167) Operation Chromite

Il biglietto da acquistare per “Operation Chromite” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Operation Chromite” è un film di Jae-Han Lee. Con Lee Jung-Jae, Lee Beom-soo, Se-Yeon Jin, Liam Neeson, Mathew Darcy, Sean Dulake. Azione, 111′. Corea del Sud, 2016

Ogni Paese ha nella sua storia eroi e gesta coraggiose, che ancora oggi vengono portate a modello per i giovani. Ricordare la dura lotta verso la libertà è un atto dovuto, perché il benessere di oggi spesso arriva da un passato di sacrificio e dolore.

“Operation Chromite” di Jae-Han Lee altro non è che un omaggio ai soldati sudcoreani che diedero la vita, a inizio guerra fredda, pur di liberare il proprio paese dalla Corea del Nord.

25 giugno 1950. La Corea del Nord invade la Corea del Sud con l’aiuto di Cina e Russia. La capitale Seul cade in tre giorni, il resto del paese in un mese.

Per rispondere all’attacco il generale MacArthur, comandante delle forze Onu, pianifica uno sbarco nella città portuale di Incheon. L’operazione, nome in codice di “Operation Chromite”, ha pochissime probabilità di successo, ma un esito positivo potrebbe cambiare le sorti della guerra.

Sotto la guida di MacArthur (Neeson), l’unità speciale X-RAY riesce a infiltrarsi nella città, occupata dai nordcoreani del Comandante Lim Gye-Jin (Beom-soo), per preparare lo sbarco delle forze Onu.

Sette soldati insieme al capitano Jang Hak-soo (Jung-Jae) si fingono nordcoreani e cominciano a raccogliere informazioni, ma quando la loro copertura salta rimane soltanto una possibilità per condurre le forze delle Nazioni Unite a Incheon.

“Operation Chromite”, come è inevitabile in questo genere di film, trasuda retorica patriottica e netta divisione tra buoni e cattivi da ogni poro, e questo nuoce alla bontà complessiva del progetto.

Sarebbe stato opportuno asciugare il testo, tagliando alcune scene superflue, per non appesantire la pellicola e rendere ritmo e pathos meno discontinui.

Vizi di forma a parte, il film risulta interessante, scorrevole e coinvolgente nel suo parlare non solo di guerra e spionaggio ma anche di eroismo e coraggio. continua su

http://paroleacolori.com/operation-chromite-uno-spy-movie-che-punta-sulla-retorica-e-sul-fervore-nazionalista/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

166) USS Indianapolis

Il biglietto da acquistare per “USS Indianapolis” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“USS Indianapolis ” è un film di Mario Van Peebles. Con Nicolas Cage, Tom Sizemore, Thomas Jane, Matt Lanter, Weronika Rosati, Brian Presley. Azione, 128′. USA, 2016

Ci sono verità che, per ragioni di Stato, non possono essere divulgate anche a costo di passare sopra così facendo a morti, diritto e buon senso.

Sul progetto Manhattan, la corsa all’atomica che vide contrapposti Stati Uniti e Germania nazista e la fine della seconda guerra mondiale con le due bombe americana sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki sappiamo molto.

Un capitolo della storia che fino a oggi, invece, ci era ignoto è la vicenda della nave militare USS Indianapolis e del suo equipaggio.

Durante la guerra la USS si distingue come uno degli incrociatori più veloci e temuti della marina americana e sotto il comando del valoroso ammiraglio Charles Butler McVay (Nicolas Cage) combatte le più importanti battaglie sul fronte del Pacifico.

Nel luglio 1945 a McVay e ai suoi marinai viene affidata una missione top secret: trasportare una delle due bombe atomiche che metteranno fine alla guerra a Tinian. Durante il viaggio di ritorno verso le Filippine, però, la nave viene attaccata da un sommergibile giapponese e affondata.

Vista la segretezza della missione, l’equipaggio della USS viene abbandonato nel mare infestato di squali. Dei 1197 uomini a bordo solo 317 vengono ritrovati ancora in vita.

Per nascondere le proprie colpe agli occhi dell’opinione pubblica, qualche mese dopo il disastro il Governo degli Stati Uniti processa McVay davanti alla Corte Marziale.

La sinossi parla chiaro: la storia dell’USS Indianapolis, se non fosse che è tragicamente vera, sarebbe stata perfetta come materiale narrativo per un film o un romanzo, tra guerra, coraggio e segreti.

Purtroppo si tratta della realtà, e questo non può non colpire chi guarda, spingendolo a riflettere ancora una volta sul numero di vite che furono necessarie per mettere fine alla guerra. continua su

http://paroleacolori.com/uss-indianapolis-un-war-disaster-movie-poco-riuscito-e-retorico/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

165) Prima di Domani

Il biglietto da acquistare per “Prima di domani” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Prima di domani” è un film di Ry Russo-Young. Con Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Elena Kampourish. Drammatico, 99′. USA, 2017

Basato sul romanzo omonimo di Lauren Oliver

 Gli anni del liceo, per quanto crescendo il ricordo possa modificarsi, non sono semplici. Il tempo sembra non passare mai, che tu sia un nerd – o secchione – oppure un ragazzo in.

Sì perché anche le persone popolari, belle e richieste hanno i loro problemi. E neppure loro possono sfuggire all’appuntamento con il destino, se questo si presenta.

Prima di domani” di Ry Russo-Young, tratto dal best-seller di Lauren Oliver, è stato presentato in anteprima al Giffoni Film Festival.

Sam (Dutch) ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche.

È il 12 febbraio, il Cupid Day, il giorno in cui a scuola la popolarità si misura dal numero di rose ricevute dagli ammiratori. Per Sam è soprattutto il giorno in cui dormirà per la prima volta con Rob.

Sembra già tutto deciso, ma le cose, alla festa, non vanno come immaginato, tra bullismo e alcol. A Sam, delusa, non resta che tornare a casa con le sue amiche. Ma alle 00:39 l’auto della ragazza resta coinvolta in un mortale incidente

Almeno in apparenza. Perché Sam si risveglia nel proprio letto, quanto mai confusa. È di nuovo il 12 febbraio. Si è trattato solo di un incubo?

Lo sconcerto della giovane va aumentando, quando la giornata si ripete praticamente identica, e a 00:39 anche l’incidente mortale ritorna. E di nuovo Sam è nel suo letto. E di nuovo è il 12 febbraio.

Prigioniera in questo eterno presente, Sam prova a cambiare atteggiamento, a modificare le cose, ma il finale resta sempre lo stesso.

“Sono rimasto molto colpito dalla lettura del romanzo della Oliver, per il modo in cui ha affrontato il tema della morte dalla prospettiva di un’adolescente – ha spiegato il regista Ry Russo-Young. – Per la mia trasposizione mi sono ispirato a Ricomincio daccapo con Bill Murray, ma a differenza di quella commedia qui i toni sono più cupi e drammatici”. continua su

http://paroleacolori.com/prima-di-domani-un-teen-movie-sentimentale-tratto-dal-best-seller-di-laure-oliver/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

164) Cane mangia Cane

Il biglietto da acquistare per “Cane mangia cane”:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Cane mangia Cane” è un film di Paul Schrader. Con Nicolas Cage, Willem Dafoe, Christopher Matthew Cook, Omar J. Dorsey, Louisa Krause. Azione, 93′. USA, 2016
Basato sul romanzo omonimo di Edward Bunker.

Il carcere ha una funzione rieducativa, oltre che punitiva, nei confronti di chi commette un crimine? La pena è utile per cambiare l’indole di un individuo, per riportarlo “sulla retta via”? E gli ex galeotti hanno diritto, scontata la pena, a una seconda possibilità?

Da tempo in Italia e nel mondo su questi complessi temi si fronteggiano due schieramenti non solo politicamente diversi – conservatori da una parte, progressisti dall’altra -, ma anche ideologicamente e culturalmente agli antipodi.

Dopo aver visto “Cane mangia cane”, il nuovo film di Paul Schrader, basato sul romanzo omonimo di Edward Bunker, ex galeotto divenuto uno scrittore di successo mentre scontava una pena in un carcere americano, non potremo che essere scettici a riguardo.

Presentato al Festival di Cannes 2016 nella sezione Quinzaine, la pellicola susciterà emozioni contrastanti nello spettatore, che sarà tentato di definirlo un cult oppure non vedrà l’ora di dimenticarlo.

Un film che è allo stesso tempo psichedelico, visionario, pulp, crudo, violento, con spunti di macabra ironia comunque incisivi e divertenti.

Mad Dog (Defoe) e gli amici Troy (Cage) e Diesel (Cook), da poco usciti di prigione, vorrebbero filare dritto e vivere una vita tranquilla, ma la loro indole criminale è più forte di ogni buona intenzione.

Desiderosi di svoltare, i tre accettano di rapire un bambino di pochi mesi per conto di un boss locale. Ben lungi da prendere la piega desiderata, il loro destino subirà una tragica svolta.

“Cane mangia cane” può essere visto come una sorta di versione moderna di “Le iene” di Quentin Tarantino. continua su

http://paroleacolori.com/cane-mangia-cane-un-noir-ipnotico-e-cupo-con-willem-defoe/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

163) Nessuno come Noi (Luca Bianchini)

“Nessuno come noi” è un romanzo scritto da Luca Bianchini e pubblicato nel gennaio 2017 da Mondadori Editore.
Inutile girarci intorno chi ha avuto la fortuna di vivere gli anni 80 è stato allo stesso tempo un privilegiato, quanto oggi un nerd nostalgico senza speranza.
Gli Anni 80 sono stati gli anni in cui tutto era concesso senza pensare al futuro e alle conseguenze.
Il sottoscritto che ha vissuto quel periodo storico come nerd e teledipendente non poteva non essere attratto ed incuriosito dal nuovo romanzo di Luca Bianchini, che fin dalla quarta di copertina di prepara a un vero salto nel tempo stile “Ritorno al Futuro”
“Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati “Tre cuori in affitto”, come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”. In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di sé stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.”

Il problema è, cari lettori, che l’intrigante e stimolante quarta di copertina, non trova adeguato riscontro nello sviluppo ed intreccio narrativo del romanzo
Luca Bianchini dimostra di conoscere pienamente e profondamente l’essenza e anima degli Anni 80, vivendoli nella fase dell’adolescenza, dove per un ragazzo non esistendo social network e cellulari , la massima goduria era vedere la domenica sera una puntata di Drive In su Italia Uno.
Bianchini trasmette nel testo le proprie emozioni, ricordi ed esperienze riuscendo a costruire una credibile, sincera e nostalgica cornice ambientale, in cui un lettore attempato non potrà che gustarsi rievocando la sua gioventù spensierata.
La storia in sé però risulta prevedibile e a tratti banale, non trovando mai un guizzo artistico, creativo e di pathos davvero significativo.
“Nessuno di noi” è un romanzo nel complesso ben scritto, leggero, scorrevole nella lettura, ma senza possedere una chiara e precisa identità narrativa.
Il lettore fatica ad entrare dentro una storia avara di un vero colpo di scena o di un evento che faccia fare al romanzo un salto di qualità.
Bianchini è bravo a “fotografare” l’epoca storica, a rievocare l’atmosfera, e il linguaggio giovanile, ma fallisce nel dare forza e profondità ai personaggi, non facendo scattare una vera empatia emotiva. con il lettore.
“Nessuno come noi” è un romanzo adatto al periodo estivo come lettura disimpegnata e allo stesso tempo è l’ideale per chi non si rassegna all’idea che i favolosi anni 80 siano finti troppo presto.

162) Le Ardenne -Oltre i confini dell’Amore

Il biglietto d’acquistare per “Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Le Ardenne – Oltre i Confini dell’Amore”  è Un film di Robin Pront. Con Jeroen Perceval, Kevin Janssen, Veerle Baetens, Sam Lowyck, Jan Bijvoet. Drammatico, 96’. Belgio, 2015

Non desiderare la donna d’altri, recita il nono comandamento. I fratelli, sulla carta, dovrebbero amarsi, proteggersi e sostenersi, peccato che anche in questo caso le Sacre Scritture hanno un’immagine da rimandarci, quella di Caino e Abele, i primi a rompere il sacro legame.

State sereni, cari lettori, non voglio tenervi un corso di catechismo accelerato o farvi la morale sull’importanza dei legami familiari, ma per cogliere appieno il senso e la profondità del film di Robin Pront “Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore” tenere a mente questi due capisaldi biblici è utile.

corsa disperata raggiunge Sylvie (Baetens), che lo sta aspettando alla guida di un’auto.

L’uomo in questione è Dave (Perceval), riuscito a sfuggire a una rapina. Il fratello Kenneth (Janssen), invece, è rimasto indietro e sarà lui a pagare per tutti e due.

Irascibile, irruente ma leale, Kenneth tiene duro in carcere perché in testa ha un unico obiettivo: ritrovare, una volta uscito, Sylvie, la sua donna.

Peccato che lei e Dave, dopo la rapina finita male, si siano innamorati e abbiano deciso di cambiare vita, smettendo di drogarsi e di bere. Adesso conducono una vita normale, e aspettano un bambino. Ma per voltare davvero pagina devono dire la verità a Kenneth. E se Sylvie è pronta a farlo, Dave sembra subire ancora il fascino del fratello…

“Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore”, tratto da una pièce teatrale di grande successo scritta e diretta dallo stesso Perceval, nella trasposizione cinematografica conserva gran parte delle sue epicità, pathos, forza e soprattutto crudezza e ferocia da tragedia greca.

DNA TEATRALE PER UN NOIR A TINTE FORTI, ATROCE, CUPO E BEN INTERPRETATO.

Robin Pront, adattando la storia per il grande schermo, costruisce un intreccio drammaturgico dove speranza e ineluttabilità del destino si affrontano sulla scena, e alla fine sembra non esserci spazio per la salvezza.

Un film duro, cupo e denso nell’ambientazione e nell’atmosfera, lineare nella scrittura e pulito e secco nella regia.

“Le Ardenne”, avendo un DNA teatrale, fatica almeno nella prima parte a decollare, puntando troppo sulla fisicità e sui silenzi dei protagonisti piuttosto che sulle parole. Nella seconda parte, invece, cambia pelle, lasciando spazio al noir, alla crudezza delle azioni e alla ferocia dell’uomo, con maggiore ritmo, identità e pathos. continua su

http://paroleacolori.com/la-ardenne-oltre-confini-dell-amore-un-noir-teso-e-cupo-sui-legami-familiari/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

161) Ninna Nanna

Il biglietto da acquistare per “Ninna nanna” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Ninna Nanna” è Un film di Enzo Russo, Dario Germani. Con Francesca Inaudi, Fabrizio Ferracane, Nino Frassica, Manuela Ventura, Guai Jelo. Drammatico, 112′. Italia, 2017

Diventare madre cambia per sempre la vita, le abitudini e l’anima stessa di una donna. Per quanto la gravidanza sia un’esperienza unica, il primo abbraccio con il neonato un momento di completamento, la maternità ha anche lati complessi e delicati. L’equilibrio della neo mamma viene messo a dura prova, e ritrovarlo, dopo il parto, non è facile.

“Ninna nanna” di Enzo Russo e Dario Germani racconta la storia di Anita (Inaudi), una valente enologa siciliana che cura ogni acino d’uva come un figlio. Una donna amata e innamorata del marito Salvo (Ferracane), e pronta a diventare mamma. Almeno così crede.

Fin da quando Gioia, sua figlia, viene al mondo, infatti, appare ad Anita come l’opposto del suo nome, poiché esige la quantità enorme di tempo, energie e attenzioni che richiede ogni neonato. Anita è esausta, si sente inadeguata, e cova un rancore sordo verso quella creaturina, che attenta alla sua vita e alla sua felicità.

“Ninna nanna”, in modo inaspettato, con una drammaturgia semplice, lineare, chiara e nello stesso tempo curata, toccante e acuta porta al cinema il tema della depressione post partum, che colpisce moltissime donne (il 10-15 %), impreparate al nuovo carico di responsabilità, impegni ed emozioni che la maternità comporta.

Gestire un neonato non è impresa facile, e se non si riceve il giusto supporto dal partner e dalla famiglia – non solo pratico, ma psicologico – si corre il rischio di sprofondare.

Una straordinaria, credibile e intensa Francesca Inaudi dà corpo al personaggio di Anita, giovane donna impaurita, frastornata, arrabbiata nonostante il lieto evento. Anita – attenzione! – è felice di essere madre, ma non vuole per questo rinunciare alle altre componenti della sua vita – il lavoro, la sessualità.

QUATTRO SCENEGGIATORI, DUE REGISTI, PER UNA STORIA AL FEMMINILE.

Gli autori – tutti uomini – sono stati capaci di scrivere una storia sincera, universale e moderna, calandosi nei panni di una donna senza però cadere nei luoghi comuni e nella banalità. continua su

http://paroleacolori.com/ninna-nanna-un-film-insolito-e-coraggioso-che-racconta-la-depressione-post-partum/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”