69) L’Uomo che comprò La Luna

“L’uomo che comprò La Luna ” è un film di Paolo Zucca. Con Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski. Commedia, 105′. Italia 2018

Sinossi:

Una coppia di agenti segreti italiani riceve una telefonata concitata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. Il che, dal punto di vista degli americani, è inaccettabile, visto che i primi a metterci piede, e a piantarci la bandiera nazionale, sono stati loro. I due agenti reclutano dunque un soldato che, dietro lo pseudonimo di Kevin Pinelli e un marcato accento milanese, nasconde un’identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l’ha dentro. Per portarla in superficie i due agenti ingaggiano un formatore culturale sui generis che, da emigrato nostalgico, trasforma Gavino in un archetipo del vero maschio sardo.

Un uomo innamorato sarebbe capace di tutto pur di regalare un sorriso alla donna amata, persino di prometterle l’acquisto della Luna. Già la Luna, un pianeta tanto lontano quanto vicino, al punto che arrivarci è stata una delle impresa più memorabili della storia dell’umanità fino a oggi.

Recensione :

La Luna ha ispirato poeti, scrittori e artisti, ha permesso a marinari ed esploratori di orientarsi, ha suggellato l’amore di migliaia di coppie. Ma se improvvisamente venisse anche contesa tra un misterioso proprietario sardo e il governo americano?

“L’uomo che comprò la luna” è una divertente, romantica, surreale quanto poetica spy story ambientata in Sardegna, e intrisa di riferimenti “etnici”. Paolo Zucca, insieme alle due sceneggiatrici, firma una storia originale, brillante, ironica e allo stesso tempo malinconica, mescolando e giocando con diversi generi cinematogradici.

Il film è anche un atto d’amore verso la Sardegna, l’orgogliosa rivendicazione delle tradizioni e usanze del luogo, senza intenti retorici o autocelebrativi. Insieme al protagonista Kevin Pinelli/Gavino Zoccheddu il pubblico si diverte a vedere sconfessati cliché e luoghi comuni. continua su :

“L’uomo che comprò la luna”: tra farsa e poesia, una commedia stralunata

196) In Arte Nino

“In arte Nino” è un film di Luca Manfredi. Con Elio Germano, Miriam Leone, Stefano Fresi, Duccio Camerini, Anna Ferruzzo. Film tv, Biografico. Italia, 2016

Chi era Saturnino Manfredi? Immagino di scorgere sconcerto e sguardi vacui nei giovani lettori. Se invece dico Nino Manfredi? Ancora buio totale tra i meno attempati?

Gli appassionati di cinema di più lunga data saranno invece colti molto probabilmente da una botta di nostalgia, perché Manfredi è stato uno degli attori più talentuosi del panorama nostrano, e ancora oggi, a tredici anni dalla sua scomparsa (correva l’anno 2004), ne sentiamo, artisticamente parlando, la mancanza.

Luca Manfredi, figlio dell’attore, ha deciso di portare in tv una parte della vita del padre probabilmente poco nota al grande pubblico, quella che va dal 1939 al 1959, da quando trascorse tre anni in ospedale perché malato di tubercolosi fino a quando la partecipazione a “Canzonissima” gli aprì le porte del successo.

“In arte Nino” è un film che non vuole essere una celebrazione della carriera dell’attore, ma il racconto della vicenda di un ragazzo ciociaro che riuscì ad arrivare, con passione e impegno.

I genitori di Manfredi non erano ricchi. Il padre (Camerini), rigido e burbero maresciallo dei carabinieri, sognava per lui una carriera da avvocato; la madre (Ferruzzo), casalinga assai religiosa, era principalmente preoccupata per la sua salute.

Dopo aver passato tre anni in ospedale, Nino (Germano) si iscrisse a legge come voleva il padre, ma in seguito a un incontro casuale si convinse a fare un provino per entrare alla prestigiosa Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico.

A sorpresa Orazio Costa, direttore dell’Accademia, vede in lui carattere e potenziale e lo accetta nel corso. Il ragazzo si trova così diviso tra esami di giurisprudenza e corso di recitazione.

La prima parte del film è didascalica, lineare, fredda. Elio Germano appare piuttosto impacciato nel ruolo, come se sentisse il peso del personaggio, la sceneggiatura non brilla, la regia è semplice e priva di mordente. continua su

http://paroleacolori.com/in-arte-nino-elio-germano-protagonista-del-biopic/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

30) Smetto quando Voglio – Masterclass

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Il biglietto da acquistare per “Smetto quando voglio – Masterclass” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva)

Un film di Sydney Sibilia. Con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Greta Scarano, Giampoaolo Morelli.Commedia, 118’. 2017

Le sfide selezionano in maniera netta chi, in campo cinematografico, merita di essere definito un artista completo, creativo e di talento e chi no.

Sidney Sibilia, dopo il meritato successo di tre anni fa con “Smetto quando voglio”, poteva decidere che cosa fare “da grande” e scegliere, in tranquillità, di dirigere film facili e commerciali.

Invece il giovane regista campano – insieme ai produttori Domenico Procacci e Matteo Rovere – ha voluto, con coraggio, alzare l’asticella e creare non solo un sequel della prima pellicola, ma una trilogia, girando due film in contemporanea.

Un sforzo produttivo e creativo che dà al cinema italiano un respiro internazionale, avvicinandolo ad alcune produzioni a stelle e strisce.

Fatte queste premesse, diciamo subito che il secondo episodio di “Smetto quando voglio” è nel complesso godibile, divertente, garbato, ma meno brillante e incisivo del primo, definito da più parti un cult.

Come ha ammesso lo stesso Sibilia in conferenza stampa, la maggiore difficolta drammaturgica è stata quella di riaprire la storia dopo la chiusura del primo film, trovando un aggancio credibile. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-smetto-quando-voglio-masterclass/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

233) Al posto tuo

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Il biglietto d’acquistare per “Al posto Tuo” è : 1) Neanche Regalato( Riserva) 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

Al posto tuo” è un film del 2016 diretto da Max Croci, scritto da Umberto Marino e Massimo Di Nicola, con: Luca Argentero, Ambra Angiolini, Stefano Fresi, Fioretta Mari, Serena Rossi.

Al posto tuo, caro spettatore, valuterei con attenzione come spendere i tuoi otto euro e cinquanta da giovedì pomeriggio volendo vedere uno dei nuovi film in uscita nelle nostre sale.
Se decidessi di dare fiducia al cinema italiano per orgoglio, convinzione o passione optando per il nuovo film di Max Croci, credo che tu debba sapere che il suddetto regista meno di un anno fa ci ha regalato l’inutile e irritante “Poli opposti” ( qui la recensione https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2015/10/10/196-poli-opposti/) e ancora prima che uscisse nelle sale degli “audaci” produttori gli hanno voluto dare nuova fiducia permettendogli di tornare sul luogo del delitto.
Il risultato? Non si può, ahimè, tirare il sangue dalle rapi sostiene un vecchio e saggio proverbio.

Tutti sognano almeno una volta nella vita di poter indossare i panni di un altro, ma non come ci viene raccontato dagli autori di questa scialba e noiosa storia.

Luca Molteni(Argentero) è un uomo affascinante, single per scelta e ha un grande successo con le donne. Rocco Fontana (Fresi) è sposato con Claudia(Angiolini), ha tre figli, una casa in campagna ed è perennemente a dieta.
Rocco è un preciso geometra, l’altro un estroso geometra.
Hanno in comune solo una cosa: il lavoro. Sono entrambi direttori creativi di due aziende di ceramiche e sanitari sull’orlo della fusione, si sfideranno per conquistare l’unico posto di Responsabile nella nuova società.
Le qualità dell’uno sembrano mancare all’altro e proprio per questo l’azienda decide di far loro un’eccentrica proposta: un vero e proprio “scambio di vite” per una settimana per cercare di capire (e accettare) le rispettive abitudini e acquisire i segreti e talenti dell’altro.
I due, per amore di mantenere il lavoro, accettano a malincuore coinvolgendo in questa grottesca sfida parenti e amici.
Il film non decolla né sul piano della brillantezza narrativa e del ritmo, ne riesce a catturare lo spettatore come forza comica con dei dialoghi stereotipati, poco incisivi e piatti. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-al-posto-tuo/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/Ninni-mio-padre-Roberto-Sapienza-ebook/dp/B01H85DF8S/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1475232952&sr=1-1&keywords=ninni+mio+padre

146) Solo per il week end

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Il biglietto da acquistare per “Solo per il week end” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Director Kobayashi, scritto da Gianfranco Gaioni e Giacomo Berdini. Con Alessandro Roja, Stefano Fresi, Francesca Inaudi, Matilde Gioli, Marina Rocco. 84′, 2015.

L’equilibrio mentale di uomo è assai fragile, basta poco perché si rompa, così può capitare di finire risucchiati in un vero e proprio vortice distruttivo, fatto di psicofarmaci, alcool e cibo. Se poi la causa scatenante della crisi è l’insofferenza nei confronti del capo ufficio, è inevitabile che dentro la testa possa accendersi un vero e proprio inferno.

È quello che succede ad Aldo (Roja), giovane e poco stimato scrittore di testi per spot che, stanco di essere umiliato dal suo capo, un giorno decide di fare un colpo di testa in ufficio. Una scelta che lo porta però al licenziamento e all’obbligo di seguire cure psichiatriche farmacologiche.

In poco tempo Aldo diventa dipendente dai farmaci, con gravi conseguenze per la sua psiche e per il rapporto con la moglie Diana (Rocco). La donna, stanca di avere accanto un marito-zombie, incapace di soddisfarla a tutti i livelli, lo abbandona per il weekend.

Aldo, confuso e spaesato dopo la partenza di Diana, rincontra l’amico d’infanzia Ferruccio (Fresi) che ben presto lo coinvolge nelle sue truffe agli anziani. E quando fa la sua comparsa anche Alice (Inaudi), rabbiosa ed eccentrica, il weekend di Aldo diventa davvero movimentato, tra partite di poker truccate, incontri ravvicinati con criminali locali e internazionali, e la conoscenza della bella Melissa (Gioli), studentessa di giorno e dominatrice di notte.

Una commedia particolare per il panorama italiano, proiettata ieri a Milano nell’ambito del festival “Il Cinema Italiano visto da Milano” organizzato dalla Cineteca Nazionale, ma ancora senza una vera distribuzione. Un film che evoca nella mente dello spettatore, in rapida successione, “Una notte da leoni” e “Paura e delirio a Las Vegas”, con ambientazione italiana – milanese, nello specifico – e un taglio tendente al comico.

Il risultato di questa ibridazione di spunti e suggestioni, è originale e frizzante dal punto di vista narrativo, nel complesso ben scritto, anche se risulta un po’ caotico nella struttura e non sempre costante nel ritmo, con una seconda parte più lenta a carburare. Piace il taglio surreale ed eccessivo dato ai personaggi, che spiccano anche per merito degli interpreti scelti, tutti di talento. continua su

In anteprima: Solo per il weekend

Dal 7 luglio al cinema

Se avete Sky invece potete già ammirarlo, basta un click:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/primafila/film/novita-/solo-per-il-weekend_50353.html

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

65) La prima volta( di mia figlia)

riccardo rossi
Il biglietto d’acquistare per “La prima volta di mia figlia” è : 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre
“La prima volta di mia figlia” è un film del 2015 diretto da Riccardo Rossi, scritto da Riccardo Rossi, Luca Infascelli e Chiara Barzini, con: Riccardo Rossi, Anna Foglietta, Fabrizia Sacchi, Stefano Fresi, Benedetta Gargari.
Se sposarsi è una lucida follia, decidere di essere genitori è una sfida per uomini duri. Se poi il Destino ti porta in “dote” una figlia allora è il caso di andare al Lourdes a farti benedire
Si sa agli occhi di ogni padre la propria figlia resta sempre una bambina da proteggere e accudire e il solo pensiero di vederla in compagnia di un uomo scatena prima paura e ansia e dopo istinti omicidi. Educare un figlio è sempre più difficile, introdurre l’argomento sesso è per lo più imbarazzante e inutile visto che se ne parla di continuo e in maniera cruda e diretta tra gli stessi coetanei.
Come può reagire un padre se dovesse scoprire per caso che l’amata figlia da lì a poco si appresta a perdere la verginità?
Magari un padre metodico, noioso, ansioso, schematico e divorziato da tempo come il protagonista di questa storia il Dott Alberto (Rossi),medico della mutua, la cui vita è scandita da una consolidata e ripetitiva routine come le visite mensili al centro anziani dove collabora e soprattutto battibecca con la” liberal”collega psicologa Irene(Foglietta). Una routine scossa in maniera traumatica quando Alberto per caso si trova a leggere il diario della bella figlia Bianca(Gargari) in cui si dichiara pronta a fare sesso per la prima volta. Per Alberto è un fulmine a cielo sereno e così chiede aiuto alla coppia di amici, sposati da tempo, composta da Marina(Scacchi) e Giovanni(Fresi) affinchè dissuadano Bianca dal suo progetto durante una cena organizzata “ad arte” in un locale glamour di Roma. Una cena che ben presto però diventa una sorta di confessionale per i protagonisti che sollecitati dalla curiosa Bianca racconteranno tra imbarazzo e nostalgia la loro prima volta . Facendo così iniziare una serie di divertenti e delicati flashback in cui lo spettatore osserva in differenti periodi storici i goffi approcci degli uomini e la determinata spigliatezza delle ragazze e di come in fondo certi meccanismi siano uguali nel tempo. Il piano di Alberto però vacilla quando Bianca resasi conto del tranello minaccia di andarsene e solo il provvidenziale intervento di Irene, unitasi al tavolo, salva la serata permettendo un bello e chiarificatore dialogo tra padre e figlia.
Un testo pulito, ben scritto, leggero che racconta con delicatezza e naturalezza un tema sempre attuale rivelando come sia difficile il ruolo del genitore e di come sia arduo essere al passo con le esigenze dei figli. Gli autori mettono al centro della storia un padre comune, forse banale e poco “rock” con un passato da sfigato,ma che a cuore il bene della figlia. Una storia costruita in maniera credibile con toni ironici,pacati e senza essere mai volgare. I personaggi sono ben delineati e solidi e attuali. I dialoghi sono solidi, credibili senza mai cadere nel retorico.
La regia di Riccardo Rossi è positiva, lineare, asciutta, controllata e attenta, forse tradizionale e compassata, ma adeguata al ritmo e all’essenza del film in cui sono i sentimenti a prevalere sull’azione e soprattutto nasce con facilità empatia tra il pubblico e vari personaggi.
Pregevole e degna di menzione è sicuramente la fotografia.
Sono cresciuto e aihme invecchiato vedendo Riccardo Rossi come attore e mi ha sempre regalato momenti di allegria e buoni sorrisi. Qualche giorno fa leggevo una recensione in cui evidenziava che la carriera di Rossi è rimasta a metà strada tra il gregario e la star e pur trovandomi d’accordo nella definizione, ritengo che se per oltre vent’anni riesci a strappare gli applausi e crearti un pubblico significa che sei comunque un’artista. Rossi con questo ruolo si conquista con merito le luci della ribalta , mettendo in scena con il suo personaggio ne l’eroe, né l’uomo brillante, ma bensì l’uomo normale con i suoi vizi e difetti, eppure non puoi non volerli bene e in fondo non identificarti con lui nelle manie e nelle sue reazioni paterne.
Il resto del cast composto da bravi e primi attori tra cui Anna Foglietta e Stefano Fresi, sono in questo caso al servizio “gregario” Rossi, dando il loro contributo alla riuscita del film con prestazioni solide, calibrate e puntuali dando credibilità e sostanza all’intera storia.
Una menzione particolare per Benedetta Gargari, volto giovane, pulito e dolce di questo film. La sua perfomance è interessante e rivela un buon potenziale, da tenere d’occhio.
Il finale, tra il romantico e il melanconico, convince ed emoziona lo spettatore che lasciando la sala non potrà non rievocare la sua prima volta con il sorriso.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com

The ticket to buy “The first time my daughter” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“The first time my daughter” is a film of 2015 directed by Richard Rossi, written by Riccardo Rossi, Luca Infascelli and Chiara Barzini, with: Riccardo Rossi, Anna Foglietta, Fabrizia Sacchi, Stefano Fresi, Benedetta Gargari.
If marriage is a lucid madness, decide to be a challenge for parents is hard men. Then, if the Destiny takes you on “dowry” a daughter then you should go to Lourdes to bless you
It is known in the eyes of every father his daughter is still a child to protect and care for and the mere thought of seeing her in the company of a man unleashes fear and anxiety before and after murderous instincts. Educating a child is increasingly difficult, introduce the topic of sex is mostly embarrassing and unnecessary given that he speaks continuously and in a raw and live among the same age.
How can a father react if it were to discover by chance that the beloved daughter shortly thereafter is about to lose your virginity?
Maybe a father methodical, boring, anxious, schematic and divorced for some time as the protagonist of this story Dr. Alberto (Rossi), local doctor, whose life is marked by a well-established routine and repetitive as the monthly visits to the senior center where collaborates and especially bickering with “liberal” colleague psychologist Irene (Foglietta). A routine in a traumatic shock when Alberto happen to find themselves reading the diary of lovely daughter Bianca (Gargari) which is prepared to have sex for the first time. Alberto is a bolt from the blue, and so asks for help to the couple of friends, married long, composed of Marina (Chess) and John (Fresi) for you to dissuade White from his project during a dinner organized “artfully” in a local glamorous of Rome. A dinner that but soon becomes a sort of confessional for the protagonists who solicited from curious Bianca tell between embarrassment and nostalgia for their first time. By doing so start a series of fun and delicate flashback in which the viewer observes in different historical periods the clumsy approaches of men and determined fluency girls and how basically certain mechanisms are the same in time. The plan, however, Alberto falters when she realizes the trap White threatens to leave and only the providential intervention of Irene, unitas at the table, save the evening allowing a beautiful and enlightening dialogue between father and daughter.
A text clean, well-written, light that tells gently and naturally a theme always present revealing how difficult the role of the parent and how difficult it is to keep pace with the needs of the children. The authors put at the center of the story a common father, perhaps trivial and little “rock” with a past as a loser, but for the good of her daughter. A story built credibly with ironic tones, calm and without ever being vulgar. The characters are well defined and solid and current. The dialogues are solid, credible without ever becoming rhetorical.
Directed by Riccardo Rossi is positive, linear, dry, controlled and careful, perhaps traditional and prim, but adequate to the rhythm and the essence of the film in which feelings are to prevail on the action and especially empathy comes easily in the audience and various characters.
Valuable and worthy of mention is definitely the photograph.
I grew up and aged Aihm seeing Riccardo Rossi as an actor and has always given me moments of joy and good smiles. A few days ago I read a review that showed that the career of Rossi remained halfway between the follower and the star and despite finding myself in agreement in the definition, I think that if more than two decades can rip applause and create you a public means that you are still an artist. Rossi with this role is won by about the limelight, staging with his character nor the hero, nor the brilliant man, but rather the normal man with his faults and defects, and yet you would not want them well and basically do not identify with him in the delusions and in his father’s reaction.
The rest of the cast of talented and first actors including Anna Foglietta and Stefano Fresi, are in this case the service “wingman” Rossi, giving their contribution to the success of the film with a solid performance, calibrated and timely lending credibility and substance to ‘ whole story.
A special mention for Benedetta Gargari, young face, clean and sweet in this film. Its performance is interesting and shows good potential, to watch.
The final, between the romantic and melancholic, convinces and excites the viewer that leaving the room can not but recall his first time with a smile.