22) Un Volo per Sara (Maurizio De Giovanni)

“Un Volo per Sara” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato da Rizzoli il 24 Maggio 2022.

Sinossi:

Un piccolo aeroplano turistico diretto in Sardegna si schianta nel mar Tirreno con a bordo diverse persone. Tra loro, un noto imprenditore che ha rilasciato la sua ultima intervista poco prima del decollo, con il vociare degli altri passeggeri sullo sfondo, tutti tranquilli e sorridenti, ignari dell’imminente tragedia. Quando l’agente dei Servizi in pensione Andrea Catapano sente le voci delle vittime – lui che non vede ma sa ascoltare meglio di chiunque altro – un ricordo nitido riaffiora. Così decide di chiamare l’ex collega Teresa Pandolfi, ora a capo dell’Unità investigativa. Il disastro potrebbe celare un mistero che risale agli anni di Tangentopoli. E se la caduta del velivolo non fosse stata un incidente, ma il nesso tra una vicenda degli anni Novanta e il nostro presente? L’unica che può scoprire la verità è la donna invisibile, Sara Morozzi. Affiancata dall’ispettore Davide Pardo e da Viola, Mora si trova a investigare su personalità pubbliche intoccabili, scavando dentro gli ingranaggi del potere d’Italia a suo rischio e pericolo, senza paracadute.

Recensione:

Si può definire un romanzo “anonimo”?

È corretto definire l’opera di un bravo e stimato autore come una “furbata commerciale”?

Ai tempi della scuola la mia insegnate di lettere assegnandomi l’ennesima insufficienza al tema d’italiano scriveva nelle note “ le idee ci sono anche, ma forma e costruzione sono carenti”.

Non me ne  voglia il caro Maurizio De Giovanni, ma sono costretto ad applicare questo giudizio scolastico alla nuova indagine di Sara.

“Un volo per Sara” appare come una bozza di sceneggiatura televisiva più che un testo letterario.

Come è stato per il personaggio di “Mina Settembre”, anche per Sara, la pubblicazione appare  preparatoria al “salto” televisivo.

L’intreccio  svela poco o nulla rispetto ai precedenti della saga.

De Giovanni stavolta ha utilizzato “il pilota automatico “ nello scrivere questa storia facendo muovere la protagonista e gli altri personaggi su binari già consolidati.

“ Un volo per Sara” è un romanzo lineare quanto prevedibile negli sviluppi se ci eccettua il finale aperto e misterioso.

Una storia di passaggio o se volete preparatoria ad una svolta esistenziale e chissà sentimentale dell’invisibile “Mora”.

La costruzione fondata sull’alternanza tra  presente e passato stavolta risulta poco efficace e meno attrattiva.

Il lettore è meno coinvolto  sotto ogni aspetto.

“Un Volo per Sara” è complessivamente una “battuta d’arresto” agli occhi dei fan della prima ora, invece al neofita lascia la sensazione di uno scritto incompiuto.

Maurizio De Giovanni è “rinviato “ alla sessione di settembre , augurandoci che il volo creativo riprenda quota.

28) The time traveler’s wife – La Serie – 1 Stagione

“The time traveler’s wife” è Una serie di David Nutter. Con Theo James, Rose Leslie, Desmin Borges, Natasha Lopez, Micheal Park. Drammatico, sentimentale. USA, Regno Unito. 2022-in produzione

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, recita il detto. Detto puntualmente ignorato da sceneggiatori e produttori, quando si mettono in testa di adattare per il piccolo o grande schermo un romanzo di successo, nonostante sia stato ampiamente dimostrato che è difficilissimo, produrre qualcosa di accettabile.

Gli esempi di trasposizioni deludenti si sprecano, tanto che persino l’imperturbabile e professionalissima direttora Turillazzi ha confessato di essere sempre piuttosto restia, a vedere un film o una serie tratti da un romanzo, specie se il romanzo in questione è stato molto apprezzato.

Potete immaginare il mio stato d’animo prima di lanciarmi nella visione di “The time traveler’s wife”, la serie HBO disponibile su Sky Serie e NOW a partire dal 13 giugno. continua su

21) La carrozza della Santa (Cristina Cassar Scalia)

“La Carrozza della Santa” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi nel Maggio 2022

Sinossi:

La notizia di un omicidio scuote Catania, gelando gli ultimi entusiasmi della più sentita ricorrenza cittadina. Mentre nell’aria si avverte ancora l’odore acre dei fuochi d’artificio, Vanina Guarrasi è alle prese con un caso che fa scalpore.

Recensione:

Il vero Capodanno per la citta di Catania “si consuma”  a febbraio.

Quando viene festeggiata, onorata, omaggiata la “Santuzza”

Il giorno della Santuzza o sarebbe più corretto dire i giorni della Santuzza sono una festa popolare, trasversale in cui fede e tradizione si fondono in un’unica e memorabile esperienza.

Per i non “catanesi”, la Santuzza è Sant’Agata, la Santa Patrona della città.

Per dal 3 al 6 Febbraio la città non dorme , i catanesi si riversano nelle strade  accompagnando la Santa in processione.

Un rituale che si ripete ogni anno attirando fedeli e non da ogni parte del mondo.

La Santuzza  unisce nella devozione anche chi di fede ne mastica “picca e nenti” durante l’anno.

Catania si ferma per Sant’Agata, la città venera la sua Santa e niente e nessuno può infrangere questo legame, a meno che un omicidio efferato venga scoperto proprio in uno luogo simbolo della Festa : la carrozza del Senato.

Un “quasi sacrilegio” per i  fedeli e una nuova difficile indagine da risolvere per Vanina Guarrasi, palermitana doc ma ormai presa dalla realtà catanese.

Cristina Cassar  Scalia compie un ulteriore e significato salto di qualità narrativo e creativo “osando” scrivere una storia all’interno della più sacra ed attesa festa catanese.

“La Carozza della Santa” è , a nostro modesto parere, il romanzo migliore finora scritto dalla Dott.ssa Scalia.

L’abilità, sensibilità ed intelligenza autoriale oltre che umana trovano evidenza   per come abbia tenuto  insieme la tradizione catanese  con l’elemento giallo ancora una volta imperniato tra presente e passato.

Una scelta autoriale ripagata con un intreccio scorrevole, avvincente, carico di pathos e  pieno di colpi di scena fino all’ultima pagina.

Il lettore “nordico” entra più che mai nella mentalità ed atmosfera catanese immaginando i passaggi e soprattutto l’unicità della Festa di Sant’Agata .

Un omicidio incardinato dentro un evento religioso, che però il lettore scoprirà che ben poco a che vedere con la Santa e la fede.

Anzi mai come in questo caso , la miseria umana, l’avidità ed il rancore rappresentano l’antitesi del momento religioso che la città sta vivendo.

“La Carrozza della Santa” è scritto in modo impeccabile, incalzante, coerente facendo uscire i personaggi   dalle pagine del romanzo, rendendoli vivi ed  autentici agli occhi e cuore del lettore.

Vanina  è sempre più divisa tra Catania e Palermo sul piano professionale che sentimentale, trovandosi di fronte alla possibilità di chiudere i conti con l’ultimo assassino del padre, ancora in libertà.

Vanina dovrà anche occuparsi delle vicende personali /sentimentali dei suoi amici e colleghi, svolgendo l’insolito ruolo di “confessore laico” dei loro segreti.

I romanzi di Cristina Cassar Scalia lo ribadiamo vanno considerati ed apprezzati come quelli del Commissario Montalbano del Maestro Camilleri.

Con la sostanziale differenza che la Sicilia e soprattutto la Catania raccontata dalla Scalia, è quella attuale . Non è la Vigata   sospesa nel tempo e nello spazio dalla penna di Camilleri

Sono decisamente maturi i tempi per vedere Vanina Guarrasi  all’opera  in Tv .

20) Fedeltà (Marco Missiroli)

“Fedeltà” è un romanzo scritto da Marco Missiroli e pubblicato da Einaudi nel Febbraio 2019.

Sinossi:

«Il malinteso», cosí Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l’ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione.
Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un’ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l’ha ottenuto grazie all’influenza del padre.
La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l’interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell’esistenza.
In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l’orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.
Con una scrittura ampia, carsica, avvolgente, Marco Missiroli apre le stanze e le strade, i pensieri e i desideri inconfessabili, fa risuonare dialoghi e silenzi con la naturalezza dei grandi narratori.

Recensione:

Cosa è la fedeltà: Una parola? Un simbolo? Una richiesta? Una predisposizione d’animo? Una condizione morale?

Abbiamo un disperato bisogno di fedeltà.

La pretendiamo in ogni rapporto che costruiamo nella nostra vita.

Rimanere fedeli ad un’ idea, all’amicizia, alla parola data e soprattutto alla persona amata è forse una delle prove più difficili ed impegnative da sostenere.

Quando iniziamo una relazione sentimentale giuriamo “amore eterno” e soprattutto di rimanere fedeli.

Il tradimento è l’antitesi della fedeltà,  eppure nessuno dei due avrebbero ragion d’essere senza l’altro.

Si può rimanere comunque fedeli tradendo?

Sono alcune delle domande  e soprattutto riflessioni che Marco Missiroli  spinge a farci attraverso il suo romanzo “Fedeltà”.

“Fedeltà” è stato  acclamato dalla critica e dai lettori divenendo un  bestseller fin dalla prima pubblicazione e che il sottoscritto ha “recuperato” solamente ora dopo aver visto tre episodi della deludente  serie Tv targata Netflix.

Devo ammettere che la lettura del romanzo mi ha lasciato piuttosto “tiepido”.

Non ho compreso come questo romanzo abbia potuto scatenare l’entusiasmo generale , fare vincere premi allo scrittore e spingere Netflix alla produzione della serie.

“Fedeltà” si è rivelato complessivamente una lettura banale, piena di stereotipi sul matrimonio e sulla vita di coppia.

L’intreccio narrativo mostra rari passaggi originali e/o particolarmente intensi  sul piano introspettivo ed emozionale.

Missiroli  fa entrare il lettore dentro la vita di Carlo e Margherita,  una giovane coppia milanese apparentemente felice  quanto innamorata , ma che in vero si rivelerà fragile e pronta a cedere alla tentazione.

Entriamo dentro la testa dei due protagonisti e dei loro amanti,  sentiamo i loro dubbi, incertezze esistenziali, ma solo in parte abbiamo una sentita partecipazione con i personaggi.

“Fedeltà” vorrebbe raccontare una storia di sentimenti, di scelte, d’amore , ma poi tutto rimane freddo quanto auto referenziale in scrittura.

Milano è la vera protagonista del romanzo, quella che cambia e pulsa  davvero negli anni del racconto.

 La casa della “Concordia” inseguita, bramata ed infine acquistata con furbizia da Margherita, incarna   l’essenza del libro, ovvero il desiderio impossibile ma alla fine raggiunto insieme da una coppia.

Il matrimonio in quanto tale vive di alti e bassi.

Una coppia si può tradire, litigare, allontanarsi, ma alla fine ritrovarsi  per un figlio, per un’affinità elettiva o più  banalmente per dover pagare un mutuo monstre di una casa.

“Fedeltà” è un romanzo dal taglio elitario, dall’animo radical  chic, ma almeno conserva nel finale quel calore popolare ed universale che solamente l’unità familiare può dare specialmente nei momenti difficili come l’addio ad una persona cara.

45) Il Fronte Interno

“Il Fronte Interno” è un film scritto e diretto da Guido Acampa, liberamente ispirato al romanzo ‘Santa Mira, fatti e curiosità dal fronte interno’ di Gabriele Frasca, con : Luigi Iacuzio, Betti Pedrazzi, Autilia Ranieri, Nello Mascia e Antonello Cossia.
Sinossi:
Il film racconta i fragili equilibri di una famiglia che vive in una remota località da dove decollano jet italiani diretti in Iraq, durante la cosiddetta ‘guerra al terrorismo’. Da Gaudì, introverso conduttore di cani a Dalia, ossessionata dalla guerra e preoccupata per le condizioni di un padre anziano. Da Damiano, che ha dedicato la vita alla passione politica e a tante battaglie puntualmente perse, a ‘Santa Mira’, che vive con distanza la partecipazione a una guerra che genera dubbi e paure, ‘Il fronte interno’ oscilla tra l’evoluzione di contrasti familiari mai risolti e un conflitto internazionale che vibra sulle loro teste.

Recensione:
Non è stato semplice per il sottoscritto “inquadrare” questa pellicola
Ed è altrettanto inutile girarci intorno non confessare che “Il Fronte Interno” di Guido Acampa si presta a diverse letture sul piano narrativo, simbolico oltre che stilistico.
Una scelta cinematografica che raramente coincide con i primi posti del Box Office
Il titolo stesso racchiude la volontà autoriale di raccontare le dinamiche, difficoltà e soprattutto fratture presenti all’interno di una famiglia che ha smesso di parlarsi.
La guerra al terrorismo , il rumore dei caccia americani sono utilizzati come pretesto drammaturgico per indagare, mostrare l’inquietudine e fragilità di una piccola comunità sospesa nel tempo e nello spazio.
Lo spettatore fatica nel comprendere se ciò che avviene sullo schermo sia reale o parte di un immaginario di un personaggio e/o collettivo, ciò nonostante rimane colpito da una particolare quanto affascinante modo di fare cinema del regista che si distacca meritoriamente dalla pigra creatività di molti suoi colleghi.
Guido Acampa rischia coraggiosamente nel realizzare un film che poteva cadere nell’ autoreferenzialità o bollata come “una supercazzola” in stile “Amici miei”-.
“Il Fronte Interno” si prende i suoi tempi, silenzi, simboli dimostrando d’avere come punti di riferimento registi di fama come Terence Malick e David Linch.
Lo spettatore non cerchi il senso di quella scena o il rigore della ragione, ma piuttosto si avvicini all’opera di Acampa avendo un’apertura mentale all’indecifrabile quanto sconfinato mondo interiore dell’uomo.
La psiche umana può rivelarsi un campo di battaglia, una guerra lunga da sostenere e vincere. Una famiglia rischia di perdersi dentro un fronte interno, se cessa di amarsi e sostenersi.
In conclusione “il fronte interno” è una visione magari non per tutti, forse piuttosto complessa e con un’ impostazione più teatrale che cinematografica, ma è un ‘opera prima che non ti lascia indifferente alla fine.

17) Rancore (Gianrico Carofiglio)

“Rancore” è un romanzo scritto da Gianrico Carofiglio e pubblicato da Einaudi il 29 Marzo 2022.

Sinossi:
Come è morto, davvero, Vittorio Leonardi? Perché Penelope Spada ha dovuto lasciare la magistratura? Un’investigazione su un delitto e nei meandri della coscienza. Un folgorante romanzo sulla colpa e sulla redenzione. Un barone universitario ricco e potente muore all’improvviso; cause naturali, certifica il medico. La figlia però non ci crede e si rivolge a Penelope Spada, ex Pm con un mistero alle spalle e un presente di quieta disperazione. L’indagine, che sulle prime appare senza prospettive, diventa una drammatica resa dei conti con il passato, un appuntamento col destino e con l’inattesa possibilità di cambiarlo. Nelle pieghe di una narrazione tesa fino all’ultima pagina, Gianrico Carofiglio ci consegna un’avventura umana che va ben oltre gli stilemi del genere; e un personaggio epico, dolente, magnifico.
Recensione:
Carofiglio ha deciso di fare finalmente sul “serio” con il personaggio di Penelope Spada, dedicandole un vero e pieno romanzo, dopo l’antipasto del racconto datati gennaio 2021.
“Rancore” consente al lettore di conoscere, apprezzare e scoprire la sfera privata, abitudini, manie e soprattutto fantasmi di questa donna tosta quanto misteriosa.
“Rancore” conferma il potenziale creativo, emozionale e drammaturgico di questo nuovo personaggio femminile creato da Carofiglio.
Penelope che nella vita precedente è stata un ex magistrato, oggi è un’ investigatrice sui generis caratterizzata da un carattere forte e con un’anima travagliata.
“Rancore” inizia con il desiderio di una figlia d’ottenere giustizia e verità sulla morte del padre affidando l’incarico a Penelope di revisionare il caso archiviato come suicidio
Una revisione che permetterà inaspettatamente alla stessa Penelope di potersi pacificare con il proprio passato da giudice.
“Rancore” pur presentando una struttura tradizionale da thriller, si rivela una lettura avvincente ed incalzante sul piano del ritmo e pathos.
Gianrico Carofiglio firma un’indagine stratificata sulla natura umana capace di covare rancore e rabbia per anni per poi esplodere in modo feroce e spietato.
Penelope Spada è un personaggio ruvido, essenziale, che si è rinchiusa in una prigione esistenziale come forma di espiazione per quanto commesso nella sua vita precedente da magistrato.
Il lettore entra in empatia con la protagonista condividendone i momenti cruciali sul piano professionale ed umano.
“Rancore” è una lettura consigliata che stuzzica l’interesse e curiosità su una donna che indubbiamente ha ancora molto da dire e raccontare al lettore nei prossimi libri.

40) Firestarter

Il biglietto d’acquistare per “Firestarter” è : Neanche regalato

“Firestarter” è un film di Keith Thomas. Con Zac Efron, Ryan Kiera Armstrong, Sydney Lemmon, Kurtwood Smith, John Beasley. Horror, 94′. USA 2022

Sinossi:

Per più di dieci anni, Andy e Vicky sono fuggiti, cercando disperatamente di nascondere la figlia Charlie da un’oscura agenzia federale che vuole sfruttare il suo dono senza precedenti per trasformare il fuoco in un’arma di distruzione di massa. Andy ha insegnato a Charlie come disinnescare il suo potere, che viene innescato dalla rabbia o dal dolore. Ma quando la ragazzina compie 11 anni, il fuoco diventa sempre più difficile da controllare. Dopo che un incidente rivela la posizione della famiglia, un misterioso agente viene inviato per dare loro la caccia.

Recensione:

Non me ne vogliano i lettori affezionati del maestro Stephen King, ma difficilmente dopo aver visto “Firestarter”, nuovo adattamento di uno dei suoi romanzi, ne conquisterà di nuovi. Anzi, l’unico desiderio degli spettatori potrebbe essere quello di bruciare qualunque cosa riguardi questo progetto.

Mi dispiace essere così duro e sprezzante nei confronti del film di Keith Thomas, ma onestamente ho fatto una grande fatica a comprenderne le motivazioni produttive e artistiche.

Nelle intenzioni di registi e produttori, “Firestarter” doveva essere il primo capitolo di una saga targata Blumhouse Productions. Nei fatti la visione è noiosa, lenta, irritante. La sceneggiatura pasticciata, prevedibile e incerta nella costruzione dei personaggi. continua su

16) Rinascere – L’anno in cui ho ricominciato a vincere (Manuel Bortuzzo)

“Rinascere – l’anno in cui ho ricominciato a vincere” è un romanzo scritto da Manuel Bortuzzo e pubblicato da Rizzoli il 5 novembre 2019

Sinossi:

2 febbraio 2019. Sono passate le due di notte, pochi secondi che segnano al tempo stesso una fine e un nuovo inizio: alla periferia di Roma, vittima di uno scambio di persona, Manuel Bortuzzo, giovanissima promessa del nuoto in lizza per un posto alle Olimpiadi, viene colpito alla schiena da un proiettile. Le immagini, riprese da una telecamera di sorveglianza, le conosciamo tutti: il ragazzo si accascia a terra, la sua fidanzata, Martina, si china su di lui. Poi la corsa in ospedale, le operazioni e una volta scongiurato il pericolo di vita, la diagnosi – lesione midollare completa. Quindi la sedia a rotelle, la riabilitazione, il sorriso di Manuel, nonostante l’assurdità di quello che gli è accaduto, rilanciato da tv e giornali. Questo libro racconta ciò che di Manuel non sappiamo: la sofferenza, lo sconforto, la rabbia dopo “quella notte”, e sopra ogni altra cosa la forza che ha dovuto trovare dentro di sé, gli insegnamenti che ha saputo riconoscere anche in questa vicenda, la determinazione dello sportivo e del ragazzo speciale che ha dimostrato di essere. Con un solo obiettivo, ci dice Manuel: vivere al meglio la nuova condizione, lottando fino in fondo, con tutte le energie fisiche e mentali, per riprendersi quello che gli è stato tolto. Sono pagine di dolore e di gioia incontenibile: oggi Manuel Bortuzzo ci racconta una storia ancora da scrivere. Rinascere per lui significa questo: imparare di nuovo, da uomo nuovo, a camminare.

Recensione:

Ho recuperato “le memorie” di Manuel Bortuzzo grazie al gentile regalo  avuto durante la presentazione stampa del film tv “Rinascere” che stasera vedremo su Rai 1.

Ero un po’ scettico sul valore letterario e non ovviamente sull’aspetto umano ed esistenziale della storia.

Non è mai  semplice raccontare di sé, figurarsi dover descrivere una tragedia personale, un incidente che ti ha sconvolto l’esistenza per sempre.

Manuel Bortuzzo  non è uno scrittore, lo  scrive lui stesso nei ringraziamenti finali.

Fino alla disgraziata notte del 2 Febbraio del 2019, era una giovane promessa del nuoto, era un ragazzo di 20 anni pieno di sogni, speranze e felicemente innamorato della sua ragazza Martina.

Poi due colpi di pistola e la vita di Manuel è cambiata, anzi è ricominciata in modo diverso.

“Rinascere “ è difficile da  catalogare in preciso genere letterario.

E’  un “instant book”, un memoriale, un diario, ma personalmente mi piace pensarlo come una grande lavagna bianca su cui Manuel ha messo “nero su bianco” i propri pensieri, sentimenti, incubi , sogni e speranze.

È un flusso di parole, sensazioni, stati d’animo che si mescolano ed alternano sancendo un prima e dopo nella vita di Manuel.

Un prima e un dopo che nessuno di noi vorrebbe vivere e che in pochi sarebbero capaci di sopportare trovando il coraggio e forza pe ripartire.

Manuel Bortuzzo  ha trovato dentro di sé questa forza, deciso insieme al padre Franco di “riprendersi tutto”.

Manuel non si piegato all’ingiustizia, allo scoramento, alla rabbia, iniziando  così la sfida più difficile da  uomo e nuotatore.

Il libro è il racconto sincero, schietto, appassionante del  suo ritorno alla vita, scandito da intensi ed emozionanti passaggi: dalla presa di coscienza del suo nuovo status alla ferrea determinazione di sovvertire il pronostico medico.

“Rinascere” è un romanzo  lineare, semplice, forse in qualche passaggio eccessivamente sbrigativa, ma il lettore percependo   la“ vis pugnandi” e soprattutto voglia di vivere del protagonista,  si sente al termine della lettura più coraggioso e fiducioso immaginando Manuel fieramente in vasca a nuotare.

15) Sono felice, dove ho sbagliato? (Diego Da Silva)

“Sono Felice, dove ho sbagliato ?” è un romanzo scritto da Diego Da Silva e pubblicato il 15 Marzo 20022 da Einaudi .
Sinossi:
Vincenzo Malinconico è tornato ed è alle prese con un’ingiusta causa. D’amore. Già, c’è di mezzo l’amore anche stavolta, ma un tipo d’amore con cui Malinconico non ha avuto ancora a che fare, professionalmente parlando: l’amore impantanato, quello di chi pensa di avere diritto a un risarcimento per il dolore. Perché è proprio questo che gli chiedono gli Impantanati, sei donne e due uomini uniti in una strampalata associazione: di intentare una causa epocale per danni da sinistri sentimentali. E l’assurdo può sembrare a tratti possibile, al più eccentrico avvocato d’insuccesso di sempre.

L’amore può ingolfare una vita, metterla in attesa, in balia degli anni che passano. Tutti conosciamo coppie sfinite da rapporti senza futuro: amori dove i progetti, i desideri e persino i diritti ristagnano. A volte è proprio il legame, il problema. I rapporti di forza, il tempo sul groppone, il presente che dà dipendenza. Poi capita che una mattina la parte debole si svegli e decida che è venuto il momento di fare i conti. È quello che succede nella sesta avventura di Vincenzo Malinconico, l’avvocato delle cause perse ancor prima d’essere discusse, quando Veronica, la sua compagna, gli manda in studio una coppia di amici che gli chiedono d’intentare, con una class action, una causa epocale per l’infelicità di coppia. La pretesa dei due, apparentemente demenziale (ma Malinconico è avvezzo a questo genere di situazioni), si basa su un assunto neanche così sbagliato: se esiste un diritto privato, perché la sfera privata dei sentimenti non dovrebbe andare soggetta alla stessa legge che regola i rapporti patrimoniali? Fosse per Malinconico la chiuderebbe lì, anche perché ha altro di cui occuparsi (Alagia che sta per farlo diventare nonno, Alfredo in fibrillazione per il suo primo cortometraggio, uno strano figuro che lo pedina), ma finisce per cedere alle insistenze del suo socio Benny e si ritrova a partecipare con lui agli incontri degli Impantanati. E noi lo sappiamo bene: quando Malinconico si fa trascinare in una situazione che gli sta stretta, sbrocca ma riesce persino a divertirsi. Sicuramente a farci divertire come non mai, in questo che è uno dei romanzi più mossi e vivi di Diego De Silva. Fra risate, battibecchi, colpi di scena e ordinarie drammaturgie familiari, Malinconico riuscirà ad articolare una stralunata difesa. Ma di sé stesso, soprattutto.

Recensione:
Se la felicità è una chimera, l’infelicità sentimentale è invece qualcosa di tangibile, presente e sfortunatamente un dolore universale.
Tutti almeno una volta nella vita abbiamo sofferto per amore ed altresì abbiamo fatto soffrire.
L’amore è un sentimento potente quanto destabilizzante.
Vogliamo l’amore, un compagno, ma allo stesso modo evitiamo di caderci dentro questo pozzo senza fondo.
Le relazioni tossiche possono produrre danni enormi, ma sono quelle “in stallo” di cui dobbiamo realmente preoccupare.
Si può essere infelici vivendo una storia del genere?
La risposta è , purtroppo, un sì tragicomico.
L’infelicità può essere oggetto di disputa legale? Un gruppo di infelici innamorati potrebbe unirsi in una class action contro i propri partner alias carnefici
Quello che potrebbe apparire sulla carta come una “boutade” /provocazione per la penna creativa di Diego Da Silva è stato lo spunto narrativo vincente per scrivere una nuova e divertente avventura legale del nostro caro avvocato Vicenzo Malinconico.
In attesa di vedere in autunno su Rai l’attesa trasposizione televisiva, il lettore può gustarsi una storia davvero gustosa ed allo stesso tempo agrodolce .
Pietro Da Silva conferma pienamente le sue doti narrative e stilistiche firmando un intreccio brioso, ironico, divertente e mai banale.
Il lettore da una parte sorride amaro sull’infelicità amorosa del bizzarro gruppo che reclama giustizia in un tribunale e dall’altra partecipa allegramente invece alla condizione paradossale che si trova a vivere il nostro avvocato: è felice.
La sua vita privata e sentimentale procedono bene, tutti i pezzi del suo puzzle esistenziale si sono incastrati.
Malinconico fatica ad accettare questa condizione, ne è intimorito.
La felicità improvvisa e piena esiste davvero si chiede ad un certo punto Malinconico, immaginando nefasti colpi di coda.
Da Silva affronta il tema della felicità nei rapporti regalandoci spunti di riflessione e condivisione osservando i dialoghi dei protagonisti di questo romanzo.
Anche gli infelici cronici come Vincenzo Malinconico possono vivere un lieto fine.

14) Scompartimento 6 ( Rosa Liksom )

“Scompartimento n 6” è un romanzo scritto da Rosa Liksom e pubblicato da Iperborea il 24 Febbraio 2014
Sinossi:
Mosca, anni ’80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, due estranei si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall’inesauribile sete di vodka. Nell’intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, avvezzo al carcere, ma con l’irriducibile passione per la vita. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l’hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande nella terra che l’ha sedotta. È l’anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l’incontro tra due destini ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell’eterno sogno cechoviano “A Mosca! A Mosca!”.
Recensione:
All’ultimo Festival di Cannes, rimasi complessivamente tiepido alla trasposizione cinematografica di “Scompartimento 6” , mentre la maggioranza dei collegi critici applaudiva convintamente alla fine della proiezione.
Ovviamente non avendo letto il romanzo di Rosa Liksom, non possedevo gli elementi necessari per fare paragoni né per esprimere giudizi artistici definitivi.
Come ben sapete, cerco di colmare il prima possibile queste mie mancanze letterarie , leggendo il romanzo.
E generalmente la lettura dei romanzi mi apre un mondo, arricchendomi sul piano umano e creativo.
Stavolta dopo aver letto il romanzo di Rosa Liksom, mi sento obbligato a scusarmi con il regista finlandese Juho Kuosmanen per essere stato così tirato con il suo film,
La versione cinematografica va decisamente rivalutata, apprezzata sotto ogni aspetto.
Il regista ha compiuto un vero “miracolo “ narrativo e strutturale nel dare senso, verve, passione ad un romanzo prolisso, lento ed oltre modo ripetitivo.
dispiace per i numerosi fan dell’autrice Liksom, ma il romanzo, a nostro modesto pare, è un classico caso di bestseller letterario fondato sul nulla.
“Scompartimento 6” si è rivelata una lettura pesante, caotica , priva di mordente oltre che monocorde.
Se non fosse stato per il nostro spiccato senso del dovere misto al masochismo letterario saremmo saltati giù dalla Transiberiana molto prima della fine, annoiati e delusi da un racconto autoreferenziale ed inconcludente.