11. Senza pace – Parte II

Ero convinto all’inizio che fosse solo un “capriccio mentale”. Invece, giorno dopo giorno, prendeva sempre più forza nella mia mente. Non riuscivo a cacciarla via. Lo ripeterò fino alla nausea, non c’era nulla di morboso o sconcio nei miei pensieri. Rividi una seconda volta la prima stagione della serie Tv. Ero come in astinenza. Invero, queste sensazioni mi turbavano un po’. Non riuscivo a controllarle e soprattutto non mi era mai capitata una cosa del genere. Desideravo vederla dal vivo, per capire se tutto questo fosse frutto solo della mia immaginazione. Sapevo che stavo vivendo un momento particolare, ero alla ricerca di qualcosa. L’aspirante rappresentava l’evasione dalla realtà. Ero molto sciocco ma non sapevo ancora quanto. La sera del teatro, come le ho raccontato nella nostra prima seduta, fu strana. Ero nervoso, eccitato, curioso. Volevo vederla dal vivo. Volevo capire quanto le mie fantasie fossero reali. Fu una serata imprevedibile. Non la dimenticherò mai.
Lo Splendente  annota qualcosa sul quaderno e dice:
– Allora, cosa successe?
– Iniziò un “terzo tempo” imprevisto. Una ragazza qualunque era diventata improvvisamente oggetto del desiderio. Si ricorda quando le ho detto che i fan, all’uscita del teatro, la assediavano? L’Aspirante ruppe l’assedio dicendo: “Ma non avete fame?”. Con mia somma sorpresa se li trascinò tutti in pizzeria insieme a due sue amiche. Io rimasi lì a guardarli finché non si persero nella notte romana. Ricordo che tornai a casa con una sensazione piacevole. L’Aspirante non era più un’immagine televisiva. Il giorno dopo, preso dall’entusiasmo per la serata, decisi di scriverle una lettera d’elogi accompagnata da un mazzo di fiori e feci recapitare il tutto in teatro. Non ho mai saputo se la lettera o i fiori siano stati graditi, mi sono sempre vergognato a chiederlo. Immaginavo d’incontrare l’Aspirante al supermercato. Avevo la sensazione che potessimo avere  qualcosa in comune. La sentivo vicina. So bene che era stupido, ma mi sentivo trascinato dagli eventi.
– Mandi spesso fiori?
– Sì, Dottore. Lo reputo un gesto di educazione e di attenzione. Ho avuto la fortuna di conoscere nell’arco della mia vita donne meritevoli di questi gesti. Quello che provo non so dirlo con le parole. Preferisco farlo con i fiori. Raramente con le rose, non mi piacciono.
Lo Splendente sorride e dice:
– Sembri un uomo d’altri tempi, Mel.
– Non lo so, Dottore. Certi gesti mi vengono spontanei. Le donne sono il centro dell’universo. Vederle sorridere mi scalda il cuore. Le dirò, non sempre hanno gradito i miei fiori. Ma è una storia lunga. Con l’Aspirante, dopo quello che avevo visto in teatro, mi sembrò normale omaggiarla. Sapevo che sarei stato uno dei tanti, ma non mi importava. Quella sera a teatro avevo visto la donna prima dell’attrice. La mia curiosità sarebbe diventata ancora più forte.
Lo Splendente mi osserva cercando di riordinare le informazioni ricevute e la butta lì:
– Cosa intendi per preso dall’entusiasmo?
– Significa, Dottore, che l’iniziale attrazione e la cotta adolescenziale si trasformarono in vera e propria curiosità per la ragazza. Decisi di vedere una seconda volta lo spettacolo, stavolta in prima fila, per avere modo di osservare meglio l’Aspirante. Poi altre sere mi feci trovare all’uscita del teatro, sperando in un fortuito incontro. Lo so, sembravo ossessionato, ma mi creda, ero spinto da buone intenzioni. Non le avrei mai fatto del male. Sapevo che le mie azioni erano discutibili, tuttavia non riuscivo a vederci nulla di grave. Lei era costantemente nei miei pensieri. Ero quasi contento di scendere in Sicilia per lavoro. Mi sentivo scombussolato da un sentimento che non riuscivo a definire. Speravo che la campagna e gli impegni siciliani potessero distrarmi dall’Aspirante. Ma non avevo fatto i conti con “l’amica Tv”. Era sempre presente sugli schermi, per via di una campagna pubblicitaria. Mi turbava vedere la sua immagine. Continuavo a cercare sue notizie su internet. Avevo scoperto che abitava a Roma con la sua famiglia. Mi vergogno a raccontarle i dettagli, ma riuscii a ottenere il suo indirizzo di casa. Qui un fan normale probabilmente avrebbe mandato un mazzo di fiori, io ovviamente decisi per una variante originale e le spedii una cassetta d’arance. Mi creda, Dottore, ero stupito da me stesso, non riuscivo a pormi un freno. Gli stessi amici mi prendevano in giro: “Mel, ma tu le cose semplici mai? Avere una relazione normale ti annoia? Pensi davvero d’incontrare l’Aspirante per strada?”. Avevano ragione, ma sentivo il bisogno di un po’ di leggerezza.
– Le arance?
– Sì, Dottore, per dieci anni grazie all’idea di mio fratello Francesco avevamo creato un sito internet per spedire le arance in tutta Italia. Fummo tra i primi nel settore. Ho chiuso il sito poche settimane fa, non era più redditizio. Volevo stupire l’Aspirante con qualcosa di diverso.
– Mi sembra evidente che la noia della quotidianità ti opprime e ti spinge lontano. Senti il bisogno di cambiare stile di vita. L’Aspirante è anche questo. Metterti in discussione. Il tuo senso di inadeguatezza diventa sempre più forte e pressante. Ma ne riparleremo, Mel. Per oggi basta così.
– Già, basta così, Dottore. Oggi mi sento veramente un adolescente inquieto.
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