28) Il Cacciatore 2 – Seconda Stagione

“Il Cacciatore ” è una serie ideata da Marcello Izzo, Silvia Ebreul e Alfonso Sabella. Con Francesco Montanari, Edoardo Pesce, Miriam Dalmazio, Robertro Citran, David Coco. Biografico, poliziesco. Italia. 2018-in produzione

Sinossi:

Le vicende di Saverio Barone, un giovane PM intenzionato a fare carriera, che nei primi anni Novanta diventa il protagonista della “caccia” ai mafiosi nella stagione immediatamente successiva alle stragi di Capaci e Via D’Amelio.

Recensione :

Il cacciatore è un appuntamento da non perdere per chi ama le serie americane e per chi volesse conoscere la storia più recente – ma spesso misteriosa – del nostro Paese. Due anni fa, chiudevo con queste parole la mia recensione della serie Rai ispirata alla storia vera del magistrato Alfonso Sabella.

Il tempo, i dati Auditel e i riconoscimenti ottenuti dall’attore protagonista, Francesco Montanari, hanno confermato le mie buone impressioni sulla qualità della recitazione, sull’eccellenza narrativa e sull’innovazione registica del prodotto, che torna con una seconda stagione in otto puntate, a partire dal 19 febbraio su Rai 2.

“Il cacciatore” era ed è ancora oggi una serie internazionale e poco “italiana”, dato il respiro del racconto, che travalica i confini nazionali. Non a caso è stata venduta in oltre cento Paesi nel mondo, conquistando con merito consenso e attenzione mediatica.

Passiamo a noi. La prima stagione si era conclusa in modo romantico ma aperto e teso, con Saverio Barone (Montanari), alter ego di Sabella sullo schermo, che arrivato in chiesa per sposare l’amata Giada rivelava alla donna di aver trovato il covo di Giovanni Brusca (Pesce). È il 2 gennaio 1996.

La degna conclusione per una storia segnata da una crescente escalation di emozioni, colpi di scena e brutali omicidi, che trasmetteva al pubblico una sensazione di ansia e frenesia, nonostante la compressione nei 12 episodi di un arco temporale di ben sette anni. continua su

“Il cacciatore”: Francesco Montanari riprende la caccia nella 2° stagione

27) Hunters

“Hunters” è una serie ideata da David Weil. Con Al Pacino, Josh Radnor, Logan Lerman, Lena Olin, Jerrika Hinton, Carol Kane, Saul Rubinek, Tiffany Boone, Louis Ozawa Changchien, Greg Austin, Dylan Baker.
Drammatico. USA. 2020-in produzione

Sinossi

Basata su eventi storici realmente accaduti, la serie di concentra su un gruppo variegato di cacciatori di nazisti nella New York City del 1977. I Cacciatori (The Hunters), così vengono chiamati da tutti, hanno scoperto che centinaia di ufficiali nazisti di alto rango si nascondono tra le persone comuni, cospirando per creare il quarto Reich negli Stati Uniti. L’eclettico team si avventura in una sanguinosa ricerca per assicurarli alla giustizia.

Recensione:

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti. Il 7 maggio 1945 la Germania nazista firmò la resa senza condizioni.

Con “processo di Norimberga” ci si riferisce a due distinti gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah, tenutisi in Germania dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946.

Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione. Se uno colpisce l’occhio del suo schiavo o l’occhio della sua schiava e glielo fa perdere, li lascerà andare liberi in compenso dell’occhio perduto. Se fa cadere un dente al suo schiavo o un dente alla sua schiava, li lascerà andare liberi in compenso del dente perduto.
[Vecchio Testamento]

Questo piccolo “promemoria” composto da date, fatti e citazioni, caro spettatore, è propedeutico e quasi indispensabile prima di affrontare la visione di “Hunters”, la nuova serie targata Amazon Prime, disponibile dal 21 febbraio, nonostante già il titolo, traducibile come “Cacciatori”, dica molto del cuore narrativo e della mission del progetto. continua su

“Hunters”: caccia agli ufficiali nazisti nell’America degli anni ’70

26) Margaret Thatcher -Biografia della donna e della Politica ( Elisabetta Rosaspina)

“Margaret Thatcher – biografia della e della politica” è una biografia scritta da Elisabetta Rosaspina , pubblicata da Mondadori Editore nel novembre 2019.

Sinossi:
Il mondo la ricorda come la dispotica, implacabile Lady di ferro. Sempre in armi. Per difendere le isole Falkland dalle rivendicazioni dell’Argentina e l’Occidente dalla voracità dell’Orso sovietico durante la guerra fredda. Per domare i minatori in sciopero e le spinte indipendentiste dell’Irlanda del Nord. Per sconfiggere (tre volte di seguito) i laburisti alle elezioni, per imporre la sua «rivoluzione conservatrice», per smantellare l’assistenzialismo statale, per favorire un «capitalismo popolare», per risanare l’economia britannica a qualunque costo, umano e sociale. E, infine, per mantenere la sterlina fuori dall’Eurozona. Da est a ovest è rimbalzato quel soprannome, Iron Lady, a mano a mano che infrangeva tutti i soffitti di cristallo: prima donna leader dei Tory, dell’opposizione e, nel 1979, di un governo occidentale. Per undici anni e mezzo è stata la donna più potente al mondo e il primo ministro più longevo del XX secolo in Gran Bretagna. Dietro la maschera severa e intransigente che Margaret Thatcher indossava ogni mattina, dopo aver preparato il breakfast al marito, c’era però molto altro. In questa biografia Elisabetta Rosaspina cerca di esplorarne alcuni aspetti meno noti. La «figlia del droghiere», timida, secchiona e caparbia, che a Oxford si riscatta da una scialba vita di provincia. La giovane donna che si dedica anima e corpo alla politica, ma non trascura gli abiti, i cappellini, le borsette, i divertimenti e i corteggiatori. La moglie in carriera che organizza la sua vita fra casa e Westminster. La madre assente, senza rimorsi. La femminista, ma solo per sé. La candidata insicura, che si affida a un team di creativi per cambiare la sua voce e la sua immagine. La comandante in capo della war room, che non dorme di notte trepidando per i «suoi ragazzi» al fronte nell’Atlantico del Sud. L’ambientalista, che è tra i primi leader mondiali a preoccuparsi del cambiamento climatico. Imbattuta, si è creduta imbattibile. Le sarà fatale il Consiglio europeo di Roma, nell’ottobre 1990, quando Giulio Andreotti, al vertice dei capi di Stato e di governo, le farà capire che è rimasta sola contro tutti. L’ultimo atto, il voltafaccia dei suoi stessi ministri. Sopravvivrà a se stessa, in un lento e triste declino. Ma avrà la regina, amica e nemica, ai suoi funerali. Un onore che Elisabetta II aveva concesso soltanto a un altro primo ministro, Winston Churchill.
Recensione:
Pochi amano leggere biografie.
Pochissimi sono interessanti a leggere testi sulla vita di un politico.
Nessuno o quasi, è ancora disposto ad ascoltare , vedere o leggere notizie sui protagonisti dell’attuale panorama politico italiano.
Chi vi scrive, ovviamente, invece ama leggere le biografie e se interessanti anche quelle dei politici.
Ma pur comprendendo il vostro “disgusto letterario”, vi esorto a fare uno sforzo concedendo una “chance” all’interessante biografia scritta da Elisabetta Rosaspina su “Margaret Thatcher” alias Iron Lady.
Già “Iron Lady,” un soprannome “immaginato” per fini denigratori da una brillante penna sovietica , che p venne poi utilizzato magistralmente dallo staff della stessa Thatcher come uno dei più efficaci quanto iconici modelli di propaganda elettorale.
Margaret Roberts nata e cresciuta in un famiglia umile quanto solida si è guadagnata con fatica, sacrificio ed impegno il proprio successo .
Margaret Roberts si è sudata le proverbiali “sette camice” per arrivare ad essere la “donna” che avrebbe cambiato il Regno Unito, elevandosi al ruolo di statista al pari del suo Maestro Winston Churchill.
Margaret Roberts sarebbe diventata Margaret Thatcher una volta conosciuto e sposato il maggiore Denis Thatcher .
Iron Lady, trovata la perfetta “anima gemella” con cui mettere su famiglia , avrebbe iniziato la scalata al numero 10 di Downing Street.
Denis Thatcher si sarebbe rivelato un ottimo marito, una spalla su aggrapparsi nei momenti di sconforto e soprattutto in qualche caso anche un prezioso quanto schivo consigliere economico della moglie.
Elisabetta Rosaspina racconta in modo avvincente la vita privata e pubblica di Margaret Thatcher invogliando il lettore a scoprire come questa donna sia stata capace di sbaragliare i rivali all’interno del partito conservatore dimostrandosi sempre più competente, informata, e dotata di ironia quanto di una feroce determinazione.
Margaret Thatcher fu “l’uomo giusto” per una Gran Bretagna attraversata da una grave crisi economica e sociale. La sua lungimiranza politica, sapienza e ruvidezza probabilmente lacerò il Paese ma ne permise la modernizzazione gettando le basi per un grande rilancio industriale , politico e finanziario.
Margaret Thatcher non fu mai sconfitta nelle urne, ma messa “fuori gioco” dagli stessi compagni di partito ormai insofferenti alla “dittatura” di Iron Lady.
La Thatcher si dimise dopo aver espresso i propri dubbi sulla nascente Unione Europea paventando debolezza e contradizioni strutturali e svantaggi per l’Inghilterra.
Chissà se dall’alto Iron Lady non abbia più volte sogghignato amaro osservando il caos estenuante sulla Brexit.
Leggendo questa biografia consente, almeno per qualche giorno, al lettore potrà far pace con la Politica oltre ad apprezzare l’ultimo vero statista europeo .

25) Memorie di un Assassino

Il biglietto da acquistare per “Memorie di un assassino” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Memorie di un assassino” è Un film di Bong Joon-ho. Con Song Kang-ho, Sang-kyung Kim, Roe-ha Kim, Song Jae-ho, Hie-bong Byeon, Seo-hie Ko. Poliziesco, 129′. Corea del sud 2003

Sinossi:

Gyeonggi, 1986. Il cadavere di una ragazza violentata scatena le indagini dell’inadeguata polizia locale, intenta più a cercare un capro espiatorio che a trovare il vero colpevole. Gli omicidi si susseguono inarrestabili e un ispettore arriva da Seoul per fare luce sul mistero. Il volto di Song Kang-ho, uno dei migliori attori della sua generazione, guarda in camera attonito e si rivolge direttamente a noi, smarriti e confusi, pieni di “perché”. Come è possibile che l’uomo possa compiere atti simili? O forse, se una nazione intera vive all’insegna della violenza e dell’ingiustizia, quanto avviene non è che una naturale conseguenza?

Recensione:

Meglio tardi che mai, è il primo quanto sincero pensiero che colpisce lo spettatore dopo aver visto questo film. “Memorie di un assassino”, girato dal sudcoreano Bong Joon-Ho nel 2003, era rimasto infatti fino a oggi inedito nel nostro Paese.

Il successo planetario di “Parasite” ha in un certo senso “costretto” il distributore Academy Two a porre rimedio alla svista, ripescando questa bellissima pellicola inspiegabilmente lasciato fino a oggi dentro un cassetto.

“Memorie di un assassinio”, ispirato a una storia vera, è la tragicomica ricostruzione della caccia al primo serial killer della Corea del Sud. Tra il 1986 e il 1991 il Paese venne sconvolto da una scia di morte e crimini, che mise a nudo i limiti della polizia locale.

La pellicola, magistralmente scritta e diretta, dimostra la poliedricità e il talento di Bong Joon-Ho, capace di costruire un poliziesco scorrevole, incalzante, coinvolgente e pieno di pathos. Lo spettatore è letteralmente catapultato nella Corea di fine anni ’80 e inchiodato alla poltrona dall’inizio alla fine.

Il regista è abile nel mettere in scena una vicenda misteriosa, feroce e agghiacciante senza mai risultare morboso o eccessivo, calibrando le scene più violente e sanguinarie e inframezzandole con altre dai toni quasi comici.

Tra ilarità e ferocia, stupidità e acume ci si domanda come si può fermare un serial killer. È più utile l’intuito di Park Doo-Man (Hang-ho) o la capacità analitica di Seo Tae-Yoon (Kim)? I due detective si detestano, si scontrano, si ostacolano a vicenda durante l’indagine, cercando di dimostrare la superiorità del proprio metodo investigativo. continua su

“Memorie di un assassino”: un poliziesco incalzante e sconvolgente

24) Qualunque cosa ti faccia sorridere -storia d’amore con figli al seguito (Julia Elle)

“Qualunque cosa ti faccia sorridere- storia d’amore con figli al seguito”” è un romanzo scritto da Julia Elle e pubblicato nel settembre 2019 da Mondadori Editore.

Recensione:
Ho conosciuto “artisticamente” Julia Elle guardando, causalmente, su Facebook uno dei divertenti episodi della sua divertentissima quanto intelligente serie web” Disperatamente Mamma”.
Julia Elle mi ha subito colpito per la simpatia, freschezza, sorriso e soprattutto la qualità e profondità dei testi messi in scena.
Ovviamente la bellezza esteriore di Julia ha reso la visione ancora più interessante, ma da quel giorno confesso d’essere diventato un fan della serie, curioso di vedere che cosa sarebbe successo a “mamma” Julia.
Non conoscevo nulla della vita privata di Julia, così nello stilare la lista di Natale dei libri da farmi regalare dai parenti ed amici ho inserito il libro della Elle.
Ero curioso di vederla all’opera nelle vesti di scrittrice.
“Qualunque cosa ti faccia sapere “più che è un romanzo, va piuttosto visto come una sincera, toccante ed appassionata dichiarazione d’amore di Julia rivolta al marito Riccardo alias Billy, ai suoi due splendidi figli ed anche a lei stessa.
Julia apre il proprio cuore ai lettori raccontando di sé, degli errori fatti, delle delusioni subite e sofferenze patite e di come nonostante tutto, non si sia mai arresa.
Mentre leggevo il testo è cresciuta dentro la mia mente l’immagine di una Julia Elle versione Wonder Woman: tosta, solare, determinata e sempre propositiva.
Julia è finalmente innamorata, felice, realizzata ed ha voluto “gridarlo al mondo” mettendo su carta la sua storia d’amore con Riccardo.
Julia ha trovato improvvisamente il suo principe azzurro: Riccardo.
Julia ci racconta con uno stile diretto, ironico quanto coinvolgente tutte le tappe di questo amore da favola conquistando ed appassionando il lettore.
“Qualunque cosa ti faccia sorridere “è una lettura autentica, mai retorica né melensa che scalda cuore ed anima lasciandoti sorridente al termine della lettura sapendo che finalmente anche “mamma” Julia ha avuto la sua porzione di meritata felicità.

23) Sex Education 2

“Sex Education ” è una serie creata da Laurie Nunn. Con Asa Butterfield, Gillian Anderson, Ncuti Gatwa, Emma Mackey, Connor Swindells, Aimee Lou Wood. Commedia. Regno Unito. 2019-in produzione

Il 2020 televisivo si è aperto con l’attesa seconda stagione di “Sex education”, la serie inglese targata Netflix. Dopo il meritato e forse inaspettato successo dei primi episodi, fan e critica aspettavano di vedere in che modo la vita del giovane Otis (Butterfield) si sarebbe sviluppata. E se il ragazzo avrebbe continuato a dare consigli sessuali agli sprovveduti compagni di scuola.

La serie si è conquistata elogi e consensi grazie a una scrittura brillante, incisiva, leggera quanto funzionale alla visione di un pubblico giovanile. Uno script reso ancora più incisivo e godibile dalla bravura del cast, esordiente ma davvero centrato.

Insomma, visto il precedente, era una sfida ardua ripetersi. Gli sceneggiatori ce l’hanno fatta? Secondo me la seconda stagione di “Sex education” è buona, divertente, leggera, ma non tocca mai, narrativamente e creativamente, le vette della prima.

Gli autori, da una parte, hanno allargato la cornice narrativa, dando maggiore spazio ai co-protagonisti e allo loro storie e rendendo così la serie meno dipendente dalla coppia Otis-Maeve. Dall’altra sono stati inseriti nuovi personaggi, nella speranza di dare maggior respiro al tutto e di tenere vivo l’interesse del pubblico.

In realtà, pur mantenendo lo stile di racconto semplice, diretto, a tratti ironico e provocatorio senza essere mai volgare, la serie pecca nella sua eccessiva smania di mostrare quante sfumature possano esserci nel modo degli adolescenti di oggi di avvicinarsi al sesso. Una frenesia che alla lunga risulta fastidiosa e stucchevole.

“Sex education” ha avuto il pregio di svecchiare la tematica utilizzando personaggi ben delineati e inseriti in una realtà scolastica che risulta vicina e credibile. Il desiderio di migliore questo “segno distintivo” ha però, paradossalmente, un po’ ingabbiato i personaggi, finendo per farli muovere con meno scioltezza rispetto al passato. continua su

“Sex education”: sesso, ironia e leggerezza nella seconda stagione

22) Siamo fottuti . Ma forse c’è ancora una speranza (Mark Manson)

“Siamo fottuti – ma forse c’è ancora una speranza “è un saggio scritto da Mark Manson e pubblicato nel settembre 2019 da Newton Compton Editori.

Sinossi:
Viviamo in uno strano periodo storico. Da un certo punto di vista il migliore dalla nascita del genere umano: siamo più liberi, più sani e più ricchi di chiunque ci abbia preceduto. Nonostante questo, tutto sembra stia andando in malora: il cambiamento climatico sta cambiando gli equilibri della vita sul pianeta, la politica economica dei diversi Stati sta miseramente naufragando, e la nostra unica reazione è quella di passare il tempo a insultarci sui social. Da quando abbiamo accesso a livelli di tecnologia, istruzione e comunicazione così elevati che i nostri antenati non si sarebbero neppure sognati, lo standard della felicità umana si è abbassato notevolmente. Siamo stressati, ansiosi, depressi. In questa analisi divertente, lucida e dissacrante Mark Manson disseziona i grandi temi del nostro tempo – dalla religione alla politica, dal denaro all’uso delle nuove tecnologie – e ci sfida a connetterci con il mondo che ci circonda in un modo del tutto inedito. In un felice mix di erudizione e umorismo, questo libro è destinato a cambiare per sempre la nostra prospettiva.
Recensione:
Viviamo una vita di m..a?
La tua vita ti fa schifo?
Vorresti mandare tutti e tutto a vaff..?
Ti senti solo ed incompreso?
Paradossalmente hai torto e ragione allo stesso tempo.
“Finché c’è vita c’è speranza “scriveva Marco Tullio Cicerone.
Esistono i presupposti di nutrire una speranza per un futuro migliore?
No, almeno secondo l’istrionico blogger Mark Manson.
La speranza di contare, d’avere un ruolo e che soprattutto il mondo possa considerarci indispensabile, secondo Manson, è il più grande quanto pericoloso inganno che la mente umana si auto impone da sempre.
Una volta scoperta “La Grande Verità”, come è ironicamente definita dall’ autore, spingerebbe inevitabilmente l’uomo verso l’autodistruzione esistenziale e poi fisica.
Che cosa fare dunque per sopravvivere alla Verità di non contare nulla nell’universo?
“Siamo fottuti” è un originale, catartico, dissacrante manuale o se preferite guida per diventare più forti, consapevoli di noi stessi e delle ricchezze e potenzialità che la società moderna ci offre.
Mark Manson affronta tematiche psicologiche, filosofiche, morali e religiose mostrando da una parte grande maestria e conoscenza delle materie affrontate e dall’altra parte scrivendone con uno stile ironico, colloquiale, diretto capace di tenere il lettore incollato alla lettura anche nei passaggi più complicati e dotti.
Manson offre una prospettiva diversa, alternativa, dissacrante ma con lo scopo di fornire al lettore nuovi ed efficaci strumenti di vedere ed affrontare la vita liberandosi da false illusioni ed errate convinzioni.
Ovviamente le tesi sostenute da Manson possono essere considerate risibili, sbagliate o semplicemente non applicabili, ma al lettore dopo aver completato la lettura di questo testo sicuramente sorriderà sentendosi un po’ meno fottuto.

21) Alice e Il Sindaco

Il biglietto da acquistare per “Alice e il sindaco” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Alice e il Sindaco” è un film di Nicolas Pariser. Con Fabrice Luchini, Anaïs Demoustier, Nora Hamzawi, Léonie Simaga, Antoine Reinartz. Commedia, 103′. Francia 2019

Sinossi:

A qualche mese dalle elezioni municipali, il sindaco di Lione non ha più idee. Dopo trent’anni di vita politica è come svuotato. In suo soccorso, l’entourage comunale recluta una giovane normalista. Il ruolo di Alice Heimann è rigenerare la capacità di pensare del sindaco e la visione necessaria all’azione politica. Introdotta nel cerchio della fiducia, Alice rivela un’agilità innata per la “cosa politica” fornendo carburante alla macchina municipale. E la macchina riparte ma gli scossoni e i sobbalzi non tarderanno a costringerla alla sosta forzata.

Recensione:

È ormai evidente come quest’anno ci sia una certa conflittualità artistica tra il sottoscritto e i film presentati alla Quinzaine di Cannes 2019. O forse sarebbe meglio parlare di “netta divergenza valutativa” tra me e il resto della stampa internazionale.

Dopo “il caso Lighthouse” ecco allora “l’enigma Alice e il sindaco”, commedia francese acclamata da pubblico e critica, vincitore dell’Europa Cinemas Label Award come miglior film europeo a Cannes, che ha lasciato invece il vostro redattore piuttosto freddino.

La pellicola risulta complessivamente interessante grazie al buon cast e alla regia lineare e incisiva, ma anche piuttosto debole, alla lunga, a livello drammaturgico. I protagonisti di Pariser – il vecchio sindaco e la giovane idealista – non bucano lo schermo, nonostante le buone prove dei due attori.

Paul e Alice incarnano i limiti e le contraddizioni della sinistra francese: entrambi vorrebbero cambiare marcia, dando un contributo al rinnovamento intellettuale, politico e morale della Francia. Ma, ascoltando i loro dialoghi, quello che emerge è soprattutto la loro incapacità di trasformare le idee in progetti concreti. continua su

“Alice e il sindaco”: una commedia francese sui limiti della politica

20) Lo Stato dell’Unione (Nick Hornby)

“Lo Stato dell’Unione – scene di un matrimonio” è un romanzo scritto da Nick Hornby e pubblicato da Guanda Editore il 3 ottobre 2019.

 

Sinossi:

Tom, critico musicale disoccupato, e Louise, gerontologa, sono sposati da anni e pensano di avere costruito una relazione solida, finché un «piccolo sbaglio» non li spinge sull’orlo della rottura. Andare da una consulente matrimoniale sembra essere l’unica soluzione. Prima di ogni seduta, per mettere a fuoco i punti salienti di cui discutere, marito e moglie si incontrano al pub. Ed è proprio qui, al solito tavolo, davanti a una birra e a un bicchiere di vino, che i due sviscerano il loro rapporto in un fitto, divertentissimo dialogo botta e risposta. Fra ardite metafore mediche che vedono il matrimonio come un paziente moribondo, e analogie sportive tra la vita sessuale e le prestazioni di un centometrista, prende forma una domanda capitale: e se il matrimonio fosse come un computer? E se, dopo averlo aperto e smontato per capire come funziona, il risultato fosse una marea di piccoli pezzi impossibili da rimettere insieme?
Nick Hornby racconta la vita coniugale al tempo della Brexit in un romanzo conversazione ironico, pungente ma anche profondo: la storia di una crisi… o forse di un grande amore.

Recensione:

Oggi è più semplice ottenere il divorzio che tenere in piedi un matrimonio.

Il matrimonio è l’arte del compromesso e dell’esercizio continuo della pazienza.

“Tra moglie e marito non mettere il dito” …a meno che entrambi non chiedano l’aiuto di un terapista di coppia.

È possibile credere ancora in una vita insieme dopo il tradimento del partner?

Figli, tanti anni trascorsi insieme e un sincero affetto possono essere sufficienti nel salvare un matrimonio?

Nick Hornby tenta di rispondere a queste delicate, controverse domande firmando un nuovo e brillante romanzo avendo come protagonista la coppia formata da Tom e Louise.

Il lettore conosce la coppia al bar, mentre è in attesa d’iniziare la prima seduta con una terapista di coppia.

Tom e Louise sono arrivati ad un bivio della loro lunga storia: lasciarsi o concedersi una seconda chance.

Il primo è disoccupato da più di un anno, la seconda si è” concessa” una scappatella extraconiugale, stanca della routine e di un marito abulico e spesso depresso.

Nonostante le premesse appaiano negative, Louise ha convinto Tom ad iniziare un percorso terapeutico, sperando di ritrovare, almeno in parte, una condivisione d’intenti e soprattutto uno slancio affettivo.

Hornby non “impernia” la struttura narrativa del romanzo sulle sedute, bensì spinge l’attenzione e curiosità del lettore sui minuti precedenti trascorsi dalla coppia dentro il bar situato di fronte lo studio della terapista

Un “rituale” che si ripeterà per dieci settimane, trasformandosi inaspettatamente, quanto positivamente, nella vera terapia per la coppia.

Tom e Louise, tra un bicchiere di vino ed una birra, tornano finalmente a parlarsi, confrontarsi e soprattutto chiarirsi senza mai rinunciare alla battuta, ai colpi bassi reciprochi.

Il titolo stesso “Lo Stato dell’Unione”, alludendo ironicamente al più solenne momento istituzionale della politica americana (ad ogni  inizio anno il Presidente in carica riferisce sullo stato dell’Unione al Congresso), rivela in modo  graffiante quanto profondo la mission del  romanzo: riferire sulla solidità di un matrimonio e sulla sostenibilità dello stare insieme ai giorni nostri.

“Lo Stato dell’Unione” è una lettura piacevole, godibile, delicata, avendo Hornby trovato il giusto equilibrio drammaturgico tra momenti esilarati ed altri più cupi ed esistenziali, evitando così derive melense o psicodramma sentimentali.

Nel corso delle dieci settimane il lettore  potrà tanto sentirsi “vicino” alle posizioni di Tom, quanto solidarizzare con Louise, ma alla fine di questo inedito percorso proverà affetto e simpatia per entrambi, augurandosi d’incontrarli presto al bar per una bevuta insieme.

19) Villetta con ospiti

Il biglietto da acquistare per “Villetta con ospiti” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Villetta con ospiti” è un film di Ivano De Matteo. Con Marco Giallini, Michela Cescon, Massimiliano Gallo, Erika Blanc, Cristina Flutur. Drammatico, 88′. Italia 2020

Sinossi:

In un paese non meglio identificato del Nordest italiano una famiglia alto-borghese fa il bello e il cattivo tempo. L’erede della fortuna famigliare, Diletta, è una donna fragile che cerca di dare un senso alla sua vita impegnandosi in cause che vedono protagonista don Carlo, il prete con un debole per le parrocchiane. Suo marito Giorgio, romano, le è infedele e approfitta delle ricchezze della moglie a scapito dell’azienda di famiglia. La figlia Beatrice è un’adolescente arrabbiata, e la nonna è severa e taccagna. Intorno a loro si aggirano un poliziotto napoletano corrotto, un medico venduto e una famiglia di immigrati rumeni: la cameriera Sonja, il fratello di lei Ilia, che traffica in affari loschi, e il figlio Adrian, combattuto fra l’onestà della madre e la furbizia dello zio.

Recensione:

Abbiamo il diritto di difenderci a casa nostra, di proteggere noi e i nostri cari in caso di bisogno? Quella sulla legittima difesa, approvata un anno fa dal Parlamento, era un legge necessaria oppure potrebbe portare a un’escalation di violenza e illegalità?

Ivano De Matteo ritorna al cinema quattro anni dopo il suo ultimo film, “La vita possibile”, firmando una storia forte e intensa quanto divisoria, con una valenza sociologica e sociale oltre che politica.

“Villetta con ospiti” è stato pensato, scritto e messo in scena, almeno nella prima parte, come una sorta di noir atipico o se preferite di commedia nera in cui lo spettatore viene invitato a osservare la vita di un piccolo centro del Nord-Est e in particolare quella di sette personaggi, che potremmo vedere come incarnazioni dei peccati capitali.

Giorgio (Giallini) è un imprenditore agricolo che fa la bella vita con i soldi della moglie, a cui è infedele senza farsi scrupoli. La moglie, Diletta, è la classica ereditiera dall’atteggiamento accidioso, incapace di farsi rispettare e dare un senso alla propria esistenza. E poi ci sono il commissario iracondo e la matriarca tenace.

Gli sceneggiatori si rivelano attenti osservatori della nostra società, riuscendo a catturarne gli aspetti più negativi e nascosti con un stile asciutto, lineare ed esaustivo. La regia di De Matteo è sicura, lascia il cast libero di esprimere al meglio il proprio talento, ma capace di reinventarsi nella seconda parte.

“Villetta con ospiti” è un film di stampo teatrale e questo da una parte esalta le qualità del cast e la componente emotiva della storia, ma dall’altra ne penalizza il ritmo, rendendolo un po’ prolisso e ridondante.. continua su

“Villetta con ospiti”: un noir dove anche i ricchi benestanti piangono