4) La Donna Elettrica

Il biglietto da acquistare per “La donna elettrica” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“La Donna Elettrica” è un film di Benedikt Erlingsson. Con Halldóra Geirharðsdóttir, Jóhann Sigurðarson, Davíð Þór Jónsson, Magnu´s Trygvason Eliasen, O´mar Guðjo´nsson. Commedia, 101′. Francia, Islanda, Ucraina 2018

Sinossi:

Halla è una donna single di circa cinquant’anni che dirige un piccolo coro nella verde ed educata Islanda. La sua esistenza quotidiana e insospettabile nasconde un segreto: Halla è infatti anche l’ecoterrorista a cui il governo e la stampa danno la caccia da mesi, per i ripetuti sabotaggi che ha compiuto contro le multinazionali siderurgiche che stanno attentando alla sua splendida terra. Halla, insomma, non resta in casa a farsi bombardare dalle notizie e dalle immagini catastrofiche che arrivano dalla televisione, esce, agisce e punta in alto, a salvare il mondo. Punta letteralmente in alto, scagliando le sue frecce contro l’industria nazionale per cercare di fare breccia nelle coscienze di politici e conterranei.

Recensione:

Come si riconosce un ambientalista? È una persona che fa con costanza la raccolta differenziata? Qualcuno che sostiene Green peace e magari vota Verdi alle elezioni? Oppure, oggi, l’unico modo per salvare il Pianeta e ottenere risultati è diventare un “terrorista ecologista”, e darsi a veri e propri attacchi contro le multinazionali?

Sono i quesiti provocatori e paradossali alla base di “La donna elettrica” di Benedikt Erlingsson, presentato al Festival di Cannes 2018, una brillante e dissacrante spy story ecologista in salsa islandese. Una storia originale, divertente, a tratti grottesca, che affronta tematiche ambientaliste ma anche esistenziali.

Il film può essere visto come una fiaba moderna e realista ricca di spunti comici e surreali, nel corso della quale la protagonista Halla vivrà una vera e propria evoluzione. La sua storia sarà attraversata da una serie di cambiamenti e scelte, splendidamente amplificate dalla suggestiva colonna sonora, che prende letteralmente vita sullo schermo grazie ai compositori e a tre valenti coriste ucraine.

“La donna elettrica” trasmette sincere, genuine e intese emozioni, oltre che convinti sorrisi, per merito della straordinaria performance dell’attrice protagonista, Halldóra Geirharðsdóttir, capace di reggere il peso dell’intero film con bravura, esperienza e passione e persino di sdoppiarsi, interpretando Halla ma anche Asa, la sorella gemella maestra di yoga. continua su

http://paroleacolori.com/la-donna-elettrica-unanticommedia-della-contemporaneita/

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3) Fate il Vostro Gioco (Antonio Manzini)

“Fate Il Vostro gioco “è un romanzo scritto da Antonio Manzini e pubblicato nell’ottobre 2018 da Sellerio Editore.

Sinossi:
Continua il racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. E in questo romanzo, duro, inquietante, ad altissima tensione, l’omicidio di un pensionato del casinò di Saint-Vincent lo spinge nel mondo della ludopatia e del gioco d’azzardo.
Recensione:
Sono un vecchio e fedele lettore della Sellerio Editore.
Grazie al coraggio imprenditoriale ed intuito editoriale della casa editrice siciliana ho avuto modo di conoscere ed apprezzare nei bravissimi autori italiani e non oltre al Maestro Andrea Camilleri.
Mi fido delle scelte fatte dalla Sellerio e quasi sempre compro “ad occhi chiusi”.
Confesso altresì di non essere mai stato un vero ed assiduo fan letterario di Antonio Manzini e del suo vice questore Rocco Schiavone.
Rocco Schiavone piace, convince, diverte ma soltanto se letto a “piccole dosi”.
Con il personaggio Schiavone non è mai scattato il colpo di fulmine o immedesimazione come nel caso del commissario Montalbano.
Sono ovviamente due personaggi molto diversi e lontani, ma con Rocco Schiavone è difficile stabilire un legame profondo e completo.
Leggendo Rocco Schiavone si ha la percezione di vedere all’opera il Dr House in campo investigativo.
So d’andare controcorrente nel sostenere come l’acclamata e seguitissima trasposizione televisiva con protagonista Marco Giallini abbia reso solo parzialmente il reale valore dei romanzi scritti da Manzini.
Giallini ha “fagocitato” artisticamente, a mio modesto parere, lo Schiavone letterario mettendo in scena un “one man show” travestito da “Rocco Schiavone la Serie”.
Nonostante queste mie personali “riserve” ho voluto dare nuovamente fiducia ad Antonio Manzini, leggendo il suo ultimo ed atteso romanzo della saga.
“Fate il vostro gioco” è indubbiamente una lettura avvolgente, intrigante, furba e piena di colpi scena capace d’inchiodare il lettore fino all’ultima pagina per scoprire il “non finale” della storia o se preferite” finale aperto”.
Ciò nonostante immergendomi nella lettura di “Fate il vostro gioco” ho avuto la netta sensazione di leggere più la sceneggiatura di un nuovo episodio della serie televisiva piuttosto che un’opera letteraria.
“Fate il vostro gioco” ha una struttura narrativa di respiro “televisivo” nella costruzione delle scene, nei dialoghi , soprattutto avvertita nei passaggi decisivi dell’intreccio narrativo.
Il lettore immagina le scene più che gustarsi la parola scritta assaporando il climax emotivo /esistenziale che durante questo capitolo della saga ha avvolto Schiavone e la sua squadra.
“Fate il Vostro gioco” rappresenta il classico “day after” per il nostro Schiavone dopo la delusione /tradimento della collega /amata Caterina.
Schiavone affronta una sorta di sindrome de “Il Re è Nudo”. Il nostro burbero protagonista ha abbassato per un momento la guardia ed è stato colpito duramente.
“Fate il vostro gioco” conduce il lettore dentro il pericoloso e diffuso mondo della ludopatia, del gioco d’azzardo oltre che raccontare la crisi degli storici casinò partendo da un efferato quanto misterioso omicidio.
Ma attenzione, caro lettore, lo stesso titolo del libro è un “azzeccato warning nel prepararti ad una storia dove i bluff e le sorprese non riguarderanno soltanto i tavoli verdi del gioco ma soprattutto l’indagine e le conseguenze sulla vita e dinamiche relazioni di ogni singolo personaggio.
Sarà molto difficile scoprire le “carte” in possesso dell’assassino che si rivelerà essere un furbo quanto imprevedibile “pokerista” nell’ingannare e depistare Rocco Schiavone fino all’ultimo.
“Fate il Vostro Gioco” è volutamente ingannevole nell’apparire narrativamente semplice, lineare e prevedibile per poi sorprendere il lettore convito d’aver capito il gioco. Obbligandolo così ad attendere il seguito per capire davvero quale sia la vera posta in palio in questo gioco mortale.

2) Una Notte di 12 anni

Recensioni / Eventi: Una Notte di12 anni
A cura di Vittorio De Agrò

Il Biglietto d’acquistare per “Una Notte di 12 anni “è: Sempre (Con Riserva)

“Una Notte di 12 anni” è un film del 2018 scritto e diretto da Alvaro Brechner, con: Antonio De La Torre, Chino Darin, Alfonso Tort, Soledad Villamil, Silvia Perez Cruz, Cesar Troncoso, Nidia Telles, Mirella Pascual.

Sinossi:
Una notte dei 12 anni, il film diretto da Álvaro Brechner, è ambientato nel 1973, l’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Una notte di autunno, tre prigionieri Tupamaro vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta. L’ordine è chiaro: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia.” I tre uomini resteranno in isolamento per 12 anni.
Tra di loro c’è anche Pepe Mujica (Antonio de la Torre), futuro Presidente dell’Uruguay.

Recensione:
Perché uno spettatore medio dovrebbe vedere questo film?
Perché dovrebbe interessarsi alla pagina più buia e tragica della storia politica e civile del piccolo Uruguay ( “soli ” tre milioni di abitanti) e così lontano da noi (Sud America?
Perché lo spettatore dovrebbe vedere e soprattutto rabbrividire rivivendo le indicibili sofferenze fisiche e psicologiche inflitte per 12 anni a tre importanti militanti del movimento Tupamaro?
Lasciando all’esauriente pagina di Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Tupamaros )  il compito di raccontarvi la storia del movimento Tupamaro,
chi vi scrive , nel confessare un profondo legame personale con l’Uruguay, al termine dell’intensa e commovente proiezione si è interrogato se questa storia potesse avere un” riscontro” anche nel cuore e nella testa di uno spettatore “neutrale”.
Dubbi cinematografici evaporati dopo aver ascoltato l’interessante conferenza stampa del bravo ed appassionato regista Alvaro Brechner, .
Il film , spiega lo stesso regista, : “va visto e vissuto come un esercizio catartico, liberatorio ed universale. Dove da una parte è raccontato e mostrato allo spettatore la brutalità e ferocia di un regime di qualunque colore politico nel voler “cancellare” ogni traccia e ricordo dei propri oppositori nella società prima ancora che eliminarli fisicamente.
E dall’altra gli è “concessa” l’opportunità di partecipare alla straordinaria quanto immane prova di resistenza dei tre protagonisti a qualsiasi tipo di privazione, torture, umiliazione psicofisica.
“La notte di 12 anni” pur partendo dalla drammatica pagina della dittatura militare instauratasi nel 1973 in Uruguay, non ha come “missione narrativa” di mostrarne gli effetti nel Paese e le brutali conseguenze sulla popolazione civile come è stato fatto in altre similari pellicole. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-71/?fbclid=IwAR0uIfHiPayTNCCDBYCTK2gFnjSnXiiLx5nhKrzzXGHOMaGfHtaX_lItWQM

 

1) Tutta un’altra Musica (Nick Hornby) – 2019

TUTTA UN’ALTRA MUSICA

“Tutta un ‘altra musica” è un romanzo scritto da Nick Hornby e pubblicato nel 2012 da Guanda Editore.
Sinossi:
Ci sono coppie in perenne calma piatta. Annie e Duncan lo sanno bene. Convivono da quindici anni a Gooleness, torpida cittadina inglese sul mare, e la loro esistenza è scandita da qualche lettura in comune, l’uscita di un nuovo film, ogni tanto un concerto a Londra. Non hanno figli e nemmeno rischiano di averne, vista l’evanescenza della loro vita sessuale. Ma da un po’ di tempo Annie prova un impellente desiderio di maternità, mentre Duncan non fa che coltivare la sua unica, ossessiva passione: Tucker Crowe, cantante cult americano sparito dalla scena musicale intorno alla metà degli anni Ottanta. La venerazione per Tucker, condivisa via Internet da qualche centinaio di adepti sparsi per il mondo, assorbe ogni istante delle sue giornate e Annie comincia a chiedersi che senso abbia continuare una relazione che forse è stata solo una perdita di tempo. In questa quiete inamovibile, a Duncan arriva per posta una versione inedita dell’album più famoso di Tucker. È la scintilla che innesca una serie di eventi inaspettati, che porterà l’insoddisfatta Annie a conoscere Tucker in persona… Il nuovo romanzo di Nick Hornby si snoda sotto il binomio amore e musica, ma coglie anche in modo inatteso, originale, il tema della creatività e dei suoi alti e bassi, incarnato da questo ex musicista squattrinato in perpetua crisi, titanico esempio di fallito sentimentale.
Recensione:
Era tra le mie priorità letterarie del 2019 leggere il romanzo “Tutta un’altra musica” di Nick Hornby dopo averne visto al 36 Torino Film Festival la convincente trasposizione cinematografica “Juliet ,Naked “(qui il link della recensione per Parole a Colori http://paroleacolori.com/juliet-naked-recensione/).
Da una parte ero curioso di capire quale tipo di lavoro fosse stato fatto per realizzare l’adattamento cinematografico e dall’altra parte non vedevo l’ora di ritrovare i brillanti quanto melanconici personaggi inventati da Nick Hornby.

È stato stimolante quanto divertente riscoprire la coppia composta da Annie e Duncan ormai stancamente giunta ai “titoli di coda” della loro lunga storia e come la prima trovi la forza e lo spunto per ricominciare beffardamente grazie all’unica passione del secondo.
Il libro e il film, pur presentando delle chiare ed evidenti differenze strutturali e stilistiche, sono due esperienze da “vivere” assolutamente per gustare ed apprezzare pienamente ed in modo diverso e creativo una storia davvero particolare e originale.
“Tutta un ‘altra musica” pur essendo una lettura piacevole, ironica, garbata tocca tematiche delicate e complesse come la solidità sentimentale di una coppia, la crisi di mezz’età ed infine il tardivo desiderio di maternità per una donna.
La figura di Tucker Crowe, ex rock star imbolsita e squattrinata  oltre ad avere  5 figli e tre ex mogli, incarna perfettamente gli eccessi, le contradizioni e le illusioni di una generazione che si riteneva invincibile per poi ritrovarsi “spiaggiata” e senza nulla in mano.
Il lettore si trova felicemente immerso dentro una storia sospesa tra il romance ed il dramma in cui i tre personaggi principali sono “obbligati” ad uscire dalla loro atavica indolenza esistenziale ed impasse sentimentale.
“Tutta un ‘altra musica” è una lettura coinvolgente, intesa, profonda, ma riuscendo comunque a mantenere un tono e stile di racconto leggero e brioso anche nei momenti narrativi più difficili e di svolta della storia
Nick Hornby si conferma un talentuoso ed acuto osservatore dell’amore e “studioso” delle dinamiche ed evoluzioni delle coppie nel corso del tempo.
Lo scrittore inglese costruisce le perfette atmosfere e storie tramite le giuste parole affinché ogni volta il lettore possa emozionarsi, sorridere e magari riflettere su sé stesso e sulla propria vita sentimentale oltre che da eterno fan.

116) Le Classifiche 2018 dello Spettatore Pagante


Pur essendo assai lontani e distanti dalla musica e filosofia di Francesco Guccini, io e Vittorio De Agrò ci troviamo pienamente nelle parole e soprattutto nella melanconia della canzone “Un altro giorno è andato” pensando al 2018 appena terminato.
Ma altresì volendo trovare un ‘immagine che esprima visivamente il nostro giudizio sul 2018 ci affidiamo agli “ Amici ritrovati”: Massimo Boldi e Cristian De Sica

Il 2018 poteva e doveva essere un anno di svolta, cambiamento, per alcuni anche rivoluzionario invece si è rivelato un agrodolce ritorno al passato

Il magistrale monologo di Massimo Popolizio nei panni del redivivo Benito Mussolini racconta in modo esaustivo e chiaro la stato di degrado culturale del nostro Paese.
Ma se le parole del “Duce” vi portano orticaria e conati di vomito
Allora vi meritate da vero..Lui..

Noi dello #SpettatorePagante, nonostante tutto e tutti, continuiamo a divertirci , emozionarci ed incazzarci grazie all’Arte e finchè sarà cosi vi toccherà leggerci.

Ecco i numeri dello Spettatore Pagante2018: 211 film (20 visti al cinema e non recensiti), 4 corti, 56 libri , 19 programmi televisivi, 1 spettacolo teatrale.

Ne derivano le annuali e temute Classifiche dello Spettatore Pagante

1) Cinema:
1) Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson
http://paroleacolori.com/il-filo-nascosto-un-dramma-sorprendente-di-paul-thomas-anderson/
2) Who Will Write Our History? Di Roberta Grossman (In Uscita nel 2019)
3) Ex Equo
La Terra dell’Abbastanza dei fratelli D’Innocenzo
http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-65/
E “L’Ospite “ di Duccio Chiarini (In uscita nel 2019)
http://paroleacolori.com/l-ospite-quando-la-crisi-sentimentale-e-raccontata-senza-forzature/
Premio Rivelazione:
Ex Equo A Quiet Place di di John Krasinski
http://paroleacolori.com/a-quiet-place-un-posto-tranquillo-un-horror-dove-il-silenzio-fa-rumore/
Sofia di Meryem Benm’Barek (In Uscita nel 2019)
http://paroleacolori.com/sofia-unopera-prima-di-grande-spessore-sociale-politico-e-artistico/
Colpo di Fulmine:
Il Bene Mio di Pippo Mezzapesa
http://paroleacolori.com/il-bene-mio-un-film-che-sottolinea-il-valore-del-recupero-e-della-memoria/

Libri:
1)L’uomo del Labirinto di Donato Carrisi
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/01/12/7-luomo-del-labirinto-donato-carrisi/
2) Ex Equo:
Ho ucciso Giovanni Falcone
La Confessione di Giovanni Brusca di Saverio Lodato
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/08/28/175-ho-ucciso-giovanni-falcone-la-confessione-di-giovanni-brusca-saverio-lodato/

Il Metodo Catalanotti di Andrea Camilleri
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/06/18/137-il-metodo-catalanotti-andrea-camilleri/
3) Ex equo :
Vuoto per i Bastardi di PizzoFalcone di Maurizio De Giovanni
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/12/31/241vuoto-per-i-bastardi-di-pizzofalcone-maurizio-de-giovanni/

La Scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez
https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2018/09/30/190-la-scomparsa-di-josef-mengele-olivier-guez/

TV:
1)Il Cacciatore
http://paroleacolori.com/il-cacciatore-francesco-montanari-nella-serie-tv/
2) Ex Equo Il Commissario Montalbano: Amore
http://paroleacolori.com/il-commissario-montalbano-un-format-che-non-conosce-crisi/
Non Uccidere 2 Stagione
http://paroleacolori.com/non-uccidere-la-2-stagione-della-serie-con-miriam-leone-e-un-gioiello/

3)La Linea Verticale
http://paroleacolori.com/la-linea-verticale-la-rai-innova-la-serie-tv-e-sfida-netflix/

Letto?
Concordate?
No?!
Bene, non ci resta che farvi rispondere dal compianto Paolo Villaggio alias “Il Volpone”

Buon anno a Tutti..
Con Lady Gaga e Bradley Cooper…si fa per dire..

241)Vuoto per I Bastardi di PizzoFalcone (Maurizio De Giovanni)

“Vuoto per I Bastardi di PizzoFalcone” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato nel Novembre 2018 da Einaudi Editore.

Sinossi;
Una professoressa di Lettere di un istituto tecnico scompare nel nulla. E se non fosse per una collega, nessuno se ne preoccuperebbe. Il marito, un ricco industriale, sostiene che la donna se ne sia andata di propria volontà, e non esistono prove del contrario. Approfittando di un momento di tregua nel lavoro, gli uomini di Palma, cui si è aggiunto un elemento per coprire l’assenza forzata di Pisanelli, decidono di cominciare un’indagine in modo informale. Scopriranno che anche le vite più piene possono nascondere un vuoto incolmabile. Un vuoto che ha innumerevoli colori: uno per ogni paura, uno per ogni orrore.

I BASTARDI DI PIZZOFALCONE

Luigi Palma, detto Gigi: vicequestore.
Vuoto di potere.
Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: sostituto commissario.
Vuoto di forze.
Elsa Martini, detta la Rossa: vicecommissaria.
Vuota di passato.
Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore.
Vuoto di futuro.
Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo.
Vuoto di decisioni.
Ottavia Calabrese, detta Mammina: vice sovrintendente.
Vuota di certezze.
Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente.
Vuota di coraggio.
Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto.
Vuoto a perdere.
Recensione:
“Tanto fumo poco arrosto” recita un vecchio e saggio proverbio.
“Vuoto a perdere “canta magnificamente la brava Noemi.
Quando una persona attraversa un momento difficile sul piano psicologico /esistenziale spesso utilizza la parola “Vuoto” per manifestare al mondo il proprio disagio interiore.
Ma che cosa è esattamente il Vuoto?
Una parola, un’espressione, uno stato d’animo, la dichiarazione di una momentanea povertà materiale?
Maurizio De Giovanni utilizzando il suo efficace quanto poetico stile e soprattutto facendo leva sulla propria sensibilità ed umanità porta il lettore a conoscere le diverse sfumature di “Vuoto” che ha avvolto gli amati quanto maledetti Bastardi di Pizzo Falcone.
“Vuoto” è un romanzo atipico, sfuggente, malinconico ed apparentemente “povero” narrativamente.
Il lettore distratto potrebbe avvertire la sensazione di leggere una storia priva di pathos, lenta e soprattutto lontana dalle abituali e solide caratteristiche dei precedenti romanzi della saga.
Ma superando questa prima ed errata sensazione si può invece cogliere il delicato e profondo lavoro compiuto da Maurizio di De Giovanni nel costruire stavolta un ‘indagine esistenziale ed emotiva piuttosto che visiva e concreta.
“Vuoto” è un romanzo di “transizione”, di passaggio che getta le basi ad un cambiamento radicale e per alcuni versi opportuno dell’impianto drammaturgico e strutturale dell’amata saga.
L’ingresso nella squadra della bella quanto rude vice commissario Elisa Martini in sostituzione del malato Pisanelli è l’ideale escamotage per raccontare e mostrare al lettore le ferite dell’animo che hanno reso. improvvisamente, i nostri protagonisti fragili quanto insicuri: le indecisioni sentimentali di Francesco Romano, la paura d’essere di Alex. i timori familiari di Lojacono, le angosce e dubbi di Palma e Ottavia e l’imprevista maturazione dello scapestrato Aragona.

“Vuoto” è un romanzo che si prende i suoi tempi, modi e spazi per conquistare ed avvolgere il lettore dentro la storia. Dopo una partenza lenta ed una prima parte quasi sonnacchiosa, cambia ritmo nella parte finale e soprattutto emozionando e commuovendo il lettore spiazzato da questa magistrale e toccante evoluzione firmata da De Giovanni.
“Vuoto” è un romanzo introspettivo, riflessivo, intimo, tenero e ciò nonostante rimane un crime ricco di sorprese ed avvenimenti.
“Vuoto” è una lettura consigliata soprattutto in questi giorni di festa, tradizionalmente momento di bilanci e rimpianti, perché mai come in questo caso la soluzione del caso si trova dentro il cuore ed anima dei personaggi.

240) Non Uccidere 2 – Finale di Stagione

Peccato. È questo il primo, spontaneo commento che un qualunque spettatore nonché fan della serie televisiva “Non uccidere” esprimerà dopo aver finito di vedere l’ultimo episodio della maltratta seconda stagione della serie crime con protagonista Miriam Leone.

Peccato, perché “Non uccidere” avrebbe meritato maggiore visibilità (la seconda metà dei 24 episodi che compongono la stagione due sono stati pubblicati esclusivamente su Rai Play e non si sa se e quando verranno trasmessi in prima serata) e fiducia, vista l’alta qualità del prodotto, fatto strano per la tv italiana, e l’enorme impegno produttivo ed economico messo in campo.

La serie poteva diventare il fiore all’occhiello di Rai Fiction, rappresentando una svolta editoriale rispetto ad altri titoli, seguitissimi ma piuttosto deludenti quanto a recitazione e contenuti. E invece…

“Non uccidere” affascina, angoscia, spiazza, esalta, commuove lo spettatore. Il pubblico si immerge totalmente nelle storie di ordinaria ferocia che vengono raccontate – una vasta gamma di delitti, orrori e tradimenti chiaramente ispirati ai fatti di cronaca nera nostrana ma rimodulati con efficacia per la tv.

Torino, cupa e misteriosa, non è solo una perfetta cornice ma in qualche modo anche una silenziosa co-protagonista.

La serie, a nostro modesto parere, ha segnato più della discussa e controversa performance in “1992” la svolta artistica per Miriam Leone. Il personaggio di Valeria Ferro ha dato la possibilità all’attrice catanese di distanziarsi dal ruolo di ex Miss Italia che per molti anni si è portata dietro, dimostrando di possedere notevoli doti recitative e forte personalità.

E la seconda stagione di “Non uccidere” ha anche offerto la giusta e meritata visibilità al partner di scena della Leone, Matteo Martari (I Medici – Lorenzo il Magnifico), bravo nel formare con lei una coppia artistica di spessore, credibile, supportata da un’evidente alchimia umana prima ancora che recitativa tra i due. continua su

http://paroleacolori.com/non-uccidere-la-2-stagione-della-serie-con-miriam-leone-e-un-gioiello/

239) ..Che Dio perdona a Tutti ( PIF)

“..Che Dio perdona a tutti” è un romanzo scritto da Pif e pubblicato da Feltrinelli Editore nel Novembre 2018.

Sinossi:
Con la sua inconfondibile voce, Pif esordisce nel romanzo con un’opera divertentissima che costringe il lettore a riconsiderare i rapporti che ci legano gli uni agli altri, il nostro comportamento quotidiano e le parole solidarietà, uguaglianza, verità.
Arturo è un trentacinquenne, non ha ancora una fidanzata e fa l’agente immobiliare. Il suo principale obiettivo nella vita è mantenere immutato lo stato delle cose. Ha poche passioni che condivide con gli amici di sempre. La più importante e irrinunciabile è il cibo: famoso per la sua pignoleria gastronomica, gli amici spesso si fanno il segno della croce quando al ristorante è il suo turno di ordinare. Arturo ricambia la loro tolleranza, immolandosi come portiere per le partite di calcetto. Questa è la sua routine, fino al giorno in cui entra in scena Lei: la figlia del proprietario della pasticceria che fa le iris più buone di Palermo, il dolce preferito di Arturo. E in un istante diventa la donna dei suoi sogni.
Sveglia, intraprendente, ma anche molto cattolica, Lei sulla religione ha la stessa pignoleria di Arturo sui dolci. È proprio così che lui la conquista, sostituendo l’uomo che ha il compito di interpretare Gesù durante una Via Crucis. Quel giorno è per Arturo un vero calvario, perché durante il tragitto si accorge di avere dimenticato qualsiasi nozione della religione cattolica e sbaglia tutto, dando vita a una rappresentazione ai limiti del blasfemo. Ciò nonostante, Lei si innamora e per un periodo felice i due stanno insieme, senza che lei si accorga della sua indifferenza religiosa né, tanto meno, senza che Arturo la confessi…
Questo precario equilibrio, fatto di verità non dette e risposte liturgiche mezzo inventate e mezzo bofonchiate, non può durare: quando Lei si accorge della freddezza cattolica del compagno, la loro vita di coppia esplode. Per qualche giorno lui para i colpi, ma poi, un po’ per sfinimento e un po’ per provocazione, decide di applicare alla lettera le regole e gli insegnamenti del cristianesimo, di praticare la parola di papa Francesco. Per tre settimane.
Quella che mette in pratica è una vera e propria rivoluzione che cambierà la vita di tutti, rivelando a Lei e alle perso¬ne che gli stanno intorno, amici e colleghi inclusi, la natura profonda e dimenticata del cristianesimo. Una verità molto scomoda, come Arturo avrà presto modo di scoprire.
Recensione:
Che cosa significa oggi essere buon cristiano?
Una persona per potersi definire un cattolico praticante è costretta a vivere una vita di rinunce e sacrifici materiali oltre che esistenziali?
I piaceri della carne sono attrattivi quanto temibili per la nostra anima recitano le Sacre Scritture.
Invece per i piaceri del palato esistono delle eccezioni?
Pif al suo esordio letterario firma una brillante e garbata commedia apparentemente romantica ma che in vero presenta una sorprendentemente una valenza religiosa e sociale.
“..Che Dio Perdona a Tutti” può essere visto, con le dovute cautele e distinguo, come una sorta di “Catechismo 2 .0” secondo Pif.
Pif “inganna” volutamente il lettore nella prima parte del romanzo facendogli credere d’assistere ad una commedia tipicamente generazionale, conoscendo Arturo, agente immobiliare palermitano sui generis, diffidente per non dire allergico ai rapporti di coppia stabili e duraturi, ma pronto a giurare amore eterno ai dolci, alla ricotta ed in particolare agli iris.
Il trentacinquenne Arturo trascorre le proprie giornate ad ammirare le vetrine delle pasticcerie di Palermo, al punto d’avere la nomea di “stalker” dolciario e cercando di non farsi “cazziare” troppo come portiere dai suoi compagni di calcetto
La vita “disimpegnata” e “zuccherosa” del nostro protagonista subisce un inaspettato e radicale cambiamento quando incontra Flora, bellissima ragazza nonché proprietaria di una pasticceria.
Flora agli occhi e palato di Arturo incarna la donna perfetta con cui finalmente costruire un futuro insieme.
La nuova coppia vive le prime settimane di convivenza in un clima da “luna di miele” e nonostante i dubbi ed avvertimenti avanzati dagli amici, Arturo è felice come mai nella vita.
Ma davvero Flora è la donna perfetta? Si, se non fosse una cattolica fervente e praticante, mentre Arturo è un cattolico “nella norma” ovvero quando serve.
La distanza religiosa potrebbe rivelarsi fatale per solida storia d’amore sognata e voluta da Arturo. Così quest’ultimo decide di “fingere” un totale e pieno ritrovamento della fede per tranquillizzare Flora.
La seconda parte del romanzo , pur mantenendo uno stile leggero, frizzante ed ironico, cambia sostanzialmente pelle affrontando la spinosa tematica della “radicalizzazione religiosa” stavolta in chiave cristiana.
“Pif” è abile quanto bravo ad evidenziare e mostrare i limiti, le contraddizioni e l’egoismo della società civile ed in particolare di quella parte di Palermo ufficialmente schierata in difesa dei valori del cattolicesimo e dei principi del cristianesimo che poi nei fatti agisce nell’esatto contrario.
Arturo diviene, suo malgrado, un “Forrest Gump” cattolico rompendo lo status quo e soprattutto mettendo in difficoltà gli stessi preti incapaci di seguire i dettami di povertà e sobrietà voluti da Papa Francesco.
“Che Dio perdona a tutti”, cambia ancora nella parte finale, virando in toni e sfumature più agrodolci nel certificare il cambiamento esistenziale e spirituale Arturo e la decisione di chiudere con la sua vita precedente.
“Che Dio perdona a tutti” è un romanzo intenso, profondo, sincero quanto divertente capace di conquistare e commuovere il lettore.
“Che Dio perdona a tutti” è una lettura “rivelatrice” quanto meno a livello letterario offrendoci l’opportunità d’apprezzare Pif anche come scrittore sensibile ed acuto oltre che come regista impegnato.

238) Cold War

Il biglietto da acquistare per “Cold war” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Cold War” è un film di Pawel Pawlikowski. Con Joanna Kulig, Agata Kulesza, Borys Szyc, Tomasz Kot, Jeanne Balibar, Cédric Kahn. Drammatico, 85′. Polonia, 2018

Sinossi:

Nella Polonia alle soglie degli anni Cinquanta, la giovanissima Zula viene scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari. Tra lei e Wiktor, il direttore del coro, nasce un grande amore, ma nel ’52, nel corso di un’esibizione nella Berlino orientale, lui sconfina e lei non ha il coraggio di seguirlo. S’incontreranno di nuovo, nella Parigi della scena artistica, diversamente accompagnati, ancora innamorati. Ma stare insieme è impossibile, perché la loro felicità è perennemente ostacolata da una barriera di qualche tipo, politica o psicologica.

Recensione:

Non poteva mancare, nel concorso ufficiale della 71° edizione del Festival del cinema di Cannes, il film romantico e tragico. Si tratta di “Cold war” del regista polacco Premio Oscar Pawel Pawlikowski.

La pellicola è talmente poetica, intensa, coinvolgente oltre che meravigliosamente interpretata dai due protagonisti da aver strappato, alla fine, un sorriso anche al vostro cinico inviato.

Lo spettatore viene accompagnato nella Polonia del 1949. Dopo la guerra il Paese è diventato satellite dell’Unione sovietica, subendone le conseguenze non solo dal punto di vista politico ma anche culturale e artistico. Si inserisce in queste seconde la creazione, su imposizione del regime di Stalin, di un’Accademia di stato dove formare i nuovi talenti.

Il titolo non si riferisce a un conflitto bellico, ma sentimentale. I protagonisti del film, infatti, Wiktor (Kot) e Zula (Kuling), si incontrano da giovani, si innamorano, sono costretti a separarsi. Poi si incontrano di nuovo e si riscoprono ancora innamorati. Ma tra loro e la felicità ci sono sempre delle barriere.

“Cold war” è una sorta di via crucis emotiva per la coppia, mai pronta a iniziare l’agognata vita insieme, lasciandosi alle spalle l’orrore e le difficoltà del passato. Terzo incomodo nel loro rapporto, che si protrae per oltre dieci anni tra giuramenti d’amore eterno e strazianti separazioni, la Polonia. continua su

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237) Bumblebee

Il biglietto da acquistare per “Bumblebee” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Bumblebee” è un film di Travis Knight. Con Hailee Steinfeld, Pamela Adlon, John Cena, Stephen Schneider, Jorge Lendeborg Jr. Azione, 113′. USA 2018

Sinossi:

Nel 1987, in una cittadina balneare della California, la giovane Charlie Watson sta per compiere 18 anni. In un momento di solitudine decide di mettere in pratica la sua passione per la meccanica nella discarica automobilistica e qui trova un maggiolino tutto scassato ma decisamente speciale. Si tratta infatti dell’autobot Bumblebee, rimasto ferito in battaglia.

Recensione:

Fan e critica sono stati insolitamente compatti nell’esprimere perplessità e pregiudizi all’annuncio del produttore e regista della celebre saga dei “Transformers” Michael Bay di voler realizzare uno spin-off incentrato sul personaggio di Bumblebee.

Al timone del progetto è stato messo Travis Knight, che ha esordito con il film d’animazione “Kubo e la spada magica”, nominato agli Oscar nel 2017.

Personalmente avevo dei dubbi che Knight sarebbe stato in grado di coniugare la propria sensibilità e delicatezza autoriale con l’esagerato e rumoroso parco giochi costruito negli anni da Bay. Ebbene, devo ammettere che “Bumblebee” si è rivelato un piccolo quanto sorprendente miracolo cinematografico.

La sceneggiatrice Christina Hodson prima, il regista poi sono stati capaci di snaturare positivamente il marchio Transformers dando solidità, delicatezza e profondità alla storia, limitando l’aspetto fantasy e centellinando l’utilizzo degli effetti speciali. Con una sola frase potremmo dire che a un giocattolo è stata data un’anima. continua su

http://paroleacolori.com/bumblebee-uno-spin-off-atipico-che-snatura-positivamente-il-franchise/