147) Roma Gospel Voices per “Adotta un Anziano”

Ci sono modi diversi ed altrettanto piacevoli per vivere intensamente un sabato di giugno nella caldissima Roma
Uno di questi è  assistere e partecipare a un  concerto del Roma Gospel Voices di Nico Bucci, come ha fatto il sottoscritto ieri sera.

Nico Bucci e i suoi scatenati e bravi ragazzi si sono infatti ieri sera esibiti presso la Chiesa Battista Centocelle , sposando l’iniziativa “Adotta un Anziano” promossa dell’Istituto G. B Taylor(http://www.istitutotaylor.it/) , che dal 1950 si adopera per accogliere e prendersi cura nella sua confortevole struttura degli anziani del quartiere.
È stata una serata all’insegna della solidarietà e della bella ed intesa musica, che ha coinvolto ed allietato il numeroso e partecipato pubblico presente all’evento.

Ancora una volta Nico e i suoi ragazzi sono stati capaci di costruire un ponte emotivo con il pubblico, regalando vibranti e sincere emozioni, attraverso la magia unica del Gospel.
Stavolta invece d’annoiarvi con le nostre inutili parole, abbiamo scelto di dare spazio alle immagini e soprattutto alla musica, per farvi comprendere che cosa vi siete persi.
Cliccate qui per poter vedere le varie dirette facebook eseguite da Vittorio De Agrò  durante l’evento di ieri sera.

Nico Bucci e il Roma Gospel Voices si prendono ora una meritata vacanza, da settembre torneranno più carichi e battaglieri che mai.
Chi volesse decidere di far parte di questa allegra e” pazza” famiglia, può tranquillamente partecipare alle “Audizioni” di Settembre( per maggiori info consultate la loro pagina facebook https://www.facebook.com/romagospelvoices/).
Magari sarete tra i protagonisti dei diversi concerti che Nico e il Roma Gospel Voices terranno a dicembre.
Noi ci saremo comunque, voi?

146) Maria per Roma

Il biglietto da acquistare per “Maria per Roma” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Maria per Roma” è un film di Karen Di Porto. Con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Daniela Virgilio. Drammatico, 93’. Italia, 2016

Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera” cantava Lando Fiorini. “Roma ladrona”, urlava Umberto Bossi ai comizi di fine anni ‘80, quando la Lega Nord emergeva come il nuovo che avanza. “Roma, Mafia Capitale” si legge da mesi sui quotidiani. “Roma città eterna” ci insegna la storia.

Su Roma si è detto – e scritto – nel corso del tempo tutto e il contrario di tutto, e ciò nonostante è una città che entra nel cuore, che conquista. Sottoscritto, da sempre insofferente all’aria romana, a parte, la maggioranza delle persone prova per Roma sentimenti contrastanti, amore e odio.

Paolo Sorrentino si è aggiudicato un Oscar mostrando “La grande bellezza” fatta di luci e ombre della città eterna, al punto che quello di Jep Gambardella è ormai diventato uno stile da imitare.

Il direttore artistico della Festa del cinema di Roma Antonio Monda, sperando di bissare il successo dello scorso anno di “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, ha affidato ai suoi collaboratori la mission impossible di trovare una nuova pellicola rivelazione.

Il team della Festa credeva forse di aver completato con successo il compito, inserendo nella selezione ufficiale “Maria per Roma” di Karen Di Porto. Purtroppo la scelta si è invece rivelata poco felice, e la regista esordiente ha dovuto fare i conti con un carico di aspettative difficile da gestire anche per personaggi più scafati.

In scena la giornata tipo di Maria (Di Porto), donna confusa ma al contempo dinamica, che sogna di fare l’attrice e intanto lavora come keyholder per un’agenzia immobiliare. Come ha dichiarata la stessa regista in conferenza stampa, il film è in parte autobiografico. continua su

http://paroleacolori.com/maria-per-roma-road-movie-con-potenziale-ma-fiacco/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

145) Quando un padre

Il biglietto da acquistare per “Quando un padre” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Quando un padre” è un film di Mark Williams. Con Gerard Butler, Willem Dafoe, Gretchen Mol, Alison Brie, Alfred Molina. Drammatico, 108’. Canada, USA, 2016

Se chiedete a un uomo quali sono i suoi obiettivi nella vita, molto probabilmente vi risponderà avere una carriera soddisfacente, che gli permetta di provvedere alla propria famiglia.

Purtroppo, molto spesso, presi dal desiderio di successo, questi individui tendono a dimenticare che mogli e figli necessitano non solo di bene materiali ma anche e soprattutto di affetto, attenzioni e presenza.

Il protagonista di “Quando un padre” di Mark Williams, il cacciatore di teste Dane Jensen (Butler), ritiene che il modo migliore per prendersi cura della sua famiglia sia guadagnare più denaro possibile. Per questo si lancia anima e corpo nel lavoro, rinunciando alla sua etica in nome del guadagno economico e al tempo di qualità con la moglie Elise (Mol) e figli in nome di una carriera in ascesa.

A poco a poco Dane, che non è un cattivo padre né un cattivo marito, si allontana dai suoi cari e si dimostra incapace di instaurare una connessione emotiva con loro, fino a quando il figlio maggiore Ryan, di dieci anni, non si ammala gravemente. Il ribaltamento dei valori che ne consegue getterà Dane in una crisi profonda.

Il film è ideato e costruito sulla fisicità e presenza scenica di Gerard Butler, che si dimostra all’altezza del ruolo. continua su

http://paroleacolori.com/quando-un-padre-esordio-alla-regia-per-mark-williams/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano: Essere Melvin

 

144) Un appuntamento per la sposa

Il biglietto da acquistare per “Un appuntamento per la sposa” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Rama Burshtein. Con Noa Koler, Amos Tamam, Oz Zehavi, Oded Leopold, Jonathan Rozen. Commedia, 110’. Israele 2016.

Decidere di legarsi per la vita a una persona, sposandola davanti a Dio, sarà anche diventato un vero e proprio atto di fede, ma quale donna, una volta deciso di fare il grande passo, sarebbe in grado di reagire positivamente, se il promesso sposo le rivelasse di non amarla più?

Nessuna, forse, eccezione fatta per Michal (Koler), la protagonista di “Un appuntamento per la sposa” di Rama Burshtein, una favola moderna folle, tenera e romantica.

La donna, un’ebrea ortodossa sulla trentina, lasciata dal fidanzato a tre settimane dalla cerimonia, invece di annullare tutto decide di trovare un uomo da sposare in 22 giorni. “Ho la sala, l’abito, la data e 200 invitati – afferma – non sarà difficile trovare marito”.

Inizia così la ricerca del partner ideale, attraverso una serie di incontri fortuiti e appuntamenti combinati. Perché Michal non vuole più accontentarsi, vuole amare ed essere amata. È stanca di sentirsi diversa, desidera essere moglie, madre, completa.

Attenzione a considerarla un’antitesi del femminismo: la protagonista ha un lavoro e una casa, ma nella sua scala dei valori ha deciso di mettere la famiglia al primo posto.

Nella sua ricerca, Michal incontra una serie di ipotetici uomini da sposare: la rock star Yos (Zehavi), il professor Assaf, e Shimi (Tamam), proprietario della location del matrimonio.

Lo spettatore assiste con divertimento a questo originale casting matrimoniale, facendo naturalmente il tifo per un lieto fine. Ma la protagonista imparerà che la fede in Dio non sempre è sufficiente, per realizzare i proprio sogni. continua su

http://paroleacolori.com/un-appuntamento-per-la-sposa-tutto-pronto-manca-solo-il-marito/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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143) La Mummia

Il biglietto da acquistare per “La Mummia” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Alex Kurtzman. Con Sofia Boutella, Tom Cruise, Annabelle Wallis, Russell Crowe, Jake Johnson. Azione, 107’. USA 2017

Eccomi a scrivere la recensione dell’atteso reboot “La Mummia” di Alex Kurtzman, che segna un nuovo tentativo della Universal – dopo il fiasco di “Dracula Untold” – di lanciare il suo Dark Universe e sfidare il predominio Marvel e DC in fatto di super-eroi e affini.

La principessa egizia Ahmanet (Boutella) è una ragazza con le idee chiare. Pur di diventare il primo faraone donna della storia non esita a stringere un patto con il Dio Set, impegnandosi a riportarlo sulla Terra, e a uccidere nel sonno il padre, la matrigna e il fratellastro. Fermata prima di riuscire a compiere il rituale, viene punita con la mummificazione e la dannazione eterna.

Nel presente, la grotta in Mesopotamia dove si trova il sarcofago della principessa viene riportato alla luce da Nick Morton (Cruise), un mercenario che collabora con l’esercito, dall’amico Chris e dall’archeologa Jenny Halsey (Wallis). I tre riescono a portare il prezioso reperto sul loro aereo, ma i poteri di Ahmanet, ridestata dal suo sonno millenario, li fanno precipitare su una chiesa in Inghilterra.

Nick dovrebbe essere morto, ma si risveglia invece senza un graffio e con forti allucinazioni che lo attraggono irresistibilmente verso il sarcofago.

Il film, in questa nuova versione rivista al femminile, non mi è dispiaciuto, si lascia guardare piuttosto bene. Certo qualche taglio sarebbe stato auspicabile, e in alcuni momenti sembra di avere davanti più una puntata di “The walking dead” – con zombie e crociati tornati in vita, pronti a invadere le strade e la metropolitana di Londra.

Russell Crowe sfoggia con eleganza e stile pancia e doppio mento, e la sua recitazione, basata sulla fisicità e sulla presenza scenica, è d’impatto. Nel duplice ruolo di Dr. Jekyll/ Mr. hyde l’attore risulta divertente e al contempo sadico.

Che dire di Tom Cruise e della sua interpretazione, probabilmente il punto che più vi interessa di questo mio articolo. Ebbene anche a distanza di ore dalla fine della proiezione stampa, sono preda di una forte attacco di disistima. Per me stesso.

Cruise è uguale a se stesso, immutabile nonostante il tempo che passa: bello, magro, tonico, sorridente, atletico. Ha ancora quel sorriso ipnotico capace di sedurre qualsiasi donna, da trent’anni a questa parte. continua su

http://paroleacolori.com/la-mummia-tom-cruise-nel-remake-in-chiave-gotica-del-celebre-film/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

142) Sieranevada

Gentile Thierry Frémaux, direttore artistico del Festival di Cannes, e spettabile Commissione selezionatrice dei film in concorso,

ho deciso di scriverVi questa lettera aperta spinto da un forte sentimento d’amore per il cinema e dal rispetto che nutro per le vostre persone.

Siete stati molti cortesi ad accogliermi in questo importante Festival, dandomi la possibilità di confrontarmi con i colleghi giornalisti di tutto il mondo. Essere a Cannes è un’esperienza davvero straordinaria, unica, che porterò sempre nel cuore e, perché no, mi auguro di ripetere anche i prossimi anni.

So bene che siete dei fini conoscitori del mondo cinematografico e sicuramente non avrete bisogno di consigli in materia. E ciò nonostante mi permetto di scrivervi, per esprimere un punto di vista.

Sicuramente conoscerete la saga del ragionier Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio. Senza tirarla troppo per le lunghe, in un episodio della serie Fantozzi diventa critico cinematografico e per giudicare il celebre film “La corazza Potëmikn” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn usa una frase che noi italiani abbiamo poi fatto nostra, eleggendola a modo di dire: “È una cagata pazzesca”.

Ebbene, gentili Signori, questa frase mi sta risuonando nella mente dopo aver visto, in rapida successione, “Sieranevada” di Cristi Puiu, “The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn e “The Last Face” di Sean Penn. Sono tre film da voi ritenuti validi, meritevoli di partecipare al concorso. E questa scelta mi spinge a farvi delle domande.

La prima domanda: ma i film in questione li avete visti, dall’inizio alla fine, prima di selezionarli, oppure vi siete addormentati anche prima di metà? Siate onesti, perché se anche la risposta fosse la seconda non ci sarebbe niente di male – dal momento che sono stati tanti i colleghi, in sala, a cadere in un sonno profondo.

Secondo quesito: perché avete ritenuto che osservare la vita di una famiglia rumena per un’intera giornata, all’interno di un appartamento, potesse essere interessante? Quando ritmo e pathos narrativo sono pari a zero è difficile che qualcos’altro possa salvare un film. “Sieranevada” è stato sì applaudita dalla critica, ma ritenete che lo spettatore medio avrà la pazienza di sorbirsi quasi tre ore di quotidianità, se ha deciso di pagare per evadere per un po’ dalla sua? continua su

http://paroleacolori.com/festival-del-cinema-di-cannes-quando-i-film-in-concorso-sono-una-delusione/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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141) Viaggiare in giallo ( Gimenez -Bartlett, Malvadi, Manzini, Recami, Robecchi, Savattieri)

“Viaggiare in giallo” è una raccolta di racconti scritta da Gimenez-Barlett, Malvaldi, Manzini, Recami, Robecchi, Savatteri, pubblicata da Sellerio nel maggio 2017.
Viaggiare è, probabilmente, uno dei modi più belli ed incisivi per poter allargare i propri orizzonti culturali, emotivi e d’accumulare esperienza e ricordi.
C’è chi invece , come il sottoscritto, pigro ed indolente senza sé e ma, che ritiene il viaggiare una noia oltre che una pratica anche ad alto rischio, visti i tempi tragici che stiamo vivendo.
Sono due modi diametralmente opposti e differenti di pensare e d’affrontare la vita.
La cara Sellerio, sempre pronta e sensibile alla pace, quanto meno letteraria, tra i suoi lettori, decide con questa nuova raccolta di racconti di mostrare come un viaggio possa essere lo spunto drammaturgico ideale per alcuni dei suoi talentuosi autori nello scrivere dei racconti capaci di divertire, emozionare e coinvolgere il lettore, pur rimanendo seduto comodamente sul divano di casa.
Sorridiamo amaramente con Rocco Schiavone, nel racconto “Senza fermate Intermedie” di Manzini, dove il nostro amato e scorbutico vicequestore pur di fuggire da un noiooa impegno ufficiale ad Aosta, preferisce prendere un treno per partecipare a una riunione di condominio a Roma.
Peccato che durante il viaggio, una donna muoia d’infarto, dopo aver scoperto il furto di un prezioso gioiello.
Manzini riscrive, con ironia e creatività, la propria versione del romanzo cult” Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie, in cui Schiavone si rivela essere un Poirot in salsa romana altrettanto esilarante ed efficace.
Ci commoviamo leggendo “Il Testimone” di Francesco Recami, il quale trova con abilità e sensibilità la capacità di unire l’ingenuità e candore di Carlo, bambino alla scoperta dei treni ad alta velocità e dei traghetti alla tragicomica condizione del buon Consonni di dover fingere morto per nascondersi al mondo, perché prezioso testimone oculare della polizia in un processo sulla criminalità organizzata.
Con i racconti di Marco Malvadi (in crociera con il cinghiale) e di Gaetano Savattieri (La Segreta Alchimia), si ha la divertente ed originale conferma, che anche in vacanza il crimine è pronto a colpire, rovinando qualsiasi sogno di relax e svago.
Infine Alessandro Robecchi(Killer) e Alicia Gimenez Barlet (un vero e proprio viaggio) con i loro due racconti ci mostrano come il sentimento amoroso sia esso passionale o quello di genitore per un figlio possono avere dei risvolti negativi ed avere delle conseguenze imbarazzanti o addirittura tragiche.
“Viaggiare in giallo” è una raccolta di racconti che si conferma una lettura piacevole, fresca e stimolante nella tradizione di genere della Sellerio.
I sei racconti sono ben scritti, lineari, garbati ed ironici che si lasciano leggere in poche ore, riuscendo a trasmettere anche al lettore più risolutamente pantofolaio, almeno in parte la voglia di viaggiare con almeno uno dei protagonisti di queste spassose storie.

140) Quello che so di Lei

Il biglietto d’acquistare per “Quello che so di lei” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di Martin Provost. Con Catherine Deneuve, Catherine Frot, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot, Pauline Etienne, Marie Gili-Pierre. Drammatico, 117′. Francia, 2017

Si dice che non possa esistere un vero e sincero rapporto d’amicizia tra due donne, che qualche motivo di rivalità le dividerà sempre.

Claire (Frot) è un’ostetrica molto dotata, con un vero talento naturale nell’aiutare i bambini a venire al mondo. La sua è una missione, più che un lavoro.

I suoi modi delicati, il suo senso etico e di responsabilità risultano però poco compatibili con i cambiamenti a cui sta andando incontro la sua professione, tanto che la donna è tentata di rifiutare un’allettante offerta di lavoro in una struttura ospedaliera all’avanguardia

Un giorno riceve una strana telefonata, e una voce riemerge dal passato. Si tratta di Béatrice (Deneuve), la stravagante e frivola amante del suo compianto padre, che ha notizie importanti da darle e vuole rivederla, trent’anni dopo essere scomparsa nel nulla all’improvviso.

Le due sono agli antipodi: Claire è coscienziosa e salutista, Béatrice è uno spirito libero, che ama godersi la vita. E ciò nonostante, superata l’iniziale diffidenza, impareranno ad accettarsi e costruiranno un legame amicale sincero e profondo.

Martin Provost ha scritto una sceneggiatura semplice, lineare, magari persino un po’ povera sul piano drammaturgico, ma che risulta comunque intensa e coinvolgente.

È la storia di un’amicizia sbocciata tardi tra due persone dal carattere e dallo stile di vita opposti, unite solo dal ricordo e dall’amore per un uomo. Ma come spesso accade, l’affetto e la simpatia non hanno bisogno di tempo per attecchire tra due individui. continua su

http://paroleacolori.com/quello-che-so-di-lei-una-storia-amicizia-al-femminile/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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139) La mia vita non proprio perfetta (Sophie Kinsella)

“La mia vita non proprio perfetta” è un romanzo di Sophie Kinsella, pubblicato in Italia a febbraio 2017 da Mondadori Editore.

“Essere o non essere?” è questo il dilemma si chiedeva angosciato e preoccupato il principe Amleto, dovendo scegliere quale destino abbracciare.
Chissà che cosa direbbe oggi il principe di Danimarca, se avesse un account Instagram, magari “Postare o non Postare?” Apparire o non Apparire”.
Eh già, siamo diventati tutti amletici con la nascita dei social network, c’è chi ne ha fatto una professione lucrosa far diventare il proprio profilo, una vetrina di pubblicità, di comunicazione oltre che di conclamata e discutibile forma di narcisismo live.
Conta più mettere una foto su Instagram per mostrare la propria partecipazione più o meno mondano, che il tuo vero e reale valore.
È ormai Instagram a stabilire il parametro se la tua vita sia perfetta e soprattutto in quale misura.
Sophie Kinsella ha deciso con il suo nuovo romanzo, pur usando il suo tradizionale, piacevole e garbato stile di narrazione, di raccontare quanto possa essere effimero e vuota un’esistenza di una persona, se è valutata dal numero di commenti e follower che ottenga sui propri profili social.
Conosciamo così Katie Brenner, protagonista della nostra storia, una simpatica e solare ragazza di campagna di ventisei anni, il cui sogno è diventare una londinese con la L maiuscola. Adora la vita della grande metropoli scintillante, ma il punto è che non se la può permettere. Come tante persone della sua età fa fatica ad arrivare alla fine del mese, anzi della settimana, tra stage mal pagati e lavori a termine è sempre a corto di soldi, vive in uno spazio minuscolo in coabitazione con altri ragazzi con cui non va esattamente d’accordo, si veste solo con abiti presi al mercato, mangia come un uccellino, ma nonostante tutto ciò resiste. Katie fa credere a tutti di avere una vita fantastica postando su Instagram foto patinate e modaiole, ma la verità è tristemente un’altra. Al punto che in ufficio si fa chiamare Cat, perché fa più londinese chic.
Cat vorrebbe essere come Demeter, la sua responsabile nella famosa agenzia di marketing in cui ora lavora, una quarantenne realizzata nella professione e nella vita, piena di glamour, sicura di sé e molto egocentrica.
Cat sogna d’avere l’opportunità di dimostrare il proprio valore al suo capo, ma i suoi sogni lavorativi sono infranti, quando è brutalmente licenziata dalla stessa Demeter. Costringendola, per motivi economici, a ritornare dal padre e dalla sua compagna nel Somerset, anche con il cuore a pezzi, dopo essersi illusa di poter iniziare una storia romantica con il fascinoso e creativo Alex Astalis, nonché figlio di Aaron, proprietario dell’agenzia in cui ha lavorato fino a poco fa.
Cat è costretta a tornare ad essere Katie, e non volendo far preoccupare suo padre, gli racconta d’essere in un “periodo sabbatico” piuttosto che disoccupata e disperata.
Katie così accetta d’ “aiutare” il padre nella trasformazione della fattoria di famiglia, in un elegante e ricercato agriturismo, diventato in breve tempo, popolare e richiesto dai clienti più facoltosi, tra cui pure da Demeter in vacanza con la propria famiglia, in apparenza, bella e perfetta.
Per Katie si rivela il modo per vendicarsi dell’ingiusto licenziamento, sottoponendo Demeter a una serie d’umilianti prove spacciandole per raffinate e uniche attrazioni dell’agriturismo.
Ma si sa la vendetta per quanto bella e desiderata, non rende davvero felice.
Katie osservando e conoscendo meglio Demeter, si rende conto quanto dietro l’immagine della manager egocentrica e vanesia, si nasconda una donna fragile, una madre imperfetta e una moglie con un matrimonio a un passo dalla crisi. Trovando con il suo ex capo molte affinità emotive e personali, al punto da far nascere un’amicizia inaspettata e solidale quando Demeter, a causa di un complotto misterioso, è a rischio licenziamento.
“La mia vita non propria perfetta” è un romanzo che avrebbe avuto le potenzialità per essere un testo più incisivo e graffiante di quanto si sia poi rivelato nella lettura.
Sophie Kinsella, forse per timore di deludere il proprio zoccolo duro di lettrici, non affonda i colpi, come ci saremmo augurati, finendo per costruire una commedia a metà strada tra il romance e critica sul mondo dell’apparenza, senza essere però coinvolgente e convincente in nessuno dei due aspetti.
La parte romance caratterizzata dalla storia d’amore tra Katie ed Alex risulta forzata, prevedibile, scialba e senza alcun pathos emotivo.
Siamo amareggiati, in quanto fan da sempre della scrittrice inglese, dover scrivere che questa ultima fatica letteraria rappresenta uno dei suoi lavori meno riusciti e convincenti sotto ogni punta di vista.
Cara Sophie, tu rimani per noi un’autrice da leggere ed ammirare, ma stavolta non sei neanche lontana da una misera sufficienza. Rinviata a settembre.

138) Baywatch

Il biglietto da acquistare per “Baywatch” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Seth Gordon. Con Dwayne Johnson, Zac Efron, Alexandra Daddario, Priyanka Chopra, Hannibal Buress. Commedia, 116. USA, 2017

Avviso ai teledipendenti che non hanno perso una puntata del telefilm “Baywatch”, sognando magari di essere salvati da Pamela Anderson e compagni bagnini: evitate questa versione cinematografica, se quello che cercate è un revival del passato. Rischiate solo di affogare nella delusione.

Sì perché il film di Seth Gordon avrà anche l’ardire di riproporne il titolo, ma con l’acclamata serie non ha davvero nulla a cui spartire. Semmai è la sua triste e a tratti imbarazzante parodia.

La pellicola, dove David Hasselhoff e Pamela Anderson appaiono in due brevi ma applauditissimi cammei, ripropone corse al ralenti sulla spiaggia, salvagenti rossi e salvataggi a cavallo di moto d’acqua.

Il caposquadra Mitch Buchannon (Johnson) addestra le giovani reclute, tra cui il nuotatore olimpionico, caduto in disgrazia e vanesio, Matt Brody (Efron) e la razionale Summer Quinn (Daddario).

Buchannon trascina gli aspiranti bagnini in una lunga serie di folli indagini, che alla fine portano a Victoria Leeds (Chopra), proprietaria dell’esclusivo Huntley Club, sospettata di usare la sua attività come copertura per traffici di droga e omicidi. Tra gag e omaggi alla serie originale, i Baywatch si preparano al salvataggio più impegnativo della loro carriera.

Sebbene la sinossi e soprattutto i demenziali trailer rilasciati nel mese di maggio facessero presagire a che cosa saremmo andati incontro, la visione dell’intera pellicola supera ogni più terrea previsione.

Dispiace davvero che i produttori abbiano voluto infangare il ricordo e l’immagine di un programma televisivo che, sebbene non avesse mai avuto grandi pretese autoriali, aveva comunque costruito negli anni una sua identità e dignità. continua su

http://paroleacolori.com/baywatch-un-film-avvilente-a-malapena-parodia-della-serie-originale/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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