17. L’insostenibile leggerezza della Stupidità – Parte I

Ho trent’anni e mi sento un fallito.
Cosa ho fatto della mia vita?
Cosa ho realizzato di buono?
Non so darmi una risposta.
Mi guardo indietro e arrossisco d’imbarazzo.
Nulla è andato come doveva.
Mamma mi martella:
Reddito laurea, stabilità.
Flavia, Caterina Ambrosia sono andate via.
Sono solo.
Combatto con l’umidità  di una bottega.
Litigo con gli inquilini morosi.
Mia zia un giorno mi disse “Mel, apriti una palestra se non studi, con la sola campagna non si può campare”.
Mia madre ci mette il carico: “La campagna non ti piace. Un giorno lo capirai, e poi cosa farai? I tuoi fratelli non ti chiedono nulla. Ma la campagna è anche loro”.
Ambrosia: “Sei venuto fino a Barcellona per litigare?”.
“No, Ambrosia, io sono venuto per stare con te”.
Per me le cose possono rimanere così.
Ho trent’anni e non sento niente.
Sono strano, senza laurea e senza futuro.
Mi resta un forum e le minchiate che dico.
Vorrei urlare ma non ci riesco.
Ho trent’anni e non so chi sono.
Ho trent’anni e inseguo l’Aspirante.
Ho trent’anni e sto scivolando.
Credevo di aver perso tutto.
Ma mi sbagliavo.
Il buio sarebbe sceso poco dopo.
Che bello avere trent’anni!
Le bugie hanno le gambe corte.
Un bugiardo ha vita breve.
Quando pensi di aver visto tutto, ecco che ti travolge la stupidità.
La stupidità non ha cittadinanza nel mondo.
Non si può guarire dalla stupidità.
Sono vittima di me se stesso.
Non posso invocare l’infermità mentale, sarebbe troppo comodo.
Rivedo tutto nella mia mente: è come essere al cinema.
Vedo e rivedo le stesse scene, non riesco a fermare la mente.
– Ehi Melvin, sei tra noi? Ti ho chiamato più volte.
– Scusi Dottore, ripensavo a una scena del film dell’orrore.
– Invece di pensarci, raccontamela.
– Ero tornato da Barcellona dopo la cena di compleanno infausta con Ambrosia per i miei trent’anni. Mi sentivo davvero solo e amareggiato. Era caduta l’ultima illusione. Ambrosia dopo sette anni mi aveva voltato le spalle. Tornai in Sicilia con la morte nel cuore.
– Aspetta Mel, chi è Ambrosia?
– Dottore, è una storia lunga, è stata una persona importante. Ci siamo conosciuti nell’estate del 2000 mentre eravamo su un traghetto per la Grecia. Ambrosia è sudamericana. Ha significato il cambiamento per me. Ci siamo scritti tante email per due anni. Ho attraversato l’oceano per lei, nel 2002. Ho conosciuto un mondo. Ambrosia è una ragazza forte, indipendente, riservata, rigida per alcuni aspetti. Non sono riuscito a convincerla che potevamo avere un futuro insieme. Il nostro rapporto nel maggio 2007 prese una brutta piega. La vidi per l’ultima volta in Spagna. Speravo in un finale diverso. Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Lo Splendente scrive qualcosa e dice:
– Amavi questa Ambrosia?
– Era diversa dalle altre ragazze che avevo conosciuto. Ambrosia colpì la mia curiosità. Eravamo diversi. Ho immaginato per un periodo di vivere in Sud America. Le ho provate tutte. Ambrosia mi ha sempre visto come un amico. A Barcellona cadde l’ultima illusione.
– Credo di capire, Mel. Continua.
– Mi sentivo triste, avvilito. Ripresi il mio lavoro in campagna ma avvertivo un senso di vuoto. Mi sentivo abbandonato. Una sera ero veramente giù di morale, era stata una giornata infernale di lavoro in campagna. mamma da Roma mi tormento più del solito sui soliti problemi. Mi sentivo la testa esplodere. Ero sempre sul forum e una voce dentro di me diceva: “Ma cosa cavolo perdi tempo qui? Hai trent’anni e sprechi il tuo tempo a fare il fan di un attricetta? Basta Melvin, devi finirla qui”.
– Aspetta, spiegati meglio, cosa significa che sentivi una voce?
– Dottore, scherzando con i miei amici ho sempre sostenuto di avere sette personalità. Semplicemente, sentivo la mia parte “seria” parecchio disgustata.
– Ok, cosa successe quella sera?
– Stavo parlando con l’Oscuro di cazzate, mi lamentavo della mia vita e di come presto tutto sarebbe finito. Lui cercò di capire cosa volessi dire, visto che spesso nei miei post alludevo a una mia presunta vecchiaia e al fatto che nella vita precedente era stato altro. Be’, Dottore, dopo un po’ me ne uscii con la storia che ero un ex avvocato ritiratosi dall’attività per colpa di una brutta malattia, un linfoma non-Hodgkin all’ultimo stadio.
– Fammi capire, eri depresso e solo e ti sei inventato di essere malato terminale di cancro? Lasciamo poi perdere la minchiata della professione. Onestamente questa cosa me la devi spiegare meglio.
Ecco arrivare la nausea e la vergogna. Lo guardo e poi dico:
– Temevo questo momento, Dottore.
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