220) Troppa Grazia

Il biglietto da acquistare per “Troppa grazia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Troppa Grazia” è Un film di Gianni Zanasi. Con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi. Commedia, 110′. Italia, Spagna, Grecia, 2018

Sinossi:

Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia, Rosa, da un amore passeggero; ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo; il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo, il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire un impero immobiliare. Ma su quel terreno incombe un problema che Lucia individua immediatamente, anche se non ne vede con chiarezza i contorni. Paolo invece le chiede di “chiudere un occhio”.

Recensione:

Troppa grazia… dover scrivere come il nuovo film di Gianni Zanasi sia sì una pellicola brillante, godibile e irriverente sulle contraddizioni e i limiti della nostra società, e anche abbastanza politically incorrect quando si tratta di fede, ma decisamente più adatto a un pubblico straniero che italiano.

La mia sensazione è stata confermata sentendo la calorosa accoglienza ricevuta dalla pellicola ieri, alla serata di chiusura della sezione Quinzaine a Cannes. Peccato, però, che questa uscirà nei cinema italiani, e per imporsi al botteghino di grazie ne servirà una bella grossa.

Troppa grazia… dover sottolineare come anche stavolta Zanasi e gli altri tre sceneggiatori, pur dando prova di creatività, non siano stati capaci di mettersi un freno l’un l’altro, finendo così per scrivere una sceneggiatura densa di spunti, personaggi e situazioni che però risultano solo abbozzati nella messa in scena.

Troppa grazia… tentare di costruire una commedia che riprende il genere indie americano, utilizzando però uno stile e un linguaggio decisamente nostrani. Il risultato è un film che risulta frizzante e coinvolgente solo a tratti. continua su

http://paroleacolori.com/troppa-grazia-gianni-zanasi/

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219) Nero a Metà

“Nero a Metà” è una serie diretta da Marco Pontecorvo. Con Claudio Amendola, Miguel Gobbo Diaz, Fortunato Cerlino, Rosa Diletta Rossi, Alessandro Sperduti, Margherita Vicario, Sandra Ceccarelli, Alessia Barela, Antonia Liskvova, Angela Finocchiaro, Roberto Citran.

Sinossi:

Neanche il tempo di salutare, con rammarico, gli amati Bastardi di Pizzofalcone che mamma Rai propone al suo pubblico, forse per evitargli una possibile astinenza da crime, una nuova serie: “Nero a metà”.

Recensione:

Dalla bella e ricca Napoli si ritorna a Roma, precisamente nel multietnico quartiere Monti, dove operano l’ispettore Carlo Guerrieri (Amendola), cinico ma fortemente legato alla figlia Alba, e la sua squadra. Gli equilibri cambiano quando in commissariato arriva un nuovo collega, Malik Soprani (Diaz), trentenne di colore, perfettino e modaiolo.

Ma attenzione, come hanno voluto ribadire in conferenza stampa prima Tinni Andretta, direttore Rai Fiction, e poi il regista Marco Pontecorvo, lo spettatore non deve aspettarsi una serie tutta costruita sul contrasto umano e professionale tra i due protagonisti.

“Nero a metà”, infatti, è un progetto più complesso, prima di tutto tematicamente, che vuole cercare di combattere i pregiudizi mostrando, con ironia, come in ogni persona – bianca, nera, ricca, povera – possano nascondersi dei lati oscuri.

Claudio Amendola torna a indossare i panni di un tutore dell’ordine in una serie dopo l’esperienza di “Tutti per Bruno” (2010). Questa volta, però, il suo personaggio è più sfaccettato, coraggioso e carismatico ma con diversi scheletri nell’armadio.

La serie – basata su una sceneggiatura originale e non, come spesso accade, su romanzi di successo – si propone di portare lo spettatore alla scoperta di una Roma inedita, attraverso storie e casi ispirati all’attualità e alla cronaca nera degli ultimi anni.

Dopo aver visto in anteprima la lunga puntata pilota (questa dura ben 130′, mentre gli altri episodi staranno sui classici 50′), volendo evitare ogni forma di spoiler, posso anticiparvi che il mio giudizio è un ni, con riserva. continua su

http://paroleacolori.com/nero-a-meta-in-onda-sui-rai-1-la-serie-crime-con-claudio-amendola/

218) Chesil Beach -Il Film

“Chesil Beach” è Un film di Dominic Cooke. Con Saoirse Ronan, Billy Howle, Anne-Marie Duff, Lionel Mayhew, Emily Watson. Drammatico, 110′. Gran Bretagna 2017

Sinossi:

Inghilterra, 1962. Edward Mayhew e Florence Ponting hanno appena detto ‘sì’, la loro vita coniugale può cominciare. A passeggio sulla spiaggia di Chesil Beach, marito e moglie raggiungono la camera di un hotel della costa dove si ritrovano soli, vergini uno di fronte all’altro e in attesa di consumare l’amore. Ma una cena sgradevole, sotto gli sguardi irrisori del personale, e un amplesso compromesso dal terrore di fare un passo falso, volgono la prima notte in incubo. Un gesto di riconciliazione, atteso invano dall’una e negato per orgoglio dall’altro, segnerà il loro destino.

Recensione:

Non avrà una fondatezza scientifica e difficilmente sarà possibile provarlo, ma stando ai racconti – e alle lamentele – delle coppie sposate e divorziate sembra che la prima notte di nozze porti ancora con sè una certa aura magica, da ricordare poi con affetto e nostalgia.

Eh già, la prima notte di nozze, quando finalmente una coppia può amarsi carnalmente e appassionatamente, scoprendo fino in fondo il proprio partner. Lo so, caro spettatore, questa affermazione fa sorridere se pensiamo alla società di oggi e alla libertà dei costumi.

È stato in seguito al ’68 che le cose sono cambiate – in meglio, in peggio, ai posteri l’ardua sentenza. Quello che posso consigliarvi, se volete godervi a pieno l’agrodolce “Chesil Beach – Il segreto di una notte” di Dominic Cooke, è dimenticare almeno per un paio d’ore la rivoluzione sessuale.

Sforzatevi di immaginare un mondo in cui i rapporti sentimentali con l’altro sesso si costruivano attraverso un corteggiamento “cavalleresco”, fatto di incontri e passeggiate permesse solo alla presenza di genitori e/o fratelli, e dove il massimo del contatto fisico consisteva nel tenersi per mano o al massimo baciarsi furtivamente al cinema. Solo dopo essere diventati promessi sposi, s’intende.

“Chelsil Beach” è il racconto tragicomico della prima notte di nozze di due sposini, Florence (Ronan) ed Edward (Howle), convinti che la comune infelicità possa costituire una solida base per un matrimonio. continua su

http://paroleacolori.com/chesil-beach-il-segreto-di-una-notte-dramma-dellincomprensione/

217) Il Terzo Relitto di Barbara Bellomo

“Il Terzo Relitto” è un romanzo scritto da Barbara Bellomo e pubblicato da Salani Editore nel Giugno 2017.

Sinossi:
Isabella De Clio è una giovane archeologa siciliana. Bella e preparatissima, nasconde un segreto: è cleptomane e sente continuamente il bisogno di rubare oggetti che rappresentano per lei ricordi.
Decisa a rimettere ordine nella sua vita, a guarire dal suo disturbo, a creare un rapporto d’amore duraturo con l’affascinante Ottavio, durante una ricerca trova un documento inedito. È la copia di un manoscritto perduto, proveniente da El Zahra, in Tunisia, scritto nel terzo secolo avanti Cristo. Nel testo l’anonimo autore racconta una nuova versione della battaglia delle Lipari, combattuta da Cornelio Scipione nel 260 a.C., nel corso della Prima guerra punica, e descrive tre relitti affondati misteriosamente nelle acque delle Eolie per difendere un prezioso carico.
Isabella, incuriosita, cerca cosa sia stato già riportato in luce e trova che due delle imbarcazioni romane sono state ritrovate, anni prima, da un noto ricercatore, esperto in immersioni, Paul Anderson, e dal suo collega Luca Tridente. Ma nulla si sa del carico delle navi.
Che il manoscritto non sia affidabile? Che il tempo e il mare abbiano distrutto tutto?
Mentre la giovane è intenta a ricostruire le dinamiche storiche, un’altra verità torna a galla: durante la campagna di recupero dei relitti, una sub esperta, Carla Sollini, ha perso la vita in circostanze misteriose.
Ed ecco che quella che è iniziata come una ricerca da tavolino, si trasforma per lei in una vera avventura, piena di insidie e pericoli, che la metterà a contatto con uomini privi di scrupoli e la porterà nel mare delle Eolie alla ricerca del terzo relitto e dell’assassino di Carla.
Dopo la Ladra di ricordi, Barbara Bellomo torna con un mix tra presente e storia antica in un romanzo carico di suspense, adrenalina e di travolgenti suggestioni marine.
Recensione:

“. Questa è una riscrittura del mio primo romanzo, Il quinto relitto, pubblicato nel 2011 con la casa editrice siciliana Euno Edizioni.
Ho amato quel libro, ma per anni ho sentito la necessità di rivederlo e limarlo, fino alla decisione di riscriverlo e ripubblicarlo con Salani.”
Mi piace aprire le mie brevi considerazioni su “Il Terzo Relitto” riportando le parole scritte dalla stessa Dott.ssa Barbara Bellomo alla fine del romanzo, perché rendono più semplice e chiaro come definire e “collocare” questo romanzo.
“Il Terzo relitto”è infatti, a nostro modesto parere, complessivamente una riuscita “Araba Fenice” letteraria.
Barbara Bellomo decidendo di riscrivere il suo primo romanzo ha dimostrato non soltanto d’aver maturato esperienza, affinato lo stile di scrittura ed ampliato la propria vena creativa, ma soprattutto di possedere delle rare e preziose doti per una scrittrice: umiltà e spirito autocritico.
Il “Terzo Relitto” conferma altresì il talento letterario e competenza storica della Dott.ssa Barbara Bellomo oltre la sua innata abilità nel costruire una storia tendendo splendidamente antichità e modernità.
Isabella De Clio è molto più di un personaggio letterario.
È una giovane donna desiderosa di dimostrare le proprie capacità professionali in mondo accademico ancora troppo maschilista pur non nascondendo le proprie fragilità emotive ed insicurezze esistenziali.
Isabella De Clio è bella, tenace e competente, ma il lettore rimane comunque colpito da una storia scandita dai continui colpi di scena e dall’incrocio ed alternarsi di passato e presente.
“Il Terzo Relitto” è un intrigante, intenso ed emozionante equilibrio storico – sentimentale che ti “costringe” alla lettura fino all’ultima pagina per scoprire le verità emerse dal profondo del mare e soprattutto l’esito degli “amletici dubbi” della protagonista.
L’aspetto “romance” rispetto al primo romanzo appare però meno credibile, più forzato e con alcuni passaggi “di svolta “  risolti frettolosamente rispetto all’antecedente sviluppo narrativo.
La nostra Isabella combattuta da una parte da un istinto d’indipendenza e dall’altra desiderosa di credere nuovamente nell’amore e contesa da più uomini, perde un po’ del suo indiscutibile fascino.
“Il Terzo Relitto” lascerà al lettore ancora una volta l’urgenza di rispolverare i manuali di storia e soprattutto di leggere quanto prima il terzo capitolo dell’ormai saga della caparbia archeologa De Clio.
In attesa di vedere la nostra Isabella prossimamente anche in Tv?!

216) Summer /Leto

Il biglietto da acquistare per “Summer” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Summer /Leto” è un film di Kirill Serebrennikov. Con Irina Starshenbaum, Teo Yoo, Roman Bilyk. Biografico, 120′. Russia, Francia, 2018

Sinossi:

Viktor incontra la prima volta Mike e Natasha, un giorno d’estate (“leto” in russo). Mike ha già una discreta notorietà come cantante e una passione per la musica rock – Beatles, Iggy Pop, Blondy, Lou Reed, Bowie – che la Russia sovietica cerca di tenere fuori dalla porta. Viktor è meno solare, molto espressivo, già post punk. Mike ne riconosce il talento, trova un nome per la sua band, Garin i giperboloidy, e lo aiuta a registrare e far conoscere la sua musica. Ma il fascino di Viktor colpisce anche Natasha, moglie di Mike e madre di suo figlio.

Recensione:

Probabilmente nell’immaginario di molti, sicuramente nel mio fino a oggi, era radicata la convinzione che emanciparsi dalla soffocante disciplina impostata dal Partito per un giovane nell’Unione Sovietica degli anni ’80 fosse mera utopia.

Ci è voluto Cannes 2018 e il film russo “Summer” di Kirill Serebrennikov, presentato in concorso, per sradicare questa errata convinzione, aprendo al pubblico occidentale le porte della scena rock russa anni ’80.

Ebbene sì, cari lettori, anche nella Russia di quel periodo sono esistite star e band idolatrate dai giovani – anche se molto probabilmente noi non le abbiamo mai sentite nominare.

Vi dice niente il gruppo Kino? E Viktor Coj? Non abbiate timore di scuotere la testa, anche io ne ignoravo l’esistenza prima della proiezione – come buona parte dei colleghi giornalisti, probabilmente, anche se morirebbero prima di ammetterlo.

Il film ci riporta indietro all’estate del 1981 – da qui il titolo, leto, che in russo significa proprio estate. La storia ruota intorno a Viktor Coj (Yoo), al musicista e rocker affermato Mike e alla moglie di lui Natasha e supera il semplice biopic per concentrarsi su due tematiche principali: l’amicizia e l’amore.

C’è già chi ha definito “Summer” la risposta russa al cult “La La Land” di Chazelle. Nonostante le differenze – prima di tutto nel taglio e nello stile registico – la parte musicale risulta anche qui godibile, creativa e ironica, un mezzo efficace per criticare velatamente (?) la censura e il bigottismo dell’epoca – non tanto diversi da quelli di oggi. continua su

http://paroleacolori.com/summer-storia-di-musica-amicizia-e-amore-nella-russia-degli-anni-80/

215) Il Ragazzo Più Felice del Mondo

Il biglietto da acquistare per “Il ragazzo più felice del mondo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Il Ragazzo Più Felice del Mondo” è un film di Gianni Pacinotti. Con Gianni Pacinotti, Davide Barbafiera, Gero Arnone, Francesco Daniele. Commedia, 90′. Italia 2018

Sinossi:

Da qualche parte in Italia c’è un ragazzo che ama il fumetto e scrive da anni la stessa lettera ai suoi autori del cuore. Ha sempre quindici anni e lo stesso desiderio a forma di nuvola: ricevere l’autografo del suo disegnatore preferito. Messo da parte il progetto balzano di declinare al maschile “La vita di Adèle” e di convincere Domenico Procacci a produrlo, Gipi si mette sulle tracce di Francesco, il fan adolescente che vent’anni prima gli chiese un disegno autografato e oggi manifesta lo stesso amore per ogni destinatario chiedendo a tutti la medesima cosa. Un fonico improvvisato sempre in campo, un grillo parlante che grida alla sua coscienza e un gaio tuttofare col vizio della t-shirt personalizzata sono sufficienti per intraprendere un viaggio che li conduce dove non ci aspettiamo e dove nemmeno loro pensavano di arrivare.

Recensione:

Piacevole sorpresa alla Mostra del cinema di Venezia 2018, dove è stato presentato nella sezione Sconfini, arriva nelle sale “Il ragazzo più felice del mondo” scritto e diretto dal vignettista Gipi, al secolo Gianni Pacinotti.

Si tratta di una pellicola scanzonata, ironica, volutamente parodistica e in alcuni passaggi diversamente provocatoria che regala allo spettatore un’ora e mezza frizzante, godibile e leggera.

Lo scoppiettante e spassoso prologo è sicuramente uno dei momenti più riuscito del film, splendidamente scritto, diretto e interpretato dallo stesso Pacinotti e dal suo produttore, Domenico Procacci, presente in un cameo nel ruolo di se stesso.

“Il ragazzo più felice del mondo” viene presentato come una storia realmente accaduta ma poi modificata nei nomi e nei luoghi per motivi legali oltre che di privacy (e lo spettatore si domande spesso se sia vero oppure no), un curioso quanto intrigante noir all’interno del mondo del fumetto.

Un progetto semplice, lineare, a tratti originale e sarcastico, che ha comunque dei limiti strutturali, delle debolezze narrative e delle criticità registiche che lo rendono forse più adatto a una collocazione televisiva che cinematografica. continua su

http://paroleacolori.com/il-ragazzo-piu-felice-del-mondo-recensione/

214) Senza Lasciare Traccia

Il biglietto da acquistare per “Senza lasciare traccia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Senza Lasciare Traccia” è un film di Debra Granik. Con Ben Foster, Thomasin McKenzie, Jeff Kober, Dale Dickey, Peter James DeLuca. Drammatico, 108′. USA 2018

Sinossi:

In fondo al bosco vivono un padre e una figlia. Will e Thomasin formano da soli una comunità con le sue regole e la sua filosofia. Tom, come la chiama il padre, è un’adolescente diafana che condivide col genitore un Eden silvestre. Will, veterano di guerra traumatizzato, si è ritirato volontariamente dal mondo imbarcando sua figlia in una vita eremita. Esperto nell’arte della sopravvivenza, Will ha trasmesso a Tom solide conoscenze e adesso vive clandestinamente con lei sul limitare di Portland, nel parco nazionale dell’Oregon. Ma un giorno vengono scoperti e costretti a rientrare in un ordine sociale ed economico più normativo. I servizi sociali propongono loro un tetto, una scuola, una vita normale a cui Will non riesce proprio a rassegnarsi e che Tom vive come una (bella) scoperta. La presa di coscienza di questa divergenza la condurrà all’indipendenza.

Recensione:

Cosa conta di più, per un’adolescente, mantenere il legame con il padre a cui vuole bene oppure assecondare il proprio legittimo desiderio di scegliere come vivere? Mi sono lungamente interrogato su questo tema, dopo aver visto il film di Debra Granik.

“Senza lasciare traccia” racconta infatti la storia di un padre, Will, e di una figlia, Thomasin detta Tom, che per anni hanno vissuto rittirati dal resto del mondo, sul limitare di Portland, nel parco nazionale dell’Oregon. Se inizialmente la situazione ci appare borderline, basta poco per notare il rapporto sereno e affiatato tra i due, la mancanza di “follia” in una scelta di vita tanto estrema.

Dei personaggi sappiamo poco, del loro passato niente, ma mai come in questo caso la povertà d’informazioni si rivela drammaturgicamente azzeccata e condivisibile. Povero anche di parole e dialoghi, “Senza lasciare traccia” è ricchissimo sul piano del linguaggio del corpo e dei silenzi, magistralmente utilizzati dai due attori protagonisti. continua su

http://paroleacolori.com/senza-lasciare-traccia-quando-il-ritorno-alla-natura-e-unutopia/

213) Tutti Lo Sanno

Il biglietto da acquistare per “Tutti lo sanno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Tutti Lo Sanno” è un film di Asghar Farhadi. Con Penelope Cruz, Javier Bardem, Ricardo Darìn, Eduard Fernandez , Barbara Lennoe, Jose Angel Egido, Carla Campra. Drammatico, 130′. Spagna, Francia 2018

Sinossi:

Laura ritorna nel paese della sua infanzia per partecipare al matrimonio della sorella. Lasciata anni prima la Spagna per l’Argentina, è sposata con uomo che non ama più e ha due figli che ama sopra ogni cosa. Nella provincia della Rioja con gli affetti più cari ritrova Paco, amico della giovinezza e compagno per una stagione. L’accoglienza è calorosa, il matrimonio da favola, i festeggiamenti esultanti, i gomiti alzati ma la gioia lascia improvvisamente il posto alla disperazione. La figlia di Laura viene rapita. Una sparizione che fa cadere le maschere in famiglia e in piazza dove tutti sanno.

Recensione:

Dopo aver visto “Tutti lo sanno”, film che ha aperto la 71° edizione del Festival del cinema di Cannes, tutti potranno dire di aver finalmente capito perché il regista due volte premio Oscar Asghar Farhadi avesse fino a oggi evitato di realizzare pellicole “non iraniane”.

Il buon Farhadi era probabilmente consapevole di soffrire della “sindrome di Sansone”: il personaggio biblico traeva la forza leggendaria dalla sua folta chioma, lui ispirazione dalla sua terra.

“Tutti lo sanno” è la prima, inaspettata, delusione di questo Festival: un film modesto, banale, prevedibile. A partire dallo spunto drammaturgico che dà il là alla storia, il ritorno a casa di Laura (Cruz) e dei suoi due figli per il matrimonio della sorella.

Lo spettatore deve aspettare ben 40 minuti prima di capire quale sia la mission narrativa pensata da Farhadi, un tempo eccessivo e poco comprensibile, passato quasi tutto a raccontare nel dettaglio la festa di nozze.

Nel frattempo sono gettate qua e là, in modo approssimativo e quasi causale, alcune informazioni sui personaggi e sui rapporti che li uniscono – o li hanno uniti in passato. Veniamo così a sapere che Laura e Paco (Bardem) sono stati insieme per molto tempo, fino all’improvvisa rottura voluta dalla donna. continua su

http://paroleacolori.com/everybody-knows-asghar-farhadi-tenta-il-film-europeo/

212) Notti Magiche

Il biglietto da acquistare per “Notti magiche” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Notti Magiche” è un film di Paolo Virzì. Con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco. Commedia, 125′. Italia 2018

Sinossi:

Mondiali ’90, Italia – Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull’orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l’acqua e nemmeno l’impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale, Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d’ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti.

Recensione:

La quasi totalità degli italiani, al solo sentire le parole “Notti magiche”, viene percorsa da un’intensa delusione mista a rabbia, ripensando al dramma sportivo consumatosi ai Mondiali di calcio del 1990, quando la nazionale italiana padrona di casa venne eliminata in semifinale, ai rigori, dall’Argentina di Maradona.

“Notti magiche” cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini nell’inno dell’evento, e così ha deciso di chiamare il suo nuovo film anche il regista Paolo Virzi, sfidando ogni forma di scaramanzia cinematografica.

Nelle intenzioni degli sceneggiatori il film doveva essere un agrodolce viaggio nell’ultima età dell’oro del cinema italiano, sviluppato attraverso il tragicomico racconto delle vicissitudini di tre giovani e talentuosi sceneggiatori (chiari gli aspetti autobiografici), vincitori del prestigioso Premio Solinas e desiderosi di farsi strada in questo fantomatico Paese delle meraviglie.

Purtroppo quello che manca a “Notti magiche” è la coerenza. Il regista livornese si sforza di tenere insieme operazione-nostalgia e satira pungente al mondo degli artisti, spesso eccentrico, ma con scarsi risultati. La sceneggiatura e la successiva messa in scena sono caotiche, dispersive. continua su

http://paroleacolori.com/notti-magiche-tra-commedia-e-giallo-nellitalia-degli-anni-90/

211) Otzi e Il Mistero del Tempo

“Otzi e Il Mistero del Tempo ” è un film di Gabriele Pignotta. Con Michael Smiley, Diego Delpiano, Alessandra Mastronardi, Amelia Bradley, Judah Cousin. Avventura, 90′. Italia 2018

Sinossi:

Kip ha undici anni e ha da poco perso la mamma, archeologa con una grande passione per i misteri del passato. Il padre ha deciso di voltare pagina e trasferirsi con il figlio a Dublino, ma Kip non vuole lasciare il Sud Tirolo dove è cresciuto e dove vivono i suoi due migliori amici, Elmer ed Anna, che si autodefiniscono “cacciatori di tesori”. E il passato verrà inaspettatamente in suo soccorso: la mummia Ötzi, custodita nel Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, viene rubata da una strega dai capelli bianchi, Gelica, che vuole resuscitarla per carpirne un importante segreto. E poiché la mamma di Kip ha comunicato a suo figlio la passione per Ötzi e il suo mistero, sarà proprio il ragazzino il primo ad accorgersi che la mummia è tornata in vita e a comunicare con lei.

Recensione:

Manuela Cacciamani della One More Pictures, nelle note di produzione, mostra di avere le idee chiare: per lei “Ötzi e il mistero del tempo” è un esperimento riuscito, che unisce elemento fantasy, avventura e storia per famiglie.

Pur apprezzando il suo entusiasmo imprenditoriale, devo dissentire per ciò che riguarda il risultato. Nonostante l’impegno e la passione profusi dalla produzione, dalla crew e dal cast, il progetto risulta nel complesso deludente e poco riuscito.

La sceneggiatura è stiracchiata, forzata, piuttosto povera nel presentare e poi approfondire i diversi personaggi. I tre autori si sforzano – invano – di unire fantasy e avventura, ma il risultato è un intreccio “arlecchinesco”, dove tanti spunti e idee non si fondono mai per dar vita a qualcosa di coerente. Lo spettatore si trova così coinvolto solamente a tratti.

I tre giovani interpreti (Diego Delpiano, Amelia Bradley e Judah Cousin) hanno buone potenzialità recitative e in futuro, se vorranno, potranno dimostrare tutto il loro valore, ma in questo caso sono una mezza delusione. Così come lo è l’inglese Michael Smiley che ce la mette tutta per dare profondità al suo Ötzi scontrandosi però con una sceneggiatura deficitaria.

Insomma, una debacle da evitare? Ebbene caro lettore sto per stupirti: ci sono ben tre buoni motivi per andare a vedere “Ötzi e il mistero del tempo” al cinema! continua su

http://paroleacolori.com/otzi-e-il-mistero-del-tempo-tra-fantasy-e-avventura-vince-la-natura/