94) Scomparsi (Michael Grant)

“Scomparsi” è un romanzo scritto da Michael Grant e pubblicato da Rizzoli nell’aprile 2019.

Sinossi:
Nessuno sa spiegare che cosa è successo, come o perché, semplicemente un attimo prima gli adulti c’erano e quello dopo non c’erano più. Nessuno sa spiegare che cosa sia la forza impenetrabile che impedisce a chiunque di lasciare la città. I telefoni non funzionano e chiedere aiuto (ma a chi, poi?) è impossibile. Abbandonati a sé stessi, i ragazzi, tutti al di sotto dei quindici anni, si riuniscono in bande, litigano, eleggono capi. Occorre ricostruire un ordine, ma non è facile in un mondo che non è più quello che conoscevano. E quando alcuni di loro si accorgono di avere strani, pericolosi poteri, si rendono ben presto conto che la cosa più difficile sarà difendersi da loro stessi. Età di lettura: da 12 anni.
Recensione:
Che cosa accadrebbe nella nostra società se improvvisamente tutti gli adulti scomparissero?
Come reagirebbero i nostri ragazzi, bambini?
Sarebbe possibile mantenere l’ordine e disciplina opure ogni regola e forma di civiltà e convivenza sarebbero spazzati via?
Ed ancora se la scomparsa degli adulti fosse collegata ad una misteriosa quanto pericolosa Oscurità determinata a sovvertire l’ordine naturale delle cose, chi o cosa potrebbe fermarla?
Nel 1952 lo scrittore inglese William Golding fu il primo ad interrogarsi su questi inquietanti e ipotetici scenari traendone spunto per il suo romanzo d’esordio: Il Signore delle Mosche.
Un libro inizialmente considerato un flop commerciale prima di divenire “un cult” per numerose generazioni.
È immediato per non dire spontaneo per il lettore accostare il romanzo di Golding a quello di Grant dopo averne letto solamente qualche capitolo.
“Scomparsi” può essere definito una versione moderna o se preferite 2.0 de “Il “ignore delle Mosche” presentando molti punti di contatto narrativi e filosofici con lo scritto di Golding.
Esistono ovviamente delle differenze strutturali, ambientali e stilistici tra i due romanzi, ma è forte la sensazione che Grant abbia voluto la propria personale e convincente rilettura del testo originale.
“Scomparsi” risente drammaturgicamente, a nostro modesto parere, dell’influenza di altre due famose saghe: da una parte “Harry Potter” e dall’altra gli “X- Men”
Per quanto possa apparirvi sulla carta “impossibile” unire, mescolare questi tre caposaldi letterari e fumettistici, Michael Grant è riuscito talentuosamente in tale impresa trovando un giusto equilibrio dando il via ad una storia appassionante, avvolgente e piena di mistero e colpi di scena.
“Scomparsi” è il racconto del coming age /out di un gruppo di ragazzi e ragazze costretti a maturare in fretta oltre a dover scegliere con chi schierarsi nella lotta per la supremazia oltre che la sopravvivenza.
“Scomparsi” è una lettura incalzante, fluida che trasporta il lettore dentro la drammatica “Fase” . Vivendo insieme ai protagonisti una tragica corsa contro il tempo alla ricerca di risposte e di sconvolgenti verità
Seppure formalmente i principali protagonisti della storia siano due ragazzi (Sam e Caine) destinati a scontrarsi mortalmente.
Procedendo nella lettura emergono altresì chiaramente e prepotentemente le figure femminili conquistando per personalità e carisma il centro della scena e l’attenzione del lettore.
Se i ragazzi appaiono impegnati nella lotta per il potere, sono le ragazze a studiare, manovrare e comprendere prima di tutti i cambiamenti e le imminenti minacce per tutta la comunità.
“Scomparsi” pur presentando notevoli ed interessanti potenzialità narrativi e diverse storie complessivamente ben collegate, rivela però un intreccio dispersivo, allungato ed in alcuni passaggi poco approfondito ed in altri frettoloso.
Grant avrebbe dovuto “asciugare” il plot, tenendo a bada la propria creatività evitando così di disperdere pathos e ritmo dovendo tenere in piedi le diverse file del racconto.
“Scomparsi” è un romanzo avvincente, scritto con uno stile semplice e diretto facilitando al lettore la lettura delle oltre 500 pagine.
Il finale aperto lascia il lettore spiazzato e desideroso di conoscerne il seguito e soprattutto dandogli il modo di rivalutare l’importanza ed utilità dei genitori anche se spesso estremamente “esigenti”

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93) Beautiful Boy (David Sheff)

“Beautiful boy” è un romanzo scritto da David Sheff e pubblicato da Sperling & Kupfer nel Gennaio 2019

Sinossi:
“Perché il mio meraviglioso ragazzo si è perso? Che cosa è successo alla mia famiglia? Dove ho sbagliato?” Sono le laceranti domande che hanno ossessionato David Sheff in ogni istante dello straziante viaggio nella tossicodipendenza del figlio Nic e nel difficile percorso verso la guarigione. Beautiful Boy è un memoir spietatamente sincero, scritto con il cuore e con le lacrime di un padre che ama disperatamente un figlio per il quale sembra non esserci speranza. Prima dell’incontro con la droga, Nic era un ragazzo fantastico, il figlio che ogni genitore vorrebbe: allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport e adorato dai fratellini. Ma le metamfetamine lo rendono un relitto tremolante “con due buchi neri al posto degli occhi” che non fa che mentire, rubare, scappare di casa. David Sheff ci racconta i primi segnali d’allarme, le bugie, le telefonate alle tre del mattino (sarà Nic? la polizia? l’ospedale?), i tentativi di disintossicazione, le ricadute. Lo stato di continua preoccupazione diventa per lui, a sua volta, una forma di dipendenza; panico, ansia e stress incessanti richiederanno un prezzo altissimo. Eppure non si è mai arreso e, da buon giornalista, ha istintivamente sondato e percorso ogni strada possibile per salvare il figlio.
Recensione:
Perché una persona incomincia a fumare, bere o financo drogarsi?
Perché un individuo diviene schiavo dei propri vizi?
Esistono particolari condizioni genetiche, sociali, culturali nel determinare una qualsiasi dipendenza?
L’uomo della strada vedendo, leggendo ascoltando drammatiche e sempre più tragiche storie di giovani vite spezzate dalla droga si pone questi ed altri quesiti. Cercando una spiegazione, giustificazione o se preferite una vana rassicurazione affinché simili disgrazie non si verificano nelle proprie famiglie.
Alla luce di questi legittimi dubbi e soprattutto crescenti paure è quanto mai opportuno leggere con grande attenzione lo scioccante , sincero ed a tratti brutale “resoconto” della “via crucis” vissuta dallo scrittore David Sheff quando scoprì che il suo amato primo genito Nic divennne un tossicodipendente.
“Beautiful boy” è un racconto lacerante, duro, spietato in cui il narratore, suo malgrado, è parte integrante di una storia iniziata con un doloroso e conflittuale divorzio di una giovane coppia e successivamente con l’aspra battaglia legale per l’affido del figlio.
È stato dunque il divorzio dei genitori e il conseguente affido congiunto quanto alternato a spingere il piccolo Nick verso la droga?
È lo stesso Sheff ad interrogarsi più volte su come sia stato possibile che il suo bello, sensibile ed intelligente figlio Nick abbia intrapreso questo percorso autodistruttivo.
“Beautiful boy” fa venire meno i luoghi comuni o pregiudizi basati sull’importanza di una famiglia solida e presente come argine alle possibili tentazioni negative dei figli.
Infatti Nick, nonostante il divorzio, può contare sull’amore e comprensione d’entrambi i genitori e dei rispettivi nuovi compagni di quest’ultimi.
Nonostante le ideali condizioni affettive ed ambientali, il ragazzo inizia a “perdersi” lentamente quanto inesorabilmente complice amicizie sbagliate a scuola o per lo stupido desiderio d’emulazione o curiosità.
La “parabola” discendente di Nic travolge tutto e tutti spingendo vicino al baratro lo stesso Sheff incapace di proteggersi emotivamente e fisicamente da questo costante e crescente dolore.
“Beautiful boy” è un viaggio nell’inferno della droga vissuto attraverso gli occhi di un padre nonché giornalista, consentendo così al lettore d’entrare completamente dentro la storia respirandone i rari momenti “buoni” e le tante rovinose “cadute” di Nick e le nefaste conseguenze sulla sua famiglia.
Il lettore “scopre” il costoso e variegato mondo dei centri di recupero popolati da decine di migliaia di uomini e donne di differenze ceto sociale con la vita devastata dall’utilizzo di droga ed alcool.
David Sheff con maestria, umanità e creatività alterna all’interno della struttura narrativa passaggi di divulgazione scientifica e giornalistica ad altri di carattere personale e familiare trovando così un perfetto equilibrio drammaturgico ed apprezzabile scelta di toni. Evitando cadute retoriche e/0 melense oltre a mantenere vivo e forte fino alla fine la partecipazione ed interesse del lettore,
Leggendo “Beautiful Boy” non si potrà non voler bene a Nic tifando e sperando che ogni recupero sia quello definitivo e liberatorio anche per il povero David.
“Beautiful boy” è una lettura interessante, toccante oltre che indispensabile per ogni genitore attuale o futuro affinché il monito o se preferite guida della sofferenza provata e vissuta da David e Nick possa risparmiare ad altri analoghe esperienze.

90) Lena e La Tempesta ( Alessia Gazzola)

“Lena e la Tempesta” è un romanzo scritto da Alessia Gazzola e pubblicato da Garzanti nel Maggio 2019.

 

Sinossi:

Si dice che ciascuno di noi, nel corso della propria vita, accumuli in media tredici segreti. Di questi, solo cinque sono davvero inconfessabili. Lena ne ha soltanto uno, ma si fa sentire dentro come se ne valesse mille. E per quanto si sforzi di dimenticarlo, è inevitabile per lei ripensarci mentre dal traghetto scorge l’isola di Levura, meta del suo viaggio. Levura, frastagliata e selvaggia, dove ha passato le estati indimenticabili della sua giovinezza. Dove non ha più rimesso piede da quando aveva quindici anni. Da quando ogni cosa è cambiata. Ora suo padre le ha regalato la casa di famiglia e lei ha deciso di affittarla per dare una svolta alla sua esistenza. Perché si sente alla deriva, come una barca persa tra le onde. Perché il suo lavoro di illustratrice, che ama, è ad un vicolo cieco. Lena non sarebbe mai voluta tornare a Levura, non sarebbe mai voluta tornare tra quelle mura. Ma è l’unica possibilità che ha. Mentre apre le finestre arrugginite e il vento che sa di mare fa muovere le tende, i momenti trascorsi dell’ultima vacanza lì riaffiorano piano piano: le chiacchierate, gli schizzi d’acqua sul viso, le passeggiate sulla spiaggia. E insieme il ricordo di quel giorno impresso a fuoco nella sua mente. II suo progetto è quello di stare sull’isola solo qualche giorno, trovare degli affittuari e ricominciare altrove tutto quello che c’è da ricominciare. Eppure nulla va come aveva immaginato. Lena non sa che quei giorni che abbronzano il suo viso chiaro e delicato saranno per lei molto di più. Ancora non sa che ci si può proteggere dalle emozioni con una corazza, ma c’è sempre qualcuno pronto a scalfirla, come Tommaso l’affascinante ragazzo che giorno dopo giorno la aiuterà a capire chi vuole essere davvero. Non sa che la verità ha mille sfumature. Che nulla è davvero inconfessabile perché la colpa spesso non è dove credevamo che fosse.

Recensione:

“Tanto rumore per nulla” direbbe il buon Shakespeare .

“La montagna ha partorito il topolino” se preferite invece la saggezza popolare alla letteratura inglese.

Entrambe le frasi sono assai esaustive nel manifestare la mia delusione  letterari sull’ atteso nuovo romanzo della Dott.ssa Gazzola, non avendo come protagonista la celebre quanto pasticciona Alice Allievi.

Era stata la stessa Gazzola nei consueti ringraziamenti del suo ultimo libro  de “L’Allieva” ad annunciare il desiderio di cimentarsi in un genere diverso volendo prendersi una “creativa pausa” dal suo amato personaggio.

“Lena e la Tempesta” avrebbe dovuto  essere narrativamente e strutturalmente  nelle intenzioni dell’autrice  un romanzo  introspettivo, esistenziale,  catartico   teso a raccontare e soprattutto mostrare  come  una ragazza vittima di uno stupro possa avere nefaste  conseguenze psicologiche e traumi nel resto della propria vita.

Alessia Gazzola consapevole come  tali tematiche fossero delicate e complesse ha cercato di renderle meno “pesanti” e fruibili al lettore inserendole dentro una commedia agrodolce  ambientata  nella bella isola  siciliana di Levura.

Una scelta creativa   dimostratasi  sfortunatamente poco convincente e non  funzionale alla storia principale.

“Lena e la Tempesta” appare infatti un confuso ibrido tra dramma e commedia  possedendo pochi pregi e positività  dei due generi.

Lena Santoruvo, talentuosa  disegnatrice trentenne ma  in piena crisi creativa, risulta al lettore come “una sbiadita copia” di Alice Allevi.

 

La storia, nonostante abbia le ottime potenzialità drammaturgiche ed emozionali,  fatica a “decollare”  conquistando solamente a tratti l’ attenzione e curiosità del lettore.

Leggendo il testo si avverte la strana quanto crescente sensazione  che l’’autrice  abbia avuto più di una difficoltà  nell’individuare una precisa e chiara identità narrativa

Una difficoltà che si evince  fin dalle prime pagine nell’introdurre superficialmente   la protagonista ed gli altri personaggi oltre ad essere  narrativamente  quasi corpi estrani tra loro.

Il forzoso inserimento dell’elemento romance nella storia non soltanto convince poco, ma  paradossalmente “banalizza” le domande  più interessanti della storia:

Cosa è reamente accaduto a Lena 15 anni? E soprattutto chi è il responsabile di quel odioso crimine

Il  frettoloso ed inaspettato  finale  fornisce alla protagonista le liberatorie risposte dandole la forza d’amare ed essere amata, finora bloccata dalla tempesta di ricordi e relativi blocchi emozioni .

Ma lasciando altresì al lettore in  una tempesta di dubbi  critiche su quanto scritto dalla Dott.ssa Alessia Gazzola.

89) Non è una Storia Sporca (Giancarlo Buzzi)

“Non è una Storia Sporca” è un romanzo scritto da Giancarlo Buzzi, pubblicato con You Can Print nel Giugno 2019.

Sinossi:
Tempo di ricordi per il protagonista Angelo Rébile, che ripercorre – tra alti e bassi – momenti della sua vita in un paesino di provincia sul Lago Maggiore, a iniziare dall’adolescenza nei difficili anni ’70 sino ai giorni nostri e al colpo di scena finale, perché la vita riserva sempre qualche sorpresa.

Recensione:
Ho avuto l’Onore oltre che il piacere di leggere diversi “lavori” di Giancarlo Buzzi dall’ormai lontano 2013 quando le nostre strade umane ed artistiche si sono “incrociate”.
Ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il talento e creatività di Giancarlo Buzzi prima come sceneggiatore, poi come drammaturgo , ed infine nelle vesti di scrittore.
Ogni lettura si è rivelata sempre una piacevole sorpresa narrativa.
“Non è un storia sporca” è stata l’ennesima conferma della verve, passione e poliedricità che il “Signor” Giancarlo riversa in ogni lavoro artistico.
“Non è una storia sporca” è infatti una storia brillante, ben scritta, lineare quanto appassionante.
Facendo emergere la bellezza interiore dei personaggi e trasmettendo al lettore sincere e vivide emozioni.
Buzzi nel raccontare la vita d’Angelo Rebile dall’adolescenza fino alla “terza età”, potrebbe erroneamente far pensare di doverci “sorbire” la biografia di un uomo “normale” e quindi teoricamente noioso.
Invece la forza narrativa di questo libro risiede nella purezza, ingenuità ed onestà morale ed intellettuale del protagonista nell’affrontare ogni difficoltà personale e professionale
Valori e principi che non solo caratterizzano fortemente in qualsiasi età Angelo, ma soprattutto rendono quest’ultimo, una “vera mosca bianca” in un ambiente dove l’ipocrisia ed i pregiudizi aumentano e si diffondono rapidamente.
“Non è una storia sporca” è anche il racconto di una profonda quanta romantica storia d’amore e di vere quanto durature amicizie che accompagnano l’esistenza del protagonista
Giancarlo Buzzi racconta le “gesta” di un bravo ragazzo e successivamente di un uomo “perbene”, facendo apparire quest’ultimo sempre credibile e coerente oltre a creare un forte legame emotivo con il lettore.
Il lettore si interroga, dopo il sorprendente ed in qualche modo “enigmatico “finale, se nella società d’oggi possa realmente esistere una persona della “statura” dell’Avvocato Angelo Rebile.
Personalmente riteniamo che l’autore abbia trasmesso al personaggio molte delle proprie virtù ed aspetti caratteriali, facendolo amare ancora di più.

88) Juliet, Naked

Il biglietto da acquistare per “Juliet, naked” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Juliet, Naked”Un film di Jesse Peretz. Con Rose Byrne, Ethan Hawke, Chris O’Dowd, Megan Dodds, Jimmy O. Yang, Lily Newmark. Commedia, 105′. Gran Bretagna 2018

Sinossi:

Duncan e Annie vivono una relazione abitudinaria da 15 anni: lui è ossessionato da un musicista ritiratosi misteriosamente dalle scene, Tucker Crowe, mentre lei vorrebbe un figlio ma non osa insistere. Quando emerge un album inedito di Crowe e il musicista entra di fatto nelle loro vite, le crepe tra i due diventano insanabili.

Recensione_

Chi la fa l’aspetti, e Chi di spada ferisce di spada perisce. Se dovessi utilizzare soltanto poche frasi per sintetizzare la trama e dare un giudizio sulla commedia romantica di Jesse Peretz “Juliet, naked”, presentata al TFF, non avrei alcun dubbio a scegliere queste due.

Se oltre alla saggezza popolare volessi aggiungere un riferimento dotto e letterario sarebbe altrettanto spontaneo pensare alla famigerata legge del contrappasso di dantiana memoria. Chissà se lo scrittore inglese Nicky Hornby nello scrivere il romanzo a cui si ispira il film abbia avuto le stesse fonti d’ispirazione.

“Juliet, naked” è sicuramente godibile, brillante e ironico, una commedia leggera ma anche contraddistinta da una sfumatura agrodolce nei toni e nei dialoghi. Una fusione riuscita tra due classici degli anni ’90, “C’è posta per te” e “Notting Hill”.

L’impianto narrativo è piuttosto semplice e magari prevedibile – c’è la coppia che dopo 15 anni di vita condivisa fatica a tenere viva la passione, un desiderio inespresso di maternità, la cittadina di provincia piuttosto monotona, il tradimento – ma non perde mai il suo brio. E il finale è tutt’altro che scontato. continua su

“Juliet, Naked”: una commedia romantica leggera ma agrodolce

86) Voci Capitoline ( Sabrina Sciabica)

“Voci Capitoline” è una raccolta di racconti scritta da Sabrina Sciabica e pubblicata da L’Erudita Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Le Voci capitoline sono venti reportage sulla vita quotidiana in una delle più antiche e immense città del mondo: uno sguardo rapido e fulmineo, una narrazione di mondi possibili, personaggi realmente incontrati ed episodi accaduti. Questi screenshot metropolitani possono essere letti anche singolarmente o in un ordine diverso da quello presentato. Essi offrono uno spaccato della società con_ temporanea e hanno, come argomento e sfondo comune, la città eterna. Alcune storie sono realistiche, basate su incontri e scontri sui mezzi pubblici, altre invece partono da fatti e atmosfere concreti per arrivare a situazioni surreali, corrispondenti a sogni o desideri dei personaggi che animano questo teatro fantastico che è la vita. Racconti ironici e comici si susseguono a quelli più riflessivi e malinconici, catturando così il lettore in un multiforme vortice emozionale. Con uno stile ironico e mai banale, Sabrina Sciabica ci fa viaggiare sulle montagne russe di una vita selvaggia che è quella della Roma odierna.
Recensione:
Roma caput mundi.
Roma città eterna.
Roma capoccia
Roma ed ancora Roma.
Quanti autori, poeti, cantanti, filosofi hanno provato nel corso dei secoli a raccontare, catturare, rappresentare l’anima più intima e sfuggevole di questa città?
Tanti per dire troppi, illudendosi d’aver trovato la giusta ispirazione per questa impossibile missione artistica
Quando paradossalmente sarebbe stato più efficace lasciarsi guidare dalle semplici emozioni ed esperienze personali
È quello che ha fatto con bravura ed intelligenza Sabrina Sciabica scrivendo la convincente e poetica raccolta di racconti “Voci capitoline”.
Sabrina Sciabica, dopo il brillante esordio letterario de “L’Imbarcadero per Mozia”, omaggia la sua città d’azione firmando 20 racconti/reportage capaci d’emozionare, coinvolgere e far sorridere il lettore.

In ogni racconto viviamo e vediamo Roma attraverso gli occhi e sensazioni del personaggio sempre diverso, particolare e mai banale
“Voci capitoline” è una lettura piacevole, intrigante, divertente, magica in cui sono mescolati con sagacia ed armonia ricordi personali dell’autrice ad altri passaggi di pura finzione dando vita ad un ‘inedita visione e rilettura della città eterna.
Sabrina Sciabica si conferma un ‘autrice creativa, poliedrica oltre che dotata di uno stile narrativo elegante, intenso quanto diretto e comprensibile.
“Voci capitoline” è una raccolta che vi scalderà il cuore e la mente facendovi conoscere e amare in modo diverso grazie alla bella penna della sensibile osservatrice  Sabrina.

81) Sabbia Nera ( Cristina Cassar Scalia)


“Sabbia Nera” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi editore nel Maggio 2018.

Sinossi:
Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell’Etna, nell’ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all’identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l’intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.
Recensione:
La mia amata Sicilia continua a regalarmi piacevoli ed interessanti scoperte letterarie.
Dopo Barbara Bellomo, è il turno della Dott.ssa Cristina Cassar Scalia a farmi rimpiangere la tardiva lettura.
“Sabbia nera” si rivela fin dalle prime pagine una storia intrigante, avvolgente, piena di colpi di scena scandito da un incalzante e crescente ritmo narrativo.
“Sabbia nera” ci piace definirlo come un riuscito ibrido tra thriller e noir contenendo il meglio dei due generi, magistralmente mescolati dalla creativa autrice.
“Sabbia nera” certifica la nascita di una nuova stella letteraria destinata, senza dubbio, a conquistare nei prossimi anni l’interesse e curiosità dei lettori.
Mi riferisco ovviamente al vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina.
Vanina è una donna forte, intelligente, capace nel proprio lavoro, ma costretta a con convivere con un passato doloroso mai sopito.
Il lettore più attento e scrupoloso potrebbe cogliere nella personalità e soprattutto nelle dure spigolature caratteriali della protagonista più di un’assonanza narrativa con i più famosi “colleghi” Montalbano e Schiavone.
Ma seppure queste comparazioni siano corrette oltre che legittime, sarebbe altresì errato credere che la Scalia si sia limitata ad adattare uno script valido in chiave femminile.
“Sabbia Nera” è molto di più potendo contare su altri personaggi dal notevole potenziale drammaturgico . Già in questo primo episodio appaiono preziosi nel dare brio e profondità all’intreccio.
L’altra protagonista di “Sabbia Nera” è la città di Catania raccontata e descritta dall’autrice con sincerità e passione senza dover ricorrere ad inutili cliché e stereotipi.
“Sabbia nera” permette al lettore di conoscere una Catania in bianco e nero in cui vizi e tradimenti erano paradossalmente tollerati fino a quando non venissero meno la facciata pubblica o peggio ancora gli interessi economici individuali.
Già perché l’avidità scatenava e scatena tutt’oggi i peggiori istinti criminali dell’uomo o di una donna.

77) I Provinciali (Jonathan Dee)

‘I provinciali’ è un romanzo scritto da Jonathan Dee e pubblicato da Fazi Editore nell’aprile 2019.
Sinossi:
Howland, Massachusetts. Mark Firth è un imprenditore edile con grandi ambizioni ma scarsa competenza negli affari, tanto da aver affidato tutti i suoi risparmi a un truffatore; lo sa bene sua moglie Karen, molto preoccupata per l’istruzione della figlia: sarebbe davvero oltraggioso se dovesse ritrovarsi nei pericolosi bassifondi della scuola pubblica. Il fratello di Mark, Jerry, è un agente immobiliare che ha mollato la precedente fidanzata sull’altare e ha una relazione con la telefonista della sua agenzia. C’è poi Candace, la sorella, che è insegnante alla scuola pubblica locale e coltiva una relazione clandestina con il padre di una delle sue allieve. La famiglia Firth è il nucleo centrale di una estesa nebulosa di personaggi, tutti abitanti di Howland. L’intera cittadina attraversa una crisi economica che influenza le vite di tutti, accentuata dai sentimenti ambivalenti che la gente del posto nutre nei confronti dei weekender newyorkesi. Sarà proprio uno di questi a far precipitare il fragile equilibrio della comunità. Dopo l’11 settembre infatti il broker newyorkese Philip Hadi, sapendo grazie a “fonti riservate” che New York non è più un posto sicuro, decide di traslocare a Howland insieme a moglie e figlia…
Recensione:

Un tempo lontano abbiamo vissuto la cruenta e tragica lotta di classe tra padroni ed operai.
Poi ci fu il 68 e dalla lotta di classe si passò a quella ideologica: conservatori contro rivoluzionari o presunti tali.
Oggi invece con toni e linguaggi più comici che tragici assistiamo alla lotta tra chi ancora conosce ed utilizza l’uso del congiuntivo e chi invece non ha mai sfogliato un libro o un giornale in vita propria.
Cambiano i Tempi, i nomi ma restano forti le contrapposizioni e le divisioni nella nostra società.
Resiste immutabile nella nostra società , nonostante tutto , una predisposizione antropologica ancora prima che sociale e culturale . Ovvero la sottile quanto profonda diffidenza dell’uomo di provincia o campagnolo nei confronti di quello di città.
Anche negli Stati uniti è molto radicato e diffuso questo sentimento che ciclicamente tocca l’ apice. Come fu, ad esempio, dopo l’undici settembre 2001.
Gli Stati Uniti si scoprirono fragili , vulnerabili ed impauriti.
Vivere a New York era diventato un pericolo piuttosto che un ‘opportunità.
Cosi parecchi eccentrici milionari decisero di trasferirsi nell’ amena quanta sicura provincia.
Ma come si vive nella provincia americana?
Chi sono i “provinciali?
Come hanno reagito all’undici settembre?
Non avevo mai letto nulla di Jonathan Dee , ma sollecitato dalla mia libraria di fiducia ho voluto dargli fiducia.
“I provinciali” potrebbe suscitare inizialmente una sensazione di noia n leggendo le banali e semplici vite dei vari personaggi di questa storia.
Infatti il lettore catapultato nel quotidiano grigiore della piccola cittadina di Howland nel Massaechustes, é “costretto” ad ascoltare i dialoghi e criticità esistenziali ed economici di ogni personaggio e soprattutto nel dover prendere nota in che modi la comunità di Howlanda reagisca e quanto cambi all’arrivo dell’ sig Hadi, eccentrico broker newyorkese e della sua famiglia.
Il silenzioso Hadi stravolge lo status quo cittadino fino a farsi eleggere al ruolo di primo consigliere donando, a proprie spese, prosperità e sviluppo alla città.
Il ciclone Hadi non soltanto cambierà il sistema politico di Howland , ma influenzerà il modo di pensare ed agire dei cittadini.
“I provinciali” è un feroce , ironico quanto incisivo affresco sull’ipocrisia e contraddizione imperante in America sulle tematiche di Stato, senso civile e libero mercato.
Da una parte gli americani continuano a sognare in grande e dall’altra si rivelano insofferenti a qualsiasi tipo di controllo statale ed obbligo fiscale.
L’undici settembre fu un’ immane tragedia nazionale , ma che ben presto assunse agli occhi dei famelici speculatori come l’irripetibile opportunità di creare una pericolosa bolla immobiliare e finanziaria esplosa drammaticamente nel 2007.
“I provinciali” è un tragicomico alternarsi di sogni e frustrazioni magistralmente disegnato con i caratteri e personalità dei personaggi.
Quest’ultimi che lentamente ed inesorabilmente sentiamo emotivamente vicini al punto di rispecchiarci nei loro vizi e debolezze.
Dee punta il dito contro un ‘America incapace di cambiare cogliendo la tragica lezione dell’undici settembre rimanendo prigioniera di un perverso sistema economico fondato sull’egoismo ed avidità ai danni del ben comune e delle nuove generazioni.
Probabilmente la lettura sarebbe risultata più agevole e vivace se alcuni passaggi fossero stato asciugato ed eliminato permettendo di giungere al finale con maggior pathos e coinvolgimento.
Il lettore dovrà infatti compiere uno sforzo supplementare per comprendere tra le righe il vero significato di un finale apparentemente fuorviante.
Jonathan Dee si augura che i nostri figli per quanto spaesati, annoiati e social dipendenti, possano mantenere la capacità di ragionare, approfondire al punto di poter dire no e porsi le giuste domande sull’effettiva salute della democrazia negli Stati Uniti.

76) La Gabbia Dorata ( Camilla Lackberg)

“La Gabbia dorata” è un romanzo scritto da Camilla Lackberg e pubblicato nell’ Aprile 2019 da Marsilio editore.
Sinossi:
Faye sembra avere tutto. Un marito perfetto, una figlia adorabile e un lussuoso appartamento nel quartiere più elegante di Stoccolma. Ma, al di là della superficie scintillante, è una donna tormentata dai ricordi legati al suo oscuro passato a Fjällbacka, una donna che sempre più si sente prigioniera di una gabbia dorata. Un tempo era forte e ambiziosa. Poi è arrivato Jack, il marito, e lei ha rinunciato alla sua vita. Jack non è un uomo fedele, però, e quando Faye lo scopre, il suo mondo va in pezzi. Non le resta più niente, è distrutta. Fino al momento in cui decide di passare al contrattacco e di vendicarsi in modo raffinato e crudele… Faye non è certo la prima donna al mondo a essere stata umiliata dal marito, trattata come una stupida e costretta a lasciare il posto a una più giovane e piacente. Ma per lei è arrivato il momento di dire basta: «Unite siamo forti, non ci rassegneremo mai più al silenzio.»
Recensione:

È possibile porgere l’altra guancia come ci insegnano le sacre scritture?
Il perdono è una priorità divina?
La vendetta è un piatto che va servito freddo.
Camilla Lackberg sembra averci preso “gusto” nel raccontare come una donna ferita, umiliata e soprattutto tradita dal proprio partner possa tramutarsi nel più spietato e feroce “Angelo Vendicatore”.
L’autrice svedese, ad un anno dall’ avvincente racconto sulla realizzazione del “delitto perfetto” in chiave femminile come reazione alla violenza e sopruso maschile, decide con il suo nuovo romanzo d’approfondire e sviluppare questa delicata e scottante tematica.
“La Gabbia dorata” è infatti la storia di una vendetta lungamente e pazientemente studiata e preparata dalla protagonista Faye, dopo che il suo fascinoso e ricco marito Jack l’ha tradita spudoratamente, umiliata e buttata via come una “scarpa vecchia”.
Faye che per amore di Jack ha sacrificato sé stessa, le sue ambizioni e talenti ritagliandosi il ruolo di moglie innamorata e madre affettuosa della piccola Julienne. Dopo l’iniziale e comprensibile momento di sconforto, la donna trova dentro di sé la forza o se preferite l’odio implacabile per ottenere una subdola quanto inesorabile vendetta.
Una vendetta totale, spietata e devastante che solamente una donna intelligente oltre che ferita nell’animo sarebbe stata capace di realizzare.
“La Gabbia dorata” è la classica storia di vendetta, riscatto ed emancipazione esistenziale ed economica da parte della protagonista.
Ed è proprio per via di un impianto narrativo solido quanto prevedibile che ci dispiace sottolineare come quest’ultima fatica letteraria della brava Lackberg ci abbia complessivamente deluso sul piano creativo e letterario.
Ci saremmo aspettati dalla Lackberg qualcosa di più originale, profondo e potente.
Invece fin dalle prime pagine il lettore ha la netta sensazione di leggere situazioni e vivere colpi scena già noti e quindi prevedibili.
“La Gabbia dorata” più che un romanzo sembra essere la sceneggiatura di un film TV in cui non possono mancare scene di sesso e dettagli scabrosi per soddisfare la “libido visiva” del pubblico, ma pressoché inutili sul piano narrativo.
“La Gabbia dorata” si fa leggere con facilità per merito di uno stile semplice, diretto e Scorrevole, ma lontano dall’abituale qualità della Lackberg.
“La Gabbia dorata” sembra più un romanzo scritto per esigenze commerciali piuttosto che da un’urgenza creativa dell’autrice.
È una lettura consigliata soprattutto a tutti quei uomini che stanno tradendo o pensano di tradire la propria compagna illudendosi di farla franca.
Dopo l’ira di Dio, l’uomo tema quella della donna dal cuore spezzato.
Perché Dio perdona, lei no.

68) Bianco Letale ( Robert Galbraith)

“Bianco Letale” è un romanzo del 2018 scritto da Robert Galbraith (pseudonimo della scrittrice inglese J.K. Rowling) e pubblicato da Salani Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…
Recensione:
Può essere definito un “mezzo passo falso” letterario aver scritto un buon romanzo di una saga?
Sì, può essere delusi da fan sebbene l’intreccio narrativo sia ricco di colpi scena e caratterizzato sotto storie?
Insomma è legittimo storcere il naso di fronte al nuovo lavoro di Robert Galbraith alias J. K Rowling?
Consapevole di sfidare con queste mie parole l’ira di milioni di fan, non posso altresì esimermi dall’esprimere la mia delusione come fan della serie incentrata sull’ investigatore Cormoran Strike.
I miei due lettori sanno bene quanto abbia apprezzato i primi tre romanzi rendendo Onore all’abilità, creatività e soprattutto coraggio della Rowling di rimettersi in gioco con un genere ben lontano e diverso dai successi mondiali di Harry Potter.
“Bianco Letale” è, a mio modesto parere, paradossalmente si è rivelato deludente per colpa di una struttura narrativa ricca di spunti quanto dispersiva e poco amalgamata
La Rowling ha cercato di coniugare e mescolare insieme due linee narrative: la sfera personale ed intima dei due protagonisti (Strike e Robin) con quella professionale, ma ottenendo come risultato un romanzo privo di una chiara e precisa identità.
Una scelta autoriale coraggiosa quanto poco felice depotenziando entrambi gli aspetti e soprattutto impedendo al lettore di viverli appieno.
La continua alternanza tra le due sfere distrare e in parte infastidisce il lettore non ritrovando la fluidità e scorrevolezza di scrittura, rivelatesi vincenti e decisivi per la riuscita dei precedenti romanzi.
Il lettore ha la sensazione che l’autrice abbia voluto racchiudere due romanzi in uno, volendo soddisfare le richieste commerciali e quelle dei fan magari più interessati nello scoprire se e come il rapporto tra Strike e la sua fidata Robin potesse cambiare /evolvere dopo il sorprendente e romantico finale aperto de “La via del male”.
“Bianco Letale”, nonostante le criticità evidenziate, rimane comunque una lettura interessante e vibrante capace d’incuriosire ed appassionare il lettore fino all’ultima pagina.
J. K Rowling conferma nuovamente tutto il proprio talento e poliedricità creativa e narrativa raccontando un thriller credibile quanto feroce ambientato nell’élite politica e borghese inglese e designando in modo impeccabile ed accurato le personalità ed indole di ogni personaggio.
“Bianco Letale” è un romanzo consigliato per chi ama il genere thriller e soprattutto il fascino rude e magnetico di Cormoran Strike, ma con l’augurio che il prossimo episodio possa essere magari meno “ambizioso” ma possegga il “quid” che ha reso unica ed avvincente questa serie investigativa.