12) Souvenir – Per I Bastardi di Pizzo Falcone (Maurizio De Giovanni)

“Souvenir- Per i Bastardi di PizzoFalcone” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni, pubblicato da Einaudi nel dicembre 2017.

Sinossi:
A ottobre il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa caldo, quello dopo il freddo e l’umidità ridestano la gente dall’illusione di una vacanza perenne e la riportano alla realtà. Anche il crimine, però, si risveglia. Un uomo viene trovato in un cantiere della metropolitana privo di documenti e di cellulare; qualcuno lo ha aggredito e percosso con violenza. Trasportato in ospedale, entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima: è un americano in villeggiatura a Sorrento con la sorella e la madre, un’ex diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer. Recandosi a più riprese nella cittadina del golfo, vestita fuori stagione di un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del caso sia da ricercare in fatti accaduti là molti anni prima. Incrociando il presente con un passato che hanno conosciuto solo al cinema, i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, porteranno alla luce un segreto custodito con cura per cinquant’anni, una storia d’amore e di sacrificio indimenticabile come un vecchio film.
Recensione:
Si può davvero rinunciare , senza rimpianti, all’Amore, quello vero, unico, capace di cambiare e sconvolgere un’intera esistenza?
“Lontano dagli occhi lontano dal cuore”, “Il tempo guarisce ogni ferita” recitano due saggi e condivisibili proverbi. Ciò nonostante una coppia d’amanti, saranno sempre uniti da un legame forte e profondo immune a qualsiasi evento esterno.
Amare, scegliere una persona significa anche accettare, nel bene e male, qualsiasi conseguenza derivante da questa scelta.
Non si può scappare dal passato, figurarsi dall’amore della vita.
Maurizio De Giovanni stupisce i suoi lettori e in parte la critica, firmando una nuova indagine della popolare saga de “I Bastardi di Pizzo Falcone”, avendo come cuore pulsante e vitale dell’intero intreccio narrativo, una bella, struggente quanto clandestina storia d’amore iniziata negli anni 50, e tornata alla luce ai giorni nostri dopo la vile aggressione a un turista americano nel quartiere di Pizzo Falcone
Una scelta drammaturgia, per alcuni versi sorprendente, quella decisa dall’autore ma che riflettendo con più calma ed attenzione, non dovrebbe suscitare stupore e soprattutto delusioni tra i fan più accaniti, come invece sta accadendo leggendo sul web alcuni giudizi dei fan sul nuovo romanzo.
“Souvenir”, a nostro modesto parere, rientra perfettamente nella cornice narrativa ed umana costruita nel tempo da Maurizio De Giovanni per I Bastardi di PizzoFalcone
Anche in “Souvenir” emergono il talento e soprattutto sensibilità dell’autore nel delineare, descrivere rappresentare i profili umani, caratteriali psicologici dei nuovi personaggi armoniosamente mescolati con i vecchi e amati Bastardi.
L’autore offre al lettore gli ideali presupposti per tuffarsi dentro una storia avvolgente, drammatica, carica di passione e di mistero, non facendo venire meno il pathos per l’aspetto poliziesco e una crescente curiosità per una positiva risoluzione dell’indagine.
“Souvenir” racconta e mostra al lettore come nessuna persona possa ritenersi immune al sentimento amoroso e come una persona per amore sia disposta a qualunque sacrificio e trovando altresì il coraggio e la forza di sfidare anche l’ira della criminalità organizzata.
Nessuna ricchezza, nessuna popolarità e successo professionale possono essere paragonati ed equiparati alla bellezza e gioia, seppure breve, d’aver conosciuto e vissuto un vero e sincero amore
In una società dove imperversano brutalità, ferocia e malvagità, ci piace pensare che siano ancora possibili atti di generosità e speranza, come quelli magistralmente raccontati nel segnale, un doveroso e sentito “souvenir” a meravigliose storie d’amore ,oggi , difficilmente ripetibili.

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11) Ella & John

Il biglietto da acquistare per “The Leisure Seeker” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Ella & Johm” è un film di Paolo Virzì. Con Helen Mirren, Donald Sutherland, Kirsty Mitchell, Robert Walker Branchaud, Joshua Mikel. Drammatico, 112′. Italia, Francia, 2017

Data di uscita italiana: 25 gennaio 2018

Liberamente ispirato al romanzo “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian

L’’istituzione del matrimonio è in crisi. Oggi infatti i giovani non si sposano più, preferendo la convivenza.

In realtà sposarsi in sé per sé è molto semplice; il difficile per una coppia arriva dal giorno dopo la cerimonia, quando i parenti e gli amici se ne tornano a casa loro e si è chiamati a costruire una vita insieme, rinunciando a un po’ del proprio egoismo per far sì che il rapporto funzioni.

Paolo Virzì è evidentemente ancora innamorato di sua moglie (Micaela Ramazzotti, ndr) e nonostante non sia più un ragazzino conserva un animo romantico, credendo alle promesse pronunciate quel giorno: nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e in povertà, ecc., ecc.

Il regista toscano decide, nel suo primo film americano e in lingua inglese, di mostrare al mondo il suo manifesto dell’amore e della vita coniugale.

Se volessi vestire i panni del colto critico cinematografico, dovrei scrivere che “The Leisure Seeker” non è altro che la risposta nostrana – con le debite differenze – all’osannato “Amour” di Michael Haneke, miglior film straniero agli Oscar del 2012.

Se invece volessi cedere alla pignoleria, potrei dire che il film è una magistrale, intensa, tenera lectio magistralis sull’arte della recitazione che Donald Sutherland ed Helen Mirren hanno voluto donare a tutti gli amanti del cinema di oggi, e a quelli che verranno.

Ella (Mirren) e John (Sutherland) hanno commosso e conquistato Venezia 74 e penso che nei prossimi mesi scuoteranno anche i giurati dell’Academy. continua su

http://paroleacolori.com/leisure-seeker-quando-il-cinema-si-fa-vita/

10) Un Sacchetto di Biglie

Il biglietto d’acquistare per “Un sacchetto di biglie” è: Di Pomeriggio

“ Un sacchetto di biglie” è un film del 2017 di Christian Duguay, tratto dall’opera “Un Sac De Billes” de Joseph Joffo Editions Jean-Claude Lattès, 1973, sceneggiatura originale : Alexandra Geismar, Sceneggiatura, adattamento e Dialoghi: Benoit Guichard, Christian Duguay con la collaborazione di Laurent Zeitoun, con : Dorian Le Clech, Batyste Fleurial, Patrick Bruel, Elsa Zylberstein, Bernard Campan, Christian Clavier, César Domboy, Ilian Bergala, Emile Berling, Jocelyne Desverchere.

Sinossi:
La vera storia di due giovani fratelli ebrei Joseph e Maurice che nella Francia occupata dai tedeschi, con una dose sorprendente di astuzia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste ed a ricongiungersi alla famiglia.

Recensione:
A volte per comprendere appieno la Storia e soprattutto disporre degli opportuni strumenti per distinguere la verità dalle famigerate e moderne “fake news”, è necessario venire a conoscenza di “piccole” ma grandi storie di un determinato e travagliato passaggio storico.
La seconda guerra mondale, le leggi razziali, la folle persecuzione nazista contro gli ebrei, l’orrore dell’Olocausto sono e saranno giustamente trattate nelle pagine dei libri di storia, nei saggi dei storici e soprattutto rievocate nelle memorie dei sopravvissuti e dagli eredi
Un orrore infinito raccontato e mostrato alle nuove generazioni da indimenticabili pellicole e serie tv, affinché non accada più nulla del genere.
Ciò nonostante ancora nel 2018 si percepisce una diffusa ignoranza tra giovani ed improvvida amnesia tra gli adulti, nell’evidenziare ed assegnare le colpe e responsabilità delle brutalità e ferocia del secondo conflitto mondiale.
Il 25 giugno del 1940 la Francia fu costretta alla resa dalla terribile macchina da guerra nazista, lasciando solamente l’Inghilterra di Winston Churchill come baluardo di democrazia e libertà contro la tirannia nazista.
Molti sanno come l’eroica resistenza inglese fu determinante nel dimostrare come l’esercito tedesco non fosse davvero invincibile ed insuperabile.
Però invece pochi sanno o fingono di non sapere come la Francia conquistata, accettò di collaborare con il nazismo, sposandone gli ideali ed applicando le legge razziali verso gli ebrei presenti nel proprio territorio.
Oggi i francesi rinnegano il Maresciallo Petain e la Repubblica di Vichy, ma la storia invece non dimentica mai e soprattutto non dimenticano le persone costrette ad affrontare indicibili sofferenze e momenti tragici.
“Un Sacchetto di biglie” è non altro che il sincero quanto avvolgente racconto di due fratelli ebrei: Joseph (Le Cech) il più piccolo e Maurice (Palmieri) il più grande, costretti dall’amato padre Roman (Bruel) a lasciare Parigi e la loro famiglia, nella speranza di salvargli dalla persecuzione razziale iniziata dagli uomini di Vichy. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-33/

9) L’Ora Più Buia

Il biglietto da acquistare per “L’ora più buia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“L’Ora più buia” è un film di Joe Wright. Con Gary Oldman, Ronald Pickup, Lily James, Ben Mendelsohn, Kristin Scott Thomas, Stephen Dillane, Nicholas Jones, Richard Lumsden, Brian Pettifer. Drammatico, 114′. Gran Bretagna, 2017

Sinossi:

Gran Bretagna, 1940. È una stagione cupa quella che si annuncia sull’Europa, piegata dall’avanzata nazista e dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo l’invasione della Norvegia e l’evidente spregio della Germania per i patti sottoscritti con le nazioni europee, la camera chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l’emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore che lo designa per soddisfare i Laburisti.

Recensione:

Probabilmente, se Indro Montanelli fosse stato, nel maggio del 1940, direttore del “Times” o di qualche altra prestigiosa testata inglese avrebbe utilizzato l’espressione “Rieccolo!”, per commentare la nomina a Primo Ministro di Winston Churchill.

La storia, lo sappiamo bene, è fatta di continui e decisivi bivi, ma solamente chi si dimostra lungimirante e lucido quando la posta in gioco è molto alta è destinato a essere ricordato sui libri. Mai come nel caso di Churchill – per i posteri, uno dei principali artefici della vittoria alleata sul nazifascismo, ultimo baluardo di democrazia, con la sua Inghilterra, contro il dilagare del regime di Hitler – è evidente come il Tempo sia il giudice ultimo dell’operato di ogni uomo e leader politico.

La storia vera, quella non scritta, racconta in realtà di come la Gran Bretagna fosse vicina ad accettare una proposta di pace tedesca, con la mediazione di Mussolini. Il 9 maggio del 1940 il Primo Ministro Neville Chamberlain (Pichup) viene sfiduciato dal Parlamento. A guidare il governo di unità nazionale, contro il parere dello stesso re Giorgio VI (Mendelsohn), viene richiamato Churchill (Oldman), considerato una testa calda persino da colleghi e amici.

Con la sua nomina si apre una drammatica puntata ante litteram di “House of Cards”. Churchill è determinato a combattere l’avanzata nazista, sostenendo l’alleato francese anche contro il parere dei vertici militari inglesi. I suoi avversari – Chamberlain e soprattutto il visconte Halifax (Dillane) – manovrano invece per far cadere il governo. continua su

http://paroleacolori.com/l-ora-piu-buia-la-vera-storia-della-resistenza-inglese/

8)La Linea Verticale

“La Linea Verticale” è una serie scritta e diretta da Mattia Torre. Con Valerio Mastandrea, Greta Scarano, Giorgio Tirabassi, Gianfelice Imparato, Babak Karimi, Massimo Wertmuller, Barbara Ronchi, Alvia Reale, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Paolo Calabrese. Commedia. Italia, 2018

Ci lamentiamo tanto del lavoro, della famiglia, degli amici, della società. Ci riteniamo indispensabili, unici, indistruttibili, ma poi è sufficiente una parolina di sei lettere per minare ogni nostra certezza. La parola in questione è cancro.

Tendiamo a scandire la nostra vita con tutta una serie di “prima” e di “dopo” – prima di sposarti, prima di perdere il lavoro, dopo la nascita di nostro figlio – ma quando Luigi, quarantenne padre di famiglia, si sente diagnosticare un tumore al rene con annesso consiglio di ricovero immediato in clinica per l’asportazione, si rende conto che vivere il presente è la vera sfida. E sopravvivere all’ospedale pubblico.

“La linea verticale” è una mini serie in otto episodi (ogni puntata da 25′) scritta e diretta da Mattia Torre, nata da un’esperienza autobiografica del regista. Nel cast un maiuscolo Valerio Mastandrea, Greta Scarano, Giorgio Tirabassi, Gianfelice Imparato, Babak Karim.

Debutto televisivo sabato 13 gennaio su Rai 3, per questo prodotto coraggioso, innovativo e sperimentale. Su Rai Play, invece, gli episodi sono già tutti disponibili da una settimana circa. Dopo il successo di “Non uccidere 2” e il costante aumento degli utenti registrati sulla piattaforma, i dirigenti di Viale Mazzini hanno deciso di continuare su questa strada di stampo americano (Netflix docet).

Pensata in origine da Torre come opera teatrale, “La linea verticale” è una storia con notevoli potenzialità narrative ed emozionali. Alcune considerazioni, in vista della messa in onda tradizionale.

La prima è di natura personale. Vent’anni fa ho vissuto un’esperienza analoga a quella del protagonista con mio padre, ed ho quindi avvertito l’autenticità e la sincerità della serie, ben rappresentate, nel primo episodio, dal colloquio quasi surreale tra il neo specializzando e Luigi. continua su

http://paroleacolori.com/la-linea-verticale-la-rai-innova-la-serie-tv-e-sfida-netflix/

7) L’uomo del Labirinto (Donato Carrisi)

“L’uomo del Labirinto” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato nel dicembre 2017 da Longanesi.

Sinossi:
L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.
Recensione:
Nulla è come sembra.
Attenzione, le apparenze inganno.
Sarebbero stati , magari, degli azzeccati sottotitoli  per il nuovo romanzo di Donato Carrisi, ma rischiando di rovinare , nel finale,  l’effetto sorpresa al lettore  .
“L’uomo del labirinto” è la conferma, se ancora c’è fosse stato bisogno, che Donato Carrisi è un autore di thriller dal respiro e caratura internazionale, ben lontano dai canoni e qualità dei suoi “colleghi” italiani.
“L’uomo del labirinto” inchioda il lettore alla lettura fino all’ultima pagina facendolo immergere in una storia di malvagità, ferocia e follia senza fine, mostrando con chiarezza e drammatica autenticità il lato più oscuro e terribile dell’uomo.
Donato Carrisi porta il lettore dentro una storia che avrebbe fatto la gioia di Federica Sciarelli e degli autori “Chi l’ha visto”, avendo come protagonista la giovane Samantha Andretti rapita mentre si dirigeva a scuola e scomparsa nel nulla per quindici anni.
Quante storie del genere in questi anni abbiamo letto sui giornali, ascoltato ai Tg.
L’Italia è purtroppo anche il Paese dei misteri e come bambini innocenti vengano rapiti non avendone più nessuna notizia.
Emanuela Orlandi, Denise Pipitone, solo per citare i nomi più eclatanti, di una lista tragicamente lunga di ragazzi strappati all’amore della propria famiglia.
Samantha Andretti è riuscita a fuggire dal suo aguzzino, il coniglio Bunny, e seppure ferita ed in gravi condizioni psicologiche con l’aiuto del Dottor Green, noto profiler del FBI, è chiamata a collaborare per dare un volto al suo carceriere affinché possa essere catturato.
Il lettore assiste con il fiato sospeso e con crescente pathos ed angoscia all’alternarsi dei colloqui tra il Dottor Green e Samantha in ospedale e all’indagine parallela svolta da Bruno Genko, investigatore privato, gravemente malato ma determinato a scoprire l’identità del rapitore, per onorare la promessa fatta anni fa ai genitori della ragazza.
Il lettore assiste a questa drammatica corsa contro il tempo caratterizzata da queste due linee narrativa apparentemente parallele e diverse, ma che invece lentamente ed inesorabilmente si toccheranno fino a fondersi in un finale spiazzante e sorprendente.
“L’uomo del labirinto” è un magistrale gioco di specchi, un vero labirinto psicologico costruito da Carrisi dove il lettore pensa, si illude d’aver raggiunto la porta per conoscere la verità per poi trovarsi invece in un vicolo cieco.
Chi è Bunny?
Chi è Samantha?
Come ha fatto la donna a scappare?
Chi cerca giustizia e chi invece sta depistando le indagini?
Donato Carrisi mescola con maestria, talento e creatività continuamente le carte sfidando il lettore nel rispondere a questi interrogativi leggendo tra le righe di un’ intreccio narrativo solido, avvolgente e pieno di colpi di scena.
“L’uomo del labirinto” rivela al lettore come ognuno di noi possa perdersi nella parte più buia ed inesplorata della propria anima caratterizzata dall’ inquietudine, rabbia, dolore, malvagità trasformandosi in un mostro capace di qualsiasi nefandezza ed atrocità ed essere, in apparenza un uomo perbene, magari un padre di famiglia.
“L’uomo del labirinto” è un pugno nel stomaco e soprattutto un monito per il lettore a non dimenticare tutte le Samantha ancora oggi “scomparse”.

6) Immaturi-La Serie

“Immaturi La Serie”  è una serie di Rolando Ravelli. Con Richy Memphis, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Ilaria Spada, Daniele Liotti, Nicole Grimaudo, Irene Ferri, Sabrina Impacciatore.

Quella dei 30enni e 40enni di oggi è davvero una generazione di immaturi, patologicamente afflitti dalla sindrome di Peter Pan? La risposta sembra essere sì, se Canale 5 ha deciso di produrre la serie ispirata ai film di successo di Paolo Genovese, “Immaturi” e “Immaturi – Il viaggio”.

Tra ansie, vite private andate in pezzi, voglia di recuperare il tempo perduto, un gruppo di quarantenni si ritrova a affrontare per la seconda volta il temuto esame di maturità e a confrontarsi con i diciottenni di oggi, in un contrasto generazionale che non fa sconti, fra sogni e disillusioni.

Prodotta dalla Lotus di Marco Belardi, per la regia di Rolando Ravello, “Immaturi – La serie” sviluppa in otto puntate, che andranno in onda su Canale 5 a partire da oggi, venerdì 12 gennaio, il soggetto di Genovese.

Nel cast, oltre ai volti noti di Ricky Memphis, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, Maurizio Mattioli tante new entry, da Daniele Liotti a Sabrina Impacciatore, Nicole Grimaudo e Irene Ferri.

Uno dei punti di domanda sul progetto riguardava proprio le nuove interpreti. Saranno capaci di amalgamarsi con il cast originale e non far rimpiangere chi ha lasciato?

Ebbene la scommessa sembra nel complesso vinta. Le tre attrici si dimostrano infatti brave e adeguate al compito, dando ai personaggi intensità, credibilità e una chiara e precisa connotazione.

Nicole Grimaudo prende il posto di Ambra Angiolini nel ruolo Francesca, donna alle prese con il problema del sesso compulsivo e costretta ad andare in terapia. La Grimaudo sembra puntare maggiormente sul lato romantico e ingenuo del suo personaggio, rendendolo meno duro e seducente dell’originale. Bisognerà attendere le altre puntate per capire se il profilo scelto dall’attrice siciliana è quello giusto. continua su

http://paroleacolori.com/immaturi-la-serie-tornano-i-40enni-su-canale5/

5) Accendimi (Marco Presta)

“Accendimi” è un romanzo scritto da Marco Presta e pubblicato da Giulio Einaudi Editore nell’ottobre 2017

Sinossi:
Sacher, Mimose, Millefoglie, Charlotte… La pasticceria di Caterina addolcisce le pene di molti, con le sue maestose cattedrali di zucchero. Ma la prima che avrebbe bisogno di dolcezza è proprio lei, Caterina, che si sente sola anche se la sua vita sentimentale è «intasata come una litoranea in agosto». Giancarlo, il fidanzato, è un commissario di Polizia che non sa infiammarle il cuore, le amiche si ricordano di lei raramente e Vittorio, il fratello, ha il singolare talento di mettersi, e di metterla, nei guai. Finché un giorno Caterina non trova nel retrobottega del negozio una radio, «un modello degli anni Settanta, un cubo arancione con tanto di antenna». Il primo miracolo è che dopo tutti quegli anni funzioni ancora. Il secondo è che la voce che parla da lì dentro parli a lei, a lei e a nessun altro. E dica cose che a poco a poco la conquistano, mettendole a soqquadro la vita. Marco Presta ci racconta da par suo, attraverso una scrittura comica ma alta, controllatissima, la storia di una giovane donna che trova, letteralmente, l’amore nell’aria. E pagina dopo pagina fa un incantesimo alla portata di chi ha la fantasia all’altezza del cuore.
Recensione:
Esiste davvero l’anima gemella?
Innamorarsi è diventata solamente un ‘invenzione letteraria?

Nella vita reale è ancora possibile   amare un’altra persona senza dover scendere a compressi e non  dovendo rinunciare ai propri sogni ed identità?
Siamo altresì disposti rinunciare a tutto per un vero amore?
Non conoscevo fino a ieri Marco Presta né come autore né come conduttore radiofonico de “Il ruggito del Coniglio” popolare trasmissione Rai.
La lacuna letteraria sono stato felice di colmarla, leggendo con piacere, curiosità e sincera emozione il romanzo “Accendimi”.
“Accendimi” è una tenera, malinconica, semplice storia di solitudine e d’infelicità comune a tanti di noi costretti a vivere in questa nostra egoista e fredda società.
Una storia che ha il volto, anima e corpo di Caterina, giovane donna di professione pasticciera, che si ritrova nel mezzo del cammin della sua vita a prendere atto quanto sia sola, infelice e non ascoltata, nonostante abbia un fidanzato, un negozio e degli amici fidati.
“Accendimi” è un originale e delicato fantasy romantico costruito sulla tematica della solitudine esistenziale ed emotiva che attanaglia sempre di più le nuove generazioni.
Siamo soli in mezzo alla moltitudine, al caos giornaliero e tra i colleghi di lavoro, costretti a “recitare” un copione di normalità scandito da obblighi sociali e dalla routine.
“Accendimi” ha una struttura narrativa semplice, lineare quanto profonda e delicata nel descrivere ed approfondire le personalità, i caratteri e soprattutto l’aspetto psicologico di ogni personaggio.
Leggendo “Accendimi” ho ritrovato, seppure nelle evidenti differenze narrative, delle similitudini con la pellicola “Frequency” del 2000 di Gregory Hobilt con protagonisti Dennis Quaid e James Caviezel, avendo entrambi la radio come strumento ideale per ritrovare la pace e soprattutto assaggiare un po’ di felicità.
“Accendimi” è un libro che si lascia leggere con grande facilità, leggerezza per merito di uno stile avvolgente, diretto, caldo dell’autore ed altresì disponendo di una notevole ed acuta sensibilità, che gli ha permesso di trasmettere vivide emozioni al lettore.
“Accendimi” è un libro consigliato soprattutto a chi si ritrova esistenzialmente ed emotivamente a metà del guado, trovando nella lettura di queste pagine la speranza e forza di credere che si possa trovare l’amore vero nel modo e tempo più impensabile ed inaspettato.

4) Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Il biglietto d’acquistare per “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è: Sempre
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è un film del 2017 scritto e diretto da Martin McDonagh, con : Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Lucas Hedges.
Sinossi: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di prendere in mano la situazione e “rimbeccare” le indolenti forze dell’ordine. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il vice Dixon (Sam Rockwell), uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili.
Recensione :
Se ancora ci fosse un italiano stupito, sconvolto, incredulo della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del 2016, considerando la sua presidenza come la più terribile sciagura per il mondo, allora è quanto mai utile ed urgente che corra al cinema a vedere il film di Martin McDonagh.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” oltre ad essere un film d’ assoluto valore artistico, creativo e recitativo, è una straordinaria, precisa, chiara ed approfondita rappresentazione di che cosa sia davvero l’America e soprattutto quali siano i sentimenti dell’americano medio e le sue vere priorità.
Dove hanno miseramente fallito politologi, scrittori, giornalisti, sondaggisti, è invece riuscito con talento ed efficacia Martin MCDonagh, ovvero studiare, percepire, ascoltare e fare propria la parte più vera, feroce ed autentica del cuore e della pancia degli yankee, trovando cosi i perfetti spunti drammaturgici per scrivere la sceneggiatura di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
Inoltre “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” dimostra ed evidenzia chiaramente il fallimento in politica interna di Barack Obama e come i suoi otto anni di presidenza paradossalmente insieme all’infelice scelta di candidare Hilary Clinton, abbiano aperto una vera autostrada a Donald Trump per la conquista della Casa Bianca.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è una tragicommedia come solo può essere il racconto di una realtà complessa, contradittoria e difficile come quella che si vive e respira ogni giorno negli Stati americani del Sud.
Ignoranza, povertà, razzismo, disoccupazione, violenza, malagiustizia sono il cuore narrativo di Tre Manifesti rappresentando anche il rovescio della medaglia per un Paese che ancora si ritiene campione delle libertà ed opportunità per chiunque.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è un piccolo capolavoro drammaturgico costruito sulla magistrale, armoniosa ed incisiva alternanza d’emozioni e sensazioni provate e vissute dai protagonisti.
Tre Manifesti punge, scuote, fa ridere, sorridere, commuovere lo spettatore trascinandolo dentro una storia in cui non esiste una vera distinzione tra buoni o cattivi. Perché ad Ebbing sono tutte vittime dell’abbandono da parte del governo centrale e dalla mancanza d’opportunità di riscatto sociale e culturale.

Mildred Hayes (una sublime Frances McDormand) è sì una madre in cerca di giustizia per la morte brutale della figlia, ma è anche una donna costretta a convivere con il senso di colpa di non aver mai compreso la figlia e d’averci litigato furiosamente prima del suo tragico assassinio.
Mildred è una donna arrabbiata, devastata dal dolore, divorziata da un uomo violento, ma disposta a lottare contro tutto e tutti per trovare l’assassinio della figlia.
Mildred non teme e soprattutto non fa sconti allo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), sebbene le riveli d’ essere malato terminale di cancro.
Quest’ultimo è uomo duro, ruvido quanto però giusto ed intelligente, accettando la provocazione pubblicitaria della donna, capendone le ragioni più profonde ed intime.
Woody Harrelson sorprende con una performance davvero toccante, potente e d’impatto trovando per il suo personaggio un perfetto ed inaspettato equilibrio tra machismo e tenerezza familiare, lasciando il segno nella storia e soprattutto nel cuore e coscienze del pubblico.
Il duello verbale e simbolico tra Mildred e Willoughby caratterizza la prima parte del film dividendo il pubblico inevitabilmente in due fazioni, su quale sia il limite alla protesta per una madre e la compassione per uomo malato. continua su

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3) Ogni Storia è una storia d’amore (Alessandro D’Avenia)

“Ogni storia è una storia d’amore” è un romanzo scritto da Alessandro D’Avenia e pubblicato nell’ottobre 2017 da Mondadori Editore.

Sinossi:
L’amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

Recensione:

“Ogni storia è una storia d’amore” è un testo, a mio modesto parere, difficile da collocare in un preciso e definito genere letterario.
“Ogni storia è una storia d’amore” non è infatti un romanzo, né un saggio, né tantomeno una raccolta di racconti sull’annosa e complessa tematica dell’amore.

Alessandro D’Avenia sorprende ancora una volta il proprio pubblico, dopo l’intimo e non facile omaggio alla poetica di Giacomo Leopardi, con un’opera affascinante e coraggiosa quanto ardua da comprendere e leggere fino alla fine.
Esistono due tipi di reazioni nell’approcciarsi alla lettura di questo libro
Il lettore colto, sofisticato nonché amante della storia dell’arte e della letteratura proverà un vero e sincero “orgasmo” letterario immergendosi in una lettura dove ogni pagina è una citazione, un omaggio, un rimando ad altri libri, studi ed opere d’arte che difficilmente sono riscontrabili in un libro di un giovane quanto promettente autore italiano.
Invece il lettore diversamente ignorante che confidava e sperava d’emozionarsi con una nuova storia magari romantica firmata dal Prof D’Avenia, probabilmente, dopo aver resisto alla fine del primo capitolo avrà chiuso il libro, lamentandosi per “il pacco” ricevuto.

Quale delle due reazioni è più giusta, comprensibile?
Personalmente considero entrambe legittime e sincere, pur sentendomi più vicino alla seconda categoria di lettori.
Ciò nonostante mi sento sinceramente di condividere e promuovere la sfida letteraria compiuta da Alessandro D’Avenia.
Tutti o quasi gli scrittori almeno una volta si cimentano con l’Amore, scrivendo romance, in molti casi più erotici che sentimentali, sognando di conquistare il cuore e soprattutto il portafoglio dei lettori.
La tematica amorosa, i sentimenti, le sofferenze, il travaglio sono considerati e valutati solamente e meramente a livello commerciale dalla letteratura moderna e dal Arte in genere.
Non contano i contenuti, non ha importanza lo stile quanto piuttosto se un libro abbia il “quid” per scalare la classifica di Amazon.
Alessandro D’Avenia invita il lettore a riscoprire l’essenza più vera e sincera di nobile sentimento regalando un memorabile ed appassionata lectio magistralis.
L’Amore salva? Chissà. Sicuramente ci cambia nel profondo.
Ognuno di noi, almeno una volta, ha vissuto e sperimentato la bellezza e crudeltà dell’Amore vero e totalizzante.
Ognuno di noi potrebbe scrivere la propria storia d’amore.
Il lettore compiendo un notevole sforzo intellettivo oltre che spirituale nel leggere fino alla fine il libro  di  D’Avenia,  avrà quanto meno la conferma che nessun uomo o donna può pregiarsi oggi del titolo d'” Artista”, se non ha vissuto ,almeno una volta, la s/fortuna d’amare e soprattutto d’essere amato nell’arco della propria esistenza.