221) A Private War

Il biglietto da acquistare per “A private war” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“A Private War” è un film di Matthew Heineman. Con Rosamund Pike, Jamie Dornan, Tom Hollander, Stanley Tucci, Greg Wise, Faye Marsay. Drammatico, biografico, 110′. USA 2018

Sinossi:

Marie Colvin è stata reporter di guerra per il Sunday Times dal 1985 fino alla sua morte, a Homs, nel 2012. Bella e talentuosa, ha vinto numerosi premi, convinto Arafat a raccontarle la sua vita e Gheddafi a farsi intervistare ben due volte. In Sri Lanka aveva perso un occhio e guadagnato un coraggio da pirata. Era stata a Timor Est, in Cecenia, in Iraq, Afghanistan, Libia. Con il fotografo freelance Paul Conroy aveva stretto un sodalizio professionale che durò fino alla fine.

Recensione:

Chiunque nutra oggi il folle e romantico sogno di fare del giornalismo il proprio mestiere dovrà assolutamente vedere il film “A private war” di Matthew Heineman. Soprattutto se – come me, lo ammetto – non ha mai sentito nominare Marie Colvin.

La Colvin è stata per quasi trent’anni, dal 1985 fino alla morte, avvenuta sul campo, a Homs, nel 2012, reporter di guerra per il settimanale britannico Sunday Times. In Siria era impegnata a raccontare l’orrore della guerra civile, documentando la ferocia del dittatore Assad e contrastando le menzogne mediatiche messe in circolazione dal suo regime per nascondere i crimini contro l’umanità.

“A private war” non è il classico biopic su un illustre o coraggioso personaggio, quanto piuttosto un suggestivo e riuscito escamotage per far conoscere alle nuove generazioni la parte più nobile quanto pericolosa del giornalismo. Sì perché pur d’informare su quello che accade nel mondo si può arrivare a mettere in gioco la propria vita.

Al centro del film, gli ultimi dodici anni di vita di Marie Colvin – impegnata ad affrontare una duplice guerra, quella reale, vissuta in prima linea con le truppe, e quella personale, con la propria coscienza – raccontati attraverso un angosciante e tragico flashback, proprio a partire dalla straziante scena finale.

La giornalista non ebbe mai un momento di esitazione, neppure quando in Sri Lanka perse l’occhio destro, la donna qualcuno sì. “A private war”, infatti, mostra anche la lotta della protagonista contro i propri demoni interiori, tra sofferenza, paura e momenti di legittimo scoramento. continua su

http://paroleacolori.com/a-private-war-ritratto-reporter-marie-colvin/

26) Final Portrait -L’arte di essere amici

“Final Portait -L’arte di essere amici” è un film di Stanley Tucci. Con Geoffrey Rush, Armie Hammer, Clémence Poésy, Tony Shalhoub, James Faulkner. Biografico, 90’. Gran Bretagna, 2017

Sinossi:

Parigi, 1964. L’artista svizzero Alberto Giacometti gode di successo indiscusso, ma questo non lo distoglie da una vita disordinata, sempre ai limiti della decenza e dell’igiene. Giunto nella capitale francese, lo scrittore americano James Lord gli commissiona un proprio ritratto. L’uomo pensa sia questione di pochi giorni ma – data la natura mercuriale di Giacometti – l’opera diventerà un’impresa nel tempo e nella pazienza del giovane. Dopo una ventina di giorni Lord ripartirà con il quadro, rimasto inevitabilmente incompiuto.

Recensione:

Non è veramente un Festival del cinema, se non si rinnova la sfida del caporedattore Turillazzi di ridurre almeno un po’ l’ignoranza culturale del vostro inviato, obbligandolo a vedere uno o più film incentrati sulla vita o sulle opere di scrittori, pittori o artisti.

A Torino 35 il supplizio si è materializzato nella forma di “Final portrait” di Stanley Tucci, ispirato all’autobiografia dello scrittore americano James Lord e del poeta svizzero Alberto Giacometti.

Mi sembra alquanto pleonastico sottolineare come, prima di prendere tra le mani il press book del TFF, io non avessi idea di chi fossero né l’uno – interpretato nel film da Armie Hammer – né l’altro – interpretato dal Premio Oscar Geoffrey Rush.

Il buon Stanely Tucci sentiva l’urgenza di condividere con il pubblico la genesi, le dinamiche e le condizioni emotive e psicologiche che legarono i due protagonisti per diciotto interminabili giorni, quanti ne servirono a Lord per spazientirsi e ripartire per gli Stati Uniti con un suo ritratto incompiuto a opera di Giacometti.

L’impianto del film – statico, rigido, freddo – risulta poco adatto al cinema. Forse una produzione per il teatro sarebbe stata più adatta. continua su

http://paroleacolori.com/final-portrait-un-film-biografico-e-artistico-con-geoffrey-rush/

156) Transformers -L’ultimo Cavaliere

Il biglietto da acquistare per “Transformers – L’ultimo cavaliere” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Transformes -L’ultimo Cavaliere” è un film di Michael Bay. Con Mark Wahlberg, Anthony Hopkins, Laura Haddock, Stanley Tucci, Josh Duhamel, John Turturro, Gil Birmingham. Azione, 148’. USA, 2017

Avviso ai professori e più in generale agli amanti della storia: se decidete di vedere “Transformers – L’ultimo cavaliere”, magari accompagnando un parente o un amico entusiasta, fate un bel respiro e prendete un Malox prima di entrare in sala, perché potreste avere degli scompensi durante la proiezione.

Michael Bay e gli altri sceneggiatori, infatti, mai come in questo quinto episodio della saga giocano, irridono e riscrivono il passato, mescolando leggenda, mito e fantasy per realizzare un prodotto che divertirà i fan ma farà probabilmente storcere il naso ai critici e al pubblico meno di parte.

Chi scrive è stato, secoli fa, un bambino che amava giocare con i Transformers, i giocattoli trasformabili Hasbro che hanno ispirato i film. Ne “L’ultimo cavaliere” preparatevi perché la preda diventa eroe, gli eroi diventano i cattivi.

Gli Autobot, guidati dall’irreprensibile Optimus Prime, hanno difeso negli anni la Terra da invasioni aliene a ripetizione. I Decepticon di Megratron e gli antichissimi Creatori hanno dovuto battere in ritirata, sconfitti da Bumblebee e compagni.

Ma da dove arrivano i Transformers? La leggenda millenaria della loro esistenza, tramandata in segreto per proteggere il pianeta, sta per tornare alla luce a causa di una nuova minaccia che incombe sull’umanità.

Alla fine del quarto episodio avevamo lasciato Optimus Prime determinato a incontrare i suoi Creatori e disperso nello spazio. Intanto, sulla Terra, gli Autobot e Cade Yeager (Wahlberg) hanno alle calcagna la TRF, Transformers Reaction Force.

 

Quando un gruppo di ragazzini entra nell’area proibita di Chicago, dove ci fu una grande battaglia nel terzo capitolo della serie, Cade interviene a salvarli e riceve da un Transformer vecchissimo e moribondo un antico talismano, che gli si attacca addosso.

Yaeger e la giovanissima Izabella (Moner) sfuggono all’arresto e si rifugiano in una grande discarica di automobili, dove vivono diversi Autobot. Il governo sa che sta arrivando dallo spazio qualcosa di enorme e per fermarlo i suoi funzionari sono disposti a venire a patti con Megatron, liberando alcuni dei suoi più pericolosi Decepticon.

Questi danno la caccia a Yaeger, che viene però salvato dal robot maggiordomo Cogman, al servizio di Sir Edmound Burton (Hopkins) che intende svelare a Yaeger la storia segreta dei Transformers. Nel suo castello viene convocata anche la professoressa di storia e letteratura Vivian Wembley (Haddock), la cui dinastia è legata al mistero.

Nel mentre Optimus Prime, sul pianeta Cybertron, è stato soggiogato dalla divinità aliena Quintessa, i cui piani per la Terra sono semplicemente apocalittici.

Vi ricordavate una storia un tantino diversa? Il nostro consiglio è di non riflettere troppo sui singoli passaggi di questa sceneggiatura sicuramente bizzarra e caotica, rischiereste di perdervi il piacere di guardare un film memorabile nel suo genere. continua su

http://paroleacolori.com/transformers-l-ultimo-cavaliere-immagini-maestose-e-intrecci-improbabili/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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183) Spotlight

spotlight

Il biglietto d’acquistare per “Spotlight” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Thomas McCarthy. Con Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Michael Keaton, Stanley Tucci, Liev Schreiber, Billy Crudup. Thriller, 123′. 2015

Se esiste un crimine peggiore dell’abuso su un bambino aiutatemi a trovarlo, perché al momento io non ci riesco. Immaginate poi che il pedofilo in questione indossi l’abito talare. Lo sconcerto e la rabbia che si provano diventano, se possibile, ancora maggiori.

Mentre scorrevano i titoli di coda di “Spotlight” al cinema, tra pochi, timidi applausi e un rumorosissimo silenzio a fare da sottofondo, riflettevo su come scrivere questa recensione e anche sul modo in cui il film potrà essere accolto in un paese come il nostro.

Personalmente mi definisco un credente non praticante, eppure di fronte a questa pellicola ho sentito, da un lato, la mia fede farsi più forte, dall’altro ho provato ira e disgusto verso chi agisce in modo deviato in nome di questa stessa fede.

Il film racconta in maniera cruda e diretta la storia di quattro giornalisti del Boston Globe, che si uniscono in un gruppo, chiamato “Spotlight”, specializzato nel realizzare inchieste accurate e rigorose.

Nell’estate del 2001, su richiesta del nuovo direttore, di fede ebraica, Marty Baron (Schreiber), il gruppo inizia a indagare su alcuni casi di abusi su minori, attribuiti a sacerdoti di Boston e insabbiati dalle alte sfere ecclesiastiche.

Robby Robinson (Ketaton), direttore dello Spotlight, inizialmente scettico, insieme alla sua squadra – composta da Michael Rezendenes (Ruffalo), Sacha Pfeiffer e Ben Bradlle (Slattery) – arriva a scoprire che la portata dell’orrore è molto più ampia di quanto creduto all’inizio. I casi di pedofilia a Boston coinvolgono infatti 92 preti e bambini di differenti parrocchie.

Il team, nella sua ricerca di verità, viene aiutato non solo dalle vittime, costrette per anni al silenzio e raccolte in una piccola associazione, ma soprattutto dal battagliero avvocato Mitchell Garabedian (Tucci), che rappresenta gli abusati nella battaglia contro la Chiesa.

L’indagine porta allo scoperto l’esistenza di una sorta di “mafia bianca” a Boston, che da decenni copre le colpe dei prelati, riducendo le vittime al silenzio grazie a un piccolo indennizzo in cambio di riservatezza, e lascia i carnefici impuniti limitandosi ad attuare solo la politica del trasferimento di parrocchia.

Si potrebbe essere tentati di vedere la pellicola come una crociata contro il Cattolicesimo e i cattolici in generale: in realtà si tratta di una presa di posizione contro la parte “malata” del clero e delle alte sfere. Contro chi ha approfittato di bambini indifesi, cresciuti tra povertà e ignoranza; contro chi ha permesso che questo accadesse e ha insabbiato la cosa, pur di preservare una pulizia di facciata. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-spotlight/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostate tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano ” Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Spotlight” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

A film by Thomas McCarthy. With Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Michael Keaton, Stanley Tucci, Liev Schreiber, Billy Crudup. Thriller, 123 ‘. 2015

If there is a worse crime of abuse of a child help me to find it, because at the moment I can not. Imagine then that a pedophile in question wears the cassock. The shock and anger you feel become, if anything, even more.

While flowing the credits of “Spotlight” to the movies, in a few, tentative applause and a loud silence to do the background, I thought about writing this review and also on the way in which the film will be received in a country like ours .

Personally myself a practicing believer, yet faced with this film I felt, on the one hand, my faith getting stronger, on the other hand I felt anger and disgust towards those who act so diverted in the name of this same faith.

The film tells in a raw and direct the story of four journalists of the Boston Globe, coming together in a group called “Spotlight”, which specializes in making inquiries accurate and rigorous.

In the summer of 2001 at the request of the new Director of the Jewish faith, Marty Baron (Schreiber), the group began to investigate some cases of child abuse, attributed to priests in Boston and covered up by the high ecclesiastical spheres.

Robby Robinson (Ketaton), director of Spotlight, initially skeptical, and his team – composed by Michael Rezendenes (Ruffalo), Sacha Pfeiffer and Ben Bradlle (Slattery) – come to find that the extent of the horror is much wider than first believed. The cases of pedophilia in Boston involving priests and children in fact 92 different parishes.

The team, in its search for truth, is helped not only by the victims, forced for years to silence and gathered in a small association, but especially by the combative attorney Mitchell Garabedian (Tucci), who is the abused in the battle against the Church.

The survey brings out the existence of a kind of “white mafia” in Boston, which for decades covering the sins of priests, reducing the victims to silence thanks to a small compensation in exchange for confidentiality, and leaves perpetrators unpunished limited only to implement the policy of transfer of the parish.

You might be tempted to see the film as a crusade against Catholicism and Catholics in general: in fact it is a stand against the “sick” of the clergy and of the upper echelons. Against those who took advantage of helpless children, grew up in poverty and ignorance; against those who allowed this to happen and he buried it, in order to preserve a clean facade. continues on

http://paroleacolori.com/al-cinema-spotlight/

Vittorio De Agro presents “Let us love, nonostate everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html