16) XXX – Il Ritorno di Xander Cage

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Il biglietto d’acquistare per “XXX: Il Ritorno di Xander Cage” è: 1) Neanche regalato 2)Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“XXX: Il Ritorno di Xander Cage” è un film del 2017 diretto da D.J Caruso, scritto da F. Scott Frazier, Chad St. John, con : Vin Diesel, Samuel L. Jackson, Nina Dobrev, Ruby Rose, Toni Collette, Donnie Yen, Rory McCann, Tony Jaa.

Esistono dei film dove si è invitati oltre a spegnere il cellulare anche il cervello per potersi gustare pienamente l’essenza della pellicola.
La critica li definisce con disprezzo in vario modo: Blockbuster, nazional popolare, commerciale.
Nel caso di XXX- Il Ritorno di Xander Cage sarebbe giusto definirlo il trionfo del trash o meglio della “tamarrata” all’ennesima potenza.
Attenzione chi vi scrive non ha nessuna intenzione di mancare di rispetto agli appassionati del genere e soprattutto ai numerosi fan della saga giunta al terzo capitolo.
Non conoscevo fino alla proiezione di ieri sera il fenomeno XXX e in modo preventivo e per curiosità avevo letto qualche notizia in rete per capire che cosa aspettarmi.
XXX è una via di mezzo tra una spy story e un action movie dove non c’è spazio volutamente eccessivo, scorretto, ammiccante ed esasperato.
Xander Cage (Vin Diesel) è un James Bond coatto, muscoloso, sexy e spericolato.
Messe in chiaro questi punti di riferimento cinematografico, lo spettatore si prepari a un’ora e mezza di spari, acrobazie, ammiccamenti mescolati insieme a gran velocità senza dover tenere fede a qualsiasi idea narrativa o struttura drammaturgica precisa.
È un film che con i suoi limiti e difetti si lascia anche guardare in modo godibile e divertente, consapevole però, che il cinema d’azione è un’altra cosa. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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15) Qua La Zampa!

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Il biglietto d’acquistare per “Qua La Zampa!” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto(Con Riserva) 5) Sempre

A Cura di Leon Sapienza con la collaborazione di Roberto Sapienza.

“Qua la Zampa” è un film del 2017 diretto da Lasse Hallstrom, scritto da : W. Bruce Cameron, Cathryn Michon, Audrey Wells, Maya Forbes, Wally Wolodarsky, basato sul romanzo “Dalla parte di Baiely) di W. Bruce Cameron, con : Dennis Quaid, Britt Robertson, Josh Gad, Peggy Lipton, la voce italiana del cane Bailey è di : Gerry Scotti.

Ciao a tutti,
Sono Leon Sapienza , mio zio Roberto mi ha portato oggi pomeriggio a vedere l’anteprima stampa del film “Qua la Zampa”, credendo che il film potesse essere di mio gradimento.
Mia mamma Virginie, per ogni evenienza, ha deciso d’assistere alla proiezione con noi.
Io non volevo scrivere, non ne avevo voglia, ma lo zio ha insistito che vi raccontassi la mia opinione.
Il film nel complesso mi è piaciuto divertendomi a vedere le avventure del cane Bailey e quanto fosse tenero e affettuoso con i suoi diversi padroni.
Chi è Bailey?
Insomma, ma non sapete proprio nulla!
Zio pensaci tu per favore.
D’accordo Leon, non ti arrabbiare, capita che il lettore non conosca la storia del film
Qua la zampa! è diretto dal regista di HACHIKO, Lasse Hallström è racconta una nuova emozionante storia con un protagonista a quattro zampe! Il narratore della storia è infatti Bailey(Scotti), un cucciolo di cane saggio e divertente che tra mille avventure e tanti proprietari ci conduce in un viaggio incantato alla ricerca del senso della vita, dell’amore e della lealtà, superando il velo sottile che separa animali ed esseri umani. Nel corso di cinque decenni, una sola voce – quella di un infaticabile cane – ci accompagna lungo un percorso avvincente ed esaltante che parla al cuore di chiunque abbia mai amato un animale. Anche se si reincarna nel corpo di molteplici cani nel corso degli anni, è il suo legame indissolubile con uno spirito affine di nome Ethan, che guida e ispira il cane durante il suo viaggio per far scoprire al padrone il suo scopo nella vita.
Ora puoi contare Leon.
Grazie zio.
Allora dicevo Bailey è un cane carino, cioè in realtà vediamo tanti cani di diversa razza durante la proiezione, ma in vero è sempre Bailey che ci parla e ci guida nella sua ricerca d’affetto e protezione da una parte e dall’altra nel desiderio di giocare con il padrone di turno e renderlo felice. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

14) Arrival

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Il biglietto da acquistare per “Arrival” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Denis Villeneuve. Con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma. Fantascienza, 116’. 2016.

Probabilmente il vero segno del mio invecchiamento non è tanto rappresentato dal decadimento fisico o mentale quanto piuttosto dal fatto che, alla fine di certe proiezioni, i colleghi giornalisti applaudano fin quasi a spellarsi le mani mentre io resto perplesso, titubante, con la strana sensazione di aver già visto anni prima qualcosa di simile.

Dopo la prima mezz’ora di “Arrival” di Denis Villeneuve nella mia mente sono scorse immagini di “Contact” di Robert Zemeckis (1997), con Jodie Foster a vestire i panni di una stimata scienziata mai rassegnatasi al fatto di aver perso il padre, tanto da cercare un modo per poterlo riabbracciare.

In “Arrival” protagonista è la linguista Louisa (Adams) che, veniamo a sapere dalle prime scene, ha appena perso la figlia per un cancro.

In entrambi i film compaiono alieni desiderosi di comunicare con la Terra, ma politici e regnanti, spiazzati e intimoriti da questa invasione pacifica, non trovano di meglio da fare che litigare tra se fino al punto da scatenare guerra interspaziale.

Chi sono questi alieni e che cosa vogliono? Perché sono giunti con dodici astronavi sulla Terra e come possiamo comunicare con loro? Louisa è la chiave per rispondere a queste e probabilmente a molte altre domande.

“Arrival” ha delle ambizioni drammaturgiche più alte rispetto a quelle del classico film di fantascienza, cercando di emulare se non superare “Intestellar” di Christopher Nolan quanto a implicazioni filosofiche, fisiche e introspettive.

I problemi si presentano quando lo sceneggiatore, nel tentativo di dimostrare di essere il più bravo, finisce per perdersi per strada, smarrendo l’identità della storia. Il film finisce per essere tanto fumo e pochissimo arrosto.

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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13) Io so e ho le prove

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“Io so e ho le prove” è uno spettacolo teatrale di Giovanni Meola, regia di Giovanni Meola, liberamente tratto dall’omonimo libro di Vincenzo Imperatore (e Chiare Lettere), musiche originali di Daniela Esposito, con: Giovanni Meola e Daniela Esposito.
Lo spettacolo di e con Giovanni Meola ha debuttato ieri sera al Teatro Piccolo Re di Roma, in replica oggi alle 18.30. Per andare in scena, poi, anche Milano, Torino, Bologna, Napoli, Salerno, Avellino, Potenza.

La storia ci insegna che gli stessi Santi prima di essere tali furono dei grandi peccatori.
Manzoni ci racconta come un cattivo e crudele come l’Innominato, dopo che incontrò l’ingenua e candida Lucia, ebbe un sussulto di coscienza e dopo una notte travagliata decise di cambiare vita.
Tutti hanno una coscienza e un ‘anima anche chi è dedito al malaffare.
Sì, caro lettore, anche un manager di banca, avido, spietato e famelico può essere illuminato sulla strada di Damasco e comprendere che la banca dovrebbe essere un ente al servizio del cittadino e delle imprese e non come oggi un’associazione a delinquere legalizzata e impunita.
Questa è la storia vera di Vincenzo Imperatore, importante manager Unicredit, che dopo aver lavorato per oltre vent’anni facendo gli interessi degli azionisti e dei capi piuttosto dei clienti, decise nel 2009 di dire basta a questo circolo vizioso, mettendosi contro i poteri forti. Nel 2015 ha pubblicato con Chiare lettere il romanzo “Io so e ho le prove” denunciando in modo accurato e preciso come le banche per vent’anni si siano arricchite sulle spalle di imprenditori pronti a tutto pur di ottenere un fido o un mutuo per far sopravvivere la propria azienda.
Un tema mai come oggi attuale e scottante leggendo le cronache dei nostri giornali e i programmi d’informazione.
Giovanni Meola ispirandosi al testo di Imperatore, ha deciso di scrivere e mettere in scena un monologo in cui Enzo(Meola) detto il Pazzo da piccolo, rivela a un immaginario collega bancario la sua vita ,dapprima personale di umili origini a Napoli ,e come spinto dalla madre affinché lasci il povero quartiere, e impegnandosi con proficuo nello studio. E come tanti sacrifici vengano premiati con una vita professionale da giovane e talentuoso manager ambito da diverse banche.
Enzo così è assunto in un importante banca all’inizio degli Anni Novanta scalando in breve tempo i diversi gradini della carriera, assumendo incarichi sempre più prestigiosi.
Enzo è perfettamente integrato nel diabolico ingranaggio del management che inculca ai suoi dipendenti la parola d’ordine “vendere” i propri prodotti come inutili assicurazioni agli sprovveduti clienti.
Le banche prestano soldi a chiunque senza alcuno controllo e verifica scaricando i costi di questa sciagurata gestione sulle future generazioni.
Un ventennio scriteriato e sciagurato che termina nel 2009 quando la crisi economica impone ai vertici bancari un brusco cambio di strategia imponendo il rientro dei prestiti concessi agli imprenditori.
Meola ha il merito di raccontare con un linguaggio semplice, diretto una storia vera quanto drammatica aprendo il velo su una situazione tragica e nello stesso tempo comica e dando lo spunto per un’amara riflessione allo spettatore.
Lo spettacolo si rivela nel complesso godibile ed interessante, anche se in alcuni momenti è un po’ dispersivo e ripetitivo e non sempre sostenuto da un costante ritmo e pathos narrativo.

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È sicuramente degna di menzione la performance musicale e mimica di Daniela Esposito che si dimostra una valida ed efficace spalla artistica di Meola, dando brio e forza allo show.
Enzo come un novello Innominato decide di dire basta, lasciando il posto sicuro diventando consulente per gli imprenditori in difficoltà.
Enzo sentiva la banca come una seconda mamma, ma nonostante ciò, ha preferito scegliere di seguire l’amorevole consiglio della prima di fare ciò che si sentiva di fare.
L’augurio o forse la speranza per noi tutti correntisti che ci siano altri Enzo o se volete  Vincenzo Imperatore che si rendano conto che la missione di una bianca è sostenere il privato e non ingannarlo e dargli calci in culo senza che nessun arbitro vigili su questo iniquo match.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

12) Magic Island

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Il biglietto d’acquistare per “Magic Island” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Magic Island” è un film documentario di Marco Amenta, scritto da Marco Amenta e Roberto Scarpetti, con: Andrea Schiavelli.
Spesso è più semplice detestare un genitore che sforzarsi di conoscerlo e amarlo.
A volte un figlio dimentica che un padre prima di essere tale è anche un uomo.
Tante volte neanche l’arrivo della morte è sufficiente a sanare vecchie ferite ed incomprensioni.
Eppure può capitare un giorno all’improvviso che il Destino decida per te e ti riservi l’opportunità di recuperare il tempo perduto e chiudere il cerchio con il proprio passato.
Nel nostro caso Marco Amenta con questo semplice e delicato documentario conduce lo spettatore a Los Angeles per conoscere Andrea Schiavelli, ragazzo di 27 anni e promettente compositore di colonne sonore per film, e soprattutto figlio dell’attore italo –americano Vincent Schiavelli, morto in Sicilia nel 2005.
Il rapporto tra Andrea e Vincent non è stato né facile, né tanto meno ricco e incisivo sul piano relazionale ed emotivo.
Così quando Andrea riceve la telefonata di Katia, l’ultima fidanzata del padre, invitandolo in Sicilia per risolvere un problema di eredità, per il ragazzo si apre la possibilità di un viaggio non solamente fisico, ma soprattutto fatto di ricordi ed emozioni alla ricerca dell’uomo Vincent.
Un inedito viaggio dall’America alla Sicilia in cui il protagonista va alla ricerca della propria identità, passato e soprattutto di una strada sicura dove percorrere il proprio futuro.
Marco Amenta dirige in modo asciutto, pulito e semplice volendo dare ampio spazio ad Andrea e alla sua ricerca di verità e d’affetto, risultando nel complesso un prodotto godibile, interessante e toccante.
La Sicilia per una volta ci è mostrata non come luogo di crimini, violenze o povertà, bensì come location incantevole e suggestiva di un riavvicinamento tra padre e figlio, quanto mai necessario e utile per scaldare il cuore dello spettatore.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

11) Silence

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Il biglietto da acquistare per “Silence” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Martin Scorsese. Con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei Ogata, Drammatico, 116′. 2016

Basato sul romanzo omonimo di Shusako Endo (1966).

Silenzio, fate silenzio! Mai come questa volta, se desiderate andare al cinema a vedere il nuovo, atteso film di Martin Scorsese, sarete chiamati a un esercizio di volontà e determinazione. Perché “Silence” è una pellicola assai difficile, complessa sul piano spirituale e filosofico e vi richiederà una prova di resistenza fisica e morale.

Possiamo vedere il film come la risposta di Scorse alla “Passione di Cristo” di Mel Gibson e, volendo, anche a “Revenant – Redivivo” di Alejandro González Iñárritu (leggi la recensione).

“Silence” è una sfida, un rompicapo, un viaggio nella fede e nella fedeltà a un Credo, come mi ha suggerito la collega Vania Amitrano, che ringrazio per l’illuminazione.

“Silence” è una sfida, un rompicapo, un viaggio nella fede.
Si possono esportare e applicare un Credo, una fede, la propria liturgia tout court in un Paese straniero oppure, quando si evangelizza, è necessario adattarsi e rimodellare la nostra fede sulle usanze, i costumi, la mentalità del luogo?

“Silence” è ambientato nel Giappone del XVII secolo, epoca in cui i gesuiti portoghesi cercarono con coraggio e probabilmente ottusità di convertire al cristianesimo la popolazione, incontrando la feroce opposizione delle istituzioni locali pronte, nel nome del Buddismo, a compiere una durissima forma di Inquisizione, torturando, senza distinzione alcuna, i gesuiti e i convertiti.

Un film storico per ambientazione che però, per molti versi, risulterà moderno e attuale a chi è abituato a un mondo in cui la religione è diventata ancora una volta pretesto per guerre e distruzione.

Padre Rodrigues (Garfield) e Padre Garupe (Driver) intraprendono un lungo e pericoloso viaggio per raggiungere il Giappone, alla ricerca del loro mentore scomparso, Padre Ferreiera (Neeson). In questo percorso di evangelizzazione e amore, i due missionari portoghesi saranno costretti a mettere in discussione la loro stessa fede, dopo essere stati fatti prigionieri dell’Inquisizione locale.

Padre Rodrigues, soprattutto, compirà una personale e sofferta via crucis della fede, trovandosi anche a dover combattere teologicamente contro il suo mentore di un tempo, Ferreira, prete decaduto, cinico e disincantato.

“Silence” non è un film facile né commerciale; il suo impianto narrativo e il ritmo esasperante non aiutano a rendere la visione leggera. Uno degli elementi a suo favore è il fatto di offrire l’opportunità di conoscere più da vicino il Giappone e la sua mentalità. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

10) The Founder

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Il biglietto da acquistare per “The founder” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di John Lee Hancock. Con Michael Keaton, Nick Offerman, John Carroll Lynch, Linda Cardellini, Laura Dern. Drammatico, 115’. 2016

Oggi, se sentiamo l’espressione “imprenditore di successo”, viene spontaneo pensare a una persona affarista al limite del senza scrupoli, che punta a fare soldi anche sulle spalle di impiegati, azionisti e risparmiatori. Si è persa quell’idea che “fare impresa” significasse prima di tutto costruire con talento e creatività un’azienda capace di creare benessere e nuovi posti di lavoro.

Nell’immaginario collettivo Mc Donald’s, la più famosa catena di fast food al mondo, è uno dei simboli per eccellenza del consumismo.

Ma avete mai pensato a come è nato questo impero globale dell’hamburger? Se pensate che gli artefici di tutto siano i fratelli McDonald siete parzialmente fuori strada.

È stato Ray Kroc (Keaton), venditore di mezz’età dell’Illinois creativo e lungimirante quanto cinico, a rendere possibile il salto di qualità dei fast food.

Dopo aver perso tutto con la crisi del ‘29, i fratelli Mac (Nick Offrerman) e Dick (John Carroll Lynch) McDonald ebbero l’idea vincente che portò, nel 1940, alla nascita del primo fast food americano: ridurre il menù a pochi elementi (nello specifico, hamburger, bibita e patatine fritte) e rendere il servizio rapido ed efficiente. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

9) Allied – Un’ Ombra Nascosta

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Il biglietto d’acquistare è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Allied” è un film del 2016 diretto da Robert Zemeckis, scritto da Steven Knight, con : Brad Pitt, Marion Cotillard, Lizzy Caplan, Matthew Goode.

Ci sono dei film che prima ancora che escano nelle sale fanno parlare di sé e spesso non per motivi artistici o drammaturgici.
“Allied” di Robert Zemeckis è salito alla ribalta nella cronaca gossippara perché il set sarebbe stato galeotto per Brad Pitt e Marion Cotillard provocando la gelosia e poi la richiesta di divorzio da parte di Angelina Jolie.
Il Premio Oscar Marion Cotillard ha voluto smentire ufficialmente i rumors pubblicando una nota sul proprio profilo Instagram prendendo le distanze da qualsiasi tipo di responsabilità sulla fine della celebrata coppia BredAngelina.
“Allied” così è diventato atteso più dagli amanti del gossip che dagli esperti di cinema per scrutare ogni fotogramma e cogliere uno sguardo languido di uno dei due attori o magari una maggiore partecipazione e trasporto in una scena d’amore o in un bacio.
Chi scrive legge sì il gossip, ma crede piuttosto alla bravura e furbizia degli uffici stampa capaci di costruire un “flame” sul nulla pur di attirare l’attenzione.
“Allied” in fondo meritava e merita nel complesso più una valutazione cinematografica che mondana, essendo una pellicola di discreta fattura e godibile fino in fondo.
Per chi ama il genere spy story e soprattutto il noir, la nuova pellicola di Zemeckis risulterà sicuramente gradita e coinvolgente.
Nel corso della seconda guerra mondiale, il canadese Max Vatan (Pitt) è chiamato a una difficile e pericolosa missione segreta a Casablanca, dovendosi avvalere della collaborazione della spia francese francese Marianne Beausejourese (Cotillard) , fingendosi marito e moglie, per uccidere un ambasciatore tedesco. Durante la missione i due si innamorano, decidendo di sposarsi e di vivere a Londra. Dalla loro felice e romantica storia d’amore nasce una bambina di nome Anna. Quando tutto sembra essere perfetto, I superiori di Max Vatan gli rivelano un segreto terribile sul conto della moglie, costringendo l’uomo a una drammatica e tragica scelta tra la patria e l’amore per la propria famiglia.
“Allied” è un discreto compromesso tra spy story e melò riuscendo a soddisfare i fan di entrambi i generi. La prima parte puramente “action” è lineare, semplice, probabilmente prevedibile e scontata, mantenendo comunque un suo pathos e ritmo narrativo. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

8) L’Arte Di Essere Fragili (Alessandro D’Avenia)

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“L’arte di essere fragili” è un romanzo/saggio di Alessandro D’Avenia e pubblicato nell’ottobre 2016 da Mondadori.
Se dovessimo pensare a un personaggio storico o immaginario che renda chiara e visibile il concetto di pessimismo, tristezza e solitudine in tanti non avrebbero difficoltà ad indicare il poeta Giacomo Leopardi.
Quante generazioni di studenti sono state costrette a studiare e sorbirsi i poemi del poeta di Recanati, dovendo sopportare il suo tratto cupo, malinconico ed a tratti opprimente?
Il pessimista è una persona, se possibile, da evitare con cura, associandola anche allo status patologico di depressione, non invoglia neanche a prenderci un caffè.
E se invece Giacomo Leopardi non fosse un pessimista, un misantropo, un menagramo, ma un giovane uomo dotato del sacro fuoco della vita, amante della bellezza e dotato di una sensibilità così unica e speciale d’apparire l’opposto di quello che fosse in realtà?

Alessandro D’Avenia, professore e soprattutto scrittore apprezzato dalle ultime generazioni per la sua capacità e talento di raccontare i giovani e il loro mondo con un stile semplice, incisivo e toccante e nello stesso di sollecitargli una riflessione e dandogli una scossa emotiva, (ricordiamo alcuni titoli“Bianca come il latte Rossa come il sangue , “Cose che nessuno sa.”, “Ciò che inferno non è”). Lo scrittore ha voluto con il nuovo scritto a metà strada tra un romanzo e un saggio, porre all’attenzione dei ragazzi una diversa ed interessante prospettiva nel leggere e comprendere l’opera di Giacomo Leopardi.

Per D’Avenia il poeta di Recanati, è stato il mentore della sua giovinezza, l’uomo che con le sue parole gli ha permesso di diventare una persona migliore, dotata di sensibilità e soprattutto donandogli l’amore per la vita.
Sì, lo so, siete spiazzati da quest’ultima mia affermazione, eppure è così! L’autore palermitano si rivolge al caro Giacomo, costruendo un romanzo epistolare, dove D’Avenia immagina di scrivere al suo poeta preferito, come è stata la sua vita da quando ha conosciuto i suoi versi e di come abbia deciso di fare l’insegnate nella vita, ispirandosi al pensiero leopardiano. continua su

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7) I Bastardi di PizzoFalcone

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Sembra che la Rai ci abbia preso gusto. Dopo Salvo Montalbano e Rocco Schiavone è il turno di un altro personaggio romanzesco di prendere la strada del piccolo schermo. Si tratta di Giuseppe Lojacono, protagonista dei romanzi di Maurizio De Giovanni.

Vi state chiedendo se, dopo aver amato Montalbano e applaudito il politicamente scorretto Schiavone, potrete appassionarvi alle vicende dell’ispettore e della sua squadra? Per come la vedo io, assolutamente sì.

Dopo la Sicilia e la Valle D’Aosta è il momento per lo spettatore di trasferirsi a Napoli. Attenzione, però, non si tratta della Napoli nera di “Gomorra – La serie”, ma di una città più solare e vivace, e allo stesso tempo piena di problemi. Esiste un’altra Napoli, sembrano volerci dire sin dalle prime scene de “I Bastardi di Pizzofalcone” gli sceneggiatori.

Protagonisti di questa storia non sono criminali, eroi o vittime, ma poliziotti, che a voler essere pignoli non rappresentano proprio il fiore all’occhiello dell’Arma.

Giuseppe Lojacono (Gassman), romano d’origine, siciliano di adozione, da Agrigento viene trasferito a Napoli dopo essere stato accusato da un pentito di aver passato informazioni alla mafia.

Lojacono ha deciso di non difendersi perché non ha fiducia nella giustizia. Lasciato da moglie e figli, l’ispettore vive dentro una bolla di vetro, insofferente verso la vita caotica e rumorosa di Napoli.

I suoi superiori lo spediscono al commissariato di Pizzofalcone, soprannominato “I Bastardi” perché vi sono parcheggiati agenti messi all’indice per cattiva condotta, accusati di scarsa professionalità o prossimi alla pensione. Tutti sembrano attendere solo, rassegnati, la chiusura dell’ufficio a causa della spending review imposta dall’alto.

Conosciamo uno dopo l’altro i componenti del commissariato: il vicequestore Luigi Palma (Massimiliano Gallo), divorziato, senza figli, che ha accettato di guidare Pizzofalcone verso la sua liquidazione in attesa di sfide migliori; Ottavia Calabrese (Tosca D’Aquino), vice sovrintendente, esperta informatica e chioccia del gruppo; Marco Aragona (Antonio Folletto), agente scelto, 25 anni, membro di una ricca famiglia cittadina, inviso ai colleghi per una supposta raccomandazione, politicamente scorretto, esuberante, ma tenace e intuitivo sul lavoro.

E ancora Alessandra Di Nardo (Simona Tabasco), detta Alex, agente assistente, lineamenti dolci e schiva sulla sua complessa vita privata, ma esperta di armi; Francesco Romano (Gennaro Silvestro), assistente capo, 40 anni, poliziotto caparbio e onesto, con un grave problema nella gestione della rabbia; Giorgio Pisanelli (Gianfelice Imparato), 61 anni, vedovo, il più anziano del distretto, ossessionato da una serie di suicidi che, a suo parere, potrebbero essere in realtà opera di un serial killer.

L’opportunità per questa banda di “reietti” di dimostrare il proprio valore e riscattarsi arriva quando la moglie di un facoltoso notaio (Francesco Paolontoni) viene trovata assassinata.

Lojacono, arrivato prima di tutti sul luogo del misfatto, intuisce che non si tratta di una rapina finita male come ipotizzato dai colleghi. Con le sue argomentazioni riesce a convincere Laura Piras (Crescentini), pm, 35 anni, affascinante quanto dura e determinata, che affida a lui e agli agenti di Pizzofalcone il caso.

Se sul versante investigativo la serie risulta semplice, lineare, poco innovativa, sono due elementi che contribuiscono a distinguerla da altri prodotti televisivi simili – come i sopracitati “Montalbano” o “Rocco Schiavone”. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”