193) Noi siamo tutto

Il biglietto da acquistare per “Noi siamo tutto” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Noi siamo tutto” è un film di Stella Meghie. Con Nick Robinson, Taylor Hickson, Ana de la Reguera, Amandla Stenberg, Peter Benson. Drammatico, 96′. USA, 2017
Tratto dal romanzo omonimo di Nicola Yoon
State tranquilli, spettatori giovani o inguaribilmente romantici, dopo “Colpa delle stelle” e “Io prima di te” anche quest’anno avrete il vostro film su cui versare fiumi di lacrime e che al contempo vi farà battere il cuore.

Il 21 settembre arriva nelle sale “Noi siamo tutto” di Stella Meghie, tratto dal romanzo omonimo di Nicola Yoon.

Come sarebbe la vita, se non potessimo entrare in contatto con il mondo esterno? Se azioni banali, come prendere una boccata d’aria fresca o farsi accarezzare il viso da un raggio di sole ci fossero negate?

Maddy (Stenberg), diciottenne intelligente e fantasiosa, è costretta da una rara malattia genetica a vivere segregata dentro casa. Le uniche persone con cui interagisce sono l’infermiera Cara (de la Reguera) e la madre (Anika Noni Rose), amorevole e apprensiva, profondamente segnata dalla perdita del marito e dell’altro figlio in un incidente.

Proprio nella casa accanto si trasferisce Olly (Robinson), un ragazzo che vive una situazione familiare delicata.

Maddy e Olly sono molto diversi, le loro esperienze di vita opposte. Eppure basta uno sguardo attraverso la finestra per far scattare tra loro una scintilla, per far nascere un legame forte e profondo.

Per Maddy, che cerca nelle pagine dei libri le emozioni e le esperienze che le sono negate, l’incontro con Olly è l’occasione per fare uno squarcio nel suo isolamento fisico ed emozionale, per iniziare a vedere e vivere la vita in prima persona e per sperimentare la bellezza del primo amore.

“Noi siamo tutto” è costruito in maniera bipartita. La prima parte descrive gli approcci iniziali e poi il tenero innamoramento dei due ragazzi, che avviene tramite messaggi e chat.

Il tutto è portato in scena in modo creativo ed efficace dalla talentuosa regista Stella Meghie come se avvenisse durante incontri onirici e divertenti, nei luoghi costruiti da Maddy nei suoi lavori durante il corso d’architettura on-line. continua su

http://paroleacolori.com/noi-siamo-tutto-mettersi-gioco-e-rischiare-per-stare-insieme-una-fiaba-moderna/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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178) Prima Di Domani (Lauren Oliver)

“Prima di domani” è un romanzo scritto da Lauren Oliver e pubblicato per la prima volta in Italia nel 2010 da Piemme.
Morire tragicamente e prematuramente è una gran rottura, a prescindere che tu sia credente o meno.
Se poi sei una bella ragazza di 17 anni pronta a perdere la verginità con il ragazzo più fico della scuola, allora l’improvvisa e tragica dipartenza è davvero dura da digerire.
La morte è non più tematica tabù almeno per gli autori di romanzi rivolti ai giovani lettori.
Anzi la morte negli ultimi anni è utilizzata come espediente narrativo di molte storie per poter raccontare, descrivere, e far comprendere agli adulti il complesso e misterioso mondo dei propri figli.
Lo scrivono i sociologi, lo urlano gli psicologi nei talk show, le nuove generazioni sono cattive, sprezzanti, egoiste soprattutto tra di loro.
Bullismo, razzismo sono all’ordine del giorno nelle nostre scuole e sui sociali network affollati ed usati dai teenager.
Qualche settimana fa il mio amico Vittorio De Agrò ha recensito il film “Prima di domani” (qui la sua recensione http://paroleacolori.com/prima-di-domani-un-teen-movie-sentimentale-tratto-dal-best-seller-di-laure-oliver/), invitandomi a leggere il romanzo di Lauren Oliver, convinto che il libro potesse essere più interessante e profondo del film stesso.
Ho voluto raccogliere il cortese invito, tuffandomi nella lettura del libro di Lauren Oliver, ritornando subito con la memoria e il cuore ai lontani tempi del mio essere liceale, e ritrovando nella protagonista Samantha e negli altri personaggi molte delle paure, emozioni, contradizioni e pregiudizi tipiche di quel età.
“Prima di Domani” è un romanzo che mia piace definire come il “l’evoluzione e maturazione “di una ragazza costretta, dal beffardo ed imperscrutabile Destino, a comprendere la vera essenza della vita.
Se invece preferite una definizione più filosofica/esoterica, “Prima di Domani” racconta il delicato e divertente karma di un’anima, che ha l’opportunità di purificarsi dai propri errori e vizi prima di passare a migliore vita.
Samantha è una ragazza di 17 anni, non è una santa, anzi insieme alle sue perfide amiche formano un gruppo odioso ed elitario, che si diverte ad umiliare le altre ragazze.
Samantha è intollerante nei confronti della sorella più piccola, non ha nessun dialogo con i genitori, trascorre le sue giornate cercando effimere soddisfazioni e conferme del proprio status di ragazza “in”.
Tutti noi siamo stati almeno un po’ Samantha e alcune, ahimè, continuano ad esserlo nonostante il tempo, e con questo libro soprattutto le seconde potranno trovare il modo magari di cambiare un po’ della loro mentalità e approccio alla vita e nei confronti del prossimo.
Lauren Oliver ha uno stile semplice, pulito, magari senza particolari guizzi creativi, ma riuscendo comunque a incuriosire ed avvolgere il lettore, facendolo entrare dentro la storia partecipando in fondo alle scelte e al viaggio emotivo della protagonista.
Il libro e il film , per ovvie ragioni, ha differenti impianti drammaturgici, ma rappresentano un riuscito esempio di passaggio dalla pagina scritta al grande schermo
“Prima di domani” è un romanzo di formazione spirituale ed esistenziale che ognuno di noi dovrebbe leggere, sperando che l’appuntamento con la morte sia comunque il più lontano possibile.

176) La Strega (Camilla Lackberg)

“La Strega” è un romanzo di Camilla Lackberg e pubblicato in Italia nel giugno 2017 da Marsilio Editore.
Anche alla talentuosa e creativa Camilla Lackberg succede di sfornare una ciambella senza buco.
Chi vi scrive ha letto con grande interesse, curiosità ed ammirazione i dieci precedenti romanzi o raccolta di racconti dell’autrice svedese e pubblicati finora in Italia.
Considero Camilla Lackberg, una dei migliori e fecondi scrittori di questo terzo millennio, capace di dare vita a una saga di gialli intensi, umani e coinvolgenti, magistralmente costruiti intorno alla vita di coppia composta dalla scrittrice Erika e dal suo compagno e poi marito Patrik, poliziotto nell’apparente tranquilla cittadina di Fjallbacka, ma che poi in ogni romanzo rivela sempre un ‘anima nera ed oscura.
Fjallbacka e i suoi abitanti sono entranti nel cuore e nell’immaginazione del lettore, creando una grande empatia con gli altri personaggi, veri coprotagonisti, delle indagini condotte da Patrick ed Erica.
Mi tocca con amarezza e un pizzico di delusione dover scrivere come “la Strega” sia il romanzo meno riuscito ed avvolgente di Camilla Lackberg.
Intendiamoci, anche in quest’indagine sono presenti e forti gli elementi che hanno reso popolare l’autrice svedese: come ad esempio nel pensare e costruire un’originale ed incisivo impianto drammaturgico in cui si alternano storie del passato (n questo caso ben due) e il presente caratterizzato dall’indagine d’omicidio in corso, che in modo fluido e geniale si fondono, quasi sempre, nel finale.
Oppure inserendo in un contesto giallo e spesso cruento ed angosciante, alcuni teneri e divertenti momenti di vita familiare e di società svedese, che permettono al lettore di respirare e superare alcuni passaggi drammatici e violenti dell’intreccio narrativo.
Paradossalmente sono proprio i segni “distintivi” narrativi di Camilla che nella stesura di” La Strega” si sono trasformati invece in limiti.
“La Strega” si presenta come una matrioska drammaturgica e temporale in cui il passato remoto, prossimo e presente litigano per avere la supremazia nella storia e l’attenzione del lettore, ma provocando a quest’ultimo una grande difficoltà ad entrare nel vivo della storia.
Una storia articolata e suddivisa in diversi microcosmo narrativi, caratterizzati dalle tematiche dell’intolleranza razziale, il bullismo e l’omosessualità, ma risultando legati in modo poco armonioso e fluido.
“La strega” è un romanzo ben scritto, ricco di accadimenti, ma ciò nonostante la lettura si rivela faticosa e non sempre avvincente.
Dal passato non si può fuggire e molto spesso può condizionare ed influenzare il presente e futuro di una famiglia per generazioni, portando con sé un pesante fardello di dolore, sangue ed orrore.

172) Il Caso Fitzgerald (John Grisham)

“Il caso Fitzgerald” è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato in Italia nel giugno 2017 da Mondadori Editore.
Puoi anche divertiti a farti chiamare scrittore da parenti, amici o dalla amorevole fidanzata/ moglie di turno, ma devi avere la certezza che ogni 27 del mese sul tuo conto sia accreditato lo stipendio.
Scrivere romanzi sarà bello, creativo, ma non ci paghi le bollette.
Quanti di voi, scrittori in erba, almeno una volta non sono stati destinatari di queste parole?
Tante, troppe. Tutti possiamo scrivere un romanzo, pochi hanno diritto ad accedere all’Olimpo della letteratura. Tra gli sfigati e gli Dei, ci sono quelli che non hanno talento, creatività e a stento sanno maneggiare la lingua italiana, eppure sono sempre in cima alle classifiche di vendite e ad ogni presentazione del nuovo libro, c’è una folla di lettori esaltati ad attenderli.
Chi di voi è stanco e deluso da questo stato di cose, dovrà per forza leggere il nuovo romanzo di John Grisham, trovando conforto, forza e divertimento preparandovi a leggere una storia assai diversa rispetto al consolidato approccio e stile. del Re dei thriller.
“Il Caso Fitzgerald” inizia con una rapina meticolosamente preparata ed organizzata da una misteriosa banda. Ma il colpo non è né in una banca, né a casa di un ricco proprietario, bensì all’interno dell’austera Università di Princeton. Infatti la banda eludendo tutti i severi e sofisticati controlli di sicurezza, riesce ad entrare nel caveau dell’Università per impadronirsi di quattro preziosi manoscritti: i quattro originali libri scritti dallo scrittore Francis Scott Fitzgerald (il grande Gatsby, giusto per capirci).
Probabilmente per l’uomo della strada possedere anche uno solo di questi manoscritti, sarebbe un libro in più da far impolverare sulla propria libreria, ma per una piccola cerchia di persone, i collezionisti di libri rari, sarebbe invece una preda da ottenere a qualsiasi prezzo.
John Grishman con il suo nuovo libro svela all’uomo e alla donna della strada, un mondo sconosciuto, strampalato e magari grottesco come solo può essere quello popolato da scrittori, editori, lettori e librai, ma che se in apparenza può risultare bizzarro e nevrotico, può rivelarsi pericoloso, invece osservandolo da più vicino riservando delle sconvolgenti verità ed impensabili avventure.
“Il Caso Fitzgerald” è infatti un thriller “letterario” che non ha nulla da invidiare alla spy story o ai noir in cui fino all’ultima pagina, non si sa se il cattivo di turno riuscirà a farla franca o meno.
Non crediate che poiché l’oggetto di questa storia siano dei libri rari, vengano meno suspense, omicidi, pedinamenti, inganni, seduzioni. Sareste davvero fuori strada.
Quando uno scrittore è in crisi creativa e soprattutto senza soldi, sarebbe disposto a fare qualunque cosa, anche a diventare una spia per conto di una potente e misteriosa “assicurazione”.
E’ questo il caso della giovane e bella scrittrice Mercer Mann, reclutata dall’eccentrica Elaine, affinché torni nell’isola della sua infanzia, a Camino Island in Florida, e con la scusa di trovare l’ispirazione per il suo nuovo romanzo, assolva il compito di spiare, osservare e in estremo rati dio lasciarsi sedurre dall’affascinante librario Bruce Cable, uomo colto e amante di libri, ma che oltre a gestire la più bella libreria del Paese, è anche la persona che potrebbe nascondere i preziosi manoscritti di Fitzgerald, dopo che la banda di ladri è stata costretta a liberarsne perché braccata dal FBI.
Grisham costruisce un intreccio narrativo in cui sono mescolati con bravura ed efficacia il crime e l’azione nella prima parte, un’originale spy story nella parte centrale, il genere commedia e romance nella terza parte e un finale, forse la parte meno convincente, di puro stampo giallo.
Il lettore entra nei salotti e nelle cene degli scrittori ascoltandone paure, nevrosi, invidie e gelosie e scoprendo quanto possa essere dura e frustante decidere e sperare di poter vivere della propria creatività ed ingegno.
“Il caso Fitzgerad” magari non sarà il romanzo più bello ed intrigante della carriera di John Grisham, eppure si fa leggere con grande facilità, suscitando curiosità ed interesse su ogni personaggio magistralmente costruito sul piano psicologico e caratteriale.
Bruce Cable ci appare come il Jep Gambardella dei librai, suscitandoci simpatia, rispetto e soprattutto desiderio di poter entrare nella sua cerchia e di poter visitare la sua elegante libreria.
“Il Caso Fitzgerald” è una lettura fresca, leggera, avvolgente, ironica che non potrà mancare tra le vostre letture estive, soprattutto se siete uno scrittore o quantomeno sperate che un giorno gli altri lo dicando di voi seriamente.

169) La rete di protezione (Andrea Camilleri)

“La rete di protezione” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato nel maggio 2017 da Sellerio Editore.

Chi come il sottoscritto ha poche certezze nella vita , ma soprattutto ha una fede “letteraria” incrollabile nei confronti del Maestro Camilleri, prova ogni volta un certo imbarazzo e timore nel permettersi di scrivere una recensione, nell’esprimere un giudizio estetico, nel valutare un testo anche se dettato dallo scrittore più talentuoso, creativo e moderno del nostro Paese.
Quando Andrea Camilleri sarà insignito del Premio Nobel per la Letteratura, sarà sempre un atto tardivo e solamente in parte celebrativo dei talenti del Maestro.
Fatta queste dovute premesse, mi permetto di scrivere che “La rete di protezione” è probabilmente l’indagine, meno riuscita, del commissario Montalbano per il semplice fatto che il lettore dovrà attendere il finale, magistralmente costruito, per ritrovare “i classici e “tipici” elementi che hanno reso celebre il commissario Montalbano e nella vincente rivisitazione del genere giallo secondo Andrea Camilleri.
“La rete di protezione” è infatti, a mio modesto parere, un attento ed accurato saggio sulle “contraddizioni “e “cattiveria” della società moderna oltre che a tratteggiare con sensibilità e delicatezza la vana ricerca dell’uomo di ritrovare, almeno in minima parte, un po’ d’etica civile e morale.
Quelle che sulla carta potrebbero essere considerate tematiche pesanti e complesse come il bullismo tra ragazzi a scuola, l’abuso del web e l’infedeltà matrimoniale sono raccontate ed inserite all’interno di un intreccio narrativo scorrevole, lineare e quasi sempre avvolgente ed intenso. È presente anche in questo romanzo, l’aspetto emotivo e nostalgico del passato, rappresentato, almeno all’inizio in modo originale e stravagante, dall’insolita richiesta fatta al commissario Montalbano d’indagare su un banale muro ripreso in diverse cassette per svariati anni.
Sono micro storie collocate all’interno della divertente e comica cornice principale, ovvero quella di poter osservare e sorridere dell’effimera quanto travolgente attrattiva e reazione degli abitanti di Vigata nel poter essere spettatori della vita da set di una fiction svedese.
“La rete di protezione” è un romanzo atipico e diverso che forse potrebbe far storcere il naso ai fan storici di Montalbano, ma avendo la pazienza di leggere il testo fino fondo, ecco che la pazienza sarà premiata nel leggere e soprattutto provare sincere e profonde emozioni. Ritrovando ed apprezzando lo stile, la sensibilità e profondità del Maestro nel rappresentare l’uomo e le sue imperfezioni, a volte quest’ultime figlie di un grande amore e dell’ingenuità tipica della gioventù.
Andrea Camilleri attraverso le parole e azioni del suo alter ego Montalbano, continua a raccontare l’Italia e soprattutto noi italiani, senza essere mai cattivo, auspicando, con lucidità ed onesta, un scatto d’orgoglio e un cambio di mentalità, quanto mai indispensabili nel nostro Paese.

168) Dentro l’acqua ( Paula Hawkins)

“Dentro l’acqua” è un romanzo scritto da Paula Hawkins e pubblicato a maggio 2017 in Italia da Piemme.
Se avete problemi con l’acqua, se avete conti in sospeso con un fratello, se credete che il maschilismo non sia un difetto e se soprattutto avete letto ed amato “La ragazza del Treno”, l’esordio folgorante di Paula Hawkins, allora questo è il vostro romanzo per l’estate.
Se invece non appartenete a nessuno di queste categorie, allora forse è il caso di utilizzare MasterCard per trascorrere qualche ora piacevole sotto l’ombrellone.

Paula Hawkins è tornata ed ancora una volta dividendo in due opposti e feroci schieramenti, tra chi la considera un’autrice dalle grandi potenzialità e chi invece una perfetta e grandiosa operazione di marketing su grande scala.
Chi vi scrive, due anni fa spinto dalla curiosità lesse il suo primo romanzo, trovandola gradevole, nel complesso ben scritto, ma non facendomi gridare al capolavoro letterario.
“Dentro l’acqua” conferma il mio modesto giudizio sul talento e creatività di Paula Hawkins, evidenziando quanto l’autrice inglese abbia a cuore l’universo femminile e desiderando di raccontarlo scandagliando le diverse e intime sfumature dell’anima e mente. “Dentro l’acqua” ricalca in qualche modo l’impianto drammaturgico de “La Ragazza del treno” portando il lettore dentro la storia dalla prospettiva di una delle protagoniste, nel nostro caso è Julies Abbot , quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell’Inghilterra, costringendo Julies a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l’hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n’è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine – donne “scomode”, difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l’ha trascinata con sé dentro l’acqua? E perché Julies adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l’acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.
Oltre Julies, a piangere ed interrogarsi sulla misteriosa morte di Nel, c’è anche la figlia Lena, un’adolescente arrabbiata, ferita e decisa a scoprire la verità sulle ultime ore di vita della madre.
Beckord non è affatto una tranquilla cittadina, anzi più si procede nella lettura più lo spettatore non può trovare similitudini con l’atmosfera, i toni e soprattutto con i segreti inconfessabili dei personaggi che hanno reso celebre la cittadina di Twin Peaks ideata da David Linch.
Ogni personaggio di questa storia porta dentro di sé un lutto, un dolore e un segreto che lo fa apparire come possibile sospettato, non solo dell’omicidio di Nel ma di altre donne trovate morte in passato nel maledetto e misterioso fiume. Allo stesso tempo il comune travagliato passato unisce tutti i protagonisti diventano il filo rosso narrativo principale
Paula Hawkins, ispiratasi alla scrittrice svedese Camilla Lackberg che nello scrivere i suoi romanzi gialli alterna efficacemente il presente dell’indagine con flashback del passato, ripropone questo schema vincente nel costruire il proprio impianto. Confermando inoltre la propria peculiarità narrativa di cambiare la prospettiva ad ogni capitolo, dando voce ai pensieri e sentimenti dei diversi e contradditori personaggi.
“Dentro l’acqua” è un romanzo giallo solamente in apparenza, avendo piuttosto un taglio più introspettivo ed esistenziale sulla condizione delle donne in una piccola cittadina.
Il lettore fatica almeno nelle prime due parti su quattro ad entrare in empatia con la storia e i personaggi, essendo la prima troppo dispersiva e i secondi abbastanza stereotipati e già letti. Il romanzo diventa più interessante ed avvolgente nella terza e quarta parte trovando un buon ritmo e pathos incuriosendo il lettore nella lettura fino allo spiazzante e angosciante finale.
“Dentro l’acqua” merita sicuramente d’essere inserito tra le vostre letture estive, magari quando sarete lontani dall’acqua, per essere sani e salvi da qualsiasi tentativo d’emulazione.

165) Prima di Domani

Il biglietto da acquistare per “Prima di domani” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Prima di domani” è un film di Ry Russo-Young. Con Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Elena Kampourish. Drammatico, 99′. USA, 2017

Basato sul romanzo omonimo di Lauren Oliver

 Gli anni del liceo, per quanto crescendo il ricordo possa modificarsi, non sono semplici. Il tempo sembra non passare mai, che tu sia un nerd – o secchione – oppure un ragazzo in.

Sì perché anche le persone popolari, belle e richieste hanno i loro problemi. E neppure loro possono sfuggire all’appuntamento con il destino, se questo si presenta.

Prima di domani” di Ry Russo-Young, tratto dal best-seller di Lauren Oliver, è stato presentato in anteprima al Giffoni Film Festival.

Sam (Dutch) ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche.

È il 12 febbraio, il Cupid Day, il giorno in cui a scuola la popolarità si misura dal numero di rose ricevute dagli ammiratori. Per Sam è soprattutto il giorno in cui dormirà per la prima volta con Rob.

Sembra già tutto deciso, ma le cose, alla festa, non vanno come immaginato, tra bullismo e alcol. A Sam, delusa, non resta che tornare a casa con le sue amiche. Ma alle 00:39 l’auto della ragazza resta coinvolta in un mortale incidente

Almeno in apparenza. Perché Sam si risveglia nel proprio letto, quanto mai confusa. È di nuovo il 12 febbraio. Si è trattato solo di un incubo?

Lo sconcerto della giovane va aumentando, quando la giornata si ripete praticamente identica, e a 00:39 anche l’incidente mortale ritorna. E di nuovo Sam è nel suo letto. E di nuovo è il 12 febbraio.

Prigioniera in questo eterno presente, Sam prova a cambiare atteggiamento, a modificare le cose, ma il finale resta sempre lo stesso.

“Sono rimasto molto colpito dalla lettura del romanzo della Oliver, per il modo in cui ha affrontato il tema della morte dalla prospettiva di un’adolescente – ha spiegato il regista Ry Russo-Young. – Per la mia trasposizione mi sono ispirato a Ricomincio daccapo con Bill Murray, ma a differenza di quella commedia qui i toni sono più cupi e drammatici”. continua su

http://paroleacolori.com/prima-di-domani-un-teen-movie-sentimentale-tratto-dal-best-seller-di-laure-oliver/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

164) Cane mangia Cane

Il biglietto da acquistare per “Cane mangia cane”:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Cane mangia Cane” è un film di Paul Schrader. Con Nicolas Cage, Willem Dafoe, Christopher Matthew Cook, Omar J. Dorsey, Louisa Krause. Azione, 93′. USA, 2016
Basato sul romanzo omonimo di Edward Bunker.

Il carcere ha una funzione rieducativa, oltre che punitiva, nei confronti di chi commette un crimine? La pena è utile per cambiare l’indole di un individuo, per riportarlo “sulla retta via”? E gli ex galeotti hanno diritto, scontata la pena, a una seconda possibilità?

Da tempo in Italia e nel mondo su questi complessi temi si fronteggiano due schieramenti non solo politicamente diversi – conservatori da una parte, progressisti dall’altra -, ma anche ideologicamente e culturalmente agli antipodi.

Dopo aver visto “Cane mangia cane”, il nuovo film di Paul Schrader, basato sul romanzo omonimo di Edward Bunker, ex galeotto divenuto uno scrittore di successo mentre scontava una pena in un carcere americano, non potremo che essere scettici a riguardo.

Presentato al Festival di Cannes 2016 nella sezione Quinzaine, la pellicola susciterà emozioni contrastanti nello spettatore, che sarà tentato di definirlo un cult oppure non vedrà l’ora di dimenticarlo.

Un film che è allo stesso tempo psichedelico, visionario, pulp, crudo, violento, con spunti di macabra ironia comunque incisivi e divertenti.

Mad Dog (Defoe) e gli amici Troy (Cage) e Diesel (Cook), da poco usciti di prigione, vorrebbero filare dritto e vivere una vita tranquilla, ma la loro indole criminale è più forte di ogni buona intenzione.

Desiderosi di svoltare, i tre accettano di rapire un bambino di pochi mesi per conto di un boss locale. Ben lungi da prendere la piega desiderata, il loro destino subirà una tragica svolta.

“Cane mangia cane” può essere visto come una sorta di versione moderna di “Le iene” di Quentin Tarantino. continua su

http://paroleacolori.com/cane-mangia-cane-un-noir-ipnotico-e-cupo-con-willem-defoe/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

163) Nessuno come Noi (Luca Bianchini)

“Nessuno come noi” è un romanzo scritto da Luca Bianchini e pubblicato nel gennaio 2017 da Mondadori Editore.
Inutile girarci intorno chi ha avuto la fortuna di vivere gli anni 80 è stato allo stesso tempo un privilegiato, quanto oggi un nerd nostalgico senza speranza.
Gli Anni 80 sono stati gli anni in cui tutto era concesso senza pensare al futuro e alle conseguenze.
Il sottoscritto che ha vissuto quel periodo storico come nerd e teledipendente non poteva non essere attratto ed incuriosito dal nuovo romanzo di Luca Bianchini, che fin dalla quarta di copertina di prepara a un vero salto nel tempo stile “Ritorno al Futuro”
“Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati “Tre cuori in affitto”, come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”. In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di sé stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.”

Il problema è, cari lettori, che l’intrigante e stimolante quarta di copertina, non trova adeguato riscontro nello sviluppo ed intreccio narrativo del romanzo
Luca Bianchini dimostra di conoscere pienamente e profondamente l’essenza e anima degli Anni 80, vivendoli nella fase dell’adolescenza, dove per un ragazzo non esistendo social network e cellulari , la massima goduria era vedere la domenica sera una puntata di Drive In su Italia Uno.
Bianchini trasmette nel testo le proprie emozioni, ricordi ed esperienze riuscendo a costruire una credibile, sincera e nostalgica cornice ambientale, in cui un lettore attempato non potrà che gustarsi rievocando la sua gioventù spensierata.
La storia in sé però risulta prevedibile e a tratti banale, non trovando mai un guizzo artistico, creativo e di pathos davvero significativo.
“Nessuno di noi” è un romanzo nel complesso ben scritto, leggero, scorrevole nella lettura, ma senza possedere una chiara e precisa identità narrativa.
Il lettore fatica ad entrare dentro una storia avara di un vero colpo di scena o di un evento che faccia fare al romanzo un salto di qualità.
Bianchini è bravo a “fotografare” l’epoca storica, a rievocare l’atmosfera, e il linguaggio giovanile, ma fallisce nel dare forza e profondità ai personaggi, non facendo scattare una vera empatia emotiva. con il lettore.
“Nessuno come noi” è un romanzo adatto al periodo estivo come lettura disimpegnata e allo stesso tempo è l’ideale per chi non si rassegna all’idea che i favolosi anni 80 siano finti troppo presto.

157) La ragazza nella nebbia ( Donato Carrisi)

“La ragazza nella nebbia” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato nel 2015 da Longanesi Editore.

C’è qualcuno che crede ancora alla validità ed efficacia della giustizia svolta nei tribunali veri?
In Italia purtroppo i processi si celebrano nei talk show con la presenza di accusa e difesa e di esperti più o meno attendibili, cinicamente pilotati dal conduttore di turno.
È il trionfo della Giustizia spettacolo sullo Stato di diritto e su ogni tipo e forma di garantismo per un imputato esposto alla pubblica gogna.
Non importa se esistono davvero delle vere ed inconfutabili prove per determinare la colpevolezza di un imputato, ai medi basta anche un semplice sospetto per creare “un mostro” da gettare in pasto alla famelica opinione pubblica.
È possibile dire e fare di tutto in questi processi mediatici, tranne che rispettare, onorare la vittima e dargli giustizia.
Donato Carrisi, prendendo amaramente spunto dall’involuzione e malfunzionamento della nostra giustizia e il degrado professionale e morale dei media, nel 2015 ha dato alle stampe “La ragazza nella nebbia” che è diventato ben presto un successo di pubblico e critica, al punto che il prossimo autunno ne vedremo la trasposizione cinematografica con protagonisti Toni Servillo e Jean Reno e con Carrisi stesso all’esordio come regista.
Ho voluto per una volta invertire il mio abituale schema ovvero prima vedere il film e poi leggere il libro, per valutare i pregi e difetti delle due operazioni.
Ero desideroso di regalarmi una nuova storia di Donato Carrisi, dopo averlo “scoperto” con grande piacere ed entusiasmo qualche mese fa con “Il Maestro delle Ombre” e dopo aver letto sul web bellissime ed appassionate recensioni su “La ragazza nella Nebbia” e l’attesa dei fan per il film.
Ebbene dopo aver “divorato” il libro in pochi giorni, posso ampiamente comprendere l’attesa ed entusiasmo dei fan di Carrisi.
“La ragazza nella nebbia” è un romanzo dal respiro molto cinematografico per la bravura, talento e creatività di Carrisi di costruire una struttura narrativa dove fino alla fine il lettore non riesce a stabilire con certezza chi sia il buono, chi l’ambizioso, chi la vittima e chi veramente il mostro di una storia ideata e scritta in modo magistrale ed inappuntabile.
Il lettore è spinto a nutrire fin da subito una certa antipatia nei confronti dell’ambizioso agente speciale Vogel, anche se nell’apertura del romanzo Carrisi lo descrive come sconvolto e con i vestiti sporchi di sangue e condotto nello nello studio dello psichiatra Flores, a cui è stato chiesto di sottoporlo a perizia psichiatrica. Vogel è arrivato nello sperduto paesino montanaro di Avechot, ufficialmente per risolvere il caso di Anna Lou Kastner, ragazza del luogo misteriosamente scomparsa senza lasciare traccia, gettando nella disperazione i genitori e creando turbamento nella serena e pacifica comunità.
In vero Vogel non cerca la verità, ma il modo di riscattare la propria immagine di successo, “sporcata” dall’insuccesso professionale e mediatico verificatosi in un altro caso.
Vogel conosce il suo mestiere e soprattutto sa bene come manipolare ed indirizzare i riflettori dei media in modo da creare un caso mediatico per la sua indagine cinica e spietata nell’individuazione del mostro “perfetto” da consegnare all’opinione pubblica.
E nel caso della scomparsa Anna Lou Vogel decide di “affidare” il ruolo di mostro a Martini, professore di liceo appena trasferitosi con la propria famiglia nella cittadina, per tentare di cancellare “la cosa” che ha rischiato di distruggere l’integrità e serenità della sua stessa famiglia.
Maritini è travolto dai sospetti, senza una vera e concreta prova, ed alla fine pure arrestato dopo un’indagine condotta più in Tv che in una sala d’interrogatorio di un commissariato.
Vogel è dunque il poliziotto cattivo e invece Martini è l’agnello sacrificale offerto ai famelici media in cerca di un mostro da buttare in prima pagina?
Carrisi ci fa credere fino a tre quarti del romanzo di leggere un nuovo “caso Tortora” evidenziando l’insano ed infausto legame tra Vogel e una parte dei media interpretata dalla spregiudicata reporter Stella Honer.
Invece come nei migliori romanzi gialli, lo scrittore pugliese cambia le carte in tavola, a poche pagine dalla fine, con una serie di colpi di scena ben costruiti ed inseriti con abilità nella storia, e facendo saltare ogni certezza narrativa fin qui accertata ed ipotizzata dal lettore,
Donato Carrisi si conferma un autore di talento scrivendo storie avvincenti di respiro internazionale, cariche di pathos e ritmo, e utilizzando uno stile efficace e sensibile nel tenere il lettore incollato alla lettura del romanzo fino all’ultima pagina.
Il finale è sorprendente quanto cupo e terribile suscitando il lettore da una parte un angosciante stupore e dall’altra la voglia di vedere presto la rappresentazione cinematografica del romanzo.