49) Tiramisù

tiramisù

Il biglietto d’acquistare per “Tiramisù” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“Tiramisù” è un film del 2016 scritto, diretto e interpretato da Fabio De Luigi con Vittoria Puccini, Angelo Duro, Giulia Bevilacqua, Alberto Farina e Pippo Franco.

Adoro il Tiramisù. È il mio dolce preferito e se una donna fosse capace di cucinare quello perfetto, sarei pronto a dire addio al mio felice status di single. Fabio De Luigi, nella triplice veste di autore, attore ed esordiente regista, decide di servire allo spettatore la sua idea di Tiramisù: carino da vedere e gustoso alla prima cucchiaiata per poi perdere lentamente sapore e dolcezza diventando qualcosa di poco digeribile.
L’attore commette l’errore grave di non seguire in maniera rigorosa e precisa la ricetta per realizzare una classica commedia da “Tiramisù” ma, pur di accontentare tutti gli spettatori, mescola gli ingredienti narrativi senza riuscire a dare una chiara e incisiva connotazione e sostanza al suo dolce.
Antonio (De Luigi), sposato con la bella e brava Aurora (Puccini,) è un modesto rappresentante di prodotti sanitari senza alcuna prospettiva di carriera. È costretto a sopportare le lezioni di vita del cinico e donnaiolo cognato Franco (Duro) fino al giorno in cui, per merito dell’ottimo Tiramisù della moglie, riesce a conquistare la simpatia di un importante medico, avendo così la possibilità di trovare nuovi contatti e opportunità lavorative. Antonio riesce così in poco tempo a scalare i vertici della sua società farmaceutica, grazie alla sua abilità e spregiudicatezza nel convincere i primari dei diversi ospedali ad accettare le sue proposte in cambio di regali e dell’ottimo Tiramisù di Aurora.
Tutti corruttibili tranne l’onesto Dottor Galbiati (Franco) vecchio primario di pediatria che, continuando a pensare alla salute e al meglio per i suoi giovani pazienti, non si fa ingolosire da nessuna regalia di Antonio.
Più Antonio è attratto dal successo e dalla gloria, più sembra dimenticare l’artefice della sua fortuna, ovvero la moglie Aurora, rischiando di perdere così il dolce più prezioso e gustoso della propria vita.
Seguendo le vicende del protagonista in ambito medico, lo spettatore non può non pensare ai film realizzati decenni fa da Alberto Sordi sul tema come “Guido Tersilli, il medico della mutua”, ma De Luigi non dimostra la stessa capacità di critica e feroce ironia.
Il film ha un intreccio narrativo assai fragile e dispersivo che produce la sensazione nello spettatore di lunghezza e lentezza narrativa, anche a causa di un ritmo troppo blando.
La regia di De Luigi è pulita, essenziale e, nel complesso, apprezzabile, anche se è di chiaro ed evidente taglio televisivo: “Tiramisù” sarebbe stato un buon film da vedere in TV la domenica sera.

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http://www.mygenerationweb.it/201602272939/articoli/palcoscenico/cinema/2939-de-luigi-pasticcia-con-gli-ingredienti-e-il-suo-tiramisu-lascia-a-desiderare

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “Tiramisu” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always.

“Tiramisu” is a 2016 film written and directed by Fabio De Luigi with Vittoria Puccini, Angelo Duro, Giulia Bevilacqua, Alberto Farina and Pippo Franco.

I love the Tiramisu. It’s my favorite dessert and if a woman would be able to cook the perfect one, I would be ready to say goodbye to my happy single status. Fabio De Luigi, in the triple role of author, actor and first-time director, decides to serve the viewer the idea of ​​tiramisu: nice to see and tasty at the first spoonful and then slowly lose flavor and sweetness into something indigestible.
The actor makes the grave mistake of not following the recipe in a rigorous and precise to create a classic comedy from “Tiramisu” but, just to please all viewers, mixes the narrative ingredients without being able to give a clear and incisive connotation substance to its sweet.
Antonio (De Luigi), married to the beautiful and talented Aurora (Puccini) is a modest representative of health products with no prospect of career. He is forced to endure the life lessons of cynical, womanizing brother Franco (Duro) until the day when, thanks to the excellent Tiramisu wife, managed to win the sympathy of an important doctor, thus having the opportunity to find new contacts and job opportunities. Antonio can so quickly rises to the top of his pharmaceutical company, due to its ability and ruthlessness in getting the primary of several hospitals to accept its proposals in exchange for gifts and excellent tiramisu Aurora.
All perishable except the honest Dr. Galbiati (Franco) old pediatric primary that, by continuing to think about the health and the best for its young patients, it does not enticed by any regalia Antonio.
More Antonio is fascinated by success and glory, the more he seems to forget the architect of his fortune, or his wife Aurora, risking to lose so sweet and tasty most precious of his life.
Following the adventures of the main character in the medical field, the viewer can not help but think of the movies made decades ago by Alberto Sordi on the issue as “Guido Tersilli, the local doctor,” but De Luigi does not demonstrate the same ability to critique and savage irony.
The film has a very fragile and dispersive storyline that produces the sensation in the length and slowness narrative viewer, also due to a too mild pace.
Directed by De Luigi is clean, basic, and, overall, appreciated, even if it is clear and evident television cut: “Tiramisu” would be a good movie to watch on TV on Sunday night.

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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48) Good Kill

kill

Il biglietto d’acquistare per “Good Kill”” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre

Un film di Andrew Niccol. Con Ethan Hawke, Bruce Greenwood, Zoë Kravitz, January Jones. Thriller, 104′. 2014

L’11 settembre 2001 ha cambiato in modo radicale la vita di tutto l’Occidente. Da quel giorno abbiamo scoperto nel modo più duro che i nemici non si trovano solo all’esterno, lontano, ma bensì ovunque. Possono sederci accanto mentre beviamo tranquillamente un caffè – come hanno confermato i tragici fatti di Parigi.

Anche il modo di fare la guerra è cambiato, insieme con la nostra mentalità. Il terrorismo è un fenomeno sfuggente, difficile da contenere, che può materializzarsi all’improvviso seminando morte e distruzione.

Gli Stati Uniti guidano da oltre un decennio un’alleanza internazionale contro il terrore, convivendo con la necessità costante di giustificare ai propri cittadini i bombardamenti, le invasioni, soprattutto le migliaia di morti lasciati sul campo.

Dopo i primi tempi, l’opinione pubblica a stelle e strisce ha cambiato orientamento, spingendo anche il governo e le forze armate a modificare il proprio modus d’attacco. Si è arrivati così all’utilizzo dei droni, aerei intelligenti guidati da piloti in maniera sicura dalle basi a terra.

Uccidere senza essere fisicamente sul campo di battaglia rende meno sporca, ingiusta e cruenta una guerra? Andrew Niccol pone questo difficile quesito etico-politico allo spettatore con il suo nuovo film, “Good kill”.

Protagonista è il pilota di F-16, maggiore Thomas Egan (Hawke), che dopo aver prestato servizio in ben quattro missioni militari operative in Iraq è stato assegnato alla guida dei droni nella base di Las Vegas.

Sulla carta quello di Niccol dovrebbe essere un film di guerra, ma il pubblico si trova fin da subito coinvolto in una storia dove prevalgono gli aspetti psicologico e intimistico più che l’azione. I combattimenti, le morti e le operazioni militari sono infatti visti attraverso uno schermo, attraverso gli occhi del protagonista.

Una pellicola bellica atipica, claustrofobica, asettica, dove il dolore e il sangue non si vedono. Eppure le immagini provenienti dai monitor non lasciano indifferenti e come dice uno dei protagonisti, il tenente colonnello Jonhns (Bruce Greenwood, solido e credibile nel ruolo), quando arringa le nuove reclute: “Non pensiate di giocare alla Playstation, qui quando si spara si uccide veramente”. continua su

Al cinema: Good kill

 

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket purchase for “Good Kill” “is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always

A Andrew Niccol movie. With Ethan Hawke, Bruce Greenwood, Zoë Kravitz, January Jones. Thriller, 104 ‘. 2014

On September 11, 2001 changed radically the life of the West. Since that day we found out the hard way that the enemies are not only outside, away, but rather everywhere. They can sit by quietly while we drink coffee – as confirmed by the tragic events in Paris.

Also how to make war has changed, along with our mentality. Terrorism is an elusive phenomenon, difficult to contain, which can materialize suddenly spreading death and destruction.

The United States leads for over a decade international alliance against terror, living with the constant need to justify to their citizens the bombings, invasions, especially the thousands of dead left on the field.

After the first time, public opinion Stars and Stripes has changed direction, pushing even the government and the armed forces to change their modus attack. It has gotten so use of drones, smart aircraft guided by pilots safely from ground bases.

Kill without being physically on the battlefield makes it less dirty, bloody and unjust war? Andrew Niccol puts this difficult ethical-political question to the viewer with his new film, “Good Kill”.

The protagonist is the pilot of F-16, Major Thomas Egan (Hawke), who after serving in four operational military missions in Iraq was assigned to guide drones based in Las Vegas.

On paper to Niccol it should be a war movie, but the public is immediately involved in a story where prevail psychological aspects and intimate rather than the action. The fighting, deaths and military operations are in fact seen through a screen, through the eyes of the protagonist.

An atypical war drama, claustrophobic, tank, where the pain and the blood can not be seen. Still images from the monitor will not leave indifferent and says one of the protagonists, Lieutenant Colonel Jonhns (Bruce Greenwood, solid and credible in the role), when haranguing the new recruits: “Do not think of playing the Playstation, here when you shoot you really kills. ” continues on

Al cinema: Good kill

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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47) Performance

virgina

“Performance” è uno spettacolo teatrale di Virginia Raffaele, scritto da Virginia Raffaele, Piero Guerrera, Giovanni Todescan e Giampiero Solari. Regia di Giampiero Solari.

In scena al teatro Ambra Jovinelli di Roma fino al 28 Febbraio.

Probabilmente sono uno dei pochi italiani a non aver visto neanche un minuto dell’ultimo Festival di Sanremo e a non aver ancora nemmeno sentito le canzoni in gara. Non è stato per snobismo, voglio precisarlo, ero semplicemente impegnato alla Berlinale e la sera, dopo una giornata di cinema, la voglia di vedere altro scarseggiava.

Eppure gli echi delle serate liguri e dei notevoli dati Auditel sono arrivati persino in Germania. A mettere tutti d’accordo sono state soprattutto le imitazioni di Virginia Raffaele. Leggendo i resoconti dei giornalisti dentro di me sorridevo: infatti mesi fa avevo scelto di dare fiducia all’attrice romana acquistando un biglietto per il suo spettacolo, Performance, in scena all’Ambra Jovinelli di Roma fino al 28 febbraio.

Ero davvero curioso di vedere dal vivo l’eclettica e versatile Raffaele dopo averla apprezzata in TV tante volte. Una curiosità condivisa, dal momento che con me in sala c’erano personalità del calibro di Renzo Arbore, Pippo Baudo, Luca Barbareschi.

La domanda che un po’ tutti si ponevano prima dell’inizio dello spettacolo era se Virginia Raffaele fosse in grado di reggere un’ora e quaranta di performance tutta da sola. Ebbene la risposta è arrivata dopo pochi minuti dall’inizio, quando sonori e intensi sono scrosciati gli applausi.

Sullo schermo posto nel centro del palco fa la sua comparsa per primo il personaggio di Maria Abramovich (Raffaele), stralunata performer che nelle vesti d’inusuale Virgilio conduce lo spettatore all’interno dello spettacolo.

Una Perfomance in cui, in rapida successione, si avvicendano la criminologa Roberta Bruzzone, la showgirl Belen, Ornella Vanone, Francesca Pascale e altri personaggi, tutti creature della creatività e bravura di Virginia Raffaele.

L’attrice romana conferma quanto di buono è stato detto e scritto su di lei nelle ultime settimane: è un’artista completa, capace di salire sul palco con personalità, carisma e doti comiche e interpretative.

La mia generazione, sebbene non abbia potuto vedere dal vivo dei mostri sacri come Angelo Musco e Alighiero Noschese, maestri nell’arte di trasformarsi e mettere alla berlina con garbo e ferocia ironia i potenti, ha potuto però ammirarli nei filmati in bianco e nero in TV. Ebbene, Virginia Raffaele è sicuramente sulla buona strada per arrivare all’eccellenza in questo campo.

Virginia sul palco è bella, forte e sicura di sé, riesce a trasmettere allo spettatore emozioni e a farlo ridere di cuore. continua su

A teatro: Performance

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“Performance” is a play by Virginia Raffaele, written by Virginia Raffaele, Piero Guerrera, John Todescan and Giampiero Solari. Directed by Giampiero Solari.

Staged at Amber Jovinelli Theatre in Rome until February 28.

They are probably one of the few Italians to have not seen a single minute of the last Sanremo Festival, and not to have even heard the songs in the race. It was not snobbery, I want to specify it, I was just busy at the Berlinale and in the evening, after a day of film, the desire to see more scarce.

Yet the echoes of the Ligurian evenings and significant Auditel data has arrived even in Germany. To put all agreed were mostly imitations of Virginia Raffaele. Reading the reports of journalists in me smiled: in fact months ago I chose to trust the Roman actress purchasing a ticket to his show, performance, staged Ambra Jovinelli of Rome until 28 February.

I was really curious to see live the eclectic and versatile Raffaele after having appreciated on TV many times. It shared a curiosity, since with me in the room there were personalities of the caliber of Renzo Arbore, Pippo Baudo, Luca Barbary.

The question that a little ‘all placed themselves before the show was when Virginia Raffaele was able to hold an hour and forty all alone performance. Well the answer came after a few minutes of when sound and intense are scrosciati applause.

On the screen in the center of the stage it makes its appearance for the first character of Maria Abramovich (Raffaele), distraught performer in the unusual guise Virgil leads the audience into the show.

A Perfomance when, in quick succession, alternate the criminologist Roberta Bruzzone, the showgirl Belen, Vanone Ornella, Francesca Pascale, and other characters, all creatures of the creativity and skill of Virginia Raffaele.

The Roman actress confirms the good has been said and written about her in recent weeks is a complete artist, able to go on stage with personality, charisma and comedic and acting skills.

My generation, although he has not been able to see live the big names like Angelo Musco and Alighiero Noschese, masters in the art to transform and to pillory with grace and ferocity of the powerful irony, however, was able to admire them in your movies in black and white TV. Well, Virginia Raffaele is definitely on track to achieve excellence in this field.

Virginia on stage is beautiful, strong and self-confident, able to convey emotions to the viewer and make him laugh heartily. continues on

A teatro: Performance

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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46) Sei Casi per Petra Delicado (Alicia Gimènez-Barlett)

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“ Sei casi per Petra Delicado” è una raccolta di racconti scritti da Alicia-Gimènez-Bartlett, pubblicata nell’ottobre 2015 da Sellerio Editore.
Sostengo ormai da qualche tempo che la donna sia più brava di noi maschietti in qualunque attività sia essa ludica o di lavoro. Hanno una marcia in più e al massimo possiamo ambire a essere dei devoti partner.
Quando qualche anno fa la mia amica Agata mi consigliò di leggere i romanzi della Bartlett non immaginavo però che mi sarei innamorato dell’ispettore Petra Delicado. Una donna unica nel suo genere. A metà della sua esistenza e dopo due matrimoni falliti, decide di reinventarsi ispettore di polizia e di mettere al servizio del prossimo la sua intelligenza, sagacia e ironia.
Petra Delicado è un via dimezzo tra Sherlock Holmes e Poirot, solo che quest’ultima vive a Barcellona e ha come compagno di lavoro il pacioso e goloso Garzon, formando con esso una versione moderna e divertente della coppia di Don Chisciotte e Sancho Panza.
Petra Delicado è una femminista convinta eppure ancora pronta ad amare al punto di sposarsi una terza volta con il fascinoso architetto Marcos e di fare da matrigna ai suoi tre figli avuti da matrimoni precedenti.
Questa raccolta di racconti è dunque l’occasione per i vecchi fan e soprattutto per i nuovi di scoprire come la tenace e caparbia ispettrice riesca a risolvere i casi anche più intricati e nello stesso tempo buffi e paradossali tutti accomunati da un’umanità e sensibilità che toccano il cuore e l’animo del lettore.
Il lettore segue con curiosità e interesse i sei casi di Petra costretta a dare la caccia all’assassinio di turno anche a Natale o Carnevale o tornare a scuola e scoprire come il bullismo sia anche in Spagna una piaga dolorosa e viva.
Alcuni di questi racconti, avevo avuto modo di leggerli in precedenti raccolte della Sellerio, ma ciò nonostante rileggendoli, sono comunque vivaci, intensi e sono ben scritti e avvolgenti come pathos e ritmo narrativo.
Petra Delicado è una donna cui non si può voler bene e il suo cinismo di facciata nasconde in vero, sensibilità e compassione ,rendendola un personaggio interessante e particolare.
Una lettura consigliata a chi crede al potere e alla forza delle donne in ogni situazione e modalità.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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“Six cases for Petra Delicado” is a collection of stories written by Alicia-Giménez-Bartlett, published in October 2015 by Sellerio Publisher.
Support for some time that women are better at it than us boys in any activity whether it be recreational or work. They have one more gear and at most we can aspire to be devotees of the partners.
When a few years ago my friend Agata advised me to read the novels of Bartlett did not imagine, however, that I would love Inspector Petra Delicado. A single woman in her genre. In the middle of his life, and after two failed marriages, he decides to reinvent police inspector and to put to the service of his intelligence, wit and irony.
Petra Delicado is a way halved between Sherlock Holmes and Poirot, only that he or she lives in Barcelona and has as workmate pacioso and gluttonous Garzon, forming with it a modern and fun version of the pair of Don Quixote and Sancho Panza.
Petra Delicado is a feminist convinced yet ready to love to the point of getting married a third time with the fascinating architect Marcos and act as a stepmother to his three children by previous marriages.
This collection of stories is therefore an opportunity for the old fans, and especially for new to find out how the tenacious and stubborn inspector is able to solve even the most intricate cases and at the same time funny and paradoxical all share a humanity and sensitivity touch the heart and soul of the reader.
The reader follows with curiosity and interest in the six cases of Petra forced to give the murder hunt on duty even at Christmas or Carnival or go back to school and find out how bullying is also in Spain and live a painful wound.
Some of these stories, I got to read in previous collections of Sellerio, but nonetheless re-evaluates them, are still vivid, intense and are well written and enveloping as pathos and narrative rhythm.
Petra Delicado is a woman that can not be loving and his cynical facade conceals true, sensitivity and compassion, making it an interesting character and detail.
We recommended reading for those who believe in the power and strength of women in all situations and modes.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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45) Lo chiamavano Jeeg Robot

jeg robot

Il biglietto d’acquistare per “Lo chiamavano Jeeg Robot” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gabriele Mainetti. Con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Ilenia Pastorelli, Maurizio Tesei. Fantascienza, 112′. 2015

I film di supereroi sono quasi sempre ambientati negli Stati Uniti, come vuole mamma Marvel. I cartoni animati, invece, sono una cosa tutta giapponese (parliamo di manga e serie adattate per la tv). Fino a oggi queste erano due basi solide, in campo cinematografico.

Fino a oggi, dico, perché poi Gabriele Mainetti, con coraggio e ironia, ha deciso di mischiare le carte in tavola e presentarci la sua personale idea di storia di supereroe, ambientandola a Roma, più precisamente nel quartiere Tor Bellamonaca.

Lo spettatore è preparato fin da subito a vedere un film particolare (il titolo in questo gioca un ruolo non da poco), ma ciò che non si aspetta è di calarsi in una storia a metà strada tra la commedia e il noir, una storia che finisce per diventare una favola moderna.

Enzo Ceccotti (Santamaria) è uno sbandato, un ladruncolo senza futuro che vediamo, all’inizio della pellicola, scappare dalla polizia. Per cercare di mettersi in salvo Enzo decide di buttarsi nel Tevere, ma si sa, il fiume può essere pericoloso… Venuto a contatto in acqua con delle sostanze radioattive, l’uomo acquisisce una forza sovrumana. Dopo l’iniziale stupore, Enzo decide di sfruttare al massimo questa inaspettata capacità, per rapinare bancomat, comprarsi una Tv come si deve, film porno e yogurt.

Ma come ha spiegato bene la frase mantra dell’Uomo ragno, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ed Enzo, nonostante non voglia guai e sia senza amici, si trova a doversi occupare della bella Alessia (Pastorelli), fissata con il cartone animato giapponese “Jeeg Robot”. La ragazza, dopo aver perso il padre Sergio a causa di una rapina finita male, si aggrappa a Enzo, considerandolo una sorta di versione umana di Hiroshi Shiba, l’eroe protagonista del fumetto.

Che film eroico sarebbe, senza un villain che si rispetti? Nel nostro caso l’antagonista ha le sembianze del coatto e sanguinario Fabio (Marinelli), che stanco di fare solo rapine decide di allargare il suo giro e di iniziare a contrabbandare droga con l’aiuto della camorra.

Fabio è determinato a diventare famoso e a imporre la sua leadership e per questo non esista a sacrificare gli amici e a compiere stragi di innocenti. Solo Enzo è in grado di fermalo – non prima che anche Fabio sia entrato in contatto con le stesse sostanza radioattive e sia diventato a sua volta superdotato.

Un film originale, coraggioso, divertente, che si appoggia a una sceneggiatura essenziale ma efficace. Gli autori non puntano a costruire un intreccio sofisticato, semmai dimostrano che talvolta è la semplicità l’arma vincente.

La storia, ben strutturata, scorre fluida dall’inizio alla fine ed è capace di regalare perfetti tempi comici e, insieme, attraverso le scene d’azione, di evocare i film polizieschi italiani degli anni ’70.

I dialoghi sono freschi e costruiti con maestria. I personaggi e i loro caratteri sono ben delineati, risultando così credibili e godibili per il pubblico.

La regia di Gabriele Mainetti è asciutta, senza fronzoli e di taglio televisivo, eppure nel suo essere per certi versi elementare ti colpisce e riesce a trascinarti nel suo mondo e farti vivere quest’avventura con il sorriso.

Regia e sceneggiatura a parte, “Lo chiamavano Jeej Robot” deve molta della sua forza a un cast azzeccato e di grande talento. Claudio Santamaria si cala perfettamente nel ruolo dell’eroe per caso di stampo romano, ombroso e in parte pasticcione. continua su

Al cinema: Lo chiamavano Jeeg Robot

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “They Call Jeeg” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A film by Gabriele Mainetti. With Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Ilenia Pastorelli, Maurizio Tesei. Sci, 112 ‘. 2015

The films of superheroes are almost always ambientati in the United States, as a mother wants Marvel. The cartoons, however, have one thing all Japanese (talk about manga series and adapted for television). Until now, these were two solid bases, in the field of cinema.

Until now, I say, because then Gabriele Mainetti, with courage and humor, decided to shuffle the cards on the table and introduce his personal idea of ​​the superhero story, setting it in Rome, more precisely in the district Tor Bellamonaca.

The viewer is prepared immediately to see a particular movie (the title in this plays a role not recently), but that he does not expect you to dive into a story halfway between comedy and noir, a story that ends up as a modern fairy tale.

Enzo Ceccotti (Santamaria) is a drifter, a petty thief with no future that we see at the beginning of the film, run from the police. To try to reach safety Enzo decides to throw himself into the Tiber, but you know, the river can be dangerous … Come into contact with the radioactive substances into the water, the man acquires superhuman strength. After the initial amazement, Enzo decided to make the most of this unexpected capacity for robbing ATMs, buy a TV as they should, porn movies and yogurt.

But as he explained well the phrase mantra Spider Man, “with great power comes great responsibility”, and Enzo, despite not want trouble and has no friends, he is having to deal with the beautiful Alessia (Pastorelli), fixed with the carton Japanese animated “Jeeg”. The girl, after losing his father Sergio because of a robbery gone bad, clings to Enzo, considering it a kind of human version of Hiroshi Shiba, the hero protagonist of the comic.

That heroic film would, without a villain worthy of respect? In our case, the antagonist has the appearance of forced and bloody Fabio (Marinelli), who tired of just doing robberies decides to expand on his lap and started to smuggle drugs with the help of the Camorra.

Fabio is determined to become famous and to impose his leadership and for this there is no sacrifice to make friends and massacres of innocent people. Only Enzo is able to stop it – not before Fabio also came into contact with the same radioactive substance and has become in turn superdotato.

An original film, brave, funny, leaning to one essential script yet effective. The authors do not point to build a sophisticated plot, if anything, shows that sometimes simplicity is the trump card.

The story, well-structured, flowing smoothly from beginning to end and is capable of giving perfect comic timing and, together, through the action scenes, to evoke the Italian detective films of the ’70s.

The dialogue is fresh and made with skill. The characters and their characters are well defined, thus being credible and enjoyable for the audience.

Directed by Gabriele Mainetti is dry, with no frills and television cut, but in its being in some elementary verses hits you and manages to drag you into his world and make you live this adventure with a smile.

Director and screenplay aside, “They called Jeej Robot” owes much of its force to a spot on the cast and very talented. Claudio Santamaria goes down well in the hero’s role in the case of Roman-style, shady and partly bungler. continues on

Al cinema: Lo chiamavano Jeeg Robot

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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44) God’s Not Dead

God's Not Dead

Il biglietto d’acquistare per “God’s Not Dead” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) sempre

“God’s Not Dead” è un film del 2016 di Harold Cronk, scritto da Chuck Konzelman e Cary Solomon ispirato dal romanzo omonimo “A God’s Not Dead: Evidence for God in an Age Of Uncertainty” di Rice Broocks, con: Kevin Sorbo, Shane Harper; David A.R. White, Dean Cain.

Abbiamo ancora oggi bisogno di credere, pregare, affidarci a Dio?

Avere fede, seguire i dettami di una religione può aiutarci a vivere una vita più serena?

Ha un senso vivere una vita seguendo i dieci comandamenti cristiani per avere la speranza di avere dopo la morte, la beatitudine eterna?

Sono domande che ogni persona credente almeno volta si è posta, mostrando dubbi e fragilità di fronte alla fede.

Oggi credere in Dio non è facile osservando la brutalità e l’orrore del mondo in cui viviamo.

Sareste disposti a scrivere su un foglio bianco magari su richiesta di un vostro insegnate la frase: Dio è morto?

Si? Magari senza problemi se ciò possa garantirvi un buon voto agli esami finali.

Ebbene “God’s Not Dead” è ispirato alla storia vera di Josh Wheaton (Harper) giovane matricola di filosofia che decise di sfidare il suo professore Jeffrey Radisson (Sorbo), quando quest’ultimo nel primo giorno del suo corso chiese ai suoi studenti di sottoscrivere la frase: Dio è morto.

Essendo Josh, però, un fervente cristiano e non volendo rinnegare la propria fede, accetta il subdolo invito di Radisson di difendere contro di lui la sua tesi in aula.

Inizia così un Processo sulla Fede, i due uomini sono decisi a dimostrare l’uno all’altro la validità delle proprie idee e convinzioni dando vita a uno scontro dialettico – filosofico assai intenso e avvincente sull’esistenza di Dio. L’intero film è incentrato sulla domanda come e se la fede debba contare nella nostra vita . Lo spettatore nelle pause tra i tre momenti di dibattito tra i due protagonisti, segue le vicende di altri personaggi che in qualche modo sono legati da un filo rosso, trovandosi a un bivio della loro esistenza in cui la ricerca della felicità passa attraverso l’accoglimento o il ritorno alla fede.

Un film che se da una prospettiva laica e cinica può essere stucchevole e retorico, dall’altra non può non intrigare e incuriosire come esistano comunque tanti uomini e donne pronte a tutto pur di difendere ciò in cui credono.

Il duello verbale e religioso tra Wheaton e Radisson non è altro quello che viviamo ogni giorno dentro noi stessi divisi tra l’edonismo imperante e il desiderio di spiritualità, lacerati dalla pressione di dover seguire una sorta di ateismo glamour e il dover nascondere il nostro bisogno di credere in qualcosa di puro ed eterno.

Un film impegnativo e critico sulla società e sulla sua decadenza spirituale, ma che nella sua messa in scena presenta limiti strutturali abbastanza evidenti che ne depotenziano la forza e l’efficacia narrativa ed emotiva. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-gods-not-dead/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “God’s Not Dead” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always

“God’s Not Dead” is a Harold Cronk 2016 film, written by Chuck Konzelman and Cary Solomon inspired the novel “A God’s Not Dead: Evidence for God in an Age of Uncertainty” Rice Broocks, with: Kevin Sorbo, Shane Harper; David return receipt White, Dean Cain.

We still need to believe, pray, trust in God?

Have faith, follow the dictates of a religion can help us live a more peaceful life?

It has a way to live a life following the ten commandments for Christians to have hope to have after death, eternal bliss?

These are questions that every believer at least once it is placed, showing doubts and fragility in the face of faith.

Today, belief in God is not easy watching the brutality and horror of the world in which we live.

Would you be willing to write on a blank sheet maybe on request of one of your taught the phrase: God is dead?

Yes? Perhaps without problems if it can guarantee you a good grade to the final exams.

Well “God’s Not Dead” is inspired by the true story of Josh Wheaton (Harper) Young freshman philosophy that decided to challenge his professor Jeffrey Radisson (Sorbo), when the latter in the first day of his course he asked his students to sign the phrase: God is dead.

Being Josh, though, a fervent Christian and not wanting to renounce their faith, accepts the Radisson subtle invitation to defend against him his thesis in the classroom.

Thus began a process on Faith, the two men are determined to prove to each other the validity of their ideas and convictions resulting in a dialectical confrontation – very intense and compelling philosophical about the existence of God. The entire film focused on the question whether and how the faith should have in our lives. The audience in the breaks between the three moments of the debate between the two main characters, follows the lives of other characters that somehow are linked by a common thread, lying at the crossroads of their existence in which the pursuit of happiness through the acceptance or return to the faith.

A film that if a secular perspective and cynical can be cloying and rhetorical, the other can not fail to intrigue and intrigue as there are still many men and women ready to do anything to defend what they believe.

The verbal duel between Wheaton and religious and Radisson is simply what we live each day within ourselves divided between the prevailing hedonism and the desire for spirituality, torn by the pressure of having to follow a sort of glamor atheism and having to hide our need to believe in something pure and eternal.

A challenging and critical film about the company and its spiritual decadence, but in its staging presents fairly obvious structural limitations that depotenziano strength and narrative and emotional effectiveness. continues on

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-gods-not-dead/

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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43) DeadPool

Deadpool

Il biglietto d’acquistare per “DeadPool” è:1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“DeadPool” è un film del 2016 di, Tim Miller scritto da, con : Rhett Reese, Paul Wernick, con: Ryan Reynolds, Morena Baccarin,T.J. Miller, Gina Carano, Ed Skrein, Brianna Hildebrand, Andre Tricoteux

Chi sono gli eroi? Uomini e donne che a un certo punto delle loro vite sono chiamate a scegliere tra continuare a soddisfare il proprio egoismo o mettere se stessi al servizio dell’umanità. Se poi la persona è dotata di qualche potere allora le responsabilità aumentano perché essere un super eroe è davvero un lavoraccio.

La Marvel nel corso degli anni ci ha raccontato storie di persone normali che a un certo punto della vita si sono trovate investite da un dono unico costringendoli a un travaglio personale per comprendere il loro spazio nel mondo.

I classici super eroi dopo un’esistenza negativa trovano grazie ai nuovi poteri l’opportunità di riscatto salvando il più delle volte l’umanità.

Siamo sicuri che un super eroe debba essere sempre educato, buono, giusto e compassionevole?

Questa domanda se le è posta il geniaccio di Stan Lee quando scelse di creare il fumetto di Deadpool, immaginando e disegnando Wade Wilson, un vero mascalzone, ex militare congedato con disonore e soprattutto sboccato e maleducato ovvero l’esatta nemesi di un eroe Marvel. Ciò nonostante i lettori di fumetti hanno adottato questo personaggio al punto da spingere Hollywood a farne un film.

Chi è dunque Wade Wilson (Reynolds)? E’ lui stesso che si racconta allo spettatore fin dalla prima scena della pellicola parlando direttamente in macchina mentre si trova su un taxi in fase di preparazione della sua agognata vendetta.

Sì, avete capito bene, Deadpool è una storia di vendetta e d’amore, in cui non c’è spazio per il buonismo e compassione.

Wade, che per sopravvivere ha accettato di punire gli stalker e chiunque si mostri cattivo con il prossimo, è diventato Deadpool ovvero un immortale mutante, dopo essersi sottoposto volontariamente, per sconfiggere un mortale cancro, a un pericoloso e doloroso esperimento genetico creato da un misterioso e spregevole Francis Freema (Skein).

Wade è innamorato della bella prostituta Vanessa (Baccarin) è disposto a tutto pur di stare con lei, ma vuole tornare dall’amata perché ha il volto sfigurato dall’intervento.

Deadpool non vuole essere un supereroe, né gli interessa salvare il mondo, rivuole la sua vecchia vita e uccidere Francis dopo che lo avrà fatto tornare normale.

È un film Marvel diverso rispetto a quelli che i fan hanno ammirato finora. Le parolacce e il politicamente scorretto sono il mantra del protagonista, il quale uccide senza porsi nessun problema etico.

Eppure il suo agire senza regole piace e diverte il pubblico mostrando un super eroe molto umano e vicino ai sentimenti comuni dell’uomo della strada.

Il testo è semplice, agile, volutamente provocatorio, irriverente e canzonatorio e ironico. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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The ticket purchase for “Deadpool” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always

“Deadpool” is a, Tim Miller the 2016 film written by, with: Rhett Reese, Paul Wernick, with Ryan Reynolds, Morena Baccarin, T.J. Miller, Gina Carano, ed skrein, Brianna Hildebrand, Andre Tricoteux

Who are the heroes? Men and women who at some point in their lives are called to choose between continuing to meet their own selfishness or put yourself at the service of humanity. And if the person has some power then the responsibilities increase because being a superhero is really a big job.

Marvel over the years has told us stories of ordinary people who at some point in life have found themselves hit by a unique gift forcing them to a personal labor to understand their place in the world.

The classic super heroes after negative life are thanks to the new powers the opportunity for redemption by saving most of the time humanity.

We are sure that a super hero should always be polite, good, fair and compassionate?

This question if you post the wizards Stan Lee when he chose to create the comic Deadpool, imagining and drawing Wade Wilson, a real scoundrel, a former soldier dishonorably discharged and especially foul-mouthed and rude which is the nemesis of a Marvel hero exact. Nevertheless, the comic readers have adopted this character enough to push Hollywood to make a movie.

Who then is Wade Wilson (Reynolds)? And ‘he who tells the viewer from the very first scene of the film speaking directly into the camera as he stands on a taxi in preparation of his longed-for revenge.

Yes, you read right, Deadpool is a story of revenge and love, where there is no room for doing good and compassion.

Wade, that to survive agreed to punish stalkers and anyone is bad monsters with others, it has become an immortal mutant Deadpool ie, after undergoing voluntarily, to defeat a deadly cancer, a dangerous and painful genetic experiment created by a mysterious and despicable Francis Freema (Skein).

Wade is in love with the beautiful prostitute Vanessa (Baccarin) is willing to do anything to be with her, but because he wants to return from the beloved’s face disfigured by the intervention.

Deadpool does not want to be a superhero, nor interested in saving the world, wants his old life and killing Francis after the fact will return to normal.

It’s a Marvel movie different than those that fans have admired so far. Swear words and politically incorrect is the mantra of the protagonist, who kills without posing any ethical problem.

Yet his act without rules like and entertains the audience showing a very human hero and super close to the common man’s feelings of the road.

The text is simple, agile, deliberately provocative, irreverent and mocking and ironic. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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42) Buchi nella sabbia ( Marco Malvadi)

malvadi

“Buchi nella sabbia” è un romanzo scritto da Marco Malvadi e pubblicato nel dicembre del 2015 da Sellerio Editore.

Lo ammetto senza problemi di musica classica e di Opere Liriche in particolare non né capisco davvero nulla e non comprendo come tante persone affollino i teatri ogni giorno per ascoltare le diverse e molteplici rappresentazioni.
Tuttavia, leggendo il nuovo romanzo di Marco Malvadi, confesso di essermi appassionato almeno in parte a questo strano ed eccentrico mondo, così ben descritto e raccontato dall’autore pisano.
Malvadi invece essendo un appassionato dell’Opera ha potuto dare libero sfogo alla Sua conoscenza riuscendo nello stesso tempo a costruire un divertente e nel complesso avvincente giallo.
Già, perché per smentire la vulgata che a teatro ci sia annoia o vadano solo i vecchi, Malvadi decide con creatività e originalità di costruire un romanzo storico ambientato a Pisa a primi del Novecento mescolando con efficacia politica e finzione.
Così il lettore è fatto accomodare in poltrona per assistere insieme a Sua Maestà Vittorio Emanuele III alla rappresentazione della “Tosca” di Giacomo Puccini.
La presenza del sovrano in teatro costituisce un potenziale richiamo per gli anarchici e per chiunque voglia attentare alla sua vita e così il servizio di sicurezza comandato dal tenente dei carabinieri Pellerey è al massimo dell’allerta.
Se la sicurezza del sovrano è garantita, ciò non si può dire per gli attori impegnati a rendere omaggio al genio di Puccini.
Infatti, durante la scena clou dello spettacolo ovvero la fucilazione del protagonista, il tenore anarchico Ruggero Balestrieri, anziché morire fintamente come da spartito, finisce realmente ucciso con un colpo di pistola, facendo scattare le indagini tra lo stupore e shock degli spettatori e altri interpreti presenti in sala.

Il tenente Pellerey sapendo di giocarsi la carriera con questa insolito omicidio inizia la serie d’interrogatori degli attori della compagnia, mostrando così al lettore quali gelosie e invidie si celano nel retroscena di una compagnia e nello stesso tempo evidenziando le nevrosi e le tragicomiche debolezze degli uomini di spettacolo.
Malvadi, pur confermando il proprio talento creativo e soprattutto graffiante ironia, costruisce un impianto narrativo non sempre avvolgente e incisivo preferendo in alcuni tratti beandosi della propria cultura lirica, essendo però ostica al lettore comune.
Lo stesso ritmo è discontinuo, iniziando in maniera briosa e brillante, rallentando nella parte centrale per poi tornare nel finale vivace e tambureggiante.
Lo stile di Malvadi è un punto fermo con la sua semplicità e sobrietà facendo così in modo al lettore di poter leggere con buona leggerezza il testo fino alla fine.
Il teatro è sorpresa ed emozione fino alla fine e cosi è anche il finale del romanzo portando in superficie come qualsiasi motivazione e impegno politico siano meno forti dei sentimenti personali a guidare e condizionare l’uomo nelle sue scelte.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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“Holes in the sand” is a novel written by Marco Malvadi and published in December 2015 by Sellerio Publisher.

I admit without classical problems and Operas in particular neither really understand anything and I do not understand how so many people crowding the theaters every day to listen to the different and multiple representations.
However, reading the new novel by Marco Malvadi, I confess that I was passionate about at least in part to this strange and eccentric world, so well described and narrated by the author of Pisa.
Malvadi instead being an opera lover could give free rein to his knowledge while meeting to build an entertaining and exciting complex yellow.
Yes, because to deny the vulgate to the theater there is bored or go only old, Malvadi decide with creativity and originality to build a historical novel set in Pisa in the early twentieth century mixing with politics and fiction effectiveness.
Thus the reader is asked to sit in a chair to assist with His Majesty Vittorio Emanuele III to the representation of “Tosca” by Giacomo Puccini.
The sovereign in the theater there is a potential lure for anarchists and anyone who wants to make an attempt on his life, and so the security service commanded by Lieutenant of Pellerey police is at best lookout.
If the security of the sovereign is guaranteed, this can not be said for the actors involved to pay tribute to Puccini’s genius.
In fact, during the climactic scene of the show or the shooting of the protagonist, the anarchist content Ruggero Balestrieri, instead of dying falsely as sheet music, ends up really killed with a pistol, triggering investigations to the amazement and shock of the audience and other performers present in the room.

Lieutenant Pellerey knowing stake his career with this unusual murder begins the series of interrogations of the actors of the company, thus showing the reader what jealousy and envy lurk in the background of a company and at the same time highlighting the neuroses and weaknesses of tragicomic male entertainers.
Malvadi, while confirming their creative talents and especially biting irony, constructs a narrative does not always wrap and incisive preferring basking in some sections of his opera culture, but being tricky for the lay reader.
The same rhythm is uneven, starting in a lively and brilliant, slowing down in the middle part and then return in the lively drumming and final.
The style of Malvadi is a fixed point with its simplicity and sobriety thereby causing the reader to be able to read with good light text until the end.
The theater is surprise and excitement to the end and so is also the end of the novel bringing to the surface like any motivation and political commitment are less strong personal feelings to guide and influence the man in his choices.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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41) 24 Weeks

24

Il biglietto d’acquistare per “24 Weeks” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“24 weeks” è un film del 2016 di Ann Zohra Berrached, con: Julia Jentsch, Bjarne Madel.

Ieri è stato ancora una volta San Valentino e molte coppie, se non saranno scoppiate durante la giornata, avranno festeggiato il proprio amore.
Anche il Festival di Berlino, al suo quarto giorno, ha voluto in qualche modo rendere onore alla ricorrenza presentando il film tedesco “24 settimane” nella sezione “Competition”.
Lo spettatore entra nella bella e serena vita della coppia formata da Astrid, brillante e popolare comica televisiva e suo marito e manager Markus. La coppia ha già una bella figlia e Astrid si avvia a diventare madre per la seconda volta. Tutto sembra procedere per il meglio, quando arriva la notizia dalle analisi di routine che il futuro neonato sarà affetto dalla sindrome di Down. È ovviamente un colpo durissimo per la coppia, costretta a valutare se tale notizia debba comportare l’interruzione della gravidanza, essendo possibile in Germania per motivi terapeutici anche al sesto mese.
Astrid e Markus si confrontano con gli amici e con i rispettivi familiari, cercando non tanto la risposta giusta quanto la forza necessaria per accogliere e crescere un figlio con un handicap. Dopo l’iniziale scoramento e comprensibili perplessità decidono di comune accordo di continuare la gravidanza. Sfortunatamente, nuove indagini sul feto portano alla luce una nuova anomalia cardiaca che condizionerà la sua esistenza. Questa seconda drammatica notizia mette in crisi la solidità del rapporto, facendo vacillare le certezze di Astrid e creando delle tensioni con Markus.
Il film racconta chi, all’interno della coppia, abbia diritto all’ultima parola su un argomento tanto delicato: se la donna, poichè può decidere del suo corpo o se la scelta di abortire debba essere condivisa con il proprio partner. Un argomento etico, religioso e, se vogliamo, il vero senso dello stare insieme, se conti di più l’egoismo emozionale della donna/madre o se l’uomo può avere spazio e diritto di parola.
Il tema è assai spinoso e controverso e, ciononostante, osservato e vissuto dalla prospettiva tedesca, più laica e, se vogliamo, luterana, ha tributato convinti applausi e apprezzamenti sia all’anteprima che alla conferenza stampa, segno di un pieno coinvolgimento emotivo e ideologico.
Probabilmente, un film del genere in Italia potrà provocare una maggiore e più chiara frattura tra le diverse fazioni. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201602162923/articoli/palcoscenico/cinema/2923-berlinale-2016-24-settimane-a-san-valentino-un-film-sull-aborto-terapeutico

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket purchase for “24 Weeks” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always.

“24 weeks” is a 2016 film by Ann Zohra Berrached with: Julia Jentsch, Bjarne Madel.

Yesterday was once again Valentine’s Day and many couples, if they are not broken out during the day, they will have celebrated their love.
The Berlin Film Festival, in its fourth day, has wished in some way to honor the occasion by presenting the German film “24 weeks” in the “Competition” section.
The viewer enters the beautiful and serene life of the couple formed by Astrid, brilliant and popular comedy television and her husband and manager Markus. The couple already has a beautiful daughter, Astrid starts to become a mother for the second time. Everything seems to be going well, when the news comes from routine analysis that the future baby will be with Down syndrome. It is obviously a blow for the couple, forced to consider whether such news must result in the termination of pregnancy, it is possible in Germany for therapeutic reasons also the sixth month.
Astrid and Markus comparing with friends and with their families, looking not so much the answer as the force required to accept and raise a child with a disability. After the initial discouragement and understandable misgivings decide by mutual agreement to continue the pregnancy. Unfortunately, new investigations on the fetus brought to light a new heart abnormalities that affect its existence. This second dramatic news undermines the strength of the relationship, in unsettling the certainties of Astrid and creating tensions with Markus.
The film tells those who, within the pair, is entitled to the last word on a subject as sensitive: if the woman, as it can decide on his body or if the choice to have an abortion should be shared with their partner. An ethical argument, religious and, perhaps, the true meaning of being together, if you count more emotional selfishness of the woman / mother or if man can have space and freedom of speech.
The issue is thorny and controversial, and yet saw and experienced from the German perspective, more secular and, perhaps, Lutheran, has bestowed convinced applause and appreciation that both the preview at the press conference, a sign of a full emotional and ideological involvement .
Probably, such a film in Italy will cause a great and clear rift between the different factions. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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40) Fuocoammare

fuocoammare

Il biglietto d’acquistare per “Fuocoammare “ è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Fuocoammare” è un documentario del 2016 scritto, diretto e prodotto da Gianfranco Rosi con Samuele Caruana e Pietro Bartolo.

Bellezza e orrore possono coesistere? Sareste, ovviamente, pronti d’istinto a rispondere di no con forza e convinzione. Invece, questa coabitazione di opposte sensazioni avviene drammaticamente e puntualmente nell’isola di Lampedusa .
Lampedusa è sole, mare, paesaggi naturali incredibili, pesca, ma è anche il luogo, dove quasi ogni giorno arrivano barche della speranza cariche di uomini, donne e bambini provenienti dall’Africa.
Quante volte abbiamo guardato alla TV, con orrore e il cuore in tumulto, le immagini di morte e disperazione provenienti da Lampedusa?
È difficile dimenticare i volti spauriti, sofferenti e disperati dei naufraghi che hanno sfidato la morte pur di scappare dalla guerra e dalla povertà presenti nel loro paese d’origine alla ricerca della speranza di una vita migliore in Europa.
Quanti sacchi neri allineati contenenti corpi di bambini e donne siamo stati costretti a contare come amari ragionieri? Tanti, troppi e sembrano destinati a essere un numero infinto.
Gianfranco Rosi, con il suo toccante e potente documentario presentato ieri mattina al Festival di Berlino nella sezione “Competition”, mostra allo spettatore l’isola di Lampedusa e i suoi abitanti da una diversa prospettiva, facendo loro vivere la quotidianità e normalità di luogo che allo stesso conosce la tragica straordinarietà di un disastro umanitario.
Rosi, usando uno stile semplice ed essenziale ma incisivo, alterna scene di vita spensierata come può essere quella di Samuele, bambino di dodici anni, divisa tra i compiti di scuola e il divertirsi con gli amici a giocare con la fionda o ad ascoltare i vecchi aneddoti di mare dalla nonna. Oppure come la simpatica zia Maria che, tra una faccenda di casa e l’altra, trova il tempo di chiamare la radio locale gestita da Pippo per richiedere una canzone per il marito pescatore. Lo spettatore rimane ammirato dai colori vivi, dal sole e dal fascino del mare che è il vero motore economico del paese attravereso il turismo ma, nella scena successiva, piomba nella cruda e triste realtà degli sbarchi, osservando l’opera di salvataggio e soccorso dei coraggiosi e professionali uomini della guardia costiera. Gli interventi avvengono, spesso, in mare aperto e la telecamera di Rosi segue con rispetto e compostezza i momenti più drammatici e intensi, facendo sentire lo spettatore come se fosse davvero accanto ai soccorritori, osservando con sgomento i corpi accatastati, come bestie, degli immigrati. E se le sole immagini sarebbero sufficienti per indurre ad amare riflessioni, ecco aggiungersi le parole e i racconti di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa che, come un consumato ed esperto attore, rivolgendosi alla telecamera scuote il cuore e l’animo dello spettatore con i suoi toccanti aneddoti di uomo e di professionista che, dal 1991, ha scelto di occuparsi del problema dei rifugiati.
Gianfranco Rosi ha affermato in conferenza stampa che non è solito fare film politici, ciononostante questo documentario possiede una forte e potente valenza politica avendo come missione il compito di scuotere le coscienze e di accendere un faro sulle realtà di Lampedusa.
Un documentario che sicuramente non lascia indifferente dal punto di vista emotivo e, nello stesso tempo, ha una forza cinematografica di rilievo grazie ai personaggi scelti per raccontare la quotidianità e umanità Lampedusa. Lo spettatore ride con il giovane Samuele e si commuove ascoltando Pietro Bartolo. I limiti di “Fuocoammare” consistono, probabilmente, in un’eccessiva lunghezza, si nota una certa libertà narrativa, come lo stesso Rosi ha ammesso, è solito girare senza alcuno schema e programma, non a caso il documentario è stato completato solamente due settimane fa. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201602142919/articoli/palcoscenico/cinema/2919-berlinale-2016-fuocoammare-bellezza-e-orrore-a-lampedusa

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Fuocoammare” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always

“Fuocoammare” is a 2016 documentary film written, directed and produced by Gianfranco Rosi with Samuel Caruana and Peter Bartolo.

Beauty and horror can coexist? You would, of course, instinctively ready to say no with force and conviction. Instead, this cohabitation of opposing sensations happens dramatically and on time in the island of Lampedusa.
Lampedusa is sun, sea, incredible natural landscapes, fishing, but it is also the place where almost every day brings hope of boats full of men, women and children from Africa.
How many times have we looked at the TV, with horror and heart pounding, images of death and despair from Lampedusa?
It’s hard to forget the faces frightened, suffering and despair of the survivors who have defied death to escape war and poverty present in their country of origin in search of hope for a better life in Europe.
How many blacks lined bags containing bodies of children and women have been forced to rely as bitter accountants? Too many, and look set to be a infinto number.
Gianfranco Rosi, with his poignant and powerful documentary presented yesterday morning at the Berlin Festival in the “Competition”, shows the viewer the island of Lampedusa and its inhabitants from a different perspective, making them live the everyday life and normality of the place that himself knows the extraordinary nature of a tragic humanitarian disaster.
Rosi, using a simple and essential style but incisive, alternating scenes of carefree life can be like that of Samuel, child of twelve, divided between homework and play with friends to play with the slingshot or listen to old sea ​​anecdotes from her grandmother. Or as a sympathetic aunt Mary who, between housework and the other, finds time to call the local radio station run by Pippo to request a song for the fisherman husband. The viewer remains admired by the vivid colors, the sun and the charm of the sea that is the true economic engine of the country attravereso tourism but, in the next scene, falls in crude and sad reality of landings, observing the work of rescue and relief of brave and professional men of the coast guard. Interventions are often offshore and Rosi camera follows with respect and composure of the most dramatic moments and intense, making the audience feel as if it was really close to the rescuers, noting with dismay the stacked bodies, like animals, of immigrants . And if the only images would be sufficient to lead to bitter reflections, here is added the words and the stories of Peter Bartolo, doctor of Lampedusa, as a consummate actor and expert, addressing the camera shakes the heart and soul of the viewer with its touching anecdotes of men and professional that, since 1991, has chosen to deal with the refugee problem.
Gianfranco Rosi said in a press conference that it is not usually make political films, yet this documentary has a strong and powerful political value having as its mission the task of shaking consciences and to turn on a light on the realities of Lampedusa.
A documentary that definitely is something that touches the emotional point of view and at the same time, a prominent film strength due to the characters chosen to tell the everyday life and humanity Lampedusa. The spectator laughing with the young Samuel and is moved by listening Pietro Bartolo. The limits of “Fuocoammare” consist probably in too long, there is a certain freedom narrative, as the same Rosi admitted, is usually run without any schema and program, not surprisingly, the documentary was only completed two weeks does. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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