214) Brutti e Cattivi

Il biglietto da acquistare per “Brutti e cattivi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Brutti e Cattivi” è un film di Cosimo Gomez. Con Claudio Santamaria, Marco D’Amore, Sara Serraiocco, Simoncino Martucci, Narcisse Mame. Commedia, 87′. Italia, Belgio, Francia, 2017

Sinossi: Periferia di Roma. Un mendicante paraplegico soprannominato il Papero (Santamaria), con la complicità di sua moglie, una bellissima donna senza braccia detta la Ballerina (Seraiocco), del suo accompagnatore, un tossico rastaman detto il Merda (D’Amore) e di un nano rapper il cui nome d’arte è Plissé (Martucci), mette a segno una rapina nella banca dove il boss di un potente clan mafioso cinese nasconde i proventi delle sue attività illecite. Dopo il colpo però le cose si complicano.

Se la vulgata buonista impone di pensare che chi ha una disabilità fisica o psicologica non possa essere una cattiva persona, “Brutti e cattivi” di Cosimo Gomez sfata questo luogo comune, raccontando le avventure di una banda di rapinatori senza scrupoli, tutti disabili.

Quella che si dice una rivoluzione drammaturgica – oltre che sociologica – per il cinema italiano! Fino ad oggi il ruolo del cattivo era sempre toccato a personaggi guasti dentro ma fisicamente integri – se non addirittura fascinosi. Ma qui si cambia musica.

Partendo dal soggetto vincitore al Premio Solinas, Gomez riscrive con talento, creatività e originalità la commedia nera italiana. Il suo film è il nuovo modello da seguire per chi, in futuro, vorrà cimentarsi nel genere.

“Brutti e cattivi” è divertente, scorretto, dissacrante su alcuni temi storicamente tabù nel nostro Paese come la fede e la condotta privata di chi si professa cattolico.

Per quanto si tratti di una produzione italiana, per la spumeggiante sceneggiatura e la messa in scena di notevole livello stilistico e tecnico potrebbe essere inserita senza sfigurare nel genere indie a stelle e strisce. continua su

http://paroleacolori.com/brutti-e-cattivi-una-commedia-spregiudicata-e-nerissima/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

 

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213) Ritorno in Borgogna

Il biglietto d’acquistare per “Ritorno in Borgogna” è: Di pomeriggio.

“Ritorno in Borgogna” è un film del 2017 diretto da Cédric Klapisch, scritto da Cédric Klapisch, Santiago Amigorena, con : Pio Marmaï, Ana Girardot, María Valverde, François Civil, Jean Marc Roulot, Karidja Touré, Florence Pernel, Jean-Marie Winling, Eric Caravaca.

Sinossi:
Ritorno in Borgogna vede protagonisti tre fratelli proprietari di un grande vigneto nella regione francese. Informato della malattia terminale del padre, Jean(Pio Marmaï) torna a casa dopo dieci anni di assenza per aiutare la sorella Juliette (Ana Girardot) e il fratello Jérémie (François Civil) nella gestione della tenuta di famiglia. Ricostruire il legame non è facile e i rapporti ormai incrinati minacciano di interferire nella raccolta. La morte del padre poco prima della vendemmia infatti, investe i tre figli di responsabilità più grandi di loro. Con l’avvicendarsi delle stagioni e la collaborazione costante, i tre aspiranti viticoltori riscoprono e reinventano i loro legami familiari, grazie alla passione per il vino che li unisce fin da bambini.

Recensione:

Se amate vivere in città perché desiderat ogni comodità, il caos non vi turba e soprattutto vi fa sudare freddo il solo pensiero di sporcarvi i costosi vestiti e le scarpe firmate con la polvere della terra, allora “Ritorno in Borgogna” non è decisamente il film adatto a voi.
La vita agreste si ama o si detesta, non esistono vie di mezzo.
Oggi molti professionisti sognano e dicono, almeno a parole, di voler lasciare la rumorosa e inquinata città per trasferirsi armi e bagagli nella quiete e sana campagna.
Ma quanti poi, in concreto, sono quelli che compiono realmente questo cambiamento così radicale? Pochi, davvero pochi.
Chi scrive, prima d’essere un improbabile critico cinematografico, è stato ed è soprattutto un produttore agrumicolo, che insieme ai suoi due fratelli, tenta di condurre con tanta fatica e rare soddisfazioni economiche, da vent’anni, l’azienda agricola familiare lasciata in eredità dal comune padre.
Avrete quindi compreso da questa mia lunga premessa, poiché al sottoscritto invece la visione di “Ritorno in Borgogna” abbia suscitato, anche se a tratti, delle belle e sincere emozioni e soprattutto evocato tanti e vividi ricordi.
Cedric Klapisch, alla sua decima fatica cinematografica, ha voluto inserire e fondere insieme due tematiche a lui molto care: l’amore per il vino e per la Borgogna trasmesso dal proprio padre e il desiderio di raccontare, mostrare ed analizzare le dinamiche e i conflitti affettivi all’interno di una famiglia.
La malattia e morte di un genitore, è un incipit drammaturgico già visto se non abusato in precedenti pellicole, ma risulta necessario ed utile in questo caso per motivare il ritorno a casa di Jean, che appare un po’ “un figliol prodigo “e un po’ “Ulisse” in versione francese.
È un ritorno fisico quanto soprattutto esistenziale per Jean, che dopo tanto peregrinare necessità di stabilità per comprendere le vere priorità della propria vita.
È un ritorno al nucleo familiare, alla condivisione con i due amati fratelli ed alle tradizioni della famiglia rappresentante dalla conduzione e coltivazione dei vigneti di famiglia da parte dei tutti e tre fratelli.
Klapisch opta per uno stile e impostazione registica quasi da docufiction, almeno nella prima parte, per far conoscere all’ignoto pubblico prima la difficile, lunga e laboriosa fase del raccolto dell’uva e poi la successiva vendemmia.
Allo stesso tempo queste fasi rappresentano le delicate e sensibili metafore di quanto possa essere arduo e faticoso elaborare la morte di un padre per i figli.
Una scelta drammaturgica ed autoriale che si rivela solamente in parte convincente, dando troppo spazio e tempo alla parte “informativa” sulla vita dei campi, senza essere però mai completamente incisiva ed avvincente. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-16/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

212) Monster Family

Il biglietto da acquistare per “Monster family” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Monster Family” è un film d’animazione di Holger Tappe. Con Max Gazzè, Carmen Consoli, Valerio Abbondanza. Animazione, 96′. Germania, 2017
Sinossi: Emma crede di telefonare a un negozio di costumi, ma ha sbagliato numero e si ritrova a parlare con Dracula, che rimane ammaliato dalla sua voce. Per conquistarla decide di servirsi della strega Baba Yaga e fare in modo che trasformi Emma in una vampira. La donna, insieme al marito e ai due figli, viene colpita dalla magia della strega dopo una festa in maschera, ma anche la sua famiglia è trasformata insieme a lei: il padre in un mostro di Frankenstein, la figlia in una mummia e il figlio in un uomo-lupo. Mentre cercano di obbligare la strega a cancellare la maledizione, con l’aiuto di una collega di Emma figlia dei fiori, Dracula usa tutti i suoi poteri per corteggiare la donna, fino a portarla nel suo castello.

Recensione: Una figlia teenager e una madre che vanno d’accordo. Una coppia che continua ad amarsi, nonostante i figli. Forse tutto questo è possibile solo in una famiglia di mostri!

Il film d’animazione “Monster family” affronta con garbo, ironia e creatività la complessità delle dinamiche familiari.

Il regista Holger Tape, per evitare di realizzare una pellicola retorica, melensa o pedagogica su temi assai controversi, si affida alla divertente e brillante sceneggiatura di David Safier e Catharina Junk, che mescola l’elemento fantasy con le problematiche quotidiane di una famiglia – con particolare attenzione alla figura della donna.

Destreggiarsi nel triplice ruolo di moglie, madre e capofamiglia non è semplice, specialmente se il marito è assente o troppo concentrato sul lavoro. E allora può capitare di cedere alla tentazione e lasciarsi corteggiare da un altro uomo… Ma che succede se “l’uomo” in questione è Dracula, il principe delle tenebre?

“Monster family” mostra allo spettatore, con i toni della commedia, la complessità dei legami familiari e come, nonostante siano forti, non bastino di per sé a scongiurare una crisi. Momenti di difficoltà possono sempre capitare, ciò che conta è trovare le motivazioni per riprendersi. continua su

http://paroleacolori.com/monster-family-quando-dracula-trasforma-una-famiglia-normale-in-mostri-tutti-da-ridere/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

211) Dove non ho mai abitato

Il biglietto da acquistare per “Dove non ho mai abitato” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Dove non ho mai abitato” è un film di Paolo Franchi. Con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti. Drammatico, 97′. Italia, 2017

Sinossi:
Massimo (Gifuni) è il delfino e il “figlio putativo” di Manfredi (Brogi), celebre architetto della Torino bene. Francesca (Devos) è la figlia del luminare, anche lei architetto di talento, ma che con grande disappunto del padre ha deciso di abbandonare la professione e trasferirsi in Francia con suo marito. Quando Francesca torna a Torino per fargli visita, Manfredi le affida l’incarico di portare a termine la ristrutturazione di una magnifica villa alle porte della città, affiancando Massimo nell’impresa. Il celebre architetto non sa – o forse lo spera – che fra i due nascerà una forte attrazione, dovuta anche alle similitudini caratteriali.

Recensione:

Qual è il modo migliore di affrontare la vita, usare la testa o seguire il cuore? Bisogna scappare dalle emozioni come dalla Peste oppure abbracciarle? E avere una vita agiata, materialmente parlando, da adulti è sufficiente a dirsi soddisfatti e considerare avverati i sogni di gioventù?

Sono tutte domande che prima o dopo siamo portati a porci, ricalcando almeno in parte le orme del Sommo Poeta: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”.

La crisi esistenziale è un topos molto utilizzato in letteratura come al cinema, un tema che dà il là alla scrittura di storie incentrate sulla fragilità dell’uomo e sulle sue contraddizioni. Molto spesso, alla crisi esistenziale si accompagna anche quella sentimentale.

È quanto accade nel nuovo film di Paolo Franchi, “Dove non ho mai abitato”, opera coraggiosa e, temiamo, anche poco commerciale, che con il suo profuma d’antico e di nostalgico rievoca, per stile, linguaggio e messa in scena, un’altra epoca cinematografica.

Classica, elegante, struggente e malinconica, questa è una storia dove i sentimenti, i silenzi e gli sguardi dei due protagonisti dominano sulle parole e sui dialoghi, anche se questi sono costruiti con talento. continua su

http://paroleacolori.com/dove-non-ho-mai-abitato-quando-gli-sguardi-e-silenzi-veicolano-emozioni/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

210) L’uomo di Neve

Il biglietto da acquistare per “L’uomo di neve” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’uomo di Neve” è un film di Tomas Alfredson. Con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny, Val Kilmer. Drammatico, 119′. Gran Bretagna, 2017

Sinossi : Nella città di Oslo, quando i primi fiocchi cadono, alcune donne spariscono nel nulla e misteriosi pupazzi di neve compaiono a sorvegliare le strade. A investigare il detective Harry Hole (Fassbender), che dopo l’ennesima sparizione scopre interessanti collegamenti con alcuni casi irrisolti vecchi di vent’anni: la cornice invernale, la vittima designata, il pupazzo di neve sulla scena del crimine, tutti elementi che richiamano i metodi di un elusivo serial killer. Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, il poliziotto dovrà unire i puntini per svelare il disegno nascosto dietro le frequenti sparizioni, prima che la neve torni a imbiancare le strade e cancelli ogni traccia dell’assassino.

Per chi ama i Paesi scandinavi – lo stile di vita, la cultura, le bellezze naturali – sarà stato quasi inevitabile diventare un accanito lettore del norvegese Jo Nesbø, uno tra i più talentuosi scrittori di thriller del panorama internazionale.

“L’uomo di neve” di Tomas Alfredson è il primo adattamento cinematografico delle indagini del detective Harry Hole – il romanzo in questione è in realtà il quarto della serie.

I fan saranno corsi in sala entusiasti, sapendo già cosa aspettarsi. Il problema, semmai, è per chi, come il sottoscritto, di Nesbø conosce poco altro oltre alla fama. Da ignorante il protagonista mi è sembrato un detective bravo e risoluto ma un uomo incapace di gestire la sua sfera personale – la descrizione corrisponde al vero? Sta a voi dirmelo, amici lettori.

Michael Fassbender – anche se personalmente non lo ritengo la scelta migliore per il ruolo – non esita a dare tutto sé stesso sia a livello fisico che emotivo. Il suo Harry Hole è un uomo logorato dai propri demoni, dall’alcool e dall’incapacità di tenere con sé la propria famiglia. Hole è un’anima inquieta, infelice, che sembra a un passo dal perdersi definitivamente. Se non fosse per il suo talento sul lavoro.

“L’uomo di neve” è un thriller cupo, violento eppure intimo e straziante, la storia di un serial killer feroce, meticoloso, misterioso che rapisce e uccide donne in crisi matrimoniale e con figli, e che lancia un‘aperta sfida ad Hole. continua su

http://paroleacolori.com/luomo-di-neve-il-detective-harry-hole-sbarca-sul-grande-schermo/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

209) Nico, 1988

Il biglietto da acquistare per “Nico, 1988” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Nico, 1988” è un film di Susanna Nicchiarelli. Con Trine Dyrholm, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba. Drammatico, 93’. Italia, Belgio, 2017

Chi è Nico? È questa semplice domanda che il vostro inviato ha cominciato ossessivamente a porsi prima e durante la proiezione stampa del film di Susanna Nicchiarelli che ha aperto la sezione “Orizzonti” a Venezia74.

Poi, a metà circa della pellicola, la domanda si è modificata in: chi è Christa Päffgen?

In entrambi i casi, il sottoscritto non è riuscito a darsi una risposta, colpa forse anche della sua smisurata ignoranza in campo musicale.

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la campagna polacca e il litorale romano, “Nico, 1988” è un road movie incentrato sugli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico.

Musa di Andy Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo quella che tutti conoscono quando inizia la sua carriera da solista.

La sua musica è tra le più originali degli anni ‘70 e ‘80 ed influenza tutta la produzione musicale successiva. La “sacerdotessa delle tenebre”, come veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il figlio dimenticato.

“Nico, 1988” è la storia di una rinascita, la storia di un’artista, di una madre, di una donna oltre l’icona. continua su

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

208) Lego Ninjago

Il biglietto da acquistare per “Lego Ninjago – Il film” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Lego Ninjago” è un film di Charlie Bean, Paul Fisher, Bob Logan. Con Jackie Chan, James Franco, Justin Theroux, Fred Armisen. Animazione, 101′. USA, 2017
Sinossi :

La città di Ninjago deve resistere ai continui assalti di Lord Garmadon e del suo esercito di squali. A salvarla ogni volta sono cinque ninja, il leader dei quali, Lloyd, non è altri che il figlio di Garmadon. Sarà proprio il rapporto irrisolto tra i due a decretare il trionfo di quest’ultimo, nell’ora più oscura per Ninjago.

Il Dio del Vecchio Testamento è un Dio duro, severo al limite della crudeltà, che spinge Abramo a sacrificare il figlio Isacco – salvo poi deviare la lama – e lascia intendere che le colpe dei genitori ricadranno sulla prole.

Il Nuovo Testamento mitiga questa rappresentazione del divino, attraverso parole e insegnamenti che lasciano maggior spazio alla speranza e alla responsabilità individuale. È la persona che commette un peccato o un crimine a dover scontare le conseguenze delle sue azioni, non certo la sua famiglia.

Se il Dio dei Vangeli dimostra lungimiranza e fiducia nell’umanità, sono gli uomini stessi, molte volte, a mostrarsi ottusi e retrogradi. Ma insomma, è giusto o no che un figlio innocente paghi per le colpe del padre, anche se il padre in questione è uno dei più grandi criminali della storia?

State tranquilli, cari lettori, non avete sbagliato a cliccare, state leggendo davvero la recensione su “Lego Ninjago – Il film”, ultimo capitolo in ordine di tempo dell’amata saga.

Non fatevi spaventare dal tenore delle tematiche a cui abbiamo accennato – religione, etica, problemi social assortiti – perché ancora una volta i bravi sceneggiatori della Lego sono stati capaci di firmare una storia profonda, delicata e potente, utilizzando però un linguaggio semplice, lineare, chiaro, ironico e soprattutto comprensibile per il giovane pubblico.

“Lego Ninjago – Il film” è godibile, colorato, allegro, politicamente corretto, cattura l’attenzione e la curiosità dei bambini, sebbene – da adulto – possa dire che altri film di questo genere mi abbiano colpito di più per stile, regia e uso degli effetti speciali continua su

http://paroleacolori.com/lego-ninjago-il-film-famiglia-e-responsabilita-nel-nuovo-capitolo-della-serie/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

207) 40 sono i Nuovi 20

Il biglietto d’acquistare per “40 sono i nuovi 20” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“40 sono i nuovi 20” è un film del 2017 scritto e diretto da Hallie Meyers-Shyer, con: Reese Witherspoon, Michael Sheen, Candice Bergen, Lake Bell, Nat Wolff, Pico Alexander.

Reduce da una sofferta separazione alla soglia dei quaranta, Alice , figlia di un importante regista hollywoodiano, ha scelto di ritornare nella casa paterna a Los Angeles con le due figlie .
Alice Kinney (Reese Witherspoon) si trova a quarant’anni a doversi reiventare una vita sentimentale e lavorativa.
Alicia, per tutto l’anno è una madre perfetta , ad eccezione nel giorno del suo compleanno, quando con le sue amiche si regala una notte di folli festeggiamenti . Durante la quale , la donna incontra in un locale il fascinoso Harry (Alexander) insieme ad altri due amici, aspiranti filmaker in cerca di un posto dove vivere. Quella che doveva essere solamente l’incontro di una notte, si trasforma per Alicia , su suggerimento della madre, nell’accogliere in casa i tre ragazzi dando vita a un’atipica comune.
Una “comune” edulcorata e buonista, dove l’aspetto romance e passionale rappresentato dalla breve storia tra Harry ed Alicia è drammaturgicamente marginale, in una storia di convivenza colorata e allegra tra diverse generazioni ed esigenze
Tuttavia la convivenza avrà per Alice risvolti inaspettati, soprattutto quando il suo ex marito Austen (Michael Sheen) si presenterà alla porta con la valigia, deciso a riconquistarla.
L’esordiente Hallie Meyers-Shyer firma e dirige una commedia garbata, semplice ed a tratti quasi divertente, ma risultando fin dalle prime scene banale , prevedibile e poco credibile a livello drammaturgico sia come intreccio che nella costruzione dei diversi personaggi.
“40 anni sono i nuovi 20 ” cerca vanamente di far convivere narrativamente il desiderio di riscatto di una donna di mezz’età e il tema di famiglia allargata, finendo per non essere né carne ne pesce. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-15/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

206) La Colonna di Fuoco (Ken Follett)

“La colonna di Fuoco” è un romanzo di Ken Follet e pubblicato in Italia da Mondadori editore nel settembre 2017.

Sinossi: gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l’Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso. Dopo il successo straordinario de I pilastri della terra e Mondo senza fine, la saga di Kingsbridge che ha appassionato milioni di lettori nel mondo continua con questo magnifico romanzo di spionaggio cinquecentesco, in cui Ken Follett racconta con sapiente maestria la grande Storia attraverso gli intrighi, gli amori e le vendette di decine di personaggi indimenticabili, passando dall’Inghilterra e la Scozia, alla Francia, Spagna e Paesi Bassi. Ambientato in uno dei periodi più turbolenti e rivoluzionari di tutti i tempi, La colonna di fuoco è un romanzo epico sulla libertà, con un forte richiamo all’attualità di oggi.
Recensione:
Ai tempi di scuola, le lezioni di storia per la maggior parte degli studenti rappresentavano uno dei momenti più bui, noiosi e terribili della vita scolastica, non capendo l’importanza d’apprendere e conoscere il passato e le origini del nostro Paese e gli equilibri mondiali, ritendendo quelle ore trascorse tra in classe, tempo perduto a non poter mordere il presente.
Probabilmente chi oggi è un accanito fan di Ken Follett, era all’epoca uno di quei studenti insofferenti alle lezioni del suo professore di storia, e forse oggi ha capito quanto era ingenuo e sciocco quel sentimento.
La storia è maestra di vita, sostengono gli studiosi ed i saggi, dalla quale soprattutto i politici sarebbe auspicabile cogliessero ispirazione e spunti di riflessione prima di prendere alcune decisioni discutibili.
Viviamo un ‘epoca in cui dominano gli interessi economici, gli egoismi personali, la disonestà, e dove stanno riemergendo forti rigurgiti razzisti. Paradossalmente la religione, la fede sono diventati gli ideali paraventi e scudi per poter compiere atti di terrore, di morte e di distruzione.
Oggi molti parlano, scrivono di terrorismo islamico, spaventati dal fanatismo dei militanti dell’Isis, dopo ogni vile attentato nelle capitali europee contro inermi civili, contrapponendo con orgoglio la civiltà e il laicismo dell’Occidente.
Ma siamo davvero convinti di queste affermazioni e convincimenti?
Basterebbe sfogliare qualsiasi manuale di storia per vedere ed annotare quante Guerre di Religione siano state combattute nella vecchia Europa, senza che l’Islam o mussulmano fosse coinvolto.
Ma se proprio toccare e sfogliare un libro di storia vi mette i brividi, ma siete amanti dei romanzi storici, la nuova fatica di Ken Follet è sicuramente una valida alternativa per toccare con mano quanto violenza, ingiustizia e sangue sia stato versato nella feroce e drammatica contesa tra cattolici e protestanti.
Ken Follet firmando “La Colonna di Fuoco” dimostra ancora una volta d’essere un profondo ed attento studioso ed osservatore della storia prima ancora che un talentuoso e creativo scrittore.
“La colonna di Fuoco” è infatti contemporaneamente un romanzo storico, un thriller, una spy story, dove non mancano però struggenti e sincere storie d’amore tra i diversi protagonisti della storia, condizionate e negate da vili motivi politici e pseudo religiosi.
Ragion di Stato, Religione e storie familiari sono magistralmente e armoniosamente mescolate ed unite dal filo rosso dell’ambizione e corruzione dei Re e Regine dell’epoca e dei loro rispettivi entourage, mascherati dal compito di diffondere la vera Fede, schiacciando l’eresia dilagante.
“La colonna di Fuoco” ha una struttura narrativa articolata, forse a tratti complessa e dispersiva, e ciò nonostante l’attenzione e curiosità del lettore rimangono costanti e forti per tutte le 901 pagine, piene di pathos e di colpi di scena, del romanzo.
Lo stile di Follet è elegante quanto chiaro, pulito ed avvolgente ed evidenziando la consueta abilità ed esperienza nel condurre il lettore all’interno di una storia collocata in un ampio periodo storico, mantenendo brillante e fluido il ritmo narrativo.
“La Colonna di Fuoco” è un romanzo interessante, godibile, quanto utile per capire come i problemi internazionali di oggi siano assai simili a quelli di secoli fa e come il problema non sia religioso quanto piuttosto chi ne abusa per il proprio tornaconto personale e purtroppo politico.

205) La musica del silenzio

Il biglietto da acquistare per “La musica del silenzio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La musica del silenzio” è un film di Michael Radford. Con Antonio Banderas, Toby Sebastian, Jordi Mollà, Alessandro Sperduti, Luisa Ranieri. Biografico. Italia, 2017
Attraverso il giovane alter ego Amos Bardi (Sebastian), il film ripercorre l’infanzia e gli albori della carriera musicale di Andrea Bocelli, dando voce ai personaggi invisibili che hanno costellato la sua formazione artistica e personale. Nato con il dono di una voce unica ma con un grave problema agli occhi, divenuto cieco totale in seguito a una pallonata, Amos non si arrende. La sua vita sarà una sfida senza soste fino a quando riuscirà a ottenere il primo vero successo in palcoscenico con l’esecuzione del “Miserere”.

Mamma, ma Dio esiste davvero? Perché io ho ormai più di un dubbio”. A pronunciare queste parole non è un ragazzo di 12 anni qualunque, bensì qualcuno convinto di essere il bersaglio preferito per gli strali del divino, dopo che una pallonata accidentale lo ha privato della vista.

I credenti sostengono che la Divina Provvidenza abbia un piano imperscrutabile e preciso per ognuno di noi e che si debba quindi accettare tutto, gioie e dolori, con serenità e fiducia. Ma davanti a una serie di coincidenze sfortunate come quelle che avvengono al protagonista di “La musica del silenzio” di Michael Radford anche il più equilibrato degli uomini avrebbe vacillato.

Tutti, ma non lui. Andrea Bocelli, prima di diventare il cantante lirico più popolare al mondo insieme a Luciano Pavarotti, è stato un bambino colpito a più riprese dalla malasorte. Quasi cieco dalla nascita, divenuto cieco totale dopo una pallonata, il suo sogno di diventare cantante viene ostacolato dallo sviluppo. Ma nonostante tutto lui non si rassegna e non smette di lottare.

Dopo l’uscita al cinema, “La musica del silenzio” è arrivato su Rai 1 – potete trovarlo oggi su Rai Play. Paradossalmente è il meglio e il peggio di un biopic su un personaggio ancora in vita che si possa immaginare.

La vera forza del film è la presenza di Bocelli, che compare come narratore, personaggio e soprattutto voce. Quando il Maestro esce di scena, però, il tutto perde fascino e vitalità, diventando un prodotto banale, piatto, prevedibile nonostante l’impegno del cast. continua su

http://paroleacolori.com/la-musica-del-silenzio-un-biopic-che-ripercorre-la-carriera-di-andrea-bocelli/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”