2. Il Crollo

Sicilia, 12 settembre 2009. </
Mi gira la testa, ho la nausea, mi sento dentro una bolla d’aria. Ho appena lasciato la campagna in lacrime. Corro nell'unico posto dove spero di trovare un po’ di pace e serenità. Fa caldo, nei viali c’è poca gente. Ho comprato delle rose come sempre. A testa bassa e con il cuore carico di disperazione e d’angoscia arrivo da Lui. Guardo la tomba malconcia e desolata e sospiro. Cerco di togliere le erbacce che ormai spuntano ovunque. Cambio l’acqua ai fiori.  Sento le gambe farsi molli e mi accascio sulla lapide. C’è un silenzio assordante attorno a me. Vedo la lapide di papà e sto per piangere. Non so da dove cominciare, papà. Ho fatto un casino. Per favore perdonami. Non volevo. Non so cosa mi sia successo. Non riesco a capire. Non volevo fare del male a nessuno. Mi vergogno così tanto. Scusami, ho macchiato il tuo nome. Ho coperto di ridicolo la nostra famiglia. Come posso guardare in faccia la mamma? Come posso dirle tutto?

Papà, lo so che sei arrabbiato. Ti ho deluso così tante volte. Non sono riuscito a darti mai una gioia. Tu e mamma mi avete sempre detto di studiare e  di decidere il mio futuro. Ho fatto sempre di testa mia. Ora sento di aver rovinato tutto. Papà vorrei tanto che fossi qui. Ho bisogno di te. In questi anni ho sempre pensato di averti al fianco. Ti ho sempre immaginato come silente osservatore della mia vita. Chissà quante volte avrai scosso la testa, nauseato. Lo so, papà, potevo pensarci prima. Come ho potuto raccontare tutte queste bugie? Come ho potuto essere così miserabile? Mi faccio schifo, ho evocato la tua malattia, l’ho resa grottesca. Ho insultato migliaia di persone che ogni giorno soffrono e lottano. Papà, mi sento male. Mi sono pure confessato in chiesa. Non è servito a nulla. Volevo vedere Caterina, ma non ce l’ho fatta. Non volevo farmi vedere in questo stato. Ma sai già tutto, immagino. Già: Flavia, Caterina, Ambrosia e tante altre. Le ho deluse tutte. Papà, non so più chi sono. Sto crollando, papà. So che dovrò pagare per le mie colpe. Ho tradito la fiducia di tante persone. Mi sento un uomo di merda. Ho il terrore di incrociare lo sguardo di mamma. In questi anni l’ho vista soffrire in silenzio. Sono la sua costante preoccupazione. Mi vede senza arte né parte. Lei non lo direbbe neanche sotto tortura, ma i suoi occhi parlano da soli. Papà per favore dimmi qualcosa. Ti prego, ho bisogno di un tuo gesto. Aiutami a capire. Chissà cosa penseranno i nonni e lo zio Angelo. Per favore, perdonatemi anche voi. Non volevo. Ho perso il controllo.

Ho deciso che andrò da uno psichiatra. Non posso più scappare. Sono malato. Devo farmi aiutare, prima che sia tardi. Ogni compleanno vengo qui per fare un bilancio della mia vita. Mi sembrava di sentire la tua presenza, papà. Ora come potrò tornarci? Mi vergogno così tanto. Francesco mi ha dato il nome dello Splendente. Non mi resta che affidarmi a questo sconosciuto. Sono disperato. Vorrei scappare sulla Luna. Ho rovinato tutto. Ho paura di cosa succederà appena tornerò a Roma. Papà ti prego stammi vicino. Non mi abbandonare proprio ora. Ora vado da mamma. Le devo dire la verità. È cosi preoccupata. Sono giorni che non mangio e faccio l’isterico per casa. Mi sento un leone in gabbia. Papà ti voglio bene. Ci vediamo presto. Resta con me per favore. Mi faccio il segno della croce e corro via prima di piangere.

Arrivo a casa. Mamma mi sorride e prova a darmi una carezza. Io mi sottraggo e mormoro: “Sediamoci fuori, per favore. Devo dirti alcune cose”.

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4 pensieri su “2. Il Crollo

  1. sembra un drammone , ma si intuisce che c’è qualcos’altro; bello leggere questa storia a puntate, con l’interruzione prima che vengano svelati i motivi

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