con una storia serrata e sorprendente che si interroga sull’equilibrio tra legge e giustizia, e su ciò che saremmo disposti a fare pur di guarire le nostre ferite.

Recensione:

“La legge è uguale per tutti” 

È la frase stampata in ogni tribunale del nostro Paese che dovrebbe garantire un giusto processo a chiunque sia   coinvolti in un processo civile/penale.

In Italia esistono tre gradi di giudizio e fine all’ultimo grado nessun imputato può essere considerato innocente o colpevole.

Questa è la base di qualsiasi di uno Stato di diritto e l’essenza del garantismo, ma poi nei fatti, purtroppo, chi entra nel girone infernale della giustizia non sa mai cosa aspettarsi e quanto tempo dovrà attendere per avere giustizia.

La verità è cosa assai diversa da quella giudiziaria. Quest’ultima è modificata, contorta, rovesciata a seconda della bravura e spregiudicatezza dell’avvocato difensore o dell’incuria del giudice di turno.

La verità scritta nelle sentenze spesso offende e discrimina le vittime, salvando il presunto colpevole che ha i giusti agganci.

“La vendetta è un piatto che si serve freddo” recita un vecchio proverbio e se la vendetta diventa la tua stella polare, l’unico scopo di vita, allora è facile, quasi spontaneo tramutare la vendetta in una missione da giustiziere della notte.

L’esordio di Antonio Manzini nella collana Mondadori, è un esordio potente, intenso, avvolgente quanto amaro e feroce.

È il racconto di una giustizia italiana malata, violentata, iniqua e morente che divide tra ricchi e poveri, tra assassini ed innocenti.

Una giustizia amministrata da giudici corrotti o peggio da avvocati abili nel trovare il giusto cavillo legale per salvare dal carcere il proprio facoltoso cliente.

Qualcuno però ha deciso di “riparare” alcune  sentenze sbagliate, diventando contemporaneamente giudice ed esecutore di un suo personale 4 grado di giustizia.

Un romanzo che consente al lettore di conoscere vite strappate per avidità, tracotanza e spocchia dei figli di papà.

Antonio Manzini costruisce l’intreccio da due prospettive agli antipodi: quella del mite archivista di tribunale e quella di un cronista sportivo catapultati, suo malgrado, in cronaca nera.

Due visioni opposte sui casi di omicidio e se i responsabili assolti dai tribunali, debbano pagare con la morte per i crimini commessi.

Il lettore si domanderà più volte nel corso della lettura, quale delle due visioni sia più “vicina” al concetto di giustizia o se sia un tardivo atto di risarcimento per le vittime.

Antonio Manzini scuote la coscienza del lettore obbligandolo a schierarsi e riflettere sulla condizione della giustizia italiana.

In conclusione #Tuttiiparticolariincronaca è una lettura avvincente, piena di pathos e colpi di scena, ma senza però mai dimenticare che il punto di partenza del romanzo: la legge è quasi sempre uguale per tutti.