1)“Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” ( Benjamin Stevenson)

“Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” è un romanzo scritto da  Benjamin Stevenson e pubblicato da Feltrinelli in Italia  l’undici ottobre 2022

Sinossi:

A Ernie Cunningham le riunioni di famiglia non sono mai piaciute. Di sicuro c’entra il fatto che tre anni prima ha visto suo fratello Michael sparare a un uomo e lo ha denunciato, un oltraggio che non gli è ancora stato perdonato. Perché i Cunningham non sono una famiglia come le altre. C’è solo una cosa che li unisce: hanno tutti ucciso qualcuno. Ora hanno deciso di ritrovarsi per un’occasione speciale: trascorreranno un fine settimana in un resort di montagna per festeggiare l’uscita di prigione di Michael. Ma i Cunningham non sono tipi da stare in pantofole davanti al caminetto. Il giorno dell’arrivo di Michael, viene trovato il cadavere di un uomo. Ha le vie respiratorie ostruite dalla cenere, come se fosse morto in un incendio, ma non ha ustioni sul corpo. Mentre una bufera si abbatte sul resort isolandolo e la polizia brancola nel buio, spetterà a Ern capire se il colpevole è uno dei suoi familiari, prima che vengano uccisi tutti.

Recensione:

Quando ho deciso di trasformare questo piccolo blog, nello spazio in cui condividere con voi anche le mie letture , lanciandomi in personali e soggettive recensione sui testi,  ero consapevole del concreto rischio di scambiare un testo orribile e stroncato dalla critica per un capolavoro e viceversa.

Cosa puntualmente accaduta

Altresì ero consapevole di dover spesso ammettere  la mia incapacità nel comprendere le idee,  cogliere le intenzioni dello scrittore di turno magari celebrato dai lettori con tutte le stelline possibili.

Idem.

Recensire un romanzo ed in più generale un testo letterario è un lavoro complesso, difficile, duro. Per farlo ci vuole competenza, conoscenza e tanto studio.

Il sottoscritto non possiede nessuna di queste doti e come ben sapete  scrive “di pancia” sperando nella vostra clemenza e pazienza.

Numerose volte in questi intesi dieci  anni mi è capitato di sintetizzare  la perplessità su quanto letto con un conciso e secco : mah!

Ma fino ad oggi mai il mio personale e modesto boh si è manifestato con il primo romanzo dell’anno oltretutto un gradito regalo di Natale.

Ma non potrei spiegare con altre espressioni/parole diversamente dal mio mah il  giudizio su “ Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno”.

Non conoscevo lo scrittore Benjamin Stevenson   prima di leggere il suo ultimo romanzo.

E’  stata sì un lettura veloce, leggera, lineare, semplice,  condita in alcuni passaggi di una buona ironia ed in altri da una efficace incisività narrativa, ma non bastevoli per far scattare al lettore “la sindrome da déjà-vu”.

Benjamin Stevenson ha scritto un thriller  di stampo familiare  puntando sull’isolamento dei personaggi dal resto del mondo  e con il crescente sospetto che l’assassino fosse uno dei suoi affetti.

Stevenson ha attinto a piene mani ai testi di Agata Christie e Simeon , sforzandosi in modo lodevole di applicare lo schema narrativo alla gelida Australia.

La stessa tecnica autoriale di rivolgersi direttamente al lettore, rompendo la quarta parete è qualcosa già vista e letta al cinema ed in letteratura.

L’intreccio non decolla realmente mai nonostante una serie importante di omicidi e colpi di scena soprattutto nel finale.

Il titolo del romanzo è sicuramente la cosa più bella ed accattivante di un romanzo che sicuramente amerete come il resto del web.

Ma il mio 2023 letterario inizia con un grande e sconsolato :  Mah!

100) Le otto montagne

“Le otto montagne” è un film di Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch. Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi, Elena Lietti. Drammatico, 147′. Italia, Francia, Belgio 2022

Sinossi:

Pietro, bambino torinese, va in vacanza con la madre in un paesino della Valle d’Aosta dove abita un solo bambino suo coetaneo, Bruno. I due divengono presto amici a tal punto che i genitori di Pietro sono disposti ad ospitare Bruno per farlo studiare in città. Il padre però non è d’accordo e il bambino diventerà un ragazzo e un uomo che non lascerà mai la montagna. I due però continueranno ad incontrarsi e ristruttureranno insieme una baita prima che Pietro inizi poi a viaggiare nel mondo.

Recensione:

Poteva mancare, al mio sesto Festival di Cannes, almeno un film in concorso tratto da un romanzo best-seller di cui il sottoscritto non ha letto nemmeno una pagina? Domanda retorica! E quest’anno l’aggravante è che il romanzo in questione è stato scritto da un italiano, Paolo Cognetti, e si è pure aggiudicato il Premio strega…

“Le otto montagne” di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, lo premetto, non è particolarmente consigliato per due categorie di pubblico: per gli amanti del mare e per chi non sopporta i film in dialetto, specie se nordico.

La sceneggiatura – piuttosto lunga, dispersiva e ridondante – racchiude al suo interno più storie e possibili chiavi di lettura. continua su

35)La disperata ricerca d’amore di un povero idiota (PIF)

“ La disperata ricerca d’amore di un povero idiota” è un romanzo scritto da Pif e pubblicato l’otto novembre da Feltrinelli Editore.

Sinossi:

“L’amore non è una formula matematica, non ci si può innamorare facendo dei calcoli.” Almeno questo è quello che pensa Arturo fino a quando rivede un vecchio compagno di classe, l’irritante Gianfranco Zamboni – ora ingegnere informatico. Dopo anni di lavoro a testa bassa, Arturo si è appena reso conto che amici e colleghi nel frattempo si sono sposati o convivono, molti hanno messo al mondo dei bambini e alcuni si sono già separati. Alle soglie dei quarant’anni, è ora di pensare a quel futuro che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Ma come si trova l’anima gemella, la persona che si è proprio sicuri sia quella giusta? L’incontro con il vecchio compagno di scuola sembra un appuntamento con il destino, perché Zamboni è a capo di un progetto sperimentale: una app finalmente efficace nel rilevare l’affinità fra persone. E siccome Arturo è un citazionista accanito, facendo sua la massima di Mae West “Tra due mali, scelgo sempre quello che non ho mai provato prima”, si butta nella sperimentazione. Mentre sembra stia nascendo una simpatia con Olivia, la ragazza dal sorriso raggiante che lavora nella mensa aziendale, l’app gli rivela che ha sette anime gemelle sparse per l’Italia e per il mondo. Nonostante il parere contrario dell’amico Carlo, inguaribile romantico, che lo spinge a uscire con Olivia, Arturo inizia il suo viaggio carico di speranza – ma anche di goffaggine e tanti dubbi. Da Siena alla Svezia, da Dubai alla Groenlandia, scoprirà molto su di sé, sui rapporti di coppia a ogni latitudine, e su cosa sia davvero un’anima gemella. Pif torna al romanzo con la sua voce inconfondibile e lo sguardo intelligente e critico, eppure sempre pieno di tenerezza, sulle contraddizioni del nostro presente, sulle fragilità fra il tramonto delle vecchie certezze e i falsi miti di nuove verità. Un romanzo picaresco ed esilarante sull’amore.

Recensione:

La maggioranza delle donne superata l’età fatidica dei trent’anni comincia a sentire il tintinnio delle lancette del proprio “orologio biologico”,  spaventata di non trovare l’uomo giusto con cui mettere su famiglia.

Tutto altro discorso per l’uomo che stupidamente si sente un eterno Peter pan, latin lover, cacciatore finché non si ritrova vecchio e solo.

Quando è il momento giusto per aprire le porte all’amore?

Quale è l’ età giusta per trovare l’anima gemella?

Esiste davvero l’anima gemella?

L’amore è il sentimento più difficile da raccontare, descrivere dagli scrittori, ma allo stesso tempo è quello più inseguito  dai lettori tra le pagine di un romanzo.

Pif cerca di dare  delle risposte e soprattutto un senso all’amore vissuto, provato dalla generazione over 40, che anzichè scegliere la strada più semplice, ama complicarsi la vita anche in campo sentimentale.

“La disperata ricerca d’amore di un povero idiota” è una commedia romantica ma temperato da una venatura malinconica/esistenziale che rende la lettura godibile e divertente.

Il lettore segue con curiosità la ricerca di Arturo Giammarresi (caro Pif magari è arrivato il momento di cambiare il nome del tuo alter ego letterario e cinematografico) del vero amore utilizzando una fantomatica app inventata da un cinico e sprezzante collega di Arturo.

Pif utilizza l’escamotage narrativo dell’app per evidenziare il suo personale quanto condivisibile insofferenza per l’abuso degli algoritmi ed  in più generale dei social network nelle relazioni sociali.

Tutto è studiato, selezionato, scelto sulla base di paramenti sempre più assurdi ed improponibili, facendo venire meno la spontaneità , istinto e casualità che un tempo erano parte vitale  e gioiosa delle nostre vite.

Pif  ci racconta di un quarantenne che si scopre incompleto, solo , stanco di un lavoro inutile e monotono  presso una grande  multinazionale.

Arturo desidera innamorarsi, creare un legame stabile , così decide d’intraprendere un viaggio per conoscere le sue nove presunte anime gemelle.

Un viaggio che si rivelerà divertente quanto disastroso sul piano amoroso, quanto illuminante sul piano della consapevolezza di sé.

L’amore esiste, ma spesso siamo ciechi nel vederlo davanti a noi. L’amore non aspetta in eterno.

  Arturo capirà amaramente quest’ importante lezione alla fine della sua ricerca.

Una dolorosa lezione che lo renderà pronto davvero , quando la sua anima gemella deciderà di dargli una seconda possibilità.

Un insegnamento che dovrebbe valere per  tutti noi.

34)Chi si ferma è perduto (Marco Malvadi e Samantha Bruzzone)

“Chi si ferma è perduto” è un romanzo scritto da Marco Malvadi e Samantha Bruzzone e pubblicato il 18 ottobre 2022 da Sellerio Editore.

Sinossi:

Serena, casalinga ultra indaffarata di un borgo vicino a Pisa, si imbatte casualmente in un cadavere. È quello del professor Caroselli, ottimo musicista e rigoroso insegnante nella scuola locale gestita dalle suore. Serena ha una solida formazione da chimica e un buon lavoro, ma ha scelto di licenziarsi stanca della discriminazione maschilista. Ma la sua identità non si esaurisce nel ruolo di madre di famiglia. Inoltre, la multitasking mamma di due figli e moglie di un distratto scienziato possiede quello che lei chiama «superpotere», un olfatto formidabile e professionalmente coltivato che le consente di distinguere perfino i singoli componenti chimici delle sostanze. Il passaggio da testimone in un caso di omicidio a investigatrice è così inevitabile. L’inchiesta ufficiale è invece condotta da Corinna Stelea, sovrintendente di polizia alta quanto un giocatore di pallacanestro. La coppia indirizza i sospetti verso i traffici del convento che gestisce la scuola. Molti pettegolezzi accompagnano l’indagine e molti segreti saranno svelati. Ma la soluzione sarà la più triste. Serena Martini e Corinna Stelea, i due nuovi personaggi creati dalla collaborazione di un affermato scrittore con una quasi esordiente, ma soprattutto dalla fusione di un punto di vista maschile e uno femminile, hanno giornate così complicate e vere che le loro più banali vicende quotidiane rischiano ogni momento di precipitare nell’acrobatico, nel paradosso, nell’avventura. Come già nella serie del BarLume, è l’affermazione del lato umoristico, o benevolmente assurdo, della vita che introduce nel poliziesco l’elemento comico, a cui in questo romanzo si aggiunge la capacità di rappresentare la sensibilità femminile.

Recensione:

Ammetto d’avere una discreta dose di scetticismo mista ad un’ elevata forma di pregiudizio letterario riguardo i romanzi scritti a quattro mani.

Scrivere un buon romanzo è un’ impresa difficile, complessa, travagliata e se a tutto ciò aggiungiamo il fatto di dover mettere d’accordo l’ego creativo di due scrittori allora è una mission quasi impossibile.

Gli scrittori sono strane creature, disposte a tutto pur di trovare la giusta ispirazione per il libro che gli possa  donare eterna gloria.

Se  poi la coppia di scrittori  sono anche marito e moglie, allora la missione non è più impossibile, ma diventa ai confini della realtà.

Marco Malvadi e sua moglie Samantha Bruzzone hanno voluto sfidare tutto ciò, decidendo di scrivere un giallo unendo i rispettivi talenti sperando di ottenere una chimica perfetta.

“Chi si ferma è perduto” è il risultato di una collaborazione che potremmo definire complessivamente riuscita, ma con ampi margini di miglioramento.

Un giallo ambientato in un piccolo paesino del pisano, nato dalla causale scoperta di un gruppo di mamme in passeggio del corpo del professore di musica, fa scattare da una parte nel memoria del lettore  delle reminiscenze televisive da “La signora in Giallo “e dall’altra il classico plot narrativo dei casi del “Bar Lume”.

“Chi si ferma è perduto” presenta un intreccio narrativo piuttosto classico, lineare,  abbastanza prevedibile negli sviluppi, ma ciò nonostante il lettore si gode la lettura leggera, frizzante, ironica, fatta d’intercalari toscani e soprattutto dei “pensieri e parole” pensante e non pronunciate dalle due protagoniste: Serena Martini chimica disoccupata e mamma a tempo pieno e Corina Stelea,  una poliziotta sveglia quanto insofferente alla stupidità dei suoi superiori.

L’inedita coppia investigativa è simpatica, divertente, complementare, ma ancora da “rodare” in indagini più incisivi ed articolati.

“Chi si ferma è perduto” è un buon primo giallo della coppia Malvadi-Bruzzone, ma ci aspettiamo molto di più perché va bene conoscere la chimica, ma ci vuole ben altro per fiutare una saga di successo.

33)Un cuore nero inchiostro- Le indagini di Cormoran Strike( Robert Galbraith)

“Un cuore nero inchiostro” è un romanzo scritto da Robert Galbraith e pubblicato da Salani Editore il 25 ottobre 2022.

Sinossi:

L’agenzia di Cormoran Strike e Robin Ellacott – detective privati, soci in affari e autoproclamatisi ‘migliori amici’ – non è certo a corto di clienti. Così, quando una giovane donna dall’aria stravolta si presenta in ufficio, la segretaria la rispedirebbe volentieri indietro, ma l’intuito di Robin le dice di ascoltarla. Mentre stringe la sua costosissima borsa macchiata di inchiostro, Edie Ledwell si presenta come la coautrice di una serie animata di culto che sta per sbarcare su Netflix e implora Robin di aiutarla a scoprire l’identità di una misteriosa figura che la perseguita online. Robin le consiglia di rivolgersi ad altre agenzie specializzate in reati informatici, ma rimane turbata da quell’incontro. E ancora di più la sconvolgerà leggere dell’assassinio di Edie Ledwell poco tempo dopo. Una nuova indagine sta per avvolgere Strike e Robin in una rete invisibile, pericolosa e oscura, in cui le identità si moltiplicano e si nascondono, la verità è più sfuggente che mai e il successo diventa un gioco crudele col destino. Un ingranaggio perfetto, una narrazione trascinante, un altro capitolo irrinunciabile della storia di Robin e Strike.

Recensione:

È sottile quanto importante la linea di demarcazione tra l’essere fan di un attore /serie tv e lo scivolare nel fanatismo , diventando  responsabile di azioni illegali o peggio ancora criminose.

Se da una parte il web ed ancora di più i social network hanno permesso al pubblico di ’”avvicinarsi” al proprio beniamino, dall’altra hanno scoperchiato il vaso di Pandora sulle stranezze e pulsioni più inspiegabili dell’animo umano.

Il fan medio “fatica” a distinguere il personaggio dall’interprete, sovrapponendo la sfera pubblica con quella privata creando così le condizioni per un pericoloso cortocircuito.

Chi  segue questo blog fin dalla nascita  sa bene quanto siamo stati “ coinvolti” da questo scomodo argomento e quali pesanti conseguenze abbiamo giustamente pagato.

Leggendo il sesto libro  di Robert Galbraith,  è quasi inevitabile immaginare  quanto ci sia dentro di personale della J.k Rowling  nell’intreccio narrativo.

Una storia che inizialmente si divide , alterna  tra il  mondo del web  e quello reale, per poi tragicamente intrecciarsi.

 J.K Rowling,  nonostante sia l’ideatrice di Harry Potter, negli ultimi anni  è stata  oggetto di feroci  e violente campagne d’odio sui social per le sue posizioni sui diritti civili non “allineate” al pensiero dominante.

La  scrittrice Rowling  intuendo il potenziale creativo di tutto questo odio, si è presa una geniale quanto perfida vendetta sui propri haters costruendo un giallo appassionante , pieno di colpi di scena, originale ed allo stesso tempo evidenziando i rischi ed i pericoli di un web senza regole e controlli.

Far diventare concreta , reale, una minaccia nata da un blog  di fan non era semplice , trovando un credibile motivo per “scomodare”  l’ormai celebre coppia investigativa composta da Strike e Robin.

L’aggressione e la morte di uno degli ideatori ha permesso il legame narrativo tra i due mondi  dando vita ad un racconto mai banale, spiazzante quanto incisivo nei contenuti.

“Un cuore nero inchiostro” è un giallo in cui nulla è come sembra e soprattutto fa emergere  gli aspetti peggiori ed oscuri del web: manipolazione psicologica, solitudine e mania del controllo .

“Un cuore nero inchiostro” si rivela una partita a scacchi giocata dalla coppia investigativa contro un avversario invisibile capace di ogni mossa pur di piegare la realtà al suo pericoloso mondo immaginario.

Chi è Anomia?

Quanti di voi ne hanno incontrato uno nella vostra esperienza con il web?

Dopo aver letto questo  romanzo, magari sarete più accorti nel dare fiducia a qualcuno nascosto da un nickname.

30) La Mala Erba (Antonio Manzini)

“La Mala erba” è un romanzo scritto da Antonio Manzini e pubblicato da Sellerio il 27 Settembre 2022.

Sinossi:

Nella cameretta di Samantha spicca appeso al muro il poster di una donna lupo, «capelli lunghi, occhi gialli, un corpo da mozzare il fiato, gli artigli al posto delle unghie», una donna che non si arrende davanti a nulla e sa difendersi e tirare fuori i denti. Samantha invece, a 17 anni, ha raccolto nella vita solo tristezze e non ha un futuro davanti a sé. Non è solo la povertà della famiglia; è che la gente come lei non ha più un posto che possa chiamare suo nell’ordine dell’universo. Lo stesso vale per tutti gli abitanti di Colle San Martino: vite a perdere, individui che, pur gomito a gomito, trascinano le loro esistenze in solitudine totale, ognuno con i suoi sordidi segreti, senza mai un momento di vita collettiva, senza niente che sia una cosa comune. Sul paese dominano, rispettivamente dall’alto del palazzo padronale e dal campanile della chiesa, Cicci Bellè, «proprietario di tutto», e un prete reazionario, padre Graziano. I due si odiano e si combattono; opprimono e sfruttano, impongono ricatti e condizionamenti. Cicci Bellè prova un solo affetto, per il figlio Mariuccio, un ragazzone di 32 anni con il cervello di un bambino di 5; padre Graziano porta sempre con sé il nipote Faustino, bambino viziato, accudito da una russa silenziosa, Ljuba. Samantha non ha conforto nel ragazzo con cui è fidanzata, nemmeno nei conformisti compagni di scuola; riesce a comunicare solo con l’amica Nadia. Tra squallide vicende che si intrecciano dentro le mura delle case, le sfide dei due prepotenti e i capricci di un destino tragico prima abbattono la protagonista, dopo le permettono di vendicarsi della sua vita con un colpo spregiudicato, proprio come una vera donna lupo; un incidente, un grave lutto, un atto di follia, sono le ironie della vita di cui la piccola Samantha riesce ad approfittare. La penna di Antonio Manzini, che ha descritto un personaggio scolpito nella memoria dei lettori come Rocco Schiavone, raffigura individui e storie di vivido e impietoso realismo in un noir senza delitto, un romanzo di una ragazza sola e insieme il racconto corale di un piccolo paese. Una specie di lieto fine trasforma tutto in una fiaba acida. Ma dietro quest’apparenza, il ghigno finale della donna lupo fa capire che La mala erba è anche altro: è un romanzo sul cupio dissolvi di due uomini prepotenti, sulla vendetta che non ripristina giustizia, sul ciclo inesorabile e ripetitivo dell’oppressione di una provincia emarginata che non è altro che l’immensa, isolata provincia in cui tutti viviamo

Recensione:

“La mala erba non muore mai” recita un popolare proverbio che Antonio Manzini ha voluto utilizzare come titolo del suo nuovo romanzo anticipando  da subito il tema narrativo della storia: le declinazioni /sfumature della meschinità umana.

“La mala erba” è una storia di piccoli soprusi, dolori, tradimenti, ipocrisie e violenze  incarnate dalla piccola comunità di Colle San Martino.

Antonio Manzini pennella con intelligenza, sensibilità e feroce realismo una società  in cui i soldi e l’arroganza del più forte schiacciano ogni possibilità di riscatto e futuro.

Niente si muove e niente si decide senza il permesso di Cicci Belle padre padrone di Colle San Martino,  rievocando un’atmosfera da età feudale o se preferite una versione grottesca di Don Rodrigo.

I  ragazzi sembrano destinati a seguire le orme  fallimentari dei genitori, prigionieri di sogni infranti e di un declino economico collettivo.

La diciasettenne Samantha  che avrebbe dovuto incarnare l’’alternativa diversa e positiva del paesino, invece  diventerà, suo malgrado, parte del sistema scalzando dal “trono” Cicci Belle, vittima della sua superbia e cattiveria.

 All’inizio del racconto l’autore sottolinea  una divisione tra buoni e cattivi, vittime e carnefice, portando il lettore a provare simpatia per gli “ultimi”, ma con il dipanarsi dell’intreccio, pieno di tragici ed inaspettati colpi di scena, tutto cambia.

Nessuno è esente da colpe e responsabilità ,  ogni personaggio pensa al proprio tornaconto personale.

“La mala erba”  è un romanzo amaro, cupo, crudo portando in superfice gli aspetti peggiori dell’animo umano.

È una lettura sociale, culturale, intimistica del nostro Paese che non lascerà indifferenti e soprattutto imponendoci un disincantato e preoccupante monito  sulle future generazioni.

39) Shantaram la Serie: 3 motivi per vederla

I cosiddetti “mattoni letterari”, ovvero quei libri composti da mille e più pagine, mi hanno sempre trasmesso delle sensazioni contrastanti.

Da una parte sono portato a credere che l’autore abbia sofferto di una forma acuta di “incontinenza creativa”, perdendosi nella sua stessa ispirazione e diluendo l’idea di partenza con pagine inutili e/o ripetitive. Ma dall’altra le mille pagine potrebbero anche essere davvero necessarie, indispensabili per sviluppare la suddetta idea.

Fino a pochi giorni fa non conoscevo Gregory D. Roberts né il suo acclamato romanzo “Shantaram”, pubblicato in Italia da Neri Pozza i il 3 settembre 2009. Mi sono sentito quindi, come di consueto, inadeguato di fronte all’idea di recensire la serie omonima in uscita su AppleTV+ dal 14 ottobre.

Ma la curiosità da vecchio tele-dipendente ha preso il sopravvento sulle titubanze del redattore e mi sono immerso nella visione dei primi tre episodi. Dopo, per prima cosa ho cercato online le recensioni sul romanzo di Roberts, per avere conferma delle mie sensazioni.

Ebbene, caro lettore/spettatore, se la domanda è come giudico la rischiosa scommessa di AppleTV+ di adattare un romanzo così complesso, direi vinta, nel complesso. I primi tre episodi sono una lunga introduzione, una presentazione dei personaggi e dei luoghi. Il vero sviluppo della storia si vedrà nel proseguo. continua su

86) Il Colibrì

“Colibrì” è un film di Francesca Archibugi. Con Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Bérénice Bejo, Laura Morante, Sergio Albelli, Benedetta Porcaroli. Drammatico, 126′. Italia 2022

Sinossi:

La vita di Marco Carrera, medico e padre di famiglia, scorre su binari apparentemente tranquilli, ma in realtà è irta di percorsi paralleli, coincidenze mancate, occasioni non colte e strade non prese. La moglie Marina lo tradisce compulsivamente e lo accusa di avere una relazione con Luisa Lattes, conosciuta al mare in gioventù. E ha ragione, perché da sempre Marco intrattiene con Luisa un rapporto mai consumato, di quelli che la realtà non può contaminare ma che alimentano un desiderio ostinato e una passione segreta. Completano il quadro famigliare la figlia di Marco e Marina, Adele, il fratello di Marco, Giacomo, il ricordo della sorella Irene morta a 24 anni, e due genitori eternamente conflittuali ma incapaci di vivere lontani. In mezzo a loro Marco fa come il colibrì: sbatte forsennatamente le ali per rimanere fermo allo stesso posto, mentre intorno il mondo e i rapporti inevitabilmente cambiano.

Recensione

Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival e aver aperto la Festa del cinema, “Il colibrì” di Francesca Archibugi arriva anche in sala.

Da quando è stato annunciato il progetto, lettori e addetti ai lavori aspettavano con ansia di capire come sarebbe stato adattato per il grande schermo il romanzo di Sandro Veronesi, vincitore del premio Strega nel 2020, che racconta una storia di straordinaria normalità ed eroica resistenza.

Già perché la vita del Colibrì – alias Marco Carrera (Favino) – è scandita da lutti familiari, traumi, rimpianti, cose che generalmente tendono a condizionare una persona, a piegarla. Invece Marco resiste con dignità a ogni attacco del destino. continua su

28) La Costanza è un’eccezione (Alessia Gazzola)

“La Costanza è un’eccezione” è un romanzo scritto da Alessia Gazzola e pubblicato da Longanesi il 30 agosto 2022.

Sinossi:

Facciamo il punto. Costanza, dopo la laurea in medicina, è stata costretta a lasciare la sua amata e luminosa Sicilia per trasferirsi nel freddo e malinconico Nord. A tenere in caldo i cuori, però, ci pensa Marco, incantevole padre della sua incantevole Flora che Costy, non senza qualche incertezza, ha deciso di portare nella vita della figlia. Dopo varie tribolazioni, Marco ha praticamente lasciato la storica (e decisamente perfetta) fidanzata all’altare. Costanza (seppur decisamente imperfetta) credeva che l’avesse fatto per lei, ma non ne è più così sicura considerato che Marco prende tempo e si comporta in modo piuttosto ambiguo. Come sempre, però, nella vita di Costanza non c’è spazio per la riflessione: lei è una madre lavoratrice e precaria che al momento si sta autoconvincendo di aver compiuto la scelta giusta decidendo di lasciare l’Istituto di Paleopatologia di Verona per un impiego da anatomopatologa a Venezia. Come se la situazione non fosse abbastanza complicata, gli ex colleghi la richiamano per un incarico dal lauto compenso: l’ultima discendente di un’antica famiglia veneziana, gli Almazàn, desidera scoperchiare le tombe dei suoi antenati per scoprire cosa c’è di vero nelle dicerie calunniose che da secoli ammantano di mistero il casato. Costanza non vorrebbe accettare, ma questa storia a tinte fosche solletica la sua curiosità… e poi scopre che nell’operazione è coinvolto anche Marco. Che il cantiere possa rappresentare un’occasione d’oro per trovare un equilibrio vita-lavoro? O, per meglio dire: che il cantiere possa rappresentare un’occasione d’oro per cercare di capire cosa c’è davvero tra lei e Marco? Con coraggio, determinazione e tanta, tanta costanza, questa eroina dai capelli rossi affronterà nuove sfide, svelerà antiche trame mentre proverà a comprendere il suo cuore.

Recensione:

Dispiace molto dover dire arrivederci alla Dott.ssa Costanza Macallè  scrivendo una recensione non positiva.

Ma il popolare proverbio “Non c’è due senza il tre” non  posso   applicarlo al terzo ed ultimo romanzo della saga.

“La Costanza è un’Eccezione” è, a mio modesto parere, un notevole quanto inaspettato “passo indietro” rispetto ai precedenti episodi.

Ci troviamo davanti ad una storia stiracchiata  sul piano narrativo e forzata sul versante sentimentale.

La volontà di Alessia Gazzola di chiudere con questo personaggio ha paradossalmente bruciato quanto di buono “seminato” in precedenza.

La fretta autoriale di  mettere un punto alle dis-avventure professionali e sentimentali della nostra Costanza,  ha generato “cortocircuito” sull’intera saga.

Ci può stare, ovviamente, che un autore decida di chiudere un cerchio  ritenendo esaurita la vena creativa, ma non in questo modo.

Mi dispiace molto dover sottolineare il passo falso della Dott.ssa Gazzola, ma così è.

Costanza Macallè meritava un’uscita di scena più coerente, plausibile e soprattutto in linea con quanto raccontato, trasmesso in precedenza.

Invece la lettura di “La Costanza è un’eccezione” trasmette una fretta, desiderio di chiusura che cozza  drasticamente quanto negativamente con il desiderio di lettore di vedere realizzata e felice la nostra “eroina”.

La mia personale sensazione è che Alessia Gazzola abbia voluto evitare “l’effetto Allieva” , rimanendo così bloccata per anni su un personaggio.

Alessia Gazzola pur costruendo il terzo libro sulla “falsa riga” dei primi due, ovvero alternando  presente e passato, ma stavolta  l’intreccio non scorre fluido e brillante.

Gazzola conferma d’avere una buona padronanza della parte storica, ma stavolta risulta meno avvincente e funzionale rispetto alla  vita di Costanza.

I problemi di cuore di Costanza , il  suo “tira e molla” con Marco, padre della dolce Flora, appaiono slegati e fuori contesto.

“La Costanza è un’ eccezione”  è un buon libro, ma non è sicuramente un romanzo  all’altezza della fama e valore del brand ”Gazzola”.

Il mio auspicio che Alessia Gazzola ci ripensi e decida di scrivere un finale diverso, più adeguato e meritevole per Costanza Macalle.

Lo merita il personaggio, lo meritiamo noi e soprattutto non possiamo, non vogliamo ricordare un’incostanza letteraria di Alessia Gazzola.

72) The Hanging Sun

“The Hanging Sun” è Un film di Francesco Carrozzini. Con Alessandro Borghi, Jessica Brown Findlay, Charles Dance, Sam Spruell, Peter Mullan. Drammatico. Italia 2022

Sinossi:

John ha deciso che non ucciderà più, contro il volere del padre e del fratello Michael. Ha lasciato la casa paterna ed è fuggito nel nord della Norvegia, ai confini del mondo. Ma il padre lo vuole indietro, e manda Michael a cercarlo affinché lo riporti da lui. Il paesino dove John si è rifugiato è una comunità fortemente religiosa guidata da un pastore convinto che “la paura ci protegge dal male che portiamo dentro”. Ma la figlia del pastore, Lea, e suo figlio Caleb il Male l’hanno già in casa, nella persona del marito e padre Aaron. John si imbatterà in loro e non riuscirà più a mantenere quel distacco dal mondo che si era augurato.

Recensione:

Dopo sette anni di visioni deludenti, mi sembra di poter affermare con buona sicurezza che la qualità e il senso non rientrano tra i criteri adottati del direttore Barbera e del suo staff, quando selezionano il film di chiusura della Mostra del cinema di Venezia.

Non sfugge al teorema “The hanging sun – Sole di mezzanotte” di Francesco Carrozzini, che per ciò che mi riguarda è riuscito nell’obiettivo poco lusinghiero di affiancare “Siccità” al primo posto nella classifica delle pellicole più noiose e inutili di questa edizione di Venezia. continua su