58) Il Commissario Montalbano – Un Covo di Vipere

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Sembra ieri quando per la prima volta sentimmo la voce di Luca Zingaretti dire al telefono “Montalbano, sono!”. Invece sono già trascorsi diciotto anni. Correva l’anno 1999, su Rai 2 andò in onda “Il ladro di merendine”, primo episodio della fortunata saga dedicata al commissario immaginato da Andrea Camilleri.

Il consenso di pubblico e di critica si è consolidato anno dopo anno, arrivando nel 2016 a concretizzarsi in un 40% di share, con oltre 10 milioni di spettatori. “Il Commissario Montalbano” è la fiction più amata e seguita non solamente in Italia, ma in oltre 60 paesi nel mondo.

Una vera istituzione non solo cinematografica, ma anche turistica per i comuni siciliani di Scicli, Modica e Ragusa dove abitualmente si svolgono le riprese. Ogni anno, infatti, migliaia di turisti stranieri si riversano in massa in città per ammirare dal vivo le bellezze naturali e non che da vent’anni fanno da sfondo alla fiction.

Il 27 febbraio e il 6 marzo andranno in onda, in prima visione assoluta su Rai 1, due nuovi episodi, “Un covo di vipere” e “Come voleva la prassi”, portando il numero totale a trenta.

“Il successo di Montalbano – ha dichiarato Luca Zingaretti in conferenza stampa – nasce prima di tutto dalla solidità e incisività dei romanzi di Camilleri, che offrono ogni volta agli sceneggiatori terreno fertile da cui attingere per scrivere storie intese, umane e profonde”.

“Un covo di vipere” è probabilmente il romanzo più feroce, cupo e amaro tra quelli scritti dallo scrittore siciliano.

Una mattina l’imprenditore sessantenne Cosimo Barletta (Marcello Mazzarella) viene trovato morto nella sua casa al mare. È stato ucciso con un colpo di arma da fuoco, mentre era seduto in cucina a bersi un caffè. Non ci sono segni di effrazione, quindi a compiere il crimine è stato qualcuno che lo conosceva.

Quando il medico legale Pasquano (Perracchio) rivela a Montalbano (Zingaretti) che Barletta non è stato ucciso da un colpo di pistola bensì da un potente veleno, il commissario e la sua squadra devono trovare non uno ma due assassini.

Il caso assume presto tinte fosche, quando Montalbano scopre, anche grazie alla collaborazione dei figli della vittima, che Barletta era tutt’altro che una persona integerrima: uomo freddo, crudele, donnaiolo impenitente, strozzino. Inoltre aveva l’hobby di fotografare di nascosto le donne con cui si accompagnava, per poi ricattarle.

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Sulla carta, insomma, i nemici non gli mancavano e l’indagine si rivela insidiosa, soprattutto quando, scavando nei segreti della famiglia, il commissario si rende conto che uno dei figli è pieno di debiti e disoccupato, e neppure la figlia Giovanna (Valentina Lodovini), apparentemente anima candida, è senza peccato…

Gli sceneggiatori, con abilità e sensibilità, mettono in scena una tragedia familiare moderna, mostrando i lati più oscuri e terribili di tutti i suoi componenti. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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57) Regine Sorelle

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“Regine Sorelle” è uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Mirko Di Martino, Costumi: Annalisa Ciaramella, aiuto Regia Claudia Moretti con: Titti Nuzzolese.
“Regine Sorelle” è andato in scena fino al 26 febbraio al Teatro “Kopò” di Roma.

C’era una volta due sorelle, Maria Antonietta e Maria Carolina, che giocavano da bambine ad essere Regine, sapendo però che presto lo sa sarebbero diventate veramente.
Infatti la nostra non è la favola, ma la storia vera delle figlie di Maria Teresa d’Austria, destinate a diventare rispettivamente: Maria Antonietta consorte del re di Francia Luigi XVI e Maria Carolina moglie del re di Napoli Ferdinando di Borbone.
Due ragazze costrette ad interrompere, per ragion di Stato, la loro giovinezza ed accettando di essere il sigillo di un contratto politico ed economico tra nazioni.
Ma che cosa pensavano, provavano Maria Antonietta e Maria Carolina? Erano pronte a coprire questi difficili incarichi?
Mirko Di Martino si prende la responsabilità di rispondere a questi quesiti e soprattutto di raccontare gli aspetti più intimi e personali delle due giovani donne, scrivendo una drammaturgia divertente, frizzante ed allo stesso tempo incisiva e profonda, portando lo spettatore a vivere con coinvolgimento ed interesse le vicissitudini delle due protagoniste.
Se De Martino con talento e creatività getta le basi per uno spettacolo storico e contemporaneamente rock e moderno, Titti Nuzzolese dà vita a un monologo di straordinaria intensità, personalità scenica e carisma.
Titti Nuzzolese non si risparmia sulla scena, dando cuore e anima a tutti i personaggi che si alternano nel corso dello spettacolo, risultando sempre credibile, naturale.
Titti , con sensibilità, esperienza e talento, mette in scena la sfera più intima e sofferta di Maria Antonietta e Maria Carolina, mostrando le loro fragilità ed insicurezze al pubblico.
“Regine Sorelle” emoziona, diverte, e nel finale anche commuovendo lascia allo spettatore la viva e sincera consapevolezza quanto le nostre due Maria siano state ragazze coraggiose e degne del nostro affetto e stima.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

56) Il Maestro delle Ombre ( Donato Carrisi)

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“Il Maestro delle Ombre” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato il 1 dicembre 2016 da Longanesi Editore.

Quando hai la fortuna d’incontrare una bella donna, dentro di te si scateno tante emozioni: eccitazione, curiosità, desiderio di conoscerla, il tuo cuore aumenta in modo esponenziale i propri battiti.
Sono emozioni oserei dire naturali di fronte alla scoperta di una bellezza che sconvolge la tua vita e i parametri di Paradiso in cielo.
Anche se potrà apparirvi eccessivo come paragone, ma quando mi capita di leggere il romanzo di un autore magari già famoso per il resto del mondo, ma non per il sottoscritto, è di rimanerne travolto dal talento, dalla fluidità della scrittura e soprattutto nell’abilità nel trascinarmi completamente dentro la storia, provo le stesse forti emozioni.
Questa più che recensione è una dichiarazione d’amore letterario nei confronti dello scrittore Donato Carrisi, che conoscevo solamente da spettatore avendolo visto all’opera come bravo conduttore televisivo su Rai Tre.
La sua fama come autore di romanzi gialli, mi era nota, avendo letto sul web e sui giornali le recensioni entusiastiche dei critici e soprattutto di semplici lettori.
Così nella mia ormai famosa lista di libri natalizi avevo deciso di aggiungere anche il suo ultimo romanzo, deciso finalmente di conoscere e soprattutto verificare il talento conclamato di Carrisi.
Ebbene, dopo aver letteralmente “divorato” in pochi giorni “Il Maestro delle Ombre” posso solamente aggiungere, a quanto già scritto e detto sull’autore pugliese, che Donato Carrisi merita pienamente questi consensi e a mio avviso va collocato tra i grandi giallisti stranieri come Grisham e Patricia Cornwell dei primi tempi.
Donato Carrisi con “Il Maestro delle Ombre” conduce il lettore in una Roma moderna, ma nello stesso gotica, sconosciuta ed inquietante.
Non è la Roma di Suburra o di “Romanzo Criminale”, non è sporcata, infettata dalla criminalità, bensì l’autore accende il faro sull’anima della città, che ormai sembra destinata alla perdizione eterna.
Scrivi Roma e pensi al Vaticano e quanto paradossalmente nel cuore del cristianesimo, possano esserci forze maligne ed occulte all’interno della stessa Chiesa, capaci di negare ed annullare la parola di Dio.
Carrisi immagina una Roma al buio non solamente letterale a causa di un blackout elettrico improvviso, ma quanto piuttosto di un buio esistenziale e morale, in cui personaggi ufficialmente irreprensibili e rispettabili si muovono per sovvertire l’ordine secolare della Chiesa, manipolate e sedotte dall’ambizione e dal fascino di un male non tanto di stampo luciferino quanto piuttosto intimistico ed esistenziale.
Leggendo “Il Maestro delle Ombre” il lettore non potrà non ritrovare riferimenti cinematografici a pellicole come “Il giorno del giudizio”, “Il Silenzio degli Innocenti” trovando nelle pagine continui colpi di scena e un crescente pathos e costante ritmo narrativo, abilmente costruiti e sviluppati dalla sapiente penna dell’autore.
Marcus è un penitenziere, l’ultimo dei preti appartenenti all’ordine segreto che risponde al Tribunale delle Anime. È un cacciatore del buio, un investigatore dell’oscurità che indaga sulle scene dei delitti a nome del Vaticano per risolvere, con le sue incredibili capacità d’osservazione e deduttive, i casi che altrimenti rimarrebbero senza colpevole. All’inizio del romanzo si trova nudo e ammanettato in una sorta di prigione-tomba, senza ricordare nulla su come sia finito lì o su chi l’abbia gettato in quel pozzo tenebroso. Scampato miracolosamente ad una morte per inedia, l’unico indizio che trova è un biglietto, scritto di suo pugno ma del quale non ha memoria: Trova Tobia Frai, si legge, ed il riferimento è a un bambino scomparso anni prima e mai ritrovato, né vivo né morto. Come scoprire qualcosa di più, in una città immersa in un nuovo Medioevo? Marcus non fa in tempo a mettersi all’opera che viene contattato per un altro incarico: il cardinale Erriaga vuole che sia lui a nascondere le tracce della morte del vescovo Gorda, apparentemente deceduto a causa di un gioco erotico finito male. Quello che scoprirà il penitenziere, però, cambierà totalmente la situazione.
Anche Sandra Vega dovrà risolvere un mistero. La fotorilevatrice che in seguito ai lutti subiti nei libri precedenti aveva deciso di abbandonare il lavoro sul campo per passare ad una mansione d’ufficio, viene infatti chiamata nella sezione operativa allestita per l’emergenza blackout; la sera prima è stato ritrovato un telefonino contenente un video di inaudita violenza, un’eucaristia blasfema e raccapricciante accompagnata da una sinistra preghiera: “Il Signore delle ombre cammina con me”. Vega acconsente ad occuparsi del caso solo perché l’unico indizio che hanno sull’assassino è una goccia di sangue dovuta a epistassi, la stessa patologia di cui soffre Marcus (che Sandra ha conosciuto negli altri volumi della serie).
Un romanzo che presenta un impianto narrativo composto da diverse sotto storie altrettanto forti, coinvolgenti e torbide.
Il lettore segue con il fiato sospeso la lunga notte romana in compagnia di Marcus e Sandra alla ricerca della verità e della soluzione dei misteri di un’indagine, che neanche con l’arrivo dell’alba e della provvidenziale luce serviranno a svelare completamente.
Il finale, forse la parte meno riuscita del romanzo, consegna comunque al lettore solo delle parziali risposte e lasciando aperti tanti interrogativi per un prossimo romanzo, fin da ora già atteso dal sottoscritto e dai fan di Carrisi.

55) The Great Wall

Il biglietto da acquistare per “The Great Wall” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Zhang Yimou. Con Matt Damon, Andy Lau, Willem Dafoe, Pedro Pascal, Tian Jing, Eddie Peng, Lu Han. Storico, 104′. 2016.

Muri, recinzioni, steccati, quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole nelle ultime settimane e mesi?

Donald Trump ha praticamente vinto le presidenziali americane annunciando la volontà di creare una barriera tra gli Stati Uniti e il Messico.

Si alzano muri quando si avverte il bisogno di proteggere qualcosa d’importante o per paura. Ma i muri sono visti oggi come qualcosa di negativo, retaggio del passato, poco umanitario nei confronti delle migliaia di profughi che ogni giorno scappano dalla guerra e dalla miseria.

La Cina è stata la prima nazione nella storia a difendere i propri confini innalzandone uno, la Grande Muraglia.

Come ci ricorda Wikipedia, fu costruita a partire dal 215 a.C. circa per volere dell’imperatore Qin Shi Huang. La sua lunghezza è stata stimata intorno ai 6.350 chilometri, con altezze variabili, fino a pochi anni fa. Dalle misurazioni effettuate nel 2009, invece, risulterebbe lunga 8.851 chilometri, circa 2.500 in più di quelli stimati in precedenza.

È stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1987 e inserita nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo.

Perché mai i cinesi decisero di costruire quest’imponente strumento di difesa? Da chi o da che cosa avevano esigenza di difendersi?

“The Great Wall” di Zhang Yimou offre una possibile e intrigante risposta. E se La Grande Muraglia fosse nata per difendersi dai nemici, sì, ma non di questo pianeta? Il film, inaspettatamente, mescola alla pellicola storica, bellica, in costume, elementi fantasy. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

54) Barriere

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Il biglietto da acquistare per “Barriere” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Denzel Washington. Con Denzel Washington, Viola Davis, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney, Russell Hornsby, Jovan Adepo, Stephen Henderson. Drammatico, 138′. 2016.

“Barriere” è tratto dall’omonima pièce teatrale del 1987 di August Wilson, che valse all’autore il Pulitzer e vinse numerosi premi interpretata a Broadway da James Earl Jones.

Nel 2010 Denzel Washington e Viola Davis hanno ripreso l’opera per portarla nei teatri, bissando il primo successo.

Leggendo queste poche righe tratte dal materiale stampa di “Barriere” nel sottoscritto è sorta una domanda spontanea: un ottimo spettacolo teatrale può diventare un bel film?

Degli esempi di trasposizioni di successo esistono. In questo caso specifico, però, la risposta per me è “nì”. Portata sul grande schermo, infatti, la storia originaria perde molta della sua forza, tutta giocata sui dialoghi e sul talento degli interpreti, e parte della sua essenza.

Troy (Washington), ex promessa del baseball, lavora duramente come netturbino a Pittsburgh. La sua vita è scandita dal rapporto con l’amata seconda moglie Rose (Davis), e dalle complicate relazioni con i figli e gli amici.

Quella di “Barriere” è l’America post bellica, in cui i neri soffrono e lottano per avere un posto al sole dove i loro diritti possano essere rispettati.

Troy è un uomo nato e cresciuto in un ambiente povero e senza prospettive, deluso da una vita priva di soddisfazioni, che giorno dopo giorno sente crescere dentro di sé il seme del malcontento e della frustrazione.

Tutto quello che di negativo c’è nella sua vita, Troy lo sfoga essendo un padre autoritario, incapace di ascoltare i bisogni dei figli e di sostenerli. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

53) Jackie

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Il biglietto da acquistare per “Jackie” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Pablo Larrain. Con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant. Biografico, 95’. 2016.

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Questa massima saggia e sempre attuale può senza dubbio essere applicata alla coppia formata da John e Jacqueline Kennedy, la cui storia fu brutalmente interrotta da un colpo di fucile il 22 novembre 1963 a Dallas.

Le immagini dell’auto presidenziale che corre disperatamente verso l’ospedale, del Presidente accasciato tra le braccia della moglie, con il suo bel completo rosa insanguinato, sono entrate nella storia e nell’immaginario collettivo di milioni di persone così come la straziante compostezza di Jackie in quei momenti.

Quello che forse non tutti ancora sapevano è il modo con cui la First Lady statunitense seppe gestire i giorni successivi alla sparatoria, con una fermezza, un decoro e un’eleganza che non vennero mai meno.

Pablo Larrain, dopo aver firmato il biopic onirico e a tratti caotico “Neruda” presentato a Cannes (qui la recensione), porta in concorso alla Biennale di Venezia un film più lineare, composto e minimalista, che copre quattro giorno, a partire da poco prima dell’assassinio del presidente americano.

Al centro di tutto c’è la figura di Jackie e lo spettatore viene messo nella condizione di entrare dentro la storia e condividere da un lato i sentimenti intimi della donna, dall’altro le reazioni degli Stati Uniti davanti a quel brutale episodio. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

52) La Marcia Dei Pinguini – Il Richiamo

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Il biglietto d’acquistare per “La Marcia dei Pinguini-Il Richiamo”: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“La Marcia Dei Pinguini – Il Richiamo” è un film documentario scritto e diretto da Luc Jacquet, con la voce narrante italiana di Pif.
Chi scrive non ha visto dodici anni fa il primo straordinario “La Marcia dei Pinguini” di Luc Jacquet che valse al regista francese l’Oscar come miglior documentario.
Ho solamente visto qualche immagini in rete, ma leggendo le entusiastiche recensioni dei critici e i commenti positivi del pubblico, ho sempre pensato di essermi perso un evento al cinema.
Così quando mi è giunto l’invito per assistere all’anteprima stampa del sequel, non ho esitato un momento ad accettare, pronto a vivere questa nuova esperienza.
Ebbene, caro lettore, mentre nella nostra società l’idea di famiglia viene meno e si affanniamo a ridefinire quest’istituzione in più forme: allargata, arcobaleno, doppia, tripla; per i nostri cari pinguini invece possiamo definirli fieri difensori della famiglia tradizionale.
Luc Jacquet porta infatti lo spettatore nell’’unico e magico mondo dei pinguini imperatori mostrandogli come questi animali abbiano dentro di sé forte e radicato il senso dell’appartenenza a una comunità e quanto desiderino formare una famiglia.
Il Pinguino Imperatore trova la sua compagna di vita utilizzando la propria voce e i suoi lenti movimenti come se fossero una forma di corteggiamento d’antan .
Il richiamo d’amore tra i due pinguini è forte, intenso, caldo, avvolgente, sembrano danzare nella loro quasi staticità.
Un’unione naturale e forte ha così inizio portando al concepimento del piccolo pinguino.
Una creatura a cui i due neo genitori dedicheranno tutta la propria esistenza, sobbarcandosi enormi sacrifici fisici e di resistenza per sfamarlo e tenerlo al caldo,
I pinguini per quanto tradizionalisti sono allo stesso tempo moderni, perché è il pinguino maschio imperatore a doversi sobbarcare la lunga traversata nel gelido ed impetuoso inverno portando tra le zampe l’uovo, dovendolo proteggere dall’intemperie e dai pericoli. continua su

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Roberto Sapienza presenta : “Ninni, mio padre”

51) Crazy for football

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Il biglietto da acquistare per “Crazy for football” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

“Crazy for football” è un docufilm  di Volfango De Biasi, Francesco Trento, 73′. 2016

l calcio è uno sport che, da un lato, può rende folle anche la persona più misurata e tranquilla che ci sia, dall’altro può rendere “un pazzo” una persona “normale”.

Scusate il giro di parole, ma non credo ci siano altri modi per presentare il documentario “Crazy for football” di Volfango De Biasi, presentato in autunno alla Festa del Cinema di Roma e in uscita nei cinema.

La malattia mentale è qualcosa che, ancora nel 2016, spaventa i più. Questo atteggiamento di chiusura e paura è dovuto a ignoranza e pregiudizio. I pazienti psichiatrici sono ancora oggi additati a vista, emarginati, trattati talvolta come pericolosi criminali.

Solo in pochi provano ad andare oltre le apparenze e conoscere gli uomini e le donne che sono colpiti da una malattia che devasta completamente la vita.

Il paziente psichiatrico, dal canto suo, desidera vivere una vita “normale”, ma spesso i demoni della sua mente gli impediscono di farlo e gli stessi medicinali che gli sono somministrati per curarsi lo rendono assente dalla realtà che lo circonda.

Fortunatamente ci sono alcuni medici che credono che per curare una persona sia importante inserirla in un progetto, farla sentire viva. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

50) La Porta Rossa

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“La porta rossa” è una serie ideata da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi, con la regia di Carmine Elia. Con Lino Guanciale, Gabriella Pession, Valentina Romani, Ettore Bassi, Antonio Gerardi. 12 episodi (50′)

Voi, amanti dell’occulto e del sovrannaturale. Voi, che avete pianto per il film “Ghost” e continuate a farlo, quando lo rivedete, sognando l’amore che vince anche sulla morte.

Voi, cultori del “Sesto senso”, che avete pensato almeno una volta di vedere “la gente morta”. Voi, teledipendenti che avete seguito per anni la serie “Ghost wishperer – Presenze” trepidando per Jennifer Love Lewit, senza dubbio la sensitiva più sexy mai vista.

Ecco, per tutti voi Mamma Rai ha pensato a una nuova serie che mescola fantasy e noir, “La porta rossa”. Potrete seguirla su Rai 2 a partire dal 22 febbraio.

Nata da un’idea di Carlo Lucarelli e di Giampiero Rigorosi, segna un coraggioso e convincente passo in avanti narrativo e registico nel panorama della fiction italiana sui canali generalisti.

Un rischio che Tinni Andretta, direttore di Rai Fiction, ha voluto correre, forte anche degli ultimi successi (“L’allieva”, “C’era una volta Studio Uno”, “Rocco Schiavone”) che hanno dimostrato come sperimentare nuove linee spesso paga in termini di ascolti.

Dodici episodi per un’indagine sui generis, condotta dal fantasma dell’ispettore Leonardo Cagliostro (Lino Guanciale). continua su

http://paroleacolori.com/serie-tv-rai-2-la-porta-rossa/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

 

49) Beata Ignoranza

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Il biglietto d’acquistare per “Beata Ignoranza” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio(Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Beata Ignoranza” è un film del 2017 diretto da Massimiliano Bruno, scritto da Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani, Gianni Corsi, con: Alessandro Gassman, Marco Giallini, Carolina Crescentini, Valeria Bilello, Teresa Romagnoli.
Social o no social, è questo il dilemma. Chissà anche Amleto, principe di Danimarca, si sarebbe posto questo interrogativo fosse vissuto in questa nostra epoca in cui se non sei on line e non hai seguaci, follower, di fatto non esisti.
I social network hanno cambiato radicalmente le nostre esistenze, modificando usi e costumi e soprattutto la modalità e capacità di interazione tra le persone.
Oggi non ci parla più, bensì si chatta, si mandano link, mettiamo dei like e di recente usiamo pure i messaggi vocali su what’s up.
Social o no social? Esiste una terza via tra questi due antitetici stili di vita e di comunicazione?
Massimiliano Bruno e gli altri due sceneggiatori partendo da questa semplice e non scontata domanda, hanno deciso di scrivere una commedia moderna, attuale e nel complesso interessante sulle contraddizioni della nostra comunità, portando all’attenzione dello spettatore, due modelli di entrambi gli “schiarimenti”.
Ernesto(Giallini) e Filippo, entrambi professori di liceo, il primo è un uomo di cultura ed insegnante rigoroso e profondamente ostile alla tecnologia. Il secondo invece è un professore giovanile, smart, sempre connesso e idolo degli studenti.
Ernesto e Filippo si ritrovano ad insegnare nella stessa scuola dopo che la loro amicizia è andata in frantumi dieci anni prima a causa di Marianna(Crescentini), donna amata da entrambi, e tragicamente morta in un incidente stradale, ma sempre presente nei cuori dei due protagonisti e costretti loro malgrado a condividere l’affetto per Nina(Romagnoli) figlia della donna.
Nina, in dolce attesa, propone ai due litigiosi ex amici di girare un documentario dove potranno sfidarsi indossando l’uno i panni dell’altro per due mesi, per stabilire quale dei due stili di vita sia più sano e giusto anche come modello d’insegnamento scolastico.
“Beata Ignoranza” è almeno nella prima parte una divertente rappresentazione delle nostre vite in cui lo spettatore non potrà non identificarsi osservando gli scontri dialettici tra i due protagonisti e come ognuno di loro tenti più o meno goffamente e difficoltà ad aprirsi a un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con il quotidiano. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”