82) L’Evènement- L’Avvenimento

Il biglietto d’acquistare per “L’Evènement-l’Avvenimento” è : Sempre

“L’Avvenimento” è un film di Audrey Diwan. Con Anamaria Vartolomei, Kacey Mottet-Klein, Luàna Bajrami, Louise Orry Diquero, Louise Chevillotte, Pio Marmaï, Sandrine Bonnaire, Anna Mouglalis, Leonor Oberson, Fabrizio Rongione. Drammatico, 100′. Francia 2021

Sinossi:

Francia, 1963. Anne è una brillante studentessa con un promettente futuro davanti a sé. Tuttavia, quando resta incinta, vede svanire la possibilità di portare a termine i propri studi e sfuggire ai vincoli insiti nella sua estrazione sociale. Con l’avvicinarsi degli esami finali e la gravidanza sempre più evidente, Anne si decide ad agire, anche se deve affrontare la vergogna e il dolore, anche se deve rischiare la prigione per seguire la sua strada…

Recensione:

Ancora oggi, nel 2021, parlare di aborto scatena polemiche e crea divisioni, con due ideologie e pensieri in materia che si contrappongono duramente

Il movimento femminista e le donne in generale hanno combattuto nei decenni dure e sentite battaglie per ottenere il diritto d’accesso all’aborto legale (in Italia è sancito da una legge del 1978), eppure questa scelta personalissima continua ad essere osteggiata in primis dagli stessi medici, che la trasformano spesso in una sorta di “guerra di religione”. 

Il cinema ha affrontato il tema dell’aborto, e in modo particolare di quello illegale, in molteplici occasioni. Mi sono sempre avvicinato a questo genere di film concentrandomi esclusivamente sul piano creativo e cinematografico, mettendo per quanto possibile da parte le mie opinioni in materia. 

Cercherò di fare altrettanto recensendo “L’événement” di Audrey Diwan, adattamento del romanzo omonimo di Annie Ernaux, fresco vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia (e che mi prendo il merito, per una volta, di aver immaginato come papabile vincitore già alla vigilia).

Il film francese prende letteralmente lo spettatore per mano, portandolo dentro la vita dal percorso tracciato e ben definito di Anne (Vartolomei), studentessa universitaria seria e preparata, la migliore del suo corso. Anne ha le idee chiare su chi vuole diventare, sogna il riscatto sociale e culturale e l’emancipazione dal mondo dei genitori, onesti lavoratori ma poco istruiti.

“L’événement” – ovvero l’avvenimento – a cui allude il titolo e che rischia di far deragliare i progetti ambiziosi della ragazza è una gravidanza inaspettata quanto imprevista, frutto di una breve relazione con un universitario fuori sede. Anne è stupita da quanto le è successo, e lo spettatore insieme a lei – da una ragazza tanto perfetta e determinata non ce lo aspettiamo. continua su

37) The Mauritanian

Il biglietto da acquistare per “The Mauritanian” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Mauritanian” è un film di Kevin Macdonald. Con Tahar Rahim, Shailene Woodley, Benedict Cumberbatch, Jodie Foster, Zachary Levi, Langley Kirkwood. Thriller. Gran Bretagna, USA 2021

Sinossi:

La storia vera tratta dalle memorie di Mohamedou Ould Slahi, che fu arrestato nel 2002 in Mauritania perché sospettato di partecipazione agli attentati dell’11 settembre e trasferito a Guantanamo Bay. Sarà l’inizio di un’odissea spaventosa per Slahi, il quale senza prove e senza accuse verrà interrogato e torturato per anni nelle buie celle della base navale americana a Cuba. L’avvocato Nancy Hollander accetta di difenderlo in tribunale nonostante tutti lo diano per colpevole, mentre dalla parte dell’accusa il tenente colonnello Stuart Couch, in cerca di giustizia dopo aver perso un amico nell’attacco, viene incaricato di cercare una condanna esemplare.

Recensione:

Che gli uomini vivano spesso seguendo l’istinto, facendosi trasportare dall’ira e spesso dalla spirito di vendetta è triste ma risaputo. Ma se gli stessi sentimenti fossero alla base delle azioni compiute da un governo? Un governo che decide di calpestare qualsiasi diritto, attenendosi al principio che “il fine giustifica i mezzi”? Purtroppo, è tutt’altro che fantascienza.

L’11 settembre 2001 ha rappresentato uno shock emotivo per gli Stati Uniti. Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, la più grande democrazia al mondo si è scoperta vulnerabile e tutt’altro che imbattibile. E serviva un “capro espiatorio”, velocemente; un nemico su cui riversare la rabbia e la sete di giustizia – o vendetta? – di una nazione intera.

Sono iniziati così gli anni della lotta al terrorismo islamico, la caccia a Osama Bin Laden, operazioni almeno inizialmente appoggiate dall’opinione pubblica e dall’immunità legale garantita dal Congresso. continua su

34) Il Buco in Testa

Il biglietto da acquistare per “Il buco in testa” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Buco in Testa” è un film di Antonio Capuano. Con Teresa Saponangelo, Francesco Di Leva, Pietro Juliano.
Drammatico, 95′. Italia 2020

Sinossi:

Maria Serra ha un buco in testa: una zona oscura che condiziona tutta la sua vita, ferma al giorno in cui suo padre è stato ucciso. Mario Serra era un vicebrigadiere che il 14 maggio 1977 è rimasto a terra dopo essere stato colpito a morte da Guido Mandelli, attivista di Autonomia Operaia. Ora Maria vive a Torre del Greco con la madre Alba che non parla praticamente più, e sopravvive fra lavoretti precari e frequentazioni con alcuni maschi locali: un poliziotto, un insegnante, un ladruncolo di strada. Finché la sua psicologa la incoraggia ad incontrare a Milano l’assassino di suo padre, uscito di galera dopo aver scontato la sua pena. E Maria è intenzionata ad andare a quell’incontro con una pistola al fianco.

Recensione:

Non è semplice in linea generale avere una vita serena e felice. Lo è ancora meno se vivi nel sud Italia, ti ritrovi orfano di padre fin da neonato e tua madre si chiude in una sorta di mutismo assoluto come risposta al dolore.

“Il buco in testa” di Antonio Capuano, presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2020, è ad oggi una delle più interessanti e piacevoli sorprese della kermesse. Ispirata a fatti realmente accaduti, è un’intensa storia di rabbiosa solitudine al femminile, magistralmente interpretata da Teresa Saponangelo.

La sua Maria è una donna indipendente, forte ma allo stesso tempo fragile, consapevole dei limiti che non avere mai conosciuto il padre (poliziotto caduto in servizio durante una manifestazione) le ha lasciato in dote. Come avere “un buco in testa“. continua su

21) Judas and The Black Mesiah

Il biglietto da acquistare per “Judas and the Black Messiah” è:
Di pomeriggio.

“Judas and The Black Mesiah” è un film di Shaka King. Con Jesse Plemons, Daniel Kaluuya, Lakeith Stanfield, Martin Sheen, Dominique Fishback. Biopic, 126′. USA 2021

Sinossi:

A Chicago, verso le fine degli anni Sessanta, il criminale minorenne Bill O’Neal accetta di fare l’informatore per l’FBI dopo il suo arresto. Infiltrato da un agente nell’influente Black Panther Party, O’Neal scala le gerarchie del partito e si avvicina al leader Fred Hampton, prima arrestato e poi liberato in attesa dell’appello. Militante di giorno e traditore stipendiato la notte, Bill vive in maniera tormentata la sua doppia natura, da un lato aderendo alla visione politica di Hampton ma dall’altra contribuendo in maniera decisiva alla sua violenta uccisione, avvenuta per mano dell’FBI nel dicembre 1969.

Recensione:

Tradire una persona che si fida di noi è probabilmente uno degli atti più spregevoli che possiamo compiere – non è un caso che Dante collochi questa categoria di peccatori nell’ultimo cerchio dell’Inferno, il “peggiore”, potremmo

E nella bocca stessa di Lucifero, insieme a Cassio e Bruto, per restare in tema dantesco, troviamo lui, Giuda, IL traditore per eccellenza. Colui che, secondo i Vangeli, vendette il suo benefattore, Cristo, per trenta denari con un bacio. E che dopo, travolto dal rimorso e dal senso di colpa, si impiccò.

La figura biblica dell’apostolo, tradimento e senso di colpa sono i punti centrali della sceneggiatura di “Judas and the Black Messiah” di Shaka King, che arriva in streaming nel nostro Paese a poche settimane dalla notte degli Oscar – dov’è in lizza come miglior film.

Sull’onda emotiva dell’uccisione di George Flyod, il 25 maggio, negli Stati Uniti sono esplose nuovamente le proteste e la mai sopita “questione razziale”. Hollywood, non ci pronunciamo se per reale convinzione o per intercettare il favore del pubblico, è scesa in campo con una serie di film a tema – per citarne un paio, “Il processo ai Chicago 7” e “One night in Miami”.

“Judas and the Black Messiah” ha il merito narrativo, creativo e stilistico di discostarsi in larga parte dai cliché e dagli stereotipi di genere, raccontando da una prospettiva insolita il movimento Black Panthers ed evidenziando come, già negli anni ‘60 e ’70, esistessero molti gruppi di protesta, animati da personalità diverse e con visioni differenti, tutt’altro che uniti.

Shaka King descrive i rapporti umani oltre che politici all’interno del movimento con sguardo realista, superando il tradizionale approccio ideologico da duri e puri. continua su

4) La Nave Sepolta

Il biglietto da acquistare per “La nave sepolta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La nave sepolta” è un film di Simon Stone. Con Carey Mulligan, Ralph Fiennes, Lily James, Johnny Flynn, Ben Chaplin, Ken Stott, Archie Barnes, Monica Dolan. Biopic, 112′. Gran Bretagna 2021

Sinossi:

Inghilterra, 1939. La vedova Edith Pretty decide di ingaggiare l’archeologo dilettante Basil Brown per effettuare degli scavi in una sua proprietà a Sutton Hoo, nel Suffolk. Nonostante la diffidenza iniziale, Brown accetta. Mentre i lavori procedono, e i due si conoscono meglio, vengono rinvenuti dei rivetti di metallo appartenenti a una nave. Da quel momento lo scavo si trasforma in un caso nazionale, che porterà a una scoperta di portata storica che influenzerà la storia britannica.

Recensione:

Nel 1939 il mondo si stava avviando verso lo scoppio del secondo conflitto mondiale, che avrebbe aperto una delle pagine più buie della storia dell’umanità. Nella contea inglese del Suffolk, invece, si stava per fare la storia dell’archeologia.

Il film “La nave sepolta”, disponibile su Netflix, adattamento dell’omonimo romanzo del 2007 di John Preston, fa conoscere allo spettatore una bellissima storia di coraggio e lotta contro i pregiudizi e la diffidenza sociale, ma anche di amicizia.

Edith Pretty (Mulligan), dopo la morte del marito ha deciso di proseguire il loro comune sogno, portare alla luce degli antichi reperti presenti nelle loro terre. Basil Brown (Fiennes) non possiede titoli accademici né preparazione tecnica, ma sa tutto sulla terra e su come effettuare scavi di precisione. Lui è capace di realizzare l’intuizione di lei. Ma nessuno si aspettava una scoperta di tale portata… continua su

4) Rosa Ma Non Di Maggio (Giancarlo Buzzi)

“Rosa ma non di Maggio” è un romanzo scritto da Giancarlo Buzzi e pubblicato nel dicembre del 2020 da You Can Print.

Sinossi:
Anno 1929. Rosa, operaia in una tessitura, cede alle ragioni della famiglia e anziché seguire il suo amore, Peppo, sposa Luigi, un muratore in procinto di emigrare in Francia. Sei mesi dopo il matrimonio, Luigi la vuole accanto a sé e Rosa lascia il piccolo paese sulle rive del Lago Maggiore per raggiungerlo, a Charleville. La convivenza con Luigi e altri due muratori: Giovanni, suo fratello e Silvano, genovese, con i quali condivide l’alloggio, appare da subito difficile. Tra i due non scatta l’amore. Luigi accetta un lavoro in Belgio dove si trasferirà col fratello Giovanni, lasciando Rosa al suo destino, come fosse una estranea. Inizia così la nuova vita di Rosa aiutata e sostenuta dalla vicinanza di Yvette, padrona di casa e del notaio Rossignol che ha lo studio nello stesso edificio, ma sarà Silvano, il muratore rimasto ad abitare con lei, a risvegliarle la bellezza dell’amore. La guerra sta per scoppiare e Silvano deve ritornare a Genova. Rosa aspetta un figlio da lui, ma non glielo dirà. Nascerà Carlo che morirà di difterite a cinque anni. Forte del ricordo dei sui grandi amori e della sua tragedia, si risolleverà, con rabbia e determinazione. Diventerà una semplice ed umile ricca signora, aiuterà altri emigranti italiani fondando una cooperativa edile e dando loro lavoro e benessere, ma le strade della vita sono imprevedibili e Rosa dovrà percorrerle tutte, sino all’ultima, che si svelerà come la più accidentata, quella che, spera, la porti dal suo primo amore: Peppo.
Recensione:
Il mio 2021 letterario è stato già impreziosito dalla possibilità di leggere il nuovo romanzo del mio caro amico Giancarlo Buzzi.
Il sig. Giancarlo ha dimostrato, ancora una volta, di possedere talento, sensibilità e soprattutto intelligenza, (merce assai rara in molti autori nostrani pomposamente celebrati dalla critica), scrivendo sempre storie nuove e mai banali.
Allo stesso tempo Buzzi si rivela attento nell’evitare di raccontare trame inverosimili, arzigogolate, retoriche tese esclusivamente a soddisfare l’ego creativo dell’autore.
Giancarlo Buzzi è un attento osservatore della società, indagatore dell’animo umano avendo il dono di saper ascoltare le storie altri per farne poi spunto dei propri scritti.
“Rosa ma non di Maggio” si colloca narrativamente e stilisticamente con coerenza nel solco letterario iniziato qualche anno fa dal sig. Buzzi.
Ispirato ad una storia vera di carattere familiare, l’autore conduce il lettore indietro nell’Italia degli anni venti, in cui la condizione economica di molti italiani era assai stringente e povera di prospettive.
L’assenza di lavoro ha costretto tanti italiani a dover immigrare all’estero subendo gravi umiliazioni, pregiudizi ed ingiustizie perché tacciati d’essere “migranti italiani”.
“Rosa ma non di maggio” è il racconto di una giovane donna forte, caparbia, intelligente quanto romantica costretta a mettere da parte i propri sogni e speranze per obbedire alle decisioni familiari.
È una storia di migrazione, sacrifici, amarezze, delusioni vissuti da tanti nostri connazionali migranti, ma allo stesso tempo è il racconto di una donna che non si è mai arresa ad un destino deciso a tavolino da altri.
Rosa è l’incarnazione di una femminista ante litteram, rispettosa, educata, capace però di rifiutare e sovvertire una società impregnata da uno sciocco maschilismo.
“Rosa ma non di maggio” racchiude in sé tante storie straordinariamente “normali”, ma quanto belle, vere, intese perché raccontate con delicatezza, umanità e semplicità dall’autore.
Buzzi è riuscito con maestria e creatività nel mescolare fatti storici ad altri di finzione ottenendo un risultato credibile, avvincente ricco di pathos e colpi di scena.
“Rosa ma non di Maggio” racchiude amore, amicizia, viltà, tradimento, lealtà, dove le virtù sono a vantaggio delle protagoniste femminili, lasciando invece gli aspetti negativi a quelli maschili tranne rare eccezioni di rilievo e spessore etico.
“Rosa ma non di Maggio” è una lettura vivamente consigliata sia per chi dichiara femminista, libero ed audace e sia chi ama la storia, soprattutto quei passaggi dove l’eroe/eroina è quella persona che speso la propria esistenza avendo sempre la schiena dritta e difeso la libertà di scegliere il proprio destino come la nostra cara Rosa.

78) Cattive Acque

Il biglietto d’acquistare per “Cattive acque” è : Ridotto (Con Riserva)

“Cattive acque” è un film del 2019 diretto da Todd Haynes , scritto da Mario Correa , con : Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Bill Camp, Victor Garber, Mare Winningham, William Jackson Harper, Bill Pullman, Louisa Krause, Kevin Crowley, Daniel R. Hill, Denise Dal Vera.

Sinossi:
Cattive acque, il film di Todd Haynes, è basato su una storia vera che vede protagonista un tenace avvocato, Robert Bilott (Mark Ruffalo), difensore delle imprese che esercita a Cincinnati, in Ohio. Un giorno si presenta nel suo ufficio il contadino Wilbur Tennant (Bill Camp), suo vecchio conoscente, per chiedergli aiuto. L’uomo ha con sé scatole di videocassette per dimostrare che la morte delle sue 190 mucche non sia naturale e vuole che l’avvocato si faccia carico della sua causa. Robert, però, non ha tempo e non gli presta attenzione.
In seguito, il legale si reca nel suo paese natale, Parkersburg, in West Virginia, per far visita a sua nonna e incontrare Wilbur fuori dal posto di lavoro. L’allevatore gli mostra i nastri, nei quali sono visibili i cadaveri delle mucche, morte a causa di una strana e inspiegabile malattia. Wilbur è convinto che la colpa sia da attribuire alla compagnia DuPont, una multinazionale sita in città. Avendo preso a cuore la causa, Robert pur di portare a galla la verità, sarà disposto ad affrontare un processo che metterà a repentaglio il futuro della sua carriera, la sua famiglia e la sua stessa vita.Inizia così una lotta legale lunga quasi vent’anni, nella quale Billott cerca di salvare circa 70 mila cittadini a rischio avvelenamento a causa della contaminazione delle acque da parte di DuPont con l’acido perfluorooctanico..
Recensione:
Ci sono storie che meritano di raccontare.
Ci sono atti di coraggio ed onestà civile che l’opinione pubblica dovrebbe , sempre e comunque, conoscere.
Esistono avvocati che non pensano alla parcella ma ad ottenere giustizia .
Esistono casi giudiziari che possono cambiare il mondo, ma prima che la verità legale e scientifica siano comprovati da una sentenza possono trascorrere anni, tanti, troppi anni.
Esistono, ancora fortunatamente, avvocati come Robert Bilott che ci fanno ancora sperare nella giustizia e soprattutto nell’uomo.
“Cattive acque” è “cinematograficamente” un classico quanto consolidato legal thriller in cui il protagonista alias avvocato decide di sfidare la multinazionale americana di turno responsabile di nefandezze ambientali ai danni di povere e umili comunità ignare d’essere state esposte a nocive radiazioni od inquinamenti.
Un “soggetto” già visto e conosciuto, purtroppo al cinema negli ultimi anni, avendo come come ambientazione la provincia americana trasformata in una “tragica discarica” di qualche azienda.
Perché dunque lo spettatore dovrebbe vedere “Cattive acque”?
Perché è una storia di resilienza legale, di coraggio e determinazione.
Perché è doveroso essere informati su quanto sia successo se davvero vogliamo cambiare le politiche ambientali e non limitarci a twittare il nostro sostegno al movimento ecologista del momento.
Perché “Cattive acque” è un film valido, puntuale, incalzante e soprattutto autenticamente drammatico nell’evidenziare come il sistema giudiziario americano tuteli troppo spesso il più forte, ricco e nel caso specifico la compagnia DuPont.
Perché “Cattive acque” consente di conoscere, apprezzare ed infine condividere con trasporto e commozione la battaglia solitaria ed ostinata compiuta da Robert Bilot per quasi un ventennio dal quel lontano 1997 quando un vicino di casa della sua amata nonna si presentò nel suo ufficio per chiedergli aiuto.
Robert Bilot era un bravo quanto scrupoloso avvocato specializzato nella difesa delle compagnie e della stessa DuPont , mai avrebbe immaginato di “cambiare” squadra.
Ma Robert Bilot era, è un uomo onesto, un bravo avvocato che rendendosi conto della gravità dei fatti compiuti dalla DuPont , non esitò ad intraprendere la strada più difficile e complicata.
La visione di “Cattive acque” toccherà le corde più intime e profonde dello spettatore trovandosi totalmente questa storia accompagnando il protagonista nella sua sofferta quanto testarda “traversata nel deserto”
“Cattive acque” presenta però alcune criticità a livello strutturale e narrativo: un ritmo troppo blando nel raccontare l’arco temporale della causa legale, alcuni passaggi narrativi non necessari ed altri po’ ridondanti, la costruzione dei personaggi alquanto schematica e sovente manichea nella divisione tra i buoni e cattivi.
Mark Ruffalo si carica sulle spalle l’intero peso del film sfoderando una performance convincente, essenziale, caratterizzata sul fisico, sugli sguardi e soprattutto i silenzi rumorosi e potenti del proprio personaggio.
Mark Ruffalo incarna magistralmente l’ostinazione, semplice e eroismo civico di Robert Bilot che in vent’anni non si è mai arreso, nonostante i problemi di salute e finanziari. L’uomo ha altresì potuto contare sull’amore ed appoggio della moglie Sarah (una credibile e solida Anne Hathaway).
Entrando dentro la storia “Cattive Acque” lo spettatore italiano non potrà non trovare tragiche affinità con il caso “Ilva” di Taranto , rimanendo dolorosamente colpito come anche nella ricca America, la salute dei cittadini possa divenire “merce di scambio” o se preferite “un danno collaterale” per salvaguardare il livello occupazionale di una città.
La visione di “Cattive Acque” è un pugno nello stomaco, trasmette rabbia, indignazione, stupore, ma questi sentimenti negativi sono temprati, almeno in parte, nella certezza finale che finchè ci saranno uomini, avvocati come Robert Bilot, la verità e la giustizia possono ancora trovare rappresentanza e voce nella nostra “avida” società.

48) Tiger King – Stagione 1

“Tiger King” è una serie ideata da Eric Goode. Con Joe Exotic, Carole Baskin, Bhagavan Antle, Howard Baskin, John Finlay, Rick Kirkham, John Reinke, Kelci Saffery, Erik Cowie, Jeff Lowe. Docu-drama. USA, 2020

Sinossi:

Circondato da personaggi eccentrici, il proprietario di uno zoo perde il controllo in questa storia vera di omicidi su commissione e allevamenti di grandi felini.

Recensione :

Negli Stati Uniti esiste un fiorente mercato… no, non stiamo parlando di quello delle armi, ma degli animali selvatici. E la docu-serie “Tiger King”, diretta da Rebecca Chaiklin e Eric Goode, che si concentra sull’allevamento e la vendita dei grandi felini, complice la pandemia, è diventata un vero e proprio caso, vista da 34 milioni di persone in tutto il mondo, incluso Trump.

Tra loro c’è anche il vostro vecchio cinefilo, che ha divorato in poco tempo i sette episodi, animato dal dovere professionale ma anche da una sana curiosità, capire il “fine ultimo” narrativo di questa storia, ambigua, controversa, grottesca, tragicomica.

All’inizio si ha la sensazione di avere davanti un mockumentary, una rappresentazione caricaturale e parodica di fatti realmente accaduti, ma dopo il secondo episodio (il meno riuscito, probabilmente) si capisce che la realtà ha superato la fantasia, e che i registi hanno avuto “solo! la bravura di puntare su questa pazza storia vera.

Ma che cos’è dunque “Tiger King”? Un documentario? Un crime movie? Un intelligente affresco culturale, sociologico e antropologico della società americana? Il suo successo risiede in larga parte proprio nella pluralità di generi racchiusa dentro una struttura narrativa brillante e appassionante. continua su

“Tiger king”: a casa di Joe Exotic tra sesso, felini e tentati omicidi

27) Hunters

“Hunters” è una serie ideata da David Weil. Con Al Pacino, Josh Radnor, Logan Lerman, Lena Olin, Jerrika Hinton, Carol Kane, Saul Rubinek, Tiffany Boone, Louis Ozawa Changchien, Greg Austin, Dylan Baker.
Drammatico. USA. 2020-in produzione

Sinossi

Basata su eventi storici realmente accaduti, la serie di concentra su un gruppo variegato di cacciatori di nazisti nella New York City del 1977. I Cacciatori (The Hunters), così vengono chiamati da tutti, hanno scoperto che centinaia di ufficiali nazisti di alto rango si nascondono tra le persone comuni, cospirando per creare il quarto Reich negli Stati Uniti. L’eclettico team si avventura in una sanguinosa ricerca per assicurarli alla giustizia.

Recensione:

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti. Il 7 maggio 1945 la Germania nazista firmò la resa senza condizioni.

Con “processo di Norimberga” ci si riferisce a due distinti gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah, tenutisi in Germania dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946.

Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione. Se uno colpisce l’occhio del suo schiavo o l’occhio della sua schiava e glielo fa perdere, li lascerà andare liberi in compenso dell’occhio perduto. Se fa cadere un dente al suo schiavo o un dente alla sua schiava, li lascerà andare liberi in compenso del dente perduto.
[Vecchio Testamento]

Questo piccolo “promemoria” composto da date, fatti e citazioni, caro spettatore, è propedeutico e quasi indispensabile prima di affrontare la visione di “Hunters”, la nuova serie targata Amazon Prime, disponibile dal 21 febbraio, nonostante già il titolo, traducibile come “Cacciatori”, dica molto del cuore narrativo e della mission del progetto. continua su

“Hunters”: caccia agli ufficiali nazisti nell’America degli anni ’70

16) L’Avversario ( Emmanuel Carrère)

“L’Avversario” è un romanzo scritto da Emmanuel Carrère e pubblicato nel Maggio 2013 da Adelphi editore.

Sinossi:
“Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient’altro. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all’ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell’uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un’autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un’esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato – e turbi, credo, ciascuno di noi.” (Emmanuel Carrère)
Recensione:
Quando in una serata casalinga del 2003 recuperai il film di Nicole Garcia con protagonista lo straordinario Daniel Auteuil, ricordo il mio turbamento e sgomento al termine della proiezione.
Avevo appena visto una storia spaventosa, angosciosa, tragica ed allo stesso tempo capace di conquistarmi per la sua straordinarietà ed unicità.

Avevo conosciuto Jean-Claude Romand , padre e marito esemplare, stimato medico , uomo mite.
Una vita felice sul piano personale e soddisfacente in campo professionale .
Un modello di vita che molti di noi sognano d’avere .
Peccato che la vita di Jean- Claude Romand si basava su una piccola grande bugia divenuta poi il pilastro del proprio universo.
Jean-Claude Romand non era un medico, non si era mai laureato in medicina , fermandosi al secondo anno d’Università. Ciò nonostante per 18 anni era riuscito ad ingannare o far credere ai suoi genitori, famiglia ed amici che fosse un importante scienziato.
Jean-Claude-Romand era un bugiardo seriale, il principe della manipolazione e della dissimulazione.
Jean-Claude -Romand era il classico tipo da cui compreresti un ‘auto usata, per poi scoprire che non possiede alcuna automobile.
Jean-Claude -Romand è un Pinocchio cinico, abile, spietato, maniacale ed allo stesso tempo goffo ed umile.
Leggendo con 17 anni di ritardo il romanzo di Emmanuel Carrerè, ho riprovato le stesse emozioni a cui si è aggiunto un crescente senso d’angoscia ed inquietudine.

Emmanuel Carrerè affronta questo controverso e tragico caso giudiziario con uno stile asciutto, efficace ed incisivo trovando il giusto equilibrio narrativo tra giornalismo d’inchiesta, creatività dello scrittore e soprattutto desiderio dell’uomo Carrerè di comprendere come un uomo possa uccidere moglie, figli e genitori nel timore di dover confessare una vita di bugie.
Ho trovato diverse somiglianze stilistiche e narrative tra “L’Avversario” di Emmanuel Carrère ed il celebre “A Sangue Freddo” di Truman Capote, ma in particolar modo entrambi gli autori sono riusciti con maestria e sensibilità nel raccontare, descrivere, indagare gli aspetti più reconditi e oscuri dell’uomo prima ancora dell’assassino in attesa di giudizio.
Carrerè parafrasando le sacre scritture definisce Jean -Claude Romand come “L’Avversario” ovvero il Male, perché solamente un essere maligno può essere capace di compiere questi orribili delitti.
Ma in vero il lettore “divorando” il romanzo con crescente pathos e coinvolgimento arriva all’amara e medesima conclusione dello scrittore.
Jean – Claude Romand non è altro che l’Avversario di sé stesso. Un mostro che ha lentamente divorato anima e corpo di Jean -Claude, fino al punto di non ritorno.
Chi è stato veramente Jean -Claude Romand ed i motivi che l’hanno spinto a distruggere sé stesso e le vite dei suoi cari resteranno , purtroppo, un mistero per tutti.