71) Due

“Due” è uno spettacolo di Miniero – Smeriglia. Diretto da Luca Miniero, con Raoul Bova e Chiara Francini. Atto unico, 80′.

In scena fino al 26 marzo al teatro Ambra Jovinelli di Roma.

Oggi la sfida più difficile per una giovane coppia non è tanto scegliersi tra mille e innamorarsi, ma iniziare un percorso di vita insieme, superando il terrore della convivenza prima e del matrimonio poi.

Sì perché progettare il futuro a due è l’investimento più rischioso che un uomo o una donna possano fare, e chiedersi “sarà la persona giusta?”, “Lo/La amerò ancora tra vent’anni?” e via dicendo è normale.

Tutte domande che anche la coppia formata da Marco (Bova) e Paola (Francini), protagonisti dello spettacolo teatrale “Due” di Luca Miniero, si pone, a una settimana dalle nozze, mentre lui è impegnato nell’ardua impresa di montare il letto matrimoniale comprato all’Ikea.

Marco è un professore di educazione fisica di origini calabresi, seguace della filosofia di Epicureo e con il sogno di scrivere un saggio sull’essenza della vita. Paola, invece, è una donna esuberante, sognatrice e romantica, ma al contempo insicura.

I due stanno insieme ormai da sette anni, ma nonostante questo Paola si chiede se Marco sia l’uomo giusto per lei e se il matrimonio sia la scelta giusta.

L’assembramento del letto coniugale è lo spunto drammaturgico e insieme la metafora delle dinamiche di una coppia, che giunta a un bivio fondamentale entra in crisi rischiando di rompersi.

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

70) Questione di Karma

Il biglietto da acquistare per “Questione di Karma” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Edoardo Falcone. Con Fabio De Luigi, Elio Germano, Stefania Sandrelli, Eros Pagni, Isabella Ragonese, Daniela Virgilio, Philippe Leroy. Commedia, 90’. 2017.

Quando si perde una persona cara la fede in una vita dopo la morte, per i cristiani, aiuta in molti casi ad alleviare il dolore.

I buddisti, invece, trovano conforto nella convinzione che l’anima del proprio caro estinto possa reincarnarsi in un altro corpo.

Difficile stabilire quale posizione sia più giusta o sensata, e non volendo in questa sede scatenare una guerra di religione, caro lettore, spostiamo l’oggetto della disputa su un terreno comune. Siamo mai davvero pronti a dire addio alle persone che amiamo?

E se la persona in questione fosse un padre, perduto da piccolo? Come insegna la psicologia, la figura paterna è fondamentale per la crescita emotiva e caratteriale di un figlio maschio, che senza questa rischia di non maturare mai.

Giacomo (De Luigi) è lo stravagante erede di una dinastia di industriali delle matite. La sua vita è stata segnata dal tragico suicidio del padre quando era molto piccolo e da adulto, più che interessarsi dell’azienda di famiglia, occupa il suo tempo studiando le religioni e filosofie orientali e l’idea della reincarnazione.

Quando si imbatte nel libro esoterico scritto da un professore francese (Leroy), in cui si afferma di poter rivelare in quale corpo è reincarnata l’anima di un defunto, Giacomo decide di incontrare lo studioso per scoprire dove è rinato il padre.

Il nome che gli viene dato è quello di Mario Pitagora (Germano), un uomo tutt’altro che religioso, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza Roma. Pressato dalle minacce di uno strozzino e ai ferri corti con la moglie (Virgilio), Mario decide di sfruttare il desiderio di Giacomo per saldare i propri debiti.

Dopo il successo dell’opera prima “Se Dio vuole”, Edoardo Falcone e il suo fidato coautore Marco Martani cercano, con “Questione di Karma”, di scrivere una seconda commedia dove coesistano tematiche profonde e sorrisi.

Purtroppo, a mio parere, stavolta la ciambella non è riuscita con il buco. Il film è fluido e convincente solo a tratti, nella seconda parte assai caotico e poco lineare. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

69) Sorelle

“Sorelle” è una serie diretta da Cinzia TH Torrini. Con Anna Valle, Loretta Goggi, Ana Caterina Morariu, Giorgio Marchesi. Drammatico. 2017-in produzione.

Stagione 1 – 6 episodi (100′)

I biblici Caino e Abele sono la prima dimostrazione di come due fratelli non debbano, solo in quanto tali, amarsi e sostenersi, e di quanto i legami di sangue possano essere delle vere fregature.

Senza scomodare più di tanto le Sacre scritture, quante volte abbiamo letto sui giornali e ascoltato i racconti di litigi tra fratelli per questioni svariate, che spaziano dai soldi alla mera gelosia?

Tu stesso, caro lettore, sei hai un fratello o una sorella puoi dichiarare, mano sul cuore, di aver provato verso di lui/lei solo sentimenti positivi?

I litigi tra donne, se possibile, sono ancora più feroci rispetto a quelli tra uomini, perché spesso riguardano anche temi come l’amore e la bellezza.

“Sorelle” è il titolo della nuova fiction Rai diretta da Cinzia TH Torrini e sceneggiata da Ivan Cotroneo e Monica Rametta, con protagoniste Anna Valle e Ana Caterina Morariu, che vedremo in tv a partire da giovedì 9 marzo.

Chiara (Valle) è una donna in carriera, avvocato di successo, single, senza figli. Vive da tempo a Roma dopo aver lasciato Matera, sua città natia, per problemi di cuore e personali.

Elena (Morariu), invece, è un’insegnante d’arte estrosa, esuberante e passionale, potremmo definirla una bohémien moderna. Separatasi dal marito, vive a Matera con i tre figli.

Chiara ed Elena sono unite, oltre che dal legame di sangue, dall’amore per lo stesso uomo, Roberto (Marchesi), prima fidanzato della posata Chiara e poi sedotto dalla vulcanica Elena. Questo evento ha stravolto per sempre il rapporto tre le due sorelle, portandole ad allontanarsi.

Quando però Chiara riceve la telefonata della madre Antonia (Goggi) che l’avverte della misteriosa scomparsa di Elena, decide, nonostante i dubbi, di tornare a casa per occuparsi dei figli della sorella e scoprire il motivo della fuga.

La serie “Sorelle” è difficilmente collocabile in un genere televisivo preciso, con la sua drammaturgia frastagliata e a tratti confusionaria che passa dal mistery al romance fino al paranormale e risulta priva di una chiara identità.

La scelta degli sceneggiatori di mescolare tanti generi e tenerli uniti con un fil rouge assai debole non appare del tutto felice.

La struttura narrativa, basata sull’alternanza tra presente e passato dei protagonisti, non aiuta lo spettatore a entrare nella storia e sentirsi coinvolto.

Probabilmente è ancora presto per dare un giudizio, avendo visto soltanto una puntata, ma al momento la sensazione è di un prodotto opaco, poco incisivo, senza forza attrattiva.

Anna Valle si conferma di una bellezza accecante, elegante, capace di reggere la scena con fascino e personalità, nonostante un ruolo, al momento, con più ombre che luci nella costruzione interpretativa e narrativa. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

68) La Luce sugli Oceani

Il biglietto da acquistare per “La Luce sugli Oceani” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Derek Cianfrance. Con Alicia Vikander, Michael Fassbender, Rachel Weisz, Caren Pistorius, Emily Barclay. Drammatico, 133’. 2016

Trattato dal omonimo romanzo di M. L. Steadman.

Non poteva certo mancare, in concorso a Venezia 73, il filmone melodrammatico e strappalacrime che farà sognare il pubblico femminile e sbadigliare rassegnato quello maschile. “The light between oceans” di Derek Cianfrance o si ama o si odia, le mezze misure non sono possibili.

Dramma in costume ambientato poco dopo la fine della Prima guerra mondiale, mette in evidenza il cambiamento radicale a cui vanno incontro gli uomini e la società in seguito a un evento bellico di tale portata.

L’ombroso Tom (Fassbender) è un reduce in cerca di pace per fuggire dai demoni della guerra. Di lui si innamora la bella Isabel (Vikander), che accetta di sposarlo e seguirlo su un’isola deserta per diventare i guardiani del faro.

La donna resta incinta due volte, ma in entrambe le circostanze è costretto ad abortire. Devastata dal dolore, quando un giorno giunge sull’isola una scialuppa con all’interno un uomo morto e una neonata convince il marito a non avvertire la polizia, ma a crescere la bambina come fosse figlia loro.

Il sogno di felicità di Isabel dura poco, però. Tom scopre infatti che la madre naturale della bambina (Weisz) la crede morta ed è chiamato a prendere una difficile decisione…

Il film si trasforma alla fine in un melodramma ideologico, che pone anche allo spettatore la spinosa domanda: madre è la donna che partorisce oppure quella che cresce il bambino? Una questione sempre attuale che accende il film, portando il pubblico a seguire le vicende con curiosità.

La pellicola, dilemmi morali a parte, è apprezzabile in quanto non cade troppo nel melenso e nello scontato, grazie anche alle convincenti interpretazioni del cast. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

67) Il Diritto di Contare

Il biglietto da acquistare per “Il diritto di contare” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Theodore Melfi. Con Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Aldis Hodge, Glen Powell, Kimberly Quinn. Drammatico, 127’. 2017

Basato sul libro “Hidden figures: The story of the african-american women who helped win the space race” di Margot Lee Shetterly.

Per un certo tipo di uomo, maschilista per definizione, pensare che oggi una donna possieda il suo stesso grado di intelligenza e creatività, insieme alla capacità di raggiungere qualsiasi obiettivo, risulterà ancora strano.

Che dire allora di una donna di colore nell’America degli anni ‘60, tanto qualificata da contribuire a portare l’uomo sulla luna? Impossibile?

Ebbene, cari amici maschilisti, non si tratta di una storia di fantasia ma della realtà, e le donne in questione sono addirittura tre.

“Il diritto di contare” di Theodore Melfi è la storia mai raccontata fino a oggi di Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughn (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monae), tre brillanti afroamericane che lavorarono alla Nasa a una delle più grandi operazioni della storia: l’invio in orbita dell’astronauta John Glenn.

La riuscita dell’operazione riportò fiducia nella nazione durante un periodo cruciale della Guerra fredda, è ribaltò la corsa allo spazio, galvanizzando il mondo intero.

Negli Stati Uniti degli anni ‘60 essere una donna, di colore in modo particolare, significava avere pochissime possibilità di affermarsi in ambito lavorativo.

Il razzismo era forte e radicato nella società, e anche alla Nasa, dove la scienza e il talento erano di casa, vigeva una forma ostinata di mobbing e segregazione (i bagni e la sala mensa, ad esempio, erano divisi) nei confronti delle lavoratrici di colore.

Ma il colore della pelle non può ostacolare il genio.

Katherine Johnson è una brillante matematica che fin da bambina ha stupito i suoi insegnati. Le sue notevoli doti le spalano le porte del gruppo di calcolo d’élite della Nasa guidato da Al Harrison (Kostner), tra la diffidenza e l’ostracismo dei colleghi.

Katherine dimostra sul campo di essere la migliore, contribuendo alla riuscita della spedizione spaziale di John Glenn, eseguendo i complessi calcoli per fare tornare l’astronauta a casa, dopo tre dei sette giri intorno alla Terra previsti.

Dorothy Vaughn, invece, esperta di meccanica si rivela decisiva per istruire i computer IBM nella realizzazione dei difficili calcoli. La tenace Mary Jackson, infine, sfida la segregazione e riesce a laurearsi, diventando il primo ingegnere aerospaziale donna.

“Il diritto di contare” è una storia di riscatto e indipendenza femminile, oltre che di denuncia civile della società americana dell’epoca. La storia di tre donne che, grazie solo al loro ingegno e determinazione, divennero tre eroine. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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66) Autopsy

Il biglietto d’acquistare per “Autopsy” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Autopsy” è un film del 2017 diretto da André Øvredal, scritto da Ian B. Goldberg, Richard Naing, con : Emile Hirsch, Brian Cox, Ophelia Lovibond, Michael McElhatton, Parker Sawyers.

Avviso agli spettatori: Se volete vedere al cinema “Autopsy” è consigliabile essere digiuni o al massimo aver fatto un pranzo “light” per evitare brusche conseguenze durante la proiezione.
“Autopsy” è infatti una realistica e credibile autopsia in cui lo spettatore è chiamato ad assistere insieme ai protagonisti della nostra storia.

Tommy Tilden(Cox) è un esperto medico legale e gestisce con suo figlio Austin(Hirsch) un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto arriva con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio. Sembra un caso come tanti, ma nel corso dell’autopsia i due professionisti vengono man mano turbati da nuove, terrificanti scoperte. Il corpo della donna è perfettamente conservato all’esterno, ma all’interno è stato smembrato e rimangono segni di cicatrici e bruciature, come se fosse stata vittima di un orribile e misterioso rituale di tortura. Mentre padre e figlio cercano spiegazioni scientifiche plausibili a queste scoperte raccapriccianti, cose sempre più inspiegabili sembrano succedere nell’obitorio.
Presentato dal materiale stampa “Autopsy” come un horror, ben presto ci si rende conto che la pellicola è qualcosa di diverso da una classica pellicola di genere.
Gli sceneggiatori con bravura e talento partendo dall’interessante ed originale idea di portare il centro della scena all’interno di un obitorio descrivendo in modo rigoroso l’autopsia di una vittima di un’inspiegabile e misterioso omicidio e creando le basi per mettere in scena un horror dalle sfumature esoteriche, sovrannaturali capace d’incuriosire e coinvolgere lo spettatore fino alla fine.
Una drammaturgia che svela volutamente poco della vita del corpo della sconosciuta ed inquietante Jane Doe, interpretata dalla bella e glaciale Kelly Olwen, che è la vera protagonista dell’intreccio narrativo, seppure in ruolo silente ed immobile, trasmette paura, fascino e mistero nello spettatore.
Il passato di Jane Doe è, forse, l’unico modo per i due protagonisti per salvarsi ed uscire vivi dall’obitorio divenuto una trappola mortale. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

65) Bleed- più forte del Destino

Il biglietto d’acquistare per “Bleed – Più forte del destino” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Ben Younger. Con Miles Teller, Aaron Eckhart, Katey Sagal, Ciarán Hinds, Ted Levine, Christine Evangelista. Biografico, 116’. 2015.

“Bleed – Più forte del destino” di Ben Younger racconta la storia vera del pugile italoamericano Vinny Pazienza (Teller), detto “The Pazmanian Devil”, che dopo aver perso il titolo dei super leggeri riuscì a sorpresa a rimettersi in carreggiata e vincere quello dei superwelter.

Come dite? Siete stanchi di vedere pellicole sul pugilato? Per voi il mondo della boxe al cinema inizia e finisce con Rocky Balboa? Non avete tutti i torti; io stesso, dopo aver letto la sinossi del film, ho pensato qualcosa di analogo.

Eppure se mi fossi fermato a questo primo giudizio affrettato avrei perso una storia meritevole, appassionante e diversa da quello che abbiamo già visto e rivisto.

Sul finire degli anni ‘80 Pazienza viene sconfitto in un incontro valido per il titolo mondiale pesi leggeri e abbandonato dagli sponsor e dall’allenatore, perché considerato alla fine della sua poca brillante carriera.

Vinny però è un uomo ostinato che non vuole arrendersi e così accetta di farsi allenare da Kevin Rooney (Eckhart), caduto anche lui in disgrazia dopo aver scoperto Mike Tyson.

Rooney vede nell’altro le potenzialità e la struttura fisica per “saltare” di categoria e prepararsi per incontri con pugili più pesanti. Vinny accetta la sfida, nonostante il parere contrario del padre manager e del mondo della boxe, riuscendo a compiere l’impresa di conquistare il titolo superwelter.

Vissero tutti felici e contenti? La vita non è una favola, che si conclude dopo il successo. Vittima insieme a un amico di un grave incidente automobilistico, Vinny resta quasi paralizzato, costretto a vivere con un esoscheletro fissato direttamente sulle ossa del cranio. Neppure questo riuscirà a fermarlo…

A differenza delle altre storie sul pugilato che abbiamo visto negli anni al cinema, stavolta al centro di tutto c’è la tenacia del protagonista, che lotta non solo sul ring ma contro le leggi di natura e lo scetticismo dei medici, per affermare il suo diritto a vivere una vita normale. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

64) Il Padre D’Italia

Il biglietto d’acquistare per “Il Padre D’Italia” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Il Padre d ‘Italia “è un film del 2017 di Fabio Mollo, scritto da Fabio Mollo e Josella Porto, con: Luca Marinelli, Isabella Ragonese, Sara Putignano. Essere genitore fa parte della natura dell’essere umano? E non esserlo? Cosa è naturale e cosa contro natura? Oggi avere trent’anni in Italia significa essere ancora dipendere dalla famiglia e quando si è fortunato ad avere un lavoro precario e senza alcuna prospettiva di futuro. L’idea di formare una famiglia non solo è un lusso, ma è qualcosa di lontano ed impensabile. Chi invece come la comunità LGBT sogna il matrimonio e desidera una famiglia, le vengono negate dalle istituzioni. Ma tra i gay, c’è chi non si sente proprio al gran passo e diventare grande. È questo il caso di Paolo (Marinelli), uomo di 30 anni che lo spettatore conosce all’inizio della storia, mentre si trova solo e crucciato in una discoteca mentre osserva una coppia di uomini che balla in pista. Paolo si avvicina alla coppia e discute con uno dei due in modo animato. Intuiamo che tra i due c’è stato un passato intenso che li lega e notando lo sconforto e delusione di Paolo mentre fugge dalla discoteca, quando si imbatte letteralmente in una giovane donna incinta, in difficoltà, di nome Mia (Ragonese). Paolo, senza rendersene neanche conto, si ritrova travolto dalla vulcanica donna e nella sua problematica vita, decidendo di accompagnarla in un viaggio in pullman da Torino fino in Calabria, terra natia di Mia. È un viaggio non solamente letterale, ma soprattutto dello spirito ed emozioni, dove queste due anime solitarie e diverse si ritrovano a combaciare come due perfette metà, sebbene con storie differenti ed opposte. Mia è una donna libera, indipendente, in contrasto con la propria famiglia e ha scelto di proseguire la maternità, Paolo, cresciuto in un orfanotrofio, ha chiuso una lunga storia con il suo compagno, perché non voleva costruire un futuro, pensando “Fuori natura ” una famiglia per i gay. Questo viaggio cambierà e segnerà per sempre le vite dei due protagonisti e soprattutto Paolo troverà la forza e le motivazioni per uscire dall’angolo e sorridere nuovamente al mondo. Fabio Mollo scrive una road movie esistenziale ed intimo che presenta echi dolaniani nella sensibilità e capacità soprattutto nel sapere armonizzare in modo efficace la colonna sonora con l’accompagnare le dinamiche dei due personaggi e i loro mutamenti emotivi. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

63) Vi presento Toni Erdmann

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Il biglietto da acquistare per “Vi presento Toni Erdmann” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (Con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Maren Ade. Con Peter Simonischek, Sandra Hüller, Michael Wittenborn, Thomas Loibl, Trystan Pütter. Commedia, 162′. 2016.

Nel concorso ufficiale è stato il giorno della Germania, a Cannes, con il film della regista Maren Ades “Vi presento Toni Erdmann”.

La vera notizia è che anche i tedeschi, nell’immaginario collettivo così rigidi e seri, riescono a far ridere con il loro cinema, volendo. Il problema è che per farlo hanno bisogno di un tempo infinito, come nel caso di questa pellicola, lunga una cosa come 162′.

In quasi tre ore si assiste alla risoluzione del rapporto conflittuale tra un padre (Simonischek) e una figlia (Hüller), sullo sfondo di Bucarest.

Lei, Ines, rigida e ambiziosa manager dedita soltanto al proprio lavoro, lui uomo buffo e pittoresco che pur di riconquistare la figlia si cela dietro lo pseudonimo di Toni Erdamann.

La storia in quanto tale è abbastanza prevedibile, ma a rendere il film interessante sono le interpretazioni dei due protagonisti. Il pubblico, per quanto la sceneggiatura sia povera e alcune parti davvero noiose, non può evitare di farsi trascinare dalle esilaranti gag tra padre e figlia. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

62) La Legge della Notte

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Il biglietto d’acquistare per “La legge della notte” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio (Con Riserva) 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“La Legge della Notte” è un film del 2017 scritto e diretto da Ben Affleck, basato sul romanzo di Dennis Lehane, con Ben Affleck, Elle Falling, Sienna Miller, Brendan Gleeson, Zoe Saldana, Chris Cooper, Chris Messina.

Esistono tre tipologie di Leggi: quella divina, quella umana e infine quella criminale.
Ognuno di noi decide liberamente quale abbracciare ed accettandone le conseguenze.
Poi però c’è chi decide di seguire la propria di legge, seguendo il proprio istinto ed anima sfidando tutto e tutti.
“La legge della notte” è non altro, se volete, la sublimazione criminale del libero arbitrio, in cui il nostro protagonista Joe Coughin (Ben Affleck), reduce dalla prima guerra mondiale e deluso dalla società e da un’idea non più condivisa di Paese e di giustizia decide di votare sé stesso al crimine, nonostante abbia come padre Thomas Coughin(Gleeson), onesto e severo vicecommissario di polizia.
Il film è ambientato nei ruggenti anni 20 quando il Proibizionismo non riesce a fermare il fiume d’alcool, nuovo business per la malavita oltre che i classici gioco d’azzardo e prostituzione. Chiunque con abbastanza ambizione e nervi saldi ha l’opportunità di ottenere rapidamente potere e denaro e così la pensa Joe Coughlin che mette insieme una banda di disperati specializzata nelle rapine in banca.
Però perfino tra i criminali esistono delle regole e Joe infrange la più grande: incrocia il suo cammino con Albert Whote potente boss di Boston, rubandogli la fascinosa ed ambiziosa donna Emma(Miller). La relazione finisce in tragedia, quando Emma, per salvarsi la pelle, tradisce l’amante.
Joe, ferito e con il cuore a pezzi pensando l’amata Emma sia morta, decide di allearsi con il boss mafioso Maso Pescatori (Remo Girone) per vendicarsi di Albert, lasciando Boston per Tampa ed iniziando un fiorente attività clandestina di rum e gioco d’azzardo.
Ma la sete di vendetta di Joe ben presto scema grazie all’incontro con la bella e dolce cubana Graciella(Saldana), con la quale il protagonista inizia una profonda e sincera storia d’amore, spingendolo a cambiare i suoi piani e le prospettive di vita.
“La legge della notte” è da una parte gangster movie moderno, che rievoca vagamente il film cult “Gli Intoccabili” di Brian De Palma, dove lo spettatore respira l’atmosfera dei ruggenti anni venti e della società americana divisa tra bigottismo e il desiderio di vivere senza limiti e quanto la criminalità, composta per lo più da italiani ed irlandesi, potesse fare grossi guadagni illeciti. Dall’altra parte Ben Affleck cerca di raccontare in modo confuso e poco incisivo il precario e complesso compresso dell’uomo tra legalità e fede e come molto spesso tale compromesso sia usato per fini sbagliati. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”