147) L’Albero Del Vicino

Il biglietto d’acquistare per “L’Albero del Vicino” è: Ridotto.

“L’Albero del Vicino” è un film del 2017 diretto da Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, scritto da Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, Huldar Breidfjord, con : Steinþór Hróar Steinþórsson, Edda Björgvinsdóttir, Porsteinn Bachmann, Selma Björnsdóttir, Dóra Jóhannsdóttir.
Sinossi:
Agnes (Lára Jóhanna Jónsdóttir) e Atli (Steinþór Hróar Steinþórsson) sono una giovane coppia con una bambina. A seguito della scoperta di un suo tradimento, la moglie caccia di casa Atli, imponendogli di non vedere più la figlia. L’uomo si trasferisce così a casa degli eccentrici genitori, Inga (Edda Björgvinsdóttir) e Baldvin (Sigurður Sigurjónsson), dove trova però una situazione ancora più tesa. Da una banale disputa su un albero, che fa ombra al giardino dei vicini, nasce un clima di crescente tensione e sospetto, che trascina ben presto i protagonisti in un vortice di odio e violenza. Mentre Atli lotta per ottenere il diritto di vedere la figlia, la lite con i vicini si intensifica: la proprietà subisce danni, animali scompaiono nel nulla, vengono installate telecamere di sicurezza e gira voce che il vicino sia stato visto con una motosega in mano.

Recensione:
La storia ci insegna, purtroppo, quanto sia sufficiente un pretesto, un piccolo incidente, una provocazione per scatenare tra due persone un drammatico e spesso tragico conflitto se non addirittura dare il via anche ad un conflitto mondiale.
L’uomo è capace di compiere atti di straordinaria gentilezza ed altruismo ed allo stesso tempo può essere responsabile di gesti e azioni orribili quanto feroci.
È più “facile” e “semplice” discutere, litigare, venire alle mani con uno sconosciuto, con il tuo vicino di casa piuttosto che cercare la via del dialogo, dell’ascolto e del compromesso.
Viviamo un ‘epoca caratterizzata dall’egoismo ed invidia e dove la parola “condivisione” ha assunto un significato narcisistico e commerciale, perdendo l’originale valore positivo, religioso e pacificatorio.
“L’Albero del vicino” di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, presento nella sezione Orizzonti di Venezia 74 e candidato all’Oscar come miglior film straniero dall’Islanda, è un magistrale, angosciante, cupo e riuscito affresco dell’involuzione sociale, culturale ed emotiva che sta colpendo la nostra società.
Un banale e comune disputa tra vicini per la potatura di un albergo, nella pacifica città islandese di Reykjavik, si tramuta ben presto in una crescente spirale d’odio e violenza, lasciando stupefatto e sconvolto lo spettatore.
“L’albero del vicino” è una storia d’ordinaria follia in chiave islandese ma che contiene un respiro narrativo ed emotivo universale imponendo allo spettatore un duro esame di coscienza in che modo si relaziona ogni giorno con il prossimo e quante volte faccia prevalere l’istinto sulla razionalità.
“L’albero del vicino” mostra in modo efficace, profondo e preoccupante come per futili motivi un uomo possa toccare vette inaudite di follia e cattiveria.
I due sceneggiatori firmano una storia semplice, lineare quanto potente ed urgente gettando le basi per una storia intensa, ricca di sfumature psicologiche e colpi di scena e caratterizzata da un crescente ritmo e pathos narrativo. continua su

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124) Diva!

“Diva!” è un film di Francesco Patierno. Con Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia D’Amico, Greta Scarano, Isabella Ferrari, Carlotta Catoli, Anna Foglietta,  Michele Riondino Documentario, 75′. Italia, 2017

Sinossi:

Nata il 1° gennaio 1923 a Milano, Valentina Cortese è una delle pochissime star nostrane ad essere approdata a Hollywood e ad aver conosciuto splendori e stravaganze dello studio system. Lo ha fatto con successo, alla fine degli anni Quaranta, in fuga da una realtà che le stava troppo stretta, sposando nel ’51 l’attore Richard Baseheart, per poi tornare in Italia e, grazie al sodalizio con Giorgio Strehler, diventare anche un’icona del teatro (ambito «dove tutto è possibile»)

Recensione:

Nel panorama cinematografico internazionale odierno c’è un’attrice che può definirsi diva? Attento, caro lettore, per fregiarsi del titolo non bastano popolarità, talento e bellezza. Perché il divismo è uno status che ha più a che vedere con l’innata capacità di catturare l’attenzione, sempre e comunque.

Detto questo, pochi di voi sapranno chi sia Valentina Cortese. Io stesso, lo confesso, ho dovuto documentarmi, per scoprire che la Cortese, originaria di Stresa, con Alisa Valli e Anna Magnani è stata una delle attrici di punta del cinema italiano negli anni ’40.

Il suo primo ruolo importante fu quello di Lisabetta nel film “La cena delle beffe” di Alessandro Blasetti (1942). Il 1948 è l’anno della consacrazione, con la firma di un importante con la 20th Century Fox. Per la sua carriera si rivelerà fondamentale l’incontro con Giorgio Strehler che le aprì le porte della recitazione teatrale.

Il regista Francesco Patierno, affascinato dalla personalità e dal carisma della donna prima ancora che dell’attrice, ha realizzato con il suo “Diva!”, presentato alla Biennale 2017, un omaggio e allo stesso tempo un documento per i posteri.

Piuttosto che un biopic classico, il film è la messa in scena sotto forma di reading teatrale del libro autobiografico della Cortese. Un progetto folle, che vede la partecipazione di otto grandi attrici italiane e un solo uomo, Michele Riondino.

Il regista ha rimarcato anche in conferenza stampa la scelta di non seguire un ordine cronologico nel raccontare la vita privata e professionale della diva, preferendo un continuo elastico temporale. Si inizia dai ricordi sul set con Truffaut, dove la protagonista è rievocata da Isabella Ferrari, per passare agli amori sofferti e tormentati con Barbara Bobulova e ai contrasti con la madre con Greta Scarano. continua su

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112) Il Dubbio -Un Caso di Coscienza ( 2 Recensione)

Il biglietto da acquistare per “Il dubbio – Un caso di coscienza” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Il dubbio – Un caso di coscienza” è un film di Vahid Jalilvand. Con Navid Mohammadzadeh, Amir Aghaee, Hediyeh Tehrani, Zakieh Behbahani, Saeed Dakh. Drammatico, 104′. Iran, 2017

Sinossi:

Kaveh Nariman è un medico legale che lavora in obitorio. Una sera investe accidentalmente con la sua auto una famiglia che viaggia in moto. Il bambino cade e batte la testa in modo apparentemente privo di conseguenze. A distanza di poche ore arriverà il suo cadavere. La diagnosi dell’autopsia parla di avvelenamento ma il medico ha il dubbio che la causa possa addebitarsi all’incidente. Avrà il coraggio di chiarire la situazione?

Recensione:

I non credenti accusano la Chiesa cattolica di aver esercitato, nel corso dei secoli, un opprimente dominio sui fedeli, utilizzando il senso di colpa scaturito dal peccato originale come un’arma di controllo.

Eppure a tutti – credenti e non – sarà capitato almeno una volta di doversi confrontare con la propria coscienza. Perché i nodi vengono sempre al pettine, gli errori si pagano, non c’è modo di sfuggire in eterno.

“Il dubbio – Un caso di coscienza” di Vahid Jalilvand, presentato nella sezione Orizzonti della Biennale di Venezia 2017 dove si è aggiudicato il premio per la miglior regia e il miglior attore protagonista (Mohammadzadeh), racconta in modo crudo, diretto, efficace la tragica quanto paradossale storia di due uomini diversi per cultura, estrazione sociale e carattere, accomunati e travolti da un terribile senso di colpa.

A provocarlo la morte di un bambino in un incidente. Il dottor Kaveh Nariman (Agha’ee), uomo e medico coscienzioso, ritiene di aver commesso un grave atto di negligenza la notte dell’incidente; il padre del piccolo, Moosa, di essere responsabile a sua volta. continua su

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111) Il Dubbio -Un Caso di Coscienza

Il biglietto d’acquistare per “Il dubbio-un caso di coscienza” è: Di pomeriggio (Con Riserva)

“Il dubbio-un caso di coscienza” è un film del 2017 diretto da Vahid Jalilvand, scritto da Vahid Jalilvand, Alì Zarnegar, con : Navid Mohammadzadeh, Amir Aghaee, Hediyeh Tehrani, Zakieh Behbahani, Saeed Dakh, Alireza Ostadi.
Sinossi:
Il dottor Narima, anatomo-patologo, un uomo virtuoso e di solidi principi, ha un incidente con un motociclista e la sua famiglia, in cui ferisce un bambino di otto anni. Si offre di portare il bambino in una clinica vicina, ma il padre rifiuta il suo aiuto come il suo denaro. Alcuni giorni dopo, il Dottor Narima scopre che lo stesso bambino è stato portato nello stesso ospedale in cui lui lavora per un’autopsia per morte sospetta. Nariman deve affrontare un dilemma: è lui il responsabile della morte del piccolo a causa dell’incidente o la morte è dovuta a un avvelenamento da cibo, come sostiene la diagnosi degli altri medici?
Recensione :
Quanto è difficile, delicato, complesso confessare la verità?
La verità rende liberi recitano le sacre scritture.
Ma quale uomo sarebbe disposto a “praticarla”, consapevole di sicure e disastrose conseguenze personali e professionali?
“Un dubbio.un caso di coscienza” racconta la crisi morale ed esistenziale di due uomini costretti, per motivi diversi ed opposti, a dover fare i conti con la propria coscienza.
Il Dottor Narima è un ottimo e scrupolosi medico oltre che un uomo perbene, eppure nel timore di ricevere una multa per non aver rinnovato l’assicurazione dell’auto non chiama la polizia stradale e soprattutto non obbliga Moosa, il padre del bambino ferito, a sottoporre il figlio ad ulteriori accertamenti nell’ ospedale più vicino.
Il giorno dopo, scopriamo tragicamente il bambino è morto.
Il suo corpo è stato infatti portato all’ospedale, dove lavora Narima,
Perché è morto il bambino? Di chi è la colpa? Il primo referto dell’autopsia certifica l’avvelenamento da botolino escludendo ogni forma di trauma.
Una verità che devasta Moosa, responsabile d’aver fatto mangiare dei polli avariati alla propria famiglia.
Moosa reagisce con rabbia e disperazione vendicandosi dell’uomo dei polli, picchiandolo quasi mortalmente.In pochi giorni la vita di Moosa è distrutta: ha perso un figlio, sua moglie lo ritiene responsabile ed è rinchiuso in carcere con l’accusa di tentato omicidio.
Ma anche la vita di Narima non sarà più la stessa. L’uomo si sente responsabile della morte del bambino, nonostante l’autopsia certifichi il contrario.
Narima sente d’essere venuto meno ai suoi doveri di medico ed ai propri principi d’uomo.
Lo spettatore assiste al disfacimento esistenziale dei due protagonisti schiacciati da di rispettivi sensi colpa , senza che niente e nessuno possa fermarli. continua su

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108) Manuel

Il biglietto da acquistare per “Manuel” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Manuel” è un film di Dario Albertini. Con Andrea Lattanzi, Francesca Antonelli, Renato Scarpa, Giulia Elettra Gorietti, Raffaella Rea. Drammatico, 98′. Italia, 2017

Sinossi:

Manuel (Lattanzi), al compimento dei diciotto anni esce dall’istituto per minori privi di un sostegno familiare e deve reinserirsi in un mondo da cui è stato a lungo lontano. Sua madre, che è in carcere, può sperare di ottenere gli arresti domiciliari solo se lui accetta di prenderla in carico. Si tratta di una responsabilità non di poco conto.

Recensione :

In Italia un ragazzo che compie diciotto anni viene considerato formalmente maturo, pronto ad assumersi i propri doveri di cittadino, come ad esempio il voto. Questo per lo Stato. Quanti ragazzi, però, lo sono davvero? Siamo onesti: pochi, pochissimi. Sono questi esemplari rari che il WWF dovrebbe preservare dall’estinzione, altro che panda!

Dario Albertini, al suo esordio come regista di lungometraggio, racconta una storia diversa, originale e commovente per il panorama italiano, quella di Manuel, un 18enne costretto a diventare adulto rinunciando alla spensieratezza della sua età.

Uscito dalla casa famiglia, non avrà tempo di adattarsi di nuovo al mondo, perché dovrà prendersi cura e fare da garante alla madre, in carcere da 5 anni, affinché le vengano concessi gli arresti domiciliari.

Il film risulta nel complesso convincente, e fa scoprire due potenziali talenti, da tenere d’occhio per il futuro: il regista Albertini e l’attore protagonista, Andrea Lattanzi.

Il primo ha il merito di aver firmato una sceneggiatura lineare, chiara, fluida e misurata – un bel risultato, per un esordiente. Se la costruzione del personaggio di Manuel è curata, profonda, mai retorico o buonista, però, quella degli altri caratteri è troppo stringata.

Lo spettatore, ad esempio, non fa in tempo a conoscere la bella e compassionevole attrice/volontaria Francesca (Goretti) o Erol (Beranek), il fraterno amico di Manuel riapparso dopo anni di separazione, che questi sono già usciti di scena. Non sono i classici “buchi” di una sceneggiatura quanto piuttosto la prova che Albertini, come autore, debba ancora crescere. continua su

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97) La Melodie

Il biglietto d’acquistare per “La Melodie” è: Omaggio(Con Riserva).

“La Melodie” è un film del 2017 diretto da Rachid Hami, scritto da Rachid Hami, Guy Laurent, con : Kad Merad, Samir Guesmi, Jean-Luc Vincent, Alfred Renely, Slimane Dazi, Mathieu Spinosi.

Sinossi:
Simon, un famoso musicista ormai disilluso, arriva in una scuola alle porte di Parigi per dare lezioni di violino. I suoi metodi d’insegnamento rigidi non facilitano il suo rapporto con degli allievi problematici. Tra di loro c’è Arnold, un timido studente affascinato dal violino che scopre di avere una forte predisposizione per lo strumento. Grazie al talento di Arnold e alla incoraggiante energia della sua classe, Simon riscopre a poco a poco le gioie della musica. Riuscirà a ritrovare l’energia necessaria per superare gli ostacoli e mantenere la promessa di portare i bambini a suonare alla Filarmonica di Parigi?

Recensione:
I cugini francesi sono complessivamente delle brave persone, ma hanno un piccolo grande problema: la Grandeur.
Nonostante la loro stessa Storia nazionale gli dimostri come sia sconsigliabile incaponirsi, non riescono proprio a vaccinarsi da questa sindrome finendo spesso per farsi male.
Vi starete chiedendo che cosa c’entri la Grandeur francese, con la recensione del film “la Melodie”. Molto, caro lettore, purtroppo c’entra molto.
“La Melodie” doveva essere nelle intenzioni drammaturgiche dei due sceneggiatori la risposta francese alla celebre serie americana “Saranno Famosi” e al meraviglioso e duro “Whiplash”” di Damien Chazelle.
Volendo però i due autori aggiungere nella sceneggiatura un tocco d’autorialità e realismo, ecco spiegata la scelta d’ambientare il plot narrativo in una scuola di periferia parigina, dove convivono ragazzi francesi di diversa etnia e colore.
Il messaggio da veicolare doveva essere duplice: La Musica supera ed annulla ogni differenza sociale e culturale, offrendo altresì una possibilità di riscatto al disilluso e burbero insegnate e l’affermazione di nuovo giovane talento, per ripagarlo dall’assenza di una figura paterna fin dalla nascita
Non vogliamo però essere accusati di cinismo o d’insofferenza culturale nei confronti dei cugini francesi, quanto piuttosto evidenziare la nostra delusione per un progetto artistico ambizioso sulla carta quanto piuttosto deludente e freddo nei fatti. continua su

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96) Ex Libris: New York Pubblic Library

Il biglietto da acquistare per “Ex Libris: New York Public Library” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Ex Libris: New York Pubblic Library” èUn film di Frederick Wiseman. Documentario, 197′. USA, 2017

Sinossi:

Il sistema bibliotecario di New York, cuore pulsante della vita culturale cittadina, è un apparato complesso, costituito da novantadue sedi. Sostenuto grazie a una gestione mista di fondi pubblici e privati, è nato per garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle proprie raccolte.

Recensione:

La madre di tutti gli incubi per l’inviato a un festival del cinema è ritrovarsi, la sera della premiazione, ad aver mancato di vedere e recensire il film vincitore, lasciando il suo sito scoperto. Un incubo che – lo confesso – io ho già vissuto sia lo scorso anno a Venezia che a Cannes.

Oggi conosceremo i vincitori della Biennale 2017 per il concorso principale e la sezione Orizzonti e un nome che circola da giorni con insistenza come papabile Leone d’oro è sicuramente “Ex Libris: New York Public Library” di Frederick Wiseman.

Il celebre documentarista, classe 1930, ha presentato la sua ultima fatica, oltre tre ore che raccontano la vita del sistema bibliotecario newyorkese, cuore pulsante della vita culturale cittadina con 92 sedi, e dei suoi frequentatori.

Vi basti sapere che io e Valeria Lotti ci siamo affidati al caso, per stabilire chi dovesse vedere e recensire il film. La sorte ha puntato su di me, quindi eccoci qui.

Non avendo visto alcun documentario di Wiseman prima di questo, non ho i requisiti per stabilire se questo sia all’altezza dei precedenti oppure no. Quello che mi sento di scrivere è che “Ex Libris” non dovrebbe vincere il Leone d’Oro, perché ci sono altre pellicole in gara più meritevoli per drammaturgia, regia e recitazione. continua su

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90) La Casa sul Mare

Il biglietto d’acquistare per “La Casa sul mare/ La Villa” è: Ridotto (Con Riserva)

“La Casa sul Mare/ Villa” è un film del 2017 diretto da Robert Guédiguian , scritto da Serge Valletti, Robert Guédiguian, con : Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin.

Sinossi:
Quando l’anziano padre subisce un ictus che lo rende non più autosufficiente, Joseph e Angèle raggiungono il fratello Armand nella casa di famiglia per aiutarlo. Per i fratelli che non si riuniscono in quel luogo da più di vent’anni, è l’occasione di fare insieme un bilancio esistenziale.
Recensione:
L’ improvviso quanto tragico malore di un anziano genitore, spesso si tramuta, per i figli grandi accorsi al suo capezzale, nel pretesto per un ‘amara e definitiva resa dei conti, rinviata da molto tempo.
Ed ancora più spesso con il corpo ancora saldo del genitore, hanno inizio furiosi litigi per vecchie incomprensioni e dispute sull’eredità.

“La Villa” di Robert Guèdiguian, presentato in concorso alla 74 Mostra cinematografica di Venezia, ha proprio questo incipit narrativo e scenico facendo pensare, erroneamente, al pubblico di dover assistere alla classica e scontata guerra fraterna sulla “robba” in salsa francese.
Fortunatamente per lo spettatore “La villa” si rivela essere narrativamente tutt’altro.
I tre fratelli, dopo tanti anni di distanza non solamente fisica, si riuniscono intorno al padre morente, “approfittando” di questa condizione per stilare un bilancio delle loro esistenze segnate da delusioni professionali e dolori personali e soprattutto trovando il modo di chiarire e appianare le loro vecchie divergenze.
La morte imminente del vecchio patriarca diventa la cornice narrativa in cui il regista Guèdiguian dà vita a una comune seduta familiare di auto analisi: impietosa, sincera e dura.
Joseph (Darrosuin) è un ex operaio divenuto poi dirigente, messo forzatamente in pensione dalla sua azienda. L’uomo vive con profondo disagio e cinico questa sua nuova condizione altresì costretto, suo malgrado, a prendere atto della fine della storia d’amore con la giovane ed inquieta fidanzata Berangère (Demoustier).
Angele (Ascaride) è una famosa attrice teatrale di mezz’età, ma emotivamente distrutta dalla precoce e tragica morte della sua unica figlia, avvenuta anni prima proprio qui alla Villa.
Infine Armand (Meylan) è l’unico fratello rimasto a vivere alla Villa ed a credere al progetto paterno di rendere la Casa sul mare, un luogo aperto, accogliente, semplice in cui uomini e donne potessero condividere le gioie e dolori delle rispettive vite.
I tre fratelli sono tre anime inquiete, arrabbiate, deluse dal mondo e dalla vita, ma il ritrovarsi insieme segna l’opportunità di poter scrivere una nuova pagina felice della loro esistenza. continua su

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86) Il Cratere

Il biglietto da acquistare per “Il cratere” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Cratere” è un film di Luca Bellino, Silvia Luzi. Con Sharon Caroccia, Rosario Caroccia, Tina Amariutei, Assunta Arcella, Imma Benvenuto. Documentario, 93′. Italia, 2017

Sinossi:

Sharon, 13 anni, è l’unica speranza di riscatto per suo padre Rosario, proprietario di una bancarella da luna park. La ragazzina, infatti, sa cantare nello stile neomelodico napoletano e fin da quando era bambina si esibisce davanti ai clienti della bancarella. Ma Rosario vuole di più, e nella sua ambizione si trasforma in un padre padrone, uno Zampanò contemporaneo asservito alle logiche di popolarità dei talent show televisivi e di quel sottobosco di “produttori musicali” che nutre (per lo più false) speranze a suon di bigliettoni.

Recensione :

Se volete scoprire tutto quello che un padre NON dovrebbe mai fare nei confronti di un figlio, “Il cratere” è il film giusto per voi.

Silvia Luzi e Luca Bellino, al loro primo lungometraggio, decidono di portare lo spettatore all’interno della famiglia Caroccia, mettendo al centro la figura del padre Rosario e il suo travagliato rapporto con la figlia tredicenne Sharon.

Sharon è una ragazzina come tante, che fin da piccola ha mostrato una certa attitudine per il canto. Per papà Rosario questo talento è un’opportunità per cambiare vita, cogliendo quel successo che lui ha sempre sognato.

I Caroccia sono una famiglia povera ma onesta e lavoratrice, ma quando Rosario crede d’aver trovato la canzone giusta per lanciare la carriera di Sharon, non esita a utilizzare ogni risorsa economica disponibile, imponendo sacrifici a tutti i suoi cari. Perché per lui incidere la canzone e portare la figlia a esibirsi in tv è diventata una vera ossessione…

“Il cratare” racconta una storia molto attuale, per alcuni aspetti tragicomica.

Luzi e Bellino riescono a incuriosire lo spettatore, grazie soprattutto a uno stile realistico. Ma dopo un inizio promettente, l’impianto drammaturgico si rivela debole, ripetitivo e nel finale confuso, senza una vera identità. continua su

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77) Charley Thompson – Lean on Pete

Il biglietto da acquistare per “Charley Thompson” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Charley Thompsono /Lean on Pete” è un film di Andrew Haigh. Con Charlie Plummer, Travis Fimmel, Steve Zahn, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Thomas Mann, Amy Seimetz. Drammatico, 121’. Gran Bretagna, 2017

Tratto dal romanzo “La ballata di Charley Thompson” di Willy Vlautin

Sinossi:

Charlie è un adolescente che non ha mai conosciuto sua madre e che vive con il padre. Poco distante dalla loro nuova abitazione scopre la presenza di un maneggio ed entra in contatto con Del Montgomery, un non più giovane proprietario e allenatore di cavalli che fa correre ovunque sia possibile guadagnare qualcosa. Charlie diventa il suo aiutante e si affezione a un cavallo, Lean On Pete, veloce nella corsa ma progressivamente affetto da disturbi che spingono Del a venderlo perché venga soppresso. Charlie non può accettare passivamente questa decisione.

Recensione :

Fino a oggi se aveste voluto indicare una persona sfortunata, colpita a più riprese dal crudele destino attraverso un personaggio letterario probabilmente avreste l’avreste paragonata alla piccola fiammiferaia o di David Copperfield.

Ebbene, cari lettori, da oggi siete autorizzati a fare anche una dotta citazione cinematografica, usando il nome di Charlie Thompson, protagonista del film omonimo di Andrew Haigh, presentato in concorso a Venezia 74.

Se sul piano tecnico e visivo la pellicola rientra nel genere road movie, analizzando con attenzione la sceneggiatura si nota come l’obiettivo fosse raccontare un viaggio interiore, scandito da una discesa continua e feroce verso la sofferenza, il dolore e l’abbrutimento.

“Charley Thompson” può anche essere visto come una versione 2.0 di “Into the Wild” e “Wild”, solo che in questo caso il protagonista non cerca risposte o nuovi stimoli in Madre Natura, semmai vi trova ostacoli e difficoltà, anche se mai veramente pericolosi.

Il maggiore limite della pellicola è di perdere via via la sua identità, confondendo lo spettatore su quale sia il suo vero messaggio. Gli sceneggiatori hanno voluto mettere un po’ troppa carne al fuoco, spaziando nei temi dal rapporto padre/figlio all’amicizia uomo/animale fino alla maturazione attraverso la sofferenza, non riuscendo però a legare il tutto in maniera convincente. continua su

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