86. L’Isola che non c’è

 l'isola
Apro la finestra e osservo il flusso delle macchine sul viale. E’ davvero una bel pomeriggio estivo,  penso.
Spengo il sigaro e torno a sedermi nella poltrona davanti allo Splendente
 Dottore, c’e poco da dire. L’inquietudine è la protagonista di questi mesi. La paura di non trovare una via d’uscita. Il senso d’impotenza mi attanaglia.
 Il ricordo del ricovero e il fenomeno delle voci mi preoccupa.
 Esorcizzare il passato è il mio obiettivo, ma i risultati sono ancora scarsi.
Il nuovo anno inizia con un senso di frustrazione e di ansia. Cerco di capire cosa voglio fare della mia vita. Ripenso spesso alle sue parole. Trovare un progetto che possa chiudere in un cassetto le mie paure e scacciare per sempre i file.
Comincio a immaginare che il mio castello magico ad Acireale, vuoto ed inutilizzato, possa diventare un’associazione culturale. Acireale non ha nulla del genere.
Creare un centro polivalente, dove giovani e non possano riunirsi per mangiare, giocare, ascoltare musica, confrontarsi.
La mia fantasia vede il castello, tornato al suo vecchio splendore, già pieno di gente. Sarebbe anche un modo per ricordare  mio padre. Immagino già il nome”L’isola che non c’è”
Com’è fatto il tuo castello magico?
E’ una villa su tre piani. Ha un ampio giardino. Il primo piano è di rappresentanza. Ci sono dei magnifici saloni. Il secondo piano potrebbe essere usato per le attività ludiche. Poi c’e una bella terrazza.
Lo spazio c’è. Ci sono potenzialità enormi. Immagino il castello messo a nuovo, arredato con stile.
 Sarebbe davvero qualcosa di diverso.
Francesco, come sempre pratico, mi disse che l’idea non era male e che avremmo potuto coinvolgere il suo architetto per farci fare un progetto di massima.
Finalmente ero impegnato a fantasticare  su qualcosa di diverso rispetto ai soliti file.
Mi sembrava un’opzione per uscire dall’angolo. Ero ispirato e di buon umore.
Dopo la pausa natalizia  l’Aquila avrebbe ripreso il campionato. Durante la sosta ero rimasto a Roma.
 I ragazzi si sentivano un po’ abbandonati e trascurati dalla società. Mi sentivo per telefono con Mister Storia, per essere informato sugli allenamenti.
Comunque decisi di scendere in Sicilia all’inizio dell’anno. Volevo far sentire la mia presenza al gruppo.
Ci tenevo anche a conoscere il fidanzato di Caterina. Ci eravamo sentiti durante le feste.
La vado a salutare all’aeroporto. Mi sembra strano che non sia accompagnata dal ragazzo.
Una parte di me è triste, ma mi sforzo d’apparire sereno e sorridente.
 Tesoro è tranquilla. Parte ovviamente di malavoglia. E’ molto presa da Eugenio.
 Scambiamo qualche parola prima dell’imbarco. Mi promette che  per Pasqua sarà nuovamente in Italia.
 Le settimane successive passano veloci senza grossi intoppi. I file sono sempre presenti.
Mi sento inquieto, ma l’idea del castello mi permette di non pensarci troppo.
Sa, Dottore, ogni volta che entro in quella casa è come se facessi un tuffo nel passato .
Vedo me e i miei fratelli da piccoli. Rivedo scene e situazioni della mia infanzia.
Ricordo momenti, odori, suoni. Tutto questo mi mette malinconia.
Vedere il mio castello magico così malridotto mi mette tristezza. Non posso vederlo chiuso e cadente.
Francesco organizzò un incontro con il suo architetto, una professionista di cui avevo sentito parlare molto. In effetti quando la conobbi per la prima volta,ne rimasi colpito.
 L’affascinate ed elegante Claire ascoltò con attenzione il mio progetto ed esaminò le foto del castello.
L’idea del centro culturale stimolava anche la sua fantasia. Concordammo che presto sarebbe venuta ad Acireale per fare un sopralluogo. Era il primo passo per realizzare un sogno.
A fine gennaio si fanno avanti dei compratori per il castello magico.
Se Francesco e  Piero sono felici e pronti a vendere, io sono molto prudente e triste.
Dottore, se mi chiede qual è la mia casa, io le rispondo di getto il castello magico. Non riesco ad immaginare di privarmi della mia casa d’infanzia.
 I miei fratelli non sentono più il legame con la Sicilia. Io sono d’accordo che bisognerebbe vendere parecchi immobili, ma il castello magico è un gioiello, non si può svendere. Furono giornate difficili.
Avevo paura . Il mio progetto potesse svanire.
Alla fine l’offerta dei compratori fu respinta perchè modesta. Ricordo il mio sollievo.
Ma l’arrivo dell’IMU, la nuova tassa sulla casa del governo Monti mi crea preoccupazione e sconforto. Continuo a cercare l’idea che possa farmi voltare pagina.
Chiesi al mio amico Lucas un parere sul mio progetto.
Girammo in lungo e largo il castello. Mi chiese alcuni dati. Aveva molta esperienza nel campo della”vita notturna”.
Fin dai tempi di Cuba, aveva creato dal nulla, con successo, tanti  locali all’ultima moda.
Fu colpito dalla bellezza e dall’unicità del castello.
Mi disse “Mel, secondo me il castello può essere per te l’opportunità per cambiare vita. Certo gli investimenti sono ingenti, ma ci sono enormi spazi. Potrebbe diventare la “Perla” della Sicilia.
Il tuo castello mi ricorda il mio primo locale che feci a Cuba.
 All’epoca avevo solo il mio entusiasmo, idee e pochi soldi. Nel giro di poco tempo diventò uno dei locali più “cool” dell’Avana.
Mel devi crederci e buttarti. Sai che sono d’accordo con il tuo Splendente. Devi impegnare la mente in qualche progetto. Sono pronto ad aiutarti.”
Passammo tante sere con Lucas ad immaginare questo locale nella sua baita di montagna davanti al fuoco.
Lo Splendente sorride e scrive qualcosa: Il tuo amico Lucas mi sembra una fonte inesauribile di aneddoti. Ricordo che ti dissi che l’idea era buona.
Ma, se c’era l’opportunità di vendere e magari di trasferirti a Roma, non dovevi sentirti legato al passato.
Mel è anche questo il tuo problema. Rimani ancorato alle cose. Tutto si evolve. Spesso carichi le persone e le cose di un valore enorme.
Per me il passato ha un valore. Non si può semplicemente voltare pagina. I miei fratelli hanno fatto scelte diverse dalle mie. Li capisco. Ma non posso pensare di liberare risorse, eliminando l’affetto e la storia della nostra infanzia.
Il castello gronda ricordi. Ha un valore importante. Bisogna rifletterci bene, prima di prendere qualsiasi decisione.
Cerco di seguire le trattative in campagna. Gli affari vanno a rilento, è un’annata di sovrapproduzione
Le arance purtroppo non sono di qualità. I prezzi sono bassi. I commercianti si fanno vedere poco.
Io sono insofferente. Non riesco a calarmi nel ruolo del proprietario terriero.
 Sono esausto. Vendo, ma non sono contento. Con queste annate è già un successo riprendersi i soldi spesi.
Sei testardo, Mel, io non so più come dirtelo. La Sicilia devi lasciarla andare. Non te ne frega più nulla. Hai tirato la carretta per troppo tempo .E’ arrivato il momento di passare la mano. Hai rimesso in piedi l’azienda. Ti sei inventato una professionalità. Tra l’altro le tue arance sono molto buone. Ma non vuoi mollare la presa. Ogni volta che scendi giù, i file aumentano. Ti senti più solo e preda del passato.
L’idea di lasciare la sto maturando. Voglio solo finire la fase di rinnovamento. Ci vogliono ancora un paio d’anni.
La Sicilia nella mia mente è diventata la prigione delle mie minchiate. Poi, se aggiunge che il mercato delle arance è spesso avaro di soddisfazioni, può immaginare quale gioia mi dia essere in Sicilia.
Ci sono novità con le donne in questi mesi?
Mi sento con Tesoro per telefono o sms. Ma non voglio disturbarla troppo. Ormai la so impegnata seriamente. Ma lei stessa mi cerca quando il mio silenzio diventa lungo. Però la sentivo strana.
La sua voce era triste. In una telefonata le chiesi se andava tutto bene con Eugenio.
Rispose: “No, non sto bene”. Si mise a piangere. Aveva rotto con Eugenio. La distanza era risultata fatale al rapporto.
Fin dal suo ritorno in Giappone, Eugenio si era dimostrato freddo e scontante. Aveva retto per un mese, poi aveva deciso di chiudere il rapporto. Quelle parole mi strinsero il cuore. Tesoro era avvilita e triste. Aveva creduto tanto in quella storia. Cercai di consolarla. Non potevo deluderla. Si era aperta.
 Nonostante i file e il mio disagio crescente ogni giorno, la chiamo. Non sa quante schede ho comprato dal tabaccaio. Ci sentivamo per qualche minuto. Troppe volte ero stato distante negli anni. La facevo sfogare. Ascoltavo in silenzio la sua frustrazione. Si sentiva sola e abbandonata. Capisco che ha bisogno di me.
 In Giappone si sente sola. Tesoro merita il meglio. Io, se mi guardo allo specchio, vedo desolazione e precarietà. Ma per Tesoro farei tutto. Mi ha sopportato per tanti anni, quando il resto del mondo mi voltava le spalle. Non mi hai mai criticato o messo pressione. Se sono sopravvissuto al dolore e alla depressione è soprattutto merito tuo.
Mel, devi smettere di recriminare. Le cose bisogna volerle in due. Tu e Caterina per anni avete vissuto in questo limbo. Sulla carta potrebbe essere la donna giusta,ma al massimo, può essere una buona amica. Non complicarti la vita. Cosa succede dopo?
L’Aquila lotta disperatamente per salvarsi. Il Cacciatore di Teste, il nuovo allenatore, e l’arrivo di nuovi calciatori non hanno  dato nuovo slancio al progetto tecnico della società.
Ogni partita è una sofferenza. Il clima dentro lo spogliatoio è teso. I nervi sono a fior di pelle. Le discussioni e i litigi sono all’ordine del giorno. Agli allenamenti partecipano sempre le solite facce.
 Lo scoramento e il disimpegno hanno preso possesso del gruppo. Io assisto avvilito a questo fallimento. Cerco di tenere alto il morale dei ragazzi con Mister Storia.
Il Rampante promette premi in caso di vittoria, senza fortuna. Ormai siamo invischiati nella lotta per non retrocedere. Inizia il duello a distanza con il Raddusa.
Ogni domenica sera aspettavamo con ansia i risultati dei nostri avversari. Non erano queste ovviamente le ambizioni estive. Ma anche la domenica al campo i file mi perseguitano.
Ricordo la trasferta di Raddusa. E’ lo spareggio-salvezza. Per tutta la settimana io e Cesare proviamo a caricare il gruppo. Ci aspettiamo una prova d’orgoglio. Invece fu una mazzata. Fummo sconfitti per 2-0. E’ il punto più basso della stagione. Vediamo lo spettro della retrocessione.
 A marzo con mamma sono andato in Turchia, ad Istanbul. I miei fratelli e Stefania ci avevano regalato il viaggio come regalo di Natale. Avevo sentito cose meravigliose su Istanbul. Ma non avevo voglia di partire.  Non voglio rovinare la vacanza a mia madre, così decido di partire, stringendo i denti.
Sono  tre giorni difficili. Non riesco a godermi Istanbul, sono  troppo preso dai file. Con mamma visito il gran bazar, facciamo due volte il giro del Bosforo in traghetto, visitiamo la moschea blu.
Giriamo per negozi e ammiriamo la bellezza e l’eleganza dei palazzi e delle strade. Istanbul è una città ordinata, affascinante, è davvero la porta d’ingresso dell’Oriente.
Mel, ti avevo avvisato che  fine marzo poteva essere un momento difficile. E’ passato un anno dal tuo ricovero. La tua mente soffre. Il senso d’angoscia e di vuoto si acuiscono. Ti avevo detto di stare lontano dalla Sicilia. Viaggiare potrebbe essere un modo per uscire dal limbo. Devi cambiare aria.
La tua mente si rifiuta di guardare oltre. Sei fermo sul passato.
I file sono peggio di un’ossessione. Comunque l’Aquila mi diede una gioia, vincendo una partita fondamentale. La salvezza ce la saremmo giocata al fotofinish
. Dopo la parentesi turca, decido di tornare in Sicilia. Volevo stare vicino alla squadra.
Poi a Roma mi sento inutile. Le sedute con lei mi sembrano una perdita di tempo. Affiora perfino il pensiero di cambiare psichiatra. Vedo il futuro nero. L’Aquila si gioca la salvezza al fotofinish con il Raddusa.
Un sabato, per controllare che non ci siano inciuci calcistici, prendo la macchina e vado fino a Sortino, nel Siracusano, per assistere alla gara tra i locali e il Raddusa.
Fortunatamente il dio Eupalla è con noi almeno una volta. L’Aquila vince e il Raddusa perde malamente.
Torniamo ad essere padroni del nostro destino a due turni dal termine.
Dopo una stagione deludente e amara l’Aquila artiglia l’agognata salvezza il primo aprile ad Augusta.
 In un pomeriggio caldo  e assolato, i ragazzi sfoderano una prestazione gagliarda e strappano un pareggio, 1 a 1.
 Sono tante le emozioni che  mi attraversano durante i novanta minuti mentre sono in panchina.
 Il fischio finale dell’arbitro è una liberazione. Mi tremano le gambe. L’emozione è forte.
 In campo i ragazzi festeggiano. Ci abbracciamo tutti. Dentro lo spogliatoio inizia la  festa. Vengono inzuppato dai gavettoni. I ragazzi urlano: “Melvin, uno di noi”. Sono davvero commosso.
 Mentre Cesare maledice la stagione e desidera voltare pagina, io sono a un  passo dall’addio.
 E’ stata comunque un’avventura meravigliosa.
Lo Splendente sorride e si versa un po’ di caffè: Non sono un’amante di calcio, ma ti confesso che ho tifato per la salvezza dell’Aquila.
 Il tuo diario di bordo su facebook era divertente, ma anche quell’avventura non spegnono i file.
Cosa succede invece con la bella Claire e con l’isola che non c’è?
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 23
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