119) Ninfa Dormiente (Ilaria Tuti)

“Ninfa Dormiente” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato nel Maggio 2019 da Longanesi Editore

Sinossi:
“Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, a poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa”.

Recensione:
Ci prendiamo convintamente la responsabilità d’ annunciare ai nostri due lettori la nascita di una vera stella nell’attuale quanto  modesto panorama letterario italiano: Ilaria Tuti.
“Ninfa Dormiente” consacra Ilaria Tuti nell’Olimpo dei giallisti, avendo dimostrato ancora una volta tutto il proprio talento, creatività, sensibilità, umanità nel tratteggiare e rendere vivi, credibili ogni personaggio in questo affascinante, cupo e magnetico secondo romanzo.
Non è per nulla azzardato sancire la nascita dello “stile Tuti” nel costruire un impianto drammaturgico in cui si mescolano splendidamente finzione, storia e spiritualismo.
“Ninfa Dormiente” ha una struttura narrativa stratificata, complessa, piena di rimandi e continui flashback ciò nonostante si rivela una lettura incalzante, fluida, intensa che non lascia spazio e modo al lettore di mollare il libro fino alla sua conclusione.
Tuti incanta, inquieta, commuove con intreccio narrativo ricco di pathos, colpi di scena spiazzando costantemente il lettore.
Teresa Battaglia affronta probabilmente l’indagine più difficile della propria carriera, ma con l’agrodolce consapevolezza d’aver trovato una vera famiglia nella sua fidata squadra, pronta a sostenerla nella risoluzione di un misterioso omicidio avvenuto nel lontano 1945 e nel voler consegnare l’assassino alla giustizia
“Ninfa Dormiente” trasporta il lettore dentro una storia in cui si alternano orrore ed amore, misticismo ed ossessione, guerra e desiderio di pace, ricerca della propria
identità personale e quella di un popolo.
“Ninfa Dormiente” è una storia d’amore, vendetta e tragica resa dei conti in cui a nessun personaggio è consentito una  via di fuga.
Tuti firma un romanzo di respiro cinematografico stimolando con facilità e naturalezza il lettore nell’immaginare luoghi e personaggi e soprattutto l’evoluzione psicologica ed interiore di quest’ultimi.
“Ninfa Dormiente” è un racconto di sofferenza, dolore e rabbia, ma che ha nella parte finale una svolta catartica e liberatoria, magari narrativamente un po’ eccessiva e frettolosa, ma emotivamente efficace e soprattutto necessaria per far tirar il fiato al coinvolto quanto commosso lettore.
Teresa Battaglia è una donna forte, orgogliosa, preparata, dura, ma dietro quella spessa corazza si cela un’anima nobile, ferita dal doloro passato oltre che giustamente spaventata all’inesorabile avanzare di una malattia che rischia di renderla “vuota” e soprattutto “impotente” nel quotidiano.
“Ninfa Dormiente” è un romanzo da leggere, divorare e consumarlo quanto prima, nonostante un finale aperto che ci trasmette contemporaneamente curiosità ed inquietudine.

Annunci

117) Il Signor Diavolo

Il biglietto da acquistare per “Il Signor Diavolo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Signor Diavolo ” è un film di Pupi Avati. Con Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Cesare Cremonini, Gabriel Lo Giudice, Massimo Bonetti. Drammatico, 86′. Italia 2019

Sinossi:

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarglisi davanti è complessa e sinistra, ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori.

Recensione:

Fin dalla notte dei tempi le forze del bene e quelle del male si sono contese il controllo sull’animo umano. I miti, la letteratura, la storia ci insegnano che nessuno è immune dalla tentazione del Diavolo, sommo mistificatore.

Dopo sei anni di assenza, Pupi Avati torna al cinema riprendendo in mano con esperienza e bravura l’amato genere horror/gotico. “Il Signor Diavolo”, trasposizione spiazzante dell’omonimo romanzo, è ambientato a Roma negli anni ’50.

Il film, più che paura, trasmette inquietudine, timore e senso di oppressione nell’osservare come molti temi caldi di oggi siano simili a quelli dell’Italia del dopoguerra, impegnata nella ricostruzione. Il “diverso”, in questo caso, è il giovane Emilio (Salvatori), marchiato come figlio del demonio, considerato pericoloso e cattivo.

Scena dopo scena, attraverso atmosfere splendidamente ricostruire e contraddizioni di una società bigotta, ci si rende conto che l’epoca raccontata da Avati, con il suo inconfondibile marchio, è lontana da noi soltanto sulla carta. continua su

“Il Signor Diavolo”: Pupi Avati riscrive il suo romanzo, tra horror e storia

116) Il Tempo dell’Ipocrisia (Petros Markaris)

“Il Tempo dell’Ipocrisia” è un romanzo scritto da Petros Markaris pubblicato da La Nave di Teseo nel Giugno 2019

Sinossi:
Il commissario Charitos è appena diventato nonno del piccolo Lambros, quando un imprenditore filantropo, proprietario di una catena di alberghi, viene ucciso con un’autobomba nei dintorni di Atene. L’attentato viene rivendicato da un gruppo che si firma Esercito degli Idioti Nazionali, ma i motivi dell’omicidio restano oscuri. I sospetti su terrorismo e criminalità organizzata svaniscono a mano a mano che la polizia ricostruisce i segreti della vittima, ben nascosti sotto la vita di specchiata onestà che ha sempre esibito. Un messaggio ricevuto dagli investigatori conferma che sono sulla strada giusta: la vittima è colpevole di ipocrisia. La scia di sangue non si ferma, alcune tra le più alte sfere della Grecia e dell’Europa vengono assassinate con la stessa accusa, che sembra l’unico elemento in comune tra loro. Charitos, diviso tra il desiderio di guadagnarsi l’agognata promozione e quello di godersi il nipotino, conduce l’inchiesta come un direttore d’orchestra, che tutti ascolta e da ciascuno coglie un elemento che può rivelarsi decisivo, fino a scoprire chi si cela dietro l’Esercito degli Idioti Nazionali e perché ha deciso di vendicare l’ipocrisia e l’ingiustizia del nostro mondo. Kostas Charitos indaga su un nemico dai mille volti, che costringerà il suo implacabile desiderio di giustizia a fare i conti con la propria coscienza, e con le ragioni imprevedibili del cuore.
Recensione:
Parafrasando le sacre scritture “Scagli la prima pietra chi non è mai stato accusato od indicato qualcuno d’essere  stato ipocrita!”
La verità appare nella nostra società come qualcosa d’inopportuno, scomodo, fastidioso ed addirittura pericoloso.
Chi mente, omette, tradisce è altresì destinato ad avere un futuro radioso e ricco di soddisfazioni.
Ma chi paga le conseguenze di questa condotta amorale e falsificata se a “praticarla” sono soprattutto i nostri politici e le istituzioni formalmente impegnate a verificare la correttezza dei primi?
Ovviamente siamo noi i cittadini a pagare il conto di quest “insano” Mondo dei Balocchi 3.0.
Già per quanto appaia assurdo e grottesco viviamo in un’epoca in cui i redivivi “Gatto e la volpe” di collodiana memoria abbiano preso il potere riuscendo a far credere che la loro visione di vita sia quella più giusta ed equa.
“Il Tempo dell’Ipocrisia” di Petros Markais mi ha personalmente trasmesso l’amara quanta tragica sensazione di leggere una versione cupa di “Pinocchio” di Collodi, in cui le bugie e le malefatte sono diventate le basi fondanti dell’Istituzioni e che la popolazione abbia ormai passivamente accettato questo stato di cose.
Petros Markais firma, a mio modesto avviso, il romanzo più devastante, cinico quanto lucido e sincero della saga del commissario Kostas Charistos, esplicitando con l’abituale lungimiranza e realismo il declino morale prima ancora che economico della Grecia e più in generale dell’Europa.
L’invocata quanto ipocrita austerity imposta al popolo greco ha affamato milioni di persone, distrutto la “classe media” e soprattutto creando i presupposti per una ribellione sociale quanto mai imminente e giustificata.
“Il tempo dell’Ipocrisia” seppure costruito come un classico “thriller” si dimostra ben presto come un puntuale saggio critico sulle malefatte e mancanze del governo greco e come gli annunci trionfalistici della fine dell’austerity imposta dalla “Troika” e l’inizio della ripresa economica non corrispondano per nulla alla realtà sociale del Paese in cui la generazione dei cinquantenni si è ritrovata improvvisamente senza un lavoro e pochi fortunati sopravvivendo con una pensione da poche centinaia di euro.
“Il Tempo dell’Ipocrisia” è una storia di finzione ma che tristemente odora di quotidiano, trasuda rabbia e frustrazione e soprattutto lancia un chiaro monito alle forze politiche nazionali ed internazionali: continuando con questa “cura” non soltanto si uccide i pazienti, ma trasforma i “moribondi” in pericolosi quanto risoluti vendicatori della povertà.

114) Il Libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares ( Fernando Pessoa)

“Il Libro dell’Inquietudine” di Bernardo Soares è un romanzo scritto da Fernando Pessoa e pubblicato da Feltrinelli nel dicembre 2012.

Sinossi:
“Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo”. (Antonio Tabucchi).
Recensione:
Oggi se avvertiamo una sorta di malessere interiore, ci sentiamo insoddisfatti, ansiosi, “depressi” non abbiamo alcuna esitazione a farci prescrivere dal medico di base o magari dal primo psichiatra trovato sull’elenco degli psicofarmaci illudendoci di risolvere così ogni problema.
Quelli “più illuminati” consapevoli che solamente “la pasticca” non possa essere sufficiente ad arginare i tormenti dell’anima decidono d’affidarsi ad uno psicoterapeuta iniziando un lungo, costoso e spesso doloroso percorso di analisi.
Nonostante i progressi della farmacologia e soprattutto delle neuroscienze la cura dell’anima e financo della mente rimangono ancora campi per lo più inesplorati e misteriosi.
Non esiste la cura universale, ogni persona /paziente è un caso a sè stante
Su un punto convergono i vari neurologi, psichiatri e psicoterapeuti, la scrittura è uno degli strumenti più consigliati e funzionali affinché un paziente possa liberarsi del proprio malessere.
Scrivere di sé, mettere su carta le proprie paure, ossessioni o banali pensieri svolge una funzione catartica, liberatoria e soprattutto terapeutica.
Tenere un diario, prendere appunti, raccontare una storia non è soltanto un impegno creativo, ma è altresì un esercizio di costanza e volontà che consente alla mente d’uscire dall’impasse emotiva e sbloccando la paralisi psicologica.
Fernando Pessoa, pur non disponendo delle moderne conoscenze mediche e psichiatriche, scrivendo “Il Libro dell’Inquietudine” , da geniale autore, anticipò  i tempi realizzando un’opera rivoluzionaria non soltanto in campo letterario ma anche a livello medico.
“Il Libro dell’Inquietudine” con una prima quanto superficiale lettura potrebbe visto e percepito come una sorta di “Zibaldone” di leopardiana memoria, quando in realtà è qualcosa di più profondo oltre che di diverso.
Pessoa nell’ attribuire la “paternità” del romanzo all’immaginario ed anonimo contabile Bernardo Soares, rende più sincero, realistico, toccante il flusso di pensieri, gli stati d’animi e le fragilità che possono attraversare il cuore e la mente di qualsiasi individuo.
Sebbene i pensieri di Soares siano numerati e datati non consentono di stabilire una vera e chiara struttura narrativa del romanzo, lasciando volutamente al lettore una sensazione d’ improvvisazione quanto confusione autoriale.
Una sensazione ovviamente ingannevole studiata con talento e sensibilità da Pessoa per descrivere e raccontare con maggiore efficacia ed intimità la personalità e psicologia del protagonista.
“Il Libro dell’Inquietudine” è un tortuoso, amaro, malinconico viaggio nella psiche umano magistralmente descritto, rappresentato facendo diventare Bernardo Soares, non soltanto una persona conosciuta, ma soprattutto un amico a cui voler bene sentendolo vicino nella comune consapevolezza che il suo malessere è vicino al nostro.
Perché ciò che scrive e prova Bernardo è una declinazione della vita fatta di luci ed ombre, con le ultime sempre più numerose e pericolosamente in agguato.
“Il libro dell’inquietudine “è una lettura consigliata soprattutto a coloro che in modo sciocco  si dichiarano immuni a certe tematiche e soprattutto diffidenti   all’introspezione.

106) Falso in Bilancia (Selvaggia Lucarelli)

“Falso in Bilancia” è un romanzo scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato nel Luglio 2019 da Rizzoli Editore.

Sinossi:
Questa cosa di nascere affamati è una maledizione mica da poco. Io mi immagino il Sommo Creatore del Metabolismo che con sadico, casuale cinismo distribuisce culo e dannazioni metaboliche a tutti noi prima di nascere. “Tu mangerai quel che vuoi senza ingrassare”, “Tu nascerai già chiatto di costituzione e resterai chiatto con tutte le diete del mondo” e infine: “Tu invece nascerai magro ma avrai una fame eterna e se vorrai rimanere magro dovrai resistere giorno dopo giorno, quindi tanti saluti e buona vita! Cosa succede se in gravidanza ingrassi di venti chili e il tuo ginecologo (insieme a una stramaledetta bilancia professionale) si trasforma nel nemico numero uno? E se hai una mamma che ti nutre a verdura e poco più perché a lei il cibo non interessa e che a un certo punto decide di fare lo sciopero della fame per solidarietà con Pannella? Cosa accade se la tua migliore amica ti dà della grassona per errore (suo) o se, a quarant’anni, ti fidanzi con un cuoco che vuole viziarti in ogni momento con succulenti manicaretti? Ecco, succede quello che Selvaggia ci racconta in questo spassosissimo libro, dove si confessa e ci mostra la realtà che (quasi) tutti noi viviamo costantemente: il conflitto con il nostro peso e con l’immagine che rappresenta in questa società che tenta incessantemente di condizionarci. Contando sul fatto che siamo tutti accomunati dallo stesso miraggio: quello che un giorno potremo scegliere un super potere che non sarà l’invisibilità, o passare attraverso i muri o volare. Sceglieremo di mangiare senza ingrassare. Convinti che il nostro sogno prima o poi si avvererà.
Recensione:
“… Felicità
è un bicchiere di vino con un panino
la felicità”
Parafrasando una strofa della popolare canzone cantata dalla coppia Albano e Romina, possiamo senza dubbio affermare che Selvaggia Lucarelli con il suo divertente, ironico e sincero nuovo romanzo “Falso in Bilancia” firma il manifesto letterario/esistenziale del movimento silenzioso quanto numeroso” Affamati del mondo, Uniamoci!”.
“Falso in Bilancia” è la schietta quanto profonda auto analisi alimentare in cui l’autrice confessa la propria insofferenza nei confronti di qualsiasi tipo di dieta rivendicando il diritto alle sane “abbuffate”
Selvaggia Lucarelli dà voce a tante donne costrette a nascondere e sopprimere i propri desideri culinari per non sentirsi escluse da una società stupidamente costruita sull’apparenza e sull’idea che la magrezza sia sinonimo di bellezza e fascino.
“Falso in bilancia” affronta temi delicati, spinosi e controversi con uno stile semplice, diretto apparentemente “frivolo” ma in vero portatore di verità scomode e critiche dure e spietate su un sistema contradittorio e fuorviante.
Selvaggia Lucarelli apre le porte del proprio frigorifero oltre che dell’anima al lettore alternando sorrisi e riflessioni rendendolo partecipe di aneddoti privati e sentimentali in cui conosciamo ed apprezziamo la donna Selvaggia piuttosto che il personaggio “Selvaggia Lucarelli”.

“Falso in bilancia” è un invito ad essere noi stessi, a non doversi mai vergognare dei propri istinti e desideri financo fossero alimentari.
In una società “normale” avere qualche chilo non dovrebbe significare per una donna “la damnatio o derisione sociale”, ma semmai dovrebbe certificare la stupidità eterna di chiunque veicola questi insani modelli di bellezza ed accettazione.
Sfortunatamente tutto siamo tranne che una società giusta e moderna ed allora ben vengano gli scritti di Selvaggia Lucarelli a ricordarci quanto la vera felicità risieda nel trovare un partner giovane, bello e di professione cuoco con cui poter condividere, senza problemi, l’amore per il buon cibo.

104) La Logica della Lampara ( Cristina Cassar Scalia)

“La Logica della Lampara” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi nell’Aprile 2019.

Sinossi:
Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all’uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un’indagine assai più delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all’ultimo, riserva delle sorprese.

Recensione:
Esiste una scadenza temporale per vendicarsi?
Il tempo guarisce tutte le ferite, attenua il dolore dicono gli antichi. Ma tale saggezza popolare è applicabile quando sei stato privato con violenza e prepotenza dell’amore della tua vita?
Ed ancora una persona potente, ambiziosa può sempre farla franca?
“La Logica della lampara” è la seconda indagine del vice questore Vannina Guarrasi, personaggio ideato dalla brillante e talentuosa penna della Dott.ssa Cristina Cassar Scalisi, che porterà il lettore dentro una storia di vendetta, amore e riscatto dimostrando come il tempo non soltanto non cancella la rabbia, l’odio covato dalla persona privata dell’anima gemella, ma semmai rinnovandolo dolorosamente giorno dopo giorno
Cristina Cassar Scalisi si conferma un’autrice dal grande potenziale narrativo e stilistico costruendo un ‘intreccio narrativo avvolgente, emozionante e ricco di colpi di scena incollando il lettore fino all’ultima pagina del romanzo.
Un duplice desiderio di vendetta che scopriremo unire le due indagini apparentemente lontane nel tempo oltre che nei personaggi, avendo però come fine ultimo la caduta sociale oltre che professionale Elvio Ussaro dell’avvocato , una sorta di Don Rodrigo 3.0 in salsa catanese.
“La Logica della lampara” è un thriller incalzante, crudo, amaro, ma allo stesso tempo è un racconto intriso di malinconia , nostalgia, umanità, ed intimistico ben rappresentati e sviluppati dall’efficace armonia tra passato e presente in cui il vice questore, il simpatico Biagio Patanè ed il resto della squadra si muoveranno nel tentativo di sbrogliare la complessa e delicata indagine.
Vannina Guarrasi è anch’essa costretta ad un continuo “Sliding doors” sentimentale /esistenziale, combattuta se riabbracciare il vecchio e sofferto amore incarnato da Paolo pubblico ministero antimafia palermitano o dare una chance al mite e dolce dott Manfredi che sembra essere il classico uomo da sposare.
“La Logica della Lampara” è una raffinata, sofisticata, meticolosa vendetta ordita da una giovane avvocatessa stanca di subire ricatti ed umiliazioni e caparbiamente decisa a far pagare un definitivo e tragico conto al proprio carnefice alias Ussaro.
“La Logica della Lampara” è una forma esagerata quanto giustificata di rivalsa femminile che rievoca in campo cinematografico la magnifica Uma Thurman come feroce vendicatrice di “Kill Bill Vol. 1 e 2” di Quentin Tarantino.
Esistono diversi e differenti modi per vendicarsi e dopo aver letto “La Teoria della Lampara” siamo sicuri che i “cultori” di tale sentimento avranno trovato una rinnovata e terribile fonte d’ispirazione.

101) La vita inizia quando trovi il libro giusto ( Ali Berg – Michelle Kalus)

“La vita inizia quando trovi il libro giusto” è un romanzo scritto da Ali Berg e Michelle Kalus e pubblicato da Garzanti il 10 Gennaio 2019.

Sinossi:
Frankie ha sempre cercato risposte nei libri. Risposte al perché la sua carriera non sia decollata, perché sia così difficile andare d’accordo con sua madre o non abbia ancora vissuto la sua grande storia d’amore. Leggere le pagine di Jane Austen, Francis Scott Fitzgerald e Steinbeck l’ha sempre aiutata. Ma spesso Frankie si sente spesso sola. Ora, però, ha escogitato un piano infallibile per cambiare vita. I libri non possono tradirla. Per giorni ha lasciato una copia dei suoi romanzi preferiti su treni e autobus, scrivendo all’interno la sua e-mail. Per una grande lettrice come lei non c’è modo migliore di conoscere qualcuno se non grazie a un libro. Quando le risposte cominciano ad arrivare, Frankie colleziona appuntamenti su appuntamenti. E purtroppo delusione su delusione. Si presentano le persone più strambe che lei abbia mai conosciuto. Fino a quando non incontra Sunny che sembra uscito da uno dei suoi romanzi preferiti. Ma ha un difetto: ha gusti letterari opposti ai suoi. Una cosa su cui Frankie non può proprio soprassedere. Per vivere la favola che ha sempre sognato, dovrebbe accettare Sunny con pregi e difetti. Accettare che l’uomo che le sta accanto possa amare autori che lei non ha mai letto. Perché una nuova vita inizia quando trovi l’amore. Ma anche quando scopri una nuova storia da leggere, che apre verso orizzonti inaspettati e protagonisti indimenticabili da incontrare.
Recensione:
Il Sommo Poeta resosi conto di vivere in una profonda crisi esistenziale oltre che creativa non trovò altra soluzione che fare un “salto” all’Inferno nella “speranza” di trovare una soluzione alle proprie inquietudini.
Frankston Rose, per gli amici Frankie, si trova nelle medesime condizioni di Dante Alighieri: infelicemente single e con una carriera di scrittrice prematuramente finita dopo aver ricevuto brucianti stroncature del suo secondo romanzo
Frankie è una ragazza australiana romantica, colta, amante dei grandi classici letterari ed in cerca dell’anima gemella.
Da tempo la ragazza vive in un limbo letterario /emotivo, lavorando nella libreria dell’eccentrica Cat, sua amica del cuore e collezionando improbabili quanto disastrosi primi appuntamenti tramite l’app Tinder.
Frankie desidera credere ancora all’amore , come crede ciecamente nella bellezza e saggezza dei libri. Decide così d’affidare a quest’ultimi il proprio destino sentimentale.
“La vita inizia quando trovi il libro giusto” è una divertente, leggera, scanzonata commedia romantica in cui viene rielaborato, rivisto in chiave letteraria il vecchio quanto attuale proverbio popolare: “i poli opposti si attraggono”.
Fankie decide d’affidare ai libri ed alla causalità la possibilità d’incontrare l’uomo giusto ovvero una persona con i medesimi gusti letterari.
Un bizzarro, originale quanto elegante modo per conoscere e frequentare una persona contrapponendo la cultura alla discutibile supremazia dell’apparenza e della vuota esteriorità fisica che vige nella nostra società.
Ma la nostra eroina non ha fatto i conti con la legge del contrappasso del Sommo Poeta.
L’uomo perfetto ha le sembianze di Sunny, simpatico, bello intelligente, ma possiede un unico grande neo agli occhi di Frankie: Sunny legge esclusivamente romanzi new adult o per teenager come Twilight o Hunger Games.
Il lettore non potrà non sorridere leggendo questa inusuale storia d’amore in cui la protagonista dovrà scegliere se rimanere fedele ai suoi elitari gusti culturali od aprirsi all’amore concedendo “una moratoria” letteraria al buon Sunny.
Ali Berg e Michelle Klaus firmano un ‘intreccio narrativo brillante, diretto, riuscendo ad essere diversamente radical chic senza apparire pesante e respingente al lettore poco avvezzo alle numerose e continue citazioni autoriali.
“La vita inizia quando trovi il libro giusto” è una lettura piacevole, scorrevole, tenera capace di trasmettere sincere emozioni e far vivere momenti esilaranti grazie ad efficace struttura narrativa condita dalla giusta dose di ironia ed umanità ben tratteggiata dalle autrici tramite i  personaggi.
Una storia colta e romantica che conquisterà sia i topi di libreria che quelli delusi dall’amore si affanno scioccamente ad iscriversi a siti ed app d’incontri.

98 ) Il Rilegatore (Bridget Collins )

“Il Rilegatore” è un romanzo di Bridget Collins, pubblicato in Italia nel Maggio 2019 da Garzanti Editore.
Sinossi:
Immagina di poter cancellare per sempre un ricordo, una colpa, un segreto. È esistito un tempo in cui era possibile. È questa l’arte di antichi rilegatori che nelle loro polverose botteghe, oltre a modellare la pelle e incollare fogli, aiutano le persone a dimenticare. Seduti con un libro in mano ascoltano le esperienze del passato che vengono raccontate loro. Parola dopo parola, le cuciono tra le pagine, le intrappolano tra i fili dei risguardi. Così il ricordo sparisce per sempre dalla memoria. Catturato sulla carta non c’è n’è più traccia. Per anni l’anziana Seredith ha portato avanti questo affascinante mestiere, ma è arrivato il momento di trovare un apprendista. Qualcuno che rappresenti il futuro. La sua scelta cade su Emmet. Sarà lui il nuovo rilegatore. Lui per cui i libri sono sempre stati proibiti. Ne ha paura anche se non sa cosa c’è di sbagliato in quello che nascondono. Eppure giorno dopo giorno quella diventa la sua vita e il suo compito quello di raccogliere segreti, colpe e confessioni. E il luogo in cui quel mistero ogni volta si compie è ormai la sua casa. Casa che crede di conoscere in ogni suo angolo fino al giorno in cui scopre una stanza di cui nessuno gli aveva parlato. Una libreria immensa la riempie. Tra quelli scaffali Emmet trova un libro con scritto il suo nome. Al suo interno è celato un ricordo che gli appartiene. Non c’è nessun dubbio. Ma il ragazzo non sa di cosa si tratta. Non può saperlo. Ed è ora di scoprirlo. Perché per sapere chi è veramente ha bisogno di conoscere ogni cosa, anche quello che ha voluto o dovuto dimenticare.
Recensione:
Ha senso una vita privata dei ricordi negativi, traumi, violenze subite affinché una persona emotivamente devastata non ne debba più soffrire?
O chi si è macchiato di orribili crimini non sia più costretto a convivere con i rimorsi e sensi di colpa?
Qualcuno può arrogarsi il diritto di scegliere per noi?
Se esistesse realmente un “dono” di tale genere che cosa potrebbe accadere?
L’esordiente Bridget Collins risponde a queste inquietanti domande firmando un romanzo spiazzante, toccante, romantico mescolando con creatività e talento diversi generi letterari: storico, fantasy, psicologico ed infine romance.
“Il Rilegatore” presenta una struttura narrativa divisa in 3 parti conducendo il lettore dentro una storia che scoprirà ben presto temporalmente “sfasata”.
Una precisa quanto intelligente scelta autoriale per stupire ed accrescere l’interesse e curiosità del lettore.
“Il Rilegatore” paradossalmente inizia con la parte centrale del racconto ovvero mostrando al lettore le conseguenze subite dai due protagonisti Emmet e Lucian, “colpevoli” d’essersi innamorati.
“Il Rilegatore” si rivela una lettura profonda, incalzante, fluida ed avvolgente sostenuta da un crescente ritmo e pathos narrativo.
Emmet e Lucian si alternano nel ruolo di Voce Narrante nei tre capitoli permettendo al lettore una maggiore connessione emotiva con loro e i personaggi comprendendone soprattutto l’aspetto psicologico ed umano.
“Il Rilegatore” rievoca da una parte nell’atmosfera ambientale e comportamenti dei protagonisti la cupa stagione dell’Inquisizione spagnola e dall’altra avendo i libri come “strumento di tortura” il lettore non può non pensare al best seller “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
La vita di uomo è caratterizzata da momento felici ed altri anche tragici, ma è quest’alternanza a renderla unica e speciale.
La Collins raccontando la storia d’amore di Emmet e Lucian sottolinea l’importanza ed esclusività dei ricordi personali oltre a rimarcare come l’avidità e l’intolleranza nei confronti della “diversità” continui ad essere un tratto deprecabile e deleterio dell’umanità in qualunque contesto sociale e/o epoca storica.

94) Scomparsi (Michael Grant)

“Scomparsi” è un romanzo scritto da Michael Grant e pubblicato da Rizzoli nell’aprile 2019.

Sinossi:
Nessuno sa spiegare che cosa è successo, come o perché, semplicemente un attimo prima gli adulti c’erano e quello dopo non c’erano più. Nessuno sa spiegare che cosa sia la forza impenetrabile che impedisce a chiunque di lasciare la città. I telefoni non funzionano e chiedere aiuto (ma a chi, poi?) è impossibile. Abbandonati a sé stessi, i ragazzi, tutti al di sotto dei quindici anni, si riuniscono in bande, litigano, eleggono capi. Occorre ricostruire un ordine, ma non è facile in un mondo che non è più quello che conoscevano. E quando alcuni di loro si accorgono di avere strani, pericolosi poteri, si rendono ben presto conto che la cosa più difficile sarà difendersi da loro stessi. Età di lettura: da 12 anni.
Recensione:
Che cosa accadrebbe nella nostra società se improvvisamente tutti gli adulti scomparissero?
Come reagirebbero i nostri ragazzi, bambini?
Sarebbe possibile mantenere l’ordine e disciplina opure ogni regola e forma di civiltà e convivenza sarebbero spazzati via?
Ed ancora se la scomparsa degli adulti fosse collegata ad una misteriosa quanto pericolosa Oscurità determinata a sovvertire l’ordine naturale delle cose, chi o cosa potrebbe fermarla?
Nel 1952 lo scrittore inglese William Golding fu il primo ad interrogarsi su questi inquietanti e ipotetici scenari traendone spunto per il suo romanzo d’esordio: Il Signore delle Mosche.
Un libro inizialmente considerato un flop commerciale prima di divenire “un cult” per numerose generazioni.
È immediato per non dire spontaneo per il lettore accostare il romanzo di Golding a quello di Grant dopo averne letto solamente qualche capitolo.
“Scomparsi” può essere definito una versione moderna o se preferite 2.0 de “Il “ignore delle Mosche” presentando molti punti di contatto narrativi e filosofici con lo scritto di Golding.
Esistono ovviamente delle differenze strutturali, ambientali e stilistici tra i due romanzi, ma è forte la sensazione che Grant abbia voluto la propria personale e convincente rilettura del testo originale.
“Scomparsi” risente drammaturgicamente, a nostro modesto parere, dell’influenza di altre due famose saghe: da una parte “Harry Potter” e dall’altra gli “X- Men”
Per quanto possa apparirvi sulla carta “impossibile” unire, mescolare questi tre caposaldi letterari e fumettistici, Michael Grant è riuscito talentuosamente in tale impresa trovando un giusto equilibrio dando il via ad una storia appassionante, avvolgente e piena di mistero e colpi di scena.
“Scomparsi” è il racconto del coming age /out di un gruppo di ragazzi e ragazze costretti a maturare in fretta oltre a dover scegliere con chi schierarsi nella lotta per la supremazia oltre che la sopravvivenza.
“Scomparsi” è una lettura incalzante, fluida che trasporta il lettore dentro la drammatica “Fase” . Vivendo insieme ai protagonisti una tragica corsa contro il tempo alla ricerca di risposte e di sconvolgenti verità
Seppure formalmente i principali protagonisti della storia siano due ragazzi (Sam e Caine) destinati a scontrarsi mortalmente.
Procedendo nella lettura emergono altresì chiaramente e prepotentemente le figure femminili conquistando per personalità e carisma il centro della scena e l’attenzione del lettore.
Se i ragazzi appaiono impegnati nella lotta per il potere, sono le ragazze a studiare, manovrare e comprendere prima di tutti i cambiamenti e le imminenti minacce per tutta la comunità.
“Scomparsi” pur presentando notevoli ed interessanti potenzialità narrativi e diverse storie complessivamente ben collegate, rivela però un intreccio dispersivo, allungato ed in alcuni passaggi poco approfondito ed in altri frettoloso.
Grant avrebbe dovuto “asciugare” il plot, tenendo a bada la propria creatività evitando così di disperdere pathos e ritmo dovendo tenere in piedi le diverse file del racconto.
“Scomparsi” è un romanzo avvincente, scritto con uno stile semplice e diretto facilitando al lettore la lettura delle oltre 500 pagine.
Il finale aperto lascia il lettore spiazzato e desideroso di conoscerne il seguito e soprattutto dandogli il modo di rivalutare l’importanza ed utilità dei genitori anche se spesso estremamente “esigenti”

93) Beautiful Boy (David Sheff)

“Beautiful boy” è un romanzo scritto da David Sheff e pubblicato da Sperling & Kupfer nel Gennaio 2019

Sinossi:
“Perché il mio meraviglioso ragazzo si è perso? Che cosa è successo alla mia famiglia? Dove ho sbagliato?” Sono le laceranti domande che hanno ossessionato David Sheff in ogni istante dello straziante viaggio nella tossicodipendenza del figlio Nic e nel difficile percorso verso la guarigione. Beautiful Boy è un memoir spietatamente sincero, scritto con il cuore e con le lacrime di un padre che ama disperatamente un figlio per il quale sembra non esserci speranza. Prima dell’incontro con la droga, Nic era un ragazzo fantastico, il figlio che ogni genitore vorrebbe: allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport e adorato dai fratellini. Ma le metamfetamine lo rendono un relitto tremolante “con due buchi neri al posto degli occhi” che non fa che mentire, rubare, scappare di casa. David Sheff ci racconta i primi segnali d’allarme, le bugie, le telefonate alle tre del mattino (sarà Nic? la polizia? l’ospedale?), i tentativi di disintossicazione, le ricadute. Lo stato di continua preoccupazione diventa per lui, a sua volta, una forma di dipendenza; panico, ansia e stress incessanti richiederanno un prezzo altissimo. Eppure non si è mai arreso e, da buon giornalista, ha istintivamente sondato e percorso ogni strada possibile per salvare il figlio.
Recensione:
Perché una persona incomincia a fumare, bere o financo drogarsi?
Perché un individuo diviene schiavo dei propri vizi?
Esistono particolari condizioni genetiche, sociali, culturali nel determinare una qualsiasi dipendenza?
L’uomo della strada vedendo, leggendo ascoltando drammatiche e sempre più tragiche storie di giovani vite spezzate dalla droga si pone questi ed altri quesiti. Cercando una spiegazione, giustificazione o se preferite una vana rassicurazione affinché simili disgrazie non si verificano nelle proprie famiglie.
Alla luce di questi legittimi dubbi e soprattutto crescenti paure è quanto mai opportuno leggere con grande attenzione lo scioccante , sincero ed a tratti brutale “resoconto” della “via crucis” vissuta dallo scrittore David Sheff quando scoprì che il suo amato primo genito Nic divennne un tossicodipendente.
“Beautiful boy” è un racconto lacerante, duro, spietato in cui il narratore, suo malgrado, è parte integrante di una storia iniziata con un doloroso e conflittuale divorzio di una giovane coppia e successivamente con l’aspra battaglia legale per l’affido del figlio.
È stato dunque il divorzio dei genitori e il conseguente affido congiunto quanto alternato a spingere il piccolo Nick verso la droga?
È lo stesso Sheff ad interrogarsi più volte su come sia stato possibile che il suo bello, sensibile ed intelligente figlio Nick abbia intrapreso questo percorso autodistruttivo.
“Beautiful boy” fa venire meno i luoghi comuni o pregiudizi basati sull’importanza di una famiglia solida e presente come argine alle possibili tentazioni negative dei figli.
Infatti Nick, nonostante il divorzio, può contare sull’amore e comprensione d’entrambi i genitori e dei rispettivi nuovi compagni di quest’ultimi.
Nonostante le ideali condizioni affettive ed ambientali, il ragazzo inizia a “perdersi” lentamente quanto inesorabilmente complice amicizie sbagliate a scuola o per lo stupido desiderio d’emulazione o curiosità.
La “parabola” discendente di Nic travolge tutto e tutti spingendo vicino al baratro lo stesso Sheff incapace di proteggersi emotivamente e fisicamente da questo costante e crescente dolore.
“Beautiful boy” è un viaggio nell’inferno della droga vissuto attraverso gli occhi di un padre nonché giornalista, consentendo così al lettore d’entrare completamente dentro la storia respirandone i rari momenti “buoni” e le tante rovinose “cadute” di Nick e le nefaste conseguenze sulla sua famiglia.
Il lettore “scopre” il costoso e variegato mondo dei centri di recupero popolati da decine di migliaia di uomini e donne di differenze ceto sociale con la vita devastata dall’utilizzo di droga ed alcool.
David Sheff con maestria, umanità e creatività alterna all’interno della struttura narrativa passaggi di divulgazione scientifica e giornalistica ad altri di carattere personale e familiare trovando così un perfetto equilibrio drammaturgico ed apprezzabile scelta di toni. Evitando cadute retoriche e/0 melense oltre a mantenere vivo e forte fino alla fine la partecipazione ed interesse del lettore,
Leggendo “Beautiful Boy” non si potrà non voler bene a Nic tifando e sperando che ogni recupero sia quello definitivo e liberatorio anche per il povero David.
“Beautiful boy” è una lettura interessante, toccante oltre che indispensabile per ogni genitore attuale o futuro affinché il monito o se preferite guida della sofferenza provata e vissuta da David e Nick possa risparmiare ad altri analoghe esperienze.