54) Comedians

Il biglietto d’acquistare per “Comedians” è : Omaggio (con riserva)

“Comedians” è un film del 2021 diretto da Gabriele Salvatores, basato sull’opera teatrale “Comedians” di Trevor Griffiths, adattamento di Gabriele Salvatores

Cast Artistico:
ALE e FRANZ Filippo Marri e Leo Marri
Natalino BALASSO Eddie Barni
Marco BONADEI Samuele Verona
Walter LEONARDI Gio Di Meo
Giulio PRANNO Giulio Zappa
Vincenzo ZAMPA Vincenzo Cacace
con Christian DE SICA Bernardo Celli
Sinossi:
Sei aspiranti comici stanchi della mediocrità delle loro vite, al termine di un corso serale di standup comedy si preparano ad affrontare la prima esibizione in un club. Tra il pubblico c’è anche un esaminatore, che sceglierà uno di loro per un programma televisivo. Per tutti è la grande occasione per cambiare vita, per alcuni forse è l’ultima. Le esibizioni iniziano e ogni comico sale sul palco con un grande dilemma: rispettare gli insegnamenti del proprio maestro, devoto a una comicità intelligente e senza compromessi o stravolgere il proprio numero per assecondare il gusto molto meno raffinato dell’esaminatore? O forse cercare una terza strada, di assoluta originalità? Attraverso le storie di sei comici, Comedians è una riflessione sul senso stesso della comicità nel nostro tempo, affrontando temi di assoluta attualità.
Recensione:
Mai come questa volta non è stato semplice definire, catalogare ed infine “assegnare il tipo di biglietto “.
Assegnare a “Comedians” di Salvatores un biglietto Omaggio (Con Riserva) si è rivelata una scelta sofferta decisa sulla base di personali sensazioni, emozioni, valutazioni che il pubblico probabilmente ribalterà completamente al cinema.
“Comedians” in un mondo “ pre pandemico” probabilmente sarebbe uscito durante l’inverno e magari avrebbe avuto un passaggio festivaliero.
Invece il Covid 19 ha stravolto i piani creativi di Gabriele Salvatores che era impegnato nella pre-produzione di “Casanova”, “obbligandolo” ad un cambio radicale per amore di non tenere “ferma” la sua famiglia cinematografica.
“Comedians” esce il 20 giugno con il nobile quanto coraggioso compito di dimostrare che il cinema italiano sua ripartito invitando lo spettatore a ripopolare le sale cinematografiche.
“Comedians” non è un film per tutti.
Non è un film divertente, frizzante, “nazional popolare” nonostante la presenza di attori abituati a regalarci un sorriso.
“Comedians” è una storia malinconica, realistica, autentica su quanto sia difficile emergere nel mondo dello spettacolo e soprattutto in quello attoriale.
Una gara , una battaglia o se una preferite una guerra tra “poveri” in cui per ottenere il risultato alias l’ingaggio non si guarda in faccia nessuno financo tradire gli insegnamenti del proprio Maestro.
“Comedians” racconta le paure, i sogni di sei uomini desiderosi di dare un calcio ad una vita triste e povera , speranzosi di cambiare grazie al loro “presunto” talento attoriale.
Gabriele Salvatores ha dimostrato d’essere un regista coraggioso , eclettico mettendosi sempre in gioco rifiutandosi di muoversi in una tranquilla “comfort zone” autoriale.
L’adattamento cinematografico della drammaturgia di Trevor Griffiths si può ritenere complessivamente riuscita sul piano della scrittura avendo dato prova di fluidità, coerenza narrativa ed incisività nei giusti passaggi.
Ciò nonostante , personalmente, ho avuto più di una difficoltà nel trovare il giusto “mood” nel comprendere e gustarmi l’intreccio e soprattutto l’impianto registico scelto da Salvatores.
“Comedians” è stato costruito su dialoghi fitti, scambi diretti e continui tra i protagonisti, in cui ogni personaggio risulta magistralmente caratterizzato sul piano umano e psicologico.
Una notte per cambiare le sorti di sei uomini segnati da un vita mediocre, sfruttati nel quotidiano che hanno deciso di seguire il corso del Maestro Eddie Barni, un comico non omologato al sistema.
“Comedians” si trasforma in cinico, spietato confronto tra sei differenti personalità , ma accomunate dal desiderio di riscatto, ma nonostante la carica emotiva, esistenziale il film vive di troppi “stop and go”.
Ci saremmo aspettati un maggiore brio, freschezza, una malinconia meno ingombrante soprattutto dalla coppia Ale e Franz, invece apparsi frenati e legati al copione.
Natalino Basso e Christian De Sica sono assolutamente credibili e convincenti nell’essere la “nemesi” artistica ed esistenziale dell’altro.
I due attori incarnano le due antitetiche ed opposte visioni della comicità. Basso vorrebbe vedere una comicità lungimirante, autonoma, libera da obblighi e clichè, autoriale.
Invece De Sica con il personaggio di Bernardo Celli toglie ogni “poesia” al mestiere del comico evidenziando come sia il pubblico a pagare le bollette dell’attore.
Il giovane Giulio Pranno dopo un inizio piuttosto eccessivo e fuori contesto, è riuscito a prendere le misure al suo personaggio imponendosi sulla scena e diventando con merito e personalità il vero perno della storia.
Alla fine di “Comedians” non vediamo vincitori, ma semmai contiamo differenti esempi di sconfitti, traditori e financo orgogliosi idalisti come avviene in tutti settori della nostra società.
Come per i sei aspiranti comici, ogni giorno dobbiamo optare tra la scelta più vantaggiosa o quella più giusta e se seguire gli insegnamenti del Bravo Maestro o meno. mM ad averceli nella vita maestri come Eddie Barni.

12) Cattività

“Cattività” è un film di Bruno Oliviero. Documentario, 80′. Italia 2019

Sinossi:

Da tempo il drammaturgo e regista Mimmo Sorrentino conduce, presso la sezione femminile del carcere di Vigevano, un laboratorio di teatro partecipato che vede protagoniste le cosiddette “donne di mafia”, nel regime detentivo di alta sicurezza che si applica ai detenuti appartenenti alla criminalità organizzata. Ognuna delle partecipanti al laboratorio racconta a Sorrentino e alle compagne la sua storia, che viene “affidata” ad un’altra detenuta affinché la interpreti davanti al pubblico, in qualche modo facendola propria. I racconti vengono prima rielaborati da Sorrentino che, come dice lui stesso, si inserisce nello spazio fra ciò che le detenute “dicono e non sanno di aver detto”, perché quello che manca loro è, i primis, la consapevolezza piena di se stesse.

Recensione:

L’arte svolge da sempre una funzione catartica, liberatoria, salvifica. Il teatro, in particolare, ha anche una valenza se vogliamo terapeutico-educativa, riesce a tirare fuori da qualsiasi interprete, professionista o amatoriale che sia, doti impensabili.

Diciamocelo: salire su un palco, mettersi in gioco recitando, è una sfida da far tremare i polsi. Calarsi nei panni di un’altra persona, cercando di trasmettere emozioni tratte da una drammaturgia, rappresenta un’esperienza unica. Che cambia e mette in contatto con una parte talvolta inesplorata di se stessi.

Il documentario “Cattività” di Bruno Oliviero, disponibile su CHILI dal 12 marzo, mostra allo spettatore come la “magia teatrale” abbia dato un’opportunità di riscatto o meglio di presa di coscienza anche a tante “donne di mafia” rinchiuse nella sezione femminile del carcere di Vigevano, in regime di massima sicurezza. continua su

178) Ma Rainey’s Black Bottom

“Ma Raineys’s Black Bottom” è un film di George C. Wolfe. Con Viola Davis, Chadwick Boseman, Glynn Turman, Colman Domingo, Michael Potts. Drammatico, 94′. USA 2020

Sinossi:

La tensione sale e gli animi si scaldano durante una sessione di registrazione pomeridiana nella Chicago degli anni ’20, mentre un gruppo di musicisti attende la rivoluzionaria artista e leggendaria “Madre del blues”, Ma Rainey. In ritardo all’appuntamento, l’impavida e agguerrita Ma scatena uno scontro di opinioni con il manager e produttore bianco riguardo alla propria musica. Mentre la band aspetta nella claustrofobica sala prove, l’ambizioso cornettista Levee, che ha una cotta per l’amica di Ma ed è determinato a lasciare la sua impronta nell’industria musicale, sprona i suoi compagni musicisti a condividere storie e verità che cambieranno per sempre il corso delle loro vite.

Recensione:

Non me vogliano i fan del compianto Chadwick Boseman né quelli, anche più numerosi, di Viola Davis. Non me ne vogliano nemmeno i colleghi che hanno già indicato “Ma Rainey’s Black Bottom” come uno dei maggiori candidati per gli Oscar. Ma personalmente non sono così sicuro che il film di George C. Wolfe farà incetta di statuette.

Ripetere il successo di “Barriere”, sfruttando l’onda emotiva e sociale che sta attraversando gli Stati Uniti in questo tormentato 2020, non era semplice. E penso che la tematica importante non dovrebbe mai coprire i limiti e le criticità di un film.

“Ma Rainey’s Black Bottom” nasce come pièce teatrale, con il suo flusso inarrestabile di parole, e sul palcoscenico sarebbe dovuta rimanere, secondo me. L’indubbia bravura della Davis e di Boseman non bastano infatti a evitare un cortocircuito artistico, strutturale e drammaturgico. continua su

127) Le Sorelle Macaluso

Il biglietto da acquistare per “Le sorelle Macaluso” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Le sorelle Macaluso” è un film di Emma Dante. Con Alissa Maria Orlando, Laura Giordani, Rosalba Bologna, Susanna Piraino, Serena Barone. Commedia, 94′. Italia 2020

Sinossi:

Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella. L’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia di cinque sorelle nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo, dove vivono da sole, senza genitori. Una casa che porta i segni del tempo che passa, come chi ci è cresciuto e chi ancora ci abita. La storia di cinque donne, di una famiglia, di chi va via, di chi resta e di chi resiste.

Recensione:

 

È raro che uno spettacolo teatrale di successo diventi un adattamento cinematografico ugualmente riuscito. Anzi, il più delle volte passare da un “palcoscenico” all’altro si rivela disastroso, soprattutto per demerito della sceneggiatura.

Ci voleva Emma Dante per invertire la tendenza, con il suo “Le sorelle Macaluso”, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Personalmente non ho visto la pièce teatrale omonima, ma sono rimasto colpito positivamente dalla bravura e duttilità registica della Dante.

Il film è diviso in tre capitoli – infanzia, età adulta e vecchiaia -, accomunati da due elementi, la morte e la casa. La morte è purtroppo “la sesta sorella”, che condiziona in modo definitivo l’esistenza delle altre. La casa – introdotta nella versione cinematografica – è invece il collante che unisce i membri rimasti della famiglia.

“Le sorelle Macaluso” è una storia di sorellanza, dolore, sofferenza e soprattutto di vite vissute in modo differente da quello che le protagoniste speravano e sognavano. Una storia straziante quanto vivace, colorata quanto angosciante, diretta in modo magistrale da Emma Dante, che a mio modesto parere ha tutte le carte in regola per aggiudicarsi un riconoscimento a Venezia. continua su

“Le sorelle Macaluso”: straziante e vivace, angosciante e colorato

130) Un Dolore Così Dolce ( David Nicholls)

“Un Dolore così dolce” è un romanzo scritto da David Nicholas e pubblicato da Neri Pozza nel settembre 2019

 

Sinossi:

È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa. Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia. Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare. Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.

Recensione:

Se ognuno di noi potesse tracciare un immaginario bilancio della propria vita evidenziandone quali passaggi, persone, emozioni l’hanno caratterizzata, influenzata e soprattutto segnata   probabilmente in tanti direbbero la fine del liceo e l’ultima estate prima del teorico  inizio dell’età adulta.

Altresì tutti non potrebbero non rievocare gli intesi, appassionanti e struggenti ricordi del primo grande amore e della scoperta del sesso.

Le prime volte di quale natura e genere plasmano l’animo e carattere di un giovane facendolo crescere e si spera maturare.

Le persone colte oltre che sensibili chiamano questo delicato, complesso, irripetibile momento con due parole: coming age.

Ma che cosa è il coming age se non altro il desiderio di vivere, d’emergere, voler essere felice levandosi di dosso le incertezze ed i dubbi di un ‘adolescenza vissuta nell’ombra e nella solitudine?

“Un ricordo così dolce” è il malinconico, tenero, buffo “coming age” immaginato, ideato e scritto dalla brillante e creativa penna di David Nicholls, trascinando il lettore indietro nel tempo fino al 1997 rendendolo partecipe dell’estate più importante e sconvolgente di Charlie Lewis, giovane protagonista di questa storia.

“Un dolce così dolce” è il racconto di diverse e differenti prime volte: Il sesso, l’amore,  la disgregazione della famiglia ed solidità della coppia genitoriale

Charlie Lewis è un ragazzo come tanti. Ha terminato il liceo e dovrebbe riflettere e  decidere che cosa fare del proprio futuro.

Charlie avrebbe un ‘estate per compiere le proprie scelte  se non fosse che le certezze della propria vita venissero improvvisamente meno: i suoi genitori si separano. Il padre, dopo il fallimento della sua attività commerciale, entra nel tunnel della depressione e dell’alcolismo.  La madre stanca di tale andazzo, decida di rifarsi una vita con un collega di lavoro, vedovo nonché padre di due gemelle.

Charlie rimarrà con il padre. La sorella più piccola con la madre vivranno dal nuovo compagno.

Charlie si sente abbandonato, sperduto, solo, se non fosse per il causale incontro con la bella e sfrontata Fran che gli aprirà le porte di un mondo sconosciuto: il teatro!

“Un dolore così dolce” è un coming age romantico, bizzarro, ironico raccontato dallo stesso Charlie, ormai adulto e felicemente fidanzato, costruito come una sorta di diario condiviso in cui si percepiscono sinceramente, le emozioni, lo stupore e soprattutto l’ingenuo innamoramento di un diciassettenne bisognoso d’affetto e soprattutto di una guida sicuro in un momento cruciale della propria esistenza.

“Un dolore così dolce “è l’espressione utilizzata dalla stessa Fran per descrivere il coinvolgente legame che lo unisce a Charlie.

Un legame profondo, autentico, leggero ma senza un vera prospettiva di futuro.

Il lettore si diverte, si commuove nell’osservare a quest’appassionata quanto fragile storia d’amore estiva destinata a concludersi con il freddo dell’inverno.

Charlie rivede sé stesso con gli occhi dell’uomo responsabile, posato e sicuro sul piano affettivo e lavorativo, ma ciò nonostante il suo rievocare è comunque incalzante, emozionante, coinvolgente e pieno di pathos e passione.

“Un dolore così dolce” è una storia semplice, forse scontata e prevedibile ma proprio in questa linearità narrativa si cela la forza e valore della scrittura di Nicholls di raccontare un’esperienza comune a tanti senza però cadere nel melenso e retorico.

“Un dolore così dolce” è un piacevole tuffo nel proprio passato da cui riemergiamo alla fine del romanzo con un ritrovato sorriso e senso di consapevolezza interiore e sentimentale che ci accomuna fortemente all’ex inquieto Charlie.

 

 

 

 

128) Il Sindaco del Rione Sanità

Il biglietto da acquistare per “Il sindaco del Rione Sanità” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Sindaco del Rione Sanità” è un film di Mario Martone. Con Francesco Di Leva, Roberto De Francesco, Massimiliano Gallo, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia. Drammatico, 118′. Italia 2019

Sinossi:

Antonio Barracano, uomo d’onore che sa distinguere tra gente per bene e gente carogna, è “Il Sindaco” del Rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Recensione:

Quando nel 1960 Eduardo De Filippo scrisse la drammaturgia del “Sindaco del Rione Sanità” e lo mise poi in scena non poteva ovviamente neanche immaginare che sarebbero state realizzate serie televisive e film amate da milioni i telespettatori con mafiosi e criminali come protagonisti.

Prima di “Gomorra” e affini, il Maestro aveva messo mano a un testo potente, crudo, realistico, che non perde la sua carica di attualità anche a distanza di decenni dalla sua composizione e continua a raccontare Napoli, i quartieri dove ieri come oggi regna la “legge della giungla”.

Mario Martone, dopo aver ottenuto un grande successo di pubblico e critica con lo spettacolo teatrale, ha deciso di realizzare anche un film, utilizzando lo stesso cast. Ma questo nuovo “Sindaco del Rione Sanità” ha anche le sue peculiarità, a cominciare dallo stile registico, di grande impatto.

Nonostante gli sforzi del regista di rendere questo adattamento cinematografico il meno teatrale possibile, l’impostazione originale permane sia nella messa in scena che nella recitazione dei bravissimi interpreti, talentuosi ed esperti. Possiamo parlare di film teatrale, complessivamente riuscito e avvolgente. continua su

“Il sindaco del Rione Sanità”: dal teatro di De Filippo alla Napoli di oggi

67) Cyrano mon amour

Il biglietto da acquistare per “Cyrano mon amour” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Cyrano mon amour” è un film di Alexis Michalik. Con Thomas Solivéres, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah. Commedia, 109′. Francia 2018

Sinossi:

Edmond Rostand, autore senza successo e senza un soldo, sogna di passare dall’ombra alla luce. Sostenuto da Rosemonde, la sua consorte, e da Sarah Bernhardt, l’attrice più celebre della Belle Époque, deve comporre in tre settimane una commedia per Monsieur Constant Coquelin, divo navigato che vorrebbe rilanciare la sua carriera. L’ispirazione ha il volto di Jeanne, costumista e amica di Léo, attore bello ma senza eloquenza. A prestargliela è Edmond, che avvia un fitto carteggio con Jeanne. Lettera dopo lettera trova le rime e il sentimento per nutrire la pièce e incarnare un guascone filosofo. Il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin andrà finalmente in scena “Cyrano de Bergerac”, il testo più recitato della storia del teatro francese.

Recensione:

Realizzare biopic su scrittori e scrittrici del passato è una delle mode cinematografiche del momento. Pensiamo a titoli come “Dickens – L’uomo che inventò il Natale” di Bharat Nalluri, “Mary Shelley” di Haifaa al-Mansour, “A quiet passion” di Terence Davies. Oppure all’attesa per l’uscita, il 10 maggio, di “Tolkien”.

I registi avvertono il desiderio e l’urgenza di raccontare le vite, spesso tormentate, di questi grandi personaggi, che hanno lasciato in dote ai posteri capolavori immortali. E il fatto che il pubblico sembri apprezzare, e che quindi i risultati al box office siano positivi, non guasta. Certo, spesso si tratta di pellicole drammatiche e angoscianti, poco adatte come momento di semplice evasione.

Ci ha pensato Alexis Michalik  a rompere questo impasse drammaturgico ed emotivo, realizzando una versione brillante, leggera e romantica della vita del poeta Edmond Rostand, autore del “Cyrano de Bergerac”, la storia d’amore più bella mai scritta in Francia.

Il film racconta la genesi del romanzo, tra incontri bizzarri, colpi di scena, momenti tragici e altri comici, gelosie. Dopo l’ultimo insuccesso a teatro, Rostand attraversa un periodo di crisi creativa ed economica, ma proprio questo gli permetterà di ritrovarsi come artista e come uomo.

Nato come spettacolo teatrale, “Cyrano mon amour” è un atto d’amore nei confronti del teatro, della sua capacità di emozionare, ma anche degli attori e dei tecnici che nonostante i guadagni inferiori rispetto al mondo del cinema mettono sul palco tutto loro. continua su

“Cyrano mon amour”: quando teatro e cinema si fondono in una storia bella

210) Conversazione su Tiresia

“Conversazione su Tiresia” è Un film di Roberto Andò. Con Andrea Camilleri. Documentario, 85′. Italia 2018

Sinossi:

Un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.

Perché uno spettatore medio dovrebbe uscire di casa, pagare un costoso biglietto per vedere e ascoltare un monologo teatrale di oltre un’ora interpretato da un “giovane“ attore di 93 anni, che non si alza mai dalla sedia?

Recensione:

A qualcuno basterà sapere il nome dell’attore in questione, Andrea Camilleri, per i pochi che non lo conoscono, invece, consiglio comunque di andare al cinema per l’evento del 5, 6 e 7 novembre. “Conversazione su Tiresia”, infatti, è probabilmente il modo più semplice, bello ed emozionante per avvicinarsi al teatro, e a Camilleri.

Il documentario ripropone lo spettacolo andato in scena l’11 giugno scorso al Teatro Greco di Siracusa, riuscendo, per una volta, a trasmettere al pubblico in sala le stesse emozioni – o almeno alcune – provate in quella sede.

Lo spettatore diffidente si chiederà subito: ma chi sarebbe questo Tiresia? Dovrei conoscer il suo nome, magari per averlo letto su qualche giornale? Perché dovrebbe interessarmi una conversazione su di lui?

Tiresia è una figura della mitologia greca, affascinate quanto misterioso. Privato della vista, ebbe in cambio il dono di vedere il futuro e di vivere sette vite non consecutive. Per sette anni potè anche sperimentare la condizione femminile, per punizione divina. continua su

http://paroleacolori.com/conversazione-su-tiresia-al-cinema-lo-spettacolo-con-andrea-camilleri/

137) Il Metodo Catalanotti (Andrea Camilleri)

“Il Metodo Catalanotti” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato nel maggio 2018 da Sellerio Editore.

Sinossi:
“Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica. Tutto accade in una Vigàta, che non è risparmiata dai drammi familiari della disoccupazione; e dalle violenze domestiche. La passione civile avvampa di sdegno il commissario, che ricorre a una «farfantaria» per togliere dai guai una giovane coppia di disoccupati colpevoli solo di voler metter su una famiglia. Per quanto impegnato in più fronti, Montalbano tiene tutto sotto controllo. Le indagini lo portano a occuparsi dell’attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico, fondato non sulla mimèsi delle azioni sceniche, ma sull’identificazione delle passioni più oscure degli attori con il similvero della recita. Catalanotti ha una sua cultura teatrale aggiornata sulle avanguardie del Novecento. È convinto del primato del testo. E della necessità di lavorare sull’attore, indotto a confrontarsi con le sue verità più profonde ed estreme. Il romanzo intreccia racconto e passione teatrale. Nel corso delle indagini, Montalbano ha la rivelazione di un amore improvviso, che gli scatena una dolcezza irrequieta di vita: un recupero di giovinezza negli anni tardi. Livia è lontana, assente. Sulla bella malinconia del commissario si chiude questo possente romanzo dedicato alla passione per il teatro (che è quella stessa dell’autore) e alla passione amorosa. Un romanzo, tecnicamente suggestivo, che una relazione dirompente racconta in modo da farle raggiungere il più alto grado di combustione nei versi di una personale antologia di poeti; e, all’interno della sua storia, traspone i racconti dei personaggi in colonne visive messe in moviola perché il commissario possa farle scorrere e rallentare a suo piacimento.” (Salvatore Silvano Nigro).
Recensione:
Sarà ,come sempre , il Tempo a decretare se “Il Metodo Catalanotti”, ultima fatica letteraria del Maestro Camilleri, rappresenti davvero una storica ed inaspettata svolta per la celebre saga del Commissario Montalbano.
Nell’attesa, il sottoscritto, non ha alcun timore nel definire questo romanzo come un clamoroso punto di rottura drammaturgico ed emotivo all’interno dell’universo Montalbiano.
“Il Metodo Catalanotti” stravolge il quieto vivere pubblico e privato del nostro celebre Commissario, spiazzando il lettore ormai abituato ad un consolidato quanto piacevole schema di racconto

Un cambiamento ,apparentemente traumatico, agli occhi e cuore del lettore che il Maestro Camilleri riesce invece a tramutare, con la consueta creatività, ironia e sensibilità, in una splendida ed unica esperienza letteraria, sentimentale e soprattutto ed esistenziale.
Andrea Camilleri essendo prima d’ogni cosa, uomo di teatro, non poteva non decidere di scegliere il “suo primo amore” come ideale palcoscenico per ambientare e costruire la sua rivoluzione gentile e profonda del personaggio letterario più amato dagli italiani.
Il teatro è vita: trasmette vivide e sincere emozioni, sacrificio, stravolgimenti, dolori raccontando, indagando e rappresentando la complessità dell’animo umano in cui albergano contemporaneamente bellezza e malvagità allo stato primordiale.
“Il metodo Catalanotti” non è altro che una formidabile, accattivante, morbosa quanto affascinante summa dell’essenza e magia teatrale che può stravolgere la vita e soprattutto gli equilibri emotivi e psicologici sia dell’attore professionista quanto di quello amatoriale.
Il teatro è, da sempre, un coacervo di sentimenti forti e contrapposti che nascono e si alimentano all’interno di qualsiasi compagnia teatrale.
Il profondo studio e totale immedesimarsi in un personaggio può anche indurre un attore ad imprevedibili e conflittuali rapporti con i colleghi e soprattutto con il regista.
“Il metodo Catalanotti” rappresenta soprattutto il punto di non ritorno per Salvo Montalbano.
Infatti più che l’indagine vera e propria, ben costruita ma nel complesso prevedibile, il lettore segue con crescente curiosità, stupore e pathos, il vero giallo di questo romanzo: la scelta di vita che Salvo Montalbano è chiamato a compiere.
Il nostro Commissario deciderà di rimanere con l’amata Livia sulla vecchia e sicura strada o si farà travolgere dalla fulminea quanto travolgente passione incarnata dalla bella Antonia, giovane e tosta neo capo della scientifica?
Il lettore dimentichi le precedenti e classiche, poi rientrate, “sbandate romantiche” del Commissario.
“Il metodo Catalanotti” rappresenta un autentico bivio per il nostro protagonista, che mai avremmo immaginato di vivere e leggere con il cuore in gola fino all’ultima pagina del romanzo
Andrea Camilleri regala il più inaspettato e riuscito dei colpi di scena teatrali, costruendo un finale aperto quanto poetico che obbliga i milioni di fan non solo ad attendere il nuovo romanzo, ma anche ad interrogarsi lungamente che cosa sia significhi davvero la parola amore..

100) Interruption

“Interruption” è un film di Yorgos Zois. Con Alexandros Vardaxoglou, Sofia Kokkali, Pavlos Iordanopoulos, Romanna Lobach, Angeliki Margeti. Drammatico, 109′. Grecia, Francia, Croazia, 2015

Sinossi:

Un teatro di Atene ai nostri giorni. In scena si sta rappresentando l’Orestea di Eschilo in un adattamento postmoderno. All’improvviso, in seguito a un breve blackout, un gruppo di giovani in abiti scuri e armati di pistole sale sul palco invitando chi lo desidera a raggiungerli per prendere il posto degli attori. La recita prosegue ma ora le dinamiche sono profondamente mutate.

Recensione:

Il teatro è morto. A dirlo, con amarezza mista a rabbia, sono gli stessi attori e addetti ai lavori che a questa forma d’arte hanno consacrato la loro vita.

Purtroppo è un triste dato di fatto: oggi per portare il pubblico in sala servono “volti noti”, interpreti di serie tv, fiction o persino youtuber. E a questa logica – più che a quella del talento – si attengono i direttori artistici, al momento di stilare il cartellone della stagione.

È il trionfo dell’ignoranza e dell’effimero sulla bellezza e sulla cultura, la negazione stessa dell’essenza del teatro. Chissà cosa penserebbero gli antichi Greci, e quale tragedia potrebbero comporre, osservando la degenerazione di questa loro creatura bella e splendente.

Il 23 ottobre 2002 cinquanta ceceni armati presero in ostaggio 850 spettatori all’interno del teatro Dubrovka di Mosca. Inizialmente il pubblico, affascinato dall’ambivalenza del momento, pensò di avere davanti degli attori e che tutto facesse parte della rappresentazione. In momenti tanto cruciali, finzione e realtà, verità e bugie, logica e assurdo si fondono.

Come avrete capito da questa presentazione, “Interruption” di Yorgos Zois non è un film per tutti. La comprensione del messaggio e della storia è complicata, data l’intersezione di metateatralità e finzione (rappresentata dalla messa in scena moderna dell’Orestea di Eschilo).

“Interruption si svolge all’interno di un teatro. La parola ‘teatro’ deriva dal greco theatron, che significa luogo in cui vediamo. Il mio è quindi un film sull’atto di vedere. – Yorgos Zois”

È come avere davanti agli occhi un reality show teatrale, dove il finale é nelle mani del pubblico, incapace di distinguere tra realtà e finzione. Ma “Interruption” è anche un atto d’accusa nei confronti dell’ignoranza che oggi dilaga, dell’assenza di una coscienza civile e politica, di un pubblico acritico che accetta qualunque cosa, sulla scena come nella vita. continua su

http://paroleacolori.com/interruption-qual-e-la-funzione-del-teatro-ieri-come-oggi/