85) L’Angelo del Crimine

Il biglietto da acquisto per “L’angelo del crimine” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“l’Angelo del Crimine” è un film di Luis Ortega. Con Lorenzo Ferro, Chino Darín, Mercedes Morán, Daniel Fanego, Luis Gnecco. Biopic, 119′. Argentina, Spagna 2018

Sinossi:

Buenos Aires, 1971. Giovane, spavaldo, coi riccioli biondi e la faccia d’angelo, Carlos entra nelle case della gente ricca e ruba tutto ciò che gli piace. L’incontro a scuola con Ramón, coetaneo dal quale è attratto, segna il suo ingresso in una banda di criminali, con la quale compie altri furti e soprattutto il suo primo omicidio, di fronte al quale rimane assolutamente impassibile. Fino alla morte dell’amato Ramón e oltre, Carlos proseguirà indisturbato le sue attività criminali, uccidendo ancora e talvolta facendo ritorno dai genitori come un figlio qualsiasi. Verrà arrestato dopo un colpo andato a male e l’assassinio di un complice.

Recensione:

Recita il detto che l’apparenza inganna. Mai come nel caso di Carlos Robledo Puch (Ferro), detto “el Ángel de la Muerte”, il protagonista di questa storia, il proverbio risulta calzante.

Dopo essere stato presentato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2018, “L’angelo del crimine” di Luis Ortega, la storia vera del più famoso serial killer argentino, arrestato nel 1972 dopo aver ucciso almeno 11 persone, arriva nelle nostre sale.

Si tratta di uno scioccante quanto cupo “coming age criminale”, che colpisce ancora di più perché il protagonista, Carlos, esteticamente è quanto di più diverso dal classico criminale si potrebbe immaginare: capelli biondi, lineamenti delicati, famiglia onesta alle spalle. La sua indole, però, è violenta e spietata.

Il film di Ortega è una paradossale quanto brillante ballata criminale, con una colonna sonora davvero efficace che include canzoni pop come le versioni argentine di “Non ho l’età” e “The House of the Rising Sun”, rifatta dal padre del regista, il cantante Palito Ortega.

Il giovanissimo Lorenzo Ferro si rivela perfetto nel ruolo di Carlos, angelo biondo dall’anima diabolica. Gli esperti Cecilia Roth e Luis Gnecco, rispettivamente la madre e il padre del protagonista, danno un prezioso e fondamentale contributo. continua su

“L’angelo del crimine”: la storia del più famoso serial killer argentino

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80) Attacco a Mumbai

Il biglietto da acquistare per “Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

2Attacco a Mumbai” è un film di Anthony Maras. Con Dev Patel, Armie Hammer, Nazanin Boniadi, Jason Isaacs, Anupam Kher. Drammatico, 110′. Australia 2018

Sinossi:

Nel 2008 sbarca dal Pakistan, nel quartiere di Colaba a Mumbai, una piccola imbarcazione con dieci giovani armati fino a denti. Attaccheranno la grande città indiana colpendo nel nome di Allah punti di grande concentrazione umana, come la stazione ferroviaria, e luoghi simbolici dell’opulenza e dell’influenza occidentale, come l’hotel a cinque stelle Taj Mahal. Qui un cameriere coraggioso, una coppia per metà americana che ha appena avuto un figlio, un imprenditore e puttaniere russo, uno chef abituato alla leadership e molti altri cercano di sopravvivere al massacro in corso.

Recensione:

Se pensiamo a un attentato terroristico del nuovo millennio è facile richiamare alla mente le immagini dell’11 settembre 2001. Sfortunatamente di episodi drammatici e disumani, negli ultimi 19 anni, se ne sono susseguiti parecchi.

Uno di questi è avvenuto in India il 26 novembre 2018, quando dieci terroristi pakistani hanno messo a ferro e fuoco la città di Mumbai. Miliardi di persone seguirono i tragici avvenimenti – culminati nell’assedio del Taj Mahal Palace Hotel – in diretta televisiva.

“Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio” del regista esordiente Anthony Maras conduce lo spettatore in un doloroso viaggio nel tempo, facendogli rivivere quelle tre giornate infernali con l’intento di omaggiare, soprattutto, l’eroismo e l’altruismo dello staff del TaJ Mahal, che non esitò a sacrificarsi pur di garantire l’incolumità dei clienti.

All’inizio del film, il capo chef Hemant Oberai (Kher) ricorda al suo staff come “il cliente è sacro”. La sequenza si svolge prima dell’attacco. Queste parole acquistano ancora più significato alla luce degli eventi successivi. continua su

“Attacco a Mumbai”: un thriller spietato su una carneficina reale

 

32 ) Le Assaggiatrici ( Rosella Postorino)

“Le assaggiatrici” è un romanzo scritto da Rosella Postorino e pubblicato da Feltrinelli nel Gennaio 2018.

Sinossi:
La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura”, dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.
Recensione:
C’è sempre una prima volta.
Nessuno può definirsi immune da questo tipo d’ emozione, sensazione, accadimento.
Personalmente ho “vissuto” tante e diverse prime volte.
Eppure fino a pochi giorni ho esitato, come lettore, a cimentarmi per la prima volta nella lettura del romanzo vincitore del prestigioso” Premio Campiello”.
Pur essendo un “diversamente ignorante” ho sempre avuto un atteggiamento “snobistico” nei confronti dei premi letterari, considerandoli lontani dai miei gusti e soprattutto eventi volti a premiare più il blasone ed influenza della casa editrice piuttosto che il reale valore dell’opera e/o talento dell’autore.
Ma leggendo la sinossi de “Le Assaggiatrici” e soprattutto i molteplici e positivi commenti dei blog o semplici lettori sullo stile e creatività di Rosella Postorino, ho deciso di superare finalmente questi pregiudizi letterari.
Mi tolgo subito il dente, esprimendo complessivamente un giudizio positivo sul lavoro firmato da Rosella Postorino.
“Le Assaggiatrici” è indubbiamente un romanzo originale, toccante, emozionante oltre a possedere un’accurata, solida ed approfondita valenza storica.
“Le Assaggiatrici” permette infatti al lettore di conoscere e rivivere un aspetto poco noto della seconda guerra mondiale tramite le vite di queste giovani donne “prescelte” dalle SS come “assaggiatrici” ufficiali del cibo di Hitler o sarebbe meglio definirle come “vittime sacrificali” contro eventuali avvelenamenti da parte dei nemici del Terzo Reich.
Come scrive la stessa Rosella Pastorino all’inizio dei consueti ringraziamenti di fine romanzo
“A settembre del 2014 lessi su un giornale italiano un trafiletto a proposito di Margot Wolk, l’ultima assaggiatrice di Hitler ancora in vita. Frau Wolk aveva sempre taciuto riguardo alla sua esperienza ma all’età di novantasei anni aveva deciso di renderla pubblica. Il desiderio di fare ricerche su di lei e la vicenda fu immediato…. Frau Wolk è morta prima che potessi incontrala di persona…Potevo però provare a scoprire perché mi avesse colpito tanto. Così ho scritto questo romanzo..”
“Le assaggiatrici” presenta un impianto drammaturgico capace di mescolare con intelligenza ed armonia fatti storici e finzione e di saper alternare momenti drammatici ad altri più leggeri ed addirittura romantici dei vari personaggi mantenendo sempre costante il pathos ed il ritmo narrativo
“Le assaggiatrici” non è una lettura facile né leggera non solo per le tematiche affrontate, quanto perché il lettore si immedesima nelle paure, esitazioni, dolori e sofferenze della protagonista Rosa e delle sue colleghe assaggiatrici costrette a sfidare la morte ogni giorno, avendo però paradossalmente la possibilità di mangiare mentre il popolo tedesco stremato dalla guerra perisce di fame.
Un coinvolgimento emotivo ed esistenziale frutto della bravura, sensibilità dell’autrice capace di costruire un forte legame tra il lettore ed i suoi personaggi, descrivendo quest’ultime in modo credibile, sincero e profondo.
Nonostante ciò, la parte di finzione risulta narrativamente meno convincente e più debole rispetto a quella storica dove emergono le maggiori potenzialità e qualità sul piano stilistico e strutturale.
Leggere “Le assaggiatrici” è sicuramente utile quanto indispensabile sia sul piano letterario quanto umano perché conoscendo la vita e le scelte di Rosa, il lettore si ritroverà sazio d’emozioni uniche e ricco di una nuova e terribile prospettiva sull’orrore che fu il nazismo.

31) The Vanishing -Il Mistero del Faro

“The Vanishing – Il Mistero del Faro” è un film di Kristoffer Nyholm. Con Peter Mullan, Gerard Butler, Connor Swindells, Søren Malling, Ólafur Darri Ólafsson. Drammatico, 101′. Gran Bretagna 2018

Sinossi:

A 20 miglia dalla costa scozzese, su un’isola disabitata arrivano tre guardiani del faro per il loro turno di sei settimane. Quando Thomas, James e Donald riescono ad abituarsi al loro lavoro e alla routine sull’isola, succede qualcosa di inaspettato e misterioso. Una barca che appare in lontananza potrebbe essere la risposta alle loro domande mentre la loro stabilità mentale comincia a vacillare. I tre cominceranno a lottare l’uno contro l’altro cercando di sopravvivere alle paranoie sempre più forti.

Recensione:

A che serve la fantasia, quando abbiamo la realtà? Capita sempre più spesso che lo spunto di partenza per costruire la sceneggiatura di un film sia dato da un fatto di cronaca, da qualcosa di realmente accaduto.

È anche il caso di “The vanishing – Il mistero del faro”. Gli sceneggiatori Joe Bone e Celyn Jones si sono lasciati ispirare dalla misteriosa scomparsa dei tre guardiani del faro delle isole Flannan, in Scozia, avvenuta nel 1900, per scrivere una storia che unisce giallo, mistery e rilettura del celebre romanzo “Espiazione” di Ian McEwan.

Come possono l’avidità e l’egoismo condure alla distruzione morale e fisica dell’uomo? Lo scopriamo attraverso le vicende di Thomas (Mullen), James (Buttler) e Donald (Swindells), personaggi molto diversi ma accomunati dal fatto di aver sofferto dolori e delusioni per mano della società e del destino.

I tre uomini non hanno altra scelta che essere guardiani del faro, cercando nell’isolamento un riparo dalle ferite dell’anima, dalle ristrettezze economiche e dalle umiliazioni. L’isola diventa allora una sorta di prigione/confessionale per loro. continua su:

http://paroleacolori.com/the-vanishing-il-mistero-del-faro-un-thriller-suggestivo-ma-prevedibile/

222)Conta su di me

Il biglietto da acquistare per “Conta su di me”:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre

“Conta su Di Me ” è un film di Marc Rothemund. Con Elyas M’Barek, Philip Schwarz, Nadine Wrietz, Uwe Preuss, Lisa Bitter. Commedia, 104′. Germania 2017

Sinossi:

Lenny, il figlio trentenne di un cardiochirurgo viene costretto dal padre, dopo l’ennesima trasgressione, ad occuparsi di David, un adolescente affetto da una malattia che gli lascia poco tempo da vivere. Non mancando di mezzi economici dovrà fargli stendere una lista dei desideri ed esaudirli tutti. Alcuni potranno essere soddisfatti con il denaro ma altri hanno bisogno di molto di più.

Recensione:

Lvita è sacra, dicono i credenti con convinzione. No è un dono da sfruttare fino all’ultimo respiro perché dopo c’è il nulla, ribattono gli atei. La vita è una sola e sarebbe assai stupido non godersela pensando a cose come il lavoro e le responsabilità, sostengono gli eterni Peter Pan e gli egoisti. E poi ci sono quelli che scambierebbero la loro con una normale, banale, ma da persone sane…

Chi ha ragione? Probabilmente nessuno e allo stesso tempo tutti. Quel che è certo è che basta davvero poco, talvolta, per cambiarla, una vita. Come ad esempio essere costretti a frequentare qualcuno di totalmente diverso da noi…

“Conta su di me” di Marc Rothemund, presentato in concorso al Giffoni Film Festival e premiato con il Gryphon Award nella sezione Generator +13, è il racconto della sincera e fraterna amicizia nata il trentenne viziato e scapestrato Lenny (M’Barek) e il quindicenne David (Schwarz) che fin dalla nascita lotta contro una grave malattia.

Lenny è egoista, viziato, nullafacente. Danny è un ragazzo ubbidiente, gentile e affettuoso, che vuole solo provare le esperienze tipiche dell’adolescenza. Pur essendo uno la nemesi dell’altro tra i due si instaurerà un legame sincero e profondo, che consentirà aa entrambi un decisivo cambiamento esistenziale ed emotivo. continua su

http://paroleacolori.com/conta-su-di-me-recensione-film-marc-rothemund/

25) Copia Originale

Il biglietto da acquistare per “Copia originale” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Copia Originale” è un film di Marielle Heller. Con Melissa McCarthy, Richard E. Grant, Dolly Wells, Jane Curtin, Ben Falcone. Biopic, 106′. USA 2018

Sinossi:

New York, 1991. Lee Israel ha un grande talento e un pessimo carattere. L’alcolismo e la misantropia, le alienano qualsiasi possibilità di carriera. Licenziata per un bicchiere e un insulto di troppo, deve trovare un altro modo, e deve trovarlo presto, per sbarcare il lunario e curare il suo adorato gatto. Due lettere di Fanny Brice, rinvenute per caso in un libro della biblioteca e vendute a 75 dollari, le forniscono l’idea che cercava. Biografa talentuosa, mette a frutto la sua conoscenza della materia e il suo talento di scrittrice. Seduta alla macchina da scrivere compone finte lettere di grandi autori scomparsi. Affiancata da Jack Hock, spirito libero col vizio del sesso, Lee riesce nell’impresa. Almeno fino a quando l’FBI non si mette sulle sue tracce.

Recensione:

 

Per uno scrittore creativo e talentuoso essere anche simpatico, gentile e umano è necessario, per conquistare il favore della critica e soprattutto dei lettori? Nell’epoca dei social network – dove ognuno può costruire di sé l’immagine che preferisce – sembra una domanda retorica…

Eppure è esistito un tempo, poche decine di anni non secoli fa, in cui il mondo digitale non aveva ancora soppiantato quello reale, e i contatti umani e le relazioni interpersonali erano fondamentali, per costruirsi un’immagine vendibile. C’erano regole accettate e condivise anche degli scrittori… eccezion fatta per Lee Israel!

“Copia originale” di Marielle Heller permette allo spettatore di approfondire le dinamiche del mondo editoriale e dei bizzarri collezionisti che lo frequentano nei primi anni ’90, fino a riderne apertamente. Ma non lasciatevi ingannare: dietro a un approccio apparentemente divertente e leggere questo atipico biopic nasconde venature malinconiche ed esistenzialistiche.

Lee Israel – carattere impossibile e incapacità di stringere un legame affettivo duraturo – teneva a una sola “persona” al mondo: il suo gatto. Fu per garantire al felino costose cure, che decise di utilizzare le sue doti di scrittrice per realizzare dei falsi d’autore. Ad aiutarla nell’impresa Jack Hock, un gay affascinante con cui la donna finirà per stringere una profonda amicizia. continua su

http://paroleacolori.com/copia-originale-biopic-atipico/

16) Il Corriere

“Il Corriere” è un film del 2018 diretto da Clint Eastwood, scritto da Nick Schenk , con : Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy Garcia, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio, Lobo Sebastian, Clifton Collins Jr., Manny Montana, Jill Flint, Robert Lasardo, Loren Dean

Sinossi:
Il Corriere – The Mule, il film diretto da Clint Eastwood, vede protagonista l’ottantenne Earl Stone (Eastwood).
Costretto a chiudere la sua attività imprenditoriale, Stone si ritrova solo e senza soldi. La sua unica possibilità di salvezza sembra legata a un lavoro che gli viene offerto, un lavoro per il quale è richiesta unicamente l’abilità di guidare una macchina.
Il compito sembra dei più semplice, ma, a sua insaputa, Earl è appena diventato il corriere della droga di un cartello messicano.
Earl è molto bravo nel suo nuovo lavoro, talmente bravo che il volume di carico che trasporta aumenta sempre più, tanto che alla fine gli viene dato un assistente (Ignacio Serricchio), che ha il compito di aiutarlo ma anche di controllarlo.
Questi non è però l’unico a tenere d’occhio Earl: anche l’efficiente agente anti-droga della DEA Colin Bates (Bradley Cooper) tiene al centro del suo radar questo misterioso e anziano nuovo “mulo” della droga.
E anche se i problemi economici di Earl appartengono ormai al passato, gli errori commessi affiorano, portandolo a chiedersi se riuscirà a porvi rimedio prima che venga acciuffato dalla legge o, peggio ancora, da qualcuno del cartello stesso.

Nel film Laurence Fishburne e Michael Peña interpretano altri due agenti della DEA, mentre Dianne Wiest, Alison Eastwood e Taissa Farmiga sono rispettivamente l’ex moglie di Earl, sua figlia e sua nipote.
Recensione:
“Il Lavoro nobilita l’uomo”
Un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita.

(Charles Darwin)
Abbiamo voluto iniziare questa breve e ci auguriamo utile riflessione sul nuovo film del leggendario Clint Eastwood citando due saggi e celebri frase attribuite al naturalista inglese Charles Darwin , padre della teoria evoluzionistica delle specie, ritendendole sorprendentemente efficaci quanto illuminanti nel condensare l’essenza più profonda dell’ultima fatica diretta ed interpretata dal vecchio cineasta americano.
“Il Corriere” , ispirato ad una storia vera, va infatti inteso come una sorta di testamento /monito che il caro Clint ha deciso di lasciare alle nuove generazioni , decidendo di mettersi coraggiosamente in gioco come attore, dando così ancora maggiore forza, potenza e pathos emotivo al proprio messaggio.
Ogni uomo dovrebbe avere una scala di valori e priorità a cui rimanere fedele e coerente in ogni momento della propria vita.
Al primo posto di questa scala dovrebbe esserci sempre e comunque la famiglia e dopo il lavoro e mai il suo contrario.
Un errore imperdonabile commesso da Earl Stone, un bravissimo ed apprezzato vivaista quanto pessimo marito e padre, avendo dato sempre la priorità al lavoro ed agli eventi sociali piuttosto che alle ricorrenze ed appuntamenti familiari (financo mancare al matrimonio della figlia).
Così alla fine l’uomo è rimasto solo e senza un soldo dopo che la sua azienda è andata in bancarotta per “colpa” della diffusione d’internet.
Earl Stone abbandonato e rinnegato dall’ex moglie e figlia , può contare ancora sull’affetto dell’adorata nipote che ancora conserva un po’ di testarda fiducia nei confronti del vulcanico quanto impertinente nonno.
Per amore della nipote ed illudendosi di poter riscattare i propri fallimenti privati Earl accetta di diventare il corriere della droga del pericoloso cartello messicano, viaggiando in lungo e largo per gli Stati Uniti.
Earl Stone alias Tata si rivelerà ben presto il più fidato e redditizio corriere del cartello , ma attirandosi le inevitabili “attenzioni “ della polizia. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-74/?fbclid=IwAR0SBxAIqHrcL-YJsCj_sUZJn9hOA9ikeB9aIBPtJJgX8_2SwSbkn_x68mM

12) Green Book

Il biglietto da acquistare per “Green book” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Green Book” è un film di Peter Farrelly. Con Viggo Mortensen, Linda Cardellini, Mahershala Ali, Don Stark, Sebastian Maniscalco. Commedia, 130′. USA 2018

Sinossi:

New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississippi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.

Recensione:

Quali solo le condizioni per cui, tra due persone che più diverse non si potrebbe, possa nascere una duratura amicizia? La mia domanda potrebbe sembravi, apparentemente, sciocca quanto provocatoria ma provate a immaginare questa storia in un preciso contesto storico.

Siamo nel 1962 e il mondo guarda con ottimismo e speranza alla presidenza Kennedy, nonostante negli Stati Uniti ci siano alberghi, servizi igienici e mezzi di trasporto divisi tra bianchi e neri. Il razzismo, la ghettizzazione e l’intolleranza sono evidenti soprattutto negli Stati del Sud, tanto che è difficile pensare che ci troviamo così avanti nel tempo.

Ebbene è proprio in questo contesto che si conoscono e diventano amici Tony Lip (Mortesnsen) e il dottor Donald Shirley (Ali), un ex boxer italoamericano di umili origini e un raffinato e talentuoso pianista di colore.

Se avete applaudito pellicole come “Quasi amici” e soprattutto “A spasso con Daisy”, allora non potrete non amare “Green book” di Peter Farrelly, una sorta di rivisitazione che inverte i ruoli, mantenendo sempre identità, anima e pathos. continua su

http://paroleacolori.com/green-book-road-movie-spassoso/

9) Figli del Destino

“Figli Del Destino” è Un film di Francesco Miccichè, Marco Spagnoli. Con Chiara Bono, Niccolò Cancellieri, Emiliano Coltorti, Catello Di Vuolo, Tullio Foà. Biopic, 92′. Italia 2019

Sinossi:

È il 5 settembre 1938 quando Re Vittorio Emanuale III firma le leggi razziali e in Italia, da un giorno all’altro, cambia tutto. Vittime dell’orrore e della vergogna sono anche quattro bambini italiani ebrei (Liliana Segre, Lia Levi, Tullio Foà e Guido Cava), costretti a non andare più a scuola, a nascondersi, fuggire, lottare per la vita, senza che prima di allora abbiano mai avuto un’idea ben precisa di cosa volesse dire, per loro, essere ebrei.

Recensione:

Nel nostro Paese sembra essere in atto da tempo un processo studiato quanto odioso di revisionismo storico, teso a rivalutare il regime fascista e la figura di Benito Mussolini e a sminuire in qualche modo le responsabilità che la dittatura ebbe nella divulgazione e nell’applicazione delle leggi razziali in Italia.

Ma i fatti non possono essere riletti o cambiati a piacimento. Il 5 settembre 1938 Vittorio Emanuele III firmò nella tenuta di San Rossore a Pisa un corpus di leggi che macchiò irrimediabilmente il prestigio di casa Savoia oltre a consegnare il monarca a un’infamia perenne.

Altrettanto indegno fu il comportamento della maggioranza degli italiani, che restarano colpevolmente passivi di fronte a queste leggi. Si tratta di una delle pagine più vergognose della nostra storia, la negazione della nostra cultura, sensibilità, intelligenza e fede cattolica.

Intere famiglie si ritrovarono dall’oggi al domani spogliate di ogni diritto civile e politico, impossibilitate a proseguire un’esistenza normale. Giocoforza questo sconvolgimento investì anche i bambini..continua su

http://paroleacolori.com/figli-del-destino-su-rai-1-il-docufilm-sulle-leggi-razziali-e-la-shoa-in-italia/

199) La Morte Legale

“La Morte Legale” è un film di Silvia Giulietti, Giotto Barbieri. Con Luigi Botta, Lorenzo Tibaldo. Documentario, 52′. Italia 2018

Sinossi:

La colonna sonora, “Here’s to you”, di Ennio Morricone e Joan Baez diventa simbolo di libertà e di difesa dei diritti umani, esaltando le coscienze dei giovani di tutto il mondo. A 90 anni dall’esecuzione e a 50 dalla riabilitazione, “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo rivede la luce in una versione restaurata. Ed è l’occasione per raccontare lo straordinario lavoro del regista.

Recensione:

Il cinema moderno conserva ancora una funzione sociale, politica, civile o è ormai divenuto esclusivamente un’industria commerciale, votata al mero profitto e alla creazione di effimeri eroi e vacui modelli?

Lo spettatore cinico non esiterà a rispondere la seconda, mostrando magari i risultati del box office. Eppure c’è stato un tempo in cui la settima arte aveva un ruolo, era parte integrante dei movimenti di protesta, faceva da megafono per messaggi rilevanti.

“La morte legale” di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri non è solamente un documentario sul backstage di una pellicola degli anni ’70 (Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo), ma anche il racconto di come quel film si rivelò decisivo per iniziare l’iter di riabilitazione dei due anarchici italiani ingiustamente arrestati nel 1920 negli Stati Uniti e condannati a morte.

“La morte legale” è un intenso, appassionato e vivido viaggio nella memoria cinematografica, produttiva e soprattutto umana, realizzato sotto forma d’intervista al maestro Giuliano Montaldo che rievoca con emozione e sincerità la genesi del suo film, fin dal primo contatto con la storia di Sacco e Vanzetti avvenuto per caso a Genova. continua su

http://paroleacolori.com/la-morte-legale-nel-backstage-del-film-sacco-e-vanzetti/