36) Tredici Vite

Il biglietto d’acquistare per “Tredici Vite” è : Omaggio (Con Riserva)

“Tredici vite” è un film di Ron Howard. Con Colin Farrell, Viggo Mortensen, Joel Edgerton, Tom Bateman, Lewis Fitz-Gerald. Drammatico, 147′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

23 giugno 2018. Dodici ragazzi di una squadra di calcio restano intrappolati assieme al loro allenatore nella grotta thailandese di Tham Luang, che è stata allagata dall’arrivo dalle piogge monsoniche durante la loro visita. Per cercare di salvarli, vengono mobilitati i Navy Seals locali, oltre diecimila volontari provenienti da tutto il mondo e un team di esperti sommozzatori di cui fanno parte Richard Stanton e John Volanthen. Sono loro che dopo diversi giorni e una lunga immersione riescono a raggiungerli, trovandoli ancora vivi e, grazie anche all’aiuto dell’anestesista Richard Harris, portano a termine l’operazione il 10 luglio senza che ci sia nessuna vittima tra i dispersi.

Recensione:

Chi non è stato messo in guardia, da piccolo, sui pericoli che allontanarsi da casa o giocare in certi luoghi possono comportare? Purtroppo nemmeno il genitore più solerte può evitare il verificarsi di tragiche fatalità.

In questo senso, nel maggio 1981 l’Italia ha vissuto un momento di estrema drammaticità, quando il piccolo Alfredino Rampi è caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma. Gli sforzi per salvarlo, purtroppo, non hanno portato all’auspicabile lieto fine e il bambino è morto, dopo tre giorni di inutili tentativi di raggiungerlo. 

Nel 2018dodici giovani calciatori insieme con il loro allenatore sono rimasti intrappolati, a seguito di un’improvvisa alluvione, nella grotta di Tham Luang, in Thailandia. La mobilitazione del governo locale e di volontari provenienti da tutto il mondo è stata immediata.

Nonostante le condizioni climatiche e strutturali, e le enormi difficoltà di portare in salvo ben tredici persone, in questo caso l’esito dell’operazione è stato positivo. Tutti i dispersi sono stati tratti in salvo, dopo ben diciotto giorni di attesa. continua con

38) Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Il biglietto d’acquistare per ” Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” è : Omaggio (Con Riserva)

“Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” è un film di Lee Daniels. Con Andra Day, Garrett Hedlund, Natasha Lyonne, Tyler James Williams, Tone Bell. Biopic, 130′. USA 2021

Sinossi:

Nella seconda metà degli anni ’30, Eleanora Fagan, nata a Philadelphia nel 1915 e più nota col nome di scena di Billie Holiday, ha già conquistato un ampio pubblico, senza differenze di classe né di colore, come al Café Society di New York, dove neri e bianchi siedono vicini. Lady Day è tenuta sotto stretta osservazione da Harry Anslinger, capo del Federal Bureau of Narcotics sotto cinque presidenti (da Hoover a Kennedy), che vede in “Strange Fruit”, canzone scritta da un comunista di origini russe, Abel Meeropol, un potente invito alla rivolta. Cantarla le può costare il ritiro della licenza per esibirsi nel circuito dei jazz club di New York.

Recensione :

Oggi capita spesso di vedere cantanti, attori e personaggi famosi vari mobilitarsi in prima persona, sfruttando la loro popolarità anche sui social, per sostenere cause sociali. C’è chi lo fa per convinzione, chi solo per farsi bello e avere un ritorno economico e/o commerciale.

Certo non è semplice metterci davvero la faccia, e, ieri come oggi, le conseguenze possono non essere piacevoli… Lo dimostra la storia della cantante jazz Eleanora Fagan, nome di scena Billie Holiday, che ho scoperto grazie al film “Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” di Lee Daniels.

La Holiday, nel 1937, era già una cantante famosa, talentuosa, amata dal pubblico. Allo stesso tempo lottava contro i propri demoni interiori e un passato di abusi e abbandono, facendo uso di alcol, oppio ed eroina. continua su

8) Il Truffatore di Tinder

“Il Truffatore di Tinder” è un film di Felicity Morris. Documentario, 114′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

Tra uno swipe e l’altro, trovare l’amore online non è facile. Per questo Cecilie non crede ai propri occhi quando fa match con un playboy ricco e belloccio, scoprendo che è l’uomo dei suoi sogni. Ma la realtà si rivela ben diversa: quando la donna si rende conto che il sedicente uomo d’affari internazionale non è chi dice di essere, lui le ha già preso tutto e la favola lascia il posto a un thriller con vendetta. Cecilie scopre chi sono le altre persone finite nel mirino, le donne uniscono le forze e smettono di essere vittime, dando al truffatore pane per i suoi denti. 

Recensione:

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, recita il detto. In un mondo in cui l’onestà è diventata una virtù per pochi – o per allocchi, decidete voi – è sempre più difficile dare credito al prossimo, scegliere di affidarsi a un altro dal punto di vista emotivo, ed economico.

Oggi, anche a causa della pandemia, i rapporti sono diventati sempre più virtuali. Le persone non si incontrano più, non si abbracciano e non parlano dal vivo, preferiscono dialogare e conoscersi attraverso uno schermo.

C’erano una volta gli anni ‘90, con le agenzie matrimoniali e gli speed date. Adesso il mercato dei sentimenti è saturato dalle app. App come Tinder, con i suoi milioni di iscritti, chi alla ricerca dell’anima gemella, chi di un incontro mordi-e-fuggi. La parola d’ordine, comunque, è rapidità. Non c’è il più tempo né la pazienza per conoscersi, innamorarsi, capire davvero chi abbiamo “davanti”. continua su

,

82) L’Evènement- L’Avvenimento

Il biglietto d’acquistare per “L’Evènement-l’Avvenimento” è : Sempre

“L’Avvenimento” è un film di Audrey Diwan. Con Anamaria Vartolomei, Kacey Mottet-Klein, Luàna Bajrami, Louise Orry Diquero, Louise Chevillotte, Pio Marmaï, Sandrine Bonnaire, Anna Mouglalis, Leonor Oberson, Fabrizio Rongione. Drammatico, 100′. Francia 2021

Sinossi:

Francia, 1963. Anne è una brillante studentessa con un promettente futuro davanti a sé. Tuttavia, quando resta incinta, vede svanire la possibilità di portare a termine i propri studi e sfuggire ai vincoli insiti nella sua estrazione sociale. Con l’avvicinarsi degli esami finali e la gravidanza sempre più evidente, Anne si decide ad agire, anche se deve affrontare la vergogna e il dolore, anche se deve rischiare la prigione per seguire la sua strada…

Recensione:

Ancora oggi, nel 2021, parlare di aborto scatena polemiche e crea divisioni, con due ideologie e pensieri in materia che si contrappongono duramente

Il movimento femminista e le donne in generale hanno combattuto nei decenni dure e sentite battaglie per ottenere il diritto d’accesso all’aborto legale (in Italia è sancito da una legge del 1978), eppure questa scelta personalissima continua ad essere osteggiata in primis dagli stessi medici, che la trasformano spesso in una sorta di “guerra di religione”. 

Il cinema ha affrontato il tema dell’aborto, e in modo particolare di quello illegale, in molteplici occasioni. Mi sono sempre avvicinato a questo genere di film concentrandomi esclusivamente sul piano creativo e cinematografico, mettendo per quanto possibile da parte le mie opinioni in materia. 

Cercherò di fare altrettanto recensendo “L’événement” di Audrey Diwan, adattamento del romanzo omonimo di Annie Ernaux, fresco vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia (e che mi prendo il merito, per una volta, di aver immaginato come papabile vincitore già alla vigilia).

Il film francese prende letteralmente lo spettatore per mano, portandolo dentro la vita dal percorso tracciato e ben definito di Anne (Vartolomei), studentessa universitaria seria e preparata, la migliore del suo corso. Anne ha le idee chiare su chi vuole diventare, sogna il riscatto sociale e culturale e l’emancipazione dal mondo dei genitori, onesti lavoratori ma poco istruiti.

“L’événement” – ovvero l’avvenimento – a cui allude il titolo e che rischia di far deragliare i progetti ambiziosi della ragazza è una gravidanza inaspettata quanto imprevista, frutto di una breve relazione con un universitario fuori sede. Anne è stupita da quanto le è successo, e lo spettatore insieme a lei – da una ragazza tanto perfetta e determinata non ce lo aspettiamo. continua su

37) The Mauritanian

Il biglietto da acquistare per “The Mauritanian” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Mauritanian” è un film di Kevin Macdonald. Con Tahar Rahim, Shailene Woodley, Benedict Cumberbatch, Jodie Foster, Zachary Levi, Langley Kirkwood. Thriller. Gran Bretagna, USA 2021

Sinossi:

La storia vera tratta dalle memorie di Mohamedou Ould Slahi, che fu arrestato nel 2002 in Mauritania perché sospettato di partecipazione agli attentati dell’11 settembre e trasferito a Guantanamo Bay. Sarà l’inizio di un’odissea spaventosa per Slahi, il quale senza prove e senza accuse verrà interrogato e torturato per anni nelle buie celle della base navale americana a Cuba. L’avvocato Nancy Hollander accetta di difenderlo in tribunale nonostante tutti lo diano per colpevole, mentre dalla parte dell’accusa il tenente colonnello Stuart Couch, in cerca di giustizia dopo aver perso un amico nell’attacco, viene incaricato di cercare una condanna esemplare.

Recensione:

Che gli uomini vivano spesso seguendo l’istinto, facendosi trasportare dall’ira e spesso dalla spirito di vendetta è triste ma risaputo. Ma se gli stessi sentimenti fossero alla base delle azioni compiute da un governo? Un governo che decide di calpestare qualsiasi diritto, attenendosi al principio che “il fine giustifica i mezzi”? Purtroppo, è tutt’altro che fantascienza.

L’11 settembre 2001 ha rappresentato uno shock emotivo per gli Stati Uniti. Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, la più grande democrazia al mondo si è scoperta vulnerabile e tutt’altro che imbattibile. E serviva un “capro espiatorio”, velocemente; un nemico su cui riversare la rabbia e la sete di giustizia – o vendetta? – di una nazione intera.

Sono iniziati così gli anni della lotta al terrorismo islamico, la caccia a Osama Bin Laden, operazioni almeno inizialmente appoggiate dall’opinione pubblica e dall’immunità legale garantita dal Congresso. continua su

34) Il Buco in Testa

Il biglietto da acquistare per “Il buco in testa” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Buco in Testa” è un film di Antonio Capuano. Con Teresa Saponangelo, Francesco Di Leva, Pietro Juliano.
Drammatico, 95′. Italia 2020

Sinossi:

Maria Serra ha un buco in testa: una zona oscura che condiziona tutta la sua vita, ferma al giorno in cui suo padre è stato ucciso. Mario Serra era un vicebrigadiere che il 14 maggio 1977 è rimasto a terra dopo essere stato colpito a morte da Guido Mandelli, attivista di Autonomia Operaia. Ora Maria vive a Torre del Greco con la madre Alba che non parla praticamente più, e sopravvive fra lavoretti precari e frequentazioni con alcuni maschi locali: un poliziotto, un insegnante, un ladruncolo di strada. Finché la sua psicologa la incoraggia ad incontrare a Milano l’assassino di suo padre, uscito di galera dopo aver scontato la sua pena. E Maria è intenzionata ad andare a quell’incontro con una pistola al fianco.

Recensione:

Non è semplice in linea generale avere una vita serena e felice. Lo è ancora meno se vivi nel sud Italia, ti ritrovi orfano di padre fin da neonato e tua madre si chiude in una sorta di mutismo assoluto come risposta al dolore.

“Il buco in testa” di Antonio Capuano, presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2020, è ad oggi una delle più interessanti e piacevoli sorprese della kermesse. Ispirata a fatti realmente accaduti, è un’intensa storia di rabbiosa solitudine al femminile, magistralmente interpretata da Teresa Saponangelo.

La sua Maria è una donna indipendente, forte ma allo stesso tempo fragile, consapevole dei limiti che non avere mai conosciuto il padre (poliziotto caduto in servizio durante una manifestazione) le ha lasciato in dote. Come avere “un buco in testa“. continua su

21) Judas and The Black Mesiah

Il biglietto da acquistare per “Judas and the Black Messiah” è:
Di pomeriggio.

“Judas and The Black Mesiah” è un film di Shaka King. Con Jesse Plemons, Daniel Kaluuya, Lakeith Stanfield, Martin Sheen, Dominique Fishback. Biopic, 126′. USA 2021

Sinossi:

A Chicago, verso le fine degli anni Sessanta, il criminale minorenne Bill O’Neal accetta di fare l’informatore per l’FBI dopo il suo arresto. Infiltrato da un agente nell’influente Black Panther Party, O’Neal scala le gerarchie del partito e si avvicina al leader Fred Hampton, prima arrestato e poi liberato in attesa dell’appello. Militante di giorno e traditore stipendiato la notte, Bill vive in maniera tormentata la sua doppia natura, da un lato aderendo alla visione politica di Hampton ma dall’altra contribuendo in maniera decisiva alla sua violenta uccisione, avvenuta per mano dell’FBI nel dicembre 1969.

Recensione:

Tradire una persona che si fida di noi è probabilmente uno degli atti più spregevoli che possiamo compiere – non è un caso che Dante collochi questa categoria di peccatori nell’ultimo cerchio dell’Inferno, il “peggiore”, potremmo

E nella bocca stessa di Lucifero, insieme a Cassio e Bruto, per restare in tema dantesco, troviamo lui, Giuda, IL traditore per eccellenza. Colui che, secondo i Vangeli, vendette il suo benefattore, Cristo, per trenta denari con un bacio. E che dopo, travolto dal rimorso e dal senso di colpa, si impiccò.

La figura biblica dell’apostolo, tradimento e senso di colpa sono i punti centrali della sceneggiatura di “Judas and the Black Messiah” di Shaka King, che arriva in streaming nel nostro Paese a poche settimane dalla notte degli Oscar – dov’è in lizza come miglior film.

Sull’onda emotiva dell’uccisione di George Flyod, il 25 maggio, negli Stati Uniti sono esplose nuovamente le proteste e la mai sopita “questione razziale”. Hollywood, non ci pronunciamo se per reale convinzione o per intercettare il favore del pubblico, è scesa in campo con una serie di film a tema – per citarne un paio, “Il processo ai Chicago 7” e “One night in Miami”.

“Judas and the Black Messiah” ha il merito narrativo, creativo e stilistico di discostarsi in larga parte dai cliché e dagli stereotipi di genere, raccontando da una prospettiva insolita il movimento Black Panthers ed evidenziando come, già negli anni ‘60 e ’70, esistessero molti gruppi di protesta, animati da personalità diverse e con visioni differenti, tutt’altro che uniti.

Shaka King descrive i rapporti umani oltre che politici all’interno del movimento con sguardo realista, superando il tradizionale approccio ideologico da duri e puri. continua su

4) La Nave Sepolta

Il biglietto da acquistare per “La nave sepolta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La nave sepolta” è un film di Simon Stone. Con Carey Mulligan, Ralph Fiennes, Lily James, Johnny Flynn, Ben Chaplin, Ken Stott, Archie Barnes, Monica Dolan. Biopic, 112′. Gran Bretagna 2021

Sinossi:

Inghilterra, 1939. La vedova Edith Pretty decide di ingaggiare l’archeologo dilettante Basil Brown per effettuare degli scavi in una sua proprietà a Sutton Hoo, nel Suffolk. Nonostante la diffidenza iniziale, Brown accetta. Mentre i lavori procedono, e i due si conoscono meglio, vengono rinvenuti dei rivetti di metallo appartenenti a una nave. Da quel momento lo scavo si trasforma in un caso nazionale, che porterà a una scoperta di portata storica che influenzerà la storia britannica.

Recensione:

Nel 1939 il mondo si stava avviando verso lo scoppio del secondo conflitto mondiale, che avrebbe aperto una delle pagine più buie della storia dell’umanità. Nella contea inglese del Suffolk, invece, si stava per fare la storia dell’archeologia.

Il film “La nave sepolta”, disponibile su Netflix, adattamento dell’omonimo romanzo del 2007 di John Preston, fa conoscere allo spettatore una bellissima storia di coraggio e lotta contro i pregiudizi e la diffidenza sociale, ma anche di amicizia.

Edith Pretty (Mulligan), dopo la morte del marito ha deciso di proseguire il loro comune sogno, portare alla luce degli antichi reperti presenti nelle loro terre. Basil Brown (Fiennes) non possiede titoli accademici né preparazione tecnica, ma sa tutto sulla terra e su come effettuare scavi di precisione. Lui è capace di realizzare l’intuizione di lei. Ma nessuno si aspettava una scoperta di tale portata… continua su

4) Rosa Ma Non Di Maggio (Giancarlo Buzzi)

“Rosa ma non di Maggio” è un romanzo scritto da Giancarlo Buzzi e pubblicato nel dicembre del 2020 da You Can Print.

Sinossi:
Anno 1929. Rosa, operaia in una tessitura, cede alle ragioni della famiglia e anziché seguire il suo amore, Peppo, sposa Luigi, un muratore in procinto di emigrare in Francia. Sei mesi dopo il matrimonio, Luigi la vuole accanto a sé e Rosa lascia il piccolo paese sulle rive del Lago Maggiore per raggiungerlo, a Charleville. La convivenza con Luigi e altri due muratori: Giovanni, suo fratello e Silvano, genovese, con i quali condivide l’alloggio, appare da subito difficile. Tra i due non scatta l’amore. Luigi accetta un lavoro in Belgio dove si trasferirà col fratello Giovanni, lasciando Rosa al suo destino, come fosse una estranea. Inizia così la nuova vita di Rosa aiutata e sostenuta dalla vicinanza di Yvette, padrona di casa e del notaio Rossignol che ha lo studio nello stesso edificio, ma sarà Silvano, il muratore rimasto ad abitare con lei, a risvegliarle la bellezza dell’amore. La guerra sta per scoppiare e Silvano deve ritornare a Genova. Rosa aspetta un figlio da lui, ma non glielo dirà. Nascerà Carlo che morirà di difterite a cinque anni. Forte del ricordo dei sui grandi amori e della sua tragedia, si risolleverà, con rabbia e determinazione. Diventerà una semplice ed umile ricca signora, aiuterà altri emigranti italiani fondando una cooperativa edile e dando loro lavoro e benessere, ma le strade della vita sono imprevedibili e Rosa dovrà percorrerle tutte, sino all’ultima, che si svelerà come la più accidentata, quella che, spera, la porti dal suo primo amore: Peppo.
Recensione:
Il mio 2021 letterario è stato già impreziosito dalla possibilità di leggere il nuovo romanzo del mio caro amico Giancarlo Buzzi.
Il sig. Giancarlo ha dimostrato, ancora una volta, di possedere talento, sensibilità e soprattutto intelligenza, (merce assai rara in molti autori nostrani pomposamente celebrati dalla critica), scrivendo sempre storie nuove e mai banali.
Allo stesso tempo Buzzi si rivela attento nell’evitare di raccontare trame inverosimili, arzigogolate, retoriche tese esclusivamente a soddisfare l’ego creativo dell’autore.
Giancarlo Buzzi è un attento osservatore della società, indagatore dell’animo umano avendo il dono di saper ascoltare le storie altri per farne poi spunto dei propri scritti.
“Rosa ma non di Maggio” si colloca narrativamente e stilisticamente con coerenza nel solco letterario iniziato qualche anno fa dal sig. Buzzi.
Ispirato ad una storia vera di carattere familiare, l’autore conduce il lettore indietro nell’Italia degli anni venti, in cui la condizione economica di molti italiani era assai stringente e povera di prospettive.
L’assenza di lavoro ha costretto tanti italiani a dover immigrare all’estero subendo gravi umiliazioni, pregiudizi ed ingiustizie perché tacciati d’essere “migranti italiani”.
“Rosa ma non di maggio” è il racconto di una giovane donna forte, caparbia, intelligente quanto romantica costretta a mettere da parte i propri sogni e speranze per obbedire alle decisioni familiari.
È una storia di migrazione, sacrifici, amarezze, delusioni vissuti da tanti nostri connazionali migranti, ma allo stesso tempo è il racconto di una donna che non si è mai arresa ad un destino deciso a tavolino da altri.
Rosa è l’incarnazione di una femminista ante litteram, rispettosa, educata, capace però di rifiutare e sovvertire una società impregnata da uno sciocco maschilismo.
“Rosa ma non di maggio” racchiude in sé tante storie straordinariamente “normali”, ma quanto belle, vere, intese perché raccontate con delicatezza, umanità e semplicità dall’autore.
Buzzi è riuscito con maestria e creatività nel mescolare fatti storici ad altri di finzione ottenendo un risultato credibile, avvincente ricco di pathos e colpi di scena.
“Rosa ma non di Maggio” racchiude amore, amicizia, viltà, tradimento, lealtà, dove le virtù sono a vantaggio delle protagoniste femminili, lasciando invece gli aspetti negativi a quelli maschili tranne rare eccezioni di rilievo e spessore etico.
“Rosa ma non di Maggio” è una lettura vivamente consigliata sia per chi dichiara femminista, libero ed audace e sia chi ama la storia, soprattutto quei passaggi dove l’eroe/eroina è quella persona che speso la propria esistenza avendo sempre la schiena dritta e difeso la libertà di scegliere il proprio destino come la nostra cara Rosa.

78) Cattive Acque

Il biglietto d’acquistare per “Cattive acque” è : Ridotto (Con Riserva)

“Cattive acque” è un film del 2019 diretto da Todd Haynes , scritto da Mario Correa , con : Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Bill Camp, Victor Garber, Mare Winningham, William Jackson Harper, Bill Pullman, Louisa Krause, Kevin Crowley, Daniel R. Hill, Denise Dal Vera.

Sinossi:
Cattive acque, il film di Todd Haynes, è basato su una storia vera che vede protagonista un tenace avvocato, Robert Bilott (Mark Ruffalo), difensore delle imprese che esercita a Cincinnati, in Ohio. Un giorno si presenta nel suo ufficio il contadino Wilbur Tennant (Bill Camp), suo vecchio conoscente, per chiedergli aiuto. L’uomo ha con sé scatole di videocassette per dimostrare che la morte delle sue 190 mucche non sia naturale e vuole che l’avvocato si faccia carico della sua causa. Robert, però, non ha tempo e non gli presta attenzione.
In seguito, il legale si reca nel suo paese natale, Parkersburg, in West Virginia, per far visita a sua nonna e incontrare Wilbur fuori dal posto di lavoro. L’allevatore gli mostra i nastri, nei quali sono visibili i cadaveri delle mucche, morte a causa di una strana e inspiegabile malattia. Wilbur è convinto che la colpa sia da attribuire alla compagnia DuPont, una multinazionale sita in città. Avendo preso a cuore la causa, Robert pur di portare a galla la verità, sarà disposto ad affrontare un processo che metterà a repentaglio il futuro della sua carriera, la sua famiglia e la sua stessa vita.Inizia così una lotta legale lunga quasi vent’anni, nella quale Billott cerca di salvare circa 70 mila cittadini a rischio avvelenamento a causa della contaminazione delle acque da parte di DuPont con l’acido perfluorooctanico..
Recensione:
Ci sono storie che meritano di raccontare.
Ci sono atti di coraggio ed onestà civile che l’opinione pubblica dovrebbe , sempre e comunque, conoscere.
Esistono avvocati che non pensano alla parcella ma ad ottenere giustizia .
Esistono casi giudiziari che possono cambiare il mondo, ma prima che la verità legale e scientifica siano comprovati da una sentenza possono trascorrere anni, tanti, troppi anni.
Esistono, ancora fortunatamente, avvocati come Robert Bilott che ci fanno ancora sperare nella giustizia e soprattutto nell’uomo.
“Cattive acque” è “cinematograficamente” un classico quanto consolidato legal thriller in cui il protagonista alias avvocato decide di sfidare la multinazionale americana di turno responsabile di nefandezze ambientali ai danni di povere e umili comunità ignare d’essere state esposte a nocive radiazioni od inquinamenti.
Un “soggetto” già visto e conosciuto, purtroppo al cinema negli ultimi anni, avendo come come ambientazione la provincia americana trasformata in una “tragica discarica” di qualche azienda.
Perché dunque lo spettatore dovrebbe vedere “Cattive acque”?
Perché è una storia di resilienza legale, di coraggio e determinazione.
Perché è doveroso essere informati su quanto sia successo se davvero vogliamo cambiare le politiche ambientali e non limitarci a twittare il nostro sostegno al movimento ecologista del momento.
Perché “Cattive acque” è un film valido, puntuale, incalzante e soprattutto autenticamente drammatico nell’evidenziare come il sistema giudiziario americano tuteli troppo spesso il più forte, ricco e nel caso specifico la compagnia DuPont.
Perché “Cattive acque” consente di conoscere, apprezzare ed infine condividere con trasporto e commozione la battaglia solitaria ed ostinata compiuta da Robert Bilot per quasi un ventennio dal quel lontano 1997 quando un vicino di casa della sua amata nonna si presentò nel suo ufficio per chiedergli aiuto.
Robert Bilot era un bravo quanto scrupoloso avvocato specializzato nella difesa delle compagnie e della stessa DuPont , mai avrebbe immaginato di “cambiare” squadra.
Ma Robert Bilot era, è un uomo onesto, un bravo avvocato che rendendosi conto della gravità dei fatti compiuti dalla DuPont , non esitò ad intraprendere la strada più difficile e complicata.
La visione di “Cattive acque” toccherà le corde più intime e profonde dello spettatore trovandosi totalmente questa storia accompagnando il protagonista nella sua sofferta quanto testarda “traversata nel deserto”
“Cattive acque” presenta però alcune criticità a livello strutturale e narrativo: un ritmo troppo blando nel raccontare l’arco temporale della causa legale, alcuni passaggi narrativi non necessari ed altri po’ ridondanti, la costruzione dei personaggi alquanto schematica e sovente manichea nella divisione tra i buoni e cattivi.
Mark Ruffalo si carica sulle spalle l’intero peso del film sfoderando una performance convincente, essenziale, caratterizzata sul fisico, sugli sguardi e soprattutto i silenzi rumorosi e potenti del proprio personaggio.
Mark Ruffalo incarna magistralmente l’ostinazione, semplice e eroismo civico di Robert Bilot che in vent’anni non si è mai arreso, nonostante i problemi di salute e finanziari. L’uomo ha altresì potuto contare sull’amore ed appoggio della moglie Sarah (una credibile e solida Anne Hathaway).
Entrando dentro la storia “Cattive Acque” lo spettatore italiano non potrà non trovare tragiche affinità con il caso “Ilva” di Taranto , rimanendo dolorosamente colpito come anche nella ricca America, la salute dei cittadini possa divenire “merce di scambio” o se preferite “un danno collaterale” per salvaguardare il livello occupazionale di una città.
La visione di “Cattive Acque” è un pugno nello stomaco, trasmette rabbia, indignazione, stupore, ma questi sentimenti negativi sono temprati, almeno in parte, nella certezza finale che finchè ci saranno uomini, avvocati come Robert Bilot, la verità e la giustizia possono ancora trovare rappresentanza e voce nella nostra “avida” società.