144) Il Presidente è scomparso ( Bill Clinton – James Patterson)

“Il Presidente è scomparso” è un romanzo scritto da Bill Clinton e James Patterson, pubblicato da Longanesi Editore nel giugno 2018.

Sinossi:
Il presidente è scomparso. Il mondo è sotto shock. E il motivo della sparizione è molto più grave di quanto chiunque possa immaginare… Per la prima volta un romanzo che fa vivere da protagonisti assoluti tutto ciò che realmente succede all’interno della Casa Bianca. Un thriller raccontato da un punto di vista unico: quello del presidente degli Stati Uniti.

Recensione:
Confesso che, fino a pochi giorni fa, non avevo mai letto nulla di James Patterson.
Allo stesso tempo credo d’essere stato, uno dei pochi e coraggiosi lettori, dello sterminato “My Life -The Early Years”, libro di memorie scritto da Bill Clinton nel 2005.
Lo so, ciò che avete appena letto è bizzarro per non dire assurdo a livello letterario.
A mia parziale discolpa, posso soltanto specificare come “My Life” fu un “generoso” quanto “sadico” dono fraterno per il mio compleanno.
Con queste premesse letterarie e di vita, ho deciso di leggere questo romanzo a quattro mani, già divenuto in poche settimane un best seller oltre che lodato da critica e pubblico.
Il sottoscritto che ama il ruolo del “bastian contrario” potrebbe mai sottoscrivere le lodi dei tanti?
Ovviamente no.
“Il presidente è scomparso” è un buon thriller, intendiamoci, che si fa leggere volentieri e rapidamente, trascinandoti dentro una storia piena di colpi di scena, tradimenti, inseguimenti con protagonista niente meno che il Presidente degli Stati Uniti.
“Il presidente è scomparso” ha un respiro molto cinematografico spingendo il lettore non soltanto ad immaginare le scene appena lette, ma anche a fantasticare quali attori e attrici potrebbero interpretare i diversi personaggi presenti nel romanzo sul grande schermo.
Qual è dunque il problema?
Semplicemente che “il presidente è scomparso” ad oggi è un romanzo e non un film e mi sarei aspettato di leggere un romanzo costruito seguendo le regole e lo stile di un ‘opera letteraria.
Invece ho avvertito fin da subito la sensazione che Patterson e Clinton si fossero già portati avanti con l’ambizioso e probabile adattamento cinematografico
“Il presidente è scomparso” appare infatti più una prima bozza di una sceneggiatura cinematografica che un romanzo vero e proprio.
La prima intensa scena in cui Jonathan  Duncan, Presidente degli Stati Uniti, è costretto a difendere il proprio operato di fronte alla Commissione speciale della Camera, incalzato dalle ciniche ed arroganti domande di Lester Rhodes, suo avversario politico e con malcelate ambizioni presidenziali, risulta il convincente prologo di un film di grande impatto emotivo oltre che politico.
Leggendo “Il presidente è scomparso” vi sembrerà di vivere una storia a metà strada tra il primo “Independence day” e l’insulsa ma popolare saga di “Attacco al Potere”, dove si alternano ottimi passaggi narrativi e politici ad altri invece piuttosto retorici e prevedibili.
“Il presidente è scomparso” era un romanzo dalle grandi potenzialità potendo contare sul contributo “professionale” di Bill Clinton, nelle vesti di ex presidente, oltre che garantire autenticità, solidità e credibilità all’intero e complesso intreccio narrativo.
Invece il “contributo clintoniano” si nota solamente a sprazzi ed in larga parte piegato alle esigenze narrative di Patterson e probabilmente alle aspettative commerciali dell’editore.
“Il presidente è scomparso” poteva essere un romanzo di gran lunga più “realista”, “duro”, “stimolante” e soprattutto di “rottura” sul piano letterario rispetto agli altri romanzi di genere.
Sebbene deluso per un’occasione non completamente sfruttata , ribadisco il talento e creatività dei due autori nel conquistare ed avvolgere, con un costante pathos e ritmo narrativo, l’attenzione e curiosità del lettore fino all’ultima pagina.
Terminata la lettura del romanzo, semmai il lettore si chiederà perplesso oltre che preoccupato se “La Guerra Fredda “si sia davvero conclusa con la dissoluzione dell’Urss, o se, nella migliore tradizione gattopardiana, abbia solamente cambiato nome

Annunci

137) Il Metodo Catalanotti (Andrea Camilleri)

“Il Metodo Catalanotti” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato nel maggio 2018 da Sellerio Editore.

Sinossi:
“Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica. Tutto accade in una Vigàta, che non è risparmiata dai drammi familiari della disoccupazione; e dalle violenze domestiche. La passione civile avvampa di sdegno il commissario, che ricorre a una «farfantaria» per togliere dai guai una giovane coppia di disoccupati colpevoli solo di voler metter su una famiglia. Per quanto impegnato in più fronti, Montalbano tiene tutto sotto controllo. Le indagini lo portano a occuparsi dell’attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico, fondato non sulla mimèsi delle azioni sceniche, ma sull’identificazione delle passioni più oscure degli attori con il similvero della recita. Catalanotti ha una sua cultura teatrale aggiornata sulle avanguardie del Novecento. È convinto del primato del testo. E della necessità di lavorare sull’attore, indotto a confrontarsi con le sue verità più profonde ed estreme. Il romanzo intreccia racconto e passione teatrale. Nel corso delle indagini, Montalbano ha la rivelazione di un amore improvviso, che gli scatena una dolcezza irrequieta di vita: un recupero di giovinezza negli anni tardi. Livia è lontana, assente. Sulla bella malinconia del commissario si chiude questo possente romanzo dedicato alla passione per il teatro (che è quella stessa dell’autore) e alla passione amorosa. Un romanzo, tecnicamente suggestivo, che una relazione dirompente racconta in modo da farle raggiungere il più alto grado di combustione nei versi di una personale antologia di poeti; e, all’interno della sua storia, traspone i racconti dei personaggi in colonne visive messe in moviola perché il commissario possa farle scorrere e rallentare a suo piacimento.” (Salvatore Silvano Nigro).
Recensione:
Sarà ,come sempre , il Tempo a decretare se “Il Metodo Catalanotti”, ultima fatica letteraria del Maestro Camilleri, rappresenti davvero una storica ed inaspettata svolta per la celebre saga del Commissario Montalbano.
Nell’attesa, il sottoscritto, non ha alcun timore nel definire questo romanzo come un clamoroso punto di rottura drammaturgico ed emotivo all’interno dell’universo Montalbiano.
“Il Metodo Catalanotti” stravolge il quieto vivere pubblico e privato del nostro celebre Commissario, spiazzando il lettore ormai abituato ad un consolidato quanto piacevole schema di racconto

Un cambiamento ,apparentemente traumatico, agli occhi e cuore del lettore che il Maestro Camilleri riesce invece a tramutare, con la consueta creatività, ironia e sensibilità, in una splendida ed unica esperienza letteraria, sentimentale e soprattutto ed esistenziale.
Andrea Camilleri essendo prima d’ogni cosa, uomo di teatro, non poteva non decidere di scegliere il “suo primo amore” come ideale palcoscenico per ambientare e costruire la sua rivoluzione gentile e profonda del personaggio letterario più amato dagli italiani.
Il teatro è vita: trasmette vivide e sincere emozioni, sacrificio, stravolgimenti, dolori raccontando, indagando e rappresentando la complessità dell’animo umano in cui albergano contemporaneamente bellezza e malvagità allo stato primordiale.
“Il metodo Catalanotti” non è altro che una formidabile, accattivante, morbosa quanto affascinante summa dell’essenza e magia teatrale che può stravolgere la vita e soprattutto gli equilibri emotivi e psicologici sia dell’attore professionista quanto di quello amatoriale.
Il teatro è, da sempre, un coacervo di sentimenti forti e contrapposti che nascono e si alimentano all’interno di qualsiasi compagnia teatrale.
Il profondo studio e totale immedesimarsi in un personaggio può anche indurre un attore ad imprevedibili e conflittuali rapporti con i colleghi e soprattutto con il regista.
“Il metodo Catalanotti” rappresenta soprattutto il punto di non ritorno per Salvo Montalbano.
Infatti più che l’indagine vera e propria, ben costruita ma nel complesso prevedibile, il lettore segue con crescente curiosità, stupore e pathos, il vero giallo di questo romanzo: la scelta di vita che Salvo Montalbano è chiamato a compiere.
Il nostro Commissario deciderà di rimanere con l’amata Livia sulla vecchia e sicura strada o si farà travolgere dalla fulminea quanto travolgente passione incarnata dalla bella Antonia, giovane e tosta neo capo della scientifica?
Il lettore dimentichi le precedenti e classiche, poi rientrate, “sbandate romantiche” del Commissario.
“Il metodo Catalanotti” rappresenta un autentico bivio per il nostro protagonista, che mai avremmo immaginato di vivere e leggere con il cuore in gola fino all’ultima pagina del romanzo
Andrea Camilleri regala il più inaspettato e riuscito dei colpi di scena teatrali, costruendo un finale aperto quanto poetico che obbliga i milioni di fan non solo ad attendere il nuovo romanzo, ma anche ad interrogarsi lungamente che cosa sia significhi davvero la parola amore..

133) Chiamami con il Tuo Nome (Andrè Aciman)

“Chiamami con il tuo Nome “è un romanzo scritto da Andrè Aciman e pubblicato per la prima volta in Italia nel 2008 da Guanda Editore.

Sinossi:
Vent’anni fa, un’estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, il ragazzo aspetta come ogni anno “l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura”: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti. Anche Elio ne è irretito. I due condividono, oltre alle origini ebraiche, molte passioni: discutono di film, libri, fanno passeggiate e corse in bici. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. “Chiamami col tuo nome” è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una domanda che resta aperta finché Elio e Oliver si ritroveranno un giorno a confessare a sé stessi che “questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta”.
Recensione:
Ciao caro, come stai?
Tutto bene grazie. Tu?
Benissimo. Ho appena finito di leggere un libro meraviglioso. Conosci André Aciman?
André Aciman chi?
È un bravissimo scrittore
No mi dispiace, non so chi sia.
Ma come! Mi meraviglio di te. È l’autore del bellissimo romanzo “Chiamami con il tuo nome” in cui si racconta la tenera e commovente storia d’amore tra il giovane Elio ed il colto e fascinoso scrittore americano Elio. Davvero non l’hai letto?
No mi dispiace. Preferisco altri generi letterari.
Scusami ma non hai neanche visto l’ultimo film di Luca Guadagnino?
“Chiamami con il tuo nome” è tratto proprio da questo romanzo, con la sceneggiatura di James Ivory!
Ah scusami come no. Sono così sbadato. Il film è meraviglioso.
Gli attori sono stati bravi quanto belli. Ivory è un Maestro.
Hai ragione devo leggere assolutamente il romanzo. Che grave mancanza da parte mia! Grazie del consiglio, amico mio.
Figurati caro. Alla prossima

Questa breve ed immaginaria discussione tra due amici diversamente “radical chic”, non dovrebbe sorprendervi più di tanto.
Perché inutile girarci intorno se non fosse stato per il clamore mediatico cresciuto, negli ultimi mesi, in modo esponenziale e meritatamente attorno all’ultimo film di Luca Guadagnino. Oggi André Aciman sarebbe ancora un illustre “Carneade” per la maggioranza dei lettori italiani.
Non c’è nulla di cui vergognarsi, caro lettore.
Solamente i veri “topi da libreria” possono probabilmente vantarsi realmente d’aver letto “Chiamami con il tuo nome” nel 2008, che fu il romanzo d’esordio di Aciman e d’averne subito colto le potenzialità narrative, emozionali, suggestive e magari anche cinematografiche.
È inutile tentare raffronti tra il romanzo e il film di Guadagnino e soprattutto con il magistrale lavoro d’adattamento e scrittura compiuto da James Ivory.
Guadagnino ed Ivory, nei loro rispettivi ruoli, hanno avuto il fiuto, talento e sensibilità umana oltre che creativa di “succhiare” il meglio dal testo di Aciman, per trasformare un buon libro in un bellissimo film
“Chiamami con il tuo nome” è infatti un romance o se preferite un Young Adult sofisticato, elegante, intenso, autentico, in cui probabilmente è possibile cogliere cenni e riferimenti autobiografici dello stesso autore.
Però, fino a tre quarti del libro, emerge però nella scrittura un fastidioso compiacimento stilistico ed ostentata autoreferenzialità dell’autore trasmettendo paradossalmente freddezza e distacco nel lettore “medio”.
Elio ed Oliver vivono la loro appassionata e complessa storia fatta d’attrazione e rifiuti che se da una parte incuriosisce e colpisce dall’altra parte solamente in alcuni passaggi può davvero ritenersi universale sulla tematica del primo amore e sulla sessualità in generale.
Aciman aveva l’ambizione di raccontare una storia adatta per qualsiasi tipo di lettore, ma invece ben presto l’intreccio narrativo assume contorni e sfumature psicologiche ed emotive “digeribili” esclusivamente per un pubblico elitario quanto colto.
Gli ultimi capitoli si rivelano essere la parte più toccante, apprezzabile, diretta, priva di sovrastrutture e sofismi letterari in cui l’autore finalmente si “lascia andare” nel raccontare e mostrare come la vita dei due protagonisti siano cambiate dopo la loro infuocata e breve storia. Cambiamenti e rimpianti che conquistano ed emozionano fino in fondo qualsiasi cuore.
Non ci stupisce che Guadagnino abbia annunciato il sequel del film, avendone notato le grandi potenzialità drammaturgiche, esistenziali e soprattutto sentimentali.
“Chiamami con il tuo nome” non è romanzo leggero né tantomeno una lettura estiva, ma sicuramente ne vedremo tante copie in bella mostra sotto gli ombrelloni.
Perché in fondo vivere una estate come quella vissuta da Elio ed Oliver, resta il desiderio o sogno di ognuno di noi.

132) La Stanza Delle Meraviglie

Il biglietto da acquistare per “La stanza delle meraviglie” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“La Stanza delle Meraviglie” è un film di Todd Haynes. Con Oakes Fegley, Julianne Moore, Michelle Williams, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Tom Nooan. Titolo originale Wonderstruck. Avventura, 120′. USA 2017

Tratto dal libro “La stanza delle meraviglie” di Brian Selznick

Sinossi:

1977, Minnesota. Il dodicenne Ben è preda di un incubo ricorrente in cui viene inseguito da un branco di lupi. Una notte, cercando tra gli oggetti della madre, trova il vecchio catalogo di una mostra newyorkese sulle origini dei musei: i cosiddetti gabinetti delle meraviglie. C’è anche un biglietto, dentro, con l’indicazione di una libreria. E poi c’è un fulmine, che entra dal cavo del telefono e cambia la vita di Ben. 1927, New Jersey. Rose è una ragazzina che vive sola con il padre, isolata per via della sua sordità. La anima una grande passione per un’attrice, una diva del muto, di cui colleziona ogni notizia. Ben e Rose, a distanza di tempo, compieranno lo stesso avventuroso viaggio attraverso New York, guidati dal comune bisogno di conoscere il loro posto nel mondo.

Recensione:

Chi l’ha detto che le favole, oggi, non piacciono più e che il mondo è avvolto da un impenetrabile mantello di cinismo? Todd Haynes spiazza i suoi numerosi fan con un film – presentato in concorso a Cannes 70 – sulla carta ben lontano dalla sua idea di cinema, ispirato a un romanzo molto apprezzato tra i giovani.

Il regista, mai come questa volta, dimostra, oltre a una buona dose di coraggio o incoscienza, a seconda di come vogliate chiamarla, un quid artistico che lo distingue da molto suoi colleghi. “La stanza delle meraviglie”, per come è stato ideato, scritto e messo in scena, potremmo definirlo una favola moderna.

Lo spettatore segue in modo alternato le vicende di Rose e Ben, cronologicamente distanti 50 anni, le prime ambientate nel 1927, le seconde nel 1977. Nonostante i due ragazzi sembrino non avere niente in comune, e vivano le rispettive ricerche in epoche diverse, vengono misteriosamente spinti l’uno verso l’altra.

Rose si muove in una New York in bianco e nero; Ben sgomita e cerca indizi nella stessa città, ma a colori. La scelta di Todd Haynes di differenziare il mondo dei protagonisti con l’uso o meno del colore si rivela felice e funzionale alla godibilità della storia.

Questa visione cromatica, insieme a una bella colonna sonora, permette di creare un sincero e intenso legame tra i personaggi e il pubblico. continua su

http://paroleacolori.com/la-stanza-delle-meraviglie-favola-moderna-di-todd-haynes/

129) Una Storia Quasi Vera (Cetti Allegra Bandinelli)


“Una storia quasi vera” è un romanzo di Cetti Allegra Bandinelli, pubblicato a marzo 2018 da Nicomp Laboratorio Editoriale.

Sinossi:
A chi non è capitato di confidare i propri più intimi segreti ad un perfetto sconosciuto magari su un treno o durante un viaggio con la sensazione finalmente di potere parlare a un essere umano senza essere giudicato? La “empatia” tra le persone nella nostra epoca di robot senza anima è una dimensione sempre più trascurata e, a volte, anche nelle migliori famiglie, le piccole incomprensioni quotidiane rendono le vite dei congiunti come “parallele” che si sostengono a vicenda ma che mantengono un incolmabile distacco. È in questo contesto che la protagonista del romanzo ormai presa dal suo mondo di doveri e routine comincia a rivedere sé stessa come da una finestra squarciata, grazie all’incontro con un misterioso signore del Villino, in una Firenze antica, struggente e dimenticata.
Recensione:
Il più delle volte i romanzi nascono da un desiderio catartico ed esigenza liberatoria dell’autore piuttosto che da una vera urgenza creativa.
Ciò nonostante questi libri risultano, al severo giudizio del volubile lettore, i più belli, sinceri e coinvolgenti da leggere.
Scrivere è, senza un dubbio, un dono, un talento, una creatività che non tutti posseggono, nonostante il proliferare costante d’aspiranti scrittori con pseudo romanzi.
Ma la scrittura essendo anche un Arte Democratica concede a tutti una possibilità, anche a costo, di svilire sé stessa ed il proprio fascino.
Esiste però una profonda e netta differenza tra un vero scrittore ed uno “per caso”.
Il primo riversa in ogni suo scritto oltre tutti i sui talenti, un pezzo della propria anima, cuore ed esperienza di vita.
Il lettore percepisce fin dalla prima pagina se un libro è veramente autentico nel raccontare i dolori, le lacrime ed il travaglio esistenziale dell’autore.
“Una storia quasi vera” di Cetti Allegra Bandinelli rientra assolutamente in questa preziosa ed esclusiva categoria.
“Una storia quasi vera” è un romanzo toccante, profondo, sincero, malinconico in cui l’autrice riversa gran parte della propria inquietudine, sofferenza e dolore senza mai eccedere in passaggi retorici e melensi.
“Una storia quasi vera” è un titolo quanto mai azzeccato nell’avvertire e preparare il lettore ad una lettura intesa, unica ed avvolgente.
“Una storia quasi vera” è il racconto di un’imprevista quanto profonda amicizia tra due persone sole e soprattutto bisognose d’attenzione, affetto e soprattutto d’ascolto in passaggio delicato e travagliato delle rispettive esistenze.
Il lettore segue con crescente tenerezza, emozione e coinvolgimento l’evoluzione di questo rapporto amicale che ben presto diventa per entrambi nell’opportunità di poter fare un sincero e franco bilancio delle scelte compiute nel corso della vita.
A volte la parola ed il sorriso di una persona estranea può risultare più efficace e risolutivo di una presenza costante ma sterile del tuo partner o amico.
Cetti Allegra Bandinelli regala al lettore una lettura intensa, potente ed appassionata alternando, con disinvoltura ed efficacia uno stile semplice e chiaro ad altri passaggi di grande spessore linguistico e letterario.
“Una storia quasi vera” conquisterà il lettore “costringendolo” a divorare il romanzo in poche ore e facendo soprattutto tesoro del saggio e sentito consiglio del vecchio proprietario del villino di via del Gelsomino.
“…Soprattutto cerchi anche di essere felice, qualche volta ci è concesso”

120) L’Università del crimine (Petros Markaris)

“L’Università del crimine” è un romanzo scritto da Petros Markaris e pubblicato da “La Nave di Teseo” nell’Aprile 2018.

Sinossi:
Una notizia improvvisa scuote il commissariato di Kostas Charitos: il direttore Ghikas va in pensione e lascia proprio a Charitos il comando temporaneo della Centrale di polizia di Atene. Ma il commissario più famoso di Grecia non ha tempo di festeggiare la promozione. Viene infatti ucciso il ministro per le Riforme: nella rivendicazione si legge che il politico, già stimato professore universitario, è stato ucciso perché ha tradito la sua missione di docente per fare carriera politica, venendo così meno ai suoi doveri verso gli studenti. L’aria in città è tesa, ma Charitos e l’amata moglie Adriana assaporano una nuova felicità perché la figlia Caterina li renderà presto nonni, così si rilassano frequentando tre nuove amiche dalla simpatia irresistibile, conosciute durante una vacanza in Epiro. Qualche giorno dopo viene ucciso con un’iniezione letale un altro ministro, ex docente anch’egli. Quando spunta il cadavere di un terzo professore, la situazione sembra andare fuori controllo: il governo chiede un’immediata svolta alle indagini che, tuttavia, continuano a brancolare nel buio. Kostas Charitos deve abituarsi in fretta alle responsabilità del suo nuovo ruolo per venire a capo di un intrigo tra politica e università che lo vede coinvolto in prima persona, un gioco pericoloso in cui nulla è come appare.
Recensione:
Il sapere, la conoscenza, lo studio sono gli strumenti a disposizione dell’uomo per diventare una persona migliore.
Una società istruita, colta e consapevole sarà certamente una società meno conflittuale, egoistica ed avida di potere.
Sono concetti e principi, sulla carta, assolutamente condivisibili, ma non pronunciateli, a voce alta e soprattutto alla presenza dello scrittore Petros Markaris. Quest’ultimo potrebbe avere una reazione molto brusca e poco intellettuale.
La nuova indagine del commissario Kostas Charistos infatti non è altro che un saggio critico e spietato del sistema universitario greco, sotto le mentite spoglie, di un anomalo thriller.
Charistos si ritrova a dover indagare sugli omicidi di tre illustri professori universitari “rei”, secondo i misteriosi quanto colti assassini, d’aver tradito la nobile causa universitaria in favore della corrotta politica.
Tre Professori accusati d’ “Alto Tradimento” culturale, giustiziati utilizzando le loro debolezze umane ed intime.
Gli assassini agiscono nella “folle” convinzione di dare un messaggio chiaro e forte: L’Università non è un porto di mare né un albergo in cui andare e tornare, a seconda degli interessi e convenienze.
Petros Markaris punta il dito contro il malcostume dei professori greci di farsi sedurre dalla politica abbandonando i propri studenti e soprattutto l’Università, sempre più povera e decadente, sotto ogni punto di vista
Il lettore italiano leggendo questo romanzo non potrà non sorridere amaro, assistendo alle convulse ore per la controversa nascita di governo guidato prof Conte e sui presunti diktat sul nome del professore Savona come possibile ministro dell’Economia.
“L’Università del Crimine” è un saggio divenuto thriller nel voler conferire maggiore forza, pathos e teatralità all’impianto accusatorio costruito da Markaris nei confronti dell’élite universitaria.
Markaris non perdona il tradimento culturale ed etico compiuto da numerosi studiosi e professori, attratti fatalmente dalla Politica nelle vesti di una novella Circe.
Un passaggio del colloquio tra il commissario Charistos e Seferoglou, vecchio professore universitario greco in pensione, rivela ed evidenzia più d’altri la vera e profonda essenza drammaturgica e sociologica del romanzo ideato e poi messo in scena in modo acuto e magistrale da Markaris.
“…Forse lei mi può spiegare quel che sto cercando di capire e che nessuno, fino a questo momento, è riuscito spiegarmi. Com’è possibile che un uomo che ha passato tutta la vita all’università, tra lezioni e lavoro intellettuale, abbandoni studenti e colleghi, cancelli tutto per l’ambizione di diventare ministro?…
.. Ai giorni nostri non esistono più gli studiosi. Ci sono rimasti gli intellettuali”
“E che differenza c’è?”
Gli studiosi sono uomini e donne che vivono nelle biblioteche, studiano e producono lavoro scientifico. Gli intellettuali sono specialisti in generalizzazioni e, soprattutto sono convinti di possedere un sapere esteso a tutto lo scibile umano.
Gli studiosi hanno conoscenze; gli intellettuali hanno opinioni che amano esprimere in ogni occasione…Non ci sono più studiosi, così come non ci sono più professori d’università…
…Esistono universitari, come esistono commercialisti, bancari, poliziotti come lei…I professori d’università sono stati assimilati agli universitari in generale, come gli studiosi agli intellettuali. Il cerchio si è chiuso”

Le amare e lucide parole dell’immaginario professore rappresentano la delusione e soprattutto il pessimismo dell’autore sul futuro Grecia e soprattutto dell’inadeguatezza di chi aspira a diventarne classe dirigente.
Una rabbiosa rassegnazione diffusa e comune, purtroppo. anche tra gli altri cittadini europei.

102) Sara al Tramonto (Maurizio De Giovanni)

“Sara al Tramonto” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato da Rizzoli Editore nell’Aprile 2018.

Sinossi:
Sara non vuole esistere. Il suo dono è l’invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla. Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.
Recensione:
Esistono dei rari e precisi momenti che possono cambiare, sconvolgere, resettare la vita di una persona.
Tali eventi possono essere positivi o negativi, ma in ogni caso niente sarà più come prima.
Un amore unico, travolgente, intenso ha cambiato l’esistenza di Sara Morozzi, all’epoca giovane e brillante agente e felice moglie e madre di un bambino piccolo, facendole compiere una scelta dolorosa e rischiosa, di cui non si è mai pentita.
Così è successo a Sara, quando si innamorò perdutamente , al primo sguardo di Massimiliano, suo superiore.
Sara abbandonò bruscamente la famiglia, rimanendo accanto all’amato Massimiliano fino alla sua tragica morte, avvenuta dopo una lunga e dolorosa malattia.
La morte di Massimiliano ha devastato emotivamente e fisicamente Sara, facendola diventare, apparentemente una malinconica ed anonima pensionata.
La donna trascorre le proprie giornate al parco in attesa di combattere, nelle notti insonni, il lacerante dolore per la sua perdita.
Sara però ha ancora un motivo per rimanere ancorata alla vita: Viola, una giovane e bella fotografa incinta di suo figlio Giorgio, mai più visto dalla donna  e deceduto improvvisamente.
Le due donne si incontrano ogni giorno al tramonto in un parco di Napoli, cercando in quest’inedita e forzata amicizia, la forza per guardare con più ottimismo al futuro.
Sara ha un talento unico nell’osservare e decifrare da lontano le persone studiandone la postura, i gesti ed i labiali.
Un talento che Sara aveva giurato di non utilizzare più, fino a quando Teresa Pandolfi detta “La Bionda”, sua vecchia ed ex collega le chiede di tornare “in servizio” per un caso asso delicato e controverso: salvare la vita di una bambina, figlia di un’assassina, reo confessa del proprio padre.
“Sara al Tramonto” è un romanzo psicologico, intimistico, catartico piuttosto che un giallo.

L’indagine poliziesca è utilizzatà solamente come cornice o pretesto narrativo,  paradossalmente risultando la parte meno convincente della storia.
Maurizio De Giovanni con la consueta sensibilità, umanità e talento crea il nuovo personaggio di Sara ,che in qualche modo potremmo definire l’alter ego femminile del Commissario Ricciardi, con un ‘importante e sostanziale differenza .
Sara ha conosciuto l’amore profondo e totale e solamente nell’impossibilità d’elaborare lutto , la sua vita è scandita dalla malinconia e solitudine.
Sara Marozzi è una donna coraggiosa, forte, determinata che non ha mai rimpianto le proprie scelte. Conoscendo e poi amando Massimiliano è rinata emotivamente e come donna. Il lettore imparerà ad apprezzare i silenzi, gli sguardi di Sara ,condividendone il travaglio esistenziale e la capacità amare senza sé e senza ma.
“Sara al Tramonto” segna probabilmente l’inizio di una nuova serie di successo con una donna protagonista, caso raro nel panorama editoriale italiano, capace di trasmettere emozioni, colpi scena e riflessioni sulle conseguenze di una scelta amorosa coraggiosa quanto difficile e come sia possibile rialzarsi grazie all’aiuto inaspettato ed efficace di una nuora e di un poliziotto scorbutico quanto romantico.

87) Un Ragazzo Normale (Lorenzo Marone)

“Un Ragazzo Normale” è un romanzo scritto da Lorenzo Marone e pubblicato da Feltrinelli Editore nel febbraio 2018.
Sinossi:
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karate Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere.
Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni.
Nel 1985, l’anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul grande balcone all’ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un’agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male.
Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de “Il Mattino” che cadrà vittima della camorra proprio quell’anno e davanti a quel palazzo.
Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel piccolo mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l’importanza dell’amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole.
Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni restano.

Recensione;
Chi sono i supereroi? Che cosa significa essere un supereroe?
Quali dovrebbero essere i veri modelli di riferimento per le generazioni d’oggi?
Viviamo un ‘ epoca storica in cui un ragazzo concepisce l’eroismo solo tramite la visione di un film della Marvel oppure nella vita reale applaudendo le gesta o le parole di un calciatore od al massimo d’un improvvisato YouTubers.

Probabilmente siamo stati noi stessi ad aver contribuito a generare questo perverso cortocircuito simbolico oltre che linguistico sulla vera essenza e forma di un eroe.
Siamo un Paese dove un giovane aspirante giornalista di 25 anni, diventa tragicamente un eroe, solamente perché nell’iniziare la propria carriera decide di scrivere scomodi quanti efficaci articoli sulla camorra.
Un ‘onesta intellettuale e professionale, quella di Giancarlo Siani, pagata con la propria vita.
Giancarlo Siani cosi chiamava, un ragazzo come tanti, che scriveva articoli per il Mattino di Napoli sperando, un giorno, di diventare un giornalista professionista.
Il 23 settembre del 1985 Giancarlo fu vittima di un vile agguato a pochi metri da casa sua, “colpevole” agli occhi della camorra d’aver scritto dei fastidiosi articoli sulle loro attività criminali
Lorenzo Marone ha voluto ricordare ed omaggiare la figura di Giancarlo Siani, decidendo però di costruire il suo nuovo romanzo “Un Ragazzo Normale”, “mescolando” realtà e finzione.
Un escamotage drammaturgico, in vero non originale, avendolo già utilizzato solamente qualche anno fa Alessandro D’Avenia con il suo libro “Ciò che Inferno non è ”, con il medesimo scopo di ricordare un’altra vittima di mafia: Don Pino Puglisi.
“Un Ragazzo Normale” è narrativamente e strutturalmente impostata e raccontata al lettore da una parte come una sorta “Stand by me” e dall’altra nella modalità di “coming age” ambientato nel 1985 a Napoli, con protagonista l’adolescente Domenico, detto “Mimi”. Un ragazzo atipico rispetto ai suoi coetanei, desideroso di leggere libri, di conoscere nuove e diverse parole e con l’ambizione di migliorare studiando la propria condizione sociale e culturale,
Mimi utilizza già linguaggio forbito sbalordendo i suoi coetanei e soprattutto la sua umile quanto dignitosa famiglia che vive in un alloggio destinato al portiere.
Mimi avverte dentro di sé la voglia oltre il desiderio d’andare oltre il proprio destino familiare e di compiere atti straordinari nella propria vita, come gli eroi dei suoi amati fumetti,
Mimi cerca altresì un modello, un mentore a cui ispirarsi per intraprendere la sua personale formazione da eroe, decidendo così “d’investire” di questo delicato incarico nientemeno che Giancarlo Siani, suo vicino di casa.
“Un Ragazzo Normale” diventa così la storia di una breve, toccante e divertente amicizia tra Mimi e Giancarlo, con il secondo, dapprima riluttante e poi divertito, nell’assumersi anche “la responsabilità” di spiegare il senso della vita al nostro giovane protagonista.
“Le cose, Mimì, possono cambiarle solo gli uomini. Il Male viene dagli uomini e solo gli uomini possono combatterlo. Più che Eroi, c’è bisogno di gente che ci creda, persone che aspirino a cambiare le cose in meglio”
E poi come riuscire a conquistare l’attenzione e poi il cuore dell’amata ed inarrivabile Viola
“L’Amore è l’unica cosa che ci permette di vincere la morte…”
Ispirando a Mimi, la dedica forse più bella che si possa scrivere nel donare a Viola una cassetta di Vasco Rossi
“Se fossi un supereroe, la mia unica missione sarebbe proteggerti”.
“Un Ragazzo Normale” racconta al lettore la bellezza e l’orrore della vita nell’arco di pochi caratterizzata purtroppo dalla conclusione dell’età dell’innocenza da parte di Mimì nella parte finale del romanzo.
Mimi diventa adulto assistendo impotente all’assassinio del suo supereroe Giancarlo, e nello stesso tempo sarà questo luttuoso evento ad indicargli il suo percorso di vita, ispirato dalle parole e dalla frequentazione di Giancarlo.
“Perché un supereroe è tale non tanto per i suoi straordinari talenti quanto nella capacità d’ascoltare veramente il prossimo e d’essergli vicino nei momenti decisivi della vita”. Parole semplici quanto potenti dette da un ragazzo normale quanto unico: Giancarlo Siani.

85) Mio Caro Serial Killer ( Alicia Gimènez Bartlett)

“Mio caro serial Killer” è un romanzo scritto da Alicia Gimènez -Bartlett e pubblicato da Sellerio Editore nell’Aprile 2018.

Sinossi:
Morte, follia, solitudine in una storia nera che racconta la Spagna di oggi. La nuova attesissima avventura di Petra Delicado, l’ispettrice con più carattere e intelligenza del romanzo giallo contemporaneo.

Recensione:
Quando ci innamoriamo, ammettiamolo, siamo capaci di compiere atti irrazionali, impensabili ed in alcuni casi anche tragici.
Si può amare fin a morire come altresì impazzire per colpa dell’amore
Un pazzo d’amore fa meno paura di una persona afflitta da un disturbo mentale?
Una cronica solitudine sentimentale può essere vista come l’anticamera di un disagio mentale?
Stai sereno, caro lettore, non voglio tediarti con le mie elucubrazioni mediche/sentimentali, quanto però avvisarti che la nuova indagine della tosta e brillante ispettrice Petra Delicado sarà molto diversa rispetto alle precedenti.
Infatti Alicia Gimènez -Bartlett con “Mio caro Serial Killer” ha deciso coraggiosamente d’affrontare e soprattutto di cimentarsi su due tematiche quanto mai delicate e attuali nella nostra società: la salute mentale e l’involuzione e degenerazione del corteggiamento in questo nuovo millennio.
“Mio Caro Serial Killer” racconta quanto possa rivelarsi difficile se non impossibile per una donna di mezz’età, rimasta vedova o single per scelta, trovare un compagno con cui condividere dei piacevoli momenti anche sessuali, senza dover obbligatoriamente formalizzare e definire il rapporto.
I giovani, ormai incapaci di relazionarsi dal vivo. si affidano ai social network o al costante “fiorire” di app specializzate nel “mordi e fuggi sentimentale”,
Quelli più “vecchi” o comunque meno smaliziati con la tecnologia si affidano alla “professionalità” di pseudo agenzie d’incontri, che non fanno altro che “lucrare” sulla solitudine di queste persone.
Petra Delicado e il suo fedele collega ed amico Fermin Garzon saranno costretti, assai riluttanti, a collaborare con Roberto Fraile, giovane e scrupoloso ispettore della Polizia Autonoma della Catalogna(Mossos), nella difficile e misteriosa risoluzione di una serie d’omicidi per mano di un possibile serial killer.
Un pericoloso psicopatico sta terrorizzando la città di Barcellona, uccidendo in modo cruento e violento donne di mezz’età e non, tutte accomunate d’essere state cliente della stessa agenzia d’incontri.
Perché tanta ferocia da parte dell’assassino? Si tratta davvero di un serial killer?
“Mio caro serial Killer” è un romanzo cruento quanto malinconico in cui la Gimenez evidenzia quanto pur vivendo nell’era dei social e dell’effimera apparenza, una persona possa sentirsi sola e vittima di predatori ed imbroglioni.
“Mio caro serial Killer” è anche però il felice e riuscito battessimo di un inedito quanto bizzarro trio investigativo, che dopo un iniziale diffidenza e freddezza umana, riesce a trovare il modo di lavorare insieme alternando momenti di leggerezza ad altri di grande tensione e coinvolgimento a livello di crime.
Roberto è un poliziotto instancabile, ma ben presto il lettore si renderà conto che il suo essere caterpillar non è animato dal desiderio di visibilità e prestigio quanto piuttosto dalla necessità d’usare il proprio lavoro come “anestetico” contro il doloroso segreto che affligge la propria sfera privata.
“Mio Caro serial Killer” seppure sia nel complesso una lettura godibile, fluida, avvincente ed incalzante, presenta più di una perplessità sia a livello strutturale che nell’intreccio narrativo.
Il lettore rischia più volte di perdere il filo rosso della storia dovendo seguire delle “micro storie” che alla fine risultano forzate ed in parte superflue.
Come invece sarebbe stato più interessante approfondire drammaturgicamente la parte più intima e privata della vita dell’ispettore Roberto, offrendo maggiori emozioni e punti di riflessione al lettore.
Alicia Gimenez propone, nella parte finale, la propria versione di “il delitto perfetto” mescolando forse con eccessiva disinvoltura da una parte la creatività di Alfred Hitchcock, e dall’altra il metodo del confronto all’americana nell’ inchiodare gli assassini all’ultimo e decisivo interrogatorio.
“Mio caro serial killer” è quel genere di romanzo giallo che una volta terminato , spingerà il lettore a riflettere come l’amore possa essere allo stesso tempo fonte di gioia quanto di indicibile violenza e sofferenza.

77) Charley Thompson – Lean on Pete

Il biglietto da acquistare per “Charley Thompson” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Charley Thompsono /Lean on Pete” è un film di Andrew Haigh. Con Charlie Plummer, Travis Fimmel, Steve Zahn, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Thomas Mann, Amy Seimetz. Drammatico, 121’. Gran Bretagna, 2017

Tratto dal romanzo “La ballata di Charley Thompson” di Willy Vlautin

Sinossi:

Charlie è un adolescente che non ha mai conosciuto sua madre e che vive con il padre. Poco distante dalla loro nuova abitazione scopre la presenza di un maneggio ed entra in contatto con Del Montgomery, un non più giovane proprietario e allenatore di cavalli che fa correre ovunque sia possibile guadagnare qualcosa. Charlie diventa il suo aiutante e si affezione a un cavallo, Lean On Pete, veloce nella corsa ma progressivamente affetto da disturbi che spingono Del a venderlo perché venga soppresso. Charlie non può accettare passivamente questa decisione.

Recensione :

Fino a oggi se aveste voluto indicare una persona sfortunata, colpita a più riprese dal crudele destino attraverso un personaggio letterario probabilmente avreste l’avreste paragonata alla piccola fiammiferaia o di David Copperfield.

Ebbene, cari lettori, da oggi siete autorizzati a fare anche una dotta citazione cinematografica, usando il nome di Charlie Thompson, protagonista del film omonimo di Andrew Haigh, presentato in concorso a Venezia 74.

Se sul piano tecnico e visivo la pellicola rientra nel genere road movie, analizzando con attenzione la sceneggiatura si nota come l’obiettivo fosse raccontare un viaggio interiore, scandito da una discesa continua e feroce verso la sofferenza, il dolore e l’abbrutimento.

“Charley Thompson” può anche essere visto come una versione 2.0 di “Into the Wild” e “Wild”, solo che in questo caso il protagonista non cerca risposte o nuovi stimoli in Madre Natura, semmai vi trova ostacoli e difficoltà, anche se mai veramente pericolosi.

Il maggiore limite della pellicola è di perdere via via la sua identità, confondendo lo spettatore su quale sia il suo vero messaggio. Gli sceneggiatori hanno voluto mettere un po’ troppa carne al fuoco, spaziando nei temi dal rapporto padre/figlio all’amicizia uomo/animale fino alla maturazione attraverso la sofferenza, non riuscendo però a legare il tutto in maniera convincente. continua su

http://paroleacolori.com/charley-thompson-la-storia-di-insolita-amicizia-america-moderna/