1)“Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” ( Benjamin Stevenson)

“Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” è un romanzo scritto da  Benjamin Stevenson e pubblicato da Feltrinelli in Italia  l’undici ottobre 2022

Sinossi:

A Ernie Cunningham le riunioni di famiglia non sono mai piaciute. Di sicuro c’entra il fatto che tre anni prima ha visto suo fratello Michael sparare a un uomo e lo ha denunciato, un oltraggio che non gli è ancora stato perdonato. Perché i Cunningham non sono una famiglia come le altre. C’è solo una cosa che li unisce: hanno tutti ucciso qualcuno. Ora hanno deciso di ritrovarsi per un’occasione speciale: trascorreranno un fine settimana in un resort di montagna per festeggiare l’uscita di prigione di Michael. Ma i Cunningham non sono tipi da stare in pantofole davanti al caminetto. Il giorno dell’arrivo di Michael, viene trovato il cadavere di un uomo. Ha le vie respiratorie ostruite dalla cenere, come se fosse morto in un incendio, ma non ha ustioni sul corpo. Mentre una bufera si abbatte sul resort isolandolo e la polizia brancola nel buio, spetterà a Ern capire se il colpevole è uno dei suoi familiari, prima che vengano uccisi tutti.

Recensione:

Quando ho deciso di trasformare questo piccolo blog, nello spazio in cui condividere con voi anche le mie letture , lanciandomi in personali e soggettive recensione sui testi,  ero consapevole del concreto rischio di scambiare un testo orribile e stroncato dalla critica per un capolavoro e viceversa.

Cosa puntualmente accaduta

Altresì ero consapevole di dover spesso ammettere  la mia incapacità nel comprendere le idee,  cogliere le intenzioni dello scrittore di turno magari celebrato dai lettori con tutte le stelline possibili.

Idem.

Recensire un romanzo ed in più generale un testo letterario è un lavoro complesso, difficile, duro. Per farlo ci vuole competenza, conoscenza e tanto studio.

Il sottoscritto non possiede nessuna di queste doti e come ben sapete  scrive “di pancia” sperando nella vostra clemenza e pazienza.

Numerose volte in questi intesi dieci  anni mi è capitato di sintetizzare  la perplessità su quanto letto con un conciso e secco : mah!

Ma fino ad oggi mai il mio personale e modesto boh si è manifestato con il primo romanzo dell’anno oltretutto un gradito regalo di Natale.

Ma non potrei spiegare con altre espressioni/parole diversamente dal mio mah il  giudizio su “ Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno”.

Non conoscevo lo scrittore Benjamin Stevenson   prima di leggere il suo ultimo romanzo.

E’  stata sì un lettura veloce, leggera, lineare, semplice,  condita in alcuni passaggi di una buona ironia ed in altri da una efficace incisività narrativa, ma non bastevoli per far scattare al lettore “la sindrome da déjà-vu”.

Benjamin Stevenson ha scritto un thriller  di stampo familiare  puntando sull’isolamento dei personaggi dal resto del mondo  e con il crescente sospetto che l’assassino fosse uno dei suoi affetti.

Stevenson ha attinto a piene mani ai testi di Agata Christie e Simeon , sforzandosi in modo lodevole di applicare lo schema narrativo alla gelida Australia.

La stessa tecnica autoriale di rivolgersi direttamente al lettore, rompendo la quarta parete è qualcosa già vista e letta al cinema ed in letteratura.

L’intreccio non decolla realmente mai nonostante una serie importante di omicidi e colpi di scena soprattutto nel finale.

Il titolo del romanzo è sicuramente la cosa più bella ed accattivante di un romanzo che sicuramente amerete come il resto del web.

Ma il mio 2023 letterario inizia con un grande e sconsolato :  Mah!

8) L’Innocente

“L’Innocente” è un film di Louis Garrel. Con Louis Garrel, Anouk Grinberg, Noémie Merlant, Roschdy Zem, Manda Touré. Commedia, 99′. Francia 2022

Sinossi:

In quel di Lione, Abel lavora come guida in un acquario e non si è ancora ripreso dalla prematura scomparsa della moglie. Anche la madre Sylvie gli dà pensiero, visto che continua a sposare detenuti in serie. L’ultimo della lista è l’ex-rapinatore Michel, il quale appena uscito di prigione apre un negozio di fiori assieme alla donna. Abel, però, è convinto che ci sia sotto qualcosa di losco. Preoccupato per la madre, si mette a pedinarlo coinvolgendo un’amica, Clémence.

Recensione:

La mamma è sempre la mamma. Per quanto il rapporto con colei che ci ha messo al mondo possa essere conflittuale o difficile, è molto difficile per un figlio, specie se maschio, non nutrire verso di lei un forte senso di attaccamento. E ritenere ogni altro uomo non alla sua altezza… 

Il quarto film da regista di Louis Garrel, “L’innocent”, presentato fuori concorso a Cannes 2022, è stato pensato e scritto seguendo un doppio binario: affettivo ed esistenziale. Da un lato c’è la declinazione del rapporto madre-figlio, dall’altro una riflessione sulle seconde possibilità. continua su

7) Le vele scarlatte

Le Vele Scarlatte è un film di Pietro Marcello. Con Juliette Jouan, Raphaël Thierry, Noémie Lvovsky, Louis Garrel, Yolande Moreau. Drammatico, 100′. Francia, Italia 2022

Sinossi:

Il soldato Raphael torna dalla Grande guerra al suo villaggio normanno, identificandosi come “l’uomo di Marie”. Marie non c’è più, ma c’è una bambina di cui Raphael ignorava l’esistenza: è sua figlia Juliette, che diventerà la sua ragione di vita. Per lei l’uomo ricomincerà a fare il falegname, dimostrandosi l’artigiano migliore della zona e un eccellente intagliatore. Ad aiutarlo c’è Madame Adeline, una vedova di buon cuore che accoglie entrambi nella sua fattoria. Ma Raphael, Juliette e Madame Adeline non sono ben visti nel villaggio, che considera l’uomo colpevole di omissione di soccorso, e le donne due streghe – come ogni “femmina non addomesticata”. Il loro è tuttavia un percorso di speranza, in attesa del passaggio delle vele scarlatte pronosticato a Juliette dalla maga del paese.

Recensione :

Pronti via, e la mia amata sezione Quinzaine decide di crearmi più di un problema, aprendo il suo programma con il nuovo film di Pietro Marcello, “Le vele scarlatte” (L’Envol), un racconto intenso e malinconico.

La piccola Giuliette, rimasta orfana di madre, viene allevata prima dalla nonna e dopo dal padre Raphael, tornato indenne dalla Grande guerra. Nella Francia povera e contadina delle piccole comunità, dominano i pregiudizi e il maschilismo.

Raphael è un omone imponente, schivo e silenzioso; un abile falegname capace di costruire di tutto con le sue grosse mani. Di Marie, la madre di Giuliette, non sappiamo niente, ma si percepisce il legame che univa i due. continua su

6) Grazie Ragazzi

“Grazie Ragazzi” è un film di Riccardo Milani. Con Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Giacomo Ferrara, Giorgio Montanini. Commedia, 117′. Italia 2023

Sinossi:

Antonio Cerami è un attore di teatro che da tre anni non calca il palcoscenico, vive da solo in un appartamento a Ciampino dove sente il passaggio di ogni aereo e doppia film porno per arrivare a fine mese. Il suo amico Michele, che ha un lavoro stabile presso un piccolo teatro romano, gli trova un incarico insolito: sei giorni di lezioni di recitazione presso un carcere di Velletri allo scopo di far mettere in scena ai detenuti una serie di favole. È un progetto finanziato dal Ministero cui la direttrice del carcere, Laura, ha acconsentito senza troppo entusiasmo, ma ad entusiasmarsi sarà Antonio, che deciderà di mettere in scena presso il teatro di Michele un progetto più grande: “Aspettando Godot” di Samuel Beckett. Così Mignolo dalla moglie focosa, Aziz nato a Tripoli e arrivato in Italia col gommone, Damiano il balbuziente, Diego il boss e Radu l’addetto alle pulizie rumeno lavoreranno per interpretare un testo complesso e impegnativo, con risultati tutti da scoprire.

Recensione:

Ciclicamente, in Italia, torna alla ribalta il dibattito sul problema delle carceri, che divide politici e opinione pubblica in due fazioni contrapposte. La prima è per la tolleranza zero, soprattutto in materia di reati di sangue e di mafia. La seconda per le pene alternative e per una riforma del sistema carcerario, ormai vetusto.

Se tutti sono d’accordo nel riconoscere il problema del sovraffollamento delle carceri, che non riescono più a portare avanti la duplice funzione punitiva e riabilitativa dell’individuo, le soluzioni credibili per risolverlo latitano.

Negli anni il cinema italiano ha cercato di raccontare, con alterne fortune, la prigione, soffermandosi per la maggior parte sull’aspetto detentivo. Riccardo Milani e Gabriele Astori, invece, hanno voluto parlare dell’altra faccia della medaglia, riadattando il film francese “Un triomphe” di Emmanuel Courcol. continua su

5)Aftersun

Il biglietto d’acquistare per “Aftersun” è : Di pomeriggio (Con riserva)

“Aftersun” è un film del 2022 diretto da Charlotte Wells, con : Paul Mescal, Francesca Corio, Celia Rowlson Hall.

Sinossi:

Sophie ripensa ai momenti di gioia condivisa e all’intima nostalgia delle vacanze trascorse con suo padre vent’anni prima. I ricordi, reali e immaginari, riempiono gli spazi tra le registrazioni. La ragazza cerca di riconciliare la sua memoria del padre con l’uomo che non ha mai conosciuto.

Recensione:

Il rapporto tra un padre ed una figlia è quasi sempre speciale, unico, fondato sull’amore reciproco.

Una figlia vede nella figura paterna l’uomo  forte ed invincibile.

Invece il padre vedrà la propria figlia  come fosse una bambina sempre da proteggere  da tutto e tutti.

Un rapporto , un legame che non cambia , semmai si adatta alle differenti età di  un padre con un figlio.

Nel caso di Calum e Sophie, la differenza è cosi stretta, lui 31 e lei 11, che potremmo essere scambiati per fratello e sorella in vacanza.

Invece Calum è un padre single divorziato che si deve occupare della figlia durante il suo periodo estivo.

Nonostante il divorzio, Calum ha buon rapporto con l’ex moglie che ogni volta che la chiama la saluta con “ti voglio bene”

“Aftersun” ci racconta la vacanza spensierata, gioiosa vissuta dai due in Turchia.

Calum è un padre affettuoso, presente, scrupoloso  nel non far mancare nulla alla figlia.

 Dall’altra Sophie sta vivendo il passaggio dal pre all’adolescenza , iniziando cosi ad avere qualche interesse o se preferite  curiosità per i ragazzi.

Ma suo padre Calulm resta  ancora il punto di riferimento, la figura maschile più importante.

Lo spettatore osserva i dialoghi, le passeggiate, le esperienze fatte e riprese dalla stessa coppia con la telecamera.

Una vacanza dal sapore antico emerge da queste registrazioni, ma trasmettendo una forza nuova, avvolgente, quanto tenera.

Paul Mescal e Francesca Corio formano una coppia perfetta nei rispettivi ruoli, dimostrando alchimia umana ed artistica sulla scena ed una complementarietà attoriale.

Non vediamo più  Paul e Francesca, bensì i loro personaggi prendono vita, profondità trasmettendo simpatia, tenerezza empatia.

Paul amante delle arti marziali, della danza e di una professionalità non ancora trovata che lo rende inquieto.

Sophie si sente protetta ed amata da un padre magari non perfetto, ma mai assente.

Quella raccontata da immagini e ricordi  fu una vacanza per  Sophie

La Sophie d’oggi trentenne  ora madre , lo ricorda con nostalgia ed affetto.

“Aftersun”è un film semplice, lineare, ma allo stesso tempo delicato, potente  che strappa più di una lacrima e sorriso allo spettatore.

4) Un Vizio di Famiglia

Il biglietto d’acquistare per “Un vizio di Famiglia” è : Omaggio

“Un Vizio di Famiglia” è un film del 2022 scritto e diretto da       Sébastien Marnier , con :

Attore e     Ruolo

Laure Calamy  Stéphane

Suzanne Clément la detenuta

Doria Tillier     George

Jacques Weber     Serge

Dominique Blanc  Louise

Naidra Ayadi   Leila

Céleste Brunnquell     Jeanne

Véronique Ruggia Saura   Agnès

Sinossi:

Un vizio di Famiglia, film diretto da Sébastien Marnier, racconta la storia di Stéphane, una donna umile e modesta, senza alcuna pretesa, che lavora come operaia. Un giorno senza nessun preavviso nella sua vita irrompe il padre, una figura che la donna non hai mai conosciuto, nonché un uomo molto ricco che vive nella sua grande villa insieme a quattro donne. Quest’ultime si sentono infastidite dalla presenza di Stéphane in casa, motivo per cui cercano di metterla in ogni modo a disagio.

Pur di essere accettata, Stéphane prova a fare una bella impressione a quella che è la sua nuova famiglia, inventando e raccontando bugie sulla sua vita, che in breve tempo da strumento di difesa diverranno causa di gelosia e amarezza. È così che all’interno della villa inizierà a diffondersi un male, che andrà a insidiarsi nelle basi della famiglia, pronto a farle vacillare..

Recensione:

Quanto è importante , vitale per chiunque di noi  sentirsi amati, accettati ?

La famiglia  rappresenta un’ istituzione opprimente o  possiamo ancora vederla, sentirla come un luogo  sicuro?

Esistono ancora delle famiglie  felici o proprio all’interno del nucleo familiare si sviluppano gli istinti più oscuri e feroci dell’uomo?

Ogni famiglia ha la propria storia, segreti e scheletri dell’armadio che possono sconvolgere lo status quo:  come ad esempio l’arrivo di figlia illegittima quanto desiderosa di ottenere un po’ d’affetto paterno.

“Un vizio di famiglia” presentato in anteprima alla 79 Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti Extra , lo potremmo definire  come l’ arzigogolato tentativo creativo di mescolare il genere noir con il dramma familiare  cercando d’imitare i toni e soprattutto lo stile unico  di Alfred Hitchock nel  raggiungere il climax facendo sobbalzare ed inquietare lo spettatore.

“L’origine del male”  si rivela essere una sorta di “fritto  misto” drammaturgico  in cui l’intreccio cambia con troppa facilità  pelle, identità e genere con il solo scopo di sorprendere, ma finendo così per  rendere la visione dispersiva, lunga e cervellotica.

Lo spettatore fatica nel trovare il giusto mood psicologico per approcciarsi ad una visione disturbante, cupa e cinica sulla famiglia.

Chi è davvero Stephanie? La donna è una novella Cenerentola oppure è un abile manipolatrice?

Laure Calamy sfodera una performance davvero sontuosa, ardita, ricca di sfumature e contraddizioni psicologiche con l’obiettivo  parzialmente riuscito di rendere impossibile allo spettatore di capire la vera natura del suo personaggio.

Ma nonostante i talenti attoriali della Calamy e della bella Dorian Teller, insolitamente quanto efficacemente  sotto tono, la storia sbanda continuamente come se il regista non avesse chiaro  con quale taglio indirizzarla e soprattutto chiuderla ( c’erano almeno 3 finali più che plausibili, rispetto a quello scelto decisamente grottesco e stridente con quanto visto per quasi due ore.

“Un vizio di famiglia” è costruito come fosse un gioco di specchi in cui il ruolo di vittima e carnefice si scambiano e confondono  tra i personaggi di una famiglia in cui l’odio ed il sospetto reciproco rappresenta l’unico collante possibile.

“Un vizio di Famiglia” avrebbe voluto raccontarci, mostrarci e soprattutto trasmettere tramite i diversi personaggi come l’assenza o meno di una famiglia nella vita di una persona possa essere decisivo spesso in negativo.

Ma questo affresco familiare voluto da Sébastien Marnier e presentato qui in Laguna, appare decisamente forzato e sprezzante  sull’idea famiglia senza possedere però la forza  destabilizzante che ebbe all’epoca il film danese “Festen”.

In conclusione possiamo affermare che sono proprio le persone più  instabili a sentire bisogno di una famiglia anche a costo di compiere atti truffaldini ed impensabili pur di farne parte.

3)M3GAN

Il biglietto d’acquistare per “M3GAN” è :  Di pomeriggio

“M3GAN” è un film del 2023 diretto da Gerard Johnstone, scritto da Akela Cooper, James Wan, con : Allison Williams, Violet McGraw, Jenna Davis, Ronny Chieng, Brian Jordan Alvarez, Jen Van Epps, Lori Dungey, Stephane Garneau-Monten.

Sinossi:

M3GAN, il film diretto da Gerard Johnstone, vede protagonista una meraviglia di intelligenza artificiale, una bambola a grandezza naturale programmata per essere la più grande compagna dei bambini e la più grande alleata dei genitori. Progettata da Gemma (Allison Williams), brillante robotica di un’azienda di giocattoli, M3GAN è in grado di ascoltare, guardare e imparare, diventando amica e insegnante, compagna di giochi e protettrice del bambino a cui è legata.

Quando Gemma diventa improvvisamente la tutrice della nipote orfana di 8 anni, Cady (Violet McGraw), è insicura e impreparata a diventare genitore. Sottoposta a forti pressioni sul lavoro, Gemma decide di abbinare il suo prototipo M3GAN con Cady nel tentativo di risolvere entrambi i problemi: una decisione che avrà conseguenze inimmaginabili.

Recensione:

Le differenti indagini di mercato concordano su un punto: i giochi dei bambini /preadolescenti rimangono un business strategico da conquistare per le aziende del divertimento

Ogni anno  viene presentato un giocattolo /bambola/videogioco più tecnologica e stupefacente quanto costosa per le tasche del povero genitore. Con quest’ultimo  disposto a tutto pur di vedere felice il proprio piccolo.

Altresì la tecnologia ed in particolare la robotica  ha compiuto passi impensabili fino a pochi decenni fa.

Un robot simile all’uomo è ancora un utopia pericolosa o siamo vicini a questo scenario?

Un robot può avere un anima , una personalità o peggio ancora può ribellarsi al proprio creatore?

Tutte queste tematiche economiche, genitoriali e spunti filosofici rappresentano il plot narrativo di M3GAN, che  vedremo dal 3 gennaio nelle nostre sale.

“M3GAN” di Gerard Johnstone  potremmo definirla  come la sintesi moderna di alcuni  tra i più celebri personaggi letterari e cinematografici  : da Frankenstein passando per Chucky : la bambola assassina alla macchina infernale fino ad arrivare ai giorni nostri con la brutta saga di Annabelle.

“M3GAN” è un robot bambina creata dalla geniale programmatrice Gemma, che si ritrova tragicamente quanto improvvisamente a doversi occupare di sua nipote, dopo la morte dei genitori.

Gemma non ha alcuna propensione materna, incarna il modello della donna in carriera incapace di relazionarsi e soprattutto comprendere il dolore ed il trauma della nipote.

Ma Cady è piuttosto il tassello mancante agli occhi della zia per varare il suo progetto più ambizioso: M3GAN, il giocattolo che tutti i bambini vorrebbero avere.

Lo spettatore over 40 ed appassionato di telefilm americani anni 80 non potrà non ricordare la divertente sit com “Super Vichy” in cui la protagonista era propria una bambina robot  fatta passare per una figlia adottiva dalla famiglia del suo inventore.

Immaginate ora una Vicky cattiva, manipolatrice, violenta ed ecco a voi: M3GAN

Tutte queste informazioni potrebbero farvi pensare che gli sceneggiatori abbiamo fatto un mero di lavoro di “copia ed incolla”  per scrivere la storia di “M3GAN” senza aggiungere di nuovo al genere horror/fantascienza.

Per un certo verso questa sensazione ha un fondamento guardando lo sviluppo dell’intreccio ed evoluzione dei personaggi abbastanza prevedibili, ma dall’altro  il film si lascia comunque vedere avendo un discreto ritmo ed una serie di passaggi riusciti a livello emozionale e di pathos.

In conclusione “M3GAN” è quel  tipo di film che seppure privo di picchi creativi/recitativi   può soddisfare  gusti ed aspettative di pubblico di diverse età

2) I Migliori Giorni

Il biglietto d’acquistare per “I migliori giorni” è : Di pomeriggio

“I migliori giorni” è un film del 2023 scritto e diretto da Massimiliano Bruno ed Edoardo Leo, con : Edoardo Leo, Massimiliano Bruno, Anna Foglietta, Max Tortora, Paolo Calabresi, Luca Argentero, Valentina Lodovini, Greta Scarano, Claudia Gerini, Stefano Fresi, Marco Bonini, Maria Chiara Centorami, Ludovica Martino, Liliana Fiorelli, Pietro De Silva, Jonis Bascir, Laline Cafaro, Giorgia Salari, Giuseppe Ragone, Tiberio Timperi, Malvina Ruggiano, Mariachiara Dimitri, Daniele Locci.

Sinossi:

I Migliori Giorni, diretto da Massimiliano Bruno ed Edoardo Leo, è un film corale diviso in quattro episodi, ognuno dedicato a una festività, e che indaga su come l’animo umano affronti queste feste. Il primo episodio vede una deputata invitare per la cena della Vigilia di Natale il segretario del suo partito. L’invito nasconde, però, un doppio fine, la donna spera, così facendo, di ottenere sostegno dal segretario in futuro. La presenza alla tavola di due fratelli da sempre rivali non metterà a rischio solo l’intera serata, ma anche la carriera della deputata.

Il secondo episodio racconta come un ricco imprenditore provi a rifarsi un’immagine positiva trascorrendo il Capodanno alla mensa dei poveri. Purtroppo per lui, qui incontra il suo ex autista, licenziato ingiustamente e determinato ad avere la sua vendetta.

Poi c’è la storia di una coppia a San Valentino, che dopo venticinque anni festeggia ancora la ricorrenza. Peccato che non siano solo lui e lei, ma anche l’altra e la lei dell’altra. È così chela festa degli innamorati si rivelerà essere un po’ troppo affollata.

Infine, nel giorno della festa delle donne, una nota conduttrice televisiva si ritrova costretta a chiedere scusa per aver mandato in onda un servizio sulla “la donna ideale”, che ha provocato una bufera sui social.

Se questi sono i migliori giorni, figuriamoci i peggiori…

Recensione:

Le Feste comandate dovrebbero essere un momento di gioia, serenità, amore e gentilezza da condividere con gli affetti più cari ed amici.

L’educazione , il decoro dovrebbero essere altresì regnare durante le feste.

Già le feste, le ricorrenze ed affini dovrebbero essere bei momenti, ma nei fatti  sono la fiera dell’ipocrisia, delle bugie e dei baci da “ Giuda”.

È altresì tradizione che il 1° gennaio gli italiani vadano al cinema per vedere un film divertente /ottimista.

Edoardo Leo e Massimiliano Bruno  hanno deciso  con coraggio e creatività di rompere  la tradizione ed il perbenismo imperante, presentando  l’altro volto delle feste ovvero quello che vorremo veramente dire, fare ai nostri  parenti, amici e partner.

“ I Migliori Giorni” è un film: “cattivo”, “duro”, “cinico” nel raccontare, incarnare con efficacia e crudezza gli aspetti più negativi ed egoisti della nostra società.

Lo spettatore osserva, nei quattro episodi che compongono il film ,  una famiglia  alle prese con la cena di Natale, un imprenditore ricco  impegnato in un  Capodanno sociale,  l’organizzazione   di San Valentino da parte di una coppia e  la celebrazione dell’otto marzo in uno studio televisivo.

Quattro storie  d’infelicità, rabbia, tradimento e di meschino maschilismo in campo lavorativo   che fotografano una società involuta, piegata su stessa e prigioniera di tabù e valori  ormai soffocanti quanto senza senso.

I personaggi di queste storie sono infelici, costretti in in relazioni finite o obbligati a reprimere la propria natura e pensiero .

“I Migliori Giorni” racconta di noi, nessuno escluso mettendoci di fronte ai nostri limiti, errori e meschinità.

I primi due episodi: il Natale al tempo del Covid con Anna Foglietta , Edoardo Leo e Massimiliano nei panni dei fratelli coltelli   e quello del Capodanno con Max Tortora nel ruolo dell’avido imprenditore e Paolo Calabresi in quello dell’ex autista ingiustamente licenziato sono quelli più convincenti sul piano recitativo,  emotivamente più coinvolgenti e narrativamente più incisivi.

Gli altri due: San Valentino con  Luca Argentero, nel ruolo del marito infedele e Valentina Lodovini in quello della moglie che  sente qualcosa per  la “sua segretaria” Greta Scarano, e l’Otto Marzo con Claudia Gerini e Stefano Fresi sono meno potenti a livello artistico , un po’ telefonati  e prevedibili in chiave di scrittura, ma comunque funzionali all’idea di partenza.

“I Migliori Giorni” non è il classico film di Capodanno, non regala sorrisi né tanto meno ottimismo,   ma alla fine lo spettatore  forse riceverà uno dono più importante e prezioso: l’auspicabile speranza /consapevolezza d’essere migliori di questi personaggi nell’anno appena iniziato.

1)“Le indagini di Lolita Lobosco”: 3 motivi per guardare la 2 stagione su Rai uno

Il nuovo anno della fiction Rai si apre oggi, domenica 8 gennaio, con l’atteso ritorno del vice-questore Lolita LoboscoLuisa Rainieri interpreta il personaggio nato dalla penna della scrittrice Gabriella Genisi in questo nuovo arco di sei episodi, con il consueto mix di indagini e tribolazioni sentimentali.

La prima stagione della serie “Le indagini di Lolita Lobosco”, andata in onda nel 2021, ha ampliato la popolarità del personaggio letterario, grazie alla perfetta sinergia tra sceneggiatori, regia e cast.

La Rai ha compiuto uno sforzo produttivo notevole per confermare il buon risultato e devo dire che, dopo aver visto in anteprima il primo episodio della nuova stagione, “Mare nero”, quanto fatto sembra convincente. Ecco 3 buoni motivi per guardare la serie su Rai1. continua su

1) Tre di Troppo -Anno 2023

“Tre di Troppo” è un film di Fabio De Luigi ,Con Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, Fabio Balsamo, Marina Rocco, Barbara Chichiarelli. Commedia, 90′. Italia 2023

Sinossi:

Marco e Giulia sono una coppia senza figli che vive un presente fatto di bei vestiti, serate danzanti e sesso infuocato, convinta che il senso di colpa dei genitori sia il business più florido di questo millennio. I loro amici Anna e Carlo invece sono – almeno dal punto di vista di Marco e Giulia – zavorrati da una prole fagocitante e trasformati da esseri umani adulti e indipendenti in carcerati senza una vita propria. Dopo che Marco e Giulia hanno combinato un disastro epocale durante il compleanno di sua figlia, Anna lancia contro di loro un anatema, e i due gaudenti si ritrovano improvvisamente genitori di tre pargoli, e costretti a fare fronte a situazioni e ruoli che hanno evitato per tutta la vita. Riusciranno i nostri eroi a ritornare alla vita di prima, come desiderano più di ogni altra cosa?

Recensione:

C’è chi nasce con il cosiddetto istinto materno e con il desiderio di crearsi una famiglia; chi lo sviluppa andando avanti con gli anni. Di solito queste persone sono dipinte nei film e nei libri come “buoni”, a cui alla fine il destino sorride. Invece i cattivi finiscono spesso per pagare il prezzo delle loro azioni malvagie… Altri invece scoprono con ritardo l’emozione dell’amore e diventare genitore.

“Tre di troppo”, in uscita al cinema, è una sorta di favola moderna in cui questo schema di racconto viene ribaltato. I protagonisti, Marco (De Luigi) e Giulia (Raffaele), sono “cattivi” molto particolari, soddisfatti delle rispettive carriere e della decisione di non avere figli.

Ma guai a irridere o giudicare l’operato di una madre in attesa, Anna (una bravissima Barbara Chicchiarelli), perché si rischia di subirne le invettive e persino una feroce maledizione continua