15) The Revenant

The Revenant

Il biglietto d’acquistare per “ The Revenant” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“The Revenant-Il Redivivo “ è un film del 2016 di Alejandro Gonzalez IñárrituAlejandro Gonzalez Iñárritu, scritto da Alejandro Gonzalez IñárrituAlejandro Gonzalez Iñárritu,Mark L. SmithMark L. Smith, con Leonardo Di Caprio e Tom Hardy, Domhnall Gleeson.

È più forte l’amore nei confronti di un figlio o il desiderio della vendetta? Quali di questi due sentimenti possono dare a un individuo la forza di sopravvivere in condizioni ambientali e climatiche disperate?
Alejandro Iñárritu parte da questa semplice ma profonda domanda per il tanto atteso film “The Revenant”.
Una pellicola arrivata in Italia carica di Golden Globe, vinti domenica scorsa, e di straordinari consensi della critica che, di fatto, vedrebbero Iñàrritu e, soprattutto, Leonardo Di Caprio trionfatori alla prossima notte degli Oscar.
Sono d’accordo con i colleghi americani? Quasi d’accordo, perché di natura sono bastian contrario e perché delle due ore e quaranta di proiezione, il silenzio dei giornalisti è stato il vero protagonista in sala quando si sono riaccese le luci. Nessun applauso, neanche timido o soffocato.
Un silenzio dovuto in parte al fatto di aver assistito a un film intenso, particolare e ricco che invita a riflettere, ma dall’altra la sensazione di non aver assistito al capolavoro che si sostiene oltreoceano e sul web, per chi ha voluto guardarlo in streaming (grave errore!).
Un grave errore, appunto, perché, fin dalla prima cruenta scena di battaglia, lo spettatore può ammirare la cura del particolare e la ricerca del vero da parte del regista. Si assiste a una scena di lotta, di sangue e di morte costruita in maniera perfetta e vivida, che permette allo spettatore si ‘entrare nello schermo’, bersaglio delle frecce degli indiani, protagonista della corsa disperata verso la barca della salvezza.Un grave errore perché solo sul grande schermo si può godere appieno della straordinaria location naturale scelta dal regista per ambientare la storia.
Un bosco, una steppa innevata che accoglie l’uomo e, nello stesso tempo, diventa il suo peggior nemico per le avverse condizioni climatiche e per i pericolosi animali, tra i quali spicca un gigantesco orso bruno.
È il famoso orso che, da settimane, vediamo sul web in divertenti parodie in cui vince l’Oscar, al posto del buon Di Caprio.
La scena di lotta tra la guida Hugh Glass (Di Caprio) e l’animale è cruenta, brutale quanto eccessiva e poco verosimile. L’aggressione è lo spunto per dare inizio alla povera ed esile storia di questa lunga epopea. Glass è ferito gravemente e i suoi compagni di viaggio, inseguiti dai pericolosi indiani, decidono di abbandonarlo al proprio destino. Sebbene il capitano di spedizione, l’onesto Andrew Henry (Gleenson), ordini al suo sottoposto, l’avido e spietato John Fizgerald (Hardy), di predisporre una degna sepoltura per la guida, l’uomo decide seppellire vivo il moribondo Glass e di uccidere brutalmente l’amato figlio quando tenta d’impedirglielo.
Glass, che ha dovuto assistere impotente alla scena, trova miracolosamente la forza di rimettersi in piedi e di iniziare una traversata disumana nella selva innevata con l’unico scopo di vendicare il figlio.
La vendetta è il filo conduttore del film che, a mio modesto avviso, non è altro che un bellissimo e toccante documentario girato in maniera impeccabile da Iñàrritu.
Il vero protagonista del film non è tanto Leonardo Di Caprio in versione “Survivor”, bensì Madre Natura con la sua forza e la bellezza che lascia il pubblico a bocca aperta per quanto possa essere magnifica e pericolosa allo stesso tempo.
“The Revenant” deve larga parte del suo consenso a una fotografia di altissimo valore, che non potrà non essere premiata da un Oscar. La scelta dei colori, i silenzi alternati all’ipnotica colonna sonora, e l’ambientazione naturale sono sicuramente merito della selezione fatta dal regista messicano che, mai come in questo caso, ha avuto più un ruolo di coordinatore di cotanto splendore, piuttosto che di fornire prova di talento e creatività, come fece meno di un anno fa con lo struggente e visionario “Birdman”. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201601162869/articoli/palcoscenico/cinema/2869-anteprima-the-revenant-la-vendetta-e-nelle-mani-di-dio

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket purchase for “The Revenant” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.

“The Revenant-The Revenant” is a 2016 film by Alejandro Gonzalez Inarritu IñárrituAlejandro Gonzalez, written by Alejandro Gonzalez Inarritu IñárrituAlejandro Gonzalez, Mark L. Smithmark L. Smith, starring Leonardo DiCaprio and Tom Hardy, Domhnall Gleeson.

It is stronger than the love for a son or a desire for revenge? Which of these two feelings can give a person the strength to survive in environmental and climatic conditions desperate?
Alejandro Inarritu part of this simple but profound question for the long-awaited movie “The Revenant”.
A film arrived in Italy charge of Golden Globe, won last Sunday, and extraordinary critical acclaim that, in fact, would see Inarritu and, especially, Leonardo Di Caprio winners at the next Oscars.
I agree with American colleagues? Almost agreed, because of the nature are contrarian and because of two hours and forty projection, the silence of journalists has been the real protagonist in the room when the lights are ablaze. No applause, even shy or suffocated.
A silence due in part to the fact that he had witnessed an intense film, and particularly rich that invites reflection, but on the other the feeling of not having seen the masterpiece that supports overseas and on the web for those who wanted to watch it in streaming (big mistake!).
A serious mistake, indeed, because, since the first bloody battle scene, the viewer can admire the attention to detail and the quest for truth on the part of the director. We are witnessing a fight scene, blood and death built perfectly and vivid, which allows the viewer is ‘into the screen’, target of the arrows of the Indians, the protagonist of the desperate race towards the boat salvezza.Un serious mistake because only on the big screen you can fully enjoy the extraordinary natural setting chosen by the director to set the story.
A forest, a snowy steppe that welcomes the man and, at the same time, it becomes its own worst enemy in the adverse weather conditions and for dangerous animals, among them a giant brown bear.
It’s the famous bear who, for weeks, we see on the web funny skits in which he won the Oscar, instead of good DiCaprio.
The fight scene between the guide Hugh Glass (DiCaprio) and the animal is cruel, brutal as excessive and unlikely. Aggression is the cue to start poor and thin history of this long epic. Glass is seriously injured and his traveling companions, chased by dangerous Indians, decided to abandon it to its fate. Although the captain of shipping, honest Andrew Henry (Gleenson), orders to his subordinate, the greedy and ruthless John Fizgerald (Hardy), to prepare a proper burial for driving, the man decides to bury alive the dying and Glass to brutally kill the beloved son of stop him when he tries.
Glass, who had to helplessly watch the scene, miraculously finds the strength to get back on their feet and start a journey in inhuman snowy forest with the sole purpose to avenge his son.
Revenge is the theme of the movie, in my humble opinion, is nothing more than a beautiful and touching documentary filmed impeccably by Iñárritu.
The real star of the film is not so much Leonardo DiCaprio in “Survivor,” but Mother Nature with her strength and beauty that leaves the audience gaping matter how magnificent and dangerous at the same time.
“The Revenant” is to a large part of its consent to a photograph of the highest value, which will not be rewarded with an Oscar. The choice of colors, the silences alternated hypnotic soundtrack, and the natural environment are definitely about the selection made by the Spanish director who, never as in this case, has had more than a coordinator of so much splendor, rather than provide proof of talent and creativity, as did less than a year ago with the poignant and visionary “Birdman”. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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208) Legend

legend

Ultimo giorno della Decima Festa del cinema Roma e, nonostante siamo quasi ai titoli di coda, il direttore Monda è riuscito ancora a far uscire dal suo cilindro un buon film come “Legend”, scritto e diretto da Brian Helgeland e con uno straordinario Tom Hardy.
“Legend” è la risposta inglese a “Black Mass” di Johnny Deep. Un’altra storia criminale portata sul grande schermo e ancora una volta la conferma che, in questo momento storico, il fascino del male attira il pubblico e incuriosisce scoprire il lato più “umano” e intimo di efferati assassini.
Ma se “Black Mass” ci aveva lasciati abbastanza tiepidi, pur essendo da apprezzare la discreta perfomance di Deep, “Legend” è tutta altra musica. Si sente fin dall’inizio un’energia diversa e più ritmo, brillano talento e carisma di Tom Hardy. Catapultato negli anni cinquanta, a Londra, lo spettatore fa conoscenza con i due fratelli gemelli Kray: Ronald e Reginald. Il primo è schizofrenico, gay e violento, il secondo è la mente, più “freddo” ed equilibrato. Hardy porta in scena entrambi i fratelli riuscendo a “sdoppiarsi” e a dare ai personaggi credibilità, forza e carattere. Un vero camaleonte della scena e una prova di poliedricità e fisicità che, a nostro avviso, l’anno prossimo non potrà non valergli una nomination agli Oscar. Un film costruito come un “one man show” che lascia solo le briciole al resto del cast, seppure di buon livello, ma di fatto rendendo l’intreccio narrativo troppo esile e povero di contenuti. La telecamera è più attenta ad esaltare le differenze di personalità tra i gemelli ed evidenziare le loro azioni e reazioni, tralasciando di costruire una struttura narrativa di spessore.
Hardy ha la forza di caricarsi sulle spalle il film e di dargli un’anima e la capacità di tenere incollato allo schermo lo spettatore quasi per tutto il tempo. Ma, da solo, non può bastare a giustificare l’eccessiva lunghezza e calo del ritmo narrativo nella seconda parte. Nel complesso rimane costante il pathos narrativo, soprattutto caratterizzato nel definire l’aspetto psicologico dei due protagonisti.
La regia è di buon livello, pulita, essenziale e capace di creare un ideale palcoscenico alla notevole performance di Hardy. Probabilmente, Helgeland avrebbe dovuto mettere maggiore impegno nel costruire una cornice più forte intorno all’attore per rendere il film interessante e avvincente fino in fondo. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510242724/articoli/palcoscenico/cinema/2724-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-legend-con-tom-hardy-e-considerazioni-finali

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Last day of the Tenth Festival of Cinema and Rome, although we are almost to the end credits, the director Monda still managed to get out of its cylinder a good movie like “Legend”, written and directed by Brian Helgeland and with an outstanding Tom Hardy .
“Legend” is the English response to “Black Mass” Johnny Deep. Another criminal history brought to the big screen and once again confirms that, at this historic moment, the fascination of evil attracts the audience and curious to find out the side more “human” and intimate heinous murderers.
But if “Black Mass” had left us quite warm, although to appreciate the decent performance of the Deep, “Legend” is all other music. She feels a different energy from the beginning and more rhythm, shine talent and charisma of Tom Hardy. Catapulted in the fifties, in London, the viewer gets to know the two brothers Kray twins Ronald and Reginald. The first is schizophrenic, gay and violent, the second is the mind, the most “cold” and balanced. Hardy brings to the stage both brothers managed to “doubling” and give the characters credibility, strength and character. A true chameleon of the scene and a test of versatility and physicality that, in our opinion, next year will not extending to him an Oscar nomination. A movie built as a “one man show” that leaves only crumbs to the rest of the cast, although of good quality, but in fact making the storyline too thin and lacking in content. The camera is more attentive to enhance the personality differences between the twins and highlight their actions and reactions, failing to build a narrative structure thickness.
Hardy has the strength to shoulder the film and give it a soul and the ability to keep the audience glued to the screen almost all the time. But, by itself, is not sufficient to justify the excessive length and decrease of narrative rhythm in the second half. Overall it remains constant pathos narrative, mainly characterized in defining the psychological aspect of the two protagonists.
The direction is good, clean, basic and capable of creating an ideal stage to the remarkable performance of Hardy. Probably, Helgeland would have to put more effort in building a stronger frame around the actor to make the film interesting and compelling to the end. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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