37) Codice Karim

“Codice Karim” è un film del 2019 diretto da Federico Alotto, scritto da Federico Alotto e Massimo Galimberti, con : Mohamed Zouaoui, Valentina Cervi, Fabio Fulco, Stella Egitto, Aleksandros Memetaj, Aiman Machhour.
Sinossi:
Una spy story ambientata tra Siria e Italia, che spazia dall’action al thriller. Chi è Karim? Un foreign fighter stanco di guerra che vuole solo tornare a casa o è un doppiogiochista che inganna gli uni per servire gli altri? E come può sfuggire allo stretto controllo dei “fratelli” arabi? Gira intorno a lui la vicenda del gruppo terrorista che ha in mente un piano per colpire gli “infedeli”.
Recensione:
Le nostre vite sono cambiate radicalmente dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001
Ci siamo sentiti tutti più deboli, indifesi e potenzialmente vittime.
La divisione tra Occidente e Oriente si è allargata, la diffidenza verso il diverso è aumentata.
La “guerra” di religione che abbiamo studiato sui libri di storia ai tempi della scuola, è ritornata tragicamente attuale.
Gli Stati Uniti e l’intero Occidente si sono ritrovati a dover combattere contro un nemico pericoloso quanto invisibile.
La “guerra” contro il terrorismo islamico ha imposto ai servizi segreti un radicale cambio di registro nell’operazione di sicurezza e prevenzione.
Nel terzo millennio non esiste più uno Stato “canaglia” a cui poter dichiarare guerra, ma piuttosto bisogna stanare e colpire le cellule terroristiche “dormienti” dislocate nei luoghi più impensabili.
Nei telegiornali, nei talk show se parla poco o nulla, ma ogni giorno va in scena una “guerra invisibile” combattuta da coraggiosi agenti sotto copertura al rischio della loro stessa vita.
“Codice Karim” ci racconta questa guerra invisibile trascinando lo spettatore dentro una spy story inedita, avvolgente, carica di pathos e ricco di colpi di scena
Federico Alotto compie un coraggioso quanto innovativo salto qualitativo sul piano drammaturgico e registico facendoci vivere questa realtà da un punto di vista sorprendente e totalizzante.
“Codice Karim” è solo formalmente una spy story poiché nel dipanarsi della storia si coglie una lettura più articolata e un significato più profondo del progetto.
Seguiamo, partecipiamo al sofferto e travagliato viaggio interiore del protagonista (Karim), intrappolato da tempo tra due mondi, due vite, rischiando di perdersi fatalmente in questo limbo.
Pur avendo praticamente nessuna informazione su Karim, rimaniamo colpiti dalla tensione scenica e personalità tramessa al personaggio dal bravo e credibile Mohamed Zouaoui.
La sua è una performance volutamente nervosa, fisica, elettrica rendendo così chiaro e forte da una parte il disagio di Karim e dall’altra mantenendo costante tra pubblico il dubbio sulle sue reali intenzioni.
Zouaoui si cala con grande abilità e naturalezza nei panni di Karim, un uomo che per sopravvivere ha imparato a non fidarsi di nessuno.
L’unica eccezione a questo rigido schema di salvezza fisica e mentale, è rappresentato dall’incontro con la bella e sognatrice Iris (Stella Egitto), barista di professione, ma soprattutto amante dei giochi di ruolo.
Iris incarna la libertà, gioia di vivere, il voler dare fiducia al prossimo e soprattutto la semplicità nell’amarsi.
Stella Egitto è solare, buffa quanto sensuale , in altre parole una giovane donna desiderosa di viaggiare, scoprire ed innamorarsi.
Tutti sentimenti a cui Karim non ha “accesso” da tanto, troppo tempo.
Un incontro causale che ben presto diventa la scintilla di una passione breve quanto intesa.
Un momento di illusoria felicità e pace che la coppia rende magistralmente sulla scena.
“Codice Karim” rappresenta, a nostro modesto parere, una ventata di freschezza cinematografica in un panorama italiano all’insegna degli stereotipi e banalità.
“Codice Karim” ci mostra il fenomeno della conversione e radicalizzazione islamica di molti italiani pronti a compiere azioni terroristiche e come in questo “sotto bosco” di fanatismo prevalgono pregiudizi e sospetti tra gli stessi fratelli.
“Codice Karim” unisce con maestria più generi trovando il giusto equilibrio di racconto regalando un mix di emozioni forti e suscitando riflessioni socio politiche che solamente un film ben fatto è capace di donare allo spettatore.

43 ) Detective per caso

“Detective per caso” è un film di Giorgio Romano. Con Emanuela Annini, Alessandro Tiberi, Giulia Pinto, Giordano Capparucci, Giuseppe Rappa. Commedia, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Giulia e Pietro sono due ragazzi inseparabili. Insieme alla loro esuberante comitiva di amici si ritrovano ogni sera per commentare le ultime novità. Un giorno però Pietro nota Marta, una ragazza con problemi di droga perseguitata da persone che la ricattano per soldi. Lui le si affeziona, scatenando la gelosia di Giulia che comincia ad essere preoccupata che l’amico si cacci nei guai. La sua previsione si avvera quando Pietro viene coinvolto in una rapina e scompare nel nulla. Giulia metterà insieme una squadra per risolvere il mistero e finalmente realizzerà il suo sogno di diventare una detective come quelle che ha sempre ammirato in TV.

Recensione:

Per la prima volta attori professionisti disabili – provenienti dall’Accademia L’arte nel cuore, che ha collaborato al progetto – recitano in un film che non parla assolutamente di disabilità.

Voglio partire da qui per parlarvi di “Detective per caso” di Giorgio Romano – nelle sale per un evento di due giorni, il 18 e il 19 marzo, dopo essere stato presentato alla Festa del cinema di Roma -, un bel film al di là della valenza sociale.

Ai giovani esordienti – che di rivelano talentuosi e tutt’altro che timorosi davanti alla macchina da presa – si affiancano colleghi esperti e famosi, da Claudia Gerini a Stella Egitto, da Stefano Fresi a Valerio Mastandrea.

“Detective per caso” merita la giusta considerazione, a prescindere dell’aspetto sociale. Si tratta infatti di un film capace di emozionare, di strappare sorrisi e applausi attraverso la sua convincente storia d’amicizia dove non mancano i colpi di scena e gli spunti thriller. continua su

http://paroleacolori.com/detective-per-caso-il-film-di-giorgio-romano-in-sala-per-due-giorni/

35) Teddy

Il 3 febbraio 1957 ha rappresentato una data fondamentale nella storia della televisione italiana: su Rai1 iniziava “Carosello”, il fortunato programma televisivo che avrebbe deliziato, per vent’anni, il pubblico italiano.

Nato con un obiettivo puramente commerciale, “Carosello” riuscì in breve a superarsi. Il format era rigido, e rimase invariato per quasi tutta la sua durata: una serie di filmati (spesso sketch comici o intermezzi musicali) seguiti da messaggi pubblicitari.

Come una sorta di pronipote del celebre programma può essere vista la miniserie in quattro puntate “Teddy”, in onda ogni lunedì su FoxLife, diretta da Mauro Mancini e realizzata da Fox Factory in collaborazione con Mercedes-Benz Italia.

Giulia (Camilla Filippi) propone una sfida alle sorelle gemelle Viola e Marta (Stella Egitto): scambiarsi letteralmente la vita, indossare una i panni dell’altra. Il premio in palio per quella che risulterà più credibile? L’amatissimo orsacchiotto Teddy.

La miniserie è una scommessa vinta a livello creativo, narrativo e soprattutto interpretativo. Stella Egitto, che negli ultimi anni abbiamo apprezzato spesso in ruoli drammatici, rivela di possedere una notevole vis comica e un certo trasformismo, nel calarsi nel doppio ruolo. continua :

http://paroleacolori.com/teddy-su-foxlife-la-miniserie-con-stella-egitto-e-camilla-filippi/

240) Non Uccidere 2 – Finale di Stagione

Peccato. È questo il primo, spontaneo commento che un qualunque spettatore nonché fan della serie televisiva “Non uccidere” esprimerà dopo aver finito di vedere l’ultimo episodio della maltratta seconda stagione della serie crime con protagonista Miriam Leone.

Peccato, perché “Non uccidere” avrebbe meritato maggiore visibilità (la seconda metà dei 24 episodi che compongono la stagione due sono stati pubblicati esclusivamente su Rai Play e non si sa se e quando verranno trasmessi in prima serata) e fiducia, vista l’alta qualità del prodotto, fatto strano per la tv italiana, e l’enorme impegno produttivo ed economico messo in campo.

La serie poteva diventare il fiore all’occhiello di Rai Fiction, rappresentando una svolta editoriale rispetto ad altri titoli, seguitissimi ma piuttosto deludenti quanto a recitazione e contenuti. E invece…

“Non uccidere” affascina, angoscia, spiazza, esalta, commuove lo spettatore. Il pubblico si immerge totalmente nelle storie di ordinaria ferocia che vengono raccontate – una vasta gamma di delitti, orrori e tradimenti chiaramente ispirati ai fatti di cronaca nera nostrana ma rimodulati con efficacia per la tv.

Torino, cupa e misteriosa, non è solo una perfetta cornice ma in qualche modo anche una silenziosa co-protagonista.

La serie, a nostro modesto parere, ha segnato più della discussa e controversa performance in “1992” la svolta artistica per Miriam Leone. Il personaggio di Valeria Ferro ha dato la possibilità all’attrice catanese di distanziarsi dal ruolo di ex Miss Italia che per molti anni si è portata dietro, dimostrando di possedere notevoli doti recitative e forte personalità.

E la seconda stagione di “Non uccidere” ha anche offerto la giusta e meritata visibilità al partner di scena della Leone, Matteo Martari (I Medici – Lorenzo il Magnifico), bravo nel formare con lei una coppia artistica di spessore, credibile, supportata da un’evidente alchimia umana prima ancora che recitativa tra i due. continua su

http://paroleacolori.com/non-uccidere-la-2-stagione-della-serie-con-miriam-leone-e-un-gioiello/

101) Tu mi nascondi qualcosa

“Tu mi nascondi qualcosa” è un film di Giuseppe Lo Console. Con Giuseppe Battiston, Stella Egitto, Sarah Felberbaum, Rocio Munoz Morales, Rocco Papaleo. Commedia, 87′. Italia, 2018

Sinossi:

Valeria (Felberbaum), un’investigatrice privata, si trova per errore a pedinare la persona sbagliata. Scopre che la promessa sposa di Francesco (Battiston) lo tradisce. Quando la cosa viene fuori, il matrimonio salta e Francesco, piombato in depressione, si rivolge all’investigatrice: lei gli ha distrutto il rapporto e lei dovrà aiutarlo a rimetterlo in sesto. Irene (Rossi) fa un appello in tv denunciando la scomparsa di suo marito Alberto(Papaleo). Un ospedale risponde dicendo che l’uomo è lì ricoverato da quindici giorni a seguito di un incidente ma ha perso la memoria. Quando Irene raggiunge il marito, trova un’amara sorpresa: un’«altra» moglie tunisina (Muñoz Morales) è già al capezzale di Alberto che ovviamente, non ricorda nessuna delle due. Ezio (Tiberi) e Linda (Egitto) sono una coppia molto affiatata, nonostante l’insolito mestiere di lei: Linda infatti è una pornostar. Il fatto che la sua donna abbia rapporti sessuali con altre persone per ragioni “cinematografiche”, non impensierisce minimamente Ezio. Almeno finché non comincia a sospettare che tra Linda e il suo partner lavorativo ci sia una tresca.

Recensione:

La sincerità, nei rapporti umani e specialmente nella vita di coppia, è davvero necessaria? Una relazione può durare anche se uno dei partner omette qualche particolare e non è proprio limpido come uno specchio d’acqua montana?

Ma soprattutto, la verità è solo una, oppure di una stessa storia possono esistere più versioni, non necessariamente false?

“Tu mi nascondi qualcosa”, opera prima del regista Giuseppe Lo Console, si sforza di raccontare come la vita di coppia non sia mai una linea retta, una strada senza buche, ma piuttosto un percorso a ostacoli, dove talvolta la bugia diventa lo strumento indispensabile per il quieto vivere.

Il fine giustifica i mezzi sosteneva già nel Cinquecento Niccolò Machiavelli, non immaginando che questa sua frase sarebbe poi stata applicata anche in campo sentimentale.

Il film è un caleidoscopio di situazioni, tra tradimenti, delusioni, equivoci. Si assiste alla fine di matrimoni e di convivenze di lunga data, e alla crisi di una storia d’amore apparentemente solida e felice. Il tutto provocato dalla scoperta di una bugia, più o meno innocua.

“Tu mi nascondi qualcosa” è formato da tre episodi, incentrati sui temi della poligamia, del tradimento, e della mancanza di fiducia. A legare il tutto, l’amore, sentimento che cambia, si evolve, porta a toccare vette altissime di piacere ma può anche spezzare il cuore.

Il film risulta nel complesso godibile, divertente e in alcuni passaggi anche commovente. Non è una semplice commedia romantica, ma piuttosto una sincera e riuscita rappresentazione delle difficoltà una coppia deve affrontare ogni giorno. Perché il difficile non è tanto trovarsi e innamorarsi, ma restare insieme!

In un cast artistico di assoluto livello, ci piace sottolineare la prova della brava e poliedrica Stella Egitto, che conferma, nel ruolo solo sulla carta più leggero di Linda Angel, quanto di buono fatto vedere di recente al cinema e in tv. continua su

http://paroleacolori.com/tu-mi-nascondi-qualcosa-un-film-corale-che-va-oltre-la-commedia/

33) Il Commissario Montalbano – Amore

“AMORE? AMORE? AMORE UNA MINCHIA!”

È iniziata con questa colorita ma efficace frase pronunciata da un commissario Montalbano stralunato quanto sconcertato, la seconda delle due puntate della serie, “Amore”, trasmessa ieri sera su Rai 1 uno, e ancora una volta premiata da un generale consenso di pubblico e critica.

Carlo Degli Esposti e la Palomar hanno voluto celebrare, con qualche giorno di ritardo, San Valentino, regalando al pubblico – dopo “La giostra degli scambi” (qui la recensione su Parole a Colori) – un’altra storia d’amore malinconiche quando tragica.

Questa è tratta da due racconti di Camilleri – “Un mese con Montalbano” e “Gli arancini di Montalbano” – brevi ma capaci di raccontare in modo vivo, diretto e coinvolgente le diverse sfumature del sentimento amoroso e quanto questo, in teoria nobile, possa portare anche a compiere azioni abbiette.

La curiosità mediatica intorno ad “Amore” era soprattutto dettata dalla possibilità che vi si celebrasse il matrimonio tra Montalbano e l’eterna fidanzata Livia (Sonia Bergamasco) – idea abilmente promossa da chi di dovere, con l’inserimento nei trailer di una singola scena, che faceva presagire chissà quali colpi di scena.

Paradossalmente, invece, il punto più debole del film, sul piano narrativo e registico, è proprio la scena matrimoniale, buttata là frettolosamente all’inizio e presentata come una sorta di incubo/prologo. La sopracitata battuta fulminante del Commissario, davanti all’inaspettato intervento di Mimì (Bocci) nel suo rapporto di coppia, comunque, ha conquistato il pubblico, specialmente chi è allergico agli impegni a lunga scadenza.

Non era facile realizzare un film armonico collegando due racconti molto diversi, sebbene accomunati dal tema. Gli sceneggiatori hanno sicuramente svolto un degnissimo lavoro di “cucitura” creativa, riuscendo a scrivere una storia complessivamente unitaria, fluida e avvincente. Ciò nonostante allo spettatore più attento – magari anche lettore di Camilleri – non saranno sfuggite le scene di collegamento tra le due piccole, grandi storie, che per quanto ben scritte danno comunque l’impressione di non essere del tutto riuscite.

“Amore” regala una girandola d’emozioni e colpi di scena, ma soprattutto spinge chi guarda a un’amare riflessione sulla condizione femminile, nel 2018. Ieri come oggi, il pregiudizio e la calunnia – peggio se rivolti contro una donna – possono ancora distruggere una vita, mettendo davanti a scelte obbligate e negando la felicità.

La vita di Michela Prestia (Serena Iansiti) è stata segnata dalla violenza subita in giovane età a opera di un delinquente. Ma la sua decisione di non prestarsi a un matrimonio riparatore con lo stupratore, ma anzi di denunciarlo, invece di venire appoggiata dalla famiglia, l’hanno portata a restare sola, ripudiata da tutti.

Più lo spettatore conosce la storia di Michela più mentalmente la avvicina, per quanto sia diversa, a quella, vera, di Franca Viola (magistralmente raccontata da Marta Savina nel suo cortometraggio, presentato al Tribeca Film Festival). Chissà se Andrea Camilleri ha preso spunto da questa formidabile donna per scrivere della sua Michela.

Solamente la dolce e amorevole sorella Cinzia (Stella Egitto) è rimasta vicina a Michela negli anni. Cinzia ha dovuto assistere impotente alla via crucis della sorella e solo dopo la sua improvvisa scomparsa troverà finalmente il coraggio per vendicarsi degli uomini che le hanno rovinato la vita. continua su

http://paroleacolori.com/il-commissario-montalbano-un-format-che-non-conosce-crisi/

229) Malarazza

Il biglietto d’acquistare per “Malarazza” è: Sempre.

“Malarazza” è un film del 2017 diretto da Giovanni Virgilio, scritto da Giovanni Virgilio e Luca Arcidiacono, con: Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Antonino Frasca Spada.

Sinossi: Il film racconta la storia di Rosaria ( Stella Egitto), giovane madre, e di suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) che, insieme al transessuale Franco(Paolo Briguglia) nonchè fratello della donna, sono vittime di un potere malavitoso rappresentato dal boss in declino Tommasino Malarazza(David Coco) e Piero ( Cosimo Coltraro), detto U Porcu. Per queste tragiche esistenze non sembra esserci speranza per un riscatto sociale. Ambientato a Catania, nei disagiati sobborghi(Librino) e nei quartieri degradati del centro (San Berillo), Malarazza è un film che ci porta dritti nel mondo della periferia tout court, non tanto (o non solo) in quella siciliana.

Recensione:
Ehi tu, sì sto parlando proprio con te, caro spettatore.
Se stai leggendo questa recensione probabilmente stai valutando quale film vedere al cinema in questo week end.
Se mi permetti vorrei darti una mano per compiere la scelta più giusta.
Oggi 9 novembre escono ben 8 film: 4 pellicole italiane e 4 straniere.

La proposta cinematografica è indubbiamente variegata oltre che interessante, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta seguendo i tuoi gusti personali.
Ma, c’è un grande e gigantesco Ma, caro amico spettatore.
Uno di questi otto film di prossima uscita, merita d’essere messo in cima alle tue preferenze senza sé e senza ma. Sto ovviamente parlando di Malarazza di Giovanni Virgilio.

Non ti fidi di me eh? Sei perplesso? Hai storto il naso leggendo la sinossi immaginando molte, troppe assonanze narrative ed ambientali con altri prodotti come Gomorra La Serie, Romanzo Criminale, Suburra o Anime Nere?
Credi che non valga la pena spendere i tuoi soldi e soprattutto il tuo prezioso tempo con qualcosa di già visto?
Quante domande ti stai ponendo, per quanto siano legittime.
Chi ti scrive è un catanese trapianto a Roma dal lontano 1989, ma se un giorno dovesse finalmente nascere un Umberto Bossi catanese, non avrebbe remore a votarlo e seguirlo nella sua battaglia politica.

Stai tranquillo, caro spettatore, non è l’inizio di un retorico discorso politico semmai è la dichiarazione di un uomo del Sud stanco di vedersi rappresentato in TV o sul grande schermo come una macchietta o come un criminale, magari affascinante e potente, ma rimanendo sempre un modello negativo da condannare ed allontanare.

Perché, caro spettatore, come in ogni settore della vita, anche nella criminalità organizzata esistono diverse sfumature di boss e differenti situazioni personale ed ambientali dove giovani madri e i loro figli innocenti sono costretti a subire violenze fisiche e psicologiche non avendo altre alternative.
Giovanni Virgilio e Luca Arcidiacono scrivendo la sceneggiatura di Malarazza hanno voluto con coraggio, passione e talento accendere i riflettori sulla realtà di alcuni quartieri di Catania, dimenticati ed abbandonati almeno fino ad prima dallo Stato (fino ad ogni scadenza elettorale) e dopo dalla maggioranza silenziosa dei catanesi, che pur d’evitare problemi hanno accettato una presenza criminale come forma d’autorità.
Malarazza non è infatti un film di mafia, né di guerra tra bande, né il resoconto dell’ascesa e caduto di un boss.
Liberati da qualsiasi pregiudizio drammaturgico e non potrai non notare come Malarazza contenga in sé tante storie tragiche quanto belle da vedere e raccontare.
Malarazza è la storia di Rosaria, una bambina divenuta precocemente donna, moglie ed infine madre, succube prima del padre e poi di un marito dispotico, figlio del boss locale.
Rosaria non ha mai potuto scegliere nella sua vita e sogna per suo figlio un futuro diverso
Stella Egitto presta volto, corpo ed anima a Rosaria, fornendo un’interpretazione di grandissimo valore umano ed emotivo prima ancora che artistica.
Stella “quasi” si cancella nel suo personaggio, mettendo in scena con forza credibilità e talento il travaglio interiore della giovane protagonista.
Stella ,probabilmente nel ruolo più complesso della sua giovane e fortunata carriera , è riuscita a trasmettere sincere ed intense emozioni allo spettatore, assistendo e partecipando al sofferto e tragico “affrancamento” di Rosaria

Malarazza è anche la storia di Antonino, un ragazzo che non ha avuto la possibilità di poter vivere l’età del gioco, di poter esercitare il suo diritto allo studio ed ha come riferimento maschile, un padre lavativo, prepotente ed ubriacone. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-in-anteprima-malarazza/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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261) Re Lear

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Re Lear sarà in scena fino al 20 novembre al Teatro Ghione di Roma. Una tragedia di William Shakespeare, adattamento e regia di Giancarlo Marinelli. Con: Giuseppe Pambieri, Andrea Zanforin, Antonio Rampino, Martino D’Amico, Giuseppe Bisogno, Mauro Racanati, Francesco Maccarinelli, Martina Tonarelli, Claudia Campagnola, Silvia Siravo, Guenda Goria, Stella Egitto.

 

 

 

Ci sono vari e diversi modi di raccontare il rapporto che lega un padre a una figlia. Un rapporto unico, intenso e indissolubile che niente e nessuno può far vacillare o far venire meno. William Shakespeare drammaturgo poliedrico e creativo e soprattutto anima sensibile e acuta, scrivendo la tragedia Re Lear ha reso immortale le complesse sfumature emotive e psicologiche di come un uomo potente e temuto come un Re possa essere debole e manipolabile di fronte alle proprie figlie. Re Lear è una tragedia antica e nello stesso tempo moderna dove il legame di sangue e il rispetto e lealtà sono considerati valori di poco conto

Lear (Pambieri) è un uomo vecchio, stanco di portare il peso delle responsabilità e desidera godersi una pensione dorata e felice illudendosi di essere coccolato e rispettato dalle tre adorate figlie. Si sa, l’amore rende ciechi, stolti e stupidi anche di fronte all’evidente ipocrisia e falsità. Lear cede così alle false lusinghe delle ambiziose e avide figlie Regan (Goria) e Goneril (Siravo), preferendole alle vere, umili e sincere parole della dolce Cordelia (Egitto). L’amore non vale un regno e Cordelia paga la sua lealtà con l’esilio, mentre Re Lear convinto ancora di comandare ben presto si renderà conto di essere un ospite scomodo e mal sopportato dalle altre due figlie e dai due generi. Re Lear è anche la storia dell’invidia e gelosia di Edmund (Maccarinelli), fratello bastardo, nei confronti dell’altro fratello Edgar (Racanat), figlio legittimo e amato dal padre, Conte di Gloucester (Bisogno). Edmud rappresenta quei figli che si sentono figli di un Dio minore che trascorrono l’intera esistenza a bramare un po’ di affetto paterno o come in questo caso come rendere difficile e amara la vita all’odiato fratello. continua su

Recensione: Un sontuoso Giuseppe Pambieri è “Re Lear” in un mix tra classico e moderno

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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246) In Guerra Per Amore

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Il biglietto da acquistare per “In guerra per amore” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva)

Un film di Pif. Con Pif, Stella Egitto, Miriam Leone, Maurizio Bologna, Andrea Di Stefano, Maurizio Marchetti. Drammatico, 99′. 2016

Uno dei momenti decisivi per la caduta del regime fascista in Italia è stato senza dubbio lo sbarco degli Americani in Sicilia. Uno sbarco che, come ci raccontano i libri di storia, fu pacifico e indolore per la popolazione, ben lieta di accogliere gli eserciti Alleati.

Ma fu davvero così? E come riuscirono i militari statunitensi a occupare l’isola senza esplodere neppure un colpo? Pif, al suo secondo film come regista, decide di darci una risposta, rivisitando il passato con il suo stile farsesco e i toni da commedia.

Siamo nel 1943. Mentre nel mondo infuria la Seconda guerra mondiale, Arturo (Pif) vive la sua travagliata storia d’amore con Flora (Leone). I due si amano, ma lei è promessa al figlio di un importante boss di New York.

Per poter sposare la sua amata, il nostro protagonista deve ottenere il consenso del padre, che vive in un paesino siciliano. Arturo, che è un giovane squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia, con la “consulenza” del boss Lucky Luciano.

“In guerra per amore” si divide in due storyline precise, diverse anche per ambientazione. Da una parte abbiamo Flora, nelle vesti di novella Penelope, che cerca di rinviare con mille scuse l’infausto matrimonio nell’attesa del ritorno di Arturo; dall’altra quest’ultimo, deciso a chiedere la mano della ragazza anche a costo di far parte del commando guidato dal generale Patton e dal tenente Philip Catelli (Di Stefano). continua su

Festa del cinema di Roma | In guerra per amore

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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201) Io Sono Libero

io sono libero

Caro Libero
Non so se dove si trova adesso desideri possedere TV, e soprattutto dubito abbia interesse ad accenderla. Eppure mi sento in dovere di scrivere questa breve lettera come Lei fece venticinque anni fa per lanciare il suo grido rabbioso di libertà in una Sicilia incapace di ribellarsi al giogo e ricatto mafioso.
Lei è stato un uomo normale, un imprenditore costretto a diventare un eroe e un martire nel colpevole silenzio della società civile siciliana. Da siciliano oggi provo vergogna e amarezza per questa nostra grave colpa.
Si, Libero, l’abbiamo lasciata sola a combattere una guerra che non voleva combattere. Voleva solo continuare a fare l’imprenditore con dignità. Non ha voluto rinunciare ai suoi valori e principi a costo della vita.
Il tempo è Galantuomo mi diceva sempre mio padre e dopo venticinque anni la Sicilia, l’Italia hanno deciso di ridarle un briciolo di quella dignità e Onore dedicandole la prima serata su Rai Uno. Non è sufficiente ovviamente per farla tornare tra noi, né per compensare il dolore che sua moglie e i suoi figli hanno provato.
Palermo la lasciò solo, la derise, i suoi colleghi industriali la descrissero come un paranoico, la magistratura stessa nelle vesti del giudice catanese Luigi Russo scrisse una sentenza che di fatto legalizzava e giustificava il pizzo.
Libero ha creduto nello Stato, nella legalità e nel diritto di fare impresa senza mai piegarsi. Ci ha donato unna lezione di una semplicità e nello stesso tempo di forza che ancora oggi pochi sarebbero capaci di emulare.
Stasera mentre guardavo la docu fiction “Io Sono Libero” riflettevo come la mia amata Sicilia sia rimasta gattopardesca nell’essere vittima e carnefice allo stesso tempo.
Se fosse ancora vivo lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra quasi certamente leggendo la sua storia trarrebbe ispirazione per scrivere una nuova versione del suo Don Chisciotte. Purtroppo la sua storia è talmente tragicamente vera da superare ogni talento letterario.
La TV ha tanti limiti, vizi ma spero che stasera vedendo questo programma abbia dato alle nuove generazioni la possibilità di conoscere un uomo perbene e onesto e ai più anziani di farsi un esame di coscienza e di riflettere sui tanti errori commessi.
Vedere le immagini di repertorio, ascoltare le sue parole secce, precise e dure mi hanno scosso e colpito molto.
Non era facile per qualsiasi artista competere con la sua abilità oratoria e orgoglio, eppure Alessio Vassallo, Stella Egitto, Adriano Chiaramida sono stati bravi e intensi in questo arduo compito di raccontare e far rivivere allo spettatore i suoi ultimi amari, tristi e tenaci mesi di vita.
È stato Libero di nome e nella vita fino all’ultimo e il suo sommo sacrificio ha regalato a questa sciagurata terra il germoglio di speranza per una società diversa e forse migliore.
Non saprei che cosa aggiungere, caro Libero, se non grazie di tutto e scusaci se non siamo stati alla tua altezza di uomo onesto e coraggioso.