88. Qualcosa è Cambiato

cambiamento
            1 Novembre 2012
                   Roma
Mi sono alzato presto.
La giornata è piovosa.
Sono un po’ ansioso per il volo.
Mi aspetta una settimana impegnativa. Spero di risolvere tutto.
Manco dalla Sicilia da agosto. Mamma mi ha accompagnato in aeroporto.
Il volo è in ritardo, annuncia lo schermo delle partenze.
Vedo gli altri passeggeri sbuffare.
Mi guardo intorno e decido di prendermi un caffè.
Il bar è preso d’assalto.
Cerco un posto per sedermi.
Noto una ragazza.
Indossa un’ bel vestito rosso che gli fa risaltare i bei capelli neri e la carnagione chiara.
 Ha un accenno di rossetto sulle labbra.
Sta osservando con attenzione lo schermo del computer.
Improvvisamente, sorride
Ha un sorriso solare, incuriosito mi avvicino.
“Signorina le dispiace se mi siedo?”
Mi guarda, e fa cenno di si con la testa.
Riconosco una scena di “Qualcosa è cambiato” e sorrido.
“Le piace questa fiction?”
“Si. Ho poco tempo per vederla. Approfitto dei tempi morti come questi. Mi tiene compagnia”
La guardo e sospiro :“Tanto tempo fa, ho assistito alle riprese di Qualcosa è Cambiato”
Con i suoi intensi occhi marroni mi guarda con curiosità”Davvero?Come mai era li?.
A proposito mi chiamo Isabel”
“Molto lieto Isabel, sono Melvin. E’ una lunga storia”
“Il mio volo è in ritardo, raccontami”
Il tempo, a volte, corre veloce…
L’auto parlante chiama il mio volo.
“Isabel, purtroppo devo andare. E’ stato bello parlare con te”.
Sorride:”Anche per Mel. Hanno ragione.. sei davvero un personaggio.
Magari ci possiamo vedere a Roma. Ti lascio il mio numero”
“Volentieri, Isabel. Ti auguro in bocca al lupo per il provino”
Ci stringiamo la mano.
Mi dirigo verso il gate e la osservo da lontano.
E’ alta, elegante, decisamente un’ Aspirante, penso
Salgo sull’aereo con sentimenti contrastanti
                               Acireale
La Sicilia mi accoglie con una giornata splendida. C’è un sole magnifico.
Il cielo è terso.
Vado a casa di nonna per prendere la macchina.
   Oggi è una giornata particolare. Ho bisogno di parlare con lui.
C’è tanta gente nei viali. Sembra una giornata di festa. Vedo volti sorridenti.
Ho preso un bouquet di rose. Purtroppo la tomba è sempre in peggiori condizioni.
La lapide è rovinata. Ci sono erbacce ovunque. Cerco di pulire un po’.
A dicembre dobbiamo rifarla. E’ una vergogna ormai.
Sistemo i fiori nel vaso. Mi guardo intorno, e faccio un lungo respiro.
Ciao, papà, è passato un po’ di tempo dalla nostra ultima chiacchierata.
Le cose procedono. Sto meglio. La nuova cura sta funzionando.
I file hanno smesso di fare male.
L’oppressione e l’angoscia sono sotto controllo.
Il Solian mi ha permesso di ragionare e respirare.
Mi sento più forte. Ho iniziato un’ corso d’inglese.
Ho ripreso a lavorare da Francesco. Mi trovo bene.
La mia mente è impegnata durante il giorno. Esco con gli amici.
Ho ripreso a leggere e a guardare le mie fiction.
Un po’ di serenità è tornata nella mia vita. C’è ancora molto da lavorare con Dr Pasticca, ma sono ottimista dopo tanto tempo.
Vedo la luce alla fine del tunnel.
Ieri sera abbiamo fatto una riunione di famiglia.
Abbiamo stabilito una road map per vendere gli immobili e la campagna in Sicilia.
Mi dispiace papà, ma è l’unica soluzione.
Non mi vedo in campagna nel futuro.
I tre anni di terapia con Lo Splendente mi sono serviti a fare chiarezza. Ancora il fantasma di Godot mi turba. Mi fa una rabbia.
Non riesco a cancellarla dalla mia vita.
Francesco e Piero stanno bene, ma immagino che tu sappia tutto.
Aiutali e proteggerli. Hanno bisogno del tuo aiuto.
Mamma verrà domani. Lo sai, non vuole lasciarmi solo.
E’ sempre in pensiero.
Sto scrivendo la mia storia ,magari un giorno diventerà qualcosa.
Devo ancora trovare il finale.
Caterina non mi perdona papà.
Sto facendo di tutto, ma non riesco a convincerla. Mi manca molto.
Flavia e Ambrosia sono ancora nella mia vita.
I miei amici in questi anni difficili mi sono stati vicini.
Sono stato fortunato.
Papà, vorrei tanto cancellare il passato, ma non posso.
Prima, sentivo la tua presenza quando venivo qui, ora non sento più nulla. Spero che tu mi abbia perdonato.
Ho pagato per i miei errori, mi sono assunto la responsabilità.
A volte mi sento solo e incompreso ,ma stringo i denti.
Papà, stammi vicino per favore. Aiutami.
 Dammi la forza per andare avanti.
Salutami i nonni e lo zio per favore. Li porto nel cuore.
Ora devo andare. Vado in campagna a stimare.
 Sai quante volte ho immaginato che tu fossi al mio fianco mentre faccio questa operazione.
Ci ho provato con tutte le mie forze, papà.
Vorrei tanto che fossi orgoglioso di me. Non ci siamo chiariti mai.
Mi dispiace tanto. Ti voglio bene papà.
Mi faccio il segno della croce e vado via.
                                         Palagonia ore 12
Sono accaldato. Ho girato in lungo e in largo il moro di Tranchina.
Fa caldo. Mi sono messo comunque gli stivali.
 C’è stata un po’ di pioggia nella notte.
Quest’anno è un’ annata di scarica. Ci sono poche arance.
Il mercato sembra tirare, almeno ora.
Già quattro commercianti hanno bussato.
Sembra un buon inizio.
Esco dall’agrumeto e saluto Giuseppe.
Mi sorride e dice “Mel cosa ti sembra?Abbiamo i numeri?”.
“Giuseppe, fammi ragionare un momento ed esco i numeri”.
“Ok Mel, vado da mio padre al sanguinello piccolo. Ci vediamo dopo”.
Mi godo il silenzio e il sole caldo.
Mi accendo un sigaro e penso al moro quando mi sento chiamare
 “Non dovresti fumare Vittorio”.
Mi giro e vedo una persona seduta accanto a me. Sulle prime non la riconosco.
Poi la osservo meglio e impallidisco. Mi dico che non può essere lui.
Eppure ha il suo giubbotto marrone, la sua sciarpa  Ralf Lauren e il suo cappello.
Non riesco a  muovermi dall’emozione.
Capisce il mio disagio e mi tranquillizza “Stai calmo, Vittorio, sono io. Non avere paura”
 Temo che dopo le voci, ora sia arrivato il momento delle allucinazioni, poi mormoro “Papà sei tu? Ma non è possibile”
 Sorride “Vittorio, non ti preoccupare,va tutto bene. Per una volta mi sono servito io della tua immaginazione”.
Sto per piangere, e gli dico “Perchè sei qui?”.
“Sapessi quante volte sarei voluto intervenire in questi anni. Da quando vi ho lasciato, non ho mai smesso di vegliare su di voi.
In questi anni, figlio mio, ti ho visto crescere, sbagliare, piangere.
 Ho dovuto assistere in silenzio. Tutte le volte che sei venuto sulla mia tomba, per i tuoi compleanni,ero lì. Percepivo la tua solitudine e la tua tristezza.
Mi dispiace per tante cose, Vittorio.Ti ho compreso in ritardo. Non volevo essere un cattivo padre.
 Ho sbagliato a metterti fretta con le ragazze. Ti ho reso insicuro.
Ma hai tutto il tempo per recuperare. Se oggi sono qui è per dirti che questa storia non ha una fine. La tua storia è appena agli inizi. So quanto hai sofferto. Ma ora, basta, Vittorio.
Guarda avanti, come ti ha detto lo Splendente. La cosa più importante è la tua salute.
Hai fatto bene a continuare la terapia. Il farmaco al momento era necessario.
Le tue fragilità sono anche la tua forza.
 Dr Pasticca è diverso dallo Splendente,  ma mi sembra un buon medico. Ascoltalo.
Ci saranno altre Godot.
Caterina  ti vuole bene, ma devi rispettare la sua decisione .
Sono contento che hai ripreso i rapporti con Flavia.Quando siete insieme emanate positività
 Vittorio volgi la tua attenzione verso il futuro. Il passato è passato.
 Continua a parlare con tua madre e i tuoi fratelli. Non ti isolare più.
Hai tanti amici che ti vogliono bene
In questi anni li ho visti sempre al tuo fianco.
 Sei un ragazzo di valore, non dimenticarlo mai.
Sono orgoglioso di te.
Troverai la tua strada. Non importa dove. Farai le scelte giuste, non ti preoccupare.
Non hai infangato il mio nome.
E’tempo di tornare, Vittorio. Condividi con il mondo i tuoi pensieri, il tuo dolore, la tua anima.
Racconta il passato per scrivere il futuro
Riapri il mondo dei Balocchi.
Melvin era una maschera. Non avere mai paura di mostrare il tuo volto. Non ti vergognare di nulla. Ora devo andare. Il mio tempo è scaduto.
Continuerò a seguirti, non ti preoccupare. Hai raccontato una bella storia, ma mi raccomando è solo l’inizio.
Sono sconvolto, ho tanto domande da fargli, ma mi blocca sorridendo “Ora calmati, sta per chiamare Isabel
Mi piace. E’una brava ragazza.
Sarai un padre migliore di me
Ti voglio bene, figlio mio”
Provo a reagire, ma il cellulare comincia a squillare, abbasso lo sguardo per veder il numero.
E’ veramente Isabel.
Rialzo lo sguardo, è andato via.
Rispondo al telefono, con il cuore in tumulto: “Ciao Isabel.  No, non disturbi E’ bello sentirti.
 Ti avrei chiamato più tardi.
Se sabato sono a Roma?
Vederci per cena?
Con molto piacere…
Lasciamo parlare Vittorio in pace con Isabel.
Lo so , vi aspettavate un’ altro finale. Si è visto un’ altro tipo d’amore, non meno importante.
Vittorio ha imparato l’importanza di comunicare con la sua famiglia e suoi amici.
Qualcosa è cambiato per tutti noi da oggi, non credete?
In fondo l’amico Mel è bravo a raccontare storie.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedi 6 Gennaio 2014
Vi Auguro un Felice e Sereno Anno Nuovo.
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87. Uno Splendente Arrivederci

ultima seduta 2
Mi verso un po’ di caffè e apro la finestra per godermi il sole.
Sospiro e mi accendo il sigaro.
 La bella Claire arriva ad Acireale. Ne approfitto per mostrarle il castello magico con mio zio.
 Ci scambiamo opinioni e riflessioni. E’ bello, per un pomeriggio, sognare.
 L’architetto è anche una bella persona.
Passeggiare con lei per le vie di Acireale è gradevole.
Claire promette di fare un progetto in tempi rapidi per dare un volto all’isola che non c’è.
E’ arrivato il tempo di mettere a dimora le nuove piantine che, stavolta, vengono da un vivaista siciliano. Sono più care, ma decisamente migliori. In una settimana riusciamo a fare tutto.
 La Palma non è più una landa desolata. Purtroppo gli incassi dell’anno sono veramente modesti.
Una sera contatto la mia amica attrice Elisa, non la sento da tempo. Mi dice che sta lavorando a uno spettacolo teatrale inedito, tradotto da un’ autore straniero.
“Vorrei partecipare a un Festival a giugno. Cerco disperatamente finanziatori”.
Di slancio le rispondo: “Elisa, sono certo che il tuo lavoro è di qualità. Sono pronto a dare il mio piccolo contributo”.
Mi sembrava, Dottore, l’occasione per impegnarmi in qualcosa di diverso.
 Dopo l’Aquila, mi buttavo nel campo del teatro. Così seguivo il suo consiglio.
Nei mesi successivi sarebbe nata una collaborazione proficua. Era un modo per scacciare i fantasmi. Finalmente riesco a fissare un appuntamento con Tesoro ad Ortigia.
Quando arrivo, è ormai sera. Tesoro mi aspetta seduta sulle scale del Duomo.
Decidiamo di mangiare una pizza. Ancora una volta mi parla di Eugenio e della sua delusione. Non me lo dice, ma credo che, in cuor suo, sperasse in una sua telefonata.
Mi sento strano, distante. Tesoro lo nota e mi chiede: “A cosa pensi?”.
“Penso che ti sposa sarà fortunato”.
Sospira: “Ma chi mi sposa, Mel?”.
 Lascio scivolare questa domanda nel silenzio, ma una parte di me avrebbe voluto rispondere: “Io, Tesoro, con tutto il mio cuore. Dammi solo il tempo di sconfiggere i file”.
 Non voglio lasciarla andare. Ogni volta che va via provo una fitta dolorosa nell’anima.
 Così rimaniamo d’accordo di salutarci per un’ultima volta in aeroporto.
Non sembra entusiasta della cosa, ma è contenta perché è l’ultima volta che riparte per Tokyo.
Il ritorno in Italia è ormai questione di mesi. La saluto ancora una volta con il magone.
Mi rincuora: “Non fare questa faccia, quest’estate torno per restare”.
Una settimana dopo mi chiama: “Tieniti pronto, ad agosto torno in Italia.
Mi trasferisco definitivamente a Roma. Volevo condividere questa gioia. Sei contento?”.
Non sto nella pelle, rispondo: “Non sai quanto. Sono felice. Ti aspetto”.
Chiudo la telefonata e comincio a fischiettare in mezzo agli agrumeti.
Penso che potrebbe essere il titolo di un film: Il ritorno di Tesoro a Roma.
Lo Splendente si versa un po’ di thè e scuote la testa: Te lo ripeto, Tesoro è una buona amica, nulla di più, purtroppo.
Ti flagelli da anni e non vedi cosa succede intorno a te. Basterebbe che ti partisse un nuovo file per chiudere i conti con il passato.
Dottore, io non so più  che dirle. So solo che, se non distruggo i file, non ci può essere un futuro.
Quei file sono il risultato di un rimpianto. Non saprò mai cosa sarebbe successo, se avessi fatto altre scelte. Ma so che il dubbio mi sta facendo a pezzi.
Il ridicolo mi ha travolto. L’imbarazzo e la vergogna mi hanno ridotto  a una larva.
Sento di aver perso la mia credibilità e l’onore. Sogno un riscatto impossibile.
Voltare pagina è faticoso. Crescere e maturare impone scelte dolorose.
Abbiamo intrapreso un percorso complicato. Abbiamo fatto tanta strada.
La cura è davanti ai tuoi occhi, Mel
Dottore, io apro gli occhi la mattina e sento un peso sul cuore.
L’ansia e l’inquietudine non mi lasciamo mai. Leggere un libro, vedere le fiction o la tv mi risulta indigesto. Ho perso l’entusiasmo. Ho paura dei miei pensieri.
Per il mio compleanno tornai a Roma. Mi chiamano i miei amici per gli auguri. E’ bello sentirmi amato, ma non serve a scuotermi.
Ci sentiamo anche con Tesoro. Come le ho già detto, il suo compleanno è il giorno dopo il mio.
Sono contento di sentirla, è  un’ uguento che allevia le mie ferite, ma mi sento un fallimento.
Ho trentacinque anni, ma sento di non aver realizzato nulla di concreto nella mia vita.
La terapia non è servita a nulla. Ho tentato il suicidio, preda di una crisi psicotica. Ho subito il TSO( trattamento sanitario obbligatorio).
. In tre anni ho preso tredici chili. Nulla è andato come speravo.
Decido di tornare in Sicilia, perchè a Roma mi sento sempre inutile.
Ma va sempre peggio. Non ho più neanche l’impegno dell’Aquila. Faccio fatica a fare tutto.
Anche parlare con Tesoro comincia a pesarmi. Mi isolo. Caterina si preoccupa e cerca di spronarmi.
Mi scrive: “L’amicizia è parlare, confrontarsi, contare l’uno sull’altro. Non avere paura di raccontarmi i tuoi problemi. Tu pensi che io possa spaventarmi o scappare. Ti sbagli, io sono forte”.
 Ai primi di giugno torno nuovamente a Roma, ma mi sento in un vicolo cieco.
Ormai mi sento lontano anche da lei, Dottore.
Chiedo a Francesco di cercarmi il nome di un’ altro psichiatra.
Sento il bisogno d’avere un’altra opinione. Non mi rassegno all’idea di una vita vuota e oppressa.
Ci deve essere un farmaco che possa aiutarmi, penso
Parlai con Clotilde, psichiatra, amica di Francesco. Cercò di tranquillizzarmi:
“Da quello che sento, non mi sembri un caso psicotico né hai bisogno dello Zyprexa.
Conosco lo Splendente. State facendo un’ ottimo lavoro. L’estate è il periodo peggiore per cambiare. Devi avere pazienza”.
L’architetto Claire ci porta i disegni dell’isola che non c’e. E’ davvero un bel progetto.
Lo conservo nella mia stanza. Servono solo 300.000 euro per renderlo reale.
Ricontatto nuovamente Luisa. Ha appena pubblicato un nuovo libro di poesie. Ha talento.
 L’ho letto con interesse. Ci vediamo da lei all’EUR. Facciamo colazione insieme prima del lavoro.
Mi racconta che si è fidanzata con un collega di arti marziali. E’ felice, serena.
Mi parla dei suoi progetti lavorativi e dei suoi sogni. Il clima è disteso.
Mi fa un bella dedica sul suo libro: “Un saluto al mio vecchi amico Mel, conosciuto sul set. Spero di rivederlo alla prima del mio primo film”.
Mi auguro con il tempo di recuperare il rapporto con Luisa, è davvero una persona  speciale.
 Inizio a collaborare con Elisa per l’esordio al Festival di fine giugno
 Partecipo alle prove. Faccio il promotore dell’evento. Distribuisco volantini e attacco manifesti in giro per Roma.
Provo a scuotermi. Il teatro mi incuriosisce. Sul palco non si può mentire.
Se sei bravo, prendi l’applauso, altrimenti prendi i fischi. Non c’è scampo.
Sono certo che Elisa avrà successo.
 Ha il talento e le capacità per sfondare. Conosco  gli altri componenti della compagnia.
Per un po’ mi sembra d’essere tornato ai tempi di Qualcosa è cambiato.
La prima dello spettacolo va bene, nonostante  la contemporaneità con la partita Italia-Inghilterra. Elisa recitava con le urla dei tifosi in sottofondo per i goal dell’Italia. Sono tre giorni di repliche. Faccio pure il bigliettaio per la compagnia.,ma in quelle serate allegre e intense, i file continuano a perseguitarmi.
 Mamma fa la spola tra Roma e Sicilia per starmi vicino.
Anticipo la seduta di luglio. Ormai ho deciso di cambiare farmaco. Sono pronto a stordirmi, se è necessario.
Ne parlo a Tesoro. Mi suggerisce di riflettere. “Se prendere un farmaco  per un breve periodo ti può servire per pensare al tuo futuro, fallo pure”.
“Caterina,  sono stanco. Ho bisogno di sapere che c’è un’alternativa a questa cura. Tu poi stai tornando. Voglio farmi trovare pronto. Io non ne posso più”.
“Mel, mi sembra di capire che hai fatto già la tua scelta. Lascia stare me”.
Ho bisogno di una tregua dai miei pensieri. Voglio un po’ di serenità.
Lei mi disse che, quando non avrei avuto più fiducia nel suo metodo di cura, sarebbe arrivato il momento di cambiare medico. Temo che questo momento sia arrivato. Non so cosa fare. Sono così confuso.
Mel, tu sei libero di fare le tue scelte. Puoi cercarti un altro medico. Ma, credimi, rischi solo di imbottirti di farmaci e di stordirti. Tutto poi diventerebbe più difficile. Pensaci bene. Tu vuoi un farmaco miracoloso, ma non esiste. Dipende solo da te.
Potrei sentire un’altra opinione. Magari un farmacologo potrebbe fornirmi delle alternative.
Ne dubito. Se vuoi, qui nel mio centro c’e un farmacologo bravo. E’ un mio amico lo conosco da trent’anni. Ma attento, i farmacologi ti trattano come una molecola. Rischi di provare vari farmaci e di prendere altri chili. Io non te lo consiglio.
Nella situazione in cui mi trovo, niente può essere peggiore. Certo le sue parole non mi aiutano. Tra poco torna Tesoro, come faccio?
Ecco, Mel, magari Caterina potrebbe essere lo stimolo per reagire. Potete uscire, vedervi.
 Lascia perdere i farmaci. Sono veleno.
Ogni volta che avrai bisogno di me, sai dove trovarmi. Hai libero accesso. Possiamo scriverci. Quando ti sarai stancato di sentire i file e vorrai sentire un’altra voce, io ci sarò.
Dottore, scriverà di me nel suo prossimo libro?
Assolutamente sì, Mel, te l’ho promesso. Questo dipende da me e lo farò
Ma senza aver trovato una soluzione al problema?
La soluzione è sotto i tuoi occhi. Goditi l’estate. Abbiamo lavorato bene in questi anni.
Ora dipende da te.
Non so cosa dirle, Dottore. Ieri sera sono andato al Roma Fringe Festival e ho visto  uno spettacolo dove veniva rappresentata la storia di un caso clinico. Se ha tempo, ci vada.
 L’attrice protagonista è molto carina. Le ho mandato un  messaggio di complimenti su Facebook. Mi ha risposto poco dopo. Mi ha fatto piacere. Magari un giorno metterò in scena la mia storia.
Magari scattasse un nuovo file, Mel.
Non può  nascere un nuovo file, se non distruggo i vecchi.
Che vuoi fare Mel? Se vuoi posso parlare di te col farmacologo.
Ho paura di ricominciare tutto daccapo. Non ne avrei la forza.
Non succederebbe, stai tranquillo.
Dottore, comunque questo non è un addio, semmai un arrivederci.
Sai dove trovarmi, Mel.
Guardo negli occhi l’estraneo che mi ha salvato la vita. Rivedo come in un flash tre anni di terapia.
Sorrido e mi alzo barcollante dalla sedia. Gli stringo la mano. Sento la testa pesante. Ho il cuore che batte forte.
So che mi mancheranno le nostre chiacchierate.
La porta si chiude alle mie spalle. Ancora una volta tutto dipende da me. Aveva ragione Tony Renis, Dimmi quando tu verrai.
                                                            Roma 15 Luglio 2012
                                                                       Ore 18
Ho passato dieci giorni d’inferno. I file sono sempre più forti. Sono ricominciati i pensieri negativi.
Ho paura che le voci possano tornare. L’estate è arrivata.
 Sono disperato.
Ho deciso di provare la via farmacologica.
Ho scritto un’email allo Splendente. Magari è un’ errore, ma devo fare questo tentativo.
Sono ancora nella mia sala d’aspetto.
Conosco di vista il dottor Pasticca, è molto diverso dallo Splendente. Ho paura dei farmaci, ma non so cosa fare. Sono in un angolo. Ho fatto tanti sacrifici per perdere almeno un po’ di peso, ma ormai sono pronto a tutto.
Mamma è venuta con me. Ho riletto i miei diari degli ultimi tre anni.
Voglio fare un quadro completo al dottor Pasticca. Finalmente la porta si apre. Raccolgo le forze.
Buona sera, Mel. Lo Splendente mi ha parlato di lei. Mi ha raccontato dei suoi problemi ,ma vorrei  sentirli da lei.
Cosa la porta qui?
Faccio un respiro lungo, lo guardo e mi sforzo di sorridere.
Dottore è una storia lunga. Si metta comodo. Ho bisogno di una tregua. Devo distruggere i file che mi stanno perseguitando.
Sono pronto a tutto.
Bene,  Mel, questo è l’approccio giusto. Se lo Splendente l’ha mandata da me, è per trovare insieme una soluzione alternativa.
Se è consapevole che da solo non ce la fa e accetta il farmaco, possiamo iniziare a  lavorare.
Una cura farmacologica può durare anni, ma l’obiettivo è migliorare la qualità della vita del paziente.
Cosa sono i file, Mel?
Vorrei cantare Ricominciamo, di Adriano Pappalardo, ma non mi sembra il modo migliore per iniziare una  nuova terapia, penso,perciò gli domando sorridendo:
Dottore, lei è un appassionato di fiction?
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 30
Vi auguro un Felice  Sereno Natale.

86. L’Isola che non c’è

 l'isola
Apro la finestra e osservo il flusso delle macchine sul viale. E’ davvero una bel pomeriggio estivo,  penso.
Spengo il sigaro e torno a sedermi nella poltrona davanti allo Splendente
 Dottore, c’e poco da dire. L’inquietudine è la protagonista di questi mesi. La paura di non trovare una via d’uscita. Il senso d’impotenza mi attanaglia.
 Il ricordo del ricovero e il fenomeno delle voci mi preoccupa.
 Esorcizzare il passato è il mio obiettivo, ma i risultati sono ancora scarsi.
Il nuovo anno inizia con un senso di frustrazione e di ansia. Cerco di capire cosa voglio fare della mia vita. Ripenso spesso alle sue parole. Trovare un progetto che possa chiudere in un cassetto le mie paure e scacciare per sempre i file.
Comincio a immaginare che il mio castello magico ad Acireale, vuoto ed inutilizzato, possa diventare un’associazione culturale. Acireale non ha nulla del genere.
Creare un centro polivalente, dove giovani e non possano riunirsi per mangiare, giocare, ascoltare musica, confrontarsi.
La mia fantasia vede il castello, tornato al suo vecchio splendore, già pieno di gente. Sarebbe anche un modo per ricordare  mio padre. Immagino già il nome”L’isola che non c’è”
Com’è fatto il tuo castello magico?
E’ una villa su tre piani. Ha un ampio giardino. Il primo piano è di rappresentanza. Ci sono dei magnifici saloni. Il secondo piano potrebbe essere usato per le attività ludiche. Poi c’e una bella terrazza.
Lo spazio c’è. Ci sono potenzialità enormi. Immagino il castello messo a nuovo, arredato con stile.
 Sarebbe davvero qualcosa di diverso.
Francesco, come sempre pratico, mi disse che l’idea non era male e che avremmo potuto coinvolgere il suo architetto per farci fare un progetto di massima.
Finalmente ero impegnato a fantasticare  su qualcosa di diverso rispetto ai soliti file.
Mi sembrava un’opzione per uscire dall’angolo. Ero ispirato e di buon umore.
Dopo la pausa natalizia  l’Aquila avrebbe ripreso il campionato. Durante la sosta ero rimasto a Roma.
 I ragazzi si sentivano un po’ abbandonati e trascurati dalla società. Mi sentivo per telefono con Mister Storia, per essere informato sugli allenamenti.
Comunque decisi di scendere in Sicilia all’inizio dell’anno. Volevo far sentire la mia presenza al gruppo.
Ci tenevo anche a conoscere il fidanzato di Caterina. Ci eravamo sentiti durante le feste.
La vado a salutare all’aeroporto. Mi sembra strano che non sia accompagnata dal ragazzo.
Una parte di me è triste, ma mi sforzo d’apparire sereno e sorridente.
 Tesoro è tranquilla. Parte ovviamente di malavoglia. E’ molto presa da Eugenio.
 Scambiamo qualche parola prima dell’imbarco. Mi promette che  per Pasqua sarà nuovamente in Italia.
 Le settimane successive passano veloci senza grossi intoppi. I file sono sempre presenti.
Mi sento inquieto, ma l’idea del castello mi permette di non pensarci troppo.
Sa, Dottore, ogni volta che entro in quella casa è come se facessi un tuffo nel passato .
Vedo me e i miei fratelli da piccoli. Rivedo scene e situazioni della mia infanzia.
Ricordo momenti, odori, suoni. Tutto questo mi mette malinconia.
Vedere il mio castello magico così malridotto mi mette tristezza. Non posso vederlo chiuso e cadente.
Francesco organizzò un incontro con il suo architetto, una professionista di cui avevo sentito parlare molto. In effetti quando la conobbi per la prima volta,ne rimasi colpito.
 L’affascinate ed elegante Claire ascoltò con attenzione il mio progetto ed esaminò le foto del castello.
L’idea del centro culturale stimolava anche la sua fantasia. Concordammo che presto sarebbe venuta ad Acireale per fare un sopralluogo. Era il primo passo per realizzare un sogno.
A fine gennaio si fanno avanti dei compratori per il castello magico.
Se Francesco e  Piero sono felici e pronti a vendere, io sono molto prudente e triste.
Dottore, se mi chiede qual è la mia casa, io le rispondo di getto il castello magico. Non riesco ad immaginare di privarmi della mia casa d’infanzia.
 I miei fratelli non sentono più il legame con la Sicilia. Io sono d’accordo che bisognerebbe vendere parecchi immobili, ma il castello magico è un gioiello, non si può svendere. Furono giornate difficili.
Avevo paura . Il mio progetto potesse svanire.
Alla fine l’offerta dei compratori fu respinta perchè modesta. Ricordo il mio sollievo.
Ma l’arrivo dell’IMU, la nuova tassa sulla casa del governo Monti mi crea preoccupazione e sconforto. Continuo a cercare l’idea che possa farmi voltare pagina.
Chiesi al mio amico Lucas un parere sul mio progetto.
Girammo in lungo e largo il castello. Mi chiese alcuni dati. Aveva molta esperienza nel campo della”vita notturna”.
Fin dai tempi di Cuba, aveva creato dal nulla, con successo, tanti  locali all’ultima moda.
Fu colpito dalla bellezza e dall’unicità del castello.
Mi disse “Mel, secondo me il castello può essere per te l’opportunità per cambiare vita. Certo gli investimenti sono ingenti, ma ci sono enormi spazi. Potrebbe diventare la “Perla” della Sicilia.
Il tuo castello mi ricorda il mio primo locale che feci a Cuba.
 All’epoca avevo solo il mio entusiasmo, idee e pochi soldi. Nel giro di poco tempo diventò uno dei locali più “cool” dell’Avana.
Mel devi crederci e buttarti. Sai che sono d’accordo con il tuo Splendente. Devi impegnare la mente in qualche progetto. Sono pronto ad aiutarti.”
Passammo tante sere con Lucas ad immaginare questo locale nella sua baita di montagna davanti al fuoco.
Lo Splendente sorride e scrive qualcosa: Il tuo amico Lucas mi sembra una fonte inesauribile di aneddoti. Ricordo che ti dissi che l’idea era buona.
Ma, se c’era l’opportunità di vendere e magari di trasferirti a Roma, non dovevi sentirti legato al passato.
Mel è anche questo il tuo problema. Rimani ancorato alle cose. Tutto si evolve. Spesso carichi le persone e le cose di un valore enorme.
Per me il passato ha un valore. Non si può semplicemente voltare pagina. I miei fratelli hanno fatto scelte diverse dalle mie. Li capisco. Ma non posso pensare di liberare risorse, eliminando l’affetto e la storia della nostra infanzia.
Il castello gronda ricordi. Ha un valore importante. Bisogna rifletterci bene, prima di prendere qualsiasi decisione.
Cerco di seguire le trattative in campagna. Gli affari vanno a rilento, è un’annata di sovrapproduzione
Le arance purtroppo non sono di qualità. I prezzi sono bassi. I commercianti si fanno vedere poco.
Io sono insofferente. Non riesco a calarmi nel ruolo del proprietario terriero.
 Sono esausto. Vendo, ma non sono contento. Con queste annate è già un successo riprendersi i soldi spesi.
Sei testardo, Mel, io non so più come dirtelo. La Sicilia devi lasciarla andare. Non te ne frega più nulla. Hai tirato la carretta per troppo tempo .E’ arrivato il momento di passare la mano. Hai rimesso in piedi l’azienda. Ti sei inventato una professionalità. Tra l’altro le tue arance sono molto buone. Ma non vuoi mollare la presa. Ogni volta che scendi giù, i file aumentano. Ti senti più solo e preda del passato.
L’idea di lasciare la sto maturando. Voglio solo finire la fase di rinnovamento. Ci vogliono ancora un paio d’anni.
La Sicilia nella mia mente è diventata la prigione delle mie minchiate. Poi, se aggiunge che il mercato delle arance è spesso avaro di soddisfazioni, può immaginare quale gioia mi dia essere in Sicilia.
Ci sono novità con le donne in questi mesi?
Mi sento con Tesoro per telefono o sms. Ma non voglio disturbarla troppo. Ormai la so impegnata seriamente. Ma lei stessa mi cerca quando il mio silenzio diventa lungo. Però la sentivo strana.
La sua voce era triste. In una telefonata le chiesi se andava tutto bene con Eugenio.
Rispose: “No, non sto bene”. Si mise a piangere. Aveva rotto con Eugenio. La distanza era risultata fatale al rapporto.
Fin dal suo ritorno in Giappone, Eugenio si era dimostrato freddo e scontante. Aveva retto per un mese, poi aveva deciso di chiudere il rapporto. Quelle parole mi strinsero il cuore. Tesoro era avvilita e triste. Aveva creduto tanto in quella storia. Cercai di consolarla. Non potevo deluderla. Si era aperta.
 Nonostante i file e il mio disagio crescente ogni giorno, la chiamo. Non sa quante schede ho comprato dal tabaccaio. Ci sentivamo per qualche minuto. Troppe volte ero stato distante negli anni. La facevo sfogare. Ascoltavo in silenzio la sua frustrazione. Si sentiva sola e abbandonata. Capisco che ha bisogno di me.
 In Giappone si sente sola. Tesoro merita il meglio. Io, se mi guardo allo specchio, vedo desolazione e precarietà. Ma per Tesoro farei tutto. Mi ha sopportato per tanti anni, quando il resto del mondo mi voltava le spalle. Non mi hai mai criticato o messo pressione. Se sono sopravvissuto al dolore e alla depressione è soprattutto merito tuo.
Mel, devi smettere di recriminare. Le cose bisogna volerle in due. Tu e Caterina per anni avete vissuto in questo limbo. Sulla carta potrebbe essere la donna giusta,ma al massimo, può essere una buona amica. Non complicarti la vita. Cosa succede dopo?
L’Aquila lotta disperatamente per salvarsi. Il Cacciatore di Teste, il nuovo allenatore, e l’arrivo di nuovi calciatori non hanno  dato nuovo slancio al progetto tecnico della società.
Ogni partita è una sofferenza. Il clima dentro lo spogliatoio è teso. I nervi sono a fior di pelle. Le discussioni e i litigi sono all’ordine del giorno. Agli allenamenti partecipano sempre le solite facce.
 Lo scoramento e il disimpegno hanno preso possesso del gruppo. Io assisto avvilito a questo fallimento. Cerco di tenere alto il morale dei ragazzi con Mister Storia.
Il Rampante promette premi in caso di vittoria, senza fortuna. Ormai siamo invischiati nella lotta per non retrocedere. Inizia il duello a distanza con il Raddusa.
Ogni domenica sera aspettavamo con ansia i risultati dei nostri avversari. Non erano queste ovviamente le ambizioni estive. Ma anche la domenica al campo i file mi perseguitano.
Ricordo la trasferta di Raddusa. E’ lo spareggio-salvezza. Per tutta la settimana io e Cesare proviamo a caricare il gruppo. Ci aspettiamo una prova d’orgoglio. Invece fu una mazzata. Fummo sconfitti per 2-0. E’ il punto più basso della stagione. Vediamo lo spettro della retrocessione.
 A marzo con mamma sono andato in Turchia, ad Istanbul. I miei fratelli e Stefania ci avevano regalato il viaggio come regalo di Natale. Avevo sentito cose meravigliose su Istanbul. Ma non avevo voglia di partire.  Non voglio rovinare la vacanza a mia madre, così decido di partire, stringendo i denti.
Sono  tre giorni difficili. Non riesco a godermi Istanbul, sono  troppo preso dai file. Con mamma visito il gran bazar, facciamo due volte il giro del Bosforo in traghetto, visitiamo la moschea blu.
Giriamo per negozi e ammiriamo la bellezza e l’eleganza dei palazzi e delle strade. Istanbul è una città ordinata, affascinante, è davvero la porta d’ingresso dell’Oriente.
Mel, ti avevo avvisato che  fine marzo poteva essere un momento difficile. E’ passato un anno dal tuo ricovero. La tua mente soffre. Il senso d’angoscia e di vuoto si acuiscono. Ti avevo detto di stare lontano dalla Sicilia. Viaggiare potrebbe essere un modo per uscire dal limbo. Devi cambiare aria.
La tua mente si rifiuta di guardare oltre. Sei fermo sul passato.
I file sono peggio di un’ossessione. Comunque l’Aquila mi diede una gioia, vincendo una partita fondamentale. La salvezza ce la saremmo giocata al fotofinish
. Dopo la parentesi turca, decido di tornare in Sicilia. Volevo stare vicino alla squadra.
Poi a Roma mi sento inutile. Le sedute con lei mi sembrano una perdita di tempo. Affiora perfino il pensiero di cambiare psichiatra. Vedo il futuro nero. L’Aquila si gioca la salvezza al fotofinish con il Raddusa.
Un sabato, per controllare che non ci siano inciuci calcistici, prendo la macchina e vado fino a Sortino, nel Siracusano, per assistere alla gara tra i locali e il Raddusa.
Fortunatamente il dio Eupalla è con noi almeno una volta. L’Aquila vince e il Raddusa perde malamente.
Torniamo ad essere padroni del nostro destino a due turni dal termine.
Dopo una stagione deludente e amara l’Aquila artiglia l’agognata salvezza il primo aprile ad Augusta.
 In un pomeriggio caldo  e assolato, i ragazzi sfoderano una prestazione gagliarda e strappano un pareggio, 1 a 1.
 Sono tante le emozioni che  mi attraversano durante i novanta minuti mentre sono in panchina.
 Il fischio finale dell’arbitro è una liberazione. Mi tremano le gambe. L’emozione è forte.
 In campo i ragazzi festeggiano. Ci abbracciamo tutti. Dentro lo spogliatoio inizia la  festa. Vengono inzuppato dai gavettoni. I ragazzi urlano: “Melvin, uno di noi”. Sono davvero commosso.
 Mentre Cesare maledice la stagione e desidera voltare pagina, io sono a un  passo dall’addio.
 E’ stata comunque un’avventura meravigliosa.
Lo Splendente sorride e si versa un po’ di caffè: Non sono un’amante di calcio, ma ti confesso che ho tifato per la salvezza dell’Aquila.
 Il tuo diario di bordo su facebook era divertente, ma anche quell’avventura non spegnono i file.
Cosa succede invece con la bella Claire e con l’isola che non c’è?
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 23

85. L’ultima seduta – Parte I – Anno 2012

il bivio
Roma 5 Luglio ore 15
Quando una storia d’amore può considerarsi conclusa?
Quando uno sportivo deve prendere atto che gli stimoli non ci sono più?
Quando un medico pietoso fa la piaga cancrenosa?
Quando bisogna  dire basta e cercare altrove?
Mi sono svegliato stamattina con in testa il ritornello della canzone di Tony Renis” Quando, quando, quando.”
 E’ il 5 luglio, sto per completare tre anni con lo Splendente e mi sembra di essere al punto di partenza.
 I file sono a mille, non riesco a concentrarmi. Ho la nausea di tutto. Non ho voglia di fare nulla.
Vorrei spaccare tutto. Non posso vedere la tv. Ho paura di vedere Godot.
 Se avessi Gigio tra le mani lo farei a pezzi. Non sono più padrone della mia vita.
Lo Zyprexa mi ha reso solo più grasso. Non mi piaccio più allo specchio.
Ho anticipato la seduta, è il momento di prendere di petto la realtà.
Aspetto  il mio turno. Sono immerso nei pensieri. Sono preoccupato. Deve esserci una soluzione al problema, penso. Sono consumato dai rimorsi e dai rimpianti.
 Si apre la porta finalmente. Faccio un lungo respiro, mi alzo ed entro.
Ciao Mel. Fa caldo oggi. Come va?
Dottore, cosa vuole che le dica. Credo che ci siamo detti tutti nel nostro ultimo scambio di email.
La situazione sta precipitando. Sono stanco. Non ne posso più. I file mi stanno stritolando.
Non riesco a controllarli. Arrivano quando vogliono. Dobbiamo trovare un’altra soluzione.
Ci deve essere un farmaco adatto al mio caso. Non posso andare avanti così.
Ho avuto un incidente con la macchina qualche giorno fa.  Ero distratto, avevo la testa intasata dai  file. Ero al telefono. Ho rischiato di fare male a una coppia di motociclisti. Una era una donna.
Le ho visto uscire del sangue dalla mano. Mi sono sentito morire.
Dottore, rivoglio la mia vecchia vita.! Sta andando tutto a rotoli. Non reggo più.
Ora calmati, Melvin. Devi capire che la tua ansia deriva da un’insoddisfazione esistenziale.
Devi voltare pagina. Sono tre anni che sopporto i tuoi lamenti su Godot. La cura è chiara. Non c’è un farmaco adatto per te. Non ne hai bisogno. Se guidi con il cellulare in mano, è chiaro che rischi di provocare un incidente. Tu sei bloccato sul passato. Non vuoi fare un passo in avanti.
 Io, più che indicarti delle opzioni, non so cosa fare.
Dottore, non riesco a uscire dall’angolo. Come posso guardare oltre se la mia mente lotta costantemente con i file? Ho bisogno di una tregua. Ho bisogno di uno psichiatra normale che faccia cose normali. E’ pronto a esserlo?
Mel, un altro medico ti avrebbe messo sott’olio da tempo con un bel mucchio di farmaci. Ma questa non è la cura. Tu cerchi un farmaco che ti spenga e poi speri  nella Divina Provvidenza.
Ma io non posso farti questo. Non posso,  non voglio spegnere la tua volontà. Non è questa la mia missione come medico. Quando parte un file, devi ridurne l’impatto. Devi guardarlo nella giusta prospettiva.
La tua vita non è finta nel 2009. Dai troppa rilevanza a una cazzata. Godot è il trapassato  remoto
Dottore, non voglio costringerla, ma così non si può andare avanti. Non esco oggi da questa stanza senza una soluzione.
Mel, tu devi lasciare la Sicilia. Devi stare a Roma. Scrivi. Vai a Cinecittà, cercati un lavoro anche come spazzino Apriti un blog sul cinema.
Dottore, ma non capisce che  ci stiamo dicendo sempre le stesse cose? Abbiamo due visioni diverse. Non so cosa fare. Almeno un nuovo farmaco potrebbe darmi tregua dai file. Non li sopporto più.
Mi stanno consumando!
Mel, i file svaniscono quando la tua mente è impegnata in un progetto che ti coinvolge. E’ successo in parte con Claretta, poi con la squadra di calcio. I file li autogeneri.
Devi sforzarti. Non esiste il farmaco miracoloso. Vuoi che ti metta sott’olio fino all’autunno?
Dottore, sta arrivando un’altra estate. Ho paura. Non so come affrontarla. Non posso sparire dalla Sicilia. Ho degli impegni. I file non sono mai andati via del tutto con Claretta e l’Aquila. Erano solo meno invasivi. Devono sparire. Io altrimenti non riesco a vivere.
Le viene così difficile fare lo psichiatra normale? Io non voglio cambiare medico. Non voglio ripartire da zero. Non ne avrei la forza. Veniamoci incontro, dottore. Ragioniamo.
Mel, tu mi stai dando ragione sui file. Claretta era una” pazza”. L’Aquila era solo un diversivo, purtroppo siciliano. Dobbiamo trovare qualcosa di stabile e concreto. La tua fantasia si deve accendere. Tu hai bisogno di un progetto che ti coinvolga e attiri la tua attenzione e curiosità. I file sono la conseguenza di un problema più grande. La cura alla tua “malattia” è dentro di te.
La smetta per favore di definire “pazza” Claretta. Era una ragazza fragile, complessa. Non è giusto chiamarla cosi
Dottore ma se mi iscrivessi all’Università? Magari in Psicologia?
Ancora con questa storia della laurea, Mel? Ma vogliamo metterci una bella pietra sopra? Non ti ci vedo chino  sui libri. Se vuoi, ci sono tante belle università private e puoi iscriverti. Ma è quello che vuoi? Io ti vedo in giro per il mondo mentre scrivi di te e della realtà intorno a te
 I tuoi genitori hanno contribuito a renderti insicuro e fragile.
La tua sensibilità si è accentuata in maniera patologica dopo l’arrivo a Roma. Ti hanno buttato nella fossa dei leoni. E’ stato uno sradicamento brutale. Andava gestito meglio.
Tuo padre ti voleva playboy, tua madre ti vedeva laureato e con il posto fisso. Ti hanno caricato fin da piccolo di una serie di aspettative difficili da gestire.
Dottore, lasci perdere i miei genitori. Sono solo io il responsabile dei miei problemi ed errori. Ho evitato di sedermi davanti a lei per troppo tempo. Sto pagando il conto. Lei mi chiede di cambiare la mia vita, ma non ci riesco. Mi sento bloccato.
Sicuramente hai fatto  tuoi errori, ma i tuoi genitori ci hanno messo il carico.
Ancora oggi non riesci a distinguere la figura paterna da quella dell’uomo
.L’uomo Andrea ti ha riversato sopra una quantità enorme di merda. Ancora non sei pronto per affrontarlo. Eppure, si cresce prendendo le distanze dal padre e mandando a fare in culo l’uomo
Da mio padre mi sarei aspettato delle scuse. Ma ormai è inutile parlarne. Mia madre ha le sue idee. Non si rassegna a vedermi senza un futuro sicuro. La laurea è la condizione minima per andare avanti nella vita.
Mia madre ha paura, teme che, dopo di lei, rimanga da solo e senza sicurezze.
La capisco, intendiamoci, ma mi trasmette ansia e dubbi. Così è difficile rialzarsi.
I tuoi fratelli non ti sono vicini?
Lo sono a loro modo. Li ha pure convocati a dicembre scorso, si ricorda?
Voleva che fossero più presenti nella gestione della campagna. Beh, non è cambiato nulla. Francesco e Piero viaggiano su altri binari. Ma , non mi lamento della mia famiglia.
Però, a volte, mi sembra che non capiscano fino in fondo i problemi che mi affliggono.
Nessuno in realtà può capire senza provare quello che ho passato in questi tre anni.
Mi sembra d’essere fermo al palo. L’incidente con la macchina è la goccia che fa traboccare il vaso. Non mi fido di me stesso. Faccio davvero fatica a vedere il futuro. Mi sento la testa in fiamme. Non riesco a spegnere l’incendio. Lo Zyprexa non funziona più.
Ogni tanto penso che vorrei farmi stordire. Sono stanco, dottore. Non so cosa fare.
Cerco su internet casi simili al mio. Mi sembra di essere perso nella selva oscura.
Cosa dovrei dirle sulle donne? Le ho raccontato le mie esperienze. Mi autodefinisco  il Don Abbondio dell’amore. Il coraggio uno non se lo può dare.  Ho fatto quello che ho potuto. Tutte le donne della mia vita alla fine si sono stancate e mi hanno abbandonato. Le capisco.
Oggi mi sento solo nel deserto. Gli stessi amici mi sono stati vicini, ma alla fine cosa posso fare, se si vedono di fronte un essere incapace di reagire?
Mel, tu non te ne rendi conto. ma in passato ti hanno amato tante donne. Le hai mandate via tu. Il rifiuto di metterti in gioco ti ha messo in questa situazione. Questa solitudine ti crea disagio e oppressione. Il vuoto che ne deriva ti spinge a volgere lo sguardo al passato.
Perchè non completiamo il nostro viaggio? Cerchiamo di rilassarci un momento. Mi sembra che ci sia ancora qualcosa da dire
 Mi alzo e guardo fuori dalla finestra.
Sospiro, gli sorrido e mi accendo il sigaro: Ok, Dottore,  chiudiamo questo viaggio.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 16.
Un Buon Consiglio per una lettura di Natale

84. Io e l’Aquila

io e l'aquila
I sogni aiutano a vivere.
I sogni son desideri, cantava Cenerentola.
Mi dicono che ho una certa fantasia.
Il calcio è sempre stata una grande passione.
Ho fatto l’arbitro, l’osservatore.
Ho lasciato l’Associazione con la morte nel cuore.
Sono un tifoso,  il calcio è vita.
Oggi lo guardo con meno interesse e passione di un tempo, ma chi lo demonizza non capisce nulla.
Leggo distrattamente i titoli della Gazzetta dello Sport, quando la porta si apre.
Ciao Mel, come è andato il week ed? Ho visto che la tua squadra ha vinto. Sei contento?
Lo guardo e sorrido:Non ho neanche visto la partita. Stavo leggendo ora i risultati.
Ripensavo alla tue dimissioni da arbitro, dovesti fare un tentativo per tornare dentro l’associazione.
Scuoto la testa: No, Dottore, è acqua passata.
Pensaci Mel.  Cosa succede dopo l’incontro con Lisa?
 Decido di tornare in Sicilia, a Roma mi sento inutile.
Mamma ormai mi accompagna ovunque, non vuole lasciarmi solo.
Il mio amico Cesare, il Rampante di Confindustria una sera mi propone di far parte di un progetto calcistico.
”Mel perché non compri con me e altri soci una squadra di calcio?
Serve entusiasmo, passione e…tremila euro”
Lo guardo perplesso, ma rispondo”Cesare, l’idea mi sembra assurda.
Ma fammici riflettere ”
”Mel, il calcio ti piace. Sei stato un arbitro. Vieni a una riunione organizzativa. Ti presento gli altri soci e cosi ti chiarisci le idee.”.
Il giorno dopo ci vediamo nell’ufficio di suo cugino, l’avvocato Filippo,lo Scaltro.
Mi fa subito una  buona impressione Si vede che è una persona in gamba e che ha esperienza nel mondo del calcio
Lui e Cesare mi illustrano i dettagli dell’operazione.
Mi presentano pure, Don Alfio, mister Storia del calcio siciliano, un ex allenatore professionista degli anni 80.
Oggi figura carismatica dello sport  della mia città.
Mi colpisce la chiarezza e la determinazione del gruppo.
Mi prendo una notte per pensarci. Valuto i pro e i contro.
La voglia di tornare  a fare calcio e nello stesso tempo la possibilità di rompere l’assedio dei file e del vuoto vince sui timori e sui soldi da spendere.
Così rompo, gli indugi e mi butto nell’avventura.
Iniziano così settimane caotiche. e divertenti.
Dottore non è semplice organizzare una società da zero.
Cesare ed Io dobbiamo scontrarci con mille problemi burocratici.
Facciamo tanti viaggi a Palermo, sede regionale della Figc per i documenti.
Cesare e il cugino avevano in precedenza trattato e comprato il titolo sportivo di una squadra di seconda categoria.
Mi creda ,Dottore, non sa quale mercato ci sia anche in questo settore. Tutto ha un prezzo. Esistono ovviamente pure i mediatori.
Nel nostro caso il mediatore è anche il nostro futuro allenatore, Ottavio, mister Meraviglia .
Lo conosco dopo qualche settimana.
E’ un’ entusiasta, pieno di idee.
Immagina d’avere una grande società alle spalle. Sogna in grande.
Il Rampante ed io dobbiamo fare da pompieri.
Sistemata la parte burocratica, con non so quante giornate perse all’Agenzia delle Entrate e al Coni!  Ci siamo buttati sul piano tecnico
Abbiamo iniziato i provini per scegliere i calciatori.
Cesare mise a disposizione le stanze del suo centro ufficio.
 Il Rampante ,i Misters ed io ascoltavamo le storie dei ragazzi.
Volevamo serietà, disponibilità, educazione.
Non è facile coniugare il tutto.
In queste categorie ,Dottore, ovviamente non si pagano stipendi, ma si vive di rimborsi benzina e di poco altro.
Cesare aveva chiaro un bugdet( frutto dei nostri soldi e degli altri sponsor) e si batteva per rispettarlo.
Mi diverto molto a seguire le riunioni. Evado dalla quotidianità.
Ascolto divertito i battibecchi tra i due Misters. Mi sforzo di guardare oltre .Ogni tanto penso
d’essermi messo in un’impresa superiore alle mie capacità
Il Rampante è sicuro di sè.
Con Mister Storia giriamo varie aziende per trovare il materiale sportivo  al prezzo giusto.
Sapesse quante maglie e borsoni ho visto, Dottore.
Alla fine optiamo per una maglia verde e una bianca.
Dimenticavo di dirle che il nome della squadra è L’ Aquila  in onore della Lazio.
Abbiamo progetti ambiziosi.
Cerco di dividermi tra la squadra di calcio e la campagna.
Ma la sensazione di pesantezza e oppressione non mi abbandona mai.
Il 2 luglio sono a Palermo per il matrimonio di Carlo.
Sono di nuovo testimone. Non ho avuto modo di conoscere bene Carlotta.
Sono preoccupato. Carlo somiglia molto a Francesco.
Non è capace di sopportare la solitudine a lungo.
Ha avuto sempre bisogno di una compagna.
La sua decisione di sposarsi mi ha sorpreso e preoccupato molto.
Ho provato a parlagli, ma anche in questo caso le mie parole  sono state respinte al mittente.
Arrivo a Palermo la sera prima della cerimonia.
Carlo accoglie parenti e amici. Sembra felice, sorridente e ovviamente emozionato.
La cerimonia si svolge di pomeriggio. Tutto si svolge con semplicità ed emozione.
Carlo ha compiuto la sua scelta. Non posso che augurarmi il meglio e incrociare le dita.
Alla festa ero al tavolo con la cugina di Carlo, la Pulcherrima, sempre bella anche se triste.
Aveva discusso con il fidanzato prima della partenza
Ma quella atmosfera di gioia non riesce ad fermare il mio malessere.
Ho la testa invasa dai file.
 Infatti,Dottore, dopo il rientro da Palermo concordammo che il dosaggio dello zyprexa tornasse a 5 mg. tutti i giorni
Le riunioni calcistiche rendevano meno opprimente un’altra estate di passione .Stavamo lentamente reclutando i calciatori.
Ero preoccupato anche per la situazione finanziaria.
Facevo i conti di campagna. Temevo di non avere  le risorse per tirare avanti fino al nuovo anno.
Lo stress mi fece venire una forma lieve di fuoco di Sant’Antonio.
Non c’era pace per la mia testa e per il mio corpo.
Con Francesco decidemmo di passare qualche giorno a Vallombrosa.
Fu una settimana piacevole. La mattina presto iniziavamo lunghe camminate per i boschi.
Un giorno facemmo quasi venti chilometri km.
Mentre ero  a Vallombrosa, Il Rampante organizzò un test match per valutare la rosa a disposizione.
Mi dispiacque non essere presente, ma mi venne l’idea di raccontare l’esperienza calcistica dell’Aquila sotto forma di diario.
Francesco mi aprii una pagina face book a questo scopo.
Ad agosto vennero in Sicilia Giorgia la Comunista e sua sorella Estella, la Bedda Animalista. Erano di passaggio. La loro meta era Siracusa.
Le andai a prendere in aeroporto. In contemporanea arrivava pure Caterina.
 Ricordo che ero emozionato. Non le avevo detto nulla del mio ricovero. Ero cosi contento di rivederla.
Ci abbracciamo all’ingresso. Ha fretta di tornare a casa.
Le chiedo se avremo modo di vederci.
Scuote la testa”Vediamo, Mel, ci sentiamo”
In vero poi avremo contatti  solo per telefono e per email.
Non vuole farsi vedere perchè è stata costretta  a mettersi un apparecchio ai denti. Secondo lei è impresentabile.
Provo inutilmente a convincerla.
Ci vediamo come sempre all’aeroporto prima del suo rientro in Giappone.
E’ sempre bella. Ovviamente non è impacciata nel parlare.
Vorrei tanto farla rimanere.
Mi vede pensieroso e dice”Mel non fare quella faccia.
Torno presto.”
Come sempre vederla partire è una coltellata
.Ormai ho capito che la mia vita deve  ricominciare anche da lei.
Ma ci vuole tempo per ricostruire un rapporto di fiducia.
Tornando a Giorgia e ad Estella.
Rimasero una notte nel Bueno Retiro.
Entrambe sono simpatiche. Estella è la più piccola.
E’ diversa sia fisicamente che caratterialmente da Giorgia.
Ha un carattere forte. E’ risoluta.
Siamo diventati amici. Siamo usciti qualche volta insieme
Anche con Estella scherzo sulla sua vita sentimentale.
Anche su di lei inventai una storia con un tale Pio, seminarista pentito
Era divertita dal mio racconto.
In campagna si lavora per la nuova stagione e si prepara un’ altro lotto  per una nuova piantagione.
Mi sono fissato il 2013 come data per rinnovare la Palma.
Dopo mister Storia e Meraviglia, Cesare mi presenta anche il medico sociale il Prof Ippocrate.
Un’ importante chirurgo colpito anni prima da ictus.
Ha difficoltà a camminare, ma è ostinato e combattivo.
Si stava creando un bel team, quando a fine agosto scoppia la querelle  con Mister Meraviglia per il suo rimborso.
Mi tengo lontano dalla gestione economica della società
Mi fido di Cesare .E’molto preciso ed oculato.
Mister Meraviglia e Cesare non trovano un accordo e il sodalizio si interrompe bruscamente.
Mi dispiace molto per il mister.
Provo a convincere il Rampante
Mi tocca lo sgradevole compito d’incontrare mister Meraviglia per consegnarli il  rimborso di luglio e agosto.
E’ risentito per l’esonero.
Ancora oggi siamo in contatto. Ci scambiamo opinioni sul mondo del calcio amatoriale.
Il Rampante non perde tempo e chiama come allenatore, un suo ex compagno di classe: Lo Stregone .E’ un mio coetaneo.
E’ ambizioso, viene da una famiglia che ha masticato calcio per anni.
Ha le idee chiare.
Ricordo che la prima riunione per me fu un po’ imbarazzante.
Neanche eravamo partiti e già avevamo mandato via un allenatore.
Cesare sembra contento. Mister Storia  parla di allenamenti con lo Stregone.
Ascolto e penso”Cosa ne sarà di noi?
Finalmente dopo settimane di riunioni e di parole, si passa al campo. Iniziano gli allenamenti.
La società d’accordo con lo Stregone fissa  tre allenamenti a settimana.
Decido di allenarmi con il gruppo. Voglio conoscere meglio i ragazzi. Capirne lo spirito e la mentalità.
I campi di allenamento,Dottore, sono lo specchio di una città in declino.
Terreni di gioco in terra battuta o con un manto erboso scadente,spogliatoi fatiscenti.
Lo Stregone vista la situazione ci ospita una volta alla settimana nel suo centro sportivo.
Lo spirito di squadra è alto. C’è ottimismo.
Facciamo alcune amichevoli preparatorie.
La sensazione è che alla squadra manchi qualcosa in attacco
Inizio a  scrivere il mio diario su facebook.
Scrivere, allenarmi,stare in compagnia allenta un po’ la morsa dei file.
Settembre passa abbastanza tranquillamente, se non fosse che mia madre ha un brutto incidente domestico.
Cade dalla scala, mentre stava appendendo un poster, e si rompe malleolo e la spalla.
E’ stata fortunata, poteva andare peggio.
Ad ottobre decido di tornare a Milano per vedere Rita e Flavia
La prima non la vedevo dalla separazione con Claretta.
Mi sento un po’ in imbarazzo, comunque
Così decido di raccontarle del mio ricovero.
Marito e moglie mi ascoltano silenziosamente.
Poi Rita dice”Ora capisco perchè tua madre mi ha chiamata per avere il numero di Claretta. L’importante ora è che tua stia bene, Mel”.
La visita da Flavia mi mette ansia.
Per telefono la sento spess  triste, sola.
Non è riuscita a farsi degli amici a Milano.
Ha due splendidi bambini, ma crescerli è complicato.
Non voglio crearle ulteriori motivi di stress  e non le dico nulla di me.
Mi sforzo d’essere normale e tranquillo f
La ved sabato a pranzo con la famiglia di Ezio .
Fu un pomeriggio abbastanza sereno.
Anche solo immaginarla scontenta o insoddisfatta mi fa male.
Più che farmi trovare pronto per lei in ogni momento non posso fare.
Dopo la parentesi milanese, inizia finalmente il campionato dell’Aquila.
Ricordo che tornai apposta da Roma di corsa dopo una seduta con lei.
Mi sentivo tutto sommato bene.
I file erano sotto controllo. Il senso di vuoto era meno forte.
Ero emozionato. Dopo tanta fatica, era arrivato il momento del campo.
E’ uno splendido sabato di ottobre
Perdiamo per 5-0!
Fu un’ incubo ad occhi aperti.
Tutte le nostre illusioni sono spazzate via in  novanta minuti.
Le urla del Rampante nello spogliatoio contro i ragazzi furono ricambiate da un silenzio assoluto
Il volto di Mister Storia era cereo.
Lo Stregone scappa via subito per smaltire la rabbia.
Fu l’anteprima di una stagione di sofferenze.
Ogni settimana sarebbe stata una via crucis.
Quanti bocconi amari abbiamo ingoiato.
Cercavo di tenere alto il morale di tutti.
Scrivevo su facebook che l’Aquila presto sarebbe tornata a volare.
La prima vittoria a Ramacca grazie ai goal dell’esordiente Mister X, dopo un mese ,è una liberazione.
Il Rampante prende male le sconfitte.
Dorme  poco e male. Parliamo ore al telefono per cercare di capire come attraversare il guado.
Ogni Lunedì i miei amici mi chiamano per prendermi in giro.
Carlo ed Emilio sono sempre i primi.
Ma le sconfitte non mi turbavano come Cesare e i dirigenti.
Vivevo l’avventura con un’ approccio diverso.
Ero contento di far parte di questo progetto
Stavo conoscendo un nuovo modo di fare calcio.
Dopo l’arbitraggio era una esperienza nuova.
Con Tesoro continuavo a sentirmi via sms ed email.
Cercavo di capire come il nostro rapporto potesse evolvere.
Ma lei non mi dava molti spazi di manovra.
Aspettavo con ansia il suo rientro per Natale.
A Novembre la situazione la situazione dell’Aquila precipitò.
Dopo l’ennesima e brutta sconfitta esterna, Cesare decise di mandare via anche Lo Stregone.
Non la presi bene. Per me era un’ errore.
Provai a far ragionare il Rampante con l’aiuto di Mister Storia, ma fu inutile.
Cesare mi comunicò la sua decisione per telefono.
Se avessi dovuto imputare qualcosa al mio amico in questa avventura era la mancanza di concertazione in queste crisi tecniche.
Con lo Stregone eravamo diventati amici.
Fui molto imbarazzato e triste quando ci parlammo al telefono.
Presi le distanze dalla decisione di Cesare.
Come per Mister Meraviglia, ho mantenuto i rapporti con lo Stregone
Lo considero un bravo ragazzo,oltre che un’ ottimo tecnico.
Ha avuto solo sfortuna. Certo mi faceva impazzire con gli arbitri.
Ci discutevo spesso. Dovevo tenerlo a freno. Era una lotta continua.
Il terzo cambio di allenatore sulla panchina dell’Aquila mi sembrava una follia.
Era arrivato il momento del Cacciatore di Teste
Ormai la sfiducia e la negatività avevano preso il sopravvento sul gruppo. C’erano malumori. Il gruppo era spaccato.
Il Rampante progetta la rivoluzione a dicembre.
Mi sento più angosciato e avvilito. I file  hanno ripreso a scuotermi.  Vengo informato che quest’anno i controlli per il contributi Agea saranno più intesi e che è necessaria una serie di documenti.
Poi il dirigente dell’ ufficio Uma, responsabile dell’assegnazione della nafta agricola mi  comunica dei cambiamenti per fare la domanda annuale di carburante.
Le due notizie mi creano ansia .Immagino scenari apocalittici.
Mi sento agitato. L’oppressione sale.
Ancora una volta la campagna e in particolare la burocrazia mi mettono in difficoltà.
Con l’aiuto e il sostegno della mamma risolvono tutto, ma mi resta questo senso di oppressione.
Tesoro nello stesso periodo mi dice che è stata una settimana a Milano, ma me lo fa sapere solo al suo rientro in Giappone.
Mi sento sbandare.
Mi manca l’aria.
Sento il bisogno di lasciare la Sicilia.
Non riesco più a seguire la squadra.
Parlo con Cesare del mio problema, ma cerco di rassicurarlo”Stai sereno, onorerò il mio impegno. Non ti lascio solo”.
Lo Splendente:La squadra di calcio e facebook sono la conferma che quando nella tua vita c’è qualcosa che assorbe la tua attenzione i file scompaiono.
La novità della squadra e le responsabilità che ne derivano ti danno nuovi stimoli. Mentre il tuo amico Cesare sente  questa avventura con ansia ,tu hai la maturità d’ affrontare quest’avventura con semplicità e allegria.
Carlo e Flavia sono due colonne della tua vita.
Nei loro confronti scatta una forma di protezione.
Hai paura delle novità  perchè sconvolgono il tuo mondo.
La campagna non so più come dirtelo, non è il tuo mondo.
Non lo è mai stato.
Devi lasciarlo andare. Trovati qualcosa da fare a Roma.
Apriti un blog di cinema. I file e l’ansia nascono dall’insofferenza e dal desiderio di cambiare vita.
Il mio obiettivo è toglierti il farmaco.
Non so più cosa pensare Dottore.
Mi sento trascinato dagli eventi. Non riesco più a prendere in mano la mia vita.
 Basta una sciocchezza per  destabilizzarmi.
Non riesco più a calarmi nella mia vecchia vita. La rifiuto.
La squadra di calcio è stata solo un placebo.
Caterina mi sfugge. La sento lontana .Il racconto ha distrutto la fiducia che riponeva in me. Non riesce a vedere in me, una persona affidabile.
Ma se non la frequento, come le posso dimostrare il contrario?
Con l’ animo pieno di dubbi e incertezze torno a Roma.
Decido a malincuore di fare la spola con la Sicilia per la squadra.
Sento che mi mancheranno i ragazzi e gli allenamenti.
Anche scrivere adesso sarà più difficile
Come promesso Caterina ritorna in Italia per le vacanze.
Ho intenzione d’affrontarla e capire dove stiamo andando.
Anche lei vuole vedermi. La vado a prendere all’aeroporto.
E’ così elegante nella sua semplicità.
Più la vedo più mi convinco di quanto sià diventata una bella donna.
I suoi occhi sono davvero lo specchio della sua anima.
Mi sorride e mi dice “Mel, dobbiamo vederci per pranzo cosi parliamo un po’. Sono venuto di corsa per il dentista”
”Ok, Tesoro. Non vedo l’ora”.
Il giorno dopo andiamo in un ristorante in centro per mangiare la famosa gricia.
Sembra un po’ imbarazzata. Cerco di fare conversazione.
Voglio parlare di noi e del nostro futuro.
”Sai tesoro,  dovresti cominciare a rimetterti in gioco.
Dopo tanto tempo è arrivato il momento. Devi lasciarti andare”
”Mel mi sono già rimessa in gioco. Da un mese sto con una persona. Tu la conosci pure. E’ Eugenio l’hai visto al matrimonio.
 Io, all’inizio, non le avevo neanche notato. Poi mi ha contatto su  facebook .Poi ci siamo visti quest’estate. Mi ha colpito.
E’ molto deciso. Mi dà sicurezza. Ci siamo visti a novembre a Milano. Sono felice”.
Ascolto le sue parole in silenzio. Una parte di me vorrebbe urlare, l’altra è contenta per lei.
Mi sforzo di riordinare le idee e balbetto”Questa è. Questa è …esitante,una bella cosa Tesoro. Certo la notizia mi sorprende.
Come al solito mi tieni sempre all’oscuro di tutto.
Ma sono felice per te.”
La testa mi gira. Sento salire l’angoscia. Tesoro mi sta lasciando di nuovo, penso.
Torniamo a piedi a casa. Mi racconta del suo lavoro e del Giappone, ma faccio fatica a seguirla.
Ho solo la forza di dirle”Non scomparire. Tienimi informato. Ovviamente vorrei conoscere Eugenio .Ci parlo per un paio di minuti”
”Si, magari dopo Natale organizziamo.”.
Le vacanze di Natale sono segnate dall’inquietudine e dalla malinconia.
Ripenso all’anno che sta finendo e mi vengono i brividi.
Ho perso il controllo di me stesso  e i file sono ancora lì.
Mi sembra che, nonostante i miei sforzi, tutto sia fermo
Ho bisogno di voltare pagina, ma non sono come fare.
Mando un sms a Caterina, l’ultimo dell’anno”Tesoro sono felice per te, ma non perdiamoci un’altra volta”.
”Non ne vedo il motivo. Ci siamo appena ritrovati”.
Lo Splendente scrive lungamente e poi mi guarda:
La notizia di Caterina è sicuramente una bella botta.
Crolla il castello di illusioni. Ma è il segnale che devi volgere lo sguardo altrove.
Le cose bisogna volerle in due. Tu e Caterina vivete ormai da tempo questo paradosso.
Uno si avvicina, l’altro scappa.
Magari quando tornerà in Italia,tutto cambierà di nuovo.
Il 2011 è stato un anno faticoso, duro, ma ti è servito.
Sei cresciuto, credimi.
Per oggi, basta così.
Dottore, io non vedo tutti questi cambiamenti.
Mi sento un sopravvissuto.
Ho paura del domani.
Su Tesoro non so più cosa dire.
Non voglio perderla più, questa è l’unica cosa che so con certezza.
Alla prossima
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 9