88) Il Regno

Il biglietto d’acquistare per “Il Regno” è: Omaggio

“Il Regno” è un film del 2020 diretto da FRANCESCO FANUELE, scritto da Francesco Fanuele e Stefano Di Santi, con: Stefano Fresi, Max Tortora, Silvia D’Amico e Fotini Peluso.
Sinossi:
Tranquilli: è una commedia. Eppure trent’anni fa, Giacomo, poco più che dodicenne, viene rinnegato dal padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha dato i primi natali. La storia inizia quando il vecchio avvocato del padre, l’eccentrico Bartolomeo Sanna, invita Giacomo a tornare al casale per i funerali dell’odiato genitore. L’uomo si reca al cancello della sua vecchia dimora e nota con stupore che l’avvocato lo è andato a prendere in carrozza. Strano. Ancora più strano è prendere atto che il funerale si tiene all’interno della tenuta, con un prete che parla solo in latino e una folla di contadini vestiti di nero (“amici di papà”, spiega Sanna). Sembra uno scherzo ma non lo è! infatti, Giacomo scopre di aver ereditato Il Regno del padre. In che senso? Presto detto: nei suoi terreni c’è una comunità di persone che ha scelto di tornare a una vita più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia. (“Ma che è? Il medioevo?”, domanda l’ignaro erede al trono). Non capita tutti i giorni di ereditare dei sudditi pronti a darti cieca obbedienza, prosperose ancelle ben disposte a insaponarti la schiena e soprattutto il potere di legiferare a proprio piacimento. Ma Giacomo non è affatto come il padre, che fu un prepotente autocrate tutto d’un pezzo. Lui con i sudditi ci vuole parlare, ci vuole fare amicizia. Grosso errore, nessuno vuole un monarca compagnone, ma lui è così. Riuscirà il re più strampalato della storia a farsi rispettare e diventare l’uomo che non è mai riuscito ad essere?
Recensione:
“Il mio Regno per un cavallo” gridò Riccardo III sul campo di battaglia.
Alla fine del film lo spettatore sarà tentato d’emulare il grido shakespeariano con “Una sceneggiatura valida per il Regno di Fanuele” , resosi conto della debolezza narrativa della storia.
“…Il progetto di lungometraggio de “IL REGNO” deriva dal mio corto di diploma del Centro Sperimentale di cinematografia. Si percepiva subito che alla vicenda serviva più respiro narrativo di quello che può dare un cortometraggio e così, presentandomi da Domenico Procacci, gli dissi che avevo in mente un film che ampliasse quello stesso impianto narrativo…” così scrive Francesco Fanuele nelle sue note di regia.
Sono proprio queste parole paradossalmente ad evidenziare il cortocircuito creativo e drammaturgico del progetto.
“Il Regno” come lungometraggio si è rivelato “privo” del necessario sviluppo registico e narrativo, presentando superficialmente ogni personaggio sulla scena e limitandone qualsiasi evoluzione psicologica e caratteriale
“Il Regno -Il Film” si è rivelato prigioniero dell’idea originaria del corto pluripremiato, sfruttando solo in parte le nuove risorse creative ed interpretative dando così al pubblico la sensazione di girare a vuoto.
Il film “ondeggia” tra il genere fiaba moderna e quello da commedia esistenziale senza prendere mai una precisa e chiara direzione autoriale.
“Il Regno” risente di uno stile di racconto ondivago, dispersivo e con un ritmo discontinuo e pathos altalenante.
Intendiamoci la pellicola, nonostante le criticità sopracitate, riesce a mantenere un sufficiente tasso di godibilità e freschezza per merito di un cast artistico affiatato e ben armonizzato.
Stefano Fresi e Max Tortora occupano la scena dimostrando talento, esperienza e poliedricità dando sostanza e credibilità ai loro due personaggi senza mai scivolare nell’eccessivo o fiabesco sul piano interpretativo.
Se la coppia Fresi-Tortora diverte, colpisce, illumina la scena, sono altrettanto degne di note le performance femminili di Fotina Peluso e Silvia D’Amico.
Le due attrici sono state capace di coniugare ed alternare bellezza e talento arricchendo la cifra qualitativa e visiva del film.
Francesco Fanuele firma un esordio incompiuto, a nostro modesto parere, sprecando almeno in parte l’opportunità di dimostrare tutto il proprio potenziale.
La sua è una regia piuttosto “classica”, lineare, pulita ma in netto controtendenza rispetto ai suoi colleghi di pari età.
“Il Regno” convince maggiormente nella parte commedia esistenziale dove Stefano Fresi dà il meglio di sé.
“Il regno” rappresenta per il protagonista: la fase coming age, l’affrancamento dall’oppressiva figura paterna ed infine crisi e riscatto esistenziale.
È necessario avere un Regno per sentirsi apprezzato o quanto meno umanamente considerato?
È difficile dirlo, ma sicuramente anche in questa fiaba moderna è confermato che il nostro eroe /re diventa davvero tale andando incontro al proprio destino o comunque responsabilità legali/ giudiziarie.

115) L’Ospite

Il biglietto da acquistare per “L’ospite” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’Ospite” è un film di Duccio Chiarini. Con Daniele Parisi, Silvia D’Amico, Anna Bellato, Thony, Milvia Marigliano. Commedia, 94′. Italia, Francia 2018

Sinossi:

Guido (38 anni) ha una relazione con Chiara (33 anni) che viene messa in crisi dalla possibilità che lei sia rimasta incinta. Mentre lui si sente pronto per la paternità lei ci vuole pensare. Nell’attesa Guido, sperando di farle cambiare idea, se ne va di casa ottenendo ospitalità sia dai suoi genitori che dagli amici. Avrà modo di diventare testimone di storie che non conosceva fino in fondo.

Recensione:

Ci sono molti modi di raccontare la crisi e la fine di una stora d’amore tra ultratrentenni. Gabriele Muccino ha costruito la sua fortuna affrontando questo tema, ed elevandosi al ruolo di “cineasta generazionale” e dopo di lui in tanti hanno provato a fare altrettanto.

Se però, caro spettatori, rientri tra coloro che non ne possono più di eterni Peter Pan e personaggi eccessivi e urlanti, non potrai non apprezzare come una ventata di aria fresca la commedia di Duccio Chiarini “L’ospite”, presentata al TFF 2018 nella sezione Festa Mobile.

Chiarini, al secondo lungometraggio dopo “Short skin” (2014), conferma di possedere grande sensibilità e spirito romantico. Queste doti umane, unite al talento e alla creatività del regista, cooperano a creare uno stile di racconto semplice, lineare quanto profondo, incisivo e autentico.

“L’ospite” è una commedia agrodolce, classica quanto originale, che racconta sì la fine di un solido rapporto di coppia ma, per una volta, non per colpa di un tradimento o di un colpo di testa dei uno dei due partner. È che nella vita reale l’amore, qualche volta, semplicemente non basta.

Uno degli elementi originali della pellicola – che finisce per diventare un’indagine sociologico-sentimentale sul significato e l’utilità della vita di coppia – è che la famigerata “pausa di riflessione” viene raccontata per una volta dal punto di vista maschile, con inaspettati risvolti narrativi ed emotivi. continua su

“L’ospite”: quando la crisi sentimentale è raccontata senza forzature

124) Diva!

“Diva!” è un film di Francesco Patierno. Con Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia D’Amico, Greta Scarano, Isabella Ferrari, Carlotta Catoli, Anna Foglietta,  Michele Riondino Documentario, 75′. Italia, 2017

Sinossi:

Nata il 1° gennaio 1923 a Milano, Valentina Cortese è una delle pochissime star nostrane ad essere approdata a Hollywood e ad aver conosciuto splendori e stravaganze dello studio system. Lo ha fatto con successo, alla fine degli anni Quaranta, in fuga da una realtà che le stava troppo stretta, sposando nel ’51 l’attore Richard Baseheart, per poi tornare in Italia e, grazie al sodalizio con Giorgio Strehler, diventare anche un’icona del teatro (ambito «dove tutto è possibile»)

Recensione:

Nel panorama cinematografico internazionale odierno c’è un’attrice che può definirsi diva? Attento, caro lettore, per fregiarsi del titolo non bastano popolarità, talento e bellezza. Perché il divismo è uno status che ha più a che vedere con l’innata capacità di catturare l’attenzione, sempre e comunque.

Detto questo, pochi di voi sapranno chi sia Valentina Cortese. Io stesso, lo confesso, ho dovuto documentarmi, per scoprire che la Cortese, originaria di Stresa, con Alisa Valli e Anna Magnani è stata una delle attrici di punta del cinema italiano negli anni ’40.

Il suo primo ruolo importante fu quello di Lisabetta nel film “La cena delle beffe” di Alessandro Blasetti (1942). Il 1948 è l’anno della consacrazione, con la firma di un importante con la 20th Century Fox. Per la sua carriera si rivelerà fondamentale l’incontro con Giorgio Strehler che le aprì le porte della recitazione teatrale.

Il regista Francesco Patierno, affascinato dalla personalità e dal carisma della donna prima ancora che dell’attrice, ha realizzato con il suo “Diva!”, presentato alla Biennale 2017, un omaggio e allo stesso tempo un documento per i posteri.

Piuttosto che un biopic classico, il film è la messa in scena sotto forma di reading teatrale del libro autobiografico della Cortese. Un progetto folle, che vede la partecipazione di otto grandi attrici italiane e un solo uomo, Michele Riondino.

Il regista ha rimarcato anche in conferenza stampa la scelta di non seguire un ordine cronologico nel raccontare la vita privata e professionale della diva, preferendo un continuo elastico temporale. Si inizia dai ricordi sul set con Truffaut, dove la protagonista è rievocata da Isabella Ferrari, per passare agli amori sofferti e tormentati con Barbara Bobulova e ai contrasti con la madre con Greta Scarano. continua su

http://paroleacolori.com/diva-valentina-cortese-raccontata-con-approccio-anticonvenzionale/

117) Hotel Gagarin

“Hotel Gagarin” è Un film di Simone Spada. Con Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico. Commedia, 93′. Italia 2018

Sinossi:

Cinque italiani squattrinati e in cerca di successo vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia. Appena arrivati all’hotel Gagarin, un albergo isolato nei boschi e circondato soltanto da neve, scoppia una guerra e il produttore sparisce con i soldi. I loro sogni vengono infranti, ma nonostante tutto la troupe trova il modo di trasformare questa esperienza spiacevole in un’occasione indimenticabile, che farà ritrovare loro la spensieratezza e la felicità perdute.

Recension

Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso, recita una celebre frase del Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela. Ma com’è la vita di un uomo senza sogni? Un uomo che si è arreso oppure non ha il coraggio di immaginare per sé qualcosa di diverso dalla propria – magari triste – quotidianità?

Il cinema è la fabbrica dei sogni per eccellenza, e grazia a lui anche le persone più semplici possono permettersi di viaggiare e scoprire luoghi mai visti prima, siano essi reali o meno.

“Hotel Gagarin”, dell’esordiente Simone Spada, è un omaggio a questa nobile funzione della settima arte, oltre a essere un intenso, corale e sincero invito a non smettere mai di sognare e credere in una seconda possibilità.

La storia è quella di un eterogeneo gruppo di italiani, accomunati dal fatto di essere infelici e considerati marginali e falliti dalla società, prede perfette, quindi, per un discutibile produttore cinematografico che progetta di realizzare, con fondi europei, una pellicola ambientata in Armenia.

Gli sceneggiatori giocano e ironizzano sul mal costume tutto italiano di presentare improponibili progetti all’Unione Europea con l’intenzione truffaldina di intascarne i fondi senza poi realizzare in pratica niente di concreto.

“Hotel Gagarin” rivela di possedere una doppia anima creativa e una duplice identità drammaturgica. Da una parte è la classica commedia leggera, ironica e malinconica costruita sulle contraddizioni e i limiti della nostra società e degli italiani, ben rappresentati da un cast di talento e personalità, dove spicca la performance di Silvia D’Amico nel ruolo di Patrizia, che dietro un sorriso e una finta superficialità culturale e morale nasconde le ferite esistenziali di una giovane donna.

continua su

http://paroleacolori.com/hotel-gagarin-una-commedia-sulla-rinascita-e-la-magia-del-cinema/

62 ) Fino a qui tutto bene

fino a qui tutto bene

Il biglietto d’acquistare per “Fino a qui tutto bene”:1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre

Un film di Roan Johnson. Con Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia d’Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini, Isabella Ragonese. Commedia, 80′. 2014

Il film ha ricevuto il premio del pubblico al Festival del Cinema di Roma e anche i critici ne hanno tessuto gli elogi. Ebbene per una volta mi accodo alla vulgata, confermando la bontà del progetto. Un progetto fatto e sviluppato da giovani bravi e talentuosi che hanno rischiato in proprio, accettando la sfida del mercato e confidando nella qualità del testo.

Ci sono esperienze che segnano l’esistenza. Una di queste è essere studente universitario fuori sede. Se riesci a sopravvivere, e anche a studiare, per quattro anni in un appartamento con degli sconosciuti, dopo potrai fare tutto. I coinquilini, davanti alla prova del tempo, possono diventare una seconda famiglia o il tuo peggior incubo. Quel che è certo è che gli anni universitari si ricordano di rado per le materie di studio, molto più spesso per la compagnia con il quale li si sono vissuti.

Il regista Roan Johnson, con la sua pellicola, ci porta alla fine di questo periodo d’oro, raccontandoci come cinque ragazzi qualunque affrontino il passaggio dall’università – o dal cezzeggio, che dir si voglia – alla vita vera.

Così lo spettatore conosce in presa diretta Vincenzo il vulcanologo (Vassallo), il Cioni, clown malinconico (Cioni), Ilaria, ragazza facile e futura mamma impaurita (D’Amico), Andrea, aspirante attore frustrato (Favilla) e Francesca (Bartolini) la radical chic del gruppo. Studenti, coinquilini, ma soprattutto amici che stanno per lasciare la loro “tana” per motivi diversi e si confrontano sul passato vissuto insieme e soprattutto si interrogano sul futuro prossimo…continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-fino-a-qui-tutto-bene/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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A film by Roan Johnson. With Alessio Vassallo, Paul Cioni, Silvia d’Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini, Isabella Ragonese. Comedy, 80 ‘. 2014

The film received the audience award at the Rome Film Festival and also the critics have woven the praise. Well for once I am stepping stone to the Vulgate, confirming the validity of the project. A project made and developed by young talented and talented who risked their own, accepting the challenge of the market and confident in the quality of the text.

There are experiences that mark its existence. One of these is to be a university student out of the office. If you can survive, and even to study for four years in an apartment with strangers, after all you can do. The roommates, before the test of time, can become a second family or your worst nightmare. What is certain is that the university years are mentioned rarely for study subjects, more often for the company with which they have lived.

The director Roan Johnson, with his film, brings us to the end of this golden era, telling as any five guys tackle the transition from university – cezzeggio or, if you prefer – to real life.

So the viewer knows in direct Vincenzo volcanologist (Vassallo), the Cioni, melancholy clown (Cioni), Ilaria, easy girl and future mother scared (D’Amico), Andrea, aspiring actor frustrated (Favilla) and Francesca (Bartolini) the radical chic of the group. Students, roommates, but especially friends who are going to leave their “den” for different reasons and comparing the past lived together and especially wonder about the near future … read on

http://paroleacolori.com/al-cinema-fino-a-qui-tutto-bene/

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.amazon.it/Amiamoci-nonostante-tutto-Vittorio-Agr%C3%B2-ebook/dp/B00TJEWLZU/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1427019245&sr=1-1&keywords=amiamoci+nonostante+tutto

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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