165) Prima di Domani

Il biglietto da acquistare per “Prima di domani” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Prima di domani” è un film di Ry Russo-Young. Con Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Elena Kampourish. Drammatico, 99′. USA, 2017

Basato sul romanzo omonimo di Lauren Oliver

 Gli anni del liceo, per quanto crescendo il ricordo possa modificarsi, non sono semplici. Il tempo sembra non passare mai, che tu sia un nerd – o secchione – oppure un ragazzo in.

Sì perché anche le persone popolari, belle e richieste hanno i loro problemi. E neppure loro possono sfuggire all’appuntamento con il destino, se questo si presenta.

Prima di domani” di Ry Russo-Young, tratto dal best-seller di Lauren Oliver, è stato presentato in anteprima al Giffoni Film Festival.

Sam (Dutch) ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche.

È il 12 febbraio, il Cupid Day, il giorno in cui a scuola la popolarità si misura dal numero di rose ricevute dagli ammiratori. Per Sam è soprattutto il giorno in cui dormirà per la prima volta con Rob.

Sembra già tutto deciso, ma le cose, alla festa, non vanno come immaginato, tra bullismo e alcol. A Sam, delusa, non resta che tornare a casa con le sue amiche. Ma alle 00:39 l’auto della ragazza resta coinvolta in un mortale incidente

Almeno in apparenza. Perché Sam si risveglia nel proprio letto, quanto mai confusa. È di nuovo il 12 febbraio. Si è trattato solo di un incubo?

Lo sconcerto della giovane va aumentando, quando la giornata si ripete praticamente identica, e a 00:39 anche l’incidente mortale ritorna. E di nuovo Sam è nel suo letto. E di nuovo è il 12 febbraio.

Prigioniera in questo eterno presente, Sam prova a cambiare atteggiamento, a modificare le cose, ma il finale resta sempre lo stesso.

“Sono rimasto molto colpito dalla lettura del romanzo della Oliver, per il modo in cui ha affrontato il tema della morte dalla prospettiva di un’adolescente – ha spiegato il regista Ry Russo-Young. – Per la mia trasposizione mi sono ispirato a Ricomincio daccapo con Bill Murray, ma a differenza di quella commedia qui i toni sono più cupi e drammatici”. continua su

http://paroleacolori.com/prima-di-domani-un-teen-movie-sentimentale-tratto-dal-best-seller-di-laure-oliver/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

164) Cane mangia Cane

Il biglietto da acquistare per “Cane mangia cane”:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Cane mangia Cane” è un film di Paul Schrader. Con Nicolas Cage, Willem Dafoe, Christopher Matthew Cook, Omar J. Dorsey, Louisa Krause. Azione, 93′. USA, 2016
Basato sul romanzo omonimo di Edward Bunker.

Il carcere ha una funzione rieducativa, oltre che punitiva, nei confronti di chi commette un crimine? La pena è utile per cambiare l’indole di un individuo, per riportarlo “sulla retta via”? E gli ex galeotti hanno diritto, scontata la pena, a una seconda possibilità?

Da tempo in Italia e nel mondo su questi complessi temi si fronteggiano due schieramenti non solo politicamente diversi – conservatori da una parte, progressisti dall’altra -, ma anche ideologicamente e culturalmente agli antipodi.

Dopo aver visto “Cane mangia cane”, il nuovo film di Paul Schrader, basato sul romanzo omonimo di Edward Bunker, ex galeotto divenuto uno scrittore di successo mentre scontava una pena in un carcere americano, non potremo che essere scettici a riguardo.

Presentato al Festival di Cannes 2016 nella sezione Quinzaine, la pellicola susciterà emozioni contrastanti nello spettatore, che sarà tentato di definirlo un cult oppure non vedrà l’ora di dimenticarlo.

Un film che è allo stesso tempo psichedelico, visionario, pulp, crudo, violento, con spunti di macabra ironia comunque incisivi e divertenti.

Mad Dog (Defoe) e gli amici Troy (Cage) e Diesel (Cook), da poco usciti di prigione, vorrebbero filare dritto e vivere una vita tranquilla, ma la loro indole criminale è più forte di ogni buona intenzione.

Desiderosi di svoltare, i tre accettano di rapire un bambino di pochi mesi per conto di un boss locale. Ben lungi da prendere la piega desiderata, il loro destino subirà una tragica svolta.

“Cane mangia cane” può essere visto come una sorta di versione moderna di “Le iene” di Quentin Tarantino. continua su

http://paroleacolori.com/cane-mangia-cane-un-noir-ipnotico-e-cupo-con-willem-defoe/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

163) Nessuno come Noi (Luca Bianchini)

“Nessuno come noi” è un romanzo scritto da Luca Bianchini e pubblicato nel gennaio 2017 da Mondadori Editore.
Inutile girarci intorno chi ha avuto la fortuna di vivere gli anni 80 è stato allo stesso tempo un privilegiato, quanto oggi un nerd nostalgico senza speranza.
Gli Anni 80 sono stati gli anni in cui tutto era concesso senza pensare al futuro e alle conseguenze.
Il sottoscritto che ha vissuto quel periodo storico come nerd e teledipendente non poteva non essere attratto ed incuriosito dal nuovo romanzo di Luca Bianchini, che fin dalla quarta di copertina di prepara a un vero salto nel tempo stile “Ritorno al Futuro”
“Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati “Tre cuori in affitto”, come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”. In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di sé stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.”

Il problema è, cari lettori, che l’intrigante e stimolante quarta di copertina, non trova adeguato riscontro nello sviluppo ed intreccio narrativo del romanzo
Luca Bianchini dimostra di conoscere pienamente e profondamente l’essenza e anima degli Anni 80, vivendoli nella fase dell’adolescenza, dove per un ragazzo non esistendo social network e cellulari , la massima goduria era vedere la domenica sera una puntata di Drive In su Italia Uno.
Bianchini trasmette nel testo le proprie emozioni, ricordi ed esperienze riuscendo a costruire una credibile, sincera e nostalgica cornice ambientale, in cui un lettore attempato non potrà che gustarsi rievocando la sua gioventù spensierata.
La storia in sé però risulta prevedibile e a tratti banale, non trovando mai un guizzo artistico, creativo e di pathos davvero significativo.
“Nessuno di noi” è un romanzo nel complesso ben scritto, leggero, scorrevole nella lettura, ma senza possedere una chiara e precisa identità narrativa.
Il lettore fatica ad entrare dentro una storia avara di un vero colpo di scena o di un evento che faccia fare al romanzo un salto di qualità.
Bianchini è bravo a “fotografare” l’epoca storica, a rievocare l’atmosfera, e il linguaggio giovanile, ma fallisce nel dare forza e profondità ai personaggi, non facendo scattare una vera empatia emotiva. con il lettore.
“Nessuno come noi” è un romanzo adatto al periodo estivo come lettura disimpegnata e allo stesso tempo è l’ideale per chi non si rassegna all’idea che i favolosi anni 80 siano finti troppo presto.

157) La ragazza nella nebbia ( Donato Carrisi)

“La ragazza nella nebbia” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato nel 2015 da Longanesi Editore.

C’è qualcuno che crede ancora alla validità ed efficacia della giustizia svolta nei tribunali veri?
In Italia purtroppo i processi si celebrano nei talk show con la presenza di accusa e difesa e di esperti più o meno attendibili, cinicamente pilotati dal conduttore di turno.
È il trionfo della Giustizia spettacolo sullo Stato di diritto e su ogni tipo e forma di garantismo per un imputato esposto alla pubblica gogna.
Non importa se esistono davvero delle vere ed inconfutabili prove per determinare la colpevolezza di un imputato, ai medi basta anche un semplice sospetto per creare “un mostro” da gettare in pasto alla famelica opinione pubblica.
È possibile dire e fare di tutto in questi processi mediatici, tranne che rispettare, onorare la vittima e dargli giustizia.
Donato Carrisi, prendendo amaramente spunto dall’involuzione e malfunzionamento della nostra giustizia e il degrado professionale e morale dei media, nel 2015 ha dato alle stampe “La ragazza nella nebbia” che è diventato ben presto un successo di pubblico e critica, al punto che il prossimo autunno ne vedremo la trasposizione cinematografica con protagonisti Toni Servillo e Jean Reno e con Carrisi stesso all’esordio come regista.
Ho voluto per una volta invertire il mio abituale schema ovvero prima vedere il film e poi leggere il libro, per valutare i pregi e difetti delle due operazioni.
Ero desideroso di regalarmi una nuova storia di Donato Carrisi, dopo averlo “scoperto” con grande piacere ed entusiasmo qualche mese fa con “Il Maestro delle Ombre” e dopo aver letto sul web bellissime ed appassionate recensioni su “La ragazza nella Nebbia” e l’attesa dei fan per il film.
Ebbene dopo aver “divorato” il libro in pochi giorni, posso ampiamente comprendere l’attesa ed entusiasmo dei fan di Carrisi.
“La ragazza nella nebbia” è un romanzo dal respiro molto cinematografico per la bravura, talento e creatività di Carrisi di costruire una struttura narrativa dove fino alla fine il lettore non riesce a stabilire con certezza chi sia il buono, chi l’ambizioso, chi la vittima e chi veramente il mostro di una storia ideata e scritta in modo magistrale ed inappuntabile.
Il lettore è spinto a nutrire fin da subito una certa antipatia nei confronti dell’ambizioso agente speciale Vogel, anche se nell’apertura del romanzo Carrisi lo descrive come sconvolto e con i vestiti sporchi di sangue e condotto nello nello studio dello psichiatra Flores, a cui è stato chiesto di sottoporlo a perizia psichiatrica. Vogel è arrivato nello sperduto paesino montanaro di Avechot, ufficialmente per risolvere il caso di Anna Lou Kastner, ragazza del luogo misteriosamente scomparsa senza lasciare traccia, gettando nella disperazione i genitori e creando turbamento nella serena e pacifica comunità.
In vero Vogel non cerca la verità, ma il modo di riscattare la propria immagine di successo, “sporcata” dall’insuccesso professionale e mediatico verificatosi in un altro caso.
Vogel conosce il suo mestiere e soprattutto sa bene come manipolare ed indirizzare i riflettori dei media in modo da creare un caso mediatico per la sua indagine cinica e spietata nell’individuazione del mostro “perfetto” da consegnare all’opinione pubblica.
E nel caso della scomparsa Anna Lou Vogel decide di “affidare” il ruolo di mostro a Martini, professore di liceo appena trasferitosi con la propria famiglia nella cittadina, per tentare di cancellare “la cosa” che ha rischiato di distruggere l’integrità e serenità della sua stessa famiglia.
Maritini è travolto dai sospetti, senza una vera e concreta prova, ed alla fine pure arrestato dopo un’indagine condotta più in Tv che in una sala d’interrogatorio di un commissariato.
Vogel è dunque il poliziotto cattivo e invece Martini è l’agnello sacrificale offerto ai famelici media in cerca di un mostro da buttare in prima pagina?
Carrisi ci fa credere fino a tre quarti del romanzo di leggere un nuovo “caso Tortora” evidenziando l’insano ed infausto legame tra Vogel e una parte dei media interpretata dalla spregiudicata reporter Stella Honer.
Invece come nei migliori romanzi gialli, lo scrittore pugliese cambia le carte in tavola, a poche pagine dalla fine, con una serie di colpi di scena ben costruiti ed inseriti con abilità nella storia, e facendo saltare ogni certezza narrativa fin qui accertata ed ipotizzata dal lettore,
Donato Carrisi si conferma un autore di talento scrivendo storie avvincenti di respiro internazionale, cariche di pathos e ritmo, e utilizzando uno stile efficace e sensibile nel tenere il lettore incollato alla lettura del romanzo fino all’ultima pagina.
Il finale è sorprendente quanto cupo e terribile suscitando il lettore da una parte un angosciante stupore e dall’altra la voglia di vedere presto la rappresentazione cinematografica del romanzo.

154) Civiltà Perduta

Il biglietto da acquistare per “Civiltà perduta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

” Civiltà Perduta” è un film di James Gray. Con Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland. Azione, 141’. USA, 2016
Tratto dal romanzo “Z. La città perduta” di David Grann

Onore, credibilità, coraggio e affidabilità sono ciò che definisce un uomo, i valori che ogni padre dovrebbe insegnare ai figli. Avere un obiettivo, un progetto, ed essere disposti anche al sacrificio estremo per realizzarlo non è un atto di eroismo, ma il modus operandi di ogni uomo di sani principi.

State pensando che se nel 2017 una persona sostiene cose come queste sia meritevole della camicia di forza? Forse, ma prima di chiamare il 118 riflettete un momento su come sarebbe la nostra società se qualcuno seguisse davvero massime come quelle scritte in apertura, massime di altri tempi.

Deve pensarla almeno in parte così il regista James Gray per decidere, dopo una lunga gestazione, di portare al cinema “Civiltà perduta”, adattamento del best-seller di David Grann “Z. La città perduta”, e basato su una storia vera.

1905, Irlanda. Il maggiore Percy Harrison Fawcett (Hunnam) serve nella Royal Garrison Artilery a Cork, insieme alla moglie Nina (Miller) e al figlio Jack.

Frustrato perché non ha possibilità di dimostrare il proprio valore, nel giugno 1906 accetta l’offerta della Royal Geographical Society di Londra di partire per il Sudamerica per mappare, attraverso la foresta Amazzonica ancora inesplorata, il confine tra Brasile e Bolivia ed evitare una guerra.

Dopo due anni di ricerche, insieme al caporale Henry Costin (Pattinson), Percy scopre i segni di quella che potrebbe essere un’antica civiltà. Nel 1910 tiene quindi una storica conferenza, sostenendo con forza la tesi dell’esistenza di una città Z, e preparandosi per una nuova spedizione.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo costringe a mettere da parte la sua ossessione, ma gli offre anche l’occasione di distinguersi. Decorato e promosso, Percy sembra rassegnato a godersi la pensione, finché il figlio Jack (Holland), non si propone come suo compagno per una nuova esplorazione.

James Gray racconta in modo rigoroso i fatti salienti della vita di un uomo straordinario, trasmettendo però al contempo l’importanza che per lui avevano valori come l’onore. Percy ha affrontato avversità inimmaginabili, lo scetticismo della comunità scientifica, spaventosi tradimenti e anni di lontananza dalla propria famiglia in nome della sua missione. continua su

http://paroleacolori.com/civilta-perduta-storia-vera-di-percy-harrison-fawcett/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

149) Emma in Love (Lidia Ottelli)

“Emma in Love” è un romanzo scritto da Lidia Ottelli, pubblicato nel marzo 2017 da Newton Compton Editori.

“Emma in love” è il terzo romanzo di Lidia Ottelli ed è stato, per il sottoscritto, la terza possibilità d’apprezzare lo stile frizzante, ironico e coinvolgente dell’autrice, blogger nonché amica bresciana.
Lidia Ottelli, nel giro di pochi anni, ha saputo conquistarsi con merito, determinazione e talento un suo spazio di successo tra le scrittrici italiane.
Probabilmente la mia recensione non aggiungerà molto alle già numerose, curate ed entusiaste critiche dei blogger e siti letterari (al momento in cui sto scrivendo questo post su Amazon, “Emma in love” conta ben 42 recensioni!), ma forse un parere maschile potrà spingere qualche altro lettore pigro a dare una chance e fiducia al talento e creatività di Lidia.

“Emma in love” inutile girarci intorno è un romanzo ideato, pensato e scritto per lo più per il pubblico femminile.
Fin dalle prime pagine, un lettore maschio, ha la sensazione d’essere entrato dentro una storia in cui emergono, in modo forte e chiaro, la sensibilità, anima, e soprattutto l’elemento autobiografico di Lidia, come lei stessa scrive nei ringraziamenti.
Emma è una giovane donna di 27 anni alla disperata ricerca di un lavoro, di qualche certezza per il proprio futuro e soprattutto sogna un uomo che le faccia battere il cuore e allo stesso tempo sia bravo a letto.
Già Lidia, come nei suoi precedenti romanzi, non ha timore di essere “politicamente scorretta” ma assolutamente sincera e diretta nel descrivere donne forti, coraggiose, buffe, ma che amano il sesso e non disdegnano anche solo una notte di passione.
Emma Grimaldi non è una donna ingenua, fragile, verginale come Anastacia Steel, anzi è la sua nemesi: mangia schifezze, si ubriaca quando va per locali con le sue pazze e simpatiche amiche e non cerca il principe azzurro, ma un uomo che sappia soddisfarla sessualmente.
Attenzione, “Emma in love” racconta tutto questo senza mai cadere in toni e linguaggi volgari ed eccessivi.
Lidia infatti costruisce una commedia garbata, divertente e godibile, catturando l’attenzione del lettore, curioso di conoscere come Emma sarà capace di districarsi tra l’attrazione per il fascinoso capo Romeo, di cui è diventata segretaria in prova per un mese, e i sentimenti impetuosi e inattesi che lo stanno legando al passionale Andrea, dopo una notte di passione, di cui la protagonista, post sbornia, non ricorda più nulla.
Peccato per Emma, che Andrea si riveli essere il figlio di Romeo, dando vita a una serie di equivoci prima, per poi virare, a sorpresa, in un quasi dramma della gelosia degna delle migliori storie d’amore.

Lidia attinge molto al suo bagaglio di fan di serie televisive per designare i personaggi e l’intreccio della storia.
Non possiamo non notare ad esempio come l’incontro tra Emma ed Andrea somigli molto al primo focoso e decisivo incontro tra Meredith e Derek al bar durante il 1 episodio dell’acclamata serie Grey Anatomy.
Le uscite notturne di Emma e delle sue amiche rievocano parecchio lo spirito delle ragazze dell’altra serie cult Sex and the City.
Sono tante e numerose le citazioni che il lettore troverà nelle pagine del romanzo, sapientemente e abilmente rimodulate da Lidia in un ambiente italiano.
“Emma in love” è il perfetto romanzo estivo da leggere sotto l’ombrellone in poche ore, mettendoti di buon umore.
Il lettore maschio leggendo “Emma in Love” avrà modo di capire qualcosa in più della donna d’oggi e forse scoprire qualche mossa in più conquistarla sul piano fisico oltre che emotivo.

115) Qualcosa (Chiara Gamberale)

“Qualcosa” è un romanzo scritto da Chiara Gamberale, illustrazioni di Tuono Pettinato, edito nel 2017 da Longanesi Editore.

C’è “qualcosa” di nuovo nell’aria? No.
Forse avvertite allora “Qualcosa” di bello?
Neanche
Magari sentite “Qualcosa” di diverso?
No.
Insomma “Qualcosa” è tra noi, svegliatevi.
È infatti arrivato il nuovo, divertente e poetico romanzo di Chiara Gamberale.
Anche questa volta Chiara Gamberale dà prova del suo talento, creatività e soprattutto sensibilità ed umanità scrivendo sulla carta una favola per bambini, magistralmente illustrata da Tuono Pettinato, ma di fatto rendendo la lettura idonea anche soprattutto per gli adulti.
La protagonista della nostra storia è Qualcosa di Troppo; sì, proprio questo è il suo nome. Una scelta inevitabile per i suoi genitori: re Qualcosa di Importante e della sua sposa Una di Noi, di fronte all’incontenibile energia, forza e vivacità mostrata dalla figlia fin dalla nascita. Qualcosa di troppo non stai mai ferma, chiede, vuole, tormenta i genitori e ogni componente della corte.
Vuole parlare, essere ascoltata, mangiare, giocare e mille altre cose ancora. Il risultato qual è? I coetanei Abbastanza la evitano o al più la sopportano per via dell’alto lignaggio. Ma la vita e il destino, ahimè, non guardano il titolo nobiliare e, a volte, riserbano amare sorprese. Succede anche a Qualcosa di Troppo che, a soli tredici anni, perde l’amata mamma. Il dolore è immenso e per la prima volta la principessa prova un senso di vuoto, anzi un buco proprio al posto del cuore. Così mentre anche il re piange l’amata sposa, Qualcosa di Troppo è alle prese con un immenso dolore e, naturalmente, il suo è un dispiacere troppo forte, troppo grande.
La nostra amica non sa come porre rimedio a questo grande e terribile dolore, nonostante l’amato padre le dica che la madre è sempre presente nel suo cuore.
Qualcosa di Troppo cerca rifugio negli studi per trovare una risposta alle parole dette dal Re, ma neanche i libri sembrano darle conforto.
Qualcosa di Troppo, arrabbiata e ferita nell’anima, fugge via dal palazzo reale, trovandosi in apparenza sola nel mezzo della foresta, quando magicamente incontra il buffo e misterioso Cavaliere Niente, e iniziando un’amicizia sui generis che segnerà per sempre l’esistenza della giovane principessa.
Il Cavalier Niente diventa, suo malgrado, il Grillo Parlante e il mentore di Qualcosa Troppo, pronto a sostenerla, rimproverarla ogni volta che la principessa crede d’aver trovato l’amore e soprattutto la serenità con un aspirante marito.
Il lettore legge con entusiasmo e piacere le sfortunate vicende amorose di Qualcosa di Troppo e come da ogni delusione la protagonista seppure con dolore tragga spunto per comprendere meglio sé stessa e correggendo gli eccessi del suo carattere, fino a maturare diventando una giovane donna.
Chiara Gamberale mostra con abilità e sapienza al lettore quanto sia difficile e complesso il processo di maturazione e di presa di coscienza e come lo stesso dolore per la perdita di un genitore o le delusioni d’amore facciano parte del percorso di crescita.
“Il Tempo è galantuomo” recita un saggio proverbio e nel caso della nostra protagonista quando ne coglie appieno il significato, concedendosi il tempo di riflettere sulle cose e su sé stessa anziché di inseguirle vanamente, può finalmente essere solamente “Qualcosa” e soprattutto sentirsi pronta per realizzare qualcosa di vero e duraturo con l’uomo giusto.

110) Non parlare con la bocca piena (Chiara Francini)

“Non parlare con la bocca piena” è un romanzo scritto da Chiara Francini, edito da Rizzoli Editore, disponibile in tutte librerie dal 27 aprile 2017.

“Non parlare con la bocca piena” è una storia d’amore generazionale e moderna dove la donna “maschio” scappa dalla soffocante ed opprimente relazione storica con il proprio fidanzato, temendo di dover mettere su famiglia?
In parte sì.
“Non parlare con la bocca piena” racconta come il concetto di famiglia sia ormai cambiato, evoluto, allargato, ma avendo sempre l’amore come perno fondamentale?
Anche.
“Non parlare con la bocca piena” è un romanzo che risulterebbe indigesto al blogger cattolico Mario Adinolfi, rivelando come una bambina possa crescere bene, sana, bella avendo come genitori due papà?
Sicuramente.
“Non parlare con la bocca piena” è il romanzo d’esordio dell’attrice Chiara Francini, che dimostra di possedere tutte le potenzialità per affermarsi anche come scrittrice?
Decisamente si
“Non parlare con la bocca piena” è una divertente, ironica, sincera storia in cui emergono con forza i valori dell’amicizia, dell’amore, della comprensione e della tolleranza?
Assolutamente
“Non parlare con la bocca piena” sebbene sia il primo romanzo della Francini, è un libro godibile, fresco, brillante, che il lettore “divora” in poche tempo per merito di uno stile asciutto, garbato, lineare e allo stesso tempo capace di coinvolgerti e regalarti più di un sorriso?
Concordo.
La lettura di “Non parlare con la bocca piena” ti permette d’entrare subito in empatia con Chiara, protagonista di questa buffa facendoti desiderare di conoscere davvero tutta la sua famiglia “arcobaleno” e d’essere invitato a una delle loro dotte e allegre cene?
Senza Dubbio.
Allora cari lettori avete bisogno d’ulteriori conferme da parte di questo bigotto ed anziano cronista per leggere questo libro? Ok continuo.
Chiara Francini, con sapienza e talento è riuscita a trasmettere nelle pagine di questo romanzo tutta la sua verve e personalità di donna oltre che d’attrice, dando anima e corpo al personaggio di Chiara, facendola risultare vera e sincera.
“Non parlare con la bocca piena” è un inno all’amore, a non avere paura di un futuro in coppia e soprattutto ricorda a tutti noi, che anche se in apparenza lontana, la mamma è sempre con noi.
Buona la prima in campo letterario per Chiara Francini.

 

109) Gli Eredi della Terra ( Ildefonso Falcones)

“Gli Eredi della Terra” è un romanzo scritto da Ildefonso Falcones e pubblicato in Italia nell’ottobre 2016 da Longanesi.

È un periodo amaro e deludente come lettore. Dopo Zafon, anche Falcones non è stato capace di soddisfare le mie attese letterarie.
Il suo nuovo romanzo “Gli Eredi della Terra” presentato dalla critica come il sequel dell’acclamato “La Cattedrale del Mare”, è, ahimè, un non riuscito tentativo di allungare il brodo narrativo oltre modo su tematiche e storie già lette e raccontate da altri autori.
Per carità Ildefonso Falcones si conferma uno scrittore valido, preparato, colto, capace di maneggiare con cura e naturalezza la Storia, mescolandola sapientemente con la finzione, arrivando a costruire un prodotto ben scritto, a tratti anche interessante, ma privo di quel quid creativo e stilistico che hanno caratterizzato le sue precedenti opere.
“Gli Eredi della Terra” è però un romanzo eccessivamente lungo, prolisso, dispersivo che solamente in parte riesce a conquistare l’attenzione del lettore, a causa di un intreccio narrativo troppo caotico senza una vera e precisa identità.
Ci ritroviamo a Barcellona, 1387. Arnau Estanyol, dopo le mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della grandiosa Cattedrale del Mare, è ormai uno dei più stimati notabili di Barcellona. Giunto in città ancora in fasce e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto Barcellona possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi è amministratore del Piatto dei Poveri, un’istituzione benefica della Cattedrale del Mare che offre sostegno ai più bisognosi mediante le rendite di vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade. Sembra però che la città pretenda da lui il sacrificio estremo. Ed è proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale d’allarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere della Ribera: rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro… Ad ascoltare quei suoni con particolare attenzione c’è un ragazzino di soli dodici anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha trovato lavoro nei cantieri navali grazie al generoso interessamento di Arnau. Ma i suoi sogni di diventare un maestro d’ascia e costruire le splendide navi che per ora guarda soltanto dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau: finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile.
La tragica morte di Arnau è lo spartiacque drammaturgico del romanzo che utilizza l’autore spagnolo per costruire un nuovo filone narrativo, tutto imperniato sulla vita del giovane Hugo.
Il lettore così seguirà le vicende personali, umane e professionali di Hugo Llor, scanditi da lutti, delusioni amorosi, matrimoni imposti, rovesci finanziari e il sogno di diventare il più bravo vinicoltore di Barcellona.
La vita di Hugo è condizionata e segnata anche dagli accadimenti politici e religiosi che scuotano Barcellona e la Spagna in generale, costringendo il nostro protagonista a subire diverse umiliazioni e rinunce dolorose imposte dal potente di turno.
Hugo Llor è un ragazzo e poi un uomo semplice, onesto, lavoratore a cui Aranau ha insegnato a “non piegare mai la testa nei confronti di nessuno”, e queste parole rappresentano una sorta di mantra e guida per la tutta vita di Hugo.
Il personaggio di Hugo conquista ed avvolge il lettore solamente in parte, anche se non può non provare simpatia e vicinanza per le tante vicissitudini e problemi che affliggono il povero Llor.
“Gli Eredi della Terra” è in definitiva un buon romanzo storico, ma assai lontano dai vertici creativi, drammaturgici e di pathos narrativo a cui il lettore era stato ben abituato da Falcones. Una vera delusione letteraria primaverile.

106) The Circle

Il biglietto da acquistare per “The Circle” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di James Ponsoldt. Con Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega, Karen Gillan, Ellar Coltrane, Patton Oswalt. Thriller, 110’. USA, Emirati Arabi Uniti 2017

Basato sul best-seller di Dave Eggers “Il Cerchio”

Il Grande Fratello, la cui prima edizione italiana risale al 2000, ha cambiato le aspettative dello spettatore italiano medio, inaugurando la stagione del voyeurismo televisivo sfrenato.

Pochi anni dopo, Mark Zuckeberg ha lanciato un social network che rende legale farsi gli affari altrui, e non è stato che il primo di una lunga serie.

Già George Orwell, quando nel 1948 scrisse il suo romanzo distopico “1984”, aveva colto la pericolosità di un mondo dove la luce rossa delle telecamere non si spegne mai, dove siamo tutti costantemente tenuti sotto tiro.

La domanda che davvero dovremmo porci è: nel 2017, con un numero sempre più alto di social network e tecnologie varie che permettono di condividere le nostre vite ed essere sempre in diretta, come se fossimo in TV, ha ancora un senso e soprattutto un valore la parola “privacy”?

Non ho avuto modo di leggere il best-seller “Il Cerchio” di Dave Eggers su cui è basato l’omonimo film di James Ponsoldt, ma dando un’occhiata al materiale stampa prima della proiezione mi ero già fatto l’idea che la pellicola non sarebbe stata una novità assoluta.

“The Circle”, in effetti, è una versione 2.0 riveduta ed esasperata di altre pellicole che hanno raccontato con successo ed efficacia il lato lato della modernità – per citarne solo alcune “The Truman show” di Peter Weir, “The Social Network” di David Fincher e “EdTV” di Ron Howard.

Gli sceneggiatori in questo caso hanno fatto però un passo in più, immaginando un futuro non troppo lontano in cui la nostra società è diventata davvero dipendente da un social network, The Circle, appunto. continua su

http://paroleacolori.com/circle-quando-la-privacy-del-mondo-e-insidiata-da-un-social-network/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”