7) L’uomo del Labirinto (Donato Carrisi)

“L’uomo del Labirinto” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato nel dicembre 2017 da Longanesi.

Sinossi:
L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.
Recensione:
Nulla è come sembra.
Attenzione, le apparenze inganno.
Sarebbero stati , magari, degli azzeccati sottotitoli  per il nuovo romanzo di Donato Carrisi, ma rischiando di rovinare , nel finale,  l’effetto sorpresa al lettore  .
“L’uomo del labirinto” è la conferma, se ancora c’è fosse stato bisogno, che Donato Carrisi è un autore di thriller dal respiro e caratura internazionale, ben lontano dai canoni e qualità dei suoi “colleghi” italiani.
“L’uomo del labirinto” inchioda il lettore alla lettura fino all’ultima pagina facendolo immergere in una storia di malvagità, ferocia e follia senza fine, mostrando con chiarezza e drammatica autenticità il lato più oscuro e terribile dell’uomo.
Donato Carrisi porta il lettore dentro una storia che avrebbe fatto la gioia di Federica Sciarelli e degli autori “Chi l’ha visto”, avendo come protagonista la giovane Samantha Andretti rapita mentre si dirigeva a scuola e scomparsa nel nulla per quindici anni.
Quante storie del genere in questi anni abbiamo letto sui giornali, ascoltato ai Tg.
L’Italia è purtroppo anche il Paese dei misteri e come bambini innocenti vengano rapiti non avendone più nessuna notizia.
Emanuela Orlandi, Denise Pipitone, solo per citare i nomi più eclatanti, di una lista tragicamente lunga di ragazzi strappati all’amore della propria famiglia.
Samantha Andretti è riuscita a fuggire dal suo aguzzino, il coniglio Bunny, e seppure ferita ed in gravi condizioni psicologiche con l’aiuto del Dottor Green, noto profiler del FBI, è chiamata a collaborare per dare un volto al suo carceriere affinché possa essere catturato.
Il lettore assiste con il fiato sospeso e con crescente pathos ed angoscia all’alternarsi dei colloqui tra il Dottor Green e Samantha in ospedale e all’indagine parallela svolta da Bruno Genko, investigatore privato, gravemente malato ma determinato a scoprire l’identità del rapitore, per onorare la promessa fatta anni fa ai genitori della ragazza.
Il lettore assiste a questa drammatica corsa contro il tempo caratterizzata da queste due linee narrativa apparentemente parallele e diverse, ma che invece lentamente ed inesorabilmente si toccheranno fino a fondersi in un finale spiazzante e sorprendente.
“L’uomo del labirinto” è un magistrale gioco di specchi, un vero labirinto psicologico costruito da Carrisi dove il lettore pensa, si illude d’aver raggiunto la porta per conoscere la verità per poi trovarsi invece in un vicolo cieco.
Chi è Bunny?
Chi è Samantha?
Come ha fatto la donna a scappare?
Chi cerca giustizia e chi invece sta depistando le indagini?
Donato Carrisi mescola con maestria, talento e creatività continuamente le carte sfidando il lettore nel rispondere a questi interrogativi leggendo tra le righe di un’ intreccio narrativo solido, avvolgente e pieno di colpi di scena.
“L’uomo del labirinto” rivela al lettore come ognuno di noi possa perdersi nella parte più buia ed inesplorata della propria anima caratterizzata dall’ inquietudine, rabbia, dolore, malvagità trasformandosi in un mostro capace di qualsiasi nefandezza ed atrocità ed essere, in apparenza un uomo perbene, magari un padre di famiglia.
“L’uomo del labirinto” è un pugno nel stomaco e soprattutto un monito per il lettore a non dimenticare tutte le Samantha ancora oggi “scomparse”.

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5) Accendimi (Marco Presta)

“Accendimi” è un romanzo scritto da Marco Presta e pubblicato da Giulio Einaudi Editore nell’ottobre 2017

Sinossi:
Sacher, Mimose, Millefoglie, Charlotte… La pasticceria di Caterina addolcisce le pene di molti, con le sue maestose cattedrali di zucchero. Ma la prima che avrebbe bisogno di dolcezza è proprio lei, Caterina, che si sente sola anche se la sua vita sentimentale è «intasata come una litoranea in agosto». Giancarlo, il fidanzato, è un commissario di Polizia che non sa infiammarle il cuore, le amiche si ricordano di lei raramente e Vittorio, il fratello, ha il singolare talento di mettersi, e di metterla, nei guai. Finché un giorno Caterina non trova nel retrobottega del negozio una radio, «un modello degli anni Settanta, un cubo arancione con tanto di antenna». Il primo miracolo è che dopo tutti quegli anni funzioni ancora. Il secondo è che la voce che parla da lì dentro parli a lei, a lei e a nessun altro. E dica cose che a poco a poco la conquistano, mettendole a soqquadro la vita. Marco Presta ci racconta da par suo, attraverso una scrittura comica ma alta, controllatissima, la storia di una giovane donna che trova, letteralmente, l’amore nell’aria. E pagina dopo pagina fa un incantesimo alla portata di chi ha la fantasia all’altezza del cuore.
Recensione:
Esiste davvero l’anima gemella?
Innamorarsi è diventata solamente un ‘invenzione letteraria?

Nella vita reale è ancora possibile   amare un’altra persona senza dover scendere a compressi e non  dovendo rinunciare ai propri sogni ed identità?
Siamo altresì disposti rinunciare a tutto per un vero amore?
Non conoscevo fino a ieri Marco Presta né come autore né come conduttore radiofonico de “Il ruggito del Coniglio” popolare trasmissione Rai.
La lacuna letteraria sono stato felice di colmarla, leggendo con piacere, curiosità e sincera emozione il romanzo “Accendimi”.
“Accendimi” è una tenera, malinconica, semplice storia di solitudine e d’infelicità comune a tanti di noi costretti a vivere in questa nostra egoista e fredda società.
Una storia che ha il volto, anima e corpo di Caterina, giovane donna di professione pasticciera, che si ritrova nel mezzo del cammin della sua vita a prendere atto quanto sia sola, infelice e non ascoltata, nonostante abbia un fidanzato, un negozio e degli amici fidati.
“Accendimi” è un originale e delicato fantasy romantico costruito sulla tematica della solitudine esistenziale ed emotiva che attanaglia sempre di più le nuove generazioni.
Siamo soli in mezzo alla moltitudine, al caos giornaliero e tra i colleghi di lavoro, costretti a “recitare” un copione di normalità scandito da obblighi sociali e dalla routine.
“Accendimi” ha una struttura narrativa semplice, lineare quanto profonda e delicata nel descrivere ed approfondire le personalità, i caratteri e soprattutto l’aspetto psicologico di ogni personaggio.
Leggendo “Accendimi” ho ritrovato, seppure nelle evidenti differenze narrative, delle similitudini con la pellicola “Frequency” del 2000 di Gregory Hobilt con protagonisti Dennis Quaid e James Caviezel, avendo entrambi la radio come strumento ideale per ritrovare la pace e soprattutto assaggiare un po’ di felicità.
“Accendimi” è un libro che si lascia leggere con grande facilità, leggerezza per merito di uno stile avvolgente, diretto, caldo dell’autore ed altresì disponendo di una notevole ed acuta sensibilità, che gli ha permesso di trasmettere vivide emozioni al lettore.
“Accendimi” è un libro consigliato soprattutto a chi si ritrova esistenzialmente ed emotivamente a metà del guado, trovando nella lettura di queste pagine la speranza e forza di credere che si possa trovare l’amore vero nel modo e tempo più impensabile ed inaspettato.

3) Ogni Storia è una storia d’amore (Alessandro D’Avenia)

“Ogni storia è una storia d’amore” è un romanzo scritto da Alessandro D’Avenia e pubblicato nell’ottobre 2017 da Mondadori Editore.

Sinossi:
L’amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

Recensione:

“Ogni storia è una storia d’amore” è un testo, a mio modesto parere, difficile da collocare in un preciso e definito genere letterario.
“Ogni storia è una storia d’amore” non è infatti un romanzo, né un saggio, né tantomeno una raccolta di racconti sull’annosa e complessa tematica dell’amore.

Alessandro D’Avenia sorprende ancora una volta il proprio pubblico, dopo l’intimo e non facile omaggio alla poetica di Giacomo Leopardi, con un’opera affascinante e coraggiosa quanto ardua da comprendere e leggere fino alla fine.
Esistono due tipi di reazioni nell’approcciarsi alla lettura di questo libro
Il lettore colto, sofisticato nonché amante della storia dell’arte e della letteratura proverà un vero e sincero “orgasmo” letterario immergendosi in una lettura dove ogni pagina è una citazione, un omaggio, un rimando ad altri libri, studi ed opere d’arte che difficilmente sono riscontrabili in un libro di un giovane quanto promettente autore italiano.
Invece il lettore diversamente ignorante che confidava e sperava d’emozionarsi con una nuova storia magari romantica firmata dal Prof D’Avenia, probabilmente, dopo aver resisto alla fine del primo capitolo avrà chiuso il libro, lamentandosi per “il pacco” ricevuto.

Quale delle due reazioni è più giusta, comprensibile?
Personalmente considero entrambe legittime e sincere, pur sentendomi più vicino alla seconda categoria di lettori.
Ciò nonostante mi sento sinceramente di condividere e promuovere la sfida letteraria compiuta da Alessandro D’Avenia.
Tutti o quasi gli scrittori almeno una volta si cimentano con l’Amore, scrivendo romance, in molti casi più erotici che sentimentali, sognando di conquistare il cuore e soprattutto il portafoglio dei lettori.
La tematica amorosa, i sentimenti, le sofferenze, il travaglio sono considerati e valutati solamente e meramente a livello commerciale dalla letteratura moderna e dal Arte in genere.
Non contano i contenuti, non ha importanza lo stile quanto piuttosto se un libro abbia il “quid” per scalare la classifica di Amazon.
Alessandro D’Avenia invita il lettore a riscoprire l’essenza più vera e sincera di nobile sentimento regalando un memorabile ed appassionata lectio magistralis.
L’Amore salva? Chissà. Sicuramente ci cambia nel profondo.
Ognuno di noi, almeno una volta, ha vissuto e sperimentato la bellezza e crudeltà dell’Amore vero e totalizzante.
Ognuno di noi potrebbe scrivere la propria storia d’amore.
Il lettore compiendo un notevole sforzo intellettivo oltre che spirituale nel leggere fino alla fine il libro  di  D’Avenia,  avrà quanto meno la conferma che nessun uomo o donna può pregiarsi oggi del titolo d'” Artista”, se non ha vissuto ,almeno una volta, la s/fortuna d’amare e soprattutto d’essere amato nell’arco della propria esistenza.

270) La Guardarobiera (Patrick McGrath)

“La Guardarobiera” è un romanzo scritto da Patrick McGrath, pubblicato in Italia dalla Nave di Teseo nell’ottobre 2017.

Sinossi:
Londra, gennaio 1947. La guerra è finita da due anni e la città è in macerie. In uno degli inverni più freddi da che se ne ha memoria, anche trovare qualcosa da mettere in tavola è molto difficile.
Ad abbattere ancor di più gli animi, arriva la perdita inaspettata e scioccante di uno dei più amati attori teatrali del momento: Charlie Grice muore in circostanze poco chiare, gettando la moglie Joan, donna bellissima e innamorata, che lavora come guardarobiera del teatro, in un dolore sordo e senza limiti.
Controvoglia, Joan assiste con la figlia Vera alla prima replica dello spettacolo che era di suo marito, sottoponendosi al trauma di vedere un altro uomo interpretarne il ruolo. L’idea la terrorizza, ma quando l’attore appare sul palco, la vedova è sconvolta nel
rendersi conto che dietro agli occhi dell’uomo brucia ardente lo spirito di Charlie. Più tardi, nel backstage, incontrando il sostituto, il suo cuore, stordito dalla gioia, ha la conferma che il suo grande amore vive nel giovane attore Daniel Francis. Ne diventa amica, lo invita a casa e comincia a donargli gli abiti del marito, sottratti al suo guardaroba.
Nasce così una relazione che oscilla tra l’attrazione e l’assedio del fantasma di Charlie, che trascina Joan in un gorgo. Chiamata da una voce amata e spaventosa al tempo stesso, la donna scoprirà il terribile segreto che avvolge anche la morte di suo marito Charlie Grice: la guerra, dopotutto, non è ancora finita.
Dal maestro del thriller psicologico, in un crescendo di tensione, un romanzo sui lati oscuri del dolore, dell’amore e della follia.

Recensione:
Se fossi stato veramente in teatro, anche se con imbarazzo mista a delusione, mi sarei alzato fischiando sonoramente lo spettacolo messo in scena da Patrick McGrath.
Mi dispiace molto per il Maestro Mc Grath, ma stavolta il suo lucido, straordinario “folle” talento si è rivelato ben poca cosa. Come se l’auote fosse stato sottoposto a una pesante cura farmacologica.
“La Guardarobiera” è un romanzo confuso, scialbo, noioso ed a tratti irritante.
L’idea di raccontare e mostrare come la morte di un marito possa provocare devastanti conseguenze nell’animo e soprattutto nella psiche di una vedeova spingendola fino alla soglia della follia era sicuramente interessante.
Come altresì poteva essere stimolante osservare la donna scoprire lentamente i segreti più oscuri e terribili del defunto, costringendola a prendere atto d’aver trascorso la propria esistenza con un vero “mostro”.
Spunti narrativi di grande potenziale ma poi sviluppati in un intreccio poco convincente ed avvincente  senza che la scelta dell ‘ambientazione storica abbia aggiunto un quid al racconto.
Le bugie di un matrimonio rappresentate e traslate nella ribalta teatrale, per invogliare ed incuriosire il lettore a calarsi dentro una storia in cui fosse sottile ed impercettibile il confine tra finzione e realtà, si rivela una scelta non adeguata e funzionale al progetto iniziale.
“La Guardarobiera” vorrebbe trasmettere in modo autentico, forte e sincero al lettore la tragica e drammatica evoluzione del dolore in rabbia della protagonista nei confronti del marito, ma le scelte creative volute da McGrath si rivelano inefficaci e fuorvianti.
“La Guardarobiera” è priva di una chiara, lineare e incisiva identità drammaturgica perdendosi in dispersive ed inutili sotto storie.
La verità rende liberi recita il Vangelo, ma nella vita reale può condurre una persona ad atti estremi.
Il tragico e feroce finale del romanzo è sicuramente la parte più riuscita e toccante della storia riuscendo a regalare l’unica vera emozione e brivido al lettore /spettatore.

268) Quando tutto inizia (Fabio Volo)

“Quando tutto inizia” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato da Mondadori nel novembre del 2017.

Sinossi:
Silvia e Gabriele si incontrano in primavera, quando i vestiti sono leggeri e la vita sboccia per strada, entusiasta per aver superato un altro inverno. La prima volta che lui la vede è una vertigine. Lei non è una bellezza assoluta, immediata, abbagliante, è il suo tipo di bellezza. Gli bastano poche parole per perdere la testa: scoprire che nel mondo esiste qualcuno con cui ti capisci al volo, senza sforzo, è un piccolo miracolo, ti senti meno solo. Fuori c’è il mondo, con i suoi rumori e le sue difficoltà, ma quando stanno insieme nel suo appartamento c’è solo l’incanto: fare l’amore, parlare, essere sinceri, restare in silenzio per mettere in ordine la felicità. Fino a quando la bolla si incrina, e iniziano ad affacciarsi le domande. Si può davvero prendere una pausa dalla propria vita? Forse le persone che incontriamo ci servono per capire chi dobbiamo diventare, e le cose importanti iniziano quando tutto sembra finito.
Questo libro racconta una storia d’amore, ma anche molto di più. I sentimenti sono rappresentati nelle loro sfumature e piccole articolazioni con la semplicità e l’esattezza che rendono Fabio Volo un autore unico e amatissimo dai lettori italiani e non solo. Sullo sfondo di una narrazione che trascina fino all’ultima pagina c’è la sempre più difficile scelta tra il noi e l’io, tra i sacrifici che facciamo per la nostra realizzazione personale e quelli che siamo disposti a fare per un’altra persona, per la coppia o la famiglia. La differenza di dimensione tra essere felici ed essere felici insieme.
Recensione:
Esistono dei parametri per stabilire se una storia d’amore debba essere giudicata giusta o sbagliata?
È giusto esprimere un giudizio morale su una storia d’amore?
Una storia d’amore nata dal tradimento di una donna sposata può avere un futuro o va vista esclusivamente come una parantesi, pausa, sospensione emotiva nelle vite dei due amanti clandestini?
Fabio Volo con il suo nuovo romanzo, pur non formulando direttamente ed esplicitamente queste domande, spinge il lettore a riflettere se per vivere un’intensa e travolgente storia d’amore sia giustificabile il tradimento matrimoniale , rischiando di far saltare una famiglia e privando un figlio piccolo della presenza della figura materna.
Attenzione, Fabio Volo non invita al tradimento coniugale, bensì utilizza la storia di Gabriele e Silvia, per evidenziare, come neanche il migliore Adinolfi sarebbe stato capace di fare, come un uomo o come nel caso Silvia non avrà alcun dubbio nello scegliere tra una ritrovata ed inaspettata felicità come donna e il calore familiare e i doveri di una madre.
“Quando tutto inizia” non è probabilmente il migliore romanzo scritto da Fabio Volo, avendo un impianto narrativo piuttosto esile, prevedibile e senza particolari guizzi artistici.
Eppure Volo ha il merito e talento di scrivere in modo semplice, lineare, chiaro evitando di utilizzare noiosi e spesso inutili sofismi letterari e sociologici che purtroppo invece abbandono in numerosi romanzi di scrittori amati solamente dalla critica.
“Quando tutto inizia” è una lettura fresca, disimpiegata, agile che ti fa trascorrere un paio d’ore piacevoli, seguendo con interesse e con un discreto coinvolgimento l’evoluzione della storia tra questi due amanti quarantenni.
La bravura di uno scrittore risiede nell’inserire una morale o messaggio preciso tra le righe di una commedia rosa o comunque leggera, senza cadere nel retorico e melenso.
“Quando tutto inizia” lascia nel lettore la consapevolezza che a volte conosci, ti innamori della persona giusta nel modo e tempo sbagliato, finendo inevitabilmente per soffrirne alla fine della storia.
Ma le lacrime versate ed il cuore spezzato d’ oggi, diventeranno invece domani la base per incontrare davvero la donna della tua vita ed in fondo non potrai non ringraziare di cuore la tua Silvia.

266) La zona cieca (Chiara Gamberale)

“La zona cieca” è un romanzo di Chiara Gamberale, pubblicato nel 2008 da Bompiani e nel novembre 2017 ripubblicato da Feltrinelli Editore con la postfazione di Walter Siti.

Sinossi:
Nel pomeriggio di un 29 febbraio, in uno scalcinato luna park, Lidia e Lorenzo si incontrano. Raro come il giorno che li ha fatti conoscere e fuori dal tempo come quel luna park, un sentimento li lega fin da subito, anche se all’apparenza non potrebbero essere più diversi: Lidia, conduttrice radiofonica di Sentimentalisti Anonimi, è fin troppo abituata a guardare in faccia il suo dolore, Lorenzo, scrittore narcisista e inafferrabile, riesce a sopportare la vita solo ingannando sé stesso e gli altri. Eppure il bisogno di essere amata di lei permette a lui di entrare in contatto con la sua zona cieca, quella parte di noi dove ognuno è sconosciuto a sé stesso. E la paura di amare di Lorenzo permette a Lidia di fare altrettanto. Proprio per questo, se cercarsi è per tutti e due naturale e necessario, stare insieme sembra impossibile e più Lorenzo mente, più Lidia si fa ossessiva, più Lidia chiede, più Lorenzo elude, illude e tradisce. Fino a che, in un crescendo che fatalmente diventa tragico e comico allo stesso tempo, cominciano ad arrivare le lettere di Brian, un improbabile ex musicista che, per la prima volta, regala a Lorenzo la sensazione di potere ascoltare e a Lidia quella di venire ascoltata…Chiara Gamberale, a poco più di trent’anni, sorprende la critica con uno stile personalissimo, tanto rigoroso quanto vitale. Questa sua riproposta in edizione maggiore, con una postfazione critica di Walter Siti, riporta La zona cieca all’attenzione dell’ampio pubblico dell’autrice, così come di tutti i lettori in cerca di un’opera urgente e raffinata (Premio Selezione Campiello 2008). Al di là di tutte le nostre differenze, l’ho capito subito che in questo eravamo uguali, noi due. Bravi ad amare solo quello di cui percepiamo la caducità.

Recensione:
Alzi la mano chi non almeno una volta non ha vissuto, provato, nella propria vita sentimentale, una storia d’amore dannosa, sciagurata, pericolosa per la sua salute mentale, fisica, contrastata da amici e parenti, e ciò nonostante rimanendo attaccato “come una cozza” a questo insano rapporto sperimentando sulla propria pelle una forma di “tafazzismo” emotivo estremo?
“La zona cieca” di Chiara Gamberale è una piacevole, interessante quanto tardiva scoperta letteraria per il sottoscritto.
Quando ho scorto il titolo in libreria mentre mi accingevo a stilare la lista dei libri che desideravo ricevere dalla mia famiglia, è stato spontaneo quanto immediato inserirlo.
Da pochi anni ho avuto modo di scoprire, a livello letterario, Chiara Gamberale, rimanendone subito colpito dallo stile, creatività e soprattutto dal talento e sensibilità dimostrati nel raccontare ed indagare la complessità e fragilità dell’animo umano.
“La zona cieca” è un libro vero, sincero, autentico nell’evidenziare e mostrare come l’innamoramento possa essere allo stesso tempo un sentimento meraviglioso quanto devastante.
Amare, proteggere, decidere di condividere una parte della propria esistenza con un ‘altra persona è “una lucida follia”, che neanche un redivivo Freud sarebbe capace di dissuadere un proprio paziente dal compiere.
La storia di Lidia e Lorenzo è un intenso, coinvolgente e struggente alternarsi di momenti di tenerezza ad altri di distruzione emotiva, creando al lettore la consapevolezza, fin dalle prime pagine, quanto possa essere impensabile un lieto fine per questa coppia d’innamorati.
Chiara Gamberale dà voce ai sentimenti, alle paure, all’angosciose domande di Linda, giovane donna segnata da una sfibrante battaglia con l’anoressia e da tre ben ricoveri psichiatrici, quanto ingenuamente illusa che l’amore di e per Lorenzo possa darle finalmente una stabilità e un futuro sentimentale.
“La zona cieca” è un romanzo sull’amore e su quanto possa rivelarsi complicato, difficile e controverso essere “colpiti” da questo sentimento.
Tutti vorrebbero essere amati, coccolati e poter contare nei momenti difficili sulla mano tesa di un partner. Ma quanto costa questo sogno? Quanto si è disposti a sacrificare, rischiare ed investire di noi stessi?
“La zona cieca” è un libro che trasmette emozioni, pathos, felicità e delusione e soprattutto trasudando autentica e disperata umanità
L’amore è una continua e sfibrante guerra tra egoismo ed altruismo, e come dimostra la storia di Linda e Lorenzo, raccontata in modo magistrale, brillante, incisiva da Chiara Gamberale, la felicità di coppia resta una chimera e che serenità si trova fuori da un rapporto appassionato quanto insano.

265) La Lupa e L’Eletto ( Beniamino Baldacci)

“La Lupa e L’Eletto” è un romanzo scritto da Beniamino Baldacci e pubblicato da P. S’Edizioni nel novembre 2017.

Sinossi:
Un percorso nel periodo storico del declino di Roma e delle popolazioni italiche. Siamo al termine del sesto secolo dopo Cristo nel pieno dell’alto Medioevo. La narrazione si svolge seguendo il pontificato di Gregorio I. Insignito dell’appellativo di “Magno”, fu proclamato Santo e Dottore della Chiesa cattolica. La sua figura fulgida emerse tanto da far creare un’aura di leggenda intorno a sé. Il romanzo si incentra sulla romantica e travagliata storia d’amore fra il nipote del Papa, l’ultimo rampollo di una gloriosa “gens” romana, e la “Lupa”, donna forgiata dalle avversità, impavida e determinata, fragile e disperata. Arricchito da “racconti nel racconto” presenta rapidi cenni storici a completamento dell’inquadramento temporale delle vicende narrate.
Recensione:
Il giorno di Natale è un momento di gioia, fede e preghiera per chi possiede ancora il dono della fede, quanto invece  rappresenta per un laico la propria personale “via crucis”, dovendo condividere un pranzo con i detestati parenti serpenti.
Poi c’è il Natale del sottoscritto, che da diversamente credente, “accetta” l’invasione dei barbari parenti, sperando in un congruo sconto degli anni , rassegnato a dover trascorrere un lungo periodo in Purgatorio.
Se durante l’anno la lettura di un libro ti permette allargare le tue conoscenze, facendoti conoscere storie, autori e mondi prima d’allora sconosciuti, sicuramente a Natale un buon libro può salvarti dal partecipare ad inutili e noiose passeggiate familiari post pranzo.
Se poi il romanzo “salvifico” è “La Lupa e L’Eletto” di Beniamino Baldacci, la lettura si rivela anche interessante, appassionante ed avvolgente.
Avevo letto tre anni con inaspettato piacere “Leone, Donne e Congiure” ( https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/07/23/144-le-luci-nelle-case-degli-altri-chiara-gamberale-leonedonne-e-congiure-beniamino-baldacci/ ) romanzo d’esordio del Dottor Baldacci, apprezzandone la storia e lo stile di racconto dell’autore.
Beniamino Baldacci conferma le sue grandi doti di storico anche in questo secondo romanzo, costruendo un impianto narrativo solido, accurato, preciso ed attento ad ogni particolare e ricreando magistralmente per il lettore l’atmosfera, il clima, gli usi e costumi dell’Alto Medioevo.
Beniamino non solo dà l’opportunità al lettore di rinfrescare le proprie modeste nozioni di storia , ma di rivivere attraverso la coinvolgente lettura delle pagine quei delicati e travagliati momenti di Roma e del papato di Gregorio I.
“La Lupa e L’Eletto” non è solamente un romanzo storico e religioso, ma è anche una bella, sincera ed intensa storia d’amore tra due giovani protagonisti: Ottavio e Isadora, che seppure nati in differenti e lontani caste sociali, pur di difendere il loro profondo legame non esiteranno a combattere ed uccidere nemici anche all’interno delle rispettive famiglie.
“La Lupa e L’Eletto” conquista, appassiona ed incuriosisce il lettore fino all’ultima pagina. Un romanzo che si fa “divorare” in poche ore e per alcuni versi facendoti apprezzare anche il Santo Natale come opportunità di una meritevole ed affascinante lettura.

260) Wonder

Il biglietto d’acquistare per “Wonder” è : Sempre

“Wonder” è un film del 2017 diretto da Stephen Chbosky, scritto da Stephen Chbosky, Steve Conrad,Jack Thorne, tratto dall’omonimo romanzo di R.J Palacio, con : Julia Roberts, Owen Wilson, Jacob Tremblay, Daveed Diggs, Mandy Patinkin, Sonia Braga, Ali Liebert, Emma Tremblay, Noah Jupe.

Sinossi :
L’omonimo libro di R.J. Palacio in poco tempo è diventato un caso letterario in tutto il mondo, un esempio concreto e cartaceo dell’assunto “mai giudicare un libro dalla copertina”, né un bambino dal suo aspetto.
L’adattamento cinematografico di Wonder vede il giovane Jacob Trembley(Room) nel ruolo del protagonista August “Auggie” Pullman, bambino affetto dalla Sindrome di Treacher Collins in procinto di frequentare la quinta elementare in una scuola pubblica locale. Costretto precedentemente a studiare a casa a causa dei numerosi interventi chirurgici al viso, è la prima volta che August si unisce a una classe di coetanei, mangia alla mensa della scuola o parte in campeggio coi compagni. Nonostante le preoccupazioni di mamma Isabel(Julia Roberts) e papà Nate (Owen Wilson) sostiene gli sguardi curiosi e diffidenti degli studenti con fierezza e dignità, facendo il suo ingresso nella scuola pubblica come un supereroe, o piuttosto come un astronauta deciso a piantare la sua bandiera in un mondo distante e inesplorato. Mentre la famiglia, i nuovi compagni di classe e tutti quelli intorno a lui si sforzano per accettarlo, lo straordinario viaggio di Auggie li unirà tutti dimostrando che non puoi omologarti quando sei nato per distinguerti.

Intervista /Recensione a Leon Sapienza
Ciao a tutti,
Io e lo zio Roberto dobbiamo parlavi del film “Wonder” che abbiamo visto al cinema prima di tutti. Non volevo scrivere un ‘altra recensione, ma pur di non sentire più lo zio, ho accettato di farmi intervistare
Roberto: Allora Leo, ti è piaciuto “Wonder”?
Leon: Si zio. Per me è un 10 su 10!
Roberto: Uhm, addirittura 10?! Non ti sembra un po’ esagerato? Hai pianto durante il film? Sai molti giornalisti adulti si sono commossi vedendo le difficoltà del giovane protagonista Auggie.

Leon: No zio non ho mai pianto. In effetti ho visto alcuni adulti seduti vicino a me che piangevano. Li guardavo e pensavo: ma perché fanno così? Sai zio, credo che in giro ci siano persone anche più strane di te.

Roberto: Grazie Leon, sei gentile… Consiglieresti ai tuoi amici di vedere Wonder?
Leon: Si certo, è un bel film. Wonder che va visto con la tutta famiglia. Mi sono divertito molto a vederlo.

Roberto: Non ti sei mai spaventato, intristito, davvero?
Leon: Zio, ma quante volte te lo devo dire?!! No, non ho mai pianto, né ha avuto paura. Sono grande ormai eh!

Roberto: Si scusami Leo, hai otto anni ormai, dimenticavo.
Augee, il protagonista di questa storia, ha 11 anni e fin dalla nascita è stato costretto a convivere con una brutta e dolorosa deformazione facciale. Dopo che per nove anni ha studiato con la sua amorevole ed apprensiva madre, è arrivato per lui il momento di confrontarsi con i suoi coetanei. “Wonder” racconta l’anno scolastico di Auggie all’ingresso in prima media e le sue difficoltà a relazionarsi con i suoi nuovi compagni.
Leon: Zio ma stai raccontando il film!! Non puoi farlo, se no poi la gente non va più al cinema!
Roberto: eh Leon, tranquillo non faccio spoiler.
Leon: Spoiler? Che cosa significa? continua su

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242) Negli occhi di chi guarda (Marco Malvadi)

“Negli occhi di chi  guarda” è un romanzo scritto da Marco Malvadi e pubblicato nel 2017 da Sellerio Editore.

Sinossi : In un posto isolato e bellissimo della Maremma toscana, un’enorme tenuta tra le colline e il mare, si ritrova una compagnia di persone diverse tra di loro. È un appuntamento del destino, anche se non lo sanno. Si sta decidendo se vendere o no, a un gruppo finanziario cinese, la proprietà dove dimorano. E per ciascuno di loro, Poggio alle Ghiande è qualcosa di più che un semplice grande podere. I due proprietari, i gemelli Zeno e Alfredo Cavalcanti, sono divisi, pur senza aperta discordia; l’uno è un sofisticato collezionista d’arte che si è ritirato da decenni nella sua tenuta, l’altro è un broker di mondo i cui affari non vanno sempre a gonfie vele. La questione tocca in misura diversa i vari residenti che affittano i pochi alloggi nella tenuta. Quelli che invece sono ferocemente attaccati alla terra sono due famigli: il vecchio Raimondo, una specie di fattore misantropo che è stato lunghi anni in manicomio; e Piotr, un inquietante polacco fanatico religioso che fa il cameriere. Sono ospiti della villa anche Margherita, bella filologa chiamata a ordinare la collezione di Zeno, e Piergiorgio Pazzi, un genetista. Quest’ultimo incaricato di fare da esecutore di una singolarissima scommessa dalla quale dipenderà se vendere o meno. Una notte, un incendio improvviso divora il bosco di Poggio alle Ghiande e dentro il cerchio delle fiamme si ritrova il cadavere di Raimondo. E mentre sul vecchio fattore e su una certa opera di Ligabue scomparsa cominciano a circolare dicerie, un secondo omicidio toglie ogni dubbio sulla presenza di un assassino. Il mistero di quelle morti sta negli occhi di chi guarda.

Recensione :
E’ possibile scrivere un giallo avendo come scienza ed Arte come tematiche principali?
Sì, se l’autore di questa rischiosa scommessa ha il nome e volto di Marco Malvadi, allo stesso tempo brillante chimico e valente ed acclamato scrittore.
Marco Malvadi lasciati per una volta da parte i simpatici ed impiccioni vecchietti del Bar Lume, dimostra a sé stesso e soprattutto ai suoi lettori, d’essere capace di costruire un giallo altrettanto solido, interessante, avvolgente e ricco di colpi di scena senza che l’amata Pineta sia stata scelta come abituale location di un crimine.
“Negli occhi di chi guarda” rievoca come struttura narrativa ed ambientazione, anche se con le dovute cautele, i celebri romanzi “Corpi il sole” e “Dieci piccoli indiani”di Agatha Christie, conducendo il lettore dentro una storia che pagina dopo pagina svela orrore, brutalità ed avidità dietro l’apparente e pacifica disputa fraterna su una magnifica villa alla presenza d’eccentrici e stralunati ospiti .
“Negli occhi di chi guarda” ha un incipit narrativo da “black commedy” assai convincente e brioso nel presentare i diversi personaggi ed illudendo il lettore d’andare incontro a un diatriba familiare sul possesso della villa alternando momenti di scienza ad altri di commedia pura.
Però Marco Malvadi , con creatività ed esperienza, cambia le carte in tavola nella parte centrale del romanzo, facendolo diventare più un noir che un thriller, dando più spazio e profondità agli aspetti più intimi e personali dei protagonisti, tratteggiandone l’anima e il lato oscuro e pericoloso in modo acuto, sapiente e senza risultare banale e retorico.
“Negli occhi di chi guarda” si rivela una lettura agile, interessante, brillante nella prima parte, quanto inaspettatamente più cupa e faticosa d’affrontare nella seconda parte quando la brutalità e cupidigia dell’uomo assorgono a veri protagonisti della vicenda.
“Negli occhi di chi guarda” ci dimostra con il cruento e sorprendente finale che neanche l’amore per l’arte e la cultura in generale può salvare l’uomo dai propri istinti più beceri e voluttuosi .

238) La Signora dello Zoo di Varsavia

Il biglietto d’acquistare per “La Signora dello Zoo di Varsavia” è : di pomeriggio (Con Riserva)

“La Signora dello Zoo di Varsavia” è un film del 2017 diretto da Niki Caro, scritto da Angela Workman, basato sul romanzo di Diane Ackerman, con : Jessica Chastain, Daniel Bruehl, Johan Heldenbergh, Iddo Goldberg, Shira Haas, Michael McElhatton, Marta Issová, Goran Kostic, Arnost Goldflam, Martin Hofmann.

Sinossi:
Ispirato alla storia vera di Jan e Antonina Zabinski, La signora dello zoo di Varsavia è un racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme una dichiarazione d’amore per la natura e gli animali.
Sul finire del 1939, le truppe naziste bombardano la capitale polacca, riducendo il famoso zoo a un cumulo di macerie. Il direttore della struttura e sua moglie (Jessica Chastain) assistono impotenti all’occupazione del Paese e alla costruzione del ghetto ebraico. Ma con l’inizio delle deportazioni, nel 1942, la coppia si mobilita per nascondere intere famiglie di Ebrei all’interno del giardino zoologico, mascherato da allevamento di maiali. La villa degli Zabinski e le vecchie gabbie ancora intatte diventano un rifugio segreto al riparo dai feroci nazisti. “La casa sotto la folle stella”, com’era chiamato lo zoo al tempo del suo massimo splendore, viene ricordata per aver salvato circa trecento Ebrei dal genocidio.

Recensione :
Pensiamo, erroneamente, d’aver visto, ascoltato, letto tutto ciò che era possibile sulla Seconda Guerra Mondiale, sulla ferocia e mostruosità del nazismo e sulla tragedia dell’Olocausto, arrivando anche sbuffare quando leggiamo di una nuova pellicola sul tema.
Ma poi succede di scoprire, durante un’anteprima stampa, una storia sconosciuta ai più, ambientata durante l’occupazione nazista della Polonia, ma talmente ricca di eroismo, coraggio e nobiltà d’animo , da farti dire al termine della proiezione d’aver assistito alla “Schindler list” polacca.
Jan e Antonina Zabinski erano una coppia felice, avevano un figlio e dirigevano insieme lo zoo di Varsavia, quando la loro vita come quella di milioni di polacchi fu distrutta dall’invasione nazista del Paese , tragica conseguenza del “Patto di non aggressione” siglato tra Hitler e Stalin.
Anche in Polonia i nazisti estesero le disgustose leggi razziali dando vita al terribile e famigerato “ghetto di Varsavia” in cui furono rinchiusi, in condizioni disumane, centinaia di migliaia di ebrei tra cui numerosi bambini, vecchi e donne.
Jan e Antonina di fronte alla barbarie e repressione naziste, decisero di fare qualcosa rischiando in prima persona pur di salvare più ebrei possibili, alcuni cari amici, da una tragica ed orrenda fine.
L’amato zoo distrutto dalle bombe tedesche fu usato come rifugio e nascondiglio per 300 ebrei che Jan riuscì a far uscire di nascosto dal Ghetto con la scusa di raccogliere l’immondizia dei prigionieri per rendere credibile l’astuto piano elaborato dalla coppia d’allevare maiali per sfamare le truppe tedesche. La stessa Antonina si sacrificò , collaborando e fingendosi lusingata di ricevere le attenzioni dello zelante e presuntuoso zoologo nazista Lutz Heck( Bruehl).
“La Signora dello Zoo di Varsaria” non è solamente un film, parte più debole dell’intreccio narrativo, sulla resistenza alla furia nazista; bensì ha come cuore drammaturgico da una parte l’intento di raccontare e mostrare la vita , le emozioni, le incomprensioni e le paure di una coppia “normale” negli anni dell’invasione nazista e dall’altra come fu “straordinariamente” naturale e semplice per entrambi i coniugi decidere di fare di tutto per salvare più vite umane possibili. continua su

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