241 ) Gomorra La Serie – Gomorra 3

“Gomorra La Serie – 3 Stagione” con la regia di Claudio Cupellini, Francesca Comencini. Con Marco D’Amore, Salvatore Esposito, Cristina Donadio, Cristiana Dall’Anna. Drammatico. Italia, 2017

Il conto alla rovescia è agli sgoccioli: “Gomorra – La serie” sta per tornare in tv con la terza, attesissima stagione. A partire dal 17 novembre il pubblico potrà godersela su Sky – anche in modalità On demand – e, per la prima volta nella storia della serialità italiana, al cinema, dove il 14 e 15 novembre saranno trasmessi i primi due episodi.

La serie, diventata rapidamente cult, è stata capace negli anni di generare dibattiti e polemiche – che non sono mancate neppure durante la conferenza stampa di presentazione romana –, nuovi modi dire, parodie, vignette e canzoni, uscendo dallo schermo ed entrando nel linguaggio quotidiano della gente (“Stai senza pensieri, Pietro Savastano” ndr).

Qualche numero, per cominciare. Sono stati 150 i giorni di riprese, 160 le location, oltre 350 gli attori e 4500 le comparse impiegate, 140 le persone coinvolte sul set della serie originale Sky prodotta da Cattleya.

È possibile, pensando a questo, e al consenso di critica e pubblico riscosso negli anni, ipotizzare che la stagione tre non sarà un successo come le precedenti? Nessun giornalista sano di mente si lancerebbe in previsioni di questo tipo.

Ma io, lo sapete bene, non sono un vero giornalista né tanto meno un uomo prudente, quindi, per la gioia vostra e dal caporedattore Turillazzi, mi preparo ancora una volta a indossare i panni del Don Chisciotte televisivo, ed esprimermi senza peli sulla lingua, dopo aver visto in anteprima tre dei dodici episodi di “Gomorra”.

La serie si conferma il prodotto italiano per la tv, a oggi, meglio prodotto, interpretato e ideato. Questa terza stagione nasce con il chiaro intento di non sedersi sugli allori, ma di alzare ancora una volta l’asticella della qualità. Dopo le prime due stagioni, va detto, fare meglio era difficile.

Non farò spoiler, mi limiterò a dire che gli episodi partono con il pilota automatico, percorrendo con sicurezza e personalità una strada ormai ampiamente battuta, senza regalare particolari guizzi. Lo spettatore ormai conosce bene lo stile, il linguaggio, i silenzi di questi anti-eroi, per questo manca del tutto l’effetto sorpresa. Struttura, trama e ambientazione fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, così come il dialetto napoletano.

Per quanto possa risultare paradossale, la violenza, la ferocia e l’assenza di ogni forma di compassione da parte dei protagonisti sembrano ormai metabolizzati e quasi normalizzati dal pubblico, autorizzando gli autori a lasciarsi andare ad abissi di brutalità senza precedenti, e senza porsi remore.

Anche, se a modo suo ,Gomorra 3 introduce nel suo tessuto narrativo l’elemento gay, dando spazio e visibilità al giovane ed ambizioso commercialista Gege, interpretato dal bravo ed intenso Edoardo Sorgenti, che pur di riscattare le proprie umili origini, accetta ogni incarico offerto da Genny , iniziando a percorrere una strada di perdizione e corruzione dell’anima senza alcuna speranza di salvezza.  continua su

http://paroleacolori.com/gomorra-la-serie-sete-di-potere-e-di-vendetta-nella-terza-stagione/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano : “Essere Melvin”

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240) Justice League

Il biglietto da acquistare per “Justice League” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Justice League” è un film di Zack Snyder, Joss Whedon. Con Ben Affleck, Gal Gadot, Ezra Miller, Jason Momoa, Ray Fisher. Azione, 121′. USA, 2017
Data di uscita italiana: 16 novembre 2017

Sinossi:
Dopo la morte di Superman, l’umanità è sola e impaurita. Una minaccia antica torna a far sentire la sua apocalittica presenza. Batman (Affleck) prova a radunare individui speciali, dotati di superpoteri, per formare una squadra di protettori della giustizia: l’amazzone Wonder Woman (Gadot), l’atlantideo Aquaman (Momoa), il velocissimo Flash (Miller) e il mutante Cyborg (Fisher).

Recensione :

Chi vi scrive, probabilmente, è stato uno dei pochi aspiranti critici cinematografici a non prendere parte, due anni fa, al massacro mediatico ai danni di “Batman Vs Superman” (qui la recensione su Parole a Colori) essendomi sforzato di andare oltre gli evidenti limiti narrativi della storia e le opache performance dei protagonisti, Ben Affleck e Henry Cavill.

Ho sempre pensato che un progetto ambizioso come quello della DC andasse visto in prospettiva, evitando di buttare anche il bambino con l’acqua sporca.

Per onestà intellettuale ammetto anche di non aver mai letto un fumetto DC, quindi quelle che scriverò su “Justice League” di Zack Snyder e Joss Whedon sono considerazioni da profano – lascio ai colleghi esperti e ai fan il compito ultimo di dare un giudizio sulla riuscita di questa operazione.

Una delle principali critiche rivolte a “Batman vs Superman” era stata quella di aver voluto trasformare una storia di supereroi – leggera per sua natura – in un complesso, confusionario e a tratti incomprensibile saggio filosofico ed etico.

Ebbene gli sceneggiatori del sequel hanno dimostrato di avere almeno in parte recepito la lezione, abbassando l’asticella narrativa e riportando l’aspetto ludico e spettacolare al centro dello script.

Non mancano neppure qui considerazioni sui limiti e sulle contraddizioni dell’uomo, sull’epoca cupa, litigiosa e tesa all’autodistruzione in cui stiamo vivendo, ma tutto è più calibrato e meno ingombrante. continua su

http://paroleacolori.com/justice-league-parata-di-supereroi-apocalisse-imminente-e-questioni-filosofiche/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

239) Agadah


Il biglietto da acquistare per “Agadah” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Agadah” è un film di Alberto Rondalli. Con Nahuel Pérez Biscayart, Pilar López de Ayala, Jordi Mollà, Caterina Murino, Alessandro Haber. Avventura, 126′. Italia, 2017
Liberamente ispirato al romanzo “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki
Data di uscita italiana: 16 novembre 2017

Sinossi:
Il capitano delle guardie vallone Alfonso van Worden intraprende un viaggio iniziatico che durerà dieci giorni e che lo porterà a incontrare innumerevoli personaggi – due cugine musulmane, un eremita, un inquisitore, un fratello e una sorella cabalisti, un gruppo di gitani, un matematico, scheletri e fantasmi, spose celesti ed ebrei erranti, demoni e dioscuri – che a loro volta hanno infinite storie da raccontare, ognuna delle quali apre la porta a ulteriori livelli di conoscenza, così come a ulteriori piani di narrazione.

Recensione :

Alberto Rondalli aveva un tale desiderio di far conoscere al pubblico diversamente ignorante il talento e la creatività dello scrittore Jan Potocki da rischiare la propria carriera per mettere in scena la trasposizione cinematografica del “Manoscritto trovato a Saragozza”, “Agadah”.

Inutile sottolineare, caro lettore, che per me lo scrittore era fino a ieri un completo sconosciuto. Leggendo la corposa cartella stampa e spulciando sul web ho avuto modo di colmare, almeno in parte, questa mia lacuna scoprendo come il romanzo in questione sia universalmente definito, da lettori e critici, una pietra miliare del genere fantasy.

Rondalli ha affrontato una sfida artistica, drammaturgica e registica davvero ambiziosa e complessa provando ad adattare per il grande schermo un testo tanto ricco di citazioni, spunti e fascino. Diciamo subito che, nonostante le potenzialità, il risultato non è pienamente soddisfacente.

Lo spettatore assiste a dieci episodi, che in apparenza si verificano nei dieci giorni del viaggio del capitano Alfonso van Worden (Pérez Biscayart), ma in realtà, come si scopre solo alla fine, in questa storia il tempo e lo spazio non hanno sempre lo stesso valore. continua su

http://paroleacolori.com/agadah-un-film-di-avventura-poliedrico-e-multiforme/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

238) La Signora dello Zoo di Varsavia

Il biglietto d’acquistare per “La Signora dello Zoo di Varsavia” è : di pomeriggio (Con Riserva)

“La Signora dello Zoo di Varsavia” è un film del 2017 diretto da Niki Caro, scritto da Angela Workman, basato sul romanzo di Diane Ackerman, con : Jessica Chastain, Daniel Bruehl, Johan Heldenbergh, Iddo Goldberg, Shira Haas, Michael McElhatton, Marta Issová, Goran Kostic, Arnost Goldflam, Martin Hofmann.

Sinossi:
Ispirato alla storia vera di Jan e Antonina Zabinski, La signora dello zoo di Varsavia è un racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme una dichiarazione d’amore per la natura e gli animali.
Sul finire del 1939, le truppe naziste bombardano la capitale polacca, riducendo il famoso zoo a un cumulo di macerie. Il direttore della struttura e sua moglie (Jessica Chastain) assistono impotenti all’occupazione del Paese e alla costruzione del ghetto ebraico. Ma con l’inizio delle deportazioni, nel 1942, la coppia si mobilita per nascondere intere famiglie di Ebrei all’interno del giardino zoologico, mascherato da allevamento di maiali. La villa degli Zabinski e le vecchie gabbie ancora intatte diventano un rifugio segreto al riparo dai feroci nazisti. “La casa sotto la folle stella”, com’era chiamato lo zoo al tempo del suo massimo splendore, viene ricordata per aver salvato circa trecento Ebrei dal genocidio.

Recensione :
Pensiamo, erroneamente, d’aver visto, ascoltato, letto tutto ciò che era possibile sulla Seconda Guerra Mondiale, sulla ferocia e mostruosità del nazismo e sulla tragedia dell’Olocausto, arrivando anche sbuffare quando leggiamo di una nuova pellicola sul tema.
Ma poi succede di scoprire, durante un’anteprima stampa, una storia sconosciuta ai più, ambientata durante l’occupazione nazista della Polonia, ma talmente ricca di eroismo, coraggio e nobiltà d’animo , da farti dire al termine della proiezione d’aver assistito alla “Schindler list” polacca.
Jan e Antonina Zabinski erano una coppia felice, avevano un figlio e dirigevano insieme lo zoo di Varsavia, quando la loro vita come quella di milioni di polacchi fu distrutta dall’invasione nazista del Paese , tragica conseguenza del “Patto di non aggressione” siglato tra Hitler e Stalin.
Anche in Polonia i nazisti estesero le disgustose leggi razziali dando vita al terribile e famigerato “ghetto di Varsavia” in cui furono rinchiusi, in condizioni disumane, centinaia di migliaia di ebrei tra cui numerosi bambini, vecchi e donne.
Jan e Antonina di fronte alla barbarie e repressione naziste, decisero di fare qualcosa rischiando in prima persona pur di salvare più ebrei possibili, alcuni cari amici, da una tragica ed orrenda fine.
L’amato zoo distrutto dalle bombe tedesche fu usato come rifugio e nascondiglio per 300 ebrei che Jan riuscì a far uscire di nascosto dal Ghetto con la scusa di raccogliere l’immondizia dei prigionieri per rendere credibile l’astuto piano elaborato dalla coppia d’allevare maiali per sfamare le truppe tedesche. La stessa Antonina si sacrificò , collaborando e fingendosi lusingata di ricevere le attenzioni dello zelante e presuntuoso zoologo nazista Lutz Heck( Bruehl).
“La Signora dello Zoo di Varsaria” non è solamente un film, parte più debole dell’intreccio narrativo, sulla resistenza alla furia nazista; bensì ha come cuore drammaturgico da una parte l’intento di raccontare e mostrare la vita , le emozioni, le incomprensioni e le paure di una coppia “normale” negli anni dell’invasione nazista e dall’altra come fu “straordinariamente” naturale e semplice per entrambi i coniugi decidere di fare di tutto per salvare più vite umane possibili. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-20/

237) The Broken Key

Il biglietto da acquistare per “The broken key” è:

Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Broken Key” è Un film di Louis Nero. Con Rutger Hauer, Michael Madsen, Geraldine Chaplin, Christopher Lambert, William Baldwin. Fantascienza, 120’. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 16 novembre 2017

Sinossi:
Il piccolo Arthur Adams vede morire il padre in un misterioso incidente acquatico. Di lui gli restano due ricordi: un accendino tipo Zippo e una Ankh, o chiave della vita, simbolo egizio dell’accesso al regno dei morti. Salto temporale al 2033 nella città di York, costellata di ologrammi futuribili e di videomessaggi, uno dei quali invita la cittadinanza ad oltrepassare i cancelli della morte e avviarsi verso la resurrezione. Arthur è ora un giovane uomo dedito all’archeologia e alla ricerca della verità, cui l’ha indirizzato la madre sul letto di morte. Il desiderio di svelare il mistero legato alla scomparsa di suo padre mette l’archeologo sulle tracce del frammento mancante del Canone di Torino. Ad aiutarlo la giovane assistente Sara e una serie di personaggi misteriosi, ognuno recante il proprio pezzo del puzzle finale.

Recensione:

Come si può scrivere la recensione negativa di un film senza risultare, per questo, offensivi nei confronti di un regista, di produttori e attori che si sono spesi per il progetto? È la domanda che mi tormenta da quando ho assistito alla proiezione di “The broken key” del regista italiano Luigi Bianconi, in arte Louis Nero.

Dopo lunghe chiacchierate con la mia coscienza, sono giunto alla conclusione che l’onestà intellettuale debba prevalere sul gusto personale. Quindi, in tutta onestà, esordisco ammettendo di non aver minimamente capito cosa Nero abbia voluto raccontare con questo film criptico, confusionario, cervellotico sia a livello narrativo che di messa in scena.

È già quasi impossibile provare anche solo a riassumere l’arzigogolato intreccio, una storia densa di citazioni e rimandi culturali, filosofici, religiosi ed esistenziali che travolgono anche lo spettatore più colto e ben disposto.

Louis Nero dimostra di avere una vasta conoscenza di queste complesse tematiche, ma non cerca in alcun modo di rendere il tutto digeribile – o anche solo accessibile – per uno spettatore medio. continua su

http://paroleacolori.com/the-broken-key-raffinato-quanto-sterile-esercizio-di-stile/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

 

236) Dieci Piccoli Infami (Selvaggia Lucarelli)

“Dieci piccoli infami” è un romanzo scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato nel luglio 2017 da Rizzoli Editore.

“Tanti nemici Tanto Onore” sosteneva con orgoglio e presunzione Benito Mussolini, prima che Gli Alleati e dopo il popolo italiano dicessero basta al suo regime.
Non è mia intenzione, ovviamente, accostare Selvaggia Lucarelli alla figura del Duce, ma non si può negare che seppure con motivazioni e modalità diverse, i due personaggi siano accomunati da una campagna d’odio, invettiva, rabbia.
Se per Mussolini, tali sentimenti possono essere comprensibili e giustificati, gli “haters” che quotidianamente sul web attaccano la Lucarelli, risultano davvero esagerati ed ingiustificati.
Selvaggia Lucarelli può avere un modo d’agire, pensare, d’apparire lontano e opposto a molti di noi, ma le vanno riconosciuti alcuni talenti: ironia, personalità e una penna graffiante ed incisiva.
“Dieci piccoli infami” è una lettura brillante, fluida, godibile, divertente, che pur non avendo alcuna velleità letterarie incuriosisce il lettore fino alla fine.
Ognuno di noi abbiamo avuto degli incontri nel corso della nostra vita che in qualche modo ci hanno segnato, forse fatto soffrire, ma che sicuramente hanno contributo a renderci più forti e consapevoli del nostro valore.
Selvaggia Lucarelli ci racconta, con bravura e creatività, i dieci piccoli infami che le hanno segnato e cambiato l’esistenza, utilizzando una convincente ed agile struttura narrativa che permette al singolo lettore d’immaginare ogni “infame” e scoprendone la personalità, l’anima e la singolare, buffa e grottesca cattiveria.
La lettura di “Dieci piccoli infami” permette di scoprire la sfera più intima e personale di Selvaggia Lucarelli, e mentre sorridi di alcuni accadimenti capitati alla giovane Selvaggia, ti ritrovi a comprendere qualcosa in più del personaggio pubblico d’oggi.
Selvaggia Lucarelli, come ebbi modo di scrivere due anni fa (https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/08/18/152-che-ci-importa-del-mondo-selvaggia-lucarelli/)
recensendo il suo secondo romanzo “Che ci importa del mondo”, difficilmente potrà ambire alla vittoria del Nobel per la Letteratura, ma rispetto ai numerosi pomposi, autoreferenziali e noiosi pseudo scrittori italiani, rivela di possedere sicuramente una marcia artistica e letteraria in più.

235) Auguri per la Morte

“Auguri per la morte” è un film di Christopher Landon. Con Jessica Rothe, Israel Broussard, Ruby Modine, Rachel Matthews, Charles Aitken. Horror, 96′. USA, 2017

Sinossi:
Tree è una ragazza concentrata su se stessa, decisa a usare la propria bellezza per ottenere ciò che vuole. La mattina del suo compleanno si sveglia confusa nel letto di Carter, probabilmente compagno dell’avventura di una notte. La sera infatti viene brutalmente uccisa da uno sconosciuto mascherato… per poi risvegliarsi di nuovo nella stanza di Carter e rivivere tutto da capo.

Quanti di voi, anche solo per una volta, hanno desiderato di far sparire quel ragazzo o quella ragazza che, hai tempi della scuola, era tanto fico e desiderabile quanto stronzo e senza cuore? Un istinto omicida tutto sommato comprensibile, se siete stati oggetto di derisione e scherno sui banchi, e che, se lasciato nel mondo delle mere fantasie, non avrà fatto male a nessuno.

Christopher Landon ha deciso di trasformare il “sogno” in realtà, costruendoci sopra un horror, “Auguri per la tua morte”, che per molti critici altro non è che un remake del capolavoro di Harold Ramis “Ricomincio da capo”, con protagonista lo straordinario Billy Murray.

Per chi, come me, ha amato quel film e quel personaggio, mandare giù questa pellicola non sarà impresa facile, anche perché Jessica Rothe, per quanto bella, sembra ancora troppo acerba e inesperta per portare avanti da sola una pellicola intera.

Gli autori firmano un ibrido tra horror e thriller, dove la vittima – la studentessa Tree, uccisa nel giorno del suo compleanno e chiamata a rivivere quel giorno da capo ancora e ancora – ha il compito di indagare più sulla propria condotta che sul suo assassino mascherato. continua su

http://paroleacolori.com/auguri-per-la-tua-morte-un-ibrido-tra-horror-e-thriller-che-non-incanta/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

234) Esercizi di Memoria (Andrea Camilleri)

“Esercizi di memoria” è una raccolta di racconti scritta da Andrea Camilleri e pubblicata nel settembre 2017 da Rizzoli Editore.

Esistono due tipi di età per l’uomo: quella anagrafica che è purtroppo inesorabile, crudele ed impietosa e per fortuna c’è anche quella mentale.
Molti di noi, stupidamente, tentano inutilmente di combattere la prima, sottoponendosi a “qualsiasi tipo” di tortura estetica, alimentare ed atletica, illusi di poter vincere la battaglia con il tempo.
Ma il vero ed unico elisir d’eterna giovinezza risiede nella mente, e nella nostra abilità e talento di saperla tenere costantemente in esercizio fino in tarda età.
Il Maestro Camilleri, in quest’occasione, si rivela un magnifico esempio di vita prima ancora di confermarsi nuovamente uno scrittore dalla vena creativa inesauribile.
Il Maestro, anche se costretto alla cecità, non volendo rinunciare alla propria quotidiana e rigorosa sessione di scrittura, nell’estate 2016 ha sottoposto ad un ‘inedito esercizio di dettatura, Isabella Dessalvi, sua premurosa collaboratrice.
“Esercizi di memoria” rappresenta la ragion d’essere e di vita per il Maestro: scrivere ogni giorno, scrivere sempre, scrivere ad ogni costo.
Camilleri ha spesso tratto ispirazione da aneddoti e fatti curiosi della propria vita per scrivere le sue meravigliose, divertenti e toccanti storie, dimostrando creatività e talento nel mescolare con efficacia armonia realtà e finzione.

Questo “modus operandi” trova la sua sublimazione artistica in “Esercizi di memoria” in cui la memoria del Maestro diventa lei stessa protagonista della storia offrendo ricordi, incontri e affreschi del Paese che fu al lettore, risultando una lettura fresca, brillante, a tratti malinconica, ironica.
Camilleri è un cantastorie, un affabulatore, un nonno, un uomo saggio che continua a regalare preziosi consigli e dolci ma fermi moniti alle nuove generazioni affinché possano evitare gli errori di ora governa questo sciagurato Paese.
“Esercizi di memoria” è un piacevole e forte stimolo a coltivare le proprie passioni anche nella parte finale della propria esistenza per mantenersi brillante e giovanile intellettivamente.

233) The Square

Il biglietto da acquistare per “The Square” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“The Square” è un  film di Ruben Östlund. Con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Læssø. Commedia drammatica, 142’. Svezia, Danimarca, USA, Francia, 2017
Data di uscita italiana: 9 novembre 2017

Sinossi:
Christian è il curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma. Una mattina, sulla strada per il lavoro, soccorre una donna in pericolo e si scopre derubato del telefono e del portafoglio. Al museo, intanto, lui e la sua squadra stanno lavorando all’inaugurazione di una mostra, che prevedere l’installazione dell’opera “The Square”: un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all’interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un “santuario di fiducia e altruismo”. Su suggerimento di un collaboratore, Christian scrive una lettera in cui reclama i suoi averi rubati, innescando una serie di conseguenze che spingono la sua rispettabile ed elegante esistenza in una vertigine di caos.

Recensione:

Ero in debito di una recensione con voi, cari lettori, dalla serata conclusiva del Festival di Cannes, quando Pedro Almodovar annunciò, a sorpresa, l’assegnazione della Palma d’oro al film svedese “The Square” di Ruben Östlund, spiazzando quasi tutti i critici e soprattutto facendomi bucare il vincitore, per la gioia del caporedattore Turillazzi.

Attendevo con curiosità l’uscita della pellicola, per capire quanto fosse meritato l’ambito riconoscimento… Ebbene devo ammettere che Almodovar e la sua giuria hanno fatto a suo tempo una scelta molto giusta, considerando la complessiva modestia delle pellicole in concorso sulla Croisette quest’anno.

“The Square” è un brillante, pungente, grottesco, surreale e spietato atto d’accusa – o se preferite un manifesto dell’ipocrisia morale, culturale e intellettuale in cui sguazza oggi la nostra società, soprattutto per ciò che riguarda il campo dell’arte. Proprio l’arte, che dovrebbe essere invece “comunista”, tollerante, aperta, solidale verso tutto e tutti.

L’uomo comune immagina ancora la Svezia come il Paese della tolleranza, all’avanguardia per ciò che riguarda temi come l’accoglienza e la libertà degli artisti. Östlund invece, con il suo film, mostra allo spettatore la deriva incivile e intollerante a cui è andata incontro.

The Square è un’opera d’arte di cemento, un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all’interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, per il suo ideatore, “un santuario di fiducia e amore”.

Östlund gioca sulla definizione, dimostrando quanto gli svedesi di oggi sia ben lontani dal seguire queste sagge parole. Osserviamo infatti, in scene crude e desolanti, numerosi senza tetto, ignorati e schivati dai propri concittadini, che vivono ai margini dell’opulenta Stoccolma. continua su

http://paroleacolori.com/the-square-un-film-sullo-squilibrio-sociale-e-culturale-aperto-alle-interpretazioni/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

232) Koala

“Koala” è un corto scritto e diretto da Cristina Puccinelli, con Denise Capezza, Alessio Vassallo, Federico Perrotta, Thomas Santu, Andrea Papale.
Sinossi: Una ragazza si sveglia in una stanza strana, non ricordando niente della sera prima, nemmeno quando vede il ragazzo che la ospita. Inizia ad avere paura.

Esistono differenti modi per affrontare e raccontare una tematica, ma solitamente l’artista dotato di creatività oltre che di talento è in grado di saperne coglierne l’essenza colpendo l’immaginario dello spettatore ed allo stesso tempo riuscendo a farlo riflettere.
Tutti oggi parlano, scrivono, denunciano casi drammatici e tragici di stalker a carico di donne, senza che questo fiume di parole riesca a fermare questa piaga criminosa.
È cronaca di questi giorni, che un giudice, anche se applicando una discutibile norma legislativa, abbia permesso a uno stalker, pagando un’irrisoria cifra di “ripulire” la propria fedina penale di tale infamante marchio.


Lo Stato da una parte annuncia un giro di vite su tale fenomeno, dall’altro conferma d’essere l’Azzeccagarbugli per eccellenza.
Ha ancora un senso per una donna intimorita, ferita, e spesso sola denunciare il suo aguzzino se lo Stato stesso concede una sorta d’impunità al secondo?
È una situazione grottesca, surreale che probabilmente avrebbe ispirato probabilmente un redivivo Luigi Pirandello.
Ma non potendo contare sulla magistrale penna del Premio Nobel, abbiamo però la fortuna di poter contare su Cristina Puccinelli, che dimostra d’aver studiato l’autore agrigentino, dando prova del proprio talento, ironia ed acutezza nell’osservare la nostra società ed evidenziandone i limiti e contraddizioni.
“Koala” è una tragedia magistralmente scritta e diretta al punto da far credere allo spettatore di star assistendo a una commedia.
Invece Cristina Puccinelli con creatività e profonda sensibilità evidenzia con ironia e amaro cinismo come una donna vittima di molestie e poi di stalker sia considerata alla stregua di un’adescatrice seriale dall’opinione pubblica e soprattutto dalla polizia.


Una bella ragazza (Denise Capezza) poiché trascorre le proprie serate in discoteca e vive una vita sessuale attiva e libera, non può reclamare alcun diritto alla paura, ad essere ascoltata e protetta dalla polizia quando sporge regolare denuncia nei confronti dell’eccentrico ed inquietante uomo (Alessio Vassallo) con cui ha trascorso l’ultima notte di divertimento.
Cristina costruisce una commedia dell’assurdo basata su un presupposto drammatico ed attuale imponendo una sincera riflessione al pubblico divertito inizialmente e poi scosso nello scoprire la vera identità dell’uomo.


Denise Capezza ed Alessio Vassallo si dimostrando validi e talentuosi interpreti nel donare credibilità, autenticità ed umanità ai loro rispettivi personaggi.
“Koala” è un corto utile, coraggioso ed importante anche a livello sociale oltre che artistico.
Cristina Puccinelli merita quanto prima l’opportunità di potersi cimentare con lungometraggio affinché il gran pubblico la possa conoscere e soprattutto apprezzare i talenti.

http://www.cristinapuccinelli.com/works-director/koala/