99) Salvatore – Il Calzolaio dei Sogni -Fiori-Fiori – Fiori – Luca Guadagnino- Venezia 76

Ieri io vostro inviato aveva in agenda una serata a Venezia con Luca Guadagnino. La direttora Turillazzi aveva inserito nella sua lista il corto “Fiori, fiori, fiori!’”, girato dal regista siciliano pochi giorni dopo la fine del lockdown, e a questo è seguita la visione del documentario “Salvatore – Shoemaker of dreams”.

Un cortometraggio di Luca Guadagnino. 12′. Italia 2020

Durante il lockdown per la pandemia del Covid, Luca Guadagnino, con una piccola troupe, scende in Sicilia da Milano armato soltanto di uno smartphone e di un tablet, per bussare alle porte degli amici d’infanzia e capire con loro come hanno vissuto questo momento eccezionale che ha unito il mondo intero.

Il direttore Barbera aveva presentato il cortometraggio come una sorta di blitz di Guadagnino in Sicilia, dove il regista era sceso, solo un cellulare e un tablet alla mano, per rivedere luoghi e amici all’indomani dell’emergenza.

La direttora e voi lettori vi aspettare un mio giudizio su questi dodici minuti. Ebbene, dopo lunghe e ponderate riflessioni, sono arrivata alla conclusione che la migliore recensione possibile sia: “Fiori, fiori, fiori! è un emerita ed evidente minc….a col botto”.

Non è colpa di Guadagnino, semmai del caro direttore della Mostra del cinema, che ha pensato bene di riempire il cartellone con un video amatoriale, che si distingue a malapena dai celeberrimi e temutissimi filmini del matrimonio.

La proiezione è stata accolta da un silenzio assordante, e la colpa, mi duole dirlo, non è stata solo dei numeri ridotti di presenze causa distanziamento e nuove norme Covid.

Un film di Luca Guadagnino. Documentario, 121′. Italia 2020

L’appassionante storia umana, artistica e imprenditoriale di Salvatore Ferragamo, dall’infanzia a Bonito, dove ha realizzato le sue prime scarpe, al viaggio in America in cerca di fortuna, dalle esperienze a Hollywood al ritorno in Italia, dal rischio del fallimento alla rinascita nel suo laboratorio di Firenze fino alla definitiva consacrazione. Carattere, istinto, genio, curiosità e straordinaria intuizione: Salvatore – Shoemaker of Dreams mostra il mistero e il fascino di una figura complessa, un’icona della moda italiana e mondiale che non ha mai perso di vista l’importanza dei legami famigliari. Il docufilm, con la voce narrante di Michael Stuhlbarg, si avvale di immagini inedite e testimonianze che vedono protagonisti, accanto ai membri della famiglia Ferragamo, il regista Martin Scorsese, la costumista Deborah Nadoolman Landis, e numerosi studiosi, docenti, stilisti, giornalisti, critici di moda e cinematografici.

A salvare la faccia e la serata a Guadagnino e soprattutto al caro direttore Barbera è stato “Salvatore – Shoemaker of dreams”, l’interessante documentario sulla vita geniale e di fatica di Ferragamo, alias il calzolaio dei sogni, capace di conquistare il mondo partendo da Bonito, sperduto paesino della Campania.

Ferragamo ha voluto ad ogni costo diventare un calzolaio, andando inizialmente contro la volontà dei genitori. Bisogna pensare che, sul finire dell’Ottocento, il mestiere era considerato estremamente umile. Dopo essere divenuto garzone di bottega, Salvatore, a 12 anni, lascia Bonito per Napoli: è il primo passo di una lunga cavalcata di questo artigiano visionario, testardo e sognatore che appena sedicenne volò negli Stati Uniti. continua su

98) Red Rocket

Il Biglietto d’acquistare per “Red Rocket” è : Di pomeriggio (Con Riserva)

“Red Rocket” è un film di Sean Baker. Con Simon Rex, Suzanna Son, Bree Elrod, Ethan Darbone, Brenda Deiss, Judy Hill. Commedia, 128′. USA 2021

Sinossi:

Dopo anni di carriera da attore porno a Los Angeles, Mikey Saber abbandona tutto e fa ritorno nella sua città d’origine, Texas City, dove però non sembra essere il benvenuto. Rimasto senza una casa, senza soldi e senza lavoro, è costretto ad andare a vivere di nuovo insieme alla sua ex moglie e alla madre di lei. Per riuscire a pagarsi l’affitto, Mikey finisce per riprendere certe sue vecchie abitudini, ma l’incontro con Strawberry, la giovane cassiera di un negozio di ciambelle con la quale trova una intensa affinità, gli donerà la speranza in un nuovo inizio.

Recensione:

Un film dissacrante, ironico, divertente, gioioso ma anche capace di definire con precisione e intelligenza narrativa il contesto sociale e culturale in cui si muovono i personaggi: “Red Rocket” aveva ben figurato sulla Croisette in estate e adesso infiamma l’autunno londinese.

Sean Baker, già apprezzato a Cannes nel 2017 con “Un sogno chiamato Florida” (The Florida Project), si prende la scena con questa commedia ambientata in Texas a pochi mesi della sorprendente vittoria presidenziale di Donald Trump nel 2016.

Gli Stati Uniti stanno attraversando un momento decisivo della loro storia, e molti americani sono alla ricerca di un nuovo posto al sole. Mikey Saber (Rex) il suo sembra averlo perso, quando lo vediamo arrivare nella nativa Texas City malmenato, sporco e senza soldi, costretto a bussare alla porta di due donne che non sono proprio dalla sua parte: la ex moglie e la madre di lei. continua su

97) The French Dispatch

“The French Dispatch” è un film di Wes Anderson. Con Frances McDormand, Timothée Chalamet, Elisabeth Moss, Willem Dafoe, Léa Seydoux, Saoirse Ronan. Commedia, 108′. USA 2021

Sinossi:

Nella cittadina di Ennui-sur-Blasé ha sede la redazione francese del quotidiano “French Dispatch”, che tratta argomenti di vario tipo, dalla politica mondiale alla cronaca passando per arte, moda, cucina. Quando il direttore del giornale muore, i redattori decidono di pubblicare un numero commemorativo, che raccolga tutti gli articoli di successo che il French Dispatch ha pubblicato negli ultimi anni. Tra questi, quelli inerente il rapimento di uno chef, la condanna al carcere a vita di un artista per un duplice omicidio e un reportage sui moti studenteschi del ’68.

Recensione:

Dopo Nanni Moretti, anche Wes Anderson è stato colpito dalla “maledizione di Cannes”, scegliendo di posticipare di un anno l’uscita del suo film, “The French Dispatch”, per riuscire a partecipare al prestigioso festival (rimandato nel 2020).

La pazienza e il coraggio di osare sono doti rare quanto preziose nella vita, ma se vengono applicate con rigore nel mondo del cinema il rischio di farsi male è alto.

Quello di Anderson era probabilmente il film più atteso sulla Croisette, visto il cast stellare e il regista geniale e visionario. Se devo giudicare dalle reazioni post-proiezione (freddine) e dal silenzio dei colleghi, l’attesa è stata ampiamente disillusa.

Attenzione, caro lettore, con questo non voglio dire che “The French Dispatch” sia un brutto film. Semplicemente non è un film “alla Anderson”, piuttosto una sgambata artistica in quel di Cannes, un esercizio autoriale elegante, spassoso, ironico ma piuttosto ripetitivo e povero sul piano drammaturgico. continua su

46)Sempre Tornare (Daniele Mencarelli)

Sempre tornare: viaggio nella trilogia di Daniele Mencarelli

“Sempre Tornare” è un romanzo scritto da Daniele Mencarelli e pubblicato da Mondadori Editore nell’ottobre 2021

Sinossi:

È l’estate del 1991, Daniele ha diciassette anni e questa è la sua prima vacanza da solo con gli amici. Due settimane lontano da casa, da vivere al massimo tra spiagge, discoteche, alcol e ragazze. Ma c’è qualcosa con cui non ha fatto i conti: sé stesso. È sufficiente un piccolo inconveniente nella notte di Ferragosto perché Daniele decida di abbandonare il gruppo e continuare il viaggio a piedi, da solo, dalla Riviera Romagnola in direzione Roma. Libero dalle distrazioni e dalle recite sociali, offrendosi senza difese alla bellezza della natura, che lo riempie di gioia e tormento al tempo stesso, forse riuscirà a comprendere la ragione dell’inquietudine che da sempre lo punge e lo sollecita. In compagnia di una valigia pesante come un blocco di marmo, Daniele si mette in cammino, costretto a vincere la propria timidezza per chiedere aiuto alle persone che incontra lungo il tragitto: qualcosa da mangiare, un posto in cui trascorrere la notte. Troverà chi è logorato dalla solitudine ma ancora capace di slanci, chi si affaccia su un abisso di follia, sconfitti dalla vita, prepotenti inguaribili. E incontrerà l’amore, negli occhi azzurri di Emma. Ma soprattutto Daniele incontrerà sé stesso, in un fitto dialogo silenzioso in cui interpreta e interroga senza sosta ciò che gli accade, con l’urgenza di divorare il mondo che si ha a diciassette anni, di comprendere ogni cosa e, su tutto, noi stessi: misurare le nostre forze, sapere di cosa siamo fatti, cosa può entusiasmarci e cosa spegnerci per sempre. Questo viaggio lo battezzerà infine all’arte più grande di tutte. L’arte dell’incontro. Daniele Mencarelli ha scritto un romanzo vitale, picaresco e intimo, che ha dentro il sole di un’estate in cammino lungo l’Italia e l’energia impaziente dell’adolescenza.

Recensione:

L’adolescenza è universalmente riconosciuta come  il passaggio più delicato, complesso, contradittorio della nostra esistenza.

Si vive il passaggio all’età adulta  in un continuo e costante tourbillon d’emozioni, sensazioni .

Tutti noi siamo stati adolescenti  ed  almeno un “c… a” o se preferite un colpo di testa lo si è fatto.

Se l’adolescenza è una corsa ad ostacoli verso un’illusoria libertà,  la prima vacanza fatta  con gli amici rappresenta  un’esperienza unica che un giorno   racconteremo ai  nostri nipoti.

Daniele   è un diciassettenne atipico, diverso dai suoi amici e coetanei.  Cova  in sé un ‘inquietudine, una smania di libertà e conoscenza che lo porterà a compiere uno inaspettato  strappo rispetto ai cliché  tipici della sua generazione.

Daniele  interrompe bruscamente  la  vacanza con i suoi amici.

Una decisione presa  apparentemente come conseguenza di un imbarazzante incidente  avvenuto qualche sera prima in discoteca . Ma che   in vero nasconde la volontà del protagonista di trovare un senso alla propria “follia” .

“Sempre Tornare” ci piace definirlo per alcuni versi come la versione letteraria in salsa  “romana” del celebre film “Into The Wild” di Sean Penn.

Daniele si concede quindici giorni di libertà assoluta,  facendo  autostop e confidando nell’altruismo del prossimo per ritornare a casa sua , ai Castelli Romani.

Fare l’autostop è di per sé  un atto rischioso , sconsigliato,  invece Daniele l’ha fatto diventare uno stile di vita, un modo di relazionarsi con il mondo.

“Un rischio calcolato” si direbbe oggi, ma il Daniele Mancarelli adulto rievocando quell’incredibile esperienza coinvolge  il lettore in questo intenso, bizzarro viaggio on road sulle  strade infuocate dell’Italia.

La serie di passaggi in auto  “scroccati” da Daniele se da una parte  rivelano uno schema narrativo valido e soprattutto funzionale all’idea di trasmettere un desiderio di autenticità e realismo al racconto senza mai cadere nel banale.

Dall’altra l’accurata e precisa descrizione dei personaggi e dei luoghi visitati attraverso la voce  e pensieri dello stesso protagonista,  trasformano  il racconto del viaggio in  un  efficace quanto inaspettato   strumento sociologico , storico e culturale del nostro Paese.

Nel suo viaggio verso casa Daniele incontra, conosce  uomini, donne, vecchi, coetanei e non che rappresentano   la  molteplicità e vastità dell’animo umano.

Daniele che sente su di sé il peso della stranezza  intravede  negli altri    i sentimenti d’amore, odio, diffidenza, accoglienza, depressione, frustrazione  come segni distintivi ed in alcuni desolanti della loro esistenza.

“Sempre Tornare”  si rivela  un  racconto sincero, intenso, affascinante, sbarazzino quanto catartico nell’unire la voglia adolescenziale di rompere gli schemi  con lo sguardo sensibile ed acuto di un ragazzo nei riguardi del mondo

“Sempre Tornare”  possiamo anche definirlo come un coming age originale, estivo, colorato che trova il suo climax  nonché soluzione intimistica  nel comprendere che per quanto si desideri viaggiare, essere liberi da ogni peso e responsabilità, il  poter tornare  a casa propria rimane la più bella delle libertà

96) Sundown

Il biglietto d’acquistare per “Sundown” è : Omaggio (Con Riserva)

“Sundown” è un film di Michel Franco. Con Tim Roth, Charlotte Gainsbourg, Iazua Larios, Henry Goodman, Albertine Kotting. Drammatico, 83′. Messico, Svezia, Francia 2021

Sinossi:

Alice e Neil Bennet, eredi di una fortuna milionaria, si trovano in vacanza ad Acapulco con i figli di lei, quando una tragica notizia richiama urgentemente la famiglia a Londra. Pur colpito dalla circostanza, Neil finge di aver dimenticato il passaporto e di non potersi dunque imbarcare con loro sul primo volo. Noleggia invece un taxi e si fa portare in una stanza d’albergo d’infimo ordine, ad un passo da una spiaggia presa d’assalto da locali e turisti. Sedutosi su una sedia di plastica, con i piedi nell’acqua e un secchio di birre a disposizione, Neil pare non voler fare altro che restarsene così per sempre.

Recensione:

Alla stragrande maggioranza degli over30 sarà capitato, almeno una volta nella vita, di pensare per un breve, esaltante momento di mollare tutto e tutti e ritirarsi a invecchiare su una bella spiaggia tropicale, sorseggiando birra. Poi il momento passa, e si torna coi piedi per terra.

Pensare di mollare da un giorno all’altro famiglia, figli e responsabilità, a maggior ragione se all’indomani della perdita di una persona cara, senza alcun dubbio o incertezza, appare una follia. Eppure è quanto succede in “Sundown” di Michel Franco, presentato in concorso a Venezia e adesso a Londra. Un film insensato eppure al contempo tremendamente struggente.

Fino a metà, l’intreccio ci appare criptico, inspiegabile, lento, esasperante. Si inizia con quella che sembra la cartolina della vacanza perfetta di una famiglia inglese. Un uomo e una donna, Alice e Neil Bennet, stanno trascorrendo del tempo coi figli, i giovani Colin e Alexa, in un esclusivo resort ad Acapulco.

Le giornate scorrono serene, sempre uguali, finché una telefonata annuncia alla donna che la madre sta per morire. La frettolosa e angosciante corsa all’aeroporto rompe l’idillio da Mulino Bianco. Al momento dell’imbarco, lui dice di aver dimenticato il passaporto in albergo. Li raggiungerà appena possibile, che loro vadano pure avanti.

Peccato che, una volta salito in taxi, si faccia lasciare al primo squallido albergo per poi passare le sue giornate in spiaggia, inventando scuse sempre più improbabili con la moglie rientrata a Londra. continua su

45) Il Lettore sul Lettino (Guido Vitiello)

“Il Lettore sul Lettino” è un saggio scritto da Guido Vitiello e pubblicato da Einaudi nel settembre 2021

Sinossi:

Perché molti lettori sottolineano i libri, ci scribacchiano sopra, fanno le orecchie ai bordi delle pagine, mentre altri guardano con orrore al più lieve maltrattamento? E quali segreti custodiscono gli scaffali delle biblioteche domestiche? Se i volumi sono disposti in file doppie, cosa si nasconde nelle retrovie? Una ricognizione ricca e spiazzante di quelle perversioni che rendono erotico e nevrotico il nostro rapporto con i libri. Come nelle migliori famiglie, anche in quella degli amanti dei libri non manca qualche zio matto, il cui ritratto è tenuto prudentemente in soffitta: il collezionista pluriomicida, il cleptomane impenitente, quello che si mangia la carta. Ma non è di loro che parla questo libro. Più che ai lettori psicotici, si dedica ai turbamenti del lettore nevrotico, che poi altri non è che il lettore comune. C’è chi è colto dall’angoscia se deve prestare un libro; chi si obbliga, mentre legge, a non sbadigliare; c’è il lettore poliamoroso che legge più libri contemporaneamente o, al contrario, il monogamo seriale che non tocca un romanzo prima di averne finito un altro; chi si vergogna a dire di non aver letto un classico e perciò l’ha sempre, per definizione, «riletto » e chi annota i libri seguendo un proprio cifrario idiosincratico… Se è vero che la lettura è un «vizio impunito» che ci porta a considerare normali dei comportamenti che in qualunque altro ambito apparirebbero perversi – pensiamo al gesto di annusare voluttuosamente la carta –, allora non dobbiamo stupirci di fronte alle mille stramberie del lettore comune, che, visto da vicino, ci apparirà molto meno comune di quanto sembra. Un campionario brillante, colto e divertente delle abitudini che circondano l’uso dei libri e dei meccanismi profondi che regolano i piaceri e i dispiaceri della lettura.

Recensione:

Da #diversamenteignorante e soprattutto da nostalgico quanto fiero  lettore  della Gazzetta dello Sport  diretto dal compianto  Candido Cannavò  mi sono sempre chiesto se esistesse un manuale specifico in grado di   raccontare le stranezze , fobie e caratteristiche dei lettori seriali.

Dal mio punto di vista i lettori rappresentano un vero mistero, quasi  fossero delle figure mitologiche,  nel leggere qualsiasi cosa non mostrando mai una esitazione o difficoltà.

Chi sono i lettori? Che cosa provano? Esistono davvero persone disponibili a spendere  ingenti risorse  in libri  con l’unico scopo di stipare  le  loro personali librerie?

Dubbi, domande, leggende che  finalmente trovano risposta  grazie al divertente ed ironico saggio scritto dal caro Guido Vitiello.

Non me vogliano gli altri dotti letterati ed illustri saggisti italiani, ma solamente Guido Vitiello vince ogni volta  la  sfida impossibile di stimolare la mia pigra parte  letteraria.

“Il Lettore sul Lettino” seppure si presenti sulla carta come  una lettura  colta, ipercitazionista, grondante cultura  ed amore  per la letteratura,  non spaventa mai il lettore ignorante o comunque privo degli adeguati strumenti di conoscenza.

“Il Lettore sul Lettino”  è un saggio atipico perché prima ti fa sorridere e solo successivamente ti stimola una serie di  riflessioni  dimostrando cosi tutto il  talento creativo di Guido Vitiello.

Guido Vitiello possiede “il tocco” o se preferite il dono di rendere semplici, chiari, comprensibili i tempi più complessi, astrusi trovando  il più efficace e funzionale  stile di scrittura.

Guido ci porta alla conoscenza del bizzarro mondo dei lettori che visti da lontano  ci appaiono tutti seri ed uguali, ma se visti da vicino rivelano tutte le loro fragilità e “perversioni letterarie”.

La parola “saggio” di norma allontana il lettore  spaventato nel dover leggere tematiche pesanti e complesse.

Se poi il saggio ha l’ambizione di raccontare, descrivere le nevrosi e personalità del lettore, allora il rischio di un flop letterario è quasi scontato.

Il “quasi” lo si deve al talento, creatività e sensibilità di  Guido Vitiello desideroso di condividere conoscenza anziché chiudersi nella banale e fredda Torre d’Avorio.

Guido Vitiello è uno scrittore,  un letterato capace d’entusiasmare con uno stile originale e pop, trascinandoci  con naturalezza  alla lettura del suo spassoso saggio.

Leggere “Il Lettore sul lettino” è il primo passo per diventare magari un giorno il nuovo “caso” di studio da parte del nostro Guido Vitiello.

95) Belle

Il biglietto d’acquistare per “Belle” è : Sempre (Con Riserva)

“Belle” è un film d’animazione di Mamoru Hosoda. Con Kaho Nakamura, Rina Izuta, Tina Tamashiro, Kôji Yakusho, Sometani Shôta. Animazione, 122′. Giappone 2021

Sinossi:

Suzu, una liceale di 17 anni, vive nelle campagne della Prefettura di Kochi con il padre, dopo aver perso la madre in giovane età. La prematura perdita ha fatto chiudere Suzu in se stessa e l’ha allontanata dal padre e dalla cosa che più amava fare: cantare. Dopo aver capito che scrivere musica è il suo unico scopo nella vita, Suzu scopre un mondo virtuale noto come U, dove assume il ruolo di Belle, un avatar che in poco tempo le permette di diventare una cantante di fama mondiale. La comparsa di una misteriosa creatura, un drago, nell’universo virtuale la porterà a vivere una mirabolante avventura…

Recensione:

La vita di tutti giorni può essere mediamente complessa, faticosa, piena di delusioni, insoddisfacente. Gli adulti sono obbligati a fare di necessità virtù e sopportarla, non fosse altro che per senso di responsabilità.

Ma se sei una timida liceale in una cittadina periferica del Giappone, che vive sola col padre dopo che la madre è morta sacrificandosi per una bambina in pericolo, allora il quotidiano può apparirti davvero insostenibile.

“Belle” del maestro dell’animazione nipponica Mamoru Hosoda arriva a Londra dopo aver incantato il pubblico ai Festival di tutto il mondo (cominciando da Cannes)

Hosoda affronta con delicatezza e umanità tematiche universali e attualissime come l’elaborazione del lutto, il bullismo, il timore di non essere all’altezza delle aspettative degli altri e dei propri sogni e la conseguente “fuga” dietro uno schermo. Tanti temi, ma tutto sviluppati alla perfezione nella sceneggiatura.

E c’è di più, perché in “Belle” viene inserito anche il tema della violenza sui minori in ambito familiare, attraverso una personale rielaborazione della fiaba “La Bella e la Bestia”.

Suzu ha un talento nascosto: ha una voce bellissima, ma si vergogna a esibirsi in pubblico. Così, come molti coetanei incompresi, emarginati, arrabbiati o semplicemente annoiati, decide di costruirsi un’identità virtuale nell’universo virtuale di U, e diventa Belle. In poco tempo, grazie al suo talento, Belle diventa una stella, ma i demoni sono arrivati anche in questo pacifico mondo altro. continua su

94) Piccolo Corpo

Il biglietto d’acquistare per “Piccolo Corpo” è : Ridotto

“Piccolo Corpo” è un film di Laura Samani. Con Celeste Cescutti, Ondina Quadri. Drammatico, 89′.
Italia, Francia, Slovenia 2021

Sinossi:

Inizio ‘900. In un’isoletta del Nordest, Agata perde sua figlia alla nascita. Il prete della piccola comunità di pescatori a cui appartiene sostiene di non poter battezzare la neonata, in assenza di respiro. La sua anima è quindi condannata al Limbo, senza nome e senza pace. Ma una voce arriva alle orecchie di Agata: fra le montagne innevate della Val Dolais, nell’estremo nord, pare ci sia un luogo dove i bambini vengono riportati in vita il tempo di un respiro, quello necessario a battezzarli. Agata lascia l’isola e intraprende un viaggio con il piccolo corpo della figlia nascosto in una scatola. Lungo la strada incontra Lince, un ragazzo selvatico e solitario con molti segreti da difendere…

Recensione:

Cos’è realmente importante? Cosa rimane del nostro passaggio sulla Terra? Un neonato nato morto ha diritto al battesimo? E chi, se non la madre che lo ha portato in grembo per nove mesi, può difenderlo anche nell’ultimo passaggio?

Tranquillo, caro lettore, non sono diventato improvvisamente un filosofo esistenzialista né un fervente cattolico. Ma queste domande nascono spontaneamente dopo aver visto il toccante “Piccolo corpo”, opera prima di Laura Samani, presentato in concorso alla Settimana della Critica di Cannes 2021.

“Piccolo corpo” racconta una straziante quanto coraggiosa storia d’amore materno. Alla giovane Agata viene negata la possibilità di dare un nome e una degna sepoltura alla sua bambina, situazione che oggi ci appare inconcepibile ma che a inizio Novecento era la norma.

Scrive la Samani nelle sue note di regia:

Nel 2016 ho scoperto che a Trava, nel mio Friuli Venezia-Giulia, esiste un santuario dove, fino alla fine del XIX secolo, avvenivano miracoli particolari: si diceva che lì si potessero riportare in vita i bambini nati morti, per il tempo di un respiro. Il miracolo del ritorno alla vita era necessario per battezzare i bambini, altrimenti destinati ad essere seppelliti nelle zone incolte, come si fa con i gatti.” continua su

93) A Chiara

Il Biglietto d’acquistare per “A Chiara” è : Ridotto

“A Chiara” è un film di Jonas Carpignano. Con Carmela Fumo, Claudio Rotolo, Swamy Rotolo.
Drammatico, 98′. Italia 2021

Sinossi:

È il 18esimo compleanno di Giulia, figlia maggiore di una famiglia di Gioia Tauro. Sua sorella Chiara di anni ne ha 15 ed è nella fase della vita in cui comincia a porsi molte domande. Quando però suo padre Claudio sfugge alle forze dell’ordine le domande che Chiara pone alla sua famiglia diventano scomode: non è abbastanza grande per capire, non sa che ci sono cose che è meglio non sapere e cose che non è meglio non dire. Ma Chiara non sa stare zitta e non smette di cercare risposte, soprattutto da quel padre cui è profondamente legata e che ha appena rivelato un lato di sé a lei completamente sconosciuto.

Recensione:

Devo dare atto al regista Jonas Carpignano di avermi colpito in positivo con il suo “A Chiara”, presentato in concorso alla Quinzaine. Tre anni fa ero stato infatti forse uno dei pochi a criticare il suo secondo lungometraggio, “A Ciambra” (qui trovate il mio pezzo), presentato sempre a Cannes.

Raccontare un’enclave calabrese cercando di capirne silenzi, gesti e mentalità utilizzando l’escamotage narrativo del coming of age di un ragazzino mi era parso forzato quanto estremo.

Invece “A Chiara”, fin dalle prime scene, colpisce per la freschezza, naturalezza e vivacità della storia e soprattutto per la protagonista – una bravissima Swamy Rotolo -, che si prende la scena non mollandola più fino all’ultimo fotogramma. continua su

44) Bolle Di Sapone (Marco Malvadi)

Bolle di sapone - Marco Malvaldi - MilanoNera

“Bolle di Sapone” è un romanzo scritto da Marco Malvadi e pubblicato da Sellerio Editore nel settembre 2021

Sinossi:
Protagonisti della fortunata serie TV Sky «I delitti del BarLume», attesissimi, finalmente di nuovo in azione i vecchietti e il barista Massimo con un intrigo dai risvolti inattesi. Marco Malvaldi non delude i suoi lettori abituati alla formula che unisce umorismo e suspense. Eppure sorprende con questo romanzo che tocca assai da vicino i temi drammatici del momento, dalla pandemia ai risvolti socioeconomici che hanno travolto le vite degli italiani. Tanto che dopo essersi gustati il ben congegnato giallo comico la commozione subentra inaspettata.
Recensione:
Era inevitabile che la pandemia, il Covid e soprattutto il drammatico Lockdown del 2020 venissero utilizzati creativamente come spunto drammaturgico da scrittori e sceneggiatori nel realizzare i loro futuri progetti.
Era meno scontato invece che queste tematiche potessero essere “declinate” in toni ironici e gustosi all’interno di una commedia.
Va dato merito a Marco Malvadi d’ aver scritto “Bolle di Sapone” strappando più di un sorriso al lettore.
“Bolle di Sapone” ci racconta come i vecchietti terribili del Bar Lume affrontano l’isolamento imposto dalla pandemia.
Si è tanto scritto, discusso come il distanziamento sociale abbia provocato dolore, sofferenza, depressione oltre che un disastro economico.
Tanti, troppi anziani sono stati costretti all’isolamento, separati dall’affetto di figli e nipoti.
L’emergenza sanitaria ha generato quella psicologica ed esistenziale, le cui conseguenze sono ancora incalcolabili.
“Bolle di sapone” si è rivelato una lettura piacevole, divertente, ironica e soprattutto inaspettata sul piano narrativo commuovendo il lettore.
Malvadi costruisce apparentemente un classico “caso” da Bar Lume ambientato nella primavera 2020 e sviluppato sull’asse Pineta-Calabria dove si ritrova “confinata” Alice, la vicequestora e fidanzata di Massimo.
L’intreccio narrativo si muove fluido sugli abituali schemi della saga alternando la parte investigativa a quella più da commedia in cui ascoltiamo i battibecchi verbali tra i vecchietti e Massimo.
Il Covid 19 impedisce al gruppo di riunirsi al bar e così le riunioni avvengono in streaming tramite la piattaforma Zoom facendoci rivivere i mesi più difficili della pandemia.
Un duplice omicidio di una coppia di ristoratori a distanza di poche ore avendo il figlio come unico indiziato sembra essere il “giusto tonico” per tenere arzilli e partecipativi i vecchietti distraendoli dai tragici bollettini della pandemia.
I vecchietti e Massimo inizieranno la loro consueta indagine parallela rivelandosi ancora una volta determinanti nella soluzione del caso.
Ma proprio quando tutto sembra risolto, ecco che Malvadi con maestria e malizia fa scoppiare la” bolla narrativa” abilmente costruita, a cui si era dato credito.
Il finale di “Bolle Di Sapone” non solo ribalta ogni giudizio, convinzione acquisita, ma soprattutto “obbliga” il lettore a rivalutare l’intero romanzo da una diversa quanto tenera prospettiva.
“Bolle di Sapone” è quindi in ultima analisi un inedito e riuscito manifesto sull’amicizia, sull’importanza di tenere impegnati i nostri anziani, risorsa insostituibile per Il Bar Lume, per la letteratura e financo per il nostro Paese.