6. Il passo più difficile – Parte IV

Lo Splendente continua a prendere appunti e mi chiede:
– Non mi dire che c’è pure una terza svolta?
– Dottore, di svolte in questa storia ce ne sono di continuo. Diciamo che lentamente la realtà virtuale e la vita reale si mescoleranno in maniera improvvisa e decisiva. Cominciai a frequentare il set e in particolare i tecnici. Feci amicizia con molti di loro. Ero attratto da quel mondo. Ma cominciai a fare delle stranezze: mi trascinavo sul set con un bastone. Feci credere di essere malato. Anche sul forum alludevo a una mia presunta malattia, fino al punto di dire, una sera di maggio, all’Oscuro e al Lumacone che ero un avvocato malato terminale di linfoma non Hodgkin. Non so perché mi uscì questa bugia così orrenda e disgustosa. Il solo ricordo mi fa salire l’ansia e la nausea. Temo di non farcela.
– Mel, continua pure il tuo racconto. Avremo tempo per parlarne. Capisco il tuo stato d’animo.
– Per distogliere l’attenzione da questa bugia, mi buttai sull’attività del forum. Scrivevo e postavo articoli sull’Aspirante. Poi un giorno decisi di farle un’intervista. Non raccolsi molto entusiasmo da parte dello staff, ma ero sicuro di farcela. Cominciai a scrivere le domande aspettando solo l’occasione buona. Che arrivò un giorno di giugno. Mio fratello Piero mi chiamò per dirmi che l’Aspirante stava girando a Roma. Mi precipitai lì. Ero emozionato. Aspettai la fine della giornata di lavoro per parlarle. Era così bella dal vivo. Quello fu il nostro primo incontro. Lei si mostrò disponibile a fare l’intervista, bisognava solo trovare il tempo. Ero così felice e motivato. Avrei cominciato a seguirla per settimane su vari set di Roma.
Lo Splendente scrive qualcosa e attacca:
– È il primo momento di contatto con questa ragazza. Mi sembra il passaggio dalla fantasia alla realtà. Sembra davvero un film. Continua, Mel.
– Era difficile trovare un momento libero, l’Aspirante era sempre impegnata. Era frustrante. Stavo per mollare quando il destino mi diede un aiuto: l’Aspirante doveva fare da madrina a un festival. La seguii fino in un paesino del centro Italia a luglio. Ero così fiero di me: avevo raggiunto lo scopo. I mesi successivi li passai a montare l’intervista con i ragazzi e a seguire le riprese sul set. A fine ottobre, finalmente, dopo tanta fatica, ottenni il placet dell’Aspirante per pubblicare l’intervista. Fu l’ultima volta che la vidi. Quel giorno fu molto sgradevole. Praticamente mi aveva invitato a lasciare il set. Avevo capito che il mio tempo era finito. Così decisi di lasciare Roma. Ero stanco di tutto e di tutti. Per non sentire più nessuno mi inventai che dovevo operarmi al midollo osseo. Per un anno e mezzo ho raccontato che stavo male e che non potevo parlare con nessuno, tranne che con alcune persone. Ho inventato mille storie assurde, grottesche, ridicole. Finché lo scorso 31 luglio ho annunciato sul web di essere morto.
Lo Splendente mi guarda a lungo. Poi dice:
– Ok, Mel. La tua storia è molto strana ma ci credo. C’è molto da lavorare. Hai due grandi problemi: il primo è sicuramente l’affettività con le donne; poi c’è il rapporto con te stesso. Ci vorranno almeno due anni e mezzo. Dovrai venire una volta alla settimana, poi una volta al mese. Se vuoi possiamo cominciare dalla prossima settimana.
Sono frastornato. Le parole dello Splendente mi suonano come una condanna a morte. Mi sento sprofondare. Il mio peggiore incubo è diventato reale. Trattengo le lacrime a stento.
– Ma Dottore, come faccio con la campagna? Non possiamo parlare per telefono?
– Mi dispiace, ma questa cosa bisogna farla di persona. Devi scegliere dove farti curare. Io ho un’allieva che opera in Sicilia. Ma mi permetto di dirti che qui c’è in gioco la tua salute.
– Ok, Dottore. Verrò da Lei. Spero di farcela.
Mi alzo a fatica, sto barcollando, ho la testa in fiamme. Devo arrivare da mamma che mi aspetta in macchina. Saluto lo Splendente ed esco dallo studio.
Arrivo in macchina, stremato. Mamma mi guarda e dice: “Mel, com’è andata? Sei pallido. Cosa è successo? Cosa ti ha detto?”. Io ho solo la forza di dire: “Ci vorranno due anni e mezzo, mamma”.
La mia mente sta per cedere. Sono solo.
È l’inizio dell’inferno.
La mia cara memoria sarebbe diventata la mia peggiore nemica.
Il film che avevo raccontato allo Splendente era incompleto.
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10 pensieri su “6. Il passo più difficile – Parte IV

  1. Un grande abbraccio.
    So che questo è un passo difficile per te, ti sono virtualmente vicina.
    Se può farti star meglio, le morti sul web non sono poi così inusuali…

    • Cara Alice,ti ringrazio per le tue parole. E’ un momento difficile del racconto. Mi rendo conto che questa parte del racconto getta un ombra pesante su di me. Per tre anni ho convissuto con la vergogna e il senso di colpa. E’ in assoluta la bugia più schifosa che abbia mai detto nella vita di bugiardo. Ho chiesto scusa a tutte le persone coinvolte. Credo di avere la coscienza a posto. Ho scelto di raccontare la mia storia affinché nessuno faccia i miei stessi errori. Il mio Hyde è morto nel luglio del 2009. Sto voltando pagina. faccio pace con il mio passato come mi ha suggerito lo Splendente. Grazie di cuore Alice. Un Abbraccio forte

  2. Melvin, nonostante le bugie, ti dico che in pochi avrebbero avuto il coraggio di riconoscere i propri errori, scusarsi e pubblicarli in un blog. Forza e coraggio.

    • Gentile Signorina Manuela,la ringrazio per il sostegno. Il coraggio c’entra poco.Leggerà quanto sia poco coraggioso. Ho scelto di scrivere la mia storia per fare pace con me stesso. Ho scelto di combattere i fantasmi che per tanto tempo hanno affollato la mia mente.La mia é una storia negativa. I miei errori nascono dal passato. Se avrete la pazienza di leggere. Capirete da dove viene Melvin. Spero di far comprendere che la diversità va compresa e sostenuta e non compatita o irrisa.

      • parlavo di coraggio ADESSO, non nel passato. Ribadisco, non tutti avrebbero avuto la faccia di rimediare ai propri errori, le assicuro, caro Melvin, in giro c’è tanta cattiveria… magari tutti si fermassero a riflettere e chiedessero scusa. Vivremmo in un mondo migliore.

      • Cara Manuela,la mia coscienza mi impose di farmi aiutare. Ero allo stremo.Dopo tre anni e mezzo di terapia ho deciso che era venuto l momento di raccontare il mio percorso.Sto ancora lavorando su me stesso.Ho ancora tanti nodi da sciogliere.Ma sono ottimista.E’ vero la cattiveria esiste.Anche nella mia storia c’e’in grandi dose .Bisogna difendersi.In questi anni mi sono interrogato sui miei rigidi schemi mentali.Certe scelte ovviamente non le farei più.Oggi posso solo augurarmi che le future generazioni mi leggano e comprendano la pericolisità della bugia.

  3. non ho ancora capito perchè hai finto di essere malato e poi morto; se per essere accettato e compatito o rimpianto o per vendicarti verso qualcuno che non si è curato abbastanza di te; però capisco ancora meno tutti i sensi di colpa che te ne sono derivati; in fondo non hai fatto veramente del male a nessuno, hai mentito in modo un po’ immaturo e infantile magari, ma in quel momento avrai avuto i tuoi motivi per comportarti così.
    Spero che tu non intenda questo racconto come una forma di espiazione o una confessione pubblica; perchè in fondo non devi espiare e rendere conto di niente a nessuno.
    Questo racconto ha piuttosto un valore letterario, è piacevole e interessante da leggere.
    Sai, oggi in montagna parlavo con un’amica psicoterapeuta che mi ha detto che nemmeno dopo anni di terapia si cambia in modo sostanziale; che la terapia non serve per cambiare, come se dovessimo sostituire dei pezzi difettosi di noi stessi, ma per imparare a comprenderci a accettarci

    • Gentile Signora Orsa la invito a rileggersi il primo post”Il peso delle parole”. Lo può considerare il manifesto del mio “Ritorno”
      Le parole hanno un valore. Vanno usate con prudenza. Vanno calibrate. Nei miei confronti molto spesso si è preferito “ferirmi” e “umiliarmi” piuttosto che sforzarsi di comprendere. Anche i miei cari hanno scelto la strada più semplice anche se mi hanno voluto molto bene. Adesso cerco con le “poche conoscenze” che ho di raccontare la mia vita attraverso i miei occhi.
      La speranza che chi leggerà possa dire alla fine”Forse ho capito Mel,tardi ma l’ho capito”. Non voglio pacche sulle spalle,Sgra Orsa,desidero rispetto , stima e comprensione vera non di facciata. Sono stanco di difendere la mia diversità dall’ignoranza e dalla superficialità. Perché inventarsi un “Melvin malato di linfoma?”. E’ la domanda che mi sono posto per tanto tempo Sgra Orsa. Purtroppo non posso darle una risposta chiara. Potrei darle tante risposte ma mi creda nessuna esaustiva. Per ora si accontenti della più stupida. Mi sentivo solo.Le donne della mia vita erano andate via.Stavo compiendo trent’anni. Per la prima volta volgevo lo sguardo indietro e vedevo il vuoto.Non ero contento di me.Decisi di frequentare un forum e un set di fiction per curiosità di un Aspirante Diva.Mi vergognavo di dire che potevo permettermi di stare ore sul set perché economicamente abbiente. Mi sentivo in difetto. Quindi ho inventato. Lo so Sgra Orsa,è una risposta infantile ed immatura. Ma sono stato anche questo nella mia vita. Sono cresciuto in una famiglia con dei valori forti. I miei genitori mi hanno insegnato cosa e’ il bene e cosa il male. So d’essere rigido e schematico.Ho visto mio padre morire di cancro letteralmente tra le mie braccia. I sensi di colpa mi hanno divorato lentamente. Mi hanno consumato.La bugia era poco credibile.Tutti avevano capito sul set e sul web che la mia malattia era quantomeno”dubbia”.Ma alla fine hanno preferito credere alle mie bugie fantasiose che prendere atto di aver dato affetto a uno stupido folle. Un giorno Sgra orsa le farò leggere un messaggio di una ragazza coinvolta. A distanza di tre anni ancora non mi ha perdonata. Non devo espiare nulla Sgra Orsa. Ho già chiesto scusa tre anni e mezzo fa pubblicamente. Il mio “Ritorno” serve a raccontare un percorso di vita. Spero che serva a far capire che si può uscire dal buco nero e dalla disperazione. Sono tornato perché raccontarmi spero mi aiuti con il percorso terapeutico. Un altro utente sostiene che il passato che ti chiede il conto. Sbaglia secondo me.Sei tu che decidi quanto spazio dargli. Io per tanto tempo sono rimasto intrappolato dai rimpianti e rimorsi. Adesso vado a distruggerli uno alla volta. La ringrazio per i complimenti Sgra Orsa. Non credo che il mio esercizio abbia un grande valore letterario,ma ha un grande valore affettivo. Io non volevo andare in terapia. Sono stato costretto ad andarci.
      Sono cambiato Sgra Orsa. Sto ancora cambiando.La speranza è di diventare un uomo migliore.Al punto di comprendermi e accettarmi fino in fondo

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