86) Voci Capitoline ( Sabrina Sciabica)

“Voci Capitoline” è una raccolta di racconti scritta da Sabrina Sciabica e pubblicata da L’Erudita Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Le Voci capitoline sono venti reportage sulla vita quotidiana in una delle più antiche e immense città del mondo: uno sguardo rapido e fulmineo, una narrazione di mondi possibili, personaggi realmente incontrati ed episodi accaduti. Questi screenshot metropolitani possono essere letti anche singolarmente o in un ordine diverso da quello presentato. Essi offrono uno spaccato della società con_ temporanea e hanno, come argomento e sfondo comune, la città eterna. Alcune storie sono realistiche, basate su incontri e scontri sui mezzi pubblici, altre invece partono da fatti e atmosfere concreti per arrivare a situazioni surreali, corrispondenti a sogni o desideri dei personaggi che animano questo teatro fantastico che è la vita. Racconti ironici e comici si susseguono a quelli più riflessivi e malinconici, catturando così il lettore in un multiforme vortice emozionale. Con uno stile ironico e mai banale, Sabrina Sciabica ci fa viaggiare sulle montagne russe di una vita selvaggia che è quella della Roma odierna.
Recensione:
Roma caput mundi.
Roma città eterna.
Roma capoccia
Roma ed ancora Roma.
Quanti autori, poeti, cantanti, filosofi hanno provato nel corso dei secoli a raccontare, catturare, rappresentare l’anima più intima e sfuggevole di questa città?
Tanti per dire troppi, illudendosi d’aver trovato la giusta ispirazione per questa impossibile missione artistica
Quando paradossalmente sarebbe stato più efficace lasciarsi guidare dalle semplici emozioni ed esperienze personali
È quello che ha fatto con bravura ed intelligenza Sabrina Sciabica scrivendo la convincente e poetica raccolta di racconti “Voci capitoline”.
Sabrina Sciabica, dopo il brillante esordio letterario de “L’Imbarcadero per Mozia”, omaggia la sua città d’azione firmando 20 racconti/reportage capaci d’emozionare, coinvolgere e far sorridere il lettore.

In ogni racconto viviamo e vediamo Roma attraverso gli occhi e sensazioni del personaggio sempre diverso, particolare e mai banale
“Voci capitoline” è una lettura piacevole, intrigante, divertente, magica in cui sono mescolati con sagacia ed armonia ricordi personali dell’autrice ad altri passaggi di pura finzione dando vita ad un ‘inedita visione e rilettura della città eterna.
Sabrina Sciabica si conferma un ‘autrice creativa, poliedrica oltre che dotata di uno stile narrativo elegante, intenso quanto diretto e comprensibile.
“Voci capitoline” è una raccolta che vi scalderà il cuore e la mente facendovi conoscere e amare in modo diverso grazie alla bella penna della sensibile osservatrice  Sabrina.

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85) L’Angelo del Crimine

Il biglietto da acquisto per “L’angelo del crimine” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“l’Angelo del Crimine” è un film di Luis Ortega. Con Lorenzo Ferro, Chino Darín, Mercedes Morán, Daniel Fanego, Luis Gnecco. Biopic, 119′. Argentina, Spagna 2018

Sinossi:

Buenos Aires, 1971. Giovane, spavaldo, coi riccioli biondi e la faccia d’angelo, Carlos entra nelle case della gente ricca e ruba tutto ciò che gli piace. L’incontro a scuola con Ramón, coetaneo dal quale è attratto, segna il suo ingresso in una banda di criminali, con la quale compie altri furti e soprattutto il suo primo omicidio, di fronte al quale rimane assolutamente impassibile. Fino alla morte dell’amato Ramón e oltre, Carlos proseguirà indisturbato le sue attività criminali, uccidendo ancora e talvolta facendo ritorno dai genitori come un figlio qualsiasi. Verrà arrestato dopo un colpo andato a male e l’assassinio di un complice.

Recensione:

Recita il detto che l’apparenza inganna. Mai come nel caso di Carlos Robledo Puch (Ferro), detto “el Ángel de la Muerte”, il protagonista di questa storia, il proverbio risulta calzante.

Dopo essere stato presentato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2018, “L’angelo del crimine” di Luis Ortega, la storia vera del più famoso serial killer argentino, arrestato nel 1972 dopo aver ucciso almeno 11 persone, arriva nelle nostre sale.

Si tratta di uno scioccante quanto cupo “coming age criminale”, che colpisce ancora di più perché il protagonista, Carlos, esteticamente è quanto di più diverso dal classico criminale si potrebbe immaginare: capelli biondi, lineamenti delicati, famiglia onesta alle spalle. La sua indole, però, è violenta e spietata.

Il film di Ortega è una paradossale quanto brillante ballata criminale, con una colonna sonora davvero efficace che include canzoni pop come le versioni argentine di “Non ho l’età” e “The House of the Rising Sun”, rifatta dal padre del regista, il cantante Palito Ortega.

Il giovanissimo Lorenzo Ferro si rivela perfetto nel ruolo di Carlos, angelo biondo dall’anima diabolica. Gli esperti Cecilia Roth e Luis Gnecco, rispettivamente la madre e il padre del protagonista, danno un prezioso e fondamentale contributo. continua su

“L’angelo del crimine”: la storia del più famoso serial killer argentino

84 ) Godzilla -Il Re dei Mostri

Il biglietto da acquistare per “Godzilla II – Kings of the monsters”:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Godzilla Il Re dei Mostri” è un film di Michael Dougherty. Con Kyle Chandler, Vera Farmiga, Millie Bobby Brown, Ken Watanabe, Ziyi Zhang. Azione, 131′. USA 2019

Sinossi:

Le eroiche gesta dell’agenzia cripto-zoologica Monarch e dei suoi membri, che fronteggiano una serie di mostri dalla natura divina, tra cui il possente Godzilla. Quando queste antiche super-specie – ritenute veri e propri miti – tornano in vita, inizia la lotta per la supremazia, che mette a rischio l’esistenza stessa dell’umanità.

Recensione:

Dove eravamo rimasti? Ah sì, adesso ricordo. Nel 2014 il “vecchio” Godzilla, risvegliatosi da un lunghissimo letargo, aveva combattuto contro i mostri M.U.T.O. (Organismi Terrestri Massivi Non Identificati) e salvato l’umanità, per quanto ben poco meritevole, dall’estinzione.

Nella mia recensione della pellicola di Gareth Edwards avevo parlato di begli effetti speciali e fotografia ma ritmo lento, a tratti noioso; di una sceneggiatura prevedibile e scontata; di un miglioramento rispetto ad altri adattamenti del passato del dinosauro di Honda Ishiro ma non un risultato al 100% convincente. Biglietto pomeridiano.

Cinque anni dopo, “Godzilla II – King of the monsters” di Michael Dougherty non solo conferma le criticità del primo film ma le amplifica. Si tratta di un sequel visivamente spettacolare ma narrativamente inutile.

Gli sceneggiatori ripropongono la stessa questione di fondo – la presunzione della razza umana che pensa di sostituirsi alle divinità e comandare sulla Natura e le altre specie – con qualche variazione sul tema – ecoterroristi, mostri utilizzati per riequilibrare i disastri ambientali causati dall’uomo.

continua su

“Godzilla II – King of the monsters”: azione, effetti speciali e poco altro

83) Quando Eravamo Fratelli

“Quando eravamo fratelli” è un film di Jeremiah Zagar. Con Evan Rosado, Isaiah Kristian, Josiah Gabriel, Raúl Castillo, Sheila Vand. Drammatico, 94′. USA 2018

Sinossi:

Tre fratelli portoricani, Manny, Joel e Jonah, vivono in una zona arretrata degli Stati Uniti chiamata Utica e rispondono come possono all’affetto precario dei loro genitori. Il padre è portoricano, impulsivo e manesco, la madre bianca, il loro amore è di quelli impegnativi, pericolosi, capaci di fare e disfare una famiglia più volte. I bambini si fanno strada nella loro infanzia, ma mentre Manny e Joel diventano sempre più simili al padre, Jonah abbraccia un mondo di immaginazione che è solo suo.

Recensione :

Quante pellicole e serie tv abbiamo visto, quanti libri abbiamo letto, con al centro i rapporti e le dinamiche familiari? Tanti, forse persino troppi. Non tanto per il tema in sé, sempre interessante e meritevole, quanto piuttosto perché la rappresentazione che viene fatta di questo microcosmo è spesso edulcorata, lontana dalla realtà.

Trovare una chiave registica, stilistica e interpretativa per raccontare la famiglia in modo convincente non è facile, quindi potete immaginare il mio stupore – e la mia gioia – nel vedere che “Quando eravamo fratelli” di Jeremiah Zagar ci riesce, e piuttosto bene!

La pellicola è volutamente costruita più sulle immagini che sui dialoghi. Zagar, formatosi come documentarista, al suo secondo lungometraggio di finzione dopo “In a dream” del 2008, evita di realizzare un adattamento classico e prevedibile del breve romanzo di Justin Torres “Noi, gli animali“, optando invece per un taglio più realistico.

Sebbene il regista, nelle sue note, scrive di essersi ispirato ai lavori di Ken Loach degli anni ’60 o a film come “Ratcatcher”, personalmente ho riscontrato diversi punti di contatto con il meraviglioso “Capitan Fantastic” di Matt Ross, visto qualche anno fa. I due film hanno in comune soprattuto la prospettiva del racconto, che è quella dei figli, dei più piccoli.

“Quando eravamo fratelli” trascina lo spettatore dentro la vita apparentemente felice e normale di questa famiglia, in cui l’amore tra i genitori e un sincero legame di fratellanza tra i tre figli sembrano sufficienti per superare ogni problema economico o passaggio drammatico. continua su

“Quando eravamo fratelli”: un racconto sull’infanzia autentico

82) Dolor y Gloria

“Dolor y Gloria” è un  film di Pedro Almodóvar. Con Antonio Banderas, Asier Etxeandia, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Julieta Serrano. Drammatico, 113′. Spagna 2019

Sinossi:

Salvador Mallo è un regista cinematografico oramai sul viale del tramonto, che ricorda con nostalgia tutta la sua vita. L’infanzia negli anni ’60, quando la famiglia si trasferì a Paterna, in provincia di Valencia, in cerca di una vita migliore; il primo grande amore a Madrid durante gli anni ’80 e il successivo dolore per la sua perdita; la consolazione nella scoperta della scrittura e l’amore per il cinema e il teatro che lo hanno aiutato a colmare un vuoto esistenziale.

Recensione

Dopo aver visto “Dolor y Gloria”, il sottoscritto è ancora più curioso di sapere cosa deciderà la prossima settimana la giuria presieduta da Iñárritu. La maggioranza dei colleghi presenti a Cannes, infatti, non ha alcun dubbio: Pedro Almodóvar è tornato agli antichi fasti e non tornerà in Spagna a mani vuote!

Se mi segui da qualche tempo sai bene, caro lettore, come sia un Bastian contrario per natura e vocazione, ma mai come questa volta sono sinceramente meravigliato da questa campagna “pro Pedro”. Probabilmente il 25 maggio ci sarà gloria, per questo film, ma al momento io sento solo il dolor davanti al pensiero di doverlo recensire!

Intendiamoci “Dolor y Gloria” è una pellicola sentita, sincera, appassionata come può essere quella basata su elementi autobiografici. Ma questo basta a renderla esaltante? A mio modesto parere, no.

Almodóvar usa il suo talento e la sua creatività per realizzare una straordinaria seduta pubblica di auto-analisi. Non c’è niente di male, per un artista: anche il sommo poeta Dante Alighieri avvertì l’urgenza di farlo, nel mezzo del cammin di sua vita. continua su

“Dolor y Gloria”: un film emotivamente sentito ma piuttosto monocorde

81) Sabbia Nera ( Cristina Cassar Scalia)


“Sabbia Nera” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi editore nel Maggio 2018.

Sinossi:
Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell’Etna, nell’ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all’identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l’intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.
Recensione:
La mia amata Sicilia continua a regalarmi piacevoli ed interessanti scoperte letterarie.
Dopo Barbara Bellomo, è il turno della Dott.ssa Cristina Cassar Scalia a farmi rimpiangere la tardiva lettura.
“Sabbia nera” si rivela fin dalle prime pagine una storia intrigante, avvolgente, piena di colpi di scena scandito da un incalzante e crescente ritmo narrativo.
“Sabbia nera” ci piace definirlo come un riuscito ibrido tra thriller e noir contenendo il meglio dei due generi, magistralmente mescolati dalla creativa autrice.
“Sabbia nera” certifica la nascita di una nuova stella letteraria destinata, senza dubbio, a conquistare nei prossimi anni l’interesse e curiosità dei lettori.
Mi riferisco ovviamente al vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina.
Vanina è una donna forte, intelligente, capace nel proprio lavoro, ma costretta a con convivere con un passato doloroso mai sopito.
Il lettore più attento e scrupoloso potrebbe cogliere nella personalità e soprattutto nelle dure spigolature caratteriali della protagonista più di un’assonanza narrativa con i più famosi “colleghi” Montalbano e Schiavone.
Ma seppure queste comparazioni siano corrette oltre che legittime, sarebbe altresì errato credere che la Scalia si sia limitata ad adattare uno script valido in chiave femminile.
“Sabbia Nera” è molto di più potendo contare su altri personaggi dal notevole potenziale drammaturgico . Già in questo primo episodio appaiono preziosi nel dare brio e profondità all’intreccio.
L’altra protagonista di “Sabbia Nera” è la città di Catania raccontata e descritta dall’autrice con sincerità e passione senza dover ricorrere ad inutili cliché e stereotipi.
“Sabbia nera” permette al lettore di conoscere una Catania in bianco e nero in cui vizi e tradimenti erano paradossalmente tollerati fino a quando non venissero meno la facciata pubblica o peggio ancora gli interessi economici individuali.
Già perché l’avidità scatenava e scatena tutt’oggi i peggiori istinti criminali dell’uomo o di una donna.

80) Attacco a Mumbai

Il biglietto da acquistare per “Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

2Attacco a Mumbai” è un film di Anthony Maras. Con Dev Patel, Armie Hammer, Nazanin Boniadi, Jason Isaacs, Anupam Kher. Drammatico, 110′. Australia 2018

Sinossi:

Nel 2008 sbarca dal Pakistan, nel quartiere di Colaba a Mumbai, una piccola imbarcazione con dieci giovani armati fino a denti. Attaccheranno la grande città indiana colpendo nel nome di Allah punti di grande concentrazione umana, come la stazione ferroviaria, e luoghi simbolici dell’opulenza e dell’influenza occidentale, come l’hotel a cinque stelle Taj Mahal. Qui un cameriere coraggioso, una coppia per metà americana che ha appena avuto un figlio, un imprenditore e puttaniere russo, uno chef abituato alla leadership e molti altri cercano di sopravvivere al massacro in corso.

Recensione:

Se pensiamo a un attentato terroristico del nuovo millennio è facile richiamare alla mente le immagini dell’11 settembre 2001. Sfortunatamente di episodi drammatici e disumani, negli ultimi 19 anni, se ne sono susseguiti parecchi.

Uno di questi è avvenuto in India il 26 novembre 2018, quando dieci terroristi pakistani hanno messo a ferro e fuoco la città di Mumbai. Miliardi di persone seguirono i tragici avvenimenti – culminati nell’assedio del Taj Mahal Palace Hotel – in diretta televisiva.

“Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio” del regista esordiente Anthony Maras conduce lo spettatore in un doloroso viaggio nel tempo, facendogli rivivere quelle tre giornate infernali con l’intento di omaggiare, soprattutto, l’eroismo e l’altruismo dello staff del TaJ Mahal, che non esitò a sacrificarsi pur di garantire l’incolumità dei clienti.

All’inizio del film, il capo chef Hemant Oberai (Kher) ricorda al suo staff come “il cliente è sacro”. La sequenza si svolge prima dell’attacco. Queste parole acquistano ancora più significato alla luce degli eventi successivi. continua su

“Attacco a Mumbai”: un thriller spietato su una carneficina reale

 

79) Le Grand Bal

“Le Grand Bal” è un film di Laetitia Carton. Documentario, 95′. Francia 2018

Sinossi:

Ogni estate a Gennetines, paesino dell’Alvernia, duemila persone arrivano da ogni parte del mondo per ballare, per sette giorni e otto notti di fila. Non è un rave, e non è una gara di resistenza come quelle ai tempi della Grande Depressione: è il Grand Bal de l’Europe, festival di danza popolare dove chiunque, giovani e anziani, francesi e non, si lanciano in polke e mazurke, quadriglie e gironde, valzer impari e circoli circassiani. Un fiume umano in movimento che la mattina riceve lezioni da esperti provenienti da tutta Europa (sì, anche l’Italia, con insegnanti di pizzica a taranta) e la sera balla fino allo sfinimento, per poi lasciare posto ai giovanissimi protagonisti del “boeuf”, la versione notturna del Grand Bal, o unirsi a loro non stop.

Recensione:

Non passa giorno che non leggiamo sui giornali o sentiamo in tv come ormai si sia perso qualsiasi desiderio di comunicazione diretta, personale e fisica. Lo schermo del pc o dello smartphone rappresenta lo scudo perfetto dietro cui nascondersi; i social network la terra delle amicizie virtuali.

In questa nostra epoca triste ed egoista, sembra quasi che umanità, gentilezza e voglia di condividere siano diventate solo parole vuote. Quasi, appunto, perché esistono ancora delle piccole eccezioni a colori, nel nostro mondo in bianco e nero, luoghi dove è possibile respirare autenticità e vivere intensamente, senza alcun tipo di filtro.

Uno di queste “oasi di vitalità” è il Grand Bal de l’Europe, un festival di danza popolare della durata di sette giorni e otto notti, che si svolge ogni estate da 25 anni a questa parte nel paesino di Gennetines, in Alvernia.

Migliaia di persone arrivano da ogni parte del mondo, per partecipare. Ma se non credete di riuscire a tenere il ritmo, potete almeno farvi un’idea precisa di cosa vi perdete attraverso il documentario di Laetitia Carton, presentato al Festival di Cannes 2018 e candidato come miglior documentario al Premio César 2019.

Ci piace immaginare il Grand Bal come una sorta di Woodstock del ballo, senza però gli eccessi che hanno caratterizzato quella storica adunanza. In Francia, infatti, si partecipa a un’esperienza sì trascinante e unica ma assolutamente legale. continua su

“Le grand bal”: quando l’incontro tra corpi e musica genera bellezza

78) Il Grande Spirito

Il biglietto da acquistare per “Il grande spirito” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

2Il Grande Spirito” è un film di Sergio Rubini. Con Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Ivana Lotito, Bianca Guaccero, Geno Diana, Alessandro Giallocosta. Commedia, 113′. Italia 2019.

Sinossi_

Tonino è un ladruncolo sempre in cerca del grande colpo di fortuna: che sembra finalmente arrivare quando il bottino di una rapina, per cui lui era stato relegato al ruolo di palo, finisce fortuitamente nelle sue mani. Tonino fugge con la refurtiva sui tetti di Taranto e trova rifugio in un abbaino fatiscente abitato da uno strano personaggio: Renato, che si è dato il soprannome di Cervo Nero perché si ritiene un indiano, parte di una tribù in perenne lotta contro gli yankee. Renato, come sillaba sprezzantemente Tonino, è un “mi-no-ra-to”, ma è anche l’unica àncora di salvezza per il fuggitivo, che tra l’altro si è ferito malamente cadendo dall’alto di un cantiere sopraelevato. Fra i due nascerà un’intesa frutto non solo dell’emarginazione, ma anche di un’insospettabile consonanza di vedute.

Recensione :

La strada che porta in Paradiso è lastricata di rinunce, sacrifici e dolore… almeno quella per il Paradiso inteso in senso cristiano. Per un rapinatore, invece, nessuna ricompensa futura sarà mai tanto allettante quanto godersi qui, in Terra, i frutti di un colpo andato a buon fine.

Lo sa bene Tonino, detto “Barboncino”, il protagonista del film “Il grande spirito” di Sergio Rubini, un ladro pugliese caduto in disgrazia dopo una rapina finita male per colpa di un cane. Considerato inutile e superato dagli altri criminali, viene utilizzato al massimo come palo. Durante un colpo entra fortuitamente in possesso della refurtiva e trova rifugio sui tetti di Taranto dove incontra il bizzarro Renato…

La sceneggiatura si basa su due elementi: la strana amicizia tra i due protagonisti e la caccia all’uomo in stile crime. Il primo risulta convincente e valido, merito della bella alchimia nata tra Rubini e Papaleo. Il secondo, invece, appare fin dalle prime battute forzato, fuori contesto e poco credibile. continua su

“Il grande spirito”: una storia di miseria e nobiltà italiana

77) I Provinciali (Jonathan Dee)

‘I provinciali’ è un romanzo scritto da Jonathan Dee e pubblicato da Fazi Editore nell’aprile 2019.
Sinossi:
Howland, Massachusetts. Mark Firth è un imprenditore edile con grandi ambizioni ma scarsa competenza negli affari, tanto da aver affidato tutti i suoi risparmi a un truffatore; lo sa bene sua moglie Karen, molto preoccupata per l’istruzione della figlia: sarebbe davvero oltraggioso se dovesse ritrovarsi nei pericolosi bassifondi della scuola pubblica. Il fratello di Mark, Jerry, è un agente immobiliare che ha mollato la precedente fidanzata sull’altare e ha una relazione con la telefonista della sua agenzia. C’è poi Candace, la sorella, che è insegnante alla scuola pubblica locale e coltiva una relazione clandestina con il padre di una delle sue allieve. La famiglia Firth è il nucleo centrale di una estesa nebulosa di personaggi, tutti abitanti di Howland. L’intera cittadina attraversa una crisi economica che influenza le vite di tutti, accentuata dai sentimenti ambivalenti che la gente del posto nutre nei confronti dei weekender newyorkesi. Sarà proprio uno di questi a far precipitare il fragile equilibrio della comunità. Dopo l’11 settembre infatti il broker newyorkese Philip Hadi, sapendo grazie a “fonti riservate” che New York non è più un posto sicuro, decide di traslocare a Howland insieme a moglie e figlia…
Recensione:

Un tempo lontano abbiamo vissuto la cruenta e tragica lotta di classe tra padroni ed operai.
Poi ci fu il 68 e dalla lotta di classe si passò a quella ideologica: conservatori contro rivoluzionari o presunti tali.
Oggi invece con toni e linguaggi più comici che tragici assistiamo alla lotta tra chi ancora conosce ed utilizza l’uso del congiuntivo e chi invece non ha mai sfogliato un libro o un giornale in vita propria.
Cambiano i Tempi, i nomi ma restano forti le contrapposizioni e le divisioni nella nostra società.
Resiste immutabile nella nostra società , nonostante tutto , una predisposizione antropologica ancora prima che sociale e culturale . Ovvero la sottile quanto profonda diffidenza dell’uomo di provincia o campagnolo nei confronti di quello di città.
Anche negli Stati uniti è molto radicato e diffuso questo sentimento che ciclicamente tocca l’ apice. Come fu, ad esempio, dopo l’undici settembre 2001.
Gli Stati Uniti si scoprirono fragili , vulnerabili ed impauriti.
Vivere a New York era diventato un pericolo piuttosto che un ‘opportunità.
Cosi parecchi eccentrici milionari decisero di trasferirsi nell’ amena quanta sicura provincia.
Ma come si vive nella provincia americana?
Chi sono i “provinciali?
Come hanno reagito all’undici settembre?
Non avevo mai letto nulla di Jonathan Dee , ma sollecitato dalla mia libraria di fiducia ho voluto dargli fiducia.
“I provinciali” potrebbe suscitare inizialmente una sensazione di noia n leggendo le banali e semplici vite dei vari personaggi di questa storia.
Infatti il lettore catapultato nel quotidiano grigiore della piccola cittadina di Howland nel Massaechustes, é “costretto” ad ascoltare i dialoghi e criticità esistenziali ed economici di ogni personaggio e soprattutto nel dover prendere nota in che modi la comunità di Howlanda reagisca e quanto cambi all’arrivo dell’ sig Hadi, eccentrico broker newyorkese e della sua famiglia.
Il silenzioso Hadi stravolge lo status quo cittadino fino a farsi eleggere al ruolo di primo consigliere donando, a proprie spese, prosperità e sviluppo alla città.
Il ciclone Hadi non soltanto cambierà il sistema politico di Howland , ma influenzerà il modo di pensare ed agire dei cittadini.
“I provinciali” è un feroce , ironico quanto incisivo affresco sull’ipocrisia e contraddizione imperante in America sulle tematiche di Stato, senso civile e libero mercato.
Da una parte gli americani continuano a sognare in grande e dall’altra si rivelano insofferenti a qualsiasi tipo di controllo statale ed obbligo fiscale.
L’undici settembre fu un’ immane tragedia nazionale , ma che ben presto assunse agli occhi dei famelici speculatori come l’irripetibile opportunità di creare una pericolosa bolla immobiliare e finanziaria esplosa drammaticamente nel 2007.
“I provinciali” è un tragicomico alternarsi di sogni e frustrazioni magistralmente disegnato con i caratteri e personalità dei personaggi.
Quest’ultimi che lentamente ed inesorabilmente sentiamo emotivamente vicini al punto di rispecchiarci nei loro vizi e debolezze.
Dee punta il dito contro un ‘America incapace di cambiare cogliendo la tragica lezione dell’undici settembre rimanendo prigioniera di un perverso sistema economico fondato sull’egoismo ed avidità ai danni del ben comune e delle nuove generazioni.
Probabilmente la lettura sarebbe risultata più agevole e vivace se alcuni passaggi fossero stato asciugato ed eliminato permettendo di giungere al finale con maggior pathos e coinvolgimento.
Il lettore dovrà infatti compiere uno sforzo supplementare per comprendere tra le righe il vero significato di un finale apparentemente fuorviante.
Jonathan Dee si augura che i nostri figli per quanto spaesati, annoiati e social dipendenti, possano mantenere la capacità di ragionare, approfondire al punto di poter dire no e porsi le giuste domande sull’effettiva salute della democrazia negli Stati Uniti.