4) Fantozzi dietro le Quinte Oltre La Maschera ,La Vita (Vera) di Paolo Villaggio ( Elisabetta Villaggio)

Fantozzi dietro le quinte - Baldini+Castoldi

“Fantozzi dietro le quinte oltre la Maschera , La Vita (vera) di Paolo Villaggio” è un romanzo scritto da Elisabetta Villaggio e pubblicato da Baldini + Castoldi il 30 settembre 2021.
Sinossi:
Un memoir privato e insieme un racconto corale, un’incursione autentica nella vita di Paolo Villaggio e poi un’altra, inedita e fitta di testimonianze di prima mano, nel dietro le quinte del suo personaggio più memorabile: Ugo Fantozzi.
Lui, il ragioniere più cinico e amato d’Italia, che nasce sulle pagine dell’«Europeo» prima di dare vita ai proverbiali libri e film; lui, capace di unire un ritratto sottile e scanzonato del ceto impiegatizio alla denuncia sociale contro «consumismo, cattivi e megapresidenti»; lui, creato e abitato da un comico ineguagliabile, di cui la figlia Elisabetta restituisce il ricordo con sguardo tenero e discreto. Dall’infanzia a Genova alle sere d’estate a Boccadasse, dall’amore vero incontrato a vent’anni al suo debole per Buñuel, senza dimenticare la gavetta romana – iniziata in uno scantinato umido a Trastevere e culminata con Federico Fellini – e l’amicizia con Fabrizio De André. E poi l’ansia congenita, il cibo come atto di sfogo, il ritiro, la malattia.
Questa è la storia di «uno che la felicità l’ha quasi perseguitata» e che, quando se n’è andato, l’ha fatto tra gli applausi. Tra novantadue minuti di applausi, s’intende.
e
Recensione:
Quando ho ricevuto come dono natalizio il libro di Elisabetta Villaggio confesso d’aver, intimamente, un po’ storto la bocca.
Infatti temevo di dovermi sorbire un testo celebrativo o peggio ancora retorico impostato sulla “beatificazione” dell’uomo Paolo Villaggio da parte della figlia.
Ovviamente sarebbe stato un atto legittimo e sentito, ma che generalmente da lettore evito d’alimentare.
Invece sono stato piacevolmente “smentito” da Elisabetta Villaggio, avendo quest’ultima dimostrato equilibrio, distanza e soprattutto talento nel ricoprire il duplice quanto scomodo ruolo di autore e figlia.
“Fantozzi dietro le quinte” si è rivelata una lettura intensa, bella, toccante, genuina, calda come soltanto può essere un testo ispirato dall’amore filiale oltre che dal desiderio di far conoscere e soprattutto condividere con i lettori immagini, ricordi , fatti personali su un padre ingombrante, colto e dalla grande personalità oltre che popolare come Paolo Villaggio.
Elisabetta Villaggio firma un’opera capace di soddisfare le curiosità dei numerosi fan sul ragioniere Ugo Fantozzi ed altresì allargando l’orizzonte sulla carriera e sfera privata del padre.

Si è travolti da un flusso di emozioni, aneddoti e testimonianze rese da amici, colleghi e soprattutto collaboratori di Paolo Villaggio, che Elisabetta ha plasmato in un convincente impianto narrativo solido e dal grande impatto emozionale.
Un tributo filiale che mai come in questo caso si è trasformato in uno straordinario e meritato omaggio nei riguardi di un grande artista italiano.

2) Cambiare l’acqua ai Fiori ( Valerie Perrin)

Cambiare l'acqua ai fiori – La Libreria Volante

“Cambiare l’acqua ai fiori” è un romanzo scritto da Valerie Perrin e pubblicato da E/0 nel settembre 2019
Sinossi:
Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno. La vita di Violette non è certa stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l’ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d’erba. Un romanzo avvincente, commovente e ironico la cui lezione universale è la bellezza della semplicità e l’eterna giovinezza in cui ci mantiene il sogno.
Recensione:
Dopo un noioso inizio , finalmente il mio 2022 artistico ha avuto un primo sussulto positivo almeno in campo letterario.
Grazie ad un gradito dono di Natale, ho potuto recuperare la lettura del denso quanto delicato romanzo “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valerie Perrin, già apprezzata nell’”Eleganza del riccio”.
“Cambiare l’acqua ai fiori” è lo struggente, poetico, toccante racconto sulla vita, amore, morte, seconda chance e tradimenti.
Perrin delinea un affresco sull’umanità , sull’animo umano, sulle proprie virtù, vizi e contraddizioni incentrando la storia ed i personaggi all’interno di un cimitero.
Il cimitero che formalmente è l’antitesi della vita, qui diventa il motore della storia, il cuore delle pulsioni ed emozioni.
Il cimitero è il filo rosso che unisce i vari personaggi con le loro storie accomunate dalla perdita di una persona cara.
Valerie Perrin costruisce un impianto narrativo avvolgente, intrigante, elegante quanto spiazzante unendo e soprattutto mescolando abilmente differenti generi: commedia nera, thriller, romance con un taglio esistenzialista.
“Cambiare l’acqua ai fiori” cambia continuamente pelle, toni, stile senza però mai perdere la sua coerenza narrativa ed identità autoriale, alternando momenti leggeri ad altri cupi, ad altri ancora più commoventi.
Ci sentiamo emotivamente vicini alla protagonista Violette Toussaint, una donna schiva, semplice, silenziosa che nel divenire custode di un cimitero ha trovato sollievo al proprio dolore e soprattutto un nuovo senso alla sua esistenza.
“Cambiare l’acqua ai fiori” è anche un flusso di ricordi, rivelazioni e flashback chiarificatori ed inaspettati che ci spingono alla lettura fino all’ultima pagina di un romanzo che scalda il cuore oltre che un senso di meritata serenità.

1) Illusioni Perdute -Anno 2022

Il biglietto d’acquistare è : “Di pomeriggio ( Con Riserva)

“IIusioni Perdute” è un film di Xavier Giannoli. Con Cécile De France, Gérard Depardieu, Xavier Dolan, Jeanne Balibar,
Benjamin Voisin. Drammatico, 144′. Francia 2021

Sinossi:

Lucien Chardon è un giovane poeta sconosciuto nella Francia del XIX secolo. Nutre grandi speranze ed è deciso a forgiare il proprio destino. Abbandonata la tipografia di famiglia nella città natia, decide di tentare la sorte a Parigi sotto l’ala protettrice della sua mecenate. Lasciato presto a cavarsela da solo in questa meravigliosa città, il giovane scoprirà le macchinazioni in atto in un mondo che ubbidisce alla legge del profitto e della simulazione. Una commedia umana dove tutto può essere comprato o venduto, il successo letterario e la stampa, la politica e i sentimenti, la reputazione e l’anima.

Recensione:

Altra piacevole ventata d’ironia e freschezza, almeno a parere di chi vi scrive, abbattutasi su Venezia 78, grazie al convincente quanto cinico adattamento cinematografico del romanzo di Balzac “Illusioni perdute” (ovviamente mai letto).

Il film di Xavier Giannoli è caldamente sconsigliato a chi oggi si illude, crede o peggio ancora pretende di ingannare il lettore sostenendo l’autonomia, l’indipendenza e l’autorevolezza dei media – esclusi i presenti, ovviamente.

L’incipit è tipico del melodramma in costume (il protagonista Lucien Chardon, rimasto solo e squattrinato a Parigi sembra sul punto di commettere un insano gesto), e mi ha provocato un brivido lungo la schiena a cui è seguito il pensiero di fuggire a gambe levate dalla sala. continua su

61) La Casa dei Ricordi (Donato Carrisi)

“La Casa dei Ricordi” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato da Mondadori Editore il 29 Novembre 2021

Sinossi:

Ascolterai ciò che ho da dire… fino in fondo. 

Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell’Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l’ha nutrito, l’ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. 
L’unico in grado di risvegliarlo è l’addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. 
E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa. 
Riesce a individuare un innesco – un gesto, una combinazione di parole – che fa scattare qualcosa dentro Nico. Ma quando la voce del bambino inizia a raccontare una storia, Pietro Gerber comprende di aver spalancato le porte di una stanza dimenticata. 
L’ipnotista capisce di non aver molto tempo per salvare Nico, e presto si trova intrappolato in una selva di illusioni e inganni. 
Perché la voce sotto ipnosi è quella del bambino. 
Ma la storia che racconta non appartiene a lui.

Recensione:

Due anni fa avevo espresso più di una riserva sul romanzo “La Casa delle Voci” giudicandolo stilisticamente impeccabile e narrativamente originale, ma piuttosto freddo sul piano della suspense.

La “sfida autoriale” di Donato Carrisi d’affrontare il delicato quanto complesso mondo della psiche umana declinata in una cornice thriller se da un lato  rinnova il potenziale di poter gareggiare con i colleghi stranieri, dall’altra evidenzia nuovamente  come sia  una scrittura  di carattere più  cinematografico che letterario.

 “La casa di Ricordi” è  un sequel letterario che sinceramente  non ritenevamo necessario.

“La Casa dei Ricordi” conferma i pregi del primo romanzo,    ma amplificandone limiti e criticità espressi in precedenza.

Mi ritrovo ancora una volta in dissenso con la maggioranza dei lettori e critici  nel valutare negativamente il lavoro di Carrisi .

Una storia, un giallo, una caccia ad un mostro invisibile al di sotto degli abituali standard a cui Carrisi ci ha ben abituato

L’impianto narrativo risulta dispersivo, allungato e soprattutto poco centrato rispetto agli obiettivi autoriali di tenere insieme thriller classico e conflitto interiore.

“La Casa dei Ricordi” non incanta, non colpisce l’interesse  di nuovo lettore ed alla lunga annoia il  vecchio lettore.

Una seconda puntata che non aggiunge nulla al mondo sospeso di Pietro Gerber, rimasto bloccato dai demoni del proprio passato.

Una lettura che procede “a strappi” dando la sensazione al lettore che questo romanzo sia stato scritto senza avere le idee chiare  di come far evolvere la storia e soprattutto i personaggi.

Donato Carrisi compie, a nostro modesto parere, l’errore d’  insistere su una storia priva dell’adeguato respiro  per realizzare una saga letteraria.

“La Casa dei Ricordi” ci dispiace definirlo un forzato e pretestuoso esercizio autoriale risultando così un deludente lettura di fine anno.

60) La Lista del Giudice (John Grisham)

“La Lista del Giudice” è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato da Mondadori nel Novembre 2021.

Sinossi:

Lacy Stoltz si è trovata troppe volte di fronte a casi di corruzione nella magistratura nel corso della sua carriera di investigatrice presso un’apposita commissione in Florida. A quasi quarant’anni vorrebbe cambiare lavoro, ma proprio quando sembra essersi decisa viene contattata da una donna misteriosa e molto spaventata.

Jeri Crosby si presenta sotto falso nome e sostiene di sapere chi ha assassinato suo padre vent’anni prima, un caso rimasto irrisolto. Ha assolutamente bisogno dell’aiuto di Lacy perché è convinta che l’autore dell’omicidio sia un giudice irreprensibile. Jeri non si è mai persa d’animo, si è messa sulle sue tracce, usando diverse identità, e ha segretamente condotto delle indagini minuziose, scoprendo via via altre vittime uccise nello stesso modo. I suoi sospetti sono più che fondati, ma mancano delle prove schiaccianti perché il giudice in questione è un uomo dall’intelligenza fuori dal comune e molto scaltro, conosce in anticipo le mosse della polizia e soprattutto conosce la legge.

Questa volta Lacy non si trova di fronte a un caso di corruzione: l’uomo che si nasconde dietro la toga potrebbe essere un serial killer. Lacy deve scoprire la verità a tutti i costi senza rischiare di diventare l’ennesima vittima della sua lista.

Appassionante e pieno di suspense, La lista del giudice è il primo thriller di John Grisham su un serial killer e segna il ritorno di Lacy Stoltz, già protagonista de L’informatore (2016).

Recensione:

Essere permalosi ti può rendere la vita difficile.

Il permaloso è una persona imprevedibile.  Se  ritiene d’aver subito un torto è capace di legarsela al dito per molto tempo.

Il permaloso è una persona paziente , sa aspettare per potersi vendicare adeguatamente

Se poi il permaloso si rivela essere un giudice eletto avendo un profilo di sociopatia  con una seconda vita da serial killer, allora è il caso di guardavi le spalle!

John Grisham  scrivendo il suo ultimo romanzo probabilmente si è voluto togliere qualche sassolino dalle scarpe o chissà avvisare in modo creativo qualche suo amico/conoscente.

Scherzi a parte, “La Lista del Giudice” si rivela fin dai primi capitoli molto diverso dai classici legal thriller scritti dal Maestro.

Stavolta il cuore narrativo del romanzo non si basa su processi, indagini, inchieste ufficiali, ma bensì sulla lunga quanto maniacale indagine silenziosa svolta da un parente della vittima sul misterioso assassino.

Stavolta le “autorità” svolgono un ruolo secondario, di supporto alla soluzione di un caso inaspettato quanto complesso.

Grisham riscrive a suo modo l’idea del “Giustiziere della Notte” dandole il volto di una professoressa , di una donna e soprattutto di una figlia che ha dedicato vent’anni della propria vita alla ricerca dell’assassino del padre.

Il lettore abituato allo schema narrativo del Maestro rimarrà spiazzato e magari deluso da questa scelta autoriale.

Personalmente una volta superato l’iniziale “smarrimento letterario” , l’intreccio messo in campo è riuscito nel compito di stimolare la mia curiosità.

La struttura narrativa è divisa in due parti.

Nella prima parte scopriamo il volto e soprattutto le motivazioni  che hanno spinta Jeri a contattare Lacy Stolz e financo ad  ascoltare la propria storia.

Una prima parte in cui il serial killer alias il giudice è il conviviale di pietra descritto come una mente diabolica quanto imprendibile.

La seconda parte invece i ruoli si ribaltano dando voce e spazio ai pensieri ed azioni dell’assassino che per la prima volta sente il fiato sul collo nonostante abbia eretto un muro tecnologico intorno a sé.

La prima parte risulta più interessante, intrigante e ricca di colpi di scena, quanto invece la seconda appare più forzata, frettolosa e stereotipata sul piano narrativo e del climax.

“La Lista del Giudice” è complessivamente un romanzo ben scritto, avvincente, anche se non all’altezza dei migliori “Grisham”. Ma comunque capace di farti “divorare” le pagine in poco tempo e facendoti capire che è sempre consigliabile incrociare sulla propria strada un permaloso duro e puro.

59) Il Codice dell’Illusionista (Camilla Läckberg e  Henrik Fexeus )

“Il Codice dell’Illusionista” è un romanzo scritto da Camilla Läckberg e  Henrik Fexeus  e pubblicato nel Novembre 2021 da Marsilio Editore.

Sinossi:

Quando una donna viene trovata morta in una cassa di legno con il corpo trafitto da spade, la polizia di Stoccolma è frastornata: difficile capire se si tratti di un gioco di prestigio finito in tragedia o di un macabro rituale omicida. Le indagini vengono affidate a una squadra speciale: un gruppo eterogeneo di agenti scelti – e allergici alle procedure istituzionali – tra i quali spicca per doti investigative Mina Dabiri. Proprio Mina suggerisce di coinvolgere nel caso Vincent Walder, un famoso mentalista, profondo conoscitore del linguaggio del corpo e del mondo dell’illusionismo. Insieme si mettono sulle tracce del killer, ma la personalità di entrambi, segnata da piccole e grandi ossessioni e da segreti inconfessabili, ingarbuglia la caccia, anche perché il loro stesso passato si rivela connesso in modo inquietante al caso. E prima che la situazione precipiti, l’unica arma a disposizione dei due investigatori per impedire all’assassino di uccidere ancora è anticipare le sue mosse: solo comprendendo a fondo la sua follia, infatti, potranno mettervi fine. In questo primo, esplosivo episodio di una serie che è già un fenomeno internazionale, la straordinaria abilità di Camilla Läckberg di scavare negli abissi dell’animo umano incontra le competenze psicologiche di uno dei più apprezzati mentalisti del mondo per dare vita a un’originalissima coppia di investigatori: Mina Dabiri e Vincent Walder, la poliziotta misofoba e il mentalista esperto di misteri numerici, in lotta contro un serial killer spietato, e contro i propri demoni.

Recensione:

Ammetto d’avere un pregiudizio letterario nei riguardi dei romanzi scritti da più autori.

Dal basso della limitata  esperienza da lettore , ogni qualvolta che mi sono imbattuto in un romanzo a quattro mani ho riscontrato criticità strutturali e stilistiche dirette conseguenze di un mancato accordo autoriale e/o incapacità di adattarsi alle reciproche esigenze di scrittura.

Se poi devo dirla tutta, sono  stati in particolar modo i  romanzi i gialli a rivelarsi narrativamente deludenti e creativamente incompiuti.

Sebbene fossi scettico ho voluto leggere “Il Codice dell’Illusionista” dando fiducia a Camilla Lackberg, ritornata al suo genere dopo la deludente parentesi degli ultimi romanzi.

Ovviamente non avevo idea chi fosse il mentalista Henrik Fexeus, avendo però ben chiaro nella memoria questa figura professionale grazie alla magnifica serie TV “The Mentalist” andato in onda per 7 stagioni tra il 2008 e 2015 con protagonisti : Simon Barker e Robin Tunney.

Nella serie Tv  Barker interpretava il ruolo del Mentalista  e la Tunney quella della poliziotta.

Quindi è stato quasi inevitabile, da vecchio teledipendente, mentre leggevo il romanzo immaginare quella coppia sulla scena.

“Il Codice dell’Illusionista” è complessivamente un discreto thriller,  probabilmente l’inizio di una saga che la neo coppia autoriale si augura di scrivere nei prossimi anni.

“Il Codice dell’Illusionista” sul piano drammaturgico si presenta come  un thriller classico  avendo un serial killer da scovare, una scia di omicidi orribili quanto particolari che  due personaggi dal passato piuttosto tribolato e caratterizzati da manie ed ossessioni hanno il compito di far terminare.

“Il codice dell’Illusionista” mi ha ricordato, stavolta in chiave cinematografica, “Seven” di David Fincher puntando molto sull’atmosfera misteriosa, simbolica , quasi diabolica del killer.

È stata una lettura abbastanza avvincente, scorrevole ed a tratti incalzante, ma non esente da una certa prolissità in alcuni passaggi che hanno appesantito il racconto.

La sensazione che il duo Lackberg-Fexeus si sia davvero forzato nella divisione dei compiti e dei capitoli evitando il più possibile il “cortocircuito”

Un tentativo lodevole ma che nei fatti solo in parte  riuscito, vista la lunghezza esagerata del romanzo (712 pagine) .

Il climax emotivo e narrativo subisce  i troppi “stop and go” dovendo stare dietro al bilanciamento delle pagine attribuite ai due autori.

Lackberg e Fexeus appaiono così frenati nello stile , allungando un’indagine che poteva essere “risolta” brillantemente con la metà delle pagine.

In conclusione il mio giudizio è un Ni a questa nuova collaborazione, con l’augurio che il prossimo romanzo possa essere “scevro” di queste criticità e limiti acquisendo così maggiore forza ed appeal come merita una coppia dal grande potenziale umano e letterario.

115) Cry Macho – Ritorno a Casa

Il biglietto d’acquistare per “Cry Macho” è : Di pomeriggio

“Cry Macho” è un film del 2021 diretto da Clint Eastwood, scritto da Richard NashNick Schenk, basato sull’omonimo romanzo di Richard Nash

Interpreti e Personaggi

Clint Eastwood : Miko

Eduardo Minett Rafa

Sinossi:

Cry Macho, il film diretto da Clint Eastwood, ambientato nel 1978, segue la storia di Miko (Clint Eastwood), ex campione di rodeo e addestratore di cavalli. Trovandosi in difficoltà economiche, per guadagnare soldi facili, Miko decide di accettare dal suo ex capo, l’incarico di riportare a casa in Texas, Rafa (Eduardo Minett), il giovane figlio dell’uomo, per proteggerlo dalla madre messicana schiava dell’alcol.

Sulla strada del ritorno dal Messico verso il Texas, Miko e Rafa, si conoscono meglio e diventano amici. I due si troveranno ad affrontare avventure e pericoli inaspettati e se da una parte il viaggio rappresenterà per il giovane ragazzo motivo di crescita e conoscenza, per l’anziano allevatore sarà invece un’occasione per liberarsi dai peccati commessi durante la sua esistenza.

Recensione:

Chi è il Macho?

 L’uomo duro, forte, carismatico , conquistatore di donne? L’uomo  tutto di un pezzo a cui tutto è concesso?

Ai tempi del Far West il cowboy incarnava la figura del macho , un uomo che pesava le parole e generalmente  per  redimere ogni questione utilizzava  la pistola.

Il mito del “macho” oggi è pressoché tramontato, lasciando il posto alle triste caricature e macchiette di questa figura iconica utilizzata   spesso  in campo cinematografico.

Clint Eastwood ha incentrato gran parte della sua leggendaria carriera da attore sulla figura del cowboy taciturno, schivo . duro quanto giusto ed onesto.

Sergio Leone  sbagliando clamorosamente coniò per l’attore americano la celebre frase” Clint Eastwood ha due espressioni: con o senza cappello”.

Gli anni successivi hanno dimostrato come Clint Eastwood non solo sia stato un grande regista ma anche un attore capace d’emozionare e sorprendere in ruoli diversi e ricchi di umanità e sensibilità.

Gli ultimi film di Clint Eastwood come regia ed attore sono stati caratterizzati dall’utilizzo del corpo del vecchio regista come strumento di racconto, mostrando il tramonto del vecchio cowboy od in più generale la coerenza e stile di vita di una generazione ormai in via d’estensione.

Clint Eastwood è uno dei pochi cineasti  viventi che ama raccontare la vita senza utilizzare stratagemmi narrativi improbabili.

Ci piace definirlo un realismo di stampo eastwoodiano che divide, spacca in due il pubblico: amandolo o detestandolo

Il suo  è un cinema essenziale, diretto, semplice giocato sui silenzi, sugli sguardi, sulla fisicità  del personaggio in cui lo script può risultare povero, esile, ma che  poi nei fatti trasmette densità, potenza e coinvolgimento emotivo

“Cry Macho” è un film che segue fedelmente questi dettami portando lo spettatore indietro fino al Messico del 1980. In questo contesto storico, culturale ed ambientale si muove il personaggio di Miko, un vecchio cowboy chiamato a saldare un debito di riconoscenza con il suo ex capo.

Clint Eastwood riprende i panni dell’’Eastwood di leoniana memoria, ma aggiungendogli quella saggezza e sensibilità frutto del tempo e del cambio di registro e pensiero che l’uomo prima ancora dell’attore ha compiuto,  rendendo il personaggio di Miko incredibilmente tenero e protettivo dietro  quell’apparente corazza respingente.

Il macho nel nostro  è il gallo funge il ruolo di unico amico di Rafa, il  ragazzino coprotagonista del film e complessivamente apprezzabile come spalla del vecchio Clint.

“Cry Macho” è un film  lento, a tratti quasi fermo  rischiando d’esasperare il pubblico amante del genere western. Si rimane inizialmente spiazzati dall’assenza o quasi di pathos ed action in una storia di fuga sulle strade desolate e pericolose del Messico.

Ma è qui che si rivela il talento ed esperienza registica di Clint Eastwood nello spiegare e far comprendere il senso del film con i suoi tempi e modi.

“Cry Macho” è una storia d’amicizia, di crescita interiore e pacificazione raccontata con delicatezza e sottovoce evidenziando con pacato disincanto  come il machismo sia alla lunga  una grande idiozia.

“Cry Macho” è un film che va gustato, aspettato senza farsi prendere dalla frenesia e dal rumore imperante nel cinema d’oggi, apprezzando in scena un vecchio Maestro come Clint Eastwood che alla tenera età di 92 anni non si tira indietro nel tirare un pugno a uomo o corteggiare una bella donna.

“Cry Macho” è la quinta ’essenza del cinema eastwoodiano che finché è possibile va visto ed ammirato.

58) Il Talento del Cappellano (Cristina Cassar Scalia)

“Il Talento del Cappellano” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato il 2 Novembre 2021 da Einaudi Editore.
Sinossi:
Comincia tutto in una notte di neve, sull’Etna. Il custode di un vecchio albergo in ristrutturazione chiama la Mobile di Catania: nel salone c’è una donna morta. Quando però i poliziotti arrivano sul posto, del corpo non vi è più traccia. Ventiquattr’ore dopo viene ritrovato nel cimitero di Santo Stefano, proprio il paese dove abita la Guarrasi. Al suo fianco è disteso un uomo, un sacerdote, anzi un monsignore, assai conosciuto e stimato; entrambi sono stati uccisi. Intorno a loro qualcuno ha disposto fiori, lumini, addobbi. Il mistero si dimostra parecchio complesso, oltre che delicato, perché i conti, in questa storia, non vogliono mai tornare, un po’ come nella vita di Vanina. L’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè può risultare al solito determinante. Quell’uomo possiede un intuito davvero speciale, ma ha il vizio di non riguardarsi. Una cattiva abitudine che, alla sua età, rischia di essere pericolosa.

  • Dottoressa, il signor Lisa è il custode del cimitero. È lui che trovò i due cadaveri. L’uomo si alzò in piedi, accennò una specie di riverenza. Vanina indicò la cappella. – Là dentro sono? Il custode annuí. – Sí. Sopra il loculo al centro. Addobbato ca pare ‘na bancarella natalizia. Spanò intercettò la perplessità del vicequestore. – Venga, dottoressa, le faccio vedere -. La precedette dentro la cappella. Il loculo centrale, come l’aveva chiamato il signor Lisa, era l’unico scavato a terra. Al centro, davanti a un altarino, come in posizione privilegiata rispetto agli altri, tutti inseriti nelle pareti. Adagiati sul coperchio di marmo un uomo e una donna, uniti da un nastro rosso, largo, annodato come un fiocco all’altezza della vita. Sopra le teste, una composizione di rametti di vischio e accanto due stelle di natale. Una doppia corona di lumini aggiungeva alla scena un che di sinistro. Vanina s’avvicinò facendosi strada tra gli addobbi.
    Recensione:
    Neanche le festività natalizie sono più quelle di una volta. Non ci può distrarre un momento magari concedendosi una breve vacanza in famiglia che un duplice omicidio ti arriva tra capo e collo.
    Se poi questo duplice omicidio è “acclarato” dentro una cappella di un cimitero nel paesino in cui vive il protagonista della saga letteraria, allora il cenone di San Silvestro è già fallito.
    Cristina Cassar Scalia ci regala un Natale letterario scoppiettante firmando un nuovo quanto appassionante indagine /rompicapo che la vice questore Vannina Guarrasi con il suo affiatato gruppo saranno chiamati a risolvere.
    Un’ indagine partita dalla curiosa denuncia di un eccentrico custode di un vecchio albergo , ben presto si tramuterà in un intrigato caso drammaturgicamente in bilico tra malasanità, vendetta mafiosa e raptus di gelosia.
    Ancora una volta Cristina Cassar Scalia conferma la propria vastità creativa ed unicità autoriale mettendo in piedi un intreccio narrativo complesso , intenso, mai banale capace di conquistare il lettore trascinandolo dentro una storia in cui ogni certezza investigativa cambia dopo ogni capitolo.
    “Il Talento del Cappellano” è un giallo in cui non esistono certezze né piste sicure, imponendo alla nostra Vannina un supplemento di tenacia e determinazione nella risoluzione di un caso che sulla carta appare già scritto nel movente e nei mandati
    Nulla è come sembra invece ed ancora una volta Catania, stavolta in versione natalizia, svolge il ruolo di coprotagonista , alternando paesaggi montanari a quelli cittadini facendo respirare e vivere al lettore l’atmosfera ed anima di una città unica nel suo genere.
    Scalia riesce con abilità e semplicità ad alternare e mescolare l’elemento giallo con la sfera personale ed intima di Vannina e degli altri personaggi , dando in questo caso risalto e la giusta tensione alle condizioni di salute del vecchio quanto scaltro commissario Biagio Patanè.
    “Il Talento del Cappellano” si rivela una lettura briosa, avvincente, piena di colpi di scena, carica di pathos e sorretta da un ritmo crescente come pochi autori italiani sono capaci di realizzare.
    Cristina Cassar Scalia è una certezza letteraria assodata non sbagliando mai un colpo e semmai alzando ogni volta il livello qualitativo e narrativo del suo lavoro.
    “Il Talento del Cappellano” è un altro gioiello di scrittura e costruzione di thriller in salsa catanese che gli amanti del genere e l’ormai nutrita schiera di fan della Scalia non potranno non leggere regalandosi un Natale all’insegna del mistero .

114) Scompartimento n 6

Il biglietto da acquistare per “Scompartimento n° 6” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

2Scompartimento n 6″ è un film di Juho Kuosmanen. Con Seidi Haarla, Yuriy Borisov, Yuliya Aug, Lidia Costina, Tomi Alatalo. Drammatico, 107′. Finlandia, Estonia, Germania, Russia 2021

Sinossi:

Laura è una ragazza finlandese che vive a Mosca, dove ha una relazione con la professoressa Irina e si gode di riflesso la sua vita glamour fatta di ricevimenti intellettuali e mondani nel grande appartamento. Irina spesso la delude, come quando decide di non partire con lei per un viaggio verso Murmansk per vedere i petroglifi. Ma Laura non si perde d’animo e parte lo stesso, tutta sola, per un lungo, epocale viaggio in treno attraverso la Russia. Prima di raggiungere Murmansk, avrà tempo di stringere un’amicizia con il suo compagno di cuccetta, Ljoha.

Recensione:

In questi anni funestati dalla pandemia, viaggiare è diventata una vera e propria incognita. Salire su un aereo, su un treno, su un autobus è una scommessa, perché il virus potrebbe essere in agguato… Eppure viaggiare è da sempre uno degli impulsi primari dell’uomo.

“Scompartimento n°6” di Juho Kuosmanen, presentato in concorso al Festival di Cannes dove si è aggiudicato il Gran Premio della giuria, porta lo spettatore indietro nel tempo agli anni ’80, quando esisteva ancora l’Urss e i viaggi in treno potevano durare giorni.

Laura è una studentessa finlandese che per amore della compagna Irina ha stravolto la propria esistenza, trasferendosi a Mosca e scegliendo di studiare archeologia. Laura pensa di aver trovato la sua anima gemella, con cui condividere tutto. Ad esempio una vacanza a Murmansk per ammirare alcuni reperti.

Al momento della partenza, però, Irina adduce impegni improrogabili e Laura sale sul treno da sola, delusa e confusa. Per di più si trova condividere lo scompartimento n°6 con un rude operaio sovietico di nome Ljoha. Nonostante i problemi iniziali e le differenze evidenti, i due compagni di viaggio iniziano a conoscersi meglio e ad ascoltarsi. Sarà l’inizio di un percorso che cambierà il loro punto di vista…continua su

57) Una Vita Nuova (Fabio Volo)

Una vita nuova

“Una vita nuova” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato il 2 novembre 2021 da Mondadori editore

Sinossi:

Due amici su un’auto rossa attraversano l’Italia: musica da cantare, il vento tra i capelli, la mano fuori dal finestrino a giocare con l’aria. Hanno una quarantina d’anni e una vita incagliata. Andrea aspetta un verdetto da cui dipende la sua vita sentimentale. Paolo è in crisi: di coppia, di identità, di mezza età. O forse è solamente bisogno di leggerezza. L’auto su cui viaggiano è una vecchia Fiat 850 spider. Il padre di Paolo l’aveva dovuta vendere per far spazio alla famiglia, e ancora la rimpiange. Così Paolo ha deciso di recuperarla e fargli una sorpresa. Mentre risalgono dalla Puglia a Milano, Paolo e Andrea parlano tra loro con la spietatezza che ci si può concedere solo fra amici: l’amore, il lavoro, i genitori… E quelli che sembravano problemi insolubili si sgonfiano alla luce di una leggera ironia. Sarà un viaggio pieno di divertentissimi imprevisti e di scoperte, delle bellezze che a volte non si vedono mentre siamo concentrati a fare quello che gli altri si aspettano da noi. Un viaggio che condurrà Paolo dal dovere al volere, dal pensare al sentire, dal pudore alla tenerezza.

Recensione:

“..Il mio 2020 letterario si è aperto negativamente leggendo il nuovo romanzo di Fabio Volo.
Per i critici duri e puri ed ancora di più per i “lettori “talebani, nonostante l’acquisito successo editoriale, rimane offensivo associare la parola “scrittore” a Fabio Volo.
Da lettore “diversamente ignorante” ho sempre avuto un “approccio” più aperto sforzandomi di fare una valutazione al termine della lettura .
Chi segue questo blog potrà verificare come ogni autore o presunto tale è stato sempre affrontato con serenità e obiettività.
I romanzi d Fabio Volo vendono tanto , moltissimo quanto dividono ferocemente critica e pubblico.
Fabio Volo non sarà l’ autore che i nostri figli, nipoti studieranno a scuola, ma sicuramente non è la peggiore sciagura della letteratura moderna italiana.
Partendo da questa personale convinzione, mi sento di poter affermare come “Una grande voglia di vivere” sia sfortunatamente uno dei più brutti e sciapi romanzi scritti dall’autore bresciano.
“Una grande voglia di vivere” vorrebbe raccontare, mostrare la crisi di un coppia con un figlio piccolo trasmettendo sentimenti veri, credibili al lettore ,  finendo invece per farne una fredda e banale rappresentazione..” https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2020/01/06/4-una-grande-voglia-di-vivere-fabio-volo/

Non ricordavo cosa avevo  scritto due anni fa sull’ultimo romanzo di Fabio Volo, così  “rivendendo” i miei appunti mi   è emerso chiaramente come “Una Vita Nuova” non   sia  altro che il sequel di “Una grande voglia di vivere”.

Anche se tardivamente sono stato colpito  da un  fastidioso  déjà-vu,  spazzando  via gran parte  delle  sensazioni e giudizi positivi  emersi  durante la lettura di “Una vita nuova”

Ma non me voglia il caro Fabio Volo, ma era proprio necessario ripartire da una  storia complessivamente brutta?

 Non aveva lo scrittore bresciano   un’ idea più nuova, fresca per scrivere  questo  nuovo romanzo?

Invece il lettore si ritrova   di fronte  al plot letterario ed esistenziale della coppia in crisi  con un  figlio piccolo da gestire.

Ancora una  volta il protagonista è prigioniero della propria routine familiare e lavorativa, incapace di comunicare e soprattutto di decidere sul suo futuro.

Paolo, protagonista del nuovo romanzo, “subisce”  il momento più difficile della sua vita.   È preda di dubbi, ansie e paure. Non sa  se  risolvere  i nodi con sua moglie Alice o piuttosto lasciarla  prima di rovinare ogni cosa.

Ma  l’intreccio narrativo di “Una vita nuova” si differenzia creativamente dal precedente romanzo, poiché   la crisi coniugale  rappresenta solo la punta dell’iceberg   di una crisi più profonda e intima  che sta avvolgendo il protagonista .

Una crisi che si è allargata diventando angosciante   quando l’uomo  si è reso  conto che i propri genitori stanno invecchiando ed   in particolare  suo padre.

Paolo vorrebbe regalargli un sorriso , un motivo di felicità, sperando altresì di recuperare  un legame   che nel corso degli anni è stato caratterizzato  da silenzi e distanza più  da abbracci e gesti d’affetto.

Paolo   compie  questo viaggio con la vecchia Fiat 850 spider in compagnia del fraterno amico Andrea, confrontandosi sulle rispettive vite e situazioni sentimentali   

Un viaggio studiato  nei minimi dettagli da Paolo,  fiducioso che riportando  l’auto paterna  a “ casa”,  anche il tempo possa tornare indietro a tempi felici.

“Una Vita nuova” racconta la crisi generazionale o l’andropausa   come scrive ironicamente lo stesso autore  di ultra quarantenni sospesi tra le responsabilità familiari ed il bisogno di cambiare uno schema di vita noioso quanto soffocante.

 Il titolo  del romanzo racchiude contemporaneamente il desiderio, volontà ed in qualche il destino che porterà il protagonista a prendere delle inaspettate decisioni per finalmente  intraprendere  “Una Vita nuova”  e non una generica e scontata “nuova vita”.

Fabio Volo se da una parte ha il torto d’aver ripreso gli stessi  personaggi,  la medesima storia e criticità, dall’altra nonostante  abbiamo dimostrato poca originalità narrativa, ha comunque confermato di possedere quella  sensibilità ed umanità , come doti indispensabili,  nel donare autenticità ed intensità a storie semplici quanto universali.

Le storie di Fabio Volo, forse, saranno  prevedibili, banali, stereotipate , ma  comunque capaci di strapparti un sorriso ed in qualche caso una lacrima filiale nel toccante finale.