32) Monster

Il biglietto da acquistare per “Monster” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Monster” è un film di Anthony Mandler. Con Kelvin Harrison Jr., Jennifer Ehle, Jennifer Hudson, Jeffrey Wright, John David Washington. Drammatico, 98′. USA 2018

Sinossi:

Il 17enne Steve Harmon viene arrestato e processato come complice di una rapina a una drogheria dove ci è scappato il morto. Faceva da palo e non è facile dimostrare la sua colpevolezza, ma il giovane è nero e la giustizia non è clemente con quelli come lui, anche se non ha mai avuto problemi, viene da una buona famiglia e ha ottimi risultati a scuola dove sogna di diventare un regista. È però pur sempre un ragazzo che vive in un quartiere dove non mancano giovani criminali, inoltre la vita da strada ha un fascino cinematografico a cui non sa del tutto resistere e quando un giovane gangster lo avvicina…

Recensione:

Vi sarà capitato almeno una volta nella vita di trovarvi nel posto sbagliato al momento sbagliato… Ma questa serie di “sfortunati eventi” può trasformarsi in un dramma, se il protagonista è di colore.

La morte di George Floyd, la scorsa estate, ha riportato in primo piano la mai risolta “questione razziale” negli Stati Uniti, l’atteggiamento discriminante della polizia, i pregiudizi e i diritti negati. E l’America si è scoperta ancora una volta divisa, malata, arrabbiata, e oltre tutto nel pieno di una pandemia.

“Monster” di Anthony Mandler – presentato al Sundance 2020 e distribuito adesso da Netflix – racconta con uno stile asciutto, efficace e incisivo questo cortocircuito giudiziario e razziale applicato alla vita di un 17enne.

Strutturalmente e narrativamente il film è un classico legal thriller, che punta tutto sull’ingenua quanto incredula prospettiva del giovane protagonista, Steve Harmon (un credibilissimo Kelvin Harrison Jr.), che si ritrova trascinato dentro un incubo di kafkiana memoria.

Una scelta stilistica nel complesso vincente, che trasmettere pathos, umanità e autenticità alla storia, coinvolgendo emotivamente lo spettatore nonostante qualche passaggio retorico e qualcuno affrontato in modo frettoloso e sbrigativo.

Steve è il classico bravo ragazzo, un promettente studente di cinema che sogna di diventare regista e può contare anche su una famiglia solida quanto amorevole alle spalle. Steve gira per il quartiere con la sua camera, cercando l’ispirazione per realizzare il suo primo film. continua su

31) The Human Voice

Il biglietto da acquistare per “The human voice” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Human Voice” è un cortometraggio di Pedro Almodóvar. Con Tilda Swinton.
Drammatico, 30′. USA, Spagna 2020

Sinossi:

Una donna sta aspettando che l’ex amante passi a ritirare le valigie che lei ha preparato per lui. L’amore è finito, resta solo il tempo dell’attesa. Con lei c’è un cane, anche lui abbandonato e in attesa del suo padrone. La donna esce di casa per comprare un’ascia e una tanica di benzina: si prepara a distruggere le cose del suo uomo, aspettando la chiamata che metterà fine al rapporto. Quando il telefono squilla, la donna, risvegliatasi da un sonno profondo causato dalle pillole, inizia un monologo disperato che la porta dall’ansia alla supplica, dalla rabbia alla rivalsa e infine al fuoco purificatore che distrugge lo stesso set in cui il film è stato girato…

Recensione:

Uno degli eventi più attesi della Mostra del cinema di Venezia 2020, il cortometraggio “The human voice” di Pedro Almodóvar, con protagonista assoluta Tilda Swinton, arriva al cinema.

Girato poco dopo la fine del lockdown, il corto è la prima collaborazione tra il regista spagnolo e l’attrice inglese, ma se prestiamo fede alle parole pronunciate dai due in conferenza stampa non resterà l’unica.

“The human voice” adatta per il cinema l’omonima pièce teatrale di Jean Cocteau, modernizzandone la storia e riscattando per molti versi la figura della donna, che da vittima passiva è resa qui protagonista. continua su

30) Later (Stephen King)

“Later” è un romanzo scritto da Stephen King e pubblicato da Sperling & Kupfer nel marzo 2021

Sinossi:
Solo i morti non hanno segreti. Jamie Conklin ha proprio l’aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l’agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo. “Later” è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo – come sempre – pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell’infanzia e della perdita dell’innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell’operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.
Recensione:
Sarebbe stato possibile unire insieme la trama di due film cult come “Ghost” e “Il Sesto Senso” dando vita ad un romanzo in perenne quanto armonioso equilibrio tra il racconto di un coming age ed un horror con protagonista prima un bambino e poi un adolescente?
La risposta spontanea quando diretta sarebbe ovviamente no, se non fosse stato che il “Re” Stephen King abbia voluto dimostrare, come in campo letterario, nulla sia impossibile.
“Later” può così essere definito come l’inaspettato quanto convincente “crasi” narrativa di queste due sceneggiature sapientemente mescolate, adattate ed infine alternate in un impianto drammaturgico credibile, incalzante e ricco di colpi di scena.
Un racconto di morte, amore e sopravvivenza agli orrori compiuti dall’uomo , magistralmente descritto e vissuto in prima persona da Jamie, giovane protagonista del romanzo . Un bambino, suo malgrado, costretto ad affrontare sfide e situazioni da far tremare i polsi.
“Later” va letto, vissuto come una sorta di tragicomico coming age in cui Jamie vede e dialoga con i morti per salvare la propria vita e quella di sua madre.
“Later” si legge facilmente e con crescente curiosità e stupore pur sapendo di leggere tematiche già affrontate in precedenza.
King porta il lettore all’interno di una storia in cui paradossalmente la morte rappresenta il viatico salvifico o quanto meno la possibilità di risoluzione di gravi problemi.
Ma come ci insegnano gli antichi guai a scherzare con la morte o con le forze maligne, il rischio di pagarne un prezzo è sempre alto.
La “bravura” del Maestro King risiede d’aver reso questi temi comunque affascinanti, vividi ed intense evitando sensazione di prevedibilità o peggio di un noioso déjà-vu.
Tutti i personaggi della storia iniziando dal giovane Jamie sono ben strutturati, sviluppati ed inseriti in un contesto esistenziale /temporale assolutamente funzionale, razionale e adeguato a far crescere pagina dopo pagina il pathos e ritmo del racconto.
Il finale aperto ci fa facilmente immaginare che ci saranno nuovi incontri, viaggi nell’orrore con protagonista Jamie.
Nel frattempo divenuto uno studente universitario consapevole come sia impossibile fuggire dalla morte e da un dono ricevuto probabilmente da un padre che una volta scoperta l’identità, ha reso tutto drammaticamente meno mostruoso e pauroso.

30) Corpus Christi

Il biglietto da acquistare per “Corpus Christi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Corpus Christi”è un film di Jan Komasa. Con Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Eliza Rycembel, Tomasz Zietek, Barbara Kurzaj. Titolo originale: Boże Ciało. Drammatico, 115′. Polonia, Francia 2019

Sinossi:

Il ventenne Daniel scopre una vocazione spirituale mentre sconta la sua pena in un centro di detenzione, vocazione che però si scontra con il suo passato. Uscito dall’istituto trova lavoro come carpentiere in una piccola città, ma al suo arrivo viene scambiato per il nuovo parroco. La comparsa di questo giovane e carismatico predicatore diventa l’occasione per la comunità, scossa da una tragedia avvenuta qualche tempo prima, di ricominciare.

Recensione;

La “crisi vocazionale” è uno dei grandi problemi che sta affrontando la Chiesa cattolica in questo inizio di terzo millennio. I giovani che decidono di farsi preti sono in netto calo, e quelli che si dimostrano interessati non necessariamente hanno un curriculum immacolato…

“Corpus Christi” di Jan Komasa, ispirato a fatti realmente accaduti e presentato alle Giornate degli autori di Venezia 2019, racconta utilizzando il genere della commedia drammatica la realtà culturale, spirituale e morale della Polonia di oggi. Un Paese contraddittorio e molto diverso rispetto all’idea che ne abbiamo noi.

Protagonista del film è il ventenne Daniel (Bielenia) che, cresciuto nella violenza e nell’illegalità, sente “la chiamata” durante gli anni di riformatorio. Vorrebbe frequentare il seminario, ma la sua fedina penale sporca glielo impedisce.

Arrivato in un piccolo paese per lavorare come carpentiere, approfitta dell’ambigua situazione e dell’ingenuità degli abitanti per fingersi prete. Daniel conquista la stima e il rispetto dell’intera comunità, scossa da quando un tragico incidente è costato la vita a nove persone.

La sceneggiatura è intensa, provocatoria, spiazzante, dissacrante e allo stesso tempo commovente. Pet toni e tempi, il film ricorda uno spettacolo teatrale, e questo da una parte è un bene ma dall’altro si riflette sul ritmo, rallentandolo parecchio. continua su

29) Godzilla vs Kong

il biglietto da acquistate per “Godzilla vs. Kong” è:
Omaggio

“Godzilla vs Kong” è un film di Adam Wingard. Con Alexander Skarsgård, Millie Bobby Brown, Eiza González, Jessica Henwick, Danai Gurira. Azione, drammatico, fantascienza, 113′. USA 2021

Sinossi:

Mentre l’organizzazione scientifica Monarch specializzata in criptobiologia continua ad indagare sull’origine dei mostri, c’è un’altra società segreta nell’ombra che vuole sfruttare il potere di queste creature. Appare però chiaro che sulla Terra non c’è posto per due titani e lo scontro tra Godzilla e King Kong appare inevitabile.

Recensione:

La speranza, comunque, è che nel terzo capitolo della saga – che vedrà anche l’arrivo di King Kong – si possa compiere un salto qualitativo, così da dare alla storia consistenza e profondità e non solo effetti speciali. Altrimenti c’è il rischio che Godzilla – e il pubblico! – si rivoltino furiosamente contro gli sceneggiatori.”

Il 31 maggio 2019 chiudevo così la mia recensione su “Godzilla – Il re dei mostri”. Due anni dopo, il mondo è cambiato parecchio a causa del Covid. E tra le altre cose anche l’atteso scontro tra Titani, dalle sale, si è spostato online.

Voglio evitare di ripercorrere le orme di illustri colleghi, svelando la trama del film o facendo spoiler. Ma in effetti, il grande problema dell’atteso “Godzilla vs Kong” è proprio questo: la mancanza di sceneggiatura, di un qualche filo rosso che tenga insieme, in modo non dico armonioso ma quanto meno logico, il cast umano e quello “non umano”. continua su

29)Flora (Alessandro Robecchi)

“Flora” è un romanzo scritto da Alessandro Robecchi e pubblicato da Sellerio il 25 Marzo 2021

Sinossi:
Flora De Pisis è stata rapita. La regina della tivù del dolore, Nostra Madonna delle Lacrime, la principessa del cinismo, la diva tanto umana, l’amore delle masse, la cui popolarità è in gran parte merito di Carlo Monterossi, inventore, pentito, del programma Crazy Love. Ed è a lui che il capo indiscusso della Grande Tivù Commerciale affida la delicatissima faccenda, nella speranza che la trattativa rimanga segreta. Carlo si mette al lavoro con la «sua squadra»: l’investigatore Oscar Falcone, la sua socia Agatina Cirrielli, ex sovrintendente di polizia, e Bianca Ballesi che conosce i segreti indicibili del programma di Flora. È un vero sequestro o una trovata pubblicitaria? E poi: chi sono i rapitori? Cosa vogliono? La richiesta del riscatto arriva quasi subito: dieci milioni di euro, ma soprattutto – inaudito – un’ora di trasmissione in diretta nell’orario di massimo ascolto. Libera, pirata, senza controlli né spot pubblicitari. Incredibile. Inaccettabile. A meno che… Mentre la tensione cresce, il Paese si agita alla notizia ormai pubblica, i media sembrano impazzire e la data della messa in onda si avvicina, i «terroristi» sembrano sempre più una brigata di agitatori surrealisti, guidati da una coppia che ha inventato «un piano bellissimo, oltre le stelle» e ispirati da un grande artista: Robert Desnos, poeta e resistente. In un romanzo dal ritmo denso, che dosa magistralmente poesia e suspense, si intrecciano misteriosamente mondi lontanissimi: lo show nazional-populista della tivù, estremo esercizio di cinismo, e la Parigi degli anni Venti, delle avanguardie, delle cave e dei bistrot dove esplodeva la rivoluzione surrealista, tra amour fou e Resistenza. Alessandro Robecchi firma una delle avventure più coinvolgenti di Carlo Monterossi, ricca di tensione noir e passione letteraria, ambientata come sempre in una Milano vista dai banconi dei bar, dai salotti borghesi, dalle scrivanie degli uffici, dai marciapiedi e dalle finestre dei palazzi di periferia. I suoi romanzi – meccanismi precisi, ironia irresistibile nei dialoghi e nelle trovate – gettano sempre uno sguardo disincantato e illuminante sulla nostra società.
Recensione:
Confesso la mia colpa: non avevo mai letto un romanzo di Alessandro Robecchi, al massimo qualche racconto all’interno delle raccolte Sellerio
La sinossi di “Flora” piuttosto intrigante quanto curiosa avevo sollecitato la mia curiosità, fiducioso d’ apprezzare pienamente un altro talentuoso autore della scuderia “Sellerio”.
Invece stavolta la curiosità letteraria mi ha tradito.
Le potenzialità drammaturgiche, sociologiche ed esistenziali si sono rivelate complessivamente deboli e poco coinvolgenti.
Probabilmente non avendo letto i precedenti romanzi con protagonista il celebre autore televisivo Carlo Monterossi non ho trovato il giusto “mood” per comprendere al meglio la storia, i personaggi. Così la lettura mi è risultata faticosa, lenta e piuttosto monotona.
L’idea di partenza era indubbiamente particolare quanto provocatoria incentrando la storia sul rapimento di Flora De Pisis, regina del Tv trash, rievocando la figura della “ nostra” Barbara D’Urso.
Un rapimento organizzato da una misteriosa coppia al fine di veicolare e ricordare la memoria di un poeta morto in un campo di concentramento durante un evento televisivo a rete unificate.
“Flora” si presenta, sviluppa come un noir tragicomico in cui l’autore irride lo stato decadente della nostra società fondata sulla vita e sicurezza di una presentatrice televisiva.
Un Paese bloccato in attesa d’avere notizie sulla liberazione dell’amata Flora.
“Flora” evidenzia le contraddizioni, storture e limiti di un Paese privo di memoria e legato all’effimero mondo della TV.
“Flora” è un romanzo ben scritto, capace anche di regalare alcuni passaggi brillanti, ironici ed altri cinici, ma alla lunga si dimostra di corto respiro e senza quel quid letterario necessario a far scuotere le coscienze del lettore.
Alessandro Robecchi ha cercato di raccontare con ironia la decadenza ed ipocrisia italica, ma il risultato finale è stato un racconto piuttosto autoreferenziale e retorico.

28) Il Gioco della Notte (Camilla Lackberg)

“Il gioco della notte” è un romanzo scritto da Camilla Lackberg e pubblicato da Einaudi editore nell’aprile 2021

Sinossi:
Quattro ragazzi, la notte di Capodanno. La festa, l’ebbrezza, un gioco in cui la posta diventa sempre più alta. Camilla Läckberg scandaglia magistralmente gli abissi dell’adolescenza e il luogo più oscuro e minaccioso che ci sia: la famiglia.
Mentre fuochi cadono come paracaduti colorati e girandole luminose esplodono in cielo, Max, Liv, Anton e Martina festeggiano tra di loro la fine dell’anno. Ragazzi ricchi, belli, viziati per il mondo indossano una maschera impeccabile, dietro cui però nascondono odio e dolore. Il catering serve aragoste, caviale, champagne e i quattro attingono anche alle bottiglie da collezione che sono in cantina. Amoreggiano, fumano, spiano i genitori nella casa vicina. E iniziano a giocare. Dapprima Monopoli, poi Obbligo o Verità. E ben presto un passatempo un po’ malizioso deflagra nell’occasione per mettersi a nudo e liberarsi, finalmente, del peso della verità.
Recensione:
Gli ultimi due romanzi di Camilla Lackberg mi avevano deluso molto, avendoli trovati piuttosto esili sul piano drammaturgico, banali nell’intreccio ed imbevuti di un sentimento femminista più incline al valore commerciale piuttosto che all’obiettivo culturale e sociale.
Romanzi scritti dalla Lackberg, a mio modesto parere, come tentativo di “saggiare” il terreno in vista di una serie televisiva a “tema”.
La critica letteraria quanto i fan hanno elogiato quasi all’unanimità il progetto esaltandone la vis femminista e sociale.
Invece sul il romanzo breve” “il gioco della notte”, le posizioni si sono incredibilmente rivoltate.
Leggendo sul web i primi commenti e recensioni emergono parole dure e sprezzanti nei riguardi dell’autrice svedese “colpevole” d’ aver firmato una storia priva di respiro, banale quanto prevedibile.
Chi vi scrive ribalta questa posizione così dura e negativa considerando “Il gioco della notte” invece una valida quanto accurata rappresentazione del malessere giovanile che si respira nelle famiglie “borghesi”.
Camilla Lackberg ci racconta con delicatezza, sensibilità e bravura la tragica notte di svago vissuta da quattro amici abbandonati a sé stessi dalle rispettive famiglie.
Una notte scandita da fiumi di alcool e giochi e resa ancora più tragica e devastante dalle confessioni dei protagonisti sugli abusi fisici e psicologici subiti nel corso degli anni.
Quattro adolescenti a cui è stata negata la gioia e spensieratezza tipica dell’età, strappata violentemente l’innocenza per responsabilità diretta dei genitori.
Il lettore assiste attonito a questa macabra e desolante resa dei conti emozionale che ci consuma nell’animo di ogni personaggio.
Il dolore, il senso d’abbandono e tradimento si sono talmente radicati nei cuori di questi ragazzi, facendoli sentire, vedere come degli alienanti alla vita e rispetto ai loro coetanei.
Sono sì alienati, quanto però rabbiosamente desiderosi di liberarsi da questo stato di prostrazione e sofferenza al punto di realizzare un folle quanto catartico piano di salvezza.
Una storia d’orrore e brutalità familiare che il lettore che non si aspettava di vedere e vivere nell’ideale e civile società svedese.
Una storia che spiazza, destabilizza raggiungendo lo scopo di scuotere il lettore imponendogli una severa e franca autocritica sul modello di famiglia e società in cui ognuno di noi viviamo e facendo crescere i nostri figli.

27) Il Bello di Vivere Due Volte (Sharon Stone)

“Il bello di vivere Due volte” è un ‘autobiografia scritta da Sharon Stone e pubblicata il 30 marzo 2021 da Rizzoli Editore
Sinossi:
Sharon Stone racconta la propria storia: un cammino di rinascita, ostinato e pieno d’amore. Nel 2001 Sharon Stone, una delle attrici più celebri al mondo, fu colpita da un grave ictus cerebrale che, oltre alla salute, le distrusse carriera, famiglia, patrimonio finanziario e fama internazionale. Ne “Il Bello di Vivere Due Volte” ripercorre la strada aspra e faticosa che ha dovuto affrontare per ricostruire la propria vita e per recuperare a poco a poco salute fisica e serenità. In un settore in cui non sono ammesse crisi né debolezze, in un mondo dove troppe persone sono costrette al silenzio, lei ha trovato la forza di tornare, il coraggio di far risentire la propria voce e la voglia di lasciare un segno per i diritti e il benessere di ogni essere umano sul pianeta. In queste pagine intime, autentiche e trasparenti come una chiacchierata con un amico, Sharon Stone racconta come ha interpretato i suoi ruoli più importanti, le amicizie che le hanno cambiato la vita, i peggiori fallimenti e i più grandi successi. Allo stesso tempo svela come, dopo un’infanzia segnata da traumi e violenza, sia approdata a una carriera di successo in un mondo in cui gli stessi soprusi venivano perpetrati in forma diversa e nascosti dietro il paravento del denaro e del fascino. Da ultimo mostra come solo i figli e le sue iniziative umanitarie le abbiano dato la forza di intraprendere un percorso di rinascita che le ha permesso di riconciliarsi con la famiglia e tornare a coltivare l’amore. Sharon Stone è apprezzata non solo per la bellezza e il talento che la contraddistinguono, ma anche perché, per sostenere le proprie idee, si è sempre rifiutata di compiacere chicchessia. “Il Bello di Vivere Due Volte” è un libro per chi si sente ferito e per chi si reputa un sopravvissuto, è l’esaltazione della forza e della resilienza femminili, è un bilancio di vita e una chiamata alle armi. E dimostra che non è mai troppo tardi per alzare la voce e farsi sentire.
Recensione:
La mia generazione (over 40) è cresciuta apprezzando e soprattutto fantasticando sulla bellezza magnetica e seduttiva di Sharon Stone.
Sharon Stone divenne un’ icona sexy grazie all’indimenticabile performance in “Basic Instinct” di Paul Verhoeven.
Nel Maggio del 1992 (il film fu presentato in anteprima al Festival di Cannes) permise alla trentaduenne Sharon Stone, dopo dieci anni d’ anonima gavetta, d’elevarsi a stella amata ed ambita da tutta Hollywood.
Ma Sharon Stone, almeno per il sottoscritto, ha rappresentato qualcosa di più di una semplice icona di bellezza o se preferite erotismo.
In un mondo maschilista quanto ipocrita, Sharon Stone è riuscita ad imporsi come donna prima ancora che come attrice dimostrando carattere, intelligenza e carisma.
Il ruolo di Catherine in “Basic Instinct” poteva rivelarsi una prigione artistica oltre umana per molte attrici, ma non per la Stone.
Stone ha giocato con il suo personaggio di donna fatale, senza mai cadere nella trappola di mescolare vita privata con quella pubblica
Sharon Stone è stara capace di superare ogni tipo d’avversità psicofisico e risorgere dalle proprie ceneri ancora più bella e “cazzuta”.
“Il bello di vivere 2 volte” è un’autobiografia potente, sincera, intensa che non solo consente al lettore/fan di conoscere i momenti più bui e difficili vissuti dalla donna Sharon, ma soprattutto d’esserne partecipe del suo testardo e poderoso percorso di guarigione.
L’attrice si “mette a nudo” raccontando le proprie fragilità, debolezze, paure in seguito ad ictus che l’ha fatta cadere dall’Olimpo, potendo contare su pochi affetti e dovendo fare i conti con una carriera distrutta.
“Il bello di vivere 2 volte” è un racconto di resistenza alla malattia, d’accettazione della propria vulnerabilità senza mai arrendersi o farsi piegare dal destino feroce.
Sharon Stone racconta della propria infanzia, delle sue orgogliose e toste origini irlandesi e di quanto la sua famiglia sia stata comunque importante nel suo faticoso percorso di rinascita umano e professionale.
Sharon Stone prima dell’ictus (2001) ha vissuto una vita al massimo, piena di successi e popolarità frutto di un duro lavoro e studio.
Nulla è stato regalato a questa donna volitiva quanto talentuosa.
La “seconda” vita di Sharon Stone è segnata dall’aver raggiunto un equilibrio interiore, nel dare importanza alle vere priorità della vita come quella d’essere una madre single di tre bellissimi bimbi.
Sharon è una convinta attivista per i diritti LBGT e soprattutto da anni raccoglie fondi per ottenere nuove cure contro l’Aids.
“Il bello di vivere 2 volte” è una lettura interessante, ricca di pathos quanto genuina che farà amare ancora di più l’indimenticabile ed unica Sharon Stone

28) Nomadland

Il biglietto da acquistare per “Nomadland” è: Sempre (con riserva).

“Nomadland” è un film di Chloé Zhao. Con Linda May, Frances McDormand, David Strathairn, Charlene Swankie.
Drammatico, 108′. USA 2020

Sinossi:

Empire, stato del Nevada. Nel 1988 la fabbrica presso cui Fern e suo marito Bo hanno lavorato tutta la vita ha chiuso i battenti, lasciando i dipendenti letteralmente per strada. Anche Bo se ne è andato, dopo una lunga malattia, e ora il mondo di Fern si divide fra un garage in cui sono rinchiuse tutte le cose del marito e un van che la donna ha riempito di tutto ciò che ha ancora per lei un significato materico. Vive di lavoretti saltuari poiché non ha diritto ai sussidi statali e non ha l’età per riciclarsi in un Paese in crisi, e si sposta di posteggio in posteggio, cercando di tenere insieme il puzzle scomposto della propria vita.

Recensione:

Esistono molti modi di elaborare un lutto. Se poi alla perdita del proprio compagno di una vita si aggiunge il fatto che la tua città si è trasformata in una città fantasma dopo la chiusura di una grande industria allora ti trovi di fronte a un bivio: lasciarsi sopraffare dal dolore oppure cambiare tutto.

“Nomadland” di Chloé Zhao, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2020, è il racconto di un viaggio fisico e spirituale che la protagonista Fern, che he perso prima il marito, poi la sua casa, decide di compiere senza mai voltarsi indietro.

Fern è una donna orgogliosa, determinata, che porta con sé un bagaglio pesante, il malinconico ricordo di una vita felice. È anche una persona che non vuole aiuti, commiserazione o sussidi. “Io non voglio andare in pensione, non posso permetterlo. Voglio lavorare”.

Partendo dal racconto di inchiesta omonimo di Jessica Bruder, la regista di origini cinesi Chloé Zhao torna a raccontare l’America dei grandi spazi e delle grandi contraddizioni, una terra senza confini abitata anche da persone ai margini, capaci di mostrare enorme solidarietà. continua su

26) Gli Occhi di Sara (Maurizio De Giovanni)

“Gli occhi di Sara” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato da Rizzoli Editore il 30 Marzo 2021

Sinossi:
A volte un incontro inatteso spalanca le porte del passato. Succede a Sara mentre sta lottando per salvare la vita del piccolo Massimiliano, il nipotino colpito da una grave malattia. Due occhi riappaiono dalla nebbia di giorni lontani, Sara li conosce bene. Sono gli stessi che tanti anni prima aveva cercato in ogni modo di dimenticare. La donna invisibile è catapultata indietro nel tempo: Napoli, 1990.
È caduto il muro di Berlino, gli stati satelliti dell’URSS sono in crisi e in Italia sono esplosi i movimenti studenteschi. Il mondo di prima si sta sgretolando, ma i preparativi fervono e la città si veste a festa per la visita di Papa Giovanni Paolo II. Sara Morozzi, detta Mora, è membro attivo della più segreta unità dei Servizi. A lei e a Bionda, la collega Teresa Pandolfi, viene affidata la missione più importante e delicata della loro carriera. Proprio in quei giorni, Sara incrocia quello sguardo. Occhi a cui è impossibile restare indifferenti.
Così, mentre il tempo scorre all’indietro, la Sara di oggi deve fare i conti con le passioni e i tradimenti di ieri.In un intreccio che si dipana al pari di un perfetto meccanismo a orologeria, Maurizio de Giovanni scava tra le pieghe della nostra Storia recente e racconta gli inconfessabili segreti di Sara, come non l’abbiamo mai vista. Perché, per la prima volta, gli occhi della donna impenetrabile tradiscono un dolore misterioso e svelano la sua più sincera umanità.
Recensione:
“Una lettera per Sara” è, a nostro modesto avviso, uno dei migliori romanzi scritti da Maurizio de Giovanni.
… un thriller della memoria che si muove drammaturgicamente, emotivamente oltre che temporalmente tra passato e presente.”
Un anno fa con queste parole iniziavo la mia recensione sul romanzo “Una Lettera per Sara”, convinto di trovarmi di fronte al punto più alto della saga firmata da Maurizio De Giovanni.
Faccio pubblica ammenda. Maurizio De Giovanni è riuscito nuovamente nell’impresa di stupirmi ed emozionarmi con il nuovo e bellissimo episodio della vita di Sara.
“Gli occhi di Sara” presenta struttura narrativa e temporale similare al precedente romanzo, ponendosi così come sequel letterario amplificandone e migliorandone potenzialità narrative, ritmo e coinvolgimento emotivo.
“Gli Occhi di Sara” è da una parte il tragico, angosciante racconto dell’impotenza vissuta da Sara come nonna nell’ assistere alla lenta agonia del nipote.
Una morte che distruggerebbe quella agognata seconda chance di felicità e di famiglia che Sara ha avuto negli ultimi mesi
Un raro cancro sta uccidendo il piccolo Massimiliano, un dolore che Sara non può non vuole accettare.
Cosi quando Sara grazie alle sue “doti” scruta negli occhi dell’oncologa la possibilità di cura per il nipote non esita ad inseguire un fantasma che emergerà dolorosamente dal proprio passato
“Dall’altra parte Gli occhi di Sara” si rivela infatti un inaspettato e scioccante viaggio nel passato catapultando il lettore all’inizio degli anni 90 quando Sara da neoassunta nell’unità speciale dell’amato Massimo, si rifiutò d’accettare un cinico ordine dei suoi superiori.
Un atto di ribellione che sì impedì una strage di innocenti, ma che distrusse la vita di due giovani innamorati nonché brillanti medici rumeni.
Una fine tragica che qualcuno non solo non ha dimenticato, ma ne ha attribuito la responsabilità a Sara, rea di aver tradito i patti.
Il destino così, a distanza di trent’anni, riserva un drammatico ribaltamento dei ruoli tra Sara ed il “fantasma” che può salvare la vita di Massimiliano
“Gli occhi di Sara” è una corsa contro il tempo in cui si alternano diversi ed apposti sentimenti incarnati dai protagonisti, che in misura diversa furono pedine in un gioco più grande di loro.
Il lettore divora le pagine del romanzo volendo sapere se a prevalere sarà il desiderio di vendetta o piuttosto il giuramento di Ippocrate che un geniale chirurgo fece all’inizio della sua travagliata carriera.
“Gli occhi di Sara” si muove con agilità e armonia tra passato e presente avendo trovando il giusto equilibro drammaturgico tra spy story e dramma familiare.
“Gli occhi di Sara” è l’ulteriore conferma come il personaggio di Sara Morozzi sia ormai pronta per il “salto televisivo” diventando una figura carismatica e unica come lo è ormai in campo letterario.