87) Un Ragazzo Normale (Lorenzo Marone)

“Un Ragazzo Normale” è un romanzo scritto da Lorenzo Marone e pubblicato da Feltrinelli Editore nel febbraio 2018.
Sinossi:
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karate Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere.
Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni.
Nel 1985, l’anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul grande balcone all’ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un’agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male.
Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de “Il Mattino” che cadrà vittima della camorra proprio quell’anno e davanti a quel palazzo.
Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel piccolo mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l’importanza dell’amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole.
Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni restano.

Recensione;
Chi sono i supereroi? Che cosa significa essere un supereroe?
Quali dovrebbero essere i veri modelli di riferimento per le generazioni d’oggi?
Viviamo un ‘ epoca storica in cui un ragazzo concepisce l’eroismo solo tramite la visione di un film della Marvel oppure nella vita reale applaudendo le gesta o le parole di un calciatore od al massimo d’un improvvisato YouTubers.

Probabilmente siamo stati noi stessi ad aver contribuito a generare questo perverso cortocircuito simbolico oltre che linguistico sulla vera essenza e forma di un eroe.
Siamo un Paese dove un giovane aspirante giornalista di 25 anni, diventa tragicamente un eroe, solamente perché nell’iniziare la propria carriera decide di scrivere scomodi quanti efficaci articoli sulla camorra.
Un ‘onesta intellettuale e professionale, quella di Giancarlo Siani, pagata con la propria vita.
Giancarlo Siani cosi chiamava, un ragazzo come tanti, che scriveva articoli per il Mattino di Napoli sperando, un giorno, di diventare un giornalista professionista.
Il 23 settembre del 1985 Giancarlo fu vittima di un vile agguato a pochi metri da casa sua, “colpevole” agli occhi della camorra d’aver scritto dei fastidiosi articoli sulle loro attività criminali
Lorenzo Marone ha voluto ricordare ed omaggiare la figura di Giancarlo Siani, decidendo però di costruire il suo nuovo romanzo “Un Ragazzo Normale”, “mescolando” realtà e finzione.
Un escamotage drammaturgico, in vero non originale, avendolo già utilizzato solamente qualche anno fa Alessandro D’Avenia con il suo libro “Ciò che Inferno non è ”, con il medesimo scopo di ricordare un’altra vittima di mafia: Don Pino Puglisi.
“Un Ragazzo Normale” è narrativamente e strutturalmente impostata e raccontata al lettore da una parte come una sorta “Stand by me” e dall’altra nella modalità di “coming age” ambientato nel 1985 a Napoli, con protagonista l’adolescente Domenico, detto “Mimi”. Un ragazzo atipico rispetto ai suoi coetanei, desideroso di leggere libri, di conoscere nuove e diverse parole e con l’ambizione di migliorare studiando la propria condizione sociale e culturale,
Mimi utilizza già linguaggio forbito sbalordendo i suoi coetanei e soprattutto la sua umile quanto dignitosa famiglia che vive in un alloggio destinato al portiere.
Mimi avverte dentro di sé la voglia oltre il desiderio d’andare oltre il proprio destino familiare e di compiere atti straordinari nella propria vita, come gli eroi dei suoi amati fumetti,
Mimi cerca altresì un modello, un mentore a cui ispirarsi per intraprendere la sua personale formazione da eroe, decidendo così “d’investire” di questo delicato incarico nientemeno che Giancarlo Siani, suo vicino di casa.
“Un Ragazzo Normale” diventa così la storia di una breve, toccante e divertente amicizia tra Mimi e Giancarlo, con il secondo, dapprima riluttante e poi divertito, nell’assumersi anche “la responsabilità” di spiegare il senso della vita al nostro giovane protagonista.
“Le cose, Mimì, possono cambiarle solo gli uomini. Il Male viene dagli uomini e solo gli uomini possono combatterlo. Più che Eroi, c’è bisogno di gente che ci creda, persone che aspirino a cambiare le cose in meglio”
E poi come riuscire a conquistare l’attenzione e poi il cuore dell’amata ed inarrivabile Viola
“L’Amore è l’unica cosa che ci permette di vincere la morte…”
Ispirando a Mimi, la dedica forse più bella che si possa scrivere nel donare a Viola una cassetta di Vasco Rossi
“Se fossi un supereroe, la mia unica missione sarebbe proteggerti”.
“Un Ragazzo Normale” racconta al lettore la bellezza e l’orrore della vita nell’arco di pochi caratterizzata purtroppo dalla conclusione dell’età dell’innocenza da parte di Mimì nella parte finale del romanzo.
Mimi diventa adulto assistendo impotente all’assassinio del suo supereroe Giancarlo, e nello stesso tempo sarà questo luttuoso evento ad indicargli il suo percorso di vita, ispirato dalle parole e dalla frequentazione di Giancarlo.
“Perché un supereroe è tale non tanto per i suoi straordinari talenti quanto nella capacità d’ascoltare veramente il prossimo e d’essergli vicino nei momenti decisivi della vita”. Parole semplici quanto potenti dette da un ragazzo normale quanto unico: Giancarlo Siani.

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85) Mio Caro Serial Killer ( Alicia Gimènez Bartlett)

“Mio caro serial Killer” è un romanzo scritto da Alicia Gimènez -Bartlett e pubblicato da Sellerio Editore nell’Aprile 2018.

Sinossi:
Morte, follia, solitudine in una storia nera che racconta la Spagna di oggi. La nuova attesissima avventura di Petra Delicado, l’ispettrice con più carattere e intelligenza del romanzo giallo contemporaneo.

Recensione:
Quando ci innamoriamo, ammettiamolo, siamo capaci di compiere atti irrazionali, impensabili ed in alcuni casi anche tragici.
Si può amare fin a morire come altresì impazzire per colpa dell’amore
Un pazzo d’amore fa meno paura di una persona afflitta da un disturbo mentale?
Una cronica solitudine sentimentale può essere vista come l’anticamera di un disagio mentale?
Stai sereno, caro lettore, non voglio tediarti con le mie elucubrazioni mediche/sentimentali, quanto però avvisarti che la nuova indagine della tosta e brillante ispettrice Petra Delicado sarà molto diversa rispetto alle precedenti.
Infatti Alicia Gimènez -Bartlett con “Mio caro Serial Killer” ha deciso coraggiosamente d’affrontare e soprattutto di cimentarsi su due tematiche quanto mai delicate e attuali nella nostra società: la salute mentale e l’involuzione e degenerazione del corteggiamento in questo nuovo millennio.
“Mio Caro Serial Killer” racconta quanto possa rivelarsi difficile se non impossibile per una donna di mezz’età, rimasta vedova o single per scelta, trovare un compagno con cui condividere dei piacevoli momenti anche sessuali, senza dover obbligatoriamente formalizzare e definire il rapporto.
I giovani, ormai incapaci di relazionarsi dal vivo. si affidano ai social network o al costante “fiorire” di app specializzate nel “mordi e fuggi sentimentale”,
Quelli più “vecchi” o comunque meno smaliziati con la tecnologia si affidano alla “professionalità” di pseudo agenzie d’incontri, che non fanno altro che “lucrare” sulla solitudine di queste persone.
Petra Delicado e il suo fedele collega ed amico Fermin Garzon saranno costretti, assai riluttanti, a collaborare con Roberto Fraile, giovane e scrupoloso ispettore della Polizia Autonoma della Catalogna(Mossos), nella difficile e misteriosa risoluzione di una serie d’omicidi per mano di un possibile serial killer.
Un pericoloso psicopatico sta terrorizzando la città di Barcellona, uccidendo in modo cruento e violento donne di mezz’età e non, tutte accomunate d’essere state cliente della stessa agenzia d’incontri.
Perché tanta ferocia da parte dell’assassino? Si tratta davvero di un serial killer?
“Mio caro serial Killer” è un romanzo cruento quanto malinconico in cui la Gimenez evidenzia quanto pur vivendo nell’era dei social e dell’effimera apparenza, una persona possa sentirsi sola e vittima di predatori ed imbroglioni.
“Mio caro serial Killer” è anche però il felice e riuscito battessimo di un inedito quanto bizzarro trio investigativo, che dopo un iniziale diffidenza e freddezza umana, riesce a trovare il modo di lavorare insieme alternando momenti di leggerezza ad altri di grande tensione e coinvolgimento a livello di crime.
Roberto è un poliziotto instancabile, ma ben presto il lettore si renderà conto che il suo essere caterpillar non è animato dal desiderio di visibilità e prestigio quanto piuttosto dalla necessità d’usare il proprio lavoro come “anestetico” contro il doloroso segreto che affligge la propria sfera privata.
“Mio Caro serial Killer” seppure sia nel complesso una lettura godibile, fluida, avvincente ed incalzante, presenta più di una perplessità sia a livello strutturale che nell’intreccio narrativo.
Il lettore rischia più volte di perdere il filo rosso della storia dovendo seguire delle “micro storie” che alla fine risultano forzate ed in parte superflue.
Come invece sarebbe stato più interessante approfondire drammaturgicamente la parte più intima e privata della vita dell’ispettore Roberto, offrendo maggiori emozioni e punti di riflessione al lettore.
Alicia Gimenez propone, nella parte finale, la propria versione di “il delitto perfetto” mescolando forse con eccessiva disinvoltura da una parte la creatività di Alfred Hitchcock, e dall’altra il metodo del confronto all’americana nell’ inchiodare gli assassini all’ultimo e decisivo interrogatorio.
“Mio caro serial killer” è quel genere di romanzo giallo che una volta terminato , spingerà il lettore a riflettere come l’amore possa essere allo stesso tempo fonte di gioia quanto di indicibile violenza e sofferenza.

77) Charley Thompson – Lean on Pete

Il biglietto da acquistare per “Charley Thompson” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Charley Thompsono /Lean on Pete” è un film di Andrew Haigh. Con Charlie Plummer, Travis Fimmel, Steve Zahn, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Thomas Mann, Amy Seimetz. Drammatico, 121’. Gran Bretagna, 2017

Tratto dal romanzo “La ballata di Charley Thompson” di Willy Vlautin

Sinossi:

Charlie è un adolescente che non ha mai conosciuto sua madre e che vive con il padre. Poco distante dalla loro nuova abitazione scopre la presenza di un maneggio ed entra in contatto con Del Montgomery, un non più giovane proprietario e allenatore di cavalli che fa correre ovunque sia possibile guadagnare qualcosa. Charlie diventa il suo aiutante e si affezione a un cavallo, Lean On Pete, veloce nella corsa ma progressivamente affetto da disturbi che spingono Del a venderlo perché venga soppresso. Charlie non può accettare passivamente questa decisione.

Recensione :

Fino a oggi se aveste voluto indicare una persona sfortunata, colpita a più riprese dal crudele destino attraverso un personaggio letterario probabilmente avreste l’avreste paragonata alla piccola fiammiferaia o di David Copperfield.

Ebbene, cari lettori, da oggi siete autorizzati a fare anche una dotta citazione cinematografica, usando il nome di Charlie Thompson, protagonista del film omonimo di Andrew Haigh, presentato in concorso a Venezia 74.

Se sul piano tecnico e visivo la pellicola rientra nel genere road movie, analizzando con attenzione la sceneggiatura si nota come l’obiettivo fosse raccontare un viaggio interiore, scandito da una discesa continua e feroce verso la sofferenza, il dolore e l’abbrutimento.

“Charley Thompson” può anche essere visto come una versione 2.0 di “Into the Wild” e “Wild”, solo che in questo caso il protagonista non cerca risposte o nuovi stimoli in Madre Natura, semmai vi trova ostacoli e difficoltà, anche se mai veramente pericolosi.

Il maggiore limite della pellicola è di perdere via via la sua identità, confondendo lo spettatore su quale sia il suo vero messaggio. Gli sceneggiatori hanno voluto mettere un po’ troppa carne al fuoco, spaziando nei temi dal rapporto padre/figlio all’amicizia uomo/animale fino alla maturazione attraverso la sofferenza, non riuscendo però a legare il tutto in maniera convincente. continua su

http://paroleacolori.com/charley-thompson-la-storia-di-insolita-amicizia-america-moderna/

76) La Grande Truffa ( John Grisham)

“La Grande Truffa” è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato da Mondadori Editore nel gennaio 2018.

Sinossi:
Gli studenti Mark, Todd e Zola si sono iscritti alla scuola di legge di Washington con le migliori intenzioni e il sogno di cambiare il mondo una volta ottenuta la sospirata laurea. Dopo essersi coperti di debiti per poter pagare le rette salatissime di una mediocre scuola privata, i tre amici si rendono conto di essere oggetto di una grande truffa. Il loro istituto, infatti, insieme a molti altri, è nelle mani di un potente e losco investitore newyorchese, che è anche socio di una banca specializzata nella concessione di prestiti agli studenti.
Dopo anni di sacrifici e false promesse di un lavoro sicuro, Mark, Todd e Zola capiscono che con ogni probabilità non riusciranno mai a passare l’esame di avvocato. Ma forse c’è una via d’uscita: l’obiettivo è farla franca con i grossi debiti accumulati e vendicarsi del torto subito. E per fare tutto ciò i tre devono lasciare subito gli studi, fingere di avere i titoli per praticare la professione di avvocato, eleggendo il Rooster Bar, dove si incontrano abitualmente, a loro quartier generale. È un’idea completamente folle, o no?
John Grisham, con piglio brillante ed efficace, affronta un argomento di grande attualità non solo in America, mettendo a nudo gli interessi e i profitti che vengono maturati nel grande business delle scuole private.
Recensione:
Chissà se Pietro Grasso, ex Presidente del Senato e leader di LEU, è un fan di John Grisham, Re dei romanzi di genere legal thriller.
No, caro lettore, la mia non vuole essere solamente una boutade provocatoria /ironica quanto piuttosto una sincera curiosità nata e cresciuta mentre mi addentravo nella lettura dell’ultimo romanzo dell’autore americano.
Che cosa può unire Pietro Grasso e John Grisham?
Nulla formalmente, ad eccezione della comune formazione giuridica (il primo magistrato ed il secondo avvocato, nelle loro rispettive vite precedente).
Eppure entrambi in modo diverso e con obietti differenti hanno affrontato il delicato e controverso tema delle tasse Universitarie e del diritto allo studio per i giovani.
Il primo pur d’ottenere consenso nell’ultima campagna elettorale prometteva l’abolizione di ogni tassa universitaria, ma avendo poi un modesto riscontro dentro le urne.
Il secondo, da scaltro e abile scrittore ha immaginato una storia, in alcuni passaggi degna del miglior James Bond, ma capace però d’inserire dure, calibrate ed incisive critiche al sistema universitario americano privato, fondato più sul mero business piuttosto che nella reale formazione professionale e culturale delle nuove generazioni.
La corsa al famigerato “pezzo di carta” che tanto era ambito, sudato, ostinatamente inseguito dai ragazzi soprattutto del Sud per poter ambire a riscatto sociale e morale anche in nome della famiglia, per quanto assurda si è diffusa anche negli Stati Uniti.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati come “funghi” le università private o scuole di specializzazione post laurea, attirando migliaia di sprovveduti ed ingenui ragazzi con l’illusione di poter ottenere dopo un qualificato lavoro e soprattutto un sostanzioso stipendio.
Un’illusione che ben presto si rivela essere una trappola economica quasi fatale per il povero studente. Quest’ultimo si troverà nel giro di pochi anni ad essere “debitore” nei confronti dello Stato di quasi 300 000 mila euro, avendo ricevuto in cambio un’ istruzione modesta o spesso insufficiente.
Grisham evidenzia in modo feroce e diretto il “sogno americano” si sia trasformato per i giovani in una nuova forma di schiavitù economica.
Lo studio non è più considerato un fattore di crescita e sviluppo per un Paese, quanto piuttosto una nuova miniera d’oro da sfruttare dai soliti pescecani senza scrupoli.
“La Grande Truffa” inizia con il drammatico suicidio del giovane studente Gordy, afflitto da bipolarismo, ma tragicamente acutizzato dalla pressione che il ragazzo sente sulla propria pelle avendo preso coscienza di come la sua vita sia segnata dai debiti contratti con l’università e dalla soffocante scelta di dover sposare la propria fidanzata storica
Un suicidio che scuote profondamente Zola, Mark, Tommy, amici di Gordy nonché anche loro studenti e consapevoli d’avere un futuro già gravemente compromesso per colpa del debito universitario.
I tre protagonisti hanno tre storie personali molto diversi, ma tutti e tre si ritrovano davanti a un bivio: vivere da sfruttati impiegando un’intera vita a pagare il rispettivo debito o sfidare il sistema sullo stesso iniquo gioco, fingendo d’essere quello che non sono: avvocati.
“La Grande Truffa”, personalmente, lo ritengo uno dei romanzi meno riusciti e convincenti della brillante carriera di John Grisham.
Le mie perplessità non riguardano però né lo stile, sempre fluido, lineare ed avvolgente, o per l’altrettanta conclamata e meritata abilità dell’autore di trascinare il lettore (romanzo letto in un solo giorno) dentro la storia, rimanendo fino all’ultimo coinvolto e curioso di scoprire l’esito di questa incredibile spy story “universitaria”.
Quanto piuttosto sono rimasto spiazzato da un finale ambiguo e poco condivisibile sul piano etico oltre che narrativo
“La Grande Truffa” presenta una struttura narrativa a tratti caotica e dispersiva, come se l’autore non avesse completamente chiaro quale dovesse essere la reale mission sociale e culturale della storia.

Zola, Mark e Tommy sono forse dei novelli Robin Hood? Si interroga più volte il lettore andando avanti nella lettura del romanzo.
Ancora è moralmente lecito che i tre protagonisti tentino di truffare, almeno all’inizio, degli sprovveduti clienti trovati in tribunale?
Se lo Stato offre l’opportunità di “speculare” sull’istruzione, chi compie tali operazione è da condannare?
“La Grande Truffa” presenta una struttura narrativa a tratti caotica e dispersiva, come se l’autore non avesse completamente chiaro quale dovesse essere la reale mission sociale e culturale della storia.
La mia modesta sensazione che lo stesso Grisham, consapevole delle possibili critiche, abbia trovato ispirazione dal saggio proverbio “dare una botta al cerchio ed una alla botte” nello scrivere un finale agrodolce, aperto ma allo stesso tempo insolitamente “arzigogolato” rispetto ai precedenti lavori dell’autore
Il diritto allo studio rimane una grande conquista della società moderna e perno fondamentale per il progresso e sviluppo dell’umanità, ma altresì chiediamoci se l’accesso agli studi universitari debba trasformarsi per i nostri ragazzi in una fatale tagliola per il loro futuro.

75) Divorziare con stile ( Diego De Silva)

“Divorziare con stile” è un romanzo scritto da Diego Da Silva, pubblicato da Einaudi nel giugno 2017.

Sinossi:
Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Storace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto più del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.
Recensione:
Chissà se il Sommo Poeta potendo riscrivere oggi l’incipit della Divina Commedia direbbe” Nel mezzo del cammin di noi divorziati, mi trovai coinvolto, mio malgrado, in una cena tra ex compagni di liceo e quasi sedotto da bella quanto perigliosa cliente.”
Inutile fingere o girarci intorno, caro lettore, oggi è più facile incontrare, frequentare una persona divorziata, separata, in crisi matrimoniale piuttosto che un vero single disponibile che non sia però mentalmente instabile.
Ero curioso di “conoscere” il famigerato avvocato Vincenzo Malinconico creato dalla brillante e creativa penna di Diego De Silva.
“Divorziare con stile” non ha deluso le mie aspettative da lettore, avendo ritrovato lo stile fresco, brillante ed arguto dell’autore e soprattutto un’ironia cinica, pungente , ma mai cattiva e volgare.
“Divorziare con stile” è un realistico quanto amaro affresco di una generazione sentimentalmente fallita e disillusa e professionalmente in disarmo.
L’Avvocato Malinconico incarna perfettamente i disagi e contraddizioni della generazione post 68, convinta di poter conquistare il mondo e come quest’ultimo invece gli abbia riservato un ruolo secondario e precario.
Eppure Malinconico è un anti eroe dignitoso, affascinante e paradossalmente carismatico, avendo comunque mantenuto il proprio stile, una gentilezza e una coerenza nell’essere un gentiluomo pasticcione ed inconcludente.
L’ironia ed onestà intellettuale sono i “super poteri” di Malinconico, grazie ai quali riesce sempre a disarmare qualsiasi borioso avversario e sedurre donne belle, intelligenti, ricche e sulla carta ovviamente inavvicinabili.
“Divorziare con stile” rappresenta probabilmente una summa un po’ forzata e sugli uomini e donne sconfitte dalla vita, costretti a reiventarsi, in modo goffo e ridicolo, anche con l’utilizzo improprio dei social.
Ciò nonostante l’autore riesce ad evitare, con talento e sensibilità, una brutta ed inutile copia dei mostri” di risiana memoria, donando ad ogni personaggio, umanità e profondità psicologica al netto delle loro apparenze grottesche ed eccessive.
“Divorziare con stile” dimostra anche come una giovane e sensuale donna sposata con un celebre quanto stronzo avvocato, nel nostro caso il personaggio di Veronica Starace Tarallo, possa ambire nell’atto di una cruenta separazione più al rispetto ed al riconoscimento della propria dignità personale piuttosto che ad una sostanziosa liquidazione.
Un’eccezione così rara da sconvolgere e conquistare il cuore del cinico Malinconico
“Divorziare con stile” è anche il toccante e sincero momento in cui il buon Malinconico, in nome di tutti quei padri “non biologici”, riceva il regalo più bello ed inaspettato dalla “propria” figlia Alagia “Tu mi hai cresciuta…Sei tu il mio papà.”
“Divorziare stile” per quanto sia una lettura agrodolce coinvolge il lettore pagina dopo pagina trasmettendo emozione ed al termine un sorriso amaro quanto convinto.

72) Ready Player One

Il biglietto d’acquistare per “Read Player One” è: Sempre (Con Riserva)

“Read Player One” è un film del 2018 diretto da Steven Spielberg, scritto da Zack Penn e Ernest Cline, basato sull’omonimo romanzo di Ernest Cline, con : Tye Sheridan, Olivia Cooke, Simon Pegg, Mark Rylance, Hannah John-Kamen, T.J. Miller, Ben Mendelsohn, Julia Nickson, Lena Waithe.

Sinossi:
Ready Player One, il film diretto da Steven Spielberg, è basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline. Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia.

Nel 2045 la terra è diventata un luogo inquinato, funestato da guerre, povertà e crisi energetica. Gli abitanti versano in condizioni precarie, stipati in grossi container spogli, senz’altra evasione che il nostalgico mondo virtuale di OASIS. L’universo ispirato ai ruggenti anni ottanta, creato dal milionario James Donovan Halliday (Mark Rylance), conta milioni di login al giorno per la facilità d’accesso (sono sufficienti un visore e un paio di guanti atipici) e gli scenari iperrealistici in cui sfuggire al mondo tetro e pericoloso. La notizia della morte di Halliday arriva insieme con l’ultima, stimolante sfida lanciata dall’eccentrico creatore: una caccia al tesoro da miliardi di dollari.
L’adolescente Wade (Tye Sheridan), da sempre affascinato dalla figura del programmatore, ha collezionato informazioni sulla sua vita e il suo lavoro. Attraverso l’avatar Parzival proverà ad aggiudicarsi il premio in palio, contro i potenti nemici di una malvagia multinazionale (la IOI) e un nutrito gruppo di concorrenti senza scrupoli.
Recensione:
Caro Spettatore del Terzo Millennio
Ti risulterebbe, senza dubbio, inutile e tedioso dover leggere un’ulteriore recensione sul nuovo e già acclamato film di Steven Spielberg, avendo già subito nelle ultime ore l’ordalia di parole scritte da numerosi critici più o meno autorevoli sull’argomento.
Sarai stanco di vedere come attempati cronisti o sfigati divenuti improvvisamente arroganti cool, ti dicano “Ragazzo che cosa ti sei perso a non aver vissuto nei favolosi anni 80 e 90!”
Ebbene il sottoscritto, vecchio ed ancora sfigato, si unisce alla tua Resistenza ed insofferenza contro questa folle rivalutazione del passato e dei ruoli.
Essere un nerd faceva schifo negli anni Ottanta quanto immagino sia terribile esserlo oggi. È sufficiente leggere nelle pagine della cronaca dei continui e tragici casi di bullismo
Negli anni ottanta, caro lettore, neanche sapevamo che cosa era il bullismo, noi nerd eravamo derisi senza alcuna possibilità di difesa.
Ergo, sei fortunato a vivere la tua adolescenza nel 2018 potendo contare su armi di difesa prima sconosciute.
Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di spingerti a vedere “Read Player One” per tre semplici e modesti motivi.
1) Steven Spielberg è un regista amato ed apprezzato in egual modo da differenti generazioni per il talento, sensibilità e semplicità dimostrate nel raccontare storie vere quanto di fantasia. Trovando il regista americano altresì il modo non soltanto di conquistare e strabiliare artisticamente e visivamente con uno stile di racconto e registico inconfondibili e unici, ma anche di trasmettere vivide e sincere emozioni. Steven Spielberg è un moderno cantastorie, capace di farti piangere, sorridere e riflettere con la stessa innata naturalezza e disarmante bravura. Chi ama il regista americano, non potrà sottrarsi alla visione di “Read Player One” perché come hanno scritto i veri critici “è una straordinaria e magnifica summa” del modo di fare e pensare cinema spielbergiana, evitando il facile rischio di apparire autoreferenziale, narcisista e supponente. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-51/

70) Sorprendimi (Sophie Kinsella)

“Sorprendimi” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato nel febbraio 2018 da Mondadori Editore.

Sinossi:
Dan e Sylvie stanno insieme da dieci anni. Matrimonio felice, due splendide gemelle, una bella casa, una vita serena. Sono talmente in sintonia che quando uno dei due inizia a parlare l’altro finisce la frase… è come se si leggessero nel pensiero. Un giorno però, dopo una visita medica di routine, scoprono di essere così in forma che la loro aspettativa di vita è di altri sessantotto anni.
Ancora sessantotto anni insieme? Dan e Sylvie sono sconcertati. Non pensavano certo che “finché morte non ci separi” significasse stare insieme così a lungo! Dopo l’iniziale stupore, si instaura tra i due un certo disagio, seguito a ruota dal panico più totale. Decidono dunque di farsi delle “sorprese” per ravvivare fin da subito il loro matrimonio “infinito”, per non stufarsi mai l’uno dell’altra…
Ma si sa bene che non sempre le sorprese portano al risultato sperato… e in un batter d’occhio sorgono contrattempi poco graditi e malintesi che rischiano di minare le fondamenta della loro unione. E quando cominciano a emergere alcune verità taciute, Dan e Sylvie iniziano a domandarsi se dopo tutto… si conoscono davvero così bene.
Qual è la ricetta per un matrimonio felice e longevo? Quale sfida comporta un’unione profonda tra due persone?
In questo nuovo romanzo Sophie Kinsella racconta gioie e dolori del matrimonio con la sua voce sempre originale, ironica e sensibile.
Recensione:
Quanto conosciamo effettivamente il nostro partner?
Qual è il vero segreto per far durare un matrimonio?
È forse la routine , la vera tomba dell’amore?
Sophie Kinsella, con il suo consueto stile ironico e garbato, pone al lettore quesiti delicati, complessi e quanto mai scottanti.
“Sorprendimi” non è infatti solamente una commedia romance come potrebbe risultare ad una prima lettura superficiale e poca attenta, ma bensì porta a galla con sensibilità ed incisività le paure di qualunque giovane coppia di fronte alla prospettiva reale e concreta di dover condividere realmente un’intera vita insieme.
Sophie Kinsella, prendendo spunto, magare in parte, dalla propria esperienza personale come moglie, racconta in modo semplice, diretto e concreto come il matrimonio più solido e felice possa improvvisamente andare in crisi, quando si cade nell’errore di dare per scontato e rassicurante il proprio partner come fosse un libro aperto. .
Una coppia non dovrebbe mai mentirsi, sforzarsi di tenere sempre vivo il desiderio di costruire il proprio futuro crescendo insieme i propri figli.
Ma è davvero possibile oggi che un matrimonio possa sopravvivere alla totale e completa condivisione intellettuale, emotiva e fisica tra due coniugi?
La verità, come spesso accade, si trova nel mezzo e il lettore ne avrà ulteriore conferma leggendo e seguendo con un po’ d’invidia il racconto della protagonista Sylvie, nell’autocelebrazione della bellezza ed unicità del proprio matrimonio con Dan . E come i due coniugi abbiano raggiunto un tale livello d’affiatamento e conoscenza reciproca al punto d’anticiparsi i pensieri.
E come successivamente Sylvie, scopra sulla propria pelle, come possa risultare controproducente per una coppia , lanciarsi nell’ inopportuno progetto di “sorprese” coniugali.
“Sorprendimi” racconta invece nella seconda parte come le “sorprese” più personali ed intime possano sconvolgere le certezze e gli affetti di una vita.
Sylvie ha vissuto in modo traumatico e doloroso l’improvvisa perdita dell’amato padre, rimanendo prigioniera dei ricordi e del sentirsi ancora la “Principessa Sylvie”, nomignolo datole dal padre.
Sylvie, nonostante un matrimonio e due splendide figlie, non riesce a mettere il proprio marito come figura maschile di riferimento. Impedendo al suo matrimonio il vero e necessario salto di qualità.
“Sorprendimi” è un racconto emozionante e coinvolgente nello scoprire quanto un uomo innamorato possa davvero compiere, per anni ed in segreto, qualsiasi gesto per il bene e serenità della propria donna.
La seconda parte di “Sorprendimi” spiazza il lettore per il passaggio narrativo ed emozionale da commedia romantica e degli equivoci a dramma familiare con annessi dubbi morali e legali. Sophie Kinsella riesce ad alzare il pathos e ritmo narrativo senza mai perdere di vista credibilità e mantenendo uno stile semplice, avvolgente ed appassionato.
Dopo aver terminato la lettura di “Sorprendimi”, il lettore sarà sicuramente tentato di rivolgersi al proprio partener invitandolo a sorprenderlo in futuro, ma con molta prudenza e moderazione.

66) Il Sole a Mezzanotte

Il biglietto da acquistare per “Il sole a mezzanotte” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Un sole a mezzanotte” è un film di Scott Speer. Con Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Suleka Mathew. Drammatico, 91′. USA, 2018

Sinossi:

Katie ha diciassette anni, adora la musica e ama profondamente suo padre, genitore, educatore, amico. Orfana di madre, Katie è affetta da Xeroderma Pigmentoso, una rara patologia genetica che causa ipersensibilità alla luce del sole. Costretta dalla culla a un’esistenza ritirata e oscurata dietro vetri speciali, Katie guarda passare la vita degli altri e prova a vivere la sua con l’aiuto di Morgan, l’amica del cuore. Sotto alla sua finestra scorrazza da sempre anche Charlie, il ragazzo con lo skate che le ha rubato il cuore alle elementari. Seduta in stazione a cantare una delle sue canzoni, una notte lo incontra e tra loro nasce qualcosa. Katie vorrebbe fuggire ma l’amore è come il sole, impossibile proteggersi.

Recensione:

Avviso ai lettori over18: “Il sole a mezzanotte” di Scott Speer difficilmente sarà un film adatto a voi, soprattutto se romanticismo e desiderio di realizzare i propri sogni sono concetti poco familiari.

Ma se avete amato le favole – in particolar modo le eroine Disney come Cenerentola – forse, oltre ad ammirare Bella Thorne (qui trovate l’intervista alla presentazione romana della pellicola), c’è materiale su cui lavorare.

Per tutti quei giovani, invece, che pensano ancora di poter cambiare il mondo, ma invece di agire preferiscono lamentarsi, chiusi tra le mura rassicuranti di casa, la visione del film è quanto mai urgente.

Essenzialmente per due motivi. Il primo è che “Il sole di mezzanotte” spinge a rivalutare la propria condizione, sentendosi fortunati per il semplice fatto di non essere malati (nel caso specifico, malati di Xeroderma pigmentoso, alias XP). Il secondo, che attraverso la storia e le scelte della protagonista Katie Prince (Thorne) invita al coraggio e all’azione.

Dopo questo piccolo esordio paternalistico, passiamo al film vero e proprio. “Il sole a mezzanotte” è sicuramente pensato per un pubblico di teenager, venuti su con storie come “Tutta colpa delle stelle” e “Noi siamo tutti”, dove amore e morte sono quasi due lati di una sola medaglia, quindi preparati e sensibili alle tematiche.

Purtroppo, guardando al piano drammaturgico, registico e in parte anche recitativo la speranza dei produttori di cavalcare l’onda del successo del genere appare poco realizzabile. È probabile che il “brand” Bella Thorne trascini il film al successo commerciale, ma che questo lasci qualche traccia sul pubblico…continua su

http://paroleacolori.com/il-sole-a-mezzanotte-teen-movie-con-bella-thorne/

56) Il Cacciatore

“Il Cacciatore ”  è una serie tv di Stefano Lodovichi, Davide Marengo. Con Francesco Montanari, David Coco, Paolo Briguglia, Francesco Foti, Marco Rossetti, Roberta Caronia, Miriam Dalmazio, Roberto Citran, Edoardo Pesce

Liberamente ispirata al libro “Cacciatore di mafiosi” di Alfonso Sabella

“Ho voluto scrivere questo libro sulle mie esperienze professionali per due motivi. Il primo era far sapere agli italiani come lo Stato seppe reagire alle stragi di Capaci e Via D’Amelio e successivamente alla stagione del terrore mafioso del ‘93. In pochi sanno o ricordano che lo Stato riuscì a smantellare parte della Cupola, arrestando uno dopo l’altro mafiosi del calibro di Bagarella e Brusca. Non ci siamo arresi, non ci siamo fermati solo al processo contro Giulio Andreotti. Il secondo era scalfire l’aura che pellicole celebri come la saga del “Padrino” hanno costruito intorno ai mafiosi. Non è vero che non erano capaci di nefandezze come sciogliere un bambino nell’acido. I mafiosi sono belve senza scrupoli e io ho voluto raccontarne l’orrore e le brutalità compiute da questi uomini. Speravo che il mio romanzo potesse diventare la base per realizzare un progetto televisivo o cinematografico, ma devo ammettere che mai avrei pensato che questa serie potesse raggiungere simili livelli.

Parla così Alfonso Sabella, ex magistrato del pool antimafia di Palermo e autore del libro “Il cacciatore dei mafiosi”, alla presentazione della serie tv “Il cacciatore” in onda per sei serate su Rai 2, a partire dal 14 marzo.

Definirla semplicemente una serie tv sulla mafia sarebbe riduttivo (vogliamo almeno ricordare che ci sono voluti 10 anni per arrivare alla messa in onda). La sfida di Rai e Cross Productions è proporre una versione italiana di “Narcos”.

I teledipendenti potrebbero essere già saltati, inorriditi, sulla sedia davanti a questa dichiarazione avventata, ma se avete imparato a fidarvi almeno un po’ del vostro cronista, posso assicurarvi che “Il cacciatore” ha tutte le carte in regola per diventare l’evento dell’anno sulle reti generaliste – dopo “Il commissario Montalbano”.

Uno dei punti di forza della serie è sicuramente la cornice temporale in cui si inserisce la storia. Siamo nel 1993, anno delicato e drammatico per il nostro Paese. La Prima repubblica sta crollando sotto i colpi di Tangentopoli; i leader politici come Craxi e Andreotti, un tempo temuti e rispettati, sono considerati ladri o peggio.

L’Italia si trova di fronte a un bivio, scossa dagli attentati mafiosi di Roma e Firenze, e provata dalla paura collettiva che la situazione possa farsi ancora più incontrollata. continua su

http://paroleacolori.com/il-cacciatore-francesco-montanari-nella-serie-tv/

53) Arabesque (Alessia Gazzola)

“Arabesque” è un romanzo scritto da Alessia Gazzola, pubblicato da Longanesi Editore nel novembre 2017.

Sinossi:
Tutto è cambiato, per Alice Allevi: è un mondo nuovo quello che la attende fuori dall’Istituto di Medicina Legale in cui ha trascorso anni complicati ma, a loro modo, felici. Alice infatti non è più una specializzanda, ma è a pieno titolo una Specialista in Medicina Legale. E la luminosa (forse) e accidentata (quasi sicuramente) avventura della libera professione la attende. Ma la libertà tanto desiderata ha un sapore dolce amaro: di nuovo single dopo una lunga storia d’amore, Alice teme di perdere i suoi punti di riferimento. Tutti tranne uno: l’affascinante e intrattabile Claudio Conforti, detto CC, medico legale di comprovata professionalità e rinomata spietatezza. Quando le capita il suo primo incarico di consulenza per un magistrato, Alice si rimbocca le maniche e sfodera il meglio di sé. Al centro del caso c’è una donna di 45 anni, un tempo étoile della Scala e oggi proprietaria di una scuola di danza. In apparenza è deceduta per cause naturali. Eppure, Alice ha i suoi sospetti e per quanto vorrebbe che le cose, per una volta almeno, fossero semplici, la realtà è sempre pronta a disattenderla. Perché, grazie alla sua sensibilità e al suo intuito, Alice inizia a scoprire inquietanti segreti nel passato della donna, legati all’universo – tanto affascinante quanto spietato e competitivo – del balletto classico…
Recensione:

“Ma che cosa minchia è l’Arabesque?” si chiede l’ignorante lettore
leggendo il titolo del nuovo romanzo di Alessia Gazzola, che si è ritrovato tra le mani durante il suo abituale giro nella libreria sotto casa.
Dopo l’iniziale smarrimento, l’uomo guardando con più attenzione la copertina si rende conto che tratta di un nuovo episodio della popolare saga de “Allieva” con protagonista l’imbranata e simpatica Alice Allevi di professione medico legale.
Il lettore ignorante, non volendosi far notare dagli altri clienti sicuramente più colti, chiede aiuto a San Wikipedia, Protettore dei Ignoranti senza speranza, scoprendo finalmente che; “. Nella danza il termine arabesque si riferisce ad una fra le più note figure del balletto, in cui una gamba è allungata all’indietro e le braccia sono distese in direzioni opposte.
Comparso in Francia, culla della danza classica, verso la fine del XVIII secolo, il termine ha subito un’evoluzione, passando via via a designare.”

Nonostante le fosche premesse, l’uomo compra il romanzo ed inizia subito la lettura, non aspettandosi di doversi rimangiare ogni pregiudizio e timore dopo solo poche pagine .
Il lettore ignorante è ovviamente chi vi scrive.
“Arabesque” è infatti probabilmente il migliore romanzo della saga de “L’Allieva” ideato e scritto da Alessia Gazzolo sotto ogni punta di vista.
Con “Arabesque” assistiamo alla trasformazione di Alice Allievi da idealista ed impacciata ragazza in una giovane e consapevole donna, precaria nei sentimenti e nel lavoro, ma decisa comunque a farsi rispettare.
Alice Allevi continua ad essere un ‘innamorata dell’amore, una sognatrice, un’adorabile ingenua e pasticciona nel mondo reale, ma finalmente capace di tirare fuori le unghie nell’affrontare le avversità e nel buttarsi in una relazione con CC, consapevole che in qualsiasi momento il suo fragile cuore potrà essere ferito a morte.
La nostra eroina in questa nuovo episodio è chiamata a sciogliere diversi dubbi come fosse una novella Amleto:
Dottorato gratuito nell’amato e rassicurante Istituto o lavorare come perito medico legale per la Procura, potendo permettersi dei momenti di shopping selvaggio?
Vivere, senza garanzie, una storia appassionata con CC oppure trascorrere un ‘esistenza da zitella, dopo che il suo ex fidanzato Arthur , diventerà prossimamente marito e padre?
Amore, lavoro, sacrifici, rinunce, tradimenti sono tematiche amare e spesso drammatiche comuni alle nuove generazioni sempre più sbandate e sfiduciate.
La scelta della Gazzola d’ambientare e sviluppare il cuore narrativo del romanzo nel mondo della danza si rivela una splendida ed efficace metafora delle complesse e delicate tematiche sopracitate
Anche il lettore più ignorante è consapevole quanto sia faticoso, usurante a livello fisico ed emotivo votare la propria vita alla danza.
Per una ballerina non esistono vacanze, pause, sogni romantici, ma solamente ed esclusivamente la sbarra dove allenarsi per lunghissime sessioni.
La competizione, l’invidia, la gelosia sono il pane quotidiano per chi aspira a diventare una prima ballerina.
Un ‘aspirante ballerina per quanto talentuosa, non potrà mai raggiungere il vertice, se non possiede una feroce determinazione ed una spietata ambizione che la spinga a compiere atti anche orribili di raggiungere il proprio obiettivo.
La danza è il paradossale emblema della nostra società, rappresentando sia bellezza quanto cinismo e spregiudicatezza.
“Arabesque” decreta la fine dell’età dell’innocenza per Alice Allevi portandola a toccare con mano quanto l’agognato e sospirato Amore possa tramutarsi nella scintilla scatenante d’azioni disumane e tragiche.
Il lettore ignorante osserva e segue con grande attenzione e pathos emotivo la parte crime, ricca di continui e spiazzanti colpi di scena, fino alla fine, trovando però il tempo di respirare e sorridere quando l’autrice decide d’inserire in modo armonioso ed efficace i brillanti e riusciti battibecchi e successive rappacificazioni della “diversamente” coppia Allevi- Confronti.
“Arabesque” è una lettura brillante, gradevole, incisiva, fluida costruita su una solida quanto creativa e funzionale struttura narrativa e soprattutto evidenziando ancora una volta il talento e sensibilità di Alessia Gazzola nel firmare una storia mai banale e soprattutto credibile ed autentica sia nella parte crime come in quella rosa.
“Arabesque” rappresenta, a nostro modesto parere, un “nuovo inizio” per i numerosi fan de “L’Allieva”. E  come ci rivela il sorprendente quanto misterioso finale, il meglio o chissà peggio per la nostra cara Alice deve ancora arrivare…