37) Codice Karim

“Codice Karim” è un film del 2019 diretto da Federico Alotto, scritto da Federico Alotto e Massimo Galimberti, con : Mohamed Zouaoui, Valentina Cervi, Fabio Fulco, Stella Egitto, Aleksandros Memetaj, Aiman Machhour.
Sinossi:
Una spy story ambientata tra Siria e Italia, che spazia dall’action al thriller. Chi è Karim? Un foreign fighter stanco di guerra che vuole solo tornare a casa o è un doppiogiochista che inganna gli uni per servire gli altri? E come può sfuggire allo stretto controllo dei “fratelli” arabi? Gira intorno a lui la vicenda del gruppo terrorista che ha in mente un piano per colpire gli “infedeli”.
Recensione:
Le nostre vite sono cambiate radicalmente dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001
Ci siamo sentiti tutti più deboli, indifesi e potenzialmente vittime.
La divisione tra Occidente e Oriente si è allargata, la diffidenza verso il diverso è aumentata.
La “guerra” di religione che abbiamo studiato sui libri di storia ai tempi della scuola, è ritornata tragicamente attuale.
Gli Stati Uniti e l’intero Occidente si sono ritrovati a dover combattere contro un nemico pericoloso quanto invisibile.
La “guerra” contro il terrorismo islamico ha imposto ai servizi segreti un radicale cambio di registro nell’operazione di sicurezza e prevenzione.
Nel terzo millennio non esiste più uno Stato “canaglia” a cui poter dichiarare guerra, ma piuttosto bisogna stanare e colpire le cellule terroristiche “dormienti” dislocate nei luoghi più impensabili.
Nei telegiornali, nei talk show se parla poco o nulla, ma ogni giorno va in scena una “guerra invisibile” combattuta da coraggiosi agenti sotto copertura al rischio della loro stessa vita.
“Codice Karim” ci racconta questa guerra invisibile trascinando lo spettatore dentro una spy story inedita, avvolgente, carica di pathos e ricco di colpi di scena
Federico Alotto compie un coraggioso quanto innovativo salto qualitativo sul piano drammaturgico e registico facendoci vivere questa realtà da un punto di vista sorprendente e totalizzante.
“Codice Karim” è solo formalmente una spy story poiché nel dipanarsi della storia si coglie una lettura più articolata e un significato più profondo del progetto.
Seguiamo, partecipiamo al sofferto e travagliato viaggio interiore del protagonista (Karim), intrappolato da tempo tra due mondi, due vite, rischiando di perdersi fatalmente in questo limbo.
Pur avendo praticamente nessuna informazione su Karim, rimaniamo colpiti dalla tensione scenica e personalità tramessa al personaggio dal bravo e credibile Mohamed Zouaoui.
La sua è una performance volutamente nervosa, fisica, elettrica rendendo così chiaro e forte da una parte il disagio di Karim e dall’altra mantenendo costante tra pubblico il dubbio sulle sue reali intenzioni.
Zouaoui si cala con grande abilità e naturalezza nei panni di Karim, un uomo che per sopravvivere ha imparato a non fidarsi di nessuno.
L’unica eccezione a questo rigido schema di salvezza fisica e mentale, è rappresentato dall’incontro con la bella e sognatrice Iris (Stella Egitto), barista di professione, ma soprattutto amante dei giochi di ruolo.
Iris incarna la libertà, gioia di vivere, il voler dare fiducia al prossimo e soprattutto la semplicità nell’amarsi.
Stella Egitto è solare, buffa quanto sensuale , in altre parole una giovane donna desiderosa di viaggiare, scoprire ed innamorarsi.
Tutti sentimenti a cui Karim non ha “accesso” da tanto, troppo tempo.
Un incontro causale che ben presto diventa la scintilla di una passione breve quanto intesa.
Un momento di illusoria felicità e pace che la coppia rende magistralmente sulla scena.
“Codice Karim” rappresenta, a nostro modesto parere, una ventata di freschezza cinematografica in un panorama italiano all’insegna degli stereotipi e banalità.
“Codice Karim” ci mostra il fenomeno della conversione e radicalizzazione islamica di molti italiani pronti a compiere azioni terroristiche e come in questo “sotto bosco” di fanatismo prevalgono pregiudizi e sospetti tra gli stessi fratelli.
“Codice Karim” unisce con maestria più generi trovando il giusto equilibrio di racconto regalando un mix di emozioni forti e suscitando riflessioni socio politiche che solamente un film ben fatto è capace di donare allo spettatore.

23) Io, l’infame (Patrizio Peci)

“Io, l’infame” è l’autobiografia scritta da Patrizio Peci pubblicata nell’ottobre 2008 da Sperling & Kupfer.

Sinossi:
Scegliendo di diventare il primo terrorista dissociato della storia italiana. Patrizio Peci diede uno scossone micidiale alle Brigate Rosse. Quando poi qualche anno più tardi – uscì questo libro, le seppellì definitivamente sotto i colpi mortali della descrizione cruda, reale, farsesca e irrimediabilmente tragica della quotidianità della lotta armata. I brigatisti che uscivano dal suo racconto erano quanto di più lontano da quell’immagine di romantici idealisti e di eroi rivoluzionari che ancora persisteva in una certa iconografia. Oggi, partendo da quel libro, Peci ne ha scritto un altro, raccontando tutto ciò che allora non si poteva dire: come si convive con il dolore e il senso di colpa per un fratello morto al posto tuo, come funziona la “seconda vita” di un collaboratore di giustizia, come si riesce a raccontare a un figlio che, sì, quel Peci di cui si parla talvolta in tivù è proprio suo padre; cosa significa diventare il migliore amico di quei carabinieri che fino a ieri progettavi di uccidere. Non c’è analisi dotta o studio dettagliato che regga il confronto con una storta di vita, per capire cosa furono veramente le Brigate Rosse.

Recensione:
Nell’immaginario collettivo la parola traditore, infame, spia ha una connotazione negativa, spregevole.
Guida è il traditore per eccellenza. L’apostolo più amato da Gesù, eppure pronto a tradirlo per trenta denari.
Se però valutiamo, guardiamo il tradimento sul piano giudiziario /investigativo ecco che tutto cambia radicalmente.
Per quanto possa apparire paradossale lo Stato ha superato i momenti più tragici e drammatici della nostra storia repubblicana avvalendosi di pentiti e traditori.
La guerra prima alle Brigate Rosse e successivamente alla sanguinaria Cosa Nostra sono state vinte o “quasi “grazie all’intuizione di coraggiosi servitori dello Stato, lungimiranti nel comprendere che solo ottenendo “informazioni” dall’interno si sarebbe potuto indebolire il sistema criminoso delle rispettive organizzazioni.
Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed il giudice Giovanni Falcone vinsero le loro rispettive guerre ribaltando il “ruolo di Guida” a vantaggio dello Stato.
Inoltre il Generale comprese la necessità “bellica” d’infiltrare i propri uomini all’interno delle “colonne rosse” al fine di demolirne la compattezza mostrata spavaldamente all’opinione pubblica.
Oggi molti politici e gran parte dei media mettono in discussione l’utilità e validità del “pentitismo” ritenendolo ormai uno strumento opaco e sovente mistificatorio.
Personalmente ritengo che durante un conflitto sia necessario, opportuno avvalersi di qualsiasi mezzo per vincere.
Riguardo il “pentitismo”, il problema semmai è saperlo gestire con intelligenza.
Comprendere se le informazioni rivelate dal criminale siano davvero credibili, verificabili, utilizzabili.
Un traditore va tutelato, protetto se si rivela utile per la vittoria dello Stato.
Conoscevo poco o nulla della vita di Patrizio Peci, il brigatista rosso che una volta arrestato dagli uomini del Generale Dalla Chiesa accettò di collaborare con lo Stato.
Peci si “dissociò” in modo netto e chiaro dal terrorismo rosso, aprendo una falla decisiva all’interno della struttura delle Br.
Le “confessioni” di Peci portarono all’arresto di centinaia di brigatisti ed allo smantellamento di molte colonne sparse in tutta Italia.
Peci pagò questo tradimento con la morte dell’amato fratello ucciso come rappresaglia dai suoi ex compagni di lotta.
Ma Patrizio Peci è andato ben oltre la scelta di tagliare i ponti con il suo burrascoso passato, sentendo il bisogno di mettere su carta “le proprie memorie” di ex brigatista.
E da questo momento inizia un” curioso “giallo editoriale
“Io, l’infame” pubblicato inizialmente nel 1983 paradossalmente provocò maggiore danno alle BR, più delle stesse audizioni rese dal Peci nei vari processi.
Peci scrivendo quelle pagine svelò il lato umano, miserabile e quasi grottesco dei brigatisti, fino ad allora ammanti da un insensato quanto sciocco velo d’eroismo e mistero.
La penna di Pecci colpì ed affondò con crudezza l’orgoglio di un gruppo criminale che si riteneva investito dall’alto compito di guidare la rivolta del proletariato.
Patrizio Pecci scrivendo di sé, dei passi che lo portarono alla lotta armata descrisse le contraddizioni di una società, le paure, ingenuità di una generazione priva di strumenti culturali , economici adeguati ad evitare la pericolosa fascinazione della lotta armata.
“Io, l’infame” ebbe all’epoca un importante successo editoriale (30 mila copie vendute), ma allo stesso tempo fu oggetto di una durissima campagna denigratoria da parte dei critici e soprattutto di certi spezzoni della società civile restia ad accettare la verità nuda e cruda sulle Brigate Rosse.
Il libro fu ritirato inspiegabilmente dalle librerie per molti anni, diventando un “libro fantasma”.
Solamente nel 2008 grazie alla tenacia di Luca Telese e della casa editrice Sperling & Kupfer, il librò fu ripubblicato ed aggiornato con nuovi capitoli.
Ancora una volta “Io, l’infame” si rivelò un successo editoriale provocando divisioni letterari e scontri ideologici.
Un libro che piace, vende ma che continua ad apparire “scomodo”, “intollerabile” per troppe persone.
Così per la seconda volta “Io, l’infame” scomparve dagli scaffali entrando di diritto in quella cerchia di libri introvabili quanto ricercati.
Una mia amica mi ha dato l’opportunità di leggerlo in questi giorni.
Un “prestito letterario” quanto mai gradito che mi ha dato l’opportunità di colmare molte mie mancanze storiche, politiche e soprattutto generazionali.
“Io, l’infame” è una confessione sincera, forte, appassionante, libera, che per l’autore svolge una duplice funzione: catartica e vendicativa.
Magari il testo è stilisticamente imperfetto, alcuni passaggi sono ripetitivi, altri prolissi, ma per il lettore assume un grande valore simbolico oltre che di conoscenza.
“Io, l’Infame” è una lettura consigliata soprattutto alle nuove generazioni inclini a farsi manipolare dando credito ai cattivi Maestri e seguendo le idee sbagliate e pericolose

1) Quello che non ti dicono (Mario Calabresi) – Anno 2021

“Quello che non ti dicono” è un romanzo scritto da Mario Calabresi e pubblicato da Mondadori editore nell’ottobre 2020.
Sinossi:
Mi aiuti a scoprire chi era mio padre? Non l’ho mai conosciuto, ma è sempre con me.» Per mesi questa richiesta, arrivata alla fine di una presentazione de La mattina dopo, è rimasta sepolta nei miei pensieri. Poi, la mail di un missionario che vive nel deserto algerino mi ha convinto a mettermi in viaggio.
Il padre di Marta scomparve nel 1975 quando lei non era ancora nata, risucchiato nel gorgo del terrorismo che aveva cominciato a insanguinare l’Italia. Carlo Saronio, figlio di una delle famiglie più benestanti di Milano, non aveva ancora ventisei anni quando venne tradito dagli amici con cui condivideva ideali rivoluzionari. Marta per anni non ha mai fatto domande, immersa in un faticoso silenzio. Ma non si può vivere in eterno con i fantasmi, arriva sempre il giorno in cui dobbiamo fare i conti con le memorie, anche le più dolorose.
Così le ho detto di sì, e ho cominciato un viaggio alla ricerca delle tracce di quel ragazzo che viveva sospeso tra due mondi inconciliabili, che trovò il coraggio di scegliere la sua strada quando era troppo tardi. Scavando nei ricordi di una Milano in cui il passato è ancora presente tra noi, sono riuscito a riannodare i fili di una storia mai raccontata, che appartiene anche a me.
Mario Calabresi, giornalista, è stato direttore della «Stampa» e di «Repubblica». È autore della newsletter settimanale Altre/Storie. Da Mondadori ha pubblicato: Spingendo la notte più in là (2007), La fortuna non esiste (2009), Cosa tiene accese le stelle (2011), Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa (2015) e La mattina dopo (2019).
Recensione:
Ogni figlio in un determinato momento della propria esistenza sente il bisogno di sapere, l’urgenza di scoprire la vita, i sogni, i segreti dei rispettivi genitori.
Una ricerca che va oltre il ruolo genitoriale, animata dal desiderio d’avere un’altra e diversa prospettiva: una versione dei tuoi in cui si possano mescolare errori, passioni, esperienze e limiti.
Noi figli abbiamo bisogno di sapere che dietro la figura più o meno perfetta di un genitore, ci sia stato prima un ragazzo/a fragile, scapestrato o magari irresponsabile.
Un desiderio filiale di conoscenza che spesso consente di sanare ferite, superare incomprensioni ed in qualche caso tragico di colmare un ‘enorme vuoto avendo perso un padre o una madre prima ancora che tu sia nato.
Un orfano/a è costretto ad aggrapparsi ai ricordi, racconti, mezze verità magari estorte da terzi, non possedendo di propri.
Crescere senza un padre è doloroso, ma farlo senza averlo mai conosciuto è probabilmente ancora più straziante.
“Quello che non ti dicono” è l’inchiesta /regalo compiuta da Mario Calabresi per accogliere l’intima richiesta di una figlia, oggi giovane medico, di scoprire finalmente la verità sul proprio padre e sulla sua tragica fine.
Mario Calabresi anche per via della sua dolorosa esperienza, compie un bellissimo lavoro di ricostruzione trovando il giusto equilibrio tra i fatti storici e la sfera personale dei personaggi, facendo rivivere Carlo evidenziandone l’anima inquieta segnata da profonde lacerazioni e contraddizioni.
Un viaggio nella memoria e nel dolore che il lettore segue con grande partecipazione e commozione, colpito dalla forte quanto ingenua personalità di Carlo Saronio.
Carlo era un ragazzo intelligente, colto, ipersensibile al punto di sentirsi “colpevole” della ricchezza familiare costruita dal padre grazie alla vendita dei tossici prodotti chimici prima con il regime fascista e successivamente con il governo repubblicano.
Carlo ha vissuto una doppia vita: quella da bravo ragazzo nonché brillante studente e fervente cattolico, l’altra invece da ingenuo fiancheggiatore e finanziatore di gruppi terroristici non capendone la gravità per lui stesso.
“Quello che non tu dicono” ci riporta indietro nel tempo alla Milano degli anni 70 facendoci rivivere i “famigerati” anni di piombo o del terrore in cui la linea tra legalità e illegalità era diventata sottile.
Un periodo storico caratterizzato da una zona grigia quanto pericolosa in cui furono fatalmente attratti molti studenti dell’alta borghesia milanese provocando morte e sangue nelle strade e lutti in tante famiglie.
“Quello che non ti dicono” è un racconto doloroso, struggente che unisce con efficacia il valore della memoria con l’esigenza di verità ed onesta storica e giudiziaria.
Mario Calabresi regala un flusso di ricordi e d’amore anche se non esente d’ombre ad una figlia desiderosa di un padre ed al lettore la malinconica consapevolezza che il Destino ci abbia privato troppo presto di un uomo di grande valore come Carlo Saronio.

99) Wolf call -Minaccia in Alto Mare

Il biglietto da acquistare per “Wolf call – Minaccia in alto mare” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Wolf call- Minaccia in Alto Mare” è un film di Antonin Baudry. Con François Civil, Omar Sy, Reda Kateb, Mathieu Kassovitz, Paula Beer, Etienne Guillou-Kervern. Drammatico, 115′. Francia 2019

Sinossi:

L’analista acustico dall’udito eccezionale Chanteraide si ritrova, con il sottomarino su cui presta servizio, nel mezzo di un’operazione pericolosa al largo della Siria. Lo scopo della missione è recuperare un gruppo di soldati in attesa sulla spiaggia. Ma la tensione monta, le cose si complicano e Chanteraide commette un errore di cui dovrà rispondere davanti ai suoi superiori. Una serie di eventi catastrofici, che rischiano di spingere l’Europa in una guerra nucleare, lo obbligano però a risalire a bordo. E questa volta la missione è davvero impossibile.

Recensione:

Avviso ai naviganti (spettatori): se soffrite anche lievemente di claustrofobia o attacchi di panico pensateci bene, prima di vedere “Wolf call – Minaccia in alto mare”! Se invece amate le spy story, preparatevi a sorprendervi nello scoprire come i cugini francesi possano essere all’altezza dei maestri yankee del genere.

L’esordiente Antonin Baudry firma infatti una pellicola capace di stupire e appassionare lo spettatore fin dalle prime scene, trasportandolo in un’avventura tesa, avvolgente, scandita da continui colpi di scena.

Al thriller politico ambientato nel mondo dei sommergibili il film unisce una convincente componente umana ed emotiva, che si sviluppa nel focus sulle vite dei personaggi coinvolti.

Il regista offre anche, tra le righe, un’interessante quanto angosciante lezione di politica internazionale, mettendo in scena una storia adrenalinica ma credibile e realistica. Merito anche del cast, talentuoso e naturale continua su

“Wolf call – Minaccia in alto mare”: un’opera prima densa e immersiva

11 ) Il Giorno dei Lord (Michael Dobbs)

“Il Giorno dei Lord” è un romanzo scritto da Michael Dobbs e pubblicato nel Giugno 2018 da Fazi Editore.

Sinossi:
Una volta all’anno, le persone più importanti d’Inghilterra si riuniscono tutte insieme in una stanza. La regina Elisabetta e il principe ereditario Carlo, il primo ministro, giudici, vescovi, leader spirituali e temporali. Non mancano le nuove generazioni: sono presenti il figlio del primo ministro britannico e il figlio della presidente USA. L’occasione è quella della cerimonia d’apertura del Parlamento, la cerimonia di Stato più importante dell’anno, un evento «strappato alle fornaci della storia britannica». Quattrocento anni prima, nella stessa occasione, Guy Fawkes aveva cercato di far saltare in aria tutti quanti. Ora tocca a un nuovo gruppo di congiurati, stavolta stranieri, prendere d’assalto la Camera dei Lord. Per un giorno, ventiquattr’ore di pura tensione in cui le crisi politico-diplomatiche si mischiano a quelle personali, verranno tutti presi in ostaggio: i terroristi terranno sotto scacco una nazione e il mondo intero, il tutto in diretta TV. Ma dovranno vedersela con Harry Jones, parlamentare ed ex militare pluridecorato in piena crisi matrimoniale, noto sia per il suo coraggio che per la sua capacità di indisporre i superiori per eccesso di intraprendenza. La parabola angosciante di uno scenario spaventosamente verosimile, che si conclude con uno sbalorditivo colpo di scena.
Recensione:
“Dio Salvi La Regina” …soprattutto se si dovesse verificare un attacco terroristico nel momento più formale e solenne della politica inglese ovvero il discorso annuale tenuto dalla sovrana Elisabetta II alla Camera dei Lord.
Che cosa accadrebbe se in questo tradizionale quanto formale appuntamento politico un gruppo di estremisti islamici riuscisse a sequestrare in un solo colpo le massime autorità istituzionali e governative inglesi, leader stranieri e drammaticamente anche il figlio unico della prima donna presidente degli Stati Uniti, minacciando una mattanza in diretta TV?
La storica e solida alleanza anglo americana sarebbe capace di reggere a questa sciagurata ipotesi?
È forse eccessivo ritenere che il terrorismo islamico si sia tragicamente diffuso anche e soprattutto per le responsabilità dei governi occidentali “guidati” dalla brama egemone degli Usa?
Michael Dobbs ritorna, dopo il successo letterario e poi televisivo di “House of Cards”, a stupire ed inquietare il lettore con “il Giorno dei Lord”, avendo l’ambizione letteraria, editoriale che sia il primo di una serie con protagonista Harry Jones, ex militare e politico inglese. Sperando di farne una figura alternativa , credibile ed amata al pari di James Bond creato dalla magistrale penna di Ian Fleming.
Michael Dobbs si lancia coraggiosamente nella riscrittura del genere spy story cercando d’unire la propria esperienza e cinismo di ex politico al talento dello scrittore.
“Il Giorno dei Lord” si colloca narrativamente a metà strada tra “House Of Cards” ed i romanzi di Ian Fleming, ma riuscendo, solamente in parte, ad avere una propria identità, forza e fascino rispetto alle due prestigiose fonti d’ispirazione.
“Il Giorno dei Lord” piace, intriga convince quando Dobbs “gioca” nel proprio abituale campo ovvero quello segreto e pericoloso della politica, rendendo il lettore testimone delle infuocate riunioni d’emergenza della task force presiedute dall’ambiziosa Tricia Willcocks, ministra degli interni e premier “pro tempore.
Osserviamo la cinica e subdola battaglia di potere in corso tra le parti, dove la ministra tenterà d’ottenere il massimo vantaggio politico dalla grave crisi scaricando sull’intelligence, militari e financo sugli americani le responsabilità del mancato salvataggio della Regina e degli altri ostaggi.
Ma a differenza di “House of Cards”, i protagonisti politici di questa storia pur apparendo forti e determinati, si dimostrano deboli quanto impotenti sul versante familiare e come i figli o la loro assenza possano rappresentarne “il tallone d’Achille”
“Il Giorno dei Lord” è altresì un romanzo prevedibile ed a tratti inverosimile nella parte più “action” e “spionistica” dove si evidenziano i limiti o se preferite la presunzione autoriale di Dobbs di poter gestire e raccontare in egual modo un genere finora mai utilizzato nei suoi precedenti scritti.
Harry Jones incarna pienamente il bello e brutto di questa storia, rivelandosi un personaggio funzionale, preciso, vincente quando “lavora” d’ esperienza, carisma e furbizia sfidando sfacciatamente la ministra Willcocks sul piano politico e decisionale , invece apparendo caricaturale nel ruolo d’eroe coraggioso con annessi problemi matrimoniali nell’atto d’entrare in azione nella Camera dei Lord.
Dobbs si dimostra acuto, sensibile quanto geniale nell’inserire alcuni teneri e toccanti dialoghi tra Elisabetta II ed il principe Carlo durante il comune sequestro terroristico, mettendo in luce il complesso e sofferto rapporto madre -figlio e quanto i loro rispettivi ed istituzionali ruoli gli abbiano reso difficile un vero e sincero rapporto d’affetto e reciproco sostegno.
“Il Giorno dei Lord” pur presentando alcune criticità strutturali e debolezze narrative rimane complessivamente una lettura gustosa, avvincente, piena di sorprese oltre a fornire riflessioni umane e considerazioni politiche universali.
Tematiche e spunti che solamente un valente ed autorevole autore Michael Dobbs è capace di maneggiare e domare scatenando il desidero del lettore di leggere quanto prima il sequel.

54) Oltre La Notte

Il biglietto da acquistare per “Oltre la notte” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Oltre La Notte” è un film di Fatih Akin. Con Diane Kruger, Numan Acar, Ulrich Tukur, Ulrich Brandhoff, Jessica McIntyre, Rafael Santana. Drammatico, 100’. Germania, 2017

Sinossi:

Germania. La vita di Katja cambia improvvisamente quando il marito Nuri e il figlio Rocco muoiono a causa di un attentato. La donna cerca di reagire all’evento e trova in Danilo Fava, avvocato amico del marito, il professionista che la sostiene nel corso del processo che vede imputati due giovani coniugi facenti parte di un movimento neonazista. I tempi legali non coincidono però con l’urgenza di fare giustizia che ormai domina Katja.

Recensione:

Dalla cronaca il terrorismo è protagonista anche al Festival di Cannes, fortunatamente solo sul grande schermo, con il nuovo film del regista tedesco d’origine turca Fatih Akin, “Oltre la notte”, che ha suscitato consensi e applausi alla proiezione stampa, soprattutto per merito di una straordinaria Diane Kruger.

A differenza di altre pellicole che hanno affrontato il tema, questa si apre con una romantica scena: il matrimonio, in carcere, tra Katja (Kruger) e Nuri (Acar), che sta scontando una condanna per traffico di droga.

Non è che il prologo a una favola d’amore che porta i due, una volta che lui ha pagato il suo debito con la giustizia, a metter su famiglia e salutare con gioia l’arrivo del piccolo Rocco (Santana).

Un giorno come un altro Katja lascia il bambino dal marito in ufficio, per scappare a lavoro, dandosi appuntamento a casa. Purtroppo il destino ha altri programmi: una bomba sventra il palazzo e per Nuri e Rocco non c’è scampo.

Dopo il lutto, la donna spera almeno di avere pace grazie alla giustizia. Ma quando i due neonazisti accusati della strage vengono assolti per insufficienza di prove, Katja capisce che il solo scopo della sua vita è vendicare coloro che ama.

“Oltre la notte” è il racconto doloroso e toccante del calvario emotivo di una donna, diviso in tre atti: funerale e lutto, indagini e processo, desiderio di farsi giustizia da sé. continua su

http://paroleacolori.com/oltre-la-notte-tre-atti-per-il-dramma-di-una-donna-che-ha-perso-tutto/

112) East End

Il biglietto da acquistare per “East End” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva).

Un film di Luca Scanferla, Giuseppe Squillaci. Animazione, 85′. Italia 2016

Roma – Lazio non è solamente una partita di calcio, come dichiarò incautamente il tecnico Zdenek Zeman qualche anno fa alla vigilia di una gara – poi persa malamente.

Roma – Lazio è un derby che dura tutto l’anno, nelle case, nelle scuole, nei bar e soprattutto nelle radio della capitale.

Solamente chi vive o ha vissuto nella città eterna può comprendere fino in fondo che cosa significa vincere un derby per un romanista o un laziale. Perché la fede calcistica si sceglie sin da bambini, è una cosa per la vita.

Adesso, grazie al divertente e originale “East End”, Roma – Lazio diventa anche un caso internazionale che vede coinvolti niente meno che gli Stati Uniti, la Cia e la Nasa.

Che cosa lega l’attività della Cia contro il terrorismo islamico e l’attesa spasmodica di un gruppo di ragazzi per il derby?

Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci, in arte Skanf & Puccio firmano una sceneggiatura divertente, ironica, dissacrante e pungente, che non cade mai in eccessi narrativi o luoghi comuni. continua su

http://paroleacolori.com/east-end-tentativo-di-cartoon-politicamente-scorretto/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”