208) Lego Ninjago

Il biglietto da acquistare per “Lego Ninjago – Il film” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Lego Ninjago” è un film di Charlie Bean, Paul Fisher, Bob Logan. Con Jackie Chan, James Franco, Justin Theroux, Fred Armisen. Animazione, 101′. USA, 2017
Sinossi :

La città di Ninjago deve resistere ai continui assalti di Lord Garmadon e del suo esercito di squali. A salvarla ogni volta sono cinque ninja, il leader dei quali, Lloyd, non è altri che il figlio di Garmadon. Sarà proprio il rapporto irrisolto tra i due a decretare il trionfo di quest’ultimo, nell’ora più oscura per Ninjago.

Il Dio del Vecchio Testamento è un Dio duro, severo al limite della crudeltà, che spinge Abramo a sacrificare il figlio Isacco – salvo poi deviare la lama – e lascia intendere che le colpe dei genitori ricadranno sulla prole.

Il Nuovo Testamento mitiga questa rappresentazione del divino, attraverso parole e insegnamenti che lasciano maggior spazio alla speranza e alla responsabilità individuale. È la persona che commette un peccato o un crimine a dover scontare le conseguenze delle sue azioni, non certo la sua famiglia.

Se il Dio dei Vangeli dimostra lungimiranza e fiducia nell’umanità, sono gli uomini stessi, molte volte, a mostrarsi ottusi e retrogradi. Ma insomma, è giusto o no che un figlio innocente paghi per le colpe del padre, anche se il padre in questione è uno dei più grandi criminali della storia?

State tranquilli, cari lettori, non avete sbagliato a cliccare, state leggendo davvero la recensione su “Lego Ninjago – Il film”, ultimo capitolo in ordine di tempo dell’amata saga.

Non fatevi spaventare dal tenore delle tematiche a cui abbiamo accennato – religione, etica, problemi social assortiti – perché ancora una volta i bravi sceneggiatori della Lego sono stati capaci di firmare una storia profonda, delicata e potente, utilizzando però un linguaggio semplice, lineare, chiaro, ironico e soprattutto comprensibile per il giovane pubblico.

“Lego Ninjago – Il film” è godibile, colorato, allegro, politicamente corretto, cattura l’attenzione e la curiosità dei bambini, sebbene – da adulto – possa dire che altri film di questo genere mi abbiano colpito di più per stile, regia e uso degli effetti speciali continua su

http://paroleacolori.com/lego-ninjago-il-film-famiglia-e-responsabilita-nel-nuovo-capitolo-della-serie/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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207) 40 sono i Nuovi 20

Il biglietto d’acquistare per “40 sono i nuovi 20” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“40 sono i nuovi 20” è un film del 2017 scritto e diretto da Hallie Meyers-Shyer, con: Reese Witherspoon, Michael Sheen, Candice Bergen, Lake Bell, Nat Wolff, Pico Alexander.

Reduce da una sofferta separazione alla soglia dei quaranta, Alice , figlia di un importante regista hollywoodiano, ha scelto di ritornare nella casa paterna a Los Angeles con le due figlie .
Alice Kinney (Reese Witherspoon) si trova a quarant’anni a doversi reiventare una vita sentimentale e lavorativa.
Alicia, per tutto l’anno è una madre perfetta , ad eccezione nel giorno del suo compleanno, quando con le sue amiche si regala una notte di folli festeggiamenti . Durante la quale , la donna incontra in un locale il fascinoso Harry (Alexander) insieme ad altri due amici, aspiranti filmaker in cerca di un posto dove vivere. Quella che doveva essere solamente l’incontro di una notte, si trasforma per Alicia , su suggerimento della madre, nell’accogliere in casa i tre ragazzi dando vita a un’atipica comune.
Una “comune” edulcorata e buonista, dove l’aspetto romance e passionale rappresentato dalla breve storia tra Harry ed Alicia è drammaturgicamente marginale, in una storia di convivenza colorata e allegra tra diverse generazioni ed esigenze
Tuttavia la convivenza avrà per Alice risvolti inaspettati, soprattutto quando il suo ex marito Austen (Michael Sheen) si presenterà alla porta con la valigia, deciso a riconquistarla.
L’esordiente Hallie Meyers-Shyer firma e dirige una commedia garbata, semplice ed a tratti quasi divertente, ma risultando fin dalle prime scene banale , prevedibile e poco credibile a livello drammaturgico sia come intreccio che nella costruzione dei diversi personaggi.
“40 anni sono i nuovi 20 ” cerca vanamente di far convivere narrativamente il desiderio di riscatto di una donna di mezz’età e il tema di famiglia allargata, finendo per non essere né carne ne pesce. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-15/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

206) La Colonna di Fuoco (Ken Follett)

“La colonna di Fuoco” è un romanzo di Ken Follet e pubblicato in Italia da Mondadori editore nel settembre 2017.

Sinossi: gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l’Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso. Dopo il successo straordinario de I pilastri della terra e Mondo senza fine, la saga di Kingsbridge che ha appassionato milioni di lettori nel mondo continua con questo magnifico romanzo di spionaggio cinquecentesco, in cui Ken Follett racconta con sapiente maestria la grande Storia attraverso gli intrighi, gli amori e le vendette di decine di personaggi indimenticabili, passando dall’Inghilterra e la Scozia, alla Francia, Spagna e Paesi Bassi. Ambientato in uno dei periodi più turbolenti e rivoluzionari di tutti i tempi, La colonna di fuoco è un romanzo epico sulla libertà, con un forte richiamo all’attualità di oggi.
Recensione:
Ai tempi di scuola, le lezioni di storia per la maggior parte degli studenti rappresentavano uno dei momenti più bui, noiosi e terribili della vita scolastica, non capendo l’importanza d’apprendere e conoscere il passato e le origini del nostro Paese e gli equilibri mondiali, ritendendo quelle ore trascorse tra in classe, tempo perduto a non poter mordere il presente.
Probabilmente chi oggi è un accanito fan di Ken Follett, era all’epoca uno di quei studenti insofferenti alle lezioni del suo professore di storia, e forse oggi ha capito quanto era ingenuo e sciocco quel sentimento.
La storia è maestra di vita, sostengono gli studiosi ed i saggi, dalla quale soprattutto i politici sarebbe auspicabile cogliessero ispirazione e spunti di riflessione prima di prendere alcune decisioni discutibili.
Viviamo un ‘epoca in cui dominano gli interessi economici, gli egoismi personali, la disonestà, e dove stanno riemergendo forti rigurgiti razzisti. Paradossalmente la religione, la fede sono diventati gli ideali paraventi e scudi per poter compiere atti di terrore, di morte e di distruzione.
Oggi molti parlano, scrivono di terrorismo islamico, spaventati dal fanatismo dei militanti dell’Isis, dopo ogni vile attentato nelle capitali europee contro inermi civili, contrapponendo con orgoglio la civiltà e il laicismo dell’Occidente.
Ma siamo davvero convinti di queste affermazioni e convincimenti?
Basterebbe sfogliare qualsiasi manuale di storia per vedere ed annotare quante Guerre di Religione siano state combattute nella vecchia Europa, senza che l’Islam o mussulmano fosse coinvolto.
Ma se proprio toccare e sfogliare un libro di storia vi mette i brividi, ma siete amanti dei romanzi storici, la nuova fatica di Ken Follet è sicuramente una valida alternativa per toccare con mano quanto violenza, ingiustizia e sangue sia stato versato nella feroce e drammatica contesa tra cattolici e protestanti.
Ken Follet firmando “La Colonna di Fuoco” dimostra ancora una volta d’essere un profondo ed attento studioso ed osservatore della storia prima ancora che un talentuoso e creativo scrittore.
“La colonna di Fuoco” è infatti contemporaneamente un romanzo storico, un thriller, una spy story, dove non mancano però struggenti e sincere storie d’amore tra i diversi protagonisti della storia, condizionate e negate da vili motivi politici e pseudo religiosi.
Ragion di Stato, Religione e storie familiari sono magistralmente e armoniosamente mescolate ed unite dal filo rosso dell’ambizione e corruzione dei Re e Regine dell’epoca e dei loro rispettivi entourage, mascherati dal compito di diffondere la vera Fede, schiacciando l’eresia dilagante.
“La colonna di Fuoco” ha una struttura narrativa articolata, forse a tratti complessa e dispersiva, e ciò nonostante l’attenzione e curiosità del lettore rimangono costanti e forti per tutte le 901 pagine, piene di pathos e di colpi di scena, del romanzo.
Lo stile di Follet è elegante quanto chiaro, pulito ed avvolgente ed evidenziando la consueta abilità ed esperienza nel condurre il lettore all’interno di una storia collocata in un ampio periodo storico, mantenendo brillante e fluido il ritmo narrativo.
“La Colonna di Fuoco” è un romanzo interessante, godibile, quanto utile per capire come i problemi internazionali di oggi siano assai simili a quelli di secoli fa e come il problema non sia religioso quanto piuttosto chi ne abusa per il proprio tornaconto personale e purtroppo politico.

205) La musica del silenzio

Il biglietto da acquistare per “La musica del silenzio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La musica del silenzio” è un film di Michael Radford. Con Antonio Banderas, Toby Sebastian, Jordi Mollà, Alessandro Sperduti, Luisa Ranieri. Biografico. Italia, 2017
Attraverso il giovane alter ego Amos Bardi (Sebastian), il film ripercorre l’infanzia e gli albori della carriera musicale di Andrea Bocelli, dando voce ai personaggi invisibili che hanno costellato la sua formazione artistica e personale. Nato con il dono di una voce unica ma con un grave problema agli occhi, divenuto cieco totale in seguito a una pallonata, Amos non si arrende. La sua vita sarà una sfida senza soste fino a quando riuscirà a ottenere il primo vero successo in palcoscenico con l’esecuzione del “Miserere”.

Mamma, ma Dio esiste davvero? Perché io ho ormai più di un dubbio”. A pronunciare queste parole non è un ragazzo di 12 anni qualunque, bensì qualcuno convinto di essere il bersaglio preferito per gli strali del divino, dopo che una pallonata accidentale lo ha privato della vista.

I credenti sostengono che la Divina Provvidenza abbia un piano imperscrutabile e preciso per ognuno di noi e che si debba quindi accettare tutto, gioie e dolori, con serenità e fiducia. Ma davanti a una serie di coincidenze sfortunate come quelle che avvengono al protagonista di “La musica del silenzio” di Michael Radford anche il più equilibrato degli uomini avrebbe vacillato.

Tutti, ma non lui. Andrea Bocelli, prima di diventare il cantante lirico più popolare al mondo insieme a Luciano Pavarotti, è stato un bambino colpito a più riprese dalla malasorte. Quasi cieco dalla nascita, divenuto cieco totale dopo una pallonata, il suo sogno di diventare cantante viene ostacolato dallo sviluppo. Ma nonostante tutto lui non si rassegna e non smette di lottare.

Dopo l’uscita al cinema, “La musica del silenzio” è arrivato su Rai 1 – potete trovarlo oggi su Rai Play. Paradossalmente è il meglio e il peggio di un biopic su un personaggio ancora in vita che si possa immaginare.

La vera forza del film è la presenza di Bocelli, che compare come narratore, personaggio e soprattutto voce. Quando il Maestro esce di scena, però, il tutto perde fascino e vitalità, diventando un prodotto banale, piatto, prevedibile nonostante l’impegno del cast. continua su

http://paroleacolori.com/la-musica-del-silenzio-un-biopic-che-ripercorre-la-carriera-di-andrea-bocelli/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

204) Come ti ammazzo il bodyguard

Il biglietto d’acquistare per “Come ti ammazzo il bodyguard” è: Ridotto
“Come ti ammazzo il bodyguard” è un film del 2017 diretto da Patrick Hughes, scritto da Tom O’Connor, con : Ryan Reynolds, Samuel L. Jackson, Salma Hayek, Gary Oldman Elodie Yung, Kirsty Mitchell, Joaquim de Almeida, Sam Hazeldine, Joséphine de La Baume, Ori Pfeffer.

Michael Bryce (Ryan Reynolds) è una delle migliori guardie del corpo (Tripla A) su piazza, caduto però in disgrazia a causa di un tragico incidente “sul lavoro”: due anni prima un cliente giapponese è morto sotto la sua protezione e da allora Bryce svolge missioni e incarichi assai modesti.
Quando l’assassino prezzolato Darius Kincaid (Samuel L. Jackson), detenuto in un carcere di massima sicurezza, accetta di diventare il testimone chiave per la pubblica accusa, in cambio della scarcerazione dell’amata ed altrettanta violenta moglie Sonia(Hayek) nel processo contro il sanguinario e malvagio dittatore bierolusso, accusato di genocidio, Vladislav Dukhovich (Gary Oldman).
E l’operazione di protezione predisposta dall’Interpol per Kincaid guidata da Amelia, giovane e valente agente nonché ex fidanzata di Bryce, fallisce tragicamente, per l’ex Tripla A è l’opportunità di riscatto professionale, nel dover scortare segretamente l’assassino/testimone fino al tribunale dell’Aja.
Ci sono solamente due “problemi”. Michael e Darius sono acerrimi nemici, per via dei loro rispettivi lavori, e il dittatore Vladislav Dukhovich li vuole morti entrambi per evitare la condanna.
Ha così inizio una lotta contro il tempo, costruito come fosse un road movie con protagonista una coppia improbabile, e dove allo stesso tempo lo spettatore assisterà a scene divertenti, romantiche ed altre molto pulp e violente, tutte ben mescolate ed alternate durante il film.
“Come ti ammazzo il bodyguard” è quel classico genere di film in cui pensi d’aver visto tutto o quasi dal trailer, traendone pessimi ed infondati pregiudizi ed invece alla fine della proiezione ti ritrovi a dover ammettere d’aver sbagliato tutto.
“Come ti ammazzo il bodyguard” è un film godibile, divertente, ironico per merito di una sceneggiatura ben scritta, brillante, incisiva e davvero originale dove soprattutto la creatività dello sceneggiatore brilla soprattutto per la scrittura di due scene “romantiche” che probabilmente diventeranno cult per il pubblico e nella stesura dei dialoghi esilaranti tra i due protagonisti. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-13/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

203) Ammore e Malavita

“Ammore e Malavita” è un film di Antonio Manetti, Marco Manetti. Con Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso, Raiz, Franco Ricciardi. Musical, 134’. Italia, 2017

Gentile Alberto Barbera, torno a scriverle a distanza di pochi giorni dalla mia prima lettera di questa Venezia 74 perché cosi mi impone la mia onestà intellettuale.

Questa volta devo farle i mie complimenti per il coraggio mostrato nel portare in concorso “Ammore e malavita” dei Manetti Bros., vedendoci potenzialità narrative, stilistiche e recitative capaci di scuotere, sorprendere ed entusiasmare pubblico e critica – e che ci auguriamo sappia cogliere anche la giuria.

Questo sì che è un film che può segnare un risveglio del cinema italiano, un piccolo, grande gioiello che eleva i Manetti ad autori e registi non più di genere o di nicchia ma di ampio respiro.

Due anni fa con il riuscito “Song ‘e Napule”, rivelazione al box office, i due romani avevano dato prova di saper raccontare Napoli e i napoletani da una prospettiva originale che andava oltre i soliti cliché, oggi con “Ammore e malavita” hanno ridato smalto – o come hanno tenuto a sottolineare in conferenza, continuità – alla sceneggiata napoletana, mescolando musical e crime.

Se qualcuno vedrà nel film influenze del successo dello scorso anno “La La Land”, ahinoi, prenderà un abbaglio, perché come hanno dichiarato i Manetti a nostra precisa domanda, loro il film di Chazelle sono tra i pochi a non averlo nemmeno visto. E comunque “Ammore e malavita” era pronto ben prima che quello arrivasse nelle sale.

Comunque – non ce ne vogliano Marco e Antonio – noi tendiamo a concordare con il produttore Rai Cinema Paolo Del Brocco: il film è un po’ la risposta nostrana al musical a stelle e strisce, con tanti elementi positivi che lo faranno apprezzare dal pubblico. continua su

http://paroleacolori.com/ammore-e-malavita-musical-e-crimen-nel-film-dei-manetti-bros/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

202) 120 battiti al minuto

Il biglietto da acquistare per “120 battiti al minuto” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“120 battiti al minuto ” è un film di Robin Campillo. Con Adèle Haenel, Yves Heck, Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Emmanuel Ménard. Drammatico, 135’. Francia, 2017

Che i cugini francesi facessero del nazionalismo esasperato un motivo di vanto e un marchio di fabbrica era cosa nota. Che però potessero soffrire della sindrome dell’emulazione mi ha sorpreso, almeno in campo cinematografico.

Non c’è altro modo per presentare “120 battiti al minuto” di Robin Campillo, che ho recuperato a poche ore dall’atteso verdetto della giuria del Festival del cinema di Cannes, presieduta da Pedro Almodovar.

Campillo ha dato alla Francia il tanto atteso film d’impegno civile sul tema dell’Aids, portando lo spettatore indietro nel tempo fino all’inizio degli anni ‘90 per raccontare la storia dell’associazione Act Up-Paris e dei suoi militanti, impegnati a sensibilizzare l’opinione pubblica indifferente al problema.

Nell’associazione, che punta a informare, prevenire, risvegliare le coscienze con azioni dimostrative e dibattiti, si distinguono l’eccentrico Sean (Biscayart), che inizierà una relazione con il neofita Nathan (Valois), e la carismatica Sophie (Haenel).

“120 battiti al minuto”, nonostante tratti un tema tanto importante e drammatico, risulta anacronistico sul piano squisitamente cinematografico, non aggiungendo nulla di veramente nuovo a quello che in passato era già stato detto, filmato e scritto.

Quello di Campillo è un film sincero, ma anche prevedibile e autoreferenziale nel raccontare questo passaggio epocale nella storia dei diritti civili in Francia. continua su

http://paroleacolori.com/120-battiti-al-minuto-robin-campillo-firma-grande-opera-politica/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

201) Babylon Sisters

Il biglietto da acquistare per “Babylon sisters” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Babylon sisters ” è un film di Gigi Roccati. Con Amber Dutta, Nav Ghotra, Rahul Dutta, Yaesmin Sannino, Nivies Ivankovic, Peppe Voltarelli, Lucia Mascino, Renato Carpentieri. Dramma, 85’. Italia, Croazia, 2017
Liberamente ispirato al romanzo “Amiche per la pelle” di Laila Waida, edizioni e/o

Sinossi :Kamla, figlia di genitori indiani da tempo residenti in Italia, si trasferisce con la famiglia da Milano a Trieste, in un quartiere degradato e un edificio fatiscente abitato da una comunità multietnica: cinesi, croati, turchi, tutti ugualmente sottoposti alle angherie di un proprietario italiano che ha appena annunciato loro lo sfratto esecutivo. Il padre di Kamla, Ashok, fa il cameriere, la madre, Shanty, è una “casalinga disoccupata” con un talento nascosto: quello di saper danzare in stile Bollywood. Nel palazzo vive anche un anziano professore, Leone, che chiama gli inquilini “negri” e abbaia indifferentemente ad ognuno di loro: ma si sa, can che abbaia non morde, e quando Kamla si rivolge a lui per prendere lezioni di italiano, Leone rivela un’anima gentile e un grande amore per la poesia, che intende trasmettere alla ragazzina.

Accoglienza o respingimento? L’immigrazione è oggi la tematica più spinosa e pressante che ogni governo europeo è chiamato ad affrontare, cercando, tra le altre cose, di non suscitare le proteste dei cittadini/elettori con le misure adottate o proposte.

In Italia, se possibile, il tema è ancora più sentito ma l’opinione pubblica non ha a disposizione i mezzi per costruirsi un’opinione fondata, demerito della classe politica e dei media stessi che, per interesse, sono capaci di cavalcare paura e intolleranza e fomentare gli animi.

La discussa legge sullo Ius soli è diventata argomento da bar, dividendo gli italiani. Anche se Matteo Salvini, leader della Lega Nord, potrebbe non essere d’accordo con questa affermazione, quasi tutti siamo stati, almeno una volta, nella storia della nostra famiglia, immigrati.

Ma è giusto essere accusati di razzismo perché si ha paura dell’estraneo, quando anche ci troviamo “costretti” a viverci accanto? In fondo un sentimento di diffidenza, nel mondo di oggi, è comprensibile. Sono gli eccessi che devono essere condannati, e si deve sempre tenere a mente che talvolta l’apparenza inganna.

“Babylon sisters” di Gigi Roccati, al suo esordio nella pellicola di finzione dopo essersi distinto come documentarista, ha il merito di raccontare, con lo stile e la forma di una fiaba moderna, non soltanto le contraddizioni, ma soprattutto le differenze che esistono tra gli italiani nel modo di relazionarsi con lo straniero. continua su

http://paroleacolori.com/babylon-sisters-amicizia-al-femminile-e-integrazione-nel-film-di-gigi-roccati/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

200) L’Intrusa

Il biglietto da acquistare per “L’intrusa” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“L’intrusa” è un film di Leonardo Di Costanzo. Con Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Gianni Vastarella, Martina Abbate, Marcello Fonte. Drammatico. Italia, Svizzera, Francia, 2017

È giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli? No, ma purtroppo spesso accade.

I pregiudizi possono condizionare pesantemente le nostre valutazioni, le nostre azioni e i rapporti che instauriamo? Si, molto più spesso di quanto dovrebbe.

Aiutare il prossimo non rende persone migliori agli occhi degli altri, anzi, spesso se lo si fa si viene considerati esibizionisti oppure sognatori senza connessione con la realtà, persone da biasimare, insomma.

Da queste semplici e amare considerazioni sono partiti Leonardo Di Costanzo e gli altri due sceneggiatori per la sceneggiatura del film “L’intrusa” presentato al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine.

“L’intrusa” è il racconto puntuale, diretto e duro di come la nostra società, oggi, sia incapace da un lato di sostenere chi in modo volontario e con grande passione decide di mettersi al servizio dei più deboli, dall’altro di dare una seconda chance.

Giovanna (Giordano), del cui passato sappiamo ben poco, si adopera con impegno, forza e determinazione in una masseria in un quartiere degradato di Napoli per dare ai bambini un’oasi di svago lontana dalla strada e dalla violenza.

La donna crede profondamente nella sua missione, e non esita ad accogliere nella piccola casetta all’interno della masseria la giovane Maria (Vannino) con i due figli, un neonato e una bimba di sette anni di nome Rita. continua su

http://paroleacolori.com/l-intrusa-di-leonardo-di-costanzo-una-storia-dalla-forte-sensibilita/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

199) La Tierra y La Sombra / Un Mondo Fragile

Il biglietto d’acquistare per “La Tierra y la Sombra” è : Ridotto
“La Tierra y la Sombra /Un mondo fragile” è un film del 2015 scritto e diretto da Cesar Augusto Acevedo, con: Haimer Leal, Marleyda Soto, Edison Raigosa, Hilda Ruiz, Jose Felipe Cardenas.

Ha ancora un senso oggi avere un legame affettivo con la propria terra, origini?
Per un figlio è più forte il legame materno o la responsabilità nei confronti della sua nuova famiglia?
Sono domande talmente intime e complesse a cui è arduo dare risposta.
“La Tierra y la Sombra” di Cesar Augusto Acevedo, uscito nelle nostre sale a settembre 2015 con il titolo “Un mondo fragile”, è il primo film colombiano ad aver ottenuto un importante premio (Camera d’or Cannes 2015) a un Festival internazionale del Cinema, ha soltanto il lodevole merito di fornire risposte non banali oltre che spingere lo spettatore a un’intima ed autentica riflessione .
Il sottoscritto avendo perso due anni fa l’appuntamento in sala, ha colto con sincera curiosità l’invito della cara Marcela, fidanzata colombiana di mio fratello, nel recuperare questa pellicola grazie alla bella e poco conosciuta realtà dello “Scoprir” 6 Mostra di Cinema Iberoamericano, sostenuto anche dal lodevole impegno dall’istituto Cervantes di Roma oltre che da ben 13 Paesi di lingua spagnola (Spagna, Colombia, Portogallo, Messico per citarne alcuni)
“La Tierra y la Sombra” è una storia lineare, semplice, e scarna sul piano drammaturgico quanto forte, poetica, profonda ed avvolgente nel raccontare e mostrare la forza e bellezza dei legami familiari da una parte e come dall’altra possano essere causa di dolore ed ostacolo per il progresso e futuro della stessa famiglia.

Alfonso(Leal), anziano campesino che ha lasciato la sua famiglia e la sua terra diciassette anni prima, ritorna a casa.
La scelta di tornare è dovuta al grave stato di salute del figlio a causa di una malattia respiratoria. Tollerato a fatica dalla vecchia consorte Alicia(Ruiz), che non gli perdona il passato, Alfonso partecipa con valore e pudore all’economia domestica famigliare, accudendo figlio e il nipote Manuel(Cardenas) in assenza delle donne, occupate in una piantagione di canna da zucchero. Subentrate nella raccolta a Geraldo(Raigosa), suocera e nuora combattano ogni giorno contro l’asprezza del mestiere e l’illegittimità di un regime lavorativo che pretende produttività in cambio di un salario misero e mai puntuale. Esperanza (Soto) vorrebbe andar via ma Geraldo è bloccato dall’affezione e dall’affetto che porta a quella madre ostinata a restare e resistere nella sua fattoria mentre la campagna intorno brucia sotto il vento del ‘progresso’.
Acevedo ci porta in una Colombia poca conosciuta non solamente sul piano geografico (Valle del Cauca), ma in particolare anche a livello sociale e culturale, e ciò nonostante lo spettatore non può non vedere e sentire tante somiglianze con la nostra contradditoria società, soprattutto nel sofferente Mezzogiorno.
La pellicola ha un ritmo narrativo eccessivamente blando, a tratti statico, penalizzando in parte la visione e l’intensità del pathos.
“La Tierra y la Sombra” è un affresco familiare denso d’emozioni rappresentate più dai gesti e sguardi che dalle parole ma che in modo efficace trasmettano il messaggio dell’agognata pacificazione e ripartenza per un futuro più dignitoso.
L’intero cast si rivela d’ assoluto talento, esperienza e carisma dando ottimo esempio di recitazione corale e di convincente alchimia anche umana oltre artistica.
Il finale agrodolce commuove il pubblico nella conferma che la famiglia è allo stesso tempo croce e delizia.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”