131. Jersey Boys

eastwood

il biglietto d’acquistare per “Jersey boys” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre.

“Jersey boys” è un film del 2014 diretto da Clint Eastwood, basato sull’omonimo musical del 2006 di Marshall Brickman, con la sceneggiatura di John Logan e Rick Elice.
Con: John Lloyd Young, Erich Bergen, Vincent Piazza, Michael Lomenda, Joseph Russo e Christopher Walken.
Lo confesso sono un vero ignorante dal punto di vista musicale. Sono stato solo una volta in vita mia ad un concerto. Non conosco le tendenze. Le rare volte,ormai, che convinco la mia panza da cummenda a fare un po’ di tapis roulant accendo la radio e le varie canzoni accompagnano i miei vani sforzi fisici. Anche quando sono in macchina accendo la radio, ma cambio in maniera compulsiva le stazioni per estraniarmi dal caos cittadino.
Non ho un genere musicale preferito, tutto dipende dal mio umore. L’amica  Ciovane è diventata negli ultimi anni la mia guida in questo campo, provando a “svecchiarmi”, anche se con scarsi risultati.
Quando ho visto per la prima volta il trailer di “Jersey Boys” mi sono meravigliato che il vecchio Clint avesse deciso di fare un musical, ma ho voluto dargli comunque fiducia.
“Jeresey boys” è un omaggio allo storico gruppo dei “Four Seasons” che negli anni sessanta esaltò il pubblico americano.
Clint Eastwood ci racconta le umili origini del gruppo portandoci nel New Jersey all’inizio degli anni 50, dove regnava la mafia e i giovani italiani vivevno nel limbo della legalità mentre sognavano un futuro ricco e diverso.
I protagonisti della storia si presentano da soli, parlando direttamente allo spettatore. Così conosciamo nell’ordine il bullo carismatico Tommy De Vito(Piazza), l’ingenuo e talentuoso Frankie Valli(Young), il taciturno Nick Massi (Lomenda), il creativo e serio Bob Gaudio(Bergen).
Frankie ha una voce meravigliosa così la famiglia e il quartiere lo proteggono e lo spingono a credere nel suo talento. La mafia stessa nelle vesti del boss Angelo De Carlo (Walken) crede in lui.
I quattro ragazzi cosi diversi tra loro, ma uniti da una forte amicizia, formano un gruppo e grazie anche all’intuizione di un giovane Joe Pesci(Russo)nelle vesti di un eccentrico manager in poco tempo riescono a scalare le classifiche del Paese. Il film alterna le vicende private e pubbliche dei protagonisti e come nonostante il successo e popolarità ben presto arriveranno i problemi a rovinare l’armonia del gruppo. Dopo dieci anni di successi il gruppo si divide per motivi di soldi e dissapori dopo una drammatica riunione a casa del boss Di Carlo.
Rimasti soli Frankie e Gaudio, i più equilibrati e talentuosi del gruppo, uniranno le forze per continuare il sogno musicale. Frankie sarà costretto ad affrontare difficili e drammatiche vicende personali, ma la musica resterà comunque un saldo rifugio. All’inizio degli anni 90 il gruppo si riunirà ancora una volta per ricevere un’importante riconoscimento musicale.
Il film è nel complesso godibile e piacevole. Pur essendo una storia vera, Clint Eastwood riesce comunque a dare al racconto un buon ritmo non facendo mai abbassare la soglia dell’attenzione allo spettatore nelle oltre due ore di proiezione. La sceneggiatura è semplice, ben scritta e lineare. I dialoghi sono ben costruiti e interpretati, anche se forse un po’ retorici e scontati. La musica è ovviamente l’assoluta protagonista del film, scandendo i tempi della narrazione con le sue ballate e canzoni. Lo spettatore non può far a meno d’essere coinvolto dai suoni e dalla parole che ascolta. I protagonisti, seppure sconosciuti, sono bravi e intensi. Sono credibili e soprattutto riescono a dare spessore e umanità ai loro personaggi, senza essere eccessivamente macchiettistici e caricaturali nel raccontare gli italiani d’america, come spesso è accaduto in altri film Come sempre adeguata e degna di menzione l’interpretazione di Christopher Walken.
Il limite del film , probabilmente, è la sua stessa storia. Una storia e sogno tipicamente americano potrebbe risultare poco attraente per il pubblico italiano, non facendo scattare la simbiosi e di conseguenza il quid emotivo. Il finale anche se molto auto celebrativo e retorico,diverte e piace perché in linea con lo spirito del film.
“Jersey boys” merita d’essere visto sicuramente dagli amanti della musica e anche da chi ne capisce poco o nulla. Entrambi alla fine dello spettacolo, non potranno non fischiettare e danzare allegramente con i titoli di coda.

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