67 ) Un’ombra sulla verità

Il biglietto d’acquistare per “Un’ombra sulla verità” è : di pomeriggio (Con riserva)
“Un’ombra sulla verità” è un film del 2021 diretto da Philippe Le Guay, scritto da Philippe Le Guay e Gilles Taurand, con : François Cluzet, Jérémie Renier, Bérénice Bejo, Jonathan Zaccaï, Denise Chalem, Patrick Descamps, Antoine Levannier, Martine Chevallier, Jack Claudany.

Sinossi:
Un’ombra sulla verità, film diretto da Philippe Le Guay, è ambientato a Parigi e racconta la storia di Simon (Jeremie Renier) ed Hélène Sandberg (Berenice Bejo), una coppia che ha messo in vendita la cantina del palazzo in cui risiedono.A rispondere all’annuncio è un uomo all’apparenza totalmente anonimo, il signor Fonzic (François Cluzet), che l’acquista. I due, però, ignorano che l’intento dell’uomo sia viverci in modo stabile ed è così che lo sconosciuto si trasferisce nella cantina senza prima avvisare i due ex proprietari. Quando scoprono la verità, Simone ed Hèléne cercano di annullare il contratto di vendita, ma ormai è troppo tardi
La presenza dell’uomo nell’edificio finirà per portare squilibri e turbare la vita dei Sandberg. Prima saranno i condomini a lamentarsi con la coppia della presenza di Fonzic nello scantinato, in seguito l’uomo inizierà a minare anche il loro equilibrio familiare, stringendo amicizia con la figlia dei due e arrivando a mettergliela contro…
Recensione:
Il “negazionismo” è diventato nel corso degli anni un fenomeno storico, sociale, culturale sempre più odioso quanto trasversale.
Il web e soprattutto i social network hanno drammaticamente amplificato la possibilità e potenzialità di piccoli gruppi di poter diffondere , far circolare notizie false manipolando verità e certezze acquisite.
Prima della pandemia, il negazionismo più becero ed insopportabile riguardava la Shoah avendo come fine ultimo di ridimensionare, sminuire lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
Oggi il negazionismo più di “moda” è diventato quello sanitario , dividendo le persone sulla salute e sul valore della scienza.
Se è legittimo dubitare, chiedere chiarezza , è altresì sbagliato oltre che pericoloso “avvelenare i pozzi” mistificando i fatti e la storia tramite cattivi maestri e/o gruppi con scopi criminosi.
Il limite tra legittimo dubbio e negazionismo è sempre più labile creando volutamente un vulnus nella società ed in particolare installando dubbi e domande tra le nuove generazioni.
Chi è il negazionista? Come fa proseliti? Ed ancora può avere diritto di parola? E se fosse un tranquillo insegnante o magari un vicino di casa?
“Un’ombra sulla verità” affronta queste delicate quanto controverse tematiche, utilizzando come efficace escamotage drammaturgico la banale compravendita di una cantina.
I due sceneggiatori non si limitano però a delineare la figura controversa del negazionista magistralmente interpretata da François Cluzet, uomo dall’apparenza mite e gentile, ma abile nel seminare inquietudine e rabbia nel cuore e mente degli altri personaggi.
Osserviamo con crescente incredulità ed inquietudine come la sola presenza di Fonzic provochi rotture e litigi nella famiglia Sandberg e tensioni con il condominio.
La figura di Fonzic risulta non soltanto divisa, ma apre un’ impensabile crisi emotiva oltre che d’intenti in una coppia solida ed innamorata come è quella formata da Simone e Helene, lui ebreo e lei di fede cattolica.
La forza delle parole destabilizza la coppia, divisa su come rimediare all’ingenuità compiuta al momento della vendita.
Philippe Le Guay costruisce un film avvincente, intenso costruito sull’evoluzione e soprattutto involuzione caratteriale e psicologica dei protagonisti di fronte ad una minaccia culturale.
Il regista ci pone di fronte all’annoso interrogativo se l’uso della forza sia un’opzione giustificabile di fronte all’avanzare del negazionismo.
La ragione della verità e della storia devono difesi rischiando di trasformare in vittima un cattivo maestro?
“Un ‘ombra sulla verità” non si limita a lanciare un nuovo e preoccupato monito sulla minaccia negazionista, ma evidenzia come le fake news ed il pregiudizio abbiano trovato spazio nella società facendo divenire accettabile la manipolazione delle coscienze.
Il finale aperto impone allo spettatore il compito di scegliere chi tra Fonzic e la famiglia Sondberg abbia ecceduto nei comportamenti, lasciandoci altresì un senso d’amara impotenza nei riguardi di una società senza più memoria e senso civico.

54)Mistero a Saint-Tropez

Il biglietto d’acquistare per “Mistero a Saint-Tropez” è : Omaggio

Mistero a Saint-Tropez è un film di Nicolas Benamou. Con Christian Clavier, Benoît Poelvoorde, Thierry Lhermitte, Jérôme Commandeur. Commedia, 89′. Francia 2021

SinossI

Saint-Tropez, agosto 1970. Come ogni anno, il miliardario Croissant e sua moglie Eliane invitano il meglio dello show-business nella loro sontuosa villa. Tra gli ospiti ci sono, tra gli altri, Carmen definita come “una specie di Jeanne Moreau spagnola”, un produttore cinematografico, una giovane attrice promettente che aspetta la chiamata di Alain Delon, un famoso cantante, uno scultore e un regista greco. Il sabotaggio dell’auto della coppia però rovina il clima di festa. Così Claude, pensando di essere vittima di un attentato, contatta il suo amico Jacques Chirac, segretario di stato al Ministero delle Finanze, per indagare sul caso. I migliori poliziotti di Parigi però non sono disponibili e l’unico ispettore libero è Botta, a cui manca qualche settimana per andare in pensione. Arrogante e incompetente, cercherà di risolvere il caso con i suoi metodi fuori dal comune.

Recensione:

Per chi fosse tentato dalla visione di “Mistero a Saint-Tropez” di Nicolas Benamou, uscito al cinema il 30 giugno, tre suggerimenti potrebbero rivelarsi essenziali…

Se avete amato la serie di film della Pantera Rosa di Blake Edwards, con protagonista l’inimitabile ispettore Clouseau interpretato da Peter Sellers, prendete un Malox prima dell’inizio della proiezione. Se invece siete fan di Diabolik, respiri profondi a profusione. E per finire, se avete letto i romanzi di Agatha Cristhie e apprezzato soprattutto il geniale intuito di Poirot… portate tanta pazienza. continua su

51) Black Phone

Il biglietto d’acquistare per “Black Phone” è : Ridotto

“Black Phone” è un film del 2022 diretto da Scott Derrickson, scritto da Scott Derrickson e C. Robert Cargill , con : Ethan HawkeMason ThamesJeremy DaviesJames RansoneMadeleine McGraw (Gwen Shaw), E. Roger MitchellRon Blake.

Sinossi:

Black Phone, il film diretto da Scott Derrickson, vede protagonista il giovane Finney Shaw (Mason Thames), un timido ma intelligente ragazzo di 13 anni, che viene rapito da un sadico assassino (Ethan Hawke) che lo rinchiude in un seminterrato insonorizzato, dove le urla servono a poco.
Quando un telefono disconnesso inizia a squillare sul muro, Finney scopre di poter sentire le voci delle precedenti vittime dell’assassino. E sono decisi a fare in modo che ciò che è successo a loro non accada a Finney.

Recensione:

 Ricordate il  celebre slogan “una telefonata allunga la vita” della pubblicità Telecom avente cme protagonista Massimo Lopez ?

Tutti concordiamo nel sostenere come  la scuola sia un momento cruciale per la crescita e socialità di ogni ragazzo.

 Ma può   anche trasformarsi in un vero “inferno” se sei vittima di scherzi e violenze da parte dei tuoi coetanei.

Il bullismo oggi viene giustamente condannato .

E’ un fenomeno sociale, culturale conosciuto, analizzato, studiato.

Se oggi  il bullismo è  al centro dell’attenzione, prima era  tristemente accettato tra gli studenti, quasi fosse uno scotto inevitabile da pagare

Infine i nostri genitori ci hanno insegnato, ammonito severamente di non dare confidenza agli estranei e d’evitare di tornare a casa da solo al tramonto.

Unite insieme lo slogan , il bullismo e gli avvertimenti genitoriali ed avrete davanti la sceneggiatura di Black Phone  con un’ ambientazione anni 70 in America con l’intelligente dose di sovrannaturale.

“Black Phone” spinge molto sulla tematica del bullismo nei licei americani dell’epoca, facendo emergere come la violenza giovanile  e la legge del più forte  siano  stati i principali segni distintivi di quell’epoca anche a livello scolastico.

Gli sceneggiatori Scott Derrickson e C. Robert Cargill  partendo  da questo contesto sociale e culturale , hanno ampliato  il concetto di brutalità e follia umana scrivendo la storia di un rapitore di ragazzi  chiamato il Rapace che da mesi sta terrorizzando  l’intera comunità.

5 ragazzi   sono scomparsi nel nulla e con  la polizia   incapace di trovare uno straccio di prove o d’ individuare sospettato.

Scott Derrickon ci fa tornare indietro nel tempo fino agli anni 70, facendoci rivivere gli anni del liceo  dalla prospettiva di un loser o se  preferite di un bullizzato.

Finney è un ragazzo gentile, timido , affettuoso con la sorella più piccola.

E’ la “preda”  perfetta agli occhi dei coetanei e soprattutto del Rapace.

Una “preda”  che invece si rivelerà più forte e scaltro del previsto, vincendo la sfida più difficile: uscire vivo dallo scantinato segreto del Rapace.

Finney potrà contare sull’aiuto del “Black Phone” formalmente inattivo nello scantinato, ma animato dalle voci delle vittime desiderose di vendetta.

L’aiuto delle anime sospese o brutalmente uccise non è una novità nel genere horror sovrannaturale, ma in questo  gli autori sono stati  creativamente efficaci nell’inserirlo  come elemento decisivo non soltanto per la liberazione del protagonista, ma anche come passaggio spartiacque  all’età adulta

“Black Phone” è infatti un horror che possiamo anche leggere come una sorta di “coming age” cruento, spietato in cui vittime, bulli e bullizzati si uniscono per sconfiggere  il cattivo più grande.

Ethan Hawke  conferma  il proprio talento, personalità e versatilità  indossando i panni del Rapace in modo assolutamente credibile.

 L’attore americano  si sta specializzando  di recente  e con successo   in ruoli estremi al cinema con The Northman di Robert Eggers o   nelle vesti di villain sanguinario per la serie Marvel (The Moon Knight ) su Disney Plus

Il Rapace  incute timore alternando  momenti di follia ad altri in cui appare impacciato e perso.

Hawke svolge  il ruolo di spalla al vero protagonista del film, il giovane e bravo Mason Thames, formando una coppia antitetica nei ruoli e caratteri, ma perfettamente complementari sul piano psicologico .

Gli autori hanno  cercato  di battere anche la strada della preveggenza affidando  questo  controverso passaggio al personaggio di Gwen interpretato dalla tosta e disinvolta Madeleine McGraw .

Ma proprio questo parte della scrittura risulta più debole, dispersiva, poco chiara rispetto
In questa cornice narrativa  la figura di Gwen è fuori coro, muovendosi su un altro binario legato alla figura materna ed al tragico passato della sua famiglia 

Un personaggio, a nostro avviso, che avrebbe meritato maggiore cura ed approfondimento in questo script e che magari troverà   in eventuali sequel.

“Una telefonata allunga la vita”, ma dopo aver visto “Black Phone” potremo aggiungere  e fai giustizia per tutti.