242. I Suoceri Albanesi

pannofino“I suoceri albanesi” è una divertente commedia di Gianni Clemente, attualmente in scena alla Sala Umberto.
La storia ruota intorno alle vicende di Lucio (Francesco Pannofino) e della sua famiglia, composta dalla moglie Ginevra (Emanuela Rossi) e dalla figlia adolescente Camilla (Elisabetta Clemente).
Lucio, ex comunista convinto, è un onesto politico locale. La moglie Ginevra è diventata uno chef di cucina molecolare, ed è poco avvezza ad accontentare i suoi cari con cibi saporiti e poco “alla moda”. La famiglia è in perenne litigio a causa di Camilla, viziata ed irascibile a cui i genitori non riescono a trasmettere i tipici valori della sinistra di un tempo che ancora, nonostante un imborghesimento crescente, rivendicano con orgoglio.
Completa il quadretto familiare l’ingombrante amica della moglie Benedetta, in perenne conflitto con l’età che avanza e con un principe azzurro che tarda ad arrivare.

La ruotine giornaliera viene interrotta dall’arrivo di un nuovo vicino di casa, il logorroico giramondo Corrado, che da subito fa breccia nel cuore di Benedetta e soprattutto dall’arrivo di una coppia di idraulici albanesi, ingaggiati per sistemare le tubature di un bagno.

E’ proprio quando i fratelli albanesi entrano prepotentemente nella vita della famiglia che i tanto sbandierati valori di uguaglianza e fratellanza si scontrano contro la dura realtà e mettono in crisi l’esistenza dei protagonisti.

Ne nascono alcune scene molto comiche, che trascinano il pubblico fino al finale della commedia, prevedibile ma coinvolgente grazie al talento e alla simpatia degli attori.

Il trascinatore del gruppo è sicuramente Pannofino, bravo a puntare sulle caratterizzazioni mimiche e vocali ormai oggetto di culto tra gli amanti della serie Boris e alla sorprendente comicità di Maurizio Pepe, abile a forzare i tratti distintivi di un tipico lavoratore albanese garantendo quindi risate sicure.

Recensione di Franco Delli Carri

Dal 26 dicembre alla Sala Umberto di Roma

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore Internazional presentano “Essere Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com

“The in-laws Albanians” is a funny comedy Gianni Clemente, currently on stage at the Sala Umberto.
The story revolves around the story of Lucio (Francesco Pannofino) and his family, consisting of his wife Geneva (Emanuela Rossi) and teenage daughter Camilla (Elizabeth Clement).
Lucio, former communist convinced, is an honest local politician. The wife Geneva became a chef molecular, and is not accustomed to please his loved ones with tasty foods and not very “fashionable”. The family is in perpetual quarrel because of Camilla, flawed and irascible whose parents fail to convey the typical values of the left of a time yet, despite an increasing gentrification, proudly claiming.
Complete the family picture the bulky friend of his wife Benedetta, in perpetual conflict with advancing age and with a prince who is slow in coming.

The wheels daily is interrupted by the arrival of a new neighbor, the talkative globetrotter Corrado, who immediately broke through in the heart of Benedetta and especially by the arrival of a pair of hydraulic Albanians, hired to fix the plumbing a bathroom.

It ‘just when the Albanian brothers come powerfully in the life of the family that the much-ballyhooed values of equality and brotherhood collide against the harsh reality and bring into crisis the existence of the protagonists.

Here came some very comical scenes, dragging the public until the final of the play, predictable but addictive thanks to the talent and the sympathy of the actors.

The driver of the group is definitely Pannofino, bravo to focus on facial expressions and vocal characterizations become a cult among fans of the series Boris and surprising comedy Maurizio Pepe, able to force the hallmarks of a typical worker Albanian thus ensuring safe laughter.

Review of Franco Delli Carri

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241. Mommy

mommy

Il biglietto d’acquistare per “Mommy” è: 1)Neanche Regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 4)Sempre
“Mommy” è un film del 2014 scritto e diretto da Xavier Dolan, con: Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément.
“Ogni scarafone è bello ‘a mamma soia” recitano a Napoli.
L’amore materno è la più alta e profonda forma d’amore che esista in natura.
Di mamma c’è una sola e anche se spesso vorremo mandarla al diavolo, noi figli nei momenti di difficoltà cerchiamo il suo abbraccio e conforto.
Una mamma è anche una donna con desideri e sentimenti , vizi e problemi.
Una mamma è dunque un super eroe?
Probabilmente si, se mette da parte la propria vita e sogni per crescere e accudire il proprio figlio e lo amo sempre e comunque.
“Mommy” è la storia di Diane (Dorval), una bella donna di mezz’età e soprattutto madre del problematico figlio Steve(Pilon). Diane è rimasta vedova e cerca di sbarcare il lunario con umili lavori, ma la fatica maggiore è gestire Steve che passa da un ricovero all’altro perché affetto dall’ADHD, disturbo che gli provoca problemi nell’autocontrollo e di concentrazione e attenzione nello studio. L’ADHD per molti è considerata una malattia invalidante e bisognoso di cure farmacologiche. In un futuro non troppo lontano l’autore immagina che in Canada si possa ricoverare in reparti psichiatrici chiunque soffra di qualche disagio mentale senza alcuna autorizzazione legale qualora diventi un peso o un pericolo per i familiari. Diane rifiuta l’idea di rinchiudere il figlio in ospedale e cerca in tutti i modi di fargli fare una vita “normale”. Una vita scandita da un rapporto morboso e nevrotico tra i due , ma basato soprattutto su grande amore. Madre e figlio si amano, si odiano, si sopportano e si sostengono a vicenda nel quotidiano. La coppia diventa un trio quando nella loro vita entra la vicina di casa Kyla(Clèment) giovane professoressa balbuziente anche lei madre, e alla ricerca della pace interiore dopo la perdita di un figlio. Tre personaggi che si ritrovano ad essere quasi una famiglia e a tenersi per mano di fronte a una vita e una realtà dura e difficile. Nonostante gli sforzi di Diane e l’aiuto di Kyla per far studiare privatamente il figlio, la situazione precipita causa l’instabilità emotiva di Steve costringendo la madre a una drastica e drammatica scelta.
La sceneggiatura di“Mommy” deve essere considerata come un ricco e delicato album di fotografie che l’autore mostra allo spettatore. Sono istantanee di vita che trasudano emozioni, tensioni e che permettano di conoscere i personaggi e i loro stati d’animo. Sono foto a colori dense di significato, ma non ordinate, bensì caotiche senza un filo logico che alla fine fanno disperdere l’attenzione del pubblico facendo venire meno soprattutto nella seconda parte l’intensità e la forza del pathos narrativo. La struttura del film sebbene semplice manca di linearità risultando confusa e caotica. “Mommy” vorrebbe essere nell’intento dell’autore una bella storia d’amore, ma il ritmo lento, compassato, ondivago solo in parte riesce a portare fuori dallo schermo la potenzialità emotiva che il film ha nel suo DNA.
La regia è di valore , piace e convince nella sua freschezza, innovazione e creatività nel realizzare un buon connubio tra immagini, parole e musica, anche mostra qualche limite legata alla giovane età nel condurre la storia in porto senza perdere slancio e forza nel raccontarla
Il cast è da promuovere in toto per il talento, carisma e forza interprativa che hanno dimostrato nell’interpretare i personaggi difficili e complessi senza mai rischiare nel cadere ridicolo o grottesco come poteva avvenire con un testo del genere. Riescono a dare anima e sostanza ai protagonisti, creando un intensa tra di loro e soprattutto empatia con il pubblico. La scelta coraggiosa del regista di effettuare molti primi piani è stata ripagata dall’intensa capacità degli attori di reggerli senza difficoltà.
Il finale anche se drammatico e amaro piace e suscita commozione perché l’amore tra una madre e figlio anche se messo a dura prova non potrà mai venire meno.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano:”Essere Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com

The ticket purchase for “Mommy” is: 1) Not even Gifted 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 4) Always
“Mommy” is a 2014 film written and directed by Xavier Dolan, with Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément.
“Every cockroach is beautiful ‘Mom soy” recite in Naples.
Maternal love is the highest and most profound form of love that exists in nature.
Mom is one and although often we want to send her to hell, we children in difficult moments we seek his embrace and comfort.
A mother is also a woman with desires and feelings, vices and problems.
A mom is therefore a super hero?
Probably, if you put aside your own life and dreams to grow and care for her son and I love him anyway.
“Mommy” is the story of Diane (Dorval), a beautiful middle-aged woman and especially problematic mother of son Steve (Pilon). Diane is a widow and tries to make ends meet with menial jobs, but the effort is greater manage Steve passing from one shelter to another because affection dall’ADHD, disorder that causes problems in self and of concentration and focus in the study . ADHD for many is considered a disabling disease and in need of drug treatment. In a not too distant future the author imagines that in Canada we can hospitalize in psychiatric wards anyone suffering from some mental illness without any legal authorization if it becomes a burden or a danger to the family. Diane refuses the idea of locking up his son to the hospital and tries in every way to make it do a “normal” life. A life marked by an unhealthy relationship between the two and neurotic, but based primarily on love. Mother and son love each other, hate each other, they are tolerant and support each other in everyday life. The couple became a trio when in their life enters the neighbor Kyla (Clément) young professor mother she stuttered, and the search for inner peace after the loss of a child. Three characters who happen to be almost a family and holding hands in front of a life and a really hard and difficult. Despite the efforts of Diane and the help of Kyla to study privately son, the situation worsened due to the emotional instability of Steve forcing his mother to a drastic and dramatic choice.
The screenplay for “Mommy” must be regarded as a rich and delicate album of photographs that the author shows the viewer. They are snapshots of life that exude emotions, tensions and making it possible to know the characters and their moods. Color photos are full of meaning, but not ordered, but chaotic without a logical thread that eventually they disperse public attention thereby removing especially in the second part of the intensity and strength of the narrative pathos. The structure of the film though simple lack of linearity resulting confusing and chaotic. “Mommy,” the intention of the author would like to be a beautiful love story, but the pace slow, staid, wavering only partly able to bring off the screen the potential emotional that the movie has in its DNA.
Directed by value, like and convincing in its freshness, innovation and creativity in achieving a good combination of images, words and music, also shows some limitations due to the young age in the lead story in the port without losing momentum and strength in the telling
The cast is to be promoted in toto for talent, charisma and strength interprativa that have proven difficult to interpret the characters and complex without ever risking the fall ridiculous or grotesque as could be done with such a text. They manage to give soul and substance to the protagonists, creating an intense between them and above all empathy with the audience. The brave decision of the director to make many close-ups has been rewarded by the intense capacity of actors to reggerli without difficulty.
The final although dramatic and bitter like and arouses emotion because the love between a mother and son even if put to the test will never be lacking.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International present: “Being Melvin”
http://www.cavinatoeditore.com

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 13.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 5 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

240. Jimmy’s Hall

leon loach

Il biglietto d’acquistare per “Jimmy’s Hall” è:1) Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre

“Jimmy’ s Hall” è un film del 2014 diretto da Ken Loach, scritto da Paul Laverty, con: Barry Ward, Andrew Scott, Simone Kirby, Jim Norton, Brian F. O’Byrne, Aisling Franciosi.
Un tempo essere un proprietario terriero e d’immobili significava non solo essere ricco e appartenere all ‘èlite sociale, ma soprattutto voleva dire dettare legge e imporre la propria volontà e spesso capricci sulle classi inferiori.
Oggi invece appartenere a questa classe sociale significa essere vessato dallo Stato con inique tasse, faticare a pagare i conti e ,seppure  contrario all’istituzione del matrimonio, qualora decidessi di affittare casa, ti sposi di fatto con l’inquilino, perché le giustizia italiana considera il proprietario, l’uomo nero e quindi gli viene negato ogni diritto.
Sono i cosiddetti paradossi della storia: due realtà antitetiche eppure altrettanto vere.In mezzo a loro c’è il talentuoso e comunista regista britannico Ken Loach. L’uomo che nella sua lunga carriera ha messo a servizio la sua creatività per raccontare e descrivere il mondo dei più deboli e soprattutto i soprusi e le ingiustizie subite dai ricchi quasi sempre brutti e cattivi.
Ho visto qualche film di Ken Loach e molto spesso sono stati dei veri pugni allo stomaco, uno su tutti”My name is Joe”.Il regista britannico nella sua lunga carriera è stato sempre coerente con i suoi ideali e principi e forse in qualche modo si è chiuso dentro una torre d’avorio rifiutandosi di vedere come il mondo sia evoluto e che l’Idea Socialista si sia dissolta ben oltre la caduta del Muro di Berlino del 1989.
“Jimmy’s Hall” è un affresco intenso, amaro, scioccante di come era il mondo e soprattutto l’Irlanda nel 1932 nel pieno della Grande Depressione economica. Un Irlanda che dopo la guerra civile del 21-22 cerca di rimettersi in piedi e di pacificarsi con se stessa. Una società bigotta, chiusa, conservatrice dove il potere è nelle mani della Chiesa Cattolica e dei grandi proprietari terrieri. I poveri non solo  lottano per la sopravvivenza, ma non hanno neanche la possibilità di svagarsi. Un esempio è la piccola Contea di Leitrim situata nelle campagne irlandesi dove i giovani sono costretti a ballare per strada. Così quando l’eroe locale Jimmy Gralton ritorna nella contea(Ward), dopo dieci anni di esilio negli Stati Uniti, viene accolto dalla popolazione con entusiasmo e con gioia dalla vecchia madre. Gralton è un uomo semplice, ma animato da idee progressiste e da forti ideali che mal si conciliano con i propositi reazionari di Padre Sheridan(Norton) che vorrebbe imporre ai suoi parrocchiani uno stile di vita morigerato e casto. Jimmy sollecitato dai suoi amici decide di riaprire la vecchia sala dove dieci anni prima si era solito riunirsi per ballare, cantare e soprattutto discutere di poesia,letteratura e politica. Un luogo libero da pregiudizi e classi sociali dove cattolici e laici possono incontrarsi e scambiarsi idee ed emozioni. La Sala però ben presto diventa per Padre Sheridan e il blocco conservatore una minaccia per l’ordine costituito e la potenziale miccia per diffondere idee comuniste, così parte una violenza e iniqua repressione nei confronti di Jimmy e dei suoi amici. Jimmy combatte con tutte le sue forze questa battaglia di libertà con affianco l’amore della gioventù Oonagh(Kirby) ,oggi madre triste di due figli, anche a costo di sacrificare la sua libertà personale.
La sceneggiatura seppure scritta bene, fluida e intensa presenta dei limiti strutturali e concettuali volendo dividere in maniera così drastica e manichea i buoni e cattivi, dove i primi sono i progressisti di Jimmy e i secondi sono i preti e proprietari. L’autore così facendo tende a descrivere i personaggi seppure con efficacia e con buona profondità con uno stile retrò e soprattutto con toni retorici. I dialoghi invece risultano brillanti, carichi di pathos e ben costruiti con una misurata e azzeccata spruzzata di humor british.
La regia di Ken Loach è come sempre intensa, lineare, sicura, avvolgente e poetica come per esempio nella scena del ballo tra Jimmy e Oonagh, ma non riesce a dare al film un ritmo costante e nella seconda parte l’intensità del pathos narrativo scema, lo spettatore continua a seguire le vicende.ma con più fatica avvolgendo il film con sensazione di lentezza
Il cast è sicuramente di buon livello e adeguato ai personaggi interpretati e portati sulla scena.
Se Barry Ward piace e convince per la forza e intensità interprativa del suo Jimmy trasmettendo il carisma e proiettando al pubblico le idee del protagonista, realmente vissuto, meno riuscita è la storia d’amore costruita con la Kirby. Funziona a tratti l’alchimia e il cuore del pubblico si riscalda solo in parte.
Meritevole di menzione è Jim Norton nel ruolo di Padre Sheridan, i dialoghi e le scene con Ward sono le parti più riuscite del film per recitazione e contenuti .
La storia di Jimmy Gralton sicuramente tocca e scuote il pubblico. Una storia di coraggio e libertà portata avanti fino in fondo che dovrebbe far riflettere chi oggi per amore del profitto e di un posto di potere è disposto a vendere anche la propria dignità.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”
http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=141

http://www.cavinatoeditore.com

The ticket purchase for “Jimmy’s Hall” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Jimmy ‘s Hall” is a film of 2014 directed by Ken Loach, written by Paul Laverty, with Barry Ward, Andrew Scott, Simon Kirby, Jim Norton, Brian F. O’Byrne, Aisling Franciosi.
A time to be a landowner and Property meant not only be rich and belong to the elite of society, but especially meant to dictate and impose their will and whims often on the lower classes.
Today, however, belong to this class meant being harassed by the state with unfair taxes, struggle to pay the bills and even if you are opposed to the institution of marriage if you choose to rent the house you get married in fact with the tenant because the Italian justice considers the owner, the black man, and then he is denied any right.
Are so-called paradoxes of history: two realities antithetical yet equally vere.In among them is the talented British director Ken Loach and communist. The man who in his long career he has put his creativity in service to tell and describe the world of the weakest and most of all the abuses and injustices suffered by the rich almost always ugly and bad.
I saw some films of Ken Loach and very often were real punches to the stomach one for all “My name is Joe” .The British filmmaker in his long career has always been consistent with its ideals and principles, and perhaps in some way is locked in an ivory tower, refusing to see how the world has evolved and that the Socialist Idea has dissolved well beyond the fall of the Berlin Wall in 1989.
“Jimmy’s Hall” is a fresco intense, bitter, shocking as it was the world and especially Ireland in 1932 at the height of the Great Depression economic. An Ireland that after the civil war of 21-22 tries to get back on their feet and make peace with herself. A bigoted society, closed, conservative where power is in the hands of the Catholic Church and the large landowners. The poor not only do not know they are living and struggling to survive, but do not even have the chance to kick back. An example is the small County Leitrim located in the Irish countryside where young people are forced to dance in the street. So when local hero Jimmy Gralton returns in the county (Ward), after ten years of exile in the United States, is welcomed by the people with enthusiasm and joy from the old mother. Gralton is a simple man, but animated by progressive ideas and strong ideals that do not accord with the purposes of reactionary Father Sheridan (Norton) who would impose his parishioners a lifestyle sober and chaste. Jimmy urged by his friends decide to reopen the old hall where ten years before it was usually meet to dance, sing and especially discuss poetry, literature and politics. A place free from prejudice and social classes where Catholics and lay people can meet and exchange ideas and emotions. The room, however, soon to become Father Sheridan and the conservative bloc a threat to the established order and the potential fuse to spread communist ideas, as part of a violent and unjust repression of Jimmy and his friends. Jimmy fights with all his might this battle for freedom with next love of youth Oonagh (Kirby), today sad mother of two children, even at the cost of sacrificing his personal freedom.
The screenplay although well written, fluid and intense has limitations structural and conceptual wanting to divide so drastically and Manichean good and bad, where the former are the progressives of Jimmy and seconds are the priests and owners. The author doing so tends to describe the characters albeit effectively and with good depth with a retro style and especially with rhetorical tone. The dialogues are rather bright, full of pathos and well built with a measured and apt splash of humor british.
Directed by Ken Loach is as always intense, straightforward, safe, snug and poetry such as the ballroom scene between Jimmy and Oonagh, but fails to give the film a steady pace and the intensity in the second part of the narrative pathos stupid , the viewer continues to follow the vicende.ma with more effort by wrapping the film with feeling of slowness
The cast is definitely a good standard and adapted to the characters played and brought on the scene.
If Barry Ward likes and convinces the strength and intensity of his interprativa Jimmy transmitting the charism and projecting to the public the ideas of the protagonist, really lived, less successful is the love story built with Kirby. It works sometimes alchemy and the public’s heart warms only partially.
Worthy of mention is Jim Norton in the role of Father Sheridan, dialogues and scenes with Ward are the most successful parts of the film for acting and content.
The story of Jimmy Gralton definitely touches and shakes the audience. A story of courage and freedom brought forward to the end that should give pause to those who now for the sake of profit and a place of power is willing to sell even their dignity.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”
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239. Paddington

paddintghon

Il biglietto d’acquistare per “Paddington” è:1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Paddington” è un film del 2014 scritto e diretto da : Paul King, con: Ben Whishaw, Nicole Kidman, Sally Hawkins,Hugh Bonneville, Jim Broadbent, Julie Walters, George Newton, Tim Downie, Peter Capaldi.
Noi italiani abbiamo un rapporto di amore/odio nei confronti dell’Inghilterra. Amiamo lo stile, l’ironia, la musica degli inglesi e inorridiamo per la loro cucina e soffriamo il loro snobismo e senso di superiorità.
Fare il turista a Londra è bello, viverci da straniero è cosa diversa, puoi sentirti molto spesso solo e triste.
L’immigrazione è sempre stato un tema delicato nel corso del tempo. Lo straniero è il diverso che va messo in quarantena e possibilmente rispedito il prima possibile a casa propria.
L’ironia inglese, però è più forte del pregiudizio e dei limiti del suo stesso popolo.
Un esempio lampante di come si può raccontare e soprattutto sorridere di un così tema delicato è sicuramente Paddington, l’amato orsetto peruviano nato nel 1958 dalla penna di Michael Bond.
Un orsetto forse poco conosciuto in Italia, ma che negli anni ha accompagnato e allietato l’infanzia di milioni di bambini inglesi.
Personalmente ho conosciuto Paddington con la mia amica Potter, lei sì, fan dell’orso fin da bambina al punto di averlo come custode , nelle forme di bambolotto, durante le sue paturniose notti.
Ma chi è dunque Paddington? E’ un giovane orso , orfano di genitori, cresciuto nell’incantata foresta del Perù dagli zii Pastuzo e Lucy, i quali lo hanno cresciuto con il mito di Londra e degli inglesi dopo che hanno avuto modo di conoscere anni prima l’esploratore Montgomery. Dopo la tragica morte di Pastuzo, zia Lucy invita il caro nipote ad andare in Inghilterra certa che troverà chi vorrà accoglierlo in casa. Così Paddington(Whishaw)con in testa il cappello dello zio e con la valigia piena della sua amata marmellata di arance si ritrova a Londra, pensando di trovare cordialità e gentilezza, ma la realtà è ben diversa. Quando sembra destinato a dormire sotto i ponti, la gentile Miss Brown(Hawkins) lo nota e lo invita a venire a casa con la sua famiglia. Un invito che non trova l’entusiasmo nel diffidente e schematico marito Mr Brown(Bonneville) , suscitando invece la curiosità e la gioia dei due figli. Paddington è gentile quanto pasticcione e un orso in casa si sa non è garanzia di pace e calma. Mr Brown vorrebbe consegnarlo alle autorità per togliersi ogni problema, invece Miss Brown decide di aiutare l’orso a trovare il vecchio esploratore Montgomery grazie all’aiuto dell’eccentrico cappellaio Sig Gruber (Broadbent). Ma su Paddington ha messo gli occhi pure la cattiva direttrice del museo di arti naturali Millicent (Kidman) , figlia ingrata di Montgomery,che sogna di farlo diventare un pezzo pregiato della sua personale collezione. Mr Brown, anche se in ritardo, comprende come Paddington debba considerasi a tutti gli effetti un componente della sua famiglia e così insieme ai suoi cari farà di tutto per riportalo a casa e salvarlo dalle grinfie di Millicent.
Paddington è una storia d’amore, tolleranza e fratellanza che non può non emozionare, sorridere e divertire lo spettatore . Un testo ben scritto, semplice e diretto che trasuda dello spirito e stile inglese nei contenuti e soprattutto nei vivaci e riusciti dialoghi.
King riesce a coniugare con talento e efficacia fantasia e realtà costruendo una storia adatta sia ai bambini che agli aulti.
Le avventure di Paddington a Londra possono essere anche le nostre in un’altra città di un diverso Paese.
King prende in giro con delicatezza e ironia i costumi e la mentalità inglese attraverso gli occhi e i pensieri di Paddington e mostra però nello stesso tempo come sia possibile l’integrazione.
La regia è convincente e di qualità nella capacità di portare nello schermo animazione e attori veri facendoli interagire in maniera efficace e naturale catturando fin da subito l’attenzione del pubblico e soprattutto creando empatia e coinvolgimento. Forse nella seconda parte il film perde qualcosa nel ritmo e la storia diventa più scontata, ma le immagini di Londra, coprotagonista del film, deliziano comunque gli occhi del pubblico
L’intero cast è assolutamente degno di menzione per le capacità comiche e la freschezza con cui portano sulla scena i loro personaggi rendendoli credibili , simpatici e vicini al pubblico.
Paddington ha fatto compagnia a tanti bambini cresciuti nella convinzione che anche se sei orso e straniero è giusto accoglierti e volerti bene, una lezione non sempre recepita dagli adulti.
Vittorio De Agrò e Cavinato International presentano “Essere Melvin”

http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1419591393&sr=1-1&keywords=essere+melvin

The ticket purchase for “Paddington” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Paddington” is a 2014 film written and directed by Paul King, with: Ben Whishaw, Nicole Kidman, Sally Hawkins, Hugh Bonneville, Jim Broadbent, Julie Walters, George Newton, Tim Downie, Peter Capaldi.
We Italians have a love / hate against England. We love the style, the irony, the music of the British and horrified for their cuisine and suffer their snobbery and sense of superiority.
Sightseeing in London is beautiful, live as a foreigner is different, you can feel very alone and often sad.
Immigration has always been a sensitive issue over time. The stranger is different going quarantined and possibly sent back as soon as possible at home.
The irony English, however, is stronger than prejudice and the limitations of his own people.
A prime example of how you can tell and especially smile of so delicate issue is certainly Paddington, the beloved teddy bear Peruvian born in 1958 from the pen of Michael Bond.
A bear perhaps little known in Italy, but that over the years has accompanied and cheered childhood of millions of British children.
Personally, I met with my friend Paddington Potter, her yes, Bear fan as a child to the point of having him as guardian, in the forms of doll, during his paturniose nights.
But who is this Paddington? It ‘a young bear, orphaned parents, grew up in the enchanted forest of Peru uncles Pastuzo and Lucy, who have grown up with the myth of London and the British after they got to know years before the explorer Montgomery. After the tragic death of Pastuzo, Aunt Lucy invites dear nephew to go to England you will find some who will want to welcome him home. So Paddington (Whishaw) with his hat and his uncle with a suitcase full of his beloved orange marmalade is found in London, expecting to find warmth and kindness, but the reality is quite different. When it seems destined to sleep under bridges, the gentle Miss Brown (Hawkins) notices him and invites him to come home with her family. An invitation that has no enthusiasm in suspicious and schematic husband Mr Brown (Bonneville), arousing the curiosity and joy instead of two sons. Paddington is as gentle as bungling and a bear in the house you know is not a guarantee of peace and calm. Mr Brown would deliver it to the authorities to remove every problem, however Miss Brown decides to help the bear to find the old explorer Montgomery with the help of the eccentric Mr. Gruber hatter (Broadbent). But on Paddington has set his sights too bad director of the museum of arts natural Millicent (Kidman), ungrateful daughter of Montgomery, who dreams of turning it into a valuable piece of his personal collection. Mr Brown, although late, includes as Paddington should DEEMED in effect a member of his family and his loved ones and so will do anything to bring it back home and save it from the clutches of Millicent.
Paddington is a story of love, tolerance and brotherhood that can not fail to excite, smile and entertain the viewer. A well-written text, simple and direct that exudes the spirit and English style in content and especially in the vibrant and successful dialogues.
King manages to combine with talent and effectiveness fantasy and reality by building a story suitable for both children to aulti.
The Adventures of Paddington in London can also be our another city in a different country.
King teases gently irony and the costumes and the English mentality through the eyes and thoughts of Paddington and at the same time, however, shows how it is possible integration.
The director is convincing and quality in the ability to bring the screen animation and real actors making them interact effectively and natural capturing immediately the attention of the public and especially creating empathy and involvement. Maybe in the second part the film loses something in the rhythm and the story becomes more obvious, but the images of London, co-star of the film, however, delight the eyes of the public
The entire cast is absolutely worthy of mention for comic skills and freshness with which to carry on the scene making their characters believable, sympathetic neighbors and the public.
Paddington has made the company of so many children raised in the belief that even if you bear and foreign is right welcome you and love you, a lesson not always implemented by adults.
Vittorio De Agro and Cavinato International show “Being Melvin”

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238. King Crimson, il pensiero del cuore – Qwerty (Nicola F. Leonzio)

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Sapete bene che sono un diversamente ignorante e quali motivi mi hanno spinto e mi spingono a scrivere. Non ho mai sognato né desiderato da bambino di fare lo scrittore. La mia maestra delle elementari, morta di freddo,e poi le mie professoresse d’italiano alle medie e al liceo sarebbero state disposte a credere agli alieni piuttosto che ammettere che il sottoscritto avrebbe potuto mettere in fila tre parole senza uno strafalcione.
Il mondo dei libri e in genere dell’editoria fino a poco tempo fa mi era distante e lontano. Pensavo chi amasse leggere e soprattutto chi lavorasse in quel settore fosse antropologicamente diverso. Quando così nell’Aprile del 2013 decidendo di trasformare il mio “Essere Melvin” da esercizio terapeutico in un libro ho bussato al portone d’entrata di questo misterioso mondo. Grazie all’agenzia letteraria West Egg ho scoperto la figura dell’Editor, per me, mitologica
Chi è costui? L’uomo o la donna chiamati a fare ogni giorno miracoli letterari trasformando insulsi e spesso illeggibili testi in romanzi piacevoli e accattivanti. Così ho conosciuto Nicola Leonzio o sarebbe meglio dire la sua calda, sicura e professionale voce. Per oltre due mesi Nicola ha dovuto leggere la prima bozza  di Melvin resistendo all’istinto di buttarlo nella spazzatura e soprattutto di non denunciarmi al sindacato degli scrittori. Con il suo talento e sensibilità ha saputo entrare nel mio bizzarro mondo e ne ha subito colto l’essenza riuscendo a mettere ordine e armonia alle mie parole. Se “Essere Melvin” è un libro leggibile il merito è il suo.
Conoscevo la voce di Nicola e nulla di più e nonostante tutto l’ho subito ritenuto un amico.
Così quando lo scorso novembre mi giunse una sua email annunciandomi la pubblicazione del suo libro “King Crimson, il pensiero del cuore,”edito da Arcana , non ho avuto un momento di esitazione e l’ho comprato curioso di conoscere lo scrittore Nicola.
Se dal punto di vista letterario sono un diversamente ignorante, in campo musicale sono veramente un ignorante al cubo. Io e la musica viaggiamo su rette parallele e seppure mi piacerebbe incontrarla, per rispetto e soprattutto per decenza di questa magnifica Arte la venero da lontano.
Il titolo all’inizio mi fece pensare a un romanzo storico o d’amore, poi quando l’ho avuto tra le mani ho capito che i “King Crimson” sono un storico e talentuoso gruppo rock inglese che ha segnato più di un’ epoca musicale
“King Crismson,il pensiero del cuore” è stato definito durante la presentazione che si è svolta lo scorso 19 dicembre a Frascati come uno scrupoloso e ricco saggio mai scritto su questo gruppo.
Io ho poco esperienza di saggi, ma leggendo il testo non mi sono riconosciuto in questa definizione.
“King Crimson ,il pensiero del cuore” è semmai l’atto d’amore che Nicola ha scritto nei confronti di questo gruppo e nella musica in genere . Un amore nato per caso alla fine degli anni sessanta in un negozio Ricordi di Roma e che portato l’autore a studiare e seguire l’evoluzione musicale e sociale del suo carismatico leader Robert Fripp e delle varie fasi del gruppo.
Vi chiederete come un ignorante di musica possa recensire un “saggio” musicale.
Sono d’accordo con voi e infatti evito di scrivere stupidaggini che possano offendere e far ridere i milioni di fan dei King Crimson.
Voglio semmai dirvi cosa mi ha trasmesso questo testo. Ho sentito la passione dell’autore nel raccontare, ho apprezzato la sua competenza e cultura musicale. Ho visto Nicola come il mio Virgilio musicale che mi accompagnava alla scoperta di un mondo e di un linguaggio per me sconosciuti con parole chiare e semplici. Mi ha mostrato come la musica non sia solo scrivere , suonare e interpretare una canzone, ma sia qualcosa di più complicato e scientifico.
Mi ha fatto conoscere Robert Fripp, uomo dal carattere particolare e diverso da come possiamo immaginare una rockstar:rigoroso, colto, maniaco della perfezione artistica, filosofo.
Leggere “King Crimson” è un’ esperienza unica perché non puoi fare a meno di cercare sul web i vari album del gruppo e ascoltarli dopo che Nicola te ne ha parlato e soprattutto mostrato lo studio che c’è dietro ogni pezzo.
Per me “King Crimson” è stato un viaggio nelle emozioni e nel passato attraverso gli occhi di Nicola che mi ha permesso di avvicinarmi di più alla bellezza della musica e di conoscere un gruppo davvero unico.
Per chi ama la musica questo libro è una tappa obbligatoria e soprattutto l’opportunità di gustare e conoscere con  uno speciale Virgilio un pezzo di storia del rock mondiale.

leonzio 1
E se come si dice l’appetito vien mangiando, dopo aver apprezzato Nicola Leonzio come editor e poi come esperto musicale ho voluto conoscerlo anche come autore di racconti.
Così ho cominciato a sfogliare “Qwerty”, edito da Nuovo Millennio”, e fin da subito sono stato coinvolto dalle diverse e originali atmosfere dei racconti e dallo stile avvolgente dell’autore.
Nicola porta lo spettatore in delle realtà e situazioni a cavallo tra l’immaginario e l’onirico dove la sua creatività e cultura si fondono perfettamente dando vita a storie ben costruite e cariche di fascino e pathos narrativo. I critici letterari direbbero che sono racconti di genere fantasy,ma sarebbe riduttivo per il testo. Il lettore può ad esempio gustarsi un horror delicato e metafisico con “Sirene”.Può rimanere colpito dalle due magnifiche lectio magistralis sulla religione e sulle origini e sull’anima dell’uomo attraverso le delicate e ricercate parole di “La Bellezza Nera”e con la durezza narrativa“Il figlio del padre”. Può riflettere rimanendo affascinato per come sono elegantemente raccontati temi come la morte e il disagio mentale con i racconti”La Donna dal cappello piumato” e “La nube”. Può fare un salto nella storia con “Cartoline da Vichy”e sorridere del Paradiso e affini con racconti che profumano di grottesco.
Nicola Leonzio è molte cose:giornalista, critico musicale, editor, professore. Io lo considero un amico, ma se avrete la bontà di leggerlo scoprirete soprattutto scrittore di talento che con la sua penna trasmette emozioni forti, non male per trascorrere delle buone feste a leggere.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”
http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1419532085&sr=1-1&keywords=essere+melvin

You know that I’m a different ignorant and what reasons led me and push me to write. I never dreamed or desired as a child to become a writer. My elementary school teacher, died of cold, and then my professors of Italian in junior high and high school would be willing to believe in aliens rather than admit that the undersigned would have to line up three words no one blunder.
The world of books and publishing in general until recently I was distant and far away. I thought those who loved reading and especially those who worked in that sector were anthropologically different. When so in April of 2013 and decided to turn my “Being Melvin” by therapeutic exercise in a book I knocked at the front door of this mysterious world. Thanks Literary Agency West Egg I presented a figure Editor, for me, mythological
Who is this? The man or woman called to do any miracles literary spent transforming dull and unreadable texts novels pleasant and appealing. So I met Nicola Leonzio or should I say its warm, safe and professional voice. For over two months Nicholas had to read the first draft Melvin resisting the urge to throw it in the trash, and especially not to sue the union of writers. With his talent and sensitivity has been able to get into my bizarre world and has now captured the essence managing to bring order and harmony to my words. If “Being Melvin” is a readable book is his merit.
I knew the voice of Nicola and nothing more, and despite everything I immediately considered a friend.
So when last November I received an e-mail annunciandomi the publication of his book “King Crismon, the thought of the heart, published by Arcana” I have not had a moment’s hesitation, and I bought it curious to know the writer Nicholas.
If from the literary point of view are otherwise ignorant, in music are truly ignorant to the cube. Me and the music we travel on parallel lines, and although I would love to meet her for respect and especially for decency of this magnificent art the worship from afar.
The title at the beginning made me think of a historical novel or love, then when I had it in my hands I realized that the “King Crismon” are a historian and talented English rock band who have scored more than one musical era
“King Crismon, the thought of the heart” was defined during the presentation, which took place on 19 December in Frascati as a scrupulous and rich essay ever written on this group.
I have little experience of essays, but reading the text I have not recognized in this definition.
“King Crismon, the thought of the heart” is, if anything, the act of love that Nicholas wrote against this group and music in general. A love born by chance at the end of the sixties in a store Memories of Rome and that led the author to study and follow the evolution of music and social of its charismatic leader Robert Fripp and the various stages of the group.
You may wonder how an ignorant of music can review a “wise” music.
I agree with you, and in fact I avoid writing nonsense that may offend and make people laugh the millions of fans of the King Crismon.
I want to tell you what, if anything, he sent me this text. I felt the passion of the author to tell, I appreciated his skill and musical culture. I saw how my Nicholas Virgilio music that accompanied me to the discovery of a world and a language unknown to me with words clear and simple. He showed me how the music is not only write, play and interpret a song, but it is something more complicated and scientific.
Introduced me to Robert Fripp, man from special and different from what we can imagine a rock star: rigorous, cultured, maniac of perfection, philosopher.
Read “King Crismon” is a unique experience because you can not help but search the Web for various group album and listen to them after Nicola told you about and especially the study showed that there is behind each piece.
To me “Crismon King” was a trip in the emotions and in the past through the eyes of Nicholas that allowed me to get closer to the beauty of the music and learn about a very unique group.
For those who love music this book is a must and above all the opportunity to enjoy and learn with special Virgilio a piece of rock history worldwide.
And if as they say the appetite comes with eating, having appreciated Nicola Leonzio as editor and then as an expert music I wanted to know him also as an author of short stories.
So I began to leaf through “Qwerty, published by New Millennium” and immediately I was involved from the different atmospheres and original stories and style wraparound author.
Nicola takes the viewer into the realities and situations in between the imaginary and the dream where his creativity and culture blend perfectly creating stories well constructed and full of charm and pathos narrative. Literary critics would say that they are tales of fantasy, but it would be reductive to the text. The reader can enjoy such a delicate and metaphysical horror with “Sirens” .Can be struck by two magnificent keynote on religion and the origins of man and the soul through the delicate and refined words of “The Black Beauty” and hardness narrative “The son of the father”. Can reflect and was fascinated by how elegantly narrated themes such as death and mental distress with tales “The Woman in feathered hat” and “The Cloud”. It can make a jump in history with “Postcards from Vichy” and smile of Heaven and allied with stories that smell grotesque.
Nicola Leonzio is many things: a journalist, music critic, editor, professor. I consider him a friend, but if you will have the goodness to read it will find especially talented writer who with his pen transmits strong emotions, not bad to have a happy holidays to read.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”
http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1419532085&sr=1-1&keywords=essere+melvin

237. St. Vincent

billy murray Il biglietto d’ acquistare per “St Vincent” è :1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre “St Vincent” è un film del 2014 scritto e diretto da Theodore Melfi, con :Billy Murray, Naomi Watts, Melissa McCarthy, Jaeden Lieberher. La storia ci insegna che un Santo prima diventare tale è stato un uomo con i suoi limiti e debolezze. La Chiesa ogni anno proclama un numero considerevole di santi perché noi fedeli abbiamo bisogno di figure a cui aggrapparci e invocare aiuto e protezione. Siamo cattolici eppure portiamo dentro il portafoglio i santini come portafortuna come il peggore pagano. Ma cosa fa di uomo un santo? Deve essere per forza una brava persona?Deve essere un uomo timorato di Dio e misericordioso? Contano più i fatti o le apparenze per stabilire la bontà di uomo e scoprirne l’essenza? Theodore Melfi con questa commedia agrodolce ci spiega in maniera ironica e dissacrante come gli uomini migliori si possano trovare nei modi più impensabili. Vincent de Van Nuys(Murray) è un anziano signore che trascorre le sue giornate tra le scommesse all’ippodromo, bere al pub e fare l’amore con Daka(Watts) ballerina incinta di lap dance. Vincent ha carattere acido, cinico ed è per lo più misantropo. Vive in una casa sporca con il suo gatto e nulla sembra scuoterlo dal suo egoismo, finchè un giorno si presentano i suoi nuovi vicini: Maggie(MCCarthy) tecnica di ospedale fresca di separazione dall’infedele marito e suo figlio Oliver(Lieberher). Vincent per amore di guadagnare qualche soldo accetta di fare il babysitter ad Oliver mentre Maggie è a lavoro. Oliver ragazzo timido e bullato a scuola trova in Vincent una sorta di mentore che gli farà conoscere la vita da una diversa prospettiva: alcool, prostitute e gioco d’azzardo, ma soprattutto capirà come difendersi da chi lo maltratta. Il candore e l’ingenuità di Oliver aprono una crepa nello squallido e monocorde mondo di Vincent che ben presto lo spettatore scoprirà essere più complesso e diverso da quello che appare in superficie. Vincent infatti è anche un ex reduce decorato della guerra del Vietman, marito amorevole nei confronti della moglie gravemente malata. Quando Oliver riceve come compito dal suo professore della scuola cattolica di raccontare una persona vicina a lui che possa essere meritevole di santità per le sue azioni, per gli occhi e soprattutto per il cuore del ragazzo la scelta sul burbero Vincent è scontata. Una storia forse non particolarmente originale e priva di sorprese e senza guizzi innovativi, ma è ben scritta, lineare, semplice e si lascia seguire. Probabilmente la prima parte è maggiormente brillante e vivace nei toni e contenuti rispetto alla seconda dove prevale un ‘atmosfera più amara e malinconica. I personaggi sono ben costruiti e le personalità approfondite nel modo opportuno.I dialoghi sono carichi di ironia e cinismo rendendoli apprezzabili e godibili. La regia è pulita, solida e di buon livello e riesce a dare nel complesso un buon ritmo alla storia e evidenzia con stile ed efficacia quanto l’uomo abbia bisogno di santi ed eroi. L’interpretazione di Billy Murry è straripante, acuta,istrionica, complessa. Alterna sulla scena con talento cinismo, ironia senza ma eccedere e creando con il suo Vincent empatia con il pubblico. E’meritata la sua nomination ai Golden Globe e nella notte degli Oscar il suo nome non potrà mancare. Il rapporto tra Vincent e Oliver è credibile, ben fatto e genera emozioni anche grazie al convincente e talentuoso esordio di Jaeden Lieberher. Sono apprezzabili e degne di menzione le perfomance di Naomi Watts e di Melissa McCarthy:misurate e intense senza mai eccedere in atteggiamenti melensi e banali. Il finale anche se forse un pò buonista, piace perché lo spettatore non potrà unirsi al canto di Vincent sorridendo sul fatto che si può essere brutti e sporchi, ma con un cuore d’oro. Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin” http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1? The ticket d ‘buy for “St Vincent” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always “St Vincent” is a 2014 film written and directed by Theodore Melfi, with: Billy Murray, Naomi Watts, Melissa McCarthy, Jaeden Lieberher. History teaches us that first become a saint was a man with its limitations and weaknesses. The Church proclaims every year a considerable number of faithful saints because we figure we need to cling to, call for help and protection. We are Catholics and yet carry inside your wallet holy cards for luck as the peggore pay. But what makes a man a saint? Have to be a good person? It must be a God-fearing man and merciful? Louder than the facts or appearances to determine the goodness of man and discover its essence? Theodore Melfi with this bittersweet comedy explains in an ironic and irreverent as the best men to be found in the most unexpected ways. Vincent de Van Nuys (Murray) is an elderly gentleman who spends his days between the racecourse betting, drinking in the pub and make love to Daka (Watts) dancer pregnant lap dance. Vincent has acidic, cynical and is mostly misanthrope. He lives in a dirty house with her cat and nothing seems to shake him from his selfishness, until one day you apply to his new neighbors: Maggie (McCarthy) technique hospital fresh separation dall’infedele husband and son Oliver (Lieberher). Vincent for the sake of earning some money agrees to the babysitter to Oliver while Maggie is at work. Oliver shy boy at school and bullato Vincent is in a sort of mentor who will learn about life from a different perspective: alcohol, prostitutes and gambling, but most will understand how to defend against those who mistreat. The innocence and naivety of Oliver open a crack in the bleak and monotonous world of Vincent that soon the viewer out to be more complex and different from what appears on the surface. Vincent fact is also a former decorated veteran of the war in Vietman, loving husband to his wife seriously ill. When Oliver receives from his job as a professor at the Catholic school to tell a person close to him that he might be worthy of sainthood for his actions, especially to the eyes and to the heart of the boy on the choice gruff Vincent is granted. A story perhaps not particularly original and free of surprises and no flickers innovative, but it is well written, linear, simple and lets follow. Probably the first part is more bright and lively in tone and content than the second which take a ‘more bitter and melancholic atmosphere. The characters are well built and personality in depth so opportuno.I dialogues are full of irony and cynicism making them valuable and enjoyable. The direction is clean, solid and of good quality and is able to give the whole a good rhythm to the history and highlights with style and effectiveness as man has need of saints and heroes. The interpretation of Billy Murry is overflowing, acute, histrionic, complex. Toggle on the scene with talent cynicism, irony but without exceeding and creating with his Vincent empathy with the audience. E’meritata her nominations for a Golden Globe and Oscar night his name can not miss. The relationship between Vincent and Oliver is credible, well done and generates emotions thanks to the convincing and talented debut Jaeden Lieberher. Are valuable and worthy of mention the performance of Naomi Watts and Melissa McCarthy: measured and intense without exceeding in attitudes dull and trivial. The final although perhaps a little feel-good, like because the viewer can not join in the singing of Vincent smile that you can be ugly and dirty, but with a heart of gold. Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin” http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?

236. Il Ragazzo Invisibile- Zio Gianni la Serie

salvatores

Il biglietto d’acquistare per “Il ragazzo Invisibile” è :1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Il Ragazzo Invisibile” è un film del 2014 diretto da Gabriele Salvatores, scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, con: Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Kseniya Rappoport, Noa Zatta, Laura Sampedro, Aleksey Guskov.
I critici, seppure al guinzaglio, rimproverano ai produttori e autori italiani di essere poco coraggiosi e di campare di rendita e di dormire sugli allori. Il pubblico è spesso costretto a sorbirsi le solite e scontate commedie e peggio ancora assiste a un triste scimmiottare di format stranieri provocando la fuga dal cinema italiano.
Ieri sera mentre vedevo “Il Ragazzo Invisibile” un moto di inaspettato orgoglio mi ha attraversato.
Il Premio Oscar Salvatores ha dato al pubblico prova che ancora il suo lato creativo e innovatore non è completamente sopito. Siamo abituati a vedere eroi solo parlare in inglese e a stupirci degli effetti speciali provenienti da Oltre Oceano. Per molti la Marvel è la “Bibbia” dei super eroi e pochi potevano pensare che anche l’Italia potesse lanciare la sua saga.
Il rischio di essere preso a pernacchie e cadere nel ridicolo o nel grottesco era forte, ma Salvatores ha comunque raccolto la sfida e gli va dato merito.
Io stesso quando mi sono seduto in poltrona ero carico di perplessità e pregiudizi non sapendo cosa aspettarmi. Sebbene con alcuni limiti strutturali e narrativi sono rimasto coinvolto dalla storia del giovane Michele(Girardello) che vive a Trieste con Giovanna(Golino) , madre poliziotto, ed è costretto a subire il bullismo dei suoi coetanei a scuola e guardare da lontano la graziosa ed etera Stella(Zatta). Come in tutte le storie di eroi, anche il nostro Michele scopre per caso il suo dono durante una festa in maschera dove ancora una volta era stato preso di mira. La capacità di diventare invisibile all’inizio sconvolge e impaurisce il ragazzo, ma poi la sfrutta per vendicarsi di chi per anni lo ha bullato. Nello stesso tempo in città alcuni ragazzi sono stati misteriosamente rapiti e Giovanna è incaricata di investigare con l’aiuto dello psicologo Basili (Bentivoglio), ma ben presto lo spettatore scopre il rapimento dei ragazzi è opera di una oscura organizzazione russa che sta cercando gli “Speciali”. Michele infatti scopre l’origine dei suoi poteri e soprattutto la verità sulla sua famiglia e su chi sia la sua vera madre Ylenia (Rappoport) ufficialmente morta per salvare lui e il padre in fuga dalla Russia.
Michele , nonostante la giovane età, decide di mettere disposizione i suoi poteri per salvare Stella e gli altri ragazzi rapiti rischiando la sua stessa vita.
Una storia nel complesso ben costruita, lineare e fluida che riesce appassionare e coinvolgere il pubblico. La struttura narrativa non presenta buchi o incoerenze nello sviluppo e i vari personaggi sono costruiti in maniera semplice e lineare anche se i “cattivi” forse risultano la parte debole del’anello e magari andavano maggiormente approfonditi e delineati. Il testo è comunque originale e fresco e abbastanza vivace e i dialoghi sono abbastanza vivaci e diretti.
La regia di Salvatores è coraggiosa e innovativa e nello stesso tempo dimostra talento ed esperienza nel condurre sulla scena tanti giovani attori senza farli apparire figure insignificanti e privi di personalità.
Interessante e degna di menzione è la colonna musica in sintonia e coerente con le varie scene.
Il cast composto da giovani attori e quasi sconosciuti sono da premiare in blocco per la naturalezza ed efficacia con cui recitano dando prova di professionalità e talento.
Golino e Bentivoglio fanno da “chiocce” al giovane gruppo con bravura e forza interpretativa.
Il finale aperto piace e convince rivelandosi all’altezza dei film targati Marvel e suscitando nello spettatore curiosità e compiacimento per il nostro eroe invisibile per tanti, ma fisicamente ed emotivamente pronto per l’amore e nel dimostrarsi già una persona coraggiosa.

zio gianni

Sono un giovane anziano, un teledipendente “old style” cresciuto guardando la TV generalista e commerciale e confesso che frequento e conosco poco i prodotti realizzati sul web.
L’Italia , come sempre, in ritardo rispetto all’America, sta sfornando su You Tube nuovi talenti capaci di scrivere finalmente testi innovativi e di produrre qualcosa di diverso dai soli clichè.
Se a più giovani i nomi dei “The Jackall” e i “The Pills” dicono molto, personalmente fino a qualche settimana erano il più desolante vuoto. Così ho voluto colmare la grave lacuna televisiva e mi si è aperto un mondo. Ho avuto la conferma che anche in Italia è possibile stupire e far ridere anche con pochi soldi grazie all’ironia e alla creatività.
Filmati brevi, rapidi, incalzanti che scuotono e avvolgono il pubblico con un linguaggio semplice e diretto. Davvero tutta un’altra musica rispetto alle fiction italiche che siamo costretti a sorbirici.
Così quando domenica sera la mia amica Federica mi ha fatto presente che i “The Pills” (Luigi Di Capua, Luca Vecchi, Matteo Corradini) sbarcavano ieri sera su Rai 2 con “ZioGianni” una nuova e surreale serie non potevo non darci uno sguardo.
“Zio Gianni” è l’eclettico e stralunato Paolo Calabresi, un uomo di cinquant’anni ,che trovandosi improvvisamente disoccupato e senza una famiglia, è costretto ad affittarsi in una stanza in una casa di studenti.
Ogni puntata dura nove minuti ed è un microcosmo dove lo spettatore viene risucchiato non potendo non rimanere coinvolto dalle vicende e soprattutto dal vortice verbale dei protagonisti.
La prima puntata è stata come dire di presentazione dei personaggi, ma fin da subito si coglie la qualità e soprattutto freschezza del testo scritto anche dal regista e sceneggiatore Sydney Sibilia.
La figura di Zio Gianni è caratterizzata in poche e chiare pennellate grazie al talento e efficacia interpretativa di Calabresi. Cacciato dalla moglie perché marito assente, messo in mezzo dal truffaldino capo ufficio e mal sopportato da genitori.
Il tema del caro affitto viene raccontato in maniera graffiante e ironica quando Gianni fa il giro delle 7 chiese per trovare una stanza e si e vede costretto a subire l’umiliante e grottesca audizione dei tre coinquilini: Rodolfo (Francesco Russo), il nerd del gruppo, e Chiara (Cristel Checca) biologa e vegana e ulvio (Luca Di Capua), amante del dolce far niente.
Una prima puntata che onestamente mi ha incuriosito e divertito e soprattutto spinto a segnare sulla mia agenda l’appuntamento per stasera essendo già affezionato a Zio Gianni e ai suoi inquilini. Non male per un esordio sulla rete generalista.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano : “Essere Melvin”

http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1419334397&sr=1-1&keywords=essere+melvin

The ticket purchase for “The Invisible Boy” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“The Invisible Boy” is a 2014 film directed by Gabriele Salvatores, written by Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, with: Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Kseniya Rappoport, Noa Zatta, Laura Sampedro, Aleksey Guskov.
Critics, though on a leash, reproach to producers and Italian authors to be little brave and laurels and rest on our laurels. The public is often forced to put up with the usual and obvious comedies and even worse seeing a sad ape format of foreigners causing the escape from Italian cinema.
Last night as I saw “The Invisible Boy” a surge of unexpected pride went through me.
The Academy Award Salvatores gave the public proof that even his creative side and innovator is not completely dormant. We are used to seeing heroes only speak English and surprise special effects from Beyond Ocean. For many Marvel is the “Bible” of super heroes and few could think that Italy could launch his saga.
The risk of being caught in raspberries and ridiculous or grotesque was strong, but still Salvatores has taken up the challenge and should be given credit.
I myself when I sat in the chair I was full of doubts and prejudices, not knowing what to expect. Although some limited structural and narrative have been involved by the story of young Michael (Girardello) who lives in Trieste with Giovanna (Golino), mother policeman, and is forced to endure the bullying of his peers at school and watch from a distance and the pretty etera Stella (Zatta). As in all the stories of heroes, also our Michele discovers by chance his gift during a costume party where once again he had been targeted. The ability to become invisible early upsets and frightens the boy, but then uses to take revenge on those who for years has bullato. At the same time in the city some guys were mysteriously kidnapped and Giovanna is responsible to investigate with the help of the psychologist Basili (Bentivoglio), but soon the viewer discovers the abduction of children is the work of an obscure Russian organization that is looking for “Special “. Michele fact discovers the source of his powers and especially the truth about her family and about who his real mother Ylenia (Rappoport) officially dead to save himself and his father fled from Russia.
Michael, despite his young age, he decided to put his powers available to save Stella and the other boys abducted risking his own life.
A story on the whole well built, linear and fluid that can excite and engage the public. The narrative structure has no holes or inconsistencies in the development and the various characters are constructed in a simple and straightforward even if the “bad guys” are perhaps the weakest part del’anello and maybe were more detailed and outlined. The text is still original and fresh and lively enough and the dialogues are quite vivid and direct.
Directed by Salvatores is bold and innovative and at the same time demonstrates talent and experience in leading many young actors on the scene without making them appear insignificant figures and no personality.
Interesting and worthy of mention is the column music in harmony and consistent with the various scenes.
The cast of young actors and almost unknown in the block are to be awarded for the ease and effectiveness with which recite demonstrating professionalism and talent.
Golino and Bentivoglio are the “hens” to the young group with talent and interpretative power.
The open ending love and convinces revealing the height of the film targati Marvel and arousing curiosity in the viewer and welcomed our hero invisible to many, but physically and emotionally ready for love and prove already a brave person.

uncle gianni

I am a young elder, a couch potato “old style” grew up watching TV and general commercial and I confess that I attend and I know just the products made available on the web.
Italy, as always, late compared to America, is churning out new talent on You Tube able to finally write texts innovative and produce something other than just clichés.
If a younger names “The Jackall” and “The Pills” say a lot, personally until a few weeks were the most bleak emptiness. So I wanted to fill the serious gap television and I opened up a world. I got confirmation that in Italy you can impress and make you laugh even with little money thanks to irony and creativity.
Short Movie, fast, relentless shaking and envelop the audience with a simple and direct language. Really a different music than the fiction that we are forced to sorbirici Italic.
So when Sunday evening my friend Federica I pointed out that the “The Pills” (Luigi Di Capua, Luca Vecchi, Matteo Corradini) landed last night on Rai 2 with “ZioGianni” a new and surreal series I could not give us a look .
“Uncle John” is the eclectic and staring Paolo Calabresi, a man of fifty, who suddenly finding himself unemployed and without a family, is forced to rented a room in a student house.
Each episode lasts nine minutes and is a microcosm where the viewer is sucked not being able to not get caught by the events and especially the minutes of the protagonists from the vortex.
The first episode was like saying the presentation of the characters, but from the beginning it captures the quality and freshness of the above text also written by the director and screenwriter Sydney Sibilia.
The figure of Uncle Gianni is characterized by a few clear strokes thanks to the talent and effectiveness of interpretation of Calabresi. Hunted by his wife because her husband absent, put in half from head office and fraudulent poorly tolerated by parents.
The theme of the first rent is told in a scathing and ironic when Gianni goes around the seven churches to find a room and you and forced to undergo humiliating and grotesque hearing of the three roommates: Rodolfo (Francesco Russo), the nerd group, and Chiara (Cristel Queer) biologist and vegan and ulvio (Luca Di Capua), lover of doing nothing.
A first episode that honestly I was intrigued and amused and especially pushed to score on my agenda for the meeting tonight having already fond of Uncle Gianni and his tenants. Not bad for a debut on the network generalist.

Vittorio De Agro and have Cavinato Publisher: “Being Melvin”

http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1419334397&sr=1-1&keywords=essere+melvin

235. Big Hero 6

big hero 6

Il biglietto d’acquistare per “Big Hero 6” è: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

54° film d’animazione Disney. Ispirato all’omonimo fumetto Marvel. Diretto da Don Hall e Chris Williams. 102′, 2014.

Il mondo muta, cambia, evolve e i gusti e le passioni dell’uomo sono sempre più diversi. Viviamo e ci consumiamo per delle mode spesso passeggere ed effimere, essendo ormai pochi i punti di riferimento. Eppure in un clima incerto e in una società precaria come la nostra c’è almeno una certezza: il film natalizio targato Disney.

La Disney ha cresciuto generazioni di bambini, regalando al mondo ogni anno pellicole meravigliose e intense. Gli eredi di Walt Disney sono sempre stati attenti a cogliere i cambiamenti della società e gli umori del pubblico e nel corso del tempo gli autori hanno saputo modificato lo stile e soprattutto i contenuti cardini della casa di produzione anticipando spesso le nuove mode.

“Big Hero 6” è il primo film Disney ispirato a un fumetto Marvel e lo spettatore nota quanto ciò sia evidente fin dalle prime scene essendo proiettato in una immaginaria e futuristica città chiamata San FransoKyo in cui il quattordicenne Hiro Hamada ama passare le notti in discutibili locali dove può cimentarsi in appassionate lotte tra robot. Però Hiro è anche un bambino prodigio, genio dell’informatica e poco propenso a mettere a frutto i suoi talenti per nobili scopi facendo disperare sua zia e soprattutto suo fratello Tadashi, entrambi rimasti orfani dopo la morte dei genitori.
Tadashi , anche lui brillante studente informatico e socio del “club dei Nerds” con altri geniali amici , riesce a convincere Hiro ad iscriversi all’Università quando gli mostra la sua “creatura:” Baymax l’infermiere robot capace di curare qualsiasi ferita. Baymax è un robot buono e pacioso che si attiva quando un paziente grida di dolore e si disattiva solo quando il paziente stesso si dichiara soddisfatto delle cure. Hiro affascinato dalle possibilità e prospettive universitarie e pur di fare colpo sul professore Robert Callaghan responsabile dei corsi, inventa i micro robot che guidati dalla mente umana sono capaci di diventare qualsiasi cosa si desideri. L’invenzione prodigiosa suscita subito l’interesse di un avido industriale che gli propone di acquistare il brevetto. Hiro rifiuta volendo usare i micro robot per scopi benefici, ma una tragica e improvvisa esplosione all’Università costa la vita all’amato fratello Tadashi e al professore Callaghan. Per Hiro è un duro colpo e Baymax da buon infermiere vorrebbe curare anche “le ferite dell’anima” del suo paziente e cerca in tutti i modi di tirarlo su. Finchè un giorno Hiro scopre per caso che i suoi micro robot sono finiti nelle mani di un misterioso e pericoloso uomo mascherato responsabile dell’incendio all’Università e così decide di vendicare la morte del fratello. Il nostro protagonista insieme Baymax e ai suoi talentuosi amici formeranno una divertente e particolare squadra di eroi “nerds” pronta a fermare il nemico.
La sceneggiatura e la struttura del film sono caratterizzati e segnati dal soggetto iniziale Marvel.
Temi cari alla Marvel come l’elemento eroico, l’atmosfera dark, il desiderio di vendetta e la voglia di stupire si uniscono ai classici temi della Disney come l’amore, l’importanza del legame di sangue e la maturazione e comprensione da parte del protagonista di quale sia il suo ruolo nel mondo. Gli autori con talento ed efficacia compiono un riuscito mix artistico tra due mondi e generi diversi creando un testo fluido, scorrevole e ricco di spunti e che soprattutto regala emozioni e divertimento. I personaggi sono ben costruiti e sviluppati con i loro personali caratteri e particolarità. Piace e convince l’atmosfera che si respira lungo il film e lo spettatore è coinvolto, senza cali di attenzione e concentrazione, nella storia grazie a un costante e misurato pathos narrativo.
La regia è sicuramente coraggiosa, creativa, innovativa e vitale nel creare un mondo che alterna luci e ombre in cui si muovono i personaggi e nell’abilità di raccontare anche temi drammatici come la morte di un fratello senza essere eccessivamente cupo e pensante essendo un prodotto rivolto soprattutto ai più piccoli.
Non si può non amare Baymax per il suo candore, ingenuità e nello stesso tempo per la sua saggezza sottile e incisiva.
“Big Hero 6” ci regala nuovi eroi, nuovi mondi, nuove sfide, ma soprattutto con il finale che non ha nulla ad invidiare alle teorie di Intestellar dà allo spettatore la consapevolezza che anche le ferite dell’anima sono curabili con l’amore e anche un nerds può diventare un eroe.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore Internatonal presentano :”Essere Melvin”

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

Youcanprint: http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/amiamoci-nonostante-tutto-ebook.html
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The ticket purchase for “Big Hero 6”: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

54th Disney animated film. Inspired by the Marvel comic. Directed by Don Hall and Chris Williams. 102 ‘, 2014.

The world changes, changes, evolves and tastes and passions are increasingly diverse. We live and we consume to the fashions often fleeting and ephemeral, being now a few points of reference. Yet in a climate uncertain and precarious in a society like ours there is at least one certainty: the Christmas movie weblog Disney.

Disney has raised generations of children, giving the world every year wonderful films and intense. The heirs of Walt Disney have always been ready to understand the changes in society and the mood of the public, and over time the authors have been able to change the style and especially the cornerstones of content production house often anticipating new fashions.

“Big Hero 6” is the first Disney film inspired by a comic on Marvel and the viewer notes Although this is evident from the very first scenes being projected in a fictional, futuristic town called San FransoKyo where fourteen Hiro Hamada loves spending the nights in questionable places where it can engage in passionate fights between robots. But Hiro is also a child prodigy, a genius of computer science and unwilling to put to use his talents for noble purposes despair by his aunt and especially his brother Tadashi, both were orphaned after their parents died.
Tadashi, who was also a brilliant student and a member of the computer “club of the Nerds’ with other talented friends, manages to convince Hiro to enroll at the University when he shows his’ creature ‘Baymax nurse robot able to heal any wound. Baymax is a good robot and placid that is activated when a patient cries of pain and turns off only when the patient is satisfied with the care. Hiro fascinated by the possibilities and prospects for university and just to impress the professor Robert Callaghan responsible course, invented the micro robot guided by the human mind is capable of becoming anything you want. The invention prodigious immediately arouses the interest of a greedy industrialist who offers to buy the patent. Hiro refuses wanting to use the micro robot for charitable purposes, but a tragic and sudden explosion University coast life beloved brother Tadashi and Professor Callaghan. Hiro is a blow and Baymax a good nurse would also heal “the wounds of the soul” of his patient and tries in every way to bring it up. Until one day Hiro discovers by chance that his micro robot ended up in the hands of a mysterious and dangerous masked man responsible for the fire at the University, and so decides to avenge his brother’s death. Our protagonist together Baymax and his talented friends will form a fun and funky team of heroes “nerds” ready to stop the enemy.
The script and the structure of the films are characterized and marked by the initial subject Marvel.
Themes dear to Marvel as the heroic element, the dark atmosphere, the desire for revenge and the desire to surprise join the classic Disney themes like love, the importance of blood ties and maturity and understanding the protagonist of what his role in the world. The authors with talent and effectively perform a successful mix between two artistic worlds and genres creating a text fluid, smooth and full of ideas and especially with emotions and fun. The characters are well built and developed with their personal character and peculiarities. Like and convinces the atmosphere along the film and the viewer is involved, without loss of attention and concentration, in history, thanks to a steady and measured pathos narrative.
The director is certainly courageous, creative, innovative and vital in creating a world that alternates between light and shade in which the characters move and in the ability to tell even dramatic themes such as the death of a brother without being overly gloomy thinking and being a product aimed primarily at children.
You can not not love Baymax for his candor, naivete and at the same time for his wisdom subtle and incisive.
“Big Hero 6” gives us new heroes, new worlds, new challenges, but especially with the ending that has nothing to envy to the theories of Intestellar gives the viewer the knowledge that even the wounds of the soul are treatable with love and also nerds can become a hero.

http://paroleacolori.com/al-cinema-big-hero-6/

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher Internatonal present: “Being Melvin”

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234. Un Natale Stupefacente

de laurentis 2

Il biglietto d’acquistare per “Un Natale stupefacente” è: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Un Natale Stupefacente” è un film del 2014 diretto da Volfango De Biasi, scritto da Alessandro Bencivenni,Volfango De Biasi, Francesco Marioni, Gabriele Pignotta, prodotto da Aurelio e Luigi De Laurentiis, con:Lillo e Greg, Ambra Angiolini, Paola Minaccioni, Niccolò Calvagna, Paolo Calabresi, Francesco Montanari, Riccardo De Filippis.
Sono una persona schematica, abitudinaria e soprattutto sono un tradizionalista. Il mio Natale non può definirsi tale senza aver visto almeno un cine-panettone Da ormai venticinque anni do fiducia ad Aurelio De Laurentis per garantirmi una serata di divertimento e relax senza dover cercare chissà quali argute e complicate riflessioni e interpretazioni filosofiche ed esistenziali. Mi fanno sorridere molto gli ipocriti e altezzosi giudizi da salotto di chi giudica con severità il cine-panettone. Far ridere è una alta forma Arte oltre che essere complicato, pochi riescono a farlo e l’invidia acceca il giudizio.
De Laurentiis conosce il mestiere e sa come muoversi e soprattutto sa come e quando cambiare registro.
Dopo gli ultimi cine-panettoni non particolarmente brillanti e privi di quella freschezza narrativa che li hanno sempre caratterizzati, quest’anno il produttore napoletano ha cambiato tutto per dare nuovo smalto al prodotto.
“Un Natale Stupefacente” non è un cine-panettone, ma una commedia buona per tutte le stagioni. La tematica natalizia poteva essere sostituita benissimo da un ‘altra festività senza alcun danno per la storia in sé.
E’ una storia semplice, lineare e sviluppata in maniera chiara e senza sovrastrutture. Alla vigilia di Natale i genitori di Matteo(Calvagna) vengono ingiustamente arrestati perché accusati di spacciare droga attraverso il commercio del loro formaggi. Così per salvaguardare la serenità del bambino e garantirgli un felice Natale viene preso in custodia dai due zii Remo(Lillo) e Greg(Oscar). Il primo è un meccanico in crisi coniugale appena lasciato dalla moglie Marisa(Minaccioni) annoiata e alla ricerca di nuovi stimoli con il collega tatuatore Giustino(Calabresi). Oscar invece è un single impenitente e amante di feste e soprattutto un modesto musicista., ma le se convinzioni sulla vita e sulle donne cambieranno radicalmente quando una sera in discoteca incontra l’istrionica e sensale Genny(Angiolini).
I due zii con l’aiuto di Genny devono convincere la strana coppia di assistenti sociali composta dal rigido Belotti(Montanari) e dall’effeminato Randelli (De Filippis) che sono in grado di accudire Matteo e per riuscirci non esitano a mettere in campo i più esilaranti e assurdi piani.
La sceneggiatura è ben scritta, agile, diretta e punta all’essenziale. Gli autori hanno il merito di far sorridere senza cadere mai nella volgarità e nella battuta a doppio senso come spesso negli anni precedenti erano accusati i film di De Laurentiis. L’intreccio narrativo anche se ha poco di originale e in parte prevedibile risulta nel complesso godibile e ha un discreto ritmo. La seconda parte forse è meno incisiva e rallenta in vivacità e brillantezza, ma grazie anche al talentuoso cast non cala l’attenzione dello spettatore.
I dialoghi sono divertenti e ben costruiti e aiutano a costruire un buona empatia con il pubblico,
La regia è solida, senza sbavature, forse con un taglio più da fiction, ma mostra bravura e soprattutto una buona dose di esperienza nel gestire il cast e nel farlo rendere al massimo e di condurre in porto la mission divertimento con una evidenti abilità artistiche.
Il cast è sicuramente il punto di forza del film e va riconosciuta il merito a chi lo ha scelto e soprattutto poi messo in campo in modo opportuno.
Personalmente non amo molto la coppia Lillo e Greg, ma ieri sera mi hanno convinto nei rispettivi ruoli regalando buoni tempi comici e dimostrando ritmo e affiatamento nelle loro scene, rendendo credibili i loro personaggi.
Niccolò Calvagna si conferma “un gigante”. Il “bambino” è nato per recitare, si muove con naturalezza e talento sulla scena. Il futuro è suo.
Qualche settimana fa ho scritto che Paola Cortellesi è, a mio giudizio,la migliore attrice italiana su piazza. Ebbene affianco a Lei sul podio va messa sicuramente Ambra Angiolini. Al suo esordio nel genere cine panettone conferma talento, ironia e capacità artistiche non comuni. Ambra Angiolini è un’Attrice a tutto tondo, capace di passare dal drammatico al comico senza problemi. La sua Genny è mix di timidezza e sensualità che incanta il pubblico. Da teledipendente la speranza che sia più presente in TV, abbiamo bisogno del suo talento.
Merita un posto nell’Olimpo anche Paola Minaccioni:un’ artista completa capace di poter interpretare ogni ruolo ( vedi l’intensa interpretazione in “Allacciate le Cinture”). Il 2014 è stato il suo anno,la buona commedia italiana non può prescindere dal Suo apporto.
Per Paolo Calabresi è una conferma della sua solidità artistica e interpretativa. Attore versatile e trasformista, non sbaglia un tempo comico rendendo davvero divertente il suo Giustino. Davvero da applausi la scena di “grugniti” con Ambra Angiolini.
Meritevole di menzione è anche la coppia Montanari-De Filippis. I duri di Romanzo Criminale sono capaci anche di far sorridere e scusate se è poco.
Il finale anche se forse troppo allungato e un po sotto ritmo nel complesso piace e diverte e spinge il pubblico “stupefatto” dalle risate a cantare con il cast fino alla fine.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”
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The ticket purchase for “An amazing Christmas” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“An Amazing Christmas” is a film of 2014 directed by Wolfgang De Biasi, written by Alexander Bence, Wolfgang De Biasi, Francesco Marioni, Gabriele Pignotta, produced by Aurelio and Luigi De Laurentiis, with: Lillo and Greg, Ambra Angiolini, Paola Minaccioni Niccolo Calvagna, Paolo Calabresi, Francesco Montanari, Riccardo De Filippis.
I am a schematic, routine and above are a traditionalist. My Christmas can not be defined as such without seeing at least one cine-panettone From now twenty-five years do trust to Aurelio De Laurentis guarantee me for an evening of fun and relaxation without having to look for some kind of witty and complicated reflections and interpretations of philosophical and existential. They make me smile a lot hypocrites and haughty judgments of living of those who judge harshly the cine-panettone. Making people laugh is a high art form as well as being complicated, few can do it and envy blinds the judgment.
De Laurentiis knows the job and knows his way around and above all know how and when to change the registry.
After the last cine-panettone not particularly bright and free of that freshness narrative that have always characterized them, this year the producer Neapolitan changed everything to give a new makeover to the product.
“An Amazing Christmas” is not a cine-cake, but a comedy good for all seasons. The Christmas theme could be replaced by a fine ‘other festivities without any harm to the story itself.
It ‘a simple story, linear and developed clearly and without superstructures. On Christmas Eve, the parents of Matthew (Calvagna) are unjustly arrested for allegedly selling drugs through trade their cheeses. So to protect the serenity of the child and guarantee him a happy Christmas is taken into custody by two uncles Remo (Lillo) and Greg (Oscar). The first is a mechanic in marital crisis just left his wife Marisa (Minaccioni) bored and looking for new ideas with fellow tattoo artist Justin (Calabresi). Oscar instead is a single unrepentant and lover of parties and especially a modest musician. But if beliefs about life and women will change dramatically when one evening disco meets histrionic and matchmaker Genny (Angiolini).
The two uncles with the help of Genny must convince the odd couple of social workers composed of rigid Belotti (Montanari) and dall’effeminato Clubs (De Filippis) who are able to care for Matthew and to do not hesitate to put in place the most hilarious and absurd plans.
The script is well written, agile, direct and concentrate on the essentials. The authors have the merit of making people smile without ever falling into vulgarity and beat two-way as in previous years were often accused the film of De Laurentiis. The storyline even if it has little of the original and partly predictable appears overall enjoyable and has a decent pace. The second part is perhaps less incisive and slows in liveliness and brilliance, but also thanks to the talented cast does not drop the viewer’s attention.
The dialogues are funny and well built, and help build a good empathy with the audience,
The direction is solid, flawless, perhaps with a more fictional, but shows skill and above all a good deal of experience in managing the cast and in doing so make the most of and carry through the mission fun with an obvious artistic skills.
The cast is definitely the strong point of the film and must be recognized the merit to those who chose him and especially then fielded appropriately.
Personally I do not love the pair Lillo and Greg, but last night I was convinced in their respective roles giving good comic timing and demonstrating rhythm and harmony in their scenes, making their characters believable.
Niccolò Calvagna confirms “a giant”. The “baby” was born to play, moves with ease and talent on the scene. The future is his.
A few weeks ago I wrote that Paola Cortellesi is, in my opinion, the best actress of Italian piazza. Well next to you on the podium should definitely put Ambra Angiolini. On his debut in the genre cinema panettone confirmation talent, humor and artistic skills uncommon. Ambra Angiolini is an Actress in the round, able to switch from drama to comedy without problems. Its Genny is mix of shyness and sensuality that captivates the audience. From couch potato hope that it is more present in TV, we need your talent.
Deserves a place on Olympus also Paola Minaccioni: a ‘complete artist capable of being able to play any role (see the intense performance in “Fasten your belts”). 2014 was his year, the good Italian comedy can not be separated from His contribution.
For Paolo Calabresi is a confirmation of its solidity and artistic interpretation. Actor versatile and quick change, does not miss a really fun time comedian making his Giustino. Really applause from the scene of “grunts” with Ambra Angiolini.
Worth mentioning is also the couple Montanari-De Filippis. The hard Crime Novel are also able to bring a smile and if you please.
The final though perhaps a bit too stretched and under overall rhythm like and enjoy and pushes the audience “stunned” by the laughter to sing with the cast until the end.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”
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