85. L’ultima seduta – Parte I – Anno 2012

il bivio
Roma 5 Luglio ore 15
Quando una storia d’amore può considerarsi conclusa?
Quando uno sportivo deve prendere atto che gli stimoli non ci sono più?
Quando un medico pietoso fa la piaga cancrenosa?
Quando bisogna  dire basta e cercare altrove?
Mi sono svegliato stamattina con in testa il ritornello della canzone di Tony Renis” Quando, quando, quando.”
 E’ il 5 luglio, sto per completare tre anni con lo Splendente e mi sembra di essere al punto di partenza.
 I file sono a mille, non riesco a concentrarmi. Ho la nausea di tutto. Non ho voglia di fare nulla.
Vorrei spaccare tutto. Non posso vedere la tv. Ho paura di vedere Godot.
 Se avessi Gigio tra le mani lo farei a pezzi. Non sono più padrone della mia vita.
Lo Zyprexa mi ha reso solo più grasso. Non mi piaccio più allo specchio.
Ho anticipato la seduta, è il momento di prendere di petto la realtà.
Aspetto  il mio turno. Sono immerso nei pensieri. Sono preoccupato. Deve esserci una soluzione al problema, penso. Sono consumato dai rimorsi e dai rimpianti.
 Si apre la porta finalmente. Faccio un lungo respiro, mi alzo ed entro.
Ciao Mel. Fa caldo oggi. Come va?
Dottore, cosa vuole che le dica. Credo che ci siamo detti tutti nel nostro ultimo scambio di email.
La situazione sta precipitando. Sono stanco. Non ne posso più. I file mi stanno stritolando.
Non riesco a controllarli. Arrivano quando vogliono. Dobbiamo trovare un’altra soluzione.
Ci deve essere un farmaco adatto al mio caso. Non posso andare avanti così.
Ho avuto un incidente con la macchina qualche giorno fa.  Ero distratto, avevo la testa intasata dai  file. Ero al telefono. Ho rischiato di fare male a una coppia di motociclisti. Una era una donna.
Le ho visto uscire del sangue dalla mano. Mi sono sentito morire.
Dottore, rivoglio la mia vecchia vita.! Sta andando tutto a rotoli. Non reggo più.
Ora calmati, Melvin. Devi capire che la tua ansia deriva da un’insoddisfazione esistenziale.
Devi voltare pagina. Sono tre anni che sopporto i tuoi lamenti su Godot. La cura è chiara. Non c’è un farmaco adatto per te. Non ne hai bisogno. Se guidi con il cellulare in mano, è chiaro che rischi di provocare un incidente. Tu sei bloccato sul passato. Non vuoi fare un passo in avanti.
 Io, più che indicarti delle opzioni, non so cosa fare.
Dottore, non riesco a uscire dall’angolo. Come posso guardare oltre se la mia mente lotta costantemente con i file? Ho bisogno di una tregua. Ho bisogno di uno psichiatra normale che faccia cose normali. E’ pronto a esserlo?
Mel, un altro medico ti avrebbe messo sott’olio da tempo con un bel mucchio di farmaci. Ma questa non è la cura. Tu cerchi un farmaco che ti spenga e poi speri  nella Divina Provvidenza.
Ma io non posso farti questo. Non posso,  non voglio spegnere la tua volontà. Non è questa la mia missione come medico. Quando parte un file, devi ridurne l’impatto. Devi guardarlo nella giusta prospettiva.
La tua vita non è finta nel 2009. Dai troppa rilevanza a una cazzata. Godot è il trapassato  remoto
Dottore, non voglio costringerla, ma così non si può andare avanti. Non esco oggi da questa stanza senza una soluzione.
Mel, tu devi lasciare la Sicilia. Devi stare a Roma. Scrivi. Vai a Cinecittà, cercati un lavoro anche come spazzino Apriti un blog sul cinema.
Dottore, ma non capisce che  ci stiamo dicendo sempre le stesse cose? Abbiamo due visioni diverse. Non so cosa fare. Almeno un nuovo farmaco potrebbe darmi tregua dai file. Non li sopporto più.
Mi stanno consumando!
Mel, i file svaniscono quando la tua mente è impegnata in un progetto che ti coinvolge. E’ successo in parte con Claretta, poi con la squadra di calcio. I file li autogeneri.
Devi sforzarti. Non esiste il farmaco miracoloso. Vuoi che ti metta sott’olio fino all’autunno?
Dottore, sta arrivando un’altra estate. Ho paura. Non so come affrontarla. Non posso sparire dalla Sicilia. Ho degli impegni. I file non sono mai andati via del tutto con Claretta e l’Aquila. Erano solo meno invasivi. Devono sparire. Io altrimenti non riesco a vivere.
Le viene così difficile fare lo psichiatra normale? Io non voglio cambiare medico. Non voglio ripartire da zero. Non ne avrei la forza. Veniamoci incontro, dottore. Ragioniamo.
Mel, tu mi stai dando ragione sui file. Claretta era una” pazza”. L’Aquila era solo un diversivo, purtroppo siciliano. Dobbiamo trovare qualcosa di stabile e concreto. La tua fantasia si deve accendere. Tu hai bisogno di un progetto che ti coinvolga e attiri la tua attenzione e curiosità. I file sono la conseguenza di un problema più grande. La cura alla tua “malattia” è dentro di te.
La smetta per favore di definire “pazza” Claretta. Era una ragazza fragile, complessa. Non è giusto chiamarla cosi
Dottore ma se mi iscrivessi all’Università? Magari in Psicologia?
Ancora con questa storia della laurea, Mel? Ma vogliamo metterci una bella pietra sopra? Non ti ci vedo chino  sui libri. Se vuoi, ci sono tante belle università private e puoi iscriverti. Ma è quello che vuoi? Io ti vedo in giro per il mondo mentre scrivi di te e della realtà intorno a te
 I tuoi genitori hanno contribuito a renderti insicuro e fragile.
La tua sensibilità si è accentuata in maniera patologica dopo l’arrivo a Roma. Ti hanno buttato nella fossa dei leoni. E’ stato uno sradicamento brutale. Andava gestito meglio.
Tuo padre ti voleva playboy, tua madre ti vedeva laureato e con il posto fisso. Ti hanno caricato fin da piccolo di una serie di aspettative difficili da gestire.
Dottore, lasci perdere i miei genitori. Sono solo io il responsabile dei miei problemi ed errori. Ho evitato di sedermi davanti a lei per troppo tempo. Sto pagando il conto. Lei mi chiede di cambiare la mia vita, ma non ci riesco. Mi sento bloccato.
Sicuramente hai fatto  tuoi errori, ma i tuoi genitori ci hanno messo il carico.
Ancora oggi non riesci a distinguere la figura paterna da quella dell’uomo
.L’uomo Andrea ti ha riversato sopra una quantità enorme di merda. Ancora non sei pronto per affrontarlo. Eppure, si cresce prendendo le distanze dal padre e mandando a fare in culo l’uomo
Da mio padre mi sarei aspettato delle scuse. Ma ormai è inutile parlarne. Mia madre ha le sue idee. Non si rassegna a vedermi senza un futuro sicuro. La laurea è la condizione minima per andare avanti nella vita.
Mia madre ha paura, teme che, dopo di lei, rimanga da solo e senza sicurezze.
La capisco, intendiamoci, ma mi trasmette ansia e dubbi. Così è difficile rialzarsi.
I tuoi fratelli non ti sono vicini?
Lo sono a loro modo. Li ha pure convocati a dicembre scorso, si ricorda?
Voleva che fossero più presenti nella gestione della campagna. Beh, non è cambiato nulla. Francesco e Piero viaggiano su altri binari. Ma , non mi lamento della mia famiglia.
Però, a volte, mi sembra che non capiscano fino in fondo i problemi che mi affliggono.
Nessuno in realtà può capire senza provare quello che ho passato in questi tre anni.
Mi sembra d’essere fermo al palo. L’incidente con la macchina è la goccia che fa traboccare il vaso. Non mi fido di me stesso. Faccio davvero fatica a vedere il futuro. Mi sento la testa in fiamme. Non riesco a spegnere l’incendio. Lo Zyprexa non funziona più.
Ogni tanto penso che vorrei farmi stordire. Sono stanco, dottore. Non so cosa fare.
Cerco su internet casi simili al mio. Mi sembra di essere perso nella selva oscura.
Cosa dovrei dirle sulle donne? Le ho raccontato le mie esperienze. Mi autodefinisco  il Don Abbondio dell’amore. Il coraggio uno non se lo può dare.  Ho fatto quello che ho potuto. Tutte le donne della mia vita alla fine si sono stancate e mi hanno abbandonato. Le capisco.
Oggi mi sento solo nel deserto. Gli stessi amici mi sono stati vicini, ma alla fine cosa posso fare, se si vedono di fronte un essere incapace di reagire?
Mel, tu non te ne rendi conto. ma in passato ti hanno amato tante donne. Le hai mandate via tu. Il rifiuto di metterti in gioco ti ha messo in questa situazione. Questa solitudine ti crea disagio e oppressione. Il vuoto che ne deriva ti spinge a volgere lo sguardo al passato.
Perchè non completiamo il nostro viaggio? Cerchiamo di rilassarci un momento. Mi sembra che ci sia ancora qualcosa da dire
 Mi alzo e guardo fuori dalla finestra.
Sospiro, gli sorrido e mi accendo il sigaro: Ok, Dottore,  chiudiamo questo viaggio.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 16.
Un Buon Consiglio per una lettura di Natale
Annunci