195) Per Colpa di un coniglio

“Per colpa di un Coniglio” è uno spettacolo teatrale di Paolo Camilli e Simone Zafferani. Con Paolo Camilli e Moira Angelastri.
Regia: Moira Angelastri e Paolo Camilli | Aiuto Regia: Paolo Macedonio | Costumi: Barbara Calderoni | Scene: Alessandro Di Cola | Luci: Alessio Pascale | Assistente: Saba Lucidi | Foto Locandina: Riccardo Bagnoli | Graphic: Luigi D’Onofrio
In scena fino a domenica 24 settembre al teatro Lo Spazio di Roma

È da sciocchi credere ancora alle favole, al principe azzurro e alla bontà dell’uomo? Dovremmo rispondere amaramente di sì, se ci limitassimo solo a dare una una rapida occhiata ai fatti di cronaca.

La nostra società sembra oggi afflitta da un’irreversibile forma di schizofrenia morale e civile, capace com’è di alcuni gesti di altruismo e solidarietà e altri di razzismo, violenza feroce e pregiudizio.

Sulla carta viviamo nel Terzo millennio, ma basta ascoltare i deliranti discorsi di alcuni politici, leggere i titoli dei quotidiani nazionali o prendere il caffè in un qualunque bar accorgersi che, per certi versi, siamo tornati indietro al Medioevo.

È sempre stato compito dell’arte, e in particolare del teatro, di denunciare con talento e creatività lo stato d’imbarbarimento della società e la negazione dei diritti civili primari.

Anche se la mia visione è conservatrice e rigida, da osservatore obiettivo non posso non apprezzare spettacoli capaci di scuotere le coscienze e stimolare la riflessione, facendo passare al contempo una serata piacevole.

È questo il caso di “Per colpa di un coniglio”, che coniuga con efficacia e incisività l’attenta, irriverente e profonda drammaturgia, magistralmente scritta da Paolo Camilli e Simone Zafferani, alla straripante, brillante e talentuosa performance dell’inedita ma già collaudata coppia artistica composta da Camilli e Moira Angelastri, anche registi dello spettacolo. continua su

http://paroleacolori.com/per-colpa-di-un-coniglio-personaggi-bizzarri-e-grotteschi-un-mondo-accelerato/

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194) Glory -Non c’è tempo per gli onesti

Il biglietto da acquistare per “Glory – Non c’è tempo per gli onesti” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Glory- non c’è tempo per gli onesti” è un film di Kristina Grozeva, Petar Valchanov. Con Stefan Denolyubov, Margita Gosheva, Ana Bratoeva, Stanislav Ganchev, Mira Iskarova. Drammatico, 101’. Bulgaria, Grecia, 2016

Tsanko Petrov (Denolyubov) lavora alla manutenzione dei binari ferroviari in uno stato di quasi indigenza. Un giorno trova un’ingente somma di denaro, ma anziché intascarsela chiama la polizia e la consegna, divenendo una sorta di eroe per la stampa. Come premio il Ministero dei Trasporti, nel frattempo al centro di un’indagine sulla corruzione, gli consegna un orologio. Solo che l’orologio nuovo non funziona e quello vecchio, regalato a Tsanko dal padre, viene smarrito dalla PR del ministro, Julia Staikova (Gosheva).

L’onestà è una virtù? Esiste ancora un uomo onesto? In un mondo in cui furbizia, trasgressione, ignoranza e arroganza sono diventati i valori delle persone spesso premiate con posti di comando e di responsabilità, può capitare che chi compie un atto di onestà venga visto come uno sciocco pericoloso, addirittura da eliminare.

Molto probabilmente è capitato a tutti, cari lettori, di dire o pensare con rabbia almeno una volta che il nostro è un Paese di m…a, dove fanno carriera solo i raccomandati. Qualcuno decide anche di partire, sull’onda di simili considerazioni, convinto che passate le Alpi la situazione migliori.

Non vorremo essere noi a distruggere i vostri sogni di gloria, ma dopo “The teacher”, arriva nelle nostre sale il film bulgaro “Glory – Non c’è tempo per gli onesti”, un altro piccolo gioiello cinematografico, che vi dimostrerà con devastante forza come i mali occidentali si siano radicati anche nei Paesi dell’ex blocco sovietico, con buona pace di chi considera ancora nel 2017 il comunismo la soluzione.

Una sceneggiatura asciutta, puntuale, precisa e incisiva racconta quanto siano diffuse le metastasi della corruzione e dell’arroganza nella società e come divorino ogni sprazzo d’onesta e senso civico nello Stato e nei suoi massimi dirigenti.

Kristina Grozeva e Petar Valchanov dirigono un film potente, tragico e autentico, che allo stesso tempo però sembra un adattamento di un romanzo di Kafka, Pirandello o Dostoevskij. continua su

http://paroleacolori.com/glory-non-c-e-tempo-per-gli-onesti-tra-sarcasmo-e-realismo-una-parabola/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

193) Noi siamo tutto

Il biglietto da acquistare per “Noi siamo tutto” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Noi siamo tutto” è un film di Stella Meghie. Con Nick Robinson, Taylor Hickson, Ana de la Reguera, Amandla Stenberg, Peter Benson. Drammatico, 96′. USA, 2017
Tratto dal romanzo omonimo di Nicola Yoon
State tranquilli, spettatori giovani o inguaribilmente romantici, dopo “Colpa delle stelle” e “Io prima di te” anche quest’anno avrete il vostro film su cui versare fiumi di lacrime e che al contempo vi farà battere il cuore.

Il 21 settembre arriva nelle sale “Noi siamo tutto” di Stella Meghie, tratto dal romanzo omonimo di Nicola Yoon.

Come sarebbe la vita, se non potessimo entrare in contatto con il mondo esterno? Se azioni banali, come prendere una boccata d’aria fresca o farsi accarezzare il viso da un raggio di sole ci fossero negate?

Maddy (Stenberg), diciottenne intelligente e fantasiosa, è costretta da una rara malattia genetica a vivere segregata dentro casa. Le uniche persone con cui interagisce sono l’infermiera Cara (de la Reguera) e la madre (Anika Noni Rose), amorevole e apprensiva, profondamente segnata dalla perdita del marito e dell’altro figlio in un incidente.

Proprio nella casa accanto si trasferisce Olly (Robinson), un ragazzo che vive una situazione familiare delicata.

Maddy e Olly sono molto diversi, le loro esperienze di vita opposte. Eppure basta uno sguardo attraverso la finestra per far scattare tra loro una scintilla, per far nascere un legame forte e profondo.

Per Maddy, che cerca nelle pagine dei libri le emozioni e le esperienze che le sono negate, l’incontro con Olly è l’occasione per fare uno squarcio nel suo isolamento fisico ed emozionale, per iniziare a vedere e vivere la vita in prima persona e per sperimentare la bellezza del primo amore.

“Noi siamo tutto” è costruito in maniera bipartita. La prima parte descrive gli approcci iniziali e poi il tenero innamoramento dei due ragazzi, che avviene tramite messaggi e chat.

Il tutto è portato in scena in modo creativo ed efficace dalla talentuosa regista Stella Meghie come se avvenisse durante incontri onirici e divertenti, nei luoghi costruiti da Maddy nei suoi lavori durante il corso d’architettura on-line. continua su

http://paroleacolori.com/noi-siamo-tutto-mettersi-gioco-e-rischiare-per-stare-insieme-una-fiaba-moderna/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

192) Tiro Libero

Il biglietto da acquistare per “Tiro libero” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Tiro Libero” è un film di Alessandro Valori. Con Simone Riccioni, Antonia Catania, Maria Chiara Centorami, Marianna Di Martino, Biagio Izzo. Drammatico, 98′. Italia, 2017
Tratto dall’omonimo romanzo di Simone Riccioni e Jonathan Arpetti

Dario (Riccioni), 25enne di bell’aspetto con uno smisurato talento nel basket, si sposta accompagnato da uno stuolo di fan starnazzanti e ammiratori fastidiosi. Il ragazzo, arrogante e spocchioso, è al contempo un campione di insulti e cattive maniere. A spingerlo a cambiare, la diagnosi di una malattia degenerativa, la condanna ai lavori sociali presso un centro di riabilitazione per disabili e soprattutto l’incontro con la volontaria Isabella (Centorami).

“Tiro libero” di Alessandro Valori è un tentativo coraggioso e volenteroso sul piano drammaturgico di raccontare come la superbia e l’arroganza siano, ahinoi, i segni distintivi delle nuove generazioni, incapaci di distinguere le priorità della vita e amare sinceramente.

La sceneggiatrice Valentina Capecci ha cercato di scrivere una storia in cui potessero coesistere cinismo e redenzione, aridità emotiva e romanticismo, costruendo il film intorno al personaggio del cestista Dario, tratteggiato con il massimo del realismo nel suo fastidioso e splendente egocentrismo.

Sfortunatamente il tentativo di emozionare e coinvolgere lo spettatore mostrando il percorso di redenzione del protagonista – che da gretto ed egoista diventa una persona per bene – risulta piuttosto retorico, prevedibile e banale. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano : Essere Melvin

191) L’equilibrio

Il biglietto da acquistare per “L’equilibrio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“L’equilibrio” è un film di Vincenzo Marra. Con Mimmo Borrelli, Roberto Del Guadio, Lucio Giannetti, Giuseppe D’Ambrosio, Francesca Zazzera. Drammatico, 90′. Italia, 2017

ono poche le persone che hanno il coraggio nell’Italia di oggi come nel passato di prendere posizione, fare la cosa giusta, scegliere la legalità al posto della connivenza e credere allo Stato di diritto, anche se questo può portare a doversi sacrificare in prima persona.

Se però a voltare la testa dall’altra parte di fronte al crimine è un prete, un religioso, il tradimento dei valori e della moralità sembra ancora più grande.

Don Giuseppe (Borrelli), sacerdote campano già missionario in Africa, opera in una piccola diocesi di Roma. Quando una giovane donna mette in crisi la sua fede, chiede al vescovo (Sassanelli) di essere trasferito in un comune della sua terra.

La sua richiesta viene accolta: prenderà il posto di Don Antonio (Del Gaudio), che sovrintende la parrocchia di un paesino del napoletano ed è molto apprezzato dai fedeli, anche per la sua battaglia contro lo smaltimento illegale di rifiuti tossici.

Don Giuseppe cerca di inserirsi nella comunità aiutando i parrocchiani, ma questo lo porterà a toccare con mano lo stato della Chiesa, che in certe zone ha abdicato al suo ruolo di guida per non incontrare problemi.

“L’equilibrio”, come scrive lo stesso regista nelle sue note, nasce dal desiderio di fare un film sentito e moderno sulla religione, sul cammino spirituale.

Ma Vincenzo Marra, passando dalla scrittura della sceneggiatura alla messa in scena, è riuscito con talento, esperienza e sensibilità ad ampliare la cornice drammaturgica, raccontando non solo l’atteggiamento da Giano bifronte della Chiesa ma l’assenza dello Stato nelle piccole realtà del Sud. continua su

http://paroleacolori.com/l-equilibrio-rapporto-tra-chiesa-e-malavita-organizzata-nel-film-di-marra/

Vittorio De Agrò presenta ” Amiamoci, nonostante tutto”

190) L’Inganno

Il biglietto da acquistare per “L’inganno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’inganno” è un film di Sofia Coppola. Con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kristen Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence. Titolo originale: The beguiled. Drammatico, 91′. USA, 2017

Quale uomo non ha sognato, almeno una volta, di essere conteso tra più donne? Ma se la situazione, da idilliaca, si trasformasse poi in un incubo?

Sofia Coppola, alla sesta prova come regista, decide di osare con il remake di “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel (1971) e con protagonista Clint Eastwood, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas P. Culluian.

In piena Guerra di secessione americana, in una cittadina di campagna nel Sud, una ragazza soccorre un caporale nordista gravemente ferito e lo porta nel collegio femminile in cui vive e studia.

Sulla scuola regna la sobria direttrice Miss Martha (Kidman), con l’aiuto di Miss Edwina (Dunst), insegnante seria e colta.

La presenza di un uomo, seppure ferito, sconvolge l’esistenza e l’equilibrio delle donne del collegio. Il caporale Jonathan McBurney (Farrell), infatti, ristabilitosi diventa l’oggetto del desiderio di Martha, Edwina e della disinibita studentessa Alicia (Fanning).

Jonathan crede di poter essere il gallo nel pollaio, corteggiando le tre senza pagarne le conseguenze, ma presto si renderà conto dell’errore di valutazione che ha fatto…

Sofia Coppola rovescia la prospettiva del romanzo e del primo film, mettendo al centro della scena le tre donne e i loro stati d’animo e turbamenti sentimentali.

“L’inganno”, in questa versione rivista al femminile, nel complesso piace, diverte e allo stesso tempo conferma se ancora ci fosse bisogno di farlo che qualsiasi donna, anche la più tranquilla, può diventare una vera leonessa quando viene tradita o rifiutata dalla persona che ama. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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189) Leatherface

Il biglietto da acquistare per “Leatherface” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Leatherface” è un film di Alexandre Bustillo, Julien Maury. Con Stephen Dorff, Lili Taylor, Nicole Andrews, Sam Strike, James Bloor, Jessica Madsen. Horror, 90′. USA, 2017

Cattivi si nasce o si diventa? Siamo portati per natura a compiere atti di estrema violenza e mostruosità, oppure l’ambiente dove si cresce influenza le nostre scelte e i nostri atteggiamenti futuri?

Non vogliamo annoiarvi con un’analisi sociologico-comportamentale della figura del “mostro”, ma sono state proprio queste domande a spingere i registi francesi Bustillo e Maury ad affrontare le origini di una delle figure più spaventose del cinema horror: Leatherface – italianizzato in Faccia di cuoio – portato alla ribalta dal film “Non aprite quella porta” di Tobe Hooper.

Lo spettatore si fa un’idea del back ground del personaggio guardando il prologo del film.

Per festeggiare il compleanno del piccolo Jed Sawyer (Strike) mamma Verna (Taylor) organizza una cena in famiglia con una torta e come regalo una sega a motore, con cui il bambino è invitato a uccidere la sua prima vittima, un vicino accusato di furto di maiali.

Texas, 1955. Jed attira in trappola la giovane Betty Hartman in un fienile dove il resto della famiglia la ammazza. Il fidanzato di Betty, però, avvisa gli agenti che subito accorrono. Accorre anche il ranger Hal Hartman (Dorff), padre di Betty, che conosce i misfatti della famiglia Sawyer e, in cerca di vendetta, spedisce Jed e gli altri minorenni in istituti di correzione.

È chiara fin da subito l’intenzione dei registi di mostrare come orrore e violenza facessero parte sin da bambino della vita di Faccia di cuoio, che in pratica non ha mai potuto sottrarsi al proprio destino di maniaco omicida. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

188) Gatta Cenerentola

Il biglietto da acquistare per “Gatta Cenerentola” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Gatta Cenerentola” è un film di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone. Con Massimo Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri, Mariano Rigillo. Animazione, 86’. Italia, 2017

Se il cinema italiano a Venezia 74 ha saputo attirare l’attenzione di quotidiani e siti internazionali il merito va in gran parte riconosciuto alla creatività e magia di Napoli, e dei suoi autori.

Che la città non sia soltanto quella raccontata in “Gomorra” lo sa chi ci vive e chi la conosce, ma serviva una prova tangibile anche al cinema per togliere ogni dubbio a tutti quelli – e ve lo garantiamo, sono tanti! – che preferiscono far passare un altro tipo di messaggio.

Dopo che “Ammore e malavita” dei Manetti Bros. ha fatto ballare, divertire e commuovere, prendendosi, con merito, il titolo di film rivelazione del concorso principale, dalla sezione “Orizzonti” si innalzano forti e convinti gli applausi anche per il film d’animazione “Gatta Cenerentola” di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone.

A quattro anni dall’esordio con “L’arte delle felicità”, presentato anche lui a Venezia, i quattro registi confermano talento, creatività e forza nel tentativo di reinventare e rilanciare l’animazione made in Italy.

Gatta Cenerentola è il crudele soprannome affibbiato alla piccola Mia dalle sorellastre, in questa rivisitazione moderna e partenopea della famosa fiaba.

Vittorio Basile (Rigillo) è un armatore che inventa “un fiore all’occhiello dell’ingegneria navale italiana” per dare lustro alla città di Napoli. Ma l’avidità del faccendiere Salvatore Lo Giusto (Gallo), detto ‘o Re, e della bella Angelica Carannante (Calzone), promessa sposa di Basile, mettono fine alla vita e ai sogni dell’armatore.

La piccola Mia, figlia di primo letto di Vittorio, resta sola nelle grinfie della matrigna e dei suoi sei figli – cinque femmine e un “femminiello”.

Riuscirà Primo Gemito (Gassmann), ex uomo della scorta di Basile, a riportare la legalità nel porto di Napoli e a sottrarre Cenerentola alla sua prigionia?

“Gatta Cenerentola” è una favola nera, cruda, pulp, adatta più ad un pubblico adulto che a dei ragazzini, e al contempo una ballata agrodolce su Napoli, croce e delizia allo stesso tempo, ritmata da una vibrante colonna sonora. continua su

http://paroleacolori.com/gatta-cenerentola-quando-il-film-animazione-e-italiano-e-riuscito/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

187) Veleno

Il biglietto da acquistare per “Veleno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Veleno” è un film di Diego Olivares. Con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Nado Paone, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro. Drammatico, 101’. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 14 settembre 2017

Chi stabilisce quando un uomo possa definirsi coraggioso, quali azioni meritino plauso e quali biasimo?

Ad esempio non piegarsi ai ricatti, rifiutarsi di lasciare tutto e rifarsi una vita altrove, anche quando i tuoi cari ti pregano di farlo, è un atto di coraggio oppure una follia?

“Veleno” di Diego Olivares racconta una storia di coraggio, amore, morte e malavita, ma nonostante le premesse siano queste non aspettatevi di vedere il classico film eroico in stile americano. Perché “Veleno” va oltre.

Cosimo (Gallo) è un allevatore di bestiame nella famigerata Terra di Fuochi, dove vive con la moglie Rosaria (Ranieri), che dopo molti tentativi falliti aspetta finalmente un figlio. Persona semplice, onesta, gran lavoratore, gestisce l’azienda di famiglia insieme al fratello Ezio (Di Colandrea).

Anche se la notizia della gravidanza della moglie lo rende felice questa gioia è guastata: Cosimo infatti è gravemente malato, ma cerca di tenere Rosaria all’oscuro di tutto.

Oltre alla malattia, è costretto a combattere anche una lotta solitaria contro la camorra, che vuole appropriarsi dei suoi terreni, indispensabili per gli affari illeciti di smaltimento dei rifiuti. Ma nonostante offerte e intimidazioni, Cosimo non ha nessuna intenzione di vendere…

“Veleno” traduce in immagini la situazione drammatica di molte province del Sud Italia, dove lo Stato ha abdicato alla sua funzione di garante dei diritti dei cittadini e la camorra imperversa. Gli affari della malavita si sono diversificati, e lo smaltimento rifiuti è un vero e proprio business, giocato però sulla pelle dei cittadini.

Cittadini che sono chiamati a compiere, in solitaria, una tragica scelta: cedere alle pressioni e vendere la propria casa, per ricominciare altrove, oppure rimanere a proprio rischio e pericolo? continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

186) Appuntamento al parco

Il biglietto da acquistare per “Appuntamento al parco” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Appuntamento al parco ” è un film di Joel Hopkins. Con Diane Keaton, Brendan Gleeson, James Norton, Lesley Manville, Simon Callow. Drammatico, 102′. Gran Bretagna, 2017
Data di uscita italiana: 14 settembre 2017

Ipoli opposti si attraggono. Non lo dice soltanto un detto popolare, ma anche la scienza!

Ebbene sì, amici lettori, per quanto amore e fisica siano due mondi lontani, entrambi ci ricordano come l’impossibile diventi possibile quando scattano attrazione e magnetismo.

Gli sceneggiatori amano da sempre scrivere storie d’amore belle quanto improbabili così come i produttori trarne film capaci di commuovere lo spettatore e diventare facili successi al botteghino. Nel corso degli anni abbiamo visto dozzine di pellicole di questo tipo.

Ultimamente si nota però un cambiamento nell’amore cinematografico, che non è più giovane e fresco, ma maturo, ponderato, addirittura anziano. Pensiamo a “Le nostre anime di notte” di Ritesh Batra, disponibile su Netflix a partire dal 29 settembre, oppure a “The Leisure Seeker” di Paolo Virzì, presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

Adesso a gridare a gran voce che il sentimento non ha età, e non teme nemmeno le rughe, i commenti della gente, le differenze arriva in sala anche “Appuntamento al parco” di Joel Hopkins.

Diane Keaton affianca Brendan Gleeson in questa commedia romantica ispirata alla storia vera del senzatetto “Harry the Hermit”.

Donald Horner (Gleeson) è un uomo selvaggio e scostante, “residente” da 17 anni nel parco pubblico di Hampstead, a Londra. L’uomo passa le giornate nella sua casa improvvisata tra gli alberi, facendo il bagno nei laghetti e andando a pesca.

Un giorno Emily Walters (Keaton), anziana vedova americana costretta ad affrontare una situazione economica difficile dopo la morte dell’infedele marito, inizia per curiosità a spiare con un vecchio binocolo dalla sua finestra il vagabondo anticonformista, rimandone incuriosita.

Così quando una sera lo salva da un’aggressione, ha inizio tra i due una tenera amicizia, che stravolge la silenziosa routine dell’uomo. All’inizio diffidente, Donald inizia a coinvolgere Emily nella sua sgangherata esistenza, condividendo con lei la stravagante visione della società, e tramutando l’amicizia iniziale in qualcosa di più profondo e intenso. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”