137) Ti Regalo le Stelle (JoJo Moyes)

“Ti regalo le stelle” è un romanzo scritto da JoJo Moyes e pubblicato nell’ottobre 2019 da Mondadori .

Sinossi:
1937. Quando Alice Wright decide impulsivamente di sposare il giovane americano Bennett van cleve, lasciandosi alle spalle la sua famiglia e una vita opprimente in Inghilterra, è convinta di iniziare una nuova esistenza piena di promesse e avventure nel lontano Kentucky. Presto però le sue rosee aspettative e i suoi sogni di ragazza si scontrano con una realtà molto diversa. Costretta a vivere sotto lo stesso tetto con un suocero invadente, il dispotico proprietario della miniera di carbone locale, Alice non riesce a instaurare un vero rapporto con il marito e le sue giornate diventano sempre più tristi e vuote. Così, quando scopre che in città si sta costituendo un piccolo gruppo di donne volontarie il cui compito è diffondere la lettura tra le persone disagiate che abitano nelle valli più lontane, lei decide con entusiasmo di farne parte. La leader di questa biblioteca ambulante a cavallo è margery o’hare, una donna volitiva, libera da pregiudizi, figlia di un noto fuorilegge, una donna autonoma e fiera che non ha mai chiesto niente a nessuno, tanto meno all’uomo che ama. Alice trova in lei una formidabile alleata, un’amica su cui può davvero contare, specie quando il suo matrimonio con Bennett inizia inevitabilmente a sgretolarsi. Altre donne si uniranno a loro e diventeranno note in tutta la contea come le bibliotecarie della wpa packhorse Library. Leali e coraggiose, cavalcheranno libere sotto grandi cieli aperti e attraverso foreste selvagge, affrontando pericoli di ogni genere e la disapprovazione dei loro concittadini per portare i libri a persone che non ne hanno mai visto uno, allargando i loro orizzonti e cambiando la loro vita per sempre. Ispirato a una storia vera, ti regalo le stelle è una dichiarazione d’amore per la lettura e i libri. Un romanzo indimenticabile, appassionato e romantico le cui pagine volano, coinvolge e commovente il lettore.
Recensione:
“Si ha sempre paura di ciò che non si conosce” sosteneva il saggio Osho
Noi ci permettiamo d’aggiungere che altresì l’ignoranza ed il pregiudizio sono gli alleati più preziosi per chi pensa di poter vivere e lucrare sulla pelle degli ultimi.
La cultura, l’aggiornamento, la presa di coscienza di sé e dei propri diritti rappresentano le basi di una società moderna , equa, giusta.
Chi si sforza nella diffusione della cultura esortando alla lettura per uscire dal buio dell’ignoranza viene visto dagli sfruttatori come una pericolosa minaccia.
Se poi questa minaccia assume sembianze femminili, ecco che questi gruppi di potere temono un duplice e preoccupante attacco allo status quo.
“Ti regalo le stelle” di Jo Jo Moyes è una storia di libertà. emancipazione e coraggio tutta al femminile in cui le nostre protagoniste affronteranno una dura quanto faticosa battaglia contro una società arretrata, conservatrice, maschilista e soprattutto diffidente alla novità.
Queste eroine o sarebbe più giusto definire Amazzoni della letteratura , cosi diverse tra loro, quante fermamente unite nell’improbo compito di realizzare una biblioteca itinerante cavalcando nel profondo e montuoso Kentucky non potranno non conquistare il lettore
Queste giovani donne sfidando le ottuse convenzioni che regolano la vita della comunità troveranno la forza per ribellarsi anche al loro angusto ed infelice destino cementando un reciproco e sincero legame di amicizia e d’affetto.
JoJo Moyes pur spiazzando le sue numerose fan con una storia ben diversa dai precedenti libri, riesce a mantenere sempre vivo l’interesse e l’attenzione con un stile appassionato, potente quanto fluido e funzionale.
“Ti regalo le stelle” regala emozioni e colpi di scena alternando dramma al romance financo spunti sociali e storici dentro uno script mai banale o scontato.
Un mix drammaturgico ben scritto e creativamente calibrato nell’evidenziare le doti umani e forti personalità di ogni personaggio.
“Ti regalo le stelle” è una lettura consigliata a chi ama i libri e soprattutto a chi ogni giorno lotta con le “armi” del sapere e dell’istruzione affinchè il mondo possa essere un luogo migliore.

136) La Belle Epoque

Il biglietto da acquistare per “La belle époque” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“La Belle Epoque” è Un film di Nicolas Bedos. Con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi. Commedia, 110′. Francia 2019

Sinossi:

Victor e Marianne sono sposati e “inversi”: lui vorrebbe ritornare al passato, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François, il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso, Victor accetta l’invito della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato. A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine, che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell’epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull’aristocrazia del XVIII secolo. Victor sceglie di rivivere il suo incontro con Marianne, una sera di maggio del 1974 in un café di Lione (“La belle époque”). Sedotto dal fascino dell’attrice che interpreta la sua consorte a vent’anni, Victor col passato trova il futuro.

Recensione :

L’amore è eterno, finché dura. Il matrimonio è la tomba dell’amore, e l’unica guerra in cui dormi col nemico. Potremmo continuare a scrivere ovvietà e luoghi comuni sulla vita coniugale e su quanto questa venga sempre più guardata con diffidenza mista a vero e proprio terrore.

Eppure ci sono ancora persone convinte che sia possibile amare e sopportare “finché morte non ci separi” il proprio partner. Uno di questi è il regista francese Nicolas Bedos che due anni dopo il brillante esordio “Un amore sopra le righe”, torna a scavare nei sentimenti, nelle dinamiche e negli alti e bassi di una coppia sposata da lungo tempo in “La belle époque”, presentato alla Festa del cinema di Roma nella sezione Tutti ne parlano.

Il film è un divertente, spassoso, graffiante, sincero quanto sensibile e delicato omaggio alla vita coniugale, a quella scommessa che è l’amore, una scommessa che si rinnova giorno dopo giorno. E al contempo, anche un ritratto dei tempi che cambiano, perché oggi la crisi matrimoniale non è detto arrivi solo dopo pochi anni, ma può colpire anche coppie “storiche”.

“La belle époque” è una storia di tradimenti, separazioni, riappacificazioni e rinnamoramenti, un mix originale tra “Ritorno al futuro”, “Se mi lasci ti cancello” e “The Truman Show” che commuove e diverte lo spettatore.

Merito di una sceneggiatura intensa e credibile che inizialmente si concentra sulla crisi coniugale di Victor (Auteuil) e Marianne (Ardant) per poi allargarsi, con furbizia, anche a quella di Antoine (Canet) e Margot (Tiller). continua su

“La belle époque”: un gioiellino registico, narrativo e interpretativo

135) La Famosa invasione degli orsi in Sicilia

Il biglietto da acquistare per “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“La Famosa Invasione degli Orsi In Sicilia” è un film di Lorenzo Mattotti. Con Toni Servillo, Antonio Albanese, Linda Caridi, Maurizio Lombardi, Corrado Invernizzi. Animazione, 82′. Francia, Italia 2019

Sinossi:

Tonio, figlio del re degli orsi, viene rapito dai cacciatori nelle montagne della Sicilia. In seguito a un rigoroso inverno che minaccia una grande carestia, il re decide di invadere la piana dove vivono gli uomini. Con l’aiuto del suo esercito e di un mago, riesce a vincere e a ritrovare Tonio. Ben presto, però, si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

Recensione:

Ed arrivò finalmente il giorno del primo italiano in concorso a Cannes. È stato presentato nella sezione “Un certain regard” il film d’animazione “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” di Lorenzo Mattotti, talentuoso disegnatore e scrittore stavolta impegnato nelle vesti di regista.

La pellicola – che adatta per il grande schermo un racconto scritto e illustrato, nel 1945, da Dino Buzzati – da una parte racchiude in sé la linearità narrativa e la bellezza stilistica dei film d’animazione d’antan, dall’altra veicola con grande efficacia e incisività tematiche importanti quanto universali.

Nessuna forma di governo o società può funzionare se non vengono rispettate le leggi naturali. Ogni specie deve poter vivere nel proprio habitat, senza imporre agli altri la propria visione del mondo. E ogni padre, anche se di professione re, dovrebbe concedere al figlio di crescere seguendo le proprie attitudini e i propri interessi.

“La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, chicche ideologiche a parte, non brilla particolarmente per estetica ed effetti visivi. La regia di Lorenzo Mattotti è comunque pulita, precisa, essenziale ma intensa. continua su

“La famosa invasione degli orsi in Sicilia”: un film che rispetta Buzzati

134 ) Mio Fratello rincorre i dinosauri – storia Mia e Di Giovanni che ha un Cromosoma in Più ( Giacomo Mazzariol)

“Mio Fratello rincorre i dinosauri – storia Mia e Di Giovanni che un Cromosoma in Più” è un romanzo scritto da Giacomo Mazzariol e pubblicato nel giugno 2016 da Einaudi Editore.

Sinossi:
Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l’adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era così sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.
Insomma, è la storia di Giovanni, questa. Giovanni che ha tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai più di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche. Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.
Recensione:
Nell’epoca dei quasi quotidiani coming out urlati, raccontati, estorti in TV o sui social network sull’orientamento sessuale della presunta o vera celebrità, ci piace sottolineare come possano esistere altri tipi di “rivelazioni” davvero belli, sorprendenti e davvero coinvolgenti per tutti.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazziariol non è altro che il “coming out” compiuto dell’autore stesso nell’ammettere a sé stesso e dopo al mondo che avere un fratello “down” non può né deve essere vissuta come una vergogna.
Perché inizialmente Giacomo era felice della nascita di Giovanni (il nome scelto per il fratellino) potendo così “pareggiare” i conti con le due sorelle più grandi.
Giacomo pregustava di fare tante cose con il fratellino più piccolo “annunciato” come un bambino particolare / unico dai suoi stessi genitori.
È praticamente immediato il passaggio, per un bambino di 5 anni , da particolare a supereroe.
Un fratello supereroe è un evento da celebrare degnamente pensava il giovane protagonista.
Peccato che poi la realtà fosse un’altra. Giovanni è davvero unico. Infatti ha un cromosoma in più o se preferite nato con la sindrome di Down.
Giacomo scoprirà lentamente quanto inesorabilmente crescendo insieme al fratello che cosa significhi convivere con questa difficile condizione
L’adolescenza, il giudizio di compagni di scuola e degli amici, il timore di non piacere più porteranno Giacomo a “rimuovere/ omettere” Giovanni dalla propria vita.
Giacomo si sente a disagio, prova vergogna nel dover dire che ha un fratello down.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è il toccante, sincero, a tratti divertente racconto di crescita e maturazione compiuto dal protagonista nel comprendere o riscoprire i superpoteri del fratello.
Giacomo Mazziariol firma una storia appassionante, calda, diretta con uno stile di racconto semplice quanto efficace.
Il lettore legge con piacere ed interesse la storia della famiglia Mazzariol in cui non sono presenti traumi, odi, violenze, rancori, ma bensì sono raccontate le “normali” dinamiche emotive e relazioni di un nucleo familiare.
Entriamo in punta di piedi nella casa dei Mazzariol e poche dopo pagine la sentiamo nostra e soprattutto parte di questa bella famiglia.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è altresì la dimostrazione di come sia possibile per due genitori affrontare e vivere con semplicità ed amore l’arrivo di un quarto figlio “particolare” senza dover stravolgere l’armonia familiare o creando dissapori con gli altri figli.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è la storia di una famiglia unita nelle scelte importanti, capace d’aiutarsi e sostenersi a vicenda in un clima spontaneo ed accogliente.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è una lettura che scalda il cuore, dispensa sorrisi e gioia e soprattutto ci infonde una solida speranza sull’esistenza di storie di fratellanza e familiari da prendere come modello ed ispirazione.

133) L’età giovane

Il biglietto da acquistare per “L’età giovane” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’età giovane” è un film di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. Con Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson. Titolo originale: Le jeune Ahmes. Drammatico, 84′. Belgio 2019

Sinossi:

Ahmed ha 13 anni ed è entrato nella spirale dell’integralismo musulmano grazie all’indottrinamento di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch’essa musulmana, è un’apostata. Ahmed che venera un cugino martire dell’Islam, decide allora di procedere autonomamente e di passare all’azione nei suoi confronti.

Recensione:

Dopo otto giorni qui a Cannes, doveva arrivare, era nell’aria. Adesso il buon Thierry Fremaux può vantarsi di aver presentato al pubblico non una ma ben due “Spira Mirabilis” – chi mi segue da qualche tempo sa di cosa parlo! – in questa edizione del Festival.

Dopo “Jean” di Bruno Dummot, inserito nella sezione Un certain regard, i fratelli Dardenne decidono infatti di suicidarsi artisticamente con il loro nuovo film, “L’età giovane” (Le jeune Ahmed), presentato nella competizione principale.

Scrivere parole così tranchantes nei confronti dei registi belgi dispiace, ma è davvero dura salvare qualcosa in quello che si rivela un naufragio narrativo e stilistico. Dopo la débâcle del 2016 de “La ragazza senza nome” i Dardenne hanno provato a rinnovarsi finendo però per restare ancora prigionieri della loro idea di cinema.

Lo spunto di partenza del film – spiegare come un giovane francese possa trasformarsi in un integralista, nonostante la sua famiglia sia moderata – poteva anche essere interessante. Peccato che nell’evidenziare le reazioni di chi lo circonda, il personaggio di Ahmed rimanga tristemente immobile, chiuso nelle sue convinzioni. continua su

“L’età giovane”: integralismo e cattivi maestri nel film dei Dardenne

132) Miserere

Il biglietto da acquistare per “Miserere” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Miserere” è un film di Babis Makridis. Con Makis Papadimitriou, Yannis Drakopoulos, Evi Saoulidou, Nota Tserniafski, Georgina Chryskioti. Titolo originale: Pity. Drammatico, 97′. Gracia, Polonia 2018

Sinossi:

Un uomo singhiozza disperatamente (soddisfatto) ai piedi di un letto. Da quando la moglie è in coma, sperimenta la pietà del mondo: la torta della vicina ogni mattina, la solidarietà dell’impiegato della tintoria a ogni capo smacchiato, gli abbracci della segretaria a ogni congedo, l’affetto di un amico dopo ogni partita a racchettoni, gli incoraggiamenti del padre a ogni visita. Quel sentimento di commossa e intensa partecipazione umana lo appaga pienamente ma poi la consorte si risveglia e la vita torna a sorridergli gettandolo nello sconforto più totale. Infelice all’idea di essere felice per sempre, cova l’impulso malato di ricadere in ambasce. Per riavere di nuovo un briciolo di misericordia è disposto a tutto.

Recensione:

Provare compassione, solidarietà, empatia nei confronti di chi sta attraversando un momento difficile o piange la scomparsa di un proprio caro viene visto da un lato come un atto di umanità, dall’altro come una sorta di dovere vuoto, l’adempimento di una norma del vivere civile.

Ma cosa prova davvero chi è oggetto di queste amorevoli attenzioni? Se non fossero un peso, ma un piacere? Se trasmettessero una felicità mai provata prima cosa succederebbe nel momento in cui dovessero finire?

Babis Makridis affronta questa delicata quanto paradossale tematica firmando quella che può essere definita “Un giorno di straordinaria follia” in salsa greca. “Miserere”, presentato al TFF 2018, è una storia grottesca, surreale, comica e alla fine persino tragica, un affresco cinico quanto feroce del degrado morale ed esistenziale della nostra società.

La sceneggiatura è potente, pungente, ironica quanto spietata nel raccontare il lato più oscuro ed egoista dell’uomo.

Il funzionale e calibrato impianto drammaturgico consente allo spettatore, pur avvertendo il progressivo cambiamento emotivo e psichico del protagonista, di rimanergli sempre vicino, senza mai averne timore, anche all’approssimarsi di gesti fatali preceduti da pensieri tragicomici quanto rivelatori. continua su

“Miserere”: un viaggio irresistibile prima nella solitudine, poi nell’orrore

131) Il Varco

Il biglietto da acquistare per “Il varco” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Varco” è un film di Federico Ferrone, Michele Manzolini. Drammatico, 70′. Italia 2019

Sinossi:

1941. Un soldato parte per il fronte russo: man mano che il treno avanza attraverso Ungheria e Ucraina, i ricordi della madre russa e della spedizione fascista in Africa gli invadono la mente, fantasmi di un passato impossibile da cancellare. Federico Ferrone e Michele Manzolini, già registi de “Il treno per Mosca”, ripropongono quell’esperimento con alcune variazioni.

Recensione:

La campagna di Russia rappresentò uno dei momento più drammatici della seconda guerra mondiale, decretando l’inizio della fine per l’alleanza nazi-fascista e spostando gli equilibri militari a favore degli Alleati. La convinzione tedesca di sconfiggere rapidamente l’Urss e arrivare fino a Mosca venne spazzata via dal Generale Inverno, fedele alleato da sempre dei russi.

“Il varco” si differenzia dai classici documentari sul conflitto mondiale grazie al talento e alla creatività degli autori – tra cui figura anche Wu Ming 2 -, capaci di firmare una sceneggiatura intensa, profonda, ricca di umanità, attingendo alle biografie e ai diari di alcuni soldati impegnati sul fronte russo.

Le memorie dei soldati mescolate e rielaborate con passione e sensibilità raccontano quasi in presa diretta il viaggio intrapreso nel 1941 dall’immaginario soldato, già veterano della campagna di Etiopia, e quindi toccato in prima persona dalla guerra.

I pensieri, i timori, i ricordi del soldato sono resi reali dalla voce di Emidio Clementi che unita alle immagini di repertorio crea una potente connessione emotiva con lo spettatore, proiettato drammaticamente nella steppa russa. Viviamo quasi in prima persona l’eccitazione della truppa, convinta di arrivare facilmente Mosca, seguita dallo scoramento e dalla disperazione. continua su

“Il varco”: immagini di repertorio per una potente narrazione di finzione

 

130) Un Dolore Così Dolce ( David Nicholls)

“Un Dolore così dolce” è un romanzo scritto da David Nicholas e pubblicato da Neri Pozza nel settembre 2019

 

Sinossi:

È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa. Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia. Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare. Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.

Recensione:

Se ognuno di noi potesse tracciare un immaginario bilancio della propria vita evidenziandone quali passaggi, persone, emozioni l’hanno caratterizzata, influenzata e soprattutto segnata   probabilmente in tanti direbbero la fine del liceo e l’ultima estate prima del teorico  inizio dell’età adulta.

Altresì tutti non potrebbero non rievocare gli intesi, appassionanti e struggenti ricordi del primo grande amore e della scoperta del sesso.

Le prime volte di quale natura e genere plasmano l’animo e carattere di un giovane facendolo crescere e si spera maturare.

Le persone colte oltre che sensibili chiamano questo delicato, complesso, irripetibile momento con due parole: coming age.

Ma che cosa è il coming age se non altro il desiderio di vivere, d’emergere, voler essere felice levandosi di dosso le incertezze ed i dubbi di un ‘adolescenza vissuta nell’ombra e nella solitudine?

“Un ricordo così dolce” è il malinconico, tenero, buffo “coming age” immaginato, ideato e scritto dalla brillante e creativa penna di David Nicholls, trascinando il lettore indietro nel tempo fino al 1997 rendendolo partecipe dell’estate più importante e sconvolgente di Charlie Lewis, giovane protagonista di questa storia.

“Un dolce così dolce” è il racconto di diverse e differenti prime volte: Il sesso, l’amore,  la disgregazione della famiglia ed solidità della coppia genitoriale

Charlie Lewis è un ragazzo come tanti. Ha terminato il liceo e dovrebbe riflettere e  decidere che cosa fare del proprio futuro.

Charlie avrebbe un ‘estate per compiere le proprie scelte  se non fosse che le certezze della propria vita venissero improvvisamente meno: i suoi genitori si separano. Il padre, dopo il fallimento della sua attività commerciale, entra nel tunnel della depressione e dell’alcolismo.  La madre stanca di tale andazzo, decida di rifarsi una vita con un collega di lavoro, vedovo nonché padre di due gemelle.

Charlie rimarrà con il padre. La sorella più piccola con la madre vivranno dal nuovo compagno.

Charlie si sente abbandonato, sperduto, solo, se non fosse per il causale incontro con la bella e sfrontata Fran che gli aprirà le porte di un mondo sconosciuto: il teatro!

“Un dolore così dolce” è un coming age romantico, bizzarro, ironico raccontato dallo stesso Charlie, ormai adulto e felicemente fidanzato, costruito come una sorta di diario condiviso in cui si percepiscono sinceramente, le emozioni, lo stupore e soprattutto l’ingenuo innamoramento di un diciassettenne bisognoso d’affetto e soprattutto di una guida sicuro in un momento cruciale della propria esistenza.

“Un dolore così dolce “è l’espressione utilizzata dalla stessa Fran per descrivere il coinvolgente legame che lo unisce a Charlie.

Un legame profondo, autentico, leggero ma senza un vera prospettiva di futuro.

Il lettore si diverte, si commuove nell’osservare a quest’appassionata quanto fragile storia d’amore estiva destinata a concludersi con il freddo dell’inverno.

Charlie rivede sé stesso con gli occhi dell’uomo responsabile, posato e sicuro sul piano affettivo e lavorativo, ma ciò nonostante il suo rievocare è comunque incalzante, emozionante, coinvolgente e pieno di pathos e passione.

“Un dolore così dolce” è una storia semplice, forse scontata e prevedibile ma proprio in questa linearità narrativa si cela la forza e valore della scrittura di Nicholls di raccontare un’esperienza comune a tanti senza però cadere nel melenso e retorico.

“Un dolore così dolce” è un piacevole tuffo nel proprio passato da cui riemergiamo alla fine del romanzo con un ritrovato sorriso e senso di consapevolezza interiore e sentimentale che ci accomuna fortemente all’ex inquieto Charlie.

 

 

 

 

129) Gli Affamati e I Sazi (Timur Vermes)

“Gli Affamati e i Sazi” è un romanzo scritto da Timur Vermes e pubblicato il 4 settembre 2019 da Bompiani Editore.

Sinossi:
In un futuro non troppo lontano la Germania ha introdotto un tetto massimo per i richiedenti asilo, l’intera Europa è chiusa ben oltre l’Africa del Nord e al di là del Sahara nascono enormi lager in cui milioni di migranti aspettano. Aspettano così a lungo che se non significasse morte certa attraverserebbero il deserto a piedi pur di andarsene. Quando la famosa presentatrice tedesca Nadeche Hackenbusch visita il più grande di questi lager, il giovane Lionel intravede un’occasione unica per andarsene: insieme a 150mila migranti sfrutta l’attenzione del pubblico televisivo e si mette in marcia verso l’Europa. La bella presentatrice e i migranti diventano campioni di ascolti. E mentre l’emittente televisiva gioisce per la cronaca dal vivo, i record di telespettatori e le entrate milionarie della pubblicità, la politica tedesca volge lo sguardo altrove e aspetta. Ma più il corteo di migranti si avvicina, più il ministro dell’interno Leubl si trova davanti a una scelta: accoglierli o respingerli?
Recensione:
“…Tutto potrebbe accadere in un modo completamente diverso.
Tuttavia è improbabile”

Quello che avete appena letto è la conclusione della nota firmata dallo stesso Timur Vermes
Parole che assumeranno una differente prospettiva ai vostri occhi, emozione al cuore e soprattutto stimoleranno una sollecita ed inquietante riflessione al vostro intelletto alla fine del romanzo.
Timur Vermes è Tornato… a colpire, scuotere le coscienze dei lettori tedeschi ed internazionali immaginando una storia assurda, bizzarra, surreale quanto paradossalmente possibile, concreta e verosimile sulla controversa tematica dell’immigrazione.
Ci illudiamo che il “problema” dei migranti sia qualcosa di lontano, fastidioso e riconducibile esclusivamente alle strazianti e tragiche immagini di uomini, donne e bambini salvati in mezzo al mare dall’Ong di turno.
Pensiamo che schierarci nella folle quanto sterile diatriba tra accoglienza e fermezza sia sufficiente a far scomparire il problema e soprattutto far tacere le nostre coscienze.
Il vaso di Pandora è ormai rotto eppure ci ostiamo a vederlo integro o comunque riparabile.
Sbaglia chi sostiene che il flusso migratorio verso l’Europa possa tramutarsi in un’invasione etnica studiata e preparata da chissà quale forza oscura e minacciosa.
L’Africa è stata saccheggiata, impoverita, sfruttata dalle vecchie e nuove superpotenze, pronte ora ad erigere muri e fili spinati nel vano tentativo di fermare la marcia di milioni di disperati.
Timur Vermes ipotizza un futuro in cui la Germania ed il Resto dell’Europa non esiteranno a creare dei “lager legalizzati” dove rinchiudere tutti i migrati e consentendone un limato e controllato ingresso annuale
Una politica migratoria accettata e consolidata, che se realmente applicata, cozzerebbe oggi con qualsiasi principio di umanità ed accoglienza tanto reclamizzati.
Ma che cosa accadrebbe se questa massa di “prigionieri” decidesse di mettersi in marcia verso l’Europa potendo contare sull’aiuto di un’ambiziosa star della TV tedesca?
Sarebbe possibile marciare fino al cuore dell’Europa trasformando un’emergenza umanitaria in una sorta di Grande Fratello mondiale?
E se e come potrebbero reagire le cancelliere del Vecchio Continente?
“Gli affamati e I sazi” è il tragicomico affresco di come la nostra società potrebbe divenire perseverando nell’errore di non comprendere la “grandezza e gravità” del fenomeno migratorio, e continuando a dare credito alle scellerate politiche dei nostri governanti privi di una chiara e lungimirante visione politica.
Consideriamo “i migranti” come una massa informe, non pensante, gestibile allo strenuo di carne da macello, non ritenendoli capaci di potersi organizzare e strutturare.
Vermes “gioca” con l’arroganza e stupidità dei politici tedeschi mettendo in scena un melodramma inizialmente dai toni brillanti, ironici seppure conditi da una forte dose cinismo facendo credere al lettore che questa “favola” si possa concludere con lieto fine.
Uno stratagemma narrativo e creativo abilmente costruito che disvela tutta la propria efficacia e riuscita nell’inaspettato e tragico finale, in cui l’autore inchioda il lettore ad immaginare che cosa significhi chiudere le frontiere e respingere chi è in difficoltà.
Vermes non risparmia critiche e sarcasmo nei confronti dei media co- responsabili dell’attuale clima d’odio ed intolleranza diffusosi in tutta Europa –

“Gli affamati e i Sazi” è un romanzo apparentemente leggero, semplice, quasi frivolo, ma in vero nasconde diverse chiave di letture e notevoli spunti di riflessione.
Vermes veste nuovamente i panni dell’irriverente oracolo o se preferite creativo visionario, sperando che il suo appello letterario, umanitario non cada nel vuoto al punto di costringerlo a smentire sé stesso scrivendo come l’improbabile sia divenuto reale e concreto.

128) Il Sindaco del Rione Sanità

Il biglietto da acquistare per “Il sindaco del Rione Sanità” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Sindaco del Rione Sanità” è un film di Mario Martone. Con Francesco Di Leva, Roberto De Francesco, Massimiliano Gallo, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia. Drammatico, 118′. Italia 2019

Sinossi:

Antonio Barracano, uomo d’onore che sa distinguere tra gente per bene e gente carogna, è “Il Sindaco” del Rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Recensione:

Quando nel 1960 Eduardo De Filippo scrisse la drammaturgia del “Sindaco del Rione Sanità” e lo mise poi in scena non poteva ovviamente neanche immaginare che sarebbero state realizzate serie televisive e film amate da milioni i telespettatori con mafiosi e criminali come protagonisti.

Prima di “Gomorra” e affini, il Maestro aveva messo mano a un testo potente, crudo, realistico, che non perde la sua carica di attualità anche a distanza di decenni dalla sua composizione e continua a raccontare Napoli, i quartieri dove ieri come oggi regna la “legge della giungla”.

Mario Martone, dopo aver ottenuto un grande successo di pubblico e critica con lo spettacolo teatrale, ha deciso di realizzare anche un film, utilizzando lo stesso cast. Ma questo nuovo “Sindaco del Rione Sanità” ha anche le sue peculiarità, a cominciare dallo stile registico, di grande impatto.

Nonostante gli sforzi del regista di rendere questo adattamento cinematografico il meno teatrale possibile, l’impostazione originale permane sia nella messa in scena che nella recitazione dei bravissimi interpreti, talentuosi ed esperti. Possiamo parlare di film teatrale, complessivamente riuscito e avvolgente. continua su

“Il sindaco del Rione Sanità”: dal teatro di De Filippo alla Napoli di oggi