3. Il passo più difficile – Parte I

Roma, 15 Settembre 2009. Nella vita di un uomo può capitare di perdere la diritta via e di ritrovarsi nella selva oscura. Una volta dentro è arduo uscirne. Bisogna avere coraggio, freddezza e forza di volontà. Chi non possiede queste qualità è costretto a chiedere aiuto.
Bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo e affidarsi a un estraneo.
È il primo passo, ma il più difficile da compiere. Questo è il mio caso.
Sono Melvin, e dopo aver vagato per trentadue anni nella selva, ho capito il 31 luglio del 2009 che da solo non ne sarei più uscito. Dopo aver trascorso un’estate piangendo e disperandomi per le mie azioni, mi sono deciso a consultare uno specialista. La scelta è ricaduta sullo Splendente, consigliatomi da mio fratello Francesco. Mi sento veramente frastornato e oppresso. La mia mente è in balia dei pensieri. Quei pochi passi dalla macchina allo studio mi sono apparsi eterni. Barcollo. La mente mi sta scoppiando. Ho davvero paura.
Arrivo e mi siedo nella sala d’attesa. Cerco di farmi forza e di riordinare le idee. Guardo quella porta con ansia. Penso che li dentro c’è uno sconosciuto che deve salvarmi la vita. Finalmente la porta si a apre e lo Splendente mi fa cenno d’entrare. Quei pochi metri mi sembrano lunghissimi. Gli stringo la mano e mi invita a sedermi. Mi accascio sotto il peso delle mie colpe. Il momento è arrivato, penso, non posso più scappare.
– Buonasera Melvin, cosa la porta qui?
– Dottore, non so da dove iniziare. La mia è una vita particolare. Ho fatto tante cose di cui non vado fiero. Comincio con il dirle che sono un bugiardo, un puttaniere e molto altro. Mi vergogno di me stesso.
Lo Splendente annota qualcosa e poi mi guarda.
– Aspetti, Mel, non sia frettoloso. Che lavoro fa? La sua famiglia? Quanti anni ha?
– Ho trentadue anni e mi occupo dell’azienda agricola di famiglia. Vivo tra la Sicilia e Roma. Ho mamma e due fratelli: Francesco e Piero. Papà l’ho perso nel ‘96 per un cancro.
– Mi sembra agitato. Stia tranquillo, abbiamo tutto il tempo.
– Dottore, oggi essere qui è come se mi avessero condannato all’ergastolo o alla pena di morte. Ma non posso fare altrimenti. Mi scoppia la testa. Mi sento male. Non so da dove cominciare. Per favore mi aiuti, Dottore. Io devo guarire. Devo uccidere il Mostro che mi ha fatto fare cose assurde. Mi vergogno così tanto. Mi dica lei come procedere.
Lo Splendente mi osserva.
– Mel, direi che può iniziare da dove vuole. Qui dentro non c’è nessun tribunale. Nessuna sentenza verrà emessa. Lasciamo i giudizi morali agli altri.
– Dottore, mi sento così confuso. Sono settimane che dormo male. Faccio fatica a capire le mie azioni. In questi giorni ho provato a fare una scaletta delle cose da dirle. Ma ora mi sembra così inutile. Ho ingannato tante persone. Ho inventato cose assurde. Ho mancato di rispetto e di sensibilità a  tutti. Ho tradito i valori che mi hanno insegnato i miei genitori. Sono qui perché devo assumermi la responsabilità delle mie azioni. Mi sento travolto dagli eventi. Mi perdoni, Dottore, ma sono angosciato. Sono stato in ospedale qualche giorno fa. Mi hanno prescritto dello Xanax per calmarmi e un antidepressivo. Ma non credo che stiano funzionando. Comunque proverò a spiegarle in qualche modo. Si metta comodo, per favore.
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2 pensieri su “3. Il passo più difficile – Parte I

  1. perchè lo psi è chiamato Lo Splendente?
    Il soprannome si riferisce alle aspettative che avevi rispetto alla capacità di aiutarti, che te lo facevano vedere sotto una luce splendente o come la luce che disperde le tenebre?

    Vabbè, forse la domanda è banale

    • Cara Sgra Orsa,Nessuna Domanda e’ Banale.Non sapevo a chi rivolgermi.Ero frastornato.Mio fratello mi consiglio lo Splendente.Non sapevo cosa aspettarmi.Ricordo che la prima volta che entrai nel suo studio mi accasciai sulla sedia e lo guardai negli occhi cercando un po’ di calore.Mi colpi il suo sorriso sicuro.Lo Splendente e’sicuro di se.Siamo diversi.Non immagina quante discussioni abbiamo avuto.Perche’ il sopranome Splendente?Ricordo che durante una seduta per me drammatica un raggio di sole entro dalla finestra e lo illumino mentre parlava.La cosa mi fece sorridere.E’ stata una valida guida.E’ un ottimo medico.Mi onoro di considerarlo anche un amico.Mi ha salvato la vita.Continui a leggere e lo conoscerà meglio

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