82. TSO

tso
La libertà è il bene più prezioso di un uomo.
La schiavitù fu il motivo di guerra civile nella “democratica” America.
Lo Stato per punire chi commette un reato, usa il carcere.
Si dice che,a volte, servano le misure forti anche per fare del bene.
Se sei pericoloso per te stesso o per gli altri
Se rifiuti le cure.
Se non sei in grado d’intendere o volere.
Lo Stato decide per te.
Ti toglie ogni diritto e per “tutelarti” ti chiude in un reparto psichiatrico per almeno una settimana.
Il TSO(trattamento sanitario obbligatorio) è un forma di violenza psicologica oltre che fisica.
Sei solo”un matto” e nulla più, là dentro
Chi ha subito il TSO, ha incubi e traumi, anche a distanza d’anni.
Sono sopravvissuto.
Rivedo nella mia mente i volti “dei miei compagni” di camerata quando la porta si apre.
Ciao Mel, come stai?
Attendo un momento  prima di rispondere, poi  gli sorrido” Sono un sopravvissuto, Dottore”
Mi guarda e mi sorride a sua volta: Ti riferisci al TSO, immagino.
 Raccontami gli eventi che portano al ricovero. Coraggio, Mel
Mi verso un po’ di caffè e guardo fuori dalla finestra: Ricordo che il giorno dopo la serata con Emilio e il Rampante sono. in campagna.
Fà freddo, pioviggina, gli operai stanno finendo di lavorare.
Dentro la mia mente comincia a scatenarsi l’inferno.
Sento una  voce che cerca di convincermi che quello che ho passato nel 2009 è stata tutta una finzione e che in realtà tutto si sarebbe risolto.
La voce poi dice che durante le ultime discussioni messenger con Gigio a luglio nel 2009  nel pieno del delirio l’avrei chiamato”papino”
Infine la voce dice che il 15 settembre del 2011 avrei ricevuto per posta tutte le risposte che speravo.
Sono sconvolto, non so cosa pensare. Mi guardo  intorno.
Il Signor Caruso e il figlio probabilmente intuiscono il mio disagio, ma non dicono nulla.
Lascio di corsa la campagna in lacrime.
Durante il viaggio parlo con Claretta.
Vorrebbe parlare del  suo viaggio in Sicilia, ma la interrompo: “Parliamone quando sono a casa”
Quella voce mi ha turbato. Non riesco a capire se è tutto frutto della mia immaginazione o stanno riaffiorando nuovi ricordi.
Claretta mi cerca di nuovo.
Ho la testa altrove. Faccio fatica ad ascoltarla. Poi le dico della campagna e dei miei presunti ricordi. Evito di dirle della voce.
Rimane basita, pensierosa, forse inorridita.
Cerco di cambiare discorso.
Le dico che la sera andrò al cinema a vedere il film “Amici di letto” con la mia amica archeologa.
Lei, piuttosto seccata, mi risponde”Ok Mel,passa una buona serata., io esco con mia madre”
Guardo il film con l’archeologa, ma non riesco a rilassarmi.
Dopo il film andiamo a mangiare una pizza.
L’archeologa vuole parlami del suo nuovo fidanzato.
E’ cosi felice,raggiante.
Sono contento per lei, ma faccio fatica ad ascoltarla.
Sento tanto rumore intorno a me.
Sento il bisogno d’andarmene. torno a casa.
Mentre sono in auto,chiamo Claretta.
Ha ancora un tono risentito e duro. Voglio evitare di litigare.
Le racconto brevemente la serata e le auguro la buona notte.
Arrivato a casa, mi spoglio con fatica e cerco di dormire.
Ma nella mia testa è ricominciata la battaglia.
Non riesco a spegnere i pensieri.
Mi rigiro nel letto tutta la notte.
La mattina  dopo sono ancora più stanco e stralunato
La testa mi fa male. I file sono fortissimi.
Rispondo con grande fatica al telefono.
E’ Claretta, che mi chiede spiegazioni”Mel, io non ti capisco.
Con me parli della merda che ha in testa.
Mi rovesci addosso la storia di questo Gigio e di come forse l’hai chiamato papino, e poi che fai, esci con l’amica.
Allora non stavi tanto male.
Ieri sera ho pianto. Mi sono sentita tradita”.
 Provo a rispondere, ma mi attacca e piange.
Mi sento messo in mezzo. Non sopporto più la sua voce.
Sento pulsare le tempie
Allora esplodo”Basta cosi .Non ne posso più.
Non ho fatto nulla di male ieri. Sono uscito con una vecchia amica.
Sono stanco della tua gelosia.
Ti ho spiegato mille volte come stanno le cose
Per noi non c’è futuro .Bisogna finirla qui”
Claretta mormora”Mel, ma perchè dici questo?Volevo solo chiarire”
Ormai ho perso la pazienza”Non c’è più nulla da discutere.
Mi hai rinfacciato ancora una volta i miei problemi.
Ti ho detto solo cosa pensavo di ricordare. Basta cosi .E’ finita”
”Mi sta scoppiando la testa.”
E chiudo la telefonata.
Mi vesto e vado a pranzo da nonna.
Claretta mi cerca sia sul cellulare, che da nonna, ma mi rifiuto di risponderle.
Ha ormai oltrepassato il limite.
Mi sforzo di non perdermi dietro i file e questi pensieri,ma diventano ogni ora più forti.
La sera torno al Bueno Retiro.
Guardo stancamente un pò il computer.
Per sbaglio vedo un immagine dell’Aspirante del 2007, durante la cerimonia del Festival di Roma in cui ero presente.
Mi si stringe il cuore. La testa  diventa pesante.
Ancora una volta dormo poco e male.
Sento nuovamente la voce che mi dice che devo stare attento perche Il Diavolo tornerà e stavolta mi ruberà pure  i ricordi scritti nelle memorie che ho affidato allo Splendente e li userà contro di me.
Scrivo questi pensieri nel mio diario di bordo.
Il giorno torno in campagna.
Stavolta la mente libera dei ricordi confusi su Potter e su nostre ipotetiche discussioni sulla natura del nostro rapporto.
Mi sembra così assurdo. Non riesco a capire se sono falsi ricordi.
Chiamo Potter per un conforto. Mi tengo sul generico.
Non voglio allarmarla.
Ovviamente lei nega tutto.
Non capisco più cosa mi sta succedendo.
Torno al Bueno Retiro.
La notte è terribile.
Ripenso a Gigio Mi pare di sentire la sua voce
Sento un’altra  voce che mi interroga e mi dice che ho fatto un grave errore ad andare in analisi.
Mi obbliga a dire la verità  almeno a mia madre.
Mi dice che mi rimane poco tempo e che presto morirò
 Alle otto, spaventato, chiamo mamma”
Cerca di tranquillizzarmi e mi invita a chiamare lo Splendente.
Ricordo che le scrissi un sms Dottore.
Avevo paura che le voci fossero tornati.
Mi stavo perdendo di  nuovo.
La mattina dopo vado in chiesa .
Trovo lo stesso prete dell’agosto 2009.
Mi confesso.
Ho bisogno di un perdono.
Nella mia mente vedo Gigio .
Una voce mi urla che Dio non esiste.
Così decido d’andare da papà.
E’ da tempo che non ci vado.
La voce mi invita a non andare.
Anche davanti alla tomba di papà, le voci mi perseguitano.
Una di esse mi dice che ci posso pure pisciare sulla tomba.
Inorridisco e scappo via.
Lo Splendente scrive lungamente e mi guarda :Ricordo bene il tuo sms.
Concordammo di sentirci per telefono.
Avevo un appuntamento dal dentista la mattina.
Avevo percepito la tua preoccupazione.
Ti avrei anche visto,ma eri come sempre in Sicilia.
Ammetto però di aver sottovaluto la situazione.
Lo so, non fui chiaro, nel spiegarle fino a che punto la situazione stava precipitando.
Io stesso non mi ero reso conto che già“dialogavo” con le  voci
Ricordo che ci  sentimmo  per telefono due volte.
Ma entrambe le volte ero per strada.
Non ero in grado di descriverle bene la situazione.
Le voci erano già il segno che la tua mente si stava disunendo.
Lavori molto con l’immaginazione.
La tua vita è sempre proceduta su due binari: un piede nel mondo reale e uno in quello immaginario.
Nel caso delle voci, entri completamente in quello immaginario.
Diventi tu stesso parte del film.
Chiudi i contatti con il mondo esterno.
Comunque, Mel, continua pure. Siamo qui per capire.
Mi sforzo di rimanere sereno.
Le sue parole Dottore hanno come sempre un effetto rassicurante, ma la mia mente sembra sul punto di esplodere.
Le voci e i file ormai sono un’unica cosa.
Non riesco più a distinguere la finzione dalla realtà.
Sono a casa di nonna e la  voce vuole farmi credere che Gigio oltre ad aver violato le mie  caselle di posta elettronica per mesi ha anche scritto al posto mio email farneticanti.
Sono impaurito ed arrabbiato.
Mi sembra d’ impazzire.
Chiamo Francesco per dirgli di Gigio.
E’ scettico e mi risponde”Mel stai calmo.
Mi sembra difficile che l’Oscuro abbia potuto fare questo.
Mica è un hacker. Avrebbe commesso un crimine”
Nonna mi vede stralunato e mi chiede se voglio rimanere a dormire da lei.
Preferisco tornare al Bueno Retiro.
Mi sento solo, incompreso e avviato alla pazzia più completa.
Passo l’intera notte a pensare al forum, ho pensieri di morte.
La voce mi perseguita, dicendomi che i Caruso sono cattivi e che mi stanno truffando e che non mi devo fidare di loro.
Poi insinua che se non torno da Claretta entro l’anno, tutto andrà in malora.
Perderò tutti i miei beni.
La voce dice che Rita e Claretta sono persone maligne.
Mi pare di sentire una voce femminile, che si identifica come la mia nonna paterna.
Poi sento un’altra voce. E’ fioca.
La identifico come quella del Dottor Serioso.
Mi accusa di averlo tradito e di non averlo ascoltato in questi anni.
Vado in bagno e comincio a piangere.
Singhiozzo”La mia vita. Cosa è successo alla mia vita?.
Non voglio morire”.
Mentre mi faccio la doccia disperato,arriva un’altra Voce.
Stavolta però è suadente, pacata.
La riconosco è quella del 2009.
La identifico come quella di un presunto Professore.
Mi tranquillizza.
Mi dice che adesso c’è lui.
Mi vesto felice.
Parlo “ con il Professore” e vado in campagna.
Mi creda, Dottore, la  strada per la campagna è molto pericolosa.
 Viene definita la strada della morte, ma mi sento protetto dalla voce. Guido in uno stato di eccitazione e confusione.
Sfogo le mie angosce e paure.
Il Professore però mi dice di cosa soffro
Secondo lui ho un problema alla testa.
Mi suggerisce di chiamare Cinzia, mia cugina, la neurologa.
Mi mette ansia.
 Gli rispondo che mi sento bene.
Giro per gli agrumeti. Gli mostro il mio lavoro.
Il Professore sa ben poco sulle arance
Ad un certo punto, il professore mi avverte che mamma sta male.
E’ depressa. Si sente sola e abbandonata dai suoi figli.
Sta pensando a un gesto estremo.
Mi dice d’avvisare Francesco e Piero.
Sbianco. Li chiamo entrambi. Gli urlo di correre a casa.
Piero acconsente, anche se riluttante.
Francesco sembra infastidito.
”Titti (lo chiamavo cosi da piccolo) ascoltami, non fare come al solito mamma sta male. Vai da lei”
Seccato”Vediamo cosa posso fare” e mi chiude il telefono.
Non voglio assolutamente allarmarli con la storia del suicidio.
I Caruso mi vedono strano, ma si sforzano di apparire tranquilli.
Ormai interloquisco solo con il Professore.
Mi spinge ad andare in aeroporto.
Dice che c’ è un volo prenotato per Roma.
Durante il viaggio di ritorno, parlo al telefono con mamma.
Sembra tranquilla.
La voce mi dice di non farla preoccupare.
Parliamo della campagna e degli immobili in Sicilia.
La voce mi dice che in realtà non vuole suicidarsi, ma è malata di linfoma.
Il solo pensiero mi sconvolge. Arrivo in aeroporto rapidamente.
Sono vestito con gli abiti di campagna.
Sono alle partenze.
Sento anche le voci  del dottor Serioso e la sua, dottore.
Non riesco a comprendere cosa mi dite. Mi gira la testa.
Mi siedo su una poltroncina.
Sento pure la voce di mio padre che mi esorta ad andare da mamma.
Gli rispondo che  ci vada lui.
Mamma Ha bisogno della sua presenza dopo tanta solitudine.
Devono riprendere la loro storia d’amore dove si è interrotta.
La voce del professore mi dice di aspettare, ma sono irrequieto.
Non capisco cosa faccio qui seduto inerme.
Mi squilla il cellulare. E’ Potter. Il Professore mi invita a parlarci.
Potter mi chiede dove sono e come sto.”Mel sento dei rumori di sottofondo,ma dove sei?”
”Potter, non ti preoccupare, sono fuori. Va tutto bene.
Ci sentiamo in un’altro momento”e chiudo la telefonata.
Scendo agli arrivi e incontro per caso il cognato del mio fattore Giuseppe.Ci salutiamo.
Finalmente  il Professore mi dice che posso lasciare l’aeroporto.
La mamma è fuori pericolo.
Sto per tornare  al Bueno Retiro quando mi chiama la nonna.
Il Professore mi consiglia di tornare a casa, ma stavolta rifiuto.
Penso che non posso lasciare nonna
Parcheggio  sotto casa sua.
Mi sdraio sul letto.
Sono stravolto, faccio fatica ad ascoltare le parole della nonna.
Il Professore non smette mai di parlare.
Non riesco più a bloccarlo.
Nonna mi chiede di rimanere a cena.
Sono immerso nei miei pensieri. L’ascolto a malapena.
Ormai il dialogo con il professore mi assorbe completamente.
C’è la partita dell’Italia in tv, ma non riesco a vederla.
Provo a leggere, ma vedo tutto sfocato.
Su consiglio della nonna rimango a dormire da lei.
Non chiudo occhio .E’ una notte allucinante.
Adesso penso di parlare direttamente con Dio.
La voce mi dice che sono una brava persona, e che adesso mi trovo in uno stato d’incoscienza.
Qui posso trovare la pace e le risposte alle mie domande.
Mi dice che, a breve, potrò parlare con mio padre che è ritornato dal mondo dei morti.
Sono spaventato, ma felice.
Nel frattempo risento la Sua voce dottore e quella del Serioso.
Sembrate amici. Parlate con me.
Appare pure la voce di Gigio, ma sembra più vecchia, lontana.
Mi sento circondato dall’affetto dopo tanto tempo.
La voce di “Dio” mi chiede di Flavia ,Caterina e dell’Aspirante.
Vuole sapere a chi voglio veramente bene e chi vorrei vedere al mio risveglio domani.
Mi dice di non preoccuparmi di Claretta.”Era persona cattiva, Mel.
Ma grazie a te è cambiata. Ha capito la tua scelta. Stai sereno”
Piango.
Dio riprende”Hai fatto un errore ad andare da Mr Sigaretta, non dovevi interrompere la cura con lo Splendente.
Ma non ti preoccupare, risolveremo anche questo”.
Mi dice che la Ballerina non poteva interessarsi a me perchè non è mai esistita
Finalmente sento la voce di papà.
E’ timorosa, spaventata.
Comincio ad attaccarlo per via delle ragazze e di quanto mi abbia reso insicuro.
La voce si difende. Il momento d’ira è passato.
Ora io e la voce parliamo di mamma.
La voce mi invita a chiamarla domani mattina.
Dice che mia madre ha bisogno di me.
Gli rispondo che mamma ha bisogno di suo marito, anche se per una sola notte. Ha sofferto così tanto.
Poi all’improvviso mi alzo e vado davanti al computer.
La voce mi fa credere che è possibile tornare indietro nel tempo, all’autunno del 2007.
Penso di scrivere un email di scuse all’Altruista con l’aiuto di mio padre.
Ma non vedo più la mia vecchia email.
La voce mi dice che era solo un test per verificare la mia forza di volontà.
Torno a letto.
Non so più a chi dare ascolto.
Si susseguono nella mia mente le voci a grande velocità.
Finalmente è giorno.
La voce del Professore mi dice d’alzarmi.
Mi ricorda che adesso vivo in un mondo dove realtà e finzione si mescolano .
Le altri voci sono con me pronte ad aiutarmi.
Mi vesto senza neanche farmi la doccia.
Vado a fare colazione.
 Guardo le altre persona con diffidenza.
Il professore mi dice di stare attento a non parlare in pubblico, potrei avere problemi.
Ci sono in giro persone cattive che possono leggermi nel pensiero.
La voce del Dottor Serioso mi esorta a cercare ricordi nella mia memoria non scritti nel mio diario.
Mi saranno utili quando dovrò affrontare il Diavolo.
Il solo pensiero di quella voce cattiva e subdola mi fa tremare.
Mi aggiro per il quartiere a testa bassa.
Rifletto e cerco di trovare un ricordo nuovo. Non voglio soccombere .
Poi vado alla villa comunale. Mi confronto con le voci.
Parlano tutte simultaneamente non riesco a capire
Il professore mi dice che lo Splendente e il Dottor Serioso sono andati via.
Si sono sacrificati per me contro il Diavolo.
Lo stesso Professore mi dice prima di scomparire”Mel non credere a nulla. Si forte. Non sfidarlo mai”.
Sento la voce di Gigio. La riconosco è subdola, cattiva.
Mi dice che sono rimasto da solo, e che ora sono in suo potere
Giro per il centro, cercando un pensiero puro da usare quando arriverà il Diavolo.
Ho paura di perdere la mia anima.
Incontro per strada una conoscente del mare a passeggio con la figlia.
Ci salutiamo.
La voce mi dice che è carina e che dovrei toccarla.
Mi rifiuto e vado via.
Torno a casa di nonna.
Mangiamo, ma sono nel pallone.
Nonna prova a scuotermi, ma non le do retta.
Mi aggiro per le stanze preda della voce.
Sono esausto.
Non trovo il pensiero puro da usare contro il Diavolo
All’improviso chiama mia cugina Cinzia.
Vuole parlare con nonna.
Mi chiede come sto
Io glisso e la saluto.
La voce mi dice che se non faccio quello che vuole Tesoro soffrirà.
In Giappone è sola.
La voce insinua che incontrerà uomini cattivi e violenti  che la faranno piangere.
Sono furioso, gli rispondo”Lascia stare Tesoro, o te la vedrai con me”.
La voce ride”Cosa pensi di fare?Sei uno schizofrenico. Sei malato Mel.”
Mi precipito nell’agenzia di viaggio di fronte casa di nonna.
Mi informo del primo volo per il Giappone.
Temo per la sicurezza di Tesoro.
Sono gelato dalla notizia che non posso partire senza visto.
Torno da nonna.
Adesso sento le voci di Gigio e di un’altra persona  credo che sia il Serioso.
 Entrambi sono arrabbiati con me.
Mi urlano contro.
Gigio vuole che esca, mentre l’altra mi vuole a casa.
Gigio mi dice che se rimango a casa, farò cose brutte.
In casa c’è mia nonna e Anna la signora delle pulizie.
Ho paura di fare del male a qualcuno.
La voce sconosciuta mi dice che, se proprio voglio uscire, devo andare nella Chiesa vicino casa.
Lì mi aspetta il mio vero e unico padre.
Io non voglio andare in quella chiesa.
Non ci metto piede dal funerale di papà nel 96.
Le voci mi stanno mettendo in mezzo.
Ognuno cerca di convincermi.
Mamma avvisata da nonna mi chiama.
Le chiedo se, per caso, papà è stato violento qualche volta quando ancora abitavamo Sicilia
Dopo chiedo a nonna su come fossero i rapporti di suo marito con papà.
Tutto questo perché le Voci insinuano il dubbio che papà fosse violento e che avesse venduto l’anima al Diavolo.
Nonna mi dice di stare tranquillo.
Io non ce la faccio più a reggere il peso delle voci.
Così prendo l’iniziativa e le sfido a farsi avanti.
Dopo qualche minuto di silenzio.
Sento una voce diversa.
Faccio fatica a riconoscerla:E’ Il Diavolo.
Dice che non sa cosa farsene di me.
Dice che sono un fallito e un uomo inutile.
Dice che la mia famiglia è stanca e delusa di me.
Che posso solo uccidermi per risolvere ogni problema.
Rivedo scene del mio passato.
Ci sono i miei genitori e i miei fratelli.
Ma hanno tutti gli occhi cattivi.
Il diavolo, in realtà mai si identifica come tale, mi dice che se non mi uccido, se la prenderà prima con la nonna e poi con il resto della mia famiglia.
Mia nonna cerca di abbracciarmi, ma io la sfuggo
Il diavolo mi dice che nessuno mi vuole bene.
Sono ormai un peso per tutti.
Poi , sento la voce di Piero che mi dice di non mollare
Perché loro stanno combattendo contro il maligno.
Se cado io, cadranno tutti.
Il Diavolo mi dice che Francesco è già perso.
Anche lui è uno schizofrenico. Piero sarà il prossimo.
Dice che io e i miei fratelli siamo  malati di mente e bisognosi della camicia di forza.
Poi sento la voce del piccolo Aldo”Zio, non farlo. Non mi puoi abbandonare.
Per favore resta con noi”.
So ormai sono allo stremo.
Decido d’uscire.
Lascio il cellulare sul comodino.
Nonna mi implora di non uscire.
Ha chiuso la porta di casa a chiave.
La signora Anna cerca di tranquillizzarmi.
Ma le dico di farmi uscire.
Esco fuori.
Sento la voce del Dottor Serioso che mi dice che ho rovinato la vita alla sua famiglia.
Poi si aggiunge il Diavolo che mi grida”Falla finita Mel.Tutti sono stanchi di te. Se non lo fai, mi prenderò tutto. La tua famiglia soffrirà le pene dell’inferno”.
Mi dirigo verso il centro.
Un’ altra voce mi dice che tutti sanno che sono una nullità e che sui muri della città ci sarà scritto” Melvin è un coglione ed una nullità”.
Arrivo nella parte vecchia della città.
Vedo l’anfiteatro greco.
Mi dirigo verso la recinzione. Tento di scavalcare.
Ormai sono pronto a porre fine a tutto.
Quando vengo bloccato dalle braccia.
Non so cosa stia succedendo.
Urlo”Lasciatemi stare. Devo farla finita”.
Vengo trascinato in un angolo.
Sono circondato da sconosciuti.
Sento parlare, ma non capisco cosa dicono.
Arriva un poliziotto che mi chiede i documenti
Balbetto”Sono Melvin, abito da mia nonna.
Non ho i documenti con me”.
La voce urla”Cretino, dovevi dirgli che eri Mr Nullità”.
Mi mettono dentro una volante.
Affianco a me c’è la Signora Anna. E’ pallida, ma  prova a sorridermi.
Sta parlando al telefono.
Poi mi passa il cellulare. Era lei, Dottore.
Mi disse di stare tranquillo e che sarebbe venuto a prendermi”
”Dottore davvero verrebbe fino in Sicilia per me?Io allora l’aspetto”.
Mi trascinano legato a casa di nonna.
Vedo che ci sono i vicini di casa e altri poliziotti
Sento la voce di nonna”Perche è legato?.Lasciare stare mio nipote”.
Sono disteso sul letto.
Vedo arrivare mio cugino Alessandro.
Poi l’ex moglie di mio zio Pietro, Vicenza e mia cugina  Sabrina.
Mi osservano tutti con una faccia strana.
Non capisco cosa ci sia da guardare.
Il diavolo mi dice”Sei contento Mel.Hai visto cosa è successo?
Tutti aspettavano questo momento.
Sapevamo che eri strano, pazzo. Ora ne hanno la prova.
Sei lo zimbello di tutta la città”.
Alessandro  si avvicina e cerca di tranquillizzarmi. Mi dà una pillola.
Non voglio prenderla
La voce mi dice che mi stanno avvelenando.
Vedo un poliziotto nella stanza.
Mi guarda. Non mi piace. Mi sento osservato.
La voce mi dice che devo farla finita.
C’è ancora una possibilità per risolvere ogni problema.
A fatica mi alzo dal letto, e cerco di andare verso  il balcone.
Faccio solo alcuni passi, prima d’essere bloccato dal poliziotto e credo da mio cugino Alessandro.
Ora sono mani e piedi con le manette.
Il diavolo mi dice che farò una brutta fine e che all’inferno sarò lo schiavo di tutti.
Mi spinge a fare del male.
Dice che devo diventare cattivo, se voglio sopravvivere all’inferno.
Sento la voce impaurita di mio padre”Mel, fai qualcosa.
Così rischiamo d’essere gli schiavi del Diavolo.
Io sono con te, qualunque cosa decidi di fare”.
Con le ultime forze mi sollevo e cerco d’aggredire il poliziotto.
Non mi avvicino neanche al collo.
Vengo subito agguantato , sbattuto e legato a letto.
Il diavolo ride di me
Dice che adesso sarò rinchiuso in una stanza buia.
Sarò imbottito di farmaci e che diventerò un vegetale.
Papà, spaventato, scompare.
Disperato, mi inginocchio e invoco l’aiuto di Dio anche se il Diavolo voleva che invocassi L’Oscuro.
Si avvicina una persona che mi fa una puntura.
Poi vengo preso di peso.
Mi mettono la camicia di forza.
Sento mia nonna piangere”Dove lo state portando!”
Ricordo l’ autoambulanza.
Il diavolo mi dice”Sei finito Melvin. In ospedale ti farò a pezzi.
Sarai mio”.Poi perdo i sensi.
Lo Splendente mi guarda a lungo,poi scrive qualcosa e infine mi sorride”Quello che hai descritto Mel è solo la fase acuta di uno stato psicotico che ti portavi dietro da tempo. Le voci erano dentro di te.
La tua mente è stata sottoposta a un carico di tensioni ed emozioni notevoli.
Si è verificata una serie di circostanze straordinarie.
Ero al telefono con il medico del pronto intervento, quando hai tentato di buttarti dal balcone di tua nonna.
Tuo cugino Alessandro ti stava dando una pillola da me prescritta.
Resto dell’idea che tuo cugino e il medico del pronto intervento abbiano gestito male la vicenda. Avevi bisogno di dormire.
Il ricovero fu eccessivo.
I file in qualche modo ancora una volta ti  generano ansia e profonda desolazione. Non riesci a chiudere con il passato.
La tua famiglia non vede il pericolo imminente.
L’abbandono di Caterina è il colpo di grazia.
La rabbia repressa si scatena su un estraneo, in questo caso il poliziotto. Claretta è meglio lasciarla perdere. Ha fatto solo danni.
La psiconalisi ti ha portato ulteriore confusione e spinto a guardare ancora di più al passato
Dottore,mi creda, la psiconalisi non c’entra nulla.
Ho fatto poche sedute con mr Sigaretta.
Abbiamo appena accennato ai file.
E’ ver,o ero stressato ed angosciato. Claretta mi metteva pressione e dubbi.
Tesoro mi sembrava persa.
Ancora oggi, non capisco cosa mi sia successo.
Il solo pensiero di aver tentato di far male a qualcuno, mi sconvolge.
Non mi fido più di me stesso.
C’è una parte di me che non conoscevo.
Forse stare senza farmaco è stato un errore
 Lo Splendente scuote la testa:Mel, non farti convincere dalle parole dei medici di giù,che detto tra noi, non hanno capito nulla di te.
Pensavano addirittura che il tentato suicidio potesse derivare dallo shock dell’operazione al pene.
Tu non hai bisogno di farmaci, ma di un nuovo file.
Devi tornare ad usare la tua immaginazione.
Tu sei fatto così.
Sono ormai 3 anni che te lo dico. Tu però sei testardo.
Dottore,il ricovero è stato il punto più basso della mia vita.
Ho messo in pericolo me stesso e gli altri.
La mia famiglia si è preso un bello spavento.
Non  riesco neanche immaginare cosa abbia provato ma madre  quando le hanno detto per telefono cosa stavo facendo.
 Mel, tua madre ,come ogni madre ,vuole solo il bene del proprio figlio. Ovviamente si sarà spaventata.
Ma non e’ dipeso da te. A volte le cose succedono.
Riprendiamo il viaggio Mel.
Mi risveglio non so quante ore dopo.
Sono legato al letto.
Faccio fatica a capire dove mi trovo.
Vedo altre persone nella stanza.
E’ notte.
Ho molta sete.
Sento ancora la voce che dice”Vedi dove sei finito?
Proprio come volevo. Tra poco vengo a prenderti”.
Leggo tra le lenzuola il nome dell’Ospedale .
Qui penso lavora mia cugina .
Comincio a gridare”Per favore chiamate la Dottsa Cinzia Lanzafame, è mia cugina.
Dove sono finito?”.
Nessuno mi risponde.
Si avvicina un uomo.
Ha l’aria strana
E’ in pigiama. Mi  porge dell’acqua da una bottiglia aperta.
Non voglio bere.
Comincio nuovamente a  gridare.
Mi agito. Non riesco a muovermi. Si accendono le luci.
Due infermieri si avvicinano e mi bloccano.
Mi obbligano a bere dalla bottiglia aperta.
Intorno al mio letto ci sono altre persone.
Mi sento toccare da varie mani.
Poi perdo nuovamente i sensi.
Quando mi risveglio vedo mamma vicino a me.
Forse piange.
Mi  tiene la mano. Non mi guarda. Non riesco a tenere gli occhi aperti. Perdo nuovamente i sensi.
Il tempo passa veloce, almeno così mi sembra.
Cerco di capire dove mi trovo.
Gli infermieri mi danno delle pillole da prendere.
Chiedo cosa siano, ma non ottengo mai risposta.
Finalmente mi viene detto che sono dentro un reparto psichiatrico.
Comincio a guardarmi intorno.
Ci sono uomini e donne.
Mi osservano.
Evito di parlarci.
Vengono a farmi visita oltre la mamma,lo zio,i miei cugini.
Un giorno vedo apparire Francesco.
Ho la testa  vuota.
Ho dei vuoti di memoria.
Ricordo vagamente cosa è successo.
Mamma ha la faccia stravolta.
Non riesco mai a parlare con la responsabile del reparto, dormo quasi sempre.
Finalmente mi portano il cellulare e posso comunicare con il mondo.
Chiamo in campagna per sapere come procede la raccolta.
Siamo ormai alle battute finali.
Ricordo che parlo pure con lei
Ero sereno.
Le voci  sono finalmente scomparse.
Giro per il reparto.
Ho un colloquio  con una psicologa prima d’uscire.
Mi mostra delle figure
Vuole che le dica cosa mi fanno venire in mente.
Allargo le braccia sconsolato”Mi dispiace, ma non mi dicono nulla.
In questo momento faccio fatica anche a ragionare”.
Mi sento rallentato.
Il ricovero dura come previsto dalla legge una settimana.
 All’uscita  dell’ospedale mi aspetta Piero.
Anche lui è pallido. Tutti mi chiedono come sto.
Hanno paura di qualche mio gesto inconsulto.
I medici dell’ospedale mi hanno prescritto una compressa di zyprexa da 20 mg al giorno.
Torno velocemente da nonna per un saluto. La vedo piangere.
Non so cosa fare
Con Piero e mamma prendiamo  l’aereo per Roma dove mi aspettava Dottore.
Lo Splendente si accende il sigaro ed esce in balcone:E’ incredibile Mel, ma anche il TSO ti è servito.
Anche se un esperienza dolorosa, è stato un cambiamento.
Ora dobbiamo impegnarci perché non succeda più.
Mi alzo e gli sorrido: Dottore, ovviamente il TSO non lo auguro a nessuno.
Ma non ho un cattivo ricordo di quella settimana.
Perdere la propria libertà personale è terribile.
Ma come le ho detto in altre sedute Dottore, tante volte sono caduto e altrettante mi sono rialzato.
Farò di tutto pur di evitare un nuovo crollo.
Bene, Mel, è lo spirito giusto.
Nel silenzio, ci godiamo il tramonto romano, fumandoci il sigaro.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 25
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6 pensieri su “82. TSO

  1. Ho letto la tua storia, a volte è abbastanza sconvolgente, in altre parti è tenera, ma sempre appassionante.Io non so se è tutta vera, o se hai mischiato realtà a fantasia, però quando l’ho letta ci ho creduto e ho pensato a quanta sofferenza potevi avere avuto e a come ti sarai sentito solo.
    Anch’io ho avuto tanti problemi, rialzarsi è molto dura e, so quanta forza ci vuole , e la tua storia mi ha toccato perché mi sembri speciale e speciale mi sembra la tua famiglia, in particolare la tua mamma. Anch’io sono mamma e so cosa vuol dire vedere il proprio figlio stare male e sentirsi impotenti….sono felice che c’è l’hai fatta. In bocca al lupo per tutto.

    • Gentile Signora Letizia
      La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato
      e per le sue belle parole.
      E’la mia storia, nuda e cruda.
      Si ho una mamma “speciale” che mi e’stata
      sempre vicina.Tutta la mia famiglia e amici
      mi sono stati vicini.
      Si, ho lottato per tanto tempo contro
      i miei demoni.
      Mi sono rialzato.
      Spero di cuore che suo figlio stia meglio.
      Grazie ancora per il suo sostegno

  2. So benissimo cosa significa, purtroppo. È vero però che il TSO serve. Mette un punto, ci costringe a prendere coscienza del fatto che c’è un problema, che è un problema serio ma che ci sono margini di intervento. Ti auguro che sia stato e sia ancora l’inizio di un percorso di rinascita o di quel che vuoi per te. Posso solo testimoniare che le cose cambiano, se trovi la persona giusta che ti segue, le cose cambiano davvero. A volte penso che il TSO sia arrivato tardi per me, e penso a quanto tempo ho perso, a quanto ho sofferto e a quanti errori ho fatto. Se avessi saputo che c’era una via d’uscita no, anzi, se mi fossi decisa a rischiare fidandomi di qualcuno. Ma invece no, c’era bisogno di tutto questo per avere le cose buone che ho adesso anche se il mio percorso non è ancora finito (ammesso che esista una fine).
    Fatti coraggio e fatti una bella risata, sii clemente con te stesso ma anche rigoroso con la malattia. Sei ancora qui, è già tanto, ed è una bella cosa in fondo non trovi? Non sempre, lo so, ma in fondo è una bella cosa. Ti abbraccio.

    • Cara Lucrezia,
      Il TSO è sicuramente un’atto estremo da parte dello Stato e della medicina per curare e salvare il paziente anche da se stesso. Ma spesso,aihme, questo “atto” diventa traumatico e feroce per il paziente stesso.
      Personalmente non ho ricordi negativi del “mio soggiorno”. Ero imbottito di farmaci e mi sentivo uno zombi.
      Il TSO ti fà perdere la libertà.
      Vieni considerato “un matto” dalla società, non sei più un’ uomo.
      Il TSO è stato un passaggio del mio viaggio.
      Ho avuto al mio fianco la mia famiglia e ottimi medici, ma tutto ciò non mi ha evitato il ricovero coatto.
      Forse era destino. Forse era necessario che provassi anche questa esperienza per sconfiggere la Bestia.
      Mi sono rialzato e mi sto riprendendo la mia vita.
      Tutti facciamo degli errori.
      Il TSO è il punto più basso e doloroso della malattia.
      Ma si può e dobbiamo ripartire.
      Mai perdere la speranza, cara Lucrezia.

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