10) Dracula

“Dracula” è una miniserie ideata da Steven Moffat e Mark Gatiss. Con Claes Bang, Lyndsey Marshal, Chanel Cresswell, Matthew Beard, Lydia West, Paul Brennen. Horror. Regno Unito, 2020

Recensione:

Difficilmente, nel 1897, il buon Bram Stoker avrebbe mai immaginato che il suo “Dracula” non soltanto avrebbe conquistato un imperituro successo letterario ma sarebbe anche diventato oggetto di decine di trasposizioni, adattamenti e riscritture in campo cinematografico e televisivo.

Qualcuno potrebbe arrivare a compatire il “povero” conte, vampirizzato dai famelici produttori che non hanno guardato in faccia a nessuno per ragioni di business ed esigenze narrative.

Ma il fascino di Dracula pedura. E allora anche Netflix ha voluto produrre la sua versione, affidando a ben tre registi – Jonny Campbell, Damon Thomas e Paul McGuigan – lo sviluppo di questa miniserie in tre puntate.

Annunciata come una versione originale, cruenta ma comunque fedele all’originale letterario, la serie si rivela ben presto una cocente delusione per lo spettatore. Il primo episodio parte alla grande, merito di una ricostruzione degli ambienti sontuosa ed elegante, di una ricerca raffinata nella scelta dei costumi e della bellezza inquietante, e naturale, della Transilvania.

Nonostante la cornice narrativa classica e tutto sommato prevedibile, il ritmo dell’episodio è interessante, la sensazione di paura e il pathos crescenti. Si profilano già le prime differenze rispetto al romanzo: la nota di possesso che colora il rapporto tra Dracula e le sue vittime, e la presenza di un cacciatore di vampiri donna. continua

“Dracula”: una miniserie Netflix che crea confusione intorno al mito

9) I Leoni di Sicilia (Stefania Auci)

I LEONI DI SICILIA

“I Leoni di Sicilia” è un romanzo scritto da Stefania Auci e pubblicato nel novembre 2019 da Casa Editrice Nord.

Sinossi:
Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo in tutta Europa… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.
Recensione:
Ero curioso di leggere “I Leoni di Sicilia” dopo aver riscontrato il crescente successo editoriale ed apprezzamento sui giornali e sui social.
L’intenzione della Rai di realizzare una serie televisiva ispirata al romanzo ha rappresentato la spinta finale.
Ebbene la mia prima e spontanea reazione al termine della lettura è stata: Si carino, ma nulla di memorabile.
Probabilmente il mio essere siciliano con l’inevitabile conoscenza della storia, anima e contraddizioni insite dentro il cuore della mia terra non mi ha fatto gridare all’originalità letteraria.
“I Leoni della Sicilia” è sicuramente un romanzo ben scritto, drammaturgicamente ben strutturato e funzionale ad attrare la curiosità del lettore.
Ma altri celebri romanzi hanno raccontato la Sicilia, quel mondo, quella parte di storia con maggiore vivacità, spessore e incisività sociale oltre che psicologica.
“I Leoni di Sicilia” è un romanzo storico piuttosto classico che consente di attraversare una parte importante della Sicilia utilizzando come escamotage narrativo la genesi dell’ascesa al potere della famiglia Florio.
Migranti calabresi sbarcati in Sicilia per estrema povertà e capaci di conquistare e dominare Palermo nonostante le invidie e gelosie dei nativi
Il tema dell’accoglienza negata, del rispetto mai concesso e della palese insofferenza dei palermitani verso la dinastia Florio è indubbiamente l’aspetto più evidente e ripetuto della storia.
I palermitani non hanno mai accettato i Florio. Non accettavano che umili barcaioli fossero stati capaci di sovvertire la scala sociale creandosi una rivelante posizione economica e politica.
“I Leoni di Sicilia” è il racconto di un ‘epopea familiare, una storia di sacrifici, umiliazioni e riscatto sociale inseguito con feroce quanto illuminata determinazione.
“I Leoni di Sicilia” è un romanzo che si fa leggere con facilità proiettandoti indietro nel tempo, facendoti rivivere e respirare una Sicilia lontana e quasi dimenticata.
“I Leoni di Sicilia” probabilmente diverrà una serie televisiva di successo e se fatta con metodo ed intelligenza produttiva potrebbe avere quel quid in più che a livello letterario è stato capace offrire solamente a sprazzi

8) The Lighthouse

Il biglietto da acquistare per “The lighthouse” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Lighthouse” è un film di Robert Eggers. Con Willem Dafoe, Robert Pattinson. Drammatico. USA 2019

Sinossi:

Thomas Wake è il guardiano stagionale di un faro sperduto nel nulla, su un’isola battuta da venti e tempeste, nella Nuova Scozia di fine Ottocento, mentre Ephraim Winslow è il suo giovane aiutante, propostosi volontario per le quattro settimane del turno. L’accanirsi del maltempo costringerà i due uomini ad una permanenza ben più lunga del previsto e ad una convivenza forzata che porterà in superficie demoni personali, timori ancestrali e nuove, tormentate pulsioni, in un crescendo di follia e claustrofobia.

Recensione:

Presentato al Festival di Cannes 2019 nella sezione Quinzaine e successivamente al BFI London Film Festival, “The lighthouse” di Robert Eggers è un film difficile e faticoso da vedere.

Il mio primo pensiero, al termine della proiezione, è stato quello di organizzare il rapimento dei fratelli Eggers (che hanno scritto insieme la sceneggiatura), confinandoli sine die in un faro su un’isola sperduta. Sarebbe una punizione adeguata per il supplizio inflittomi.

Alla luce dei commenti e delle recensioni entusiastiche dei colleghi americani ho voluto riflettere attentamente su quanto visto. E a mente fredda posso dire che “The lighthouse” è un film esasperante, fastidioso, eccessivamente autoriale, nonostante alcuni aspetti positivi.

Inquadrarlo in un genere preciso è difficile. Presentato come un horror, si capisce subito che la definizione è fuorviante. “The lighthouse” è una storia di follia, solitudine, depravazione e soprusi resa possibile da uno scenario inquietante e desolante quanto affascinante – un faro dove, probabilmente, sono stati compiuti omicidi e riti sessuali. continua su

“The lighthouse”: un esercizio di stile registico che si perde in manierismi

7) Marco Polo

“Marco Polo” è un film di Duccio Chiarini. Documentario, 86′. Italia 2019

Sinossi:

Alle porte di Firenze, nel quartiere periferico dell’Isolotto, nascosto in un grande giardino a pochi metri dal frastuono della superstrada, si trova l’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo. Ogni mattina 150 professori e 1600 studenti varcano le sue porte per affrontare le sfide con cui la scuola li costringe a fare i conti. Sono le stesse sfide che affrontano ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo, che non riguardano solo i programmi da insegnare o le nozioni da imparare, ma l’essenza stessa dell’educazione, il senso della cittadinanza, il valore dell’accoglienza. Questo film è un viaggio attraverso quelle sfide.

Recensione:

Marco Polo è il nome dell’Istituto Tecnico per il turismo situato alle porte di Firenze, nel quartiere periferico dell’Isolotto. Un piccolo microcosmo, abitato ogni giorno da 150 professori e 1.600 studenti che affrontano sfide legate non soltanto ai programmi scolastici e alle nozioni da apprendere.

Il regista Duccio Chiarini (L’ospite) li ha ripresi, ascoltati e spiati per un anno, facendone il centro del suo documentario omonimo, presentato nella sezione Panorama Italia ad Alice nella città.

Ma che cosa hanno di particolare gli studenti e i professori del Marco Polo, tale da renderli un soggetto interessante per il grande pubblico? Il vostro inviato, onestamente, non è riuscito a darsi una risposta. continua su

“Marco Polo”: il resoconto realistico e sincero di un anno di scuola

6) City of Crime

Il biglietto da acquistare per “City of crime” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“City of Crime” è un film di Brian Kirk. Con Chadwick Boseman, Sienna Miller, J.K. Simmons, Stephan James, Taylor Kitsch. Azione, 99′. USA 2019

Sinossi:

Una notte a New York una coppia di criminali entra in un ristorante per rubare un carico di cocaina, ma ne trova molta più del previsto, inoltre arrivano sul posto molti agenti di polizia, che i due ladri sono costretti ad abbattere divenendo così il pericolo pubblico numero uno. I due sono Ray Jackson, reduce delle guerre in Medio Oriente, e Michael Trujillo, congedato invece con disonore, per ragioni però con cui è facile empatizzare. Viene incaricato di catturarli il detective Andre Davis, che ha la fama di avere il grilletto facile, ed è affiancato da un’agente della narcotici, Frankie Burns. Andre, che è figlio di un poliziotto ucciso in servizio, prende la vicenda molto a cuore e ottiene di isolare l’intera isola di Manhattan bloccando ponti e tunnel per alcune ore notturne. Inizia così una caccia all’uomo che è anche una corsa contro il tempo, dove Andre dimostra di voler arrivare alla verità anziché fare giustizia sommaria.

Recensione:

Chi, se non un Avenger, è in grado di garantire l’ordine e la sicurezza nella corrotta New York? Chi, se non l’affascinante re di uno stato immaginario e iper-tecnologico, può indossare i panni di un moderno giustiziere della notte?

I fratelli Russo non hanno avuto dubbi nel consegnare a Chadwick Boseman, star di “Black Panther”, il ruolo di protagonista in “City of crime”, poliziesco da loro prodotto, nella chiara speranza di attirare al cinema non solo i fan del genere, ultimamente abbastanza sottotono, ma anche quelli del franchise Marvel.

“City of crime” di Brian Kirk è un film dalla struttura classica, lineare, essenziale. A partire dal prologo, dove assistiamo al funerale del padre di Andre, poliziotto ucciso in servizio. Questo evento condizionerà inevitabilmente la vita del giovane.

La storia si sviluppa secondo le aspettative dello spettatore, tra sparatorie, inseguimenti, uccisioni e colpi di scena che si inseriscono in una cornice drammaturgica collaudata quanto puntuale.

Gli sceneggiatori hanno evitato, saggiamente, di inserire storyline secondarie poco funzionali eppure allo script mancano anche la verve e la freschezza giuste per renderlo davvero godibile. “City of crime”, paradossalmente, è un film “vecchio”, nonostante il dispendioso e imponente sforzo produttivo. continua su

“City of crime”: una serrata caccia all’uomo sull’isola di Manhattan

5) La ragazza d’autunno

LA RAGAZZA D’AUTUNNO – foto di scena e la locandina del film

Il biglietto da acquistare per “La ragazza d’autunno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La ragazza d’autunno” è un film di Kantemir Balagov. Con Vasilisa Perelygina, Konstantin Balakirev, Olga Dragunova. Drammatico, 120′. Russia 2019

Sinossi:

Leningrado, 1945. La guerra è finita ma l’assedio nazista è stato feroce e la città è in ginocchio. Iya è una ragazza bionda, timida e altissima, che ogni tanto si blocca, per un trauma da stress. Lavora come infermiera in un ospedale e si occupa del piccolo Pashka. Ma quando la vera madre del bambino, Masha, torna dal fronte, lui non c’è più. Spinta psicologicamente al limite dal dolore e dagli orrori vissuti, Masha vuole un altro figlio e Iya dovrà aiutarla, a tutti i costi.

Recensione:

Chi sostiene che non possa esserci un’amicizia sincera tra due donne probabilmente dovrà cambiare idea dopo aver visto “La ragazza d’autunno” di Kantemir Balagov, vincitore del premio per la miglior regia nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2019 e presentato nella selezione ufficiale del TFF.

Il film racconta la storia dell’intensa, simbiotica, a tratti perversa e ambigua amicizia tra due giovani donne nella Leningrado del dopoguerra: Iya, soprannominata “la giraffa” (beanpole) per la propria altezza, infermiera e madre, e Masha, di ritorno dal fronte.

“La ragazza d’autunno” ha una struttura narrativa difficilmente definibile, dal momento che si concentra sulle personalità delle due protagoniste e sull’imprevedibile e contorta evoluzione del loro rapporto. Nonostante contenga diversi spunti interessanti, il ritmo del film è piuttosto lento, monocorde, a tratti noioso.

Se il film si eleva dal grigiore è sicuramente per merito delle interpretazioni delle due attrici protagoniste, Vasilisa Perelygina e Viktoria Miroshnichenko, premiate a Torino come migliori interpreti. Le due spariscono letteralmente nei rispettivi personaggi, risultano vere, umane, fragili ma anche inquietanti. continua su

“La ragazza d’autunno”: prova da maestro per Kantemir Balagov

4) Una Grande Voglia di Vivere (Fabio Volo)

“Una grande voglia di vivere” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato il 22 ottobre 2019 da Mondadori Editore.

Sinossi:
“Svegliarsi una mattina e non sapere più se ami ancora la donna che hai vicino, la donna con cui hai costruito una famiglia, una vita. Non sai come sia potuto accadere. Non è stato un evento, una situazione, un tradimento ad allontanarvi. È successo senza esplosione, in silenzio, lentamente, con piccoli, impercettibili passi. Un giorno, guardando l’uno verso l’altra, vi siete trovati ai lati opposti della stanza. Ed è stato difficile perfino crederci.”
Quello di Marco e Anna sembrava un amore in grado di mantenere le promesse. Adesso Marco non riesce a ricordare qual è stata la prima sera in cui non hanno acceso la musica, in cui non hanno aperto il vino. La prima in cui per stanchezza non l’ha accarezzata. Quando la complicità si è trasformata in competizione. Forse l’amore, come le fiamme, ha bisogno di ossigeno e sotto una campana si spegne. Forse, semplicemente, è tutto molto complicato.
Il nuovo libro di Fabio Volo è il racconto di una crisi di coppia e del viaggio, fisico e interiore, per affrontarla. Un romanzo sincero, diretto, che sa fotografare le pieghe e le piccole contraddizioni dei nostri rapporti. Una storia in cui ritrovarsi, emozionarsi e capire se esiste, a un certo punto, un modo nuovo di stare insieme.
Recensione:
Il mio 2020 letterario si è aperto negativamente leggendo il nuovo romanzo di Fabio Volo.
Per i critici duri e puri ed ancora di più per i “lettori”talebani, nonostante l’acquisito successo editoriale, rimane offensivo associare la parola “scrittore” a Fabio Volo.
Da lettore “diversamente ignorante” ho sempre avuto un “approccio” più aperto sforzandomi di fare una valutazione al termine della lettura .
Chi segue questo blog potrà verificare come ogni autore o presunto tale è stato sempre affrontato con serenità e obiettività.
I romanzi d Fabio Volo vendono tanto , moltissimo quanto dividono ferocemente critica e pubblico.
Fabio Volo non sarà l’ autore che i nostri figli, nipoti studieranno a scuola, ma sicuramente non è la peggiore sciagura della letteratura moderna italiana.
Partendo da questa personale convinzione, mi sento di poter affermare come “Una grande voglia di vivere” sia sfortunatamente uno dei più brutti e sciapi romanzi scritti dall’autore bresciano.
“Una grande voglia di vivere” vorrebbe raccontare, mostrare la crisi di un coppia con un figlio piccolo trasmettendo sentimenti veri, credibili al lettore ,  finendo invece per farne una fredda e banale rappresentazione.
Il racconto del disagio, delle tensioni ed incomprensioni della coppia sono viste e vissute esclusivamente dalla prospettiva maschile senza un necessario approfondimento psicologico ed emozionale dei due protagonisti.
La rivelazione reciproca della crisi, il desiderio di cambiare, la scelta di fare un viaggio per dare una scossa al rapporto ormai logoro si susseguono troppo frettolosamente in una struttura narrativa mai veramente convincente , né funzionale a creare un qualche empatia tra il lettore ed i personaggi.
Fabio Volo forse ispirandosi anche alla sua esperienza personale non riesce in questo caso a dare un’anima alla storia lasciandola scorrere via senza alcun di tipo di sussulto o cambi di passo nel climax.
“Una grande voglia vivere” si rivela una lettura piatta, ripetitiva in cui sono mal mescolate momenti di romanticismo ad altri di stampo “new age” alquanto improbabili.
Esistono vari modi per raccontare un crisi di un amore, le difficoltà di una coppia nel quotidiano e nel crescere un figlio, ma quella scelta da Fabio Volo piuttosto che indurre “Una grande voglia di vivere” al lettore fa scattare la voglia di chiudere il libro prima del termine o peggio ancora di non leggere altro per tutto il 2020.

3) You 2

“You 2” è una serie ideata da Greg Berlanti, Sera Gamble. Con Penn Badgley, Ambyr Childers, Victoria Pedretti, Jenna Ortega, James Scully, Carmela Zumbado, Elizabeth Lail, Zach Cherry, Shay Mitchell.
Drammatico. USA. 2018-in produzione

Recensione :

Dove eravamo rimasti, dopo le prime 10 puntate della serie Netflix “You”? Ah sì: il bel librario Joe Goldberg (Badgley) era intento a preparare la vetrina dove esporre il romanzo dell’amata Beck (Lail) quando inaspettatamente gli si presentava davanti Candace (Childers), la sua ex.

Peccato che Candace, come Beck, doveva essere morta, uccisa proprio da Joe, inquietante stalker e assassino nascosto dietro le sembianze del principe azzurro.

L’attesa per la seconda stagione era alta, dopo che Netflix aveva deciso di continuare nonostante LifeTime si fosse sfilato dal progetto; tante le domande che il pubblico si è posto in questo lungo anno – Joe pagherà per i suoi crimini? Candace vorrà giustizia o semplicemente vendetta? Cosa succederà tra i due?

Ebbene il primo colpo di scena arriva nella prima scena, quando ritroviamo il protagonista non più a New York bensì a Los Angeles, impiegato in un negozio polifunzionale di stampo biologico-salutista. Si, il buon Joe è riuscito in modo rocambolesco e decisamente poco credibile a fuggire da Candace (ce lo mostrerà uno dei tanti, troppi flashback).

Nonostante Joe sia, teoricamente, un uomo in fuga rimane una persona “diversamente curiosa” e desiderosa di trovare il vero amore, una ragazza da proteggere e “salvare”, secondo il suo particolarissimo codice di comportamento. continua su

“You”: la recensione della seconda stagione della serie Netflix

2) Tolo Tolo

ll biglietto da acquistare per “Tolo Tolo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Tolo Tolo ” è un film di Luca Medici . Con Checco Zalone, Souleymane Silla, Manda Touré, Nassor Said Berya, Alexis Michalik. Commedia, 90′. Italia 2020

Sinossi

Spinazzola, cuore delle Murge pugliesi. Checco rifiuta il reddito di cittadinanza e apre un sushi restaurant ma, dopo l’entusiasmo iniziale, fallisce miseramente e decide di fuggire dai creditori e dal fisco “là dove è possibile continuare a sognare”: ovvero in Africa, dove si improvvisa cameriere per un resort esclusivo. Lì incontra Oumar, cameriere con il sogno di diventare regista e la passione per quell’Italia conosciuta attraverso il cinema di Pasolini. Improvvisamente in Africa scoppia la guerra e i due sono costretti a emigrare, anche se Checco non punta all’Italia ma ad uno di quei Paesi europei in cui le tasse e la burocrazia sono meno pressanti che nel Bel Paese. A loro si uniranno la bella Idjaba e il piccolo Doudou. Riusciranno i nostri eroi (l’espressione non è usata a caso) a portare a termine il “grande viaggio da clandestini“?

Recensione:

Su “Tolo Tolo” si sono scritti fiumi d’inchiostro prima ancora dell’uscita in sala, al rilascio del provocatorio trailer. L’Italia si è divisa in due fazioni: i sostenitori di Zalone e i suoi detrattori.

Che cosa resta di questo ciarlare dopo due giorni dal rilascio del film? I numeri, ovviamente, che sono quelli che mettono sempre a tacere tutto e tutti. Tra le anteprime del 31 dicembre e le proiezioni del 1 “Tolo Tolo” ha incassato quasi 9 milioni di euro, portando un milione di italiani al cinema. Possiamo dire che Zalone batte Zalone.

I critici più irriducibili potrebbero sostenere che il pubblico fascista e razzista si dia dato appuntamento. Ma sarebbe sciocco continuare a mescolare piani e tematiche così diverse.
Parliamo di cinema, almeno noi.

“Tolo Tolo”, a mio modesto parere, rappresenta un decisivo quanto coraggioso passo in avanti artistico per Luca Medici, che collaborando con Paolo Virzì per sceneggiatura e regia dimostra di aver cambiato qualcosa rispetto al passato.

Non c’è più solo Checco Zalone, qui, ma il personaggio viene comunque usato in modo intelligente per soddisfare le esigenze e le attese del pubblico. È lui, all’inizio del film, a mostrare con la consueta graffiante ironia la tendenza italica di riciclarsi ristoratori, allestendo locali poco funzionali e in luoghi improbabili, oppure quella di levare le tende davanti a un fallimento. continua su

“Tolo Tolo”: migrazioni e immigrazione secondo Checco Zalone

1) Sorry we missed you – 2020

Il biglietto da acquistare per “Sorry we missed you” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Sorry  we Un film di Ken Loach. Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor. Drammatico, 100′. Gran Bretagna, Francia, Belgio 2019

Sinossi:

Ricky, Abby e i loro due figli, l’undicenne Liza Jane e il liceale Sebastian, vivono a Newcastle e sono una famiglia unita. Ricky è stato occupato in diversi mestieri mentre Abby fa assistenza domiciliare a persone anziane e disabili. Nonostante lavorino duro entrambi si rendono conto che non potranno mai avere una casa di loro proprietà. Giunge allora quella che Ricky vede come l’occasione per realizzare i sogni familiari. Se Abby vende la sua auto sarà possibile acquistare un furgone che permetta a lui di diventare un trasportatore freelance con un sensibile incremento nei guadagni. Non tutto però è come sembra.

Recensione:

In passato ogni capo-famiglia era certo che avrebbe potuto, al momento opportuno, dare ai figli tutto il sostegno necessario per crescere ed emanciparsi, dal punto di vista affettivo ed economico. Oggi purtroppo, per molti, questo non è più possibile.

Siamo figli della crisi, di un’economia che stenta a ripartire e non permette più di guardare al futuro con ottimismo. Non siamo cresciuti, come i nostei genitori, con la certezza che il domani permetterà di migliorare la nostra condizione di partenza. Tutt’altro. Oggi sappiamo che difficilmente riusciremo ad avere – e lasciare ai posteri – quello che i nostri genitori hanno lasciato a noi.

A distanza di tre anni dal trinfo di “Io, Daniel Blake”, palma d’oro nel 2016, Ken Loach torna a Cannes con “Sorry we missed you”, un film che parla di famiglia e delle difficoltà del presente, e che sorprende il pubblico.

Con il suo proverbiale quanto efficace stile di racconto, il regista inglese conduce lo spettatore nella vita di una normalissima famiglia di Newcastle – composta dal padre Ricky, dalla madre Abbie e dai due figli, Liza Jane di 11 anni e Sebastian, liceale.  continua su

“Sorry we missed you”: a tu per tu con la realtà dei nuovi precari