192) Tiro Libero

Il biglietto da acquistare per “Tiro libero” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Tiro Libero” è un film di Alessandro Valori. Con Simone Riccioni, Antonia Catania, Maria Chiara Centorami, Marianna Di Martino, Biagio Izzo. Drammatico, 98′. Italia, 2017
Tratto dall’omonimo romanzo di Simone Riccioni e Jonathan Arpetti

Dario (Riccioni), 25enne di bell’aspetto con uno smisurato talento nel basket, si sposta accompagnato da uno stuolo di fan starnazzanti e ammiratori fastidiosi. Il ragazzo, arrogante e spocchioso, è al contempo un campione di insulti e cattive maniere. A spingerlo a cambiare, la diagnosi di una malattia degenerativa, la condanna ai lavori sociali presso un centro di riabilitazione per disabili e soprattutto l’incontro con la volontaria Isabella (Centorami).

“Tiro libero” di Alessandro Valori è un tentativo coraggioso e volenteroso sul piano drammaturgico di raccontare come la superbia e l’arroganza siano, ahinoi, i segni distintivi delle nuove generazioni, incapaci di distinguere le priorità della vita e amare sinceramente.

La sceneggiatrice Valentina Capecci ha cercato di scrivere una storia in cui potessero coesistere cinismo e redenzione, aridità emotiva e romanticismo, costruendo il film intorno al personaggio del cestista Dario, tratteggiato con il massimo del realismo nel suo fastidioso e splendente egocentrismo.

Sfortunatamente il tentativo di emozionare e coinvolgere lo spettatore mostrando il percorso di redenzione del protagonista – che da gretto ed egoista diventa una persona per bene – risulta piuttosto retorico, prevedibile e banale. continua su

http://paroleacolori.com/tiro-libero-un-cestista-di-talento-dal-pessimo-carattere-cambia-per-amore/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano : Essere Melvin

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191) L’equilibrio

Il biglietto da acquistare per “L’equilibrio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“L’equilibrio” è un film di Vincenzo Marra. Con Mimmo Borrelli, Roberto Del Guadio, Lucio Giannetti, Giuseppe D’Ambrosio, Francesca Zazzera. Drammatico, 90′. Italia, 2017

ono poche le persone che hanno il coraggio nell’Italia di oggi come nel passato di prendere posizione, fare la cosa giusta, scegliere la legalità al posto della connivenza e credere allo Stato di diritto, anche se questo può portare a doversi sacrificare in prima persona.

Se però a voltare la testa dall’altra parte di fronte al crimine è un prete, un religioso, il tradimento dei valori e della moralità sembra ancora più grande.

Don Giuseppe (Borrelli), sacerdote campano già missionario in Africa, opera in una piccola diocesi di Roma. Quando una giovane donna mette in crisi la sua fede, chiede al vescovo (Sassanelli) di essere trasferito in un comune della sua terra.

La sua richiesta viene accolta: prenderà il posto di Don Antonio (Del Gaudio), che sovrintende la parrocchia di un paesino del napoletano ed è molto apprezzato dai fedeli, anche per la sua battaglia contro lo smaltimento illegale di rifiuti tossici.

Don Giuseppe cerca di inserirsi nella comunità aiutando i parrocchiani, ma questo lo porterà a toccare con mano lo stato della Chiesa, che in certe zone ha abdicato al suo ruolo di guida per non incontrare problemi.

“L’equilibrio”, come scrive lo stesso regista nelle sue note, nasce dal desiderio di fare un film sentito e moderno sulla religione, sul cammino spirituale.

Ma Vincenzo Marra, passando dalla scrittura della sceneggiatura alla messa in scena, è riuscito con talento, esperienza e sensibilità ad ampliare la cornice drammaturgica, raccontando non solo l’atteggiamento da Giano bifronte della Chiesa ma l’assenza dello Stato nelle piccole realtà del Sud. continua su

http://paroleacolori.com/l-equilibrio-rapporto-tra-chiesa-e-malavita-organizzata-nel-film-di-marra/

Vittorio De Agrò presenta ” Amiamoci, nonostante tutto”

190) L’Inganno

Il biglietto da acquistare per “L’inganno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’inganno” è un film di Sofia Coppola. Con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kristen Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence. Titolo originale: The beguiled. Drammatico, 91′. USA, 2017

Quale uomo non ha sognato, almeno una volta, di essere conteso tra più donne? Ma se la situazione, da idilliaca, si trasformasse poi in un incubo?

Sofia Coppola, alla sesta prova come regista, decide di osare con il remake di “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel (1971) e con protagonista Clint Eastwood, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas P. Culluian.

In piena Guerra di secessione americana, in una cittadina di campagna nel Sud, una ragazza soccorre un caporale nordista gravemente ferito e lo porta nel collegio femminile in cui vive e studia.

Sulla scuola regna la sobria direttrice Miss Martha (Kidman), con l’aiuto di Miss Edwina (Dunst), insegnante seria e colta.

La presenza di un uomo, seppure ferito, sconvolge l’esistenza e l’equilibrio delle donne del collegio. Il caporale Jonathan McBurney (Farrell), infatti, ristabilitosi diventa l’oggetto del desiderio di Martha, Edwina e della disinibita studentessa Alicia (Fanning).

Jonathan crede di poter essere il gallo nel pollaio, corteggiando le tre senza pagarne le conseguenze, ma presto si renderà conto dell’errore di valutazione che ha fatto…

Sofia Coppola rovescia la prospettiva del romanzo e del primo film, mettendo al centro della scena le tre donne e i loro stati d’animo e turbamenti sentimentali.

“L’inganno”, in questa versione rivista al femminile, nel complesso piace, diverte e allo stesso tempo conferma se ancora ci fosse bisogno di farlo che qualsiasi donna, anche la più tranquilla, può diventare una vera leonessa quando viene tradita o rifiutata dalla persona che ama. continua su

http://paroleacolori.com/l-inganno-sofia-coppola-rivede-in-chiave-femminile-un-grande-classico/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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189) Leatherface

Il biglietto da acquistare per “Leatherface” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Leatherface” è un film di Alexandre Bustillo, Julien Maury. Con Stephen Dorff, Lili Taylor, Nicole Andrews, Sam Strike, James Bloor, Jessica Madsen. Horror, 90′. USA, 2017

Cattivi si nasce o si diventa? Siamo portati per natura a compiere atti di estrema violenza e mostruosità, oppure l’ambiente dove si cresce influenza le nostre scelte e i nostri atteggiamenti futuri?

Non vogliamo annoiarvi con un’analisi sociologico-comportamentale della figura del “mostro”, ma sono state proprio queste domande a spingere i registi francesi Bustillo e Maury ad affrontare le origini di una delle figure più spaventose del cinema horror: Leatherface – italianizzato in Faccia di cuoio – portato alla ribalta dal film “Non aprite quella porta” di Tobe Hooper.

Lo spettatore si fa un’idea del back ground del personaggio guardando il prologo del film.

Per festeggiare il compleanno del piccolo Jed Sawyer (Strike) mamma Verna (Taylor) organizza una cena in famiglia con una torta e come regalo una sega a motore, con cui il bambino è invitato a uccidere la sua prima vittima, un vicino accusato di furto di maiali.

Texas, 1955. Jed attira in trappola la giovane Betty Hartman in un fienile dove il resto della famiglia la ammazza. Il fidanzato di Betty, però, avvisa gli agenti che subito accorrono. Accorre anche il ranger Hal Hartman (Dorff), padre di Betty, che conosce i misfatti della famiglia Sawyer e, in cerca di vendetta, spedisce Jed e gli altri minorenni in istituti di correzione.

È chiara fin da subito l’intenzione dei registi di mostrare come orrore e violenza facessero parte sin da bambino della vita di Faccia di cuoio, che in pratica non ha mai potuto sottrarsi al proprio destino di maniaco omicida. continua su

http://paroleacolori.com/leatherface-origini-assassino-dalla-faccia-di-cuoio/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

188) Gatta Cenerentola

Il biglietto da acquistare per “Gatta Cenerentola” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Gatta Cenerentola” è un film di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone. Con Massimo Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri, Mariano Rigillo. Animazione, 86’. Italia, 2017

Se il cinema italiano a Venezia 74 ha saputo attirare l’attenzione di quotidiani e siti internazionali il merito va in gran parte riconosciuto alla creatività e magia di Napoli, e dei suoi autori.

Che la città non sia soltanto quella raccontata in “Gomorra” lo sa chi ci vive e chi la conosce, ma serviva una prova tangibile anche al cinema per togliere ogni dubbio a tutti quelli – e ve lo garantiamo, sono tanti! – che preferiscono far passare un altro tipo di messaggio.

Dopo che “Ammore e malavita” dei Manetti Bros. ha fatto ballare, divertire e commuovere, prendendosi, con merito, il titolo di film rivelazione del concorso principale, dalla sezione “Orizzonti” si innalzano forti e convinti gli applausi anche per il film d’animazione “Gatta Cenerentola” di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone.

A quattro anni dall’esordio con “L’arte delle felicità”, presentato anche lui a Venezia, i quattro registi confermano talento, creatività e forza nel tentativo di reinventare e rilanciare l’animazione made in Italy.

Gatta Cenerentola è il crudele soprannome affibbiato alla piccola Mia dalle sorellastre, in questa rivisitazione moderna e partenopea della famosa fiaba.

Vittorio Basile (Rigillo) è un armatore che inventa “un fiore all’occhiello dell’ingegneria navale italiana” per dare lustro alla città di Napoli. Ma l’avidità del faccendiere Salvatore Lo Giusto (Gallo), detto ‘o Re, e della bella Angelica Carannante (Calzone), promessa sposa di Basile, mettono fine alla vita e ai sogni dell’armatore.

La piccola Mia, figlia di primo letto di Vittorio, resta sola nelle grinfie della matrigna e dei suoi sei figli – cinque femmine e un “femminiello”.

Riuscirà Primo Gemito (Gassmann), ex uomo della scorta di Basile, a riportare la legalità nel porto di Napoli e a sottrarre Cenerentola alla sua prigionia?

“Gatta Cenerentola” è una favola nera, cruda, pulp, adatta più ad un pubblico adulto che a dei ragazzini, e al contempo una ballata agrodolce su Napoli, croce e delizia allo stesso tempo, ritmata da una vibrante colonna sonora. continua su

http://paroleacolori.com/gatta-cenerentola-quando-il-film-animazione-e-italiano-e-riuscito/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

187) Veleno

Il biglietto da acquistare per “Veleno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Veleno” è un film di Diego Olivares. Con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Nado Paone, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro. Drammatico, 101’. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 14 settembre 2017

Chi stabilisce quando un uomo possa definirsi coraggioso, quali azioni meritino plauso e quali biasimo?

Ad esempio non piegarsi ai ricatti, rifiutarsi di lasciare tutto e rifarsi una vita altrove, anche quando i tuoi cari ti pregano di farlo, è un atto di coraggio oppure una follia?

“Veleno” di Diego Olivares racconta una storia di coraggio, amore, morte e malavita, ma nonostante le premesse siano queste non aspettatevi di vedere il classico film eroico in stile americano. Perché “Veleno” va oltre.

Cosimo (Gallo) è un allevatore di bestiame nella famigerata Terra di Fuochi, dove vive con la moglie Rosaria (Ranieri), che dopo molti tentativi falliti aspetta finalmente un figlio. Persona semplice, onesta, gran lavoratore, gestisce l’azienda di famiglia insieme al fratello Ezio (Di Colandrea).

Anche se la notizia della gravidanza della moglie lo rende felice questa gioia è guastata: Cosimo infatti è gravemente malato, ma cerca di tenere Rosaria all’oscuro di tutto.

Oltre alla malattia, è costretto a combattere anche una lotta solitaria contro la camorra, che vuole appropriarsi dei suoi terreni, indispensabili per gli affari illeciti di smaltimento dei rifiuti. Ma nonostante offerte e intimidazioni, Cosimo non ha nessuna intenzione di vendere…

“Veleno” traduce in immagini la situazione drammatica di molte province del Sud Italia, dove lo Stato ha abdicato alla sua funzione di garante dei diritti dei cittadini e la camorra imperversa. Gli affari della malavita si sono diversificati, e lo smaltimento rifiuti è un vero e proprio business, giocato però sulla pelle dei cittadini.

Cittadini che sono chiamati a compiere, in solitaria, una tragica scelta: cedere alle pressioni e vendere la propria casa, per ricominciare altrove, oppure rimanere a proprio rischio e pericolo? continua su

http://paroleacolori.com/veleno-quando-il-far-west-e-la-terra-dei-fuochi-nel-napoletano/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

186) Appuntamento al parco

Il biglietto da acquistare per “Appuntamento al parco” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Appuntamento al parco ” è un film di Joel Hopkins. Con Diane Keaton, Brendan Gleeson, James Norton, Lesley Manville, Simon Callow. Drammatico, 102′. Gran Bretagna, 2017
Data di uscita italiana: 14 settembre 2017

Ipoli opposti si attraggono. Non lo dice soltanto un detto popolare, ma anche la scienza!

Ebbene sì, amici lettori, per quanto amore e fisica siano due mondi lontani, entrambi ci ricordano come l’impossibile diventi possibile quando scattano attrazione e magnetismo.

Gli sceneggiatori amano da sempre scrivere storie d’amore belle quanto improbabili così come i produttori trarne film capaci di commuovere lo spettatore e diventare facili successi al botteghino. Nel corso degli anni abbiamo visto dozzine di pellicole di questo tipo.

Ultimamente si nota però un cambiamento nell’amore cinematografico, che non è più giovane e fresco, ma maturo, ponderato, addirittura anziano. Pensiamo a “Le nostre anime di notte” di Ritesh Batra, disponibile su Netflix a partire dal 29 settembre, oppure a “The Leisure Seeker” di Paolo Virzì, presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

Adesso a gridare a gran voce che il sentimento non ha età, e non teme nemmeno le rughe, i commenti della gente, le differenze arriva in sala anche “Appuntamento al parco” di Joel Hopkins.

Diane Keaton affianca Brendan Gleeson in questa commedia romantica ispirata alla storia vera del senzatetto “Harry the Hermit”.

Donald Horner (Gleeson) è un uomo selvaggio e scostante, “residente” da 17 anni nel parco pubblico di Hampstead, a Londra. L’uomo passa le giornate nella sua casa improvvisata tra gli alberi, facendo il bagno nei laghetti e andando a pesca.

Un giorno Emily Walters (Keaton), anziana vedova americana costretta ad affrontare una situazione economica difficile dopo la morte dell’infedele marito, inizia per curiosità a spiare con un vecchio binocolo dalla sua finestra il vagabondo anticonformista, rimandone incuriosita.

Così quando una sera lo salva da un’aggressione, ha inizio tra i due una tenera amicizia, che stravolge la silenziosa routine dell’uomo. All’inizio diffidente, Donald inizia a coinvolgere Emily nella sua sgangherata esistenza, condividendo con lei la stravagante visione della società, e tramutando l’amicizia iniziale in qualcosa di più profondo e intenso. continua su

http://paroleacolori.com/appuntamento-al-parco-diane-keaton-e-brendan-gleeson-in-love/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

185) Dove cadono le ombre

Il biglietto da acquistare per “Dove cadono le ombre” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Dove cadono le ombre” è Un film di Valentina Zucco Pedicini. Con Elena Cotta, Federica Rossellini, Josafat Vagni, Lucrezia Guidone. Drammatico, 95′. Italia, 2017

La sindrome di Stoccolma, oltre a essere una patologia tragicamente diffusa, è diventata per il cinema un ottimo spunto narrativo per scrivere storie, ispirate spesso a fatti realmente accaduti.

Ma se il potenziale emotivo e drammaturgico è grande, non sempre la messa in scena risponde alle aspettative e i film in questione risultano noiosi e faticosi da seguire e digerire.

È purtroppo anche il caso di “Dove cadono le ombre” di Valentina Zucco Pedicini, presentato alle Giornate degli autori di Venezia 74, che volendo far conoscere al grande pubblico l’operazione di “pulizia etnica” compiuta nella pacifica Svizzera nei confronti della comunità jenisch, fallisce in larga parte il suo obiettivo.

Senza annoiarvi troppo con i dettagli macabri, vi basti sapere che tra il 1926 e il 1986 la Pro Juventute – un’associazione a carattere filantropico – ha sottratto 2000 bambini alle famiglie di etnia jenisch (nomadi come i rom e i sinti) con l’obiettivo di mettere fine al nomadismo. Sui minori sono stati condotti esperimenti scientifici e applicate pratiche come la sterilizzazione per impedirne il riprodursi.

Tornando al film, Anna (Rosellini) è un’austera infermiera in servizio presso un istituto per anziani, che in passato era un orfanotrofio in cui anche la donna è cresciuta insieme ad Hans, assistente, amico e amante.

Dal passato riappare Gertrud (Cotta) e il nastro dell’orrore sembra riavvolgersi. L’istituto torna ad essere, nella mente e nel cuore di Anna, il ricovero di bambini sottratti alle famiglie, il tempio di un progetto di eugenetica malato.

Il legame che unisce Anna e Gerturd è morboso, imbevuto di odio e affetto allo stesso tempo. È il trionfo della sindrome di Stoccolma: le due donne si scambiano i ruoli, diventando ora vittima ora carnefice. Quello che Anna ha subito in passato viene riproposto nel presente…continua

http://paroleacolori.com/dove-cadono-le-ombre-quando-anche-la-svizzera-era-incivile/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

184)In Dubious Battle

Il biglietto da acquistare per “In dubious battle” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“In dubious battle” è Un film di James Franco. Con Selena Gomez, Vincent D’Onofrio, Robert Duvall, Ed Harris, Bryan Cranston, Nat Wolf, James Franco. Drammatico, 110′. USA, 2016
Tratto dal romanzo omonimo di John Steinbeck

I sindacati oggi, soprattutto in Italia, sono visti dall’opinione pubblica principalmente come delle potenti lobby che frenano il progresso del Paese pur di mantenere il loro status quo, piuttosto che tutelare qualcuno. Ma se guardiamo al passato, non sono troppo lontani gli anni in cui i diritti non erano garantiti, anche nei paesi cosiddetti civili.

Solitamente è durante le crisi sociali ed economiche che la tutela delle classi più svantaggiate viene meno. È stato così, ad esempio, negli Stati Uniti reduci dal crollo del 1929, quando il livello di disoccupazione toccò livelli drammatici, gettando milioni di famiglie sul lastrico.

Negli Stati del sud la situazione era, se possibile, ancora più iniqua e drammatica. I proprietari terrieri, contando sulla fame e sulla disperazione dei contadini, crearono un cartello, imponendo un salario da fame ai raccoglitori di mele, ricattando i lavoratori, disperati e senza alternative.

“In dubious battle” di James Franco, presentato alla Biennale 2016 nella sezione Cinema nel giardino, racconta la storia di London, uno dei tanti lavoratori che ha speso tutto quel che aveva per raggiungere un campo di mele, insieme alla figlia e alla nuora incinta.

Siamo nel 1933, nella California del sud. Al suo arrivo, però, il padrone della terra dimezza il salario concordato, da due dollari a un dollaro al giorno, cifra che rende la vita impossibile.

Mac (Franco) e il nuovo arrivato Jim (Wolf) sono attivisti del partito marxista-leninista, pronti a infiltrarsi tra i raccoglitori per convincerli a scioperare e a rifiutare l’assenza di diritti e i soprusi che stanno subendo. Mac, in particolare, sembra disposto a tutto per la causa in cui crede, anche a dare una spinta agli eventi, se necessario.

James Franco realizza un film di denuncia sociale e storica di forte intensità narrativa, evidenziando ancora una volta come la più grande democrazia del mondo contemporaneo sia stata, meno di un secolo fa, una società illiberale, violenta, dove lo stato di diritto era solo un’utopia. continua su

http://paroleacolori.com/biennale-di-venezia-cinema-nel-giardino-dubious-battle/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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183) Il colore nascosto delle cose

Il biglietto da acquistare per “Il colore nascosto delle cose” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il colore nascosto delle cose ” è un film di Silvio Soldini. Con Valeria Golino, Adriano Giannini, Anna Ferzetti, Arianna Scommegna, Laura Adriani. Drammatico, 115′. Italia, Francia, Svizzera, 2017

Non poteva mancare a Venezia 74 il film romantico, buonista, politicamente corretto e, fondamentalmente, inutile.

Peccato che questa medaglia debba andare all’Italia al nuovo lavoro di Silvio Soldini. Peccato che “Il colore nascosto delle cose“, per drammaturgia, stile e recitazione più che al cinema sarebbe adatto per una prima serata su Rai 1.

Teo (Giannini) è un uomo in fuga. Dal passato, dalla famiglia di origine, dalle responsabilità, dai letti delle donne con cui passa la notte, tradendo senza remore la sua fidanzata Greta (Ferzetti). L’unica cosa che ama è il suo lavoro di creativo per un’agenzia pubblicitaria.

Emma (Golino) ha perso la vista a sedici anni, ma non per questo ha lasciato che la sua vita precipitasse nel buio, trovando dentro di sé la forza per vivere senza complessi, tra le altre cose sposandosi e divorziando. Adesso fa l’osteopata e gira per la città con il suo bastone bianco, autonoma e decisa.

Emma e Teo sono due persone completamente diverse per sensibilità e approccio alla vita, eppure quando si incontrano tra loro nasce un’immediata simpatia e poi un’intensa attrazione.

“Il colore nascosto delle cose” è una brutta e sbiadita risposta italiana a pellicole americane come “Figli di un dio minore” o “Amore a prima vista” che hanno affrontato in epoche diverse, con toni drammatici o romantici, storie d’amore dove uno dei due partner è affetto da una disabilità fisica. Ma talvolta è la persona sana ad avere i maggiori problemi a lasciarsi andare. continua su

http://paroleacolori.com/il-colore-nascosto-delle-cose-film-di-silvio-soldini/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”