8. Un nuovo file – Parte I

Uno crede di conoscersi. Ci si illude di avere tutte le risposte. Poi ti crolla tutto e sei come un naufrago. Cerchi una spiegazione, un motivo, ma puoi solo sbattere la testa contro il muro.

Sentirsi impotente e vedere come la tua vita abbia preso la strada sbagliata ti avvilisce e consuma dall’interno.

Sono stato testardo e orgoglioso.

La verità è questa.

Ho perso la  guerra con me stesso.

Sto pagando il prezzo più alto.

Intorno a me vedo macerie e desolazione.

Penso questo quando la porta si apre. Non capirò mai chi viene qui ed esce sorridente e rilassato.

– Ciao Mel, come ti senti?

– Dottore, sono confuso. Mi fa male la testa. Mi sento angosciato. Non capisco cosa mi è successo. Non volevo ferire nessuno. Vorrei andare dal Dottor Serioso. Ho fatto una promessa. Ora ricordo tutto. Mi sembra così assurdo. È come se per due anni avessi visto un altro film nella mia testa. Mancavano delle scene. Nella testa mi risuonano le parole del Dottor Serioso: “Hai un blocco su Ginevra. Se non ti curi sarà un inferno”. L’Aspirante sapeva la verità. Le ho raccontato tutto. Eravamo amici.   Non è stato a Villa  Borghese  il nostro ultimo incontro. Mi fa male la testa. Sospiro

– Chi è il Dottor Serioso?

– Il padre dell’Aspirante. L’ho visto due volte in vita mia. Ma ricordo una nostra telefonata mentre ero in Sicilia. Fu lunga, intensa. Mi disse tante cose. Gli ho promesso sul mio onore che una volta curata la mia malattia sarei andato nel suo  studio a chiedergli scusa. Lei mi crede Dottore?

– Sì, ti credo Mel, stai tranquillo. Ma lo vuoi capire che di questa storia non frega un cazzo a nessuno? Non hai fatto nulla. Quanti anni di carcere pensi di meritare? Lascia perdere il Dottor Serioso. Non aggiungiamo cazzate a cazzate. Hai vissuto un fenomeno psicotico isolato. Eri in uno stato di solitudine siderale. La tua mente si è rifugiata nell’immaginario, perché la realtà non ti piaceva. Sei diventato tu stesso protagonista del film. Ora calmati e ripartiamo con la storia. Stai prendendo lo Zyprexa nel dosaggio stabilito?

– Sì, Dottore. Prendo le pillole anche se le detesto. Con tutto me stesso. Durante il giorno non faccio altro che rimuginare, rivedere le scene nella mia mente. Mi sembra tutto così incredibile. Come può essere che la mia memoria mi abbia tradito così?

– Mel, è normale. Noi scegliamo cosa ricordare e cosa no. In quel momento la tua mente ti ha voluto proteggere. Non eri pronto per certe emozioni. Spiegami cosa provavi all’inizio di questo nuovo file.

– Ero in una fase di passaggio, Dottore. La mia vita stava cambiando. Mio fratello Francesco, nonostante le mie perplessità, aveva deciso di sposare Stefania nell’estate del 2006. Vedevo mio fratello compiere una scelta azzardata. So bene che nella vita di uomo a un certo punto si sente il bisogno di mettere su famiglia. Ma Francesco stava agendo d’impulso. Ho urlato il mio dissenso in famiglia. Ma come sempre mi hanno risposto che ero io lo strano e che non capivo. “Mel, per un uomo arriva il momento che farsi una famiglia è normale. Prendi esempio, piuttosto”, mi dicevano i parenti. Io scuotevo la testa e pensavo sconsolato: “Non capite nulla”.

– Ti pesa non essere accettato e compreso dai tuoi cari?

– Dottore, la mia famiglia mi vuole bene e in questo momento così difficile mi è vicina. Ma hanno sempre visto la mia diversità come qualcosa da curare e non da comprendere. Ho rinunciato ormai a urlare il mio punto di vista.

– Sei contento oggi della scelta di tuo fratello?

– Contento? Il tempo è galantuomo. Mi auguro di avere torto, Dottore. Per un momento il silenzio cala nello studio

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7. Solitudine Siderale

Sono in camera dei miei fratelli, seduto in poltrona.
Vedo dalla finestra il viale deserto.
È il compleanno di Piero. C’è una festa in corso.
Ma nella mia mente è in corso una battaglia.
Parlo, rido, mi sfogo con il nulla.
Vedo scorrere la mia vita davanti agli occhi. Amici, nemici, estranei, amori si alternano. Mi chiamano e io cerco loro.
Mi sembra di fare una seduta con il Dottor Serioso e a momenti con l’Oscuro.
Guardo i volti dei miei cari stralunati e non capisco.
C’è una voce che vuole distruggermi.
Sento l’Oscuro ridere di me.
L’Aspirante piange e mi chiama.
All’improvviso ho ricordato tutto.
Sono sconvolto.
Rivedo l’Aspirante che mi trascina verso la roulotte.
Ricordo come la “combattente dell’amore” quella notte voleva aiutarmi.
Sento la voce arrabbiata del Dottor Serioso.
Piango come non facevo dalla morte di papà.
Sono solo.
Sono perseguitato dalla mia coscienza.
Papà è tornato per rimproverarmi.
Mia nonna dice che non devo tornare più sulla sua tomba.
La mia testa va a fuoco.
Voglio andare in ospedale.
Deliro al telefono con la mamma del mio amico Vincenzo.
Vincenzo da Dublino mi telefona sconvolto.
Mando sms deliranti all’Oscuro e al Lumacone.
Chiedo scusa ai ragazzi del forum sempre con sms.
Non sono più padrone di me stesso.
Mi inginocchio nella mia camera e invoco perdono al nulla.
Sono un uomo di merda e merito di morire, cosi mi dice la Voce.
Mi rivesto e sto per uscire in strada in piena notte.
Mia mamma si sveglia, mi abbraccia e mi porta a dormire.
Carlo e Potter accorrono chiamati da Francesco.
Sono stordito.
Piero e Mamma mi portano dallo Splendente.
È arrivato il momento della pillola.
Le voci sono scomparse.
Il dolore è forte.
La solitudine è insopportabile.
Il calvario è iniziato…

6. Il passo più difficile – Parte IV

Lo Splendente continua a prendere appunti e mi chiede:
– Non mi dire che c’è pure una terza svolta?
– Dottore, di svolte in questa storia ce ne sono di continuo. Diciamo che lentamente la realtà virtuale e la vita reale si mescoleranno in maniera improvvisa e decisiva. Cominciai a frequentare il set e in particolare i tecnici. Feci amicizia con molti di loro. Ero attratto da quel mondo. Ma cominciai a fare delle stranezze: mi trascinavo sul set con un bastone. Feci credere di essere malato. Anche sul forum alludevo a una mia presunta malattia, fino al punto di dire, una sera di maggio, all’Oscuro e al Lumacone che ero un avvocato malato terminale di linfoma non Hodgkin. Non so perché mi uscì questa bugia così orrenda e disgustosa. Il solo ricordo mi fa salire l’ansia e la nausea. Temo di non farcela.
– Mel, continua pure il tuo racconto. Avremo tempo per parlarne. Capisco il tuo stato d’animo.
– Per distogliere l’attenzione da questa bugia, mi buttai sull’attività del forum. Scrivevo e postavo articoli sull’Aspirante. Poi un giorno decisi di farle un’intervista. Non raccolsi molto entusiasmo da parte dello staff, ma ero sicuro di farcela. Cominciai a scrivere le domande aspettando solo l’occasione buona. Che arrivò un giorno di giugno. Mio fratello Piero mi chiamò per dirmi che l’Aspirante stava girando a Roma. Mi precipitai lì. Ero emozionato. Aspettai la fine della giornata di lavoro per parlarle. Era così bella dal vivo. Quello fu il nostro primo incontro. Lei si mostrò disponibile a fare l’intervista, bisognava solo trovare il tempo. Ero così felice e motivato. Avrei cominciato a seguirla per settimane su vari set di Roma.
Lo Splendente scrive qualcosa e attacca:
– È il primo momento di contatto con questa ragazza. Mi sembra il passaggio dalla fantasia alla realtà. Sembra davvero un film. Continua, Mel.
– Era difficile trovare un momento libero, l’Aspirante era sempre impegnata. Era frustrante. Stavo per mollare quando il destino mi diede un aiuto: l’Aspirante doveva fare da madrina a un festival. La seguii fino in un paesino del centro Italia a luglio. Ero così fiero di me: avevo raggiunto lo scopo. I mesi successivi li passai a montare l’intervista con i ragazzi e a seguire le riprese sul set. A fine ottobre, finalmente, dopo tanta fatica, ottenni il placet dell’Aspirante per pubblicare l’intervista. Fu l’ultima volta che la vidi. Quel giorno fu molto sgradevole. Praticamente mi aveva invitato a lasciare il set. Avevo capito che il mio tempo era finito. Così decisi di lasciare Roma. Ero stanco di tutto e di tutti. Per non sentire più nessuno mi inventai che dovevo operarmi al midollo osseo. Per un anno e mezzo ho raccontato che stavo male e che non potevo parlare con nessuno, tranne che con alcune persone. Ho inventato mille storie assurde, grottesche, ridicole. Finché lo scorso 31 luglio ho annunciato sul web di essere morto.
Lo Splendente mi guarda a lungo. Poi dice:
– Ok, Mel. La tua storia è molto strana ma ci credo. C’è molto da lavorare. Hai due grandi problemi: il primo è sicuramente l’affettività con le donne; poi c’è il rapporto con te stesso. Ci vorranno almeno due anni e mezzo. Dovrai venire una volta alla settimana, poi una volta al mese. Se vuoi possiamo cominciare dalla prossima settimana.
Sono frastornato. Le parole dello Splendente mi suonano come una condanna a morte. Mi sento sprofondare. Il mio peggiore incubo è diventato reale. Trattengo le lacrime a stento.
– Ma Dottore, come faccio con la campagna? Non possiamo parlare per telefono?
– Mi dispiace, ma questa cosa bisogna farla di persona. Devi scegliere dove farti curare. Io ho un’allieva che opera in Sicilia. Ma mi permetto di dirti che qui c’è in gioco la tua salute.
– Ok, Dottore. Verrò da Lei. Spero di farcela.
Mi alzo a fatica, sto barcollando, ho la testa in fiamme. Devo arrivare da mamma che mi aspetta in macchina. Saluto lo Splendente ed esco dallo studio.
Arrivo in macchina, stremato. Mamma mi guarda e dice: “Mel, com’è andata? Sei pallido. Cosa è successo? Cosa ti ha detto?”. Io ho solo la forza di dire: “Ci vorranno due anni e mezzo, mamma”.
La mia mente sta per cedere. Sono solo.
È l’inizio dell’inferno.
La mia cara memoria sarebbe diventata la mia peggiore nemica.
Il film che avevo raccontato allo Splendente era incompleto.

5. Il passo più difficile – Parte III

– Come le dicevo, Dottore, Potter mi segnalò che l’Aspirante avrebbe recitato in teatro. Non me lo feci ripetere due volte e telefonai per prenotare un posto. Quella sera ero davvero emozionato: mi batteva il cuore, avevo i sudori freddi. Finalmente dall’immaginazione si passava alla realtà. A esser sincero non saprei dirle molto sullo spettacolo, tanto ero concentrato su di lei e poco sul resto. Ricordo che la sala era gremita, con spettatori di diverse età. Alla fine lo spettacolo fu carino, lei se la cavò in maniera dignitosa per essere all’esordio teatrale. Calato il sipario decisi di aspettarla fuori, sperando in un saluto veloce. Escono gli spettatori, poi gli attori e, alla fine, ecco apparire l’Aspirante Diva. Stavo per avvicinarmi, ma mi bloccai perché un gruppo di ragazzi festanti la circondò. Capii subito che ogni possibilità d’incontro era svanita e così mi misi a osservare l’incontro tra l’Aspirante e il suo fan club. Stava per iniziare un “terzo tempo” davvero insperato che mi sarei gustato fino in fondo.
Lo Splendente annota qualcosa sul quaderno e dice:
– Allora cosa successe?
– Avevo sentito che esistevano dei fan club per calciatori, attori, ma fino ad allora non ne avevo mai conosciuto uno sul serio. Intorno all’attrice c’erano una decina tra ragazzi e ragazze. Le fecero moltissime foto. Le diedero un grande mazzo di fiori e un regalo che da lontano non riuscii a vedere. C’era un clima di allegria e di cordialità genuina. L’Aspirante parlava con loro senza filtri, in maniera spontanea. Lo confesso, Dottore, feci la figura del guardone, messo in un angolo a osservare la scena. Non riuscivo ad andare via né tanto meno ad avvicinarmi. Ricordo che sentii un ragazzo parlare di un forum, e annunciare che le foto della serata sarebbero state postate lì. Ero senza parole. Avevo visto uno spettacolo inatteso. Da quella sera cominciai davvero a pensare che l’Aspirante non era solo un’attrice ma poteva essere anche una ragazza qualunque con cui parlare.
Lo Splendente scrive qualcosa e poi attacca:
– Eri un fan di questa figliola? Ti piaceva? Cosa succede dopo?
Comincio ad agitarmi sulla sedia. Ecco cosa significa andare in analisi, penso tra me e me, dover metter a nudo la propria anima con uno sconosciuto, anche se “Splendente”.
– Succede, Dottore, che l’iniziale entusiasmo e la cotta adolescenziale si trasformarono in vera e propria curiosità per la ragazza. Io sono pigro e indolente, ma quando mi accendo per qualcosa o per qualcuno non mi fermo più. Cercavo notizie su di lei. Ero come ossessionato. Come le ho detto, Dottore, in realtà siamo dentro un film. Dopo l’aiuto di Potter la seconda svolta decisiva arrivò tramite internet, nel marzo 2007. Navigando alla ricerca di notizie sull’Aspirante, mi imbatto in una pubblicità che annuncia una chat con lei su un sito non ufficiale. Non resisto alla tentazione e mi iscrivo al sito con un paio di giorni di anticipo per saggiare il terreno, essendo veramente un neofita dei fan club. Appena iscritto noto che il forum è formato da tre grandi sezioni: la prima dove ci si presenta, la seconda dedicata interamente all’attrice e, infine, la sezione del puro cazzeggio. Il capo è l’Oscuro, il ragazzo che ha creato il forum e soprattutto la persona che ha il contatto diretto con l’Aspirante. Con mia sorpresa, leggendo il forum, mi resi conto di aver ritrovato i ragazzi del teatro: c’erano, infatti, le foto della serata. Ero doppiamente felice. Avevo trovato l’attrice e un gruppo di persone con cui parlare e scherzare. Ricordo che passai parecchio tempo davanti al computer per farmi un’idea precisa del forum e dei suoi abitanti. Lessi migliaia di post di vari utenti per poterli conoscere meglio. Volevo essere preparato e pronto per ogni evenienza. Poco alla volta cominciai a conoscere, oltre l’Oscuro, anche gli altri ragazzi, con i loro rispettivi nickname: il Lumacone curioso, il Presidente, il Discepolo, Mr. Pillola blu e Silvio il giovinastro lavativo. La chat era prevista per le 16.00 di un pomeriggio di marzo. Mi collegai con largo anticipo in modo che non ci fossero problemi di accesso. Ricordo che da parte dello staff c’era grande agitazione e ansia, e li potevo comprendere: la giovane star del momento aveva scelto loro. Erano collegate oltre quaranta persone. Io all’inizio rimasi silenzioso, avevo dei dubbi sulla serietà dell’evento. Man mano che leggevo i post dell’Aspirante trovai il coraggio di scriverle un breve saluto e di farle i complimenti per la sua interpretazione teatrale. Con mia sorpresa, l’Aspirante mi rispose ringraziandomi per il supporto. L’evento si concluse dopo un’ora di infinite domande, anche sull’imminente apertura del set della seconda stagione della serie Tv. Ma si preparavano altri colpi di scena…

4. Il passo più difficile – Parte II

– Io amo le fiction, soprattutto i serial americani. Sono fatti così bene. Settembre è un mese speciale perché, oltre a essere il compleanno di mio fratello Piero, è il momento in cui l’amica Tv riparte di slancio. Ricominciano le amate fiction, i programmi di approfondimento ecc. La Tv é una compagna fedele, non mi ha mai tradito. Nel corso della mia vita mi ha tenuto compagnia prima con i cartoni animati e poi con i telefilm. Sono cresciuto con lei. Una sera, dopo una straordinaria puntata di CSI Las Vegas, la mia attenzione si sposta su una fiction italiana. Durante l’estate avevo visto gli spot di lancio, ma considerati gli attori coinvolti non mi sembrava un evento da guardare. Siccome però sono una persona curiosa e, come dico sempre, un’occhiata a un programma non si nega mai, decisi di guardarne una puntata. Confesso che all’inizio non mi appassionò, mi sembrava di vedere la solita trama italica, ben recitata, ma nulla di sconvolgente. Tuttavia mi colpirono gli attori giovani, quasi esordienti. Mostravano una freschezza e un’armonia nel recitare che si trasmettevano bene allo spettatore. Ricordo che spensi la Tv e dissi a mio fratello: “Mah, non è nulla di che, ma magari la prossima volta me la vedo tutta”. E così feci, Dottore, mi piazzai davanti alla Tv, e con il mio solito spirito critico ero pronto a fare a pezzi tutto e tutti e chiudere la pratica. Purtroppo non avevo fatto i conti con la giovane attrice. Il suo sorriso mi colpì come un dardo infuocato. La sua spontaneità e leggerezza mi travolsero. Nel giro di poche puntate, ne divenni un fan accanito. Ogni puntata la seguivo con attenzione e in silenzio. La storia – io stesso ne ero incredulo – mi coinvolse e mi entusiasmò.
Lo Splendente ascolta in silenzio le mie parole, poi dice:
– Ma cosa c’entra un programma televisivo con Lei? Mi spieghi meglio per favore.
Lo guardo sorridendo: ho di fronte un altro “esemplare di alieno non televisivo”.
– Cominciai a sentirmi e comportarmi come un quindicenne infatuato dell’attrice del momento. La serie Tv era terminata con un “finale aperto” (così la produzione si garantisce altre stagioni avendo scovato la gallina dalle uova d’oro). Avevo letto che la seconda stagione sarebbe stata certa. Felice come spettatore; come uomo, invece, desideravo saperne di più sull’attrice che tanto mi aveva incuriosito. Cominciai a cercare informazioni su internet e a leggere tutte le riviste specializzate sulle fiction. Ero avido d’informazioni su questa ragazza. Volevo sapere tutto di lei. Chi fosse nella vita reale. Durante il giorno lavoravo e pensavo: “Chissà, magari un giorno la incontro per strada e la invito a prendere un caffè”. La mia vita si svolge tra Roma e la Sicilia, sei mesi qui e sei là. Ero davvero preso come un ragazzino, perso per un’immagine televisiva. La prima svolta arriva grazie alla amica Potter che mi suggerisce di vedere l’Aspirante Diva in teatro.
– Prima svolta? Cosa intende Mel?
– Dottore, questa è una storia lunga e complessa. Ci sono, come in un film, tanti colpi di scena. Per favore, mi deve credere. Qui dirò sempre la verità, costi quel che costi.
Lo Splendente scuote la testa:
– Ok Mel, continui con il cinema.

3. Il passo più difficile – Parte I

Roma, 15 Settembre 2009. Nella vita di un uomo può capitare di perdere la diritta via e di ritrovarsi nella selva oscura. Una volta dentro è arduo uscirne. Bisogna avere coraggio, freddezza e forza di volontà. Chi non possiede queste qualità è costretto a chiedere aiuto.
Bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo e affidarsi a un estraneo.
È il primo passo, ma il più difficile da compiere. Questo è il mio caso.
Sono Melvin, e dopo aver vagato per trentadue anni nella selva, ho capito il 31 luglio del 2009 che da solo non ne sarei più uscito. Dopo aver trascorso un’estate piangendo e disperandomi per le mie azioni, mi sono deciso a consultare uno specialista. La scelta è ricaduta sullo Splendente, consigliatomi da mio fratello Francesco. Mi sento veramente frastornato e oppresso. La mia mente è in balia dei pensieri. Quei pochi passi dalla macchina allo studio mi sono apparsi eterni. Barcollo. La mente mi sta scoppiando. Ho davvero paura.
Arrivo e mi siedo nella sala d’attesa. Cerco di farmi forza e di riordinare le idee. Guardo quella porta con ansia. Penso che li dentro c’è uno sconosciuto che deve salvarmi la vita. Finalmente la porta si a apre e lo Splendente mi fa cenno d’entrare. Quei pochi metri mi sembrano lunghissimi. Gli stringo la mano e mi invita a sedermi. Mi accascio sotto il peso delle mie colpe. Il momento è arrivato, penso, non posso più scappare.
– Buonasera Melvin, cosa la porta qui?
– Dottore, non so da dove iniziare. La mia è una vita particolare. Ho fatto tante cose di cui non vado fiero. Comincio con il dirle che sono un bugiardo, un puttaniere e molto altro. Mi vergogno di me stesso.
Lo Splendente annota qualcosa e poi mi guarda.
– Aspetti, Mel, non sia frettoloso. Che lavoro fa? La sua famiglia? Quanti anni ha?
– Ho trentadue anni e mi occupo dell’azienda agricola di famiglia. Vivo tra la Sicilia e Roma. Ho mamma e due fratelli: Francesco e Piero. Papà l’ho perso nel ‘96 per un cancro.
– Mi sembra agitato. Stia tranquillo, abbiamo tutto il tempo.
– Dottore, oggi essere qui è come se mi avessero condannato all’ergastolo o alla pena di morte. Ma non posso fare altrimenti. Mi scoppia la testa. Mi sento male. Non so da dove cominciare. Per favore mi aiuti, Dottore. Io devo guarire. Devo uccidere il Mostro che mi ha fatto fare cose assurde. Mi vergogno così tanto. Mi dica lei come procedere.
Lo Splendente mi osserva.
– Mel, direi che può iniziare da dove vuole. Qui dentro non c’è nessun tribunale. Nessuna sentenza verrà emessa. Lasciamo i giudizi morali agli altri.
– Dottore, mi sento così confuso. Sono settimane che dormo male. Faccio fatica a capire le mie azioni. In questi giorni ho provato a fare una scaletta delle cose da dirle. Ma ora mi sembra così inutile. Ho ingannato tante persone. Ho inventato cose assurde. Ho mancato di rispetto e di sensibilità a  tutti. Ho tradito i valori che mi hanno insegnato i miei genitori. Sono qui perché devo assumermi la responsabilità delle mie azioni. Mi sento travolto dagli eventi. Mi perdoni, Dottore, ma sono angosciato. Sono stato in ospedale qualche giorno fa. Mi hanno prescritto dello Xanax per calmarmi e un antidepressivo. Ma non credo che stiano funzionando. Comunque proverò a spiegarle in qualche modo. Si metta comodo, per favore.

2. Il Crollo

Sicilia, 12 settembre 2009. </
Mi gira la testa, ho la nausea, mi sento dentro una bolla d’aria. Ho appena lasciato la campagna in lacrime. Corro nell'unico posto dove spero di trovare un po’ di pace e serenità. Fa caldo, nei viali c’è poca gente. Ho comprato delle rose come sempre. A testa bassa e con il cuore carico di disperazione e d’angoscia arrivo da Lui. Guardo la tomba malconcia e desolata e sospiro. Cerco di togliere le erbacce che ormai spuntano ovunque. Cambio l’acqua ai fiori.  Sento le gambe farsi molli e mi accascio sulla lapide. C’è un silenzio assordante attorno a me. Vedo la lapide di papà e sto per piangere. Non so da dove cominciare, papà. Ho fatto un casino. Per favore perdonami. Non volevo. Non so cosa mi sia successo. Non riesco a capire. Non volevo fare del male a nessuno. Mi vergogno così tanto. Scusami, ho macchiato il tuo nome. Ho coperto di ridicolo la nostra famiglia. Come posso guardare in faccia la mamma? Come posso dirle tutto?

Papà, lo so che sei arrabbiato. Ti ho deluso così tante volte. Non sono riuscito a darti mai una gioia. Tu e mamma mi avete sempre detto di studiare e  di decidere il mio futuro. Ho fatto sempre di testa mia. Ora sento di aver rovinato tutto. Papà vorrei tanto che fossi qui. Ho bisogno di te. In questi anni ho sempre pensato di averti al fianco. Ti ho sempre immaginato come silente osservatore della mia vita. Chissà quante volte avrai scosso la testa, nauseato. Lo so, papà, potevo pensarci prima. Come ho potuto raccontare tutte queste bugie? Come ho potuto essere così miserabile? Mi faccio schifo, ho evocato la tua malattia, l’ho resa grottesca. Ho insultato migliaia di persone che ogni giorno soffrono e lottano. Papà, mi sento male. Mi sono pure confessato in chiesa. Non è servito a nulla. Volevo vedere Caterina, ma non ce l’ho fatta. Non volevo farmi vedere in questo stato. Ma sai già tutto, immagino. Già: Flavia, Caterina, Ambrosia e tante altre. Le ho deluse tutte. Papà, non so più chi sono. Sto crollando, papà. So che dovrò pagare per le mie colpe. Ho tradito la fiducia di tante persone. Mi sento un uomo di merda. Ho il terrore di incrociare lo sguardo di mamma. In questi anni l’ho vista soffrire in silenzio. Sono la sua costante preoccupazione. Mi vede senza arte né parte. Lei non lo direbbe neanche sotto tortura, ma i suoi occhi parlano da soli. Papà per favore dimmi qualcosa. Ti prego, ho bisogno di un tuo gesto. Aiutami a capire. Chissà cosa penseranno i nonni e lo zio Angelo. Per favore, perdonatemi anche voi. Non volevo. Ho perso il controllo.

Ho deciso che andrò da uno psichiatra. Non posso più scappare. Sono malato. Devo farmi aiutare, prima che sia tardi. Ogni compleanno vengo qui per fare un bilancio della mia vita. Mi sembrava di sentire la tua presenza, papà. Ora come potrò tornarci? Mi vergogno così tanto. Francesco mi ha dato il nome dello Splendente. Non mi resta che affidarmi a questo sconosciuto. Sono disperato. Vorrei scappare sulla Luna. Ho rovinato tutto. Ho paura di cosa succederà appena tornerò a Roma. Papà ti prego stammi vicino. Non mi abbandonare proprio ora. Ora vado da mamma. Le devo dire la verità. È cosi preoccupata. Sono giorni che non mangio e faccio l’isterico per casa. Mi sento un leone in gabbia. Papà ti voglio bene. Ci vediamo presto. Resta con me per favore. Mi faccio il segno della croce e corro via prima di piangere.

Arrivo a casa. Mamma mi sorride e prova a darmi una carezza. Io mi sottraggo e mormoro: “Sediamoci fuori, per favore. Devo dirti alcune cose”.

1. Il peso delle parole

“Sei un coglione. Con questo mondo hai chiuso. La prossima volta le cazzate dille più piccole”.
“La spazzatura buttala tu per favore, tuo cugino è un Dottore”.
“Sei anormale. Io ti ho creato e io ti distruggo”.
“Ti ho fatto promuovere, ora mi devi qualcosa”.
“Cosa esci con i maschi! Stai a casa”.
“Come pensi di farti una famiglia se non studi?”.
“Sei un eterno indeciso”.
“Mi dispiace ma non hai denunciato il fatto. Ti sei dimostrato inadeguato per fare il corso di caporale”.
“Ho sbagliato, ti dovevo rimandare in italiano. Rimedierò”.
“Se non ti fai curare, impedirò a mia figlia di frequentarti. Se continui su questa strada, avrai danni neurologici e sarà un inferno”.
“Ti auguro di trovare una donna che vale la metà di tua madre. Solo lei poteva sopportare un nevrastenico come me”.
“Sei uno zero. Non vali nulla”.
“Non studierà mai e si mangerà ogni cosa”.
“Non capisci che i soldi di papà non sono eterni? Tu cosa pensi di fare?”.
“Sei immaturo. Ma quando cresci? Vai dallo psicologo”.
Potrei continuare all’infinito.
La mia vita è stata così.
Tutti hanno sentito il bisogno di spendere una parola carina nei miei confronti.
Ho sempre pensato che le parole feriscono molto più di una spada.
Ho giocato con le parole per tanto tempo.
Ho mentito per tanto tempo.
Ho inventato una vita.
Ho pensato di gestire la mia stranezza.
Sono caduto tante volte e mi sono rialzato.
Immaginate di essere felici e poi di dimenticarlo.
Ricordare e soffrire.
Essere tormentati dai sensi di colpa e dalla vergogna.
La vita è una fiction.
Ogni giorno viene scritta una pagina di un copione.
Sono morto il 31 luglio del 2009.
Ho visto l’inferno.
Ho lottato con il vuoto.
Ho parlato con i miei pensieri.
Sono tornato per raccontarvi la mia storia.
Sono tornato per il mio orgoglio ferito.
Sono tornato affinché altri non facciano i miei stessi errori.
Sono tornato e qualcuno forse comincerà a preoccuparsi.
Sono Melvin.
Preparatevi a fare un viaggio.
La mente dà e toglie.
Mettetevi comodi.